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Gazzettino – Asl 13 “Hotel? Qui mancano i bagni”

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8

mar

2015

SANITÀ – La presidente del Tribunale del malato replica alle proposte di Gumirato

Boscolo: «Parlano di steward, ma nell’Asl 13 non ci sono nemmeno le carrozzine»

«Mancano le carrozzine nei reparti, nonostante le prescrizioni mediche, mancano i servizi igienici nelle stanze di degenza obbligando così i malati a penosi tragitti nei corridoi, per non parlare dei ritardi nella consegna degli ausili in fase di dimissione. Ci vuole ben altro degli steward e del wi-fi per far sentire i malati come in hotel».

Sandra Boscolo, presidente del Tribunale del Malato, replica così al direttore generale dell’Ulss 13 Gino Gumirato che nei giorni scorsi aveva sottolineato come «la buona sanità è fatta da tre cose: validi professionisti, confort alberghiero e alta tecnologia».

Dati alla mano, o meglio forte delle segnalazioni dei pazienti al Tribunale del Malato per errori clinici, la Boscolo contesta le dichiarazioni di Gumirato.

«Ma quale confort alberghiero – afferma la Boscolo. – La presenza degli steward negli ospedali dell’Asl 13 è una disposizione regionale e al Tribunale del malato non viene segnalata l’assenza del wi-fi, ma l’assenza di carrozzine, indispensabili per la mobilizzazione prescritta dai medici; l’assenza dei servizi igienici nelle stanze; i gravosi ritardi nella consegna di ausili in fase di dimissione, indispensabili alla qualità di vita e parallelamente ritardi anche di tre anni per il ritiro degli stessi quando non servono più. Non parliamo delle attese per accedere alla terapia antalgica, con ritardi legati alla carenza di organico in Anestesia e Rianimazione nonostante l’accesso alla terapia del dolore sia sancito dalla legge».

In aumento anche le segnalazioni, al Tribunale del malato, di errori medici.

«Spesso – commenta la Boscolo – sono dovuti a carenze delle strutture sanitarie o di organico. Ben venga quindi l’impiego di risorse per la sostituzione di apparecchiature obsolete così come gli interventi per raggiungere standard di sicurezza adeguati».

La Boscolo si lascia andare anche ad una battuta: «Aspettiamo per collocare l’insegna “hotel” intanto si potrebbe collocare quella che indichi l’ubicazione delle associazioni di volontariato. La chiediamo da 14 anni».

 

Nuova Venezia – Asl 13 “Rifare le schede ospedaliere”

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7

mar

2015

Pettenò (Sinistra) contro Zaia e la Regione a difesa degli ospedali dell’Asl 13

DOLO – Proseguono le mobilitazioni per la difesa delle strutture dell’ospedale di Dolo e dell’Asl 13.

Il consigliere regionale Pierangelo Pettenò (Federazione della Sinistra) ha presentato ieri in Consiglio regionale un emendamento alla legge di stabilità regionale 2015 che prevede la sospensione delle schede ospedaliere dell’Asl 13.

Il tutto con un duro attacco ai due artefici delle schede: il presidente della giunta regionale Luca Zaia (Lega) e il suo compagno di partito e assessore alla Sanità, Luca Coletto.

«I cittadini, le associazioni, i comitati e i sindaci del Miranese e della Riviera», spiega Pettenò, «manifestano da mesi la necessità di rivedere le scelte fatte dalla Regione sulla riorganizzazione dell’azienda sanitaria, specie sulla decisione di caratterizzare Mirano quale ospedale ad area chirurgica e Dolo come ospedale ad area medica. Si tratta dell’unico esempio presente in Veneto, ma non rispondente alla necessità di contenere i costi e non funzionale ai bisogni della popolazione. Con l’approvazione di tale emendamento la giunta regionale sarà obbligata a nuove schede di dotazione ospedaliera, a seguito di una nuova valutazione tecnica sulla situazione di Riviera e Miranese. La giunta dovrà tuttavia tener conto dei pareri degli enti locali e delle associazioni di cittadini relativi alla domanda effettiva di prestazioni sanitarie e dei servizi già esistenti».

Sul tema della difesa dell’ospedale di Dolo interviene anche Emilio Zen, portavoce del coordinamento iniziative a tutela dell’ospedale di Dolo.

«Per quanto finora svolto», spiega, «ci sentiamo legittimati a chiedere alle realtà politiche della Riviera incontri bilaterali per capire le intenzioni di ciascuno sul futuro dell’ospedale di Dolo e sull’organizzazione complessiva del servizio socio-sanitario. Per troppo tempo, sul tema, la politica locale ha balbettato. È giunto il momento di venire allo scoperto».

Giacomo Piran

 

Gazzettino – Dolo “Domenica doniamo il sangue”

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7

mar

2015

DOLO – In gioco l’apertura speciale del Centro trasfusionale

DOLO – «Lancio un appello a tutti i donatori del territorio perché si rechino a offrire il sangue domenica 8 marzo, dalle 7.30 alle 9.30, al Centro trasfusionale di Dolo, altrimenti il servizio domenicale potrebbe essere chiuso».

Giuseppe Polo, presidente dell’Avis Riviera del Brenta, si rivolge a tutti i soci rivieraschi, circa 1700, perché si rechino a donare il sangue perchè vi è necessità di rimpinguare le scorte di plasma. Proprio per consentire ai donatori di riuscire a farlo, limitando al minimo i problemi, in Riviera è attiva da anni l’apertura straordinaria del Centro trasfusionale dell’ospedale di Dolo: ma la conservazione di tale opportunità è legata anche al numero di donazioni.

«Assieme all’Asl 13 sono state concordate sei aperture straordinarie di domenica – precisa Polo – nella seconda domenica dei mesi dispari. L’accordo prevede che, se non si raggiungono almeno venti donazioni in ciascuna delle prime due domeniche di apertura, il servizio sarà rivisto. Sarà quindi fondamentale raggiungere e, magari, superare tale obiettivo. Si tratta di un servizio creato apposta per chi non può recarsi al Centro trasfusionale durante la settimana, in particolare per coloro che lavorano e non possono ottenere permessi. È un peccato non usufruire di un’opportunità del genere».

Il presidente si augura che l’appello venga ascoltato e confida nella sensibilità da parte di chi è abituato ad agire con altruismo. C’è da garantire la funzionalità di un servizio importante come l’apertura domenicale del Centro.

(L.Per)

 

Gazzettino – Asl 13. “All’ospedale come in hotel”

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4

mar

2015

ASL 13 – Il direttore Gumirato vuole investire anche sul fronte dell’ospitalità

Steward in Pronto soccorso e wi-fi «perché i malati si sentano a casa»

In ospedale come in albergo: all’Asl 13 l’obiettivo è rendere confortevole la permanenza del paziente. «La buona sanità – sostiene il direttore generale Gino Gumirato – è fatta da tre cose: validi professionisti, comfort e alta tecnologia». È infatti su questa linea che la direzione dell’Azienda sanitaria di Dolo e Mirano si sta orientando, partendo dall’introduzione degli steward nei Pronto soccorso di Dolo e Mirano fino al più recente sistema wi-fi nei reparti per permettere ai pazienti l’uso, dove possibile, di smartphone e tablet.

«Molte delle strutture ospedaliere di Dolo e Mirano sono vecchie e obsolete – spiega Gumirato – ci stiamo lavorando attraverso un corposo programma di investimenti da 28 milioni di euro che ha come punto fondante la sicurezza e l’efficienza delle strutture, ma si tratta di tempi più lunghi. Stiamo investendo nelle dotazioni tecnologiche e nella professionalità ma il nostro obiettivo è di garantire una sempre maggiore attenzione al pazienti. Il malato entra in ospedale in un particolare momento di fragilità – sottolinea il direttore generale – sradicato dagli affetti familiari ma anche da casa. Vorremmo che in ospedale potesse trovare un ambiente il più possibile confortevole, dove possa sentirsi, nonostante le condizioni, rassicurato da persone che si prendano cura di lui, non solo della sua malattia».

Da qui la presenza degli steward nei Pronto soccorso di Dolo e Mirano. Si tratta di personale adeguatamente formato per fornire tutta l’assistenza necessaria a un paziente o ai famigliari in attesa: informazioni sui tempi d’attesa, sui motivi dellas stessa attesa, sulle condizioni della persona che si trova in trattamento.

Il wi-fi è stato introdotto qualche mese fa sempre in Pronto soccorso ma anche nei reparti di degenza, dove è concesso l’uso del telefonino, per poter utilizzare smartphone, pc e tablet e «far sentire il malato il più possibile a suo agio».

Luisa Giantin

 

ASL 13 / GLI INTERVENTI

DOLO – L’Asl 13 punta sull’alta tecnologia e investe 1 milione e 800mila euro in nuove apparecchiature per gli ospedali di Dolo e Mirano a garanzia della sicurezza dei pazienti. Nuove ambulanze, ecografi e defibrillatori di ultima generazione sono alcune delle tecnologie sanitarie che sostituiranno i vecchi apparecchi.

«Stiamo lavorando per garantire la sicurezza dei cittadini – ha spiegato il direttore generale dell’Asl 13 Gino Gumirato – per questo è fondamentale stare al passo con i tempi nelle tecnologie e nelle apparecchiature che andremo ad acquistare».

L’acquisto più corposo, circa 415 mila euro, ha riguardato la sostituzione di quattro ambulanze (tra Dolo e Mirano ce ne sono quattordici): due sono state già acquistate nel 2014 e altre due sono previste per quest’anno. Oltre all’ambulanza in sé infatti l’acquisto è comprensivo dell’allestimento con attrezzature per la rianimazione avanzata e defibrillatori capaci di trasmettere il tracciato dal luogo dell’evento all’Unità coronarica (dotazione presente nell’Ulss 13 dal 2010), consentendo così una migliore gestione del paziente critico.

L’aggiornamento tecnologico della Rianimazione di Mirano grazie alla sostituzione di dodici letti elettrici è costato circa 210mila euro mentre per le Ostetricie di Mirano e di Dolo sono stati acquistati due nuovi ecografi di alta tecnologia, per l’attività diagnostica e clinica, per 160mila euro.

Sarano destinati invece ai Pronto soccorso, alla Geriatria e alla Dialisi i sette nuovi sollevatori automatici (7 mila euro l’uno) per la movimentazione dei pazienti, in grado di sorreggere fino a 205 chili, mentre prossimamente ne arriveranno altri tre capaci di sollevare i 300 chili.

Nella lista delle nuove apparecchiature acquistate dall’Asl 13 quest’anno ci sono anche sette nuovi defibrillatori, del costo di 5 mila euro l’uno, un apparecchio portatile per Radioscopia da utilizzare in Chirurgia e Ortopedia per il blocco operatorio di Dolo, costato 110mila euro, e infine due nuove “stazioni” per Anestesia nei blocchi operatori di Mirano, per una spesa di circa 100mila euro.

(l.gia)

 

In arrivo quattro ambulanze tra Dolo e Mirano, e poi ecografi, sollevatori, letti hi-tech e defibrillatori

MIRANO – Un milione e 800 mila euro per gli ospedali di Mirano e Dolo. In attesa di capire se e quando arriveranno i finanziamenti “di peso” che consentiranno la ristrutturazione dei due nosocomi, l’Asl 13 investe in sicurezza e nuove tecnologie sanitarie.

Ieri il direttore generale Gino Gumirato ha annunciato il piano di investimenti che permetterà soprattutto di sostituire vecchie apparecchiature che necessitavano di aggiornamenti urgenti, in particolare legate alle prestazione d’urgenza e di monitoraggio.

Pronte quattro nuove ambulanze, divise tra i due pronto soccorso che portano a 14 il totale dei mezzi tra Dolo e Mirano: due sono state già acquistate nel 2014, altrettante sono previste per quest’anno, per un costo totale di 415 mila euro, comprensivi di allestimento con attrezzature per la rianimazione avanzata e defibrillatori capaci di trasmettere il tracciato direttamente dal luogo dell’intervento all’Unità coronarica, consentendo così una migliore gestione del paziente critico.

Anche la Rianimazione di Mirano verrà aggiornata dal punto di vista tecnologico, grazie alla sostituzione di 12 letti elettrici (costo: 210 mila euro), cui seguirà un aggiornamento del sistema di monitoraggio e della cartella clinica. Due nuovi ecografi di alta tecnologia, a supporto delle attività di ostetricia, uno per ciascuno dei due presidi ospedalieri (costati 160 mila euro), permetteranno di migliorare l’attività clinica e diagnostica.

Acquistati anche nuovi sollevatori automatici per muovere i pazienti: ne arriveranno sette, capaci di sorreggere fino a 205 chili e altri tre per pesi fino a 300 chili. Saranno per i reparti con maggiore necessità: Pronto soccorso, Geriatria e Dialisi e costeranno circa 7 mila euro l’uno.

Acquistati anche nuovi defibrillatori, del costo di 5 mila euro ciascuno, e due nuove “stazioni” per anestesia nei blocchi operatori di Mirano, del costo di 100 mila euro.

Infine è in arrivo un apparecchio portatile per radioscopia per il blocco operatorio di Dolo, del costo di 110 mila euro, che sarà a supporto dell’interventistica chirurgica e di Ortopedia.

«Sono soprattutto interventi per la sicurezza dei cittadini», spiega Gumirato, «Riteniamo che sia fondamentale stare al passo con i tempi nelle tecnologie e nelle apparecchiature. La buona sanità è fatta di tre aspetti: validi professionisti, comfort alberghiero e alta tecnologia. Un grazie a tutti coloro che stanno aiutando e lavorando in questa direzione».

(f.d.g.)

 

NOALE – Nessun cambiamento per quanto riguardo il settore riabilitativo, del reparto di Medicina dello sport, degli ambulatori e dell’Utap (Unità territoriale di assistenza primaria) ospitati all’interno del monoblocco dell’ospedale di Noale. Tutto rimarrà al primo e secondo piano.

Questo l’esito di un incontro tra il Comune e il direttore generale dell’Asl 13 Gino Gumirato sui progetti da portare avanti.

Nessuna volontà di toccare l’esistente, dunque, e per l’Utap è stata riconosciuta la professionalità dei medici di base, tanto che la gestione dei costi del reparto è considerata positiva, con un risparmio sulle spese ospedaliere.

L’azienda sanitaria ha intenzione di partire con degli interventi per migliorare l’area d’ingresso dell’ospedale e riordinare gli spazi del giardino.

Capitolo uffici. Confermato per il 2016 l’arrivo del personale amministrativo dell’Asl 13; i 250 dipendenti delle attuali sedi di Mirano e Dolo finiranno al terzo e quarto piano, mentre per quegli edifici non più utilizzati dall’Asl e che dovranno essere ristrutturati, Gumirato si è detto disponibile a trattare con il Comune per trovare una soluzione in grado di andare bene a entrambi. Per questo sarà riattivata la commissione tecnica-urbanistica, ferma da febbraio 2012 e formata dai tecnici dell’Asl, del Comune e dallo stesso Gumirato stesso, che si riunirà ogni primo martedì del mese: il suo compito sarà portare avanti il progetto di rilancio dell’area e pensare a degli interventi mirati.

Nel recente incontro, poi, si è deciso di rinnovare il contratto scaduto a gennaio 2014 per l’uso del padiglione Ferrante, che da più di tre anni ospita gli uffici del terzo settore comunale, ovvero Cultura, Sociale, Sport e Pubblica istruzione.

Alessandro Ragazzo

 

DOLO – Si è sbloccata dopo una serrata trattativa durata ore la vertenza sulle mense ospedaliere di Dolo, Mirano e Noale. La Dussmann, azienda che le gestisce da dicembre, ha accettato la proposta dei sindacati di aumentare fino a tre ore a testa a lavoratore il monte ore complessivo attuale. Alla trattativa che si è tenuta a Mestre hanno partecipato i responsabili della Dussmann, i rappresentanti dell’Asl 13 che ha assegnato l’appalto, i segretari di Uil Tucs Luigino Boscaro e di Filcams Cgil Gianfranco Rizzetto e il direttore del Direzione provinciale del Lavoro Riccardo Germoglio.

«Finalmente», spiegano i sindacati, «abbiamo ottenuto una vera disponibilità alle richieste fatte dai lavoratori che in questa situazione non possono più andare avanti: la qualità del servizio è scaduta enormemente. Con la concessione di un aumento di 3 ore e la riorganizzazione dei turni di lavoro, diverse emergenze potranno trovare risposta».

Secondo i sindacati, la situazione è arrivata a questo punto anche perché la Dusmann ha tagliato in media il 40% delle ore. Ciò significa che molte donne (la maggioranza dei dipendenti) che avevano già un part-time lavorano solo 2 ore la settimana. Altre sono passate da 23 ore settimanali a 14. I pazienti negli ospedali di Dolo, Noale e Mirano sono circa 2.000. Per servire un pasto, i dipendenti hanno un minuto a paziente.

«L’accordo finale», concludono i sindacati, «sarà definito nei dettagli nella prima metà di marzo. Si tratta però d’ora in avanti solo di portare a compimento una soluzione che era attesa da tempo e che stava creando grossi problemi anche ai degenti della Riviera del Brenta e del Miranese».

Questione Reckitt. È stato sospeso temporaneamente lo sciopero alla Reckitt Benckiser di Mira, in programma ieri e oggi contro la decisione dell’azienda di istituire un turno da cinque notti consecutive. A spiegare la decisione è per Filctem Cgil Riccardo Colletti e per le Rsu Lorenzo Minto: «Proprio in questi giorni è arrivata una inattesa disponibilità al dialogo per rivedere i turni notturni. Già la prossima settimana ci si troverà ad un incontro per una riduzione del numero delle notti».

Alessandro Abbadir

 

Mattino di Padova – Ospedale, c’e’ il ballottaggio

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26

feb

2015

La commissione: Allegri o Padova Est, decisivi tempi e costi. Dario: serviranno 10 anni

Ammesse al ballottaggio l’opzione Aeroporto “Allegri” e quella Padova Est-San Lazzaro, con vantaggio di partenza della prima; esclusa invece l’ipotesi Padova Ovest.

Se il sito del nuovo policlinico universitario fosse al centro di una sfida elettorale (metafora neanche troppo lontana dalla realtà) sarebbe questa l’istantanea della gara. Almeno, secondo gli esperti della commissione incaricata dal governatore Luca Zaia di valutare – sul piano esclusivamente tecnico – vizi e virtù delle proposte emerse.

Antonio Canini (Regione), Franco Fabris (Comune), Francesco Polverino (Azienda Ospedaliera), Umberto Trame (Università), Luigi Rizzolo (Provincia): dopo due mesi di lavoro e nove sedute, i fiduciari dei soggetti istituzionali coinvolti hanno stilato all’unanimità una “pagella” che analizza le caratteristiche essenziali delle aree.

Cosa emerge? La superficie dello scalo Allegri presenta “unicità” (è immune cioè dall’attraversamento stradale che divide e tormenta l’attuale polo ospedaliero in via Giustiniani) e conta 52 ettari utilizzabili agevolmente più altri 18 di proprietà del demanio militare, la cui disponibilità si annuncia più complicata; le infrastrutture richiedono un potenziamento mentre non sorgono problemi idraulici.

Tanto basta ad assicurargli una qualche preferenza – almeno al momento – rispetto all’area di San Lazzaro; che è spezzata nella sua continuità da via Einaudi, anche se l’intervento “sanatorio” è stato già programmato e finanziato; e conta 40 ettari (metà pubblici, il resto privati con convenzione d’acquisto già stipulata), il minimo indispensabile per soddisfare gli standard di 400 mq a posto letto a fronte delle mille degenze previste; infrastrutture esistenti ma da completare, problemi ambientali modesti e da approfondire.

Un inciso: prima che la commissione concludesse i suoi lavori, il sindaco Massimo Bitonci ha caldeggiato la soluzione Est in una lettera a Zaia e a Claudio Dario, il direttore generale dell’Azienda che è stata nominata stazione appaltante. Quanto ha influito il suo zampino sul rapporto finale? «Ne abbiamo tenuto conto, ma solo sul piano delle informazioni aggiuntive riguardanti la convenzione con i privati e l’avvenuto finanziamento delle infrastrutture viarie. Poi abbiamo operato in libertà di pensiero», replica il manager, che pure non nasconde il clima di «pressioni e difficoltà» che circonda l’operazione.

E Padova Ovest? Era il sito indicato dall’amministrazione Zanonato-Rossi e accolto da Zaia che però ha dovuto prendere atto (con estrema irritazione) del veto bitonciano; spazia su 50 ettari ma i tecnici l’hanno accantonata a causa degli «elevati problemi idraulici» che richiederebbero ingenti spese per la messa in sicurezza; nonché per i costi aggiuntivi degli eventuali espropri cui si aggiunge l’assenza di adeguati collegamenti.

«In effetti non ci sono precedenti italiani sul versante dei nuovi poli della salute universitari e l’ultimo intervento organico di modifica di questo policlinico risale addirittura agli anni Sessanta», fa notare Canini, l’architetto che ha presieduto la commissione. «Noi dobbiamo tenere conto delle necessità attuali ma anche di quelle future perché il cantiere di un grande ospedale è destinato a cambiare nel tempo. Un esempio? Quando abbiamo realizzato l’Angelo a Mestre, il virus Ebola non era neppure in agenda».

E adesso? «Lavoreremo a un accordo di programma per assegnare i compiti ai soci contraenti», informa Dario «e costituiremo tre gruppi che avranno sei mesi per definire i costi e i tempi delle opzioni in discussione, nonché di indicare gli interventi necessari a mantenere la funzionalità dell’attuale policlinico per l’intero arco dei lavori».

E i quattrini? «Non sarà facile reperirli di questi tempi», allarga le braccia Canini.

Project in vista? «Occorrerà anzitutto contare su un congruo finanziamento pubblico, almeno nell’ordine del 55%, da integrare con altri fondi, in project financing, leasing immobiliare o altri contratti», fa eco Dario.

«In sé non esistono combinazioni positive o negative, ciò che fa la differenza sono le condizioni. L’ideale sarebbe avere il 100% di risorse erogate dal pubblico ma l’ipotesi mi pare remota».

Tempi ipotizzabili per passare dalle parole ai fatti? «Due anni di progettazione e appalti, tre per racimolare i finanziamenti e definire il project, almeno altrettanti per la costruzione. Nella migliore delle ipotesi 8-10 anni», pronostica il manager. Buona fortuna.

Filippo Tosatto

 

ZAIA: MASSIMA TRASPARENZA, MA SINIGAGLIA ATTACCA

Bitonci: «La scelta cadrà su San Lazzaro»

Massimo Bitonci, da sempre oppositore della soluzione Padova Ovest, che attribuisce alla «sciagurata eredità Zanonato-Rossi», accoglie con favore le conclusioni della commissione di esperti: «Ad oggi», fa sapere il sindaco «emergono due ulteriori fattori, uno relativo allo standard dimensionale dell’area su cui si dovrà insediare il nuovo policlinico, l’altro relativo alla scarsità di risorse a disposizione per realizzarlo. L’area dell’aeroporto è di proprietà del demanio, civile e militare, mentre quella di San Lazzaro è per gran parte in disponibilità immediata del Comune, che è disposto a cederla gratis. Quest’ultima osservazione non può che far propendere la scelta per il sito di Padova Est, perché consente un abbondante risparmio di denaro pubblico».

Sul tema è intervenuto anche il governatore Luca Zaia: «Adesso tutto è chiaro e improntato alla massima trasparenza. Ringrazio Claudio Dario e tutti i tecnici che hanno agito presto e bene. Da oggi abbiamo una valutazione precisa, tecnica e perciò molto significativa, rispetto a tutti i progetti e le ipotesi che si sono susseguite nel tempo». «Adesso», ha concluso «non è più possibile sbagliare, perché i padovani e i veneti meritano di avere un policlinico universitario di valenza internazionale, per la cura e la ricerca a favore dei cittadini e della sanità del futuro».

Di tutt’altro tenore le valutazioni del consigliere regionale Claudio Sinigaglia, esperto del Pd: «Nel 2012 i tecnici hanno indicato Padova ovest, adesso la bocciano. Ci sarebbe da ridere se la questione non fosse seria. Sia l’aeroporto che San Lazzaro presentano problemi di traffico insostenibili e dopo cinque anni si ricomincia da zero, l’obiettivo è salvare la faccia a Zaia ma così, purtroppo, il nuovo ospedale non lo vedremo mai».

«I tecnici si sono espressi, ora tocca ai politici passare dalle parole ai fatti senza ulteriori ritardi», chiude Antonio De Poli dell’Udc.

 

Nell’innovativo modello proposto dalla Scuola di medicina, previsti valutazione della performance cabina di regia unica per il sistema sanitario e direttore scientifico da accostare al manager regionale

Integrazione Azienda-Università

Mantoan: «Subito al lavoro»

«Apriamo immediatamente un tavolo di confronto». Con queste parole Domenico Mantoan promuove il modello di medicina e sanità universitaria presentato ieri da Santo Davide Ferrara a nome della Scuola di medicina. Pur senza entrare nel merito delle proposte tecniche – sulle quali è verosimile che non mancheranno confronto e scontro tra ospedalieri e universitari – il segretario regionale della sanità ha accolto con parole di incoraggiamento la proposta di integrazione tra Università e Azienda ospedaliera, un segnale forte di dinamismo in contrapposizione alle sabbie mobili in cui naviga il nuovo policlinico, le cui sorti ieri sono state oggetto di riflessione anche nell’incontro in aula Morgagni.

 

Il nuovo modello

La proposta cui ha lavorato la Scuola di medicina nel corso di 30 riunioni dall’ottobre dello scorso anno, spiega Ferrara, è già stata preannunciata al ministro Lorenzin, e mira a superare il preaccordo del 2006 – ormai vetusto – puntando su una stretta integrazione tra Università, ospedale, territorio e medicina di gruppo con uno sviluppo paritario dei ruoli di ospedalieri e universitari: «Superata la scelta infelice del modello veronese di Azienda ospedaliera integrata» spiega il presidente della Scuola di medicina «proponiamo una sorta di simbiosi tra Azienda ospedale e Università, che dovrà essere valutata non solo per il livello di assistenza, ma per il prodotto complessivo, ovvero investimenti, qualità e profitto. Non possono più esserci equivoci per cui le Aziende vengono giudicate esclusivamente per il lavoro assistenziale e la Scuola medica non ha timore di essere valutata da un organismo esterno».

 

Novità e sfide

Tra le novità proposte nel nuovo modello di integrazione, proprio l’introduzione di un organismo di valutazione esterna che valida la performance complessiva, misura e valuta annualmente i risultati di ciascun dipartimento e unità operativa, dirigenti e dipendenti e garantisce l’assolvimento degli obblighi aziendali nel rispetto della trasparenza. Più spinosa si annuncia, senza dubbio, l’introduzione di un direttore didattico-scientifico in affiancamento al direttore generale, nominato su proposta della Scuola di medicina. In capo a questa figura il coordinamento e la responsabilità dell’attività didattica e di ricerca, la concertazione con il direttore generale sull’assegnazione del budget ai singoli centri di responsabilità e la verifica dei risultati rispetto agli obiettivi.Ancora, previsto un organo di indirizzo incaricato di esprimere parere formale al direttore generale su piani attuativi al piano sociosanitario, investimenti pluriennali e bilanci, e di elaborare, alla fine di ogni anno, un documento da trasmettere a governatore e rettore relazionando su indirizzi e risultati. Infine, contemplata l’introduzione di dipartimenti didattico-scientifico-assistenziali integrati e l’istituzione di una cabina di regia interaziendale di coordinamento tra Azienda ospedale-Università, Ircss-Iov e Usl.

 

Nuovo Iov

In questo scenario «si pone una questione irrinunciabile – sostiene Ferrara – che è la realizzazione di un nuovo Istituto oncologico oltre al policlinico. È questo il messaggio che deve passare» aggiunge il presidente della Scuola di medicina presentando la bozza del protocollo d’intesa, un documento di 8 capi, 41 articoli e 76 pagine «è il momento di fare scelte chiare per superare ripetizioni, antinomie e contrasti che non fanno il bene della sanità. È nell’interesse della Regione attivare un tavolo di concertazione». Le reazioni Non si fa pregare Mantoan: «Nel panorama sanitario nazionale il Veneto è visto come un laboratorio e il ministro Lorenzin si attende da noi elementi di innovazione – sostiene il segretario della sanità veneta – al di là degli aspetti tecnici che avremo modo di definire meglio e in tempi brevi, una delle incompiute a livello nazionale è la governance dell’Azienda ospedaliera universitaria. Qui, invece, avete un ospedale che è un super hub per l’assistenza, formate i professionisti e avete trovato un connubio solido non competitivo con lo Iov. Il coordinamento con le realtà sanitarie del territorio e la valutazione delle performance sono elementi di novità che non esistono in nessun altro modello e questa è una sfida per il Veneto e per l’Italia: se dite ci mettiamo subito al lavoro con una commissione per perfezionare gli ambiti e lanciare la sfida – quindi aggiunge – lasciate perdere i finanziamenti, ci pensiamo noi, l’importante è produrre un prodotto globale di qualità, perché la buona sanità produce buoni bilanci».

Conferma il direttore generale dell’Azienda ospedaliera: «Ridefinire i rapporti con l’Università è uno dei nostri obiettivi – sostiene Claudio Dario pur senza nascondere la preoccupazione per nodi quali responsabilità economica e governance – ed è uno degli ambiti su cui dovremo confrontarci». Chiosa Urbano Brazzale, direttore dell’Usl 16: «Non credo che sarà un percorso facile, ma l’aumento della richiesta assistenziale e la diminuzione delle risorse ci richiedono sforzi sinergici».

Simonetta Zanetti

 

DOLO – Il Coordinamento iniziative a tutela dell’ospedale di Dolò ritiene di aver fatto il possibile in difesa del nosocomio dolese con la raccolta di firme, due manifestazioni popolari, il coinvolgimento delle istituzioni e la pressione per giungere ad una mozione votata all’unanimità in Consiglio Regionale che ha sancito il congelamento dell’atto aziendale dell’Asl 13 per consentire la revisione delle schede ospedaliere.

Tuttavia, le schede regionali prevedono il passaggio dell’ospedale di Dolo da polo chirurgico a polo medico-riabilativo, nonostante il parere della Conferenza dei Sindaci.

«Per noi è un declassamento, in quanto un ospedale che non risponde ad urgenze ed acuzie con reparti e servizi collegati sicuri, di alta qualità, è un ospedale di serie B». – osservano al Coordinamento che si rivolge ai futuri rappresentanti regionali.

«Cosa propongono i candidati? I loro partiti? Il Coordinamento si sente legittimato a chiedere alle realtà politiche della Riviera incontri per capire, sul futuro dell’ospedale di Dolo e sull’organizzazione complessiva del servizio socio-sanitario, le intenzioni di ciascuno. Per troppo tempo, sul tema, la politica locale ha balbettato. È giunto il momento che esca allo scoperto».

(L.Per)

 

DOLO – Il Comitato contro la nomina di Livieri a vicepresidente della Conferenza

«Fabio Livieri da presidente a vicepresidente della Conferenza dei sindacì per fare che cosa?» È quanto si chiede il Comitato Bruno Marcato che vede nella decisione un ulteriore passo verso il ridimensionamento dell’ospedale di Dolo.

«Se c’erano dubbi che il progetto del nostro direttore generale potesse incontrare difficoltà nell’attuazione, ora non ne abbiamo più: procederà speditamente con il consenso dei sindaci; anzi, con la ’compattezzà e l’unanimità’ chiesta da Livieri e dimostrata nel passato».

Questo il pensiero del Comitato, che aggiunge: «Per far questo, la Conferenza dei sindacì ha inventato addirittura una nuova norma. Nel regolamento regionale viene previsto che il direttivo della Conferenza è organismo ristretto, composto da non più di cinque membri. Nella nostra Asl, invece, i membri diventano sei, per far posto a Livieri, politicamente di centrodestra, per pareggiare la collocazione di centrosinistra del presidente Silvano Checchin».

Perché la decisione non piace al comitato? «Conosciamo bene Fabio Livieri, è stato presidente della Conferenza dei sindaci per cinque anni ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti, anche dei sindaci che ora lo hanno ripescato, forse per garantire il progetto approvato dalla Regione. Con l’elezione di Checchin tutti si aspettavano un cambiamento, ora Livieri lo può sostituire per ’l’esercizio delle funzioni, compiti e poteri’. Evidentemente, Livieri è una ’garanzia politica’, anche se la sua nomina avviene senza rispettare la legge».

Cosa potrà accadere, ora? «Livieri sa che è già tutto fatto dal direttore Gumirato ed approvato dalla Regione; sa anche che non ci sarà l’ampliamento dell’ospedale di Dolo, ma la dismissione e vendita di dodici edifici del vecchio ospedale, compresa Villa Massari, con lo spostamento di tutti i reparti chirurgici a Mirano. Non c’è più nulla da capire, si deve solo attuare. Anche per questo è stato nominato vicepresidente».

 

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