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Gazzettino – Dolo / Mirano / Noale. Ospedale.

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2

ott

2013

MIRANO – Salvioli contro Marcato: «Sono campanilistici»

Scoppia la guerra dei comitati

MIRANO – La petizione è partita, il comitato Salvioli ha lanciato la mobilitazione per “salvare” il reparto materno-infantile di Mirano.

La scorsa settimana la commissione regionale Sanità ha prospettato l’unificazione tra il primariato dolese e quello miranese di Ostetricia-Ginecologia: diverrebbero uno unico, non si sa ancora in quale sede, con il secondo sostituito da un’unità semplice.

Il comitato, che da 18 anni segue le vicende dell’Ulss 13, si schiera a difesa del primariato miranese: «Ostetricia-Ginecologia deve restare a Mirano, dove con 1350 parti all’anno c’è il primo punto-nascite in provincia, mentre a Dolo sono 850 – si legge nel volantino – A Mirano ci sono inoltre un primario di grande esperienza e quattro sale operatorie perfettamente a norma». Il coordinatore Aldo Tonolo poi allarga il discorso: «Anche Pediatria dovrà operare a Mirano, con un nuovo primario specializzato in Neonatologia».

Dal Salvioli parte pure una stoccata diretta con ogni probabilità al comitato Marcato: «La nostra petizione non è una sfida con Dolo, noi siamo razionali mentre loro sono emotivi e campanilistici. Noi non vogliamo rubare reparti, ma anzi abbiamo chiesto il mantenimento di tutti i primariati e i reparti di Dolo».

La commissione regionale ha passato la palla alla giunta Zaia: la riorganizzazione dell’Ulss 13 sarà definita in queste settimane.

(g.pip.)

 

FUTURO – L’ospedale di Noale e una seduta del consiglio comunale di Noale

NOALE Il dg dell’Ulss 13 in consiglio comunale: «Per ora restano tutti i servizi che ci sono»

Ospedale, regna l’incertezza

I nodi: in bilico i 7 medici dell’Utap e i 40 posti per “non acuti” assegnati alla struttura

Ospedale di Noale, quale futuro? Infuocato Consiglio comunale straordinario lunedì sera in tema di sanità. Al termine, però, parte dei punti di domanda sono rimasti ancora sul tavolo. Le risposte, infatti, non potranno che arrivare dall’alto. Dalla Regione, la cui Giunta nei prossimi giorni è chiamata ad approvare (salvo modifiche in extremis) le schede sanitarie approvate dal Consiglio regionale. Presente all’assemblea il direttore generale dell’Ulss 13 Gino Gumirato, che ha messo sul tavolo numeri e prospettive.

«Al Pier Fortunato Calvi per ora rimarranno tutti i servizi che ci sono – ha spiegato – meno i 76 posti letto di lungodegenza riabilitativa». Bisogna, secondo il dg, fare economia. Questi posti letto meglio siano «non isolati». Per questo con ogni probabilità potrebbero finire a Dolo. In bilico anche i sette medici dell’Utap, che secondo il dg «pagano un affitto ridicolo». Il resto delle prestazioni ambulatoriali può dirsi salva.

Tutto definito dunque? No. L’incertezza regna sovrana sui quaranta posti letto per «struttura a vocazione territoriale, possibile utilizzo a indirizzo riabilitativo». Sono i posti per non acuti assegnati da Palazzo Balbi a Noale.

«Non mi interessa ora come ora capire dove saranno collocati – ha spiegato il sindaco Michele Celeghin – L’importante è che si parta. Subito». Una richiesta bipartisan, appoggiata anche dal consigliere regionale del Partito Democratico Bruno Pigozzo («C’è ancora poca chiarezza sul tema – ha dichiarato – qui lo spazio per l’ospedale di comunità c’è») e dal collega di palazzo Ferro-Fini Gennaro Marotta (Idv), che invita a non far diluire la “partita” nel tempo. Del resto è stato lo stesso Gumirato a dichiarare che «i finanziamenti per le strutture intermedie per ora non ci sono. Dobbiamo trovare i modi per ricavare le risorse».

Una sicurezza, c’è dunque: Noale avrà 40 posti letto per non acuti. Ma dove? «Il sesto piano del monoblocco è da sistemare – ha spiegato il dg – in questa situazione potrebbero trovare spazio nella nuova casa di riposo». Eventualità rigettata dall’opposizione, che ha fatto muro presentando una mozione che verrà discussa nella prossima seduta del parlamentino locale.

Un modo per risparmiare, però, c’è. E coinvolge lo stesso nosocomio noalese. All’orizzonte, infatti, se la Regione darà l’ok, c’è il possibile trasferimento dei dipendenti amministrativi e dirigenziali dell’Ulss 13 ora in affitto a Mirano e a Dolo nei locali del Pier Fortunato Calvi:

«L’azienda risparmierebbe in vent’anni, contando l’inflazione, 140 milioni di euro – ha spiegato Gumirato – In più non possiamo mantenere gli stabili a est del monoblocco (verso il centro storico, ndr)». Alienazioni in vista e minimo 260 lavoratori che ogni giorno potrebbero raggiungere Noale, dunque. Con annesso problema parcheggi. Infatti la dirigenza sta pensando di spostare l’entrata ufficiale dell’ospedale vicino all’attuale obitorio.

Gabriele Vattolo

 

GUMIRATO (ULSS13)  «Via i posti di lungodegenza riabilitativa»

«Al Calvi per ora rimarranno tutti i servizi che ci sono – ha spiegato il dg Gino Gumirato- meno i 76 posti letto di lungodegenza riabilitativa».

MOZIONE DELL’OPPOSIZIONE   «L’operazione funziona sotto il profilo economico, ma non sociosanitario»

NOALE – «Stasera si decreta la morte dell’ospedale di Noale». Lapidarie le parole di Carlo Zalunardo, ex sindaco e ora consigliere di Uniti per Rinnovare, sulle prospettive future del Pier Fortunato Calvi.

«Allontanare la lungodegenza riabilitativa e non posizionare i quaranta posti letto intermedi nel monoblocco – ha affermato durante il Consiglio comunale straordinario di lunedì sera – sarà anche giusto da un punto di vista economico ma in fatto di politica sociosanitaria e di armonizzazione dei servizi no».

Parole che hanno scatenato le ire del dg Gumirato, che ha replicato: «Nessuno in Veneto ha 3.900 metri quadrati di ambulatori per la riabilitazione».

Ad ogni modo la minoranza vede come fumo negli occhi il possibile posizionamento dei posti letto per non acuti nella nuova casa di riposo di via De Pol, in più ha presentato una mozione che verrà votata nel prossimo Consiglio comunale in cui si chiede «di confermare per l’ospedale di Noale la destinazione di polo a vocazione riabilitativa, ampliando progressivamente l’offerta».

Nella mozione si passano in rassegna i servizi da difendere: «Il servizio di riabilitazione e fisioterapia, il reparto di lungodegenza riabilitativa (che dovrebbe finire a Dolo, ndr), le attività specialistiche poliambulatori, la Medicina dello sport, la sede dell’Utap integrata con il distretto sanitario».

(g.vat.)

 

Dal Ben: «Il Civile avrà le incubatrici»

Il direttore generale ha rassicurato i primari di pediatria e ostetricia

Il taglio delle schede è formale, le culle necessarie saranno garantite

L’APPELLO  «Il sindaco mostri lo sdegno contro i tagli»

«Nessuna delle incubatrici presenti al Civile verrà spostata a Mestre». Il direttore generale dell’Ulss 12, Giuseppe Dal Ben, ci mette la faccia per rassicurare la città sul futuro dell’area materno-infantile del Civile, dopo la doccia fredda delle schede regionali.

L’azzeramento dei posti di patologia neonatale a Venezia è una questione «più formale, che sostanziale» – assicura il dg – e il servizio sarà garantito comunque. Parole arrivate ieri, dopo l’allarme lanciato dai consiglieri comunali del Pdl, Marta Locatelli, e di Fratelli d’Italia, Sebastiano Costalonga, che avevano raccolto le preoccupazioni di tanti addetti ai lavori.

Alla casella patologia neonatale delle schede, infatti, gli attuali 5 posti del Civile spariscono e compare la dicitura “attività garantita in ambito aziendale”. A Mestre i posti sono 8, più 6 di terapia intensiva, altri 8 ce ne sono a Dolo, 2 a San Donà, 2 a Chioggia. Solo Venezia è a zero. Ed ecco gli scenari evocati dai due consiglieri che, senza incubatrici, paventavano sempre più trasferimenti di neonati a Mestre, anche per un banale ittero, con la prospettiva di indebolire, fino a svuotare, lo stesso punto nascita.

Ora Dal Ben assicura che non sarà così. E per farlo ieri è andato personalmente al Civile, dove ha incontrato il primari di pediatria, Lucio Santoro, e di ostetricia-ginecologia, Raffaele Cicciarella. Ha spiegato che quella dicitura “attività garantita in ambito aziendale” gli consentirà di organizzare il servizio «tra i due presidi ospedalieri, in modo in modo da continuare a garantire a Venezia l’attività attuale nel rispetto della specificità veneziana – come precisa una nota – É importante, come convenuto coi primari, offrire una adeguata assistenza neonatale per patologie di “primo livello” gestibili in loco».

Insomma le incubatrici necessarie resteranno, è l’impegno del dg, che sarà formalizzato nel «piano aziendale che l’Ulss, di intesa con la conferenza dei sindaci con il coinvolgimento di tutte le componenti del mondo della sanità, svilupperà dopo la formale e definitiva approvazione delle schede».

Dal Ben sottolinea poi come nel nuovo padiglione Jona «sono previsti gli spazi per accogliere degnamente l’area materno-infantile», con ostetricia, ginecologia, pediatria e patologia neonatale. «Quindi nessun allarmismo: le mamme veneziane possono e potranno continuare a partorire nella loro città in tutta sicurezza».

Roberta Brunetti

 

Nuova Venezia – Tra Mirano e Dolo “sfida” di ospedali

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1

ott

2013

 

Dopo il salvataggio della Cardiochirurgia parte la raccolta firme per il punto nascite. I comitati locali si sfidano.

MIRANO. Asl 13, la mobilitazione continua. Nel Miranese e in Riviera non basta aver salvato Cardiochirurgia, ora il comitato Salvioli chiama a raccolta di nuovo tutti i cittadini, partiti e associazioni per raccogliere nuove firme a favore della Maternità. E qui inevitabile, sarà “guerra di campanile” tra Mirano e Dolo.

«C’è moderata soddisfazione per il voto in quinta commissione regionale, che ha riconosciuto l’ottima attività svolta dal polo cardiovascolare di Mirano riaprendo la Cardiochirurgia in collaborazione con l’Asl 12 di Mestre», afferma il coordinatore del Salvioli, Aldo Tonolo, «insomma, lo consideriamo un riconoscimento dell’eccellenza del reparto miranese, che ora dovrà essere ratificato dalla giunta regionale».

Per il resto però continuano le note dolenti: «Qualcuno vorrebbe portare Ostetricia-Ginecologia a Dolo» rileva Tonolo, «malgrado il primato dei parti a Mirano (1350 all’anno, primo punto nascite in provincia di Venezia), le quattro sale operatorie perfettamente a norma ed il più vasto bacino d’utenza. Noi rivendichiamo invece la continuità operativa di un ospedale per acuti integrato su due sedi, Mirano e Dolo, portato avanti da tempo con successo dall’Asl 13 e da tante altre Asl nel Veneto». Il comitato dunque continua la mobilitazione inaugurata con la raccolta di seimila firme in sei giorni da parte di Cuore Amico per salvare Cardiochirurgia.

«Se ne debbono raccogliere ancor di più per il settore Materno-Infantile», afferma Tonolo, «che deve restare a Mirano e a cui è legata la realizzazione del monoblocco De Carlo 3». Già coinvolti i partiti miranesi, ora il Salvioli vuole fare lo stesso con le associazioni attraverso la Consulta del volontariato.

La battaglia dunque prosegue e i fronti aperti sembrano essere anche altri: «I tre reparti ospedalieri presenti a Noale (Lungodegenza, Medicina dello sport e Riabilitazione funzionale) saranno giocoforza trasferiti a Dolo, in quanto Noale non è più un ospedale ma una semplice struttura a vocazione territoriale», conclude Tonolo, «finalmente si potrà fare della vera riabilitazione a Dolo: è irragionevole infatti che da anni la prima spesa dell’Asl 13 sia rappresentata dall’acquisto di prestazioni di riabilitazione presso altre Asl».

A Dolo si risponde travestiti da “uomini sandwich” per difendere le strutture e i servizi dell’ospedale di Dolo e dell’Asl 13. Questa è l’insolita e curiosa trovata dei volontari del comitato “Bruno Marcato” e delle altre associazioni che domenica erano presenti in piazza Cantiere a Dolo, in occasione della giornata della salute, per distribuire volantini che sostenevano la richiesta di salvaguardia, di nuovi investimenti e maggiori risorse per il polo dolese. I volontari, che indossavano manifesti di fronte e di retro, hanno attirato l’attenzione delle centinaia di persone presenti che hanno ritirato il volantino e chiesto informazioni a riguardo. La mobilitazione “pro ospedale di Dolo e Asl 13” si concluderà sabato prossimo con una grande manifestazione pubblica lungo le vie del centro cittadino.

Filippo De Gaspari e Giacomo Piran

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LA MANOVRA – Chiusa la partita delle schede, ora toccherà alle Asl

L’ANALISI – Non ci sono solo 1200 posti letto in meno, la differenza è sui pesi: perde il Veneziano, nasce l’asse Padova-Treviso

C’è chi dice fosse l’occasione buona per fare di più. Quella spallata per ridurre le Asl (a 12 o 7) e cominciare a ragionare su una scacchiera più corta. Ma già non è stato facile portare a casa questo risultato e una pietanza in più sul piatto poteva risultare indigesta anche alla maggioranza. In fondo l’operazione schede (dopo mesi di mediazione il quadro che ne è emerso ha abbastanza tenuto conto della voce del territorio) si è chiusa quasi con una patta, come abbiamo visto in questi giorni dai risultati ottenuti provincia per provincia: la Regione è riuscita a far passare “un vestito tagliato e imbastito” su cui ancora si possono operare delle modifiche in corso d’opera. L’opposizione è riuscita ad arginare alcune “falle” nelle aree fragili e a far riflettere un po’ sul territorio (un po’ assente in queste schede).

Non è stata solo una battaglia di numeri: 1200 posti letto per acuti in meno non sono bruscolini, ma che si dovesse scendere sotto la soglia del 3.7 per mille abitanti voluta da Roma lo si sapeva da un pezzo. La vera sfida di queste schede era il cambio di mentalità: basta ospedali sotto casa, stop alle strutture generaliste che non lavorano, via a grandi centri di attrazione su cui convogliare buona parte delle risorse (Aziende ospedaliere di Padova e di Verona e in parte anche lo Iov, fresco del nuovo direttore scientifico Giorgio Palù, sul quale però le riflessioni aperte sono diverse, trasferimento compreso).

Alla fine la guerra dei primariati, che tanto ha tenuto banco soprattutto nelle ultime fasi delle schede, ad impianto già avvenuto, non ha giocato il grosso della partita. A farlo è invece l’assetto: ogni provincia ha di fatto dovuto riconvertire i piccoli ospedali per puntare tutto su quello del capoluogo che diventa il punto di riferimento della sanità per acuti. Per tutti gli altri piccole (o grandi in alcune aree come nel Veronese) manovre di riconversione. A questo punto risulta evidente lo spartiacque tra chi in questa partita ha portato a casa un buon risultato e chi invece ha raccolto meno del previsto. É il caso delle due Aziende ospedaliere, quelle che dovranno diventare punto di riferimento a livello nazionale (internazionale si è spinto qualcuno): entrambi devono cedere posti letto, Padova va a 1348, Verona a 1401. E c’è il “sorpasso” nei letti di Cardiochirurgia, 41 a Verona e 37 a Padova. Cosa che l’Ateneo patavino pare abbia mal digerito tanto che difficilmente su questo tema la partita sembra chiusa. Sempre il Veronese ha dovuto chiudere un ospedale, quello di Zevio, ma è rimasto in piedi quello di Negrar, che è privato. Nel Padovano c’è la grande vittoria del Camposampierese che si porta a casa un ospedale completamente a vocazione traumatologica (e quindi sostenuto da una rete dell’emergenza-urgenza di tutto rispetto). Ospedale che era molto corteggiato anche da altre zone, come il Veronese che avrebbe gradito due poli.
Dalla manovra esce poi l’intera area trevigiana non solo rinforzata, ma anche perfettamente complementare di quella padovana (per specialità). E si crea a questo punto un nuovo baricentro dove l’Ovest del Veneto (se pur è stata rafforzata l’Azienda ospedaliera veronese) diventa più debole. Con un Veneziano che ne esce schiacciato ed è riuscito solo a portare a casa nulla di più di una manovra “conservatrice”. C’è stata poi la grande partita dei privati: hanno certamente perduto posti, ma potranno giocarsi i 300 letti in più dedicati ai cittadini provenienti da fuori regione (o dalla Ue). Come sono stati creati gli ospedali “monospecialisti riabilitativi”: Motta di Livenza, Lonigo, Malcesine, Asiago, Lamon e Trecenta.
Ora le partite ancora aperte sono due: la prima è la “messa in regola” del territorio (senza la quale impossibile riconvertire i letti ospedalieri). L’altra, che diventa ora più vicina, quella del taglio delle Asl. Il grosso del lavoro è stato fatto, la maggior parte dei doppioni (quelli pesanti) sono stati limati all’interno dei bacini provinciali. É una volontà politica. Volontà che il presidente Zaia ha più volte manifestato e che non spiace neppure all’assessore Luca Coletto. E che anche per il segretario Domenico Mantoan che sul nuovo assetto del Veneto da tecnico ha una sua chiara visione, potrebbe diventare la cucitura finale del nuovo assetto.

Daniela Boresi

 

IL DECANO – Carlo Alberto Tesserin: meno risorse, vanno gestite al meglio

«Un primo atto, il Piano è più complesso»

Carlo Alberto Tesserin (Pdl) ha vissuto la maratona delle schede (è più di un anno che si mettono a punto) passo passo. Così come sta facendo con la sanità da qualche lustro a questa parte. Una manovra, quella attuale, che è tra le più dirompenti degli ultimi 12 anni. «Non possiamo comprenderne i fini se non si considera la condizione economica. – sottolinea il componente della V. Commissione diretta da Leonardo Padrin – Abbiamo risorse in contrazione e c’era l’obbligo di gestirle al meglio. Non solo dobbiamo erogare una buona sanità, ma dobbiamo anche guardare avanti: innovare per essere competitivi. Allungandosi l’età media di vita cambiano anche i bisogni della popolazione». Lo sforzo più forte è far si che la parte più anziana sia curata sul territorio e non negli ospedali, o che ci siano strutture di supporto che facciano parte del tessuto sociale piuttosto che del sanitario. «É questa la sfida che abbiamo cercato di cogliere», spiega. E il taglio delle Asl? Per Tesserin di fatto è già stato messo in atto, razionalizzando. «Non dimentichiamo che queste schede sono meno avanzate del Piano socio sanitario, che è più complesso. Quindi l’agenda è ancora fitta».

(db)

 

Nuova Venezia – Asl 13. Dolo / Mirano. Schede ospedaliere.

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29

set

2013

DOLO. VOLANTINAGGIO DEL COMITATO MARCATO SULL’ASL 13

Giornata della salute, visite ed esami gratis

DOLO – Si svolge stamattina dalle 8.30 la “Giornata della salute”, evento promosso dall’Asl 13 assieme a decine di associazioni per sensibilizzare la popolazione ad un corretto stile di vita basato sull’attività fisica e su una sana alimentazione. Il programma prevede lo svolgimento di una marcia non competitiva di 8, 13 e 31 chilometri e di una biciclettata di 55 chilometri per cicloamatori. Saranno presenti anche degli operatori dell’Asl 13 per svolgere controlli gratuiti della glicemia, pressione arteriosa, spirometria e stato nutrizionale, e per presentare l’indagine Passi sugli stili di vita della popolazione.

Contemporaneamente i membri del comitato “Bruno Marcato” distribuiranno dei volantini dove si chiede la salvaguardia e la tutela dell’ospedale di Dolo, nuovi investimenti e maggiori risorse per il polo dolese e una critica alla schede ospedaliere approvate dalla quinta commissione del Consiglio regionale, quella che si occupa di sanità, tre giorni fa.

Proprio sulle schede: il sindaco di Dolo, Maddalena Gottardo, preferisce vederle ufficialmente prima di commentare le scelte di Palazzo Ferro Fini mentre Giorgio Gei (Ponte del Dolo) è abbastanza deluso:

«In attesa di vedere le schede, le anticipazioni pubblicate sono molto preoccupanti. Non solo non si è tenuto in nessun conto del documento votato dai Comuni dell’Asl 13 la scorsa primavera, ma non si sono neppure prese in considerazione le osservazioni tecniche inviate a luglio in fase di discussione».

Il volantinaggio di oggi anticipa la manifestazione sulla sanità che si terrà sabato prossimo nel centro del capoluogo della Riviera.

(g.pir.)

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Ora la battaglia è su Ostetricia

Mirano. Raccolta di firme per difendere il reparto che la Regione prevede unificato con Dolo

MIRANO – Dalla mobilitazione per Cardiochirurgia a quella per Ostetricia. Ai miranesi pare che da una parte o dall’altra l’attacco al proprio ospedale sia sempre in agguato: così parte la nuova crociata, quella per salvare il reparto Materno-infantile, che la quinta commissione regionale immagina ora con un unico primariato invece dei due attuali.

A Mirano temono che possa finire a Dolo, dove c’è già Pediatria, nonostante oggi in Riviera nascano 850 bambini l’anno, contro i 1350 di Mirano. «Siamo di nuovo sotto attacco, in barba a tutti gli indirizzi nazionali che chiedono di concentrare i punti nascita dove si svolgono più di mille parti all’anno», afferma Aldo Tonolo del comitato Salvioli, che lancia una nuova mobilitazione: «Settemila firme da portare in Regione, ho sollecitato i partiti e le associazioni della Consulta del volontariato».

Il Salvioli vuole replicare così la grande mobilitazione di Cuore Amico per Cardiochirurgia: seimila firme in sei giorni. Intanto, mentre la quinta commissione regionale metteva al riparo Cardiochirurgia, in Consiglio comunale maggioranza e opposizione arrivavano ai ferri corti sul ruolo tenuto dal Comune in questa delicata battaglia (non ancora conclusa) per la sanità locale. In aula arriva un’interpellanza delle minoranze a firma di Marina Balleello (Pdl), Marco Marchiori (M5S) e Giampietro Saccon (Lega): contestano al centrosinistra di aver rifiutato il dialogo sull’argomento sanità e aver dato segnali di debolezza politica. «Con un atto unilaterale e improvviso hanno addirittura ritirato l’ordine del giorno sulla sanità, chiudendo la porta in faccia al confronto», affonda Balleello a nome dei tre firmatari, «dopo aver raggiunto un consenso di massima espresso in commissione (comunale, ndr), prendiamo atto che le divisioni nel centrosinistra prevalgono sulle ragioni della tutela dell’interesse generale, ma questo atteggiamento di chiusura arreca solo danno alla nostra comunità. Mirano non può delegare ad altri la tutela della salute dei propri cittadini, il Consiglio ha il dovere di pronunciarsi». Già in estate centrodestra e 5 Stelle avevano attaccato la maggioranza dopo le divergenze sul destino di Cardiochirurgia espresse dal vicesindaco Annamaria Tomaello, che si era detta favorevole alla chiusura in ottica di risparmio e in logica di rete.

Il sindaco Maria Rosa Pavanello non ci sta: «La linea politica della maggioranza è stata definita nelle linee programmatiche: abbiamo sempre detto no a tentativi di penalizzazione del nostro ospedale, sottofinanziamenti dell’Asl e riorganizzazione di servizi. Soprattutto abbiamo sempre chiesto di proteggere le eccellenze che contraddistinguono i nostri ospedali e in particolare quelle di Mirano. Se per le minoranze è debolezza politica non essere andati a chiedere in Regione un’audizione particolare, come ha fatto il sindaco di Dolo, allora rispondo che non è quello il mio stile: io lavoro con gli altri e insieme alla Conferenza dei sindaci».

Filippo De Gaspari

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OSPEDALE

Sanità, domani consiglio comunale a Noale e a Scorzè

NOALE – Si torna a parlare di sanità e di ospedale a Noale. Domani alle 20 in sala convegni del Pier Fortunato Calvi ci sarà un Consiglio comunale aperto, con possibilità di intervento dei cittadini, proprio per discutere del futuro della struttura. La discussione succederà quella ordinaria che inizierà alle 18 ma due ore dopo si cambierà del tutto argomento. La seduta è stata richiesta dalla minoranza, alla luce delle schede approvate di recente dalla Regione. Il dibattito potrebbe essere acceso ma il sindaco Michele Celeghin dirà quanto saputo dopo il via libera al piano sanitario di Palazzo Balbi: ovvero che saranno attivati 40 posti letto per l’ospedale di comunità, messi nero su bianco nella delibera della giunta regionale. Inoltre si era parlato di trasferire degli uffici sanitari da Dolo e Mirano.

Ma delle preoccupazioni su Noale arrivano anche da Scorzè, dove il Pd ha presentato un’interrogazione da discutere nel suo parlamentino locale, sempre domani. Nel testo si fanno riferimento ai 25 chilometri che separano Dolo e Scorzè: vedersi tolti i servizi di day-hospital e lungodegenza penalizzerebbe i cittadini di quest’area del Miranese.

(a.rag.)

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«Se Cuore Amico ha raccolto seimila firme per salvare il polo cardiovascolare, ora bisogna raccoglierne ancora di più per il settore Materno-Infantile (Ostetricia-Ginecologia, Pediatria e Neonatologia) che deve rimanere a Mirano».

Il comitato Carlo Salvioli lancia una nuova mobilitazione dopo il parere definitivo stilato dalla commissione regionale sulla riorganizzazione dell’Ulss 13.

Se prima c’erano due primariati di Ostetricia-Ginecologia (uno a Mirano e uno a Dolo) ora si prospetta l’unificazione, non si sa ancora in quale sede, con il secondo che sarebbe sostituito da un’unità semplice.

Il comitato, che da 17 anni segue le vicende della sanità locale, non ci sta: «Con 1350 parti all’anno, Mirano è il primo punto-nascite in Provincia. Abbiamo quattro sale operatorie perfettamente a norma e il più vasto bacino d’utenza. Ci opponiamo al trasferimento a Dolo e al suo ridimensionamento – scrive Aldo Tonolo -. È invece positivo il mantenimento di Cardiochirurgia vista l’eccellenza del polo cardiovascolare di Mirano».

(g.pip.)

 

 

Salvata Cardiochirurgia Soddisfazione a Mirano

Il Comitato Salvioli esulta, Pigozzo: «Ridimensionate Ostetricia e Ginecologia»

Come in un lungo, delicato intervento in sala operatoria, la Cardiochirurgia di Mirano viene salvata nella notte. Capovolte dalla quinta commissione regionale le schede di dotazione ospedaliera che prevedevano, tra le altre cose, la chiusura del reparto fiore all’occhiello del Dipartimento cardiovascolare miranese. Salvata l’alta specialità e l’economicità dell’unità operativa (un intervento a Mirano costa la metà grazie a un modello organizzativo “leggero” di stampo nordeuropeo), scongiurata anche la netta divisione tra polo medico e polo chirurgico tra i due ospedali dell’Asl 13, Dolo e Mirano.

Il decorso però è ancora tutto da decifrare.

In realtà la Cardiochirurgia miranese, più che rinascere, sopravvive: la commissione ha deciso di garantire la sua operatività in stretta sinergia con Mestre e sarà così fintantoché l’ospedale dell’Angelo non riuscirà a coprire gli 800 interventi annui previsti (oggi supera appena i 550).

Ma a contare oggi è soprattutto l’indicazione proveniente dai commissari: oggi la Cardiochirurgia di Mirano è essenziale all’intero sistema sanitario regionale. Plaudono alla decisione soprattutto i comitati e le associazioni che nelle ultime settimane avevano dato vita a una mobilitazione senza precedenti sul territorio: con le seimila firme raccolte in sei giorni, Cuore Amico raggiunge il suo scopo.

Anche il comitato Salvioli di Mirano è soddisfatto: «La mobilitazione è stata straordinaria, non si poteva non tenerne conto», afferma il coordinatore Aldo Tonolo, «lo consideriamo un primo passo per aprire nuove prospettive per l’ospedale di Mirano».

A uscirne rinforzata è anche Dolo. Sul fronte della specializzazione infatti la commissione riesce a trovare l’accordo per superare in parte la divisione tra poli medico e chirurgico, con l’ospedale di Dolo che manterrà un’attività chirurgica settimanale, la cosiddetta “week-surgery”, con ricoveri programmati da lunedì a venerdì.

Non soddisfa appieno invece la decisione di ridimensionare Ostetricia e Ginecologia: rimarrà un unico primariato, anche se con due reparti nei rispettivi ospedali. Da decidere quale dei due sarà declassato a unità operativa semplice. Soddisfatto il consigliere regionale del Pd Bruno Pigozzo «per l’accoglimento delle richieste su Cardiochirurgia, quello su Ostetricia-Ginecologia però è un passo indietro, mentre resta non ben definito il futuro di Noale».

Filippo De Gaspari

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Il Veneto perde 1200 posti letto ma guadagna servizi e assunzioni

Tagli limitati, i primariati diventano 764 (+6), al via Odontoiatria per disabili e Psicologia in corsia

Zaia: «Svolta epocale». Coletto: «Riforma capillare». Il sì di Lega e Pdl, contrario il centrosinistra

Un giorno e una notte trascorsi a ritagliare il nuovo profilo della sanità veneta, fino al voto mattutino (erano le 8.10) che ha sancito l’approvazione delle schede di programmazione ospedaliera e territoriale sostenute dalla maggioranza Lega-Pdl. Le schede sono il braccio operativo del nuovo Piano socio-sanitario, la road map quinquennale che mira a riformare la politica del welfare, sia nell’approccio al paziente che nella compatibilità finanziaria del sistema rispetto al previsto calo di stanziamenti pubblici. La commissione sanità del consiglio regionale, presieduta da Leonardo Padrin, ha sostanzialmente recepito la rotta tracciata dall’esecutivo di Luca Zaia: «Siamo già ad un passo epocale nell’organizzazione del settore che più sta a cuore ai cittadini, la salute», commenta il governatore «per curare al meglio la nostra gente abbiamo adottato un approccio innovativo: utilizzo più razionale delle risorse attraverso l’applicazione dei costi standard sui quali Roma continua colpevolmente a cincischiare; ventaglio terapeutico che prevede cure più moderne e tempestive; macchinari di ultima generazione disponibili per tutti e riduzione del ricorso, sempre sgradito, al ricovero ospedaliero. Sulle liste d’attesa, poi, parla per tutti il grande successo che sta riscuotendo l’operazione Ospedali aperti di notte».

Ma in che consiste, nel concreto, il processo in atto? In Veneto l’«industria della salute» assorbe oltre il 60% del bilancio regionale (8,3 miliardi all’anno), vanta conti in attivo e occupa 58 mila persone, distribuite tra pubblico (88% del totale) e privato. È un colosso, che si snoda in 51 ospedali e 25 tra Ulss e Aziende. È attrezzato per offrire prestazioni di qualità elevata ma sconta tuttora una vecchia concezione «generalista» che privilegia la degenza rispetto alla cura diffusa sul territorio, concentrando così energie umane e materiali su una rete ospedaliera non immune da duplicati, sacche di inefficienza, esuberi.

La riforma in cantiere prova a invertire questa tendenza, riducendo anzitutto i posti letto con un taglio di 1200 unità che ne fissa il limite a 17.300; introducendo un blocco sostanziale dei primariati – ne sono stati concessi 6 in più rispetto agli attuali 758, andranno a Verona (2), Padova (2), Alta Padovana e Iov – e avviando la fusione dei reparti «doppione» più vistosi. In effetti, la scure annunciata e paventata da più parti, somiglia molto a un temperino che infine ha accolto più istanze di quante ne abbia respinte. Tanto più che accanto all’istituzione di dipartimenti ex novo – quali l’Odontoiatria per disabili e la Psicologia ospedaliera – compare lo sblocco de facto delle assunzioni, decretato da un atto che vincola la Regione a coprire l’organico (oggi carente) dei servizi attivati. Chi scommette sul potenziamento delle cure sul territorio come alternativa al ricovero sistematico, è l’assessore Luca Coletto: «In Veneto non si era mai vista un’articolazione così capillare e tarata sulle necessità delle persone a cui rispondere vicino a casa e fuori dagli ospedali per acuti. Penso agli ospedali di comunità e alle medicine di gruppo, da far partire subito; al rafforzamento del sistema di urgenza-emergenza; alla diffusa presenza di punti di primo intervento e di servizi per la diagnostica». Nel frattempo, proteste e critiche non mancano… «Come sempre, quando viene varata una riforma di tale portata, c’è chi storce il naso e chi grida alla mannaia. Esorto tutti a non fare demagogia, se qualche aspetto del piano non darà le risposte attese c’è la massima disponibilità a porvi rimedio». Dove l’allusione corre al dibattito in aula che potrebbe riservare ritocchi all’impianto di base. In commissione (pur tra momenti collaborativi che hanno indotto Padrin a plaudire «il dialogo costruttivo tra persone oltre gli steccati politici») l’opposizione ha espresso voto contrario. «Al di là di alcune correzioni positive, la strada imboccata è chiara: tagliare posti letto ospedalieri senza garantire in cambio servizi e risorse nei territori. Quando e dove vedranno la luce gli ospedali di comunità, gli hospice, i centri per l’alzheimer e la sclerosi multipla?», chiede Claudio Sinigaglia (Pd) «perché dimezzare il numero dei distretti? Perché eliminare un gran numero di responsabili di psichiatria per l’infanzia e l’adolescenza, la disabilità e la non autosufficienza? Su questi nodi rimane il buio assoluto». Soddisfazione dalla Lega, per voce di Federico Caner e Arianna Lazzarini («La nostra sanità ci rende orgogliosi») e da parte del capogruppo pidiellino Dario Bond («Un buon lavoro, il punto d’equilibrio è stato raggiunto») mentre Antonino Pipitone, medico-consigliere dell’Idv parla di «errori e incongruenze» e Antonio De Poli (Udc) liquida il tutto «uno spot propagandistico di Zaia».

Filippo Tosatto

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Il “Forum” sul piede di guerra

Lihard: «Prima di applicare il piano, vanno garantiti i servizi territoriali»

La rabbia del Forum emergenza sanità si fa sentire dopo l’approvazione delle schede ospedaliere regionali che, ancora una volta, hanno pesantemente penalizzato gli ospedali di Venezia e Mestre. «Partiamo dal presupposto che siamo contrari a questi tagli», premette Salvatore Lihard, «ma a questo punto riteniamo che prima di andare ad applicarli, si devono garantire tutti i servizi territoriali. Le strutture intermedie previste dal Piano sociosanitario regionale dovranno essere in grado di garantire adeguata assistenza ai cittadini prima che quei 175 posti letto vengano definitivamente tagliati. E tanto per cambiare la Asl 12 è la sola in Veneto che non ottiene nulla, ma che vede ridursi continuamente i servizi. Il Forum ribadisce quella che ritiene una emergenza sanitaria per il centro storico, con un ospedale ormai al collasso, senza il minimo rispetto della specificità veneziana che era stata invece garantita. Senza contare che l’Angelo a Mestre rischia comunque di risentire dei tagli di posti letto, soprattutto ora che deve diventare a tutti gli effetti un ospedale di riferimento provinciale». Domenica scorsa il Forum che racchiude in sé 36 tra associazioni e comitati cittadini, aveva manifestato in campo SS Giovanni e Paolo per chiedere garanzie e tutela dei cittadini sotto il profilo della sanità. Centinaia di persone avevano fatto sentire la propria voce, ma evidentemente non è bastato neppure questo. A questo punto vigileremo e saremo molto attenti», prosegue Salvatore Lihard. «Si deve trovare una soluzione per quei distretti sociosanitari che non erogato più di sei ore al giorno di assistenza infermieristica domiciliare, così come è chiaro che ci sia un problema per i trasporti di emergenza e urgenza. Le idroambulanze non bastano più, l’elisoccorso va garantito. Lo abbiamo visto anche pochi giorni fa, con due tentati omicidi e le vittime trasferite a Mestre invece di tenerle al Civile. La mobilitazione continuerà, perché i servizi al territorio dovranno essere ben altri, invece qui si vanno ad accorpare i distretti, e questa situazione non ci soddisfa per nulla». (s.b.)

 

Il consigliere Marotta: «Qui troppi sacrifici»

Pigozzo promette: «Non molleremo l’osso»

«Sono stati limitati i danni al Policlinico, ma Venezia ha subito troppi tagli». Così il consigliere regionale Gennaro Marotta che aggiunge: «Nei prossimi giorni ci riserveremo di sentire i colleghi consiglieri veneziani sui costi del project financing dell’Angelo. Vorremmo presentare una risoluzione che impegni la Regione a farsi carico in toto delle pesantissime rate che strangolano i conti dell’Asl 12. Se l’Angelo serve quattro aziende, è sacrosanto che sia la Regione a pagare senza che ci rimettano solo i cittadini veneziani». Un concetto che ha ribadito anche il consigliere comunale Gabriele Scaramuzza (Pd), secondo il quale «con i 18 milioni di euro risparmiati ogni anno, entro un biennio l’Asl 12 sanerebbe il proprio deficit. I tagli delle schede invece non garantiscono la specificità veneziana, e chi ha fatto ciò si dovrà assumere le proprie responsabilità». Per il consigliere regionale Bruno Pigozzo «non siamo di fronte a una battaglia persa, perché comunque qualcosa siamo riusciti a ottenere. Ma non molleremo l’osso e adesso dovremo ascoltare Asl 12, privati e Conferenza dei sindaci per capire quali criteri adottare sul territorio, ma prima di tagliare i posti letto ospedalieri dovrà essere arrivata in toto la rete territoriale». Deluso il vicesindaco Sandro Simionato: «Non è stato ascoltato nulla di quanto proposto come Conferenza dei sindaci e ci chiediamo a cosa sia servita la parata di consiglieri regionali vista nei giorni scorsi al Civile. L’esito del voto in V commissione non ci soddisfa e siamo preoccupati. Speriamo che la Giunta regionale ritocchi queste scelte, visto che il voto della commissione non è comunque vincolate per la approvazione definitiva della delibera». (s.b.)

 

Angelo e Civile penalizzati Orsoni: «Subito correttivi»

Eliminati 175 posti letto e Venezia perderà il primariato di Otorinolaringoiatria

Il San Marco tira un sospiro di sollievo, salvata la Chirurgia ortopedica

Gli ospedali veneziani devono dire addio a 175 posti letto. La V commissione regionale ha approvato a maggioranza le schede ospedaliere da inserire nel nuovo Piano sociosanitario veneto, e chi paga il conto più salato sono proprio gli ospedali di Mestre e Venezia, entrambi gestiti dall’Asl 12. Sono 106 i posti letto destinati a scomparire dal Civile e 69 quelli messi fuori gioco all’Angelo. Un iter che l’Asl 12 dovrà completare entro tre anni. Il presidente della V Commissione, Leonardo Padrin, ha voluto chiudere subito una partita che si trascinava da mesi, per la quale i consiglieri di opposizione hanno tentato fino all’ultimo di far prevalere la necessità di stabilire prima i servizi territoriali. In questi, dove la dotazione di posti letto è a quota 213, la V commissione ha previsto un’aggiunta di 50 posti, in una sorta di compensazione che però al momento resta sulla carta, visto che il progetto va e finanziato per i prossimi anni. L’Angelo, che nel frattempo riceverà da Villa Salus tutto il peso del suo Punto nascite, non avrà altri tagli, mentre il Civile, che già boccheggia di suo, oltre ai 106 posti letto in meno in vari settori, vedrà col tempo cessare il primariato di Otorinolaringoiatria. Nel corso della discussione in commissione a Palazzo Ferro Fini, l’Italia dei Valori ha tentato fino all’ultimo di far inserire il primariato di Alimentazione e scienze della nutrizione, un’unità operativa complessa che avrebbe permesso anche di reggere il primariato di Diabetologia e malattia endocrine, ma c’è stato il no. Policlinico. Al San Marco ieri devono aver tirato un mezzo sospiro di sollievo. Se è vero che c’è stata una riduzione di posti letto anche per la clinica di via Zanotto, non è stata azzerata la Chirurgia ortopedica, vero fiore all’occhiello della struttura. Solo due anni fa erano state ampliate le sale operatorie, chiudere tutto sarebbe stato un autentico delitto, e qualcuno lo deve aver recepito. Succede quindi che il Policlinico manterrà la maggior parte dei suoi posti letto, tra cui quelli che parevano in bilico, vale a dire i 10 di Geriatria e i 25 di Medicina generale (Hospice), mentre quelli di Chirurgia passeranno da 55 a 25. Spariscono quelli di Chirurgia non ortopedica (15) e altrettanti di Ortopedia, dove sono confluiti 5 posti letto tolti a Lungodegenza e altrettanti a Riabilitazione funzionale. Villa Salus. Poche le questioni che toccano la clinica del Terraglio. L’indirizzo ortopedico che voleva essere dato dalla Giunta regionale scompare, dal momento che il Policlinico manterrà la sua vocazione. Rimangono i 12 posti di Chirurgia generale proposti, così come i 7 di Ostetricia e Ginecologia, ma destinati probabilmente a essere poi assorbiti dall’Angelo. Il sindaco. «Sono profondamente contrariato per l’esito della V Commissione regionale sulle schede ospedaliere. Ancora una volta non si è considerata la specificità oggettiva di Venezia e, come sta succedendo da troppo tempo, si sono privilegiate altre aree del territorio regionale. Cercheremo di intervenire fin da subito con la Giunta regionale ribadendo la validità delle nostre posizioni, che sono quelle dell’intero territorio veneziano e della sua comunità». È quantomai contrariato Orsoni per il voto di palazzo Ferro Fini: ieri mattina ha intrattenuto una lunga conversazione con il direttore generale dell’Asl 12. «L’esito della votazione penalizza Venezia e le sue specificità, privilegiando invece altre aree del territorio veneto che ricevono da sempre abbondanti attenzioni dalla Sanità regionale. Segno chiaro che la maggioranza in Regione non è stata capace di ascoltare anche le espressioni che arrivano dai consiglieri veneziani a palazzo Ferro Fini. Apprezzo la disponibilità del governatore Zaia, attraverso l’assessore Coletto, che si è detto disponibile a porre rimedio alla mancanza di risposte che questo Piano sta dando ai territori. Quello veneziano in questo senso è caso emblematico e con Zaia cercheremo fin da subito di attivare tutti i correttivi necessari».

Simone Bianchi

 

Certezze per San Donà, Jesolo resta al palo

Le cifre dell’Asl 10 del Veneto orientale, soddisfazione a Portogruaro che mantiene le posizioni attuali

Certezze per San Donà e Portogruaro, ma Jesolo vacilla ancora sui futuri posti letto concessi. Le schede regionali dell’Asl 10 sembrano preservare sostanzialmente lo status quo, con qualche concessione, per preparare già il terreno al futuro ospedale unico. Il consigliere regionale del Pd, Giampietro Marchese, ha subito fornito un riassunto: «Tiene Portogruaro, mentre San Donà ha conquistato il polo medico e anche quello chirurgico e ortopedico, diversamente da quanto previsto. Jesolo conserva il polo riabilitativo, ma perde i 10 posti letto che erano stati richiesti e questo non è stato un bel segnale». Chi esulta è dunque San Donà che non perde del tutto la chirurgia che era stata assicurata solo a Portogruaro. «L’ospedale di San Donà mantiene Chirurgia e Ortopedia, ed è una vittoria del territorio», ha detto il sindaco, Andrea Cereser, «è quanto risulta dalla modifica delle schede sociosanitarie recepita dalla Regione, dimostrazione che, anche senza gridare, si riesce a farsi sentire e si riesce ad ottenere nell’interesse dei cittadini. Non è passato il concetto di specializzazione spinta dei poli ospedalieri che, di fatto, avrebbe sottratto chirurgia a San Donà e medicina a Portogruaro. È stata invece approvata la week surgery chirurgica e ortopedica a San Donà e la Regione ha assicurato che le attuali strutture continueranno a garantire il servizio ai cittadini fino all’eventuale apertura dell’ospedale unico. Sono ora da definire tempi e modi per la realizzazione dell’ospedale unico e possibilità di reperimento dei fondi». Ormai il progetto di unica struttura sanitaria per il Veneto orientale sta prendendo piede, anche se ci sono delle perplessità sul territorio. L’ex onorevole Luciano Falcier, a esempio, ha insinuato dei dubbi sulla scelta di un’area al centro del Veneto orientale, che spingerebbe San Donà a guardare a Treviso. E ha lanciato l’idea di un solo ospedale, ma a San Donà, più Jesolo con pronto soccorso e riabilitazione. Dal Consiglio comunale di Jesolo si levano le prime proteste. «La discussione sviluppata senza tregua dal partito democratico in Regione», dice il capogruppo del Pd di Jesolo, Damiano Mengo, «ha prodotto grandi risultati per l’ospedale. Il Pd ha ottenuto che, a prescindere dall’ospedale unico di cui si discute da un pezzo, la città di Jesolo continuerà ad avere anche una propria struttura con indirizzo riabilitativo. Rimaniamo tuttavia molto amareggiati dal diniego della Regione per cui alla richiesta di dieci posti letto in più, che si aggiungano ai venticinque esistenti, come segno di effettiva buona volontà nel mantenere assistito un territorio a livelli ottimali, la risposta sia un secco no senza fornire motivazioni adeguate. Ancora una volta una maggioranza regionale che guarda a Jesolo e ai suoi cittadini senza sufficiente attenzione e un direttore generale la cui volontà è indirizzata altrove. Ciò non significa che l’impegno del Pd verrà meno: gli verranno moltiplicati per raggiungere il giusto equilibrio tra esigenze del territorio e decisioni generiche calate dall’alto».

Giovanni Cagnassi

 

Chioggia premiata ma Casson aspetta 7 milioni e mezzo

«Eravamo i “peggiori”. Ora non lo siamo più». È il commento a caldo del primo cittadino di Chioggia, Giuseppe Casson, alle notizie che arrivano sulle nuove schede ospedaliere dell’Asl 14, approvate all’unanimità dalla V Commissione regionale l’altra notte. Del resto era proprio sul ritardo di cui soffriva l’ospedale di Chioggia, rispetto alle altre strutture del Veneto, che si era incentrata la battaglia delle forze politiche, degli enti locali e dei consiglieri regionali per ottenere qualcosa in più. E la Regione aveva promesso a Chioggia posti letto, apicalità e strutture intermedie che la commissione sanità ha confermato e che ora attendono l’ok definitivo della giunta regionale. «Le schede ospedaliere hanno confermato l’importanza di Chioggia nel sistema sanitario veneto», dice il consigliere Pdl Carlo Alberto Tesserin. «Sono stati confermati i nuovi primariati ((Pediatria, Laboratorio analisi e Riabilitazione funzionale) e l’aumento dei posti letto per acuti (18). Ma si è andati oltre, introducendo un’unità semplice dipartimentale di diabetologia e una di day-surgery. Tutto questo è un’importante garanzia per il futuro del nostro ospedale». E qui si inserisce Casson, che sollecita l’erogazione dei «7 milioni e mezzo necessari al completamento del Pronto soccorso e le nuove sale operatorie, per garantire la funzionalità della struttura». E resta aperta la partita dei servizi territoriali. Se Cavarzere sembra poter sorridere per la previsione di 12 posti letto di ospedale di comunità («Aspetto conferme ufficiali», dice il sindaco Tommasi, «non so ancora nulla dei posti richiesti per l’ampliamento della Ctrp») a Chioggia si spera negli ulteriori 33 posti che dovrebbero servire per un altro ospedale di comunità, da realizzare in collaborazione con l’Ipab, e un hospice per malati terminali, «un servizio» conclude Casson «che potrebbe avere valenza territoriale più ampia, per esempio per i residenti del Delta».

Diego Degan

 

QUI ULSS 13 MIRANO-DOLO

Ginecologia senza primario: «Passo indietro»

Mirano salva “a tempo” cardiochirurgia, a Dolo resta un servizio di chirurgia

MIRANO – Rimane a Mirano l’attività di cardiochirurgia ma scompare un primariato di Ostetricia-Ginecologia, resta un servizio di Chirurgia all’ospedale di Dolo mentre non è ancora chiaro il futuro della struttura di Noale.

Rispetto alle schede ospedaliere diffuse a giugno, spicca la conferma a Mirano di Cardiochirurgia: le modifiche apportate dalla commissione prevedono un servizio in sinergia con l’Ulss 12 di Mestre, che rimarrà comunque il centro di riferimento. Mirano resterà un’importante sala d’appoggio fino a che Mestre non potrà garantire la copertura di circa 800 interventi mediamente richiesti ogni anno (il rischio era che ne rimanessero scoperti almeno 200).

Confermata pure l’attività di emodinamica periferica e il primariato di Riabilitazione e Recupero funzionale: aveva sede a Noale, ora si vedrà.

La netta suddivisione tra polo medico a Dolo e polo chirurgico a Mirano è stata attenuata perché la commissione prevede un servizio chirurgico pure a Dolo: non ci sarà un’attività ordinaria con un primariato ma è previsto un «Week Surgery», reparto dedicato al ricovero breve e programmato.

Capitolo Ostetricia-Ginecologia: i due primariati di Dolo e Mirano diverranno uno unico, non si sa ancora dove, con il secondo sostituito da un’unità semplice.

Il possibile spostamento di altri reparti (Ortopedia e Urologia da Dolo a Mirano, Neurologia ed Oncologia da Mirano a Dolo) sarà valutato dalla direzione.

Non è ancora definito il futuro dell’ospedale di Noale: ne discuteranno la direzione generale dell’Ulss e la Conferenza dei sindaci, intanto lunedì alle 18 nella sala convegni dell’ospedale è convocato il consiglio comunale noalese per parlare proprio di sanità locale e del patrimonio immobiliare ospedaliero.

Il consigliere regionale Pigozzo (Pd) ha preso parte alla commissione e commenta: «Siamo parzialmente soddisfatti, importante la salvaguardia di Cardiochirurgia ma l’eliminazione di un primariato di Ostetrica-Ginecologia è un passo indietro».

Stessa linea per il sindaco di Mirano, Pavanello: «Accolte le richieste dei sindaci su Cardiochirurgia, ma Ostetrica-Ginecologia è un’eccellenza: solleciteremo la giunta a rivedere questo ridimensionamento».

Gabriele Pipia

 

SANITA’ VENETO

Schede al via, arrivano i letti per i pazienti Ue e il “Tripadvisor” degli ospedali

Alle 8 di mattina sono rimasti gli stoici: una decina di consiglieri (maggioranza carica di deleghe), l’assessore Luca Coletto, il segretario Domenico Mantoan che non hanno mosso un muscolo nella maratona della sanità. E naturalmente Leonardo Padrin, presidente della V. Commissione che, se sperava in una staffetta, è stato invece inchiodato allo scranno. Alla fine, dopo 12 anni di latitanza, il Veneto ha le sue schede sanitarie, licenziate ieri mattina dopo l’alba dalla V. Commissione e ora affidate (ci vorranno 3 settimane) alla giunta per il via. Coletto è soddisfatto: 758 apicalità, 7 in più della stesura originaria, taglio di 1200 posti letto per acuti e 600 nuovi letti per chi arriva da fuori regione. Moderatamente soddisfatto il territorio (la cura dimagrante di 5 ospedali imposta al Veronese tranquillizza chi pensava a uno strapotere scaligero), aree montane e disagiate tutelate. Scontenta l’opposizione: lamenta che il territorio sia troppo debole. «Abbiamo cercato di ascoltare anche la base – commenta Coletto – Credo che le audizioni, alla fine, abbiamo portato a un risultato positivo e che finalmente il Veneto abbia uno strumento su cui costruire il nuovo modello». E poi c’è la sfida dei posti letto per chi viene fuori regione. «Contiamo di introitare almeno 90 milioni, senza contare che stiamo anche puntando ai pazienti extra nazionali. Stiamo attendendo il recepimento nazionale della norma per studiare con le regioni un regolamento». E mentre il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, sogna un “Tripadvisor” degli ospedali per premiare le eccellenze, Coletto si sfrega le mani. «Noi ce l’abbiamo già, è l’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), dove il Veneto ha un posto di grande rilievo» (db).

 

LE NUOVE SCHEDE OSPEDALIERE

SANITA’ Zaia: «Sì all’ospedale unico del Veneto orientale»

Le nuove schede ospedaliere: no di Venezia, Chioggia esulta

Dopo una maratona di 20 ore di discussione approvate dalla V Commissione regionale le schede ospedaliere. Venezia la più colpita dai tagli, con la perdita del 23 per cento dei posti letto all’ospedale civile. Chioggia ha ottenuto la conferma dei primariati già attivati, mentre il presidente della Regione Luca Zaia preme per l’ospedale unico nel Veneto orientale.

A Dolo un primario per la riabilitazione.  Chioggia conferma i suoi primariati

ALL’ANGELO – Potenziata cardiochirurgia che assorbirà gradualmente l’attività di Mirano

ITALIA DEI VALORI – Marotta: «Boicottate le nostre proposte»

Concluso con qualche prevedibile mugugno veneziano il dibattito sulle schede ospedaliere, punto cardine del nuovo piano sociosanitario. La discussione era iniziata giovedì verso le 11 a Palazzo Ferro Fini ed è proseguita ad oltranza per venti ore fino al voto alle 7.30 di ieri durante la in una maratona che ha portato all’approvazione dei numeri che approderanno in Giunta entro due-tre settimane al massimo, come ha assicurato il presidente della Regione Luca Zaia, per giungere al via libera definitivo.
Una riorganizzazione profonda, concettuale prima ancora che tecnica, che dovrebbe portare a un potenziamento dell’attività dei medici di base e una serie di strutture intermedie tra gli ospedali e l’assistenza domiciliare. Blindato il voto da parte della maggioranza. Su Venezia contrari si sono espressi il Pd, Italia dei Valori e Lega. Astenuto Carlo Alberto Tesserin (pdl).
«Cercheremo comunque di impegnare la giunta, con un’azione di lobby trasversale tra i partiti che questa volta dovrebbe essere condivisa – sottolinea Gennaro Marotta, Idv – perchè la Regione si faccia carico di pagare i 15 milioni di project financing dell’Angelo. Sono risorse che non possono essere messe a carico di un’unica Ulss, visto che l’ospedale è di riferimento anche per altre. E sono risorse importanti che potrebbero finanziare altri servizi sanitari».
ULSS 10 – La votazione sulle schede ospedaliere è stata fatta in previsione di un unico ospedale rispetto alle due strutture di San Donà e di Portogruaro. Per quanto riguarda la Casa di Cura Rizzola – posti letto invariati – l’attività di day surgery si trasformerà in week surgery.
A San Donà Chirurgia perde il primariato, diventa unità semplice dipartimentale e farà riferimento all’Unità operativa complessa di Ortopedia ma guadagna 10 posti letto. Ortopedia vedrà l’attivazione di 10 posti letto in più in week surgery.
ULSS 12 – All’Ospedale civile di Venezia confermato il paventato taglio del 23 per cento dei posti letto, che passano dagli attuali 404 a 310 in attuazione della delibera regionale. Andrà ad esaurimento il primariato di Otorino, mentre saranno aggiunti 50 posti letto per le strutture intermedie grazie a un emendamento proposto dal Pd.
All’ospedale all’Angelo sarà potenziata la Cardiochirurgia: finchè non sarà completamente operativa l’unità di riferimento provinciale continuerà a lavorare in collaborazione con Mirano, che andrà ad esaurimento.
Sarà istituita un’unità di psicologia ospedaliera a Mestre come riferimento provinciale in staff al direttore generale.
Al Policlinico San Marco verranno restituiti 20 posti letto in Ortopedia, 3 in Chirurgia generale (in week surgery) e 2 di terapia intensiva, mentre i 95 posti letto della riabilitazione funzionale scenderanno a 90 e ne spariscono 5 di Lungodegenza. Un’operazione che punta a mantenere la specializzazione ortopedica negli interventi programmati, che ha visto anche l’investimento della struttura in due nuove sale operatorie.
A Villa Salus è stato aggiunto in Medicina il servizio di Cardiologia e diabetologia, mentre non ci sarà più la chirurgia ortopedica a vantaggio del Policlinico San Marco che è più specializzato nel settore. Saranno attivati 7 posti in più per l’attività ginecologica e la procreazione medicalmente assistita.
Al San Camillo degli Alberoni saranno aggiunti 3 posti letto di riabilitazione funzionale, portando il totale a 100, quota che permetterà il mantenimento della caratteristica di Ircss dell’Istituto.
ULSS 13 – A Mirano sarà confermata ostetricia e ginecologia ma senza il primario, che lavorerà in un’unità semplice dipartimentale. A Dolo invece sarà attivata l’apicalità. Come detto l’attività cardiologica interventistica sarà gestita alle dipendenze di Mestre, finchè l’Angelo non sarà a regime per far fronte agli 800-850 interventi annui che vengono per quasi il 25 per cento dirottati su Mirano. Ad “esaurimento” a Mirano sarà prevista un’unità di chirurgia generale vascolare per mettere in sicurezza l’Emodinamica. Le schede prevedono inoltre l’attivazione di un’unità di Otochirurgia. Dolo perde chirurgia ma vengono attivati 25 posti in week surgery e viene destinato un primario per la riabilitazione e il recupero funzionale.
ULSS 14 – In Medicina generale sarà attivata un’unità semplice di malattie del ricambio e neurologia e una di day surgery multidisciplinare, con la conferma dei primariati già introdotti.

 

LE REAZIONI – Il sindaco: «Per l’ennesima volta ignorati i problemi della città»

Così cambia la sanità veneziana

Resta forte l’insoddisfazione nel capoluogo, che però porta a casa 50 posti letto in più nelle strutture intermedie

«Sono profondamente contrariato per l’esito della V Commissione regionale sulle schede ospedaliere» È dura le reazione del sindaco di Venezia Giorgio Orsoni all’approvazione delle schede ospedaliere per le 24 aziende sanitarie venete: «Ancora una volta non si è considerata la specificità oggettiva di Venezia e, come sta succedendo da troppo tempo, si sono privilegiate altre aree del territorio regionale». «L’esito della Commissione – continua Orsoni – penalizza Venezia e le sue specificità, privilegiando invece altre aree del territorio veneto che ricevono da sempre abbondanti attenzioni dalla Sanità regionale. Segno chiaro che la maggioranza in Regione non è stata capace di ascoltare anche le espressioni che arrivano dai consiglieri veneziani a palazzo Ferro Fini».
Aspre critiche anche dal responsabile sanità del PD veneziano Gabriele Scaramuzza che parla di una scelta che pregiudicherebbe l’accesso ai livelli essenziali di assistenza per i cittadini veneziani.
«Confermare il feroce taglio del 25% dei posti letto all’ospedale civile della città viola un fondamentale principio di uguaglianza di tutti i cittadini nei confronti dei servizi del Sistema Sanitario Nazionale – scrive Scaramuzza – Non si riflette abbastanza sulla conseguenza logica che questi tagli avranno, e cioè sul fatto che la domanda oggi soddisfatta dall’ospedale civile di Venezia e dalle strutture accreditate nella terraferma veneziana si riverseranno sull’Ospedale dell’Angelo, compromettendo nei fatti il suo ruolo di polo di riferimento provinciale e mettendo in sofferenza, a catena, gli altri ospedali della rete provinciale».
Gennaro Marotta, consigliere regionale di Italia dei Valori, chiede che la Regione si faccia carico delle rate dell’Ulss 12: «Se l’Angelo serve a quattro Ulss, è sacrosanto che sia la Regione a pagare i 15 milioni di euro all’anno per 27 anni, senza che ci rimettano solo i cittadini veneziani». Marotta descrive una maggioranza di centrodestra blindata che ha bocciato le proposte di PD e Idv contro i tagli dei posti letto.

M.Fus

 

Intanto chirurgia e ortopedia restano a S.Donà Cereser esulta

A Chioggia si esulta «Centralità confermata»

Preferisce non commentare le ultime novità riguardanti le schede ospedaliere di Chioggia, il direttore sanitario dell’Asl 14 Giuseppe Dal Ben. In realtà novità non ce ne sono: l’importanza dell’ospedale clodiense è stata infatti ancora una volta confermata, ma il parere della quinta commissione non è vincolante e quindi Dal Ben preferisce aspettare la chiusura di tutto l’iter procedurale prima di cantare vittoria. Soddisfatto il consigliere regionale del Pdl Carlo Alberto Tesserin: «Le schede ospedaliere – afferma – hanno confermato l’importanza di Chioggia nel sistema sanitario veneto, aggiungendo un ulteriore potenziamento sul fronte della diabetologia e del day-surgery». Il suo è un commento a caldo proprio dopo il lavoro che ha coinvolto la V commissione Sanità. «Tutte le modifiche positive introdotte a inizio estate dalla giunta sono state ratificate dalla V Commissione che su Chioggia ha votato all’unanimità – continua il consigliere chioggiotto – segno che la convergenza sul nostro ospedale è massima. Sono stati confermati quindi i nuovi primariati introdotti a inizio estate e l’aumento dei posti letto. Ma si è andati oltre, introducendo una unità semplice dipartimentale di diabetologia e una di day-surgery». Ora si attende il via libera della Regione.

Marco Biolcati

 

INCONTRO CON BRAMEZZA E TAMAI

Zaia spinge sull’acceleratore

«Avanti con l’ospedale unico»

Il governatore rompe gli indugi sulla struttura per il Veneto orientale

«Niente project financing, saranno utilizzati i fondi della Banca europea»

«Avanti tutta con l’ospedale unico del Veneto Orientale». È inequivocabile il messaggio dato ieri mattina da presidente della Regione Luca Zaia all’incontro con il direttore generale dell’Asl 10 Carlo Bramezza e il presidente dalla Conferenza sindaci sanità del Veneto Orientale, Andrea Tamai. Un incontro che è servito a Zaia per spiegare soprattutto il progetto finanziario di una spesa preventivata di 170 milioni di euro. Non si farà ricorso al tanto contestato project financing, già utilizzato per l’ospedale all’Angelo di Mestre, ma saranno utilizzati i fondi della Bei (Banca europea d’investimento) in grado di erogare prestiti al tasso annuo del 1/1.5 per cento. In pratica dieci volte meno del tasso d’interesse annuo di un project financing. E questa non è una notizia da poco se si pensa che i nemici dell’ospedale unico puntavano proprio su una presunta mancanza di finanziamenti per mantenere lo status quo che vede il Veneto Orientale servito da 4 strutture ospedaliere di vecchia concezione, tre pubbliche (Jesolo, San Donà, Portogruaro) più la casa di cura privata «Rizzola» di San Donà. «Solo di bolletta di riscaldamento – spiega Bramezza – l’Asl 10 paga 5 milioni di euro all’anno. Una cifra che potrebbe in buona parte essere utilizzata per erogare servizi sanitari». Nonostante i dubbi dei sindacati, Cgil in testa, preoccupati per i posti di lavoro, la Conferenza dei sindaci, su iniziativa del nuovo direttore generale dell’Asl 10, ha votato all’unanimità un documento per realizzare subito l’ospedale unico in un’unica sede e non rinviare ad un futuro remoto una scelta così radicale. La Quinta Commissione Regionale ha accolto la nuova istanza che proveniva dal territorio modificando le schede ospedaliere, ora basate sull’ospedale unico. Ma poiché la struttura non potrà essere realizzata prima di 5 anni, la Quinta Commissione, ha rivisto le schede ospedaliere, in attesa che il nuovo nosocomio di rete sia realizzato. Così l’ospedale di San Donà, destinato inizialmente a perdere tutta l’area chirurgica, manterrà 10 posti letto di chirurgia (ora sono 24) più il day week surgery chirurgico, l’area ricoveri fino ad una settimana; conservati inoltre 10 posti letto di ortopedia (ora sono 32) e il relativo primariato. Nel frattempo è scattato il procedimento per la scelta del sito del nuovo ospedale. «In tutto – spiega Tamai, presidente della conferenza sindaci – sono 5 le candidature (San Donà, Portogruaro, Ceggia, Torre di Mosto, San Stino) che una commissione tecnica valuterà prima della ratifica in assemblea dei sindaci». Sulla scelta di mantenere temporaneamente chirurgia e ortopedia a San Donà grida vittoria il sindaco di San Donà, Andrea Cereser. «L’ospedale di San Donà – dice – mantiene chirurgia e ortopedia, ed è una vittoria del territorio. È la dimostrazione che, anche senza gridare, si riesce a farsi sentire e si riesce ad ottenere nell’interesse dei cittadini».

Maurizio Marcon

 

Gazzettino – Dolo. Economia sostenibile all’Isola Bassa.

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28

set

2013

Domani a Dolo la mostra mercato dedicata a prodotti dell’artigianato naturale

DOLO – L’associazione “Il Gradino” e il Comune di Dolo propongono domani dalle 9.30 alle 20, “L’isola dei virtuosi”, accurata selezione di proposte dedicata al sostenibile con un interessante programma di attività e incontri.

Lo scenario sarà quello dell’Isola Bassa di Dolo dove sarà allestita una mostra-mercato di prodotti di artigianato naturale e riciclo creativo e di prodotti naturali e biologici.

Nel pomeriggio, alle 15.30, nell’area dello Squero si svolgerà una conferenza curata dall’associazione Omphalos di Padova sul tema “Armonia tra corpo, mente e spirito. Il primo passo verso una crescita consapevole” seguirà alle 17.30 lo spettacolo “Zolle di terra e Scaglie di cielo – Dalle antiche saggezze le chiavi per ritrovare il proprio posto nel mondo”.

Nella zona della conca e di piazza Cantiere vi saranno dimostrazioni ed incontri di Free Style, Giochi per attivazione mentale ed esibizioni di obbedienza a cura dell’associazione Dogs Angels di Mira.

In mattinata l’Isola Bassa sarà invasa anche dagli atleti e dalle associazioni che aderiscono alla Giornata delle Salute organizzata dal Dipartimento di Prevenzione dell’Asl 13.

Nel corso della mattina si svolgerà anche un volantinaggio da parte dei comitati, organismi politici ed associazioni che aderiscono all’invito del Comitato Bruno Marcato contro lo smantellamento dell’ospedale di Dolo.

L. Per.

 

Nuova Venezia – Le schede ospedaliere

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27

set

2013

500 POSTI LETTO IN PIU’ PER ATTRARRE PAZIENTI DALLE ALTRE REGIONI

In vista 1300 assunzioni nei maggiori poli pubblici e privati

Padrin: «Prevediamo 90 milioni di aumento nel fatturato»

VENEZIA – L’obiettivo è una sanità-calamita capace di attrarre pazienti da ogni parte d’Italia (e anche dall’estero) grazie alla qualità e alle tempistica delle prestazioni garantita. Un’offerta già competitiva, quella del Veneto, che presto potrà contare su una dotazione aggiuntiva del 20%, quasi 500 posti letto in più riservati ai pazienti di altre regioni, allestiti nei principali poli ospedalieri, sia pubblici (Padova, Verona, Venezia, Treviso, Vicenza) che privati (Negrar, Peschiera). Il flusso in entrata si registra da tempo, alimentato in particolare da malati del Centro-Sud che si rivolgono alle alte specialità nostrane – cardiologia, cardiochirurgia, chirurgia oncologica, ematologia, diabetologia, le più ambite – con un saldo attivo per il welfare veneto valutato in 90 milioni di euro. Una cifra rispettabile, modesta però rispetto all’analogo giro d’affari delle dirette concorrenti Emilia-Romagna e Lombardia, rispettivamente di 380 e 500 milioni, più occhiute e “aggressive” nel proporre il loro sistema di cure.

Ma ora la “sfida della salute” assume una dimensione europea, perché il 14 ottobre l’Unione sancirà la libera circolazione dei pazienti che potranno scegliere dove curarsi, forti del rimborso garantito dai Paesi di provenienza. Una circostanza che ha spinto il presidente della commissione regionale sanità, Leonardo Padrin, ad accelerare i tempi, proponendo l’incremento degli attuali 2900 posti letto extraregionali. L’ha fatto in apertura della discussione-fiume dedicata alle schede ospedaliere, illustrando ai consiglieri i vantaggi dell’operazione: «Disponiamo di elevate professionalità e di risorse materiali perfettamente in grado di competere in ambito internazionale, e intendiamo valorizzarle in modo più adeguato», afferma l’esponente pidiellino «si tratta di un investimento che, a regime, potrebbe consentire 1300 assunzioni e oltre 80 milioni di fatturato aggiuntivo». Tant’è. L’emendamento in questione, che sarà approvato in tempi rapidi, costituisce la novità più importante ma non l’unica della maratona in corso a Palazzo Ferro-Fini. L’esame delle schede di programmazione ospedaliera e territoriale (che rappresentano gli strumenti di attuazione pratica del nuovo Piano socio-sanitario) è stato preceduto un prolungato confronto in seno alla maggioranza di centrodestra che governa la Regione, culminato negli incontri plenari di Padrin e dell’assessore Luca Coletto con i gruppi consiliari di Lega e Pdl. Moltissimi gli spunti, altrettante le richieste di chiarimento, con lo spauracchio di un assalto alla diligenza mentre si profila la fase decisiva delle scelte. Ciascuno difende il proprio campanile e il timore dell’impopolarità spinge a frenare la spending review applicata a reparti e degenze. Il governatore Luca Zaia, però, è convinto che una razionalizzazione sia indispensabile per assicurare la sostenibilità finanziaria del sistema. Di qui la «linea del Piave» dettata in sede di commissione e poi in aula, con due limiti ferrei – 758 primariati e 17.300 posti letti – nel cui ambito le variazioni saranno consentite esclusivamente a «totali invariati», cioè nel rispetto dei tetti massimi. Nel primo caso, quello dei primari, si tratta di una sostanziale conferma dello status quo: la cifra coincide con la pianta organica apicale prevista, che attualmente sconta un centinaio di incarichi vacanti. Le degenze invece incontreranno un decremento percentuale: da 3,8 per 3,5 per mille, con una riduzione di 1200 unità.

L’approvazione delle schede è stata preceduta da molte proteste, in particolare laddove si profilano fusioni per accorpamento dei reparti o eliminazione di posti letto giudicati in esubero. L’opposizione, poi, sospetta che, a fronte dei tagli ospedalieri, la rete di cure territoriali promessa non decollerà: «Non sarà così», ribatte Coletto «perché seguiremo il procedimento opposto. Prima di sopprimere un solo posto letto per acuti ne attiveremo il corrispondente negli ospedali di comunità o negli altri presidi intermedi. Nessun passo indietro sul fronte delle cure, è un impegno che abbiamo assunto e che manterremo senza se e senza ma». Si vedrà. Il dibattito, protrattosi nella notte, proseguirà stamani: il voto finale è atteso in giornata.

Filippo Tosatto

 

IL VOTO A OLTRANZA IN COMMISSIONE

Pd-Idv critici: «Solo mannaia»

VENEZIA «Clima positivo e collaborativo, contiamo di fare un buon lavoro in tempi ragionevoli», fa sapere il presidente Leonardo Padrin riemergendo dai lavori di commissione prolungatisi per l’intera giornata. «Andiamo bene, c’è la volontà comune di garantire e se possibile migliorare la qualità degli standard sanitari offerti ai nostri cittadini», fa eco il capogruppo pidiellino Dario Bond. Adottato un criterio progressivo di voto (dall’Ulss 1 a seguire) la maggioranza Lega-Pdl ha stretto le fila consentendo una rapida approvazione dei dossier riguardanti Belluno, Feltre, Bassano del Grappa, Alto Vicentino e Ovest Vicentino e Vicenza. Poi è stata la volta della Marca (Pieve di Soligo, Asolo, Treviso) quindi il capitolo veneziano: via libera a Veneto Orientale e Chioggia, accantonate temporaneamente Venezia e Mirano. Votata anche l’Alta Padovana.

Sostanziale rispetto delle schede di partenza, con ritocchi e variazioni – su primariati, servizi e posti letto – che rispondono a una logica compensativa: se un nuovo servizio viene attivato, un altro verrà soppresso. Pausa all’ora di cena, si è ripreso poco prima delle 22 per procedere ad oltranza nella notte.

Critiche dall’opposizione che ha visto bocciata gran parte dei propri emendamenti. «In particolare ci preoccupa la logica dei due tempi che ispira questo Piano socio-sanitario e si riflette sulle schede», commenta Claudio Sinigaglia, esperto in materia del Pd «ovvero ridurre la dotazione di posti letto ospedalieri compensata dall’attivazione di presìdi di cura sul territorio. Il problema è che i tagli sono immediati e reali mentre la rete di comunità promessa è ancora sulla carta. E ho forti dubbi che la maggioranza, una volta conseguita l’approvazione della schede, metterà mano al resto». Analoghe le considerazioni di Antonino Pipitone, medico e consigliere dell’Idv: «Più che razionalizzare, hanno scelto di razionare, partendo dalla testa, i risparmi, anziché dai piedi, ovvero dall’adeguamento delle reti sul territorio. Il Piano prevede l’attivazione di nuove strutture ma per adesso abbiamo visto soltanto calare la mannaia sui posti letto».

 

Un’Odontoiatria di comunità riservata ai ragazzi disabili

Un servizio di Odontoiatria di comunità riservato ai ragazzi disabili da attivarsi in tutte le unità sanitarie del Veneto; proposto in forma di emendamento dalla maggioranza, e concepito come antidoto al rischio di emarginazione dei pazienti “deboli”, ha ottenuto il consenso unanime della commissione nella fase iniziale del confronto sulle schede ospedaliere, dedicato all’esame delle questioni preliminari e all’aggiornamento delle politiche di cura previste dal nuovo Piano socio-sanitario.

 

ÉQUIPE DI PSICOLOGI OSPEDALIERI PER ASSISTERE MALATI E CONGIUNTI

Via libera convinto anche all’allestimento di un’unità semplice di Psicologia ospedaliera in tutti i capoluoghi: «Non sarà inserita nei dipartimenti di Psichiatria ma lavorerà in staff con le direzioni», precisa Leonardo Padrin, presidente della commissione sanità del consiglio regionale artefice del progetto «e affronterà le situazioni più delicate e traumatiche che caratterizzano l’attività di un ospedale, prestando la loro consulenza sia alle persone malate che ai loro congiunti».

 

Gazzettino – Mirano. “Sanita’, non ci sono garanzie”

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27

set

2013

MIRANO – Sulla sanità la sindaca attacca la Regione: «Non ci dà garanzie»

MIRANO Netta presa di posizione del sindaco Pavanello in consiglio comunale

E l’opposizione incalza la maggioranza su alcuni giudizi contrastanti

OSPEDALE DI MIRANO – Sulle prospettive della Sanità acceso dibattito ieri sera durante la riunione del Consiglio comunale

«La linea della nostra amministrazione è chiara: la riorganizzazione dell’Ulss 13 presentata dalla giunta regionale non offre le necessarie garanzie. È una sfida, ma è una sfida molto rischiosa».

Così il sindaco di Mirano Maria Rosa Pavanello ha preso posizione ieri sera in consiglio comunale sul futuro della sanità locale. La questione è molto sentita visto che la riorganizzazione prevede la suddivisione tra polo medico a Dolo e polo chirurgico a Mirano, con molti reparti spostati e alcuni addirittura chiusi.

A tener banco è soprattutto la prospettata chiusura di Cardiochirurgia a Mirano: battendo soprattutto su questo tasto nei giorni scorsi l’associazione Cuore Amico ha raccolto seimila firme di protesta.

Il consiglio si è acceso con un’interpellanza presentata dai consiglieri d’opposizione Balleello, Saccon e Marchiori: «Per il sindaco Cardiochirurgia è un’eccellenza da salvaguardare, mentre per la vicesindaco Tomaello si tratta di un reparto dispendioso già presente nelle realtà vicine. Qual è la linea della maggioranza?».

Pronta la risposta di Maria Rosa Pavanello: «La dialettica interna fa bene ma non ci sono fratture, la linea che seguiremo è quella già illustrata in consiglio e in conferenza dei sindaci: la Cardiochirurgia miranese è una realtà da salvaguardare, dovrebbe lavorare in sinergia con Mestre».

Ma la questione è più ampia: «Il vero problema è il sottofinanziamento regionale rispetto alle altre Ulss» dichiara Pavanello.

L’opposizione però continua a pungere: «Noi insistiamo sulla necessità di tutelare ciò che è stato faticosamente costruito negli anni, attendiamo che la maggioranza si chiarisca le idee e prenda una posizione unitaria che dia al sindaco la necessaria forza politica per aprire un confronto».

Pavanello risponde con una stoccata: «Non ho ancora capito la posizione di Pdl e Lega a livello locale. I vostri partiti governano in Regione, voi dovevate intervenire».

Intanto la commissione regionale ieri ha avviato la fase finale della discussione sulle schede approvate dalla giunta Zaia. Ascoltati i pareri di sindaci, associazioni e comitati, la commissione fornirà il parere definitivo per dare il via libera alla riorganizzazione.

Gabriele Pipia

 

SERVIZI – Sanità, ecco i possibili scenari se passerà il piano regionale

Suddivisione di specialità tra polo medico a Dolo e polo chirurgico a Mirano: è questo il piano che non piace a sindaci, associazioni e comitati. L’opposizione è traversale e dunque alla fine la commissione regionale potrebbe indurre la giunta Zaia a delle modifiche. Ma se questa netta separazione venisse confermata, come cambierà concretamente l’organizzazione dell’Ulss 13?
Chirurgia Generale, Ortopedia e Urologia passerebbero da Dolo a Mirano, percorso inverso per Neurologia ed Oncologia. A Mirano rimarrebbero Cardiologia ed emodinamica interventistica, ma un servizio di Cardiologia è previsto pure a Dolo. In entrambe le sedi sono confermate le presenze di Pronto Soccorso, Radiologia, Laboratorio Analisi e visite polispecialistiche. Progressivamente si andrà verso una concentrazione del punto-nascite a Mirano, mentre Noale diventerà ospedale di Comunità: struttura intermedia tra il tradizionale ospedale per acuti e la degenza a domicilio. La riorganizzazione dovrà essere completata entro il 2015.

(g.pip.)

 

SCHEDE SANITARIE – Maratona in commissione: la palla passa alla Giunta

Maratona fino a notte fonda per approvare le schede. La V. Commissione, presieduta da Leonardo Padrin, ha portato in porto il complesso impianto che taglierà al Veneto 1200 posti letto e rivoluzionerà l’assetto della sanità ospedaliera pubblica e accreditata. Assessore Coletto e segretario generale Mantoan inchiodati alla sedia.
L’obiettivo era quello di consegnare nelle mani della giunta regionale entro la fine del mese il provvedimento che diventa indispensabile per cominciare a parlare di economie. Le consultazioni di questi giorni hanno portato a qualche mediazione (qualche motivo di attrito rimane comunque ancora in piedi e riguarda soprattutto il taglio dei primariati) nelle aree più calde, come quelle montane (Belluno e Feltre), o nel Rodigino. Anche se le contestazioni, ultime il corteo che si terrà la prossima settimana a Dolo, o la protesta dell’ospedale di Mirano, rischiano di pesare. Soddisfatto del lavoro (e della mediazione) il presidente Padrin, ma anche Dario Bond (Pdl) che ritiene di non “leggere particolari indebolimenti del sistema”. Claudio Sinigaglia (Pd) sottolinea che “si dovrebbero tagliare i posti letto, a territorio potenziato, e non prima”. Bottacin (Misto) considera le schede un impianto “clientelare e conservativo”. Una rassicurazione che arriva dall’assessore Luca Coletto: “il livello di assistenza non verrà toccato”.

 

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