Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui



Sostieni la battaglia contro l'inceneritore di Fusina, contribuisci alle spese legali per il ricorso al TAR. Versamento su cc intestato a Opzione Zero IBAN IT64L0359901899050188525842 causale "Sottoscrizione per ricorso TAR contro inceneritore Fusina" Per maggiori informazioni cliccare qui

chisso_galan

Nella foto Giancarlo Galan (ex governatore Veneto) e Renato Chisso (ex assessore nella giunta Zaia): due dei principali fautori dell’autostrada Orte-Mestre (Romea Commerciale), un mostro mangia-soldi e devastante per l’ambiente e i territori. Entrambi sono attualmente in carcere.

 

Comunicato Stampa Opzione Zero 02/08/2014

La Corte dei Conti blocca la Orte-Mestre: soddisfazione da Opzione Zero e dalla rete Nazionale Stop Or-Me, ma è presto per cantare vittoria.

Il decreto Sblocca Italia voluto dal Governo delle losche intese guidato da Renzi continua a spingere sulle “grandi opere” compresa la Orte-Mestre.

Le inchieste MOSE e EXPO dimostrano come le “grandi opere” costituiscano la vera linfa vitale per le cricche del cemento e per le mafie di tutto il Paese. I Partiti che governano e che vogliono le grandi opere sono coinvolti in pieno.

I Comitati della rete Nazionale Stop Orte-Mestre si danno appuntamento al 20-21 settembre per una giornata di mobilitazione in contemporanea su tutti i territori attraversati: obiettivo lo stralcio definitivo dell’intero progetto.

———————————————

Opzione Zero, il comitato rivierasco che da più di dieci anni si batte contro la famigerata “Romea Commerciale”, esprime grande soddisfazione per l’ennesima battuta d’arresto subita dal progetto Orte-Mestre, ma non canta vittoria.

Il rilievo della Corte dei Conti riguarda in particolare l’impossibilità, stante la normativa attuale, di utilizzare gli 1,8 miliardi di euro di defiscalizzazioni previste nel Piano Finanziario della Orte-Mestre. Inoltre nel medesimo Piano Finanziario si fa riferimento all’utilizzo indebito di un surplus aggiuntivo di remunerazione del capitale investito da parte dei privati. Tanto basta per bloccare la Delibera CIPE di approvazione del progetto preliminare e quindi anche la gara per la progettazione definitiva e l’assegnazione di appalti e concessione. I tempi dunque si allungano e questo è un bel vantaggio un vantaggio per i comitati e le associazioni che osteggiano l’opera.

Ma per Opzione Zero preoccupanti sono due aspetti: prima di tutto la disinvoltura con la quale il CIPE ha varato la delibera senza che ci fossero i presupposti necessari, la dimostrazione di come la “politica”, non curante di quanto sta emergendo dalle inchieste su MOSE e su EXPO, continui a forzare perfino le normative nazionali pur di agevolare i “grandi affari”.

In secondo luogo il fatto che la stessa Corte dei Conti, dopo aver denunciato pubblicamente i rischi legati al Project Financing, si sia limitata ad una pura analisi formale e procedurale della documentazione senza mettere in evidenza il vero problema e cioè l’insostenibilità dell’intero Piano Finanziario. Infatti i flussi di traffico previsti dagli stessi proponenti sono talmente bassi che le tariffe proposte andrebbero a superare di gran lunga quelle del Passante, già oggi le più care in Europa. Ed è chiaro che più care sono le tariffe e più cittadini e trasportatori si riverseranno sulle strade normali rendendo impossibile il rientro del capitale investito. A quel punto, con il solito sistema truffa del project financing, sarà lo Stato ad dover intervenire con ulteriori risorse. Esattamente quello che sta accadendo oggi per il Passante, un’opera dai costi e dalle dimensioni nemmeno paragonabili con la Orte-Mestre.

Il dato vero è che questa nuova autostrada, oltre che anacronistica, risulta del tutto insostenibile e distruttiva da qualsiasi punto di vista. La Orte-Mestre è stata pensata e voluta perché è una macchina mangia soldi come e più del MOSE. Del resto proprio dalle indagini sul MOSE, (dichiarazioni di Claudia Minutillo), emerge in modo inequivocabile come la nuova autostrada Orte-Mestre, del costo di almeno 10 miliardi di euro, fosse in cima agli interessi della cricca veneta del cemento così come di quella genovese legata a Bonsignore e di quella legata alle Coop Emiliane. Se a questo si aggiunge che la banca finanziatrice della cordata proponente, è la CARIGE ora da pochi mesi al centro di un pesante scandalo per truffa, allora nessuno dovrebbe avere più alcun dubbio sulle insidie che si nascondono dietro a questa mega opera.

Eppure il Presidente Renzi continua a sponsorizzare la Orte-Mestre come una delle grandi opere strategiche, tanto da inserirla nel decreto Sblocca Italia; ad unirsi uniscono al coro ci sono pure i Presidenti delle regioni interessate, Luca Zaia in testa. E’ solo un caso? Oppure l’evidenza che la politica della larghe intese non ha nessuna intenzione di sradicare quei meccanismi che stanno alla base di tutto il marciume messo in luce dalle inchieste della magistratura?

Quello che emerge in Veneto, come in Lombardia, come in tante altre parti d’Italia, è che proprio le “Grandi Opere” pubbliche, gestite attraverso la Legge Obiettivo, i Commissari straordinari, il project financing, l’affidamento in concessione, sono state il mezzo, il terreno di coltura per costruire e alimentare vere e proprie cricche malavitose che coinvolgono in pieno anche i partiti.

Ed è chiaro dunque che visti gli interessi in gioco non basteranno la Procure o le Corti dei Conti per abbattere né la Orte-Mestre, nè le altre decine di grandi opere inutili e dannose. E’ necessario uno scatto da parte dei comitati e dei cittadini per porre definitivamente fine a questo sistema.

Dunque per Opzione Zero e per tutto il variegato arcipelago di organizzazioni che costituisce la Rete Nazionale Stop Orte-Mestre, la mobilitazione per chiedere lo stralcio del progetto continua più forte di prima. L’appuntamento è per il 20 e 21 settembre prossimi per due giornate di mobilitazione in contemporanea su tutti i territori attraversati dalla nuova autostrada.

 

Nuova Venezia – Orte-Mestre bocciata dalla Corte dei Conti

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

2

ago

2014

I magistrati negano il visto al Cipe: perplessità su project e programmazione.

MESTRE – La Corte dei Conti boccia la costruzione del nuovo collegamento autostradale Orte-Mestre. Una sentenza dei magistrati contabili, che risale al 7 luglio ed è stata depositata ieri, ha ricusato il visto di legittimità alla delibera del Cipe del 8 novembre 2013 che approvava il progetto preliminare e la proposta del promotore della nuova autostrada. La Corte dei Conti motiva la sua decisione con le forti perplessità circa l’adozione del project financing, ritenuto eccessivamente favorevole al capitale privato, e i problemi che ciò potrebbe creare nell’ottica programmatoria propria dell’istituzione.

«In buona sostanza la delibera del Cipe può considerarsi carta straccia. Noi accogliamo con soddisfazione la battuta d’arresto di un’opera mastodontica , dannosa e priva di significato, un’autostrada che avrebbe sventrato l’Italia distruggendo la Riviera del Brenta e spianando la strada a Veneto City. Oltretutto il progetto non prevedeva alcun provvedimento specifico per la riqualificazione della statale Romea, anzi ostacolava di fatto la risoluzione del problema inderogabile della messa in sicurezza di una delle strade più pericolose d’Italia».

«La Orte- Mestre sarebbe stata realizzata in finanza di progetto, formula tanto cara al duo Galan-Chisso arrestati per le note vicende giudiziarie del Mose. Di fatto avremmo assistito alla privatizzazione di una strada pubblica con costi a carico dei cittadini utenti e ricavi a favore dei soliti noti. Il progetto dell’ autostrada ha un costo di 9,2 miliardi dei quali 1,8 di contributo statale a fondo perduto, inserita in legge obiettivo nel 2001, dichiarata di pubblico interesse nel 2003, con progetto preliminare approvato nel 2010 dal ministro Altero Matteoli ha ricevuto l’ok finale nel novembre dello scorso anno». La crisi economica aveva congelato l’iter, mail governo Letta l’aveva resuscitato: «Per fortuna il diavolo fa le pentole ma non i coperchi».

 

RIVIERA DEL BRENTA

La Corte dei Conti boccia il visto di legittimità approvato dal Cipe: esultano i comitati locali

Stop alla Nuova Romea «Una grande vittoria»

Clamoroso no della Corte dei Conti di Roma alla realizzazione dell’autostrada Orte-Mestre, conosciuta anche come «Romea Commerciale» o «Nuova Romea». Che ad essere bocciato non sia tanto il progetto vero e proprio, bensì il visto di legittimità approvato dal Cipe, cambia ben poco. Di sicuro i tempi di realizzazione dei 396 chilometri autostradali tra Orte e Mestre si allungheranno di molto. Ma sul progetto finanziato da privati incombono altre incognite. Sull’elevato costo dell’opera (9,2 miliardi di euro), 1,8 miliardi avrebbero dovuto arrivare a fondo perduto dallo Stato tramite la defiscalizzazione degli oneri per le imprese che si aggiudicano appalti pubblici. Il Governo però si è «dimenticato» di inserire tale progetto nel decreto «Sblocca Italia» e di conseguenza la Corte dei Conti ha ricusato il visto di legittimità contabile.
I Magistrati contestano anche una specifica frase presente nella delibera del Cipe, ossia «di un tasso di remunerazione del capitale integrato con una componente aggiuntiva, denominata »extra WACC”, non prevista nel quadro regolatorio vigente nel settore autostradale”. In termini più comprensibili, si tratterebbe di un riconoscimento ai proponenti di una sorta di surplus di remunerazione che non trova riscontro nella legislazione vigente.
Il progetto della Nuova Romea prevede un collegamento tra Venezia e Orte (con un allacciamento autostradale fino ad Ostia) e il suo percorso interessa cinque regioni italiane. Il progetto è stato inserito in legge obiettivo nel lontano 2001 ed ha ricevuto il nulla osta a novembre dello scorso anno.
Dopo i festeggiamenti per il no al progetto Terna, i comitati della Riviera del Brenta contrari all’opera esultano nuovamente.
«Accogliamo con soddisfazione la battuta d’arresto di un’opera mastodontica, dannosa e priva di significato, un’autostrada che avrebbe sventrato l’Italia distruggendo la Riviera del Brenta e spianando la strada a Veneto City. Oltretutto il progetto non prevedeva alcun provvedimento specifico per la riqualificazione della statale 309 Romea, ma ostacolava addirittura la messa in sicurezza di una delle strade più pericolose d’Italia. Senza dimenticare che la cordata aggiudicatrice dell’opera, Gefip Holding SA, MEC spa, ILI spa e Banca Carige è già al centro di problemi giudiziari».

Vittorino Compagno

 

Nuova Venezia – Serenissima, alta tensione fra gli azionisti

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

29

lug

2014

Domani il cda: sul tavolo il duello con Autovie e il diritto di recesso della Camera di commercio di Padova

VERONA – È in calendario domani la “resa dei conti” in casa Serenissima, la società che ha ereditato da novembre 2009 quanto era di proprietà della Venezia-Padova, mentre la concessione dei 42 chilometri di autostrada è finita alla Cav. Il Consiglio si riunirà alle 12 e non sono pochi i punti all’ordine del giorno; tant’è che qualcuno dà perfino possibile l’azzeramento del cda rimasto a 6 rispetto gli 11 membri iniziali (quindi sotto soglia di legittimità) dopo diverse uscite. Tra le ultime, in ordine di tempo, anche quelle del finanziere bresciano Rino Mario Gambari e di Albino Faccin, espressione del socio Autovie. Sul tavolo il contenzioso con la camera di Commercio di Padova che ha vinto il lodo arbitrale a tutela del diritto di recesso esercitato ancora nel 2012. «Noi non presenzieremo domani, siamo usciti – conferma il presidente dell’ente padovano Fernando Zilio – ma aspettiamo quello che ci spetta ». Il recesso nasceva dalle modifiche dello statuto (in primis l’inserimento del project financing) ma anche da una diversa valutazione del valore delle quote. «Ho una sentenza in mano e farò di tutto per prendere quei soldi che sono di proprietà di 120mila imprese iscritte in camera di commercio » precisa Zilio. Si tratta di 10,6 milioni. Ma un conto è averne diritto, altra recuperarli, dice qualcuno. I mal di pancia in seno alla società sono più d’uno. Il socio Autovie (già sceso dal 22,5 al 16,91%) ha fatto sapere di presentarsi in consiglio con un legale. «Non sappiamo ancora quello che l’avvocato andrà a fare, daremo istruzioni all’ultimo minuto – anticipa il presidente Autovie, Emilio Terpin -. Si sta discutendo a tutto campo, stiamo aspettando di raccogliere gli elementi per capire cosa fare». Autovie, che già aveva detto no all’aumento di capitale per 10 milioni lanciato dalla società a fine 2013, ritenendo sovrastimato il valore delle quote, pare aver ancor meno gradito la decisione avallata e proposta a suo tempo da Piergiorgio Baita in quota Mantovani per rilevare il 4,9% detenuto dalla Milano- Serravalle in A4 Holding. La decisione è di ottobre 2012 ma il closing non è ancora avvenuto e sarà domani all’ordine del giorno. Sullo sfondo il disegno dell’ex presidente della Mantovani, arrestato nell’inchiesta Mose: ovvero la scalata alla Brescia-Padova oggi controllata dai privati Banca Intesa e Astaldi. Nel frattempo, l’aumento non è stato interamente sottoscritto (siamo sul 50% circa del totale). Serenissima esclude una nuova iniezione di denari ma la liquidità scarseggia e molto dipende da eventuali bandi definitivi che potrebbero essere assegnati. Tra tutti la Nuova Romea, la Nogara Mare e il Traforo delle Torricelle a Verona.

 

PIANIGA – Il fronte del no categorico all’autostrada Orte-Venezia si allarga. Dopo i consigli comunale di Fiesso, Dolo e Mira anche Pianiga e Mirano hanno detto no nei giorni scorsi alla Romea commerciale. Il Comitato Opzione Zero però punta all’en plein. Un no in tutti i consigli comunali di Riviera e Miranese. «Altri due Comuni», spiegano Rebecca Ruvoletto e Lisa Causin, «chiedono il ritiro del progetto. Ora sono cinque i Comuni contrari, tutti quelli collocati alla testa della famigerata Romea commerciale. I voti dei consigli comunali di Pianiga e Mirano contro la Orte-Mestre segnano ancora una volta un’inequivocabile inversione di tendenza. Di fronte all’evidenza dei fatti, gli argomenti e le ragioni di chi continua a sostenerla non reggono più». Preciso l’appello finale: «La Romea commerciale pensata alla fine degli anni ’90 ora con il traffico ridotto dalla crisi non serve a nulla», dice Opzione Zero, «è invece necessario affrontare il tema della messa in sicurezza immediata della SS 309 e del trasporto pubblico locale». Il comitato si aspetta nei prossimi mesi che tutti i 17 Comuni del comprensorio si esprimano contro la Commerciale.

(a.ab.)

 

Gazzettino – Mestre-Orte, anche Mirano e Pianiga dicono no

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

21

lug

2014

VIABILITA’ – Lo annuncia il comitato Opzione Zero: «La vera urgenza è la messa in sicurezza della Romea»

DOLO – Il Comitato Opzione Zero commenta positivamente gli ultimi sviluppi in merito all’autostrada Romea commerciale. «Altri due Comuni del Miranese-Riviera come Mirano e Pianiga , in tutto sono cinque i comuni contrari, hanno chiesto che venga ritirato il progetto della famigerata Romea Commerciale – osservano le portavoce Rebecca Rovoletto e Lisa Causin – La pressione dei comitati, l’insostenibilità dell’opera ed il marciume legato alle grandi opere stanno ribaltando nel territorio la retorica del “fare comunque” tanto cara ai politici». Le portavoci del comitato aggiungono «La priorità deve diventare la messa in sicurezza della Romea come testimoniano le prese di posizione del comune di Mira, di Dolo e di Fiesso perché l’autostrada Orte-Mestre è un progetto che dev’essere stracciato nella sua interezza, come votato dai consigli Comunali di Pianiga e Mirano che segnano una inequivocabile e netta inversione di tendenza». Il presidente di Opzione Zero, Mattia Donadel, aggiunge: «Bisogna crederci fino in fondo, perché l’approvazione del progetto preliminare della Orte-Mestre non è per nulla irreversibile, si tratta di una decisione politica e come tale può essere messa in discussione in ogni momento. È fondamentale che Comuni e le forze politiche trovino il coraggio di cambiare posizione a capiscano che è invece necessario affrontare in modo prioritario il tema della messa in sicurezza immediata della statale 309 e del trasporto pubblico locale, vere urgenze per i cittadini della Riviera».

(L.Per.)

 

Logo

 

Comunicato Stampa Opzione Zero


Altri due Comuni del Miranese-Riviera del Brenta chiedono il ritiro del progetto; in tutto sono cinque i Comuni contrari, tutti quelli collocati alla “testata” della famigerata romea commerciale.

La pressione dei Comitati, l’insostenibilità dell’opera, e il marciume legato alle grandi opere stanno ribaltando nei territori la retorica “del fare comunque” tanto cara a Renzi e Zaia.

Dall’inchiesta MOSE emerge in modo chiaro come proprio la nuova autostrada fosse pensata e voluta a solo uso e consumo delle cricche del cemento legate alla Mantovani, a Bonsignore e alle Coop emiliane.

Il mostro di asfalto si può e si deve sconfiggere, la priorità deve diventare è la messa in sicurezza della Romea.

Dopo la presa di posizione del Comune di Mira, Dolo, Fiesso ora si aggiungono anche i Comuni di Pianiga e Mirano: l’Autostrada Orte-Mestre è un progetto che deve essere stracciato nella sua interezza.

Infatti i voti dei consigli Comunali di Pianiga e Mirano contro la Orte-Mestre segnano ancora una volta una inequivocabile e netta inversione di tendenza: di fronte all’evidenza dei fatti, gli argomenti e le ragioni di chi continua a sostenerla non reggono più, diventando pura retorica, tanto più se chi la sostiene ora si trovano in carcere o agli arresti domiciliari proprio a causa di una gestione mafiosa della grandi opere.

Da dieci anni, i comitati analizzano dati ufficiali e incontrovertibili ponendoli all’attenzione delle istituzioni locali che, finalmente, si sono decise a prenderne atto: l’opera, oltre che anacronistica, risulta del tutto insostenibile e distruttiva da qualsiasi punto di vista. E del resto proprio dalle indagini sul MOSE, (dichiarazioni di Claudia Minutillo), emerge come proprio la nuova autostrada Orte-Mestre, del costo di almeno 10 miliardi di euro, fosse in cima agli interessi della cricca veneta del cemento così come di quella genovese legata a Bonsignore e di quella legata alle Coop Emiliane: dopo il MOSE, la nuova autostrada sarebbe diventata un altro grosso “osso” da spolpare attraverso la truffa del Project Financing.

Non è un caso che, a livello istituzionale, siano proprio i Comuni ad alzare per primi la voce. Sono infatti le amministrazioni e le popolazioni locali i soli a pagare gli effetti devastanti delle cosiddette “grandi opere” come la Orte-Mestre, sia in termini ambientali sia in termini economici. Anche per i Sindaci più possibilisti ormai è chiaro che le solite promesse di Governo e Regione sulle opere di compensazione sono solo specchietti per le allodole: la storia del Passante sta lì a dimostrarlo.

Rebecca Rovoletto e Lisa Causin, portavoce del Comitato, esprimono grande soddisfazione per questo importante risultato che continua a rafforzare e dà speranza a chi è da sempre impegnato in questa difficile battaglia; e che dimostra che i Comuni nel cui territorio dove dovrebbe trovare spazio la “testa” dell’autostrada si oppongono a tale progetto.

Inoltre la portata di questa presa di posizione supera finalmente la discussione artificiosa e fuorviante, tipicamente NIMBY, in quanto tale progetto viene rigettato per intero.

Secondo Mattia Donadel, presidente di Opzione Zero, “bisogna crederci fino in fondo”: l’approvazione del progetto preliminare della Orte-Mestre non è per nulla irreversibile, si tratta di una decisione politica e come tale può essere messa in discussione in ogni momento.

Per Opzione Zero e per tutto il variegato arcipelago di organizzazioni che costituisce la Rete Nazionale Stop Orte-Mestre, è fondamentale che Comuni e le forze politiche trovino il coraggio di cambiare posizione a capiscano che è invece necessario affrontare in modo prioritario il tema della messa in sicurezza immediata della SS 309 e del trasporto pubblico locale, vere urgenze per i cittadini della Riviera.

 

Gazzettino – “Fermare la Mestre-Orte”

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

13

lug

2014

MOZIONE DEI 5 STELLE ALLA CAMERA

Mozione dei 5Stelle per bloccare la Romea Commerciale, l’autostrada Orte-Mestre. L’ha presentata Arianna Spessotto, deputata pentastellata di San Donà di Piave, e portavoce veneta dei “grillini”, che ora chiede all’aula di fare presto. «Questo provvedimento, per cui chiedo una immediata calendarizzazione in Aula – spiega la Spessotto – si affianca alle numerose mozioni presentate trasversalmente dalle amministrazioni interessate dal tracciato, come il Consiglio comunale di Venezia, di Dolo o quello di Mira che ha già votato per il ritiro di tutto il progetto della Orte-Mestre».
La Spessotto tira in ballo anche l’impresa Mantovani. «Non c’è da stupirsi – aggiunge la deputato – ma la Mantovai, dopo il Mose, aveva messo gli occhi anche sul progetto della nuova autostrada Orte-Mestre. Un’altra “gallina dalle uova d’oro” da realizzarsi con il delinquenziale sistema del project financing. Un’opera fortemente contestata da cittadini, amministrazioni comunali e tecnici del settore per l’insussistenza di traffico utile a giustificarla e che ha ottenuto il via libera dal Cipe poco dopo la nomina di Lupi a Ministro dei Trasporti».
Proprio le stime sul traffico, e quindi la mancanza di una vera e propria necessità infrastrutturale, sono alla base della mozione presentata dalla Spessotto, che pretende il ritiro della Romea Commerciale, chiedendo al contempo di usare le risorse stanziate per mettere in sicurezza la “vecchia” Romea.
«A fronte delle ingiustificate previsioni di traffico e delle gravi ripercussioni in termini ambientali che la realizzazione della nuova autostrada comporterebbe – argomenta la deputata – chiediamo il ritiro immediato del progetto preliminare della tratta E45-E55 della Orte-Mestre e l’impegno del Governo nella messa in sicurezza dell’attuale SS 309 e della superstrada E-45 classificate dall’Anas tra le strade più pericolose d’Italia».

(m.dor.)

 

Mazzette per 250 mila euro su ogni cassone del Mose

L’impresa subappaltante pagava il Cvn con false fatture a carico dello Stato

Boscolo Bachetto della Coop San Martino: «Volevi un lavoro? Dovevi fare così»

VENEZIA – Ogni cassone del Mose valeva 250 mila euro in fondi neri-tangente: questo, infatti, il prezzo della “retrocessione” – coperta con false fatturazioni per spese inesistenti messe in conto allo Stato – che l’impresa subappaltatrice doveva all’appaltatore del Consorzio Venezia Nuova, per ottenere i lavori. Lo racconta Stefano Boscolo Bachetto, della Coop San Martino, nel suo interrogatorio di settembre davanti ai pm Ancilotto, Buccini e Tonini: testimonianza finita nell’ordinanza con al quale i giudici del Tribunale del Riesame hanno confermato la custodia cautelare in carcere per Renato Chisso, perché una tranche per 150 mila euro di queste tante retrocessioni- mazzette pagate a rate è passata – secondo la Procura – dalle mani di Boscolo a quelle di Pio Savioli (interfaccia delle cooperative nel Consorzio), dalle sue a quelle di Sutto (segretario particolare di Mazzacurati) e da queste a quelle dell’ex assessore alle Infrastrutture, con una consegna a domicilio a Palazzo Balbi sotto gli occhi dei finanzieri. Nel suo interrogatorio, Boscolo Bachetto spiega come funzionavano le cose: vuoi un lavoro? Lo paghi in “retrocessioni”, un tanto al pezzo. «Poi c’è la questione dei cassoni della Mose 6, che è la cosa più grossa che sono a conoscenza io nei confronti di Tomarelli », dice Boscolo. «E cioè, quindi , che cosa?», chiedono ovviamente i magistrati. «Lì fu costruita una consortile, la Mose 6, per l’esecuzione di lavori di costruzione dei cassoni», racconta l’imprenditore, spiegando che l’80 della società era della Clea di Campolongo e il 20% della San Martino: «Fu costruita questa Mose 6 per l’esecuzione di sei cassoni, fu stabilito l’importo di 8 milioni e 100 mila euro a cassone; però ci fu la pretesa da parte di Tomarelli (consigliere di Condotte d’Acqua, socia del Consorzio Venezia Nuova, per i giudici tra i quattro della “cupola” che decideva sui fondi neri, ndr) di avere una commissione per aggiudicarsi questo subappalto. In pratica, erano 250 mila euro a cassone, di cui 125 li doveva pagare la Clea e 125 la coop San Martino. Siamo nel 2010: noi non avevamo disponibilità del contanti e Sandro Zerbin, presidente della Clea, mi disse che se volevo lui aveva la possibilità di procurare il contante. Ne parlai con mio padre e mi disse “Va bene”, non so se lui abbia aumentato il prezzo del ferro che aveva all’interno dei cassoni del Mose o se abbia aggiunto delle quantità di ferri, però praticamente tramite queste fatturazioni riusciva a recuperare i contanti». Consegnati a chi? «A parte le primissime volte che fu mio padre, poi fu Zerbin di persona a consegnare i soldi a Savioli, il quale li dava a Tomarelli». «Perché avete accettato questa cosa?», chiedono i pm. «Perché sennò il lavoro non si faceva», «i subappaltatori li sceglieva Tomarelli, era lui il presidente della Clodia e lui aveva facoltà di decidere a chi dare i lavori: la Clea era partita da oltre 9 milioni come primissima offerta alla Clodia. Dopodiché si arrivò a 8,100. Anzi a 7,6, poi Tomarelli ha aggiunto questi 500 mila euro che andavano a coprire praticamente il costo dei 250». Fondi neri per tangenti e prebende pagati dallo Stato sottoforma di spese mai eseguite: è il sistema Mose dell’era Mazzacurati & Co.

Roberta De Rossi

 

mozione del m5s in parlamento

«Renzi fermi la Orte-Mestre»

VENEZIA «Non c’è da stupirsi, ma la Mantovani, dopo il Mose, aveva messo gli occhi anche sul progetto della nuova autostrada Orte-Mestre. Un’altra “gallina dalle uova d’oro” da realizzarsi con il delinquenziale sistema del project financing all’italiana e che godrà anche di 1,9 miliardi di incentivi fiscali». È quanto afferma la portavoce veneta delM5SArianna Spessotto che, insieme ad altri deputati grillini, ha depositato una mozione per impegnare il governo ad abbandonare il progetto «a favore di più piccoli e meno impattanti, ma assolutamente necessari interventi di messa in sicurezza delle arterie esistenti».

 

Galan, FI chiede il voto segreto. Pd-M5S compatti: sì all’arresto

Martella, vicepresidente dei democratici alla Camera: «Dopo il via libera della Giunta non ci sono più dubbi».

I grillini e la Lega: «Siamo pronti per il bis dopo il caso Genovese»

PADOVA «Martedì chiederò il voto segreto sulla richiesta di arresto nei confronti di Giancarlo Galan. Forza Italia è stata garantista con Genovese e lo saremo anche con il nostro collega»: Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera, continua a lottare come un leone per salvare Galan dall’incubo carcere. Mercoledì scorso si era opposto all’ufficio di presidenza che ha messo in calendario per il 15 luglio il voto dell’Aula, 4 giorni dopo il via libera della Giunta delle autorizzazioni. «Non c’è il tempo per leggere gli atti», ha detto Brunetta, ma la presidente Laura Boldrini è stata irremovibile: martedì prossimo alle 17 si apre il dibattito e tre ore dopo arriverà il verdetto. Cosa accadrà nel segreto dell’urna? Brunetta spera nel colpo a sorpresa: il garantismo farà breccia? Per evitare sorprese il Pd ha convocato il gruppo in mattinata: i commissari della Giunta, Amoddio, Verini ed Ermini spiegheranno le ragioni del sì alla richiesta di arresto. «Il nostro compito è valutare se esista il fumus persecutionis della magistratura e non diventare il tribunale dello scandalo Mose: il lavoro della Giunta è stato molto accurato e quindi diremo di sì alla richiesta di arresto. Giancarlo Galan come qualsiasi altro cittadino si dovrà difendere nel processo e rispondere alle accuse della Procura di Venezia», spiega Andrea Martella, vicepresidente del gruppo Pd alla Camera. Sulla stessa linea il sottosegretario Pier PaoloBaretta : «Voto sì, la magistratura ha il diritto-dovere di indagare anche su Galan» e parole analoghe arrivano dall’altro sottosegretario all’Economia, il veneziano Enrico Zanetti (Sc-Monti): «Seguirò le indicazione del relatore Mariano Rabino, mio collega di partito, che è a favore della richiesta d’arresto». Ma il Pd teme il voto segreto? «Non vedo imboscate», spiega l’onorevole Roger De Menech, segretario regionale, «il garantismo invocato da Fi è quanto mai sospetto. Citano il caso di Vasco Errani a sproposito e dimenticano che il governatore dell’Emilia si è dimesso tre secondi dopo la sentenza di condanna di secondo grado: noi siamo garantisti, ma con lo scandalo Mose abbiamo applicato il rigore assoluto, a partire dal caso Orsoni». Per il sì all’arresto di Galan si dichiarano anche Alessandro Naccarato: «Seguirò le indicazioni del gruppo» e Simonetta Rubinato: «Umanamente è sempre difficile decidere di mandare qualcuno in galera. Ma essendo stato escluso il fumus persecutionis, l’immunità parlamentare viene meno perché altrimenti diventerebbe un privilegio ingiustificato rispetto agli altri cittadini. Quindi il mio voto sarà favorevole». E i grillini? Francesca Businarolo, Silvia Benedetti, Gessica Rostellato , Arianna Spessotto, Marco Da Villa, Federico D’Incà, Emanuele Cozzolino non hanno dubbi: il sì all’arresto di Galan sarà un anime da parte del M5S. «Dopo il via libera in Giunta non ci sono dubbi, la magistratura ha il diritto di indagare su un deputato accusato di reati gravissimi: la legge è uguale, non esistono privilegi e immunità da far valere». Più garantista il commento di Alessandro Zan, ex Sel, ora nel Gruppo Misto: «La Camera martedì non si può trasformare in un’aula di tribunale. Sì alla richiesta d’arresto ma senza i toni giacobini dei grillini» dice il deputato padovano. Chi invece non va per il sottile è Marco Marcolin, della Lega: «Non ho dubbi:abbiamo detto di sì all’arresto di Genovese del Pd e diremo sì anche per Galan. È stato il mio governatore per 15 anni in Veneto: lo stimo, si professa innocente, ma deve accettare il processo in tribunale».

Albino Salmaso

 

I DEPUTATI PD «Magistrato Acque, poteri al Comune»

«La soppressione del Magistrato alle Acque non significa ovviamente una soppressione delle competenze che questo organismo aveva, ma impone una loro nuova attribuzione. Come deputati del Pd abbiamo chiesto, con un emendamento, che tutta una serie di funzioni vengano date in prima battuta al Commissario straordinario del Comune di Venezia. Per poi essere trasferite in via definitiva al sindaco metropolitano di Venezia». Così il vice presidente del gruppo del Pd alla Camera, Andrea Martella, spiega i contenuti di un emendamento presentato come primo firmatario al provvedimento di conversione del decreto-legge (24 giugno 2014, n. 90) «recante misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli uffici giudiziari». L’emendamento è stato sottoscritto dagli altri 18 deputati democratici veneti. «L’emendamento propone di modificare l’articolo 18 del provvedimento che ad oggi prevede di trasferire ogni funzione al Provveditorato territoriale per le opere pubbliche, articolazione periferica del Ministero per le Infrastrutture. Noi invece chiediamo di attribuire all’istituzione metropolitana le competenze relative all’estuario veneto, da quelle di polizia e vigilanza lagunare a quelle che si legano alle attività di salvaguardia lagunare e monumentale e di tutela-prevenzione dagli inquinamenti delle acque. Non da ultimo chiediamo di assegnare anche le risorse umane e strumentali legate a queste funzioni e che sono state fino ad oggi nella disponibilità dell’organico del Magistrato alle Acque. Si tratta di trasferimenti di poteri già previsti nella proposta di legge per l’istituzione della Città Metropolitana presentata nel 2010».

 

Campolongo – Boldrin: «S’indaghi sui raccomandati»

CAMPOLONGO «Ora si indaghi sulle assunzioni facili fate dai politici corrotti e si caccino i raccomandati». Dopo lo scoppio della tangentopoli del Veneto sul Mose, una proposta arriva da Oriana Boldrin, presidente dell’associazione Mondo di Carta: «Bisogna indagare sulle assunzioni fatte dai politici attualmente inquisiti di parenti ed amici. Di persone cioè che sarebbero state assunte senza alcun tipo di concorso, solo per essere state raccomandate, e che ora stanno togliendo il posto di lavoro ad altri magari molto più preparati e con i regolari titoli di studio». Di esempi la Boldrin ne vede parecchi anche nella zona della Riviera e a Campolongo: «Alcuni personaggi che ora sono in carcere hanno sempre fatto credere di aver fatto assumere grazie alla loro parola. Di fatto molti amici e parenti sono assunti nei settori e società pubbliche che controllavano. Forse è tutto regolare, ma visti il oro comportamenti un controllo sarebbe d’obbligo. Le motivazioni che hanno portato a quelle assunzioni andrebbero verificate».

(a.ab.)

 

fatto_orte_mestre

LARGHE INTESE SUGLI AFFARI – Nei verbali di Venezia ombre sulla grande opera da 10 miliardi con cui Bonsignore (Ncd) ha messo d’accordo destra e sinistra

di Giorgio Meletti, “Il Fatto Quotidiano”, 9 lug. 2014

Un fantasma si aggira per l’inchiesta sul Mose: è l’affare della nuova autostrada Orte-Mestre, nota anche come Nuova Romea. Costerà quasi dieci miliardi di euro, e dagli interrogatori si capisce che è il vero affare che calamita le attenzioni. Claudia Minutillo, ex segretaria del governatore veneto Giancarlo Galan, passata come manager al gruppo Mantovani, racconta che il suo nuovo capo, Piergiorgio Baita, non pensava ad altro. Quando li arrestano, nella primavera 2013, non c’è ancora il sospirato via libera del governo, che arriverà l’8 novembre 2013, in una riunione del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) presieduta dal premier Enrico Letta. Il 24 aprile 2012 Minutillo chiama Baita per parlare della riunione Cipe di tre giorni dopo. Sintesi giudiziaria della chiamata: “Baita voleva sapere se ci fosse la Romea e comunque chiederà ad Albanese… omissis…”.

Bisogna tirare il filo per vedere dove porta. Gioacchino Albanese, detto Nino, era già famoso negli anni 70 come braccio destro di Eugenio Cefis, poi è stato manager dell’Eni, coinvolto nello scandalo Eni-Petromin (1980), e nel 1981 è risultato iscritto alla loggia P2 con la tessera numero 913. Oggi ha 82 anni e ricopre ancora un ruolo decisivo: è amministratore delegato della Ilia Spa di Genova, promotrice della Orte-Mestre. Si tratta di un project financing, il modo più moderno di scavare buche nei conti dello Stato: in apparenza il privato costruisce un’opera pubblica a sue spese e recupera l’investimento incassando i pedaggi, in questo caso per 49 anni.

Per spiegare ai pm i rapporti corruttivi tra Baita e Galan, Minutillo tiene una lezione sul project financing degna del più radicale dei No-Tav. Conferma infatti che è la miglior maniera di evitare il fastidio di una gara d’appalto, ma che ovviamente prima di avanzare una proposta bisogna essere certi che il politico la inserisca nelle opere di “interesse pubblico”: “La presentazione di un project financing ha un costo significativo per non dire rilevante, motivo per cui se non si ha la sicurezza di avere dei contraddittori disponibili si rischia solo di gettare i costi dello stesso”. I politici spiega Minutillo, giustificheranno l’entusiasmo un po’ sospetto “dicendo che a loro l’unico interesse vero era comunque fare l’opera, questa è la cosa che dicono sempre”. Il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli (indagato per corruzione nello scandalo Mose) il 23 febbraio 2010 ha benedetto la Orte-Mestre come “fondamentale per la piccola e media imprenditoria”, mentre Maurizio Lupi, ministro delle Infrastrutture, a novembre 2013 saluta il via libera del Cipe a “un asse viario fondamentale per l’Italia, completamente coperto da capitali privati”. In verità, dei 9,8 miliardi lo Stato ce ne metterà 1,9 sotto forma di sconti fiscali alle imprese costruttrici, grazie ad apposita legge del governo Monti.

Il ministro dell’Economia dell’epoca, Fabrizio Saccomanni, era contrario. Baita soffriva. Minutillo spiega: “L’Economia, il Tesoro, si opponeva a questa cosa qua, quindi veniva… è stata rinviata più volte. Baita teneva i contatti con il dottor Albanese del gruppo di Bonsignore, e poi avevano dentro al ministero le persone”. Il capo di Albanese è Vito Bonsignore, ex andreottiano diventato imprenditore con la liquidazione da 2-300 milioni che gli dette Marcellino Gavio per farlo fuori dall’Autostrada Milano-Torino e legatissimo all’ex senatore Luigi Grillo e a Sergio Cattozzo i due uomini dell’Ncd arrestati a Milano nell’inchiesta Expo. Europarlamentare fino allo scorso 25 maggio, Bonsignore è stato insignito, durante Mani pulite, di una condanna definitiva a due anni per corruzione. Oggi è tra i fondatori del partito di Angelino Alfano e soprattutto di Lupi. Bonsignore ha buone amicizie. Il presidente della Ilia a cui il governo sta affidando l’autostrada da 10 miliardi è Giovanni Berneschi, momentaneamente agli arresti per lo scandalo della Carige, banca che supporta Bonsignore nella Orte-Mestre. Ma nessuno batte ciglio. Anzi. La delibera Cipe dell’8 novembre scorso è ancora segreta. Non è dato conoscere il piano economico-finanziario su cui si basa la previsione che i proventi del traffico ripagheranno l’opera. Sicuramente c’è una clausola secondo la quale ricavi inferiori al previsto comporteranno l’impegno dello Stato a pagare la differenza. Insomma, il rischio d’impresa è tutto a carico dei contribuenti, ed è per questo che delibere, piani e contratti con cui si impegnano miliardi pubblici non vengono pubblicati.

D’altra parte l’opera piace a tutti. All’inizio c’era un’Associazione Nuova Romea, presieduta da Pier Luigi Bersani, che si batteva per una nuova arteria tra Ravenna e Mestre, visto che la Romea era obsoleta e pericolosissima. C’era anche una società, che girava intorno alle coop rosse (Cmc di Ravenna e Ccc di Bologna su tutte) e alla Mantovani di Baita, pronta a proporre il suo projectfinancing. Finché nel 2003 Bonsignore spiazza tutti con un progetto unico, da Orte a Mestre, passando per Cesena e Ravenna, che il ministro dell’epoca, Pietro Lunardi, subito accoglie. Il governatore dell’Emilia-Romagna,

Vasco Errani, che è di Ravenna, attacca: “La scelta delle opere da fare non è compito dei privati”. Ma poco tempo dopo lo stesso Errani si batterà come un leone per chiedere al governo lo sblocco del project financing della Ilia. Come mai?

Nella rissa Bonsignore e Lunardi sfoderano la loro abilità. Racconta Minutillo: “Furono bravissimi, misero subito d’accordo cinque presidenti di Regione”. L’intesa arriva nel 2005 e prevede lavoro per tutti: per la Mantovani nelle tratte venete, per le coop rosse in Emilia e via spartendo. Il 27 luglio 2005 l’Anas dà il via libera al progetto di Bonsignore. Due settimane prima il regista della Orte-Mestre aveva discusso con il suo amico Massimo D’Alema le modalità di partecipazione alla scalata alla Bnl della Unipol di Gianni Consorte. L’ex premier riferisce al manager presunto rosso: “Voleva dirmi… voleva sapere se io gli chiedevo di fare quello che tu gli hai chiesto di fare, oppure no [ridacchia]… Che voleva altre cose, diciamo… a latere su un tavolo politico. […] Ti volevo informare che io ho… ho regolato da parte mia”. I magistrati di Venezia stanno portando alla luce i contesti trasversali e opachi con cui la politica spartisce denaro pubblico tra le imprese amiche.

 

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui