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Gazzettino – Padova, l’ospedale della discordia

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

24

set

2014

Tanti no per Bitonci. La Regione è contraria. L’Azienda sanitaria è critica: «Troppi 15 anni di lavori». E il rettore del Bo attacca: «Idee poco chiare»

Prendi due paghi uno. «La Regione ha offerto due ospedali nuovi a Padova, il polo dedicato alla ricerca e quello per i padovani, in due siti diversi. Noi pensiamo che concentrando tutto in un unico blocco si facciano più economie di scala e i pazienti non debbano trasferirsi da un posto all’altro». Parola del sindaco di Padova Massimo Bitonci. Sì ma quanto costa? «Lo stesso. Siamo riusciti a equiparare i costi del polo scientifico che era previsto in un terreno a Padova ovest a quello di un nuovo ospedale che li contenga entrambi, ricostruito nel sito attuale».
Peccato che la questione stia avvelenando da mesi i rapporti fra la Regione e il Comune e non solo visto che ieri tra il sindaco leghista e il rettore dell’Università Giuseppe Zaccaria si è scatenato un battibecco al vetriolo. Da una parte il primo cittadino che taccia l’Ateneo di aver liquidato in poche righe le considerazioni sul progetto e dall’altro il rettore che lo accusa di non avere le idee troppo chiare visto le promesse della campagna elettorale e il successivo cambio d’indirizzo (e di costi della struttura).
Dopo anni di commissioni, studi e delibere, la costruzione in project-financing cioè con il sostegno economico dei privati, era lanciata. Ma il sindaco Bitonci si è giocato l’elezione anche sul no a quel progetto puntando sul recupero del sito attuale. Risultato: la Regione ha bloccato l’iter e ha chiesto al Comune di certificare il fatto di aver cambiato idea. Così ieri una delibera di Giunta ha approvato il lavoro di un tavolo tecnico. Il mandato del sindaco è di rinegoziare gli accordi con la Regione sulla base di un studio di fattibilità costruito per convincere Zaia che il polo d’eccellenza a Padova si può fare.
Il “corpo” prevede 1320 posti letto estendibili a 1760, realizzabile per stralci al posto delle cliniche universitarie: costo 779 milioni. Di più o di meno di quello della Regione? Il project parlava di 650 milioni ma senza i costi per gli espropri (27 milioni) la bonifica ambientale (65 milioni) e le strade (almeno 50 milioni). Ma i tempi cambiano. Per il polo scientifico 9 anni. Questo invece almeno 15, secondo Bitonci.
Poi i finanziamenti. Zaia non ha mai amato i “project” e questo in particolare, messo sull’avviso da più commissioni regionali che lo stimavano troppo favorevole per i privati che mettono metà dei costi all’inizio, per poi recuperarli con la concessione di alcuni servizi. Ma senza 300 milioni di euro come si fa? «Procedendo per stralci» dice il sindaco. «La Regione ha già messo i primi 150 milioni. Servirebbero per fare l’ospedale della mamma e del bambino. Nel tempo potrebbe programmare l’intervento attingendo dai fondi statali o della Banca Europea. Io rimango dell’idea che potrebbero costruirlo tutto i privati per darlo in affitto al pubblico. In molti Paesi si fa così». Interessante l’organizzazione interna. Nel corpo centrale, diviso in tre blocchi, sale operatorie, ambulatori e le terapie intensive. Da qui partirebbero sei bracci corrispondenti a palazzi di quattro piani in cui sarebbero ospitati i degenti. Sulle venti stanze di ogni piano quattro sarebbero dedicate ai laboratori. Insomma cura e scienza si mescolerebbero direttamente. Chi non benedice il progetto è il direttore dell’azienda ospedaliera, Claudio Dario: «Così non possiamo andare avanti, per me un tempo superiore ai cinque anni per un nuovo ospedale non è accettabile». Ma l’impressione è che la Regione abbia già un piano B: «Non è il momento di siti alternativi ma il Comune ha tempo fino al 7 ottobre per rispondere. Dall’8 vedremo.

Mauro Giacon

 

DOLO – Interrogazione urgente del consigliere Piccolo: «Potrebbero essere usati per un nuovo monoblocco»

«In Regione ci sono 21 milioni di euro di fondi impegnati dal 2010 per l’ospedale di Dolo e mai erogati, ora è tempo di farlo. La riqualificazione dell’intero plesso ospedaliero non è più rinviabile e passa attraverso la realizzazione di un nuovo monoblocco». Decisa presa di posizione del Consigliere Regionale del Gruppo Misto Francesco Piccolo, componente della V Commissione Sanità a Palazzo Ferro Fini, che ha presentato venerdì un’interrogazione urgente, a risposta immediata, al Presidente Luca Zaia.
«Ritengo che la questione del plesso ospedaliero di Dolo – afferma Piccolo – possa avere da subito atti concreti a partire dalla conferma del “piano finanziamento” che prevede fondi annuali da un milione e mezzo per quindici anni e chiederò l’immediato sblocco delle risorse». Il presidio ospedaliero di Dolo, infatti, non rispetta gli standard di sicurezza e di adeguatezza, in particolare il primo monoblocco ha sale operatorie e strutture ormai superate ed obsolete. L’intero blocco necessita di urgenti interventi strutturali tanto che varrebbe la pena pensare a un nuovo monoblocco che potrebbe avere anche costi contenuti e tempi celeri. «I soldi per riqualificare l’ospedale erano stati stanziati attraverso l’articolo 55 della Legge Regionale 2010 da erogare in quindici anni per un importo complessivo di 22 milioni di euro. Il primo e unico contributo previsto – continua il consigliere regionale – è stato erogato nel 2010 e risultano ancora da finanziare ben 21 milioni di euro a favore della stessa Azienda». Piccolo conclude: «Chiedo al Presidente Zaia di garantire e onorare il mantenimento del piano di finanziamento stabilito nella Legge Finanziaria regionale del 2010 per permettere al Presidio ospedaliero di Dolo di avere le risorse per la messa in sicurezza delle strutture esistenti ovvero di poter programmare la realizzazione di un nuovo e innovativo monoblocco».

Lino Perini

 

Raccolta firme a Camponogara

CAMPONOGARA – La raccolta firme promossa dal Comitato Marcato e da oltre una ventina fra associazioni e movimenti politici in difesa dell’ospedale di Dolo continua con un appuntamento molto significativo come quello, oggi, della Giornata della Salute a Camponogara. Il coordinatore della raccolta Emilio Zen osserva: «La Giornata della Salute è la manifestazione certamente in sintonia e la più indicata con l’iniziativa. Finora la petizione sta andando bene, in ottobre si tireranno le somme. Firmano i dolesi, ma anche molti cittadini dell’intera Rivera del Brenta, confermando che l’ospedale di Dolo è sentito come il loro ospedale e lo vogliono completo di strutture e servizi, rinnovato e valorizzato.»

(L.Per.)

 

Interrogazione urgente di Piccolo a Zaia: servono subito interventi strutturali

DOLO «Dal 2010 in Regione ci sono 21 milioni di euro di fondi impegnati per l’ospedale di Dolo mai erogati. Ora è tempo di farlo». Lo sostiene Francesco Piccolo, consigliere regionale del gruppo misto, in un’interrogazione urgente presentata al governatore Zaia. «Ritengo che la questione dell’ospedale di Dolo», afferma Piccolo, «possa avere da subito atti concreti a partire dalla conferma del piano di finanziamento che prevede fondi annuali da un milione e mezzo di euro per 15 anni. Chiederò l’immediato sblocco delle risorse». Piccolo analizza le strutture dell’ospedale di Dolo. «L’intero blocco necessita di urgenti e importanti interventi strutturali», prosegue, «tanto che varrebbe la pena pensare a un nuovo e innovativo monoblocco che potrebbe avere anche costi minori e tempi celeri». Si sofferma poi sull’Asl 13. «È l’azienda sanitaria che riceve minori contributi pro capite, pari a 1.500 euro». continua il consigliere regionale, «che la fa risultare fanalino di coda a livello nazionale. I soldi per riqualificare l’ospedale erano stati stanziati dalla legge regionale 2010 da erogare in 15 anni per un complessivo di 22 milioni di euro. Il primo e unico contributo è stato erogato nel 2010, ma risultano ancora da finanziare e impegnare ben 21 milioni. Nello stesso periodo ad Asl confinanti come Chioggia risultano finanziamenti per 12,2 milioni di euro e Camposampiero-Cittadella per 13,1 milioni di euro con residuo da impegnare pari a 3,7 milioni di euro». Infine un appello a Luca Zaia. «Chiederò di garantire e onorare il mantenimento del piano di finanziamento stabilito nella legge finanziaria regionale 2010 per permettere all’ospedale di Dolo di avere le risorse necessarie».

Giacomo Piran

 

Opzione zero: Romea commerciale inutile e insostenibile dal punto di vista finanziario. La Cia: danno per il territorio

MIRA «La realizzazione della Orte Mestre è una assurdità. È un’opera che finanziariamente non si sostiene con i volumi di traffico previsti. Nel 2020 sono previsti 30 mila veicoli, nel 2033 ne sono previsti 45 mila. Una cifra ridicola di fronte a tutti gli altri volumi di traffico autostradale in Italia». L’hanno ribadito ieri Mattia Donadel, Rebecca Rovoletto e Lisa Causin per il comitato “Opzione Zero” che darà vita a due giorni di mobilitazione diffusa sabato e domenica prossimi contro la grande opera. Con loro ci saranno Legambiente Riviera, Cia, Emergency, Libera, Mira 2030, Comitato No Grandi Navi, Comitato Lasciateci Respirare Padova, Associazione per la Decrescita, Sel, Movimento 5 Stelle il Ponte del Dolo e Mira Fuori del Comune. Sulla strada a protestare ci saranno anche tanti sindaci del territorio. Iniziative analoghe sono previste a Cavarzere, Adria e Piove di Sacco e poi a Cesena, Ravenna, Perugia, Orte. «La Orte-Mestre non è pericolosa solo dal punto di vista ambientale» spiega Donadel «ma è anche un’opera che non sta in piedi da nessun punto di vista, tantomeno da quello economico–finanziario, come emerge dai dati. Per far quadrare i conti e ottenere il via libera dal Cipe, il ministro Lupi si è dovuto inventare stratagemmi di ogni genere: dalle defiscalizzazioni per 1,8 miliardi, al project financing, dai project bond alle ultra-semplificazioni amministrative. La stessa Corte dei Conti solo due mesi fa aveva bloccato l’iter di approvazione del progetto riscontrando la non applicabilità delle defiscalizzazioni per le opere dichiarate di pubblica utilità prima del 2013, come nel caso della Orte-Mestre. Ma con il decreto “Sblocca Italia” il Governo Renzi ha cancellato l’ostacolo opposto dalla Corte. Sarà possibile per Anas indire il bando per la progettazione definitiva e la concessione dell’opera. Non figura invece nemmeno un centesimo per la messa in sicurezza della Romea attuale né della E-45». Duro contro quest’opera anche Paolo Quaggio, presidente provinciale della Cia. «Abbiamo spedito una lettera al premier Renzi spiegando che questa nuova autostrada distruggerà il territorio» fa sapere. Il programma. Sabato ritrovo 9.30 sulla Romea a Mira al parcheggio del supermercato Lando, da qui trasferimento in bicicletta fino all’incrocio di Giare, uno dei punti più pericolosi della statale, dove si svolgerà un presidio di protesta e sensibilizzazione rallentando il traffico. Nel pomeriggio allo Squero di Dolo gazebo di vari comitati e associazioni, interventi, collegamenti con gli altri presidi e infine concerto del gruppo Osteria dei Pensieri alle 18.30.

Alessandro Abbadir

 

DOLO. La manifestazione contro la Romea commerciale e per la salvaguardia della Riviera sarà l’occasione anche per ribadire un’altra mobilitazione, quella per la tutela dell’ospedale di Dolo e delle dotazioni sanitarie dell’Asl 13 più in generale. Sabato pomeriggio infatti allo Squero di Dolo sarà presente un gazebo per la raccolta firme in difesa del nosocomio dolese. La petizione sarà replicata anche domenica a Camponogara in occasione della “Giornata della salute” promossa proprio dall’Asl 13. «Finora la petizione sta andando bene», spiega Emilio Zen, «Abbiamo raccolto moltissime firme anche domenica scorsa e molti cittadini rivieraschi stanno confermando ogni giorno di più che l’ospedale di Dolo è sentito come il loro ospedale e lo vogliono completo di strutture e servizi, rinnovato e valorizzato».

(g.pir.)

 

SANITÀ – È uno degli obiettivi del neonato Comitato per la difesa dell’ospedale: pronta anche una raccolta firme

La rata annuale per l’ospedale dell’Angelo deve pagarla la Regione e non l’Ulss 12. Inoltre se si deve investire lo si deve fare su Mestre e non su Venezia.
Sono i primi due obiettivi del “Comitato per la difesa dell’ospedale all’Angelo” che verrà costituito ufficialmente oggi nel corso della prima riunione alle 18 in viale San Marco 82. I fondatori sono una ventina di persone, tra politici di centrodestra e centrosinistra e cittadini. Ci sono, ad esempio, Gennaro Marotta, consigliere regionale dell’Idv, e il suo collega leghista Giovanni Furlanetto, poi Teresa Morelli ex Udc, Giampietro Capogrosso e Bruno Lazzaro ex consiglieri comunali del Pd, Alessandro Vianello, ex consigliere comunale della Lega.
Massima collaborazione con il direttore generale dell’Ulss 12 Giuseppe Dal Ben ma anche spirito critico, è l’atteggiamento che il Comitato avrà con i vertici: «Sta lavorando bene e prendiamo atto dei buoni risultati che annuncia ma noi stiamo dalla parte dei cittadini ed è un dato di fatto che ci sono ancora tante problematiche sul campo – continua Marotta, promotore dell’iniziativa -. Giorni fa, ad esempio, ho avuto da ridire sulla nomina di Cristiano Breda a primario di Chirurgia toracica, nonostante fosse arrivato secondo con una marea di punti di distacco dal primo, Paolo Fontana. Ho presentato un’interrogazione all’assessore regionale Luca Coletto perché non sono state rispettate le linee guida della Regione sui primariati. E mi aspetto una risposta».
Le battaglie più importanti del Comitato, ad ogni modo, saranno altre due, in primo luogo sul project financing utilizzato per costruire l’ospedale di Mestre: «L’Ulss 12 paga tra i 12 e i 18 milioni di euro l’anno di rata alle società private che hanno costruito l’ospedale e che ne gestiscono vari servizi, e dovrà pagarli per almeno altri quindici anni – afferma ancora il consigliere dell’Idv che da anni segue le vicende della sanità regionale -. È un’ingiustizia bella e buona perché, facendo 100 il contributo regionale medio alle varie Ulss, noi partiamo ogni anno con 82 o 88».
La soluzione? «Non diciamo che devono versarli le altre Ulss che usano i servizi di Mestre, visto che l’Angelo è un hub di riferimento provinciale e anche di più. Chiediamo, però, che sia la Regione a farsene carico andando a pescare tra i fondi gestionali generali, e non tra quelli specifici destinati all’Ulss 12».
E poi c’è la faccenda degli investimenti interni: «L’Ulss tende a spostare risorse e servizi su Venezia. Da un lato siamo contenti, Venezia è un presidio fondamentale e ci abbiamo messo l’anima per ottenere la specificità. Ma non si può potenziarla a scapito di Mestre. Se si deve investire va fatto qui». Il Comitato è aperto alla partecipazione di chiunque voglia collaborare e presto organizzerà anche una raccolta di firme, intanto per la questione del project financing.

 

Cestrone attacca la regione

Una macchina del fango attivata da qualcuno in Regione per screditarlo e per punirlo della sua presa di posizione contro il nuovo ospedale a Padova Ovest a cui un tempo era favorevole. Questo, per lui, è la divulgazione «da parte di un organo regionale» del documento della Corte dei Conti relativo all’inchiesta sull’appalto ristorazione alla Serenissima; inchiesta che lo vede coinvolto insieme ad altri 40 tra manager e dirigenti della sanità veneta. Il trevigiano Adriano Cestrone, ex potentissimo direttore generale dell’azienda ospedaliera di Padova (dal 2003 al 2012), conosciuto anche nel Veneziano in quanto responsabile delle attività della clinica privata Torre Eva, sul Terraglio, e direttore sanitario della casa di cura Rizzola di San Donà, ieri mattina ha sparato ad alzo zero. Lo ha fatto nella sala Rossini del Pedrocchi, a Padova, in occasione di una conferenza stampa convocata per spiegare «perché oggi sono contrario al nuovo ospedale di Padova a Padova Ovest». Ed eccola la spiegazione: contrario a Padova Ovest perché a rischio tangenti essendo le società coinvolte nel finanziamento e nella progettazione del nuovo ospedale le stesse del Mose. «Parlare di un project predisposto da alcune persone, coinvolte nello scandalo Mose, è moralmente e politicamente improponibile e per me inaccettabile», ha detto. Prima di arrivare al Mose, Cestrone ha voluto soffermarsi sull’altra inchiesta, quella della Corte dei Conti che contesta a 40 persone un presunto danno erariale da 12 milioni, la cifra spesa da Usl 16, Azienda ospedaliera e Iov per affidare l’appalto ristorazione alla Serenissima, colosso vicentino di Mario Putin, vicino a Giancarlo Galan. Cestrone l’ha scoperto dai giornali mentre era in vacanza. Una tegola che gli è arrivata a distanza di appena un mese da un’altra notizia: quella secondo cui il governatore Luca Zaia sta valutando contro di lui una causa per i possibili danni provocati dall’interruzione del progetto per il nuovo ospedale a Padova Ovest. Per l’ex dg le due cose sono collegate: «Sono profondamente disgustato e amareggiato».

(s.t.)

 

DOLO – La raccolta firme promossa dal Comitato Marcato e da oltre una ventina fra associazioni e movimenti politici in difesa dell’ospedale di Dolo continua. Il coordinatore della raccolta Emilio Zen è soddisfatto del numero di firme raccolte, si va verso le tremila, e continuano a trovarsi sparsi in Riviera i banchetti dove i cittadini possono testimoniare il proprio dissenso contro i tagli. La raccolta prosegue domani, giovedì 4 settembre, un banchetto sarà presente a Campagna Lupia in via Salvo D’Acquisto nell’area del mercato settimanale.

(l.per.)

 

Nei pronto soccorso dell’Asl 13 l’esordio delle assistenti nelle sale d’attesa

Gina e Sara promosse: «Importante seguire anche i familiari dei pazienti»

MIRANO – Primo giorno di lavoro per gli assistenti di sala anche nell’Asl 13. A Mirano l’hostess in servizio al Pronto soccorso, dopo il varo delle novità volute dalla Regione per tutti gli ospedali veneti, è Gina Stradiotto, 62 anni, ha iniziato il suo nuovo lavoro alle 8, staccando alle 14.30. Un primo giorno di scuola anche per lei, nonostante in reparto lavorasse già da anni, come operatore di Pronto soccorso. «Prima», racconta, «ho lavorato in Rsa a Noale (la casa di riposo), prima ancora in Geriatria, sempre a Noale e ho svolto alcuni anni di assistenza domiciliare. Insomma, diciamo che sono abituata al contatto con la gente, anche se l’emozione del primo giorno non manca». Un esordio tutto sommato tranquillo il suo, con inevitabili momenti caldi, come quando a metà mattinata è arrivata una donna, investita poco prima da un’auto a Spinea, seguita dai parenti che chiedevano notizie sulle sue condizioni. «Il mio compito è quello di assistere le persone, sia pazienti che familiari», spiega, «in quel caso c’erano da calmare i parenti della signora e dare loro notizie certe, facendo da tramite con gli operatori». «Nel caso di Mirano il compito è facilitato», ha aggiunto il responsabile vicario del Pronto soccorso Roberto Marra, «perché qui abbiamo sempre permesso l’ingresso di un familiare in ambulatorio, insieme al paziente».

Anche a Dolo da ieri c’è la prima assistente di sala del pronto soccorso. Si tratta di Sara Marin, 41 anni operatrice socio sanitaria dal 2003 come operatrice per bambini con disabilità, poi in Neurologia e Oncologia a Mirano. Il ruolo dell’assistente di sala prevede che questa figura fornisca tutta l’assistenza necessaria ai pazienti e ai familiari: informazioni sui tempi d’attesa, sui motivi della stessa, sulle condizioni della persona che si trova in trattamento. Per questo primo periodo l’assistente di sala sarà presente dalle 8.30 alle 14.30 e poi, quando saranno inserite anche le altre due assistenti, si arriverà alla copertura totale del servizio fino alle 22. I pazienti presenti ieri mattina al pronto soccorso di Dolo hanno apprezzato e interagito con questa nuova figura professionale che li accoglie e si interfaccia con loro per aiutarli. Ieri per esempio la nuova assistente di sala ha aiutato e rassicurato una donna spiegandole i differenti codici di accesso del pronto soccorso.

Filippo De Gaspari e Giacomo Piran

 

PIVA, GIà a CAPO DEL MAGISTRATO alle acque

VENEZIA – L’inchiesta Mose viaggia sotto quota periscopica. Accusa e difesa sono alle prese con la montagna di carte che documentano la grande abbuffata: i pm per aumentare i riscontri, gli avvocati per cercarne i punti deboli e demolirli. Domani scadono i termini della carcerazione preventiva (tre mesi dal 4 giugno) per il «gruppo degli spioni», i romani del settimanale «Il Punto» Alessandro Cicero e Vincenzo Manganaro e l’ingegner bellunese Luigi Dal Borgo, collegato a loro per una parte delle imputazioni. E per l’ingegnere Maria Giovanna Piva, che fu a capo del Magistrato alle Acque dal 26 luglio 2001 al 30 settembre 2008. Erano gli anni di fuoco del Consorzio Venezia Nuova, quando il sistema delle retrocessioni ideato dal “grande burattinaio” Giovanni Mazzacurati marciava a pieno regime. Con le fatture gonfiate dalle ditte il Consorzio pagava mezzo mondo, a cominciare dai controllori. In testa il Magistrato alle Acque, cui spettava il controllo diretto sul Mose. «Alla Piva avrò fatto una dazione dell’ordine di 200 mila euro ogni sei mesi, questa era più o meno la cifra», ha riferito Mazzacurati negli interrogatori dell’estate 2013, dopo l’arresto. A queste «dazioni» partecipavano le imprese, solo la Mantovani contribuiva con altri 200 mila euro l’anno. Per la Piva, si legge nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip Alberto Scaramuzza, saltava fuori un secondo stipendio di 400 mila euro l’anno. Una cifra analoga andava a Patrizio Cuccioletta, subentrato alla Piva, che ha ammesso, chiedendo il patteggiamento. La Piva invece ha negato tutto il 2 luglio scorso, davanti al Tribunale del Riesame. Il quale non le ha creduto. In ogni caso il secondo stipendio non bastava. Al Magistrato alle Acque, ciliegina sulla torta, era usuale attribuire incarichi di collaudo di opere pubbliche. Extra stipendio primo ed extra secondo, come gratifica. «Non li abbiamo mai conteggiati come forma di remunerazione, era un modo per fargli un favore», spiega Mazzacurati nell’interrogatorio del 9 ottobre 2013, facendo i nomi dei beneficiari: la Piva, Cuccioletta e Ciriaco D’Alessio, arrivato a Venezia nel novembre 2011. Noterella biografica: D’Alessio era già stato arrestato per concussione nella Tangentopoli del 1993. Incassava bustarelle per sé e le smistava all’allora ministro Gianni Prandini. Lui si salvò con la prescrizione, non altrettanto Prandini. «Quando facevate avere questi collaudi, a chi chiedevate il favore?», domandano i pm veneziani a Mazzacurati. «Se erano di competenza regionale si faceva con Galan», risponde Mazzacurati «altrimenti bisognava risalire al ministero». «Lo chiedevate direttamente a Galan?». «Eh sì». Si arriva così al collaudo del nuovo ospedale di Mestre, che è di competenza regionale. La gratifica “tocca” a Maria Giovanna Piva. La cifra in ballo è dell’ordine di 350 mila euro. E cosa fa la Piva? Tira per le lunghe così da andare in pensione prima della conclusione del collaudo, evitando una norma che l’avrebbe costretta a lasciare all’amministrazione metà dell’onorario. Lo rivela Piergiorgio Baita nell’interrogatorio del 30 ottobre 2013 al tenente colonnello Roberto Ribaudo e al maresciallo Andrea Paternoster della GdF di Mestre, delegati dal pm Stefano Ancilotto. «Sono a diretta conoscenza dei fatti», dice Baita «perché all’epoca ero vicepresidente della società concessionaria, la Veneta Sanitaria Finanza Progetto spa». In questa società la Mantovani continua ad avere il 20 per cento, gli altri soci sono Astaldi, Aerimpianti, Gemmo, Cofathec, Aps, Mattioli e Studio Altieri. Continua Baita: «L’individuazione dei membri della commissione di collaudo spettava al direttore dell’Usl 12 Veneziana, dottor Antonio Padoan. Ricordo che il collaudo venne ritardato in quanto l’ingegner Piva non intendeva chiudere le procedure sino al momento del suo pensionamento, per evitare di dover retrocedere la metà del compenso. Ciò in quanto all’epoca era entrata in vigore una norma in base alla quale i dipendenti pubblici che avessero ricevuto l’incarico di effettuare collaudi avrebbero dovuto retrocedere il 50% del compenso all’amministrazione di appartenenza. L’ingegnere Piva chiese di posticipare la liquidazione del compenso sino al suo pensionamento, per non dover retrocedere nulla».

Renzo Mazzaro

 

A Dolo e Stra

DOLO – È proseguita anche ieri a Dolo e Stra la raccolta firme per la salvaguardia dell’ospedale di Dolo e dell’Asl 13. Intanto arrivano dei commenti dopo la presentazione del progetto di ristrutturazione dell’ospedale di Noale da parte della direzione generale dell’Asl 13. «E Dolo? Nessuna prospettiva», commenta Emilio Zen, coordinatore della raccolta firme, «anzi aspetterà regalando i suoi pezzi a Mirano e ora anche a Noale, e rimanendo infine una desolata cattedrale nel deserto. Noi continueremo con la raccolta firme». Critico anche Giovanni Fattoretto, coordinatore della Lega Nord della Riviera, partito di governo in Regione. «Dice bene il direttore dell’Asl 13 che ogni anno l’azienda spende 760 mila euro per affitti giustificando i futuri trasferimenti all’ospedale di Noale, ma tale cifra è spesa per le strutture di Mirano e non per Dolo che è di proprietà. Nonostante abbia più volte chiesto in consiglio comunale al sindaco Gottardo ragguagli, ora constato che le notizie arrivano dalla stampa».

(g.pir.)

 

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