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Pigozzo (Pd): «Risposta positiva, ma ancora parziale». Finanziate le opere antisismiche a Dolo a Mirano nasce l’unità operativa di Chirurgia vascolare, confermato l’ospedale di comunità a Noale

MIRANO – Arrivano 4 milioni di euro per gli ospedali dell’Asl 13, in particolare per Dolo. Soldi stanziati dalla Regione nei giorni scorsi, che ha dato pure il via libera all’Atto aziendale, ovvero al documento che definisce la riorganizzazione del settore da qui ai prossimi mesi e che interesserà pure Mirano e Noale.

Insomma, tanta carne al fuoco per il 2015, con i poli sanitari che cambieranno volto. Soldi. I 4 milioni serviranno per la messa in sicurezza di Dolo e provengono da un emendamento presentato dal consigliere del Pd Bruno Pigozzo. Questo s’inserisce nel piano degli investimenti presentato dall’Asl 13 e approvato il 18 dicembre, in modo definitivo, dalla Commissione regionale investimenti e tecnologie (Crite).

«È una risposta positiva anche se parziale» riflette Pigozzo «Considerato che qui ci sono i più bassi investimenti pro-capite (1500 euro) del Fondo sanitario del Veneto, si tratta di una risposta positiva ma parziale. Continuerò a insistere perché quest’anno arrivino almeno altri 10 milioni di euro necessari a rendere sicure le strutture ospedaliere, aggiornare gli strumenti dei reparti, attivare i posti letto di strutture territoriali intermedie, limitare le restrizioni che in questi ultimi anni sono state attuate».

I fondi stanziati permetteranno di far iniziare i lavori sulla sicurezza e opere antisismiche degli ospedali di Dolo e Mirano e trasferire, concentrando, gli uffici e la direzione a Noale, per un totale di 28,2 milioni di euro nel prossimo triennio. Dall’Asl 13 fanno sapere che i lavori di messa in sicurezza a Dolo partiranno in tempi rapidi, così come il progetto dei nuovi pronto soccorso, radiologia e blocco operatorio.

Riorganizzazione. Se ne parla da mesi e il dibattito è più che mai aperto. Ci saranno novità per Mirano, Noale e Dolo. A Mirano nascerà l’Unità operativa di chirurgia vascolare al posto di Cardiochirurgia che già da maggio scorso ricade sotto il controllo di Mestre. In base alla convenzione siglata da Asl 12 e 13, le attività a Mestre e a Mirano saranno coordinate dalla Cardiochirurgia dell’Angelo sotto la guida del primario Domenico Mangino ma le attività saranno svolte nelle due sedi fino al definitivo trasferimento in terraferma. Entro un anno, il servizio di Chirurgia di Dolo cambierà da Unità Operativa Complessa a Unità Semplice Dipartimentale di Chirurgia day (senza ricovero) e week surgery (in ospedale per un massimo di cinque giorni). Per Noale, nulla muta rispetto alla proposta di realizzare l’ospedale di comunità nella casa di riposo.

«La giunta veneta» spiega il direttore generale dell’Asl 13 Gino Gumirato «ci mette nelle condizioni formali di organizzare il più importante intervento strutturale sulla sicurezza, sull’antisismica e sulle tecnologie degli ultimi 20 anni. Non solo, perché ci consente di iniziare il percorso di evoluzione dell’azienda e dei reparti».

Alessandro Ragazzo

 

Gino Gumirato: «Soddisfatti per l’importante trasformazione»

SANITÀ – Approvato l’atto aziendale proposto dal direttore generale. In arrivo fondi per la messa in sicurezza

Ok della Regione al piano dell’Asl 13

Confermati il polo medico a Dolo e quello chirurgico a Mirano. A Noale l’ospedale di comunità

Il 2015 sarà l’anno dell’evoluzione per gli ospedali di Dolo, Mirano e Noale. La Regione ha approvato l’Atto Aziendale dell’Asl 13 proposto dal direttore generale Gino Gumirato, che individua Dolo come polo prevalentemente medico e Mirano polo chirurgico. «Con le delibere di fine anno, la Giunta Regionale ha messo l’Asl 13 nelle condizioni formali di approntare il più importante intervento di trasformazione strutturale sulla sicurezza – ha spiegato il direttore generale Gumirato – sull’antisismica e sulle tecnologie degli ultimi 20 anni, nonché di iniziare il percorso di evoluzione dell’Azienda e dei reparti all’insegna della sicurezza per i cittadini e della qualità dei servizi offerti. Siamo tutti molto soddisfatti».

La Giunta Regionale ha infatti varato un investimento di 4 milioni di euro, principalmente predisposto per interventi sulla sicurezza dell’Ospedale di Dolo. L’Atto Aziendale approvato delinea la riorganizzazione delle strutture ospedaliere ed il cronoprogramma degli interventi. A Mirano si dà il via ad una nuova Unità Operativa di Chirurgia Vascolare al posto del servizio di Cardiochirurgia, che già dal maggio scorso ricade sotto il controllo della Cardiochirurgia di Mestre. La convenzione in essere con Mestre prevede che la Cardiochirurgia di Mestre coordini quella di Mirano sotto la guida del primario Domenico Mangino, fino al definitivo trasferimento a Mestre.

A Dolo, invece, il servizio di Chirurgia verrà trasformato entro la fine del 2015 da Unità Operativa Complessa a Unità Semplice Dipartimentale di «Chirurgia day e week surgery». Per Noale, viene confermata la realizzazione dell’Ospedale di Comunità nella Rsa esistente e funzionante a pieno regime. Un paio di settimane fa la Commissione Regionale Investimenti e Tecnologie (Crite) della Regione Veneto ha approvato un corposo piano di investimenti che si inserisce appieno nell’atto aziendale, con importanti interventi sulla sicurezza e sul fronte antisismico degli ospedali di Dolo e Mirano e la concentrazione di uffici e direzione a Noale, per un totale di 28,2 milioni di euro nel prossimo triennio. Il piano degli investimenti in tutti i suoi particolari sarà presentato alla stampa ed alla popolazione dopo le feste.

Luisa Giantin

 

BRUNO PIGOZZO (PD) «Sono pochi 4 milioni»

DOLO – «Altri 4 milioni per l’Asl 13: va bene, ma si deve fare di più». È quanto sostiene il consigliere regionale Bruno Pigozzo che aggiunge: «A seguito dell’emendamento che avevo presentato in occasione dell’assestamento del Bilancio 2014, per stanziare 20 milioni di euro previsti dalla Finanziaria 2010 all’Als 13 per la messa a norma delle strutture ospedaliere di Dolo e di Mirano, la giunta regionale ha deliberato l’erogazione di 4 milioni. Si tratta di una risposta positiva ma parziale, rispetto ad una richiesta che dal 2010 ripeto ogni anno considerata l’assenza di investimenti da parte della Regione in questo territorio che ha la più bassa quota pro capite (1500 euro) del Fondo Sanitario Regionale. Continuerò ad insistere perché nel 2015 arrivino almeno altri 10 milioni necessari per rendere sicure le strutture ospedaliere, aggiornare la dotazione strumentale dei reparti, attivare i posti letto di strutture territoriali intermedie, limitare le restrizioni che in questi ultimi anni sono state attuate». La vicenda verrà afffrontata giovedì 8 gennaio durante l’audizione della Conferenza dei sindaci in Commissione Sanità.

(l.per)

 

DOLO «Fanno bene i sindaci di Campolongo, Camponogara, Stra e Pianiga a sostenere che, fino a quando le carte dell’Unione dei Comuni continueranno a darle il sindaco uscente Gottardo e la sua giunta, loro non vorranno averci nulla a che fare». Pesante è l’attacco di Alberto Polo, capogruppo della lista “Dolo Cuore della Riviera” e candidato sindaco del Pd, dopo che alcuni sindaci hanno espresso perplessità sulla possibile entrata nell’Unione dei Comuni della Riviera. Fra i motivi principali c’è la vicenda dei 200 mila euro di fondi regionali, legati all’inserimento nell’Unione della Protezione Civile, e non incassati per la mancata approvazione del comune di Dolo. «Del resto in questo tempo di vacche magre», prosegue Polo, «per i Comuni perdere oltre 200 mila euro di finanziamenti regionali per piccole beghe è veramente deleterio». Polo è favorevole all’Unione dei Comuni. «È un punto d’orgoglio delle buone amministrazioni che, negli anni passati, hanno accompagnato la crescita e lo sviluppo di Dolo. Oggi, soprattutto in chiave di Città metropolitana, costruire una grande Riviera diventa vitale se non vogliamo venire schiacciati da Venezia. Purtroppo la Gottardo, dopo aver fatto perdere a Dolo tutto quello che poteva, adesso si sta impegnando per smantellare l’Unione dei Comuni. Avrei voluto vedere cosa avrebbero fatto se da quel finanziamento regionale fosse dipeso il loro stipendio».

(g.pir.)

 

Anas chiede il rinvio perché il consiglio di amministrazione non è in regime di pieni poteri

VENEZIA – Nell’ultima assemblea prima della fine dell’anno va in scena alla Cav la farsa di un socio romano che ha fatto i compiti e di un socio veneto in difetto. La Concessionaria autostrade venete, riunita sotto la presidenza di Tiziano Bembo, ha dovuto prendere atto che il consiglio di amministrazione agisce in regime di prorogatio da quasi un anno. E dunque non è in grado di varare un’operazione straordinaria di varo di project bond da 840 milioni per finanziare nuovi investimenti e ridurre l’indebitamento. Così, su richiesta del socio Anas (che ha il 50% della società), i rappresentanti della Regione del Veneto hanno dovuto soprassedere all’emissione dei bond per scongiurare eventuali ricorsi giudiziari. L’assemblea, dunque, si è chiusa con un nulla di fatto e i sorrisini di circostanza. Il Veneto che dà lezioni tutti i giorni a Roma, questa volta, non ha potuto che prendere atto che non avendo provveduto a rinnovare il consiglio di amministrazione la società non può operare con serenità soprattutto nel caso di operazioni straordinarie, come quella sui project bond. L’inghippo sta nel rinnovo del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale di Cav, scaduti da almeno otto mesi. E monchi di alcuni suoi membri, causa inchieste giudiziarie: tra gli amministratori da sostituire ci sono anche Giampiero Marchese, ex consigliere regionale del Pd, e il membro del collegio sindacale Paolo Venuti, l’ex commercialista di Galan. Entrambi hanno conosciuto gli arresti e patteggiato una pena nell’inchiesta sul Mose: Marchese a undici mesi e 20 mila euro, Venuti due anni e settantamila euro. La giunta regionale del Veneto da tempo ha fatto presente al consiglio regionale di provvedere alla nomina dei tre consiglieri espressione della Regione nel consiglio di amministrazione (gli altri due spettano ad Anas, che li ha gà nominati). Ma il consiglio è inciampato su una questione formale: per nominare i rappresentanti si deve attingere a una graduatoria aperta per la nomina del presidente di Cav. E subito qualcuno ha eccepito che la procedura corretta sarebbe di riprodurre il bando ex novo per scongiurare ricorsi. In realtà il nodo è molto più banale: se la Lega ha già espresso il gradimento per la conferma di Tiziano Bembo e il centrosinistra ha indicato Paolo Rodighiero amministratore delegato di Dolomiti Bus, il problema sta nel centrodestra: le anime della ex Forza Italia e il Nuovo Centrodestra non riescono a trovare una quadra su un nome gradito a tutti. Così, si è preferito far fare brutta figura al Veneto piuttosto che cedere uno strapuntino di potere.

 

L’assemblea regionale rinvia ancora la scelta dei tre consiglieri d’amministrazione: figuraccia con gli investitori

Anas (socia al 50%) è furiosa e segnala a Zaia i danni d’immagine: in ballo ci sono 840 milioni di project bond e il gruppo tedesco Allianz potrebbe sottoscriverne la metà.

Il governatore incalza Ruffato e quest’ultimo sollecita l’aula ma Cortellazzo solleva un problema di legittimità e la patata bollente fa ritorno in commissione

VENEZIA – Altro che autostrada. Il rinnovo dei vertici Cav diventa un viottolo tortuoso dove la maldestraggine della politica nostrana si combina alle pressioni dei poteri forti romani.

I fatti. Il consiglio d’amministrazione di Concessioni autostradali venete – la società che gestisce il tratto dell’A4 Mestre-Padova, la tangenziale ovest mestrina ed il raccordo con l’aeroporto Marco Polo – è in regime di prorogatio da otto mesi e il compito di rinnovarlo spetta, com’è ovvio, ai soci: Regione e all’Anas, partner al 50%. L’Azienda ha provveduto da tempo a nominare i suoi fiduciari e a fronte del ritardo regionale, il presidente Pietro Cucci ha inviato una lettera risentita al governatore Luca Zaia, esprimendo «estrema sorpresa» per le mancate designazioni e paventando un «aggravio dei costi» a carico di Cav in caso di ulteriori dilazioni.

Il riferimento di Anas corre all’assemblea degli azionisti, chiamata ad approvare (oltre al bilancio 2014) l’emissione di project-bond per 840 milioni di euro. Il prestito obbligazionario – ideato per completare il pagamento della realizzazione del Passante – ha attirato l’interesse degli operatori esteri, a cominciare dal potente gruppo tedesco Allianz (che sarebbe intenzionato a investirvi 400 milioni) e ciò moltiplica l’urgenza di agire. Viceversa, la fatidica assemblea, prevista dapprima in data 2 dicembre, è stata disertata dalla Regione e riconvocata per oggi.

Nel frattempo, Zaia scrive al presidente del Consiglio regionale, Clodovaldo Ruffato, rimarcando «l’urgentissima e indifferibile necessità» di procedere alle nomine spettanti all’assemblea, ovvero tre consiglieri d’amministrazione dai quali scaturirà il presidente.

Ruffato, però, replica segnalando un ostacolo giuridico: i candidati devono essere scelti attigendo all’elenco del bando e quest’ultimo riguarda esplicitamente il solo presidente, non già i consiglieri. Cavilli, certo, eppure sufficienti ad accendere un ricorso legale.

L’Anas, informata dell’inghippo, fa orecchi di mercante e invita a procedere purchessia. A complicare il tutto, c’è la faida permanente nel centrodestra che non consente un accordo bonario. Se la Lega sostiene a spada tratta Tiziano Bembo – presidente uscente e (salvo sorprese) entrante di Cav – e il Pd punta su Paolo Rodighiero, ad di Dolomiti Bus – tra le anime litigiose di Forza Italia non c’è intesa. Ed è lo stesso Piergiorgio Cortelazzo, il capogruppo di Pdl-Fi, a sollevare la questione di legittimità delle nomine, sottolineando l’esigenza di attingere a due bandi distinti: «Viceversa», conclude «i nostri consiglieri saranno sub-judice».

Obiezioni e battibecchi, finché l’aula decide di rinviare la patata bollente alla commissione trasporti. Il gruppo democratico è contrario e lamenta «vecchie logiche di spartizione». Oggi l’assemblea Cav si riunirà comunque, nello sbigottimento generale di manager e virtuali investitori. Allegria.

Filippo Tosatto

 

DETTO AL VOLO

Un infortunio pagato oltre 60 milioni l’anno

«L’Italia è troppo importante per lasciarla governare agli italiani», disse qualcuno tanti anni fa, e con il senno di poi non si può dire avesse tutti i torti. Oggi verrebbe da aggiungere che è il Veneto troppo importante per lasciarlo governare ai veneti, se è vero come sembra che il Consiglio Regionale è riuscito nell’impresa di sbagliare i bandi per la governance della Cav, la società autostradale veneta che gestisce il Passante, controllata da Anas e Regione.

In pratica avrebbe dovuto pubblicare due bandi per le candidature, uno a consigliere e un altro a presidente. Ebbene, la Cav rischia di perdere un finanziamento da parte di investitori stranieri di 400 milioni di euro, a causa dei ritardi sulle nomine e dell’incertezza sulla governance in eterna prorogatio.

A questo si aggiungano le liti, gli scontri, le imboscate e i tranelli quotidiani nell’aula del Ferro Fini che portano normalmente al nulla di fatto, tant’è vero che solo per stare al bilancio, è stato licenziato un bilancio provvisorio data l’incapacità di chiuderne uno di regolare.

E mentre a Venezia si discute a 8.500 euro al mese a testa, a spese nostre, i soldi stanieri scappano.

E pensare che l’assemblea regionale ci costa 61 milioni di euro all’anno tra stipendi, contributi per pensioni e vitalizi e personale. Il tutto per ricevere questi pasticci in cambio. Alla faccia dell’autonomia e della devoluzione.

g.s.

 

Nessun ritocco per le tratte ferroviarie sotto i 60 chilometri

PADOVA – Dalla mezzanotte di domani scattano gli aumenti sui biglietti e sugli abbonamenti ai treni regionali e sulle tariffe autostradali.

Quanto al trasporto ferroviario la Regione Veneto, con il consenso di TrenItalia, ha deciso di bloccare i prezzi dei biglietti e degli abbonamenti sino a 60 chilometri. Ad esempio restano invariati i prezzi per andare con un regionale da Treviso a Venezia o da Padova a Venezia. In pratica viaggiare tra la città del Santo ed il capoluogo della Regione continuerà a costare 4.05 euro.

Cambiano, invece, le tariffe per le percorrenze dei treni regionali che superano i 60 chilometri. Alcuni esempi. Venezia-Portogruaro (69 km): passa da 5.90 a 5.95. Padova-Verona: da 6.90 a 6.95. Padova-Conegliano Veneto (entro gli 80 km): da 6.40 a 6.45. Padova-Portogruaro (entro i 90 km): sempre da 6.90 a 6.95. Padova-Belluno( 120 km): da 8.55 a 8.60 euro.

Gli aumenti per gli abbonati sono decisamente light, anche se sono applicati anche sotto i 60 chilometri. Ad esempio gli studenti universitari che vanno ogni giorno feriale da Castelfranco a Padova oppure da San Donà di Piave a Venezia continueranno a pagare gli stessi soldi per tutti i tipi di abbonamento. Diversa, invece, la situazione per quanto riguarda chi studia o lavora a Venezia e parte ogni giorno da Portogruaro oppure da Verona, da Rovigo o da Belluno. Per questi abbonati scatta l’aumento in base agli adeguamenti tariffari, che, in genere, si aggira al massimo intorno ad un euro in più al mese. In alcuni casi l’aumento mensile è addirittura meno. Ossia appena tra i 40 ed i 70 centesimi.

Ritoccati anche gli abbonamenti fra i 30 ed i 60 chilometri. Ad esempio i mensili per pendolari che viaggiano tra Padova e Venezia Santa Lucia e Castelfranco Veneto e Padova. Non più 54.60, ma 54.90. In pratica uno studente universitario dovrà spendere, in un anno, meno di dieci euro in più rispetto al 2014.

Sulle autostrade, invece, dal primo gennaio l’aumento generalizzato sarà dell’1.5%. Un altro aumento, che, seppure contenuto, peserà non poco sulle tasche di tutti quelli che, con la complicità della diminuzione del prezzo della benzina e del gasolio, hanno ormai preso l’abitudine ad andare a lavorare in automobile, in particolare sui tratti autostradali fra Verona e Mestre, Portogruaro e Mestre e Rovigo e Padova.

In realtà gli aumenti dei pedaggi autostradali avrebbero potuto essere ben più pesanti, ma il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, ha respinto in blocco le richieste delle concessionarie, ossia ha concesso solo l’aumento dell’1.5. Nello stesso tempo ha allungato le concessioni a ciascuna società autostradale.

E così non è stata accontentata la Venezia-Trieste, che aveva chiesto l’aumento del 7.17% e nè la società cui fanno capo il Passante di Mestre e la Padova-Venezia (più 6.26%).

Più contenuti, invece, gli aumenti che erano stati chiesti dagli amministratori della Brescia-Verona-Padova e dell’Autobrennero (rispettivamente 1.44% e 1.63%).

Moderatamente soddisfatto il segretario regionale della Filt-Cgil Ilario Simonaggio. «Obiettivamente, questa volta, gli aumenti sui treni regionali sono più che contenuti ed hanno rispettato i parametri reali dell’inflazione relativa al 2014» sottolinea. «Anche perchè gli ultimi aumenti erano stati molto pesanti. Ad esempio il biglietto Padova-Venezia era schizzato da 3.55 a 4.05. In pratica un aumento netto di 0.50 euro. Per quanto riguarda, invece, i nuovi pedaggi autostradali, l’aumento non è eccessivo, ma è stato barattato, a livello politico, con l’allungamento delle concessioni».

 

Nuova Venezia – Ferrovie, 22 milioni in tecnologie

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

30

dic

2014

Maxi investimento sul nodo mestrino, le novità sulla linea Venezia-Portogruaro

Un investimento complessivo di 22 milioni di euro per dotare il nodo ferroviario di Venezia di una tecnologia d’eccellenza, che consentirà di ottimizzare il controllo e la gestione della circolazione dei treni direttamente dal Posto centrale di Mestre. Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) ha terminato in questi giorni la seconda fase degli interventi di ammodernamento tecnologico del nodo di Venezia.

Grazie a questi lavori il traffico ferroviario passeggeri e merci sulla tratta Mestre-San Donà è adesso inserito nel Sistema di Comando e Controllo (Scc) gestito dal Posto centrale di Mestre. L’investimento complessivo per il completamento del sistema è di circa 22 milioni di euro, di cui un milione per la tratta Mestre-Padova.

La fetta più grossa, pari a 14,5 milioni di euro, è stata investita invece sui 32 chilometri che dividono Mestre da San Donà, con il completo rinnovo del sistema che regola il distanziamento dei treni e la realizzazione di un nuovo apparato (denominato in gergo tecnico Acei) che permetterà nella stazione di San Donà una migliore gestione del transito dei treni e delle situazioni di criticità.

Rfi prevede di investire altri 6,4 milioni di euro per il proseguimento dei lavori anche sulla tratta San Donà- Portogruaro, con migliorie in particolare a San Stino.

Attualmente sono 63 i chilometri di linea e 13 le stazioni comprese nella giurisdizione del nodo di Venezia, che diventeranno rispettivamente 90 e 17 dopo il completamento della successiva fase di intervento. Più in generale, le cinque postazioni di Sistema di Comando e Controllo del Posto centrale di Mestre sovrintendono al transito dei treni in 66 stazioni e 2 posti di servizio posti lungo un totale di 387 chilometri di binari, sulle linee Tarvisio-Udine-Mestre, Mestre- San Donà, Treviso-Vicenza, Mestre-Bassano e Mestre-Padova.

«Con l’SCC gli apparati delle stazioni (scambi, segnali, passaggi a livello) non sono più manovrati sul posto, ma da un’unica “cabina di regia”. Il sistema consente di garantire standard di qualità e puntualità maggiori nella circolazione, grazie a una consistente diminuzione dei tempi tecnici necessari per effettuare, nelle stazioni, il transito e gli incroci dei treni», spiega una nota di Rfi, «Alla capacità di gestire la circolazione su una vasta area, l’Scc aggiunge la diagnostica centralizzata di tutti gli apparati presenti sulla linea, la telesorveglianza delle stazioni e la diffusione in tempo reale delle informazioni alla clientela. Tutto questo con un miglior rapporto fra costi di gestione e prestazioni».

Giovanni Monforte

 

Mira. Gianpaolo Pamio è sicuro: «Stragi di volatili compiute per rifornire ristoranti e agriturismi»

Anitre e alzavole i bersagli preferiti. Raid compiuti di notte con barche adatte ai bassi fondali

MIRA «La laguna sud è terra di nessuno, un vero e proprio Far West in cui i bracconieri vanno a nozze, perché conoscono il territorio alla perfezione, mentre spesso chi deve fermarli non lo conosce altrettanto bene». Gianpaolo Pamio, responsabile della sezione Lipu Venezia (Lega italiana protezione uccelli), rilancia l’allarme dato dagli ambientalisti miresi che avevano segnalato stragi di anatre e alzavole indiscriminate nel territorio lagunare di Mira e Campagna Lupia.

Pamio va addirittura oltre. Per la Lipu i bracconieri in questo periodo di crisi economica, non agiscono a casaccio o per diletto, ma spesso fanno stragi di volatili per rifornire di selvaggina ristoranti e agriturismi dell’intera provincia. «Dalla Laguna sud» racconta «riceviamo mediamente ogni mese 2-3 segnalazioni di raid organizzati di bracconieri da parte di ambientalisti, ma anche da parte di cacciatori regolari, spesso intimiditi da gente che arriva di notte con delle barche. Arrivano spesso da Chioggia o dalle isole di Venezia e compiono stragi di volatili. È il numero di segnalazioni provenienti da un territorio specifico, più alto in assoluto dell’intera provincia».

Per la Lipu il modo di fermare queste persone ci sarebbe: potenziare il servizio di controllo della polizia provinciale, da parte delle associazioni faunistiche e da parte dei carabinieri. Anche questo però presenta dei problemi. «Chi compie i raid» dice Gianpaolo Pamio «è gente del posto o persone che conoscono la laguna alla perfezione. Quella della laguna sud è una zona piena di fondali bassi. Per chi si mettesse a inseguire i bracconieri senza conoscere il territorio, il rischio di piantarsi con la barca in secca sarebbe altissimo. Per questo chiediamo alla polizia provinciale e alle forze dell’ordine di coordinarsi e preparare persone in gradi di fermare i bracconieri in laguna».

Per la Lipu la destinazione della selvaggina abbattuta non può che essere quella dei tavoli di ristoranti e agriturismi di tutta la provincia. I raid fatti senza criterio dai bracconieri per la Lipu costituiscono anche un pericolo per le rotte migratorie degli uccelli. «Diverse specie che si rifugiano nella laguna di Venezia» dice «provengono dall’Europa dell’Est dove nel corso degli anni la caccia ha avuto poche regole. L’azione dei bracconieri rischia di far cambiare rotta così pure a tante specie protette che ora svernano in laguna».

«Ora stiamo a vedere» conclude Pamio «ma se la laguna gelerà chiederemo la sospensione della caccia (che continuerebbe fino al 31 gennaio, ndr)».

Alessandro Abbadir

 

DOLO – Il sindaco Maddalena Gottardo ha inviato al Ministro di Giustizia una lettera per chiedere il mantenimento dell’ufficio del Giudice di Pace a Dolo. Assieme alla lettera è stata allegata anche la dichiarazione congiunta d’intenti per la gestione associata dell’ufficio del giudice di pace di Dolo approvata, nelle scorse settimane, durante un incontro della conferenza dei sindaci della Riviera promosso dall’avvocato Stefano Marrone, neopresidente della Camera degli avvocati di Riviera e Miranese.

Nel documento i Comuni si impegnano per il mantenimento dell’ufficio dolese facendosi carico degli oneri per il suo funzionamento. «Siamo molto fiduciosi del buon esito di questa richiesta», commenta il sindaco Gottardo, «abbiamo l’appoggio sia del Tribunale che della Camera degli avvocati».

Nel testo il Comune di Dolo, quale capo mandamento, si renderebbe disponibile a curare la gestione tecnica, contabile e amministrativa dell’ufficio anche fornendo una figura di coordinamento e una unità operativa. Analogamente gli altri comuni, laddove ne ricorrano i presupposti economici e giuridici, verificheranno la possibilità di fornire ulteriori risorse, nonché a contribuire alla copertura delle spese di funzionamento dell’ufficio. La lettera è stata inviata anche ad Arturo Toppan, presidente del Tribunale di Venezia, che dovrà inviare al ministero un parere sulla richiesta dei comuni della Riviera.

Giacomo Piran

 

QUARTO – Con il 73,34% di raccolta differenziata, anche nel 2014 Quarto si è confermato “Comune riciclone”. «Crediamo che solo attraverso il contributo e la partecipazione di tutti sia possibile raggiungere risultati ambiziosi. Nel 2015», annuncia l’assessore Radames Favaro, «intensificheremo gli incontri pubblici per valutare insieme alcune modifiche che riguardano la gestione del servizio, fornire ulteriori informazioni sulle tipologie di rifiuti conferibili come differenziati e continuare così nel percorso di miglioramento. Per salvaguardare l’ambiente e alleggerire la tariffa è importante migliorare anche la qualità e diminuire le parti non correttamente differenziate, non solo la quantità del rifiuto differenziato».

I primi incontri si terranno il 22 gennaio al Centro servizi di Quarto e il 29 gennaio a Portegrandi, così da avviare le eventuali modifiche a marzo. «Nelle case arriverà a breve il calendario provvisorio per gennaio e febbraio, dopo gli incontri arriverà quello definitivo», conclude Favaro. Intanto il primo gennaio la raccolta della carta non sarà eseguita e slitterà all’8 gennaio, tutto regolare il 6 gennaio.

Giovanni Monforte

 

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