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MOGLIANO – Il Tribunale amministrativo regionale (Tar) blocca la Tangenziale Nord. I lavori erano ormai partiti, ora arriva lo stop. Per l’opera complementare al Passante, che collega il casello di via Zermanesa sull’A27 con il Terraglio, sono da rifare le procedure, in particolare quella relativa alla valutazione d’impatto ambientale. L’intervento, di competenza della provincia di Treviso, per un valore di 9 milioni di euro, subisce così l’ennesima battuta d’arresto. E ci sono circostanze politiche, tra cui la nota contrarietà della nuova giunta comunale moglianese, che rischiano di affossare definitivamente l’opera. Tra le tante opposizioni contenute nel ricorso presentato a fine 2013 dalla Fondazione Boldini, una sola è quella accolta dai giudici. Tanto basta per riportare indietro di due anni il cronometro dell’iter burocratico, al 2012. La fase di approvazione della Via (Valutazione d’impatto ambientale) viene ritenuta dal Tar lacunosa, perché si sarebbe dovuto prendere in considerazione anche l’effetto completo del sistema viabilistico, con la vicina tangenziale nord-ovest. «Basta una piccola integrazione e possiamo ripartire» si limita a commentare il presidente della provincia Leonardo Muraro. L’interpretazione da parte dei tecnici della provincia tende a minimizzare: si parla di una probabile “riedizione del processo amministrativo”, con la sola aggiunta di ulteriori perizie tecniche. Rimangono però bocche ben cucite sui tempi necessari a far ripartire le ruspe. Stare bloccati per mesi potrebbe costare parecchio non solo alle aziende appaltatrici, ma anche alla Provincia, in caso di richiesta danni. Quello che si apre ora sulla Tangenziale Nord, opera prevista dal protocollo d’intesa del 2004 e chiesta a gran voce dalle associazioni di quartiere, è un vero rebus. Chi quell’accordo contribuì a definirlo, Diego Bottacin, allora sindaco e oggi consigliere regionale, sintetizza così: «Quella accolta dal Tar è un’obiezione di buonsenso» commenta «le Province servono solo a far strade e scuole, quella di Treviso si è dimostrata incapace, in dieci anni, di farsi approvare un progetto. La tangenziale nord è un’opera fondamentale per dare senso ai collegamenti extraurbani e mettere in sicurezza il centro di Mogliano, per ottenerla» conclude «bastava un procedimento amministrativo completo e normale».

(m.m.)

 

Scattolin (Pd): senza la tangenziale sud lo svincolo tra Martellago e Cappella costringerà gli automobilisti a percorrere una rete viaria già congestionata

SCORZÈ «Non serve un esperto per comprendere come il nuovo casello tra Martellago e Cappella rappresenterà una calamita per le macchine che dovranno entrare o uscire dal Passante. In assenza di alternative, questo incremento di traffico insisterà tutto su una una rete viaria già congestionata, inquinata e quindi insicura per tutti i cittadini e per la nostra salute». Il grido d’allarme arriva dal consigliere del Pd di Scorzè Gigliola Scattolin, parlando della futura viabilità quando il casello a cavallo del fiume Dese sarà pronto: fine 2014. Sotto accusa finiscono le arterie di collegamento, qualcuna ancora da realizzare come la tangenziale sud di Scorzè, e le opere di mitigazione. Per quanto riguarda il primo cantiere, potrebbe aprire tra fine 2014 e inizio 2015, anche se i tempi certi non sono ancora stati comunicati; poi serviranno almeno dodici mesi per costruire gli oltre tre chilometri da via Milano a via Boschi, tutti in territorio comunale che toccheranno pure la zona industriale. Nel frattempo, il centro di Scorzè potrebbe andare in sofferenza per l’aumento dei veicoli da e per il casello. «A inizio anno», continua Scattolin, «il sindaco Giovanni Battista Mestriner si spendeva parlando di “pochi mesi” per l’inizio dei lavori, credo forte delle rassicurazioni che gli amici in Regione avevano dato. Siamo arrivati a fine luglio e di mesi ne sono passati quasi otto da quell’annuncio ed è interessante andare a vedere a che punto siamo arrivati. Il casello è quasi pronto, quindi operativo e in grado di muovere nuovo traffico sul Passante; peccato che della famosa variante, essenziale per bypassare il centro di Scorzè, non si sappia più nulla». Scattolin si rivolge alla neonata Unione dei Comuni del Miranese: «La ferita del Passante non si è ancora rimarginata e mettiamo insieme tutti i problemi determinati dalle promesse non mantenute sulla viabilità complementare e, insieme ai cittadini, gli operatori economici, le associazioni, i consigli comunali, si vada in Regione a presentare una richiesta complessiva per la nostra area». Mestriner replica pepato: «Consiglio a Scattolin di fare un’interrogazione agli organi competenti per conoscere l’iter del procedimento della tangenziale. Posso aggiungere che il bando è stato fatto, sono arrivate anche le offerte, la commissione ha valutato la parte tecnica e mi risulta che in questi giorni stia facendo pure quella economica. Al termine, il cantiere sarà aggiudicato».

Alessandro Ragazzo

 

Zaia istituisce la commissione per far rispettare l’accordo sulle opere complementari

MIRANO – Un collegio di garanzia per far rispettare gli accordi legati al Passante, una commissione tecnica per portare finalmente a Mirano almeno una prima tranche degli ormai noti 19 milioni di euro che l’amministrazione attende dalla Regione per realizzare rotonde, piste ciclabili e altre opere complementari al Passante di Mestre. Il Comune di Mirano attende quei soldi da anni, al Municipio di Piazza Martiri non è arrivato nulla e nel frattempo l’interlocutore del Comune, l’ex assessore regionale Renato Chisso, è finito in carcere. «Ora dev’essere il presidente Zaia a farsi garante di quell’accordo» ha dichiarato il sindaco Maria Rosa Pavanello chiedendo l’apertura di questo tavolo. L’appello è stato accolto: la convocazione arriverà direttamente dal governatore del Veneto ed è attesa per i primi di agosto. Oltre al presidente della Regione il collegio di garanzia prevede la presenza di un rappresentante per ogni ente sottoscrittore dell’accordo: Comune di Mirano, Provincia, Cav, Anas e Veneto Strade. Il sindaco spera che il collegio induca finalmente la Regione a versare nelle casse del Comune di Mirano almeno una prima tranche da tre milioni di euro, a quel punto una delle priorità sarebbe la rotatoria tra le via Dante e Villafranca ma le frazioni spingono per ottenere anche le tanto invocate piste ciclabili. Intanto l’amministrazione procede anche sul fronte legale: l’avvocato mestrino Alfiero Farinea è al lavoro, il Comune non vuol svelare le carte ma spinge per avviare comunque un’azione legale entro ferragosto.

(g.pip.)

 

Mirano. Ai primi di agosto si terrà il tavolo di conciliazione sui 19 milioni promessi

Pavanello: bene, ma non accettiamo compromessi, l’azione legale è già pronta

MIRANO – Potrebbe essere convocato a giorni, tra il 4 e il 6 agosto, il collegio di conciliazione sugli accordi relativi al Passante: Luca Zaia accetta di rendersi garante del rispetto degli accordi di programma e presiederà il tavolo composto da tutti i soggetti firmatari degli accordi fin qui mai rispettati. In pratica si cerca l’accordo sugli accordi, anche se il Comune ha già fatto sapere di non accettare mezze misure. Era stato proprio il Comune a chiedere ripetutamente la convocazione del collegio di garanzia, dopo anni di inadempienze da parte della Regione sugli accordi di programma relativi al Passante di Mestre. Da quegli accordi Mirano attende il riconoscimento di 19 milioni di euro da tramutare in opere di compensazione e mitigazione ambientale, mai però finora messi a bilancio. Il valore e soprattutto i tempi di quelle firme saranno sanciti ora dal collegio, ultimo stadio di conciliazione tra le parti per cercare di portare a Mirano almeno una parte dei fondi che gli spettano. Ne faranno parte tutti i soggetti che hanno sottoscritto gli accordi, quindi Regione, Provincia, Veneto Strade e Cav, non il commissario delegato per il Passante, che ha cessato di esistere e che Mirano vorrebbe sostituito da Anas. Il sindaco Maria Rosa Pavanello ha accolto di buongrado l’annuncio della convocazione del collegio di garanzia, ma ha fatto sapere che Mirano non scenderà a compromessi. «Noi vogliamo il rispetto degli accordi con i soldi scritti nero su bianco», afferma il sindaco, «i 19 milioni non si toccano, il collegio serve solo per capire come intendono darceli». Se il collegio non giungerà a conclusioni accettabili, Mirano ha già pronta la via legale. La notizia dell’avvio della convocazione del collegio, che dovrebbe essere presieduto da Zaia o da un suo delegato, in qualità di garante di quegli accordi, è arrivata giovedì al Comune. A informare l’ente della convocazione è stato l’ingegner Mariano Carraro, direttore del dipartimento Lavori pubblici regionale che aveva partecipato al consiglio comunale aperto chiesto dai comitati di Mirano il primo luglio. Allora Carraro aveva riconosciuto la validità degli accordi relativi al Passante, affermando però che il ritardo era da imputarsi alla difficile situazione economica. Pavanello era stata lapidaria: «Fino a ora non abbiamo proceduto con gli strumenti legali, abbiamo dato tempo alla Regione per convocare formalmente il collegio di garanzia del presidente. Dopodiché rimane solo la via legale». E, per i comitati, quella del blocco delle vie di comunicazione regionali in territorio di Mirano.

Filippo De Gaspari

 

«Due settimane per avere risposte concrete, altrimenti scatta l’azione legale». Ultimatum di Maria Rosa Pavanello: il sindaco di Mirano non vuol rassegnarsi a veder sfumare i 19 milioni di euro promessi dalla Regione per la realizzazione di opere complementari al Passante di Mestre. L’accordo non è mai stato rispettato, il Comune di Mirano attende almeno una prima tranche da tre milioni per poter costruire rotatorie (in primis all’incrocio delle vie Dante e Villafranca) e mettere in sicurezza piste ciclabili (soprattutto nelle frazioni). L’ultimo consiglio comunale non ha portato alcuna risposta concreta: il governatore Zaia e la presidente della provincia Zaccariotto non hanno partecipato, lasciando che a Mirano centrodestra e centrosinistra litigassero tra loro rimbalzandosi le responsabilità. Una stucchevole situazione che va avanti da anni e che ormai ha stufato tutti i miranesi, compresi quei pochi che seguono ancora personalmente il consiglio comunale. Va in ogni caso registrato che nelle ultime settimane il sindaco ha intensificato i contatti con il legale mestrino Alfiero Farinea: «Tutti i miranesi chiedono il rispetto di quegli accordi, dal punto di vista giudiziario abbiamo molte possibilità di avere ragione – garantisce – Siamo pronti a percorrere con decisione la strada legale». Intanto però dall’opposizione arrivano frecciate velenose: «Finora abbiamo assistito a due anni di vuoto politico e amministrativo – scrivono i consiglieri Balleello, Saccon e Marchiori -. Chi governa Mirano non può nascondersi delegando i comitati a proporre i contenuti, ora non c’è più tempo: se ci sono le idee deve agire, altrimenti dichiari apertamente le proprie incapacità». Parole forti che trovano subito risposta: «La loro è solo ricerca di visibilità -replica il sindaco – Balleello e Saccon sanno che la Regione è governata da un ventennio dai partiti di centrodestra, ci spieghino loro perché Mirano è stata così bistrattata senza concedere ciò che era stato messo per iscritto».

Gabriele Pipia

 

Via Morosini sul piede di guerra per i disagi causati dai lavori del casello: gli abitanti hanno inviato a tutte le autorità, Comune, Passante di Mestre Scpa, polizia locale e carabinieri, una petizione con 50 firme. Da alcune settimane il grosso degli operai del cantiere si stanno concentrando sulla nuova bretella che collegherà verso est il casello alla Castellana, e via Morosini, che sarà intersecata con una rotonda, è diventata la strada preferenziale di passaggio per i camion di terra, con ovvie conseguenze. «Una situazione insostenibile – denunciano i residenti – Nella nostra via, stretta (si incrociano a stento due auto, figuriamoci i bilici), senza marciapiedi e pista ciclabile, e dove vige il divieto di transito per i mezzi pesanti, passano anche cento camion al giorno da 500 tonnellate, dalle 5 alle 18. Un andirivieni senza sosta che mette costantemente in pericolo ciclisti e pedoni, ha già prodotto pesanti danni al manto stradale (un camion ha anche abbattuto un palo Telecom) e che temiamo possa causare anche cedimenti strutturali delle case sottoposte alle sollecitazioni continue, ingigantite dalla presenza di un rallentatore di velocità. Il vicino Comune di Scorzè ha inibito le sue strade al transito dei camion del cantiere: perché devono passare tutti qui?» denunciano gli abitanti, che invocano risposte da Comune di Martellago e Pdm, ma chiedono anche di mantenere gli impegni per la realizzazione dell’attesa ciclabile di via Morosini, per la quale c’è anche un contributo statale di 250mila euro, che sarebbe prevista tra i lavori del casello ma di cui non si sa più nulla. «Il problema adesso è risolto. Siamo intervenuti presso la Pdm e d’ora in poi i camion non passeranno più per via Morosini ma useranno la strada di cantiere» ha assicurato nei giorni scorsi il sindaco Monica Barbiero, anticipando anche che a breve incontrerà gli abitanti del quartiere e garantendo che si sta lavorando per portare a casa la ciclabile.

 

Tangenti, indagini sul tram

Nuovi fronti dopo il Mose: anche ospedale e Passante

Tram, ospedale e Passante. La procura guarda a Mestre

Dopo aver aperto il capitolo Veneto Strade con i documenti sequestrati a Baita ora nel mirino dei magistrati c’è l’Ati con la Mantovani che ha realizzato il metrobus

VENEZIA Oltre al Mose. Ora l’attenzione degli inquirenti, che hanno spazzato via il comitato politico d’affari governato dal duo Baita-Mazzacurati, si sposta su altre grandi opere realizzate a Venezia negli ultimi dieci anni: passante di Mestre, ospedale dell’Angelo e tram. Inevitabile che questo avvenisse.Una scelta obbligata per i sostituti Stefano Ancillotto, Paola Tonini e Stefano Buccini e per gli uomini della Guardia di Finanza. Anche perché, durante le indagini iniziate tre anni fa e che hanno portato in carcere oltre 35 persone tra politici, amministratori e imprenditori, più di un indagato, a iniziare da Giovanni Mazzacurati e Piergiorgio Baita, ha spiegato che le imprese da far lavorare erano scelte a tavolino e politici e amministratori compiacenti venivano ricompensati con “mazzette” o con sponsorizzazioni e incarichi a parenti e amici vari. Questo valeva per destra e sinistra, a seconda di chi c’era nei posti dove si decideva. Regola valida per tutte le grandi opere pubbliche. Sul Passante di Mestre la Procura di Venezia ha già messo le mani, lo scorso anno, dopo aver trovato documenti relativi a “Veneto Strade”, nella società sanmarinese che Baita ha usato allo scopo di procurarsi fatture false e creare così “fondi neri”: l’analisi dei documenti sequestrati continua. Stessa analisi ora inizia per tram e ospedale di Mestre che sono un affare da 388 milioni di euro: 168 milioni il tram e i restanti 220 l’ospedale. Entrambe le opere sono state realizzate da Associazione temporanea d’imprese. E guarda caso molte delle società che vi partecipano sono coinvolte nell’inchiesta Mose. A cominciare dalla “Mantovani” di Piergiorgio Baita. La domanda è ovvia: Se le regole imposte da Baita e Mazzacurati valgono per il Mose, perché non dovrebbero essere imposte, stessi protagonisti e stesso periodo, per le altre grandi opere? La risposta ora la cercano i magistrati. Il progetto definitivo del tram (linee Favaro Veneto-Mestre- Venezia e Mestre-Marghera) è stato aggiudicato nel 2004 (in seguito alla gara d’appalto bandita dalla giunta di Paolo Costa) all’Associazione Temporanea d’Imprese di cui fanno parte la mandataria Gemmo, la Lohr Industrie, Metropolitana Milanese Spa, Net Engineering Spa, Studio Altieri Spa, Sacaim, Impresa Costruzioni Ing. Mantovani e Clea Impresa Cooperativa di costruzioni generali. Il tram è entrato in funzione il 20 dicembre 2010. Tra il 2004 e il 2005, la realizzazione del tratto Favaro-Mestre ha subito uno stop, non previsto, perché erano finiti i soldi. Mancavano all’appello 10 milioni di euro poi arrivati dallo Stato. Mentre si attende l’entrata in funzione del proseguimento fino a Marghera e si attende, il prossimo anno, di arrivare a piazzale Roma, ora si accendono i riflettori della magistratura.

Carlo Mion

 

È lo stesso mezzo Translohr di Padova

La rete tranviaria di Mestre è una rete di trasporto pubblico, in parte attiva e in parte in corso di realizzazione. Il tracciato delle due linee previste si svilupperà tra Mestre, Marghera e Favaro Veneto, collegandosi al terminal di piazzale Roma attraverso il ponte della Libertà. Dal dicembre 2010 è attiva la linea T1, che utilizza parte del percorso della prevista linea T1 e parte del percorso della prevista linea T2. L’attuale non è una tranvia di tipo classico, bensì utilizza un sistema guidato di tipo Translohr a una sola rotaia. Ciò ha fatto sì che il sistema venga chiamato in vari modi per differenziarlo dalla tecnologia del tram classico su rotaia, a seconda delle fonti. Dal punto di vista giuridico il Translohr è assimilato a un veicolo tranviario anche se viaggia su gomma. Sistema uguale a quello di Padova. La progettazione e la costruzione della rete tranviaria è affidata a PMV-Società del Patrimonio per la Mobilità Veneziana, nata dalla scissione da ACTV nel 2003, al fine di gestire le infrastrutture del trasporto pubblico. La gestione della tranvia è invece affidata ad ACTV, l’attuale gestore del trasporto pubblico in tutto il territorio comunale di Venezia, in virtù di una convenzione.

 

l’ex consigliere dell’ex ministro dell’economia: non ho mai preso un euro

Un sms di Milanese dopo l’ok Cipe «Ma era Giulio a gestire tutto»

PADOVA – Con un sms al finanziere Roberto Meneguzzo, Marco Milanese avverte che «c’è la norma per il Mose» al Cipe. Il messaggino, del 24 maggio 2010, segna di fatto la comparsa del nome del consigliere dell’allora ministro Giulio Tremonti nell’inchiesta Mose. Milanese è stato arrestato l’altro ieri per corruzione. Il suo interessamento per garantire fondi alla prosecuzione dell’opera, tanto caldeggiato da Giovanni Mazzacurati, presidente di Cvn, tramite Roberto Meneguzzo, gli avrebbe portato una «mazzetta» di 500mila euro versata il 14 giugno 2010, pochi giorni dopo il via libera del Cipe. Il messaggino è tra le intercettazioni della Guardia di finanza che indagava su Cvn. A versare la tangente al braccio destro dell’ex ministro Giulio Tremonti è stato il re del Mose, Giovanni Mazzacurati, come scrive il gip Alberto Scaramuzza nell’ordinanza di arresto dell’ex parlamentare Pdl. Un provvedimento dettato dall’urgenza per la «pericolosità sociale eccezionalmente elevata e un intenso pericolo di reiterazione dei reati ». Ma prima di vedersi stringere la manette ai polsi, l’ex deputato Marco Milanese ha raccontato la sua verità a Valeria Pacelli, giornalista del «Fatto» che l’ha incontrato in un bar a Roma il 18 giugno scorso. Ecco i passaggi salienti del suo racconto: «Io non ho preso un euro, facevo solo da segretario. Giovanni Mazzacurati si era messo d’accordo con Giulio Tremonti e non aveva bisogno di pagare me. Va bene la casa di Giulio, va bene l’orologio, ma pure il Mose no. Io non dormo più perché penso che qualcuno domani mattina può venirmi a prendere», previsione che si è avverata con qualche settimana di ritardo. Da giovedì Milanese si trova in una cella del carcere di Santa Maria Capua Vetere, lo stesso che ospita il colonnello della GdF Fabio Massimo Mandella, arrestato per un’inchiesta della procura di Napoli in cui Milanese è accusato di corruzione. Ma torniamo alle delibere Cipe per il Mose. «Tutti sanno che i lavori non si possono fermare… Il ministro che decideva era Tremonti, il viceministro con la delega al Cipe Gianfranco Micciché, Vincenzo Fortunato fa l’ordine del giorno e poi io mi prendo i soldi. Non capisco. L’unico problema era che il ministero delle Infrastrutture aveva un miliardo a disposizione e voleva altri 400 milioni da Tremonti, che invece ha rassicurato Mazzacurati e gli ha detto: stai tranquillo, i soldi per il Mose ci sono, ci dobbiamo mettere d’accordo con Matteoli. Perché soldi in più non gliene do. Non c’era bisogno di corrompere. Soldi non ne abbiamo presi, né io né Tremonti. E a Roberto Meneguzzo dicevo di non rompere i coglioni, lui era pressante, chiamava… Io facevo il segretario, ero delegato a dire “non si preoccupi’’ e per questo mi sarei preso 500 mila euro? Non è possibile » spiega Milanese al «Fatto quotidiano». Segue poi un elenco di lamentazioni. «Mi viene da piangere, devo stare attento a comprare le cose. Guadagnavo 50 mila euro al mese nel 2006, non ero nessuno e facevo il professionista. Ora devo vivere grazie alla mia compagna. Ho avuto accertamenti bancari, stavo comprando una casa con il mutuo, è tutto bloccato. Vi pare corretto dopo 35 anni di servizio per l’amministrazione? Mi hanno chiesto di patteggiare 1 anno e mezzo per tutti i processi ma non voglio essere considerato un colpevole» conclude Milanese (r.r.)

 

L’interrogatorio di mazzacurati che si vergogna a pronunciare la parola corruzione

«Ho incontrato due volte a Roma il ministro Tremonti nel suo ufficio»

I rapporti con il generale Spaziante e Matteoli che premeva per la Socostramo

Era Galan a gestire gli incarichi per i collaudi delle opere realizzate a Venezia

VENEZIA Si vergogna l’ingegnere Giovanni Mazzacurati a pronunciare la parola «corruzione». Preferisce l’eufemismo «spese », per indicare il sistema corruttivo che ha messo in piedi, con il quale paga tutti quelli che possono ostacolare il Mose. Con il soldi delle tasse, ovviamente, non con i suoi. «Spese è un termine generico», lo incalzano i pm. «E’un modo di esprimersi», risponde lui. «Ce lo chiarisca», insistono quelli. «Effettivamente era una cosa illecita, nel senso che…». Ma non riesce ad andare avanti. «Nel senso che lei metteva a conoscenza le persone, quando retrocedevano le somme al Consorzio, del perché le retrocedevano e questi erano perfettamente informati?». «Sì, era per questi scopi». Sembra di essere dal dentista: bisogna cavargli le parole di bocca con le pinze. Succede nell’ultimo interrogatorio del «grande burattinaio». E’ il 9 ottobre 2013, i pm Paola Tonini e Stefano Ancilotto vogliono riscontrare tutte le ammissioni fatte in precedenza. Mazzacurati parla di Tremonti, Milanese, Meneguzzo, Lia Sartori, Spaziante, Cuccioletta, la Piva, Paolo Costa, Matteoli e del sistema dei collaudi sul quale l’ultima parola era di Giancarlo Galan. Lo assiste l’avvocato Giovanni Muscari Tomaioli.

D. Lei ha incontrato il ministro Tremonti?
R. Sì, due volte, al ministero. Sempre dasoli.
D. Chi le aveva procurato l’appuntamento?
R. Meneguzzo, mi sembra, senza Milanese.
D. Ha incontrato anche Lia Sartori?
R. Sì, mi aveva detto che aveva bisogno di fondi. L’ho incontrata quattro volte, tra il 2006 e il 2010. Ogni volta le portavo 50.000 euro. Mi telefonava lei, non c’era bisogno di intermediari perché ci conoscevamo da tempo.
D. Com’è entrato in contatto con il generale Spaziante?
R. Attraverso il dottor Meneguzzo. C’era anche Milanese. Con Milanese e Spaziante mi sono rivisto altre volte. Eravamo noi tre al residence Ripetta di Roma, quando ho consegnato i soldi al generale.
D. E’ da Spaziante che ha saputo di essere intercettato?
R. Sì, mi ha detto lui che i telefoni del Consorzio erano controllati.
D. Le ha detto anche il nome del pubblico ministero che faceva l’indagine?
R. Non mi ricordo se è stato lui.
D. Per trovare i 500 mila euro di Spaziante lei a chi si è rivoto?
R. Generalmente utilizzavo il canale di Baita.
D. Non si è rivolto anche a Flavio Boscolo, quando lo incontra a Roma il 26 maggio, a piazza Mincio?
R. Perché ci desse 500 mila euro? Era una cifra troppo grossa per lui.
D. No, gli parla della necessità di trovare questa somma e gliene chiede una parte.
R. E’ probabile. Flavio Boscolo è una persona che conosco da tantissimi anni, se c’era necessità mi rivolgevo anche a lui. Poi la cosa veniva gestita da Luciano Neri.
D. Boscolo sapeva a che cosa serviva il denaro?
R. Sì, certo. Flavio era una delle persone a cui ci si rivolgeva, per importi che non superavano i 100 mila euro.
D. Anche Neri era informato?
R. Neri era vicedirettore del Consorzio,a lui dicevo più cose che a Federico Sutto.
D. Per le consegne all’assessore Chisso provvedeva lei di persona o attraverso Sutto?
R. In entrambi i modi. Quando davo la busta a Sutto, la portava senza fare domande.
D. Ma si rendeva conto che non era un panettone e neanche la borsa della spesa…
R. Sì, sì,ma Neri per esempio era uno che chiedeva quanti soldi c’erano dentro.
D. Avete preso nel Consorzio la Socostramo di Erasmo Cinque, poi l’avete allontanata, poi ripresa.
R. Sì, perché io ero molto insoddisfatto.
D. Chi vi ha ordinato di prenderla?
R. Matteoli. Mi chiamò a colazione a Roma, assieme a Cinque. Ci teneva molto che Cinque lavorasse, il fatto è che questa azienda non lavorava, questo era il problema. Quando ha introdotto Baita, le robe sono andate a posto perché il lavoro lo faceva Baita e loro si mettevano d’accordo in un altro modo.
D. Oltre ai compensi in denaro ai Magistrati alle Acque, avete affidato anche collaudi alla Piva, Cuccioletta e D’Alessio?
R. Non mi ricordo quali.
D. Ma ricorda se erano dati come una forma indiretta di remunerazione?
R. Non li abbiamo mai conteggiati così. Certo era un modo per fare un favore. Alla Piva sono stati dati dei collaudi abbastanza importanti, a Cuccioletta non ricordo per quanto.
D. Non sa se a qualcuno di loro è stato dato il collaudo dell’ospedale All’Angelo di Mestre, anche se era fuori dalla competenza del Magistrato alle Acque?
R. No.
D. Quando facevate avere questi collaudi, presso chi bisognava intervenire perché l’incarico fosse affidato?
R. Se erano di competenza regionale, si faceva da Galan. Altrimenti bisognava risalire un po’, al ministero.
D. Per quelli regionali chiedevate direttamente a Galan?
R. Eh, sì.
D. Per la vicenda della turbativa d’asta, lei ha avuto rapporti preliminari con Paolo Costa al fine di predisporre il bando di gara?
R. Non mi ricordo. Con Paolo Costa ho trattato molto per quanto riguarda ilMose…
D. Ma sulle gare bandite dall’Autorità Portuale, lei aveva contatti con Paolo Costa?
R. Sicuramente sì.
D. Di che tipo?
R. Ma non… di tipo diverso da…
D. Parliamo della vicenda per cui lei ha avuto l’ordinanza di custodia cautelare: ci sono stati accordi preliminari tra lei e Costa?
R. L’unica stranezza che feci notare era che fissavano la disponibilità di un certo mezzo… mi sembrava una roba illecita indicarlo.
D. A chi fece questa osservazione?
R. L’abbiamo fatta come Consorzio

Renzo Mazzaro

 

Domani sarà interrogata Amalia Sartori

Sarà interrogata domani Amalia Sartori, 66 anni, di Vicenza, da mercoledì agli arresti domiciliari. È accusata di illecito finanziamento: secondo la procura di Venezia, avrebbe incassato 225 mila euro da Giovanni Mazzacurati, presidente del Cvs, per le sue campagne elettorali da eurodeputata di Fi e Pdl. Sartori, accompagnata dagli avvocati Zanettin, Moscatelli e Coppi, respinge con decisione le accuse.

 

L’INTERVENTO

di Carlo Giacomini – Docente Iuav

Caso Mose e Cvn, perché è illegittima la concessione

Molti, a Venezia e nell’intero Paese, per eliminare alla radice il centro di tanti comportamenti devianti,propongono di sciogliere il Consorzio Venezia Nuova, credendo forse, in buona fede e data la dimensione e importanza del Mose- e dell’intera Salvaguardia di Venezia e della sua laguna -, che il Consorzio sia pubblico o partecipato dal pubblico, oppure istituito e/o regolato da norme di natura pubblica. Purtroppo quel Consorzio è privatissimo, di totale proprietà privata dei suoi soci, e regolato tutto e solo dalle norme del diritto privato; ed è quindi impossibile (e inutile) pensare di sopprimerlo condecisione pubblica di natura meramente politica. Più appropriatamente, alcuni discutono e propongono di revocarne la concessione unica (e senza gara) di studi, piani, progetti e lavori (tutto insieme!), concessione di cui il Consorzio, dal 1984, in modo del tutto privilegiato ha goduto e lucrato (e continua a godere e lucrare) ricchissimi frutti ma senza motivo né merito e a spese (costosissime) della laguna e della città, e del pubblico erario. Idea e proposta che sarebbe corretta, se non fosse che quella concessione, come anche gli interessati sanno benissimo (e però tacciono), per legge è… già invalidata. E dal 1995. In quell’anno infatti, conilcomma1 dell’articolo 6 bis del decreto legge 1995 nº 96 (nel testo modificato dall’allegato dell’articolo 1 c. 1 della legge di conversione 1995 nº 206, entrato in vigore l’1giugno 1995e tuttora vigente), il Parlamento, dopo aver valutato dieci anni di esperienze (già allora negative) di quel sistema concessionale (voluto e deciso nel 1984 dal Presidente Craxi, vice Forlani, e dal ministro Nicolazzi coni colleghi De Michelis e Signorile) e dopo averne ricevuti giudizi negativi già allora sferzanti della Corte dei Conti, ha dichiarato «abrogati i commi terzo e quarto dell’articolo 3 della legge1984n º 798». Ha cioè abrogato proprio quei commi di legge coni quali, per l’attuazione delle opere statali di riequilibrio e salvaguardia della laguna( opere alle Bocche – barriere mobili comprese -, marginamenti, rinforzi, difese del litorale, interventi di riequilibrio e ripristino, apertura delle valli da pesca, e allontanamento del trasporto di petroli e derivati) era stata autorizzato il ricorso a una“concessione…a trattativa privata”. Tralasciando qui ilnon secondario dettaglio che anche nel 1984, “a trattativa privata” non equivaleva “a senza gara” (come invece qualcuno volle intendere, mistificando la legge), ciò che più conta è che dal 1995nonesiste più alcuna norma che consenta atti e disposizioni attuative di concessione a privati e che, quindi, quella concessione del 1984 è ormai dal1995 priva di ogni legittimazione e legittimità. Tanto che quella stessa legge del 1995 non ha chiesto e non ha previsto la necessità di alcun atto di revoca, a quel punto già allora ormai superfluo (in quanto ogni nuovo provvedimento di ulteriore concreto affidamento o finanziamento in concessione sarebbe ormai semplicemente privo di ogni copertura di legge, e quindi illegittimo e annullabile, se non già nullo). In altre parole, della revoca nonc’era e non c’è bisogno, perché quella concessione è, dall’1 giugno 1995, già abrogata e inefficace, avendo perduto il precedente appoggio di legge sulla quale si era basata. Tanto che la stessa legge del 1995 si è preoccupata solo di disporre la norma transitoria di sistemazione di quel (poco) che,con quella concessione, era già arrivato a esecuzione e attuazione tra il 1984 e il 1995: lo stesso Parlamento, conilcomma2 di quello stesso articolo di decreto legge, ha infatti disposto che “restano validi gli atti adottati e sono fatti salvi gli effetti prodottisi e i rapporti giuridici sorti sulla base delle disposizioni (abrogate)”. Disposizione doverosa riguardo agli impegni formali già perfettamente vincolanti assunti verso il privato. Ma,si badi bene, appunto solo per gli impegni formali già contrattualmente assunti verso il privato e già perfezionati e vincolanti al 31 maggio1995. Sono fatti salvi, quindi, solo gli impegni già oggetto di regolare atto di convenzione operativa già dotata di copertura finanziaria, ratificata e perfezionata entro il 31 maggio1995, sulla base delle leggi e deid ecreti di finanziamento promulgati ed emessi non oltre il 31 maggio1995. Diversamente da come il concessionario, e non pochi ministri e presidenti del Consiglio (e del Magistrato alle acque, e pure qualche magistrato amministrativo), inconsapevoli o conniventi, hanno voluto credere e leggere (ma forzosamente e senza giustificazione giuridica), tale disposizione transitoria non può valere da illimitata “tana libera tutti”; non può valere cioè come recupero della possibilità di affidamento in concessione anche oltre il 31 maggio1995, di ogni opera e intervento che per qualche appiglio esplicativo, narrativo o logico taluno cerchi di far apparire, a posteriori,come effetto o in connessione con le (poche) opere regolarmente e perfettamente già concesse (con tanto di atti stipulati,impegnativi e vincolanti) prima di quella abrogazione. In altre parole, il “fatti salvi” e il “restano validi” può essere applicato solo per gli impegni perfezionati e assunti direttamente ed espressamente con le convenzioni n. 6393, 6479, 6745, 7025, 7138, 7191, 7295, 1568, 1685, 7322 e 7395, sottoscritte tra il 1984 e il 1993, finanziate dalle leggi 171/1973, 798/1984, 910/1986, 67/1988, 360/1991 e 139/1992, per un importo complessivo massimo di 953,989 milioni di euro (al lordo delle quote riservate, su quegli importi, ai Comuni e alla Regione). E non invece per quanto taluna autorità ha voluto affidare in concessione (senza copertura di legge) conl e decine di convenzioni sottoscritte successivamente al 31 maggio1995 e finanziate tutte da leggi successive al 31maggio 1995 (ancorché fosse o sia stato fatto apparire logicamente connesso o materialmente integrato con qualche parte già in precedenza regolarmente concessa e finanziata). In pratica può esserci legittimazione e regolarità giuridico- amministrativa solo per gli interventi (e i relativi pagamenti) concessi e definiti in modo perfetto e completo fino al 31 maggio1995, per un valore, tutt’al più, nel complesso, di poco meno di un miliardo di euro (ma da ridurre delle quote di Regione e Comuni).Mentre erano e sono privi di copertura di legge e quindi legittimità tutti gli affidamenti in concessione, tutte le decine di convenzioni (e tutti i relativi pagamenti) sottoscritte dopo l’1 giugno1995 e appoggiate (ancorché illegittimamente) su leggi successive a quella data. Sino a oggi per ulteriori oltre 7,7 miliardi di euro (di cui 5,5 circa per il Mose, progetto approvato finanziato e convenzionato dopo il 2002). E questo, tanto più dopo il persino precedentecomma10 dell’articolo 12 della Legge 537 del 1993 (entrato in vigore l’1 gennaio 1994 e tuttora vigente), che aveva sancito che per tutti gli interventi della Salvaguardia di Venezia e della sua laguna“gli studi, le sperimentazioni, le pianificazioni, le progettazioni di massima, i controlli di qualità dei progetti esecutivi e delle realizzazioni delle opere, i controlli ambientali (anche mediante ispezioni), la raccolta dati e l’informazione al pubblico devono essere svolti informa unitaria” e quindi, inevitabilmente, attuatio quanto meno diretti e regolati solo dalla pubblica autorità competente, direttamente e senza più possibilità di affidamento“ unitario” in concessione“ unica” a privati. Disposizione efficace e cogente da allora, subito, senza bisogno di ulteriori disposizioni o norme delegate (come invece era necessario per il successivocomma11, che ipotizzava che tali attività e funzioni fossero poi affidate a una nuova società pubblica regionale-statale, per la quale invece espressamente occorrevano ulteriori norme e disposizioni). Tanto che, altrettanto immediatamente,proprio per questo “trasferimento” di cui alcomma10 (“restituzione” dal concessionario all’autorità pubblica concedente e naturalmente competente, di tutte quelle funzioni e attività strategiche, immediatamente cogente, e quindi a prescindere e anche prima e persino anche senza l’attuazione dell’ipotesi del comma11), dall’1 gennaio 1994 ilcomma12 (tuttora vigente) ha disposto che “il corrispettivo per le spese generali previsto dalle concessioni di cui all’articolo 3 della legge 798/1984 è ridotto dal 12 al 6 %”. Ai giudici qualcuno dovrà spiegare perché invece, ignorando queste disposizioni, in tutti questi successivi 20 anni si è voluto ribadire e proseguire con gli affidamenti in concessione al Consorzio Venezia Nuova,per di più riconoscendogli “corrispettivi” ancora del 12%invece che del 6%(per una immotivata regalia a privati, e un sovracosto per il pubblico erario, nel complesso, pari a circa 500 milioni di euro, per la sola differenza tra 12 e 6%, e pari invece a circa mille milioni di euro, considerando l’intero costo dei ‘corrispettivi’ di spese generali di concessione). Cen’è che basta per fermare ogni ulteriore atto amministrativo, liquidazione, finanziamento, collaudo delle opere affidate in concessione al Consorzio Venezia Nuova. Quanto meno fino a che non sarà fatta fino in fondo, nelle ragionerie e nei tribunali, una veritiera “resa di conti”. Nel frattempo di questa sospensione e “resa dei conti”, potremo finalmente verificare, con giudizi veramente esperti e finalmente “terzi”, cosa è giusto e cosa è sbagliato, cosa funziona e cosa non funziona del progetto Mose, come e quanto variarlo e correggerlo in corso d’opera, almeno in quello che ancora possiamo correggerlo.

 

martedì 8 luglio – C’è il premier in Arsenale pronto il corteo “Stop al Mose”

L’invito è “Tutti da Renzi”. L’appuntamento per le 10 di martedì 8, in campo dell’Arsenale, con un presidio «a microfono aperto», seguito da un corteo autorizzato fin dentro l’Arsenale, attraverso l’ingresso della Biennale e fino alle Gaggiandre. La manifestazione si concluderà così proprio di fronte alla Torre di Porta Nuova, dove il premier Matteo Renzi sarà in teleconferenza in occasione di Digital Venice 2014. Obiettivo della protesta – organizzata da il Comitato No Grandi navi, l’associazione Ambiente Venezia e dalla Rete civica contro le grandi opere – è quello di presentare al presidente del Consiglio un documento in cinque punti per chiedere: la fine della concessione unica al Consorzio Venezia Nuova; una moratoria dei lavori alle bocche di porto; «un’ispezione tecnica sui lavori del sistema Mose affidata a una authority indipendente, che studi la possibilità di riconversione del sistema, mediante una variante in corso d’opera»; stop al progetto di scavo del canale Contorta dell’Angelo o di altri canali; grandi navi fuori dalla laguna e realizzazione di un nuovo avamporto alla bocca di porto del Lido. Lo scopo non è consegnare il documento a qualche portavoce, ma farsi ricevere dal premier. L’invito è esteso «a tutte le associazioni e i comitati della città e del Veneto, anch’esso martoriato da grandi opere e project financing del sistema Galan: «Dobbiamo contrastare quanto sta avvenendo con lo scandalo Mose:far passare il tutto solo come una questione di corruzione e concussione: le malversazioni sono avvenute per sostenere un progetto sbagliato, una grande opera inutile, che serve solo a chi la fa e che ha sottratto e sottrae risorse alla città, reddito e servizi ai cittadini ».

 

In consiglio comunale a Mirano cresce la rabbia contro la Regione

Un mese e poi le proteste. I comitati: «Scopriranno che siamo un nodo viario»

MIRANO – Zaia manda i tecnici nella tana del lupo e se ne sta lontano, Pavanello li rinvia dal governatore con la minaccia di bloccare strade e far partire la causa legale per il mancato rispetto degli accordi. È il film del Consiglio comunale aperto sull’accordo di programma del Passante, che martedì sera, di fronte a una cinquantina di rappresentanti dei comitati cittadini per la viabilità e il territorio, si è risolto con l’ennesimo buco nell’acqua. Una mazzata per il già delicato rapporto tra cittadini e politica. L’impressione però è che stavolta sia davvero finito il tempo delle parole: i cittadini escono arrabbiati e stanchi dell’ennesimo valzer di parole per sentirsi dire che soldi non ce ne sono, neanche per far rispettare gli accordi messi nero su bianco. La politica se ne guarda bene di entrare nel girone infernale degli scontentati del Passante: a Mirano Luca Zaia manda al suo posto il dirigente ad interim del Dipartimento regionale trasporti Mariano Carraro. Tocca all’ingegnere raccogliere la rabbia del comune più bistrattato, che dopo oltre 5 anni ancora non ha visto (a parte 387 mila euro per asfaltature) un solo euro dei 19 milioni promessi per opere complementari e di mitigazione. Il suo mandato appare subito chiaro: dire ai miranesi che gli accordi sono ancora validi, ma le disponibilità di bilancio sono cambiate. «Per crisi e per obblighi di patto di stabilità, il bilancio regionale è un po’ come quello dei comuni», spiega Carraro, «i 19 milioni non sono ancora stati messi a bilancio ed è un problema che riguarda anche altri accordi, ma questa non è una scusante. Bisogna farvi fronte, la Regione lo sa e sa che Mirano è in sofferenza per inquinamento e viabilità». Per i comitati il «farò presente agli organi decisori» di Carraro è però l’ennesimo rinvio all’arrivo dei fondi promessi e molti non la prendono bene. Il sindaco Maria Rosa Pavanello, dopo il dibattito, è chiara: «Finora il Comune non ha usato strumenti legali, ma se non avremo le risposte, d’accordo con i comitati, li useremo e presto. Dal punto di vista giudiziario abbiamo enormi possibilità di avere ragione». Toccherà al Comune, che ha in mano già un parere a riguardo. I comitati spingeranno però per andare oltre: «Era l’ultima possibilità», prosegue il sindaco, «credo non riusciremo più a fermare manifestazioni, anche molto impattanti, in grado di bloccare infrastrutture fondamentali per l’intera regione. Siamo un nodo viario ». Come dire: attenti a tirarla per le lunghe. Carraro incassa. A fine seduta afferma: «Solleciterò il collegio di garanzia per il rispetto degli accordi». Venti giorni, un mese al massimo. Poi la parola, e non solo, passerà ai comitati.

Filippo De Gaspari

 

MIRANO – Delusione in Consiglio comunale. Zaia e Zaccariotto assenti

Il sindaco: «Faremo azione legale». I comitati: «Scendiamo in strada»

MIRANO – Doveva essere l’occasione per mettere pressione alla Regione, a Palazzo Balbi non sentiranno nemmeno il solletico. Dal consiglio comunale molti miranesi si attendevano risposte concrete sui problemi della viabilità, invece martedì è andato in scena un deludente teatrino di banalità, frasi fatte e notizie trite e ritrite. Sindaco e comitati avevano invitato il governatore Luca Zaia e la presidente della Provincia Francesca Zaccariotto, nessuno dei due si è presentato e alla fine i cittadini hanno dovuto assistere alle solite stucchevoli polemiche tra maggioranza e opposizione. Nessuno slancio e nessuna novità concreta, solo lunghi discorsi già preparati. Dopo due ore di parole già sentite e risentite, molti miranesi hanno abbandonato l’aula con tanta rabbia e con una convinzione: i 19 milioni di euro promessi dalla Regione non ci sono e chissà mai se ci saranno, Mirano si può scordare nuove opere pubbliche almeno per un altro anno. L’ha fatto capire anche l’ingegnere Mariano Carraro, dirigente regionale spedito a Mirano da Zaia: «Gli accordi vanno rispettati, ma bisogna tener conto della crisi e dell’attuale situazione economica. Il bilancio regionale è concentrato soprattutto su sociale e sanità, altri settori come quello della viabilità sono penalizzati ed ecco perché quei soldi non sono stati messi a bilancio. Sappiamo che avete sofferto moltissimo per l’attraversamento del Passante, sia per l’inquinamento sia per il traffico: chiederò a Zaia di mettere a bilancio 2015 delle risorse per Mirano».
Il sindaco Maria Rosa Pavanello annuncia un’azione legale e chiede almeno una prima tranche da tre milioni di euro, ma intanto deve fare i conti con l’unica cosa certa: nemmeno quest’anno quei soldi arriveranno, con buona pace dei miranesi che da tempo invocano rotatorie e piste ciclabili. Per conto dei comitati ha parlato l’ex presidente locale Acli, Nello De Giulio, esponendo un accurato documento con l’elenco della problematiche legate alla viabilità nei vari quartieri. «Ora la sopportazione della gente ha raggiunto il culmine e rischia di sfociare in proteste eclatanti» ha chiosato il sindaco. E uscendo dalla sala, molti hanno già ipotizzato nuovi blocchi delle strade.

Gabriele Pipia

Consiglio comunale aperto ma Zaia e Zaccariotto non ci saranno. Il nodo dei 19 milioni mai arrivati

MIRANO – È il giorno del consiglio comunale aperto a Mirano, quello con i cittadini, che dovrà fare il punto sullo stato di attuazione degli accordi di programma sottoscritti tra il Comune di Mirano e la Regione per la realizzazione del Passante. La seduta si preannuncia calda, anche perché pare non saranno presenti né il governatore Luca Zaia né la presidente della Provincia Francesca Zaccariotto, entrambi invitati dal Comune a presenziare e portare notizie sui 19 milioni di euro per le opere di compensazione e mitigazione, mai visti a distanza di anni. Al loro posto dovrebbero arrivare in città il dirigente regionale Mariano Carraro e l’ingegner Silvano Vernizzi della società Veneto Strade, che di competenza e conoscenza a riguardo degli accordi e le opere da realizzare ne hanno da vendere. Il punto è che rischia di mancare proprio il confronto con la parte politica, che a Mirano deve risposte in merito alla possibilità e ai tempi di realizzazione degli interventi, legati soprattutto alle disponibilità di bilancio. I comitati si sono dati appuntamento in massa: rientrerà appositamente dalle ferie anche il sindaco Maria Rosa Pavanello, mentre tuttio quasi i comitati e le associazioni legati alle questioni della viabilità e Mirano e frazioni saranno presenti per chiedere a Regione e Provincia il rispetto degli accordi. Per i cittadini la parola spetterà a Nello De Giulio, presidente della Consulta per il territorio e l’ambiente. Presenti ovviamente consiglieri comunali e assessori. L’appuntamento è alle 20 nella sala consiliare in barchessa di Villa Errera.

(f.d.g.)

 

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