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COMUNICATO STAMPA OPZIONE ZERO 13 gennaio 2015

“Crolla il progetto camionabile, esultano i comitati”

I proponenti della “camionabile” chiedono lo stralcio del progetto.

Grande soddisfazione per Opzione Zero che insieme ad altri comitati da anni si batte contro la superstrada a pagamento prevista a sud della Riviera del Brenta lungo il tracciato dell’Idrovia.

E’ di oggi la notizia che la società GRAP spa, vorrebbe portare avanti il progetto del Raccordo Anulare di Padova (GRA) rinunciando però alla realizzazione della sua appendice, la famigerata “camionabile”.

Per Rebecca Rovoletto e Lisa Causin, portavoce di Opzione Zero, lo stralcio della “camionabile” è un fatto di grande importanza perché a questo punto viene a mancare uno degli assi di sviluppo più importanti del cosiddetto “Bilanciere del Veneto”, il progetto strategico regionale che tra autostrade e gigantesche urbanizzazioni speculative voleva stringere la Riviera del Brenta in un groviglio di cemento e asfalto. Un risultato raggiunto grazie soprattutto all’azione di denuncia e alla lotta ostinata di comitati, associazioni, cittadini e amministrazioni locali.

Furono infatti i comitati della Riviera del Brenta, tra cui anche Opzione Zero, a svelare nel 2009 le gravi irregolarità nell’iter di approvazione del progetto “camionabile” ritardandone così  l’approvazione per almeno 2 anni e costringendo il Governatore Luca Zaia e l’allora assessore Renato Chisso a una dura trattativa per ottenere dal Governo l’inserimento in Legge Obiettivo.

Le numerose e puntuali osservazioni presentate poi dai comitati in sede di Valutazione di Impatto Ambientale, in particolare quelle depositate dai gruppi padovani in difesa del “Tavello”, costrinsero la Commissione VIA nazionale a esprimere nel 2011 un parere favorevole condizionato da pesanti prescrizioni, tanto pesanti da  imporre la revisione dell’intero progetto.

Di lì a poco comparivano le prime crepe nella cricca veneta del cemento: nel gennaio 2012 veniva arrestato Lino Brentan, uomo vicino al PD presente in numerosi consigli di amministrazione di società autostradali, compresa la GRAP spa di cui era amministratore delegato.

Poi nel 2013 lo scandalo MOSE, con l’arresto di Piergiorgio Baita uomo chiave della Mantovani spa, tra i principali sponsor della camionabile e a seguire il crollo di Galan e di Chisso e del modello truffaldino del “project financing” in salsa veneta. Infine, importante è stata la pressione di varie organizzazioni per ottenere il completamento dell’Idrovia.

Il Presidente di Opzione Zero Mattia Donadel commenta: “Finalmente, una picconata dopo l’altra, è crollato il castello di menzogne e anche i proponenti e la Regione hanno dovuto arrendersi all’evidenza. La camionabile lungo l’idrovia era inutile e insostenibile sotto ogni punto di vista; i volumi inconsistenti di traffico previsto non sarebbero mai stati sufficienti per ripagare l’investimento, e alla fine centinaia di milioni di debito sarebbero ricaduti sulla collettività, esattamente come sta accadendo in questi giorni per l’autostrada BREBEMI in Lombardia.

Questa superstrada, così come la Orte-Mestre e le altre numerose autostrade in project financing, puzzava di marcio fin dall’inizio: quest’opera è stata pensata e voluta ad uso e consumo dei proponenti, Mantovani spa in testa, e dei politici della cricca Veneta a cominciare da Galan, Chisso e Brentan.  I comitati hanno denunciato fin da subito gli impatti e il rischio di malaffare legato a quest’opera, ora Zaia non ha più scuse: stralci definitivamente la camionabile e anche il GRA dalla pianificazione regionale”.

Per Opzione Zero questa vicenda dimostra che la lotta portata avanti  dai comitati in questi anni è stata decisiva per salvare la Riviera dal cemento e dall’asfalto: perché infatti oltre alla camionabile sono ormai “impantanati” anche Polo Logistico, Veneto City, Città della Moda, elettrodotto Terna e Parco Commerciale di Calcroci.

Rimane un ultimo mostro da abbattere: la Orte-Mestre. Una sfida assai difficile da vincere,  ma per Opzione Zero certamente non impossibile.

 

Nuova Venezia – Il no di Settis alle grandi opere

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11

dic

2014

L’INCONTRO con gli studenti

A Mestre per discutere di paesaggio e territorio: lo storico dell’arte e archeologo Salvatore Settis, già direttore della Normale di Pisa e del Getty Research Institute di Los Angeles, è stato accolto ieri nell’aula magna del liceo Giordano Bruno per una lezione che ha preso spunto dal suo ultimo libro, “Se Venezia muore”, una disamina sui problemi delle città storiche partendo dall’analisi della situazione lagunare.

In due ore, il professore ha risposto ai quesiti degli insegnanti, alle timide domande dei ragazzi e persino a qualche polemica nata non appena si è toccato lo spinoso argomento Mose.

Settis, infatti, ha ribadito che preservare l’ambiente è un dovere nei confronti di chi abiterà l’Italia in futuro e non ha potuto evitare di tirare quindi in ballo anche le grandi opere veneziane, dalla Orte-Mestre alla torre di Pierre Cardin, passando per il ponte di Calatrava e, appunto, per il sistema di dighe mobili.

L’ex direttore della Normale, che considera i grattacieli residuati di un tempo passato, ha riservato parole dure per tutti questi progetti: tanto per «l’autostrada più inutile del mondo» quanto per il «ponte che poteva essere costruito pure in Nuova Zelanda, visto che con Venezia non c’entra nulla»; la critica più feroce è stata però proprio quella al Mose, «costato tre volte la cifra stimata e a cui si sono aggiunti due miliardi di tangenti e bustarelle».

«Attraverso un sistema tipicamente italiano», ha spiegato Settis, «ci si è inventati un metodo inefficace per risolvere un problema reale, finendo per mangiarci sopra».

Per trovare risposta alle difficoltà del Paese, secondo Settis, basterebbe guardarsi in tasca: con 154 miliardi di tasse non pagate ogni anno la Penisola è terza al mondo per evasione fiscale (prima di noi solo Turchia e Messico), «con quei soldi nelle casse dello Stato, la crisi non ci impedirebbe di salvare il nostro suolo».

(gi.co.)

 

Nuova Venezia – Sul tavolo Ue l’agenda di Chisso

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dic

2014

Libro dei sogni come quello dell’ex assessore finito nell’inchiesta Mose

Sul tavolo Ue l’agenda di Chisso

VENEZIA – Sembra un libro dei sogni, solo a pensare da quanti anni se ne parla. Ma il quaderno delle infrastrutture strategiche assomiglia anche a un’altra cosa: all’agenda dell’ex assessore regionale Renato Chisso, rovinosamente caduto nell’inchiesta Mose.

Dalla Superstrada Pedemontana Veneta alla Orte Ravenna, dalla terza corsia dell’A4 alla cosiddetta Linea dei bivi a Mestre e sino al collegamento ferroviario con l’aeroporto di Venezia. Insomma, l’agenza di Chisso sembra finalmente trovare uno slancio nel governo Renzi, che ha fortemente sostenuto in Europea il programma di investimenti che, nel dettaglio, prevede sette opere strategiche nel Veneto. Per il potenziamento della ferrovia del Brennero, di cui è corso la costruzione, l’investimento complessivo è di 12,2 miliardi; per l’Alta Velocità Milano-Venezia 8,050 miliardi, per il porto Off shore di Venezia 2,5 miliardi, per il raccordo ferroviario del Marco Polo 2,6 miliardi (da dividere con Roma Fiumicino e Milano, però), per la terza corsia Venezia-Trieste 2,4 miliardi, per la Orte Mestre 7,3 miliardi, per la Pedemontana Venezia 2,3 miliardi.

Si tratta di opere in larga parte finanziabili attraverso meccanismi di finanza di progetto (il privato mette i soldi in cambio di una gestione pluriennale). Ma quanti soldi arriveranno dal Piano Juncker a queste opere? Tutto dipende dalla velocità con cui i governi riusciranno ad autorizzare i progetto avvicinandoli alla cantierabilità. Il piano europeo infatti ha durata triennale e solo le opere già iniziate potranno beneficiarne. Per le altre, bisognerà aspettare.

(d.f.)

 

Ci sono Orte-Mestre, Pedemontana e ferrovia al Marco Polo insieme a porto off shore, Alta velocità e terza corsia in A4

Sette opere venete nel piano Juncker

VENEZIA – C’è il raddoppio della ferrovia del Brennero fino a Verona, il corridoio Milano/Venezia dell’Alta Velocità, il porto off shore di Venezia, il collegamento ferroviario per l’aeroporto Marco Polo di Venezia, la terza corsia dell’A4 fino a Trieste, la nuova Orte-Mestre e persino la Superstrada Pedemontana Veneta. Sette infrastrutture del Nordest potrebbero entrare nel cosiddetto Piano Juncker, dal nome del presidente della Commissione europea di Bruxelles. Finanziati grazie a un meccanismo finanziario destinato a far ripartire la crescita e l’occupazione. La task force tecnica europea incaricata di selezionare i progetti presentati da ciascun governo ha presentato ieri ai ministri economici finanziari dell’Unione europea la short list di progetti che hanno le caratteristiche di finanziabilità e di sostenibilità economica: 42 sono i progetti italiani, sette riguardano il Nordest.

Si tratta di opere finanziabili attraverso il cosiddetto piano Juncker, dal nome del presidente della commissione europea che ha escogitato un programma per la crescita da 315 miliardi: con 16 miliardi di garanzie europee e cinque miliardi messi dalla Banca europea degli investimenti, l’Europa intende mobilitare risorse a leva finanziaria per oltre trecento miliardi di euro, capace di smuovere i pil dei rispettivi paesi. Una iniezione di liquidità che, nel triennio 2015-2017, è destinata nelle intenzioni dei governi europei a mettere un po’ di carburante nelle asfittime economie del vecchio continente.

Molte le perplessità suscitate dal meccanismo: i soldi «veri» sono unicamente 21 miliardi di euro, da spartire in 28 paesi. Un’inezia, secondo molti osservatori. L’elenco delle opere strategiche è costituito da quasi duemila progetti, per un valore complessivo pari a 1300 miliardi di euro. Solo 760 di questi avrebbe avuto il via libera «tecnico». Sul tavolo dell’Ecofin è giunto infatti il lavoro della task force tra Banca europea per gli investimenti (Bei) e Commissione europea. Dopo il via libera dell’Ecofin adesso tocca ai governi nazionali predisporre una legge ad hoc per approvare l’elenco e garantirne la fattibilità entro il mese di giugno. L’ultimo passaggio europeo sarà il prossimo vertice europeo dei primi ministri, in programma il 18 e 19 dicembre prossimo, quando il piano Juncker dovrebbe essere definitivamente approvato.

Per alcune di queste opere, come la Superstrada Pedemontana Veneta o la Orte Ravenna, si tratta soprattutto di garantirne la «bancabilità» alla società concessionaria. A lavorare sul dossier italiano i tecnici del Ministero delle Infrastrutture, in concerto con il Ministero dell’Economia. Il ministro Maurizio Lupi in particolare si è speso nell’ambito della partita per ottenere il prolungamento delle concessioni autostradali. Si tratta in gran parte di opere conosciute e in parte avviate: ma quasi tutte prive di copertura economica. Così, l’uovo di colombo potrebbe ora venire dall’Europa e dal sul meccanismo di leva finanziaria con i soldi della Bei. Basterà la fantasia per vedere qualche cantiere ripartire?

Daniele Ferrazza

 

OTTO E MEZZO – LILLI GRUBER

OSPITI: Tomaso Montanari (storico dell’arte), Andrea Scanzi (Il Fatto Quotidiano), Matteo Richetti (Partito Democratico),

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LA7 – DIMARTEDI’ – FLORIS

OSPITE: Salvatore Settis, (Archeologo)

Ieri mattina il corteo degli studenti e universitari ha visto la partecipazione di tanti lavoratori

Nel pomeriggio la “critical mass” tra luoghi del degrado, case sfitte e società collegate al Mose
«Riappropriamoci della città»

MESTRE – Mestre è stata il centro della protesta dello sciopero generale e sociale che ha unito lavoratori, studenti, centri sociali e sindacati di base per una giornata di mobilitazione che nella nostra città ha coagulato la protesta contro il governo Renzi a quella contro i tagli del comissario Zappalorto ai servizi del Comune. Il corteo della mattina. In 400 ieri mattina hanno sfilato per le vie di Mestre, al grido “riprendiamoci la città, riappropriamoci degli spazi che ci stanno togliendo”, ma anche per protestare contro il Jobs Act del governo Renzi e contro l’abolizione dell’articolo 18. A marciare per la città, scortati da polizia e forze dell’ordine, molti aderenti al coordinamento studenti medi di Venezia e Mestre, studenti di scuole superiori, universitari, centri sociali. Con loro una rappresentanza dei comunali autorganizzati che protestano contro i tagli agli stipendi decisi dal commissario Zappalorto, ma anche l’associazione “Opzione Zero” di Mira che si batte contro il grande progetto della autostrada Orte-Mestre, 10 miliardi di euro di investimento che ha ottenuto il lasciapassare del Cipe e che torna a far paura. Fumogeni. Musica a tutto spiano, megafono e fumogeni, il corteo è partito dal municipio di Mestre, per poi spostarsi verso via Einaudi, rotonda Quattro Cantoni, via Piave e ancora la stazione. Lì avrebbe dovuto terminare, ma i ragazzi hanno voluto continuare e attraversare via Cappuccina, scendere lungo via Sernaglia e sciogliere le fila davanti all’ex spazio Contemporaneo occupato il giorno prima. E ribattezzato “Loco”. «Zappalorto non si fa alcuno scrupolo», urlano dal megafono, «di tagliare i servizi ai giovani, gli spazi di aggregazione, chiudere biblioteche, ridurre gli orari di apertura». Molte le voci critiche nel corteo. «Gli insegnanti sono oramai demoralizzati», spiega Stefano Micheletti del Coobas scuola, «c’è molta rassegnazione nella categoria, così come in tutto il mondo del lavoro. I contratti sono bloccati da 9 anni, anche fare sciopero è diventato un lusso». Renzi nel mirino. «Siamo venuti qui», aggiunge Eliana Caramelli (autorganizzati del Comune), «per manifestare contro i tagli ai servizi decisi dal commissario, ma siamo anche consapevoli che lui non è sbarcato dal nulla, ma l’ha mandato Renzi. Ci domandiamo dove vanno a finire i soldi delle grandi opere quando poi mancano i finanziamenti per biblioteche e sociale. Ma vogliamo anche essere solidali con le giovani generazioni, così come i nostri genitori hanno combattuto per noi, se non difendiamo i contratti, che tutele avranno questi ragazzi?». «La lotta al degrado», dicono dall’altoparlante i portavoce degli studenti medi, «non la si fa con il razzismo, ma rinnovando Mestre, ridando spazi di aggregazione. Italiani, migranti studenti, riprendiamoci la città». Al corteo erano presenti anche rappresentanti di Rifondazione e di Sel. «Esprimiamo la nostra netta contrarietà al Jobs Act», spiega Federico Camporese (Sel), «perché introduce precarietà travestita da flessibilità, di cui siamo già sommersi». Biciclettata nel traffico. Dopo il corteo del mattino, una cinquantina di persone ha inscenato nel pomeriggio davanti al Municipio di Mestre la “critical mass” dello sciopero sociale: una biciclettata di centri sociali, associazioni ambientaliste e lavoratori autorganizzati del Comune di Venezia che ha sfidato il traffico per toccare i luoghi del degrado e dei tagli decisi dalla gestione del commissario Zappalorto. Ma la prima tappa del corteo di bici, allegro, aperto da una barca-triciclo con generi di conforto per i manifestanti, è stata viale Ancona e la sede di Adria Infrastrutture, società del gruppo Mantovani. Qui i manifestanti hanno ribadito il loro no al sistema Mose e ai finanziamenti pubblici all’opera investita dallo scandalo tangenti, a scapito della città e delle sue necessità impellenti. Il corteo di bici ha bloccato per una decina di minuti il traffico nell’arteria di collegamento tra via Torino e via Sansovino e velocemente si è formata una coda di auto. Alcuni mezzi hanno fatto dietrofront portandosi su via Torino, altri automobilisti hanno atteso che il corteo riprendesse la sua strada. Qualcuno ha voluto testimoniare il proprio fastidio, a colpi di clacson. Contro le case sfitte. Poi il corteo di bici si è spostato ad Altobello, davanti alle case di Campo dei sassi sistemate da Ater e ancora chiuse. «Degrado è tenere le case sfitte», hanno ribadito i manifestanti. Altri luoghi del percorso, la biblioteca in villa Erizzo che ha già chiuso servizi a causa dei tagli del commissario; villa Querini, sede delle Politiche sociali del Comune, settore particolarmente penalizzato negli ultimi mesi; l’ex Umberto I, grande spazio che la città vive come “un buco nero” e lo spazio occupato dell’ex biblioteca di via Piave dove lunedì, dopo l’occupazione di giovedì, i ragazzi si presenteranno alla cittadinanza con un aperitivo di benvenuto. Occupazione. Spazio occupato perché messo in vendita da anni dal Comune di Venezia e mai ceduto, testimonianza delle difficoltà del piano di alienazione di spazi pubblici che secondo i manifestanti dovrebbero invece tornare in uso alla comunità in questo difficile momento di crisi. Al corteo hanno partecipato anche genitori assieme ai figli piccoli. La protesta in bicicletta si è conclusa nel tardo pomeriggio in piazza Ferretto con un piccolo rinfresco offerto a tutti i partecipanti.

Mitia Chiarin e Marta Artico

 

Bettin ricorda che il Comune di Venezia ha saputo tagliare, ma non come il commissario

«Zappalorto sta distruggendo il welfare»

MESTRE Da responsabile di Ambiente e Politiche giovanili per il Comune di Venezia a fervente contestatore della gestione commissariale e della politica dei tagli. Gianfranco Bettin, ex assessore della Giunta Orsoni e leader di “In Comune” , con una lettera di fuoco, ha voluto smentire una volta di più le voci che vogliono il capoluogo veneto “privilegiato, assistito o spendaccione”. Ha portato a sostegno delle sue tesi i recenti dati del “Rapporto sulla finanza locale” della Cassa Depositi e Prestiti, secondo il quale tra il 2010 e il 2012 Venezia è stata la seconda in Italia per capacità di risparmio, riducendo la spesa pubblica del 215%, un risultato superato solo da Siena. Eppure, tuona l’ex assessore, tra il 2010 e il 2014 Venezia ha subito un taglio dei trasferimenti statali pari al 66%, contro una media nazionale del 40%. «Questo», scrive Bettin, «fa giustizia delle calunnie riversate sulla città da politicanti ed esponenti di poteri che vorrebbero allungare le mani su di essa. Ai tagli feroci oggi si aggiunge il devastante e perverso meccanismo del patto di stabilità, più pesante per Venezia», complice anche il commissario Vittorio Zappalorto, colpevole secondo l’ex membro della Giunta di «proseguire sulla linea di riduzione delle garanzie salariali e normative dei dipendenti e nella riduzione dei servizi fondamentali». Bettin non ha risparmiato le bordate contro l’attuale amministrazione neppure giovedì sera quando, assieme a Felice Casson (senatore del Pd) e Giulio Marcon (deputato di Sel), ha partecipato ad un convegno su lavoro precario e Jobs Act tra i tavolini del Palco, bar e ristorante alle porte del teatro Toniolo che negli ultimi mesi si è trasformato in una piccola fucina di proposte civiche e politiche alternative. Bettin ha criticato aspramente la decisione di non anticipare le elezioni comunali, dicendosi contrario a «lasciare nelle mani di un burocrate decisioni vitali per Venezia, come il Vallone Moranzani». «Zappalorto», ha chiosato l’ex assessore, «è stato messo qui per tagliare, per distruggere il welfare, eppure abbiamo dimostrato che proprio con le politiche sociali si possono creare posti di lavoro. In questo noi siamo stati un’eccellenza, anche se adesso è stato tutto appiattito per la sfortuna di aver avuto in coalizione chi ha preso soldi sporchi in campagna elettorale».

Giacomo Costa

 

Burattino di legno installato a Punta della Dogana. Nel mirino le istituzioni culturali accusate di sfruttare gli stagisti

Il precario ora ha il suo monumento

VENEZIA – È di legno come un burattino, seduto su un trono come il Re Nudo e ha un braccio teso con uno scacciapensieri da cui pendono diverse rane, esattamente come il «Bambino con la Rana» di Charles Ray. Si tratta del «Monumento al precario», portato in parata per mezza Venezia ieri pomeriggio in occasione dello «Sciopero Sociale», organizzato dal Collettivo Sale Docks e dal Gruppo Lisc dell’Università Ca’ Foscari contro lo sfruttamento dei lavoratori nel settore culturale. La marionetta di legno è ispirata proprio alla celebre opera che un anno fa scatenò un’accesa polemica tra chi voleva la statua e chi invece il tradizionale lampione. «Il dibattito culturale in città – ha detto Marco Baravalle, uno dei portavoce della manifestazione – deve partire da chi lavora per la cultura ed è invece sottopagato. Per mesi si è parlato se tenere o no l’opera di Ray, ma nessuno ha mai affrontato il problema dei precari della cultura che, come i mediatori culturali, ricevono 2 euro all’ora lordi». A fine corteo, con ironica provocazione, il «monumento» viene posizionato sulla Punta della Dogana, circondato da cartelloni con scritto «Lavorare gratis non fa curriculum» o «Ma chi credete di essere voi che prendete 500 volte più di noi?». La cinquantina di attivisti passa per tutte le istituzioni culturali della città per lasciare la «Carta dei Diritti del Mediatore Culturale» dove, oltre a elencare le spese basi di uno studente, chiede che il salario venga aumentato da 2 euro all’ora a 6 o 8 euro lorde (4,5 euro netti all’ora), almeno per coprire parte di affitto, trasporto e pasto. Ieri sulle 14.30 i manifestanti si trovano in Campo Santa Maria Formosa. Partono dalla Fondazione Querini Stampalia, per proseguire poi verso il Fontego dei Tedeschi di Benetton e la Fondazione Ca’ Foscari, dove vengono chiuse le porte con nastri adesivi. L’università è considerata infatti uno dei motori dello sfruttamento per aver avviato i progetti di credito formativo gratuiti. «Con la riforma di Renzi (la Buona Scuola, ndr) – ha detto Marta Canino di Lisc, ricordando anche i mediatori culturali sfruttati da Louis Vuitton a San Marco – sarà obbligatorio fare il percorso formativo, partendo dalla quarta superiore. Questo significa che ci saranno tantissime persone che lavoreranno gratis per circa 300 ore». Presi di mira percorsi formativi, tirocini, stage e tutto quello che implica dare proprie competenze senza venire retribuiti. Il percorso prosegue tra musica a palla, adesivi e qualche scritta sui muri contro lo sfruttamento alla Fondazione Bevilacqua La Masa, fino alla Peggy Guggenheim Collection, accusata di pagare solo gli stagisti americani e di sfruttare i lavoratori per la nuova sede ad Abu Dhabi: «Quella sede la segue la Guggenheim centrale a New York – risponde la Guggenheim in serata – che paga anche i tirocinanti americani. Per gli italiani noi seguiamo la convenzione con Ca’ Foscari: prendiamo fino quattro studenti per 256 ore ciascuno (due mesi, ndr) ai quali prepariamo un progetto su misura. Loro vengono per scelta, li formiamo e spesso li richiamiamo dopo l’università». L’ultima è la Fondazione Pinault, dove il gruppo si ferma per attaccare qualche adesivo sui totem segnaletici e scriverci con uno spray «strike». Poi, l’arrivo in Punta della Dogana e la foto di rito vicino al «Monumento al precario», molti con la speranza di trovare un lavoro retribuito come si deve.

Vera Mantengoli

 

I manifestanti: «Loro si arricchiscono e cercano 15 mila che lavorino gratis»

Blitz anti Expo al Padiglione Italia

VENEZIA La manifestazione è stata pacifica, tanto che non c’erano forze dell’ordine in divisa, ma di sicuro qualcuno in borghese. Lo sciopero è iniziato in mattinata con un blitz a sorpresa al Padiglione Italia della Biennale. Gli attivisti sono arrivati all’Arsenale con due barche e hanno chiuso l’ingresso del portone con alcuni striscioni: “Essere giovani non è una colpa”, e poi “Closed for unpaid labour”. «Abbiamo scelto questa meta», ha detto il portavoce Marco Baravalle, «perché il Padiglione Italia è tenuto aperto da 15 volontari dell’Auser e ha una parte sull’Expo che viene presentata come un’iniziativa che riqualifica il territorio. Intanto a Milano per l’Expo vogliono costruire una darsena e distruggere il parco Trenna, qui a Venezia invece stanno costruendo 50 mila metri quadri al Vega 2 per il Venice Expo. Lo sta realizzando l’impresa Condotte d’Acqua del Consorzio Venezia Nuova». Per i manifestanti, l’Expo è il tipico caso in cui si arricchiscono solo gli imprenditori usando soldi dei cittadini perché le imprese vincono gli appalti, vengono quotate in borse e poi si scopre che sono corrotte. «Non c’è la capacità in questa città di fare un ragionamento più ampio su cosa significhi fare cultura», spiegano, «Pinault fa incontri con i suoi artisti, ma ha mai proposto un dialogo con chi fa cultura a Venezia?». Poi ci sono i 15 mila volontari. «Sul sito dell’Expo», continua Baravalle, «si cercano 15 mila volontari dicendo loro che in cambio riceveranno un sacco di “mi piace”». «Non so come sarà il mio futuro», ha detto Fabiola Fiocco, studentessa romana di 20 anni, «è tutto precario. Sono qui perché se uno lavora gratuitamente, nessuno ci guadagna. Solo i ricchi possono lavorare gratis».

(v.m)

 

Gazzettino – Mestre. Le proteste in citta’.

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15

nov

2014

In 400 per le strade del centro città per contestare governo, precariato, grandi opere e degrado

I TEMI – Slogan contro i Jobs act, Zappalorto e Orte-Mestre

MESTRE – Hanno sfilato studenti, prof comunali e centri sociali

L’INIZIATIVA – Nel pomeriggio il bis con la biciclettata

IN VIA PIAVE «Non si batte il degrado mettendo l’esercito»

In una città in cui, tra crisi e commissariamento del Comune, a manifestanti con cartelli e striscioni ci si sta abituando, a stupirsi di uno sciopero restano solo i turisti. Non sono pochi, infatti, quelli che tra souvenir e cartoline, porteranno a casa anche una lunga serie di foto scattate al corteo che ieri mattina ha sfilato per le strade di Mestre. Certamente, per chi di loro conosceva l’italiano, la varietà degli slogan sarà risultata quantomeno singolare. Diversamente dai soliti scioperi, infatti, tra i 400 manifestanti che hanno sfilato dal Municipio alla stazione, si passava con disinvoltura da un tema all’altro: dal governo nazionale a quello locale, dal Jobs Act alla superstrada Orte-Mestre, dal precariato degli insegnanti al degrado di via Piave. Il tutto intervallato da quattro salti sulle canzoni dei The Chemical Brothers. Ad aprire il corteo, il gruppo più numeroso: quello degli studenti del “Coordinamento” con i ragazzi dei centri sociali. E loro non hanno bisogno di cartelli. Su e giù dal furgoncino che anticipava il biscione, quello in cui caricano stereo, casse e microfono, passavano i manifestanti per gridare alla città ciò che non funziona. Con gli slogan “Renzi, nella scuola che prepari ci condanni a precari” e “gli studenti costretti a fare stage gratuiti” ma anche con le parole urlate da Marta, studentessa del liceo classico Marco Polo: “Siamo in via Piave perché è simbolo di un degrado che non si risolve con l’esercito ma con la cultura e gli spazi per i giovani. Io non mi sento protetta se vedo i militari sotto casa. E se c’è un ragazzo che beve una birra non è pericoloso, anzi, beviamocela tutti insieme”. Subito dopo il gruppo di insegnanti con le bandiere del Cobas: “Sono mille i problemi della scuola – spiega Stefano Michieletto – dal precariato che Renzi promette di risolvere all’edilizia scolastica. Proprio ieri, per esempio, la pioggia a Venezia ha distrutto un impianto elettrico e fatto chiudere un asilo”. Poi ancora gli ambientalisti di Opzione Zero, con uno striscione che parla chiaro: “Grandi Opere = Mafia”. E spiegano: “Si sottraggono soldi ai servizi per altre opere inutili come la Orte-Mestre”. Poi Federico Camporese e la squadra di Sel Venezia e infine un nutrito gruppo di comunali autorganizzati e di dipendenti comunali che protestano contro i tagli: “I debiti li paghi chi ha rubato. Lavoratori e cittadini hanno già dato”. Una di loro spiega: “Partiamo dalla vertenza locale ma il commissario non è sbarcato dalla luna, è mandato dal governo. Lo stesso che fa tagli a insegnanti, che mette in ginocchio la scuola e finanzia le grandi opere. Per questo oggi siamo tutti insieme: la battaglia è contro un sistema sbagliato”. Nel pomeriggio hanno fatto il bis, con la biciclettata di protesta a cui hanno aderito anche molti altri lavoratori comunali.

 

Nuova Venezia – Lavoratori, studenti e comitati in piazza

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13

nov

2014

Le politiche sul lavoro di Renzi e i tagli del commissario in Comune creano una insolita alleanza: due cortei a Mestre

“Incrociamo le braccia, incrociamo le lotte”. È questo lo slogan dello sciopero generale sociale in programma domani venerdì 14 novembre a Mestre e che vede assieme per la prima volta studenti di scuole superiori, universitari, centri sociali e lavoratori garantiti e non. I lavoratori comunali autorganizzati, reduci dall’assemblea del Palaplip di fine ottobre contro i tagli agli stipendi decisi dal commissario Zappalorto, ora dialogano con il mondo delle cooperative sociali e del precariato spinto.

Con loro ci sono i comitati ambientalisti, come l’Opzione Zero di Mira che si batte contro il grande progetto della autostrada Orte-Mestre, 10 miliardi di euro di investimento,che ha ottenuto il lasciapassare del Cipe e che torna a far paura.

Uno sciopero generale contro il Jobs Act del governo Renzi così come contro i tagli ai servizi del Comune di Venezia, contro il lavoro sempre più precario, contro le grandi opere come il Mose, garantite anche dal decreto Sblocca Italia. Due le iniziative in città. Alle 9 la partenza del corteo degli studenti aperto anche ai lavoratori che dal Municipio arriverà in stazione ferroviaria. Nel pomeriggio una colorata biciclettata di protesta. Lo sciopero generale è organizzato dai sindacati di base, Cobas e Usb, di vari settori, come il pubblico impiego, il traffico aereo e ferroviario, Università.

Aderiscono pure i lavoratori della Zignago di Portogruaro. «Ci siamo resi conto che la nostra lotta non è solo quella legata alla vertenza del contratto decentrato oggetto di referendum ma anche per tutelare i servizi alla città», spiegano i lavoratori autorganizzati che contano di portare in strada almeno un centinaio di persone. «I tagli più grossi non sono quelli ai nostri stipendi ma quelli ai servizi cittadini», dicono.

Per gli studenti del coordinamento studenti medi di Venezia e Mestre lo sciopero di domani è un altro passo avanti verso lo sciopero sociale europeo. No alla riforma Renzi con un corteo il giorno prima della fine della consultazione sulla “buona scuola”. Nicolò spiega: «Questa riforma non ci piace. Si tagliano dieci miliardi alla scuola e si spaccia come formazione 200 ore di lavoro gratuito nei Professionali mentre 400 milioni continuano ad andare a progetti come quello del Mose».

Vittoria Scarpa del progetto “Senza dimora” segnala il malessere «della sparizione di professioni come quelle degli operatori di strada in una città che era all’avanguardia nei servizi legati alle nuove povertà e al disagio e che oggi, con i tagli, vede i servizi ridursi invece di innovarsi mentre molti considerano i senza casa come criminali». Lo sciopero sancisce, insomma, la nascita di un movimento nuovo che va dai lavoratori garantiti ai precari, dagli studenti agli ambientalisti e che vuole far sentire la sua voce anche nella prossima campagna elettorale a Venezia. Michele Valentini del Rivolta lo conferma: «Pensiamo che questa alleanza possa avere voce in città per dare una visione diversa e per fornire proposte concrete su come cambiare questa città liberandola anzitutto dai poteri forti».

Mitia Chiarin

 

chi sciopera

Biciclettata in centro tra i servizi tagliati

Non solo un corteo, ma anche una biciclettata allegra e colorata. Partenza domani alle 16 dal Municipio di Mestre, “cuore” delle iniziative dello sciopero generale dei sindacati di base e del sociale. In bicicletta poi si andrà a toccare vari punti che evidenziano i disagi causati dai tagli decisi dal commissario Zappalorto: la biblioteca di Mestre, il quartiere di via Piave, villa Franchin dove senza fondi comunali rischiano di fermarsi servizi molto apprezzati da cittadini e giovani. E poi le zone del degrado, come l’ex Umberto I. E saranno distribuiti volantini che spiegano nel dettaglio l’impatto dei tagli ai servizi: quasi 2 milioni di euro in meno per la cultura, 3 milioni in meno per il sociale, tagli ad ambiente, politiche giovanili, scuole, sport mentre i tributi aumentano. In prima fila anche un triciclo con una prua di barca, per richiamare il legame tra Mestre e Venezia. Domani per lo sciopero dei sindacati Cobas, Cub e Usb molti servizi rischiano di rimanere chiusi o funzionare a singhiozzo. Regolari saranno autobus e vaporetti Actv, previsti disagi al Marco Polo di Tessera. Quattro le ore di sciopero nel settore aereo (dalle 12 alle 16) che coinvolge anche il personale del gruppo Alitalia-Cai di Uiltrasporti e Anpav e gli assistenti di volo di EasyJet. Il personale delle Ferrovie si ferma dalle 00.01 alle 21 di venerdì. Possibili disagi a Ca’ Foscari e alla nuova fondazione comunale per l’assistenza domiciliare. Anche la Fiom di Maurizio Landini domani sciopera. Ma la Fiom veneziana sarà a Milano per lo sciopero di otto ore dei metalmeccanici. Aderisce anche la Federazione di Venezia di Rifondazione comunista. La Fiom veneziana sta organizzando dei pullman che partiranno per Milano alle 5 di domani.

(m.ch.)

 

I comitati e i sindaci chiamano a raccolta i residenti dopo il via libera del Cipe

Doppia manifestazione a Mestre mentre i Comuni tentano di organizzarsi

MIRA – l Cipe approva la Romea Commerciale e in Riviera è un coro di no da da parte di singoli cittadini, sindaci, comitati e associazioni che si sono sempre battuti contro quello che viene considerato un mostro di cemento in grado di aumentare traffico e inquinamento dell’aria. Il problema principale è quello dell’innesto in A4. A questo punto si dovrà capire se l’opera si collegherà con Roncoduro o andrà fino a Villabona a Marghera.

Il Comitato Opzione Zero organizza una doppia manifestazione di protesta che si terrà venerdì prossimo a Mestre. «Grazie alla norma introdotta apposta dal ministro Lupi nel famigerato decreto per superare lo stop della Corte dei Conti», spiegano per Opzione Zero il presidente Mattia Donadel e le portavoci Rebecca Rovoletto e Lisa Causin, «il Cipe ha dato via libera al progetto preliminare “regalando” 1,8 miliardi alla Gefip Holding di Vito Bonsignore per un’opera disastrosa che andrà ad incrementare il debito pubblico per almeno altri 10 miliardi di euro. Più volte i comitati e le associazioni ambientaliste hanno dimostrato, che l’opera è pericolosa e letteralmente insostenibile sotto tutti i punti di vista».

Da qui e immediate mobilitazioni e iniziative di protesta. «È un attacco pesantissimo ai nostri territori come la Riviera del Brenta e l’area di Mestre», dice Donadel, «Per il 14 novembre saremo in piazza con lo slogan “Incrociamo le braccia – Incrociamo le lotte”. Le grandi opere come la Orte-Mestre sono pensate per favorire la speculazione fondiaria e finanziaria. A pagare queste scelte sono sempre e solo i cittadini e i lavoratori».

Doppio l’appuntamento che il Comitato dà ai propri sostenitori: alle 9 al Municipio di Mestre per al corteo cittadino organizzato dagli studenti, e alle ore 15 in via Palazzo per una Critical Mass (biciclettata) intorno alla città per dimostrare contro la Romea Commerciale.

Intanto è un coro di no da parte dei sindaci della Riviera e del Miranese. Già sei Consigli comunali si sono espressi nei mesi scorsi contro la Romea Commerciale: Mira, Dolo, Pianiga, Camponogara, Campagna Lupia e Mirano. Ora i sindaci contrari vogliono agire all’unisono. «Contatterò tutti i colleghi», spiega il sindaco di Camponogara Giampietro Menin, «per agire insieme e fermare quest’opera devastante». Infine i partiti. «Come Pd di Mira», dice il capogruppo Francesco Sacco, «siamo totalmente contrari a quest’opera. Va messa in sicurezza la Romea attuale».

Sprona i sindaci il deputato della Lega, Emanuele Prataviera, «anche se lo stesso partito che rappresenta ha voluto fortemente l’opera. «È fondamentale che gli amministratori si muovano ora, altrimenti sarà troppo tardi».

Alessandro Abbadir

 

Gazzettino – Si’ alla Nuova Romea, insorge mezza Riviera

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12

nov

2014

GRANDI OPERE – Dopo il via libera del Cipe alla progettazione della Mestre-Orte

Petizione dei 5 Stelle, ma per la Lega è “una buona notizia”

Il Cipe dà il via libera, la Riviera del Brenta alza le barricate contro la Romea commerciale.
Il disco verde arrivato lunedì al progetto preliminare della Mestre-Orte, opera da oltre 8,7 miliardi di euro in finanza di progetto, non poteva lasciare impassibili ambientalisti e comitati che da anni si battono per fermare la nuova Romea. A Mira il comitato “Opzione zero” si mobilita aderendo allo sciopero sociale il 14 novembre a Mestre e poi alla biciclettata per la “Critical mass”.

«Arriva il primo frutto avvelenato dello “Sblocca Italia” – avverte Mattia Donadel, presidente di Opzione zero e capogruppo in Consiglio comunale di “Mira fuori del Comune” -. Grazie alla norma introdotta dal ministro Lupi per superare lo stop della Corte dei conti, sono stati “regalati” virtualmente 1,8 miliardi alla Gefip te Holding di Vito Bonsignore per la “Mestre-Orte”, un’opera disastrosa che andrà ad incrementare il debito pubblico per almeno altri 10 miliardi di euro. Questo è un attacco pesantissimo ai territori e ai beni comuni – spiega Donadel -. Parteciperemo allo sciopero sociale europeo indetto per il 14 novembre da sindacati di base, movimenti sociali, precari e studenti». Opzione Zero sarà quindi in piazza a Mestre venerdì alle 9 e poi, alle 15, parteciperà con partenza da via Palazzo alla biciclettata “Critical mass” intorno alla città.

A Dolo alza invece la voce il Pd, con il capogruppo Alberto Polo: «Comprendiamo perfettamente che la Romea, così com’è oggi, non garantisca i corretti parametri di efficienza e sicurezza. Ciononostante per Dolo, e in particolare per Sambruson, questo tracciato sarà devastante. La nostra sindaca Maddalena Gottardo ci ha preso in giro dicendo che aveva ricevuto rassicurazione che la Romea non sarebbe passata per Dolo».

Preoccupazioni anche a Campagna Lupia da parte del Movimento 5 Stelle: «Il tracciato della Mestre-Orte distruggerà la zona archeologica di Lova, vincolata dalla Soprintendenza».      Preannunciata intanto una nuova petizione contro la realizzazione dell’opera da inviare al presidente del Consiglio Matteo Renzi, promossa dalla portavoce del M5S alla Camera dei deputati, la veneta Arianna Spessotto, già autrice di una interrogazione parlamentare in proposito presentata nei giorni scorsi.

Di tutt’altro parere il deputato della Lega nord Emanuele Prataviera: «Si tratta di un’ottima notizia, soprattutto per la messa in sicurezza del maledetto tronco della Ss309 Romea in tutto il tratto della provincia di Venezia e per il rilancio infrastrutturale dell’area di Chioggia e Cavarzere. Resta comunque il nodo dell’innesto della nuova Romea – aggiunge Prataviera – ed è fondamentale che gli amministratori si muovano prima che sia troppo tardi per garantire il rispetto del territorio. Non vorrei assistere a scene di sindaci che piangono sul latte versato».

(hanno collaborato Luisa Giantin e Vittorino Compagno)

 

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