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Care e cari, finalmente siamo online con il nostro nuovo sito dedicato al progetto Piantiamola https://piantiamola.site/ . Una piattaforma snella dove potete trovare tutte le notizie, i dettagli degli impianti, la storia nostra e del progetto e la timeline delle iniziative. Abbiamo scelto i colori della terra e della natura e il fondo scuro assicura un risparmio di energia ed emissioni… è bellissimo, visitatelo!

Il nuovo sito è anche il punto di riferimento per sostenerci e siamo onorati di lanciarlo proprio oggi: Piantiamola è un progetto che si è aggiudicato la fiducia di Patagonia che, attraverso la piattaforma Action Works e fino a fine anno, raddoppierà ogni euro che donerete: donando 10€ Patagonia ne metterà altri 10€ per sostenere la nostra organizzazione!
Per tutto il mese il link per donare è attraverso Patagonia Action Works: https://eu.patagonia.com/gb/en/actionworks/grantees/comitato-opzione-zero-aps/

Anche piccoli contributi se uniti possono diventare immensamente importanti e potete darci davvero una mano concreta per aumentare l’incisività delle nostre azioni di contrasto alle cause della crisi climatica e di mitigazione degli effetti che gli impatti possono avere sul nostro territorio. Grazie!

 

PIANTIAMOLA – quarto intervento 2019

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PIANTIAMOLA – quarto intervento 2019

Domenica 8 dicembre quarto intervento di piantumazione del 2019

 

Appuntamento ore 9.00 in via Carlo Carraretto nei pressi del civico 49 a Rivale di Pianiga presso il terreno di Alessandro Tassetto ( Clicca qui per visualizzare in google maps)

Finalmente il meteo ci concede una tregua e subito approfittiamo per concludere gli interventi di riforestazione del 2019 recuperando l’evento rinviato lo scorso 10 novembre. Realizzeremo una macchia boscata di 2500mq mettendo a dimora circa 300 piantine forestali. Un azione concreta per riforestare un altro pezzo di territorio e contribuire a contrastare i cambiamenti climatici.

Per facilitare l’organizzazione vi chiediamo di comunicare la partecipazione scrivendo una mail a info@opzionezero.org

ISTRUZIONI: munirsi di abbigliamento adeguato, di vanghetto e di guanti da lavoro. Le operazioni di messa a dimora delle piantine proseguiranno ad oltranza fino al termine dell’intervento. In caso di pioggia rimanderemo alla prima data utile.

L’intervento di domenica 8 sarà inoltre il nostro modo di contribuire alla giornata di mobilitazione diffusa nei territori indetta dalla rete dei comitati italiani contro la devastazione e il saccheggio dei territori e per la giustizia climatica. Una giornata che vedrà tanti comitati dal nord al sud impegnati in manifestazioni e iniziative in concomitanza con il vertice mondiale sul clima COP 25 in corso a Madrid in questi giorni. A proposito dell’emergenza climatica consigliamo la lettura di questo articolo: https://comune-info.net/la-situazione-precipita/

 

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PIANTIAMOLA è un progetto permanente di riforestazione del nostro territorio, la Riviera del Brenta. Partito a fine 2017, oggi, grazie all’impegno di tanti sostenitori, volontari e attivisti e alla disponibilità di piccole aziende bio, abbiamo realizzato 5 interventi nei Comuni di Dolo, Vigonovo, Camponogara e Mira per un totale di 1665 piantine forestali messe a dimora, che andranno a ricostituire 12 fasce tampone e 4 macchie boscate.

PIANTIAMOLA è un’iniziativa concreta, locale, efficace per mitigare i cambiamenti climatici causati dalle emissioni antropiche di CO2 e di altri gas serra. Ripristinare queste aree significa anche contrastare gli inquinanti atmosferici, contribuire all’abbassamento delle temperature al suolo, migliorare la tenuta idrogeologica del territorio, favorire la biodiversità, proteggere la salute.

Prendersi cura della ‘casa’ in cui abitiamo, la Terra, è un dovere che spetta a ciascuno di noi. Modificare i propri comportamenti e stili di vita per renderci più sostenibili è necessario ma è davvero importante partecipare alle iniziative collettive per riunirci e costruire insieme alternative e beni comuni. Lavorare assieme significa rinsaldare i legami di comunità e ricavare spazi benefici di convivialità… perché le azioni collettive sono anche un’occasione per divertirsi!

E se desiderate contribuire potete farlo così:

– con una donazione (anche piccola) con bonifico bancario all’IBAN IT64L0359901899050188525842 specificando la causale “Sostegno al progetto Piantiamola”

– mettendo a disposizione un terreno o segnalandone a info@opzionezero.org

 

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COMUNICATO STAMPA OPZIONE ZERO 12/11/19

Orte-Mestre revival: un nuovo avvistamento

Come per il mostro di Loch Ness, che periodicamente torna alla ribalta delle cronache, in questi giorni ha rifatto capolino il mitologico progetto della Orte-Mestre (nota in Veneto come Nuova Romea Commerciale).

Ne dà notizia un articolo del Corriere del Veneto del 9 novembre scorso, secondo il quale la Regione Veneto e l’ANAS sarebbero in pressing al MIT per la versione “ridotta”, ribattezzata “Cesena-Mestre”. E sembra si stia valutando anche un nuovo tracciato, più interno, con passaggio in tunnel nel cuore della Riviera del Brenta e innesto a Roncoduro.

Una desolante riproposizione che fa leva, oltretutto, sulla solita bugiarda preoccupazione per la sicurezza dell’attuale Romea che continua ad essere pericolosa perché da decenni gli stessi decisori politici tardano volutamente a imporsi per la sua definitiva messa in sicurezza, con opere precise e puntuali e deviando il traffico pesante sulle direttrici già esistenti delle A4 e A13, come hanno sempre chiesto i territori e gli abitanti, e completando il raccordo Ferrara – Ravenna nel tratto tra Argenta – Alfonsine – Ravenna.

Il progetto Orte-Mestre, soprattutto nel previsto tratto di nuova costruzione Cesena-Mestre, si è sempre dimostrato insostenibile da ogni punto di vista, da quello economico-finanziario a quello ambientale, con impatti che adesso ancora di più sarebbero incalcolabili, dato lo stato disastroso dei nostri territori (il Veneto nel frattempo è balzato al primo posto in Italia come consumo di suolo).

Impatti talmente macroscopici e assurdi che hanno coalizzato in 5 regioni comitati, associazioni di categoria e amministrazioni locali con atti di mobilitazione civile e documenti formali di rigetto totale dell’opera “né qui né altrove”, culminati nel 2014 con la Conferenza dei Sindaci della Riviera unanime nel dirsi indisponibile a negoziazioni e nel respingere l’intero progetto.

Siamo, tutti, prontissimi a rimettere mano alle carte, a fare e rifare le pulci ai numeri e alle norme, e a dimostrare ancora una volta con i dati l’assurdità di questo ridicolo revival, peraltro molto prevedibile: sappiamo che l’intento del progetto originario puntava sulla nuova tratta Cesena-Mestre dove si possono fare più affari, che i nuovi scenari politici attuali avrebbero rinfocolato gli appetiti, che avrebbero pensato alla vecchia tattica di lasciare languire la Nuova Romea per un po’, giocando sulla smemoratezza italica (gli scandali e le manette che hanno investito il sistema Veneto delle grandi opere, ad esempio), confidando sull’indebolimento degli oppositori. Ma si sbagliano, l’esasperazione sui territori è alle stelle.

In tempi di conclamata emergenza climatica e di conseguenti eventi estremi, sempre più intensi e frequenti, la pensata è quella di riesumare un ulteriore taglio trasversale dell’idrografia principale del Veneto con un’altra barriera di asfalto. Anziché pensare alle urgenti mitigazioni, a pianificare diffusamente le necessarie opere di adattamento, l’idea è quella di aggravare le condizioni di vulnerabilità di territori e comunità.

Le numerose campagne che Opzione Zero, assieme alla Rete Nazionale Stop Or-Me, ha condotto per dieci anni contro il progetto monstre, sono pronte a riprendere con inedita forza di fronte alla proditoria e inutile gerontofilia infrastrutturale di vecchi e nuovi boiardi dell’asfalto. Confidiamo che, ora come allora, tutte le amministrazioni locali, specialmente quelle della Riviera e del Veneto, abbiano il coraggio di ribadire una posizione netta di rigetto dell’autostrada.

 

RINVIO INTERVENTO PIANTIAMOLA DEL 10 NOVEMBRE

L’intervento di riforestazione previsto per domenica 10 novembre 2019 a Rivale di Pianiga è stato spostato a data da definire.

La pioggia abbondante di questi giorni sta rendendo impraticabile il terreno, tanto da non permettere la messa a dimora delle piantine forestali.

E’ nostra intenzione realizzare questo impianto prima della fine dell’anno, ma ovviamente dobbiamo fare i conti con le condizioni meteo-climatiche.

Rimanete in contatto con noi sulla pagine Facebook di Piantiamola e sui canali di Opzione Zero per essere aggiornati sul prossimo appuntamento.

 

 

 

 

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PIANTIAMOLA – terzo intervento 2019

Domenica 10 novembre terzo intervento di piantumazione del 2019

Appuntamento ore 9.00 in via Carlo Carraretto 20 a Rivale di Pianiga presso il terreno di Alessandro Tassetto. link

Realizzeremo un altro boschetto di 2500mq mettendo a dimora circa 300 piantine forestali.

Un azione concreta per riforestare un altro pezzo di territorio e contrastare i cambiamenti climatici.

Per facilitare l’organizzazione ti chiediamo di comunicare la tua partecipazione scrivendo una mail a info@opzionezero.org

 

ISTRUZIONI

Munirsi di abbigliamento adeguato, di vanghetto da giardinaggio e di guanti da lavoro. Le operazioni di messa a dimora delle piantine proseguiranno ad oltranza fino al termine dell’intervento. In caso di pioggia rimanderemo alla prima data utile.

 

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PIANTIAMOLA è un progetto permanente di riforestazione del nostro territorio, la Riviera del Brenta. Partito a fine 2017, oggi, grazie all’impegno di tanti sostenitori, volontari e attivisti e alla disponibilità di piccole aziende bio, abbiamo realizzato 5 interventi nei Comuni di Dolo, Vigonovo, Camponogara e Mira per un totale di 1665 piantine forestali messe a dimora, che andranno a ricostituire 12 fasce tampone e 4 macchie boscate

PIANTIAMOLA è un’iniziativa concreta, locale, efficace per mitigare i cambiamenti climatici causati dalle emissioni antropiche di CO2 e di altri gas serra. Ripristinare queste aree significa anche contrastare gli inquinanti atmosferici, contribuire all’abbassamento delle temperature al suolo, migliorare la tenuta idrogeologica del territorio, favorire la biodiversità, proteggere la salute.

Prendersi cura della ‘casa’ in cui abitiamo, la Terra, è un dovere che spetta a ciascuno di noi. Modificare i propri comportamenti e stili di vita per renderci più sostenibili è necessario ma è davvero importante partecipare alle iniziative collettive per riunirci e costruire insieme alternative e beni comuni. Lavorare assieme significa rinsaldare i legami di comunità e ricavare spazi benefici di convivialità… perché le azioni collettive sono anche un’occasione per divertirsi!

E se desiderate contribuire potete farlo così:

– con una donazione (anche piccola) con bonifico bancario all’IBAN IT64L0359901899050188525842 specificando la causale “Sostegno al progetto Piantiamola”

– mettendo a disposizione un terreno o segnalandone a info@opzionezero.org

 

globalclimatestrike

 

Il 27 settembre 2019 è indetto lo sciopero generale di 8 ore contro i cambiamenti climatici e per la tutela dell’ambiente e della salute. Tante le manifestazioni programmate in Italia, in Europa e nel mondo.

Opzione Zero aderisce e e partecipa alla manifestazione promossa dai giovani di Fridays For Future a Venezia. Appuntamento ore 08.30 presso la Stazione dei treni Santa Lucia

 

#globalclimatestrike #opzionezero #climatestrikevenice

27 settembre – global strike for climate 3 a Venezia

 

Venerdì 27 settembre il movimento dei giovani di Friday for Future ha indetto il terzo sciopero mondiale climatico. Nel nostro Paese le sigle sindacali USB, USI e Cobas hanno aderito alla giornata di mobilitazione proclamando lo sciopero generale di 8 ore (ad esclusione del settore trasporti), dunque anche per i lavoratori sarà possibile partecipare.

In piazza ci saranno anche i comitati e i tanti movimenti che si battono contro le grandi opere, la cementificazione, la devastazione il saccheggio dei territori perché tutte queste vertenze stanno esattamente dentro a una lotta più ampia e generale che vuole mettere in discussione il modello che è la causa dei riscaldamento globale.

Il riscaldamento globale non è una catastrofe del domani ma del presente; gli effetti sono sotto gli occhi di tutti: eventi meteo sempre più estremi e frequenti, desertificazione, innalzamento del livello dei mari, scioglimento dei ghiacci sono solo un assaggio degli sconvolgimenti che potranno accadere nei prossimi decenni. Perché tutto quello che vediamo oggi è la conseguenza di un riscaldamento medio di “solo” 1,1 °C, ma se le cose non cambiano subito la prospettiva al 2100 è di +4-5°C!!

Siamo ancora in tempo per limitare i danni!

Abbiamo la possibilità di invertire la rotta subito prima che sia troppo tardi. Abbiamo le competenze, la tecnologia, le risorse economiche per farlo. Manca solo la volontà politica di cambiare un sistema economico e sociale predatorio ed estrattivista, che mette al primo posto il profitto, l’accumulazione di ricchezza nelle mani di pochissime persone, mentre il resto dell’umanità e il Pianeta intero pagano in termini di guerre, fame, esclusione, devastazioni ambientali, morte.

Mentre la Terra letteralmente brucia, come abbiamo visto in Amazzonia, in Siberia e in Africa, si susseguono i summit mondiali sul clima senza che nessuna vera decisione venga presa.

I Governi italiani, quelli nuovi e quelli vecchi, continuano a spendere belle parole ma in realtà con il Piano Energia e Clima vorrebbero farci credere che, per uscire dall’emergenza climatica, dobbiamo abbandonare il carbone per passare al metano, un gas più pulito certo, ma sempre fossile. Ne è la riprova l’avvio della procedura per convertire la Centrale Enel Palladio di Fusina a turbogas. Siamo nelle mani di folli ed incapaci.

Un cambiamento radicale e urgente può avvenire solo con una forte scossa dal basso.

I giovani di tutto il mondo e le lotte territoriali per la difesa dell’ambiente ci stanno dicendo questo.

Diamoci da fare adesso, mettiamoci in marcia tutti insieme!!

 

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Opzione Zero partecipa e invita a partecipare al Climate Camp organizzato da Comitato No Grandi Navi e da Friday for Future Venezia a Lido di Venezia dal 4 al 8 settembre che avrà come appuntamento più importante la Climate March in programma sabato 7 settembre in occasione della Mostra del Cinema di Venezia.

Qui il programma e tutte le info su climate camp e climate march: https://www.veniceclimatecamp.com/it/

Di seguito articolo su motivazioni della manifestazione.

 

Nel cuore della Mostra del Cinema, nel cuore del sistema: dichiariamo dal basso l’emergenza climatica.

Sabato 7 settembre la Climate March al Lido di Venezia.

7 / 8 / 2019

Avviato il countdown, mancano esattamente trenta giorni alla Climate March. Sabato 7 settembre entrerà nel cuore della Mostra del Cinema di Venezia quella rivendicazione che le nuove generazioni di tutto il mondo hanno riportato in primo piano oltre lo scetticismo, l’arrendevolezza, quanto non la vera e propria complicità di chi le ha precedute. Una marcia per la giustizia climatica.

Quando si parla di clima, c’è uno slogan a cui ci si è abituati: “non c’è più tempo”. Ma questa frase non significa “è troppo tardi” ma l’esatto contrario: “bisogna agire subito”.

Agire contro i negazionisti e gli sviluppisti. Contro Trump che ha sancito l’uscita degli Stati Uniti dagli accordi di Parigi (protocolli di per sé insufficienti, certo, ma la scelta politica del presidente a stelle e strisce non lascia adito nemmeno più al dubbio); contro Bolsonaro e le sue politiche di distruzione dell’Amazzonia, cui si aggiunge la licenza d’uccidere gli Indios che la abitano e la preservano; contro Putin che considera “antieconomico” spegnere gli incendi in Siberia, non intervenendo di fronte a una delle più grandi sciagure ambientali della storia; ma anche contro il governo giallo-verde che continua a puntare sui combustibili fossili (TAP e trivellazioni), sulle produzioni devastanti e inquinanti (ILVA), su grandi opere inutili e dannose (a Venezia, ad esempio, si persevera invocando più soldi per il MOSE, un’opera inutile che ha già drenato sei miliardi di euro, gran parte finiti in corruzione).

Le ultime scelte politiche sul TAV hanno dimostrato come sia il governo quanto l’opposizione siano concordi nel mantenere un certo modello di sviluppo. Una classe politica ostaggio dei loro rapporti con i gruppi finanziari che spingono per le grandi opere. Non ci può essere giustizia climatica se non bloccando tutte le grandi opere, soprattutto se superflue.

Quei fondi vanno invece destinati alla messa in sicurezza di un territorio, il nostro, che sta già affrontando i sintomi del cambiamento climatico che spesso si manifestano attraverso l’improvvisa potenza distruttrice del tornado, dell’uragano, della tempesta di grandine. Basta leggere le cronache degli ultimi anni.

I dati ufficiali sul climate change, le scadenze che ci impongono istituzioni altrimenti prudenti come l’ONU, dimostrano che non basterà trasformare i nostri stili di vita (anche se è necessario). Bisognerà soprattutto intraprendere una trasformazione culturale, sociale, economica e del modo di produzione. La versione green del capitalismo non è un’opzione, anche perché spesso sono le compagnie più compromesse con la tragedia climatica a presentarsi come le più avanzate sul versante della sostenibilità: vedi il caso ENI che costruisce bio-raffinerie in Italia, mentre devasta il Delta del Nigere vince, a suon di tangenti, ricchissimi appalti nel continente africano.

Si sa che l’estrattivismo è, dalle origini, uno dei segni sempre rinnovati nel susseguirsi delle accumulazioni capitalistiche e che, storicamente, il prelievo e l’uso dissennato di risorse hanno colpito seguendo divisione di classe, di genere, razza e specie. Anche al giorno d’oggi, i costi della crisi climatica sono scaricati secondo asimmetrie individuabili sugli stessi assi. A pagare sono, nel Sud globale, soprattutto le popolazioni indigene, e tutti i migranti climatici, costretti dall’avanzare delle desertificazioni a spostarsi verso nord. In Occidente sono prevalentemente le zone più povere, o magari quelle con maggiore densità di popolazione non bianca, a subire le scelte della collocazione di discariche, produzioni inquinanti, depositi di rifiuti tossici e così via. Non si comportano forse allo stesso modo le italiche grandi opere, di cui fanno le spese le comunità locali e chi non possiede le risorse per spostarsi altrove e mettersi al sicuro? Ovunque il capitale preda la “natura non umana” (per usare un’espressione di Jason Moore), trattandola come una risorsa a buon mercato, costringendo milioni di esseri viventi (gli animali non umani) a vite infernali, materia prima per un’industria responsabile di un impatto ambientale devastante.

Vanno prese delle contromisure urgenti.

Tra queste contromisure, la prima è dichiarazione d’emergenza climatica. Lo hanno già fatto diverse città in Europa e lo ha fatto il parlamento britannico. Ma cosa vuol dire dichiarare l’emergenza climatica? No, non significa l’applicazione di una legge marziale planetaria, ma vuol dire bloccare le produzioni climalteranti (da quelle collegate a petrolio e gas fino all’industria agricola ed alimentare) garantendo, però, un reddito per i lavoratori che verranno espulsi. Vuol dire indirizzare i finanziamenti pubblici verso la transizione, sottraendoli alle attività legate ai combustibili fossili; vuol dire impostare una decrescita non primitivista, ma favorita dalle tecnologie digitali e dalla potenza degli algoritmi, ora quasi totalmente appannaggio del capitale. Vuol dire per una volta, far pagare la transizione ai ricchi, alle imprese, a chi ha costruito imperi finanziari a spese del clima e della biosfera.

Tutto ciò sarà possibile solo se il grande movimento globale per la giustizia climatica sarà in grado di indicare le proprie priorità e di esprimerle con forza.

La climate march di Venezia, il prossimo 7 settembre, sarà un appuntamento importante in questo percorso globale. Dal Climate Camp, da tutti i territori, è fondamentale portare la richiesta di giustizia climatica fino nel cuore della Mostra del cinema.

 

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Ora basta ! Manifestazione no grandi navi a Venezia.

Andiamoci tutti, andiamoci insieme!

Treno da Mira Mirano ore 15,30 – N treno 20853

Dopo il gravissimo incidente provocato dalla Costa crociere domenica scorsa, il Comitato No Grandi Navi ha indetto una grande e importante manifestazione a Venezia sabato 8 giugno alle ore 16 alle Zattere.

Opzione Zero sarà presente una volta di più e lancia un invito accorato a tutti gli abitanti della Riviera del Brenta a partecipare al corteo, perchè questa situazione non è più tollerabile.

Per anni il comitato No Grandi Navi ha denunciato non solo gli impatti provocati da questi mostri del mare su Venezia e sull’ambiente, ma anche i rischi legati al loro passaggio attraverso la storica Città. Eppure, nonostante il Decreto Clini vieti il loro transito nel Canale della Giudecca, nessuno ha avuto il coraggio di fermarli.

La soluzione da chi come Salvini, Zaia e Brugnaro vorrebbe scavare il canale dei petroli e il canale Vittorio Emanuele sarebbe disastrosa per l’equilibrio lagunare e per la stessa Città di Venezia, senza contare il problema dei fanghi tossici e dei rischi di incidente in zona industriale. Il problema riguarda anche la Riviera del Brenta e in particolare il Comune di Mira che ha più di un terzo del suo territorio costituito da laguna e barene.

Esiste già più di un progetto per spostare le navi alle bocche di porto, uno di questi ha già superato il vaglio della commissione nazionale di valutazione impatto ambientale.

Ma per chi blatera di scavo di nuovi canali il vero obiettivo è lasciare le cose come stanno a tutto vantaggio delle compagnie croceristiche che l’anno scorso hanno realizzato complessivamente ben 14 miliardi di utile.

È ora di dire basta con la speculazione delle compagnie croceristiche, con un turismo esasperato ed esasperante che sta letteralmente consumando una delle Città più belle del mondo.

Per smascherare e sconfiggere ipocrisia e interessi che gravitano intorno a questa partita è necessario e urgente ribadire con una grande mobilitazione popolare che le Grandi Navi devono rimanere fuori dalla Laguna.

Sabato andiamo in tanti a Venezia e andiamoci insieme con il treno delle 15.30 in partenza dalla stazione di Marano.

FUORI LE NAVI DALLA LAGUNA

 

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Anche la società civile italiana verso il deposito di una causa climatica contro lo Stato

Prende il via oggi 5 giugno, in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, la campagna “Giudizio Universale – Invertiamo il processo” che precede il deposito, previsto in autunno, della prima causa legale intentata in Italia contro lo Stato per l’inazione di fronte ai cambiamenti climatici.

Giudizio Universale è una campagna promossa da movimenti, associazioni e centinaia di singoli cittadini, nata per preparare il terreno ad un processo senza precedenti nel nostro paese, che ha l’obiettivo di chiedere ai giudici di condannare lo Stato per la violazione del diritto umano al clima.

Il livello della minaccia rappresentata dagli stravolgimenti climatici e la debolezza delle misure messe in atto dagli Stati destano una crescente preoccupazione nell’opinione pubblica, che si organizza attraverso mobilitazioni sempre più intense a livello internazionale. Il movimento per la giustizia climatica rappresenta oggi uno dei fenomeni più rilevanti sulla scena internazionale, denunciando senza sosta l’immobilismo dei poteri pubblici nella protezione dei diritti umani connessi al clima.

Da questo punto di vista, l’Italia non fa eccezione. Il nostro Paese ha obiettivi di riduzione delle emissioni scarsamente ambiziosi e non in linea con le raccomandazioni espresse dalla comunità scientifica per centrare l’obiettivo di contenere il riscaldamento globale entro la soglia prudenziale dei +1,5 °C.

Serve un deciso cambio di passo per invertire la rotta nei prossimi 11 anni, o gli scompensi climatici porteranno enormi aree del pianeta a subire l’impatto sempre più grave e frequente di fenomeni estremi come inondazioni, ondate di caldo, alluvioni e siccità. A soffrirne maggiormente saranno le comunità più deboli ed emarginate, ma anche il mondo occidentale è destinato a fare i conti con pesanti perdite economiche e con ricadute sociali, sanitarie e ambientali. Anche in Italia, infatti, si rischia un innalzamento eccezionale delle temperature (soprattutto in estate), l’aumento della frequenza degli eventi meteorologici estremi (ondate di calore, siccità, episodi di precipitazioni intense) e una riduzione delle precipitazioni medie annue e dei flussi fluviali.

Di qui nasce il boom di contenziosi – ad oggi più di 1000 in tutto il mondo – che vedono la società civile in oltre 25 paesi portare alla sbarra lo Stato, le imprese o singoli progetti dal forte impatto sul clima. In Olanda, nel 2015, un migliaio di persone hanno fatto causa allo Stato per le scarse politiche climatiche, vincendo il ricorso in primo e in secondo grado con sentenze di condanna che impongono al governo di rivedere i suoi piani.

È giunto il momento di fare lo stesso in Italia.

In autunno, il deposito dell’atto di citazione sancirà l’avvio del primo climate case mai intentato nel nostro paese: la campagna Giudizio Universale è patrimonio di tutte le organizzazioni e i movimenti sociali impegnate in questi mesi contro i cambiamenti climatici, e vuole essere un ulteriore strumento di pressione per il nostro governo in vista della prossima Conferenza Mondiale sul Clima, in Cile, per fare in modo che la COP di Santiago non sia l’ennesima occasione sprecata.

 

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Comunicato Stampa Opzione Zero 3 giugno 2019

Grandi Navi fuori da Venezia e dalla Laguna

Il grave incidente provocato dalla nave da crociera MSC domenica scorsa a Venezia è di una gravità inaudita.

Per anni il comitato No Grandi Navi ha denuciato non solo gli impatti provocati da questi mostri del mare su Venezia e sull’ambiente, ma anche i rischi legati al loro passaggio attraverso la storica Città. Eppure, nonostante il Decreto Clini vieti il loro transito nel Canale della Giudecca, nessuno ha avuto il coraggio di fermarli.

Ministri e Governi, la Regione capeggiata dal leghista Zaia, il Sindaco imprenditore Brugnaro, Autorità Portuale, tutti proni agli interessi speculativi delle grandi compagnie.

Sabato 8 giugno Opzione Zero sarà ancora una volta a fianco dei cittadini Veneziani e del Comitato No Grandi Navi e invita gli abitanti della Riviera a partecipare alla importante manifestazione indetta per le ore 16 a Venezia perchè questa situazione non è più tollerabile.

È ora di dire basta con la speculazione delle compagnie croceristiche, con un turismo esasperato ed esasperante che sta letteralmente consumando una delle Città più belle del mondo. Basta con chi, come Salvini, Zaia e Bugnaro, continua a nascondere le proprie responabilità vaneggiando su scavi di nuovi e vecchi canali e di Grandi Navi a Marghera.

Questi giganti galleggianti che inquinano come un’autostrada non sono compatibili nè con Venezia, nè con la Laguna, anzi non sono affatto compatibili. I Comuni della Riviera che si affacciano su una delle zone umide più importanti d’Europa, primo tra tutti quello di Mira, dovrebbero prendere immediata posizione contro un’ipotesi che avrebbe conseguenze disastrose anche per il loro territorio. Invece Sindaci e Amministrazioni sembrano come pesci nel barile.

Per smascherare e sconfiggere ipocrisia e interessi che gravitano intorno a questa partita è necessario e urgente ribadire con una grande mobilitazione popolare che le Grandi Navi devono rimanere fuori dalla Laguna.

 

Romea commerciale: indietro non si torna

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Comunicato stampa Opzione Zero 26 aprile 2019

Romea commerciale: indietro non si torna

 

Messa in sicurezza e riduzione dei TIR rimangono le priorità.

Pronti a contrastare con ogni mezzo la Romea commerciale.

I cambiamenti climatici impongono un drastico cambio di rotta e l’uscita immediata dai combustibili fossili.

Chi come Zaia propone ancora cemento e asfalto è fermo all’anno 0, oppure è in combutta con le lobby delle “grandi opere”.

Basta dare fiducia a chi, come la Lega, promuove progetti che distruggono l’ambiente e minacciano la salute delle persone.

 

“Sulla Romea indietro non si torna: ANAS deve concludere in fretta i lavori di messa in sicurezza della SS 309 e dissuadere in tutti i modi il transito dei TIR di lunga percorrenza, solo così si possono risolvere in tempi rapidi i problemi della statale più pericolosa d’Italia. Opzione Zero e gli altri comitati della Rete Stop Orte-Mestre continuano a monitorare le mosse del Governo, e sono pronti in ogni momento a riprendere la lotta per contrastare qualsiasi ipotesi di autostrada, opera inutile, distruttiva e antistorica” – questa la secca risposta di Opzione Zero alle recenti e ripetute prese di posizione di vari esponenti politici e istituzionali a favore dell’autostrada Orte-Mestre o della sua versione ridotta Mestre-Ravenna.

Il riferimento è alle dichiarazioni del presidente regionale, il leghista Luca Zaia, e dall’AD di Veneto Strade Silvano Vernizzi rilasciate alla Nuova Venezia lo scorso 22 aprile: secondo i due amministratori, la famigerata autostrada dovrebbe tornare ad essere in cima alle priorità del Governo. A fare loro eco anche Remo Sernagiotto candidato alle elezioni europee per Fratelli D’Italia, che addirittura rilancia proponendo il completamento della A27 fino a Monaco e l’autostrada del mare.

“Siamo una delle regioni più inquinate, più cementificate, più dissestate di tutto il Paese; una delle regioni che per prima ha sperimentato cosa significa il “sistema delle grandi opere”, dal Mose al Passante, alla Pedemontana: un sistema fatto di corruzione, infiltrazioni mafiose, illeciti ambientali, spreco di miliardi di euro pubblici. Eppure – proseguono dal comitato – per questi personaggi che da decenni governano e amministrano il Veneto, e che dunque hanno la responsabilità quanto meno politica di una situazione disastrosa, le priorità e la soluzione dei problemi stanno ancora nel cemento e nell’asfalto”.

Per Opzione Zero, di fronte a questo quadro, di fronte alla gravissima emergenza dei cambiamenti climatici che dovrebbe imporre a tutti, e in particolare ai decisori politici, un cambio totale di rotta, simili dichiarazioni si spiegano in due soli modi: o con una visione politica “fossilizzata”, o con la commistione di interessi tra finanza, politica, lobby economiche e criminalità organizzata che spesso si annidano dietro alle “grandi opere”.

In entrambe i casi si tratta di due validi motivi per non dare più alcuna fiducia a esponenti e forze politiche come la Lega, che continuano a promuovere un modello economico devastante per l’ambiente e per la salute delle persone.

 

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