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Gazzettino – Asl, conti in rosso per 162 milioni

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3

feb

2015

SANITA’ – Migliorano i risultati di esercizio, recuperati in un anno 31 milioni, ma il buco resta profondo

Risalgono le veneziane, Padova e Verona. Bene Feltre, Belluno peggiora

C’è chi ha sbaragliato chi invece è rimasta al palo, o ancor peggio è scivolata ancor di più nel profondo rosso. Le performance economiche delle Asl non sono tutte uguali, almeno per quanto riguarda i numeri. Complessivamente, rispetto al 2012 nel 2013 il bilancio di esercizio complessivo delle Asl ha mostrato un minor negativo di circa 30 milioni di euro, anche se il totale rimane una cifra importante; 162 milioni e 331mila euro.

Ma è nel dettaglio che emergono differenze davvero macroscopiche. L’Asl di Belluno, ad esempio ha visto aumentare il disavanzo da poco più di 4 milioni di euro a meno 9 e 100mila euro; anche l’Asl del Veneto Orientale da quasi 7 milioni è scivolata ad un meno 17 milioni; dieci milioni di aumento di buco anche per l’Asl padovana. Ci sono poi quelle che invece hanno rovesciato situazioni difficili. Vola Feltre, migliora sensibilmente Bassano, ottima crescita per l’Asl dell’Ovest Vicentino, riesce ad accorciare sensibilmente un buco storico l’Asl Veneziana, guadagna 4 milioni quella di Dolo-Mirano, dimezzano il deficit Chioggia e Rovigo e va in attivo di 1 milione e mezzo Adria. Diminuisce lo scoperto anche per le Aziende sanitarie di Padova e Verona. Sempre in attivo lo Iov.

«Anche nel 2013 le Asl hanno faticato a raggiungere il pareggio di bilancio. Solo grazie alla Gestione sanitaria accentrata si sono potute ripianare le perdite», commenta il vice presidente della V. Commissione Claudio Sinigaglia che sta analizzando i dati. Il consigliere del Pd ritiene che sono attraverso un potenziamento il territorio per dare risposta alla cronicità che assorbe ormai gran parte del fondo sanitario si possa uscire da un trend passivo che per alcune Asl è ormai consolidato. «Dove sono i posti letto degli ospedali di comunità? E le medicine di gruppo integrate? E le Urt (Unità riabilitative territoriali)? – chiede Sinigaglia nell’ipotizzare una ricetta anti buco – La loro attivazione potrebbe migliorare l’offerta sanitaria e invertire in alcune realtà la rotta».

Una differenza di bilanci che è sicuramente legata all’offerta, ma che ha anche molte altre chiavi di lettura. Gli ospedali in project (come Venezia o l’Alto Vicentino ad esempio) finiscono con il pesare maggiormente sui bilanci. Per gli ospedali di prossimità molto incide anche la fuga in altre regioni. É il caso del Veneto Orientale, tra le Asl che in rapporto stanno perdendo maggiormente e che lamenta da tempo una migrazione di pazienti verso il Friuli Venezia Giulia.

La Regione Veneto, se pur ancora sulla carta, proprio per evitare queste diverse velocità all’interno dello stesso sistema sanitario, sta andando verso un “bilancio unico” affidato ad una “Azienda 0″ che superi le Asl. Per il momento i buchi delle Aziende vengono ripianati grazie alla gestione accentrata che anche quest’anno è riuscita a portare i conti in ordine ed evitare il commissariamento.

Daniela Boresi

 

Ulss, conti in profondo rosso

Resi noti i bilanci: solo Mirano virtuosa, male San Donà, migliora Venezia

Ulss in deficit, ma in miglioramento. Succede a Venezia e Chioggia. Nel Veneto orientale, invece, i conti peggiorano. Mirano è l’unica azienda con un bilancio positivo, che migliora. Sono i dati dei bilanci consuntivi 2013 appena approvati dalla Regione.

SANITÀ – Ecco i bilanci consuntivi delle aziende sanitarie della provincia diffusi dalla Regione

Ulss, profondo rosso a San Donà

Venezia resta in deficit ma migliora, Mirano virtuosa, male il Veneto orientale

Incomincia a scendere il deficit dell’Ulss veneziana, che resta comunque il più consistente di tutte le aziende venete. Si dimezza quello di Chioggia. Mentre Mirano, unica a non perdere, aumenta addirittura il saldo positivo. C’è poi chi peggiora: il Veneto orientale, con un deficit più che raddoppiato nel giro di un anno. Eccoli i bilanci consuntivi 2013 delle aziende sanitarie del Veneziano approvati in Regione a fine anno e diffusi ieri dal vicepresidente Pd della commissione sanità, Claudio Sinigaglia, insieme a quelli di tutte le Ulss del Veneto. Un quadro generale ancora in profondo rosso – 162 milioni e 330mila euro di buco a livello regionale, contro i 193 milioni e 131mila del 2012 – su cui si scatena già la polemica politica.

I dati del Veneziano mostrano una situazione molto varia. L’Ulss 12, storicamente la grande malata, con il suo enorme buco, dà segnali di ripresa. Il deficit passa da 55 a 47 milioni, comunque il più importante di tutte le aziende del Veneto, basti pensare che Padova e Verona – le altre a perdere di più, se pur in miglioramento – si attestano sui 25 milioni. Tra i dati diffusi ieri anche il debito verso i fornitori. E anche su questa voce l’Ulss veneziana migliora, e di molto: da 290 a 201 milioni. Altra Ulss in deficit, ma in netto miglioramento, quella di Chioggia. I numeri qui sono più contenuti, con un deficit che passa da 14 milioni a poco meno di 8. Fornitori pagati più velocemente anche qui, con un debito che passa da 73 a 39 milioni. Poi c’è il caso Mirano, l’unica Ulss del veneziano ad avere i conti in positivo già dal 2012: più 3 milioni. Un trend ulteriormente migliorato nel 2013 quando gli utili hanno superato i 7 milioni, mentre il debito con i fornitori si è attestato sui 77 milioni, contro i 101 dell’anno precedente. Unica azienda della provincia in controtendenza, invece, quella del Veneto orientale. Il buco di 6 milioni del 2012 l’anno successivo superava i 16. Un aumento legato ai conteggi per l’accreditamento di due strutture private, ma anche al fenomeno della fuga verso le strutture ospedaliere del Friuli.

Fin qui i numeri. E qualche primo commento ai dati veneziani arriva dal consigliere regionale Pd, Bruno Pigozzo. «Sul saldo ancora negativo dell’Ulss 12, sarebbe interessante sapere quanto pesa il costo del project per l’Angelo. Si tratta di un’anomalia bella e buona. E se vogliamo imboccare la strada dei costi standard, bisogna che tutti corrano con le stesse regole. Positivo il bilancio di Mirano, ma attenzione a tirare troppo la cinghia. Questo sistema non è sostenibile sul medio lungo periodo, vanno riconosciuti finanziamenti per gli investimenti». Quando al Veneto orientale «paga la mancanza si chiarezza sul futuro».

 

I direttori generali: «Abbiamo seguito le indicazioni della Regione»

«É un risultato meno negativo di quel che sembra. Tutto calcolato. Il 2012 era stato un anno eccezionale e la perdita del 2013 era programmata con la Regione». Il direttore generale dell’Ulss 10 Veneto orientale, Carlo Bramezza, non si scompone troppo di fronte al deficit record del 2013. «Abbiamo scontato l’accreditamento di due strutture private, con cui prima avevamo degli sconti, nonché l’anticipo dei fuoriregione, che ci verranno restituiti solo tra un altro anno. Fatti più contabili che altro. Poi paghiamo il fatto di avere ancora tre ospedali, la riorganizzazione è in corso, ma per vederne i benefici ci vorrà del tempo».

Tutti in miglioramento, si è detto, gli altri bilanci delle Ulss della provincia. E i direttori generali si dicono soddisfatti, a cominciare da Giuseppe Dal Ben, che guida sia l’Ulss 12 veneziana, che quella 14 di Chioggia. La prima resta la più indebitata della Regione, ma riduce il deficit. «Abbiamo ricevuto delle indicazioni rispetto all’esposizione. E siamo in linea con i piani di rientro indicati dalla Regione». I maggiori risparmi sono arrivati dalla «riduzione del costo dei servizi», quindi dal «risparmio sull’acquisto dei beni», infine da un «piccola limatura al costo del personale». Quanto al dimezzamento del deficit di Chioggia, per il dg è un «grande risultato, che verrà confermato nel 2014. Frutto della collaborazione tra Ulss e Regione anche sul fronte del pagamento dei fornitori». Infine l’Ulss 13 di Mirano, l’unica con il bilancio in attivo. «I conti dimostrano che la nostra è un’azienda virtuosa – commenta il dg Gino Gumirato – senza perdite di esercizio abbiamo prodotto utili nel 2012, nel 2013 e anche nel 2014. Nessun fornitore è stato pagato dopo i 90 giorni».

Nuova Venezia – Ulss: 160 mln di debito

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3

feb

2015

Bilanci positivi per trevigiane, Feltre, Monselice e Alta Padovana

Sinigaglia (Pd): «Troppi oneri e medicina territoriale inesistente»

Nella black list Padova tre veneziane e Verona

VENEZIA – È un panorama a macchie di leopardo quello della sanità veneta certificato dai bilanci consuntivi 2013 di Ulss, Aziende ospedaliere e Iov. Si tratta di cifre ufficiali, sancite un mese fa dalla giunta di Luca Zaia (che ha appianato i deficit d’esercizio attingendo alle risorse della Gestione sanitaria accentrata), ancorché superate, ma soltanto in parte, dalla dinamica del 2014.

Colpisce anzitutto la divaricazione tra conti in rosso e in nero, che divide pressoché a metà la rete sanitaria. Le perdite complessive ammontano a 162 milioni e 330 mila euro; picchi negativi nelle maxi aziende clinico-ospedaliere di Padova e Verona; pesante situazione debitoria a Venezia, Chioggia e nel Veneto Orientale; aumento del disavanzo a Belluno e nella stessa Ulss patavina.

Sul fronte opposto, i bilanci virtuosi di Feltre, Pieve di Soligo, Asolo e Treviso; analogo l’andamento positivo in due delle tre vicentine ma anche a Mirano, nell’Alta Padovana e a Monselice.

Critico il commento del consigliere regionale Claudio Sinigaglia, l’esperto di welfare del Pd: «Nonostante il prestito di un miliardo e mezzo richiesto allo Stato per riequilibrare l’esposizione finanziaria delle aziende, i debiti verso i fornitori non calano in modo consistente, tanto che a fine 2013 ammontavano a 2 miliardi. Ora stiamo restituendo il mutuo ricevuto e questo ci impegna a erogare circa 60 milioni circa all’anno per i prossimi 25 anni. Per coprire questo onere, però, la Regione non attinge al bilancio della sanità ma ad altri capitoli di spesa, circostanza che, sul piano degli investimenti, sta mettendo in difficoltà tutte le altre attività del Veneto».

Ma quali sono le cause strutturali del disavanzo, che insiste ormai stabilmente in alcuni bacini, peraltro i più popolosi del Veneto? Ai recenti Stati generali della sanità, i manager hanno fatto notare che il 25% della popolazione assorbe il 75% delle risorse sul versante delle cure… «Appunto, il nodo vero è quello della medicina integrata sul territorio, unica alternativa efficace alla tradizionale degenza ospedaliera», replica il democratico «se non potenziamo le strutture intermedie per dare risposta alla cronicità che assorbe ormai gran parte del fondo sanitario, non ne verremo a capo. E allora chiedo: dove sono i posti letto degli ospedali di comunità? E le medicine di gruppo integrate? E le unità riabilitative territoriali? Invece di presenziare alle finte inaugurazioni nei vari ospedali, suggerisco a Zaia di concentri sulla realizzazione dei presìdi territoriali, più volte promesso, previsti esplicitamente dal Piano socio-sanitario ma a tutt’oggi rimasti sulla carta».

Tant’è. In serata, per voce del direttore generale della sanità, giunge una puntualizzazione sulla vicenda: «Queste cifre fotografano la situazione di un anno fa ma nel frattempo i termini sono cambiati», afferma Domenico Mantoan «perché nel 2014 abbiamo distribuito la seconda tranche di finanziamenti a Ulss e aziende, 800 milioni, così da abbattere la loro esposizione nei confronti dei fornitori. Ricordo che nel 2011 lo stock debitorio ammontava a 3 miliardi e che oggi, febbraio 2015, è sceso ad un miliardo, soglia ritenuta fisiologica nelle dinamiche aziendali. Il saldo delle fatture, che in passato registrava una media di 180 giorni con punte di 350, adesso si è attestato sui 70 giorni. Mi sembra un progresso significativo, che avrà ripercussioni favorevoli sui conti».

«Personalmente», conclude Mantoan «a preoccuparmi di più sono i tagli che la Conferenza delle Regioni, con l’unica eccezione del Veneto, ha concordato sul versante sanitario: 3 dei 4 miliardi di riduzione di spesa a carico dei malati. Se il Governo accetterà questa impostazione, allora perfino l’erogazione dei servizi essenziali ai pazienti sarà a rischio. Non sono io a dirlo ma la Corte dei Conti». Una polemica, quella sulla scure destinata a colpire anche la spesa farmaceutica, destinata a infiammare la campagna elettorale.

Filippo Tosatto

 

Gazzettino – Dolo. “Chirurgia deve restare sempre aperta”

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29

gen

2015

DOLO – Basterebbe solo un evento di questo tipo per rendere assolutamente inadeguato il progetto di week-surgery attualmente in programma per Dolo. Tutto questo non è certo frutto di una vera riorganizzazione ma è espressone solo di un forzato contenimento della spesa che finisce col fornire meno servizi adeguati ai cittadini.

Non è con il trasferimento dei reparti che si risolve, inoltre, il problema sanitario negli ospedali di Dolo e di Mirano, – conclude Sacco – ma con una giusta e oculata ristrutturazione dei servizi già in essere. Ma per tutto questo serve la volontà politica. Una sana politica che prenda in carico il paziente nella sua globalità».

 

IL COORDINAMENTO A TUTELA DELL’OSPEDALE DI DOLO

DOLO «Appena possibile organizzeremo un incontro per spiegare nel dettaglio il progetto che tanto sbandiera la direzione dell’Asl 13, un progetto che gli organismi regionali non hanno bloccato».

Lo dice Emilio Zen, portavoce del coordinamento iniziative a tutela dell’ospedale di Dolo che interviene dopo la presentazione, venerdì scorso, del piano di investimenti da 28 milioni di euro per gli ospedali di Dolo, Mirano e Noale.

«Il direttore generale dell’Asl 13 abbassa i toni», continua Zen, «addolcisce la pillola, ma la gravità della situazione per il futuro dell’ospedale di Dolo rimane».

La preoccupazione maggiore è per il reparto di chirurgia che sarà trasferito a Mirano, mentre a Dolo rimarrà una chirurgia week day surgery.

«Noi vogliamo un ospedale che risponda efficacemente alle urgenze e alle acuzie per un bacino d’utenza di 140 mila abitanti», prosegue Zen, «un ospedale “completo” con reparti e servizi full time organizzati, integrati, funzionali allo scopo. Non vogliamo un week surgery. Nessuno ha mai parlato di chiusura, ma di ingiustificato declassamento».

Infine una serie di quesiti rivolti alla Regione. «Dov’è la politica?», si chiede Zen ? Vi siete dimenticati che il governo della Sanità è vostro? Dovete voi stabilire indirizzi e scelte e farli rispettare alle direzioni Asl e non il contrario?».

Giacomo Piran

 

Gazzettino – Dolo “Chirurgia non chiude”

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25

gen

2015

DOLO – Risposta alle preoccupazioni dei comitati: «Non si opera solo nel weekend»

Il direttore dell’Asl 13 Gumirato: «Interventi dal lunedì al venerdì»

Nessuna chiusura del reparto di Chirurgia a Dolo, i comitati stiano tranquilli. Parola di Gino Gumirato, direttore generale dell’Asl 13: «La chirurgia continuerà ad esserci, come pure ostetricia e ginecologia, con un’attività di “day e week surgery”».

Durante la presentazione del piano di investimenti da 28 milioni di euro che interesserà gli ospedali di Dolo, Mirano e Noale, il direttore è tornato sul tema “caldo” della chirurgia, che ha suscitato molte polemiche e preoccupazioni in particolare da parte del Comitato Bruno Marcato, ma anche dei consiglieri regionali dell’area. La trasformazione da Unità complessa di Chirurgia a Dolo, come è oggi, a Unità semplice, secondo i comitati penalizzerebbe infatti l’intero ospedale, che non potrebbe usufruire di un servizio chirurgico lungo tutte le 24 ore.

«Innanzitutto voglio precisare che nell’ospedale di Dolo sono previsti 360 posti letto contro i 260 di Mirano – ha sottolineato Gumirato – e mi domando come si possa pensare che con questi numeri si possa chiudere un ospedale. Inoltre – ha aggiunto il direttore generale – la maggior parte dell’attività chirurgica a Dolo riguarda interventi programmati. Per questo motivo nelle schede ospedaliere la chirurgia di Dolo, che manterrà 25 posti letto più 2 aggiuntivi, diventerà “day e week surgery”, ovvero normalmente non prevederà ricoveri venerdì pomeriggio, sabato e domenica. Da qui il termine day-week surgery. C’è inoltre da sottolineare che l’ospedale di Dolo in questi anni è diventato un punto di riferimento per quanto riguarda la chirurgia laparoscopica, che riduce notevolmente il ricovero in ospedale. Figuriamoci se possiamo fare a meno di un servizio così rilevante. Insomma – ha sottolineato Gumirato – l’unica modifica sostanziale sarà che la chirurgia di Dolo e quella di Mirano avranno un unico primario anziché due».

In un recente convegno sulla chirurgia laparoscopica svoltosi in Riviera, infatti, è emerso come in Italia solo il 22% degli interventi al colon retto venga eseguito per via laparoscopica. Il Veneto si attesta su valori medi del 33% con realtà come quella di Dolo che si fregia del 70% dei casi trattati per via laparoscopica.

Luisa Giantin

 

SANITÀ

«Reparti trasferiti solo a lavori finiti»

Il direttore Gumirato risponde ai comitati: «Garantiremo qualità in un’ottica di integrazione»

PIANO DETTAGLIATO – La “slide” dell’Asl 13 con gli interventi previsti nell’area ospedaliera di Dolo

«Ecco come investiremo i 28 milioni di euro degli ospedali di Dolo, Mirano e Noale: la parola d’ordine è sicurezza». Il direttore generale dell’Asl 13 Gino Gumirato ha illustrato ieri il Piano degli investimenti triennale dell’Asl, pari a 28,12 milioni di euro, alla quale lo scorso 18 dicembre 2014 la Commissione regionale per l’investimento in Tecnologia ed edilizia (Crite) ha dato il via libera. Oggi a disposizione ci sono già 19,56 milioni di euro, 9,36 dei quali già finanziati dalla Regione e 10,20 autofinanziati dall’Asl stessa.

«L’investimento che ha approvato la Regione dimostra che questa Asl, seppur limitrofa a due realtà importanti come Padova e Venezia – ha sottolineato Gumirato – con i suoi ospedali e i suoi servizi è un’Azienda che mantiene la sua centralità per un territorio vasto e complesso. In questo modo garantiremo qualità e sicurezza ai nostri cittadini, in un’ottica di integrazione efficiente e rivolta al futuro».

Il direttore ha illustrato ospedale per ospedale le varie tempistiche e priorità. «Le schede ospedaliere prevedono il trasferimento di alcuni reparti – ha spiegato Gumirato. – Il trasferimento di Chirurgia, Ortopedia e Urologia da Dolo a Mirano, la Neurologia e l’Oncologia da Mirano a Dolo e poi la lungodegenza da Noale a Dolo con l’aggiunta di 25 posti letto di riabilitazione e la Dialisi da Noale a Mirano. Ma per procedere a questi trasferimenti dovremmo prima aver attuato il piano degli investimenti triennale ed aver concluso i lavori previsti».

Tutto il piano, che non è vincolato da alcuna alienazione degli immobili da dismettere è incentrato sulla messa in sicurezza antisismica degli ospedali e Dolo, con un monoblocco da sei piani che oggi ospita anche Pronto Soccorso, Ortopedia, Ginecologie Ostetrica è il punto più debole.

«Non voglio che accada quanto successo a Modena nel 2012 – afferma Gumirato – che alla seconda scossa di terremoto dovemmo chiudere tre ospedali su quattro mentre pazienti e feriti furono trasferiti in un ospedale da campo della Protezione Civile».

 

IL PROGETTO PER DOLO

Sicurezza, interventi antisismici anche nel vecchio monoblocco

DOLO – Il Piano triennale prevede investimenti a Dolo per 14,2 milioni di euro con realizzazione di un nuovo mini monoblocco da 2000 metri quadrati collocato nell’area dell’ex Pronto Soccorso.

«Il primo step riguarda, entro il 2015, la messa in sicurezza dell’ospedale ed in particolare del vecchio monoblocco – ha affermato Gumirato. – Nell’ingresso sud verranno create due nuove sale operatorie antisismiche (che si aggiungono alle sei esistenti), collegate da nuovi ascensori di sicurezza a tutti i reparti. Ciò consentirà la continuità assoluta di servizio durante i lavori previsti in tutto il complesso (messa in sicurezza di impianti, scale antincendio e ascensori, che oggi sono in parte promiscui). Quest’anno inizieranno le procedure, e speriamo anche l’avvio dei lavori, del nuovo monoblocco da due piani, un piano da 1000 mq per il nuovo Pronto Soccorso e il secondo piano per la piastra radiologica. Non si stratta di un “prefabbricato” come ha detto qualcuno – ha evidenziato Gumirato – ma di una struttura altamente tecnologica, realizzata con materiali antisismici ma di semplice e veloce realizzazione».

Nel piano di investimenti si prevede la sistemazione dell’ingresso sud del vecchio monoblocco, con la creazione di un punto informativo, di una sala d’attesa e della nuova accettazione del Day Hospital Oncologico. Previsto anche l’ampliamento della sala d’attesa del Centro Unico di Prenotazione. Il Punto Prelievi verrà spostato presso il nuovo Cup, vicino all’ingresso di via Arino, da piazza Mercato.

L.Gia.

 

A MIRANO – Nuova centrale di sterilizzazione e trasferimento della Dialisi

All’ospedale di Mirano verrà trasferita la Dialisi di Noale e verrà realizzata una nuova centrale di sterilizzazione. «Gli investimenti complessivi per l’ospedale di Mirano, che ha comunque un monoblocco a due piani e non a sei come Dolo e di più recente costruzione – ha spiegato Gumirato – ammontano a 8,2 milioni di euro».

Oltre al trasferimento della Dialisi da Noale a Mirano, presso il De Carlo2, e la realizzazione della nuova centrale di sterilizzazione, vicina e collegata al De Carlo 1, verranno spostati vicino al Pronto soccorso la mensa, gli ambulatori dell’ex Mariutto e altri servizi. Verranno liberati gli spazi dell’attuale farmacia poiché tutti i servizi legati al farmaco sono stati esternalizzati mentre verranno effettuate opere di parziale messa in sicurezza antisismica e antincendio, tra cui lo spostamento dell’attuale centro prelievi.

«Confermata nel 2015 la disdetta dei contratti di affitto con il Mariutto – ha sottolineato Gumirato – che ci permetteranno di risparmiare oltre 1,5 milioni di costi per gli affitti. Acquisiremo la parte di Ostetricia di cui l’Asl 13 non è proprietaria e la camera mortuaria verrà trasferita nell’area ospedaliera».

(L.Gia.)

 

A NOALE – Arriva l’area direzionale dell’Asl 13 ma altre strutture verranno vendute

Nell’ospedale di Noale il piano di investimenti triennale prevede lavori per 5,7 milioni di euro. «Innanzitutto entro la fine del 2015, al massimo nei primi mesi del 2016 – ha spiegato il direttore generale dell’Asl 13 – l’obiettivo primario è il completamento del quarto piano del monoblocco, sul quale andremo a intervenire anche al terzo piano secondo tre fasi programmate». Con l’abbandono degli edifici del “Mariutto” a Mirano gli uffici amministrativi e l’area direzionale dell’intera Asl 13 verranno trasferiti nel monoblocco di Noale.

Analogo destino anche per altri uffici che attualmente sono dislocati in 12 sedi periferiche attorno all’area ospedaliera di Dolo, e troveranno posto sempre a Noale. «Fermo restando che il piano di investimenti dell’Asl 13 non ha tenuto in alcun conto le alienazioni previste – ha sottolineato Gumirato – a Noale le strutture da dismettere sono molte, dall’ex casa di riposo, disponibile già da ora, agli edifici Ferrante e Fassina, di ben sei piani, che andranno venduti».

(L.Gia.)

 

Gumirato, direttore generale dell’Asl 13, illustra tutti gli interventi che interesseranno i tre nosocomi

I maggiori investimenti riguarderanno Dolo (14 milioni), a ruota Mirano (8 milioni) e Noale (6 milioni)

DOLO – Un piano di investimenti triennale pari a 28,12 milioni di euro per la messa in sicurezza e l’ammodernamento degli ospedali di Dolo, Mirano e Noale. A presentarlo ieri è stato Gino Gumirato, direttore generale dell’Asl 13. I maggiori investimenti saranno a Dolo con 14,2 milioni, seguito da Mirano con 8,2 milioni e Noale con 5,7 milioni.

«Si tratta di interventi strutturali e sulle tecnologie di straordinaria rilevanza””, ha spiegato Gumirato, “”in questo momento c’è la disponibilità di 19,56 milioni di euro suddivisi in 9,36 milioni già finanziati dalla Regione e di 10,2 milioni autofinanziati dall’Asl 13 merito degli utili avuti in questi anni. Ulteriori 8,56 milioni dovranno essere finanziati nel biennio 2016-2017».

Partirà subito l’iter per i primi lavori dopo il via libera a dicembre della Commissione regionale per l’investimento in tecnologia ed edilizia (Crite) e della giunta regionale.

A Dolo è prevista la costruzione di un nuovo monoblocco da 2 mila metri quadri su due piani per il nuovo pronto soccorso e la radiologia che aumenteranno del 35 per cento la loro estensione rispetto all’attuale. Inoltre sarà realizzata una struttura antisismica di 400 metri quadri dove saranno ospitate due nuove sale operatorie oltre ad essere previste opere di sicurezza quali scale ed ascensori antincendio e sistemazione impianti.

A Mirano ci sarà la costruzione della nuova centrale di sterilizzazione e la ristrutturazione di un edificio di 3 mila quadri da destinare ad area ambulatoriale e servizi.

A Noale infine si partirà con la ristrutturazione del terzo e quarto piano del monoblocco.

«A Dolo le opere di sicurezza saranno progettare e realizzate entro il 2015», precisa Gumirato, «avvieremo le procedure per il nuovo pronto soccorso e la radiologia con l’obiettivo di firmare il contratto entro fine 2015. A Mirano il nuovo plesso di sterilizzazione è immediatamente praticabile mentre contiamo di iniziare entro il 2015 la ristrutturazione complessa. A Noale i lavori del terzo e quarto piano dovrebbero essere ultimati per l’inizio del 2016».

Completati i lavori, partirà il trasferimento dei reparti: da Dolo a Mirano (chirurgia, ortopedia e urologia), da Mirano a Dolo (neurologia, oncologia, 25 posti letto di riabilitazione intensiva e ci sarà la nuova chirurgia day week surgery), da Noale a Mirano (lungodegenza e dialisi) mentre Noale (sede amministrativa e direzionale).

Il piano prevede altri interventi.

A Dolo il rifacimento dell’ingresso sud del monoblocco con la creazione di un punto informativo, di una sala d’attesa e della nuova accettazione del day hospital oncologico. Verrà ampliata la sala d’attesa del Cup, sarà spostato il punto prelievi e ci sarà la ristrutturazione di un edificio da adibire a poliambulatorio.

Anche a Mirano sono previste opere di messa in sicurezza antisismica e antincendio, oltre allo spostamento del centro prelievi e dell’obitorio.

Giacomo Piran

 

Il coordinamento dei cittadini polemico con la commissione regionale

«Un errore sostenere il piano di gestione dell’Asl 13 proposto da Gumirato»

DOLO «Il nostro coordinamento non abbasserà la guardia, forte del sostegno dei cittadini e di molte realtà associative».

Lo sostiene Emilio Zen, portavoce del Coordinamento per la tutela dell’ospedale di Dolo, che interviene dopo che la commissione regionale Sanità ha espresso apprezzamento per l’attuale gestione dell’azienda sanitaria Asl 13 e per i piani di messa a norma e adeguamento strutturale previsti per l’ospedale di Dolo.

La commissione giovedì scorso aveva ascoltato in audizione Gino Gumirato, direttore generale dell’Asl 13.

Il comitato chiede invece la modifica delle schede ospedaliere, la sospensione dell’atto aziendale, che Dolo rimanga ospedale per acuti e che vengano bloccati i trasferimenti di reparti previsti dall’Asl 13.

«Che delusione», scrive Emilio Zen, «anche la Commissione Sanità, che speravamo essere severo e obiettivo organismo di indirizzo e proposta per eque politiche sanitarie, ha espresso parere favorevole sull’atto aziendale della direzione generale dell’Asl 13 che dà concretezza alle schede ospedaliere, e sul progetto che imposta in modo diverso e ridotto la risposta alle urgenze e l’organizzazione complessiva dell’ospedale di Dolo. Il consigliere Pietrangelo Pettenò ha espresso parere critico, il consigliere Bruno Pigozzo ha espresso riserve, ma alla fine il risultato è stato avvilente».

Zen punta il dito sulle differenti decisioni prese in questi mesi dagli organi regionali.

«Giunta e commissione Sanità», prosegue il portavoce del coordinamento, «hanno avvallato ciò che il Consiglio Regionale all’unanimità il 16 dicembre aveva sospeso. Che opinione potranno avere i cittadini di questa politica? Forse lo diranno le urne di maggio».

Emilio Zen traccia poi il futuro dell’ospedale di Dolo.

«Il Pronto soccorso», precisa, «sarà ricompreso in una struttura prefabbricata assieme a Radiologia, Ambulatori e Sala Operatoria, il tutto funzionale alla Chirurgia in “week surgery” funzionante solo in orario giornaliero, dal lunedì al venerdì. I reparti di area chirurgica attualmente collocati nel monoblocco sud saranno trasferiti a Mirano». Viene quindi lanciato un appello ai sindaci della Riviera del Brenta che negli scorsi mesi, attraverso l’approvazione di un ordine del giorno, avevano chiesto la sospensione dell’atto aziendale. «Invitiamo sindaci della Riviera», conclude Emilio Zen, «se preoccupati per il graduale declino del nosocomio dolese, a far sentire la loro voce».

Giacomo Piran

 

DOLO – Il direttore generale dell’Asl 13 ha illustrato i piani in commissione regionale

Chirurgia funzionerà 5 giorni su 7, per il polo di Noale ipotesi di accordo coi privati

SANITÀ – Gumirato: «Investimenti focalizzati su Dolo»

Il direttore generale dell’Asl 13, Gumirato, ha confermato che gli investimenti saranno focalizzati sul nosocomio di Dolo. Dei 28 milioni necessari, tuttavia, solo 9 risultano disponibili.

Pettenò (Fsv): «La Giunta regionale deve rivedere la riorganizzazione»

Per quest’anno non ci saranno cambiamenti sostanziali ai servizi offerti dall’Asl 13, ma intanto inizieranno i primi interventi di ristrutturazione previsti dal programma. Questo in sintesi è quanto emerso dall’audizione del direttore generale dell’Azienda sanitaria, Gino Gumirato, in 5. Commissione.

Gumirato ha confermato il piano degli investimenti che saranno principalmente focalizzati sull’ospedale di Dolo. Dei 28 milioni di euro necessari, tuttavia, solo 9 risultano al momento disponibili. La Chirurgia dolese, dal 2015, dovrebbe passare in regime di funzionalità per 5 giorni su 7 per 24 ore. Quando all’ospedale di Mirano ed alla Cardiochirurgia vi è un impegno da parte del presidente della 5. Commissione Leonardo Padrin di sottoporre all’assessore Coletto l’ipotesi di un Dipartimento interraziendale di cardiochirurgia fra Asl 13 e Asl 12, sul modello di quanto già avviene per Otorinolaringoiatria.

Infine per quanto riguarda l’Ospedale di comunità di Noale, il direttore generale ha ribadito che secondo lui è antieconomico e dovrebbe essere affidato ai privati. Il presidente Padrin si è impegnato di comunicare all’assessore Coletto quanto emerso e le testimonianze degli amministratori locali ma anche dei comitati.

Sull’audizione Francesco Piccolo ha osservato. «Con gli interventi previsti, Dolo nei prossimi tre anni sarà un cantiere aperto e potrà recuperare quella rilevanza sia sul piano dei servizi che della qualità che negli ultimi tempi sembra fortemente compromessa. Vi sono i margini perché possano essere rivisti i piani aziendali per Chirurgia».

Bruno Pigozzo ha aggiunto: «Il presupposto principale è che non si arrivi alla specializzazione degli ospedali di Dolo e Mirano mentre ritengo sia preferibile il modello integrato che dal punto di vista economico e dei servizi, come avvenuto sinora, è più adeguato alle esigenze della popolazione. Serve anche ad un cospicuo investimento di risorse economiche».

Pietrangelo Pettenò di F.S.V: «L’audizione non ha aiutato a far luce sul futuro dell’Azienda, l’unica cosa certa è la trasformazione della Chirurgia di Dolo in ’week-surgery’ e l’allocazione dei 40 posti letto dell’ospedale di comunità di Noale in una struttura privata. Rimango convinto che la Giunta regionale debba rivedere la riorganizzazione dell’Asl 13, con il mantenimento dei posti letto dell’ospedale di comunità di Noale e della chirurgia a Dolo, come deciso all’unanimità dal Consiglio regionale del 16 dicembre scorso».

 

Sanità

DOLO – Apprezzamento per la gestione dell’Asl 13 e per i progetti previsti per l’ospedale di Dolo. A dirlo è una nota della quinta commissione regionale Sanità che ieri pomeriggio ha incontrato Gino Gumirato, direttore generale dell’Asl 13.

L’organo consiliare, presieduto da Leonardo Padrin, ha inoltre valutato positivamente le esperienze d’integrazione già in essere, come Cardiochirurgia e Orl, auspicandone l’estensione mentre in merito ai 40 posti di ospedale di comunità previsti a Noale «invita il direttore generale a fare un approfondimento sull’effettiva convenienza della loro ubicazione in sede pubblica o in struttura accreditata».

Riserve sono state espresse da Bruno Pigozzo (Pd): «Ho ricordato le due mozioni approvate dal consiglio regionale sull’atto aziendale dell’Asl 13 e sulla collocazione dei 40 posti di ospedale di comunità in struttura pubblica. Tenendo conto che le risorse disponibili per gli interventi strutturali sono nove milioni sui 28 totali e che andranno prioritariamente a Dolo, ciò significa che per tutto il 2015 non sarà effettuato alcun spostamento di reparti. La chirurgia di Dolo rimarrà così com’è e sarà avviato il dipartimento di Cardiochirurgia. Su questi punti la giunta regionale dovrà emanare direttive coerenti con l’indirizzo dato dal consiglio».

Critico Pietrangelo Pettenò (Federazione della Sinistra). «L’audizione non ha aiutato a far luce sul futuro dell’Asl 13. L’unica cosa certa è la trasformazione della chirurgia di Dolo in week-surgery, e che i 40 posti letto dell’ospedale di comunità di Noale finiranno in una struttura privata. Rimango della convinzione che la giunta regionale debba rivedere la riorganizzazione dell’Asl 13».

Giacomo Piran

 

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