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Pubblichiamo il servizio realizzato da Alessia Zampieri il giorno dello spettacolo con intervista agli artisti.

Lettera aperta di Eleonora

Posted by Opzione Zero in Comunicati Stampa, Rassegna stampa | 0 Comments

5

ott

2015

Pubblichiamo con piacere la lettera aperta di Eleonora.

Sabato 26 settembre scorso, come tante, tante altre persone sono andata a vedere lo spettacolo di Bertelli, Balasso e Paolini organizzato dai tre artisti, in collaborazione con il Comitato Opzione Zero e Jole Film, per raccogliere fondi da destinare alle vittime del tornado dello scorso 8 luglio.

Lo spettacolo è stato organizzato in via Seriola a Dolo, definita dallo stesso Paolini “La strada più stretta della Pianura Padana”: una location insolita ma significativa perchè la via passa in mezzo ai campi dietro la fornace dove il fortunale ha fatto innumerevoli danni.
Ed io, i miei amici e la mia sedia a rotelle color ciclamino eravamo lì, assieme a tutti gli altri: ragazzi, ragazze, uomini, donne, bambini, bambine, cani, cimici (mamma mia, quanti cimici!). Alle 17.15 eravamo tutti lì, come formiche. E perchè anch’io, così come altri che non avevano la sedia a rotelle elettrica siamo riusciti ad andare? Per l’ORGANIZZAZIONE. Il Comitato Opzione Zero e la Jole Film si erano organizzati per permettere anche a disabili, donne incinta ed anziani di accedere il più comodamente possibile alle zone rurali in cui a breve si sarebbe tenuto lo spettacolo. Almeno due volontari pronti ad aiutarti ad ogni difficoltà, indipendentemente dal fatto che tu fossi accompagnato. Addirittura c’era una zona ristoro. Addirittura avevano recintato fossati secchi e messo tavole per poterli attraversare, con tanto di paratie laterali per non cadere.

Immagino che questa organizzazione abbia comportato dedizione, ampie vedute, cura per i dettagli, sensibilità e buona volontà. Ma l’organizzazione ce l’ha fatta.
Credo che le persone che si sono adoperate per la buona riuscita dell’evento abbiano avuto soddisfazione. Io me lo auguro vivamente, soprattutto per contraccambiare la serenità che, una volta ogni tanto, ho provato nel partecipare ad un evento pubblico senza diventare matta per conciliare la mia voglia di vivere e partecipare alla vita sociale con i limiti imposti dalle barriere architettoniche ma più spesso da dimenticanza, faciloneria e menefreghismo.

Per una persona come me, in carrozzina, andare a La Biennale di Venezia, soprattutto nella zona dei Giardini è quasi un viaggio della speranza.
La mia patologia m’impone una carrozzina semplice, non a telaio rigido come quella di Zanardi oppure l’uso di un deambulatore.
Ma quanto matta divento con la ghiaia tra i vari padiglioni? Se in tre o quattro amici non si coordinano per trascinarmi dove le ruote della carrozzina affondano nei punti di ghiaia più profonda (zona fronte padiglione USA, Giappone, Gran Bretagna, ad esempio) io La Mostra INTERNAZIONALE d’Architettura non la vedo. Così come non vedo i padiglioni dell’Egitto o dell’Olanda (sempre ad esempio) l’anno successivo quando fanno La Mostra INTERNAZIONALE d’Arte.
Spesso, richiedendo la pedana per entrare nel padiglione della Spagna (sempre più ad esempio), ti sbolognano dicendo che devi aspettare perchè è momentaneamente in uso in un altro punto de La Mostra INTERNAZIONALE d’Arte.

Io non credo di avere qualcosa da insegnare alle persone, ma i fatti dimostrano che il Comitato Opzione Zero e la Jole Film hanno qualcosa da insegnare in merito ad accessibilità, sensibilità ed organizzazione a Baratta, all’organizzazione de La Biennale e forse qualcosina anche a Brugnaro, dal momento che si è recentemente unito al club delle teste pensanti della venezianità. La disponibilità economica di cui dispone La Biennale sono sicura gli permetterà di fare grandi cose.

Un sasso lo aveva già tirato Bertolucci qualche anno fa, qualcuno lo raccoglie?

E. S. Nalesso

 

Sabato 26 settembre dalle 17.15 un evento speciale su un palco costruito nei campi,

accanto alle macerie. Tutto il ricavato alle famiglie colpite dalla tromba d’aria

TORNADO RIVIERA DEL BRENTA: BALASSO, BERTELLI E PAOLINI ASSIEME PER NON DIMENTICARE

Ingresso libero con offerta obbligatoria.

In caso di maltempo l’evento viene spostato al 27 settembre

Sono passati più di due mesi da quell’8 luglio 2015. Il TORNADO ha spazzato via in pochi minuti case, auto, serre, fabbriche, campi. Ha spezzato vite e famiglie.

I riflettori della cronaca si sono spenti, la solidarietà c’è stata, ma per chi ha subito gravi danni è importante adesso non cadere nella solitudine. Per riportare l’attenzione sul dramma di un territorio e delle famiglie colpiti dal tornado, sabato 26 settembre dalle 17.15 NATALINO BALASSO, GUALTIERO BERTELLI e MARCO PAOLINI salgono su un palco costruito nei campi, accanto alle macerie. Non portano in scena uno spettacolo, ma con “Riviera del Brenta, 8 luglio 2015” cercano di raccontare quello che è accaduto e quello che sta accadendo dopo.

Raccontare per non dimenticare, per continuare a stringere forte il cerchio della solidarietà in una comunità che si è scoperta unita, forte, solida di fronte al disastro. “Non serve solo a loro, ai colpiti – sottolineano i tre artisti presentando l’evento – serve a tutti noi dimostrare di sentirci parte di un territorio non perché residenti, ma perché abitanti, vicini di casa, concittadini. Serve a ciascuno per comprendere quanto possano essere fragili le nostre sicurezze di fronte a eventi estremi e di quanto sia indispensabile prenderci cura l’uno dell’altro e del territorio che abitiamo”.

Ci sono state altre iniziative, tutte lodevoli. Questa non vale più delle altre, ma farla a questa distanza di tempo serve a rinnovare l’impegno reciproco, a non lasciare indietro nessuno e allargare lo sguardo”.

Riviera del Brenta, 8 luglio 2015 è dunque un pomeriggio insieme nei campi di Via Seriola – tra Dolo e Mira (Ve) – per parlare, ascoltare, suonare in compagnia.

Gli artisti hanno rinunciato al cachet e un nutrito gruppo di supporter pubblici e privati ha dedicato gratuitamente tempo, energia, risorse per rendere possibile l’evento con il minimo della spesa. L’ingresso è libero con offerta obbligatoria, il ricavato servirà a sostenere le famiglie colpite dalla terribile tromba d’aria che si è abbattuta sulla Riviera del Brenta. I fondi raccolti saranno gestiti dal Comitato Opzione Zero che si impegna a coordinarne l’utilizzo secondo le richieste e le necessità.

SI CONSIGLIA DI RAGGIUNGERE L’EVENTO IN BICI (accesso preferenziale da Via E. Tito nei pressi della Fornace)

IN CASO DI MALTEMPO L’EVENTO VIENE SPOSTATO AL 27/09

TUTTE LE INFO > www.opzionezero.org/rdb8715/
tel. 338.1678008 – 393.9795570 – 349.8711926

 

COMUNICATO STAMPA 10 SETTEMBRE 2015

Di ieri la notizia che il Governo ha intenzione di rimettere in pista la Orte-Mestre con la prossima Legge di Stabilità. Una notizia che non sorprende più di tanto i Comitati che da anni si battono contro il mostro.

“Il sospetto lo avevamo avuto già lo scorso aprile– dichiara Mattia Donadel di Opzione Zero – quando i parlamentari di PD, Lega e NCD si sono rifiutati di scrivere la parola fine a questa assurda vicenda. Avevamo avvertito che togliere l’opera dalla lista di quelle finanziabili per il 2015 era solo un modo del nuovo ministro Del Rio per prendere tempo dopo la buriana dello scandalo sistema.

D’altra parte 10 miliardi di euro sono un bottino troppo grosso che fa gola alle multinazionali del cemento, e non è un caso che subito dopo questa notizia i gruppi Astaldi e Salini abbiamo fatto un balzo in avanti in borsa (rispettivamente +5%, +2%).

Renzi e Zaia ora spieghino ai cittadini della Riviera del Brenta per quale motivo hanno deciso di “regalare” quasi 2 miliardi di euro di sconti fiscali ai costruttori di un’autostrada del tutto inutile oltre che devastante, mentre invece non si riescono a trovare 100 milioni di euro per risarcire le vittime del tornado, né tanto meno le risorse per scontare loro IMU e TASI. Questa decisione è vergognosa e inaccettabile, ma sappia il Governo che troverà pane per i suoi denti, siamo pronti a dare battaglia”.

 

COMUNICATO STAMPA OPZIONE ZERO 26 AGOSTO 2015

Ancora un incidente in Romea che allunga inesorabilmente la lista delle persone che hanno lasciato la vita lungo la statale più pericolosa d’Italia. E ancora una volta la causa dell’incidente è un TIR.

Ora come al solito ci sarà chi userà strumentalmente questo incidente mortale per chiedere di realizzare la devastante e costosissima Orte-Mestre, sapendo benissimo che questa nuova autostrada non risolverà il problema: la maggior parte dei veicoli, e soprattutto i camion, continueranno a percorrere la romea per evitare i salatissimi pedaggi che inevitabilmente avrà la Orte-Mestre. Esattamente quello che sta accadendo in Lombardia con la Bre.Be.Mi. (Brescia-Bergamo Milano), dove, a causa della scarsità di traffico, il Governo è intervenuto con 380 milioni di euro per mettere una pezza al buco economico che si è venuto a creare.

Per Opzione Zero, che da anni si batte per la messa in sicurezza della SS 309 e contro la realizzazione della Orte-Mestre, esiste una soluzione semplice e a portata di mano per risolvere subito la maggior parte dei problemi della Romea: si tratta di deviare il traffico pesante a lunga percorrenza sull’autostrada A13 Padova-Bologna.

I TIR che viaggiano sulla Romea costituiscono ormai il 35% dei veicoli totali che transitano ogni giorno per questa strada. Si potrebbe agire attraverso incentivazioni per chi sceglie la A-13, o in alternativa imponendo una “vignetta” salata per chi continua a optare per la statale in modo da renderla sconveniente.

Inoltre va al più presto completato il raccordo Ferrara –Ravenna: questa superstrada è perfettamente funzionate per i due terzi del tracciato, ma da più di trent’anni si è in attesa che venga completato l’ultimo pezzo da Argenta a Ravenna. Lo stralcio è già stato progettato e approvato, basterebbe davvero poco per completare un’opera utile non solo al territorio Romagnolo, ma anche a quello Veneto visto che un collegamento veloce e diretto da Ravenna a Ferrara porterebbe “naturalmente” il traffico di lunga percorrenza a raggiungere la A-13.

Peccato, ma non è un caso, che ANAS, Regione Veneto e Regione Emilia-Romagna continuino a insistere sul progetto faraonico della Orte-Mestre e a lasciare intanto insoluto il problema della Romea.

 

COMUNICATO STAMPA OPZIONE ZERO 30 LUGLIO 2015

E’ passato quasi un mese dal terribile tornado: tante le passerelle di politici e rappresentanti delle istituzioni che si sono viste in Riviera, soprattutto tante le parole e le promesse che si sono sentite. Ma di fatti e di risposte concrete per chi è stato colpito ancora niente, o quasi.

I danni stimati ammontano ad oggi a circa 100 milioni di euro, ma tutto quello che sono riusciti a racimolare il Governo Renzi e la Giunta Zaia sono solo 6 milioni; praticamente delle elemosine che verranno distribuite chi sa quando e chi sa come.

E’ un film già visto troppe volte in Italia: di fronte a eventi disastrosi e a calamità, i cittadini vengano sistematicamente abbandonati a sé stessi.

Una situazione vergognosa e intollerabile per Opzione Zero che attacca: “Chi dice che il problema è la scarsità di risorse mente sapendo di mentire. Qualcuno del Governo, magari lo stesso Renzi o almeno uno dei suoi aiutanti come il sottosegretario Pier Paolo Baretta o il ministro Graziano Del Rio, dovrebbe spiegare ai cittadini perché ai costruttori della Orte-Mestre, la nuova autostrada che distruggerà definitivamente la Riviera del Brenta, verranno applicati sconti fiscali per quasi 2 miliardi di euro, mentre togliere le tasse a chi ha perso casa e lavoro sembra un’operazione impossibile. Basterebbero da sole queste risorse per risolvere i problemi provocati dal tornado, e anche di tutte le altre emergenze causate da alluvioni, frane e terremoti.

In un Paese a forte rischio sismico, con un territorio sfigurato dalla cementificazione, con un evidente aumento della frequenza e dell’intensità di fenomeni meteorologici estremi dovuti ai cambiamenti climatici, si continua a investire in politiche dissennate che vanno ad aggravare la situazione: sono oltre 4 i miliardi stanziati con lo Sblocca Italia per altre grandi opere inutili e devastanti (TAV e autostrade); di oltre 400 milioni l’ultima tranche per il MOSE, dopo che almeno 1 miliardo dei 5 già spesi è finito in tangenti e regalie. E sempre con lo Sblocca Italia si lascia campo libero alle multinazionali di trivellare in lungo e in largo il mare e il suolo del Belpaese per estrarre ancora petrolio e gas.

Proprio da questo punto di vista l’idea di aumentare di 5 centesimi il costo del carburante per finanziare la ricostruzione in Riviera è irricevibile. Opzione Zero rammenta a Luca Zaia l’impegno preso per fermare le trivellazioni in Adriatico, e invita il Presidente a chiedere al Governo di aumentare piuttosto le Royalties e i canoni di concessione alle compagnie petrolifere, che grazie a livelli di tassazione tra i più bassi in Europa possono godere di profitti miliardari.

Sarebbe certo una proposta più intelligente, più efficace e più equa, visto che proprio l’estrazione e il consumo di combustibili fossili sono la principale causa del surriscaldamento globale e quindi anche di tornado e alluvioni.

 

Sovvertire la “nuova normalità” meteorologica

Posted by Opzione Zero in Blog | 0 Comments

11

lug

2015

villa_fini

 

di Chiara Spadaro –  Partendo dai tragici eventi di Mira apriamo una discussione attorno all’odierno modello di sviluppo e le conseguenze che genera

Dobbiamo adattarci a una “nuova normalità”. La chiama così il meteorologo Luca Lombroso, per farci capire che i cambiamenti climatici e le loro conseguenze sulla vita sono una realtà con cui dobbiamo fare i conti. Si tratta di una condizione “irreversibile. Il danno è già stato fatto”, dice.

Una testimonianza concreta e tragica di quello che significa ha sconvolto ieri sera la Riviera del Brenta, tra Padova e Venezia. Una violenta tromba d’aria – classificabile EF4 secondo l’Arpav, nella scala Enhanced Fujita che va da 0 a 5 – ha distrutto case e ville venete tra Dolo, Mira e Pianiga, facendo un morto a Sambruson, un ferito grave, e circa novanta feriti. 15 milioni di euro i danni stimati dal sindaco di Pianiga, Massimo Calzavara; 300 le case e una decina le ville venete danneggiate (Villa Fini di Dolo è stata letteralmente rasa al suolo). “Impatto peggiore dell’alluvione 2010” twitta il governatore del Veneto, Luca Zaia, che ha decretato lo stato di crisi e chiesto di accedere al fondo nazionale della Protezione civile.

Ma non si tratta di un caso isolato. Aprendo stamattina le pagine web dei quotidiani locali si leggevano tre titoli uno dopo l’altro: “Tromba aria nel veneziano, un morto e feriti”; “Frana su strada vicino Cortina”; “Romeno muore per colpo di calore”. Le conseguenze dei cambiamenti climatici sono sotto gli occhi di tutti, quotidianamente.

Nemmeno la tromba d’aria della Riviera del Brenta è una novità, spiega Lombroso. “Questi fenomeni, tipici delle medie latitudini, si formano quando si presentano contemporaneamente alcune particolari condizioni climatiche: l’aria calda e umida, l’ingresso di aria fredda in quota (la cosiddetta “ondata di caldo”) e la confluenza di venti da nordest, la bora, con i venti caldi dall’Adriatico”. E anche la traiettoria seguita dalla tromba d’aria di ieri sera è simile a quella di altri episodi: partita dalla terraferma, si è spostata verso il mare.

Un percorso lungo il quale, però, oggi si incontrano molti più “ostacoli” di un tempo. “Sta cambiando la frequenza di questi fenomeni e il fatto che oggi trovano molte più cose da distruggere”. Edifici e strutture che non sono pronti a subire questi attacchi, continua Lombroso: “Il nostro tessuto urbano non è predisposto ad affrontare queste situazioni, come è invece negli Stati Uniti, dove la comunità si è organizzata per far fronte a un fenomeno che ci si aspetta. Questo vale sia per le case e le opere pubbliche minori, che per le grandi opere. Il progetto del Mose, per fare un esempio, non tiene conto di questi mutamenti in corso, del fatto che il clima sta cambiando e continuerà a farlo”.

E’ un dato ormai inarrestabile, davanti al quale è possibile, secondo Lombroso, intraprendere solo due strade: “Imparare a convivere con questi fenomeni, attrezzandosi, e dall’altro, evitare che peggiorino. Immaginate che tra 50 anni, continuando così, queste ondate di caldo potrebbero sembrare ondate di fresco”.

Una “normalità” che dobbiamo, tuttavia, mettere in discussione, portando una forte critica al sistema che ha prodotto questa realtà e trovando delle vie d’uscita che portino altrove. Ci uniamo all’appello della rete dei comitati della Riviera del Brenta, Opzione Zero, che chiede un’assunzione di responsabilità: “Basta parlare di tragiche fatalità”. L’uso smoderato di combustibili fossili e lo spreco delle risorse naturali, il consumo di suolo e la cementificazione della nostra Regione sono tra le cause che hanno portato all’aumento della frequenza e della violenza di questi fenomeni climatici estremi. “Il consumo di suolo e l’impermeabilizzazione delle superfici, oltre a rendere il territorio più vulnerabile dal punto di vista idraulico, favoriscono anche la formazione delle cosiddette “isole di calore urbano”, un aumento della temperatura dell’aria sopra le zone più cementificate che va ad alimentare proprio le trombe d’aria – si legge nel comunicato di Opzione Zero -. Insistere con le trivellazioni per estrarre petrolio, favorire la costruzione di nuove autostrade, dare via libera ad operazioni come Polo Logistico a Dogaletto o Veneto City significa riproporre politiche vecchie, inadeguate, e soprattutto irresponsabili”.

Si avvicina la Conferenza internazionale sul clima, COP 21, che si terrà a Parigi il prossimo dicembre, sul quale possiamo fare una facile previsione. Al nulla di fatto che viene dai Governi nazionali possiamo però contrapporre le tante esperienze già in atto che praticano un’alternativa a tutela del territorio. A partire da queste voci locali, è necessario arrivare a una mobilitazione corale e una proposta concreta che, a partire dalla messa in discussione dei nostri stili di vita e di un modello di sviluppo onnivoro, possa rovesciare questa “normalità” e aprire nuove prospettive per un’altra economia che guardi, prima di tutto, al benessere e al futuro del Pianeta.

tratto da eco-magazine.info

 

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Comunicato Stampa Opzione Zero 1 luglio 2015

Polo Logistico a Dogaletto, Opzione Zero risponde duramente al direttore di Apindustria Pier Orlando Roccato: “E’ ora di finirla di giocare sulla pelle della gente -sbotta il Presidente del Comitato Mattia Donadel – di quali posti di lavoro parla Roncato? Di quelli persi grazie alle delocalizzazioni operate dagli industriali del nord-est per fare profitti là dove i salari valgono meno di una pipa di tabacco e dove c’è libertà di inquinare? O del lavoro “a chiamata” proposto dalla società Humana del suo amico Luigi Brugnaro e dalle altre agenzie di lavoro interinale? Il progetto di piattaforma logistica nell’area di Giare-Dogaletto non è altro che una gigantesca speculazione immobiliare a tutto vantaggio dei proprietari di quei terreni, e come si sa proprio la speculazione immobiliare, oltre che quella finanziaria, sono tra le principali cause della disoccupazione dilagante. Se il futuro dell’area veneziana è la portualità allora si faccia un ragionamento serio sulla riqualificazione delle aree dismesse e inquinate di Porto Marghera, dove esistono già le infrastrutture necessarie per lo sviluppo della logistica”.

Secondo Opzione Zero, la dichiarazione del presidente di Apindustria è preoccupante e sintomatica di come l’elezione di Luigi Brugnaro a Sindaco di Venezia possa ridare la stura alle lobby del cemento e dell’asfalto, non solo nella Città lagunare ma anche e soprattutto nell’area metropolitana. Con la riforma “Del Rio” c’è infatti il rischio concreto che molti poteri che oggi sono in capo ai Comuni vengano accentrati dal Sindaco metropolitano e dal suo organo esecutivo, soprattutto in tema di infrastrutture e pianificazione.

Opzione Zero rimane comunque in stato di allerta pronta a dare battaglia su tutti i fronti per difendere il territorio e la salute.

 

elettrodotto

 

COMUNICATO STAMPA OPZIONE ZERO

La commissione nazionale per la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) ha definitivamente archiviato l’elettrodotto aereo tra Dolo e Camin voluto da Terna spa.

Il progetto aveva subito una pesante battuta di arresto già nel giugno 2013, quando  il Consiglio di Stato aveva dato ragione al ricorso dei comitati della Riviera del Brenta e di alcuni Comuni con il quale si puntava ad ottenere l’interramento.

La sentenza emessa dai giudici della sesta sezione imponeva di fatto a Terna spa di presentare un progetto completamente nuovo e un nuovo Studio di Impatto ambientale, oltre a eventuali altre osservazioni.

Nonostante formale richiesta, nessuna risposta è però giunta da Terna nei termini stabiliti per legge, e per questo motivo lo scorso 16 giugno la Direzione Generale per le Valutazioni e le Autorizzazioni ambientali con una nota ufficiale ha definitivamente archiviato il procedimento.

Ora per Terna è davvero tutto da rifare.

Intanto Opzione Zero intende chiedere l’immediato ripristino dei luoghi danneggiati dai vari cantieri aperti e poi abbandonati.

 

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