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Il Passante ha l’uscita “Martellago Scorzè” con enormi costi di terreno e denaro. Le critiche dei sindaci

I COMITATI – “Scelta la soluzione più costosa. Chi ci guadagna?”

MARTELLAGO – Hanno fatto sentire la loro voce da lontano, gridando «Vergogna, vergogna» al momento del taglio del nastro. «Opzione zero», «No grandi Navi», «No Orte-Mestre» e comitato «Pro complanare» hanno protestato già prima di mezzogiorno davanti alla grande opera che molti qui hanno contestato.

«Grandi opere. Zaia come le tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo», «Romea commerciale, no Orte-Mestre, Anas killer», «Doppio casello uguale doppio spreco di denaro, di suolo agricolo, di progettazione. Chi ci guadagna?» e «100 ettari di suolo agricolo deturpati dalla nuova strada. Valeva la pena?» erano solo alcuni degli striscioni srotolati dai manifestanti, giunti anche da fuori comune.

«Avevamo proposto soluzioni meno impattanti», spiega dati alla mano Mattia Donadel, di Opzione Zero, «mentre qui si cerca sempre quella più costosa. Risultato: abbiamo altri 70 milioni di euro e tanta terra che se ne vanno».

Dello stesso avviso anche Tommaso Cacciari di «No grandi navi». «Siamo davanti a una scelta di sistema da cambiare», spiega, «perché queste grandi opere non portano lavoro e ricchezza. Poi vediamo com’è andata finire con il Mose».

(a.rag.)

MARTELLAGO – Nel suo piccolo rimarrà nella storia: Maria Francesca Giraldo, 33enne di Dolo, è stata la prima automobilista a transitare per il neonato casello Martellago-Scorzè del Passante. Lo ha fatto alle 12.53 di ieri, sei minuti dopo che il parroco di Scorzè, don Massimo Gallina, lo aveva benedetto.

Un taglio del nastro vissuto tra le assenze “strategiche” del presidente della Regione Luca Zaia e del condirettore generale di Anas Stefano Granati e le presenze dei comitati della zona come «Opzione zero», «No Orte-Mestre», «No grandi navi» e «Pro complanare».

Slogan e striscioni lungo il fiume Dese ma nessun problema, con polizia e carabinieri a garantire la sicurezza.

A che prezzo il progresso? Il sindaco di Scorzè Giovanni Battista Mestriner ha spiegato cosa significasse per il territorio quel punto. «I campi distrutti, il silenzio rotto, e l’ambiente compromesso», ricorda, «e abbiamo di nuovo messo in gioco una delle cose più importante che abbiamo: la nostra terra. Per noi di cultura contadina, non è solo luogo di lavoro o di residenza, è identità: noi siamo la nostra terra e la nostra terra fa parte di noi. Ciononostante, ancora una volta, come abbiamo continuato a fare negli ultimi 70 anni, in nome della difesa del progresso e delle opportunità economiche e relazionali, siamo stati disponibili come società a metterla a disposizione. Non dimenticatevene mai, perché i minori costi di trasporto, le opportunità date alle realtà produttive non sono solo il giusto riconoscimento per i vostri meriti ma è anche frutto del sacrificio di molti. Mi auguro che quest’opera possa davvero contribuire al progresso economico e culturale della nostra terra».

Barbiero punta sulle aree verdi. «Quest’anno», spiega, «il tradizionale “Un albero per ogni nato” è stato fatto proprio a fianco dell’autostrada. In estate vorremmo fare dei percorsi musicali e teatrali per sfruttare e far conoscere questo aspetto del nostro territorio».

Casello. Per il presidente di Cav Tiziano Bembo, la spesa è stata di oltre 51 milioni di euro per cercare di ridurre l’impatto ambientale. «Attorno abbiamo piste ciclabili e aree verdi» osserva «e a chi protesta dico che è legittimato a farlo, il Passante ha lasciato aperta una ferita ma, come da statuto, i nostri utili di bilancio andranno per le nuove opere del territorio da decidere con la Regione».

Alessandro Ragazzo

 

Passante, aperto l’ultimo casello. L’Anas: piantati 50mila alberi

LA PROTESTA – Attivisti dei comitati con striscioni e cartelli

MARTELLAGO – “Passante, abbiamo dato. Paghi il debito chi ha rubato. Project bond-truffa”; “Grandi opere: Zaia come le tre scimmiette: non vedo, non sento non parlo”; “cento ettari di suolo agricolo deturpato dalla nuova strada: valeva la pena?”; “doppio casello-doppio spreco, di danaro, suolo e progettazione: chi ci guadagna?”.

Con cartelli come questi, fischietti e slogan allusivi dei recenti scandali, 70-80 persone, tenute a distanza dalle forze dell’ordine e assiepatesi lungo l’argine del Dese, hanno contestato la cerimonia di inaugurazione del casello.

Il gruppo più numeroso era quello di Opzione Zero. «Abbiamo colto l’occasione dell’inaugurazione, altri 70 milioni bruciati, per ribadire la protesta sulle grandi opere a livello veneto e nazionale, pensate per drenare miliardi a vantaggio della solite ditte: si sceglie sempre l’opzione più impattante e costosa anche con alternative più economiche e sostenibili. Un problema di sistema che va sradicato», ha accusato Mattia Donadel.

Il quale ha criticato anche i «project bond che Cav emetterà per pagare il debito, che ricadrà sui cittadini», e attaccato il governatore Zaia: «è uscito pulito, ma la sua responsabilità politica è chiara, era vice di Galan e l’assessore Chisso lo ha confermato lui».

Sulla stessa linea Tommaso Cacciari, “No Grandi Navi”.

Ma era presente anche un drappello del locale Comitato Pro Complanare, oppostosi, anche con esposti, all’opera. «L’apertura del casello è la sconfitta del buon senso – si legge nel loro volantino – e la supremazia di spreco e speculazione che, come dimostrano indagini e condanne, vanno a braccetto con la pessima gestione della cosa pubblica. Settanta milioni di spesa, più di cento aree verdi lungo il Dese devastate, 9 km di strade per il raccordo con la Sr 245. Un assurdo gigantismo per un’opera che non migliorerà la viabilità locale, laddove erano possibili soluzioni meno costose e impattanti, più rispettose del contesto agricolo e ambientale e migliorative del traffico locale in direzione Mestre».

(N.Der.)

 

Aperto l’ultimo casello «Verde e non solo asfalto»

Ore 12.47, dopo i discorsi, benedizione e taglio del nastro bagnato da una bottigliona di Ferrari stappata dal presidente della Provincia di Treviso Leonardo Muraro, mentre sulle rive del Dese gli ambientalisti contestano ancora. Ore 12.53, la prima auto che esce alla stazione est è la 500 di Maria Francesca Giraldo, 33 anni, da Dolo: «Devo andare qui vicino e sapevo dell’apertura». Da ieri il casello di Martellago-Scorzè è realtà, inaugurato e aperto, anche se il più atteso, Luca Zaia, dà forfait. «Il governatore ci teneva a esserci ma è a casa malato. Ci manda i saluti. Non siamo riusciti ad avere la presenza della Regione: hanno il bilancio», spiegava il presidente Cav Tiziano Bembo dinanzi alle quasi 300 persone raccolte nel tendone. «Una giornata importante, consegniamo l’ultima grande opera del Passante, che ci è costata 51 milioni: il costo medio di una stazione è 20. Perché quest’opera complessa non è solo cemento: è stata ideata per il territorio con attenzione all’ambiente», ha aggiunto, rispondendo anche alle pur «legittime» proteste dei Comitati. La stazione, a elevata automazione, è costituita da 4 rampe di ingresso-uscita e da 4 semi-piazzali con barriere di esazione, ed è caratterizzata dal viadotto centrale di 480 metri che scavalca autostrada e Dese, «ma comprende tante opere di mitigazione e idrauliche, come i bacini scolmatori. E la struttura a diamante è stata scelta per risparmiare suolo», ha detto Bembo, ricordando anche la contestuale costruzione della variante alla sr 245 Castellana, 5,4 km, «che libera i centri dal traffico. Il passante è costato 986 milioni, l’impegno di Cav è di un miliardo e 386 milioni: il resto è andato in opere complementari. La nostra è una società del territorio per il territorio».

Sulla stessa linea Fabio Arcoleo, Anas Veneto, che ha sottolineato i numeri del Passante verde: 150 ettari a verde, 49.400 alberi.

«Passante e casello sono stati una ferita per il nostro territorio» ha continuato il sindaco di Martellago, Monica Barbiero, riprendendo l’intervento di Mestriner. «Due le strade: osteggiare un’opera che avrebbero fatto comunque o cercare soluzioni per renderla meno dolorosa e ottenere opere utili al territorio. È la scelta fatta dal mio predecessore Giovanni Brunello e oggi si vedono i frutti», ha aggiunto, ricordando come in origine il casello fosse previsto più a sud «in un’area densamente abitata», e le opere complementari ottenute dal Comune, a partire dalle varianti di Robegano e alla sr 245 «che toglieranno il traffico di attraversamento dal centro».

 

E Mirano esulta: meno traffico in centro

PASSANTE L’Anas nel giorno dell’inaugurazione: «Abbiamo piantato quasi cinquantamila alberi»

MIRANO – «Era ora». Così il sindaco di Mirano, Maria Rosa Pavanello, commenta l’inaugurazione del nuovo casello. La novità andrà infatti a incidere sulla viabilità dell’intero comprensorio, sgravando di traffico il centro di Mirano. Non essendoci alcun casello autostradale nel Miranese nord, fino all’altro ieri moltissimi pendolari residenti a Noale, Martellago, Scorzé o Salzano erano costretti a scendere verso Mirano per poi raggiungere i caselli di Vetrego o Crea. Tra le strade più tartassate c’è sicuramente via Dante, dove transitano tutte le auto provenienti da Salzano: passano nei pressi dell’ospedale e proseguono per la camionabile viale Venezia. Stando alle ultime rilevazioni ogni giorno arrivano a Mirano mediamente 7.500 veicoli da Salzano e dagli altri comuni dell’area nord: una buona percentuale non si ferma a Mirano ma è diretta al casello autostradale.

«Attendiamo che gli automobilisti si abituino al nuovo casello e poi, dopo l’estate, faremo delle analisi sui flussi di traffico» assicura l’assessore Giuseppe Salviato. Gli ultimi dati sui caselli sono di un anno fa: i mezzi transitati al casello di Mirano erano 610mila al mese, a Spinea 200mila. Tra pochi mesi sarà interessante notare le differenze.

(g.pip.)

 

IL SINDACO DI SCORZÈ – Mestriner: «Campi distrutti, ma è il prezzo del progresso»

SCORZÈ – Diplomatico, poca enfasi e una citazione in latino per essere più incisivo e ricordare che le terre dove ora sorge il casello hanno una storia antica: «Il passante di Mestre e questo casello autostradale di Scorzé – ha detto ieri il sindaco Giovanni Battista Mestriner – costituiscono un’opera enorme, che ha distrutto una terra nella quale siamo cresciuti». Il sindaco ha posto soprattutto l’accento sul rapporto tra progresso e identità locale, tra il mondo bucolico dei campi e le esigenze delle attività produttive. «Al di là delle posizioni personali, – ha continuato Mestriner – è il momento di ricordare però il prezzo del progresso: i campi distrutti, il silenzio rotto, l’ambiente compromesso. Abbiamo di nuovo messo in gioco una delle cose più importante che abbiamo: la nostra terra». E rivolgendosi agli imprenditori ha sottolineato che questa società si è sacrificata soprattutto per loro: «Ha messo in gioco i propri valori, la propria storia, la propria qualità della vita; lo ha fatto per il valore sociale che le aziende hanno, per difendere e affermare il diritto al lavoro e all’impresa economica, per dare un futuro alle nostre generazioni e alle generazioni future». Infine la citazione in latino (“simul stabunt vel simul cadent”, insieme progrediremo o assieme periremo), per sottolineare che se questa comunità saprà mantenersi unita avrà un grande futuro.

(r.fav.)

 

No global, Opzione Zero e No Orte-Mestre mercoledì hanno cercato di bloccare la cerimonia di Scorzè. In sciopero intanto i dipendenti Cav

 

Le grandi opere continuano a finire nel mirino dei comitati del territorio. C’era da aspettarselo, visto che le avvisaglie erano lampanti: il primo aprile è prevista infatti l’inaugurazione del nuovo casello di Martellago-Scorzé che servirà il Passante di Mestre. A mezzogiorno annunciati gli interventi del presidente della Regione Veneto Luca Zaia (poi risultato assente), dei sindaci dei rispettivi Comuni, Monica Barbiero e Giovanni Battista Mestriner, e del condirettore generale di Anas spa, Stefano Granati. Predenti anche il presidente di Cav, Tiziano Bembo, il capo compartimento Anas della Viabilità per il Veneto, Fabio Arcoleo, e il vicepresidente di Veneto Strade e presidente dell’Upi, Leonardo Muraro. Prima, però, si sono fatte sentire le proteste di no global e dei comitati “Opzione Zero” e “No Orte-Mestre” (altro progetto faraonico per ora fermo ai box a causa delle inchieste sull’assegnazione degli appalti al ministero delle Infrastrutture condotta dalla Procura di Firenze).

Al grido di “Zaia come le tre scimmie, non vedo non sento e non parlo”, alcune decine di manifestanti si sono presentati a Cappella di Scorzé, arrivando “dai campi”, posizionandosi sulla strada poderale che permette di raggiungere il luogo in cui avrà luogo la cerimonia. Sul posto per garantire l’ordine pubblico carabinieri e polizia. L’intenzione degli attivisti, dichiara su twitter, è di bloccare l’accesso: “Zaia dovrà aspettare”, sottolineano. Per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla serie di scandali che in Italia, ma soprattutto a Venezia, hanno contraddistinto le cronache giudiziarie degli ultimi mesi.

 

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Tra tangenti, appalti poco trasparenti e arresti recenti. Non ultimo l’ex assessore regionale alle Infrastrutture Renato Chisso, uomo forte della Giunta Zaia fino al momento in cui non sono scattate le manette. L’obiettivo della manifestazione è chiaro: puntare il dito contro il titolare di Palazzo Balbi a due mesi dalle elezioni regionali, dichiarando che “lui sulla Orte-Mestre e sul Mose non poteva non sapere”.

Ma le proteste non si esauriscono qui: a manifestare tutto il proprio malcontento anche i lavoratori della Cav spa, la società che ha in gestione il tratto autostradale. E’ stato infatti organizzato uno sciopero per “problemi contrattuali e carenze organizzative” da parte della sigla Ugl: i rappresentanti dei lavoratori puntano il dito contro la direzione: “Gli utenti potranno viaggiare gratis nelle piste manuali dove non sarà garantita la presenza del personale e nelle piste automatiche, premendo il pulsante rosso di aiuto – fa sapere il sindacato -. Lo sciopero sarà nelle ultime 4 ore di ogni turno cioè dalle 2 alle 6, dalle 10 alle 14 e infine dalle 18 alle 22 per un totale di 12 ore”. Lo sciopero interessa l’intera tratta gestita da Cav.

Il nuovo svincolo costituisce, insieme ai caselli di Spinea e Preganziol (Treviso), il sistema di accesso del Passante autostradale di Mestre alle strade “ordinarie”, presentando una viabilità di collegamento al casello, lunga 5,38 chilometri, che si innesta sulla strada regionale 245, a monte e a valle dell’abitato di Martellago, scavalcando il Passante in corrispondenza del ponte sul fiume Dese. “La viabilità di collegamento al casello – dichiara l’Anas – completa la realizzazione della variante alla strada regionale 245 “Castellana”, consentendo di deviare la viabilità di attraversamento dal centro abitato del comune di Martellago con beneficio della sicurezza e della fluidità della circolazione stradale ma, soprattutto, della qualità della vita dei residenti grazie alla riduzione dei fattori di inquinamento atmosferico e acustico. L’investimento ammonta complessivamente a circa 45 milioni di euro. L’impegno economico ha trovato copertura nel piano finanziario della società partecipata Cav spa”.

 

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Nuova Venezia – Passante, il casello apre tra le proteste

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1

apr

2015

Alla cerimonia di Martellago e Scorzè la contestazione dei comitati che si battono contro le grandi opere e in particolare la Orte-Mestre

MARTELLAGO. Casello di Martellago-Scorzè, inaugurazione con protesta questa mattina da parte dei comitati di “Opzione Zero” e “No Orte-Mestre” che si battono da tempo contro le grandi opere, dal Passante di Mestre all’ipotesi di costruzione della Nuova Romea commerciale. Alcune decine di manifestanti sono arrivati con bandiere e striscioni, contestando l’opera, coniando lo slogan  “Zaia come le tre scimmie, non vedo non sento e non parlo”. Manifestazione vivace ma senza scontri, con carabinieri e polizia a garantire la sicurezza.

 

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L’inaugurazione ha coinciso anche con lo sciopero dei casellanti della Cav, la società autostradale che gestisce il Passante. L’Unione generale del lavoro (Ugl) del settore viabilità e logistica ha indetto uno sciopero per chiedere a Cav convocare in fretta una riunione e rimpinguare l’organico. Di fatto l’organizzazione sindacale pretende che nelle stazioni lungo l’autostrada ci sia l’uomo mancante. Da più di un anno è scaduto il contratto integrativo ma a oggi, fa presente l’Ugl, non ci sono novità all’orizzonte. E da più di venti giorni Cav e sindacati non si vedono.

Il cantiere del casello era partito a gennaio 2013 e si era concluso il 30 novembre scorso. Da allora, sono state sistemate le banchine, i cartelli stradali di accesso e di uscita, fatti gli allacciamenti Enel e le altre rifiniture. Sopra l’autostrada passa un viadotto lungo 575 metri per collegare l’entrata e l’uscita, oltre a quattro rotatorie per favorire l’innesto della circolazione in autostrada.

Per arrivare al casello ci sono la bretella da via Boschi, tra Martellago e Scorzè, e la tangenziale a nord di Martellago, lunga cinque chilometri e mezzo, che parte dalla Kelemata sulla Castellana. In quest’ultima ci sono quattro rotatorie: agli incroci con via Canove e in via Morosini a Martellago, via Ponte Nuovo e via San Paolo a Scorzè. A queste vanno aggiunte altre due che Martellago ha richiesto e si realizzeranno in un secondo momento: una tra via Canove e la Castellana a fianco del municipio, l’altra sempre su via Canove ma all’incrocio con via Volta.

La rotonda di via Ponte Nuovo è spostata più a est per tutelare Villa Astori. Manca pure la complanarina di circa un chilometro, che dalla Moglianese, zona via Astori, arriverà al casello; i due Comuni hanno già dato il via libera alla convenzione e sarà finanziata da Cav per quasi 5,8 milioni di euro, mentre il progetto sarà in carico di Veneto Strade: non se ne parlerà prima di due anni

 

Nuova Venezia – “Mestre – Orte a pericolo mafia”

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29

mar

2015

Donadel (Opzione Zero) chiede che sia bloccato l’iter della Romea commerciale

DOLO « Fermate la Mestre – Orte. Un funzionario della commissione di Valutazione ambientale (Via) che ha dato il via libera all’opera è in odor di mafia».

A fare questa accusa chiedendo ai sindaci e alle istituzioni una mobilitazione contro quello che viene definito un mostro che distruggerà il territorio è Mattia Donadel presidente del Comitato Opzione Zero.

«Sull’Autostrada Orte-Mestre, la cosiddetta Romea commerciale», spiega Donadel, «c’è l’ombra del malaffare e della malavita: ci sono anche forti sospetti di infiltrazione criminale e massonica nella commissione Via nazionale che ha dato semaforo verde al progetto nel 2010».

Donadel va nel dettaglio. Il caso emerge da un’interrogazione depositata dalla parlamentare grillina Federica Daga.

«Da quanto emerge dall’interrogazione», dice Donadel, «il nome di Vincenzo Ruggero, commercialista e membro della Commissione Via nazionale, compare nella relazione della Prefettura di Reggio Calabria con la quale chiedeva lo scioglimento del Comune di Gioia Tauro nel 2008 per infiltrazioni mafiose: di lui si parla come di un individuo fortemente sospettato di essere asservito alla cosca Piromalli. Ruggero non fu condannato, ma un’informativa legava il suo nome anche ai clan Pesce e Bellocco di Rosarno. Ebbene, Ruggero è tra i firmatari del Parere n. 558 del 2010 con il quale la commissione Via nazionale dà parere favorevole alla Orte-Mestre».

Ma non è tutto. «Dall’interrogazione», continua Donadel, «emerge come attualmente siede nella stessa commissione anche un ingegnere ottantacinquenne ex affiliato alla P2 con tessera 956. Ciò si aggiunge all’arresto di Ercole Incalza, il super dirigente che ha seguito e agevolato in tutti i modi l’iter della Orte-Mestre. A fronte di questo quadro gravissimo chiediamo a Parlamento, governo e Regioni di sospendere l’iter di approvazione della nuova autostrada».

(a.ab.)

 

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Domenica 29 marzo 2015, c/o Centro sociale Bocciodromo – via Rossi, 195 – Vicenza

In un territorio che parte dalle Alpi orientali e arriva fino al Golfo di Trieste, intersecandosi con la pianura Veneta e toccando la Laguna di Venezia, il modello economico legato alle grandi e medie opere inutili continua a determinare meccanismi di governance basati sull’intreccio tra affari e politica.

Che si tratti dei tracciati del TAV, di nuove superstrade e autostrade, di urbanizzazione forzata, del Mose o di nuove strutture ospedaliere, sono molteplici i punti che accomunano le analisi e le pratiche delle tante esperienza di lotta e resistenza territoriali presenti nel Nord-Est italiano. Operando una sorta di screening su ogni singola opera ci troviamo di fronte a inchieste giudiziarie per corruzione o per infiltrazioni mafiose, alle solite aziende che a tavolino si aggiudicano gli appalti (Mantovani spa, Maltauro, varie sigle della Legacoop, ditte edili della Compagnia delle Opere ecc.), a ricadute impattanti sull’ambiente e sulle vite dei cittadini, a sospensione dei processi democratici di decisione e imposizioni violente dall’alto senza il benché minimo coinvolgimento delle comunità locali. Dal punto di vista infrastrutturale inoltre, i cantieri delle grandi opere spesso collegano geograficamente, sia in superficie sia in galleria, le regioni del Nord-Est.

E’ attorno a questa premessa che EcoMagazine propone una giornata di incontri e di approfondimenti, il 29 marzo a Vicenza, invitando tutti i comitati di Trentino Alto-Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia che si oppongono con forza ad un modello di sviluppo e di società giunto a saturazione.

La proposta è innescare una discussione che spazierà su tante questioni ma partendo da un focus sulle implicazioni economico-finanziarie dei progetti di grandi opere dopo i cambiamenti di strategia profilatisi negli ultimi anni e consolidatisi con il decreto-legge Sblocca Italia e la legge di stabilità 2015.

L’idea è quella di costruire un momento di formazione, scambio di conoscenze e messa in comune di pratiche per comprendere meglio i meccanismi di finanziamento che stanno dietro alla politica delle grandi opere.

L’obiettivo è quello di consolidare e ampliare i processi di opposizione a questi progetti attraverso la creazione di un networking virtuoso in grado di connettere realmente esperienze locali differenti e spesso distanti tra loro.

Il sito eco-magazine.info, oltre ad essere contenitore di approfondimenti specifici legati alle questioni ambientali, può diventare strumento comune di inchiesta, monitoraggio territoriale e di controllo sul rispetto dei requisiti formali economico-finanziari dei progetti delle grandi opere.

Infine, all’interno della discussione, verrà messo a tema anche l’impatto a livello globale di un modello di sviluppo basato su grandi opere, sfruttamento del suolo e privatizzazione delle risorse, in particolare rispetto ai cambiamenti climatici. Un impatto che non può essere circoscritto nei confini sempre più stretti di un ambientalismo così come veniva concepito nel finire dello scorso secolo, ma che oramai investe direttamente tematiche legate al sociale, al lavoro, ai diritti e alla stessa idea di democrazia.

Nel tempo della finanziarizzazione dell’economia, dove i nostri territori e le risorse naturali sono messi a valore ed espropriati dai poteri forti e dalla grande finanza per un nuovo processo di accumulazione capitalista, il prossimo vertice sul clima, che si svolgerà a Parigi dal 30 novembre all’11 dicembre 2015, rappresenta un’importante occasione per i movimenti europei e mondiali di costruire una critica dal basso nei confronti delle istituzioni che continuano a non voler trovare soluzioni rispetto ad una crisi ambientale ed ecologica sempre più devastante.

L’appuntamento sarà organizzato del centro sociale Bocciodromo di Vicenza, nell’ambito dell’assemblea regionale veneta di Genuino Clandestino: per una contaminazione conviviale tra tutte le realtà che sono attive sulle stesse lotte.

Ore 10.30

Assemblea plenaria: i meccanismi di finanziamento delle grandi opere in Italia e nel Nord Est tra corruzione, affari, politica e potere.

interventi di:

* Gianfranco Poliandri – redazione scientifica notavbrennero.info

* Mattia Donadel – OpzioneZero

* Ernesto Milanesi – giornalista

* Sebastiano Canetta – giornalista

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Pranzo conviviale con Genuino Clandestino del Veneto

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Ore 14.30

Assemblea plenaria: interventi dei comitati territoriali

coordina Riccardo Bottazzo direttore di eco-magazine.info

I progetti delle grandi opere nel Nord Est: costi economici, ambientali e l’impatto sulla democrazia locale nella loro realizzazione. Ricerca di obiettivi e campagne comuni.

 

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COMUNICATO STAMPA OPZIONE ZERO

Autostrada Orte-Mestre, ancora l’ombra del malaffare e della malavita sulla nuova autostrada: dopo l’inchiesta che ha travolto Lupi e Incalza, ora ci sono anche forti sospetti di infiltrazione criminale e massonica nella Commissione VIA nazionale che ha dato semaforo verde al progetto nel 2010.

Ora si fermi immediatamente il progetto prima che sia troppo tardi.

 

Il caso emerge da un’interrogazione depositata in questi giorni da un parlamentare del M5S (On. Federica Daga) che ha sollevato pesantissimi dubbi su alcuni membri della Commissione. Un’altra interrogazione è stata presentata sullo stesso tema all’europarlamento dal gruppo del GUE (Europarlamentare Forenza).

Da quanto riportato ieri dal Fatto Quotidiano e da una nota dell’agenzia  Askanews, il nome di Vincenzo Ruggero, commercialista e membro della Commissione VIA nazionale, compare nella relazione della Prefettura di Reggio Calabria con la quale chiedeva lo scioglimento del Comune di Gioia Tauro nel 2008 per infiltrazioni mafiose: di lui si parla come di un individuo fortemente sospettato di essere asservito alla cosca Piramolli. Ruggero non fu condannato, ma un’informativa legava il suo nome anche ai clan Pesce e Bellocco di Rosarno.

Ebbene, lo stesso Ruggero è tra i firmatari del Parere n. 558 del 21-10-2010 con il quale la Commissione VIA nazionale dà parere favorevole alla Orte-Mestre.

Ma non è tutto, perché nella stessa commissione siede anche un ingegnere ottantacinquenne ex affiliato alla P2 con tessera 956. Ed è curioso notare come l’ombra della loggia massonica P2 ritorni più volte in relazione alla Orte-Mestre, visto che l’amministratore delegato della ILIA spa, società afferente alla Holding GEFIP di Vito Bonsignore, è  tale Gioacchino Albanese anche lui ottuagenario e potente ex piduista, la stessa persona con la quale, proprio a proposito dell’affare Orte-Mestre, (dalle intercettazioni dell’inchiesta MOSE) trattava per la cricca veneta Piergiorgio Baita, ex AD della Mantovani spa.

Inoltre, sempre dalla stessa interrogazione parlamentare, figurano diversi membri che sarebbero in conflitto di interesse sulle decisioni della Commissione e accusati di corruzione.

Tutto questo si aggiunge all’arresto di Ercole Incalza, il super dirigente che ha seguito e agevolato in tutti i modi l’iter della Orte-Mestre e di molte altre “grandi opere” come la TAV, e alla notizia che nella stessa inchiesta della Procura di Firenze compare ancora una volta il vero proponente dell’opera, il pregiudicato Vito Bonsignore, e che a finanziare la nuova autostrada dovrebbe essere la CARIGE, la banca popolare di Genova, nella bufera dal 2013 con l’arresto per truffa del suo presidente Giovanni Berneschi.

Pure dovendo aspettare di conoscere il contenuto integrale delle interrogazioni, le risposte degli organi competenti nelle sedi opportune e l’esito penale delle varie inchieste, è però chiaro che i sospetti su malavita, malaffare e massoneria come veri motori della Orte-Mestre appaiono più che fondati.

Ed è proprio a fronte di questo quadro gravissimo e preoccupante che Opzione Zero, insieme alla Rete di organizzazioni e movimenti Stop Orte-Mestre chiedono ufficialmente al Parlamento, al Governo, alle Regioni competenti di sospendere e rivedere completamente l’iter di approvazione della nuova arteria autostradale, visto e considerato che proprio a seguito del Decreto Sblocca Italia, confezionato ad hoc dal premier Matteo Renzi insieme all’ex ministro Lupi, nei prossimi mesi ANAS potrebbe indire il bando per la progettazione definitiva e la concessione dell’opera.

Nella stessa direzione si stanno muovendo molti altri comitati in tutto il Paese, perché ormai è chiaro come il problema non sia più il marciume di qualche mela, ma quello dell’intero albero che genera i frutti avvelenati delle grandi opere inutili e devastanti.

 

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COMUNICATO STAMPA OPZIONE ZERO

Mercoledì 11 marzo 2015 a Strasburgo, il Parlamento europeo ha votato una Risoluzione in meritoalla “Relazione annuale 2013 relativa alla tutela degli interessi finanziari dell’Unione europea – Lotta contro la frode”. In occasione di tale presentazione è stato votato un emendamento (sostenuto da deputati del Movimento 5 Stelle) riguardante l’operazione Project Bond per il Passante di Mestre, con il quale sostanzialmente si mette in guardia la BEI circa l’emissione di titoli obbligazionari legati ad un’opera sulla quale gravano pesanti sospetti di corruzione.

L’emendamento arriva in sessione plenaria dopo il voto favorevole espresso dalla Commissione affari economici e monetari del Parlamento qualche giorno prima. Per la precisione nel testo finale della Risoluzione si legge che: “Il parlamento Europeo esprime la propria preoccupazione per il fatto che diversi progetti finanziati dalla BEI sono stati interessati da corruzione e frode” oltre a ritenere che “la politica della BEI in materia di prevenzione e deterrenza delle pratiche di corruzione, frode, collusione, coercizione, ostruzione, riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo, denota una mancanza di sufficiente controllo in alcuni casi durante l’attuazione dei progetti finanziati; esprime la propria preoccupazione per il fatto che, nel 2013, la BEI abbia finanziato il progetto Passante di Mestre per un totale di 350 milioni di euro e che, malgrado il fatto che questo progetto sia stato inficiato da corruzione e frode, con l’arresto di molte delle persone coinvolte, la Banca stia valutando se rifinanziare il progetto per un importo aggiuntivo di 700 milioni di euro attraverso obbligazioni di progetto; chiede quindi che, in caso di frode e corruzione comprovate, la BEI sia tenuta a sospendere e/o bloccare qualsiasi finanziamento previsto e in corso per il progetto in questione”.

Grande soddisfazione esprimono le organizzazioni Opzione Zero e Re-Common che nell’ultimo anno si sono battute per far emergere in tutti i modi, sia a livello nazionale che europeo, la questione del Passante in particolare per quanto riguarda i rischi che dietro al costo dell’opera si nascondano pesanti situazioni di corruzione, e la pericolosità del rifinanziamento di un debito del tutto fittizio, dato che il by-pass e le opere complementari sono state costruite utilizzando esclusivamente fondi pubblici.

“E’ chiaro che la risoluzione del Parlamento Europeo non blocca di per sé l’emissione dei Project Bond per il Passante, ma il peso politico di questo avvertimento così esplicito rivolto direttamente ai vertici della BEI, l’ente che dovrebbe varare e garantire tutta l’operazione, non potrà essere ignorato così facilmente. Dopo il MOSE e lo scandalo che ha Travolto Ercole Incalza e il ministro Lupi sulle grandi opere, c’è da aspettarsi di tutto anche sul Passante, è solo questione di tempo” afferma Mattia Donadel di Opzione Zero.

Lisa Causin e Rebecca Rovoletto portavoce del comitato rincarano la dose: “Finalmente qualcuno ha raccolto i nostri appelli: nell’ultimo anno e mezzo insieme a Re-Common e a altre organizzazioni abbiamo fatto di tutto, azioni, esposti, dossier, parlato con deputati europei, scritto al Governo, al presidente della Regione per denunciare i gravi rischi per i cittadini dell’operazione project bond visto che già oggi è chiaro come i ricavi dei pedaggi della società CAV non siano sufficienti per chiudere un buco da oltre un miliardo di euro in 15 anni. E’ arrivato il momento che anche a livello politico regionale e nazionale si prendano delle posizioni chiare ed inequivocabili nel merito: la spirale del debito del Passante così perversa deve essere bloccata subito; non è più tollerabile che si vada avanti facendo finta di niente, soprattutto da parte chi governa o si candida a governare la Regione del Veneto.”

 

MIRA. «Al posto di spendere miliardi per realizzare la Mestre-Orte e alimentare il malaffare sarebbe opportuno mettere in sicurezza la Romea attuale».

A spiegarlo sono Rebecca Rovoletto e Lisa Causin portavoci del comitato “Opzione Zero” .

«Nonostante il parere negativo della Corte dei Conti e i gravi sospetti di malaffare che emergono dalle intercettazioni dell’inchiesta Mose», spiegano, «la Orte-Mestre è stata rimessa in pista da Renzi con apposito “codicillo” introdotto dallo “Sblocca Italia” Speriamo che tutto ciò venga bloccato dal buonsenso».

(a.ab.)

 

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