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Parte la petizione on-line contro il nuovo centro commerciale a Dolo. Firma, sostieni e diffondi!!!

CLICCA QUI

 

Con delibera n 197 il 23 agosto la Giunta comunale di Dolo guidata dal Sindaco Alberto Polo ha chiesto alla Regione Veneto di attivare un “accordo di programma”; si tratta di una procedura speciale (già usata per Veneto City) finalizzata ad ottenere una variante urbanistica al Piano Regolatore per fare un nuovo centro commerciale a Dolo, a due passi dal Naviglio Brenta.

 

Diciamo NO a questa operazione speculativa perché:

– aumenta il consumo di suolo rispetto alle previsioni attuali

– deturpa il paesaggio della Riviera del Brenta

– provoca aumento di traffico e di smog

– distrugge il grande parco pubblico (13.000mq) oggi esistente

– aumenta il rischio idraulico in una zona già molto critica

– favorisce ancora una volta la grande distribuzione a scapito del piccolo commercio di paese

 

La proposta parte dalla immobiliare Aurora s.r.l. che possiede alcuni terreni a ovest di Dolo proprio in prossimità della Riviera. Oggi su questa area è possibile costruire solo un po’ di villette e ristrutturare un edificio storico a scopi ricettivi; ma visto che “l’affare” è parzialmente fallito a causa della crisi immobiliare, ora i proprietari vogliono edificare un nuovo centro commerciale di 1900mq con un parcheggio di altri 5000mq; in cambio si farebbero carico di un’ampia rotonda tra la SR 11 e via Pasteur che avrebbe dovuto essere costruita da Veneto Strade.

Firma per chiedere al Sindaco e all’amministrazione di Dolo di:

1) ritirare la delibera 197/2017 e rigettare la proposta di accordo di programma della immobiliare Aurora s.r.l., confermando così le destinazioni d’uso previste dal Piano Regolatore Generale;

2) avviare uno studio per l’effettivo recupero a scopo turistico-ricettivo dell’edificio storico degradato;

3) mettere in atto azioni concrete per valorizzare e rendere maggiormente fruibile il Parco pubblico esistente;

4) verificare se serve davvero una nuova rotatoria, prevedendo eventualmente una soluzione di dimensioni più contenute, meno impattante e meno costosa, e chiedendo a Veneto Strade di rispettare gli impegni presi;

5) avviare azioni concrete per sostenere le attività commerciali di prossimità;

FIRMA LA PETIZIONE

(riservata a chi non ha firmato quella cartacea)

 

COMUNICATO STAMPA 1 DICEMBRE 2017

COGENERATORE DI GIARE: AMMINISTRAZIONE DI MIRA LATITANTE

 

Opzione Zero ha presentato più di due mesi fa al Comune un approfondito dossier sul cogeneratore di Giare; ma nonostante i solleciti ancora nessuna risposta dall’amministrazione.

Intanto, grazie alle autocertificazioni dei residenti, è ormai certo che l’impianto non recupera l’energia termica.

Il comitato prepara un esposto al GSE e alla guardia di finanza per ipotesi di frode.

Presentata in questi giorni anche una interpellanza da parte del gruppo Mira in Comune

Opzione Zero pronta alla mobilitazione in Consiglio insieme ai residenti.

 

Opzione Zero torna alla carica sulla questione del co-generatore di Giare: “Ad ottobre abbiamo presentato all’assessore Maurizio Barberini e al Sindaco Marco Dori un dossier molto approfondito su tutte le anomalie tecniche e autorizzatorie di questo impianto – dichiarano dal comitato – però ad oggi, a oltre due mesi di distanza e nonostante i solleciti, non abbiamo ricevuto ancora nessuna risposta dall’Amministrazione Comunale. Un comportamento quanto meno irrispettoso verso i cittadini della zona e non coerente rispetto agli impegni presi in campagna elettorale dallo stesso Sindaco”.

Nel dossier si spiegano i motivi per i quali il co-generatore è fuori norma, a cominciare dal fatto che l’impianto di teleriscaldamento per il recupero dell’energia termica non è mai stato realizzato. Ma proprio il recupero del calore prodotto costituiva presupposto obbligatorio per poter installare un impianto di co-generazione in zona agricola tramite Dichiarazione di Inizio Attività, una procedura estremamente agevolata. La certezza sulla mancata fornitura di acqua calda alle case e alle attività produttive circostanti viene proprio dai proprietari degli edifici medesimi, i quali mediante autocertificazione hanno dichiarato di scaldarsi con impianti autonomi.

C’è poi la questione del vincolo ambientale del PALAV (art. 21a) del quale non si è tenuto in debito conto, e il problema dei mancati controlli sulle emissioni gassose provocate dalla combustione di olio combustibile di origine vegetale e animale che arriva con autocisterne provenienti dalla Slovenia e dall’Ungheria.

“Abbiamo fornito all’Amministrazione tutti gli elementi e le indicazioni normative per poter intervenire in autotutela e far chiudere il co-generatore visto che la difformità tra il progetto presentato e quanto realizzato è palese e consistente – proseguono dal comitato – ma l’impianto continua a bruciare a tutto spiano. Se il Comune non agisce nonostante abbia l’obbligo di vigilare sulle opere realizzate nel suo territorio, allora si profila una situazione di inadempienza”.

Intanto per avere risposte ufficiali, la consigliera comunale di Mira in Comune, Lavinia Vivian, ha presentato in questi giorni una interpellanza, ed è certo che la discussione sarà accompagnata dalle proteste degli abitanti della zona.

Opzione Zero per parte sua depositerà a breve un esposto al GSE, alla Guardia di Finanza, e ad altri enti competenti affinché verifichino se il mancato recupero del calore si possa configurare come frode a scapito dei contribuenti, visto e considerato che con molta probabilità il gestore dell’impianto sta incassando i contributi pubblici relativi alla produzione di energia elettrica tramite co-generazione con fonti rinnovabili.

 

Fermiamo il fiscal compact

Posted by Opzione Zero in Comunicati Stampa, Rassegna stampa | 0 Comments

27

nov

2017

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Il Comitato Opzione Zero aderisce all’iniziativa promossa da ATTAC Italia per fermare la rattifica a livello europeo sul Fiscal Compact, e invita tutti a firmare e sostenere la petizione al link:

 

http://www.stopfiscalcompact.it/

 

 

BASTA AUSTERITA’ FERMIAMO IL FISCAL COMPACT

Per riaprire la discussione su un’Europa oltre Maastricht, per eliminare il pareggio di bilancio dalla Costituzione, per sostenere l’avvio di una Commissione indipendente d’indagine sul debito pubblico italiano.

A fine 2017, cinque anni dopo la sua approvazione, il Fiscal Compact (Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’unione economica e monetaria), potrebbe essere inserito nell’ordinamento giuridico europeo, divenendo giuridicamente superiore alla legislazione nazionale e rendendo irreversibili le politiche liberiste d’austerità.

Il Fiscal Compact, infatti, proseguendo la linea tracciata da Maastricht in poi, assume la trappola del debito pubblico come cornice indiscutibile dentro la quale costruire la gabbia per i diritti sociali e del lavoro e la privatizzazione dei beni comuni. Basti pensare che se dovesse essere confermato, il Fiscal Compact prevederà per il nostro Paese l’obbligo nei prossimi 20 anni a portare il rapporto debito-Pil dall’attuale 132% al 60% con un taglio annuale della spesa pubblica di 50 miliardi.

A questo d’altronde mira l’inserimento del “pareggio di bilancio” in Costituzione, previsto dal Fiscal Compact ed eseguito dal Parlamento italiano, senza alcun referendum popolare, nel 2012. Si tratta della definitiva consegna di tutto ciò che ci appartiene agli interessi delle grandi lobby finanziarie, nonché di una definitiva sottrazione di democrazia, con scelte politiche ed economiche non più dettate dalla discussione democratica, bensì dagli algoritmi monetaristi.

Ma tutto questo può essere fermato: entro fine anno i Parlamenti nazionali devono discutere e decidere il destino del Fiscal Compact. Per questo vi proponiamo di firmare la seguente petizione popolare: per dire in tante e tanti che il Fiscal Compact va fermato, per riaprire la discussione per l’eliminazione del pareggio di bilancio dalla Costituzione e per sostenere l’avvio di una Commissione indipendente d’indagine sul debito pubblico italiano che ne verifichi la legittimità.

Perché le nostre vite vengono prima del debito, i nostri diritti prima dei profitti e il “comune” prima della proprietà.

 

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Comunicato Stampa Opzione Zero 6 novembre 2017

Morto l’ideatore di Veneto City, ma il progetto è ancora in piedi

 

Endrizzi è stato uno dei fautori della cementificazione in Veneto

Il suo progetto di Veneto City rimane in piedi

I Comuni di Dolo e Pianiga, la Città Metropolitana e la Regione Veneto possono mettere la parola fine a questa mostruosità in ogni momento.

Ora la responsabilità è tutta loro.

 

La notizia della morte di Luigi Endrizzi è giunta fulminea anche agli attivisti di Opzione Zero, uno dei comitati più attivi in questi anni nella lotta contro il progetto Veneto City, di cui Endrizzi era stato l’ideatore e il principale sponsor.

Dal comitato nessun commento sulla vicenda umana di Endrizzi, ma rimane il giudizio pesantemente negativo sul suo operato: “Luigi Endrizzi in questi anni è stato tra i maggiori artefici della rendita immobiliare speculativa nella nostra regione, il polo dell’Ikea a Padova est e il progetto di Veneto City sono i due esempi più eclatanti. Un modello di imprenditoria che ha letteralmente squassato il Veneto consumando enormi quantità di suolo, inondandolo di centri commerciali, capannoni e autostrade. Un modello che non solo ha pesantemente minato la tenuta ambientale del territorio, ma che ha finito anche per distruggere il tessuto sociale ed economico di tante città.  E se questo è potuto succedere lo si deve a figure come quella di Endrizzi, e ai tanti che li hanno assecondati: imprenditori arraffoni, banche senza scrupoli, politici e amministratori locali miopi se non corrotti“.

La morte di Endrizzi non significa comunque automaticamente la fine del progetto Veneto City, sottolinea il comitato. Infatti la variante urbanistica scaturita dall’accordo di programma approvato con Decreto del Presidente Luca Zaia il 31 dicembre 2011 è ancora attiva fino al 2022, ed è prorogabile di altri 10 anni. La Giunta del Veneto, rispondendo interrogazione consiliare suggerita da Opzione Zero al gruppo del Movimento 5 Stelle, ha dichiarato solo pochi mesi fa di essere pronta a prorogare l’accordo. I Comuni di Dolo e Pianiga e la Città Metropolitana non hanno preso alcuna iniziativa contraria e dunque di fatto sembrano tutt’ora confermare il loro interesse per l’operazione. Posizioni che il comitato giudica gravi dal punto di vista politico ed irresponsabili dal punto di vista amministrativo. “Gli Enti pubblici coinvolti nell’affare possono annullare l’accordo di programma in ogni momento – dichiarano da Opzione Zero – perché come abbiamo avuto modo di dimostrare all’Amministrazione comunale di Dolo la società proponente è inadempiente per non aver rispettato in modo esaustivo e nei termini previsti tutta la documentazione relativa ai Piani Urbanistici Attuativi. Inoltre è chiaro che non essendo stata avviata alcuna opera a oltre 5 anni di distanza dall’approvazione dell’accordo di programma, il presupposto della pubblica utilità, della indifferibilità ed urgenza che caratterizza questo genere di procedimenti è di fatto venuto a mancare. Se questi Enti continuano a non esercitare il loro diritto-dovere di far rispettare i termini dell’accordo, allora si assumono la responsabilità di far sopravvivere ad ogni costo questo progetto mostruoso, addirittura oltre la morte del suo ideatore. Per quanto ci riguarda continuiamo a monitorare da vicino l’evolversi della situazione e siamo pronti ad intervenire per bloccare qualsiasi tentativo di colpo di mano”.

 

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Comunicato Stampa Opzione Zero 18 ottobre 2017

 

Consumo di suolo, aumento del traffico, rischio idraulico, danni al paesaggio e alla rete ecologica: questi i principali impatti.

L’Amministrazione di Dolo “svende” il territorio e si rimangia le promesse elettorali.

 

“Si tratta di una “porcata”, non ha mezzi termini il comitato Opzione Zero per definire la proposta di accordo di programma che consentirebbe la costruzione di un nuovo centro commerciale a ovest di Dolo in cambio della rotatoria tra la SR 11 e via Torre.

E’ la solita politica che sacrifica il territorio in cambio di opere pubbliche, la stessa logica che ha ridotto il Veneto a una colata di cemento e di asfalto. Eppure era stato lo stesso Sindaco Alberto Polo a schierarsi apertamente contro il consumo di suolo in campagna elettorale; una promessa come tante evidentemente.

Apparentemente la variante urbanistica sembra non modificare l’estensione della superficie edificabile, limitandosi al solo cambio di destinazione d’uso da ricettivo a commerciale per 1900mq. Ma analizzando meglio le carte si scopre una verità diversa. Prima di tutto va detto che questo eventuale Accordo di Programma avrebbe l’effetto immediato di rimettere in moto un’operazione mai conclusa, e che diversamente non avrebbe alcun futuro come ammesso dagli stessi proponenti.

In secondo luogo con il cambio delle tipologie edilizie consentite (da villette a condomini), oltre ad un aumento di cubatura, ci sarà anche un considerevole aumento degli standard urbanistici, in particolare dei parcheggi. Infine la superficie occupata dall’edificio storico che avrebbe dovuto essere ristrutturato a scopi ricettivi e che invece verrà definitivamente abbandonato, sarà spalmata sull’area libera per fare nuovi fabbricati. Risultato: i 13.000mq di superficie a verde inizialmente previsti vengono ridotti drasticamente, e per giunta destinati quasi totalmente alla creazione di bacini di laminazione.

L’aumento reale del consumo di suolo causato da questa variante è incontestabile, e ad aggravare la situazione ci sono anche altri fattori: la vicinanza con il contesto del Naviglio e il rischio idraulico. Non secondaria è poi la funzione ecologica svolta da quest’area che costituisce una connessione tra due importanti corridoi ecologici il Brenta e il Rio Serraglio e che evidentemente sarebbe del tutto compromessa.

Infine è certo che la realizzazione di una struttura di vendita di medie dimensioni come quella in questione non potrà che portare ad un consistente incremento del traffico, e dunque anche dell’inquinamento atmosferico. Una palese contraddizione rispetto ai propositi dell’amministrazione che con la nuova rotatoria afferma di voler fluidificare il traffico.

Se questo è il vero obiettivo, Sindaco e Giunta dovrebbero trovare il coraggio di aprire una vertenza con Veneto Strade affinché rispetti gli accordi presi e realizzi finalmente la rotonda promessa. La presunta mancanza di soldi è solo un falso problema visto che la Giunta Regionale guidata da Luca Zaia solo pochi mesi fa ha trovato ben 300 milioni di euro per tenere in piedi il disastroso progetto della Pedemontana veneta. “Svendere” ancora una volta il territorio è una scelta vergognosa e inaccettabile; una scelta contro la quale Opzione Zero si attiverà con tutti gli strumenti a disposizione.

 

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SI PUO’ FARE Festival delle economie e delle relazioni solidali Mira da venerdì 29 settembre – domenica 1 ottobre 2017

Terra e Alimentazione – energia e abitare – mobilità e territorio – lavoro ed economia – consumo e riuso

è un luogo di incontro

tra associazioni, imprese, artigiani, agricoltori che lavorano pensando alla sostenibilità ambientale e al benessere sociale

è una occasione

per conoscere attività economiche all’avanguardia e virtuose, capaci di migliorare la qualità delle relazioni umane

è un appuntamento

per scambiare idee, progetti, semi di speranza in un futuro più solidale e in armonia con la natura

 

Opzione Zero sarà presente con un proprio stand e in due iniziative:

– Ore 15.00 presentazione libro “Quelli delle cause vinte – manuale di difesa dei “beni comuni”, a cura dell’Ecoistituto del Veneto

– Ore 15.00: Piantiamola: presentazione del progetto di riforestazione del territorio della Riviera del Brenta, a cura del Comitato Opzione Zero

 

CLICCARE QUI PER LEGGERE IL PROGRAMMA COMPLETO

 

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Il Comitato No Grandi Navi invita alle giornate europee dei movimenti per la difesa dei territori.

21 / 7 / 2017

Venezia è, da oltre mille anni, città simbolo dell’equilibrio tra uomo e natura, la sua magia origina e vive nella e della straordinaria compenetrazione di artificio e natura, pietra e acqua, città e Laguna.

Questo fragile equilibrio è seriamente minacciato dalla macchina del turismo di massa, di cui le grandi navi da crociera sono una delle peggiori espressioni: navi fuori scala, inquinanti, pericolose per l’incolumità di una città patrimonio Unesco, simboli galleggianti dell’arroganza delle multinazionali e della corruzione di una classe politica piegata alla difesa dei profitti privati a scapito del bene comune.

Ma Venezia è viva, contrariamente a ciò che vorrebbero le compagnie croceristiche, il ministro dei trasporti Del Rio, l’autorità portuale e il sindaco Brugnaro.

Da molti anni la città, grazie al Comitato No Grandi Navi, combatte contro il passaggio nella Laguna -e si sottolinea nella Laguna- di questi mostri e contro l’ipotesi di scavo in questa di nuovi canali (immaginate la costruzione di un’autostrada in una riserva naturale).

Il caos istituzionale è totale! In questi ultimi anni sono stati presentati diversi progetti che il Comitato ha contrastato in tutti i modi e che sono stati bocciati dalla commissione VIA (Valutazione Impatto Ambientale). Nonostante questo il ministro dei trasporti, l’autorità portuale e il sindaco insistono nella presentazione di due progetti, ipotesi assurde e devastanti volte a mantenere le grandi navi da crociera dentro la Laguna: il progetto del Canale Vittorio Emanuele che prevede di scavare fino a raddoppiare larghezza e profondità di un vecchio canale del 1925 -abbandonato da più di 30 anni- per far arrivare le navi da crociera, ancora una volta, all’interno della città, ed il progetto di nuovi approdi per le grandi navi da crociera nell’area industriale di Porto Marghera. V’è poi l’ipotesi di una soluzione mista tra le due sopra descritte.

Ambedue i progetti comporterebbero lo scavo di oltre sei milioni di metri cubi di fanghi inquinati ed inquinanti, il rischio di incidenti chimici con il passaggio delle navi da crociera in zone (l’area industriale di Porto Marghera) sottoposte ai piani di Protezione Civile e alle Direttive Seveso.

Ambedue i progetti interferiscono in maniera negativa con le attività produttive e le attività portuali commerciali presenti a Porto Marghera e nel Canale Malamocco –Marghera.

Ambedue i progetti erano stati presentati in passato e furono travolti da una marea di pareri tecnici negativi da parte di diversi enti ed istituzioni.

Ambedue i progetti innescheranno nuovi effetti devastanti nel delicatissimo ecosistema lagunare.

Il comitato si opporrà con tutte le sue forze a queste ennesime vergogne e come sempre dirà: fuori le grandi navi da crociera dalla Laguna!!

La nostra Laguna è stata già coinvolta in un’altra grande opera inutile e devastante che, per di più, ha creato un vortice infinito di tangenti e corruzione: il sistema MOSE!

Venezia è una città unica, certo, ma è al contempo un simbolo globale.

Vorremmo che la nostra città divenisse per due giorni la cassa di risonanza di tutte quelle lotte che oggi, in Italia e in Europa, sono condotte per la difesa dei territori, per la giustizia ambientale e per la democrazia decisionale.

Non mancano certo le opere inutili e dannose, ma non mancano nemmeno meravigliosi esempi di resistenza: ci si batte contro linee ferroviarie ad alta velocità, la costruzione di aeroporti, le trivellazioni e le industrie del petrolio, contro l’inquinamento del suolo, dell’aria, dell’acqua, contro la cementificazione del territorio, l’uso speculativo di terremoti e altre catastrofi, l’estrazione del carbone e l’industria mineraria e molto altro ancora. Ci si batte, quindi, di fatto, anche per un modello di sviluppo che tenga conto della giustizia climatica e per un’idea diversa di società, basata sul rispetto della volontà di chi abita i territori e non sul soddisfacimento degli appetiti di chi li vuole sfruttare a costo di distruggerli per profitto o calcolo politico.

Il 18 giugno abbiamo indetto un referendum popolare autogestito che in nove ore ha visto la partecipazione di oltre 18.105 persone: un successo clamoroso di cui hanno parlato tutti i media nazionali ed internazionali come esempio di democrazia diretta dal basso! 17.874 persone hanno votato SI all’estromissione delle grandi navi da crociera dalla Laguna e al divieto di nuovi scavi in Laguna.

Il 23 e il 24 settembre vi aspettiamo dunque a Venezia per incontrarci, per confrontarci, per costruire una strategia comune, per agire, perché da qui può partire un nuovo ciclo europeo di lotte.

 

PROGRAMMA

23 settembre 2017

  1. 15.00: S.a.L.E. Docks – Magazzini del Sale: Workshop e assemblea plenaria.
  2. 20.00: Cena Sociale

 

24 settembre 2017

  1. 15.00: Zattere – Rive e Canale della Giudecca

Action Day! Manifestazione in acqua e sulle rive

Blocchiamo le grandi navi! Chiediamo giustizia ambientale per tutti i territori d’Europa!

Alle Zattere ci saranno punti ristoro, punti informativi con magliette, bandiere e altro materiale – inoltre ci sarà  live music con Cisco e altri.

A seguire: live music alle Zattere con Cisco e altri ospiti.

 

COMITATO NO GRANDI NAVI – LAGUNA BENE COMUNE

Per adesioni scrivere all’ indirizzo e- mail :  nobigship@gmail.com

 

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COMUNICATO STAMPA Opzione Zero 22 aprile 2017

Cogeneratore di Giare: Opzione Zero in azione con i cittadini di Giare

Si è svolto questa mattina in via primo maggio a Giare un flashmob per denunciare una situazione di grave inquinamento da smog. A promuovere l’iniziativa il Comitato Opzione Zero e l’associazione Hilarius insieme a numerosi abitanti della zona.

Il problema è dato da un cogeneratore a biomassa installato da alcuni anni proprio a ridosso delle abitazioni e da poco entrato in funzione, seppure non in maniera continuativa.

Gli abitanti denunciano puzza, nuvole di smog e rumore, tanto che quando il motore diesel è in funzione gli stessi devono barricarsi in casa. A nulla sono valse le poteste e la petizione presentata in Comune a Mira ancora 2 anni fa.

Eppure, dalla documentazione raccolta da alcuni cittadini, è più che evidente come questo impianto sia di fatto fuori norma se no addirittura abusivo.

La storia nasce nel 2010, quando la società S.B. Energy srl con sede a Mestre presenta il progetto per ‘installazione di un cogeneratore a olio vegetale e animale per produrre energia elettrica e termica in zona Giare. Apparentemente l’obiettivo sembrerebbe lodevole: ridurre le emissioni di CO2 fossile grazie alla combustione di biomassa. Ma in realtà è chiaro fin da subito che gli intenti di S.B. Energy sono solo speculativi, cioè finalizzati a fare business grazie alle agevolazioni e ai contributi europei e nazionali destinati alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. L’impianto infatti produce e recupera solo energia elettrica, mentre delle tubazioni per il teleriscaldamento delle abitazioni e degli edifici circostanti non c’è alcuna traccia; senza contare poi che l’approvvigionamento di combustibile avviene tramite camion sembra di provenienza slovena, con buona pace della riduzione degli impatti ambientali. Non bastasse il fumo nero e denso che si si sprigiona ogni volta che l’impianto viene acceso, c’è da considerare che lo stesso sorge in area sottoposta a vincolo ambientale dal PALAV (art. 21/a), cioè in un’area in cui sono vietati la costruzione di nuovi edifici, di impianti e di infrastrutture. Fuori controllo sono poi le emissione, sia quelle gassose che quelle sonore, sembra mai monitorate da ARPAV.

Per il Comitato Opzione Zero il quadro è chiaro: “Il ragionamento sulla riduzione dei gas serra qui non ci entra per nulla; non siamo di fronte ad un impianto pensato per ottimizzare il ciclo produttivo di un’azienda, ma a una operazione puramente speculativa che altro non fa che aumentare lo smog. Il Comune di Mira, l’ente che ha autorizzato il progetto, aveva tutti gli elementi per bloccare questo cogeneratore, e ha tutt’ora la possibilità di chiuderlo e di farlo smantellare. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensano il Sindaco uscente e i nuovi candidati, visto che tra poco qui si vota. Noi siamo decisi a supportare i residenti in questa protesta perchè ne va della salute di molte persone e della tutela del territorio. Nelle prossime settimane incontreremo i nostri avvocati insieme ai residenti per intraprendere anche delle azioni legali. Siamo sicuri che riusciremo a far chiudere il cogeneratore”.

 

NON È QUESTA LA V.I.A.! – AGISCI IN 2 MINUTI

Posted by Opzione Zero in Comunicati Stampa, Rassegna stampa | 0 Comments

11

apr

2017

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Sta partendo in queste ore la campagna di pressione per respingere una pericolosissima riforma della normativa sulla valutazione di impatto ambientale. Un vero e proprio colpo di mano per togliere ogni appiglio per contrastare le grandi opere in fase preventiva, così come abbiamo fatto noi nel nostro territorio raggiungendo importanti risultati. Sul sito del Forum Acqua pubblica puoi trovare tutti gli approfondimenti su questo problema.

Vi chiediamo di spendere pochi minuti per spedire la mail sottostante e divulgare l’iniziativa ai vostri contatti.

 

ATTENZIONE: il numero di mail spedibili dalla casella di posta GMAIL (google) in un giorno è al massimo 500. Gli indirizzi sono 939. Per aggirare il problema invia 2 mail a distanza di 24 ore una dall’altra.   In questo link trovi le mail dei destinatari suddivisi in 2 gruppi.

Per chi usa LIBERO.IT (o altri account) che impediscono di inviare più di 100 mail contemporaneamente, può inviare 10 mail usando le seguenti liste presenti in questo link

 

PER INVIARE LA MAIL ESEGUIRE LE SEGUENTI OPERAZIONI:

1. Copia il testo della mail da inviare ai deputati che trovi sotto e incollalo su un nuovo messaggio mail da inviare;

2. Scrivi il titolo della mail su Oggetto (esempio:  Grandi opere, ambiente e salute, NON È QUESTA LA V.I.A.!    );

3. Copia e incolla gli indirizzi mail sul campo dei destinatari (preferibilmente nel campo Ccn)

4. Invia

 

TESTO DELLA MAIL DA COPIARE E INVIARE

 

Egregio Parlamentare, spett.le Regione, Spett.le Provincia Autonoma,

ho appreso della proposta del Governo sulla nuova procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, con un Decreto che, se approvato, costituirebbe lo stravolgimento della Direttiva Comunitaria 2014/52/UE. Il Governo vuole zittire i cittadini quando le norme internazionali promuovono un costante coinvolgimento di noi cittadini e degli enti locali alle scelte che riguardano l’ambiente, i nostri territori e la nostra salute.

Voglio esprimere la più profonda amarezza ed indignazione per i contenuti del tutto inaccettabili della proposta di Decreto; si guarda con evidente fastidio alla partecipazione dei cittadini, come dimostra la superficialità con cui viene trattata l’inchiesta pubblica, e viene alterato anche il rapporto tra Stato centrale e regioni. Enti locali e cittadini addirittura perdono del tutto la possibilità di intervenire per ben 90 categorie progettuali, dagli impianti estrattivi a quelli dei rifiuti, passando per una moltitudine di altre tipologie di opere. Ci aspettiamo meritocrazia e, invece, il Decreto prevede specificatamente che i membri della Commissione VIA nazionale siano esclusi da procedure di selezione con la comparazione dei curricula come invece prevede la nostra Costituzione.

Un provvedimento che, introducendo addirittura la V.I.A. “a sanatoria” e “postuma”, è foriero di corruzione per i vantaggi che offre ai funzionari pubblici infedeli e ai privati meno attenti, a chi vuole sfruttare l’ambiente illecitamente e abusivamente mettendo a rischio la salute delle persone e la qualità del territorio.

Noi cittadini vogliamo poter esprimere la nostra posizione sulle decisioni che ci riguardano, come dimostra l’enorme partecipazione al Referendum costituzionale dello 4 dicembre 2016. Quel giorno è stato detto un chiaro “No” anche alla modifica dell’Art.117 che mirava ad un ulteriore accentramento sul Governo centrale dei poteri e delle competenze. Questo decreto non prende atto della lezione data dai cittadini e persegue gli stessi obiettivi di quella riforma bocciata.

Per questo chiedo un Suo intervento affinchè siano accolte le numerose proposte di modifica del testo presentate da decine di associazioni e comitati da tutta Italia.

In fede,

 

Le migrazioni sono frutto di guerre e sfruttamento, ma anche della devstazione ambientale, della deforestazione e dei cambiamenti climatici. Sono uno dei tanti segnali che così come stiamo procedendo proprio non va. Pensare di risolvere questi problemi alzando muri è illusorio, oltre che disumano.

Il Comitato Opzione Zero aderisce alla manifestazione IN MARCIA PER L’UMANITA’ in programma a Venezia domenica 19 marzo e invita tutti a partecipare.

Di seguito l’appello dei promotori con i dettagli dell’iniziativa.

 

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Domenica 19 marzo a Venezia: in marcia per l’umanità

Una giornata per dare corpo e parola a chi non accetta in Veneto e ovunque un presente di odio e barbarie

Domenica 19 marzo piazzale della Stazione Santa Lucia di Venezia alle ore 14.00.

L’appuntamento si concluderà con un happening finale in Campo Sant’Angelo.

Nell’agosto del 2015 siamo partiti da NordEst diretti verso l’Ungheria dove stava ricomparendo il primo dei tanti muri materiali eretti per bloccare il flusso di migranti in fuga dai propri paesi. Dal quel viaggio ha preso il via la campagna #Overthefortress: in tante e tanti, da tutta Italia, abbiamo percorso la rotta dei Balcani; da Vienna passando per Idomeni fino alle isole greche abbiamo conosciuto e narrato direttamente la realtà, guardato negli occhi e stretto la mano a migliaia di donne, uomini, bambini, anziani in cammino.

Ci siamo mescolati a loro e ascoltato le tante ragioni che li muovono in questo disperato viaggio; abbiamo compreso i loro bisogni e desideri, messo in campo azioni concrete di supporto nel campo di Idomeni. Siamo stati sui confini chiusi dell’Europa Fortezza, come Calais e il Brennero, per poi ritornare nei campi di Salonicco e ripartire in un viaggio di inchiesta attraverso il Sud Italia, sulla rotta del Mediterraneo centrale. Abbiamo visitato centri di “accoglienza” inumani, ghetti fatti di baracche dove i migranti sono iper-sfruttati incontrando anche un’incredibile ricchezza di iniziative di buona accoglienza e solidarietà nati dalla cooperazione sociale tra “italiani” e “migranti”.

I confini che discriminano e respingono però non sono solo quelli distanti centinaia di chilometri da noi. Li troviamo eretti e tangibili anche dentro i nostri territori. Sono visibili nei centri d’accoglienza isolati e disumani, sono fatti di rifiuto, di violenza e di razzismo diffuso nelle nostre società. Si materializzano in quei comitati anti-profughi cavalcati dalla destra xenofoba e, in molti territori, trovano la complicità delle amministrazioni comunali che, rifiutandosi di accogliere, rendono impossibile lo svuotamento delle strutture sovraffollate.

Altri muri materiali ed immateriali stanno per essere eretti: sono quelli del Governo Gentiloni che vuole riaprire un CIE in ogni regione, aumentare i rimpatri forzati tramite gli accordi bilaterali con i paesi di origine dei migranti e contrarre ulteriormente il diritto d’asilo togliendo la possibilità di ricorrere in appello per il richiedente protezione internazionale. Con queste proposte il Governo italiano si pone nel solco delle politiche europee che hanno imposto l’”approccio Hotspot” e l’identificazione forzata dei migranti nel Paese comunitario di ingresso, e che hanno prodotto il vergognoso accordo UE-Turchia del 18 marzo 2016 con cui si assegna alla Turchia, in cambio di 6 miliardi di Euro, il ruolo di gendarme d’Europa. Nel frattempo però si chiudono cinicamente gli occhi di fronte ai morti nel Mediterraneo: in 13 mesi sono più 5.000 le vittime dell’assenza di canali umanitari sicuri!

Queste politiche di chiusura e contrazione totale dei diritti fondamentali, di fatto, legittimano un clima di intolleranza e odio che si manifesta in tutto il Paese.

In particolare il Veneto è diventato un caso nazionale: centri indecenti nei quali sono ammassate le persone, presidi fissi contro l’accoglienza, striscioni che promettono “l’’inferno ai profughi”, attentati incendiari contro le strutture ricettive, il rifiuto di ben 250 Sindaci ad accogliere i richiedenti asilo, comitati di cittadini persino contro la micro-accoglienza, ignobili istigazioni al suicidio.

In Veneto si sta superando il confine invalicabile tra umanità e barbarie.

Dobbiamo reagire di fronte alla violenza dei gesti e delle parole, alla guerra verso i migranti che rende più aridi i nostri territori. Non limitiamoci allo sdegno personale ma rendiamo visibile la solidarietà e quel tessuto sociale ricco di cittadini, associazioni, enti, operatori che lavorano quotidianamente per l’accoglienza e il rispetto dei diritti.

Per questo, proprio a partire dal Veneto, raccogliamo l’appello internazionale promosso dall’Hotel City di Plaza di Atene che invita alla mobilitazione sabato 18 marzo in occasione dell’anniversario dell’accordo UE-Turchia. Crediamo che domenica 19 marzo possa essere l’occasione per dare corpo e parola al Veneto che accoglie, come la Marcia dei 1.000 piedi sul Montello ci ha dimostrato.

Costruiamo una grande giornata di incontro e di mobilitazione regionale per i diritti dei migranti e per esigere una buona accoglienza diffusa.

Facciamolo tutti assieme, costruendo assemblee e momenti di confronto aperti e plurali in tutte le città, percorsi veri e partecipati con le tante persone che credono sia possibile costruire una società dove l’umanità prevale sulla barbarie.

Il 19 marzo a Venezia è una sfida: la possibilità di aprire uno spazio pubblico in cui tante e tanti si possano riconoscere, per chi crede che sia possibile costruire una società dove l’umanità prevale sulla barbarie. La vinceremo solo se riusciremo a portare altri a marciare con noi, al nostro fianco, side by side.

Campagna #overthefortress

 

 

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