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Comunicato stampa congiunto Opzione Zero e Re:Common

Opzione Zero e Re:Common chiedono con forza alla Banca europea per gli investimenti (BEI) e a cinque istituti di credito privati di non procedere con l’emissione dei cosiddetti project bond europei per rifinanziare il debito contratto dalla società CAV, co-partecipata dall’Anas e dalla regione Veneto, per la realizzazione del Passante di Mestre.

Le due associazioni temono che la concessione di questi nuovi strumenti finanziari ideati in ambito europeo possa gravare sulle spalle dei contribuenti italiani, dal momento che permane l’incertezza legata alle indagini ancora in corso sul caso di corruzione e sulla reale sostenibilità economica del progetto.

Opzione Zero e Re:Common hanno espresso tutte le loro preoccupazioni anche al presidente dell’Autorità nazionale anti-corruzione Raffaele Cantone, a cui oggi hanno inviato una lettera. Nella missiva si ribadisce come non tutte le opere ancillari del Passante di Mestre siano state completate e soprattutto che sono ancora in vigore contratti tra la CAV e le società sotto indagine da parte della Procura di Venezia per la loro realizzazione.

Inoltre non è chiaro se tutte le fatture per le opere del Passante già realizzate siano state saldate da CAV. Ciò significa che il trasferimento del debito esistente contratto da CAV con Cassa Depositi e Prestiti e Anas ai sottoscrittori dei bond (obiettivo dell’operazione di emissione del project bond europeo) implicherebbe il rischio che le nuove risorse finanziarie disponibili alla società possano essere utilizzate per favorire la monetizzazione di proventi della corruzione su cui sta indagando la Procura di Venezia.

Cantone viene anche messo in guardia su come non sia pubblico il prospetto in cui la CAV comunica in dettaglio ai futuri sottoscrittori dei bond, i grandi investitori istituzionali internazionali, tutti i rischi collegati all’operazione. In tale prospetto informativo per investitori privilegiati, le cinque banche emittenti (tra cui le nostrane Unicredit e IMI-Intesa) sono tenute a evidenziare anche eventuali carichi giudiziari pendenti o potenziali obblighi e responsabilità finanziarie collegate a fenomeni corruttivi ed eventuali condanne o sanzioni.

Va sottolineato come la settimana scorsa la Commissione affari economici e monetari del Parlamento europeo, abbia approvato una risoluzione sul rapporto annuale della Banca europea per gli investimenti in cui si chiede all’istituzione di non finanziare il Passante di Mestre tramite il meccanismo dei project bond o qualsiasi altro strumenti finanziario, esprimendo inoltre il rammarico che una tale opera sulla quale pesano come macigni le ombre della  corruzione abbia già goduto del sostegno della Banca. Nel frattempo la BEI continua a negare che gli atti illeciti relativi alle ditte che hanno costruito il Passante abbiano alcun collegamento diretto con il suo finanziamento al progetto.   

“Ci sembra incredibile che i cittadini rischino seriamente di pagare il passante per la terza volta” ha dichiarato Antonio Tricarico di Re:Common. “Prima sono arrivati i finanziamenti pubblici nel 2013 (350 milioni di euro concessi dalla BEI tramite Cassa depositi e prestiti, ndr), poi il considerevole aumento dei pedaggi, ora si ipotizza l’ennesimo sostegno da parte della BEI con i controversi project bond, che potrebbero ricadere sul groppone della Regione Veneto se le cose non dovessero andare bene. Visto quanto accaduto in questi anni, tra corruzione e previsioni di incassi errate, non c’è di che essere ottimisti” ha concluso Tricarico.

“Tutta questa storia del debito del Passante è un’assurdità” ha dichiarato Mattia Donadel di Opzione Zero. “Il Passante è stato finanziato in parte dal Ministero delle Infrastrutture e in parte da ANAS, SpA totalmente pubblica, vale a dire che il Passante è stato costruito solo ed esclusivamente con i soldi dei contribuenti. Una spirale del debito così perversa ha lo scopo di favorire gli speculatori finanziari a scapito dei cittadini” ha concluso Donadel.

 

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Comunicato stampa Opzione Zero

Grandi Opere” uguale malaffare”: l’ennesima riprova arriva con l’arresto per corruzione, induzione indebita, turbativa d’asta ed altri delitti contro la Pubblica amministrazione dell’ex super-dirigente del ministero dei Lavori pubblici Ercole Incalza.

Incalza, già coinvolto nello scandalo MOSE, è stato negli ultimi quindici anni uno dei funzionari chiave per l’approvazione di tutte le grandi opere inserite nella Legge Obiettivo, tra queste non fa eccezione la nuova autostrada Orte-Mestre un’opera totalmente inutile e distruttiva, ma che potrebbe garantire una “torta” molto ghiotta per le cricche del cemento, almeno 10 miliardi di euro già in fase preliminare.

Del resto non è un caso che insieme all’ex super-dirigente del ministero dei Lavori pubblici, tra le altre 50 persone indagate figura anche il pregiudicato Vito Bonsignore; ex europarlamentare collega di partito dei ministri Lupi e Alfano, Bonsignore è a capo del gruppo privato GEFIP Holding, il proponente dell’autostrada Orte-Mestre.

Va ricordato poi che nonostante parere negativo dello scorso agosto da parte della Corte dei Conti, e i gravi sospetti di malaffare che emergono dalle intercettazioni dell’inchiesta MOSE, la Orte-Mestre è stata rimessa letteralmente in pista dal Governo Renzi con apposito “codicillo” (comma 2 dell’Art. 4) introdotto nello “Sblocca Italia”.

E’ in questo quadro sconfortante che tra pochi mesi ANAS potrebbe indire il bando per la progettazione definitiva e la concessione della nuova autostrada, un’opera che il Presidente della Regione Veneto, così come il Partito Democratico, continuano a considerare strategica ed indifferibile, mentre la messa in sicurezza della statale Romea e della E-45 rimangono un miraggio.

Se si tratti di miopia o di opportunismo lo si saprà presto, ma quello che oggi deve essere chiaro è che chi oggi ha ancora il coraggio di sostenere il sistema delle “grandi opere”, con tutto il corollario di norme straordinarie pensate ad arte per promuoverle e gestirle senza trasparenza e fuori dal controllo democratico delle comunità locali, ha una responsabilità politica enorme.

La Orte-Mestre è un mostro pronto a divorarsi i territori, la salute dei cittadini e miliardi di euro dei contribuenti. Bisogna fermarla subito prima che diventi un altro gigantesco caso di malaffare, della portata almeno doppia di quello del MOSE. Non ci sono più alibi per nessuno.

 

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Sabato 7 marzo Fratelli d’Italia sfilerà per Venezia con la partecipazione di Giorgia Meloni e il saluto di Matteo Salvini.
Noi non lo accettiamo! Non siamo disposti a lasciare spazio nella nostra città al razzismo che essi portano avanti!
Vi aspettiamo quindi per un festoso happening in campo Santa Margherita per ribadire insieme che Venezia é e sarà sempre antirazzista, accogliente e solidale!

ADERISCI ALLA MANIFESTAZIONE, FIRMA L’APPELLO! Adesioni a: venezia.antirazzista@gmail

Sabato 7 marzo è prevista a Venezia una manifestazione di Fratelli d’Italia con la partecipazione di Giorgia Meloni e il “saluto” di Matteo Salvini.

Non è possibile che Venezia diventi palcoscenico per queste forze razziste e populiste. Forze che oggi fanno la voce grossa, paladini della legalità, quando, fino a ieri, governavano l’Italia in totale connivenza con malaffare e corruzione: dal Mose a Mafia Capitale. Un ceto politico populista che sfrutta la crisi e le nuove povertà per le proprie carriere, che ha abbandonato il federalismo, preferendo il razzismo più becero, strizzando l’occhio a organizzazioni violente di stampo neofascista.

Dobbiamo invece dimostrare che Venezia è una città di segno opposto. Che gli anticorpi della sua tradizione multietnica, multiculturale, accogliente e solidale sono vivi, vegeti ed attivi.

Diamo vita ad un grande happening antirazzista che affermi che i problemi di questa città non sono certo rappresentati da trenta migranti ospitati al Lido, ma piuttosto derivano dalle cricche politiche (in cui figurano a pieno titolo Lega e di Fratelli d’Italia) che per anni hanno governato questa regione, rubando miliardi di Euro pubblici, sottraendoli allo stato sociale e alla salvaguardia della città.
Facciamo appello a tutte le cittadine e i cittadini democratici, alle associazioni e alle organizzazioni. Diamo vita ad una piazza pacifica, multietnica, piena di musica, parole, di spettacoli.

La piazza di chi ama questa città contro l’odio dei razzisti di palazzo.

PRIMI FIRMATARI
LiSC Venezia
Coordinamento Studenti Medi Venezia e Mestre
Emergency – gruppo di Venezia e Mestre
Associazione Razzismo Stop Venezia
ANPI – Sette Martiri – Sezione di Venezia
ANPI provinciale Venezia
ANPI – Mirano
ANPI E. Ferretto -i Mestre
ANPI – S.Donà
Gianfranco Bettin
LOCO Mestre
Sale Docks
Laboratorio Occupato Morion
Centro Sociale Rivolta
Comitato Marghera Libera e Pensante
Awakening
ADL Cobas Venezia
Coop Sociale Caracol
Coop Sociale Controvento
ASC Assemblea Sociale per la Casa Venezia Mestre
ASC Assemblea Sociale per la Casa Treviso
Crabs Venezia
Palestra Popolare Rivolta
Laura Puppato
Beppe Caccia – Associazione In Comune 2020VE
Federazione Provinciale SEL Venezia
Circolo SEL Mestre
Circolo SEL Marghera
FIOM CGIL metropolitana di Venezia
Ass. Restiamo Umani con Vik
AssoPace Palestina
Cobas Scuola Venezia
Comitato Opzione Zero
Movimento Mira 2030
Lista Civica Mira fuori dal Comune
Circolo Arci P.Neruda, Lido di Venezia
Associazione Venezia Fondamente
Rifondazione Comunista, federazione di Venezia
BomChilom Sound
Ambiente Venezia
Comitato No Grandi Navi
Comitato Opzione Zero
Comitato Bandiera Italiana 17 Marzo
Circolo SEL P.P. Pasolini Venezia
Sebastiano Bonzio, Sinistra per l’Altra Venezia
Mario Ongaro, Sinistra per l’Altra Venezia
Medicina Democratica di Venezia
Centro Sociale Arcadia
Polisportiva Sans Papier
Coordinamento Studentesco Schio
ADL Cobas Schio
Asd Mushotoku Shirai Ryu
Pharmakos
Atom Tanks
The After Shave
Melting Pot Europa
Tra Le Righe Project
Ascanio Da Lecase
Venezia Cambia 2015
Autorganizzati COBAS del Comune di Venezia
Sanca Veneta
Scuola d’italiano Liberalaparola
Associazione sos diritti
Ztl wake up
cso Django – Treviso
Dormitorio autogestito Caminantes
palestra popolare Hurricane
casa dei beni comuni – Treviso
ADL Ccobas Treviso
associazione razzismo stop Treviso
osservatorio antifascista Treviso
Coordinamento studenti medi Treviso
Enrica Berti, consigliere Venezia Murano Burano
Chiara Marri, consigliere Venezia Murano Burano

 

Gazzettino – “La Regione dimentica la Romea”

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

5

mar

2015

MIRA – Dura nota di Opzione zero sulla sicurezza

Per il Comitato la Regione non si cura minimamente della messa in sicurezza della Romea.

MIRA – «La messa in sicurezza della ’Romea’ è l’ultimo deo pensieri della Regione, che invece continua a sostenere le grandi opere».

Dura presa di posizione del Comitato Opzione zero attraverso le portavoci Rebecca Rovoletto e Lisa Causin ed il presidente Mattia Donadel sulle recenti delibere regionali in tema di viabilità: «In due recenti decisioni della Giunta – afferma Opzione Zero – la Regione continua a investire miliardi senza curarsi di una delle arterie più pericolose d’Italia. A gennaio è stato approvato un indirizzo sugli interventi tra il 2015 e il 2020 sui circa 740 km. di strade statali che attraversano il territorio regionale. La messa in sicurezza della ’Romea’, nonostante i continui incidenti e le richieste di comitati e amministrazioni locali, non compare nemmeno nell’elenco dei semplici miglioramenti. Invece nella lista delle infrastrutture prioritarie compaiono 13 nuove strade, tra bretelle, varianti e tratti di collegamento».

Opzione Zero lo scorso settembre organizò una manifestazione in “Romea” per evidenziare il problema sicurezza ed esprimere la contrarietà alla Mestre-Orte.

«Il 13 febbraio scorso – sottolineano ancora gli esponenti di Opzione Zero – Zaia ha firmato una delibera nella quale la Regione indica al Governo quali sono le opere ritenute ’strategiche’ e ’indifferibili’. Si va dalla Pedemontana alla Valdastico nord, dal Gra di Padova alla Nuova Valsugana e pure la Mestre-Orte. Della ’Romea’ nessuna traccia».

(L.Gia)

 

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Comunicato stampa Opzione Zero 4 marzo 2015

La Romea è una delle strade più pericolose d’Italia, ma per la Regione Veneto a guida leghista, questa non è una priorità; meglio continuare a spendere miliardi di euro per le “grandi opere” distruttive e foriere di malaffare.

Questo è quanto emerge da due recenti delibere della Giunta Regionale.

La prima di queste è la DGR 91 del 27 gennaio 2015: si tratta di un atto di indirizzo attraverso il quale la Regione Veneto propone ad ANAS quali devono essere le priorità di intervento  tra il 2015 e il 2020 sui circa 740km di strade statali che attraversano il territorio regionale.

Peccato che ancora una volta la messa in sicurezza della Romea, nonostante i continui incidenti e le richieste di comitati e amministrazioni locali che da decenni chiedono risposte a questo grave problema, non compaia nemmeno nell’elenco  degli interventi migliorativi della rete statale esistente. E certamente non si può più dire che il problema sia la mancanza di soldi, visto che nella stessa delibera si indicano come prioritari altre 13 nuove infrastrutture stradali, tra bretelle, varianti e tratti di collegamento.

D’altra parte si sa, il sistema dei “grandi appalti” è quello più appetibile per le multinazionali del cemento e dell’asfalto. Alla Giunta Zaia poco importa degli scandali per corruzione e malaffare che hanno coinvolto in pieno la sua stessa amministrazione e il PD veneto, così come molte delle grandi ditte che per anni si sono accaparrate commesse da centinaia di milioni di euro per opere inutili e distruttive.

Arresti o non arresti, e soprattutto prima che scada il mandato,  meglio assicurarsi che i “grandi affari” vadano avanti il più in fretta possibile, come confermato in modo inequivocabile dall’altra delibera di Giunta, la DGR 159 del 13 febbraio 2015, con la quale la Regione indica al Governo quali sono le opere ritenute “strategiche e indifferibili”. Nella lista nera ci finiscono ovviamente tutti i progetti messi a punto dalla cricca veneta del cemento durante la presidenza Galan-Chisso: pedemontana, Valdastico nord, Nogare mare, GRA di Padova, nuova Valsugana, TAV… ; non poteva mancare poi la famigerata Orte-Mestre, l’autostrada da 10 miliardi, spacciata furbescamente come la soluzione dei problemi di sicurezza della Romea e che se tutto va male sarà realizzata non prima del 2030. In compenso la SS 309 è già oggi lasciata in stato di abbandono, e se per chi la usa questo è un rischio poco importa.

Le elezioni regionali sono vicine, e Opzione Zero invita i cittadini a tenere bene a mente le responsabilità politiche di questa situazione.

 

Inchiesta di “presadiretta”

VIGONOVO – Un coro di no alla camionabile e un appello da sindaci, comitati e operatori economici per realizzare nel più breve tempo possibile il completamento dell’idrovia Padova-Venezia. Questo è emerso dall’inchiesta televisiva di Presadiretta su Rai 3 che domenica sera, parlando del decreto “Sblocca Italia”, ha toccato anche il delicato tema dell’idrovia.

La trasmissione di Riccardo Iacona, nel servizio curato da Rebecca Samonà, ha messo in luce la necessità di proseguire questa grande opera incompleta. Un’opera che aspetta da 50 anni di vedere la luce.Se ultimata, l’idrovia Padova-Venezia potrebbe proteggere una zona ad alto rischio di alluvioni, dare impulso al turismo sulle vie d’acqua e togliere parte del traffico merci dalle strade.Mancano solo 13 chilometri da scavare, ma dopo 50 anni e 55 miliardi di vecchie lire spesi, il canale è incompiuto.

Durante il servizio su Rai 3 si è schierato contro la camionabile il sindaco di Vigonovo Damiano Zecchinato. Zecchinato ha spiegato che “se la camionabile voluta dall’ex assessore Chisso andasse in porto, l’idrovia non potrebbe svolgere né la sua funzione di canale scolmatore, né di via navigabile per trasportare merci».

Contrari alla camionabile anche il comitato “Opzione zero” con il presidente Mattia Donadel: «È assurda questa situazione, l’idrovia potrebbe risolvere i problemi di traffico e idraulici ed è ferma, mentre il Governo vuole realizzare a tutti i costi la Romea Commerciale».

Nel corso del servizio sono stati intervistati anche gli operatori turistici che lavorano lungo il Naviglio del Brenta che hanno spiegato come all’epoca della Serenissima la sicurezza idraulica fosse più curata che oggi.

(a.ab.)

 

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Giovedi’ 19 febbraio ore 20.30

via Molinella 1, Cazzago (ve)

SBREGA ITALIA

 

Il decreto sblocca Italia, spacciato dal Governo renzi come rimedio per uscire dalla crisi, è in realtà una minaccia per la democrazia e per il nostro futuro. Scopriamo tutte le insidie dell “Sbrega Italia” insieme a:

AUGUSTO DE SANCTIS (Forum italiano movimenti per l’Acqua)

REBECCA ROVOLETTO (portavoce Opzione Zero)

vi aspettiamo numerosi

 

Protestano residenti e commercianti: «La strada è piena di buche e i camion spesso si rovesciano»

MIRA «Sistemate l’attuale Romea che è piena di buche, ha le asfaltature a pezzi e ha pure gli attraversamenti pericolosi, invece che pensare a realizzare la Romea Commerciale». È questo il coro unanime che sale da residenti, amministratori pubblici e comitati in Riviera dopo una serie di incidenti verificatisi negli ultimi giorni nel tratto della statale 309 che da Lova arriva a Malcontenta».

«La situazione della statale è vergognosa», spiega Adriano Bottin che gestisce un bar a pochi passi dalla rotonda a Malcontenta, «ci sono voragini sulla carreggiata che fanno finire fuori strada scooter e camion . L’altro giorno un camion carico di granaglie si è rovesciato sulla rotonda proprio a causa di questi avvallamenti e il traffico è rimasto bloccato ore. Ho inviato decine di lettere all’Anas chiedendo di asfaltare in fretta la zona dai semafori di Malcontenta a Dogaletto. Mi è stato risposto che gli interventi sarebbero partiti in tempi rapidi ma, invece, finora non si è visto nulla. A causa di buche e avvallamenti e il passaggio di camion vuoti di notte le vibrazioni sulle case sono insopportabili. Letteralmente non si dorme».

Il Comune di Mira e il sindaco Alvise Maniero hanno sempre sposato la causa dei cittadini e di Giare, Dogaletto e Malcontenta. Residenti che, anche un una recente assemblea pubblica hanno chiesto la messa in sicurezza del sedime attuale. Nel corso degli anni moltissimi incidenti stradali mortali si sono verificati a causa della pericolosità degli incroci a raso.

«La Romea Commerciale», spiega il sindaco di Camponogara, Giampietro Menin, «è un’opera inutile e oramai obsoleta, vista la diminuzione dei flussi di traffico. Se si mettesse in sicurezza la strada attuale, anche allargandola, già parte del problema sarebbe risolto».

«La Romea attuale», spiega il presidente del comitato Opzione zero, Mattia Donadel, «è in condizioni pessime, ma Anas e Governo, invece che renderla sicura con interventi di manutenzione e adeguamento, pensano, invece, a costruire il mostro cementificatorio della Romea Commerciale, un’opera che non serve a nessuno se no alle lobby del cemento. Invitiamo i cittadini a chiedere con forza che l’attuale strada sia resa più sicura e non si prenda poi in alcun modo la scusa degli incidenti per giustificare la Romea Commerciale. Se qualche concausa c’è negli incidenti, va ricercata caso mai nella cattiva manutenzione della strada attuale».

Alessandro Abbadir

 

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Comunicato stampa Opzione Zero – 30 gennaio 2015

Silvano Vernizzi per anni a capo del settore infrastrutture e  della valutazione ambientale in Regione. Insieme a lui anche l’altra indagata Paola Noemi Furlanis, attuale responsabile della struttura VAS-VINCA. Tutti project financing della cricca hanno sempre ottenuto via libera dalle commissioni per la valutazione di impatto ambientale, alcune non sono nemmeno state sottoposte a verifica, come Veneto City. Zaia deve sospendere tutte le “grandi opere sospette”, non solo la “Jesolo mare”. A rischio sono l’ambiente e l’incolumità dei cittadini.

Finalmente, dopo il MOSE, cuore e fondamento delle cricche malavitose nostrane, i riflettori iniziano ad illuminare le autostrade, altro settore nel quale continuano a sguazzare le cricche malavitose del cemento e dell’asfalto.

E subito salta fuori un nome che ancora mancava all’appello, quello di Silvano Vernizzi.

Indagato non significa colpevole, ma come più volte denunciato dai comitati veneti, Vernizzi è stato, ed è tutt’ora uno degli uomini chiave del “sistema Veneto”: per anni a capo del settore infrastrutture della Regione, il “feudo” dell’ex-assessore Renato Chisso, Vernizzi ha avuto pieni poteri sul Passante di Mestre e sulla Pedemontana come Commissario governativo, e ora è amministratore delegato di Veneto Strade.

Ma non è tutto, perché la vera anomalia che getta un’ombra sospetta su tutti i grandi progetti in Veneto, è che Silvano Vernizzi, negli stessi anni, era a capo di un altro settore strategico della Regione: quello per le valutazioni ambientali (VIA, VAS e VINCA). Insieme a lui, un ruolo importante lo aveva pure un’altra indagata, Paola Noemi Furlanis, a lungo segretaria generale della struttura di coordinamento VAS e VINCA, e ora a capo della struttura medesima.

Sarà dunque un caso che nessuno dei project financing ideati dagli “assi pigliatutto” degli appalti come Mantovani o Adria Infrastrutture, non abbia mai ricevuto un parere negativo dalle commissioni per la valutazione ambientale. Alcuni di questi sono addirittura stati esclusi dalle verifiche che per legge sarebbero obbligatorie. Un esempio su tutti quello di Veneto City: nel 2011 fu proprio Paola Nomei Furlanis con il benestare di Vernizzi, a firmare il parere di “non assoggettabilità a VAS” del mastodontico progetto presentato dalla Veneto City spa, di cui amministratore delegato era il solito Piergiorgio Baita.

A questa decisione i comitati rivieraschi, tra cui anche Opzione Zero, si opposero in tutti i modi: presentando migliaia di osservazioni, raccogliendo ben 11.000 firme, dando vita a vivaci proteste, fino a presentare ricorsi al TAR. Ciò nonostante, i Sindaci di Dolo e Pianiga (Maddalena Gottardo e Massimo Calzavara), e Luca Zaia firmarono l’accordo di programma per una operazione immobiliare chiaramente speculativa di proporzioni inaudite.

Il marciume che sta affiorando dalle inchieste sulla Regione Veneto è ancora la punta dell’iceberg.

Per Opzione Zero la sospensione delle procedure di gara della “Jesolo mare” non basta: il Presidente Zaia ha il dovere morale e politico di approvare una moratoria su le altre “grandi opere”, a cominciare da quelle che non sono nemmeno state sottoposte  a valutazione ambientale come Veneto City. In ballo non c’è solo la corruzione, ma anche la sicurezza dei territori e l’incolumità dei cittadini.

Nel frattempo Opzione Zero chiederà nuovamente audizione ai magistrati di Venezia e al capo dell’anticorruzione Cantone per fornire tutte le informazioni utili a far luce su questa vicenda, sul Passante di Mestre e su tutte le altre opere che insistono sulla Riviera del Brenta.

 

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