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Nuova Venezia – Brenta sicuro, oltre 700 firme

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15

gen

2014

IL PROBLEMA

Va a gonfie vele l’iniziativa per arrivare al sistema anti alluvioni

CAMPOLONGO – Va a gonfie vele la raccolta di firme organizzata dal comitato Brenta Sicuro che punta ad una raccolta di firme per il completamento dell’idrovia Padova – Venezia. La raccolta di firme on-line ha quasi raggiunto le 700 sottoscrizioni.

«Abbiamo avuto – spiega il coordinatore Marino Zamboni – tante adesioni di cittadini comuni, deputati ed esponenti politici. Hanno sottoscritto la nostra petizione il deputato del Pd, Simonetta Rubinato, il consigliere regionale Piero Ruzzante, il vicesindaco di Padova Alessandro Zan (Sel), ma anche tanti attivisti del Movimento 5 Stelle del Veneziano e del Padovano. Puntiamo a raggiungere il migliaio si sottoscrizioni in poco tempo».

Il Comitato intercomunale Brenta Sicuro si occupa da oltre tre anni della sicurezza idrogeologica, ha organizzato mostre, momenti d’informazione, incontri, la manifestazione del 21 settembre sulle rive del Brenta e la conferenza del 29 novembre a Piove. Sul territorio resta il problema della tenuta del sistema complessivo, evidenziato dagli studi del professor D’Alpaos: si pensi all’alluvione del Roncajette nel 2010 dovuta a una piena del Bacchiglione prevista nel 2007.

«L’unica soluzione – dice Zamboni – è rappresentata dall’idrovia che permetterebbe una vera “via di fuga” delle acque in eccesso che non trovano, in caso di piena, sfogo con il Bacchiglione e il Brenta».

I rappresentanti dei comitati raccoglieranno firme in tutti i comuni interessati, (sia Riviera che Piovese) con banchetti via mail si potrà dare adesione a brentasicuro@libero.it.

(a.ab.)

 

Gazzettino – «Caro-pedaggi, danni anche per le autostrade»

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14

gen

2014

I comitati del Cocit scrivono a Comune e Regione: «Prezzi troppo alti le svuoteranno rendendo invivibili e inquinate le strade urbane»

Se varcare il casello delle autostrade è come passare alla cassa di una gioielleria, è chiaro che solo i ricchi lo fanno, e il resto degli automobilisti intaserà le strade urbane.

E il danno sarà triplo: per gli automobilisti, che pur di risparmiare stanno in macchina anche un’ora in più al giorno, per l’ambiente, che sarà invaso da tonnellate di gas di scarico in più, per le stesse autostrade Cav compreso. Perché dovrebbero essere danneggiate se, in realtà, con gli aumenti incassano più soldi? «Gli aumenti di questi giorni sono dettati soprattutto da mancati introiti dello scorso anno» afferma il Cocit, il Coordinamento dei comitati contro l’inquinamento da tangenziale: «Le autostrade sono meno trafficate a causa della crisi economica. È chiaro che se andare da Venezia a Padova costerà 2 euro e 80, da Venezia a Treviso 2,60 e da Venezia a San Donà 3 euro e 50, le autostrade si svuoteranno ancora di più, così saranno necessari nuovi aumenti e le manutenzioni saranno sempre più rade. E, fattore non secondario, la Cav riuscirà sempre meno a pagare le rate del Passante».

Che fare? Il Cocit una soluzione ce l’avrebbe, tutto sta a vedere se Comune e Regione lo ascolteranno. È una soluzione composta da più elementi, e che ha dalla sua alcune prese di posizione dei ministeri dei Trasporti e dell’Ambiente per trovare una mediazione tra gli interessi dei gestori autostradali e quelli dei cittadini. A dire il vero non era difficile immaginare cosa sarebbe successo già prima di pensare agli aumenti, una volta entrati in vigore ad ogni modo le conseguenze sono diventate evidenti: sempre più automobilisti, soprattutto i pendolari, hanno cominciato a riversarsi su Terraglio, Riviera del Brenta, Miranese, Triestina ma anche in altre tantissime minuscole stradine nate per servire poche abitazioni e aziende agricole, non certo per fare da superstrade.

«I pendolari, oltretutto, sono costretti ad usare l’automobile perché molte zone del nostro territorio non sono servite sufficientemente, o per nulla, dai mezzi pubblici» conclude il Cocit.

Elisio Trevisan

 

AUTOSTRADE GOVERNO IMMOBILE

Non si capisce perché il governo non sia stato in grado di opporsi “congelando” almeno per quest’anno l’aumento dei pedaggi autostradali anziché permettere aumenti di 5, 10 e a volte anche di più l’indice di inflazione. Perchè questa regalia alle società che gestiscono le autostrade, che da decenni restano in mano a strutture e personaggi para-politici? Anche perché in cambio dei nuovi aumenti non si vedono realizzazioni spettacolari e le grandi arterie (come la Salerno-Reggio Calabria) sono ferme da 40 anni. Ancora una volta un governo nato per dare “segnali forti” non lo fa, non dimostra di avere una linea né una strategia eppure le autostrade italiane sono già le più care del mondo mentre sono gratuite in Germania, in Olanda, Svezia, Belgio, Usa, Canada, Australia o si usano con una modesta tassa fissa annuale come in Austria o in Svizzera. Non solo, ricordiamoci che la nostra benzina è la più cara d’Europa e credo del mondo, e che questi costi incidono duramente sulle imprese e sul sistema dei trasporti con i cittadini comunque obbligati a viaggiare su gomma visto che le ferrovie si limitano a guardare alla “alta velocità” cancellando le linee minori. Sembra esserci una vera miopia del governo su questi problemi. Intanto passano i mesi e non succede nulla, le grandi riforme attendono sempre come la promessa ripresa economica che non arriva e l’Italia sta a guardare, sempre più disperata.

Orlando Masiero – Fiesso d’Artico (Ve)

 

 

RINCARI AUTOSTRADALI, LA PROPOSTA

Il Cocit: accordo per usare gli incassi della tangenziale per la mitigazione ambientale

«Gli aumenti di questi giorni dettati soprattutto da mancati introiti dello scorso anno, rischiano di peggiorare, e di molto, la qualità della mobilità nella nostra area, con ripercussioni immaginabili sulla qualità dell’ambiente la vita dei residenti».

Il Cocit, coordinamento contro l’inquinamento della tangenziale di Mestre, interviene nel dibattito sui rincari imposti da Cav per autostrada e Passante con delle proprie proposte che formula con una lettera inviata pochi giorni fa al sindaco di Venezia Giorgio Orsoni e all’assessore regionale alle Infrastrutture, Renato Chisso. La preoccupazione è che l’aumento delle tariffe per le percorrenze autostradali (Venezia-Padova 2.80 euro, Venezia-San Donà 3.50 euro, Venezia-Treviso Sud che è salito a 2,60 euro) porterà molti ad abbandonare l’autostrada e preferire le strade statali e urbane di Terraglio, Miranese, Triestina e Riviera del Brenta anche se questo comporta dei tempi di percorrenza più lunghi.

Con un aumento di traffico e smog che va a scapito dei territori che il progetto Passante doveva svuotare dal traffico di attraversamento.

«I centri abitati lungo queste direttrici ringrazieranno, Passante e autostrade saranno sempre più vuote, il prossimo anno ci saranno di conseguenza nuovi rincari e in alternativa, manutenzione delle stesse trascurata», sostiene il Cocit di Mestre. E quindi in una lettera inviata al sindaco di Venezia e all’assessore regionale, il coordinamento dei comitati sollecitano che «sia il Comune di Venezia che l’assessorato alle Infrastrutture della Regione Veneto si impegnino politicamente per rivedere i termini delle concessioni autostradali e del piano economico finanziario del Passante».

Il Cocit chiede di «allungare i termini della concessione alla Cav, e di utilizzare gli incassi dei transiti di attraversamento in tangenziale per la mitigazione dell’impatto ambientale e la riqualificazione del territorio».

Altra occasione da cogliere è, invece, quella della fine del 2017 quando scadrà la concessione di Autovie Venete per il tratto finale della tangenziale di Mestre, in zona Terraglio.

«Una occasione per avere finalmente la tangenziale sotto un unico concessionario e garantirsi interventi che finora Autovie non ha realizzato», avvisa per il movimento Angelo Pistilli.

E ancora, dice il Cocit, «tariffe in abbonamento per i pendolari residenti nel territorio della Pa-Tre-Ve. Oltre ovviamente al lavoro di potenziamento del sistema del trasporto pubblico, a partire dal metrò regionale».

(m.ch.)

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«Summit tra i sindaci, il nuovo orario sta portando affollamenti inaccettabili»

MONTEBELLUNA – Treni troppo affollati soprattutto al mattino, soprattutto quelli che partono da Montebelluna alle 7.11 e alle 9.11 e sono diretti a Padova. Mancando una corsa intermedia, succede che i vagoni del treno che porta a Padova siano stipati fino all’inverosimile da chi va a scuola e da chi va al lavoro: è questo quanto hanno fatto notare ieri i pendolari al sindaco Marzio Favero, che ha deciso di contattare i suoi colleghi sindaci della linea Belluno-Padova che transita per Montebelluna e quelli del Montebellunese per analizzare la questione e formulare delle proposte. Ne ha già discusso ieri con il vicesindaco di Cornuda Claudio Sartor, che si è assunto l’incarico di contattare i sindaci interessati per organizzare questo summit a cui far partecipare anche i rappresentanti dei pendolari. Da quando è entrato in vigore il nuovo orario cadenzato i problemi si sono moltiplicati e l’assembramento in treno è diventato inverosimile. Già a Montebelluna il convoglio arriva pieno e tante mattine si sale a forza di spinte. E dei cosiddetti “treni spot” per evitare che i passeggeri viaggino pigiati fino all’inverosimile, non c’è neppure l’ombra finora. Questo hanno fatto notare i pendolari al sindaco di Montebelluna, che ha deciso di passare all’azione. «Qui si tratta di fare una fotografia della situazione e di formulare una proposta a Trenitalia e alla Regione», spiega il sindaco di Montebelluna Marzio Favero, «Quindi la strada che seguiremo ora sarà quella di organizzare un incontro tra tutti i sindaci interessati, quelli dei Comuni lungo la linea ma anche quelli dei Comuni i cui cittadini fanno riferimento alle stazioni che ci sono lungo la Belluno-Padova. A questo incontro inviteremo ovviamente anche le associazioni dei pendolari. Il nostro obiettivo è di avere un quadro esatto della situazione del trasporto ferroviario che ruota su Montebelluna, rilevare i problemi e arrivare poi a formulare una proposta di soluzione a Trenitalia e all’assessore regionale. Ho già contattato alcuni colleghi e vedremo di arrivare in tempi brevi a questo incontro. Dobbiamo fare lobby come territorio se vogliamo ottenere dei risultati e risolvere i problemi che ci vengono segnalati dagli utenti. E questo del sovraffollamento delle corse del mattino è uno dei problemi che va risolto, perché non è possibile far viaggiare in tali condizioni i passeggeri».

(e. f.)

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Entro sei mesi Mirano, Spinea, Noale, Martellago, Santa Maria di Sala e Salzano riuniranno i comandi dei vigili e le direzioni di economato, personale e messi

MIRANO. Il matrimonio s’ha da fare. Già a fine mese le prime delibere approderanno nei Consigli comunali per essere votate ed entrare poi nella fase esecutiva. Entro il primo semestre del 2014 nascerà così l’Unione del Miranese: sei comuni, 120 mila abitanti. I sindaci hanno dato forma al progetto, la bozza ora coinvolge la Regione e, a breve, diventerà pubblica nei singoli Consigli comunali.

Territorio. Ad oggi l’ambito geografico dell’Unione è il Miranese. Resta in stand-by l’aggregazione con i comuni della Riviera, dove già esiste un’Unione territoriale tra Dolo, Fiesso, Fossò e Campagna Lupia. Se ne potrà però riparlare in futuro, con una “Unione tra unioni”. Quella del Miranese intanto sarà formata dai sei comuni del comprensorio (tutti meno Scorzé). Quindi Mirano, Spinea, Noale, Martellago, Santa Maria di Sala e Salzano. In totale circa 120 mila abitanti, quarta “città” del Veneto per residenti dopo Venezia, Verona e Padova. Pianiga, a questo punto, a metà strada tra Miranese e Riviera, deve decidere con chi aggregarsi.

Funzioni. Scontata l’aggregazione della protezione civile (che già da tempo opera in una logica di distretto) e la polizia locale. Finora è quest’ultima la novità più importante e prossima: già entro giugno i sei comandi municipali saranno riuniti in un solo corpo di polizia, che avrà sede in villa Belvedere a Mirano, scelta come luogo di rappresentanza dell’Unione. A livello di servizi i sei comuni condivideranno quelli relativi al commercio, al personale e ai messi.

Polizia. Aperta la partita per il comandante del corpo Miranese, intanto però i comuni hanno l’urgenza di risolvere questioni logistiche. Prima tra tutte quella relativa ai mezzi: villa Belvedere è una sede di prestigio ma ha la pecca di non poter ospitare le auto di servizio, che nel parco non possono proprio entrare. Mirano avrebbe una soluzione pronta, quella dei 20 posti auto nel parcheggio interrato, chiuso e sicuro, di via Vivaldi, troppo lontano però dal parco Belvedere. Intanto a Mirano i vigili stanno già organizzando il trasloco, pronti a lasciare entro alcuni mesi il comando di via Macello.

Tempi. A fine mese è previsto un incontro dei sindaci in Regione per limare gli ultimi aspetti, sotto l’egida dell’assessore regionale agli Enti locali Roberto Ciambetti, che ha già benedetto l’operazione. Poi saranno coinvolti i consigli comunali. La delibera di adesione all’Unione dei comuni del Miranese dovrà passare in tutti i parlamentini locali. Poi l’associazione dei servizi entrerà nella fase attuativa.

Filippo De Gasperi

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Mirano. Il sindaco Pavanello non ha ancora avuto risposte sui flussi di traffico «Li misuriamo noi, poi faremo controlli a tappeto e vieteremo il transito ai Tir»

MIRANO – Mancano ancora i dati precisi, ma i primi flussi anomali di traffico, dopo l’aumento del pedaggio in A4 applicato dal primo gennaio, già si vedono. A Maria Rosa Pavanello, sindaco di Mirano, basta e avanza per minacciare di schierare i vigili e forse anche qualche divieto.

«Poi vediamo», chiosa il sindaco, «se di fronte al vero caos si prende qualche provvedimento».

È una Pavanello che non ci sta a fare la parte del sindaco che “subisce”, i rincari prima e il traffico che questi produrranno nelle strade miranesi poi. Alcuni giorni fa il primo cittadino di Mirano ha scritto una dura lettera a Cav, ha portato dalla sua parte anche il collega di Spinea Silvano Checchin, poi ha fatto i primi conti in tasca ai miranesi, per dimostrare che il salasso è abnorme e non risolverà i problemi di traffico, anzi li aggraverà (Vetrego, finalmente libero dal tornello, è solo un versante della novità).

«I miranesi hanno la memoria lunga, perché con l’autostrada ci convivevano anche prima del Passante: fino al 2008, con l’entrata a Roncoduro, un viaggio a Padova Est ci costava 60 cent. Con la realizzazione del casello a Vetrego sono diventati 70 cent, il primo gennaio 2013 è scattato l’aumento a 0,80 euro. Va bene, normali aumenti, niente da dire. Com’è che ora, tutto d’un tratto, la tariffa schizza a 2,80? Non abbiamo capito, o meglio non ci hanno ancora spiegato, da dove arriva questo importo, com’è calcolato, quali sono i flussi di traffico e il costo al chilometro».

Ma a parte le domande, per Mirano comunque non finisce qui.

«Non accetteremo nemmeno che fra un po’ alzino anche i costi a Spinea. Perché se è vero che adesso conviene uscire a Crea, tra un po’ Cav si accorgerà che i problemi sono lì e alzerà le tariffe. Hanno bisogno di soldi».

Mirano però non starà a guardare: «Intanto piazzeremo i rilevatori di flussi in viale Venezia: ne abbiamo acquistati due per misurare il traffico cittadino, attualmente si trovano in via Zinelli per raccogliere dati e risolvere la situazione in quell’area dopo le modifiche richieste dai residenti di Luneo, ma terminati quei rilevamenti li sposteremo a sud di Mirano, per vedere come stanno veramente le cose».

Se i dubbi del sindaco saranno confermati, ecco pronte contromisure, anche drastiche:

«Schiero i vigili, in viale Venezia e in via Cavin di Sala, a fare controlli a tappeto su tutti i tipi di veicoli. E se non basta valuterò anche dei divieti».

Pavanello pensa, per esempio, a un divieto di transito ai tir in via Cavin di Sala, che da un po’ di tempo è stata declassata a viabilità comunale nel primo tratto, fino al capolinea Actv: un provvedimento che rischierebbe di bloccare il traffico merci di mezzo Miranese.

Filippo De Gaspari

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Appello a Maniero da Pd e Sel di Marano

MIRA. Dopo la decisione di aumentare le tariffe autostradali da Vetrego a Padova Pd e Sel di Mira chiedono un intervento del sindaco Alvise Maniero.

«La promessa di arretrare il casello di Villabona a Dolo è stata mantenuta “virtualmente” portando non l’arretramento ma il costo del casello a Vetrego» spiega il segretario del Pd Marano Enrico Michieletto.

«Gli accordi scritti sul Passante sono diventati aria fritta. E i maranesi che benefici avranno? Dovranno abituarsi al traffico in centro lungo via Caltana con il futuro parcheggio a nord della stazione ferroviaria voluto dal sindaco e dovranno abituarsi anche a pagare di più».

Critico anche il segretario di Sel Paolo Dalla Rocca. «Sollecitiamo il sindaco Alvise Maniero ad alzare la voce e a pretendere soluzioni nell’interesse di tutti i cittadini».

(a.ab.)

 

Gazzettino – Mira. Caro pedaggi, anche Sel alza la voce

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12

gen

2014

MIRA «Alla fine a pagare sono sempre i cittadini, non è accettabile»

MIRA – Sel a Mira si associa alla denuncia dei comitati sull’aumento ingiustificato dei pedaggi sulla tratta Mirano-Padova Est. Un argomento cge continua a scatenare polemiche.

«Chiediamo al sindaco Alvise Maniero di intervenire – chiedono gli esponenti di Sel – e di attivarsi, in collaborazione con i colleghi degli altri comuni, alzando la voce e pretendendo soluzioni nell’interesse di tutti i cittadini».

Per Sel non si tratta solo dell’aumento dei pedaggi ma anche dei problemi creati alla viabilità locale e delle scelte che fanno presagire future colate di asfalto e cemento a vantaggio dei soli addetti ai lavori.

«È l’ennesima prova di un accanimento ad individuare soluzioni meramente economico/monetarie – spiega Paolo Della Rocca per Sel – che alla fin fine preservano gli interessi sempre degli stessi soggetti: i concessionari, alle prese con problemi di sostenibilità sempre maggiori che cercano soluzioni sempre più audaci che ricadono sempre sulle spalle dei cittadini».

(l.gia.)

 

Tribuna di Treviso – Trenitardo, i disservizi in una app

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12

gen

2014

L’INIZIATIVA PER I PENDOLARI

Progetto di un gruppo di studenti univeristari ora a caccia di fondi

Trenitardo migliora il proprio sito per renderlo più facilmente fruibile dai pendolari e cerca fondi per pagarsi le spese chiedendo donazioni ai suoi utenti. “Trenitardo. La banca del tempo perduto” è un’organizzazione di pendolari delle ferrovie venete e friulane che da novembre 2013 denuncia ritardi e disservizi sulle linee attraverso il suo sito internet. A fine dicembre il sito è stato diffidato da Trenitalia per l’assonanza con il suo nome e logo, che diffamerebbe l’azienda. Il sodalizio, sorto da studenti dell’Università di Padova tra cui il montebellunese Davide Quagliotto, ha continuato l’attività adottando come unica precauzione la simbolica censura del logo.

«Con il nuovo anno abbiamo cambiato il sito dividendo la parte informativa non più per città universitarie, ma per regioni, rendendo più facile agli utenti le segnalazioni e migliorando la comunicazione», spiega Quagliotto.

I volontari di Trenitardo stanno lavorando anche per avere l’accesso a nuove piattaforme informatiche, per realizzare app per smartphone. Le migliorie e la gestione del sito, nonostante il lavoro gratuito degli amministratori, hanno dei costi che gli attivisti vogliono coprire attraverso una raccolta fondi per mantenere la propria indipendenza.

Nella sezione “Donazioni” di www.trenitardo.org” si chiede a quanti vogliano aiutarli di inviare un bonifico al concorrente IBAN IT 27 D 05018 12101 000000153859 intestato a “Associazione Studenti Universitari” con causale “Trenitardo” oppure tramite Pay Pal.

Gino Zangrando

 

Gazzettino – Dolo/Mirano. La parodia del casello su Youtube.

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11

gen

2014

«Ehi! No se passa de qua, no te vedi che semo drio lavorare?». «E cossa si drio fare?». «L’innesto dea Romea Commerciale»

Il filmato risale ad un anno fa, ma in questi giorni è tornato a spopolare. Per trovarlo, su Youtube, basta digitare «Un casello di ordinaria follia».

Il comitato «Opzione Zero» si è appoggiato ai geniali doppiatori locali della «Doliwood» per realizzare la parodia del film «Un giorno di ordinaria follia».

La pellicola narra la storia di un uomo comune sommerso da problemi quotidiani, impersonato da Michael Douglas, che semina il manico in varie zone di Los Angeles. Una scena è ambientata in un cantiere stradale: un assist perfetto per doppiare la star hollywoodiana immaginandola nel casello (chiuso) di Dolo Roncoduro.

(g.pip.)

 

Gazzettino – Mestre-Padova, il trucco anti-rincaro

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11

gen

2014

MESTRE-PADOVA Percorrendo solo 5 Km di viabilità ordinaria

Pedaggi, i pendolari hanno scoperto come risparmiare 2,40 euro al giorno

IN MOTO GRATIS – Uscita Dolo-Mirano poi nel Graticolato

Il tragitto si allunga, passando da 21 km a 24.6 km, circa 3,5 chilometri che però valgono il
risparmio di 1,20 euro

BARRIERA – È qui che si concentra ora il traffico dei mestrini diretti a Padova o dei padovani diretti a Mestre. Si deve passare anche attraverso il casello di Mira-Oriago

AUTOSTRADE – Contro gli aumenti tanti automobilisti della tratta hanno già trovato un rimedio

Escono a Mira e in 5 chilometri raggiungono il Passante a Spinea: così risparmiano 2,40 euro, andata e ritorno

Entrano in autostrada alla barriera di Venezia-Villabona ed escono gratuitamente al casello di Mira-Oriago. Percorrono cinque chilometri sulla viabilità ordinaria e poi imboccano il Passante a Spinea per uscire a Padova Est. Risultato? 2.40 euro risparmiati ogni giorno. Mica male, di questi tempi. Le previsioni delle scorse settimane sono state confermate dai fatti, al rientro dopo le festività molti automobilisti si stanno riversando sul casello di Spinea in località Crea. Calcolatrice alla mano, i pendolari mestrini hanno capito presto che questa soluzione economicamente conviene eccome.
Orfani del tornello di Mirano, dunque, hanno già trovato l’alternativa per risparmiare. Allungano il tragitto di 3,5 chilometri e passano in auto una decina di minuti in più, ma per molti di loro il gioco vale la candela. Fino al 31 dicembre i pendolari della Mestre-Padova uscivano e rientravano al casello di Mirano godendo così del pedaggio gratuito tra Mestre e Mirano: pagavano 80 cent anziché 3.30 euro, per un risparmio di 2.50 euro a viaggio. La concessionaria autostradale Cav ha scelto di uniformare a 2.80 euro sia la Mirano-Padova che la Mestre-Padova proprio per rendere vana la manovra del tornello, ma tra i mestrini c’è chi non vuol proprio pagare quella cifra. Un escamotage è già stato trovato: il passaparola corre veloce, di bocca in bocca ma pure su Facebook.
Ricapitolando: la tratta diretta Mestre-Padova Est costa 2.80 euro ed è lunga 21 chilometri. Il percorso alternativo, invece, prevede 1.60 euro e 24.6 chilometri. I pendolari percorrono 1.6 chilometri dalla barriera di Mestre al casello di Mira-Oriago (l’uscita prima rispetto a Dolo-Mirano), poi passando lungo la camionabile «viale Venezia» arrivano dopo cinque chilometri all’imbocco del Passante a Spinea: da lì guidano per altri 18 chilometri ed escono a Padova Est. Certo, al mattino la camionabile è spesso e volentieri trafficata, ma in fin dei conti è una strada dritta con un solo semaforo: nulla di preoccupante per chi era disposto ad immergersi quotidianamente nell’imbuto del tornello di Mirano, passando in coda pure venti minuti ogni viaggio pur di ammontare un significativo risparmio alla fine del mese.

Chi viaggia in moto o con uno scooterone, invece, da Mestre a Padova paga la bellezza di zero euro: «Parto a Mestre ed esco gratis a Dolo-Mirano, poi attraverso il Graticolato arrivo presto a Padova. – racconta un mestrino – Magari ci metto un quarto d’ora in più, ma risparmio 5.60 euro al giorno». Moltiplicando per 220 giorni lavorativi, sono 1.232 euro all’anno. Molti automobilisti che quotidianamente entravano al casello Mirano-Dolo, invece, ora optano per la viabilità ordinaria o per il Passante a Spinea. Insomma, quei 2.80 euro non vuole pagarli proprio nessuno.

I comitati annunciano ricorsi e class action, chiedendo di estendere gli sconti a tutti i residenti e non solo ai pendolari.

I sindaci intanto chiedono a Cav i dati sui flussi di traffico: temono di ritrovarsi le strade urbane congestionate.

 

CARO PEDAGGI – Ora Spinea teme il caos pendolari

I pendolari hanno studiato le contromosse per eludere gli aumenti delle tariffe

Caro casello, ora vanno tutti a Spinea

Il sindaco Checchin: «Temo che il caos si sposti qui»

Le vie dei pendolari sono infinite, di fronte al caro-autostrade gli automobilisti mettono in pratica le contromosse. Appena sono entrate in vigore le nuove tariffe, loro hanno subito preso in mano la calcolatrice. Hanno studiato pedaggi, chilometraggi e tempi di percorrenza per farsi trovare pronti al rientro dopo le festività. E così è stato: questa settimana i pendolari hanno subito sperimentato i percorsi alternativi. Lo scopo? Evitare di pagare il pedaggio di 2.80 euro sulla Mestre-Padova. Chi abita in Riviera si è riversato sulle strade ordinarie, tanti miranesi hanno invece scelto di imboccare il Passante a Spinea (per pagare 1.60 euro anziché 2.80). E i mestrini? Molti di loro stanno provando un nuovo tragitto: entrano alla barriera di Villabona, escono gratis al casello di Mira-Oriago, percorrono cinque chilometri lungo la camionabile Viale Venezia e imboccano il Passante a Spinea. Questo percorso prevede in totale tre chilometri e mezzo in più (24.6 anziché 21) ma consente di risparmiare 2.40 euro al giorno.

«La camionabile sarà pure trafficata, ma eravamo abituati al tornello di Vetrego» spiegano.

Sono stati dunque confermati i timori del sindaco di Spinea, Silvano Checchin, che dieci giorni fa dichiarò:

«Spero che ora il caos del casello di Vetrego non si sposti a Spinea. Gli utenti devono scegliere un casello in ottica trasportistica, non in base alla miglior convenienza tariffaria».

E invece si sta verificando proprio quest’ultimo scenario: molti sono ben disposti a passare in auto dieci minuti in più, pur di risparmiare. Chi viaggia in moto o in scooterone, invece, può permettersi di non pagare proprio nulla: «Entro alla barriera di Mestre ed esco al casello di Mirano, poi attraverso il Graticolato e arrivo a Fiesso: da lì sono presto a Padova. Risparmio 5.6 euro al giorno. Ci metto un quarto d’ora in più, ma ne vale la pena» racconta un mestrino. Intanto i sindaci di Mirano e Spinea temono ingorghi sulle strade interne, e chiedono a Cav di confrontare gli accessi ai due caselli prima e dopo le nuove tariffe.

 

LE PROTESTE – E gli autotrasportatori minacciano il blocco: vogliamo gli abbonamenti

Anche Confindustria contro gli aumenti

VENEZIA – Sul tema delle tariffe autostradali scende in campo Confindustria Veneto. Il presidente Roberto Zuccato ha chiesto ieri al governo di intervenire sul tema della concorrenza e propone una tariffa agevolata per gli utenti del Nordest delle autostrade attraverso il “telepass”, con un sistema che sia in grado di riconoscere gli automezzi di proprietà di imprese e cittadini del territorio.

«L’aumento dei pedaggi autostradali – ha dichiarato – è immotivato e controproducente, soprattutto in un momento difficile come quello che stanno attraversando le famiglie e le imprese. È una iniziativa che potrà solo deprimere ulteriormente i consumi e azzoppare quegli spiragli di ripresa che si intravvedono all’orizzonte. Gli aumenti dei pedaggi penalizzano particolarmente il Veneto, che paga due volte: da un lato per le troppe tasse che gravano su famiglie e imprese, dall’altro per i costi del project financing sulle opere già realizzate».

Zuccato guarda poi alla realtà metropolitana del Veneto. «Nel Nord Est la mobilità è sempre più di tipo metropolitano, e allora perché non studiare una tariffazione adeguata che carichi i costi delle infrastrutture sulle lunghe percorrenze e consenta così di ridurre i costi per chi invece in quest’area si muove per lavoro, studio o altro tutti i giorni?». Guarda con favore alle aperture del ministro Lupi. «Creare un sistema di abbonamenti per pendolari e imprese potrebbe essere un primo passo nella giusta direzione».

Sulla stessa linea Nazzareno Ortoncelli, Cesaro Mariano e Gianni Sattini, presidenti regionali rispettivamente di Confartigianato Trasporti, Fita–Cna e FAI che compongono Unatras Veneto.

«L’autotrasporto non è assolutamente in grado di sopportare gli aumenti sfacciati adottati dalle concessionarie in particolare qui a Nord Est. E se il Ministro alla Infrastrutture non individua un modo per inserire le nostre aziende tra coloro che potranno beneficiare degli “abbonamenti”, il governo si prepari perché siamo pronti allo sciopero bianco e anche al fermo». Segue una richiesta: «Chiediamo di essere convocati, prima dell’incontro annunciato per il 15 gennaio con i concessionari autostradali, affinché ci vengano date precise rassicurazioni rispetto all’inclusione del trasporto merci in conto terzi nella proposta di abbonamenti per l’utenza ricorrente».

 

Nessuna agevolazione per noi pendolari della A4

Ho scritto una e-mail alla Cav società che gestisce l’autostrada, ho messo in evidenza che sono un pendolare (con domicilio a Padova), dipendente presso la centrale termica Enel di Fusina, via dei cantieri, 5 (Malcontenta – Venezia), e percorro dal lunedì al venerdì la tratta (Padova Est – Dolo al mattino e al pomeriggio Dolo – Padova Est).
Leggo che dal 1. gennaio 2014 il costo è salito da 0,80 centesimi ad 2,80 euro, non potendomi permettere tale spesa, ho chiesto se avevo diritto anch’io come pendolare di agevolazioni (percorrendo più di 20 viaggi al mese, naturalmente munito di Telepass da anni); mi ha chiamato una responsabile della Cav, spiegandomi che le agevolazioni venivano applicate solo in alcuni Comuni. Non discuto sull’aumento, che mi sembra a dir poco assurdo, ma almeno avere un piccolo riconoscimento (abbonamento mensile o annuo ed altro) come pendolare.
Nel frattempo sono costretto a percorrere la Riviera del Brenta, dove ho notato un aumento considerevole del traffico, credo che i residenti non saranno molto contenti, per il traffico e per l’inquinamento

Maurizio Burlini   Mestre

 

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