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SANITÀ – Il sindaco di Padova difende il progetto bocciato dalla Regione

«Adesso i conti sul nuovo ospedale di Padova li faccio io». Il sindaco di Padova, Massimo Bitonci, ha deciso: domani la Commissione di tecnici (tra i quali l’ex dg dell’azienda ospedaliera Cestrone e l’ex presidente di Medicina Giorgio Palù) che pensava di aver terminato la sua missione con la redazione dell’ipotesi di fare l’ ospedale nuovo nel sito di quello attuale, sarà convocata nuovamente. Ma con una missione rinnovata.

«Stavolta si passerà alla redazione di un vero e proprio progetto soprattutto dal punto di vista dei costi. Ne ho sentite troppe. Il mio piano non fa spendere più di quello di Padova ovest. I tecnici della Regione e l’azienda ospedaliera hanno dimenticato aspetti fondamentali». Eccoli: l’area di Padova ovest va espropriata, costo 40 milioni. È in una zona di dissesto idrogeologico e per metterla in sicurezza occorrono 85 milioni a detta del Genio Civile. Per portare le strade e il tram fra 50 e 100 milioni. Sulle schede si indicano invece 11.6 milioni per il terreno e 38 per urbanizzazione e viabilità.
Mentre sulla scelta di Bitonci pesano, a detta dei tecnici, i 109 milioni per la demolizione di policlinico e monoblocco (che però andrebbe fatta in entrambe le opzioni) e 180 di costi non cessanti (che ci sarebbero stati comunque per la manutenzione). Il vero problema invece è che la zona è ad alto “rischio archeologico”. A sessanta centimetri sotto le cliniche ci sono già i reperti.
«Nei loro calcoli il mio progetto eccedeva di 280 milioni. Ma proprio per questo unirò alla Commissione degli ingegneri indipendenti e degli specialisti che facciano conti inattaccabili».
L’idea di indicare degli esperti che dicano la parola definitiva era venuta proprio al presidente Zaia verso la conclusione della riunione dell’altro giorno: «Propongo di trovare 3-4 persone di fiducia che ce lo certificano autonomamente». E Bitonci lo ha preso subito in parola.
Ora si riparte da zero. «Sì, ma nel vero senso della parola. Non capisco chi dice che si è bloccato l’ospedale. Non c’era nulla, niente che il Comune avesse fatto, nessuna delibera, se non una variante urbanistica. Per questo andrò ai primi di settembre a chiedere al consiglio comunale di darmi un mandato per modificare l’Accordo di programma. Ma se avessi avuto l’area oggi, già disponibile, i lavori non sarebbero partiti prima del 2017-2018, dunque cosa c’entra la campagna elettorale di Zaia?». Infine: «In quale parte del mondo si costruisce un ospedale vicino a uno stadio dove si fanno concerti rock?»
Ce n’è anche per il project financing. «Qualcuno sa che ne è del vecchio ospedale di Mestre in pieno centro? Lo chiamano “il buco”. È un’area degradata, dirotta a parcheggio. E quello nuovo fuori dal centro è scomodo da raggiungere e in camera si paga pure la televisione. Non è questo che voglio».
Più che il costo è il tempo il vero nemico. La città quasi “respira” oggi attorno al suo ospedale: 104mila accessi al pronto soccorso ogni anno, 6,5 milioni di prestazioni specialistiche, 60mila ricoveri, 4.678 persone che ci lavorano con oltre 3mila e 300 medici. Una macchina che per essere tenuta in efficienza è costata, come ha scritto Palù, dal dopoguerra ad oggi, 800milioni di euro. Gli ultimi 57 milioni si stanno spendendo per l’adeguamento sismico del policlinico e per la terapia intensiva e le nuove sale parto del settore materno infantile.
Ma siccome paga la Regione, Zaia potrebbe avere fretta e cambiare idea, interessando altri sindaci. Un ospedale di 970 posti letto dal costo di 650 milioni, destinato a essere il faro scientifico del Veneto, quanta “ricchezza” porterebbe? C’è l’area di Legnaro ad esempio, 50 ettari dell’Università. Il sindaco Bettini: «Mi piacerebbe ma siamo senza strade». Massimiliano Barison, sindaco di Albignasego: «Disponibili, ma siamo già molto integrati con la città». Massimo Bordin di Montegrotto sposa invece la tesi di Bitonci: «Meglio farlo lì dove si trova». Polemico invece il sindaco di Limena, Giuseppe Costa: «Mi candido ma su questioni così grandi Bitonci doveva convocarci». Infine Luca Claudio, sindaco di Abano: «Sarei contento, ma non abbiamo spazi».

Mauro Giacon

 

Vertice decisivo in Regione, sindaco isolato ma fermo sul no

Il governatore si arrende, ma neanche un euro al restauro

VENEZIA – Game over. Cala il sipario sul nuovo ospedale di Padova. Senza applausi, però. Ieri mattina il confronto finale in Regione tra i partner dell’operazione si è concluso con il naufragio definitivo del progetto di un polo della salute a Padova Ovest: irremovibile il sindaco Massimo Bitonci, che ha bocciato senza appello l’opzione e ribadito la volontà di radere al suolo il vecchio policlinico per ricostruirlo nel sito attuale, escludendo ogni diversa destinazione. All’esterrefatto governatore Luca Zaia – che ha difeso la linea favorevole alla realizzazione ex novo dell’opera – non è rimasto che sciogliere l’accordo di programma, revocare il ruolo di stazione appaltante all’Azienda ospedaliera e invitare l’amministrazione comunale ad annullare tutti gli atti in materia fin qui deliberati. Con una chiosa: la Regione giudica impraticabile il disegno di Bitonci e si guarderà bene dal destinarvi un euro. Intorno al tavolo, oltre al governatore e al sindaco, l’assessore regionale alla sanità Luca Coletto, il rettore del Bo Giuseppe Zaccaria, il top manager della sanità veneta Domenico Mantoan, Claudio Dario dg dell’Azienda ospedaliera, Mirco Patron presidente della Provincia, i tecnici di settore. Esordisce Mantoan, che ricorda l’iniziale adozione del progetto Patavium di Finanza& Progetti (la joint venture tra Palladio Finanziaria e Lend Lease) da parte della giunta Galan nel 2008: oltre 3 mila posti letto, circa 400 mila mq di superficie, un miliardo e mezzo di spesa; e successivo ridimensionamento dell’opera deciso dall’amministrazione Zaia, con volumi e costi dimezzati. Il sito individuato, d’intesa con Comune e Università, è quello di Padova Ovest, adiacente allo stadio. Le risorse – 550 milioni stimati – arrivano da più fonti: bilancio del Balbi, prestito della Banca europea di investimenti, fondi statali per l’edilizia ospedaliera. L’adozione del controverso financing project, pur contemplata, diventa facoltativa. «In questa sede il Comune è un po’ solo contro tutti», esordisce Massimo Bitonci, che puntualizza le regioni del no a Padova ovest: dal «contenimento dell’uso del suolo che richiede la riqualificazione e il riutilizzo delle aree urbanizzate» al timore che l’abbandono di via Giustiniani trasformi il sito in un «buco nero» di degrado. Viceversa, l’intervento sul «vecchio» eviterebbe disagi e contenziosi – e risparmierebbe al Comune le ingenti spese di bonifica idraulica dell’area ovest, ritenuta rumorosa e del tutto inadatta anche dal punto di vista viario. Ma è un dialogo tra sordi e Zaia, infine, ne prende atto: «Il tavolo si chiude qui», sentenzia; poi, il sassolino schizza dalla scarpa: «Questo epilogo prova che tutto ciò che si è detto e scritto sul project era una falsità. Non abbiamo alcun obbligo, nessun vincolo nei confronti del proponente». La questione è chiusa.

(f.t.)

 

Gazzettino – Ospedale di Padova, anno zero

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29

lug

2014

Bitonci dice di no a “Padova Ovest” e propone di rifare sull’esistente

Il governatore Zaia: «Stop a stazione appaltante per il nuovo polo»

Tutto da rifare per il nuovo ospedale di Padova. Zaia e Bitonci hanno vedute differenti e il Comitato di coordinamento organizzato ieri dalla Regione a Venezia si è concluso con un nulla di fatto. Anzi: si riparte da zero. Bocciata la proposta Bitonci di restare nella sede attuale e annullato il progetto di nuovo ospedale a Padova ovest.
Il neosindaco di Massimo Bitonci ha puntato i piedi e sostenuto ad oltranza la soluzione “nuovo su vecchio” (ossia edificare sulla struttura ospedaliera esistente di via Giustiniani). Ci sono vantaggi e svantaggi per questa scelta. Ma, soprattutto la scelta di Bitonci, si scontra con quella del presidente Luca Zaia, tecnici e rettore Giuseppe Zaccaria che avevano ritenuto inadatta la posposta “nuovo su vecchio”. Il risultato è che si riparte come niente fosse stato. E soprattutto si bloccano le procedure per la costruzione del nuovo polo ospedaliero di Padova Ovest.
La giornata è stata decisiva e le parole importanti che il resoconto della riunione (70 pagine) è stato messo online nel sito della Giunta regionale; insieme a molti documenti presentati in ordine cronologico, e i rispettivi punti di vista sono stati espressi senza polemiche. Tuttavia, la faccia scura e il tono delle dichiarazioni di Bitonci all’uscita, facevano pensare che almeno da Zaia si aspettasse qualcosa di più.
“Un grande risultato – ha commentato il sindaco di Padova – siamo riusciti sia a bloccare la “soluzione Padova Ovest”, l’ospedale nuovo in un’area vicina allo stadio dichiarata più volte a rischio idrogeologico dalla Protezione. E anche ottenuto lo scioglimento di una commissione che non aveva più ragione di esistere. Commissione davanti alla quale ho sostenuto che, scopo precipuo di una buona amministrazione comunale, è interpretare i bisogni le aspettative e le istanze dei propri amministrati. Spiegando che la maggioranza dei padovani è favorevole al mantenimento dell’ospedale dove si trova oggi. Ma l’idea di costruire quello nuovo dove sorge il vecchio – parla sempre Bitonci – non ha raccolto i consensi necessari, malgrado la tendenza generale all’espansione sia sempre più superata dalla possibilità di riutilizzare aree già urbanizzate. Ora andrò in Consiglio comunale, per farmi attribuire la delega funzionale alla modifica dell’accordo di programma. Senza ritirare alcuna delibera, perché in materia non ce ne sono e l’ipotesi Padova Ovest è inserita solo nel Pat. Siamo tornati al punto di partenza. Ma comunque vada a finire questa partita fondamentale per la città, non lascerò che la zona dell’attuale ospedale cada nel degrado e diventi una nuova via Anelli”.
Il presidente Zaia ha spiegato che “senza il Comune e le sue competenze urbanistiche, è palese che il progetto del nuovo ospedale nell’area di Padova Ovest si ferma qui: impossibile andare avanti, ne auspicabile, privi della sua approvazione e di quella dei suoi amministrati. A questo punto – ha continuato il governatore – procederemo al blocco della stazione appaltante per il nuovo polo ospedaliero, e chiederemo al Comune la revoca di quanto sinora approvato. Faremo di tutto – ha concluso Zaia – per dare alla città la sanità che si merita”. Ma al momento, la prospettiva di un nuovo complesso a Padova Ovest è tramontata. Obiettivo resta quello di trovare una soluzione condivisa: in questo momento non sono in grado né voglio dire o anticipare alcunché. Quella di via Giustiniani non era accettabile per svariati motivi, evidenziati dalle relazioni tecniche del responsabile dell’edilizia sanitaria della Regione Antonio Canini e del direttore Claudio Dario. Non solo per l’altezza delle torri, superiore a quella della basilica del Santo, ma i tempi di realizzazione dell’opera (20 anni contro i 9 del progetto “nuovo su nuovo”). E anche per i costi (240 milioni di euro in più) e soprattutto per la presenza nell’attuale sito ospedaliero di aree di valore storico e archeologico, che avrebbero comportato continue interruzioni dei lavori”.
E i 50 milioni assegnati dal recente riparto dei fondi alle Ulss per realizzare il nuovo ospedale? “Non verranno toccati, né collocati altrove – ha concluso Zaia – Resteranno come noi a disposizione, in vista di una differente collocazione della struttura”.

Vettor Maria Corsetti

 

PROJECT FINANCING – Proposto dalla spa “Finanza e Progetti”

IDEE A CONFRONTO La piattaforma “Padova Ovest” pensata come polo di eccellenza per 970 letti.

Nel 2006 partì il progetto da 650 milioni.

Il nuovo ospedale di Padova è pensato come un ospedale di alta specializzazione, il faro dell’eccellenza veneta: 970 posti letto per 650 milioni di euro di costo, un bacino di 1 milione di abitanti. Ai costi si devono aggiungere la bonifica dell’area, 85 milioni; le infrastrutture stradali, 100 milioni; gli espropri, 40 milioni.
Il primo a parlarne è stato l’allora direttore dell’azienda ospedaliera Adriano Cestrone, nel 2006, con una delibera che invitava la Regione a inserire la nuova struttura nella sua programmazione. Con la delibera 129 del 22 dicembre 2008 il Comune (centrosinistra) inseriva nel Pat la posizione: Padova ovest, in un’area vicino al nuovo stadio. La Regione il 3 agosto del 2011 ha approvato il piano di fattibilità redatto da un’apposita Commissione tecnica. Nel marzo del 2012 è arrivata da una società di privati, “Finanza e Progetti spa” una proposta di project-financing fino ad oggi affidata alla valutazione dell’azienda ospedaliera di Padova. Infine il 2 luglio dell’anno scorso è stato redatto un Accordo di programmma fra gli enti interessati, Comune, Provincia, Regione, Università e Iov.
L’8 giugno di quest’anno Massimo Bitonci (Lega Nord) viene eletto sindaco di Padova. Nel suo programma il nuovo ospedale non è più collocato a Padova ovest ma nel cuore del sito attuale. Non una semplice ristrutturazione ma un ospedale nuovo demolendo la parte est che comprende le cliniche ostetriche la Pediatria, la Neurologia, le Malattie infettive, il Centro leucemie infantili. Al loro posto, nel primo stralcio, l’”ospedale della mamma e del bambino”, 400 posti letto, su 60mila metri quadrati e 14-15 piani. E poi il nucleo sostitutivo del monoblocco e del policnico, che andranno abbattuti, ovvero un edificio su 130mila metri quadrati di 15-16 piani. All’ospedale vecchio, il Giustinianeo, servizi medici e laboratori.

Mauro Giacon

 

L’OBIETTIVO – Un polo di alta specializzazione

Sì della Regione nel 2011

stop leghista «Irrealizzabile la proposta del sindaco Bitonci»

Tutto da rifare per il nuovo ospedale di Padova. Zaia e Bitonci hanno vedute differenti e il Comitato di coordinamento organizzato ieri dalla Regione a Venezia si è concluso con un nulla di fatto. Anzi: si riparte da zero. Bocciata la proposta Bitonci di restare nella sede attuale e annullato il progetto di nuovo ospedale a Padova ovest.
Il neosindaco di Massimo Bitonci ha puntato i piedi e sostenuto ad oltranza la soluzione “nuovo su vecchio” (ossia edificare sulla struttura ospedaliera esistente di via Giustiniani). Ci sono vantaggi e svantaggi per questa scelta. Ma, soprattutto la scelta di Bitonci, si scontra con quella del presidente Luca Zaia, tecnici e rettore Giuseppe Zaccaria che avevano ritenuto inadatta la posposta “nuovo su vecchio”. Il risultato è che si riparte come niente fosse stato. E soprattutto si bloccano le procedure per la costruzione del nuovo polo ospedaliero di Padova Ovest.
La giornata è stata decisiva e le parole importanti che il resoconto della riunione (70 pagine) è stato messo online nel sito della Giunta regionale; insieme a molti documenti presentati in ordine cronologico, e i rispettivi punti di vista sono stati espressi senza polemiche. Tuttavia, la faccia scura e il tono delle dichiarazioni di Bitonci all’uscita, facevano pensare che almeno da Zaia si aspettasse qualcosa di più.
“Un grande risultato – ha commentato il sindaco di Padova – siamo riusciti sia a bloccare la “soluzione Padova Ovest”, l’ospedale nuovo in un’area vicina allo stadio dichiarata più volte a rischio idrogeologico dalla Protezione. E anche ottenuto lo scioglimento di una commissione che non aveva più ragione di esistere. Commissione davanti alla quale ho sostenuto che, scopo precipuo di una buona amministrazione comunale, è interpretare i bisogni le aspettative e le istanze dei propri amministrati. Spiegando che la maggioranza dei padovani è favorevole al mantenimento dell’ospedale dove si trova oggi. Ma l’idea di costruire quello nuovo dove sorge il vecchio – parla sempre Bitonci – non ha raccolto i consensi necessari, malgrado la tendenza generale all’espansione sia sempre più superata dalla possibilità di riutilizzare aree già urbanizzate. Ora andrò in Consiglio comunale, per farmi attribuire la delega funzionale alla modifica dell’accordo di programma. Senza ritirare alcuna delibera, perché in materia non ce ne sono e l’ipotesi Padova Ovest è inserita solo nel Pat. Siamo tornati al punto di partenza. Ma comunque vada a finire questa partita fondamentale per la città, non lascerò che la zona dell’attuale ospedale cada nel degrado e diventi una nuova via Anelli”.
Il presidente Zaia ha spiegato che “senza il Comune e le sue competenze urbanistiche, è palese che il progetto del nuovo ospedale nell’area di Padova Ovest si ferma qui: impossibile andare avanti, ne auspicabile, privi della sua approvazione e di quella dei suoi amministrati. A questo punto – ha continuato il governatore – procederemo al blocco della stazione appaltante per il nuovo polo ospedaliero, e chiederemo al Comune la revoca di quanto sinora approvato. Faremo di tutto – ha concluso Zaia – per dare alla città la sanità che si merita”. Ma al momento, la prospettiva di un nuovo complesso a Padova Ovest è tramontata. Obiettivo resta quello di trovare una soluzione condivisa: in questo momento non sono in grado né voglio dire o anticipare alcunché. Quella di via Giustiniani non era accettabile per svariati motivi, evidenziati dalle relazioni tecniche del responsabile dell’edilizia sanitaria della Regione Antonio Canini e del direttore Claudio Dario. Non solo per l’altezza delle torri, superiore a quella della basilica del Santo, ma i tempi di realizzazione dell’opera (20 anni contro i 9 del progetto “nuovo su nuovo”). E anche per i costi (240 milioni di euro in più) e soprattutto per la presenza nell’attuale sito ospedaliero di aree di valore storico e archeologico, che avrebbero comportato continue interruzioni dei lavori”.
E i 50 milioni assegnati dal recente riparto dei fondi alle Ulss per realizzare il nuovo ospedale? “Non verranno toccati, né collocati altrove – ha concluso Zaia – Resteranno come noi a disposizione, in vista di una differente collocazione della struttura”.

 

Dalla sanità alle strade così spartivano gli affari

Minutillo a Chisso: «Padana inferiore, hanno già deciso che deve vincere Maltauro: datti da fare». Nei verbali i rapporti di forza tra l’ex assistente di Galan e l’ex assessore regionale

L’ACCUSA  «Sulla Via del mare ci hai fatto fare un c… così. Sono tutti incazzati»

LE NOMINE «Asl, ti hanno dato per sconfitto sui direttori generali»

EX COMMISSARIO – Silvano Vernizzi. Chisso ammise conflittualità con l’ex commissario alla Pedemontana veneta

Sanità e lavori stradali: la spartizione avveniva a tavolino, dietro una scrivania. Claudia Minutillo, ex segretaria del Governatore del Veneto, Giancarlo Galan, all’epoca amministratore di Adria Infrastrutture, dettava l’agenda delle priorità; l’assessore regionale alle Infrastrutture, Renato Chisso, prendeva nota e assicurava il suo impegno a supporto di Piergiorgio Baita e del gruppo Mantovani, cercando di giustificarsi dalle accuse di contare sempre meno e di essere stato messo in un angolo dagli alleati della Lega, ma anche da qualche compagno di partito.
Dalle intercettazioni ambientali allegate agli atti dell’inchiesta sul “sistema Mose” emerge una realtà che supera anche la più fantasiosa immaginazione e traccia, al di là degli aspetti penali della vicenda, uno spaccato sintomatico del modo di gestione del potere, con appalti suddivisi equamente tra le imprese amiche e accordi preliminari sulle nomine per evitare scontri e per cercare di accontentare tutti.
MICROSPIE – Il colloquio registrato dalle microspie della Guardia di Finanza avviene l’8 gennaio del 2013 nell’ufficio della Minutillo. La Minutillo ad un certo punto mette in funzione un “disturbatore” messo a disposizione da Mirco Voltazza, l’uomo stipendiato da Baita ottenere informazioni sull’inchiesta e cercare di depistarla. Ma evidentemente lo strumento da 007 non funziona troppo bene, considerato che i finanzieri riescono a sentire quasi tutto.
«NON CONTI PIÙ» – L’amministratrice di Adria Infrastrutture rimprovera a Chisso di aver perso potere: «Se alcune persone di riferimento si rendono conto che non vengono più da te su problematiche che interessano le tue deleghe ma vanno da altri, vuol dire che tu non sei più considerato il punto di riferimento. Vuol dire che pensano che possono andare avanti sulle cose a prescindere da te», gli contesta la Minutillo, informandolo che più di un imprenditore si è recato direttamente da Silvano Vernizzi, il commissario delegato ai lavori della Pedemontana. «Ormai lo sanno anche i muri che Vernizzi ha fatto l’accordo e si è rinfrancato per il rapporto stretto tra lui, Zorzato e Degani… (rispettivamente vicepresidente della Regione ed ex presidente della Provincia di Padova, ora sottosegretario del governo Renzi, entrambi esponenti prima di Forza Italia poi del Nuovo Centrodestra) – rincara la Minutillo – E la gente non va più dall’assessore Chisso…»
STRADE & APPALTI – L’allora potentissima ex segretaria di Galan ce l’ha con i lavori della Pedemontana (in particolare con alcuni problemi che il gruppo Mantovani non riesce a risolvere), ma anche con la strada regionale 10, la cosiddetta Padana inferiore, per la quale è in corsa anche la principale concorrente, la vicentina Maltauro. La Minutillo lamenta che «hanno già deciso che deve vincere la Maltauro» (come in effetti accadrà pochi mesi più tardi). Poi parla di Tangenziali venete e della cosiddetta “Via del mare”: «Non stanno andando avanti… – lamenta Minutillo – Cazzo cerca di lavorare – dice all’assessore – Sono tutti incazzati perché hanno detto che ci hai fatto fare un culo così…». E non è finita: «Si preoccupa anche Giorgio (Baita, ndr)… Giorgio dice: io vorrei capire se Renato ha abdicato ad un certo ruolo, se ha deciso che a Vernizzi… se ha deciso di non farsi valere nemmeno su quelle che sono le sue deleghe, perché almeno mi regolo anch’io su come muovermi».
Chisso ascolta e abbozza. Ammette qualche conflittualità con Vernizzi: «Mh, mh… Io mi sono tirato fuori dalla Pedemontana… – spiega – Però le nostre l’ho tutelate…», tiene a precisare. «Non mi pare, Renato», lo contraddice la Minutillo.
SANITÀ & NOMINE – Il discorso si sposta sulla Sanità e la Minutillo va giù ancora più dura: «Ti hanno dato per sconfitto perché sui direttori generali delle Asl non è andato Ruscitti… (l’ex segretario generale della sanità veneta, ndr) Ma questo Dal Ben tu lo conosci?… dicono che il riferimento adesso è Luca Baggio, consigliere regionale (della Lega, ndr)…»
Chisso si difende: «Sì, allora, io ho tenuto duro. Il mio candidato era Ruscitti…. fino a una settimana prima… Zaia mi chiama qua Renato, qua Ruscitti non passerà, semmai facciamo guerra totale o un accordo. Mi propone un accordo e mi fa: io metto un uomo mio però lo metti in mano tua e fai quel che devi fare… – racconta l’assessore – Mi va bene Dal Ben… però dico mi serve anche un uomo che… non faccio la figura del perecottaro… Quindi avemmo Mirano e Mestre… Sì, Gumirato, devo vederlo all’una…»
Gino Gumirato, è stato nominato direttore della Ulss 13 Miranese all’inizio di gennaio del 2013, contestualmente a Giuseppe Dal Ben (Ulss 12 Veneziana).

Gianluca Amadori

 

TRIBUNALE – Il Riesame il primo agosto si pronuncia sull’ex doge

Sarà il Tribunale del riesame il primo a pronunciarsi sulla fondatezza delle accuse mosse all’ex Governatore del Veneto, Giancarlo Galan. L’udienza è fissata per venerdì prossimo primo agosto, davanti al collegio presieduto da Angelo Risi. La difesa di Galan cercherà di smontare il quadro accusatorio, minando la credibilità di Claudia Minutillo, Piergiorgio Baita e Giovanni Mazzacurati. Non è escluso che la Procura abbia nuovi atti da depositare, a riscontro dell’attendibilità dei principali accusatori.
Lo stesso giorno davanti al Riesame saranno discussi anche i ricorsi presentati dall’ex magistrato della Corte dei conti, Vittorio Giuseppone, accusato di corruzione in relazione a somme di denaro che gli sarebbero state versate nel corso degli anni per garantire la massima rapidità al via libera dei provvedimenti riguardanti il Mose. Anche l’imprenditore Andrea Rismondo ha presentato ricorso contro il provvedimento con cui il gip Alberto Scaramuzza gli ha imposto l’obbligo di dimora a Preganziol e di permanenza in casa dalle 20 alle 8.

 

DEMOCRATICI Polemiche dopo la confessione del tesoriere veneto

Tangenti, bufera nel Pd «Da Marchese solo bugie»

E si riapre il “caso” Venezia

L’ex segretaria regionale Filippin: «150 mila euro? Ma se abbiamo fatto un mutuo per pagare i debiti». E nel mirino c’è la federazione lagunare

«Ma quali soldi dal Consorzio Venezia Nuova. Abbiamo dovuto fare un mutuo per pagare le elezioni regionali del 2010». Rosanna Filippin vuole allontanare qualunque sospetto dal “suo” Partito Democratico. “Suo”, perché la testimonianza di Giampietro Marchese si riferisce proprio al periodo, il 2010, in cui le redini del partito erano nelle mani della vicentina, ora senatrice, eletta l’anno prima, con le primarie, a segretaria regionale dei democrat. Che ora sembra ributtare ogni responsabilità nell’altra parte del campo, nell’area del partito provinciale di Venezia che nel 2010 ha gestito in piena autonomia, con fondi propri, la campagna elettorale delle regionali.
L’ex responsabile amministrativo del Pd, ha raccontato ai giudici che nel 2010 ha ricevuto “in bianco”, quindi regolari, 58mila euro dal Coveco (le cooperative “rosse” inserite nel Consorzio Venezia Nuova). A questa cifra, si sono aggiunti, stando sempre alla testimonianza di Marchese, altri 150mila euro, questa volta “in nero”, sborsati sempre dal Coveco, tramite Pio Savioli, a fine campagna elettorale delle regionali per coprire le spese effettuate in eccesso. Di altri versamenti di cui ha parlato Giovanni Mazzacurati, l’allora presidente del Consorzio Venezia Nuova, Marchese non sa nulla.
Di certo, quindi, ci sarebbero 150mila euro che, stando all’ex responsabile amministrativo del Pd, sarebbero entrati nelle casse del partito. «Falso – ribatte la Filippin – Quando sono arrivata alla segreteria del partito in cassa c’erano 150mila euro lasciati dal mio predecessore». Cioé, il padovano Paolo Giaretta che aveva traghettato la Margherita alla confluenza con i Ds e poi verso il Pd. Ma quella cifra? «Mai esistita – aggiunge l’ex segretaria democrat – Tanto che, per pagare le spese sostenute alle regionali 2010, abbiamo chiesto un prestito di un milione alle banche, con garanzie mie e dell’allora tesoriere Angelo Guzzo, e confidando nei rimborsi elettorali, che ancora non avevamo essendo il Pd alla prima esperienza elettorale, che sarebbero arrivati l’anno dopo. Il mutuo si estinguerà il prossimo anno. E sono disponibili tutti gli incartamenti, tutto registrato fino all’ultimo centesimo». Circostanza confermata dal successore della Filippin, il deputato bellunese Roger De Menech. «Quei soldi non ci sono mai stati – ripete il neo segretario – E dall’inizio della vicenda Mose abbiamo voluto marcare la discontinuità. Il partito ha di sicuro una responsabilità politica, ma io non c’entro con quelle cose, è un dovere marcare il confine come ha indicato Renzi».
Nessun commento di Michele Mognato, che a fine 2010 guidava il partito provinciale di Venezia, tirato in ballo dall’ex sindaco di Venezia Giorgio Orsoni. Dunque, la domanda resta: dove sono finiti i 150mila euro “in nero” di cui parla Marchese? Spiega la Filippin: «Le federazioni provinciali avevano piena autonomia nello svolgere la campagna elettorale, con fondi derivati dal tesseramento, e senza esborsi da parte del partito regionale. L’azione del partito locale, si affiancava a quanto i singoli candidati pagavano di tasca propria, se lo ritenevano necessario. Il partito regionale si occupava della campagna più in generale, con messaggi politici e il sostegno al candidato governatore». Un bel distinguo, tra “noi e loro”? «Sono i fatti. Mi resta anche l’amarezza per quanto mi ha detto Marchese appena scoppiato il caso: “Non è vero niente”».
Invece, ora sono arrivate le ammissioni dell’ex responsabile amministrativo del Pd. E riassumendo quanto raccontato dalla Filippin e da De Menech, ogni responsabilità giudiziaria sembra ricadere sulla gestione del partito in Laguna.

Giorgio Gasco

 

RIVIERA. Ospedali. La rivoluzione dell’Asl 13

RIVOLUZIONE – L’Asl 13 adotta le strutture territoriali

Individuate tre tipologie per i pazienti che necessitano cure dopo le dimissioni

Entro il 2015 due ospedali di comunità, tre unità riabilitative e un Hospice

Il futuro dell’azienda sanitaria di Dolo e Mirano puntato sui servizi nel territorio. A Mira la Conferenza dei sindaci dell’Asl 13 ha discusso in assemblea la presentazione del “Piano aziendale sanità territoriale” illustrato dal direttore dei Servizi Sociali Michele Maglio e che rispecchia gli indirizzi regionali. Un piano che entro il 2015 prevede una riorganizzazione dei servizi nel territorio con l’individuazione di tre strutture intermedie di sanità territoriale.
«Si tratta di strutture la cui funzione sarà quella di fornire un’assistenza adeguata e qualificata – ha spiegato il dottor Maglio – a quei pazienti che hanno superato la fase acuta all’interno della struttura ospedaliera ma che contestualmente non possono rientrare a casa o essere seguiti solo a livello ambulatoriale perché necessitano di un periodo di riabilitazione, oppure devono essere tenuti in osservazione per stabilizzare le cure previste».
Sono persone che hanno subito un grave incidente e necessitano di un periodo di riabilitazione, pazienti non ancora autosufficienti o che devono approcciarsi ad una nuova condizione fisica ma anche malati di Parkinson, Alzheimer, Sla o altre malattie degenerative che vanno seguiti nella fase di somministrazione di nuovi farmaci e infine malati terminali che richiedono particolari cure palliative.
«Persone per le quali un ricovero in ospedale sarebbe inappropriato – ha sottolineato il direttore dei Servizi Sociali – ma che comunque necessitano di assistenza particolare. Naturalmente non possiamo creare strutture edilizie ex novo ma l’obiettivo è quello di utilizzare il patrimonio esistenze adeguando le strutture in essere a queste tre tipologie».
Sono tre le tipologie di strutture individuate nel territorio della Riviera del Brenta e del Miranese.
L’OSPEDALE DI COMUNITÀ Per pazienti che necessitano di periodi più lunghi convalescenza, o che devono recuperare alcune funzioni ma anche per pazienti in fase terminale dove non è possibile l’accoglienza in hospice. Verrà individuato a Noale mentre per l’Area Sud dell’Asl 13 sarà probabilmente a Fiesso d’Artico, nella casa di riposo.
URT – UNITÀ RIABILITATIVA DEL TERRITORIO Per pazienti temporaneamente non autosufficienti, ma anche malati di Alzheimer e Parkinson che necessitano di particolare assistenza. Saranno individuate a Mirano presso il Mariutto, a Dolo nel Centro Servizi Riviera del Brenta e presso la “Anni Sereni” a Scorzè.
HOSPICE una struttura in grado di garantire servizi residenziali con cure palliative per malati in fase terminale. Attualmente esiste sono un centro di questo tipo a Mestre con una decina di posti letto disponibili, ma le richieste sono in continuo aumento. L’Asl 13 pensa di destinare una decina di posti letto ad hospice all’interno della struttura di servizi “Anni Sereni” di Scorzè entro il 2015.

 

I COSTI – Parte saranno sostenute dall’Asl 13, parte dalle famiglie che usufruiranno del servizio

Le spese cambiano a seconda dei giorni di ricovero

MIRA – Nelle strutture sanitarie intermedie e famiglie dei pazienti parteciperanno alle spese di ricovero. Nella sua relazione il direttore dei servizi sociali Maglio ha illustrato quali sarebbero i costi a carico dell’Asl 13 e delle famiglie per i pazienti ricoverati.
Le strutture intermedie infatti garantiranno anche la riduzione dei costi per il servizio sanitario, e quindi per il contribuente, se si pensa che un posto letto giornaliero in ospedale costa, a seconda del reparto nel quale si è ricoverati, dai 700 ai duemila euro mentre queste strutture garantirebbero l’assistenza necessaria con costi giornalieri che variano da 110 euro a 350 euro.
Nell’ospedale di comunità la quota sanitaria è di circa 90 euro al giorno ed è a carico dell’Asl 13 mentre la partecipazione alla spesa da parte della famiglia scatta dopo il 31esimo giorno di ricovero, con un contributo di 25 euro fino al 61esimo giorno di ricovero e di 45 euro per quelli successivi. Nell’Urt – unità riabilitativa del territorio la quota sanitaria a carico dell’Asl 13 è di 96 euro al giorno; alle famiglie viene chiesto sin dal primo giorno di ricovero di partecipare alla quota complessiva con un contributo di 25 euro fino al 60esimo giorno e poi con 45 euro nel periodo successivo. L’hospice invece non prevede alcun contributo da parte della famiglia del paziente perché il costo è interamente a carico del servizio sanitario.

(L.Gia.)

 

DOLO . La proposta di D’Anna e Zaccarin

LA PROTESTA – Manifesti davanti all’ospedale di Dolo contro i tagli previsti dalla Regione

MIRA – «L’ospedale di Dolo non va depotenziato, e non può neppure perdere l’unità complessa di Chirurgia generale come invece previsto nelle schede ospedaliere». Paolino D’Anna capogruppo di Fi a Mira, insieme a Fabio Zaccarin del Gruppo Misto, presenterà un ordine del giorno nel prossimo Consiglio comunale di Mira a difesa dell’ospedale di Dolo. «Non si tratta sella semplice protesta che chiede la revisione generica delle schede – spiega D’Anna – ma la proposta di un percorso, anche politico, concreto che punta a suggerisce alla Regione alcune modifiche che potrebbero comunque salvaguardare l’ospedale di Dolo nella sua valenza, senza grandi stravolgimenti ai tagli o alle schede già approntate che prevendono la netta divisione in polo medico per Dolo e polo chirurgico per Mirano». Nell’ordine del giorno che verrà presentato, D’Anna e Zaccarin chiederanno al sindaco di Mira di farsi carico dell’impegno di far incontrare la Conferenza dei sindaci dell’Asl 13 con la V Commissione regionale Sanità per illustrare le istanze del territorio sull’ospedale di Dolo. «Per entrare nel concreto – afferma D’Anna – chiederemo anche di recuperare l’apicalità di Otorinolaringoiatra, oggi vacante per il trasferimento del dottor Spinato a Mestre, con quella di Chirurgia Generale di Dolo mantenendo comunque, come da volontà regionale, invariate le apicalità all’interno dell’Asl 13. Questa proposta è stata già portata avanti dai sindacati medici, ma è rimasta senza risposta dalla direzione, ed ora vogliamo invece sostenerla per difendere concretamente il patrimonio di competenze ed esperienze dell’ospedale di Dolo».

(l.gia.)

 

Nuova Venezia – “Lungodegenza all’ospedale Calvi”

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25

lug

2014

Pelizzon (comitato sanità): Dolo troppo lontana, posti letto divisi con Noale

NOALE «Condivido la proposta del sindaco di Noale Patrizia Andreotti di portare i 40 posti dell’ospedale di comunità all’interno del vecchio ospedale. Una scelta razionale rispetto alla nuova casa di riposo». A parlare è Livo Pelizzon, per anni coordinatore del comitato della sanità e difesa dell’ospedale di Noale, che chiede anche all’Asl 13 di rivedere le scelte sulla Lungodegenza, puntando sì su Dolo ma pure sulla città dei Tempesta. Innanzitutto interviene sulla questione dei 40 posti letto assegnati dalle schede regionali e degli altri 10 di hospice per i malati terminali; di recente la giunta comunale ha approvato un ordine del giorno dove ha chiesto di salvaguardare il Pier Fortunato Calvi e di metterci all’interno proprio l’ospedale di comunità. «Una scelta», ricorda Pelizzon, «che diverrebbe integrativa delle attuali funzioni operative superstiti, delle quali i nostri cittadini invitano a mantenere, specie il reparto di Lungodegenza. Siamo molto preoccupati se tutto finisse a Dolo, non solo per la distanza chilometrica ma per una viabilità precaria, che suscita drammi familiari per la dovuta assistenza. E qui richiamo all’attenzione la Regione e il direttore generale dell’Asl 13 Gino Gumirato». Pelizzon chiede di continuare ad avere Noale come punto di riferimento per la sanità locale. «Credo che la scelta più giusta», osserva, «sarebbe avere un’area nord, con la lungodegenza al Pier Fortunato Calvi e una a sud a Dolo. Il quadro sanitario del Noalese s’integrerebbe con le attuali strutture mediche esistenti con costi minimi, perché sarebbero coinvolti gli stessi specialisti di medicina generale dell’ospedale di comunità. Per questo è necessario mantenere la struttura riabilitativa, dando dignità a un edificio di grande tradizione storica».

Alessandro Ragazzo

 

Anche a Mira la mobilitazione in difesa dell’ospedale di Dolo. L’iniziativa di protesta con i falsi cartelloni pubblicitari che annunciavano provocatoriamente gli «Affarissimi – La Regione svende l’Ospedale di Dolo» partita qualche giorno fa dal comune direttamente interessato ha trovato sostegno anche a Mira. Otre a SEL, hanno aderito all’iniziativa anche le associazioni Mira2030 e Opzione Zero e la lista civica in consiglio comunale Mira Fuori del Comune. «Abbiamo avviato la raccolta firme a sostegno della petizione popolare in difesa dell’Ospedale di Dolo – spiega Paolo Della Rocca coordinatore di Sel a Mira. – L’operazione lenta ed etichettata dalla Regione come »razionalizzazione” e «riorganizzazione» di fatto maschera un progetto, lo dicono gli atti ed i fatti, di smantellamento”. Dalla Rocca ricorda come l’Asl 13 sia una delle più virtuose di tutta la Regione: spenda poco, ha un numero limitato di posti letto, e, nonostante i mancati finanziamenti promessi dalla Regione, sia riuscita a garantire un buon servizio in un territorio vasto e complesso, abitato da oltre 240.000 persone. «Chiediamo ai cittadini di stare all’erta sulla gestione della loro salute – spiega il coordinatore di Sel – che non può essere »misurata” solo con i bilanci economici e li invitiamo ai banchetti che allestiremo durante l’estate e nelle occasioni pubbliche popolari (si può anche firmare sul sito www.opzionezero.org)”.

(l.gia.)

 

LE RISORSE – Il sistema, portato avanti dalla giunta Galan, è risultato troppo oneroso

«Mai più interventi in finanza di progetto»

Dal Ben: «Venderemo il patrimonio». Per le Grazie torna in pista Stefanel

Lo Jona – questo pare è certo – sarà l’ultimo project financing ospedaliero. Ieri nessuno aveva una gran voglia di parlare di questo aspetto del nuovo padiglione del Civile. Realizzato da una cordata di privati, sulla base di un progetto di finanza voluto ai tempi del governatore Giancarlo Galan. Un sistema, all’epoca, difeso a spada tratta dalla politica. Ora le cose sono cambiate. Già da tempo la stessa Regione ha criticato questo meccanismo, che favorirebbe troppo i privati, mentre di recente si è aggiunta l’inchiesta sul sistema Mose che ha già toccato alcuni project, anche se non quelli ospedalieri. Chiaro che il tema sia spinoso, anche perchè alcune ditte della cordata che ha realizzato lo Jona – come Coveco e Gemmo – sono citate a vario titolo nelle carte dell’inchiesta. «Per lo Jona c’è un contratto, non l’ho firmato io. L’Ulss lo rispetterà…» ha tagliato corto ieri il presidente Luca Zaia.
Costato 48 milioni, 25 dei quali messi dalla società Nuova ospedale di Venezia, il project veneziano prevede che per i prossimi 22 anni i privati gestiscano una serie di servizi in cambio di un canone di disponibilità da 2 milioni e 450 milioni, più 11 milioni per i servizi. «Qui almeno, a differenza dell’Angelo, non ci sono servizi sanitari» ha sottolineato il dg Giuseppe Dal Ben che, per i lavori futuri, ha comunque voluto precisare che l’Ulss 12 non ricorrerà più a questo metodo: «Finanzieremo tutto con risorse nostre. Abbiamo un notevole patrimonio immobiliare che venderemo».
Per i prossimi interventi del Civile servono una ventina di milioni. E i primi 10 potrebbero arrivare dalla vendita dell’isola delle Grazie. «Contiamo di chiudere. Avevamo riassegnato l’isola ai secondi arrivati, ora c’è un rinnovato interesse della Stefanel che in origine si era aggiudicata l’isola. Vedremo il da farsi…». Ma tra i beni in vendita, c’è anche altro. L’ex ospedale di Pellestrina («Un rudere che ci costa di manutenzione») che potrebbe fruttare altre 10 milioni. E poi Palazzo Stern sul Canal Grande, che ospita l’albergo di Elio Dazzo ora interessato anche all’acquisto. E ancora appartamenti a Venezia e Mestre, un terreno a Favaro. Beni che l’Ulss 12 ha intenzione di far fruttare. «Non siamo un’agenzia immobiliare. Il nostro scopo non è quello di affittare le nostre proprietà, ma di curare le persone in posti dignitosi. E per questo ci servono soldi».

(r. br.)

 

Nuova Venezia – Ospedale, mille firme in tre ore

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20

lug

2014

La petizione del comitato Marcato per salvaguardare la sanità a Dolo: «Basta con i tagli all’Asl 13»

DOLO «L’ospedale di Dolo non si tocca ». A dirlo sono stati i cittadini della Riviera del Brenta che ieri mattina hanno affollato i gazebo dove si raccoglievano le firme per chiedere alla Regione la salvaguardia e il potenziamento dell’ospedale di Dolo e dell’Asl 13. Nonostante la calda giornata estiva, un fiume continuo di persone si sono recate nei sei punti di raccolta firme situati in via Mazzini a Dolo, in piazza Municipio a Mira, piazzetta Italia a Oriago, via Roma a Fossò, piazza Marconi a Stra e davanti alla chiesa a Fiesso. Il risultato è stato sorprendente dato che in poco più di tre ore sono state raccolte oltre mille firme che vanno ad aggiungersi alle 150 raccolte venerdì a Dolo e alle 1.200 raccolte nelle scorse settimane a Mira. Pensionati, commercianti, studenti e mamme con i loro figli, ognuno ha voluto far sentire la propria vicinanza e dare il suo supporto alla petizione promossa dal comitato Bruno Marcato assieme ad oltre venti associazioni, comitati e gruppi politici consiliari della Riviera. «Fino a che ora raccogliete le firme?», ha chiesto una signora a Dolo, «così vado a casa a prendere la carta d’identità e porto anche mio marito. Non possono togliere i servizi dall’ospedale di Dolo». «Così non va», ha detto un signore a Dolo, «fate bene a raccogliere le firme. È un agire comune in difesa di un bene comune». Molti automobilisti, vedendo la presenza dello stand, ritornavano indietro per firmare. Le richieste della petizione: il blocco dell’atto aziendale approvato dal direttore generale dell’Asl 13 Gino Gumirato, la classificazione dei nosocomi di Dolo e Mirano come ospedale di rete su due poli, lo stanziamento di fondi, i lavori per l’adeguamento del Pronto soccorso di Dolo e il trasferimento di vari servizi negli spazi vuoti dell’ospedale dolese. Grande successo c’è stato a Fiesso, vista la concomitanza con il mercato settimane, con centinaia di persone che hanno affollato il gazebo. «Speriamo che questa iniziativa possa servire», ha detto un pensionato a Fiesso, «la Regione deve capire che l’ospedale di Dolo e i suoi servizi sono fondamentali per i dieci Comuni della Riviera. Basta con i tagli». Altre persone chiedevano se la petizione continuerà nelle prossime settimane. I tavoli per firmare saranno alla festa di Sel a Dolo, giovedì a Campagna Lupia e anche negli altri Comuni della Riviera. L’obiettivo è raccogliere più firme possibile e poi consegnarle al governatore del Veneto, Luca Zaia.

Giacomo Piran

 

Dolo. False locandine «La Regione svende la sede ospedaliera»

DOLO – Decine di cartelli che annunciavano “provocatoriamente” la vendita dell’ospedale di Dolo sono stati affissi nelle due entrate della struttura sanitaria nella notte tra venerdì e sabato. “Svendesi”, “Affarissimi, la Regione Veneto svende l’ospedale di Dolo”: così citavano i manifesti che hanno attirato l’attenzione di decine di persone che ieri si sono recati in ospedale per sottoporsi ad esami o visite o per andare a trovare una persona ricoverata. L’azione, che secondo i vigili urbani è stata opera di ignoti, ha coinvolto anche alcune edicole del centro di Dolo e Fiesso nelle vicinanze delle quali sono state poste locandine di quotidiani locali, appositamente modificate, che annunciavano la decisione dei vertici regionali e della direzione generale dell’Asl 13 di vendere il nosocomio dolese.

(g.pir.)

 

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