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Inchiesta di “presadiretta”

VIGONOVO – Un coro di no alla camionabile e un appello da sindaci, comitati e operatori economici per realizzare nel più breve tempo possibile il completamento dell’idrovia Padova-Venezia. Questo è emerso dall’inchiesta televisiva di Presadiretta su Rai 3 che domenica sera, parlando del decreto “Sblocca Italia”, ha toccato anche il delicato tema dell’idrovia.

La trasmissione di Riccardo Iacona, nel servizio curato da Rebecca Samonà, ha messo in luce la necessità di proseguire questa grande opera incompleta. Un’opera che aspetta da 50 anni di vedere la luce.Se ultimata, l’idrovia Padova-Venezia potrebbe proteggere una zona ad alto rischio di alluvioni, dare impulso al turismo sulle vie d’acqua e togliere parte del traffico merci dalle strade.Mancano solo 13 chilometri da scavare, ma dopo 50 anni e 55 miliardi di vecchie lire spesi, il canale è incompiuto.

Durante il servizio su Rai 3 si è schierato contro la camionabile il sindaco di Vigonovo Damiano Zecchinato. Zecchinato ha spiegato che “se la camionabile voluta dall’ex assessore Chisso andasse in porto, l’idrovia non potrebbe svolgere né la sua funzione di canale scolmatore, né di via navigabile per trasportare merci».

Contrari alla camionabile anche il comitato “Opzione zero” con il presidente Mattia Donadel: «È assurda questa situazione, l’idrovia potrebbe risolvere i problemi di traffico e idraulici ed è ferma, mentre il Governo vuole realizzare a tutti i costi la Romea Commerciale».

Nel corso del servizio sono stati intervistati anche gli operatori turistici che lavorano lungo il Naviglio del Brenta che hanno spiegato come all’epoca della Serenissima la sicurezza idraulica fosse più curata che oggi.

(a.ab.)

 

Nuova Venezia – Ciclabile sul Ponte, e’ allarme sicurezza.

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24

feb

2015

Lettera al commissario

Venerdì assemblea in municipio a Mestre di associazioni e tour operator. Si pensa anche a una manifestazione

È partita ieri la richiesta di incontro urgente al commissario straordinario Vittorio Zappalorto da parte delle associazioni che sono preoccupate per il cantiere della pista ciclabile sul Ponte della Libertà, che va avanti anche se con intoppi, ma che non avrà entro maggio, quando il tram comincerà le sue corse da Mestre verso Venezia, un collegamento sicuro per i ciclisti, alternativo al cavalcavia di San Giuliano che diventa off limits per le due ruote.

Il progetto del collegamento con via Torino e il Vega passando per i Pili, infatti, anche se finanziato, non vede all’orizzonte veloci cantieri. Le associazioni di Mestre ora si sono alleate con quelle di Venezia per far sentire una voce univoca all’orecchio di Zappalorto e chiedere la risoluzione delle criticità del progetto.

«È stata riasfaltata la banchina pedonale sul lato sud del Ponte della Libertà», scrivono le associazioni a Zappalorto, «con l’idea di trasformarla in un percorso ciclo pedonale promiscuo bidirezionale le cui misure però risultano inferiori a quanto stabilito dalle norme vigenti; permangono dubbi sulla percorribilità in sicurezza della passerella a sbalzo in fase di realizzazione all’altezza dell’immissione verso il Tronchetto».

Preoccupa anche la previsione di un percorso promiscuo da via Righi ai Pili nel percorso «dal Vega, uscita sottopasso ferroviario».

Non esiste alcuna soluzione «per raccordarsi al percorso, al di fuori del cavalcavia ferroviario» per mantenere il parco di San Giuliano, come luogo di unione tra Venezia e Mestre. Infine, in uscita da Venezia, preoccupa il tratto «promiscuo fino alla banchina di congiunzione con il ponte ferroviario e successivamente percorso in sede stradale fino alla stazione di Marghera (via Righi zona Vega).

Le associazioni, quindi, segnalano al commissario i problemi più evidenti per i ciclisti che vorranno andare a Venezia (e sono tanti specie nel periodo estivo che usano le due ruote per collegarsi al Lido).

Denunciano la «pericolosità della sede stradale per l’inserimento del binario che in alcuni tratti risulta a un metro circa dal guardrail» e ancora il «restringimento della carreggiata sul ponte di San Giuliano» e l’impedimento ad usare il tratto di banchina per la pista a sbalzo «lato sud arrivo a Venezia; la collocazione di pali luce nel tratto renderebbero impraticabile l’uso del tratto anche in assenza delle strutture di cantiere».

A chiedere un incontro urgente sono tredici associazioni: la federazione degli amici della bicicletta, Rosso veneziano, pedale Veneziano, il gruppo La Salsola, Arte in bici, il Nordic Walking Mestre, i ciclisti di Favaro, gli Amici delle Arti, Legambiente, l’Ecoistituto del Veneto e per il centro storico, l’Unione ciclisti Lido di Ven4ezia, la Venezia Triathlon.

E ancora cinque operatori turistici di Venezia, Vicenza, Carpi che organizzano escursioni a Venezia sulle due ruote.

Venerdì alle 17.30 si terrà nella sala consiliare del municipio di Mestre in via Palazzo un incontro pubblico in cui saranno anche decise le prossime azioni, tra cui una manifestazione di protesta, e la possibile richiesta di ottenere il permesso per le bici di salire sui tram diretti a piazzale Roma.

Mitia Chiarin

 

La struttura della passerella è quasi pronta

La passerella a sbalzo che dovrà ospitare i ciclisti nel percorrere l’ultimo tratto del Ponte della Libertà è in via di ultimazione presso la ditta di Napoli incaricata da Insula per la realizzazione della struttura. Questo emerge dalle verifiche sul tratto finale dei lavori per la ciclabile sul ponte della Libertà. Da Insula spiegano che nelle prossime settimane potrebbe iniziare le prime prove di assemblaggio delle cinque parti della passerella a sbalzo dopo che sono finiti i lavori di ancoraggio dei supporti che dovranno ospitare la struttura nel tratto finale verso piazzale Roma. Finanziato è anche il collegamento con via Torino e il Vega ma il progetto non risulta aver fatto passi avanti in questi mesi e molti si chiedono a che punto sia la progettazione da parte del settore Mobilità del Comune.

 

Marcon. Oggi il vertice del sindaco con prefettura, Anas, Cav e Autovie Venete

Sarà l’ex Provincia a gestire le opere e la loro manutenzione fino al 2017

MARCON – L’apertura degli svincoli della tangenziale di Mestre a Marcon avverrà nelle prime ore di giovedì. Ieri il sindaco Andrea Follini ha informato che a mezzogiorni vedrà i rappresentanti della Prefettura, di Anas, Cav e Passante di Mestre, il commissario per la provvisoria amministrazione della Provincia di Venezia Cesare Castelli ed Enrico Razzini per Autovie Venete. Sarà il momento per fare confrontarsi su quanto successo in questi ultimi mesi e, a seguire, tagliare il nastro della viabilità ancora chiusa al traffico.

Si può ipotizzare, a questo punto, che attorno alle 13.30 ci possa essere il via libera ai veicoli. Dunque ormai ci siamo e, questione di ore, tutta la viabilità attorno all’area commerciale sarà pronta.

Questioni burocratiche su chi avrebbe dovuto gestire gli svincoli hanno portato a questa situazione; tra viaggi a Roma al Ministero delle Infrastrutture e riunioni, il 2 febbraio c’è stata la svolta negli uffici del vice ministro alle Infrastrutture Riccardo Nencini e la stesura dell’accordo fino alla scadenza della concessione autostradale, prevista per il 31 marzo 2017 di Autovie: di fatto sarà l’ex Provincia, dopo quanto stabilito con la stessa società, a prendersi in carico delle opere e la loro manutenzione. Così fra due giorni apriranno alla circolazione le tre rampe; sinora si può solo uscire dalla tangenziale provenendo da Mestre, viceversa non si può entrare verso Mestre per chi arriva da Marcon, nessun accesso alla stessa Marcon per chi proviene da San Donà e neanche il proseguimento verso il Veneto Orientale per i marconesi.

Questo andrà a sommarsi a quanto aperto a fine gennaio e che rientra nelle opere complementari al Passante, stabilendo pure la gestione delle arterie; cosi il proseguimento di via del Vetro e di via Piave, con la relativa rotonda di collegamento, sono del Comune con la nuova pista ciclabile parallela a via Pialoi.

Alessandro Ragazzo

 

Nuova Venezia – Casa, continua il calo dei prezzi

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24

feb

2015

E aumentano le compravendite con ribassi fino al 20-30% del prezzo iniziale. Giù le locazioni

ROMA – Grazie al calo dei prezzi il mercato della casa ha registrato, nell’ultimo trimestre del 2014, i primi segnali positivi con un aumento delle compravendite. Lo segnala l’ultimo sondaggio sul mercato delle abitazioni della Banca d’Italia condotto su 1.439 agenzie. L’andamento è confermato anche dal rapporto della Fiaip (l’organizzazione degli agenti immobiliari) che evidenzia, su tutto il 2014, prezzi in calo del 10,28%.

Secondo il sondaggio Bankitalia, nell’ultimo trimestre 2014, le compravendite che si sono chiuse con un ribasso fra il 20 e il 30% sono salite dal 23,3 al 26% e continua a crescere, restando ampiamente predominante, la quota degli agenti immobiliari che segnala un calo dei prezzi (dal 66,0% del terzo trimestre 2014 al 67,6% del quarto trimestre).

Contestualmente aumentano le compravendite: passano dal 64,4 al 70,0% gli agenti che sono riusciti a chiudere almeno un contratto nel trimestre. In leggero aumento anche la quota di acquisti finanziati con un mutuo ipotecario, passata da 59,9 a 60,7%.

L’incertezza fiscale – legata nell’immediato alla Local Tax (che da quest’anno mette insieme Imu e Tasi e le sostituisce) e, in prospettiva, alla riforma del catasto – sta probabilmente tenendo in stallo le operazioni. Non a caso – sempre secondo Bankitalia – la causa prevalente di cessazione dell’incarico a vendere (il 60,4% dei casi) è l’assenza di proposte di acquisto causa prezzi troppo alti.

Tuttavia, rileva Bankitalia, «si attenua il pessimismo degli agenti immobiliari sulle tendenze a breve termine del proprio mercato» con un aumento (dal 10,7 al 15,4%) degli operatori che si attendono condizioni di mercato favorevoli e un calo (dal 31,1 al 22,8%) di quelli che si attendono un mercato sfavorevole.

Nonostante le difficoltà, secondo Fiaip, si comincia a registrare un «sempre più costante allineamento dell’offerta alla domanda»: nella maggior parte dei casi le operazioni si chiudono con un ribasso del 10-15%. Anche dal fronte delle locazioni arrivano segnali confortanti per chi deve affittare una casa.

Sempre secondo il sondaggio di Bankitalia, aumenta il numero degli agenti immobiliari che segnalano una diminuzione dei canoni di locazione (dal 52,6 al 53,2%) mentre il margine medio di sconto rispetto alle richieste iniziali del locatore si è confermato intorno al 7,5%.

 

MARGHERA «Eni indice gare d’appalto al massimo ribasso e le aziende chiedono in via preventiva tagli salariali e licenziamenti». A denunciare i «drastici tagli drastici sugli appalti e le manutenzioni» degli impianti chimici e della raffineria di Porto Marghera, cono i metalmeccanici e i chimici della Cgil che chiedono la convocazione di «urgente» di confronto con Confindustria e la stessa Eni affinché siano rivisti i criteri dei bandi, salvaguardando il lavoro e la sicurezza dei cittadini».

Fiom-Cgil e Filctem-Cgil domani, nel primo pomeriggio è prevista una riunione del coordinamento delle imprese per decidere «eventuali iniziative di lotta».

Nella nota i due sindacati che «a breve saranno rinnovati i contratti generici per i lavori di manutenzione degli impianti nella ex Raffineria e degli impianti di Versalis spa, tutte due aziende del gruppo Eni, con la regola del massimo ribasso con il rischio che aziende storiche del territorio siano espulse e i lavoratori degli appalti licenziati».

Dopo la chiusura, negli ultimi dieci anni, di molti impianti produttivi al Petrolchimico, si sono ridotti anche i lavori in appalto. «In questo contesto – scrivono i due sindacati veneziani in una nota – si fanno pressanti le richieste di alcune aziende che per non perdere l’appalto, stando dentro al massimo ribasso, chiedono al sindacato di tagliare il salario dei lavoratori con la cancellazione degli integrativi e sacrificare parte dell’occupazione con i licenziamenti. Si tratta di un ricatto delle committenti e delle imprese di appalto che mette con le spalle al muro i lavoratori e azzera l potere negoziale del sindacato, piuttosto che valorizzare le competenze e la professionalità, garantire elevati standard di sicurezza e di qualità delle manutenzioni chimiche a Marghera».

Per questo Fiom e la Filctem chiedono «un tavolo di confronto con Confindustria e le committenti dell’Eni» e chiamano «alla vigilanza e alla mobilitazione i lavoratori tutti».

 

Anche la Uil e Bettin contestano l’alt alla società a cui Eni deve cedere le aree industriali da rilanciare

«Zaia spieghi i suoi dubbi o pensiamo male»

MARGHERA – Nuova bordata contro il governatore Luca Zaia per l’improvviso alt alla nuova società pubblica – al 50 % con il Comune di Venezia – che dovrebbe diventare proprietaria dei 108 ettari di aree industriali cedute da Syndial (Eni) a titolo gratuito con 38 milioni in aggiunta per completare le bonifiche e poi venderle a imprenditori decisi ad avviare nuove attività produttive.

L’ex assessore comunale all’Ambiente, Gianfranco Bettin dice di temere che «l’alt alla nuova società pubblica che deve risanare le aree industriali abbandonate per sostenere l’avvio di nuove produzioni ambientalmente sostenibili ed innovative, come ha annunciato di voler fare Eni con la chimica verde, sia stato deciso dalla solita cordata politica ed affarista che vuole fare di Porto Marghera un’area dove concentrare traffici e lavorazioni molto discutibili di rifiuti speciali e pericolosi».

«Zaia, a mio avviso – dice Bettin – dovrebbe chiarire i veri motivi del suo alt alla nuova società e al rilancio delle aree industriali. Perché se il governatore in carica ha dei dubbi sugli accordi sottoscritti anche dai suoi funzionari , deve far sapere a tutti quali sono al fine di chiarirli e superarli. Altrimenti, se non convocherà subito un tavolo di chiarimento trasparente, siamo autorizzati a pensare di tutto per spiegare il suo repentino passo indietro che mette in discussione la rigenerazione di Porto Marghera».

E dopo Cgil e Cisl che hanno chiesto un «urgente chiarimento a Zaia», interviene anche Gerardo Colamarco, segretario generale della Uil del Veneto, definendo «intollerabile la decisione di rinviare tutto a dopo le elezioni di maggio».

«Se il marciume emerso nei mesi scorsi con le vicende giudiziarie è adottato come alibi per muoversi con i piedi di piombo – aggiunge Gerardo Colamarco –, va anche detto che non può essere imputato ai singoli protagonisti delle inchieste, ma ad una insufficiente attività di gestione e controllo complessiva. Zaia e l’assessore Giorgetti devono velocemente dare attuazione all’accordo con il Comune: la bonifica delle aree inquinate e il loro rilancio per una nuova, moderna e sostenibile industrializzazione, è fondamentale per l’economia dell’intero Veneto. Altrimenti saremo costretti a chiedere al Governo la nomina di un commissario per Porto Marghera, che intervenga al posto di chi non fa gli interessi della nostra regione».

(g.fav.)

 

Trattative in corso tra la Procura e i difensori degli indagati prima dell’udienza

Anche l’ex sindaco potrebbe cercare di evitare un lungo processo in aula

Poco prima o subito dopo l’interruzione estiva (a luglio o settembre) toccherà al giudice Andrea Comez, l’unico che fino ad ora non si è mai occupato della vicenda (e proprio per questo toccherà a lui) di fissare l’udienza e valutare se prove e indizi raccolti dalla Procura siano sufficienti a mandare sotto processo Giorgio Orsoni e gli altri nove indagati per i quali in questi giorni i pubblici ministeri Paola Tonini, Stefano Ancilotto e Stefano Buccini hanno depositato gli atti nell’ambito dell’inchiesta sulla corruzione per il Mose.

Probabile, comunque, che alla fine non saranno davvero dieci coloro che finiranno davanti al Tribunale, presumibilmente presieduto dal giudice Stefano Manduzio.

Alcuni degli indagati, assieme ai loro difensori, infatti, stanno valutando se avanzare richieste di riti alternativi al giudice dell’udienza preliminare. Prima dovranno leggersi i numerosi faldoni che raccolgono la documentazione dell’inchiesta, poi avanzeranno le richieste ufficiali, ma i primi contatti sarebbero stati presi.

Ad esempio c’è l’ex parlamentare europea di Forza Italia, la vicentina Amalia «Lia» Sartori, che con gli avvocati Franco Coppi e Pierantonio Zanettin sta pensando ad un patteggiamento. A differenza degli altri, accusati per la maggior parte del pesante reato di corruzione, deve rispondere «solo» di finanziamento illecito del partito e potrebbe cavarsela con pochi mesi di reclusione (Marchese che lo ha fatto ha evitato il processo in aula con l’accordo a 11 mesi di reclusione).

Anche gli avvocati Giorgio Bortolotto e Paolo Rizzo sembrano orientati a valutare un patteggiamento con la procura per l’imprenditore del Lido Nicola Falconi, sempre che l’accordo preveda una pena inferiore a quella coperta dalla sospensione condizionale (due anni).

Infine, c’è l’ex sindaco Giorgio Orsoni, i cui difensori, gli avvocati Daniele Grasso e Francesco Arata, non sembrano prevedere un nuovo tentativo di patteggiare la pena, dopo quello fallito a causa del giudice che l’ha bocciato, ritenendo la pena di 4 mesi incongrua. Però, non conviene di certo all’ex sindaco affrontare un lungo processo con alcuni imprenditori, come Piergiorgio Baita o come Federico Sutto che in aula potrebbero presentarsi per raccontare dei soldi raccolti per lui il primo e delle buste consegnate nel suo studio il secondo. L’ex primo cittadino punta all’assoluzione, di conseguenza, i suoi avvocati potrebbero chiedere che sia processato con rito abbreviato dal giudice dell’udienza preliminare. Niente testimoni e, in caso di condanna, pena scontata di un terzo. Così, alla fine, ad affrontare il processo in aula resteranno meno della metà.

Giorgio Cecchetti

 

Nuova Venezia – Mira. Rifiuti, “sconto” di 130 mila euro.

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23

feb

2015

Il Comune ottiene la revisione dell’indice Istat: «Fine delle disparità»

MIRA – Il Comune incassa un bel risultato: 130.000 euro di risparmio per i cittadini nel servizio di gestione dei rifiuti grazie alla revisione dell’indice Istat di adeguamento che ha permesso di eliminare le differenze, con Mira che finora aveva pagato adeguamenti percentuali anche quattro volte superiori a quelli del Comune di Venezia. A rivendicare un risultato unico nel suo genere in provincia è il sindaco Alvise Maniero.

«Abbiamo ottenuto una maggiore giustizia e un risparmio di circa 130.000 euro solo sul complessivo previsto per il 2014», spiega Maniero, «La città metropolitana dovrebbe partire dai principi di trasparenza e uguale dignità tra i Comuni: com’è possibile che cittadini di enti confinanti vivano disparità così pesanti nei costi dello stesso servizio? Indice unico, finalmente».

«Un anno fa», spiegano il sindaco e l’assessore Maria Grazia Sanginiti, «avevamo chiesto a Veritas di rivedere l’indice di adeguamento Istat che ci veniva applicato, pari a 4,79%. Un indice molto più alto rispetto a quello applicato al vicino Comune di Venezia di 1,2%: ciò determinava una disparità di trattamento tra cittadini serviti dalla stessa azienda. Nella nostra richiesta siamo stati affiancati da numerosi sindaci».

Già nel consuntivo 2014 l’adeguamento Istat sarà dello 0,2% rispetto a una previsione del 4,79%. Per il 2015, invece, l’indice di adeguamento previsto è dello 0,6%. «Un ottimo risultato», conclude l’assessore Sanginiti, «che va ad aggiungersi ai piccoli ma costanti miglioramenti del servizio che in questi due anni siamo riusciti a ottenere, sempre con il duplice obiettivo di aumentare e migliorare la raccolta differenziata nel suo complesso e razionalizzare i costi del servizio a carico degli utenti».

Alessandro Abbadir

 

SOSTITUZIONE ECCELLENTE – Il manager “intercettato” dalla Finanza al prestigioso posto di Ettore Incalza

UN CANDIDATO GRADITO – Signorini era sponsorizzato dal Consorzio al Magistrato

Due cose sono certe, anzi tre. La prima è che Paolo Emilio Signorini, numero uno del Ministero dei lavori pubblici a Roma, non è indagato, la seconda è che il Consorzio Venezia Nuova gli ha pagato una bella vacanza in Toscana, la terza è che è appena stato promosso.

Scrive il giudice per le indagini preliminari Alberto Scaramuzza nell’ordinanza che il 4 giugno 2014 inaugurerà la retata storica, quella che azzera i vertici del Consorzio Venezia Nuova e porta all’attenzione del mondo intero lo scandalo del Mose: «.. a proposito della figura di Paolo Emilio Signorini e dei rapporti con Mazzacurati, si rappresenta che sono state intercettate alcune conversazioni telefoniche dalle quali si evince come il Mazzacurati, attraverso l’impiego di risorse del Consorzio venezia Nuova abbia fatto un “presente” proprio a Signorini.»

Di che si tratta? Il 15 luglio 2011 la Guardia di finanza intercetta una telefonata tra Mazzacurati e Signorini. “Volevo soltanto dirle che siamo arrivati, è tutto benissimo, la volevo ringraziare” – dice Signorini a Mazzacurati il quale chiede: “Ha trovato tutto, si?” Risponde Signorini: “Ho trovato tutto. Tutto perfetto”. E via così, fino alla richiesta di Signorini di avere da Mazzacurati l’indirizzo di qualche buon ristorante in zona. Mazzacurati si raccomanda: «..lei può usare il mio nome per la prenotazione». E non solo per quella dal momento che il Consorzio Venezia Nuova risulta aver pagato il soggiorno di Signorini e della sua famiglia in Toscana.

Ma chi questo Paolo Signorini? Fino agli inizi del 2015 è a capo del Dipe – Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica – che è il braccio operativo del Cipe. Il Cipe decide quali opere pubbliche finanziare e il Dipe finanzia. Ovviamente i finanziamenti possono essere veloci o lenti. La differenza è sostanziale per imprese come il Mose ed ecco spiegata la sollecitudine di Mazzacurati.

Ma che l’ing. Giovanni Mazzacurati, patron del Consorzio Venezia Nuova, si fidasse di Paolo Emilio Signorini – il gip scrive testualmente che si trattava di persona “NON OSTILE” al Consorzio Venezia Nuova – lo dimostra un’altra telefonata intercettata dalla Finanza, quella tra Mazzacurati ed Ercole Incalza, fino a pochi giorni fa il numero uno dei Ministero dei lavori pubblici. La telefonata avviene il 24 maggio 2013 alle 17.24. E’ Incalza che chiama:«…ti volevo dire che … per quanto riguarda il nuovo magistrato alle acque, verrà Signorini». Mazzacurati risponde: «Ah bene!» Incalza: «Va bene?» «Molto bene!» – assicura Mazzacurati. Bisogna avvertire che il Magistrato alle acque è l’organo di governo – la nomina è del Ministro dei lavori pubblici – incaricato di tenere sotto controllo il Consorzio Venezia Nuova.

Ma che Mazzacurati avesse voce in capitolo nelle nomine dei Magistrati alle acque di Venezia – alcuni poi finivano nel libro paga del Consorzio – questo non è un mistero. E quando la nomina di Signorini si inceppa, a Roma, Mazzacurati si precipita nella capitale, pronto a vendere cara la pelle visto che vogliono mandargli, al posto di Signorini, Fabio Riva. Mazzacurati commenta al telefono con Incalza: «Non va bene…è una persona…un mezzo disastro… è un uomo fatto in un certo modo».

Ma veniamo all’ultima puntata della telenovela che riguarda Signorini – lo ripetiamo, non indagato, come non risulta indagato Ettore Incalza. Quando nel luglio scorso il Movimento 5 stelle presenta una interrogazione al ministro dei Lavori pubblici con la quale chiede la rimozione di Incalza, il Ministro Lupi replica che Incalza “ha vinto ben tre concorsi pubblici per ricoprire quel ruolo”.

Chiosano i grillini sul loro blog: «E infatti si scopre che era stato lo stesso Signorini a nominare la commissione che valutò Incalza. E’ inaccettabile che un soggetto compromesso con la rete di potere che gira intorno alle grandi opere e al Mose ricopra un ruolo di comando in cui si decide la sorte di miliardi di soldi pubblici. E il Ministro Lupi poi non dica che ne era all’oscuro».

E, infatti, ora il ministro Maurizio Lupi ha sostituito Incalza. E chi ha messo al suo posto? Signorini. Che è diventato il numero uno del Ministero dei lavori pubblici. Il Mose dunque a Roma ha, come direbbe Mazzacurati “un amico”.

Maurizio Dianese

 

Dolo. L’opposizione ricorre al Tar: «Il sindaco ha preferito far adottare ad altri il piano urbanistico»

DOLO – I dieci consiglieri d’opposizione dei gruppi “Dolo Cuore della Riviera”, Lega Nord e “Il Ponte del Dolo” hanno impugnato davanti al Tar del Veneto il decreto di nomina dei commissari ad acta per l’adozione del Pati (piano assetto territoriale intercomunale) di Dolo e Fiesso.

Ennesima bufera nei confronti del nuovo piano regolatore di Dolo che da oltre un anno è terreno di scontro tra maggioranza e opposizione. Da maggio a ottobre dello scorso anno infatti, per ben quattro volte, si era assistito in Consiglio al rinvio della discussione del Pati.

Questo ha portato il sindaco a chiedere e ottenere la nomina di due commissari ad acta da parte del difensore civico regionale.

I gruppi di opposizione, – rappresentati da Alberto Polo, Mario Vescovi e Giorgio Gei, non hanno accettato la nomina.

«Siamo costretti a ricorrere al Tar», spiegano i dieci consiglieri, «per tutelare il diritto di rappresentanza ricevuto dai cittadini attraverso il voto, in una materia fondamentale come la definizione urbanistica del territorio».

Vengono quindi lanciate accuse contro il sindaco Maddalena Gottardo.

«Dopo l’azzeramento della commissione urbanistica», proseguono, «e quattro tentativi in consiglio comunale andati a vuoto, il sindaco non ha voluto assicurare in aula la maggioranza dei consiglieri indispensabile per il voto. Infatti, piuttosto che confrontarsi nel merito con la minoranza che chiedeva una riconsiderazione di quanto previsto nel Pati, ha optato per la comoda scorciatoia di chiedere a terzi, a nostro avviso illegittimamente, di adottare in via sostitutiva il piano urbanistico. Per come sono avvenuti i fatti, la maggioranza non è riuscita ad adottare il Pati per la grave e nota crisi politica della lista che in origine sosteneva il sindaco».

I consiglieri analizzano alcune parti del Pati.

«Sarà devastante per il paese», commentano, «basti ricordare i 185 mila metri cubi di nuovo volume edificatorio oltre ai 300 mila metri cubi già previsti dal vigente piano regolatore e non ancora realizzati, o la prevista colata di cemento su 220 mila metri quadrati di terreno agricolo. Chiediamo al Tar, previa sospensione cautelare, di annullare il decreto di nomina dei commissari ad acta emesso dal difensore civico regionale, ridando al consiglio comunale il diritto di determinare il futuro sviluppo urbanistico sul proprio territorio, come previsto dalla legge e dal volere dei cittadini».

Giacomo Piran

 

Nuovo servizio sulla linea Mestre-Adria, l’utenza informata anche per mail di eventuali scioperi

MIRA – Scioperi, guasti, ritardi e contrattempi, tutti comunicati via sms e via email all’utenza. A mettere in piedi questo servizio con il mese di marzo è Sistemi Territoriali, la società regionale che gestisce la linea ferroviaria Mestre-Adria. Il servizio telematico sarà affiancato anche da un sistema di consultazione gratuita, un numero verde che l’azienda metterà a disposizione dell’utenza dieci ore al giorno.

Novità in arrivo, poi, anche sul versante della sicurezza. Dal prossimo anno sarà in vigore un nuovo sistema di controllo centralizzato dei treni per aumentare le precauzioni che possano scongiurare ogni tipo di incidente.

A spiegare tutte le novità in arrivo è il presidente di Sistemi Territoriali, Gian Michele Gambato. «Con l’inizio di marzo», spiega Gambato, «sulla linea Mestre-Adria faremo partire un sistema di comunicazione per l’utenza, unico in tutto il Veneto. Già ora sono a disposizione con l’iscrizione on line nel “club clienti”, orari e variazioni stagionali degli stessi. Con questo nuovo sistema invece saranno comunicati anche gli imprevisti direttamente sul cellulare o sulla posta elettronica consultabile sullo smartphone».

Gambato dà degli esempi chiari. «Se ci fossero uno sciopero», continua, «un danno causato dal maltempo sulla linea, un black-out, un guasto, un contrattempo causato da atti vandalici o furti, per evitare che l’utente lo scopra solo quando non vede il treno arrivare, il nuovo servizio lo contatterà direttamente informandolo in tempo reale dei problemi in atto».

Il nuovo sistema avrà un periodo di prova di tre settimane da inizio marzo ma poi entrerà in funzione regolarmente. Sarà attivo da marzo anche il nuovo numero verde, strutturato per poter accedere a tutti i tipi di informazioni. Il numero, già attivato a livello sperimentale da pochi giorni è 800 366766.

Ma le novità non sono solo queste. L’intera linea che poi fa parte, nel tratto che va da Mestre a Mira Buse, del Sistema Ferroviario Metropolitano regionale, sarà ammodernata con un sistema di sicurezza nuovo di zecca.

«Sono previste», spiega Gambato, «elle garanzie precise per i treni che viaggiano su questa linea. I controlli sui treni in transito saranno fatti centralmente da una stazione di controllo principale. Qui se fossero rilevate anomalie nel transito del convoglio il treno sarebbe fermato. Per realizzare questo nuovo sistema di controllo e ammodernamento della linea sono stati stanziati finanziamenti per ben 11 milioni di euro».

Alla fine del 2015 si assegnerà la gara d’appalto, ma, nel 2016, tutte le novità potranno essere operative. Se ad esempio qualcuno volesse lanciare sulla Mestre-Adria (che in alcuni tratti è monorotaia), un treno a tutta velocità per compiere un attentato, o il macchinista fosse colto da malore e il treno non fosse più gestibile, il mezzo verrebbe fermato al primo riscontro di una anomalia.

Alessandro Abbadir

 

Non si fermò a Calcroci capotreno punito

CALCROCI. Commissione disciplinare e diversi giorni di sospensione non retribuita dal lavoro. Questa la conseguenza a cui andrà incontro il capotreno che, qualche settimana fa, era responsabile di un convoglio che trasportava una scolaresca da Venezia dove era in visita didattica a Calcroci.

In quell’occasione una trentina di bambini su 50 non riuscì a scendere a quella fermata nonostante i richiami a gran voce di insegnanti e genitori. I bimbi, che frequentavano le quarte delle elementari furono “recuperati” alla stazione successiva, quella di Prozzolo.

«Su questa vicenda», spiega il presidente di Sistemi Territoriali Gian Michele Gambato, «si è attivata immediatamente, dopo la segnalazione dei genitori, la commissione disciplina che ha riscontrato diverse violazioni della procedura da seguire in casi del genere. Il capotreno in questo caso verrà punito».

(a.ab.)

 

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