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DOLO «Nel Piano urbanistico (Pati) il sindaco, l’assessore all’urbanistica e la giunta di Dolo hanno previsto l’incremento di capannoni e di nuovi hotel nell’area che comprende anche Veneto City».

La denuncia arriva dai sei consiglieri del gruppo d’opposizione “Dolo Cuore della Riviera” – Alberto Polo, Adriano Spolaore, Vincenzo Crisafi, Gianluigi Naletto, Andrea Zingano e Gianni Lazzari – che accusano la maggioranza di voler cementificare il territorio.

Torna quindi nell’occhio del ciclone il Pati che nelle scorse settimane aveva provocato il duro scontro, ancora in corso, tra i consiglieri leghisti Giovanni Fattoretto e Mario Vescovi contro il sindaco Maddalena Gottardo anche lei leghista.

«Oltre agli attuali 500 mila metri quadri di cemento di Veneto City», proseguono, «lì sono stati previsti ulteriori 20 mila cubi di nuova volumetria a destinazione turistica e altri 20 mila metri quadrati di superficie coperta a destinazione produttiva. È questa la città sostenibile ed intelligente di cui parla il sindaco Gottardo? Intanto il centro storico dolese muore e l’unica cosa a crescere è la cementificazione e l’inquinamento. La giunta ha fallito tutti gli obiettivi e il nostro comune è stato relegato ai margini basti pensare al declassamento dell’ospedale, la chiusura del Tribunale, le richieste della Provincia di inserire nella cartografia del Pati il tracciato della Romea Commerciale e della Camionabile sull’Idrovia».

Giacomo Piran

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Gazzettino – Dolo, l’opposizione attacca la Lega

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3

feb

2014

DOLO – «Che si dimettano tutti!». Non si esaurisce la polemica politica dolese. Giorgio Gei e Alberto Polo dell’opposizione incalzano: «Il consigliere Fattoretto ha svelato in consiglio comunale un interessante retroscena, tutte le disgrazie che stanno capitando a Dolo sono il frutto delle liti di un partito oramai frantumato. Questo dimostra una gravissima situazione e conferma quanto da noi temuto: la Lega occupa le istituzioni “manu militari”. Il sindaco di Dolo, fuori linea, non è degno di ricevere risposte dai vertici regionali leghisti su ospedale, distretto sanitario, Romea. Traspare evidente un concetto proprietario delle istituzioni che sfiora il ricatto. Vuoi litigare e io punisco te e tutti i tuoi cittadini!» E concludono: «Pdl o Forza Italia, si dimostrano irrilevanti e, comunque, insieme stanno producendo un danno immenso per Dolo e la Riviera del Brenta.

(L.Per.)

 

Nuova Venezia – Romea Commerciale “Un’opera inutile”

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2

feb

2014

 

LE RAGIONI DI OPZIONE ZERO

SAMBRUSON. Contrarietà al progetto della Orte-Mestre, conosciuta anche come Romea Commerciale, messa in sicurezza immediata dell’attuale Romea, e investimenti nel trasporto fluviale e su rotaia come da indicazioni della comunità europea. Questi sono i punti cardine emersi durante il convegno “Nuova autostrada Romea. Le ragioni del no», svoltosi venerdì sera nella sala teatro della parrocchia di Sambruson alla presenza di oltre 50 persone.

Il convegno, promosso dal comitato Opzione Zero, ha concluso un trittico di incontri che nelle scorse settimane si erano tenuti a Dolo e ad Arino. Come relatori sono intervenuti Rebecca Rovoletto e Lisa Causin di Opzione Zero, Andrea De Lorenzi di Sel Dolo, Igor Jocan di Legambiente della Riviera mentre il moderatore è stato Emilio Zen.

«La comunità europea chiede di ridurre le emissioni di Co2, spiega Rebecca Rovoletto, «e di potenziare i trasporti sostenibili come le vie del mare e soprattutto le ferrovie. La Romea Commerciale è stata concepita e progettata nei primi anni 2000 quando la situazione era diversa. Ora non c’è nessun parametro oggettivo che giustifica una nuova autostrada».

Positivo è il commento dopo questi primi incontri pubblici. «Siamo soddisfatti», prosegue la portavoce di Opzione Zero, «perché abbiamo visto un aumento delle presenze di cittadini agli incontri che conferma come si sta alzando l’interesse sull’opera e sui motivi della nostra contrarietà. Abbiamo avuto anche la conferma che l’amministrazione comunale di Dolo ha ribadito la sua posizione di contrasto all’opera. Ora continueremo con l’informazione verso i cittadini, e intensificheremo i contatti con le associazioni e con i Comuni».

Giacomo Piran

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Nuova Venezia – Dolo. Tutti contro tutti nella Lega.

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31

gen

2014

I “lealisti” contro il segretario 

DOLO «Il gruppo Lega formato da Sabrina Bachet, Cecilia Canova, Silvia Carraro e Roberto Stradiotto si ritiene perfettamente in linea con i principi del movimento e non riconosce chi si è schierato dalla parte di coloro che usano l’arroganza e l’offesa per perseguire i propri scopi. Nessun movimento o partito che si rispetti può imporre a qualsivoglia persona di andare contro a principi guida quali l’etica e la moralità». A dirlo sono i quattro consiglieri comunali della Lega Nord che si sono schierati a favore del sindaco Maddalena Gottardo dopo gli attacchi subiti dai consiglieri Fattoretto e Vescovi anche loro del Carroccio. Nel frattempo continuano le richieste di dimissioni. «Il segretario della sezione dolese della Lega Carlo Levorato», proseguono i quattro consiglieri “lealisti”, «con la sua lettera aperta ha preso posizioni evidentemente personali e per conto di pochi. Tutto ciò risulta imbarazzante e a nostro avviso si dovrebbe dimettere da segretario non essendo in grado di sostenere il sindaco e la maggioranza del suo comune».

Una staffilata alla Lega arriva poi da Giorgio Gei (Ponte del Dolo). «Avevano promesso fuoco e fiamme», dichiara Gei, «espulsioni e licenziamenti in tronco. Sono invece disarmanti le dichiarazioni del commissario del Carroccio per il quale la Lega ha posizioni diverse rispetto al sindaco Gottardo su Veneto City, ospedale, Romea commerciale e Pati, ma rimane in maggioranza in posizione critica. Sarebbe interessante conoscere quali sono le divergenze della locale sezione dolese su Veneto City o chiedere quali prese di posizione ufficiali ci siano state verso i vertici regionali per difendere l’ospedale di Dolo da parte della Lega della Riviera».

Giacomo Piran

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C’era una linea che univa il Tirreno all’Adriatico, la Civitavecchia-Orte-San Benedetto del Tronto, ma è stata dismessa.

Quarta e ultima puntata della docu-serie ‘La vita è un treno’ firmata dal giornalista e scrittore Antonello Caporale e dal regista Enzo Monteleone.

Il reportage de ilfattoquotidiano.it dedicato alle tratte delle ferrovie italiane prima dismesse e poi abbandonate. Un viaggio sentimentale e un atto di denuncia civile. Un percorso lungo tremila chilometri seguendo la traccia della ruggine dei binari.

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”In Veneto sono in progetto o in costruzione molte grandi opere inutili o sovradimensionate come la Pedemontana Veneta, la Valdastico Nord e la Romea commerciale. Si tratta di progetti che prevedono la spesa di enormi risorse che potrebbero essere invece utilizzate per sostenere i lavoratori degli stabilimenti della Electrolux, le vere vittime della crisi economica”.

Lo afferma l’eurodeputato Pd Andrea Zanoni in merito al possibile taglio delle retribuzioni dei lavoratori e alla possibile chiusura dello stabilimento di Porcia (PN).

”Si continua a spendere per grandi opere come strade faraoniche sulle quali, se le fabbriche continuano a chiudere, non ci sara’ piu’ niente da trasportare.

La vera emergenza italiana non e’ accontentare chi guadagna dai grandi appalti ma proteggere il lavoro di migliaia di italiani che rischiano di finire in mezzo a una strada o, alla meglio, ridotti a una paga da fame.

Il Nord Est e’ stato la locomotiva d’Italia per decenni con questo sistema di strade, costruirne di nuove, dopo le delocalizzazioni e la crisi, e’ a dir poco schizofrenico’‘, aggiunge Zanoni.

fdm/gc

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Gazzettino – Dolo. La Lega spara sul suo sindaco.

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29

gen

2014

DOLO  – La Lega accusa il “suo” sindaco «Ci denigra»

Il Commissario della Lega Nord, Ennio Zane, contro il sindaco Maddalena Gottardo: «Ce l’ha con me perchè ho preso il posto del marito.»

DOLO «Non vorrei che il suo astio sia dovuto al fatto che ho preso il posto di suo marito»

Il commissario Zane attacca la Gottardo: «Non fa che denigrare il movimento»

NEL MIRINO – Maddalena Gottardo, primo cittadino di Dolo, attaccata dal commissario Zane

Non si placa la polemica che sta scuotendo il Carroccio di Dolo. Il commissario della Lega Nord della Riviera del Brenta Ennio Zane si produce in una replica al vetriolo al sindaco Maddalena Gottardo, da cui è stato chiamato in causa nei giorni scorsi. Zane non esclude che vi possano essere, all’interno della maggioranza, cambiamenti per il gruppo consiliare della Lega Nord.

«La signora Gottardo deve avere la capacità di scindere la sfera politica da quella amministrativa, non strumentalizzando quest’ultima, come sta facendo a suo comodo in questo periodo – attacca Zane – È palese che la vittoria amministrativa la legittima a rimanere fino alla scadenza del suo mandato, ma non deve scordare di essere parte di un movimento politico. Non si capisce poi quali sarebbero le mie dichiarazioni personali, poiché, non solo non ve ne sono ma nemmeno ne ho rilasciate. È vero invece che la signora Gottardo, da molto tempo, pur essendone ancora iscritta, ha cominciato un’opera di denigrazione nei confronti della Lega Nord, che non ha risparmiato nessuno, dal semplice militante, fino a giungere a colpire, da ultimo, anche Luca Zaia».

Poi Zane torna sulla questione della riorganizzazione del movimento, scagliando un affondo: «Ritenendo che alcune circoscrizioni non stessero lavorando bene, si è provveduto a prendere delle decisioni che hanno riguardato persone ed organi, come nella circoscrizione della Riviera del Brenta. Qui i segretari delle varie sezioni hanno votato a maggioranza la sfiducia a Stefano Boscolo, marito della signora Gottardo, non ritenendolo più politicamente adatto a ricoprire questo ruolo. Non vorrei che questo astio nei miei confronti derivi proprio dal risentimento personale della signora per quanto accaduto al marito». E ancora: «La signora Gottardo dovrebbe poi spiegare cosa intenda con la sibillina frase: “Un partito deve aiutare solo i suoi amici e parenti?” ed eventualmente fare nomi e cognomi».

Il commissario conclude: «La signora Gottardo deve continuare a svolgere il suo mandato fino a scadenza naturale, accettando, visto la sua mancanza di condivisione e partecipazione con il movimento Lega Nord, la critica dei consiglieri su quelle azioni messe in atto dalla maggioranza dolese, per le quali la Lega ha una posizione diversa da quella del Sindaco, come per esempio su Pati, Romea Commerciale, Ospedale e Veneto City».

Lino Perini

 

IL SORPASSO

Ben 2,80 euro per percorrere 20 chilometri, il pedaggio da Padova a Mestre è aumentato del 350%

di Paolo Tessadri, “Il Fatto Quotidiano”, 22 gen. 2014

È forse il tratto autostradale più caro al mondo: 2,80 euro per percorrere 20 chilometri. Dal primo gennaio 2014 il pedaggio da Padova a Mestre è aumentato del 350 per cento. Un salasso per i pendolari con la conseguenza che le auto hanno intasato le strade statali e comunali. Spesso gli aumenti sono dovuti agli stipendi d’oro o per pagare debiti o una gestione scellerata dei concessionari autostradali.

Ilario Simonaggio, segretario della Cgil trasporti del Veneto ha fatto i conti in tasca ai signori dell’asfalto. “In Veneto per 300 chilometri abbiamo avuto, sino a pochi anni fa, 150 consiglieri di amministrazione, spalmati su sei società”. Non che la situazione sia migliorata di molto. Da sei società ora sono calate a cinque in attività, perché il tratto Venezia-Padova è stato inglobato dalla Cav, la Concessioni autostradali venete, che gestisce il Passante di Mestre. Intanto il suo ad, Lino Brentan, è stato condannato in primo grado a quattro anni per corruzione. Per gli inquirenti, l’ad spezzettava gli appalti per non dover fare la gara e affidava i lavori direttamente alle imprese, in cambio di mazzette. Non che sia andata meglio alla Mantovani, una delle più grandi imprese edili italiane e costruttrice del Passante di Mestre. L’ad Piergiorgio Baita, soprannominato “Mr. Appalto”, è finito in manette con Claudia Minutillo, ex segretaria di Giancarlo Galan. Ha già patteggiato a un anno e dieci mesi per frode fiscale e ora i magistrati sono sulle tracce dei fondi neri. Tuttavia la società autostradale Venezia-Padova non è stata sciolta e ha presentato, in consorzio con altre imprese, il progetto per la costruzione di altre due autostrade: la Nogare-Mare Adriatico e il traforo delle Torricelle a Verona. Sempre con la finanza di progetto: le società private ci mettono i soldi per la costruzione in cambio ottengono una concessione anche quarantennale e con i pedaggi ripagano i debiti e fanno profitti. Così si sta costruendo la Pedemontana Veneta, una superstrada a pagamento. Mentre attende la cosiddetta Romea commerciale, un corridoio autostradale da Orte, nel Lazio, fino a Dolo (Venezia), un’opera da 9,8 miliardi di euro e 396 chilometri. Arteria contestata da agricoltori e ambientalisti. È un’opera inutile e dannosa, dicono: dal 2007 il traffico è diminuito del 30 per cento sulle reti autostradali italiane. Però il Cipe ha dato via libera al progetto preliminare. Alla fine, le società autostradali nel Nord-est saranno più prima. Ma chi deve tirarsi fuori dai debiti è la Brescia-Padova, la Serenissima. Sommersa dai debiti per aver creato decine di società fallimentari, la società incassa un milione di euro al giorno di pedaggi ma ha un buco di centinaia di milioni. Gli ex vertici di Serenissima e della controllata Serenissima Costruzioni sono indagati dalla Direzione distrettuale antimafia di Venezia: il sospetto è che abbiano seppellito materiali pericolosi e fanghi inquinanti sotto l’asfalto. Ormai la Serenissima non è più governata da Comuni e Province: quasi tutte le azioni pubbliche sono state vendute e l’azionista di maggioranza è Intesa Sanpaolo, in società con Astaldi costruzioni, Gavio e Mantovani.

Non è un mistero che Intesa e Gavio siano interessate a costruire e a gestire nuove e vecchie autostrade, soprattutto in vista dell’Expo 2015 a Milano. Ma le rogne, per Serenissima, non sono finite. Finora ha avuto il prolungamento della concessione fino al 2015, ma per ottenerne una nuova occorre che si passi alla realizzazione della Valdastico Nord fino a Trento. Ma i trentini non vogliono quell’autostrada.

 

Alleanza in chiave europea tra il notabile ex andreottiano e il ministro lombardo. Un asse politico corroborato da interessi comuni che agita le truppe cielline e spacca il partito di Alfano in Piemonte. Ma l’intesa viaggia spedita sulla Orte-Mestre

Viaggia ad altissima velocità, lungo i 396 km dell’autostrada Orte-Mestre l’accordo per le Europee  tra l’europarlamentare Vito Bonsignore e il ministro ai Trasporti Maurizio Lupi. I due pezzi da novanta del Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano sarebbero ormai pronti a correre a braccetto nella corsa per Bruxelles (gli elettori potranno indicare fino a tre preferenze) attraverso un asse che poggia su una comune visione politica sorretta dalla mastodontica opera pubblica da quasi 10 miliardi di euro che il ministro ha recentemente sbloccato, la cui progettazione è stata affidata alla Gefip, la holding dell’ex notabile andreottiano in Piemonte.

I due si preparano a condurre una battaglia difficile per Ncd, che dovrà raggiungere il quorum del 4% a livello nazionale per ottenere una rappresentanza nel Parlamento Europeo, ma che hanno deciso di combattere insieme, anche per arginare i tanti competitor che non aspettano altro di rosicchiare consensi nei rispettivi feudi. Da una parte Bonsignore, ex Udc poi Pdl, vicepresidente Ppe uscente, vuole consolidare la propria golden share su un partito che in Piemonte vive giorni di grande apprensione, anche a causa delle note vicende che hanno coinvolto Palazzo Lascaris e piazza Castello, il ministro, per contro, cerca di rafforzarsi a Milano e affrancarsi definitivamente dall’ombra dell’altro uomo forte di Comunione e Liberazione, ovvero Roberto Formigoni, governatore della Lombardia per tre mandati, oggi con un’immagine fortemente ammaccata dalle inchieste della magistratura che lo hanno costretto alle dimissioni. Anche perché, pare, Lupi continui a coltivare il sogno di sostituire Giuliano Pisapia a Palazzo Marino e riportare il Comune di Milano sotto le insegne del centrodestra. Sullo sfondo l’eterna lotta tra i due galletti ciellini per conquistare la leadership del movimento.

Ma questa alleanza, al momento ancora in itinere, sta agitando non solo la galassia degli eredi di don Giussani – sia Giampiero Leo sia Silvio Magliano non sono proprio estimatori storici di “Bombo” -, ma anche e soprattutto nel Ncd piemontese. Le mosse di don Vito da Bronte stanno creando più d’un malumore all’interno dell’esigua truppa degli alfaniani piemontesi al punto che i due assessori regionali Michele Coppola e Claudia Porchietto, hanno platealmente disertato la riunione organizzata nel quartier generale di via Piffetti dall’eurodeputato, con un ospite d’onore come Giuseppe Scopelliti, governatore della Calabria e coordinatore dei circoli di Ncd in Italia. Entrambi imputano al coordinatore regionale e numero uno alla Camera Enrico Costa di essersi troppo appiattito sulle posizioni di Bonsignore, di avergli consegnato le chiavi di casa, anzi addirittura di aver messo la sede del partito addirittura in casa del capataz: delegando alla sua oliata macchina l’organizzazione del partito sul territorio.

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