Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui



Sostieni la battaglia contro l'inceneritore di Fusina, contribuisci alle spese legali per il ricorso al Consiglio di Stato. Versamento su cc intestato a Opzione Zero IBAN IT64L0359901899050188525842 causale "Sottoscrizione per ricorso Consiglio di Stato contro inceneritore Fusina" Per maggiori informazioni cliccare qui

Già al lavoro i due commissari del Consorzio Venezia Nuova

«Siamo qui per finire il Mose»

Portare a termine il Mose. É l’obiettivo esplicito dei due commissari straordinari del Mose, l’ex direttore delle Dogane Luigi Magistro e l’ingegner Francesco Ossola, che si sono insediati ieri presso il Consorzio Venezia Nuova. I due sono stati nominati dal prefetto di Roma su richiesta del presidente dell’Anticorruzione, Raffele Cantone.

 

Magistro: «Noi rispondiamo all’Autorità anticorruzione»

Rapporti con le aziende attraverso Fabris? «Vedremo»

Il Mose in mano ai due commissari fino al collaudo

VENEZIA «Siamo stati catapultati in questa realtà. Adesso dobbiamo cercare di capire molte cose. Possiamo dire che qui abbiamo trovato, al di là delle note vicende, una struttura di avanguardia». Eccoli i due commissari straordinari del Mose. L’ex direttore delle Dogane Luigi Magistro e l’ingegnere Francesco Ossola sono arrivati ieri mattina in laguna, solo tre giorni dopo la nomina firmata dal prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro su richiesta del presidente dell’Anac Raffaele Cantone. Un rapido passaggio in Prefettura e poi un lungo incontro all’Arsenale, nella sede del Consorzio Venezia Nuova, con il presidente Mauro Fabris e il direttore Hermes Redi. Gli uomini di Cantone sono da ieri ufficialmente subentrati ai vertici del Consorzio, come espressamente previsto nel provvedimento firmato da Pecoraro. «Ma abbiamo avviato un rapporto collaborativo con le strutture del Consorzio», precisa Magistro. Presto per sapere quali decisioni saranno prese. Anche perché Magistro rimanda all’Autorità anticorruzione: «Noi dipendiamo da loro», dice. Ma appare improbabile un azzeramento completo della struttura, nonostante le parole pesanti usate nel provvedimento. Che prevede peraltro un Comitato consultivo per mantenere il contatto con le imprese. Potrebbe essere lo stesso Fabris a garantire la consultazione? «È presto per qualunque decisione», sorride Magistro, ex ufficiale della Guardia di Finanza e navigato dirigente dell’Agenzia delle Entrate e dei Monopoli, «certo è che da oggi ci occuperemo a tempo pieno del Mose». La nomina dei due commissari dopo la bufera giudiziaria che ha portato in carcere nel giugno scorso 35 persone ha infatti come obiettivo esplicito quello di «portare a termine l’opera» mettendo al riparo la concessione e le imprese da «tentativi di condizionamento criminale». E la nomina dei due commissari resterà valida, scrive il prefetto «fino al termine dei lavori e dei collaudi». Dunque la gara per la gestione non avverrà presumibilmente prima del 2018, e le imprese sono salve. Cosa succederà adesso? I commissari dovranno accertare la regolarità delle procedure e mandare avanti il Mose. Stretti tra la volontà del governo di portare a termine l’opera e la pressione dei comitati e dei critici, che chiedono di verificare la legittimità degli atti approvati da persone poi coinvolte nell’inchiesta per corruzione, tra cui molti tecnici e dirigenti dello Stato. Magistro ha annunciato che «risiederà in laguna». «Mi sono dimesso dall’incarico di dirigente dell’amministrazione finanziaria», precisa. Ossola, docente al Politecnico di Torino e titolare di un avviato studio di ingegneria, è stato tra l’altro il progettista dello Juventus stadium e nel 1998 consulente dello stesso Consorzio Venezia Nuova per uno studio sul rialzo pilota della fondamenta dei Tolentini. «Una piccola cosa, non una direzione dei lavori», ha precisato ieri, «che comunque non c’entra con il Mose». I due commissari, al lavoro da ieri, avranno competenza solo sul percorso della grande opera.

Alberto Vitucci

 

Nuova Venezia – Grandi navi, un altro progetto per il Lido

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

5

dic

2014

Oggi alle 17 in sala San Leonardo a Cannaregio presentazione dell’avamporto galleggiante

C’è un altro progetto per togliere le navi da San Marco. Un avamporto galleggiante davanti all’isola del Mose, in bocca di porto di San Nicolò, con banchine rimovibili, capace di ospitare fino a quattro grandi navi da crociera. Lo hanno firmato un gruppo di architetti, ingegneri e professionisti che adesso lo presenteranno al ministero per l’Ambiente. E oggi pomeriggio alle 17 in sala San Leonardo a Cannaregio. Si chiama «Avamporto galleggiante Bocca di Lido» ed è firmato da Stefano Boaro, Carlo Giacomini, Vincenzo Di Tella, Mariarosa Vittadini, Paolo Vielmo, Marco Zordan. Poco cemento e soprattutto «strutture rimovibili», più contenute nell’ingombro, anche visivo, rispetto al terminal progettato da Cesare De Piccoli e dalla Duferco.

«Siamo partiti dal fatto che in laguna non si devono scavare nuovi canali», spiega Boato, «e nemmeno potenziare e allargare il canale dei petroli, visto che quel progetto è stato già bocciato lo scorso anno dalla commissione di Salvaguardia». «In questo modo», si legge in una nota dei progettisti, «con un intervento conforme alla Legge Speciale, cioè graduale, sperimentale e reversibile e una spesa inferiore a tutti gli altri progetti presentati, sarà possibile togliere le navi incompatibili da San Marco e portarle fuori della laguna».

Le banchine potrebbero ospitare quattro navi di grandi dimensioni. Il progetto De Piccoli ne prevede sette, ma la banchina in quel caso è una «stecca» lunga quasi un chilometro, a ridosso della diga di Punta Sabbioni, collegata alla terraferma con un ponte.

Nell’ipotesi Boato-Vittadini la stazione Marittima di piccole dimensioni sarebbe collocata alle spalle delle banchine, dove c’è l’isola del Mose. Si attende intanto il pronunciamento della Via sul primo progetto presentato, quello del Porto (lo scavo del Contorta) che dovrebbe arrivare entro il mese).

(a.v.)

 

Nuova Venezia – Mose, commissario-consulente

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

4

dic

2014

Francesco Ossola nel ’98 ricoprì un incarico per il Consorzio Venezia Nuova

Francesco Ossola, uno dei due commissari del Consorzio Venezia Nuova nominati dal prefetto di Roma e che da oggi saranno in laguna, nel 1998 fu consulente del Cvn, come direttore dei lavori in un cantiere ai Tolentini.

Francesco Ossola nel 1998 ha diretto i lavori del cantiere dei Tolentini in un progetto pilota per alzare rive e fondamenta

Il commissario? Fu consulente del Cvn

VENEZIA – Un commissario che è stato consulente del Consorzio. Arriveranno oggi in laguna i due commissari nominati dal prefetto di Roma per sostituire presidente e Cda del Consorzio Venezia Nuova.

E uno dei due, l’ingegnere torinese Francesco Ossola, è stato nel 1998 consulente, insieme con l’architetto Gianfranco Cavaglià, per il cantiere dei Tolentini: il progetto pilota di rialzo delle rive e delle fondamente per preservarle dall’acqua alta.

Un particolare che fa discutere, dal momento che alla base del provvedimento sollecitato dal presidente dell’Anac (associazione nazionale anticorruzione), il magistrato Raffaele Cantone, e preso dal prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro c’era la discontinuità completa con la gestione precedente del Mose.

L’ingegnere invece, noto professionista e docente al Politecnico di Torino e titolare di uno studio progettista tra l’altro dello Juventus stadium di Torino, a Venezia ha già lavorato, anche se qualche tempo fa, alla fine degli anni Novanta.

Arriverà già stamattina in laguna nella sua nuova veste di commissario straordinario, insieme a Luigi Magistro, 55 anni, ex ufficiale della Guardia di Finanza e direttore dei Monopoli di Stato oltre che dell’Agenzia delle Entrate. Faranno visita al prefetto, poi incontreranno i vertici del Consorzio Venezia Nuova, il presidente Mauro Fabris e il direttore Hermes Redi e il Consiglio di amministrazione. Che si è riunito ieri sera in Arsenale e dopo un lungo dibattito ha dato mandato al presidente Fabris di rappresentare ai due nuovi responsabili del concessionario il panorama dei lavori e la «tutela delle imprese». Peraltro ampiamente prevista nel provvedimento di Cantone e del prefetto di Roma.

Accanto ai commissari l’ordinanza prevede infatti di istituire un «Comitato consultivo» di collegamento con le imprese. Alla fine il Consiglio ha anche deciso su proposta del presidente Fabris di «non opporre resistenza» all’arrivo dei commissari. Decisione non tanto scontata, dal momento che i legali delle aziende avevano fatto presente che il provvedimento potrebbe essere illegittimo, dal momento che a nominare i commissari doveva essere secondo loro il prefetto di Venezia, visto che le convenzioni sono state firmate in laguna, nella sede del Magistrato alle Acque. Che ha cambiato nome all’indomani dello scandalo che ha visto arrestati per corruzione i suoi due ex presidenti Maria Giovanna Piva e Patrizio Cuccioletta, insieme all’ex governatore del Veneto Giancarlo Galan e ad altre 35 persone e adesso si chiama Provveditorato alle Opere pubbliche del Veneto.

I commissari secondo l’ordinanza dovranno garantire la conclusione dei lavori del Mose mettendoli al riparo dalla corruzione. Cantone e successivamente il prefetto non hanno ritenute sufficienti le misure di rinnovo della governance e i provvedimenti presi dalla nuova gestione e dalla presidenza Fabris E hanno usato nel provvedimento parole molto dure verso Fabris e Redi. E hanno scelto di nominare i due commissari, a cui potrebbe aggiungersene un terzo «nel numero massimo previsto dalla legge». Che resteranno in carica, c’è scritto nel provvedimento «fino alla conclusione dei lavori e all’avvenuto collaudo».

Significa che la gara per assegnare la gestione del sistema Mose non potrà essere avviata prima del 2018-2020. Nel frattempo le imprese, che pur avendo in parte rinnovato i loro vertici sono le stesse dello scandalo con la maggiore azionista Mantovani subentrata una decina di anni fa a Impregilo, resteranno tutte al loro posto. Insomma, un groviglio. Anche perché l’azione dei commissari, come prevede la legge, dovrà essere limitata all’esecuzione dell’opera e non comprende le altre attività del Consorzio come la bonifica e la morfologia lagunare.

Alberto Vitucci

 

Nuova Venezia – Asl 13, arriva Checchin

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

4

dic

2014

È stato eletto ieri presidente della conferenza dei sindaci

MIRA – Sostituzione ai vertici della conferenza dei sindaci dell’Asl 13: i sindaci dei 17 Comuni hanno votato il nuovo presidente. A dirigere l’assemblea sarà il sindaco di Spinea (di area centrosinistra) Silvano Checchin, che subentra al collega di Campagna Lupia (di area centrodestra) Fabio Livieri. La sostituzione è avvenuta, secondo Livieri, in modo concordato, anche se non poco avrebbero pesato, secondo alcuni, le recenti polemiche e le proteste legate alla difesa dell’ospedale di Dolo sfociate in una manifestazione.

«Era da tempo», spiega Livieri, «che avevo chiesto la sostituzione alla guida della conferenza, sia per problemi di lavoro che di salute. Dopo due anni e mezzo di incarico, ritengo sia giusto optare per l’alternanza. Credo che il collega Checchin saprà operare con grande capacità, tenendo conto degli interessi di tutto il comprensorio».

Va detto che Livieri era stato l’unico sindaco a non aderire alla marcia di protesta organizzata dai primi cittadini della Riviera a novembre per le strade di Dolo e si era attirato gli strali dei comitati e degli stessi colleghi. Fra gli altri argomenti affrontati ieri dalla conferenza dei sindaci, c’è stata anche la questione del distretto sanitario di Mira. Il sindaco di Mira Alvise Maniero ha ricordato i passaggi fatti e l’invio in Regione del progetto per il nuovo sito di Oriago con il piano finanziario per realizzarlo. Infine i fondi per l’ospedale di Dolo.

«Attendiamo entro fine mese dalla Regione», ha detto Livieri, «una risposta per ottenere i 28 milioni di euro che ci servono per realizzare le nuove sale operatorie, il pronto soccorso e la riabilitazione all’ospedale di Dolo».

(a.ab.)

 

Salzano. La segnalazione dei residenti di via Villetta a prefetto, sindaco e vigili

«Lasciano l’auto e scavalcano il guardrail in cerca di informazioni o del bagno»

SALZANO – Immaginatevi di essere a casa e, all’improvviso, si presenti un estraneo che vi chieda se avete una tanica e una bicicletta per andare a prendere il carburante. O di uscire in giardino e vedere vicino alla proprietà delle persone con i pantaloni abbassati impegnate a fare i loro bisogni. Oppure ancora, individui che salgono in auto provenendo dai campi. Anche di notte. Fantasia? Non proprio. Andateglielo a chiedere ai residenti di via Villetta a Salzano, abituati ormai da quasi sei anni ad assistere a queste scene. Abitano a poche decine di metri dal Passante e nel punto dove non ci sono le barriere, c’è chi scavalca il guardrail e poi succede quel che succede, specie nel tratto in direzione Milano. C’è chi ha fatto delle foto per far capire che non sono fantasie e le ha inviate al Comune, alla Prefettura, a Concessioni autostradali venete (Cav), alla polizia locale Miranese nord e alla Lega Consumatori.

Tutto nasce dopo febbraio 2009, quando il Passante è stato aperto al traffico; da subito si è notata l’assenza di un’area di servizio lungo gli oltre 32 chilometri di tracciato ed è un problema per chi deve fare rifornimento o andare al bagno.

Così si sfruttano le aree di sosta per improvvisare un bagno di fortuna, tanto che la scarpata pare quasi una zona franca: gli automobilisti scavalcano la rete di recinzione come se nulla fosse. «A parte il viavai di gente», racconta un residente, «poco fa ci è capitata in casa una persona era rimasta senza benzina. È scesa, si è diretta verso la nostra casa e ci ha chiesto se avessimo una tanica di benzina e una bicicletta per andare dal più vicino distributore». S

cene che si erano viste pure in passato ma che non accennano a scomparire. «Non solo, perché abbiamo visto degli individui risalire dalla nostra proprietà», continua l’uomo, «e dirigersi verso un’auto che li aspettava alla piazzola di sosta. Chi sono? Dove vanno? Nei mesi scorsi, qui vicino, un trattore è andato a fuoco anche se non è stato rubato nulla dai garage: questo episodio c’entra qualcosa? E poi hanno rubato le pompe irrigue».

Domande cui i residenti chiedono una risposta, così come chiedono di installare, laddove mancano, le barriere fonoassorbenti che permetterebbero di ridurre i rumori ed evitare anche spiacevoli intrusioni. «La sola recinzione», dicono i residenti, «è insufficiente e inutile: è alta solo un metro e si può scavalcare senza problemi».

Alessandro Ragazzo

 

Marghera, il circolo pd

MARGHERA «Due assemblee, un’interpellanza parlamentare del senatore Felice Casson e una comunità preoccupata per la scelta unilaterale della Regione di bloccare il progetto Vallone Moranzani. Credo sia indispensabile per noi assumere giudizi con responsabilità, una valutazione più ponderata che superi la cronaca e cerchi di guardare al di là delle scelte che in questo momento interessano e spaventano la popolazione». Inizia così la lettera di Antonino Cossidente, segretario del circolo Pd di Marghera, preoccupato per lo stallo in cui è finito il percorso Moranzani.

«Confessiamo la nostra incomprensione d’innanzi a una scelta immorale e di assoluta superficialità con la conseguenza di vanificare percorsi partecipativi e di condivisione del progetto stesso.La regione preferisce azzerare tutto senza una logica scaricando sulla collettività tutte le conseguenze, questa volta serve un’operazione vera di politica ambientale».

«All’assessore Giorgetti ricordiamo che aveva assunto degli impegni di convocare un tavolo fra tutti i soggetti interessati che hanno lavorato sul progetto vallone moranzani», prosegue Cossidente ma a oggi c’è una sottovalutazione con un rifiuto al confronto. Non pensiamo che l’assessore possa avvalersi della facoltà di non rispondere che lo renderebbe complice di una scelta di Zaia che manterrebbe i bisogni sociali ampiamente insoddisfatti. La nostra idea di amministrare è quella di mettersi dalla parte dei cittadini di Malcontenta con l’obiettivo di guidare il processo di riqualificazione e non di subirlo. Se Zaia, condizionato dalla campagna, ritiene di esorcizzarlo, dimostra tutta la sua incapacità».

 

DOLO «Il mio è un grido di disperazione per l’attuale situazione del commercio di tutta la Riviera». A scriverlo in una lettera aperta è Umberto Cogno, storico commerciale dolese ed ex vicepresidente Ascom della Riviera.

«Domenica la Riviera sembrava una via della fantascienza», racconta Cogno, «buia e con negozi chiusi. Noi ci stiamo autotassando di circa 100 euro a negozio per cercare di abbellire il paese con le luminarie ma a quale scopo. Tutti vanno nei centri commerciali e la politica invece di tutelare i centri storici continua a concedere permessi per costruirne altri».

Cogno, la cui famiglia gestisce un negozio dal 1934, non risparmia critiche anche all’amministrazione comunale di Dolo.

«Mai visto un politico», accusa il commerciante, «un sindaco o chi per lui entrare nei nostri negozi e chiedere come va o com’è la situazione attuale. Solo in campagna elettorale quando promettono il mondo intero e poi, una volta seduti in quella “poltrona”, spariscono nel nulla. E intanto i nostri paesi muoiono, negozi storici che chiudono con licenziamento dei commessi. A gennaio chiuderanno tre negozi storici, un grazie ai nostri politici per aver creato un grandissimo deserto nei nostri paesi».

(g.pir.)

 

Nuova Venezia – Un altro treno guasto. Pendolari in croce.

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

3

dic

2014

Il Trieste-Treviso-Venezia si è fermato bloccando un binario e causando ritardi su tutta la linea

MOGLIANO – Il guasto a un treno manda in tilt la Venezia-Udine: disagi, ritardi e pendolari imbufaliti. È successo ieri, tra le 13.45 e le 15: un’ora e oltre di vero e proprio caos, con sette treni regionali che hanno accumulato ritardi variabili tra gli 11 e i 44 minuti. A causare l’ennesima giornata nera sulla linea che attraversa la Marca è stato il convoglio in partenza da Trieste alle 10.56 e diretto in laguna. Qualche problema di tipo tecnico evidentemente si è manifestato già nella tratta fra Trieste e Treviso, dato che nella stazione del capoluogo della Marca il regionale è arrivato accumulando qualche minuto di ritardo. Niente rispetto a quello che sarebbe successo pochi chilometri più avanti. È fra Treviso e Preganziol, stazione dove peraltro non doveva sostare, che i problemi si sono manifestati in tutta la loro gravità, costringendo il personale viaggiante di Trenitalia a fermarsi eccezionalmente a Preganziol. Qui il treno si è fermato senza più ripartire verso Mogliano se non dopo diverse decine di minuti, completamente vuoto. Nel frattempo, infatti, i passeggeri del regionale 2452 erano stati fatti trasbordare sul treno successivo per proseguire il viaggio verso Mogliano, Mestre e Venezia. Il tutto non senza mugugni per l’ennesimo disservizio ferroviario.

Ma non è tutto: la presenza del regionale fermo sul binario a causa del problema tecnico ha imposto a Trenitalia di riorganizzare in fretta la circolazione sulla tratta Treviso-Venezia, pena la paralisi della circolazione. Ed è così che i treni tra le 13.45 e le 15 hanno circolato su un solo binario. Un senso unico alternato non certo indolore soprattutto per quanto riguarda i ritardi accumulati via via dai treni in transito. Secondo quanto riferito da Trenitalia, si è andati da un minimo di 11 a un massimo di 44 minuti, con una media ben superiore ai venti minuti. In tutto sono stati sette i treni regionali che hanno subìto ritardi a causa del convoglio fermo alla stazione di Preganziol. A pagare i disagi maggiori, soprattutto i ragazzi che usano il treno per spostarsi da casa a scuola e viceversa, oltre ai pendolari che lamentano anche la scarsità di informazioni. Racconta una pendolare di ritorno da Venezia che il suo treno è rimasto fermo per una quarantina di minuti a Mogliano, senza che nessuno chiarisse ai passeggeri cosa stesse succedendo. Un’attesa capace di infastidire non poco i pendolari che si sentono bistrattati per un servizio spesso contrassegnato da ritardi e disagi.

Rubina Bon

 

Proteste a Camponogara dove la differenziata è dell’80% ma le bollette non calano

CAMPONOGARA «Chiederemo a Veritas di ridurre la bolletta per le utenze dei cittadini dei comuni di Campagna Lupia, Camponogara, Campolongo, Fossò e Vigonovo visto che abbiamo raggiunto quote di differenziazione da primato, superiori all’80 per cento dei conferimenti totali». Lo dice il sindaco di Camponogara, Giampietro Menin, appoggiato nell’idea anche dall’avvocato Pascale De Falco capogruppo di opposizione dell’area civica e di centrodestra in Consiglio comunale.

La questione è stata dibattuta nell’ultima assemblea del parlamentino cittadino quando la maggioranza di centro sinistra che gestisce il Comune rivierasco, ha spiegato di voler ridurre il servizio di raccolta del secco da uno ogni settimana a uno ogni due, permettendo così un risparmio di circa 175 mila euro. «Visto che come Comuni», spiega dall’opposizione Pascale De Falco, «siamo fra i più virtuosi della Provincia ci si chiede come mai le bollette non diminuiscano in maniera consistente nonostante la gente contribuisca, con una buona raccolta, a creare risparmi per Veritas nell’atto del conferimento dei rifiuti. Ci aspettiamo di più. Il dubbio è che a volte i prezzi siano tarati includendo anche Comuni di maggior peso dal punto di vista demografico, ma di minore differenziazione come Mira o Venezia».

Anche la giunta è su questa stessa posizione e il sindaco Menin spiega che proprio dai cinque Comuni interessati dal servizio è partita in questi giorni una lettera diretta a Veritas in cui la richiesta di un abbassamento della bolletta è chiara.

Sempre in Consiglio comunale il gruppo di Pascale De Falco ha approvato l’assestamento di bilancio varato dalla maggioranza. «Noi», dice De Falco, «vogliamo essere una opposizione costruttiva: se ci sono dei provvedimenti che riteniamo utili alla cittadinanza certo non ci facciamo problemi nell’approvarli».

(a.ab.)

 

Chioggia. Domani la decisione sulla privatizzazione, scatta la manifestazione

CHIOGGIA – Tutte le forze politiche domani a Mestre per dire “no” alla privatizzazione della linea 80. Delegazioni dei partiti di maggioranza e opposizione raggiungeranno villa Ceresa, sede dell’assessorato ai Trasporti del Comune di Venezia, dove alle 13 è in programma l’incontro per deliberare sulla privatizzazione.

Il “no” alla privatizzazione della Venezia-Chioggia sarà anche formalizzato con molta probabilità oggi con un ordine del giorno in Consiglio comunale. Due iniziative del Pd a cui hanno aderito anche i partiti di opposizione. L’ultimo atto della vicenda sulla privatizzazione si compirà domani quando l’ente di governo (formato da Provincia, Comune di Venezia e Comune di Chioggia) dovrà deliberare in via definitiva sulla privatizzazione.

«Saremo tutti lì per manifestare in modo pacifico il nostro dissenso», spiega il capogruppo del Pd Mauro Boscolo Bisto, «Vogliamo dare un segnale evidente che tutta la città è contraria. Le rassicurazioni sul fatto che il bando conterrà clausole per mantenere la qualità del servizio e i diritti dei dipendenti non ci bastano. L’intera operazione non è chiara dato che gli accordi di un anno fa erano molto diversi. Tra l’altro è una scelta che viene presa da un ente, la Provincia, che fra un mese sparirà, e da un Comune, Venezia, che è commissariato. Perché non congelare la decisione e attendere sei mesi per avere un quadro politico più definito?».

Domani a Mestre con Pd e Udc ci saranno anche le opposizioni che pure nei giorni scorsi avevano tentato una difesa d’ufficio della Provincia sostenendo che il bando di gara contiene precise garanzie per i dipendenti e gli standard del servizio.

«Non siamo favorevoli alla privatizzazione», precisa il consigliere della Lega Marco Dolfin, «auspichiamo che ci siano ripensamenti dell’ultima ora. Domani saremo anche noi a Mestre per dire “no” e appoggeremo tutte le iniziative che il Consiglio comunale vorrà prendere a tutela del servizio e della città». Fuori da villa Ceresa ci sarà anche un presidio dei sindacati che attenderanno l’esito della riunione per decidere eventuali manifestazioni. «È solo una questione politica», ribadisce Alfredo Pipino dell’Ugl, «non ci sono altri motivi per procedere con la scelta sbagliata della privatizzazione. Confidiamo che ci siano ancora margini per trovare una soluzione alternativa sedendosi attorno al tavolo».

Elisabetta Boscolo Anzoletti

 

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui