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Ogni giorno arrivano circa 1600 richieste

Al centro prenotazione dell’Asl 13 di Dolo e Mirano ridotti i tempi d’attesa per le visite. Ogni giorno arrivano circa 1.600 richieste di prenotazione di visite: oltre il 91% rispetta il codice di priorità. Grazie alla sinergia con i 180 medici di famiglia presenti nei comuni della Riviera e del Miranese e con i reparti ospedalieri di Dolo e Mirano, il Cup della 13 ha avviato un percorso di collaborazione per garantire la prenotazione degli esami nei tempi previsti dalla Regione.

«È nostro dovere garantire »il giusto tempo della salute” – ha sottolineato il direttore generale dell’Azienda sanitaria Gino Gumirato – un segno di civiltà e di attenzione verso i cittadini”.

In pratica le indicazioni regionali prevedono che nella codificazione della ricetta rossa, la «U» sta per Urgente e viene licenziata in giornata; la «B» sta per Breve e deve essere eseguita entro 10 giorni; la «D» significa Differibile (visite entro 30 giorni, prestazioni strumentali entro 60); infine la «P» per Programmabile (entro 180 giorni).

«Nell’ultimo anno – spiega Stefano Vianello, Cup manager e direttore del Distretto sociosanitario di Spinea – la percentuale delle prestazioni per cui è stata rispettata la priorità è passata dal 77,34% del primo trimestre 2013 al 91,71% del quarto trimestre. Se consideriamo tutto l’anno si possono misurare i progressi: le prescrizioni (25.165) con priorità »B” sono state evase entro una media di 7 giorni; le richieste (44.630) con priorità «D» entro 22 giorni; infine quelle «P» entro una quarantina di giorni”.

A testimoniare i progressi nel rispetto delle priorità c’è il numero di segnalazioni negative all’Urp che sono «più che dimezzate».

Particolare attenzione anche alla cosiddette «prime visite» per le quali l’Asl 13 sta lavorando su due fronti: con i medici di famiglia e con gli specialisti per valutare quesiti clinici e codici di priorità soprattutto per quanto riguarda alcuni reparti tra i quali il cardiologico, l’urologico e l’oculistico.

Luisa Giantin

 

Gazzettino – Treni. Gazzera, stazione in vista

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4

mar

2014

METROPOLITANA DI SUPERFICIE – Non ci sono i fondi per rifare il sito di Porto Marghera

Chisso: «Sulla direttrice per Treviso le fermate Sfmr di ospedale e Marocco»

«Anche quella in Via Olimpia pronta entro l’inizio del 2015»

BINARI – La linea ferroviaria alla Gazzera e la stazione di Porto Marghera

L’ASSESSORE REGIONALE – Chisso: si lavora per risolvere i problemi

«Stiamo lavorando con Reti ferroviarie italiane per risolvere i problemi legati all’eccessiva vicinanza tra le stazioni di Marocco e Mestre Ospedale»

La stazione di Marocco della metropolitana di superficie (Sfmr) s’ha da fare e se ne parlerà meglio nella seconda metà di quest’anno, quando saranno disponibili i fondi Fas del Governo, destinati ad aree sottoutilizzate, già richiesti dalla Regione.

Così ha detto ieri l’assessore regionale alle Infrastrutture, Renato Chisso, di fronte alla Commissione trasporti del Comune. Il tema era proprio dipanare la matassa della stazione di cui, dopo tutte le modifiche apportate alla viabilità, non si sa ancora nulla di certo, se non le oltre mille firme raccolte dal Comitato Terraglio & dintorni per invocare maggiore sicurezza. Già, perché dopo l’eliminazione del passaggio a livello la sicurezza è diminuita, con la gente che attraversa i binari a piedi, come ha sottolineato il consigliere del Pd Emanuele Rosteghin.

«Stiamo lavorando con Reti ferroviarie italiane – ha detto Chisso – per risolvere i problemi legati all’eccessiva vicinanza che ci sarebbe con la stazione di Mestre Ospedale, ma contiamo di partire nel secondo semestre con l’arrivo dei fondi».

Il sistema ferroviario metropolitano sta nascendo in questi mesi con l’orario cadenzato dopo una gestazione durata un ventennio. A regime, con un treno ogni 10-15 minuti, a Mestre saranno toccate le stazioni (oltre a quella centrale) di via Olimpia e via Trezzo (Carpenedo) sulla linea Venezia-Trieste. Lungo la direttrice Venezia-Treviso ci saranno le stazioni Gazzera, Ospedale e Marocco.

Chisso ha aggiornato la tempistica per quanto riguarda i lavori alle stazioni Gazzera e via Olimpia: «Siamo riusciti a riprendere i lavori e, al massimo a gennaio o febbraio 2015, la stazione sarà operativa. Per quanto riguarda il passaggio a livello di via Selvanese, è stato messo giù lo “scatolare”, bisogna ora fare il by-pass e chiudere il passaggio. Aspettiamo anche per questo i soldi nel secondo semestre. Non ci sono fondi per rifare la stazione di Porto Marghera, pertanto faremo un abbellimento dell’esistente con ciò che riusciremo a recuperare dai ribassi d’asta».

La stazione di Carpenedo, invece, è in attesa di finanziamenti che, secondo Chisso, non saranno disponibili prima della primavera 2015.

«C’è lo spazio per ulteriori stazioni – ha aggiunto l’assessore regionale – ma secondo me è fondamentale andare avanti con queste realizzazioni. Il Comune, se vorrà, potrà progettare ulteriori fermate, si parlava ad esempio di via Don Sturzo o via Ca’ Solaro – bosco di Mestre, che si potrebbero fare con futuri finanziamenti. Ora è importante non rallentare un treno che è in corsa».

Due parole, infine sull’esercizio della Sfmr.

«Sono arrivati 18 dei 23 treni che la Regione ha ordinato – ha concluso – e in certe tratte c’è una corsa anche ogni 15 minuti. Una volta che tutti i convogli saranno entrati in servizio, dovremo però fare un serio ragionamento sull’integrazione gomma-rotaia».

Michele Fullin

 

Gazzettino – Corte dei Conti, siluro ai “project”

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21

feb

2014

VENETO – Il presidente Buscema sollecita azioni più incisive contro la corruzione: quadro preoccupante

L’allarme del procuratore Scarano sugli accordi pubblico-privati: «Non sempre convengono»

Angelo Buscema ha parlato di «un’emergenza morale che mina la fiducia dei cittadini»

«Il Veneto non è un’oasi felice»  Ospedale mestrino super-inquisito

Servono azioni concrete per contrastare la corruzione, per eliminare «quotidiani soprusi e consolidate malversazioni»; è necessario reagire alla «trasandatezza dell’attività amministrativa» e alla conseguente crescente sfiducia dei cittadini rivendicando il valore dell’onestà e delle regole; valorizzando i tanti bravi pubblici dipendenti che lavorano in silenzio garantendo il funzionamento della macchina pubblica.

Il presidente della Corte dei conti del Veneto, Angelo Buscema, ha voluto inaugurare il nuovo anno giudiziario dando voce alle tante preoccupazioni per una situazione «desolante… un quadro allarmante». Ma anche lanciando un messaggio di speranza e di necessario impegno: «Bisogna combattere una battaglia lunga e impegnativa – ha dichiarato – che però merita di essere combattuta, oggi più che mai, da tutti i cittadini».

Buscema ha denunciato che la corruzione in Italia «è un male che fa perdere la fiducia dei cittadini nei confronti dello Stato». Il tutto a fronte «di una crisi morale ed economica che è un’emergenza. La corruzione non è solo nelle tangenti ma anche nel peculato e nel gioco delle clientele», ha proseguito il presidente della Corte, auspicando provvedimenti legislativi urgenti anche perché «nel disegno costituzionale il principio di legalità costituisce il caposaldo indefettibile della nostra democrazia e ha un valore sociale, oltre che giuridico, al quale si aggiunge il buon andamento dell’azione amministrativa prioritariamente rivolto al soddisfacimento dell’etica pubblica».

Per quanto riguarda il Veneto, Buscema ha sostenuto che la regione «non vive la propria realtà isolata dal resto del Paese» nonostante «una tradizione di buona amministrazione e di buon livello generale nell’erogazione dei servizi». Per questo motivo «è più che mai necessario tenere alta la guardia per impedire che il malaffare abbia ulteriormente ad espandersi. La comunità e l’amministrazione veneta hanno forze sufficienti, sane e vitali per superare la difficile congiuntura».

Anche il procuratore regionale, Carmine Scarano, ha denunciato i danni provocati dalla corruzione e dai troppi sprechi della pubblica amministrazione, ricordando le inchieste conclusesi con la citazione a giudizio di 115 dipendenti e amministratori ai quali è stato chiesto di risarcire danni erariali per oltre 14 milioni di euro. Scarano ha ricordato la positiva esperienza di collaborazione tra Regione e Corte dei conti, in particolare per quanto riguarda i controlli in materia sanitaria.

Un capitolo lo ha poi dedicato al project financing, la realizzazione di opere pubbliche con il concorso di fondi privati:

«È da rivedere perché non sempre le pubbliche amministrazioni ne traggono l’atteso vantaggio – ha dichiarato il procuratore, facendo riferimento alle numerose inchieste avviate, cinque delle quali riguardano l’ospedale dell’Angelo di Mestre. A seguito di queste indagini, ha fatto sapere Scarano, la Ulss Veneziana ha avviato una procedura di revisione della convenzione siglata con i privati.

Alla cerimonia d’inaugurazione dell’anno giudiziario sono intervenuti anche la presidente della provincia, Francesca Zaccariotto e l’assessore Ugo Bergamo in rappresentanza del sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni.

 

Zaia, «Contratti da rinegoziare? Lo farei subito, il governo ci aiuti»

«È necessario un aiuto nazionale per rinegoziare i contratti di project financing divenuti troppo onerosi, una legge che ci protegga nella possibilità di giungere a una transazione con i privati che, giustamente, hanno a oggi tutti gli strumenti per difendere la loro rendita».

Lo ha dichiarato il Governatore del Veneto intervenendo all’inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte dei conti (e al successivo incontro settimanale con la stampa) concordando con il procuratore regionale Carmine Scarano sui pesanti oneri finanziari che gravano sui conti pubblici: «Premetto – ha spiegato Zaia – che io non sono assolutamente contrario al project financing, che anzi ritengo un bel sistema per far velocemente le opere. Quello su cui richiamo la riflessione sono le modalità di gestione di questo strumento. Se ci fosse una norma per rinegoziare tutti i project in atto, lo farei. Del resto – ha proseguito – mi chiedo che senso abbia emettere obbligazioni allo 0,66% e pagare project all’11%. Senza dimenticare che la Bei mette a disposizione risorse fresche all’1%». E ha ricordato la fattiva collaborazione tra Corte dei conti e Regione che ha portato a ottimi risultati: «Non è che di là ci sono le guardie e di qua i ladri…». Sulle partecipate ha dichiarato che il controllo deve essere affidato alla Corte «perché si tratta di soldi pubblici». Per finire il tema della corruzione: «Spero che si faccia pulizia, nell’interesse dei bravi amministratori».

 

PRIMO INCONTRO CON I SACERDOTI DEL SANDONATESE

L’appello dei parroci sull’operazione

«Attenzione alle infiltrazioni mafiose: ci sono investimenti importanti che possono attirare l’attenzione».
Don Eros, prete dell’ospedale di San Donà, è abituato ad essere schietto e diretto. E non ha mancato di farlo anche durante il primo incontro con i parroci voluto dai vertici dell’Asl 10, per spiegare cosa prevede la riorganizzazione sanitaria e, in particolare, il progetto dell’ospedae unito per tutto il Veneto orientale. I preti del Sandonatese hanno rivolto tutta una serie di domande, in particolare al direttore generale Carlo Bramezza. L’interesse era riferito soprattutto alla difesa della persona, delle fasce più deboli, del ruolo del volontariato: da capire, insomma, quanto l’ospedale unico serva effettivamente al territorio.

«È stata un’occasione per capire effettivamente come sarà la riorganizzazione sanitaria – commenta don Eros Pellizzari – per cercare di essere a nostra volta utili alle persone che a noi si rivolgono per capire che succede. Anche se, questo è emerso dai parroci del Sandonatese, il cittadino non sembra molto interessato alla questione».

Ed è proprio il prete dell’ospedale a rivolgere l’invito più pungente ai vertici della sanità, riferendosi alla nuova struttura che sorgerà ed ai 130 milioni di euro di investimenti: «Le cifre sono importanti, dobbiamo prestare attenzione affinchè non ci siano infiltrazioni». Il direttore generale ha posto garanzie sul fatto che ci sarà massima attenzione. Così come ha sottolineato che quello dell’ospedale unico è un treno che non va perso.

 

MESTRE – La Corte dei conti passa al setaccio il contratto di project financing

La Procura regionale della Corte dei conti ha aperto 5 indagini sull’ospedale dell’Angelo per verificare la legittimità di alcune spese e, di conseguenza, accertare la possibile sussistenza di un danno erariale.

L’indagine più corposa ruota attorno al project financing, l’operazione che ha permesso di costruire l’ospedale di Mestre utilizzando i soldi di una cordata privata alla quale, per numerosi anni, l’Ulss 12 dovrà versare un canone, in parte relativo all’ammortamento, in parte ai servizi dati in gestione (dal riscaldamento ai rifiuti, dalla mensa alla lavanderia). Le altre 4 inchieste riguardano prevalentemente appalti per forniture e manutenzioni.

 

SANITÀ – Nel mirino della Procura erariale ci sono anche appalti per forniture e manutenzioni

Corte dei conti, 5 indagini sull’Angelo

Inchiesta per verificare se l’Ulss 12 ha pagato più del dovuto il canone previsto dal project financing

Cinque indagini sull’ospedale dell’Angelo di Mestre. Le sta conducendo la Procura regionale della Corte dei conti per verificare la legittimità di alcune spese e, di conseguenza, accertare la possibile sussistenza di un danno erariale.

La più rilevante riguarda il project financing, ovvero l’operazione di finanza di progetto attraverso la quale è stato realizzato il nuovo ospedale di via Paccagnella, costruito in parte con soldi di una cordata privata alla quale, per numerosi anni, l’Ulss 12 dovrà versare un canone, in parte relativo all’ammortamento, in parte ai servizi dati in gestione (dal riscaldamento ai rifiuti, dalla mensa alla lavanderia).

Ebbene: in un esposto finito sul tavolo del viceprocuratore regionale Alberto Mingarelli, si chiede di verificare se la convenzione siglata tra Azienda sanitaria e Vsfp, società Veneta sanitaria finanza di progetto, sia correttamente applicata. In particolare nella parte in cui prevede una riduzione del canone che la Asl deve versare nel caso in cui la società privata realizzi utili superiori ad una determinata soglia grazie alla gestione dei servizi interni all’ospedale. La questione non è di semplice e immediata soluzione, tant’è che con molte probabilità si renderà necessaria una perizia per accertare se la soglia sia stata effettivamente superata nel bilancio 2012 e, dunque, se l’Azienda sanitaria avrebbe dovuto pagare di meno. Se così fosse, alla procura spetterà poi il compito di individuare gli eventuali responsabili e di valutare se chiedere loro di risarcire di tasca propria l’esborso in eccesso. In caso contrario la segnalazione finirà in archivio. La legge prevede che i dipendenti pubblici possano essere chiamati a rispondere di danno erariale nel caso di comportamenti dolosi, ma anche per colpa grave.

Le altre quattro “vertenze” in corso riguardano prevalentemente appalti per forniture e manutenzioni.

All’attenzione della Procura sono finite le spese per un laboratorio; i costi di manutenzione di alcuni macchinari, per i quali sarebbe stato fatto pagare il canone anche per il primo anno, per il quale era invece previsto l’intervento gratuito; alcune forniture aggiuntive di arredi che sarebbero state effettuate senza provvedere ad una autonoma gara d’appalto, ricorrendo invece all’estensione di una prima gara.

 

Commissione sanità in Regione: scelta entro l’anno. I tecnici: oltre 115 milioni di opere preliminari

Il profilo del nuovo polo ospedaliero di Padova tracciato dalle schede di programmazione; la proposta di project financing presentata alla Regione il 30 marzo 2012 (costo di 646 milioni per circa mille posti letto) dal consorzio d’imprese Bovis; l’individuazione ad opera del Comune del sito a sud dello stadio Euganeo; il preaccordo del 2 luglio scorso tra Regione, Provincia e Comune, Azienda Ospedaliera e Iov che affida all’Azienda padovana il compito di stazione appaltante.

Da questo excursus riepilogativo ha preso avvio la seduta straordinaria della commissione sanità del Consiglio regionale, voluta dal presidente Leonardo Padrin (Forza Italia), molto attesa alla vigilia ma rivelatasi piuttosto avara di novità. Assenti “per impegni romani” il governatore Luca Zaia e l’assessore alla sanità Luca Coletto, a rispondere ai commissari è stato Tiziano Baggio,segretario generale di Palazzo Balbi a capo del comitato tecnico che lavora all’opera.

Sul tema cruciale del project financing, giudicato dai più troppo oneroso in assenza di stanziamenti pubblici adeguati, Baggio si è limitato ad affermare che «La proposta di project attualmente al vaglio della stazione appaltante, cioè del direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Padova che dovrà stabilire a quali condizioni è fattibile oppure valutare ulteriori proposte, in vista della dichiarazione di pubblica utilità dell’opera. Entro fine anno le valutazioni saranno concluse».

Ribaditi i costi preliminari dell’opera: 60 milioni per gli interventi di sicurezza idrogeologica del sito individuato (esclusi i costi del collegamento con la rete fognaria) più 55 milioni per garantire alla futura cittadella sanitaria almeno tre accessi alternativi alla viabilità attuale condizionata dal passaggio della linea ferroviaria Padova-Bassano e dalla tangenziale ovest di corso Australia.

I commenti. Padrin: «La Regione si sta avviando verso il project ma siamo ancora in tempo per interrompere questo cammino attraverso una gestione diretta, vediamo se troviamo i fondi necessari, sarebbe una scelta preferibile».

Critico Claudio Sinigaglia (Pd): «Non può spettare alla stazione appaltante il compito di definire il piano finanziario del nuovo ospedale. Se la Regione non mette risorse proprie, sarà il privato a dettare le condizioni».

Drastico Antonino Pipitone (Idv): «Dalla ricostruzione dai tecnici capisco che non c’è nessuna possibilità che l’ospedale di Padova si faccia».

(f.tos.)

 

Gazzettino – Ospedale di Padova, verso un altro project

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14

feb

2014

SANITÀ – La Regione ha presentato le carte in V Commissione. Primo stanziamento di 50 milioni

La vera notizia è che per la prima volta le carte escono allo scoperto. Fino ad oggi sul nuovo ospedale di Padova, o meglio sul nuovo “Polo per il Veneto” come lo promuovono congiuntamente il Piano socio sanitario e le schede ospedaliere, si erano solo presentate tante buone intenzioni (zona, Padova Ovest. Costo 600 milioni circa). Dal progetto faraonico di 1 miliardo e 200 milioni maturato sul finire dell’era Galan si era arrivati allo “smilzo ma efficiente” (spesa ridotta, ma comunque impegnativa per una Regione che centellina le spese). Ieri in V. Commissione la Regione (nella figura di Tiziano Baggio, segretario regionale per la programmazione e presidente del nucleo di valutazione per gli investimenti pubblici in Veneto) ha calato sul tavolo le proposte. Assenti (giustificati, ma i consiglieri hanno storto il naso) il presidente Luca Zaia, il segretario generale Domenico Mantoan e l’assessore Luca Coletto, entrambi a Roma per il “patto per la salute”. Di soldi e di progetti se ne parlerà martedì prossimo, quel che per ora è certo è che l’ospedale dei veneti sarà nuovamente costruito in project financing. Un metodo che la Regione ha più volte contestato (“vincolano troppo e sono onerosi”).

«Abbiamo chiesto certezza che ci siano i primi 50 milioni e che vengano stanziati subito, con l’approvazione del bilancio 2014 – sottolinea il vice presidente della V. Commissione Claudio Sinigaglia – Altrimenti il rischio è di zavorrare quest’opera con il peso di un project financing che inevitabilmente penalizzerà l’erogazione dei servizi previsti come livelli essenziali di assistenza. È anche emerso che l’inserimento del progetto tra quelli di pubblica utilità avverrà quest’anno: motivo in più per accelerare i tempi degli stanziamenti pubblici. Garantendo così il via ai lavori e la tutela di servizi fondamentali che non verrebbero ugualmente assicurati all’utenza con la finanza di progetto».

Che ci si stia andando a grandi falcate verso un project financing ne è più che convinto Leonardo Padrin, presidente della V. Commissione che ha voluto fermamente questo incontro. «C’è un dato politico: ci si sta incamminando verso altro project financing, non c’è un’azione diversa e pubblica per fare un ospedale come si faceva una volta – sottolinea Padrin – Con questo non voglio dire che si sbagliato, ma non mi risulta che negli ultimi tempi siano cambiate le norme per fare un project e quindi si rischia di ripetere gli errori del passato. Non è una valutazione sul proponente, sulla procedura non c’è nulla da dire, è sull’opportunità».

Gli altri due documenti che la V. ha chiesto di visionare riguardano la valutazione della bonifica idrogeologica fatto dalla Regione e quello relativo alla congiunzione della rete viaria. Insoddisfatto dall’incontro, ma soprattutto dalle assenze è Antonino Pipitone (Idv). «È stata una scorrettezza».

 

 

I dati medici dicono che siamo troppo pigri e poco propensi anche a passeggiare

Gli esperti: «Camminate almeno tre ore la settimana». Domani esami gratis

NOALE. Il 20 per cento degli over 50 nell’Asl 13 presenta anomalie ai valori esaminati, come la pressione, il colesterolo, la glicemia e l’obesità. Il dato arriva dal presidente dell’associazione Cuore amico di Mirano, Nicolò Cammarata nel corso della presentazione de «La giornata del cuore» in programma domani a Noale, voluta dall’Asl 13, dal Comune e da Dipartimento di cardiologia. Il numero è riferito a 3 mila pazienti che ogni anno si sottopongono a dei controlli e non è molto incoraggiante se pensiamo che sono 600.

Ogni anno in Italia, circa 60 mila persone muoiono per un arresto cardiaco, uno ogni 1.000 abitanti. Se trasferiamo il dato al bacino dell’Asl 13, i decessi sono 270. Sempre a livello nazionale, il rischio di morte improvvisa per un atleta va da 1 a 4 ogni 100 mila se giovane, da 2 a 8 se ha un’età superiore ai 35 anni.

«Si dovrebbero camminare tre ore la settimana» spiega Donatella Noventa di Medicina dello sport di Noale «spalmate in più giorni. Si fa poco esercizio fisico ma farne di più aiuta a vivere più a lungo e in modo autonomo».

Dunque fare sport, camminare, avere una sana alimentazione è importante per prevenire le malattie cardiovascolari e l’iniziativa di domani vuole dare dei messaggi educativi a giovani e adulti. Domattina, dalle 9 alle 12 nella sala convegni dell’ospedale, i cittadini potranno misurare, gratis, i livelli di glicemia, colesterolo, peso, altezza, circonferenza vita e pressione arteriosa e subito potranno confrontarsi con un medico. Se desiderano potranno avere del materiale educativo sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari. I ragazzi delle seconde medie faranno l’elettrocardiogramma, con la consegna del referto e la spiegazione dell’esame.

«Apriamo le strutture ai cittadini» osserva il sindaco di Noale Michele Celeghin «per un appuntamento a cui crediamo e rivolto a prevenire le malattie cardiovascolari» Alle 16, sempre in sala convegni, ci sarà un convegno dal titolo «Prevenzione della morte improvvisa durante l’attività sportiva», dove ci saranno il direttore generale dell’Asl 13 Gino Gumirato, esperti del settore e i sindaci di Noale (Celeghin) e Mirano (Maria Rosa Pavanello).

«Chi ha problemi cardiologici» dice Franco Giada del Dipartimento di fisiopatologia cardiovascolare dell’Asl 13 «o presenta altri fattori di rischio, è meglio che si rivolga al proprio medico prima di iniziare a fare sport».

Alessandro Ragazzo

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Per l’Angelo di Mestre, Santorso e Montebelluna-Castelfranco investiti 559 milioni, 290 dei quali anticipati dai privati

PADOVA – Nuovo ospedale di Padova: ci sono o no questi 200 milioni di euro su una spesa di 8,3 miliardi per far decollare il progetto e poi batter cassa a Roma, in attesa del mutuo al 2% con la Bei? Mai intesa più solida sta per essere costruita tra maggioranza e opposizione su una scelta destinata a cambiare la sanità e giovedì la V commissione della Regione Veneto avvia le consultazioni istituzionali per passare dalle parole ai primi fatti concreti. «Ho invitato l’assessore Luca Coletto per capire a che punto siamo: sono passati cinque anni dalla firma dei primi protocolli e mi piacerebbe che anche il presidente Zaia partecipasse all’incontro. Non vorrei che i tagli al bilancio 2014 finissero per penalizzare proprio l’opera pubblica considerata priorità assoluta dal nostro governatore. Io sono ottimista perché l’assessore Ciambetti ci ha spiegato che con i costi standard il Veneto avrà 100 milioni in più da destinare proprio al fondo di finanziamento del nuovo ospedale di Padova», spiega il presidente Padrin. Sarà davvero così? Lo scenario delineato nei protocolli firmati tra Regione, Università, Azienda ospedaliera, Comune e Provincia di Padova ruota attorno alla proposta di Land Laese che Luca Zaia ha chiuso in un cassetto, ma a palazzo Ferro Fini è maturata la consapevolezza che la stagione dei project financing del «doge» Galan sia giunta al tramonto. E non perché non abbia dato ottimi risultati. Anzi. Dopo la crisi del 2008, sono cambiate le condizioni strutturali di mercato e va trovato un punto di equilibrio, senza dimenticare che i project hanno due grandi fattori positivi: i privati anticipano quasi il 50% dell’investimento non soggetto al patto di stabilità del governo; i tempi di realizzazione sono molto veloci: in media dopo 5 anni dalla posa della prima pietra si aprono i reparti di cura. Quindi sarebbe folle azzerare la procedura e partire da zero. Ciò che non torna sono gli oneri finanziari, a partire dall’Iva, che pesa per il 20-22%. Chi ama i numeri può divertirsi a interpretare questa cifra: 532.244.952 di euro. È quanto la regione Veneto pagherà allo Stato per gli ospedali all’Angelo di Mestre, Santorso dell’Alto vicentino e per la ristrutturazione di Montebelluna e Castelfranco. I 532 milioni sono calcolati sulla durata dei canoni di concessione: si tratta di 6,9 milioni per 27 anni all’Usl di Asolo; di 3,7 milioni per 24 anni all’Usl di Thiene e Schio; e di 8,7 milioni per 29 anni all’Usl Mestre-Venezia, quella che ha i conti peggiori per ragioni strutturali legate alla peculiarità dei servizi sanitari in laguna. Tutti soldi che escono dalle casse di palazzo Balbi per tornare alla Tesoreria del ministero dell’Economia di Roma, con buona pace dei proclami federalisti. Del resto, non era così anche per la Città della Speranza, costretta a pagare Iva al 20% e poi l’Imu allo Stato, dimezzando così le risorse raccolte dalla gara di solidarietà dei veneti?

Tirate le somme, i tre ospedali modello sono costati 559 milioni di euro, 290 dei quali anticipati dai privati con il project. Gli altri 269 milioni sono usciti dalle casse di Regione e tre Usl, istituzioni e aziende emanazione diretta dello Stato, che dovranno rimborsare ben 532 milioni di Iva.

Mentre al pool di aziende private che hanno investito sono stati garantiti rendimenti netti che oscillano tra il 7 e l’8%: decisamente meglio dei bund tedeschi trentennali.

Il dossier che valuta gli effetti dei tre project è al centro delle analisi della commissione sanità e ciò spiega il lento procedere della giunta Zaia. Giovedì si gioca a carte scoperte e sul piatto della bilancia l’assessore Ciambetti dovrà mettere numeri concreti e indicare un capitolo di spesa con cui finanziare l’ospedale di Padova.

Albino Salmaso

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IL NUOVO POLO PADOVANO

«Stanziare subito fondi ad hoc»

PADOVA «Basta con le polemiche. Ci vuole un gioco di squadra nell’interesse esclusivo del Veneto. Giovedì spero che l’assessore Ciambetti indichi concretamente il capitolo di spesa da vincolare nel bilancio per la costruzione del nuovo ospedale di Padova».

Claudio Sinigaglia, consigliere regionale del Pd, valuta con interesse il vertice di giovedì in commissione Sanità, di cui è vicepresidente. Consigliere Sinigaglia, cosa si aspetta da Ciambetti e Padrin? «Che dimostrino con fatti concreti il loro impegno per far decollare l’ospedale di Padova. Siamo convinti che ci siano le risorse per posare non solo la prima pietra, ma per avviare l’opera e concluderla in tempi ragionevoli».

Lei ritiene che il project financing sia la strada giusta? «C’è una relazione che documenta nei dettagli i pregi e i limiti del project. Io mi limito ad osservare che ci sono alcune cose da rivedere, a partire dalla durata del vincolo. Per l’ospedale all’Angelo di Mestre si tratta di trent’anni e concessioni così lunghe ridimensionano l’autonomia programmatoria della Regione, soprattutto se si dovesse decidere di tagliare i posti letto o ricorrere a gare Consip, più convenienti. E poi nei project manca la clausola del riscatto anticipato da parte del concedente: l’ente pubblico ha le mani legate e il contratto diventa quasi indissolubile».

Cos’altro non torna ancora, dal suo punto di vista? «Dal mio punto di vista il peso dell’Iva diventa insostenibile. Il 22% sul canone complessivo pesa come un macigno sulle risorse, anche se nel canone ci sono servizi con aliquote ridotte al 4% e al 10% per la ristorazione. I lavori di ristrutturazione edilizia beneficiano di un’aliquota agevolata rispetto al 20-22% che grava sul canone».

Lei cosa propone come sistema alternativo? Il patto di stabilità blocca la spesa pubblica e quindi non ci sono molte vie d’uscita… «I canoni dei project sono risorse sottratte ai Lea e la prima contromisura da adottare è la riduzione della durata della concessione. 10–15 anni possono bastare e poi esistono anche altri strumenti».

Di cosa si tratta: li può indicare? «Faccio riferimento all’ospedale della Bassa padovana, assegnato con lo strumento della concessione di costruzione e gestione disciplinato dagli articoli 143 del decreto legislativo 163/2006. L’investimento stimato in 165 milioni per 447 posti letto è stato garantito dallo Stato con 86.542.224,40 euro, di cui 72 milioni articolo 20 legge 67/88 e altri 14.542.222 euro con il fondo sanitario regionale. Altri 15 milioni come anticipazione sempre dal fondo di rotazione regionale, mentre il concessionario ha investito 63.457.775,60 euro. Le gare per l’assegnazione dei servizi hanno consentito risparmi pari a 1,5 milioni di euro. Insomma, anche questa è una forma di collaborazione con i privati che dà ottimi risultati. E si risparmia il salasso dell’Iva».

Albino Salmaso

 

Gazzettino – Dolo: Rifondazione. Maggioranza in crisi.

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10

feb

2014

DOLO- Il circolo del Partito della Rifondazione Comunista di Dolo esprime la sua forte preoccupazione per la grave crisi attraversata dalla maggioranza che amministra il comune rivierasco.

«Mai si era giunti ad un livello così basso di accuse personali- afferma il segretario Massimo Bortoli – L’incompatibilità di alcuni esponenti della maggioranza con gli altri e la forte tensione anche personale sono palpabili».

E rilancia: «Questa Amministrazione, che doveva rappresentare il nuovo e godere di un canale privilegiato con Provincia e Regione, galleggia, senza ottenere risposte sui temi fondamentali: Romea Commerciale, casello, ospedale, distretto sanitario e quant’altro».

Ma non lesina accuse: «Non manca però di presentare un PATI che regala ancora aree agricole alla speculazione. Abbiano uno scatto d’orgoglio, altrimenti si vada al voto a maggio».

(g.d.cor.)

 

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