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Nuova Venezia – Autostrade: Lupi affronta i rincari

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15

gen

2014

Oggi il ministro incontra le concessionarie.

L’appello della Cav, la critica della Cgil

VENEZIA – Primo round governativo sul versante, sempre caldo, dei rincari autostradali. Oggi il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi incontrerà i dirigenti dell’Aiscat, l’associazione delle società concessionarie e il confronto, verosimilmente, verterà intorno a due temi principali: le misure possibili per attenuare l’aggravio tariffario introdotto ai caselli a partire dal primo gennaio, particolarmente oneroso per i lavoratori pendolari e gli autotrasportatori; e la revisione complessiva del sistema delle concessioni sulla rete, che lo stesso Lupi giudica non più in linea con le mutate condizioni del mercato.

«La nostra richiesta al ministro è quella di prolungare la concessione della Cav sul tratto Padova-Venezia dagli attuali 23 a una quarantina d’anni», conferma il presidente Tiziano Bembo «perché questo ci consentirebbe di spalmare su un arco maggiore il piano di rientro dal debito contratto per costruire il Passante, così da permettere di ragionare concretamente su sconti e abbonamenti di favore, altrimenti impossibili per ragioni di bilancio».

Il Passante (44,7 km dei quali 12,7 a pedaggio) è costato circa 1 miliardo in project financing; Cav finora ha ripianato 350 milioni, il resto attende rimborso: «Ho fiducia nella capacità di trovare una soluzione da parte di Lupi, che si è sempre dimostrato vicino ai problemi della gente», dichiara il governatore Luca Zaia «il nostro problema prioritario sono i pendolari e se il Governo decidesse di farli circolare gratis in autostrada sarebbe un bel segnale»; e il debito del Passante? «La Cav è una società interamente pubblica, se il ministero decidesse di accollarsi la tranche residua del mutuo, farebbe un’ottima cosa e ci consentirebbe di tagliare i pedaggi senza ingrassare alcun soggetto privato. Ricordo che a Roma noi versiamo 21 miliardi all’anno».

Critica e articolata, infine, la posizione di Ilario Simonaggio, il segretario veneto della Filt-Cgil: «Intorno e dentro al mondo delle autostrade ci sono affari, decisioni e responsabilità del Governo nazionale, delle Regioni, dell’Anas, dei concessionari, delle tante società di costruzioni e di servizi, tutti interessati e attenti alla conservazione delle rendite».

«Questo mondo veneto», continua il sindacalista «è stato sinonimo di molti favori politici ad amici costruttori e banchieri, al territorio con risposte localistiche ingiustificate e sprechi tra i quali la nascita di società di scopo e diversificazioni del core business perennemente in perdita. Ora non è possibile continuare come se la pesantezza della crisi non avesse colpito duro tutta l’economia regionale delle imprese e delle persone: abbiamo pedaggi troppo alti che generano ormai il calo consolidato della domanda, che è allontanata dalla crisi economica e dalla insostenibilità delle tariffe. Per uscire da questa situazione indisponibile è necessario modificare gli assetti fondamentali dei “signori delle autostrade” con determinazione e coraggio».

 

Gazzettino – «Caro-pedaggi, danni anche per le autostrade»

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14

gen

2014

I comitati del Cocit scrivono a Comune e Regione: «Prezzi troppo alti le svuoteranno rendendo invivibili e inquinate le strade urbane»

Se varcare il casello delle autostrade è come passare alla cassa di una gioielleria, è chiaro che solo i ricchi lo fanno, e il resto degli automobilisti intaserà le strade urbane.

E il danno sarà triplo: per gli automobilisti, che pur di risparmiare stanno in macchina anche un’ora in più al giorno, per l’ambiente, che sarà invaso da tonnellate di gas di scarico in più, per le stesse autostrade Cav compreso. Perché dovrebbero essere danneggiate se, in realtà, con gli aumenti incassano più soldi? «Gli aumenti di questi giorni sono dettati soprattutto da mancati introiti dello scorso anno» afferma il Cocit, il Coordinamento dei comitati contro l’inquinamento da tangenziale: «Le autostrade sono meno trafficate a causa della crisi economica. È chiaro che se andare da Venezia a Padova costerà 2 euro e 80, da Venezia a Treviso 2,60 e da Venezia a San Donà 3 euro e 50, le autostrade si svuoteranno ancora di più, così saranno necessari nuovi aumenti e le manutenzioni saranno sempre più rade. E, fattore non secondario, la Cav riuscirà sempre meno a pagare le rate del Passante».

Che fare? Il Cocit una soluzione ce l’avrebbe, tutto sta a vedere se Comune e Regione lo ascolteranno. È una soluzione composta da più elementi, e che ha dalla sua alcune prese di posizione dei ministeri dei Trasporti e dell’Ambiente per trovare una mediazione tra gli interessi dei gestori autostradali e quelli dei cittadini. A dire il vero non era difficile immaginare cosa sarebbe successo già prima di pensare agli aumenti, una volta entrati in vigore ad ogni modo le conseguenze sono diventate evidenti: sempre più automobilisti, soprattutto i pendolari, hanno cominciato a riversarsi su Terraglio, Riviera del Brenta, Miranese, Triestina ma anche in altre tantissime minuscole stradine nate per servire poche abitazioni e aziende agricole, non certo per fare da superstrade.

«I pendolari, oltretutto, sono costretti ad usare l’automobile perché molte zone del nostro territorio non sono servite sufficientemente, o per nulla, dai mezzi pubblici» conclude il Cocit.

Elisio Trevisan

 

AUTOSTRADE GOVERNO IMMOBILE

Non si capisce perché il governo non sia stato in grado di opporsi “congelando” almeno per quest’anno l’aumento dei pedaggi autostradali anziché permettere aumenti di 5, 10 e a volte anche di più l’indice di inflazione. Perchè questa regalia alle società che gestiscono le autostrade, che da decenni restano in mano a strutture e personaggi para-politici? Anche perché in cambio dei nuovi aumenti non si vedono realizzazioni spettacolari e le grandi arterie (come la Salerno-Reggio Calabria) sono ferme da 40 anni. Ancora una volta un governo nato per dare “segnali forti” non lo fa, non dimostra di avere una linea né una strategia eppure le autostrade italiane sono già le più care del mondo mentre sono gratuite in Germania, in Olanda, Svezia, Belgio, Usa, Canada, Australia o si usano con una modesta tassa fissa annuale come in Austria o in Svizzera. Non solo, ricordiamoci che la nostra benzina è la più cara d’Europa e credo del mondo, e che questi costi incidono duramente sulle imprese e sul sistema dei trasporti con i cittadini comunque obbligati a viaggiare su gomma visto che le ferrovie si limitano a guardare alla “alta velocità” cancellando le linee minori. Sembra esserci una vera miopia del governo su questi problemi. Intanto passano i mesi e non succede nulla, le grandi riforme attendono sempre come la promessa ripresa economica che non arriva e l’Italia sta a guardare, sempre più disperata.

Orlando Masiero – Fiesso d’Artico (Ve)

 

 

RINCARI AUTOSTRADALI, LA PROPOSTA

Il Cocit: accordo per usare gli incassi della tangenziale per la mitigazione ambientale

«Gli aumenti di questi giorni dettati soprattutto da mancati introiti dello scorso anno, rischiano di peggiorare, e di molto, la qualità della mobilità nella nostra area, con ripercussioni immaginabili sulla qualità dell’ambiente la vita dei residenti».

Il Cocit, coordinamento contro l’inquinamento della tangenziale di Mestre, interviene nel dibattito sui rincari imposti da Cav per autostrada e Passante con delle proprie proposte che formula con una lettera inviata pochi giorni fa al sindaco di Venezia Giorgio Orsoni e all’assessore regionale alle Infrastrutture, Renato Chisso. La preoccupazione è che l’aumento delle tariffe per le percorrenze autostradali (Venezia-Padova 2.80 euro, Venezia-San Donà 3.50 euro, Venezia-Treviso Sud che è salito a 2,60 euro) porterà molti ad abbandonare l’autostrada e preferire le strade statali e urbane di Terraglio, Miranese, Triestina e Riviera del Brenta anche se questo comporta dei tempi di percorrenza più lunghi.

Con un aumento di traffico e smog che va a scapito dei territori che il progetto Passante doveva svuotare dal traffico di attraversamento.

«I centri abitati lungo queste direttrici ringrazieranno, Passante e autostrade saranno sempre più vuote, il prossimo anno ci saranno di conseguenza nuovi rincari e in alternativa, manutenzione delle stesse trascurata», sostiene il Cocit di Mestre. E quindi in una lettera inviata al sindaco di Venezia e all’assessore regionale, il coordinamento dei comitati sollecitano che «sia il Comune di Venezia che l’assessorato alle Infrastrutture della Regione Veneto si impegnino politicamente per rivedere i termini delle concessioni autostradali e del piano economico finanziario del Passante».

Il Cocit chiede di «allungare i termini della concessione alla Cav, e di utilizzare gli incassi dei transiti di attraversamento in tangenziale per la mitigazione dell’impatto ambientale e la riqualificazione del territorio».

Altra occasione da cogliere è, invece, quella della fine del 2017 quando scadrà la concessione di Autovie Venete per il tratto finale della tangenziale di Mestre, in zona Terraglio.

«Una occasione per avere finalmente la tangenziale sotto un unico concessionario e garantirsi interventi che finora Autovie non ha realizzato», avvisa per il movimento Angelo Pistilli.

E ancora, dice il Cocit, «tariffe in abbonamento per i pendolari residenti nel territorio della Pa-Tre-Ve. Oltre ovviamente al lavoro di potenziamento del sistema del trasporto pubblico, a partire dal metrò regionale».

(m.ch.)

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Mirano. Il sindaco Pavanello non ha ancora avuto risposte sui flussi di traffico «Li misuriamo noi, poi faremo controlli a tappeto e vieteremo il transito ai Tir»

MIRANO – Mancano ancora i dati precisi, ma i primi flussi anomali di traffico, dopo l’aumento del pedaggio in A4 applicato dal primo gennaio, già si vedono. A Maria Rosa Pavanello, sindaco di Mirano, basta e avanza per minacciare di schierare i vigili e forse anche qualche divieto.

«Poi vediamo», chiosa il sindaco, «se di fronte al vero caos si prende qualche provvedimento».

È una Pavanello che non ci sta a fare la parte del sindaco che “subisce”, i rincari prima e il traffico che questi produrranno nelle strade miranesi poi. Alcuni giorni fa il primo cittadino di Mirano ha scritto una dura lettera a Cav, ha portato dalla sua parte anche il collega di Spinea Silvano Checchin, poi ha fatto i primi conti in tasca ai miranesi, per dimostrare che il salasso è abnorme e non risolverà i problemi di traffico, anzi li aggraverà (Vetrego, finalmente libero dal tornello, è solo un versante della novità).

«I miranesi hanno la memoria lunga, perché con l’autostrada ci convivevano anche prima del Passante: fino al 2008, con l’entrata a Roncoduro, un viaggio a Padova Est ci costava 60 cent. Con la realizzazione del casello a Vetrego sono diventati 70 cent, il primo gennaio 2013 è scattato l’aumento a 0,80 euro. Va bene, normali aumenti, niente da dire. Com’è che ora, tutto d’un tratto, la tariffa schizza a 2,80? Non abbiamo capito, o meglio non ci hanno ancora spiegato, da dove arriva questo importo, com’è calcolato, quali sono i flussi di traffico e il costo al chilometro».

Ma a parte le domande, per Mirano comunque non finisce qui.

«Non accetteremo nemmeno che fra un po’ alzino anche i costi a Spinea. Perché se è vero che adesso conviene uscire a Crea, tra un po’ Cav si accorgerà che i problemi sono lì e alzerà le tariffe. Hanno bisogno di soldi».

Mirano però non starà a guardare: «Intanto piazzeremo i rilevatori di flussi in viale Venezia: ne abbiamo acquistati due per misurare il traffico cittadino, attualmente si trovano in via Zinelli per raccogliere dati e risolvere la situazione in quell’area dopo le modifiche richieste dai residenti di Luneo, ma terminati quei rilevamenti li sposteremo a sud di Mirano, per vedere come stanno veramente le cose».

Se i dubbi del sindaco saranno confermati, ecco pronte contromisure, anche drastiche:

«Schiero i vigili, in viale Venezia e in via Cavin di Sala, a fare controlli a tappeto su tutti i tipi di veicoli. E se non basta valuterò anche dei divieti».

Pavanello pensa, per esempio, a un divieto di transito ai tir in via Cavin di Sala, che da un po’ di tempo è stata declassata a viabilità comunale nel primo tratto, fino al capolinea Actv: un provvedimento che rischierebbe di bloccare il traffico merci di mezzo Miranese.

Filippo De Gaspari

link articolo

 

Appello a Maniero da Pd e Sel di Marano

MIRA. Dopo la decisione di aumentare le tariffe autostradali da Vetrego a Padova Pd e Sel di Mira chiedono un intervento del sindaco Alvise Maniero.

«La promessa di arretrare il casello di Villabona a Dolo è stata mantenuta “virtualmente” portando non l’arretramento ma il costo del casello a Vetrego» spiega il segretario del Pd Marano Enrico Michieletto.

«Gli accordi scritti sul Passante sono diventati aria fritta. E i maranesi che benefici avranno? Dovranno abituarsi al traffico in centro lungo via Caltana con il futuro parcheggio a nord della stazione ferroviaria voluto dal sindaco e dovranno abituarsi anche a pagare di più».

Critico anche il segretario di Sel Paolo Dalla Rocca. «Sollecitiamo il sindaco Alvise Maniero ad alzare la voce e a pretendere soluzioni nell’interesse di tutti i cittadini».

(a.ab.)

 

Gazzettino – Autostrade, Zaia predica bene ma razzola male

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13

gen

2014

L’OPINIONE

Luca Zaia predica male e razzola bene. Cioè lui e la sua Lega dicono sciocchezze, però sanno benissimo come mantenersi i posti ben remunerati nei consigli di amministrazione delle concessionarie autostradali. Il governatore del Veneto, prima di parlare, dovrebbe informarsi meglio magari dai suoi uomini in Friuli Venezia Giulia, che io non ho mai avuto il referato alla mobilità. Al di la di questo, però, è singolare che colui che governa una Regione importante come il Veneto, non sappia quali sono i poteri delle Regioni in materia di concessioni autostradali. D’altro canto viene da chiedersi, a questo punto, perché Zaia non liberalizzi il Passante di Mestre, considerato che la società che lo gestisce é anche di proprietà della sua Regione.

Per il resto è decisamente stucchevole il fatto che lui e i suoi accoliti padani, parlino di liberalizzazioni mentre i leghisti che occupano le varie poltrone nelle società autostradali non fanno assolutamente nulla al riguardo. Se vuol fare demagogia, il presidente veneto continui a parlare e vada sui giornali però, se entriamo nel concreto, sappiamo bene che oggi le autostrade con le normative vigenti non possono essere assolutamente liberalizzate anche perché le società che le gestiscono hanno precisi obblighi in materia di investimenti e impegni di gestione che derivano dalle concessioni dello Stato.

Non a caso lo stesso ministro Maurizio Lupi ha riconosciuto che bisogna rivedere l’impianto generale delle concessioni, per cui parlare a vanvera dicendo che si può liberalizzare non é certamente consono a un presidente di Regione che dovrebbe sapere come funziona il sistema. Sulla questione dei rincari dei pedaggi si può sicuramente discutere per capire come se ne può mitigare l’impatto, ma resta il fatto che per opere come la terza corsia sulla A4 diventa difficile realizzarla liberalizzandola agli utenti, a fronte di impegni dello Stato che comunque sarebbero decisamente auspicabili. Immagino che Luca Zaia a questo punto stia pensando davvero per la gioia non solo dei veneti ma anche nostra, di lasciare libero l’utilizzo del Passante di Mestre dato che oggi percorrerlo costa decisamente caro come del resto sostengono i suoi stessi corregionali.

Infine, in quanto alla A28, anche in questo caso sarebbe necessario che il governatore veneto s’informasse meglio tanto più che stiamo parlando di un’opera di trent’anni fa, pur essendo entrata in funzione su tutto il tratto solo di recente. Dire che i friulani pagano per conto dei veneti é una ulteriore sciocchezza alla quale sinceramente non serve fare alcun tipo di replica. D’altro canto la questione è già stata affrontata anche dai suoi amministratori leghisti di Autovie (come ad esempio l’ex ad di Autovie, Avanzini, leghista) ma guarda caso oggi si scopre paladino per una vicenda che ha ritorno per lui solo di carattere propagandistico, pur essendo priva di una effettiva concretezza. Dispiace citare, al riguardo, il ministro Flavio Zanonato, ma é fuor di dubbio che Luca Zaia invece di limitarsi a protestare, se fosse un amministratore serio e capace come pretende di essere, dovrebbe anche proporre soluzioni e non dire slogan soltanto fine a se stessi.

Scelta Civica – Friuli Venezia Giulia

 

Gazzettino – Mira. Caro pedaggi, anche Sel alza la voce

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12

gen

2014

MIRA «Alla fine a pagare sono sempre i cittadini, non è accettabile»

MIRA – Sel a Mira si associa alla denuncia dei comitati sull’aumento ingiustificato dei pedaggi sulla tratta Mirano-Padova Est. Un argomento cge continua a scatenare polemiche.

«Chiediamo al sindaco Alvise Maniero di intervenire – chiedono gli esponenti di Sel – e di attivarsi, in collaborazione con i colleghi degli altri comuni, alzando la voce e pretendendo soluzioni nell’interesse di tutti i cittadini».

Per Sel non si tratta solo dell’aumento dei pedaggi ma anche dei problemi creati alla viabilità locale e delle scelte che fanno presagire future colate di asfalto e cemento a vantaggio dei soli addetti ai lavori.

«È l’ennesima prova di un accanimento ad individuare soluzioni meramente economico/monetarie – spiega Paolo Della Rocca per Sel – che alla fin fine preservano gli interessi sempre degli stessi soggetti: i concessionari, alle prese con problemi di sostenibilità sempre maggiori che cercano soluzioni sempre più audaci che ricadono sempre sulle spalle dei cittadini».

(l.gia.)

 

Gazzettino – Dolo/Mirano. La parodia del casello su Youtube.

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11

gen

2014

«Ehi! No se passa de qua, no te vedi che semo drio lavorare?». «E cossa si drio fare?». «L’innesto dea Romea Commerciale»

Il filmato risale ad un anno fa, ma in questi giorni è tornato a spopolare. Per trovarlo, su Youtube, basta digitare «Un casello di ordinaria follia».

Il comitato «Opzione Zero» si è appoggiato ai geniali doppiatori locali della «Doliwood» per realizzare la parodia del film «Un giorno di ordinaria follia».

La pellicola narra la storia di un uomo comune sommerso da problemi quotidiani, impersonato da Michael Douglas, che semina il manico in varie zone di Los Angeles. Una scena è ambientata in un cantiere stradale: un assist perfetto per doppiare la star hollywoodiana immaginandola nel casello (chiuso) di Dolo Roncoduro.

(g.pip.)

 

Gazzettino – Mestre-Padova, il trucco anti-rincaro

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11

gen

2014

MESTRE-PADOVA Percorrendo solo 5 Km di viabilità ordinaria

Pedaggi, i pendolari hanno scoperto come risparmiare 2,40 euro al giorno

IN MOTO GRATIS – Uscita Dolo-Mirano poi nel Graticolato

Il tragitto si allunga, passando da 21 km a 24.6 km, circa 3,5 chilometri che però valgono il
risparmio di 1,20 euro

BARRIERA – È qui che si concentra ora il traffico dei mestrini diretti a Padova o dei padovani diretti a Mestre. Si deve passare anche attraverso il casello di Mira-Oriago

AUTOSTRADE – Contro gli aumenti tanti automobilisti della tratta hanno già trovato un rimedio

Escono a Mira e in 5 chilometri raggiungono il Passante a Spinea: così risparmiano 2,40 euro, andata e ritorno

Entrano in autostrada alla barriera di Venezia-Villabona ed escono gratuitamente al casello di Mira-Oriago. Percorrono cinque chilometri sulla viabilità ordinaria e poi imboccano il Passante a Spinea per uscire a Padova Est. Risultato? 2.40 euro risparmiati ogni giorno. Mica male, di questi tempi. Le previsioni delle scorse settimane sono state confermate dai fatti, al rientro dopo le festività molti automobilisti si stanno riversando sul casello di Spinea in località Crea. Calcolatrice alla mano, i pendolari mestrini hanno capito presto che questa soluzione economicamente conviene eccome.
Orfani del tornello di Mirano, dunque, hanno già trovato l’alternativa per risparmiare. Allungano il tragitto di 3,5 chilometri e passano in auto una decina di minuti in più, ma per molti di loro il gioco vale la candela. Fino al 31 dicembre i pendolari della Mestre-Padova uscivano e rientravano al casello di Mirano godendo così del pedaggio gratuito tra Mestre e Mirano: pagavano 80 cent anziché 3.30 euro, per un risparmio di 2.50 euro a viaggio. La concessionaria autostradale Cav ha scelto di uniformare a 2.80 euro sia la Mirano-Padova che la Mestre-Padova proprio per rendere vana la manovra del tornello, ma tra i mestrini c’è chi non vuol proprio pagare quella cifra. Un escamotage è già stato trovato: il passaparola corre veloce, di bocca in bocca ma pure su Facebook.
Ricapitolando: la tratta diretta Mestre-Padova Est costa 2.80 euro ed è lunga 21 chilometri. Il percorso alternativo, invece, prevede 1.60 euro e 24.6 chilometri. I pendolari percorrono 1.6 chilometri dalla barriera di Mestre al casello di Mira-Oriago (l’uscita prima rispetto a Dolo-Mirano), poi passando lungo la camionabile «viale Venezia» arrivano dopo cinque chilometri all’imbocco del Passante a Spinea: da lì guidano per altri 18 chilometri ed escono a Padova Est. Certo, al mattino la camionabile è spesso e volentieri trafficata, ma in fin dei conti è una strada dritta con un solo semaforo: nulla di preoccupante per chi era disposto ad immergersi quotidianamente nell’imbuto del tornello di Mirano, passando in coda pure venti minuti ogni viaggio pur di ammontare un significativo risparmio alla fine del mese.

Chi viaggia in moto o con uno scooterone, invece, da Mestre a Padova paga la bellezza di zero euro: «Parto a Mestre ed esco gratis a Dolo-Mirano, poi attraverso il Graticolato arrivo presto a Padova. – racconta un mestrino – Magari ci metto un quarto d’ora in più, ma risparmio 5.60 euro al giorno». Moltiplicando per 220 giorni lavorativi, sono 1.232 euro all’anno. Molti automobilisti che quotidianamente entravano al casello Mirano-Dolo, invece, ora optano per la viabilità ordinaria o per il Passante a Spinea. Insomma, quei 2.80 euro non vuole pagarli proprio nessuno.

I comitati annunciano ricorsi e class action, chiedendo di estendere gli sconti a tutti i residenti e non solo ai pendolari.

I sindaci intanto chiedono a Cav i dati sui flussi di traffico: temono di ritrovarsi le strade urbane congestionate.

 

CARO PEDAGGI – Ora Spinea teme il caos pendolari

I pendolari hanno studiato le contromosse per eludere gli aumenti delle tariffe

Caro casello, ora vanno tutti a Spinea

Il sindaco Checchin: «Temo che il caos si sposti qui»

Le vie dei pendolari sono infinite, di fronte al caro-autostrade gli automobilisti mettono in pratica le contromosse. Appena sono entrate in vigore le nuove tariffe, loro hanno subito preso in mano la calcolatrice. Hanno studiato pedaggi, chilometraggi e tempi di percorrenza per farsi trovare pronti al rientro dopo le festività. E così è stato: questa settimana i pendolari hanno subito sperimentato i percorsi alternativi. Lo scopo? Evitare di pagare il pedaggio di 2.80 euro sulla Mestre-Padova. Chi abita in Riviera si è riversato sulle strade ordinarie, tanti miranesi hanno invece scelto di imboccare il Passante a Spinea (per pagare 1.60 euro anziché 2.80). E i mestrini? Molti di loro stanno provando un nuovo tragitto: entrano alla barriera di Villabona, escono gratis al casello di Mira-Oriago, percorrono cinque chilometri lungo la camionabile Viale Venezia e imboccano il Passante a Spinea. Questo percorso prevede in totale tre chilometri e mezzo in più (24.6 anziché 21) ma consente di risparmiare 2.40 euro al giorno.

«La camionabile sarà pure trafficata, ma eravamo abituati al tornello di Vetrego» spiegano.

Sono stati dunque confermati i timori del sindaco di Spinea, Silvano Checchin, che dieci giorni fa dichiarò:

«Spero che ora il caos del casello di Vetrego non si sposti a Spinea. Gli utenti devono scegliere un casello in ottica trasportistica, non in base alla miglior convenienza tariffaria».

E invece si sta verificando proprio quest’ultimo scenario: molti sono ben disposti a passare in auto dieci minuti in più, pur di risparmiare. Chi viaggia in moto o in scooterone, invece, può permettersi di non pagare proprio nulla: «Entro alla barriera di Mestre ed esco al casello di Mirano, poi attraverso il Graticolato e arrivo a Fiesso: da lì sono presto a Padova. Risparmio 5.6 euro al giorno. Ci metto un quarto d’ora in più, ma ne vale la pena» racconta un mestrino. Intanto i sindaci di Mirano e Spinea temono ingorghi sulle strade interne, e chiedono a Cav di confrontare gli accessi ai due caselli prima e dopo le nuove tariffe.

 

LE PROTESTE – E gli autotrasportatori minacciano il blocco: vogliamo gli abbonamenti

Anche Confindustria contro gli aumenti

VENEZIA – Sul tema delle tariffe autostradali scende in campo Confindustria Veneto. Il presidente Roberto Zuccato ha chiesto ieri al governo di intervenire sul tema della concorrenza e propone una tariffa agevolata per gli utenti del Nordest delle autostrade attraverso il “telepass”, con un sistema che sia in grado di riconoscere gli automezzi di proprietà di imprese e cittadini del territorio.

«L’aumento dei pedaggi autostradali – ha dichiarato – è immotivato e controproducente, soprattutto in un momento difficile come quello che stanno attraversando le famiglie e le imprese. È una iniziativa che potrà solo deprimere ulteriormente i consumi e azzoppare quegli spiragli di ripresa che si intravvedono all’orizzonte. Gli aumenti dei pedaggi penalizzano particolarmente il Veneto, che paga due volte: da un lato per le troppe tasse che gravano su famiglie e imprese, dall’altro per i costi del project financing sulle opere già realizzate».

Zuccato guarda poi alla realtà metropolitana del Veneto. «Nel Nord Est la mobilità è sempre più di tipo metropolitano, e allora perché non studiare una tariffazione adeguata che carichi i costi delle infrastrutture sulle lunghe percorrenze e consenta così di ridurre i costi per chi invece in quest’area si muove per lavoro, studio o altro tutti i giorni?». Guarda con favore alle aperture del ministro Lupi. «Creare un sistema di abbonamenti per pendolari e imprese potrebbe essere un primo passo nella giusta direzione».

Sulla stessa linea Nazzareno Ortoncelli, Cesaro Mariano e Gianni Sattini, presidenti regionali rispettivamente di Confartigianato Trasporti, Fita–Cna e FAI che compongono Unatras Veneto.

«L’autotrasporto non è assolutamente in grado di sopportare gli aumenti sfacciati adottati dalle concessionarie in particolare qui a Nord Est. E se il Ministro alla Infrastrutture non individua un modo per inserire le nostre aziende tra coloro che potranno beneficiare degli “abbonamenti”, il governo si prepari perché siamo pronti allo sciopero bianco e anche al fermo». Segue una richiesta: «Chiediamo di essere convocati, prima dell’incontro annunciato per il 15 gennaio con i concessionari autostradali, affinché ci vengano date precise rassicurazioni rispetto all’inclusione del trasporto merci in conto terzi nella proposta di abbonamenti per l’utenza ricorrente».

 

Nessuna agevolazione per noi pendolari della A4

Ho scritto una e-mail alla Cav società che gestisce l’autostrada, ho messo in evidenza che sono un pendolare (con domicilio a Padova), dipendente presso la centrale termica Enel di Fusina, via dei cantieri, 5 (Malcontenta – Venezia), e percorro dal lunedì al venerdì la tratta (Padova Est – Dolo al mattino e al pomeriggio Dolo – Padova Est).
Leggo che dal 1. gennaio 2014 il costo è salito da 0,80 centesimi ad 2,80 euro, non potendomi permettere tale spesa, ho chiesto se avevo diritto anch’io come pendolare di agevolazioni (percorrendo più di 20 viaggi al mese, naturalmente munito di Telepass da anni); mi ha chiamato una responsabile della Cav, spiegandomi che le agevolazioni venivano applicate solo in alcuni Comuni. Non discuto sull’aumento, che mi sembra a dir poco assurdo, ma almeno avere un piccolo riconoscimento (abbonamento mensile o annuo ed altro) come pendolare.
Nel frattempo sono costretto a percorrere la Riviera del Brenta, dove ho notato un aumento considerevole del traffico, credo che i residenti non saranno molto contenti, per il traffico e per l’inquinamento

Maurizio Burlini   Mestre

 

Rincaro pedaggi, pendolari penalizzati.

Anno nuovo, nuovi rincari specie per i pendolari che si spostano fra la provincia di Venezia e Padova. Infatti dal 1 gennaio vi è stato un pesante aumento del pedaggio per la tratta Mirano – Padova Est della A4; da 0,80 a 2,80 €  mettendo fine così al “tornello” che vedeva come teatro il casello Mirano  – Dolo.  Molti automobilisti  uscivano e poi rientravano in autostrada risparmiando sul pedaggio. Scontenti i pendolari, soddisfatti invece i residenti di Vetrego che da tempo si lamentavano per l’inquinamento  e l’aumento del traffico veicolare derivati da questa “brutta abitudine”.

E’ cresciuto il pedaggio sulla tratta Padova Est – Dolo ma scende invece quella della tratta Mestre – Padova Est che passa da 3,30 a 2,80€ uniformando così i costi della tratta.

 

 

Pedaggi raddoppiati per gli autotrasporti.

“6,90 € è il costo finale per 11km di strada percorsi dagli autotrasportatori” la denuncia arriva da Walter Basso segretario provinciale della CNA FITA Padova. Bassi spiega che prima per la tratta Padova – Mestre della A4 grazie al  “tornello” al casello di Dolo-Mirano gli autotrasportatori riuscivano a risparmiare qualcosa, adesso con l’aumento dei pedaggi  che ha uniformato la spesa la situazione è diventata critica.

 

 

Altreconomia – Un’autostrada salva l’altra

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9

gen

2014

1 miliardo di euro è il debito che grava sul concessionario Cav

Il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha proposto una soluzione surreale al problema dell’indebitamento legato al Passante di Mestre: costruire la quarta corsia di un’altra arteria, la Padova-Venezia. Intanto il suo partito dà il via alla campagna “#iononpago”, contro gli aumenti dei pedaggi

La ricetta di Luca Zaia per rendere meno problematica un’autostrada è costruirne un’altra. L’arteria che ha un problema è il Passante di Mestre, gravato da un debito di un miliardo di euro, iscritto a bilancio del gestore Cav spa, e secondo Zaia è possibile fare in modo che la restituzione dell’indebitamento possa essere spalmata fino al 2050, diciotto anni dopo la data di scadenza naturale dell’attuale concessione. Per spostare il contratto in essere a favore di Cav -una società pubblica, perché partecipata dalla Regione Veneto e dall’Anas- il presidente della Regione Veneto suggerisce una cosa semplice: bisogna costruire una quarta corsia tra Padova e Venezia, un’altra tratta in concessione a Cav, ed ottenere così dal ministero delle Infrastrutture una proroga di diciotto anni rispetto alla naturale scadenza della concessione.

È, né più né meno, ciò che sempre in Veneto ha cercato di ottenere il gestore dell’autostrada Brescia-Padova, cercando l’approvazione del devastante progetti della Valdastico Nord, come raccontammo nel febbraio 2013 su “Altreconomia”.

Il “piano Zaia” cerca di disinnescare le polemiche che attraversano l’area metropolitana tra Padova e Venezia (unita da una tratta autostradale che non è il Passante), in particolare quelle dei pendolari sulle quattro ruote che hanno protestato contro l’entrata in vigore delle nuove tariffe 2014, che hanno visto il pedaggio passare da 80 centesimi a 2,80 euro.

Un tema -quello delle polemiche per i rincari autostradali- che si rinnova anno dopo anno, complice anche i meccanismi di calcolo di questi aumenti: il metodo “per la remunerazione delle concessionarie è totalmente ‘blindato’, i piani finanziari su cui si basa sono addirittura secretati, nel senso che nessuno li può vedere, nemmeno i parlamentari, e tale meccanismo è stato recentemente dichiarato da uno dei massimi gestori, che non ha peli sulla lingua, ‘del tutto privo di rischi per i concessionari’” ha scritto nei giorni scorsi il professor Marco Ponti -uno dei massimi esperti in Italia di Economia dei trasporti- in un intervento su arcipelagomilano.org.

In tutto questo, c’è la Lega Nord -il partito del presidente della Regione Veneto Luca Zaia- che per il prossimo 11 gennaio ha promosso in tutto il Nord Italia manifestazioni con lo slogan #iononpago, presidi ai caselli per protestare contro i rincari. Prima di convocare l’iniziativa, “per dire BASTA a uno stato che fa pagare (e tanto) le autostrade solo al Nord” mentre “al Sud le autostrade sono GRATIS e a dicembre il governo Letta ha regalato altri 340 milioni di euro alla Salerno-Reggio Calabria!”, i Giovani Padani avrebbero potuto riflettere su quanto sta avvenendo nelle tre Regioni che amministrano –Piemonte, Lombardia e Veneto-, dov’è in corso o in programma la realizzazione di circa 20 nuove autostrade (qui la presentazione di Ae “Nuove autostrade utili davvero?”). E dovrebbero riflettere anche sul costo di queste infrastrutture, che oggi finiscono per gravare in parte sulle casse dello Stato (anche quelle come la Tangenziale Est esterna di Milano, che avrebbe dovuto essere realizzata dai privati in project financing) e domani -cioè per i prossimi cinquant’anni- saranno pagate dagli utenti, dai cittadini. Anche se non servono, anche se ormai è caduta in modo rovinoso la scusa dell’Expo 2015, usata come grimaldello per imporre l’avvio dei cantieri per opere come la Pedemontana Lombarda, che costa cinque miliardi di euro e ormai è chiaro a tutti non sarà pronta né per l’avvio (maggio 2015) né entro la fine dell’Esposizione Universale.

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TARIFFE AUTOSTRADALI E CRISI: IL MIRACOLO DI CONCESSIONARI SEMPRE PIÙ RICCHI

Gli elevati aumenti delle tariffe autostradali in una situazione di calo del traffico non deve stupire troppo: il meccanismo per la remunerazione delle concessionarie è totalmente “blindato”, i piani finanziari su cui si basa sono addirittura secretati (?!?), nel senso che nessuno li può vedere, nemmeno i parlamentari, e tale meccanismo è stato recentemente dichiarato da uno dei massimi gestori, che non ha peli sulla lingua, “del tutto privo di rischi per i concessionari”.

Si noti che essendo la grandissima parte delle autostrade già ampiamente ammortizzate, ci si dovrebbe in realtà aspettare una diminuzione delle tariffe, non il loro sistematico aumento. Una delle cause di questa scandalosa situazione è certo la presenza di azionisti pubblici, che ha fatto in modo che le resistenze politiche al sistema, soprattutto a livello locale, siano state debolissime, anche in Lombardia. Pubblico e privato collaborano gloriosamente, e in modo “bipartisan”, a tosare gli automobilisti, abituati d’altronde a non fiatare. Si vedano gli aumenti stellari delle tasse sulla benzina. Ma si sa, sono perfidi inquinatori, come gli viene spiegato tutti i giorni. Poi non votano mica compatti …

Il dispositivo con cui le tariffe sono calcolate è tecnicamente complicato (“price cap“, RAB, WACC, fattore X, previsioni di domanda, ecc.) e non possiamo entrare qui in dettagli, pena la morte per noia dei lettori.

L’unico punto “attaccabile” del meccanismo sono in realtà i nuovi investimenti, e i loro prezzi. Formalmente questi investimenti sono decisi dal Ministero, cioè dall’ANAS, che li impone ai poveri concessionari a prezzi stracciati. Ma questi nuovi investimenti hanno anche un secondo fine, oltre a quello di far viaggiare meglio gli automobilisti: se ben programmati, servono a procrastinare all’infinito le concessioni stesse quando scadono, grazie a un’interpretazione “flessibile” di una legge (nota come Costa – Ciampi). Si pensi che un concessionario (non lombardo, ma per pochi chilometri …) ha serenamente dichiarato alla stampa, nell’imminenza della scadenza della sua lucrosissima concessione, che “era sufficiente manipolare un po’ il bando di gara, per non avere sorprese …”.

Gli investimenti e i loro costi sono in realtà negoziati in modo del tutto opaco (“secretato”) da ANAS con i concessionari stessi, e la sensazione è che quei due soggetti vadano davvero molto d’accordo.

Ma quel che ho descritto sinora non è il peggiore dei mali del settore: c’è molto di peggio. Il sistema dei pedaggi è oggi l’unico modo per finanziare le strade. Infatti per quelle non a pedaggio (statali, provinciali e comunali) i soldi sono pochissimi, e in diminuzione. Peccato che la domanda di traffico, soprattutto in una regione metropolitana come la Lombardia, sia per il 75% di breve distanza, e interessi l’intera rete, con gravi fenomeni di congestione diffusa (e si ricorda che un traffico congestionato inquina il doppio di un traffico ragionevolmente fluido, oltre a generare alti costi in termini di tempo per famiglie e imprese).

Quindi tra un po’ la viabilità ordinaria, quella che serve di più alla Lombardia, diventerà pericolosa e darà luogo a un disastro economico (i costi di manutenzione, se non s’interviene subito, crescono esponenzialmente). Spostare traffico sul ferro e sui mezzi pubblici sarebbe ottima cosa, peccato che sia costosissimo per le esangui casse pubbliche, e le simulazioni della Commissione Europea dicano che al massimo si sposterebbe pochi punti percentuali del totale del traffico. Ma i soldi vanno solo alle autostrade, cioè a quelle che gli automobilisti (e i camionisti) si pagano da sé con i pedaggi, come se non le avessero già pagate molte volte, visto che versano allo stato alcune decine di miliardi all’anno in accise e tasse varie. Poi sia il CENSIS, che più recentemente l’ISTAT, hanno definitivamente chiarito che la tassa sulla benzina è regressiva, cioè colpisce maggiormente le classi a reddito più basso. Lo stesso ovviamente vale per i pedaggi autostradali.

Che fare? Non si può fare molto, data la natura privatistica dei contratti di concessione: non si possono modificare unilateralmente. Ma almeno sui meccanismi di gare per le concessioni in scadenza, e soprattutto sulla razionalità e i prezzi degli investimenti, è urgentissimo che intervenga l’organismo apposito appena creato, cioè l’Autorità di regolazione, e che l’ANAS nel frattempo renda del tutto pubblico e trasparente il dispositivo con cui questi ultimi aumenti sono stati calcolati, comprese le analisi costi-benefici comparative e indipendenti, sui cui certamente si basano le scelte d’investimento fatte. Chi scrive, forse perché un po’ distratto, non ne ha mai vista una.

Marco Ponti

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