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La mappa delle vetture in uso alle partecipate della Regione

Ma Autovie Venete: «Non siamo obbligati a rispondere»

VENEZIA – La spending review è arrivata anche nelle società a partecipazione regionale e si è appuntata sulla dotazione delle auto di servizio. Il 20 dicembre, accogliendo l’indicazione della prima commissione del Consiglio regionale, la giunta regionale ha stabilito che «le società a partecipazione regionale, entro il 31 marzo di ogni anno, inviano alla giunta regionale, pubblicano e aggiornano nel proprio sito internet aziendale, i dati e le informazioni al 31 dicembre dell’anno precedente, relativi all’utilizzo delle auto aziendali da parte del proprio personale».

E non mancano le sanzioni: «Il mancato invio alla giunta regionale o la mancata pubblicazione via web, nei termini stabiliti, delle informazioni inerenti le auto di servizio o il mancato recepimento dei criteri di utilizzo comporta la sospensione di ogni erogazione a favore dei soggetti inadempienti».

L’intera materia è stata riordinata dalla legge regionale 1 del 7 gennaio 2011 sul “trattamento indennitario dei consiglieri regionali e disposizioni sui costi degli apparati politici ed amministrativi”. In particolare, l’articolo 15 prevede che «gli organi e le strutture di vertice di enti, agenzie, aziende e società regionali, o con quota maggioritaria della Regione, non possono utilizzare in via ordinaria auto di servizio per il trasporto dall’abitazione all’ufficio o luogo di lavoro».

La normativa ha determinato l’avvio di un censimento del parco auto. In occasione della prima ricognizione, compiuta nel 2011, era emerso che per l’Autostrada di Alemagna, Autovie venete, Concessioni Autostradali Venete, College Valmarana Morosini, Finest, Insula, Rocca di Monselice, Sis e Veneto Strade la normativa non era applicabile «in quanto trattasi di organismi partecipati in misura minoritaria della Regione». Poi queste società sono state ricomprese nell’elenco. Terme di Recoaro, Rovigo Expò, Società Veneziana Edilizia Canalgrande, Veneto Innovazione e Veneto Promozione hanno fatto sapere di non detenere auto di servizio, mentre Ferrovie Venete, nel 2011 non risultava «concretamente operativa».

Tra gli enti con il garage meglio fornito figurava, alla fine del 2012, Sistemi Territoriali: cinque auto di servizio, tre autocarri, sei auto a noleggio a lungo termine. E ancora quindici autovetture e tredici autocarri in comodato d’uso, ma di proprietà della Regione . Veneto Acque dichiarava cinque auto di servizio; Veneto Strade sette autovetture. Diversa la situazione di Veneto Sviluppo, che alla fine del 2012, precisava di non essere proprietaria di auto ma di detenere un’auto di servizio ad uso non esclusivo con canone di locazione pluriennale. Nel contempo, a titolo di beneficio accessorio, era stata assegnata al vicedirettore un’autovettura in locazione a lungo termine. Nella primavera 2013 la Regione ha provveduto ad una seconda ricognizione. In particolare, Società Autovie Veneto ha comunicato «di ritenere di non essere obbligata a fornire alcuna risposta».

Concessioni Autostradali Venete ha reso noto di possedere 21 auto di servizio e 15 autocarri.

Finest possiede sei auto, Insula un’auto di servizio, Sis è proprietaria di tre auto di servizio. Ora però la scadenza del 31 marzo è istituzionalizzata: insomma si fa sul serio.

Claudio Baccarin

 

IL DISCIPLINARE DELLA GIUNTA VENETA «Usate i veicoli con parsimonia» 

VENEZIA – L’uso delle autovetture di servizio di tutte le società a partecipazione regionale «dovrà essere tassativamente limitato ai trasferimenti e ai viaggi del personale nell’espletamento delle proprie incombenze di ufficio e ai casi, debitamente dimostrabili, in cui l’uso dei normali mezzi di trasporto sia inconciliabile con gli impegni da assolvere, con la celerità dell’incarico e l’urgenza dello stesso».

Lo prevede il disciplinare che la giunta regionale del Veneto ha allegato (alla luce della normativa sulla riduzione dei costi degli apparati politici ed amministrativi, votata il 7 gennaio 2011) alla delibera sull’utilizzo delle auto di servizio. Il disciplinare precisa che «l’uso del mezzo di servizio può essere consentito per trasferte giornaliere (partenza e rientro nella giornata) o trasferte comprensive di più giornate lavorative a seconda del tipo di missione da svolgere».

L’utilizzo è autorizzato dal presidente/amministratore unico/amministratore delegato/direttore generale/direttore d’area/responsabile di riferimento o loro delegati. Se dunque l’auto di servizio va usata cum grano salis, la giunta regionale sottolinea nel contempo che «l’uso di autovettura propria, con successiva richiesta di rimborso delle spese, non può essere autorizzate».

Tuttavia «possono essere previste apposite forme di deroga al summenzionato divieto, qualora il ricorso alle altre modalità di trasporto (tramite mezzo pubblico, autovetture di servizio, car sharing, noleggio auto) pregiudichino l’efficacia e l’efficienza dell’azione amministrativa o comportino un incremento dei costi».

L’utilizzatore della vettura è tenuto a «non consentire che l’autovettura aziendale venga condotta da persone non autorizzate, anche qualora le stesse siano altri dipendenti della società». Altra sottolineatura perentoria: «È tassativamente vietato l’uso dell’autovettura aziendale in tutti i casi in cui non vi sia una precisa esigenza di servizio e, in particolare, per il trasporto di familiari e affini; per motivi privati, per il trasporto degli organi e delle strutture di vertice dal luogo di abitazione al luogo di lavoro».

Attenzione: «L’utilizzatore sarà considerato responsabile di tutti i danni che dovessero derivare dalla mancata osservanza di quanto previsto e sarà tenuto a rimborsare integralmente alla società il danno da essa subito». Inoltre, «all’atto dell’utilizzo il richiedente dovrà aver sottoscritto il regolamento impegnandosi a osservarlo». Naturalmente «l’utilizzatore si assume la responsabilità delle eventuali infrazioni al codice della strada, e sarà quindi tenuto al pagamento delle multe per tali infrazioni». Per quanto riguarda i rifornimenti di carburante, dovranno sempre essere eseguiti presso stazioni di servizio convenzionate e l’importo dovrà essere pagato utilizzato la carta carburante.

(c.bac.)

 

DOMANI UN VERTICE

Autostrade Cav dirà sì agli sconti chiesti da Lupi 

VENEZIA – Autostrade: domani l’Aiscat, associazione delle società concessionarie, si riunirà per valutare le richieste del ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, che sollecita sconti del 20% sui pedaggi per i pendolari.

La Cav, che gestisce il tratto Padova-Venezia ed è finita nell’occhio del ciclone per l’anomalo aumento nel segmento Mirano-Mestre (da 0,20 a 2,80 euro) dirà sì alle riduzioni di tariffa. «Siamo favorevoli», anticipa Luca Zaia, governatore della Regione che controlla il 50% della società (l’altra metà è dell’Anas) «purché Lupi, che è persona affidabile, ci fornisca gli strumenti giuridici per agire in questo senso, noi gestiamo soldi pubblici e quindi abbiamo il problema di giustificare le nostre azioni con la Corte dei conti, per evitare il danno erariale. In ogni caso, so che il presidente di Cav, Stefano Bembo, sta lavorando a una scontistica compatibile con il piano finanziario dell’azienda».

 

Il consigliere regionale di Verso Nord ha una sua proposta radicale sul problema delle tariffe autostradali esplose dopo gli aumenti del 1 gennaio

VENEZIA. Concessioni lunghe, concessioni corte, proroghe inusuali, regalie. Il sistema autostradale veneto si presenta dal punto di vista normativo come un puzzle i cui pezzi non si combinano. «L’unica certezza è che tutti i costi del dedalo amministrativo e legislativo si scaricano sugli utenti, cioè su famiglie e imprese, sotto forma di pedaggi. Di fatto, è una vera e propria tassa occulta che pesa non solo sui Veneti ma su tutti coloro che hanno anche solo la ventura di attraversare la nostra regione». Diego Bottacin, consigliere regionale di Verso Nord ed esponente veneto di Scelta Civica, non è rimasto alla finestra a guardare la bufera scatenata dai rincari dei pedaggi autostradali di inizio anno. Mentre la gran parte dei soggetti in campo si è esercitata nella consueta danza delle “dichiarazioni a caldo”, Bottacin ha dedicato un po’ di tempo a studiare i documenti e a raccogliere informazioni.

Intanto consigliere, come si sbroglia questa matassa, se mai è possibile?

Se ne esce solo azzerando tutte le concessioni in atto e introducendo l’unico sistema che garantisce il miglior rapporto tra servizio reso e prezzo pagato. Cioè la concorrenza. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti deve organizzare delle gare a evidenza pubblica a cui possano partecipare i potenziali gestori, per lo meno a livello europeo. Invece mi sembra che stiamo andando in direzione opposta.

Cosa vuol dire?

Due cose, una generale e una di dettaglio per il Veneto. La prima: per avere un mercato efficiente e una reale competizione, le concessioni devono essere relativamente brevi, diciamo 10 anni. Invece, nel 2007 il governo ha esteso il tempo delle concessioni da un massimo di 30 anni a un massimo di 50 anni. Affidando la concessione per cinquanta anni si taglia via la concorrenza e si lascia tutto lo spazio per una gestione “contrattata” tra regolatore e concessionario. Chi può dire oggi come si evolverà, nell’arco dei prossimi cinquanta anni, il traffico, la tecnologia, il fabbisogno di investimenti su questa tratta? Tutte materie che dovranno di volta in volta essere decise per via amministrativa, lasciando quindi un enorme potere discrezionale al regolatore cui forse non dispiace restare esposto per tanto tempo al rischio di essere “catturato” dal concessionario a cui chiede in cambio continui adeguamenti del canone di concessione, come ha fatto dal 2006 a oggi.

E’ un sistema perfetto, no?

Già, un sistema geneticamente congegnato per condizionare la politica. Un sistema i cui attori sono abituati a contrattare, negoziare e mercanteggiare in un traffico continuo di favori in cambio di potere. Non sorprende che tale ordinamento delle concessioni lasci ampi spazi alle clientele, non sia immune alla corruzione e riconosca nella competizione per il mercato il principale nemico da sconfiggere.

La questione veneta?

Per l’autostrada Brescia-Padova la proroga della concessione al 2026 è stata giustificata dalla decisione di costruire nuove tratte (nello specifico la Valdastico A31) che erano previste nelle concessioni originarie, risalenti agli anni Settanta, peraltro “assegnate” allora senza gara e senza corrispettivo. Faccio notare che nel frattempo con la sentenza della Corte Costituzionale del 21 febbraio 2011 si è ribadito che qualsiasi opera, atto o progetto dell’arteria non possa essere realizzato senza la preventiva intesa con la provincia autonoma di Trento. Ciò in rispetto dovuto allo Statuto Regionale del Trentino-Alto Adige ed alle sue norme di attuazione. Lascio immaginare le conseguenze. Per quanto riguarda la Mestre-Padova Est, la concessione è stata prorogata di 23 anni nel 2008 affidandola al Cav, cioè la società partecipata a metà da Anas e dalla Regione Veneto che gestisce anche il passante e la tangenziale. Faccio notare che nel dicembre 2009, quando Cav è subentrata a Società Autostrade della Serenissima Spa ha versato a quest’ultima 70 milioni di euro per non meglio precisate migliorie. Perché, se si trattava di soldi sostanzialmente non dovuti? E perché continuano a essere soci le Camere di Commercio di Venezia e Padova e l’Autorità portuale di Venezia, accanto a Gavio e Mantovani, in una società che non gestisce più un bel niente?

Però il governatore veneto e tutta la Lega continuano a ripetere che le autostrade del Nord sono gestite bene e che noi paghiamo le inefficienze e gli sprechi del Sud. Concorda?

Inefficienze? Sprechi? Gestioni opache? Da quando risultiamo immuni? Ricordo solo alcune recenti indagini della magistratura e alcuni processi che hanno riguardato il sistema degli appalti legati alle infrastrutture regionali, tra cui proprio la Venezia Padova con tanto di condanne e sentenze passate in giudicato. Agitare la bandierina del campanile può far colpo sui distratti, ma non cambia la realtà. Oltre tutto stiamo parlando di strutture che producono poltrone, con consigli di amministrazione che nel recente passato sono arrivati fino a 20 membri, praticamente delle assemblee. Senza contare che le società concessionarie in mano agli enti pubblici proliferano una pletora di società partecipate di dubbia utilità e che spesso causano consistenti perdite di esercizio.

A chi giova?

Faccia lei. Di sicuro non agli utenti delle autostrade. Che siano imprese di trasporto, pendolari o turisti, loro pagano i costi non del servizio, ma delle aziende di gestione che, ripeto, sono quasi tutte pubbliche. Al contrario, dovrebbe essere il mercato a selezionare l’operatore in grado di offrire il servizio qualitativamente più alto al costo più basso.

Altro problema è la frammentazione del sistema. In Veneto ci sono 5 gestori per meno di 500 chilometri di autostrade.

L’estrema frammentazione del sistema, combinata con il regime delle concessioni di cui sopra, sta mostrando oggi tutti i suoi limiti. Non permette economie di scala e rende impossibile la programmazione unitaria degli investimenti. Fra l’altro ci troviamo di fronte a gestori pubblici, come nel caso della Brescia-Padova, del Cav, di Autostrade del Brennero e di Autovie Venete e gestori privati quali Autostrade per l’Italia. Ognuno di questi ha esigenze differenti, come si vede chiaramente dalle richieste di adeguamento dei pedaggi.

Ecco, torniamo ai pedaggi. Si aspettava rincari del 300% sulla Dolo-Padova?

Io non mi aspettavo niente. Sono il presidente Zaia e l’assessore Chisso che dovevano sapere a cosa stavamo andando in corso. E secondo me lo sapevano. Perché è chiaro che la concessione di 23 anni sul Passante è anomala, in quanto singolarmente corta. Se è possibile ottenere come abbiamo visto, concessioni fino a 50 anni, perché la Regione ha accettato un piano di ammortamento della durata inferiore alla metà? Fra l’altro con l’Anas che bussa alle porte per chiedere la restituzione dei fondi messi per la costruzione, come pattuito. Stiamo parlando di 350 milioni di euro già versati e di altri 700 milioni di euro da reperire a breve. Le oggettive difficoltà a recuperare in fretta questi fondi costringono il gestore a operare gli aumenti sui pedaggi, cioè a tassare imprese, lavoratori e famiglie. L’anno scorso il Passante è aumentato del 13,55%, quest’anno del 6,26% e la Padova Dolo di quasi il 300%. Se Zaia e Chisso non erano a conoscenza di questa situazione è meglio che cambino mestiere.

Daniele Ferrazza

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I rimedi alle troppe polveri sottili ci sono, ma bisogna agire su più fronti. La ricetta, secondo associazioni e comitati di cittadini che aderiscono all’Assemblea Permanente di Marghera «non può puntare solo sulla messa in sicurezza e una diversa viabilità di singole aree come quella di via Beccaria può alleviare il problema dell’aria inquinata ma non risolverlo alla radice».

Secondo loro l’inquinamento di Marghera «segnala il fallimento di un sistema della mobilità pensato attorno alla costruzione di grandi infrastrutture, dal passante ai progetti della Romea Commerciale, che alimentano quel sistema politico e affaristico corrotto la  cui natura di devastante speculazione finanziaria costruita sulle tasche di tutti noi è chiaramente emersa prima con l’arresto  del presidente della Mantovani spa poi con i folli rincari dei pedaggi autostradali, chiaro segno del fallimento del project financing.

Il tutto a discapito del trasporto su rotaia merci e passeggeri sempre più declassato da politiche di disinvestimento che fanno lievitare i costi dei biglietti e causano malfunzionamenti».

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MIRA – Il comitato “Opzione Zero” vuole andare fino in fondo: in settimana spedirà alla Corte dei Conti e alla Procura un dossier sulla gestione finanziaria del Passante.

La documentazione mira a ricostruire i movimenti di Cav, Regione e altri enti coinvolti: «La gestione è poco trasparente – spiega il presidente Mattia Donadel – con una lievitazione dei costi poi scaricata sui cittadini. Il Passante è stato pagato coi nostri soldi e ora quel costo dobbiamo pagarlo di nuovo noi, con l’aumento dei pedaggi».

Intanto il comitato intende organizzare per il 22 febbraio una grande manifestazione al vecchio casello di Dolo Roncoduro. Per ricorsi e class action contro l’aumento delle tariffe, sono già avviati i contatti con una legale veneziana.

(g.pip.)

 

IN AUTOSTRADA – Il sindaco di Spinea: «Rischiamo il collasso della viabilità locale»

Gli automobilisti lamentano troppa rigidità sulle tariffe agevolate

PROTESTE – Il casello di Spinea e il Passante. Continuano le lamentale dopo gli aumenti delle tariffe

L’ALLARME – Checchin: «Così salta la viabilità locale»

Il sindaco di Spinea: «Abbiamo riscontrato un aumento del traffico sulla viabilità locale. Lo schema viario pensato quando è stato realizzato il Passante ora rischia di saltare».

I pendolari protestano chiedendo sconti più estesi, i sindaci evidenziano l’aumento del traffico sulle strade interne. Venti giorni dopo l’aumento delle tariffe sulla Mirano-Padova, sono queste le due questioni che tengono ancora banco. Cav ha proposto per i pendolari un abbonamento Telepass Family a tariffa agevolata: 40% di sconto per chi compie almeno 20 accessi autostradali in un mese. Il numero di abbonamenti sottoscritti non è ancora stato reso noto, l’unica cosa certa è il malumore di chi è rimasto escluso dagli sconti proposti. A protestare sono i residenti padovani che fanno la tratta inversa (gli sconti infatti sono rivolti solo a chi vive a Mirano, Spinea, Mira, Dolo, Pianiga) ma non solo: negli ultimi giorni sono emerse pure le lamentele dei pendolari della Mirano-Padova che non escono a Padova Est bensì a Padova Zona Industriale oppure a Padova Ovest. Per chi usa gli altri due caselli padovani, infatti, non è previsto alcuno sconto.

«Se volete risparmiare vi conviene prendere il casello del Passante a Spinea» si sono sentiti rispondere agli sportelli Cav.

Ricapitolando: Mirano-Padova Est è passata da 80 cent a 2.80 euro (1.70 con gli sconti), mentre Mirano-Padova Zona Industriale da 90 cent a 2.90 euro e Mirano-Padova Ovest da 1.60 a 3.60 euro. L’unica speranza è legata ad un nuovo piano di sconti esteso a tutti i pendolari: il ministro Lupi e il governatore Zaia hanno aperto a questa ipotesi, ma si preannunciano tempi lunghi.

Per risparmiare, dunque, molti automobilisti si riversano sulle strade interne: a temere una congestione della viabilità ordinaria sono soprattutto i sindaci di Mirano e Spinea, che nei giorni scorsi hanno chiesto a Cav i dati sui flussi d’accesso ai due caselli prima e dopo l’introduzione delle nuove tariffe. «Abbiamo riscontrato un aumento del traffico sulla viabilità locale, soprattutto sulla camionabile – sottolinea il sindaco di Spinea, Silvano Checchin – Lo schema viario pensato quando è stato realizzato il Passante ora rischia di saltare».

Gabriele Pipia

 

 

Il sindaco attacca il Cav dopo gli aumenti. Saranno messi rilevatori del traffico

Schierati i vigili urbani in viale Venezia per multare i transiti vietati dei camion 

MIRANO «Nessuno utilizza più l’autostrada. Con gli aumenti d’inizio anno Cav ha preso un granchio, noi invece ci stiamo subendo il traffico». Come volevasi dimostrare. Ospite in trasmissione di un’emittente locale insieme al collega di Spinea Silvano Checchin, Maria Rosa Pavanello esprime tutte le sue preoccupazioni per gli effetti già visibili del rincaro dei pedaggi in A4 e A57, tanto da spingersi a passare dalle minacce ai fatti: pronte le pattuglie dei vigili a presidio delle strade più frequentate dai pendolari.

«La gente non sta più entrando a Vetrego, ma non lo sta facendo neppure a Spinea. Se Cav aveva bisogno di recuperare l’investimento del Passante con gli introiti dei caselli, sta ottenendo l’effetto contrario: sono tutti sulle nostre strade».

L’invasione è graduale, ma già si vede. E Mirano non ha neppure le contromisure necessarie per farvi fronte.

«Non abbiamo risposte dal punto di vista delle mitigazioni e aspettiamo ancora i soldi delle compensazioni. Stileremo una lista, l’ennesima, di tutto ciò che manca e la denunceremo pubblicamente: barriere, ma anche il consolidamento dei fondi stradali, uno per tutti quello di via Porara».

Sul nuovo traffico a Mirano, però Pavanello, sa che per fare la voce grossa ci vogliono dati certi. Così, entro fine mese, il sindaco passerà all’azione. Ha già ordinato di mettere due rilevatori di flussi in viale Venezia, con i quali misurerà per un breve arco di tempo il transito dei veicoli lungo la Sp 81, la camionabile che di fatto, secondo le prime verifiche, sembra diventata l’alternativa di molti all’autostrada. Qui si riversano non solo le auto in arrivo da Spinea, ma anche tutto il traffico locale, che punta poi dritto a via Cavin di Sala e via Noalese, direzione Padova. Il Comune dispone già degli apparecchi elettronici, basterà posizionarli nei punti prestabiliti, forse già la prossima settimana: nel giro di qualche giorno avrà a disposizione numeri e grafici di passaggi veicolari alle porte del centro. Dati dei flussi alla mano, il sindaco avrà la scusa per schierare i vigili, come già minacciato una settimana fa. Già preallertato il comando della polizia locale, a febbraio i controlli saranno continui. L’obiettivo è non transigere sui passaggi vietati, in particolare dei Tir, ma anche creare una sorta di ostruzionismo che scoraggi gli automobilisti ad attraversare Mirano.

«La città non può sobbarcarsi tutti i problemi», conclude Pavanello, «siamo l’unico comune a non aver ancora visto un euro e ci tocca pure subire traffico e smog. Ci hanno imposto un Passante con la scusa di liberare i paesi dal traffico, ce lo ritroviamo deserto e con il centro città più intasato di prima».

Filippo De Gaspari

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Nuova Venezia – Commissione Via, vertici ancora vacanti

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18

gen

2014

 

PAT E PIANO CASA

Ma martedì la Regione potrebbe nominare il vice di Vernizzi. Ambientalisti in allarme

Dovrà decidere sul Pat del Comune e di quasi tutti i grandi comuni veneti. Di strade, autostrade, piccole e grandi opere in laguna e in terraferma. E il suo parere è spesso decisivo per fermare o dare il via allo sviluppo-cementificazione. Dopo il pensionamento di Silvano Vernizzi, dirigente regionale tuttofare e commissario straordinario del Passante, sono libere in Regione due caselle fondamentali per la pianificazione territoriale e la difesa del territorio. La prossima settimana, forse già martedì, la giunta regionale dovrebbe procedere alla nomina dei nuovi presidenti delle commissioni ambientali. La Vas (Valutazione Ambientale Stregica), la Via (commissione per la Valutazione dell’Impatto ambientale), la Vinca (Valutazione di Incidenza ambientale, sui siti di interesse comunitario) e il Nuvv (Nucleo di Valutazione degli accordi tra pubblico e privato). Centri strategici dove si decidono le grandi operazioni urbanistiche e immobiliari. Gli ambientalisti sono in allarme. E ricordano come sia da ritenersi illegittima una norma che affida al controllato (in questi casi gli assessorati all’Urbanistica e all’Ambiente) la nomina degli organismi controllori. Vecchia storia che aveva provocato un esposto all’Unione europea e segnalazioni per infrazioni alle norme comunitarie. Nel provvedimento che dovrebbe andare martedì all’approvazione della giunta presieduta da Luca Zaia potrebbe esserci già il prossimo presidente della Via. Un nome ricorrente è quello di Giuseppe Fasiol, per anni vice proprio di Vernizzi.

Intanto il Comune è in allarme. «Chiediamo trasparenza e soprattutto che la Regione ci restituisca il Pat che abbiamo approvato e consegnato a loro, con tanto di carte e documenti, più di sette mesi fa», dice l’assessore all’Urbanistica d Ca’ Farsetti Andrea Ferrazzi. Un contenzioso aperto con palazzo Balbi. Che oltre a tenere bloccato il nuovo Piano di Assetto del territorio ha invece sul tavolo la nuova legge 32, il cosiddetto «Piano Casa». «Un disastro per il territorio, dove aumenteranno i volumi delle edificazioni, e per i centri storici dove si autorizzeranno i cambi d’uso», dice Ferrazzi.

(a.v.)

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RINCARI AUTOSTRADALI »DOPO IL VERTICE

Aiscat apre a riduzioni dei pedaggi del 20% ai veicoli leggeri: autostrasportatori insoddisfatti. Zaia a colloquio con il ministro

VENEZIA – Segnali concreti di apertura alla richiesta di sconti per i pendolari delle autostrade rivolta dal ministro Maurizio Lupi alle concessionarie della rete aderenti all’Aiscat. In assenza di dichiarazioni ufficiali, fonti societarie lasciano intendere che l’orientamento è quello di accogliere la proposta del titolare dei Trasporti: pedaggi abbassati del 20% per i pendolari, così da attenuare l’impatto dei rincari che tante proteste hanno sollevato. Ma il sì sarà accompagnato da una «rigida» definizione degli utenti pendolari – Lupi l’ha circoscritta a coloro che compiono almeno 40 viaggi al mese entro la distanza di 50 km – che includerà soltanto auto e moto. Al momento non si prevedono agevolazioni per il traffico pesante: l’Aiscat teme che ciò (sommato alla flessione della domanda da parte dei veicoli leggeri) comporterebbe un marcato calo di introiti ai caselli esponendola così al rischio di danno erariale nei confronti dello Stato che eroga la concessione. La risposta definitiva al ministro, in ogni caso, non sarà immediata («Sono in corso verifiche tecniche e simulazioni contabili») né l’entrata in vigore degli sconti a febbraio, caldeggiata dall’esecutivo, pare scontata. Per gli autostrasportatori – oggettivamente penalizzati dagli aumenti – è stato avviato un tavolo ad hoc, coordinato dal sottosegretario Rocco Girlanda; l’Unione europea riconosce ai camionisti riduzioni massime del 13% e le associazioni di categoria scalpitano e segnalano che il primo incontro ministeriale «non ha registrato alcun passo avanti». Sul versante politico e amministrativo, va segnalato l’incontro romano tra Lupi e Luca Zaia. Il governatore del Veneto, che nei giorni scorsi ha speso parole di apprezzamento per l’esponente del Governo, ha garantito pieno sostegno alla politica di sconti, auspicando un allungamento dei tempi di concessione che permetterebbe alle società di spalmare su un arco più campio (e quindi meno oneroso) i debiti contratti per gli investimenti: esemplare, in tal senso, il caso della Cav (50% Regione, 50% Anas) la cui concessione sul tratto Padova-Venezia è limitata 23 anni a fronte della pesante esposizione finanziaria legata alla costruzione del Passante. Anche l’altro leader del leghismo veneto, Flavio Tosi, nella veste di presidente dell’Autostrada Brescia-Padova, incontrerà a breve Lupi per discutere il sistema trariffario.

E proprio al Carroccio è diretto l’attacco di Stefano Valdegamberi: «I pedaggi potrebbero facilmente scendere del 15-20% facendo luce e pulizia nella gestione delle concessionarie, tutte in mano leghista», accusa il consigliere di Futuro popolare; che scandisce i nomi e le percentuali: «A capo della Brescia-Verona-Padova (ritocchi del +1,4%) c’è Tosi; presidente della A4, che alla Brescia-Padova sovrintende, è dal 1998 Attilio Scheck, anche lui della Lega. Autovie Venete hanno rincarato del 7% e hanno come vicepresidenti i leghisti Matteo Piasente e Ivano Faoro. Anche la Cav (da 0,80 a 2,80 euro nel tratto Mirano-Mestre) è a guida leghista, con Tiziano Bembo.

Punge anche Antonino Pipitone (Idv): «Roma ha tolto le castagne dal fuoco alla Regione Veneto ora il pallino torna a Zaia, speriamo faccia finalmente la sua parte».

Filippo Tosatto

 

Nuova Venezia – Autostrade. Sconti del 20% per i pendolari

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16

gen

2014

RINCARI AUTOSTRADali»il vertice ai trasporti

Il ministro: agevolazioni da febbraio per chi va al lavoro in autostrada

Caro-autostrade, il ministro Lupi avanza la sua proposta: agevolazioni da febbraio per chi percorre fino a 50 chilometri per almeno venti giorni al mese per motivi di lavoro. Ritocchi anche per le distanze minori.

Lupi: «Sconti del 20% per i pendolari»

La richiesta: agevolazioni da febbraio per chi percorre fino a 50 km per 20 giorni al mese. Ritocchi anche per le minori distanze

VENEZIA Nella partita dei rincari autostradali Maurizio Lupi scopre le sue carte e chiede all’associazione delle società concessionarie, l’Aiscat, di garantire una riduzione dei pedaggi del 20% ai pendolari dotati di telepass, già a partire da febbraio. Ma chi sarebbero nel concreto i destinatari dello sconto? «Chi percorre in l’autostrada un tratto fino a 50 chilometri per 20 giorni al mese e per 40 viaggi complessivi», precisa il ministro, che tuttavia non esclude dai benefici le frequenze inferiori, sollecitando per loro «una progressività nelle agevolazioni sul prezzo». E l’Aiscat? «Ho colto una disponibilità e positività nel dialogo da parte del sistema autostradale ma i tempi devono essere molto rapidi, mi auguro di ricevere risposte e proposte tra lunedì e martedì prossimo». Oltre ai pendolari, il tavolo ha discusso il disagio dell’altra categoria «che ha maggiormente risentito dell’impatto degli aumenti tariffari», ovvero gli autotrasportatori: per loro il dialogo con le concessionarie è già stato avviato dal sottosegretario ai Trasporti Rocco Girlanda. In una fase di acuta crisi sociale l’obiettivo è attenuare l’impatto degli aumenti – accompagnati da un coro di proteste che trova eco nelle migliaia di adesioni alla campagna anti-rincari lanciata dal nostro giornale – ma in precedenza lo stesso ministero aveva autorizzato le concessionarie a ritoccare i pedaggi… In proposito Lupi ha assicurato il fronte imprenditoriale che intende «rispettare le regole e i patti vigenti», riconoscendo che le nuove tariffe sono state dettate dall’adeguamento del tasso di inflazione, dal recupero degli investimenti eseguiti e da un «fattore di equilibrio contabile » che tiene conto dell’andamento della domanda negli ultimi cinque anni: «L’aumento richiesto inizialmente ammontava al 4,7%, il Governo l’ha contenuto al 3,9% e ora, nell’ambito della collaborazione tra pubblico e privato, cercheremo di rendere compatibili le esigenze proprie delle imprese con le richieste legittime di cittadini e utenti che non vivono un momento felice».

Nessun cenno alla questione delle concessioni: le società auspicano da tempo un allungamento temporale che consenta loro di «spalmare» più agevolmente il debito finanziario contratto per gli investimenti, così da calmierare anche i pedaggi. Esemplare il caso della Cav, che gestisce il tratto Padova-Mestre, la cui concessione è limitata a 23 a fronte di una media quarantennale. Su questo versante Lupi non ha assunto alcun impegno, limitandosi a ribadire che si tratta di una materia delicata e complessa, condizionata com’è dalla normativa europea che vieta prolungamenti lesivi della libera concorrenza. Ora si attende la risposta ufficiale di Aiscat, che sonderà le 52 società aderenti prospettando una soluzione condivisa, magari in forma di do ut des rispetto all’esecutivo. Ai Trasporti non nascondono l’ottimismo.

Filippo Tosatto

 

I COMMENTI DELLE FORZE POLITICHE

Democratici e Udc: assordante silenzio di Zaia

Goisis: «Lega muta sugli aumenti veneti perché il presidente della Brescia-Padova è Tosi»

VENEZIA – Numerosi i commenti delle forze politiche all’iniziativa di Lupi. «L’impegno del ministro è positivo», afferma Andrea Martella, vicecapogruppo del Pd alla Camera «ma il sistema delle concessioni autostradali va ridefinito al più presto e le tariffe vanno realmente legate agli investimenti realizzati. E di questo il Parlamento si deve occupare in maniera seria». «Zaia si decida a svolgere fino in fondo il suo ruolo di presidente della Regione Veneto.

Basta scaricabarile», pungono le democratiche Simonetta Rubinato parlamentare-sindaco di Roncade e Silvia Conte, sindaco di Quarto d’Altino «Zaia è stato vicepresidente di questa Regione quando si costruiva il Passante e ministro quando il Governo Berlusconi, in cambio di tariffe sospese per quattro mesi, ha regalato alle concessionarie un sostanzioso bonus annuale. Ora non può far finta di scendere da Marte e di non aver saputo prima della decisione di aumentare i pedaggi, tanto più che da governatore provvede alla nomina del presidente della Cav».

«La risposta del ministro Lupi sulla questione pedaggi ci dà ragione: mentre Zaia sta in silenzio o, meglio, si limita solo a contestare Roma, dal Governo arrivano delle risposte concrete e non i soliti slogan della Lega», fa eco il senatore Udc Antonio De Poli che a definisce «una boutade leghista» la posizione del governatore favorevole a concedere autostrade gratis ai veneti: del Veneto Luca Zaia che, ieri, aveva detto: «È il suo gioco preferito», insiste «puntare il dito contro Roma e scegliere la linea del silenzio sulla Cav. Ma i veneti sappiano che la tariffa record di Padova-Venezia è stata decisa da Cav, società in mano alla Regione per il 50%». Anche Paola Goisis attacca: «Come mai in Veneto la Lega 2.0 di Matteo Salvini non è a fianco della gente per protestare contro questi rincari assurdi che colpiscono duro il nostro tessuto produttivo?», chiede la ribelle espulsa dal Carroccio «non sarà mica perché il presidente dell’Autostrada Brescia – Padova è Flavio Tosi , sindaco di Verona, candidato in pectore alle primarie, segretario Veneto della Lega e uomo forte di Maroni ?».

 

IL PRESIDENTE BEMBO

«Cav abbasserà i pedaggi ma tutti facciano altrettanto»

VENEZIA «Attendo di conoscere in tutti i dettagli la proposta del ministero ma se, come pare, le riduzioni dei pedaggi saranno accolte da tutte le concessionarie, noi saremo ben felici di praticare gli sconti. Ricordo che differenza di altre società autostradali, noi siamo un soggetto interamente pubblico e quindi al servizio dell’utente». È questo il primo commento di Tiziano Bembo, il presidente della Cav (50% Regione Veneto, 50% Anas) che gestisce il tratto Padova-Venezia, finita nell’occhio del ciclone per l’aumento anomalo del pedaggio (da 0,80 a 2,80 euro) nel percorso Padova est-Mirano, cui hanno fatto eco, peraltro rincari anche più elevati in altre autostrade venete. In proposito, la commissione Urbanistica del Consiglio regionale del Veneto, presieduta da Andrea Bassi (Lega), convocherà le cinque concessionarie della rete autostradale del Veneto e l’assessore regionale alla mobilità Renato Chisso per approfondire il problema dei rincari e individuare le possibili alternative: «Solo con un confronto diretto con chi gestisce la rete autostradale», afferma Bassi «sarà possibile coniugare le ragioni del territorio e delle categorie economiche con i piani finanziari delle società concessionarie. «Se perfino la Filt Cgil chiede di rivedere il sistema delle concessioni autostradali e di ricorrere al mercato e alla concorrenza, significa che il funzionamento attuale è davvero distorto», fa eco Diego Bottacin, il consigliere regionale di Scelta Civica che contesta l’assenza di una vera concorrenza nella gestione delle autostrade, una situazione di oligopolio che determina il rincaro dei pedaggi: «Una vera e propria tassa occulta».

 

Gazzettino – Autostrade. Caro-pedaggi, i pendolari sperano.

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16

gen

2014

Pedaggi, il governo «Sconti ai pendolari fino al 20 per cento»

La richiesta del ministro Lupi ai concessionari: agevolazioni per le tratte fino a 50 chilometri e per almeno 40 viaggi al mese fra andata e ritorno. La risposta degli enti entro la prossima settimana

Requisito minimo: devono compiere (andata e ritorno) 20 tratte al mese

Bembo (Cav): «Bene fissare criteri oggettivi per le società»

Il ministro Lupi ha chiesto sconti del 20 per cento sulle autostrade per tratte «fino a 50 chilometri»

Fino a tarda sera per i pendolari veneti della tartassatissima, carissima Padova-Mestre, era in agguato la beffa. Il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi ha incontrato i rappresentanti delle concessionarie italiane e annunciato di avere chiesto agevolazioni per i pendolari, con un risparmio di almeno il 20 per cento sulle tariffe lievitate a inizio d’anno. Una piccola rivoluzione, una luce nel buio dei rincari e del costo-trasferimento per chi lavora. Eppure l’inganno si annidava nelle parole, sul limite dei 50 chilometri per far scattare le tariffazioni speciali per chi percorre almeno 40 tratte al mese.
A fine riunione le agenzie hanno battuto una prima dichiarazione ufficiale di Lupi. «Abbiamo chiesto fortemente alle concessionarie di istituire dall’inizio di febbraio delle agevolazioni per i pendolari». Che ha spiegato come la categoria dei «pendolari» venga definita sulla base di «dati oggettivi». Ovvero: «Quello della frequenza, cioè chi usa da punto a punto l’infrastruttura autostradale per 20 viaggi al mese (che sono cioè i giorni lavorativi), che diventano 40 considerando andata e ritorno; altro parametro è quello della distanza e il raggio che viene considerato è quello dei 50 km».
La geometria insegna che il raggio va dal centro alla circonferenza. Ma lo sconto sarà previsto entro oppure oltre i 50 chilometri? Il dilemma per i veneti, che di chilometri ne percorrono, da casello a casello della Venezia-Padova, una ventina per tratta, è rimasto ad aleggiare fino a sera. Quando da Lupi è venuta una precisazione: «Abbiamo individuato i “pendolari” in base a tre criteri: il viaggio da punto a punto (da un casello all’altro, che vanno indicati), la frequenza della percorrenza di questa tratta (chi va al lavoro 5 giorni alla settimana fa 20 viaggi di andata e ritorno al mese, 40 volte la tratta indicata), la lunghezza delle tratta percorsa (sino a un massimo di 50 km per tratta, essendo la percorrenza media sulle nostre autostrade di 40 km)». E così il mistero è chiarito. Anche i pendolari veneti più vessati avranno gli sconti. Ma il ministro attende una risposta dai signori delle autostrade per la prossima settimana. «Da parte del sistema delle concessionarie c’è stata una disponibilità e una positività nel dialogo». E ha spiegato che il governo è impegnato da una parte sulle agevolazioni alle categorie che hanno maggiormente risentito degli aumenti, ovvero pendolari e autotrasportatori, e dall’altra sul cambio del meccanismo di calcolo delle tariffe, cercando di «rendere compatibili la necessità degli investimenti con il fattore prezzi».
«Le dichiarazioni del ministro fanno piacere. Anche perché fissa criteri nuovi e oggettivi, ed è con questi che ci dobbiamo confrontare, ovvero la lunghezza della percorrenza e il numero delle tratte in un mese» commenta Tiziano Bembo, presidente della Cav che gestisce il Passante e la Padova-Venezia. «Al tavolo c’erano i nostri rappresentanti, attendiamo comunicazioni ufficiali. Ci siamo fermati nelle verifiche sulla compatibilità economica di eventuali sconti da applicare in sede locale, perché ora la soluzione viene prospettata per tutto il sistema delle concessionarie». Il che fa tirare un sospiro di sollievo alla Cav. «Se le direttive sono governative non rischiamo problemi con la Corte dei Conti che potrebbe fare delle contestazioni, visto che siamo concessionari pubblici».
«Positive le parole di Lupi, ma vogliamo che ci dica in tempi rapidi come si renderanno concreti questi sconti» ha commentato con prudenza Andrea Martella, vicepresidente del gruppo Pd alla Camera. Sospettosi, invece, Federconsumatori e Adusbef. «Apprezziamo lo sforzo di Lupi per i pendolari, ma incrementi anche dell’8% e del 12% non trovano nessuna giustificazione».

Giuseppe Pietrobelli

 

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