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Nuova Venezia – La grande nave minacciosa tra i kayak

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25

mag

2015

La Msc Magnifica passa quando in acqua ci sono almeno cento imbarcazioni. I vogatori: «Non poteva aspettare?»

VENEZIA – La prima, la “Msc Musica”, è passata all’alba, prima delle sette, quando in bacino San Marco non c’era l’ombra di una barca a remi; la seconda, invece, si è infilata nel canale della Giudecca dopo aver lasciato alla sua sinistra l’isola di San Giorgio alle 7,55, intorno c’era già una decina di imbarcazioni, per la maggior parte kayak e jole arrivate un’ora prima del colpo di cannone, per la maggior parte con canottieri stranieri, francesi, tedeschi e inglesi. La terza è arrivata a San Marco alle 8,19, con il sole già alto a illuminarla e quasi a voler impedire ai fotografi piazzati sulla riva della Punta della Salute di fotografare la sua enorme stazza a causa della forte luce di fronte agli obiettivi di macchine e telefonini.

Sotto la “Msc Magnifica”, in acqua, in quel momento, il grosso delle barche non era ancora arrivato, ma un centinaio, tra il centro del Bacino e il Canale della Giudecca, era già in movimento. La grande nave è passata molto lentamente, apparentemente più lenta del solito, un rimorchiatore davanti a tracciare la giusta rotta e uno dietro, trainato con la prua voltata verso il mare in modo da poter correggere ogni minimo errore con i suoi potenti motori, in cabina di comando, accanto al timoniere, da una parte il comandante e dall’altra il pilota del Porto di Venezia, salito a bordo non appena la “Magnifica” è entrata in Bocca di Porto tra la diga di San Nicoletto e quella di Punta Sabioni.

In Marittima era già attraccata “Msc Musica”, quella passata all’alba senza farsi notare, soprattutto grazie all’ora non tanto alla stazza. Per un momento tutto è sembrato fermarsi: l’enorme nave, con i suoi sessanta metri d’altezza e i suoi 2500 crocieristi ammassati sui suoi sedici ponti, che oscuravano il sole e nascondevano il campanile di San Giorgio, ha avanzato lentamente e ancor più lentamente si muovevano il centinaio di barche a remi che erano già schierate per la partenza della Vogalonga. Una parte ferme proprio in Bacino, altre decine in Canale della Giudecca: nessuna ha ostacolato la rotta del “mostro” anche se, poco dopo, qualcuno ha confessato che lo avrebbe fatto davvero volentieri come protesta per quello che stava avvenendo.

«Come è possibile», si è chiesto con uno stentato inglese, probabilmente un canottiere austriaco ancora a riva, in attesa del colpo di cannone prima di infilarsi nella sua barca, «che facciano arrivare queste navi proprio oggi, almeno potrebbero ritardare la loro entrata in laguna. Che cosa cambia se restavano un’ora o due fuori dal Porto, in mare, in attesa che noi partissimo lasciando libero San Marco?».

Una domanda che si sono fatti in molti, anche a Venezia, alla quale hanno risposto il padre Lalo e il figlio Antonio Rosa Salva, organizzatori della 41esima regata non competitiva lagunare. Anche perché il più anziano fin dalla prima edizione, quella del 1975, quando più generazioni di Rosa Salva (Toni, Pino, Paolo, oltre a Lalo) assieme a Lauro Bergamo e Delfo Utimpergher hanno ideato e promosso la grande manifestazione del remo di maggio proprio contro il dilagare, già allora, delle barche a motore nei canali e in particolare per manifestare in modo civile e gentile contro gli effetti devastanti per il fragile tessuto cittadino del moto ondoso.

«Abbiamo incontrato più volte i rappresentanti del Porto e della Capitaneria», spiegano i due, «abbiamo parlato anche con i responsabili locali delle compagnie di navigazioni che gestiscono le crociere e ci hanno assicurato che l’entrata delle loro navi non avrebbe assolutamente ostacolato la Vogalonga, visto che la terza e ultima avrebbe fatto il suo ingresso molto prima delle 9, l’ora della nostra partenza».

Certo, comunque, che l’entrata delle tre grandi navi in un colpo solo come presentazione per una manifestazione che vuole ribadire la necessità della salvaguardia della laguna e dei suoi canali per la difesa della città non è una buona pubblicità.

E riporta al centro del dibattito ancora una volta la questione non risolta, nonostante gli anni di dibattito e diatribe, del passaggio dei “mostri” ormai alti quanto il campanile di San Giorgio e lunghi come venti granturismo in fila uno dietro l’altro proprio nel luogo più importante e fragile della città.

Forse ai 1500 veneziani iscritti alla Vogalonga quell’enorme grattacielo galleggiante sopra la loro testa non avrà fatto lo stesso effetto che ha provocato ai 6.500 foresti che hanno partecipato alla regata non competitiva perché si sono ormai abituati a vederseli passare e guardarli dal basso in alto.

Comunque, stando almeno a quello che racconta Lalo Rosa Salva, a creare più problemi alla 41esima edizione, ieri, sono stati i motoscafisti e non “Costa” o “Msc”. Poco dopo aver sparato, assieme al figlio, dalla sua piccola imbarcazione il colpo di cannone qualche attimo prima che le campane delle chiese veneziane suonassero le 9, lo hanno informato che c’è stato un problema in Rio Novo. Non è solo perché si sono svegliati in ritardo i vogatori, infatti, che decine di imbarcazioni, soprattutto di stranieri, sono arrivate in bacino dal Canal Grande dopo che tutti gli altri erano già partiti. Rosa Salva riferisce che proprio all’imbocco del Rio Novo, a piazzale Roma, c’è stato un ingorgo di taxi, che per alcuni minuti ha impedito a quelle imbarcazioni di entrare nel canale, in modo da tagliare l’ampia curva con Rialto, e raggiungere in tempo il punto di partenza della Vogalonga. Dall’altra parte, invece, tutto è filato liscio. Le imbarcazioni che hanno raggiunto il Bacino dal Canale della Giudecca sono state invitate a navigare sotto la riva delle Zattere e giunte quasi in bacino, a rimanere tra le grandi bricole e la Punta della Dogana. A controllare che tutto filasse liscio le barche di polizia, carabinieri, Guardia di finanza, Capitaneria e Protezione civile. Così, tutti coloro che sono arrivati al via da quella direzione e non dal Canal grande hanno potuto incrociare la “Msc Magnifica” che si dirigeva verso la banchina che le spettava alla Marittima per scaricare centinaia di crocieristi.

Giorgio Cecchetti

 

dolo verso le elezioni / Il ponte

DOLO – Giorgio Gei è il candidato a sindaco della lista “Il Ponte de Dolo”.

Perché si è candidato? «Il gruppo con cui abbiamo condiviso il lavoro in questi 5 anni ha ritenuto opportuno fossi di nuovo io il candidato».

Qual è la sua posizione sulle grandi opere? «Parlano i fatti: lo stop alle grandi opere era nel nostro programma di 5 anni fa, e contro queste ci siamo battuti. Constatiamo con piacere che sulle nostre posizioni sono convenuti molti che 5 anni fa ci accusavano di essere contro tutto a priori».

Come intende agire per la salvaguardia dell’ospedale? «Con il nuovo Consiglio Regionale cambieranno molte cose, spero che la Riviera sappia esprimere uno o più consiglieri per far sentire la nostra voce. Sarà importante la collaborazione con gli altri sindaci, alcuni sono più sensibili di altri, dobbiamo portarli sulle nostre posizioni. Fondamentale saranno gli strumenti urbanistici del Comune per vincolare a beneficio di Dolo gli stabili dismessi dell’ospedale».

Quali sono le sue politiche per il lavoro e i giovani? Il commercio ha visto scomparire molti negozi. Quali sono le ricette per rivitalizzarlo? «Non c’è molto che un Comune come Dolo possa concretamente fare per il lavoro. La perdita del tribunale, la ventilata chiusura dell’Inps, il previsto trasferimento a Noale del personale d’ufficio dell’ospedale sono colpi pesanti per l’economia dolese. Non ci sono soluzioni miracolose, ma non si può nemmeno continuare a subire, bisogna intervenire dove è possibile (Inps e uffici Asl). Il commercio patisce per la situazione economica complessiva, per la concorrenza dei centri commerciali; con la associazioni di categoria e i commercianti vanno studiate iniziative per supportare le attività. Per i giovani ci piacerebbe realizzare un incubatore di start up hi tech, che permetta loro di restare sul territorio a porre le basi del loro futuro sfruttando il ruolo baricentrico tra Padova e Venezia».

Qual è il ruolo di Dolo e della Riviera nell’asse Padova e Venezia e nella Città Metropolitana? «La Riviera e Dolo nella strategia regionale rischiavano di essere crocevia di mega opere dannose, la crisi economica e la magistratura hanno posto un freno, possiamo ridare all’area nuovo impulso con un turismo di qualità e con le nuove tecnologie, cambiando il nostro orizzonte. Ritengo sciagurata la creazione della Città Metropolitana, ente di secondo grado che rischia di riprodurre i perversi meccanismi appena sradicati».

Giacomo Piran

 

L’indice di costruzione secondo solo a quello lombardo, l’incuria pluriennale nella salvaguardia idrogeologica. Gli ambientalisti: troppi impegni disattesi

VENEZIA – Il cimitero degli elefanti dei capannoni abbandonati, gli insediamenti abitativi che invecchiano senza inquilini, le discariche selvagge, i veleni occultati nel sottosuolo, le costruzioni sregolate che costellano campagna, colline, litorale.

L’ambiente veneto aggredito e indifeso, ostaggio di un modello di industrializzazione diffusa e accelerata, che ha frantumato le barriere tra urbanesimo e ruralità, che dal 1970 ad oggi ha trasformato in costruzioni 180 mila ettari di terreno (pari all’intera provincia di Rovigo) con un’indice di cementificazione (il 14%) secondo su scala nazionale soltanto a quello lombardo.

Se questo è l’album del passato (prossimo), l’attualità dei nostri giorni racconta l’epilogo di un ciclo economico espansivo e il suo malinconico corollario fitto di zone commerciali dismesse e impianti inutilizzati, siti produttivi da bonificare e ferite aperte sul territorio.

«Negli ultimi tempi la situazione si è addirittura aggravata, ora nessuno sta peggio di noi», è il severo commento di Andrea Ragona, dirigente di Legambiente «mentre un po’ dovunque spuntano cartelli “vendesi” sugli edifici e nella sola Padova ci sono 10 mila appartamenti vuoti, i costruttori sollecitano ulteriori colate di cemento, funzionali esclusivamente ai loro profitti, non certo ai cittadini. L’altra faccia della cementificazione è l’assenza drammatica di una politica della mobilità pubblica che riduca l’inquinamento dell’aria: aperture di facciata e promesse elettorali, nel concreto quasi nulla. Stiamo scontando gli effetti devastanti di 14 anni di gestione Chisso nei trasporti. Una buona notizia? Finalmente si riparla di idrovia con minimo di concretezza, però dobbiamo essere chiari: o diventerà un canale navigabile, con il traffico pesante sottratto alla strada e posto sopra le chiatte, o si ridurrà all’ennesimo palliativo. Temo che, aldilà degli slogan, la consapevolezza della gravità della situazione e la conseguente volontà di agire, siano del tutto insufficienti».

Abusi e dissesti non indolori, pagati a carissimo prezzo ogniqualvolta le precipitazioni superano le medie stagionali, il bollettino dei danni racconta esondazioni fluviali e torrenti in piena, centri sommersi e distruzioni, vittime e sfollati. Sul fronte della salvaguardia idraulica, dopo lunghi anni di colpevole incuria, la disastrosa alluvione del 2010 è valsa, se non altro, a ridestare l’amministrazione regionale, che, per volontà del governatore Luca Zaia, si è dotata nello stesso anno di un Piano di azioni e interventi per la mitigazione del rischio idraulico e geologico, stimando in 2,7 miliardi di euro il costo complessivo della messa in sicurezza del martoriato territorio veneto. Un obiettivo lungi dall’essere centrato – complice la crisi che ha prosciugato i rubinetti finanziari del Governo – perseguito attraverso l’apertura di 925 cantieri grandi e piccoli, con priorità ai bacini di laminazione di Caldogno, Muson dei Sassi, Viale Diaz a Vicenza, La Colomberetta, Montebello, Pra dei gai, Trissino; i punti più dolenti nella mappa nostrana.

«È un primo passo utile dettato dall’emergenza ma occorre fare molto di più», sentenziano all’unisono i comitati spontanei sorti come funghi nelle zone a rischio alluvionale.

Altro versante, quello del risparmio del suolo abbinato alla rigenerazione urbana. A lavorarci, da tempo, sono quelli di Urbanmeta, un “cartello” sorto in Veneto e ad oggi unico in Italia perché include ambientalisti e Ance, architetti e docenti universitari; figure difformi, spesso in conflitto, accomunate dall’interesse per le scelte urbanistiche: «Il Piano Casa voluto dalla Regione ha lievemente attenuato l’impatto sul territorio, escludendo le costruzioni ex novo, però ha concesso chance di ampliamento abitativo che riteniamo del tutto eccessive», è l’opinione di Andrea Ginestri, attivo nel sodalizio «ma ciò che più ci sconcerta è la strategia che emerge in alcune amministrazioni locali.

Ci dicono: “Fra tre anni esauriremo la cubatura prevista dal Piani di assetto territoriale e allora introdurremo lo stop ai cantieri edili”; ebbene, alcuni di quei Pat prevedono aumenti della cementificazione fino al 40% : una follia, impraticabile per il venir meno di suolo disponibile prima ancora che per decenza amministrativa».

Intanto la legislatura si è conclusa ma l’annunciata legge quadro regionale è rimasta alla fase progettuale alcuna: «Se è per questo, siamo in ritardo anche sul piano delle idee», chiosa Ginestri «finora, il massimo che si è riusciti a escogitare per riqualificare un sito industriale dismesso, è stato piazzarci un centro commerciale o un silos di auto. La moderna rigenerazione urbana è altra cosa».

È tutto? Non proprio. C’è anche il rischio persistente di terremoto (confermato dalla recente serie di scosse) che i geologi individuano nell’arco della Pedemontana che si estende dalla Lessinia al Cansiglio e coinvolge le province di Verona, Vicenza e Treviso, dichiarate zone sismiche di seconda categoria. Gli esperti della prevenzione sollecitano a gran voce uno screening organico, ovvero una mappatura degli edifici – abitativi e produttivi – accompagnata da incentivi finanziari all’adeguamento degli stabili pubblici e privati. Il Piano Casa, in verità, assegna alcuni fondi in questa direzione, legati alla ristrutturazione e messa in sicurezza. Ma è soltanto l’inizio di un percorso che si annuncia lungo e accidentato.

Filippo Tosatto

 

Il docente di Idraulica: «Basta strade, ci vuole equilibrio. Bene l’Idrovia. Il Mose? Speriamo almeno che funzioni»

D’Alpaos: «Il rischio allagamenti è alto, servono invasi»

VENEZIA – Il territorio e la sua sicurezza sacrificati sull’altare del cemento, come risultato di una politica che per almeno quarant’anni si è lasciata dettare l’agenda delle grandi e piccole opere da pochi portatori di interesse. E l’interesse generale torna a far capolino solo quando si verificano le tragedie, come l’alluvione del 2010.

Luigi D’Alpaos, professore emerito di Idraulica dell’università di Padova chiede al nuovo governatore il coraggio di scegliere: la sicurezza idraulica del Veneto è l’unica priorità su cui concentrare le risorse.

Professore, come sta il territorio veneto? «Ha i suoi problemi dal punto di vista della difesa idraulica, una situazione che è conseguenza di anni di incuria, sfruttamento del suolo e della stessa acqua. Ma anche di una politica che ha concentrato progetti e risorse sempre e solo su cemento e asfalto».

Dove è urgente intervenire? «Ci sono due piani, quello del grande sistema idrografico e le reti minori. Il problema dei nostri fiumi è che non sono in grado di convogliare al mare in sicurezza la portata delle piene. È un problema grave perché quanto accaduto nel 1966 può succedere di nuovo. Servono invasi per trattenere temporaneamente i colli di piena».

E l’Idrovia Padova-Mare di cui da qualche anno si è tornati a parlare? È certamente un’opera necessaria per garantire la sicurezza idraulica di tutta la zona a valle del nodo idraulico di Voltabarozzo, sia nel Padovano che nel Veneziano, potendo fungere da canale scolmatore per Brenta e Bacchiglione. Se ne è tornato a parlare dopo l’alluvione del 2010 quando tante persone e tante imprese si sono ritrovare in ginocchio. Eppure se si chiede a qualsiasi imprenditore cosa serve al Veneto, si parla ancora e sempre di strade, autostrade e tangenziali. Non capiscono cosa stanno rischiando. È quello che io chiamo il “partito degli stradini” che ha dettato lo sviluppo del nostro territorio. La politica deve prendere in mano la situazione, smettere di rilanciare, di ascoltare pochi portatori di interesse e fare le opere di difesa idraulica».

Non è cambiato nulla dopo il 2010? «Qualcosa si è iniziato a fare, ma sono solo i primi passi di un cammino che sarà lunghissimo e dovrà impegnarci per i prossimi 30 anni. L’acqua è una minaccia, ma anche una grande risorsa. Difendersi dalle acque, difendere le acque: sono i due lati della stessa medaglia. Da una parte il rischio alluvioni, dall’altra fiumi ridotti a rivoli, come il Piave. Va ristabilito l’equilibrio».

E il Mose? «Un’opera troppo complessa e troppo costosa. Ma arrivati a questo punto non possiamo che augurarci tutti che funzioni».

Elena Livieri

 

VENEZIA – Oggi si concluderà a Venezia la staffetta ciclistica partita il 20 maggio da Monaco di Baviera per realizzare il primo test driver del percorso ciclabile che unirà Monaco di Baviera a Venezia passando per Innsbruck, Passo del Brennero, Valle Isarco, Bressanone, Val Pusteria, Cortina d’Ampezzo, Belluno, Treviso e Venezia.

La staffetta, il cui l’arrivo è previsto a Piazzale Roma verso le ore 16 – è composta da 14 cicloamatori tra cui l’indimenticato campione olimpico e iridato dello sci di fondo, Silvio Fauner – sarà accolta dai responsabili del Servizio Mobilità sostenibile del Comune di Venezia.

L’iniziativa, promossa dal Comune di Sappada e patrocinata dalla Provincia di Belluno, Sappada Sport Event e alcuni appassionati cicloamatori, ha lo scopo di promuovere il progetto europeo Interreg “Ciclovia dell’amicizia” che prevede di connettere le ciclovie esistenti e uniformarne i percorsi attraverso una segnaletica riconoscibile; realizzare prodotti turistici differenziati; stabilire piani di marketing territoriale per promuovere e comunicare in modo sinergico con i diversi partners.

 

Nuova Venezia – Vogalonga al via, sfilano le grandi navi

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24

mag

2015

Quasi duemila barche iscritte alla maratona con 8 mila appassionati ai remi. Ma alle 8 passerà in Bacino la “Msc Magnifica”

Partenza alle 9 di questa mattina dal Bacino di San Marco, con raduno (ufficiale, ma molti arrivano prima) delle imbarcazioni domani alle 8.30 nel canale della Giudecca, in posizione arretrata rispetto alla Punta della Dogana. Alzaremi di saluto e colpo di cannone alle 9. Secondo le indicazioni dei commissari tecnici del servizio d’ordine saranno fatte allineare prima le barche più veloci, a cominciare da quelle di canottaggio, e poi quelle con minor numero di vogatori o comunque più lente.

L’indicazione è di tenersi sottoriva alle Zattere, nel caso – prima della partenza – fossero in Canale della Giudecca al momento del transito della “Msc Magnifica”. Il percorso: Bacino di San Marco, canale delle Navi, canale della Bissa, canale Passaora, canale Crevan, Burano, Mazzorbo, canale San Giacomo, canale Scomenzera, canale Bisatto, Murano, canale di Tessera, rio di Cannaregio, Canal Grande, Rialto e Punta della Salute.Sandoli, caorline, kayak, jole, tavole da surf, dragon boat e qualsiasi altra “cosa” galleggi, ma sia rigorosamente mossa da remi: sono quasi duemila le imbarcazioni – e quasi ottomila i partecipanti – arrivate da ogni parte d’Italia e d’Europa per dare vita e passione, oggi, alla 41ma Vogalonga. Tra queste, 300 le barche veneziane “doc”.

Partenza alle 9 con il tradizionale colpo di cannone e con il “brivido” di essersi vista sfilare poco prima accanto la gigantesca “Msc Magnifica”, data in transito in bacino alle 8.15, con l’indicazione della Capitaneria ai partecipanti in attesa del via di tenersi a ridosso della riva.

Evidente la contraddizione del passaggio di una grande nave in apertura di una manifestazione nata come grido in difesa della laguna e di Venezia dal moto ondoso: «Una protesta garbata» come l’aveva definita Lauro Bergamo, ideatore della manifestazione nel 1975 con la famiglia Rosa Salva. La Rete si è infiammata di proteste, dirottate sul sito della Msc.

«La Capitaneria ci ha promesso che si cercherà di fare in modo di anticipare il passaggio della nave il più possibile, per le 8, e che tutto sarà fatto in massima sicurezza», commenta Antonio Rosa Salva, «non temiamo contestazioni da parte di qualcuno: la Vogalonga è una festa della città e della laguna».

Contestazioni, infatti, il Comitato No Grandi Navi non ne prevede, ma certo l’incrocio è quantomeno “surreale” data la giornata: prima della Magnifica saranno già sfilate verso la Marittima la Msc Musica e la Costa Deliziosa, entro le 7.30.

Dalle 8.15, comunque, divieto di transito per tutte le imbarcazioni a motore di ogni ordine e grado al passaggio del corteo di barche , verso il 30 chilometri di giro tra i canali della laguna Nord, dino a Sant’Erasmo, Burano, ritorno per Murano, ingresso in Rio di Cannaregio e “trionfo” finale in Canal Grande, con arrivo alla Salute. Actv. Numerose le modifiche e le interruzioni del servizio di trasporto pubblico: dalle 7 alle 15.30 di oggi, molte linee risentiranno del passaggio della maratona del remo, con sospensioni o variazioni delle corse, compreso il ferry boat per il Lido per la corsa delle 8.20. La Linea 1, ad esempio, è sospesa da piazzale Roma a San Marco per tutta la durata della manifestazione. Un quadro completo si può avere sul sito www.actv.it.

Foto alla “Nuova”. “La Nuova” invita tutti i suoi lettori a inviare le loro foto della Vogalonga all’indirizzo Vogalonga@nuovavenezia.it: tutte le immagini saranno poi pubblicate sul sito del giornale, www.nuovavenezia.it. Le migliori saranno pubblicate anche sul giornale e riceveranno un riconoscimento. La storia. La Vogalonga ha avuto inizio il giorno di San Martino di 41 anni fa, con una regata tra amici su mascarete. Erano anni di grande dibattito sulla sicurezza e la salvaguardia della laguna, dopo la grande alluvione del 1966. La prima Vogalonga fu bandita nel 1975 promossa da Lauro Bergamo, Carlo Gottardi, Delfo Utimpergher, Lilly Sirolla e dalla famiglia Rosa Salva.

(r.d.r.)

 

Il pm Tonini ha depositato gli atti dell’indagine sullo scavo dei canali portuali a causa della quale Mazzacurati fu arrestato

L’indagine che ha fatto scattare le manette ai polsi del potente ex presidente del Consorzio Venezia Nuova è chiusa. L’inchiesta è quella a causa della quale Giovanni Mazzacurati ha deciso di raccontare tutto quello che sa e ha parlato delle mazzette che per anni ha distribuito a ministri, generali, pubblici funzionai e politici perché così potessero proseguire i lavori del Mose.

Nei giorni scorsi, il pubblico ministero Paola Tonini ha depositato gli atti, alcuni faldoni, dell’indagine per la turbativa d’asta per lo scavo di un canale del Porto di Venezia e si appresta a chiedere il rinvio a giudizio per quel reato di otto imprenditori, per la maggior parte di Chioggia.

La posizione degli altri imputati, tra i quali ci sono Mazzacurati, Piergiorgio Baita, Pio Savioli, Federico Sutto e gli altri protagonisti della successiva inchiesta sul Mose, resta ancora in sospeso: si tratta di indagati che hanno collaborato e per i quali gli avvocati concorderanno con la Procura il patteggiamento.

Per turbativa d’asta, quindi, andranno sotto processo per ora solo Roberto Boscolo Anzoletti (54 anni, di Chioggia), a capo della «Lavori Marittimi e Dragaggi spa», Valentina Boscolo Zemello (32, Rosolina), amministratore della “Zeta sil”, Antonio Scuttari (80, Favaro), amministratore della “Clodiense Opere Marittime srl”, Carlo Tiozzo Brasiola (39, Chioggia), amministratore della “Somit srl”, Luciano Boscolo Cucco (64, Chioggia), amministratore della “La Dragaggi srl”, Dimitri Tiozzo (48, Zelarino), amministratore della “Tiozzo Gianfranco srl”, Juri Barbugian (41, Cona), amministratore della “Nautilus srl”, ed Erminio Boscolo Menela (59, Chioggia), titolare della “Boscolo Sergio Menela e Figli srl”.

Il 12 luglio di due anni fa finirono agli arresti domiciliari in sette (oltre a Mazzacurati, Savioli, Sutto, Boscolo Anzoletti, i due Boscolo Bacheto della Cooperativa San Martino, e Boscolo Contadin della “Nuova Co.Ed.Mar.”), gli altri sette furono raggiunti da un provvedimento di obbligo di dimora.

Baita se la cavò: il pm ne aveva chiesto l’arresto, ma il giudice, nella sua ordinanza di custodia cautelare, scrisse che aveva già cominciato a collaborare (era stato arrestato per la frode fiscale della “Mantovani” ed era già stato scarcerato).

Esiste la Legge speciale per Venezia del 1984 che permette al Consorzio Venezia Nuova di concedere i lavori senza alcuna gara pubblica o bando, essendo «concessionario unico». Ma gli appalti degli enti pubblici veneziani dovevano essere gestiti come prevedono le regole, invece il presidente del Consorzio Giovanni Mazzacurati, stando alle accuse, avrebbe gestito la gara per lo scavo dei canali portuali di grande navigazione dell’Autorità portuale come si trattasse di «cosa sua».

«È stato individuato il ruolo centrale», avevano scritto allora in un comunicato gli investigatori della Guardia di finanza del Nucleo di Polizia tributaria che avevano fatto le indagini, «nel meccanismo di distorsione del regolare andamento degli appalti di Giovanni Mazzacurati, che predeterminava la spartizione delle gare allo scopo di garantire il monopolio di alcune imprese sul territorio veneto, di tacitare i gruppi economici minori con il danaro pubblico proveniente da altre Pubbliche amministrazioni e quindi di conservare a favore delle imprese maggiori il fiume di danaro pubblico destinato al Consorzio Venezia Nuova».

Le indagini hanno permesso di ricostruire le manovre, tra i mesi di maggio e giugno 2011, messe in atto per pilotare l’appalto dell’Autorità portuale per lo scavo dei canali. Si trattava di un lavoro diviso in tre stralci per complessivi 12 milioni e mezzo di euro. Un appalto che alla fine è stato vinto dall’Associazione temporanea d’imprese composta dalla “Lavori Marittimi e Dragaggi,” da “Zeta srl”, “Clodiense Opere Marittime srl”, “Somit srl”, “La Dragaggi srl”, la “Tiozzo Gianfranco srl”, la “Nautilus srl” e la “Boscolo Sergio Menela e figli e C. srl”.

Una gara vinta con un ribasso dell’11 per cento, quando invece in analoghe gare il ribasso praticato è stato anche del 46 per cento. In questo modo l’Autorità portuale aveva speso da due a quattro volte di più per il dragaggio di quei canali. Alla gara avevano partecipato altre due ditte, la “Rossi Costruzioni generali srl” e la “Sales spa”, che avevano presentato ribassi minimi del 2,8 per cento e del 2,2 per cento. Ma soprattutto non avevano partecipato alla gara la “Mantovani”, la “San Martino”, la “Co.Ve.Co.” e la “Nuova Coedemar”.

Secondo le intercettazioni, «a fronte delle doglianze del titolare della “Lavori Marittimi Dragaggi” di non aver ottenuto dal Consorzio lavori per il Mose, Mazzacurati lo avrebbe assicurato che il lavoro del Porto se lo sarebbe aggiudicato lui. Con la collaborazione di Sutto e Savioli avrebbe convinto le imprese più importanti a lasciar perdere e a non presentare offerte, in cambio di alcuni lavori del Consorzio per la ricostituzione delle barene, e alle due che si erano ormai presentate alla gara di proporre un ribasso ampiamente inferiore a quello di chi doveva vincere.

Giorgio Cecchetti

 

Nuova Venezia – Passa la nave, la Vogalonga “trema”

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23

mag

2015

L’EVENTO – Organizzatori e Capitaneria rassicurano: «Nessun rischio, il transito è molto prima del via»

Domani mattina in Bacino passerà la Msc. Apprensione per le barche di migliaia di appassionati

Mancano poche ore alla partenza della 41^ edizione della Vogalonga ma oltre all’emozione, quest’anno, aleggiano anche l’apprensione e la protesta per il passaggio della nave da crociera. La Msc Musica transiterà per il bacino di San Marco e per il Canale della Giudecca poco prima della partenza della manifestazione remiera: lo sparo del cannone che indica il via è previsto domani alle 9, e anche se la nave dovrà esser già fuori dal tratto di gara alle 8.15, rischia di incontrare le centinaia di imbarcazioni che si preparano in bacino prima delle 8. In tutto, la regata coinvolgerà quest’anno circa 2mila barche a remi per un totale di 8mila vogatori che provengono da ogni parte del mondo e non tutti sono preparati al passaggio dei “giganti” in laguna, nel caso della Msc Musica: stazza lorda 92.409 tonnellate, lunghezza 293,8 metri, larghezza 32,2 metri.

Già da alcuni giorni, in Pescheria a Rialto si trova un cartello in lingua inglese affisso dagli organizzatori della Vogalonga che invita a fare attenzione: «Cari amici, domenica alle 8.15 una nave da crociera attraverserà il canale della Giudecca dal mare Adriatico verso il porto di Venezia. Vi chiediamo gentilmente di non sostare in mezzo al canale per lasciare libero il passaggio e di essere prudenti per la vostra sicurezza».

Non si fanno attendere le polemiche sui social network ma dal comitato organizzatore della maratona escludono possibili pericoli: «Abbiamo appeso l’avviso su suggerimento della Capitaneria di Porto alla conferenza dei servizi – spiega Ermenegildo “Lalo” Rosa Salva – una raccomandazione in più per chi non è veneziano e abituato al passaggio delle navi ma anche l’anno scorso era passata una crociera prima della partenza, nessuno lo sapeva e non è successo niente».

A fargli eco il figlio Antonio Rosa Salva, anche lui parte del comitato: «Le polemiche sembrano delle strumentalizzazioni alla Vogalonga che non devono esserci, perché abbiamo sempre cercato di tenere la politica fuori dall’evento cittadino che per un giorno riporta i remi in città».

Non è d’accordo Manuel Vecchina, uno dei veneziani che si è accorto del cartello e ieri ha scritto un post sulla pagina Facebook della Msc Musica invitandola a passare in anticipo rispetto all’orario previsto, per evitare pericoli. «Quando la Msc passerà – afferma – non troverà solo le imbarcazioni già posizionate in bacino, ma anche quelle che stanno arrivando dal Canale della Giudecca».

Stupito Giorgio Garbisa, 73 anni, giunto alla sua 41esima Vogalonga: «Ma stiamo scherzando? – afferma Garbisa – perché la nave non viene fatta passare prima per evitare qualsiasi rischio»?

La Capitaneria di Porto precisa che la nave sarà già fuori dalla zona della Vogalonga alle 8.15 e vi saranno le motovedette a sorvegliare che tutto fili liscio.

Giorgia Pradolin

 

Dopo Martellago-Scorzè arriva il via libera per Spinea. Gli abitanti: «Ma le barriere verdi aspettano»

SPINEA – Ci sono annunci che non tardano a diventare realtà. Ne è un esempio l’apertura al traffico pesante del casello di Crea, avvenuta in tempi record subito dopo l’inaugurazione e l’entrata in esercizio della nuova barriera di Martellago-Scorzè sul Passante.

In realtà, era scritto da tempo che non appena il casello di Martellago sarebbe stato aperto, Spinea avrebbe dovuto togliere quel divieto in entrata e uscita dall’autostrada che aveva, per quanto poco, tamponato una situazione pericolosa di traffico per la viabilità ordinaria.

E in effetti gli enti gestori del Passante non hanno tardato a mettere in pratica i propositi messi nero su bianco. È bastata una semplice ordinanza e poi coprire con un adesivo verde i cartelli di divieto alla rotonda di viale Venezia: ora si può liberamente circolare, con qualsiasi mezzo, sull’arteria che porta all’imbocco del Passante.

È ancora presto per vedere gli effetti di questa novità. Il sindaco di Spinea Silvano Checchin aveva già detto di non potersi opporre agli accordi e che non necessariamente la novità sarebbe stata negativa per Spinea: «Il divieto aveva senso di esistere, e per questo ci siamo imposti in questi anni, in un sistema non ancora a pieno regime», aveva detto Checchin, «da luglio 2009 (quando è stato aperto il Passante, ndr), a oggi, Spinea era l’unico ingresso per tutto il Miranese. Chiaro che nel momento in cui questo presupposto viene meno decade anche il divieto a Crea, come da accordi».

Anche il sindaco di Mirano Maria Rosa Pavanello aveva auspicato che l’apertura del varco di Scorzè-Martellago potesse sollevare la città e il territorio da parte del traffico pesante di attraversamento, almeno per quanto riguarda i mezzi provenienti dalle zone industriali a nord del Comune, Salzano e Noale soprattutto.

Adesso non resta che attendere i primi dati. Per ora i Tir hanno ripreso a circolare un po’ più di prima in viale Venezia, prevalentemente da via della Costituzione, dove ora possono tranquillamente imboccare o uscire dalla A4 senza troppe deviazioni.

A Crea qualcuno sorride amaramente: «Dal taglio del nastro di Martellago alla cancellazione del divieto ai Tir a Spinea sono passati pochi giorni», osserva un residente di via Rossini, «ora finalmente il Passante è completo, i caselli tutti aperti e gli accordi rispettati. Quelli per il traffico. Quelli per le barriere e le mitigazioni invece li stiamo aspettando da anni e lì no, non c’è solerzia».

Filippo De Gaspari

 

Incontro a Marghera

Nella tana del lupo. Dove, almeno in apparenza, le sue posizioni non sono tra le più popolari. Invece ieri mattina il candidato sindaco del centrosinistra Felice Casson ha riscosso un buon successo proprio tra le imprese portuali.

Incontro organizzato a Marghera dalla nuova Clp, la Compagnia dei lavoratori portuali. Tema sul tappeto, il rilancio della portualità e le grandi navi.

«Intanto voglio ribadire che io sono favorevole al mantenimento dell’attività croceristica», ha esordito Casson, «chi dice il contrario dice il falso. Vanno però prese in considerazione le soluzioni alternative già proposte a salvaguardia della laguna».

Tra queste «non ci potrà essere il nuovo scavo del canale Contorta. Strada non percorribile perché contraria ai principi della legge Speciale».

«Attendiamo l’esito delle elezioni per fare i confronti e le nostre valutazioni», ha concluso Casson, «le soluzioni alternative possono portare nuovo slancio alla portualità e nuova occupazione».

In platea diversi soggetti imprenditoriali. Il presidente della Nuova Clp Davide Tassan e il suo vice Cristiano D’Iseppi; il direttore della terminal Vecon Roberto Goglio, Giorgio Lorenzato e Pierluigi Penzo, presidente e vicepresidente della Multiservice; Roberto Semenzato, direttore della Tiv, Davide Calderan, dei Rimorchiatori Panfido, Ciro Romano per i Piloti, gli Agenti marittimi Galli e Salvaro, rappresentanti del sindacato e il direttore dell’Autorità portuale Martino Conticelli.

(a.v.)

 

Nuova Venezia – “Romea piena di buche coperte da ghiaino”

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21

mag

2015

Martedì l’ennesimo incidente con uno scooterista: è volato sull’asfalto rimanendo ferito

MIRA – Il tratto della statale 309 Romea a Malcontenta di Mira è completamente dissestato e anche l’altro giorno si è verificato un incidente che poteva avere conseguenze molto pesanti per uno scooterista.

Il fatto è avvenuto martedì nel primo pomeriggio: un uomo che stava percorrendo la strada, poco distante dal distributore di benzina, è scivolato con lo scooter sull’asfalto che presenta voragini e fondo dissestato ed ha battuto la testa, procurandosi anche diverse ferite giudicate guaribili in trenta giorni.

«Si è trattato», spiegano gli esercenti della zona e anche diversi residenti, «dell’ennesimo incidente causato dal fondo stradale della Romea completamente sconnesso».

Sopra alle buche è stato buttato solo del ghiaino, creando un problema in più per chi vi transita. Il fondo stradale con queste voragini provoca, oltre che incidenti, anche vibrazioni per le case circostanti».

La richiesta di messa in sicurezza dell’attuale Romea dopo lo stralcio della Romea Commerciale dal Documento di programmazione economica del Governo è stata fatta in questi giorni dai Comuni di Mira, Campagna Lupia e Codevigo.

«Prima della Romea Commerciale, opera di dubbia utilità», spiega il sindaco di Campagna Lupia Fabio Livieri, «si facciano tutti quegli interventi per rendere l’attuale tracciato più sicuro. Costerebbe sicuramente meno. Abbiamo posto ad Anas e Regione la priorità di una manutenzione costante, un allargamento delle carreggiate e l’eliminazione degli incroci a raso».

Per la messa in sicurezza dell’attuale Romea si è espresso pure lo storico comitato contro la Romea Commerciale “Opzione Zero”.

«È importante che si metta in ordine l’attuale Romea», dice il presidente Mattia Donadel, «Sarebbe il segnale che si è davvero abbandonato il progetto della Romea Commerciale».

(a.ab.)

 

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