Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui

Mirano. Interrogazione di Pettenò

MIRANO. «Perché l’Asl 13 di Dolo e Mirano affida solo a soggetti privati le strutture intermedie di assistenza e continuità tra ospedale e territorio?». A porre l’interrogativo è il consigliere regionale Pietrangelo Pettenò che chiede alla Regione di riconsiderare il piano aziendale per la sanità territoriale presentato dall’azienda sanitaria di Miranese e Riviera del Brenta. Delle strutture intermedie previste dalla programmazione, ricorda Pettenò, il piano aziendale dell’Asl 13 affida l’ospedale di comunità alle case di riposo di Noale e Fiesso d’Artico, l’unità per non autosufficienti e malati di Alzheimer al Mariutto di Mirano, al centro servizi di Dolo e alla casa “Anni Sereni” di Scorzè, dove troverà accoglienza anche l’hospice per malati terminali. «Tutte queste strutture (ed eccezione dei 10 posti letto dell’hospice) prevedono una compartecipazione alla spesa da parte dell’assistito e sono collocate in strutture private, mentre gli ospedali di Dolo e di Noale hanno padiglioni vuoti e dismessi. Il Consiglio regionale», prosegue Pettenò, «ha appena approvato una legge (lr 23/2014) che consente alle aziende sanitarie di affidare le strutture dismesse in usufrutto a Ipab o Comuni per attività socioassistenziali. Perché non utilizzare quindi le strutture pubbliche dismesse di Dolo e Mirano, razionalizzando risorse e valorizzando immobili pubblici?».

Pettenò punta il dito anche sui ritardi accumulati nei lavori di sistemazione e messa e norma del Pronto soccorso e del monoblocco di Dolo, «nonostante», sottolinea, «l’Asl 13 possa vantare un cospicuo avanzo di amministrazione pari a 7 milioni di euro». Il consigliere infine critica la decisione dell’Asl di porre a carico dei Comuni la spesa per i distretti sociosanitari di Camponogara e Mira.

 

NOALE – Non si placano le polemiche e le prese di posizione sul futuro dell’ospedale di Noale. Il Partito Democratico, che ha la maggioranza nella giunta Andreotti, interviene attraverso il suo assessore ai servizi alla persona Gianni Zen. «Una volta che il monoblocco verrà svuotato del reparto di lungodegenza – afferma l’assessore Zen – non possiamo pensare che il suo posto verrà occupato solo dagli uffici della direzione e da una parte del reparto di prevenzione».
«La destinazione riabilitativa dell’ospedale di Noale – sostiene Gabriele Scaramuzza responsabile PD della sanità provinciale – può dare a tutta la popolazione dell’Ulss 13 un polo riabilitativo d’eccellenza, evitando così le fughe verso altri territori e le diseconomie che esse provocano».
«Il sindaco Andreotti – chiosa il consigliere regionale Bruno Pigozzo – deve pretendere che le operazioni di riordino sull’area ospedaliera di Noale siano preventivamente confrontate con gli obiettivi della nuova amministrazione comunale, con la massima urgenza e chiarezza».
«Trovo singolare -interviene l’ex sindaco Michele Celeghin e attuale capogruppo dei Noalesi al Centro – che dopo 30 anni di chiusure, trasferimenti e soppressioni di reparti, al momento che a Noale si portano 40 nuovi posti letto ci sia chi contrasta questo servizio che aprirà. Dovrebbe essere invece motivo d’orgoglio che l’ospedale di Comunità apra a Noale anzichè a Dolo o Mirano. A Noale si vogliono fare solo polemiche».
Dalla direzione dell’Ulss 13 si sottolinea come il progetto dei 40 posti letto per l’ospedale di Comunità a Noale è stato approvato all’unanimità dalla conferenza dei sindaci. Dalla stessa direzione dell’ulss 13 si sottolinea come il neo sindaco Andreotti abbia ricevuto gli approfondimenti che desiderava ed alla fine ha «sposato» il progetto.

Luigi Bortolato

 

Bilancio dei primi cinque anni di attività: visitati 2mila bambini, il 50% ha presentato problemi al cuore

In cinque anni di attività visitati dalla Cardiologia Pediatrica di Dolo circa 2mila bambini, e al 50% dei casi è stata diagnosticata una malattia cardiaca. La sicurezza di avere all’interno del bacino dell’Asl 13 di Dolo e Mirano un riferimento per la diagnosi e la cura delle malattie cardiovascolari dei bambini è una sicurezza importante sia per i genitori che per i pediatri e i medici di famiglia. All’ospedale di Dolo dal 2009 esiste il servizio di Cardiologia Pediatrica che in concomitanza con il quinto anniversario di apertura ha fatto un breve bilancio dell’attività svolta in stretta collaborazione con il centro pediatrico dell’Azienda Ospedaliera di Padova, dove recentemente sono stati inviati tredici bambini.
«Le cardiopatie congenite, specie se complesse – ha spiegato Daniele D’Este, primario del reparto di Cardiologia di Dolo – sono spesso già diagnosticabili in epoca prenatale e possono diventare sintomatiche fin dai primi giorni di vita. Le malattie cardiache dei bambini sono diverse da quelle dell’adulto ed è per questo che i piccoli pazienti devono essere valutati da uno specialista che abbia maturato una competenza specifica nella diagnosi e nella cura delle cardiopatie che li interessano più frequentemente. Ci sono poi i difetti cardiaci congeniti – aggiunge il primario – che sono le malformazioni congenite più frequenti, dopo i difetti scheletrici, e i primi in quanto a mortalità». In questi cinque anni nell’ambulatorio pediatrico (attuale U.O.S. Ecocardiografia Pediatrica), operano tre dottoresse (la responsabile Maria Domenica Sorbo, Maria Stefani e Maria Cristina Baratella) e sono stati sottoposti ad ecocardiogramma 1729 bambini tra questi 1305 sono stati i pazienti esterni visitati mentre 424 i ricoverati. Per 872 si è potuto escludere una patologia cardiovascolare mentre nei rimanenti si è riscontato una cardiopatia congenita. Molte le patologie cardiache che riguardano i bambini, dalla pervietà del forame ovale (28% dei casi), al difetto del setto interventricolare (17,5% dei casi), fino al prolasso mitralico (13% dei casi) e al difetto del setto interatriale (11% dei casi).

 

DOLO – Emilio Zen, promotore della raccolta firme per l’ospedale di Dolo e portavoce de “Il Ponte di Dolo” è preoccupato: «Si legge di investimenti per lavori di adeguamento del monoblocco di Noale. A Noale si insedierà tutta l’area direzionale e amministrativa dell’Ulss 13, parte del dipartimento per la prevenzione, un ospedale di comunità di 40 posti letto e rimane la lungodegenza. Ciò consentirà di liberare gli spazi in affitto del Mariutto a Mirano. E Dolo? nessuna prospettiva. Anzi, il sito dell’Ulss 13 riporta: “I maggiori tempi per la ristrutturazione di Dolo sono stati riparametrati dopo la consegna degli esiti delle valutazioni antisismiche dei plessi ospedalieri”». Amara la riflessione finale. «Capite cittadini? Capite signori amministratori? Capite partiti dormienti? Dolo aspetterà, chissà fino a quando, regalando i suoi pezzi, poco per volta, a Mirano e ora anche a Noale, rimanendo infine una desolata cattedrale nel deserto. Da parte nostra continueremo con la raccolta di firme, massiccia, significativa e per alcuni, probabilmente, imbarazzante»

(L.Per.)

 

MIRANO. Pagamenti degli esami online, finalmente si parte. L’Asl 13 di Mirano-Dolo sdogana l’unico vero strumento in grado di tagliare le code alle casse degli ospedali. D’ora in poi sarà possibile, per l’utente che deve eseguire un esame, pagare la prestazione direttamente da casa, senza mettersi in coda al Cup o alle casse automatiche. Basterà connettersi al sito Internet dell’Asl 13 www.ulss13mirano.ven.it, cliccare sul link “pagamenti online” e seguire le istruzioni. Uno strumento innovativo, che va di pari passo con le nuove esigenze e abitudini dei cittadini, sempre più connessi alla rete e ai consumi online.

Il servizio è gratuito, non prevede quindi costi aggiuntivi per l’utente e soprattutto è attivo 24 ore su 24, tutti i giorni dell’anno. Potranno servirsene i titolari di carta di credito (Visa, Mastercard, Visaelectron) per pagare online tutte le prestazioni specialistiche (anche in libera professione), gli esami di laboratorio ed eventuali ticket di Pronto soccorso. Una novità che si affianca a quella attivata circa un paio di anni fa, sempre online, nell’Asl 13, con i referti online e che completa un percorso che ha già tagliato la burocrazia sanitaria. L’obiettivo è permettere all’utente di recarsi in ospedale una sola volta, per eseguire l’esame (attualmente lo scarico dei referti riguarda gli esami di laboratorio, ma in previsione sarà possibile scaricare ogni tipo di referto), dopodiché sia il pagamento (da effettuarsi di regola prima di effettuare l’esame o la visita) che lo scarico del referto, potrà essere effettuato da casa con un semplice clic. Soddisfatto il direttore generale Gino Gumirato: «Scommettiamo sempre più su tecnologia e innovazione, la ricetta migliore per garantire servizi efficienti e di qualità».

(f.d.g.)

 

SANITA’ PADOVANA NEL MIRINO

PADOVA. Nessuna inchiesta penale da parte della procura di Padova, mentre raddoppia l’inchiesta (contabile) della Corte dei conti sulla fornitura dei pasti alle aziende sanitarie padovane da parte della vicentina Serenissima Ristorazione, in base al singolare meccanismo della trattiva privata. E, come se non bastasse, con l’utilizzo di un centro di cottura costato 20 milioni di euro, di cui 5 in carico al “pubblico” nonostante la proprietà della struttura sia privata. Non solo i tre enti sanitari della città del Santo (Azienda ospedaliera, Usl 16 e Istituto Oncologico) sono nel mirino della procura contabile veneziana che si è attivata dopo aver ricevuto un rapporto dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Padova, guidata dal tenente colonnello Giovanni Parascandolo. Ormai va verso il traguardo finale il filone strettamente padovano con l’invio delle contestazioni di danno erariale per 12 milioni e 674 mila euro ai 40 inquisiti tra ex manager, amministratori, componenti dei collegi sindacali e alcuni dipendenti di Azienda ospedaliera, Iov e Usl 16 (in prima linea Adriano Cestrone, ex dg dell’Azienda e ad interim dell’Usl 16, e l’ex dg dello Iov Pier Carlo Muzzio). Ora si apre un nuovo fronte d’indagine. Fronte che si concentrerà sull’operato dei vertici dell’Usl di Rovigo che, dal 2007 a oggi, hanno aderito al progetto della capofila Azienda ospedaliera padovana affidando le forniture dei pasti a Serenissima Ristorazione e partecipando al pagamento del centro di cottura realizzato dalla ditta a Boara Pisani. E, allora, contesta la procura della Corte dei Conti, perché gli enti sanitari (che sono enti pubblici) hanno sborsato ben 5 milioni di euro per finanziare un quarto dell’investimento totale attraverso il saldo periodico delle quote di ammortamento? Perché sono stati elargiti soldi pubblici a un imprenditore privato per garantire un servizio giornaliero pasti, pagato a un prezzo molto più alto rispetto a quello di mercato (oltre 14 euro a pasto giornaliero contro i 9-11 al massimo del prezzo di mercato)?

 

La Corte dei Conti: irregolarità nell’appalto alla Serenissima Ristorazione. Coinvolti nell’inchiesta 40 dirigenti di Azienda ospedaliera, Iov, Usl 16. Tra loro anche l’ex dg Adriano Cestrone che si difende: “Tutto regolare. In Italia prima ti sputtanano e poi si fa l’inchiesta”

PADOVA. È la fine del gennaio 2010 quando il vicentino Mario Putìn (attenzione all’accento sulla “i”) inaugura a Boara Pisani il grande centro di cottura del suo impero, Serenissima Ristorazione, in grado di sfornare 30 mila pasti al giorno con il sistema cook&chill, ben 4.500 metri quadrati di struttura coperta per un investimento di 20 milioni di euro. Sfoderando un divertito sorriso, lo affianca l’amico di sempre, l’ex doge veneziano Giancarlo Galan, per tre lustri capo indiscusso del sistema di potere nordestino destinato a legare imprenditori e politica: «Anche noi abbiamo il nostro zar Pùtin», ironizza l’ex governatore, calcando stavolta l’accento sulla “u” raccontano ancora oggi i presenti. Vecchi tempi. Adesso quel centro di cottura è al centro di un’inchiesta della procura della Corte dei Conti del Veneto che ha contestato un danno erariale di 12 milioni e 674 mila euro complessivi a una quarantina fra ex manager della sanità pubblica padovana, in testa il trevigiano Adriano Cestrone, fedelissimo di Galan, già direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Padova e poi anche dell’Usl 16, con il professor Pier Carlo Muzzio, l’ex dg dell’Istituto oncologico del Veneto con sede a Padova (Iov) che aveva patteggiato per corruzione nell’ambito della Tangentopoli dei farmaci con l’allora ministro De Lorenzo e l’ex direttore Duilio Poggiolini, e un lungo elenco tra dirigenti, funzionari, persino legali e commercialisti in qualità di componenti dei colleghi sindacali dell’Azienda ospedaliera, dello Iov e dell’Usl 16 sempre della città del Santo.

Tra loro il commercialista di fiducia di Galan, il padovano Paolo Venuti, finito in cella per le tangenti legate allo scandalo Mose. Il quarantunesimo indagato risultava l’ex dg dell’Usl 16 Fortunato Rao, morto il 28 settembre 2011 (e rimpiazzato per un anno da Cestrone alla guida dell’ente). Tutti sono finiti sotto accusa per aver benedetto, con un atto o un parere tecnico, l’affidamento interaziendale della fornitura pasti (a favore di Azienda ospedaliera, Usl 16 e Iov) alla vicentina Serenissima Ristorazione per nove anni, al di fuori di qualsiasi gara d’appalto. Ovvero con il singolare metodo della trattativa privata. Un metodo a suo tempo già contestato dall’Avcp, l’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture oggi denominata Autorità anticorruzione. Niente da fare: l’avvertimento dell’organismo è caduto nel vuoto. Gli enti sanitari (capofila l’Azienda ospedaliera capitanata da Cestrone) sono andati avanti, pronti ad accollare al “pubblico” il costo di quel centro di cottura di proprietà di un imprenditore privato (lo “zar” delle mense Mario Putìn). Con il meccanismo del pagamento della quota di ammortamento del centro stesso. In pratica è come se un privato (in questo caso, gli enti sanitari padovani) decidesse di pagare per un tot di anni un mutuo mensile con l’obiettivo di acquistare una macchina. Solo che, alla fine, quella macchina resterà di proprietà del concessionario e non di chi ha pagato.

Pasti giornalieri a minor costo? Niente affatto. Gli enti sanitari si sono ritrovati a pagare di più il pasto giornaliero (14,54 euro il pasto per degenti adulti) e (14,25 euro il pasto per degenti bambini) contro gli 11,93 previsti, per un danno erariale pari a 4,8 milioni di euro calcolato tra il 2010 e il 2014 .

L’inchiesta. In seguito a ben tre esposti firmati dall’allora segretario della Cgil di Padova Ilario Simonaggio, sono scattati gli accertamenti della procura della Corte dei Conti supportata dal lavoro delle Fiamme Gialle. Nei giorni scorsi la relazione di conclusione dell’indagine di 24 pagine sottoscritta dal viceprocuratore generale, Alberto Mingarelli, che ha individuato otto profili di danno erariale destinati, insieme, a formare la cifra milionaria contestata con peso diverso agli inquisiti. Di quei 12 milioni e 674 mila euro, ben 8 milioni e 379 mila sono a carico di vertici amministrativi, membri del collegio sindacale, funzionari e collaboratori dell’Azienda ospedaliera intervenuti nella trattativa con Serenissima fra il 2007 e il 2010; 379 mila risultano a carico dei vertici dello Iov; altri 3,93 milioni di euro in capo ad amministratori e sindaci dell’Usl 16. All’attuale dg dell’Usl 16, Umberto Brazzale (ente capofila all’epoca dei fatti), è arrivata la richiesta di spedire l’avviso di messa in mora per bloccare i termini di prescrizione del procedimento che ora va avanti.

Le accuse. Pesante la relazione della procura della Corte dei Conti: «Serenissima ha avuto l’attribuzione del servizio a trattativa privata con utilizzo del tutto ingiustificato della proroga contrattuale, oltre all’accollo da parte delle aziende pubbliche della costruzione di un centro di cottura destinato a rimanere di proprietà della società stessa. Tale decisione, che comporta l’assunzione da parte degli istituti padovani di una quota mensile di ammortamenti da pagare a Serenissima, è da ritenersi per molti aspetti illecita, viziando di nullità l’appalto per contrarietà a norme imperative, come ha evidenziato anche l’Avcp». C’è ben altro: «Oltre alla violazione dei principi di par condicio e di concorrenza, non è stata prevista nessuna forma di controllo delle fasi di realizzazione del centro di cottura, qualificata nel contratto come onere dell’appaltatore al fine di disporre dei mezzi per l’esecuzione del servizio. Non è stato nominato neanche un responsabile del procedimento… Le aziende si sono precluse ogni controllo». Tra i profili contestati, oltre ai 5 milioni di euro per il costo del centro, la mancata applicazione di una penale a carico di Serenissima per aver ritardato di un anno l’avvio del servizio, l’omessa vigilanza sulla sostituzione obbligatoria di attrezzature non adeguate, l’omessa riscossione di fatture a carico di Serenissima.

La difesa. «Non sono a conoscenza di nulla di concreto per il momento, sono in ferie e ritengo che sia il solito sistema di questo Paese dove prima si sputtana la gente sui giornali e poi si fa luce». Spiega così l’ex direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Padova Adriano Cestrone coinvolto in un’indagine della Corte dei Conti di Venezia durata cinque anni. Lui e altri 40 manager della sanità sarebbero accusati di aver concesso appalti irregolari per la fornitura dei pasti in ospedale a favore della Serenissima. Accanto a Cestrone compaiono anche i nomi di Pier Carlo Muzio, ex dg dello Iov, e Paolo Venuti, commercialista di Giancarlo Galan, l’ ex governatore del Veneto già arrestato nell’inchiesta Mose. Il danno creato da questi appalti irregolari supererebbe i 12 milioni di euro. «Per me le cose sono state fatte regolarmente – continua Cestrone – non è vero che è stato dato l’appalto in maniera diretta, abbiamo fatta la gara, tutto secondo procedura. Io non posso contestare cose che non so, contesto di sapere dai giornali queste cose. Di certo ho la coscienza assolutamente pulita, ho tutto fatto in maniera trasparente nell’interesse collettivo e so che quel fascicolo è stato preso varie volte in mano e non è successo niente. Purtroppo è il classico modo di fare sudamericano». «Quando ero dg avevo già consegnato tutta la documentazione alla Guardia di finanza – conclude – poi non so cosa sia successo. Di certo darò tutto al mio avvocato e vedremo quanto costerà questa cosa allo Stato e vedremo anche alla fine chi avrà ragione».

Zaia: “Fare chiarezza”. «Nell’interesse dei veneti e delle persone coinvolte, mi auguro che, considerata anche la delicatezza del caso, nel più breve tempo possibile sia fatta massima chiarezza sulla vicenda». Lo afferma il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia.

di Cristina Genesin

 

Ecco tutti i nomi dell’indagine

L’elenco degli amministratori chiamati in causa dalla magistratura contabile

PADOVA. Ecco i nomi di amministratori e componenti dei collegi sindacali coinvolti a vario titolo, secondo la procura della Corte dei Conti, nei presunti illeciti sul servizio di ristorazione affidato a Serenissima: l’ex direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Padova (ad interim dell’Usl 16) Adriano Cestrone; l’ex direttore generale dello Iov Pier Carlo Muzzio; l’ex direttore amministrativo dell’Usl 16 Giovan Battista De Dominicis; il dirigente ospedaliero Paolo Biacoli; l’ex direttore amministrativo Iov Pietro Girardi ora dirigente generale Usl di Adria; l’avvocato Mauro Crosato già responsabile del Dipartimento interaziendale Padova; la dipendente Usl 16 Marina Bortoliero; il dirigente Massimo Girotto; Franco Sensini; il commercialista Luigi Barbieri e il collega Giuseppe Sinibaldi; i commercialisti Andrea Martin, Learco Vettorello, Ezio Piovesan e Gianni Fior; Roberto Alessandrini; Paolo Venuti (commercialista padovano arrestato per l´inchiesta sul Mose); Luigi Galeone; Giovanni Zaccagna; la commercialista Patrizia Santonocito; Alberto Sichirollo; Gianni Serragioto; Giorgio Bonaldo; Riccardo Bonivento; Maria Ida Polidori; i commercialisti Maurizio Pontarolo e Giovanni Aristo; Marco Bovo; il commercialista Ezio Framarin; Mariella Mainolfi; Antonio Zaccaria; l’ex dirigente del servizio gare dell’Usl 16 Pier Donato Canesso; l’ex dirigente dell’Ufficio tecnico interaziendale Giuseppe Olivi ora direttore amministrativo dell’Arpav; l’ex funzionario dell’Azienda ospedaliera Alessandro Turri ora dirigente Iov; la dirigente interaziendale Flavia Bizzotto; l’avvocato Maria Grazia Calì; Arianna Gabriella Casotto; il dirigente dell’Azienda ospedaliera Antonio Giona; il dirigente dell’Usl 16 Luca Del Ninno, Roberto Toniolo già direttore amministrativo in Azienda ospedaliera e oggi all’Usl 6 di Vicenza.

 

IL CASO – La sanità di Padova nel mirino della Corte dei conti

La Corte dei Conti del Veneto ha aperto un’inchiesta nei confronti di quaranta manager, dirigenti e funzionari della sanità ipotizzando un danno erariale di 12 milioni di euro per la gestione del maxiappalto unificato per la fornitura dei pasti nelle aziende padovane (Asl 16, Azienda ospedaliera e Istituto oncologico veneto). Secondo l’ipotesi d’accusa avrebbero favorito il gruppo Serenissima ristorazione.

PADOVA “Serenissima” nella bufera, inchiesta della magistratura contabile. Nel mirino Asl, Azienda e Iov

Niente gara, centro cottura da 20 milioni pagato dal pubblico

Messi in mora tutti i vertici coinvolti, da Cestrone a Muzzio

La Corte dei Conti: appalti in ospedale danno da 12 milioni

PADOVA L’Azienda ospedaliera all’epoca dei fatti diretta da Adriano Cestrone

MESTRE – Doveva essere un fiore all’occhiello: appalto centralizzato, uguale per le Aziende (Azienda ospedaliera di Padova, Asl 16 e Iov) per la fornitura dei pasti da parte della Serenissima ristorazione, azienda vicentina di Mario Putin un “assopigliatutto” del settore.
É finito in una bufera. Ci sono voluti 8 anni e qualche esposto per portare la sanità padovana (tutta, si parla di 40 tra manager, dirigenti e funzionari) davanti alla Procura della Corte di Conti. Nella lista dei manager coinvolti spicca l’ex dg dell’Azienda ospedaliera Adriano Cestrone e l’ex dg dello Iov, Pier Carlo Muzzio. Oltre ad un nome comparso recentemente nell’inchiesta Mose, Paolo Venuti, commercialista di Giancarlo Galan, attualmente in carcere per corruzione.
L’inchiesta ipotizza un danno erariale di 12 milioni e 674mila euro, buona parte dei quali (8milioni e circa 400mila euro) a carico dell’Azienda ospedaliera di Padova, quasi 4 milioni all’Asl 16 e 363mila euro allo Iov.
Oggetto del contendere l’appalto per la fornitura dei pasti affidato nel 2009, per un biennio, alla Serenissima senza gara. E questo sarebbe il primo illecito. Il secondo è relativo alla faraonica sede che l’azienda ha costruito a Boara Pisani, una delle più moderne d’Italia costata 20milioni di euro (pagati da Azienda e Asl 16) e inaugurata dall’allora governatore del Veneto Giancarlo Galan. A muovere le acque fu un sindacalista della Cgil Ilario Simonaggio e una azienda concorrente. «Ho fatto tre esposti alla Procura di Padova, Venezia e Rovigo e alla Procura generale, alla Corte dei Conti e alla Autorità di vigilanza sulla regolarità dei contratti pubblici – spiega Ilario Simonaggio, che all’epoca era segretario padovano della Cgil ed ora è segretario generale Filt Cgil – Non ci vedevo chiaro su una delibera che aveva bandito una gara d’asta per fornitura dei pasti a 9 anni che poi non era stata aggiudicata per offerta anomale, poiché la Serenissima aveva fatto un’unica offerta superiore del 30 per cento la base d’asta. L’Azienda fece una delibera di autotutela e l’appalto non venne aggiudicato». Ma è dopo che viene il bello. «Se ne va chi aveva bloccato tutto e viene incaricato un altro quadro facente funzione che, con un piccolo ribasso, va direttamente a trattativa privata – continua Simonaggio – E qui comincio davvero a non vederci chiaro. Se poi s’aggiunge che le Aziende hanno pagato in 9 anni il centro di cottura di Putin con la scusa che le cucine pubbliche non erano a norma, è facile comprendere perché feci gli esposti. Mi sorprese poi che la cucina rimanesse nelle mani di Putin e non delle Aziende».
Allora si mosse solo l’Autorità di vigilanza. «Ma mi fa piacere vedere che oggi, anche se molti anni dopo, la questione torna a galla, conclude Simonaggio. Il viceprocuratore Alberto Mingarelli ha trasmesso una dettagliata relazione ai vertici della Asl, i quali hanno provveduto alla messa in mora di tutte le persone indicate, in modo da evitare che la prescrizione possa cancellare la possibilità di procedere. Ora spetta alla Procura il compito di tirare le fila dell’inchiesta, decidendo chi citare a giudizio davanti alla Corte.

(R.C.)

 

ECCO CHI SONO I DIRIGENTI COINVOLTI

Quaranta tra quadri e super manager

Ecco i nomi coinvolti nei presunti illeciti: Adriano Cestrone (ex direttore generale Azienda Ospedaliera Padova), Pier Carlo Muzzio (ex direttore dello Iov), Giovan Battista De Dominicis, Paolo Biacoli, Pietro Girardi, Mauro Crosato, Marina Bortoliero, Massimo Girotto, Franco Sensini, Luigi Barbieri, Giuseppe Sinibaldi, Andrea Martin, Learco Vettorello, Ezio Piovesan, Gianni Fior, Roberto Alessandrini, Paolo Venuti (commercialista di Giancarlo Galan, arrestato nell’inchiesta Mose), Luigi Galeone, Giovanni Zaccagna, Patrizia Santonocito, Alberto Sichirollo, Gianni Serragioto, Giorgio Bonaldo, Riccardo Bonivento, Maria Ida Polidori, Maurizio Contarolo, Giovanni Aristo, Marco Bovo, Ezio Framarin, Mariella Mainolfi, Antonio Zaccaria, Pier Donato Canesso, Giuseppe Olivi, Alessandro Turri, Flavia Bizzotto, Maria Grazia Calì, Arianna Gabriella Casotto, Antonio Giona, Luca Del Ninno, Roberto Toniolo.

 

Gazzettino – Noale. Ospedale, rivoluzione al via

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

21

ago

2014

NOALE – Nel 2016 vi confluiranno 270 dipendenti. Gumirato: «Cambiamento epocale»

Pronto il progetto, a settembre lavori di ristrutturazione del terzo e quarto piano

IL DIRETTORE GENERALE

«Iniziamo la rivisitazione dell’Ulss 13»

Gumirato: «Parte un cambiamento epocale che punta a una migliore organizzazione dei servizi per un’assistenza più efficiente e prestazioni di qualità»

RIVOLUZIONE – L’ospedale di Noale, prima tappa del rinnovamento che interesserà l’intera Ulss 13

Entro la fine di settembre partono i lavori per la ristrutturazione del monoblocco dell’ospedale di Noale. La notizia è ufficiale e arriva dalla direzione generale dell’Ulss 13 che non nasconde soddisfazione per un progetto che è andato avanti spedito e che adesso vedrà un ultimo tassello burocratico prima del via ai lavori effettivi.
Il progetto di ristrutturazione – che viene meglio chiamato progetto di rivisitazione dell’ospedale di Noale – prevede lavori di adeguamento del terzo e quarto piano della struttura ospedaliera e sarà oggetto nei prossimi giorni dell’esame da parte della commissione regionale per l’investimento in tecnologia ed edilizia (Crite) che darà il via libera finale ai lavori. Con questa ristrutturazione è previsto il trasferimento di 270 dipendenti dell’Ulss tra impiegati di Dolo e Mirano, tutta l’area della direzione ed una parte del dipartimento per la prevenzione. L’auspicio è di portare a termine i lavori entro il dicembre del prossimo anno per poi procedere al trasferimento.
«Siamo di fronte ad un cambiamento epocale – afferma soddisfatto il direttore generale dell’Ulss 13 Gino Gumirato – deciso dalla Regione Veneto e che vedrà una rivisitazione dell’intera Ulss 13 con una migliore organizzazione dei servizi abolendo i doppioni per fornire una sempre migliore , efficente ed efficace prestazione sanitaria di qualità».
Con questa operazione cesseranno tutta una serie di affitti e spese per la manutenzione ordinaria di immobili del Mariutto, che verranno lasciati definitivamente entro il 31 dicembre 2015 per una cifra di 760mila euro all’anno. Si risparmieranno complessivamente oltre 2 milioni di euro all’anno per i prossimi 33 anni.
Il reparto di lungodegenza di Noale resterà dov’è attualmente per un’altro anno mentre verranno attivati i 40 posti letto dell’ospedale di comunità (Country Hospital) con l’obiettivo tassativo che ogni cambiamento non deve in qualsiasi modo riflettersi sul servizio reso al cittadino. «I cambiamenti possono portare con loro anche qualche paura – sottolinea Gumirato – ma con una corretta informazione si possono raggiungere gli obiettivi mettendo al centro di tutto il cittadino che deve sentirsi protagonista e partecipe a questo storico cambiamento».

Luigi Bortolato

 

DOLO – Prosegue la petizione popolare per la salvaguardia e il potenziamento dell’ospedale di Dolo e dell’Asl 13 promossa dal comitato Bruno Marcato e da associazioni e comitati rivieraschi. Nell’ultimo fine settimana, con la presenza sabato durante la Fiera del Bestiame e ieri durante l’ultima serata della Sagra di San Rocco, sono state raccolte oltre 400 firme che vanno a sommarsi alle tremila ottenute nelle altre giornate di presenza degli stand e gazebo nel territorio. Le prossime uscite sono previste per il 27 agosto al mercato di Sambruson di Dolo mentre il 31 agosto si terrà un’altra giornata unitaria di raccolta in tutte le piazze della Riviera del Brenta. La disposizione degli stand sarà comunicata nelle prossime settimane da parte dei promotori dell’iniziativa. Le richieste delle petizione, che poi sarà consegnata alla Regione riguardano il blocco dell’atto aziendale approvato dal direttore dell’Asl 13 Gino Gumirato, la classificazione dei nosocomi di Dolo e Mirano come ospedale di rete su due poli sanitari, lo stanziamento di fondi per i lavori del Pronto soccorso di Dolo, del nuovo distretto sanitario di Mira e per le altre strutture.

(g.pir.)

 

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui