Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui



Sostieni la battaglia contro l'inceneritore di Fusina, contribuisci alle spese legali per il ricorso al Consiglio di Stato. Versamento su cc intestato a Opzione Zero IBAN IT64L0359901899050188525842 causale "Sottoscrizione per ricorso Consiglio di Stato contro inceneritore Fusina" Per maggiori informazioni cliccare qui

La polemica 

DOLO – Scoppia la polemica contro l’Asl 13 dopo la fuga dal reparto di psichiatria di Alessio Cristofoli. L’episodio infatti è l’ultimo di una serie. Il caso di Claudio Benvenuti, 53 anni di Dolo, anche lui ricoverato per problemi di tossicodipendenza, aveva fatto pensare: appena dimesso aveva fatto perdere le sue tracce finché non è stato trovato morto di freddo e stenti. Un’altro paziente, in questo caso psichicamente instabile, 20 mesi fa era scappato dal reparto e si era gettato in acqua nel Naviglio trovando anche in quel caso la morte.

Sulla vicenda interviene per il Partito Democratico il medico Francesco Sacco che è anche esponente del comitato in difesa dell’ospedale di Dolo “Bruno Marcato”.

«La situazione a Dolo e Mirano», spiega Sacco, «è davvero difficile. Servirebbero maggiori controlli e sorveglianza in casi del genere, cioè nel caso di pazienti in stato di alterazione così evidente. Certo anche l’Asl 13 in questi casi si deve confrontare con la mancanza di risorse e con problemi sempre più evidenti di riordino dei reparti. Il reparto di Psichiatria di Dolo lo conosco per varie vicissitudini di alcuni pazienti che avevo in cura da parecchi anni. È un reparto con pochissimo personale medico e poco personale infermieristico. Un reparto che è stato colpito nel corso degli anni da pesantissimi tagli compiuti dai direttori generali che si sono succeduti e dalla Regione».

«È però evidente», conclude, «che in una situazione del genere la sorveglianza che dovrebbe essere elevata per pazienti del genere è ridotta al minimo ed è quindi insufficiente. Anche l’associazione del territorio “Psiche 2000” aveva criticato nel corso degli anni in diverse occasioni le dimissioni troppo celeri di alcuni pazienti da Psichiatria di Dolo».

(a.ab.)

 

Oggi corteo acqueo di festa e protesta lungo il Canal Grande mentre sulle palizzate dei cantieri spuntano foto giganti

VENEZIA – Barche allegoriche in arrivo per denunciare i problemi di Venezia. Oggi alle 14 in Rio di Cannaregio, il via alla «Parata di barche in maschera contro le Grandi Navi», organizzata dal Comitato No Grandi Navi e da Laguna Bene Comune: è possibile che, nel corso del corteo, si aggiungano a sorpresa anche i dipendenti comunali che da giovedì sera stanno occupando Ca’ Farsetti per portare sotto le luci dei riflettori il rischio di default che pende sull’amministrazione.

Meta: l’arrivo dalle 16.30 alle 17 in Pescheria per un brindisi finale, uno spuntino a sorpresa (ognuno se vuole può contribuire portando qualcosa), tanta musica e il libro bianco «Venezia, la laguna, il porto e il gigantismo navale. Le grandi navi fuori dalla laguna» di Gianni Fabbri e Giuseppe Tattara. Invece dei carri allegorici, Venezia avrà quindi barche allegoriche, travestite da prigione, patrimonio immobiliare in svendita, problema della case, Canale Contorta, No Grandi Navi e una sul tema della corruzione. In totale saranno sicuramente dieci le barche in maschera, ma chi volesse aggiungersi può farlo arrivando con la propria imbarcazione. Il percorso si snoderà lungo il Canale di Cannaregio per voltare poi dopo Sacca San Girolamo per il Canale degli Ormesini e della Misericordia, entrare nel Rio di Noale (Billa ex Standa) e, infine, nel Canal Grande e dirigersi verso l’Erbaria. Chi ci sarà dietro le sbarre galleggianti?

«Abbiamo organizzato questo corteo», dice Tommaso Cacciari, uno dei portavoce dei No Grandi Navi, «perché le sentenze del Tar riportano indietro nel tempo le lancette dell’orologio e a oggi siamo ancora al punto che chi vuole può entrare in laguna. Il tema comunque è anche il Mose, le grandi opere e la tutela della laguna. Sono passati 7 mesi dall’inchiesta. Hanno tagliato la cupola, ma il sistema c’è ancora. Basti pensare che noi eravamo stati accusati di associazione a delinquere per aver occupato alcune case (poi assolti, ndr), mentre nel caso Mose non si parla mai di questo reato».

Un anticipo dell’evento lo si è visto ieri, con la comparsa su alcuni cantieri della città, di sei manifesti in bianco e nero sul tema delle grandi navi: immagini scattate da un gruppo di fotoreporter del collettivo #awakening. Le foto si trovano a Rialto, Strada Nuova, Accademia, Ospedale e Fondamenta della Misericordia e sono state scattate da Marco Secchi, Claudia Manzo, Veronica Badolin, Luca Zanon, Federico Sutera e Guillelm Lopez. Si tratta di un progetto che unisce fotoreporter di Italia, Inghilterra e Francia che raccontano temi che interessano l’opinione pubblica, invitando chiunque a partecipare con la segnalazione di una notizia per via fotografica.

Vera Mantengoli

 

La Regione si è accorta di non potere pubblicare i bandi degli appalti

Il quartiere Fornace resta senza una via d’uscita. Andreotti: «Non molliamo»

NOALE – Non si può certo dire che Noale sia fortunata con i sottopassi. Più indietro rispetto ad altri comuni attraversati dal Sistema ferroviario metropolitano regionale (Sfmr), c’è solo quello di via Valsugana a essere attivo. Tempo fa sembrava la volta buona pure per quello di via Ongari, vista la conferma dei 6 milioni di euro di finanziamento. Sembrava, appunto, perché in un mese il sindaco Patrizia Andreotti ha ricevuto due notizie, una più brutta dell’altra, e ora i tempi di costruzione rischiano di slittare a data da destinarsi. Quest’ultima, infatti, se l’è sentita dire in settimana dal vice presidente della Regione Marino Zorzato, con delega all’Urbanistica, e dal presidente del Consiglio Veneto Clodovaldo Ruffato. Tutto per via del contenzioso tra Regione e le ditte impegnate nell’opera, con la prima che non può affidare ad altri la stesura del progetto. In poche parole: prima si dovrà sbrogliare questa matassa e poi il cantiere potrà essere aperto.

Riassunto della puntata precedente: Andreotti e il suo assessore all’Urbanistica Alessandro Dini andarono in Regione per capire quando ci sarebbe voluto per l’avvio dei lavori del sottopasso di via Ongari; non una domanda buttata là, perché negli ultimi anni Noale ha investito molto in quella zona con la demolizione della vecchia fornace per lasciare spazio a uffici, negozi e appartamenti. Soldi di privati, sia chiaro, e cantieri partiti a fine 2014. L’intero pacchetto, però, comprende anche il sottopasso di via Ongari, spostato più a est rispetto all’attuale passaggio a livello, dove la strada è stretta e realizzarne uno sarebbe stato impossibile, e una strada di collegamento con la Noalese, zona Capitelmozzo. Ma Andreotti e Dini si sentirono rispondere che la Regione ha delle cause passate in giudicato, lodi arbitrali di Net Engineering e Astaldi, le società che hanno progettato il Sfmr.

Questo significa che tutti i progetti da loro eseguiti sono bloccati e non possono essere pubblicati i bandi finché non si pagano le somme dovute.

Notizia negativa, a cui se n’è sommata un’altra nei giorni scorsi: la Regione non può affidare a terzi i progetti e a Noale manca l’esecutivo per partire. «Zorzato e Ruffato sono stati schietti» spiega Andreotti «e non è escluso che si tenti la strada dell’Avvocatura regionale. I tempi si allungheranno e questo ci mette in grossa difficoltà. Di certo non molleremo».

Alessandro Ragazzo

 

Disagi ieri sulla linea Venezia-Trieste: soppresse sette corse, compreso l’Ic Frecciargento da Roma, altre sono arrivate a destinazione dopo due ore

SAN DONÀ – Sabato «nero» per i viaggiatori della linea ferroviaria Venezia-Trieste: un doppio guasto, avvenuto in Friuli nelle prime ore della mattinata, ha causato la cancellazione di diversi treni e ritardi che hanno superato le due ore. Grossi disagi, soprattutto, per chi voleva spostarsi tra il Veneto Orientale e il Friuli. Ma non sono mancati problemi anche per chi doveva raggiungere Venezia e si è visto cancellare i Regionali Veloci.

Ai viaggiatori, pendolari ma anche turisti diretti al Carnevale, non è rimasto che affollare i Regionali Lenti Portogruaro-Venezia, che hanno viaggiato regolarmente.

I due guasti si sono verificati nello stesso tratto di linea, tra le stazioni di Trieste Centrale e Bivio d’Aurisina, sul Carso giuliano. I problemi sono cominciati già prima dell’alba.

Secondo quanto si è appresso, il primo inconveniente si è verificato alle 5.20 a un treno impiegato per i lavori di manutenzione della linea. La circolazione ferroviaria è dovuta proseguire su un solo binario.

Ma poco dopo un secondo guasto ha interessato il sistema automatico che regola il distanziamento dei treni. Sul posto sono arrivati gli operai di Rete Ferroviaria Italiana per un intervento tecnico sugli impianti di circolazione. Il guasto è stato riparato intorno alle 8.20.

Ma, nel frattempo, la circolazione ferroviaria tra Veneto e Friuli è andata in tilt, tanto che la situazione è tornata alla normalità solo in tarda mattinata.

Sono stati cancellati sette treni: la Frecciargento Trieste-Roma e sei convogli regionali, tra cui i Regionali Veloci 2206 e 2207 tra Venezia e Trieste. Nove treni regionali hanno accumulato ritardi tra 20 e 120 minuti. Qualche esempio: il Regionale Veloce 2680, atteso a San Donà alle 8.41, è arrivato in riva al Piave solo alle 10.24, mentre il 2208 ha accumulato un’ora e mezza di ritardo.

Non è andata meglio per i Regionali Portogruaro-Trieste: il 2687 delle 6.09 è stato cancellato da Monfalcone. Grossi ritardi anche per due Frecciabianca (130 minuti per il Trieste-Torino e 105 per il Trieste-Milano) e per alcuni intercity: il Trieste-Roma delle 8.48 è arrivato a San Donà alle 10.35.

Proteste, nei giorni scorsi, si sono levate anche per il sovraffollamento dei treni. Giovedì pomeriggio, ad esempio, come segnalato dai comitati pendolari, il Regionale Veloce da Venezia delle 17.41, al posto delle normali carrozze per media distanza, è stato effettuato con un vecchio convoglio con la metà di posti a sedere disponibili. Con il risultato che molti pendolari sono stati costretti a viaggiare ammassati in piedi.

Giovanni Monforte

 

scandalo MOSE » Il dibattimento

I tre testi in aula contro una decina di imputati tra cui Orsoni, Brentan e Sartori

Rischiano di più Mazzacurati e Savioli, non ancora colpiti dalla prima condanna

VENEZIA – I nomi di chi ha permesso con le sue dichiarazioni che questa indagine arrivasse ai vertici di alcune istituzioni e di importanti aziende non ci sono tra i dieci per i quali la Procura veneziana si appresa a chiedere il rinvio a giudizio, dopo che i difensori avranno preso visione degli atti.

Per Giovanni Mazzacurati, ancora negli Stati Uniti, Piergiorgio Baita, che con il figlio ha ripreso a svolgere lo stesso lavoro di prima, per Claudia Minutillo, Nicolò Buson e Pio Savioli, per ora, nessuno chiederà il processo: naturalmente, sono indagati anche per corruzione per le tangenti che hanno distribuito e che hanno confessato di aver consegnato; i pubblici ministeri Paola Tonini, Stefano Ancilotto e Stefano Buccini si aspettano che i cinque, quando sarà il momento, quelle dichiarazioni rese ai rappresentanti della Procura, alla presenza dei soli difensori, le ripetano in aula, le sbattano in faccia ai dieci imputati.

Soltanto dopo e anche sulla base del comportamento che avranno tenuto durante il processo i loro difensori prenderanno gli accordi per patteggiare le peneper corruzione.

Se tutto andrà liscio per Baita, Buson e Minutillo si tratterà di pene particolarmente lievi da sommare a quelle che già hanno accumulato per la vicenda della «Mantovani», mentre per Mazzacurati e Savioli saranno più pesanti perché saranno le prime condanne, visto che anche il procedimento per turbativa d’asta, quello per l’escavo del canale portuale, non è ancora giunto davanti al giudice.

Nei prossimi giorni ai dieci indagati che non hanno patteggiato arriveranno le notifiche della chiusura delle indagini firmate dal procuratore aggiunto Carlo Nordio e dai tre pm che hanno coordinato l’inchiesta Mose.

Sono l’ex sindaco di Venezia Giorgio Orsoni , il dirigente regionale Giovanni Artico, l’ex amministratore delegato dell’autostrada Venezia-Padova Lino Brentan, l’avvocato romano Corrado Crialese, l’imprenditore veneziano Nicola Falconi, l’ex giudice della Corte dei conti Vittorio Giuseppone, l’ex presidente del Magistrato alle acque Maria Giovanna Piva, l’ex funzionario regionale Giancarlo Ruscitti, l’ex parlamentare europea di Forza Italia Amalia Sartori e l’architetto padovano Danilo Turato.

È probabile che a questi dieci nomi si aggiunga quello dell’ex ministro Altero Matteoli, anche lui di Forza Italia, per il quale il Senato deve ancora dare il via libera (lo ha fatto solo la Giunta per le autorizzazioni a procedere). Mentre per Mario Milanese, il braccio destro dell’ex ministro Giulio Tremoni ed ex parlamentare anche lui, il processo è già in corso davanti al Tribunale di Milano perché è in quella città che avrebbe commesso il reato di corruzione.

Per quanto riguarda i tempi. è facile prevedere che l’udienza preliminare davanti al giudice Andrea Comez sarà celebrata in piena estate, nei mesi di giugno o luglio, o appena terminata la sospensione feriale e, quindi, in settembre. Infine, il processo di primo grado davanti al Tribunale potrebbe iniziare prima della fine dell’anno e proseguirà per la prima metà del 2016.

Giorgio Cecchetti

 

REGIONE,dopo il patteggiamento

Casarin: avviata procedura di sospensione La Regione Veneto ha avviato la procedura di sospensione dal servizio di Enzo Casarin, braccio destro dell’ex assessore Renato Chisso e suo segretario all’assessorato alle Infrastrutture.

La pratica è stata istruita a seguito del ricevimento da parte dell’Avvocatura Regionale, in data 11 febbraio, della documentazione relativa sentenza di applicazione della pena su richiesta.

Casarin, coinvolto nell’inchiesta sul Mose, è stato in carcere dal 4 giugno al 28 novembre 2014: ha patteggiato un anno e otto mesi, più la confisca di 115 mila euro. La documentazione è stata trasmessa all’ufficio del Personale. Il vaglio della posizione di Casarin è affidata all’ufficio per i Procedimenti disciplinari presso il direttore delle Risorse umane: poi saranno valutate le misure di natura disciplinare.

 

CAMPOLONGO. Ribadire l’importanza dell’ospedale di Dolo per la Riviera e la necessità che la Conferenza dei sindaci torni ad avere un ruolo attivo nella politica sanitaria. Questi sono stati i temi toccati l’altro giorno durante l’incontro chiesto ai sindaci della Riviera dal Coordinamento per la tutela dell’ospedale di Dolo.

Alla riunione erano presenti 4 sindaci tutti del Pd: Alessandro Campalto (Campolongo), Caterina Cacciavillani (Stra), Federica Boscaro (Fossò) e Gianpietro Menin (Camponogara).

«Abbiamo ascoltato l’intervento dei rappresentanti del Coordinamento», spiega Campalto, «le nostre iniziative saranno fatte nelle sedi istituzionali e cioè nella Conferenza dei Sindaci dell’Asl 13».

I quattro sindaci hanno comunque le idee chiare. «Abbiamo ribadito che il modello presentato per l’Asl 13, cioè la specializzazione dei poli Dolo e Mirano, metterebbe seriamente in difficoltà il futuro di Dolo», dice Campalto, «un ospedale deve avere una chirurgia h24 oltre ad altre funzioni. È stata fatta una riflessione anche sul ruolo della Conferenza dei sindaci che non deve prendere solo atto della politica ospedaliera ma deve intervenire e incidere direttamente sulle scelte, perché è sua prerogativa».

(g.pir.)

 

Jesolo. L’assessore Bergamo contro le estrazioni di petrolio nell’Alto Adriatico «Serve un fronte comune per salvaguardare l’ecosistema marino e le coste» di Giovanni Cagnassi

JESOLO. «No assoluto alle trivellazioni in Alto Adriatico». A lanciare il monito è l’assessore all’Urbanistica di Jesolo, Otello Bergamo.  Estrarre il petrolio nel golfo di Venezia e nell’Alto Adriatico non è nemmeno ipotizzabile, ma sarebbe altrettanto grave se dovesse essere la Croazia nelle sue acque territoriali ad avviare le trivellazioni. Ora Jesolo vuole impedire questo pericolo che, a anche giudizio del governatore Zaia, rappresenta un colpo mortale per l’ecosistema marino e il turismo.

«Esiste un equilibrio molto delicato negli strati più profondi tra le particelle di sabbia, l’acqua e il gas metano», afferma Bergamo, «che in base al principio di azione e reazione tra le varie componenti tiene in equilibrio e pressione tutto il sistema. Se una delle componenti viene a mancare, le forze si ridistribuiscono e vi può essere il cosidetto fenomeno della subsidenza, ovvero l’abbassamento del suolo. Le cause più diffuse sono lo sfruttamento eccessivo delle falde acquifere e l’estrazione di idrocarburi».

Secondo l’assessore Bergamo, «Procedere con l’estrazione di idrocarburi in Alto Adriatico rischia seriamente di mettere a repentaglio il livello di Venezia e compromettere ancor di più l’erosione delle spiagge. Non capisco come prima si investano miliardi di euro per Venezia con le barriere mobili e poi si pensi alle trivellazioni. Bisogna che venga persuasa la Croazia a non estrarre perché i problemi potrebbero coinvolgere anche la nostra costa. Insieme al sindaco Valerio Zoggia faremo fronte comune, al di là dello schieramento, con tutte le Regioni della costa Adriatica e i Comuni interessati nel difendere l’ambiente. Bene sta facendo la Regione Veneto, ma non basta: anche la comunità internazionale deve prendere posizione».

Bergamo, di professione ingegnere, ha studiato il fenomeno  in prima persona nel lontano 1999, in una tesi di laurea proprio sulla subsidenza. Su questo tema esistono importanti studi di varie università che testimoniano il pericolo della subsidenza sulle coste. Ma gli effetti collaterali sono anche altri. I carotaggi al largo delle coste croate hanno provocato morìe di delfini e tartarughe per il rumore provocato dalle trivelle e per l’olio usato per il raffreddamento.

 

Nuova Venezia – Mose, Orsoni e Sartori verso il processo

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

13

feb

2015

Finanziamento illecito dei partiti, pronta la richiesta di giudizio. Deposito atti anche per Piva, Artico, Brentan e altri cinque

VENEZIA – Mose, l’indagine principale, quella per corruzione, è chiusa. Dopo gli oltre venti patteggiamenti, tra i quali quelli di Giancarlo Galan, Renato Chisso, nei giorni scorsi i pubblici ministeri veneziani hanno depositato gli atti per dieci imputati e si avviano a chiederne il rinvio a giudizio. Si tratta dell’ex sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, dell’ex parlamentare europea di Forza Italia Amalia «Lia» Sartori, dell’ex presidente del Magistrato alle acque Maria Giovanna Piva, dell’ex amministratore delegato dell’autostrada Venezia-Padova Lino Brentan, del dirigente regionale Giovanni Artico, dell’avvocato romano Corrado Crialese, del giudice presso la Corte dei Conti Vittorio Giuseppone, dell’imprenditore veneziano Nicola Falconi, dell’ex dirigente regionale Giancarlo Ruscitti e dell’architetto padovano Danilo Turato.

Ieri, lo stesso procuratore aggiunto Carlo Nordio ha incontrato i difensori di Orsoni, confermando che nei prossimi giorni riceveranno l’avviso del deposito degli atti. Dopo la richiesta del rinvio a giudizio che, oltre a Nordio, firmeranno anche i pubblici ministeri che hanno condotto le indagini, Stefano Ancilotto, Paola Tonini e Stefano Buccini, la parola passerà al giudice – presumibilmente toccherà ad Andrea Comez – che dovrà fissare l’udienza preliminare.

Le accuse di cui devono rispondere i dieci sono quelle già contenute nell’ordinanza di custodia cautelare che il 4 giugno ha fatto scattare le manette per molti di loro.

Orsoni e Sartori devono rispondere di un reato meno grave degli altri, finanziamento illecito dei rispettivi partiti per le campagna elettorale delle amministrative del 2010 per il primo (110 mila euro in bianco, 450 mila in nero), 225 mila euro per la seconda tra il 2006 e il 2012.

Ad eccezione di Crialese, indagato per millantato credito, e di Ruscitti, concorso in fatturazione per operazioni inesistenti, tutto gli altri devono rispondere di corruzione per numerosi episodi.

Piva avrebbe ricevuto addirittura uno stipendio annuale di 400 mila euro per omettere di compiere la dovuta vigilanza sulle opere del Mose; Giuseppone non meno di 600 mila euro per accelerare la registrazione delle convenzioni presso la Corte dei Conti da cui dipendeva l’erogazione dei fondi del governo al Consorzio Venezia Nuova; Artico faceva ottenere all’amico avvocato (tra l’altro suo difensore in questo stesso processo) incarichi di consulenza dalla «Mantovani» e a sua figlia l’assunzione in cambio della sua collaborazione nelle opere di salvaguardia previste dal programma «Moranzani»; Falconi avrebbe partecipato assieme agli altri imprenditori del Consorzio al pagamento delle tangenti a Patrizio Cuccioletta; Brentan 65 mila euro per un appalto della terza corsia della Tangenziale di Mestre.

Alcuni degli indagati non sono tra coloro che hanno patteggiato e neppure tra i dieci che dovrebbero finire a giudizio, ad esempio il dirigente regionale Giuseppe Fasiol o l’architetto veneziano Dario Lugato o quelli iscritti nel registro degli indagati per ultimi, come i parlamentari del Pd Davide Zoggia e Michele Mognato.

Posizioni per le quali i pubblici ministeri dovranno approfondire le indagini e che potrebbero anche finire con un’archiviazione delle accuse. Infine, all’appello mancano i corruttori che hanno collaborato, Giuseppe Mazzacurati, Piergiorgio Baita, Claudia Minutillo e Nicolò Buson.

Giorgio Cecchetti

 

Oltre 200 persone si sono presentate per le visite gratuite, ma l’esito non è rassicurante

MIRANO – Duecento in fila per l’elettrocardiogramma gratuito, l’esito non è dei più rassicuranti: il 15% dei pazienti, che ha partecipato, è risultato a rischio.

“Cardiologie aperte”, la giornata di sensibilizzazione che si è svolta anche a Mirano grazie al Dipartimento cardiovascolare dell’Asl 13, l’associazione Cuore Amico Mirano e la partecipazione del Dipartimento di prevenzione, ha “scovato” parte dei 200 pazienti, tutti tra i 40 e gli 80 anni, provenienti dai 17 comuni dell’Asl 13, sottoposti ai test con anomalie tali da richiedere approfondimenti medici.

Sono stati tutti invitati a sottoporsi a un elettrocardiogramma di approfondimento. Tutti i dati raccolti durante la giornata di sensibilizzazione saranno ora raccolti e salvati nella “Banca del cuore”, banca dati accessibile online da qualsiasi dispositivo connesso a internet.

Per questo i pazienti hanno ricevuto un ”Bancomheart”, una sorta di carta di accesso simile ad un bancomat, contenente le credenziali personali e le istruzioni per l’accesso online ai dati.

Per sensibilizzare i cittadini alla prevenzione, anche il direttore generale Gino Gumirato si è sottoposto ai test (nel suo caso negativi). «L’importanza di appuntamenti come questo», ha commentato il direttore generale, «si percepisce immediatamente dai numeri: grazie a una sola giornata di controllo, abbiamo trovato una trentina di persone a rischio, salvando potenzialmente delle vite. Ecco perché puntiamo molto sulla prevenzione: è la via maestra per garantire la salute ai nostri cittadini».

Durante la giornata l’Associazione Cuore Amico ha illustrato i propri progetti, da “Il cuore in tasca” alle “Giornate di prevenzione cardiovascolare”, durante le quali vengono raggiunte tremila persone l’anno per essere sottoposte a screening, fino a “Sport sicuro” e “Palestra per tutti”.

Filippo De Gaspari

 

MIRANO – Anche quest’anno Mirano “s’illumina di meno”. E per quel poco che serve, a far luce ci penseranno le lanterne cinesi.

Suggestiva iniziativa questa sera in piazza Martiri, dove a partire dalle 18 si alzeranno in cielo piccole mongolfiere illuminate, biodegradabili e autoestinguenti.

Sarà il momento clou di “M’illumino di meno”, la festa del risparmio energetico promossa dalla trasmissione di Rai Radio 2 “Caterpillar”, per promuovere l’utilizzo ottimale delle risorse energetiche a partire dalle abitudini quotidiane dei cittadini.

In biblioteca, sempre alle 18, l’appuntamento è con “Un brivido tra i libri 2”, caccia al tesoro dedicata ai bambini dai cinque anni in su che, nei panni di Sherlock Holmes, dovranno trovare gli indizi per arrivare al tesoro.Per aderire pienamente alla giornata, le luci della biblioteca resteranno spente e i bambini giocheranno alla luce delle torce elettriche.

In contemporanea, in piazza, insieme con il lancio delle lanterne, avverrà la distribuzione di un vademecum curato dalla consulta comunale per il territorio e l’ambiente, che in questo modo intende partecipare alla sensibilizzazione verso le buone pratiche per migliorare gli stili di vita.

(f.d.g.)

 

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui