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Mirano. Il sindaco furioso pretende tempi certi per i fondi necessari alle opere di compensazione

MIRANO – Ultimatum del Comune alla Regione: «Convochi entro il 28 febbraio il collegio di vigilanza e dia una scadenza allo stanziamento dei fondi che spettano a Mirano per il Passante».

Tempo scaduto: il sindaco Pavanello batte i pugni e scrive al governatore Zaia sull’ormai annosa questione degli accordi di programma per i 19 milioni di euro per le opere di compensazione. Finora il collegio di vigilanza, l’organo composto da tutti i soggetti firmatari degli accordi e presieduto dallo stesso Zaia in qualità di garante, è stato convocato una sola volta, e peraltro dopo molta insistenza, il 6 agosto. In quell’occasione, più che altro di insediamento, si era convenuto di aggiornarsi entro ottobre per passare agli aspetti tecnici. È febbraio e ancora non c’è alcuna convocazione. A Mirano il dubbio di sentirsi presi in giro ancora una volta è forte.

«Il Comune, i cittadini, il territorio, le strade non possono più aspettare», tuona Pavanello, «In aggiunta al danno dell’enorme ritardo per il risarcimento fissato dagli accordi, la città deve anche patire la beffa delle modalità con cui il principale ente che deve provvedere a sbloccare la situazione, ossia la Regione, affronta l’iter di risoluzione del problema. Il ritardo e il silenzio rispetto alla seconda convocazione del collegio di vigilanza ripetono quanto avvenuto con la prima».

Tempi troppo lunghi per il Comune, dove le opere pubbliche sono al palo proprio in attesa dei fondi: eppure la lista di interventi possibili, anche solo con una prima tranche dei 19 milioni, sarebbe lunga. In città i comitati sono tornati a incalzare, stanchi di attende rotonde, ciclabili e strade sicure promesse da anni e che non si intravedono all’orizzonte.

«Chiediamo che venga convocata con urgenza una nuova riunione del collegio», conclude Pavanello, «e perentoriamente decisa una data per la conclusione dei lavori di tale organo e, quindi, anche per la definitiva risoluzione del problema». Dalla Regione per ora solo indiscrezioni: alcune parlano di uno stanziamento, nel prossimo bilancio di 17 milioni per opere stradali e di mitigazione, ma da distribuire per tutto il Veneto. Mirano chiede di sapere se per il proprio territorio siano previste almeno le briciole: i 19 milioni appaiono ormai un autentico miraggio, il Comune punta a ottenere subito almeno una prima tranche, dai 3 ai 5 milioni, per poi discutere il resto della somma in un secondo momento.

Filippo De Gaspari

 

MIRANO – Appello del sindaco per i fondi di compensazione del passante

MIRANO – «Tempi inaccettabilmente lunghi per ottenere i 19 milioni che aspettiamo dal 2010. Ad agosto ci è stato assicurato che almeno una prima tranche era in procinto di essere finalmente erogata: quei fondi vengano inseriti nel bilancio regionale 2015».

Maria Rosa Pavanello non molla, il sindaco di Mirano torna alla carica per ottenere le risorse pattuite nell’accordo legato al Passante di Mestre. Quei 19 milioni servirebbero al Comune per mettere in sicurezza diverse strade, ma finora non è arrivato nemmeno un centesimo. Quando i comitati protestano chiedendo al Comune di sistemare i marciapiedi, di fare una rotonda o di prevedere una pista ciclabile, la risposta è sempre la stessa: «Attendiamo i soldi dalla Regione».

Negli ultimi quattro anni decine di lettere e incontri non sono bastati, il sindaco ha incaricato pure il legale mestrino Alfiero Farinea di seguire la vicenda ma il Comune per ora non ha ottenuto alcun risultato. Lo scorso 6 agosto è stato indetto un collegio di vigilanza, ma da lì in poi nessun passo è stato fatto.

«Non abbiamo più ricevuto alcuna convocazione ma i miranesi non possono più aspettare – scrive il sindaco in una lettera diretta al Governatore Luca Zaia -. Chiedo che venga convocata con urgenza una nuova riunione e che il problema venga definitivamente risolto entro il 28 febbraio. In questi giorni trapela che nel bilancio di previsione regionale 2015 sia previsto uno stanziamento di 17 milioni totali per opere stradali e di mitigazione per tutta la Regione Veneto. Pertanto – si legge nella lettera inviata anche a Cav, Anas e Palazzo Chigi – chiedo di sapere se in questa cifra è compresa almeno la prima tranche di quei 19 milioni che il Comune di Mirano attende dal 2010».

Il Comune invoca almeno cinque milioni. Sarebbero utilizzati per interventi di miglioramento della viabilità nell’area del casello di Vetrego; si parla anche della rotatoria tra via Dante e via Villafranca mentre le frazioni (soprattutto Scaltenigo e Campocroce) spingono chiedendo piste ciclabili.

 

DOLO – Sarà inaugurata domani mattina alle 12.30 la nuova Bretella Est strada che collega la Brentana con la zona di Roncoduro. L’arteria stradale, che fa parte delle opere complementari al Passante, è dotata di una corsia per senso di marcia ed è lunga circa 7 chilometri e larga 10,5 metri.

Nella zona è stata creata, ancora a settembre, una grande rotatoria che ha regolamentato l’innesto con via Velluti e con il polo scolastico superiore di Dolo e che permetterà l’accesso alla nuova Bretella Est. La strada viene vista come un “toccasana” per il centro di Dolo dove nell’ultimo anno sono stati registrati livelli di biossido di azoto e di ozono superiori ai limiti di legge.

Nei progetti infatti c’è l’idea di deviare il traffico pesante lungo la Bretella Est bloccando il transito di mezzi di attraversamento per il centro del paese.

La Bretella Est però negli anni scorsi aveva ricevuto varie critiche da parte di alcuni cittadini e comitati perché veniva considerata come la “testa di ponte” e il possibile collegamento tra il Passante e la Romea Commerciale che secondo il primo progetto doveva arrivare proprio nella zona di Roncoduro.

(g.pir.)

 

Nuova Venezia – Cav sblocca il project bond da 830 milioni

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7

feb

2015

Il rinnovo del consiglio di amministrazione rinviato a causa dello scontro fra Forza Italia e Ncd

MESTRE – L’assemblea riunitasi ieri mattina per il rinnovo del board della Cav si è risolta con un nulla di fatto e una richiesta di rinvio. Mentre, conferma soddisfatto Tiziano Bembo, presidente della concessionaria che gestisce il Passante di Mestre, «i soci hanno dato parere favorevole all’emissione del project bond». Entro un mese è dunque prevista «una nuova assemblea per il closing dell’operazione».

Si tratta dell’emissione di un’obbligazione da 830 milioni necessaria a ripagare i debiti (soprattutto verso Anas) della costruzione del Passante. Il pool di banche è già definito da mesi, ma tutto è rimasto congelato proprio per il blocco nomine del Cda. Le banche infatti si sentirebbero più garantite se la società avesse un Cda con pieni poteri, piuttosto che un board in prorogatio. Tra l’altro di quattro anziché cinque membri, giacché il dimissionario Giampietro Marchese non è mai stato rimpiazzato.

Anas, che pesa per il 50% nella compagine sociale di Cav, sta facendo pressing da mesi (avendo già individuato i suoi nominativi, tra cui l’ad) ma pare che il nodo sia la mancanza di intesa politica su uno dei tre nomi in capo al socio Regione Veneto, anch’esso al 50%.

Così, se la Lega è pronta a riconfermare Tiziano Bembo e l’opposizione ha trovato la quadra su Paolo Rodighiero, amministratore delegato di Dolomiti Bus, il problema è tutto in seno a Forza Italia-Ncd.

Tra le variabili addotte in questi mesi, anche la questione della legittimità del bando stesso, unico per entrambe le candidature anziché essere ‘doppio’: uno per il presidente, l’altro per i consiglieri. Un pretesto tuttavia per molti, anche se qualcuno avverte: potrebbe esserci titolo per un ricorso.

Le nomine Cav, intanto, non sono all’ordine del giorno della prossima sessione di Consiglio che è quella di bilancio, in calendario dal 18 al 20 febbraio. Quindi andranno in coda. Considerando che il 17 o 24 maggio ci saranno le elezioni regionali, le nomine devono passare entro il 17 aprile massimo. Sempre che vada in approvazione il bilancio e non si spacchi il centrodestra.

Nessun commento, infine, del presidente Bembo sul progetto della Holding delle autostrade del Nordest che Brescia- Padova sta costruendo con Autovie, complice il mandato affidato all’advisor Kmpg. In un secondo step, infatti, anche Cav dovrebbe entrare nel Polo disegnato l’altro ieri da Flavio Tosi. «Cav ha ora in piedi un’operazione complessa di emissione obbligazionaria sul mercato internazionale – spiega Bembo -. Puntiamo a collocare il bond, poi c’è tempo fino a fine giugno per decidere l’alleanza» precisa.

Eleonora Vallin

 

Segnali Operazione aperta anche all’Autobrennero, ma prima c’è da sciogliere il nodo Valdastico Nord. Schneck: «Partita chiusa in un mese»

VERONA – Il polo autostradale del Nordest ha fatto il primo passo. «Abbiamo già formalizzato un accordo con l’advisor Kmpg per declinare l’alleanza con Autovie Venete – conferma Flavio Tosi, presidente della Brescia-Padova controllata da A4 Holding –. Ma c’è l’intesa politica anche con Cav; è solo da avviare la strategia. La Regione ha già dato l’ok».

Obiettivo: «Creare una holding per mettere insieme le tre società, elaborando un piano finanziario complessivo per prolungare la concessione» spiega il sindaco di Verona. Quindi: escludendo il rischio gara per tutte le società, compresa l’A4 che oggi vale circa un miliardo, ma che con la Valdastico Nord toccherebbe quota 1,8 miliardi. Per il momento, spiegano i vertici, è esclusa dal disegno la Venezia-Padova e resta in stand-by l’A22.

«L’Autostrada del Brennero sarebbe il completamento perfetto – aggiunge Tosi – ma in prospettiva, non ora». Con Trento c’è da sbloccare prima la Valdastico Nord. Ma a Verona confidano tutti nel governo. «Partita chiusa in un mese» risponde secco Attilio Schneck, presidente A4Holding. E non fa paura neanche Bruxelles sul progetto del Polo autostradale. «L’Ue, su un’operazione similare della Francia, ha dato parere positivo» spiega Tosi che parla chiaro: «Questa alleanza già avviata e condivisa è prioritaria su Abertis».

La possibile vendita della quota azionaria in A4 Holding detenuta da Intesa SanPaolo al colosso spagnolo «non è ancora definita – precisa Tosi – e noto visioni differenti sia nella compagine azionaria sia nella maggioranza della società». Tosi è contrario, Schneck anche. «L’operazione di aggregazione con Autovie ha un mandato formale – chiarisce il sindaco – quindi: stoppa la vicenda Abertis».

Ieri a Verona è stato intanto approvato il bilancio della Holding e della controllata autostradale. La Brescia-Padova nel 2014 ha registrato i ricavi per 342 milioni, contro i 326,6 milioni del 2013 grazie a un +1,95% di traffico, soprattutto commerciale, e all’aumento delle tariffe (+1,5% la variazione dal 1 gennaio 2014). L’Ebitda segna 158,2 milioni, per un utile netto d’esercizio di 47 milioni. La società ha messo a bilancio 82,5 milioni di investimenti per la Valdastico Sud, a cui si aggiungono 44 milioni di manutenzione e sicurezza stradale.

Partite che hanno pesato sull’indebitamento della società (465 milioni l’esposizione con le banche della Brescia-Padova a fine 2014) che si trova oggi «finanziariamente stressata» spiega Schneck. Da qui la ritrosia verso lo stacco della cedola. «Sui dividendi decideranno i soci – chiarisce – io preferirei ripagare il debito».

A4 Holding ha sviluppato ricavi per 561 milioni (erano 554 milioni nel 2013) con un’Ebitda a 205,6 milioni, +2,4%. L’utile netto è di 33 milioni per un indebitamento finanziario di 687,8 milioni (meno 10,6 milioni sul 2013) grazie alla riduzione del debito dell’Itc, ovvero della controllata Infracom che ha recuperato redditività con previsione di ritorno all’utile nel 2015. «Il nostro obiettivo è stato valorizzare la società» precisa Schneck che, di fronte all’ipotesi alienazione, risponde: «Se la si vende sarà per un piano complessivo di dismissioni delle partecipazioni».

In cima alla lista ci sono le quote dell’A22 e della Serenissima (Ve-Pd). «Il piano, a dire il vero, è stato adottato da tempo – rivela – ma non ci sono acquirenti». Lo stesso problema che incontrano alcuni soci pubblici che vogliono dismettere quote in A4. La finanziaria 2014 prevede però che in caso di gara deserta, l’ente possa chiedere la liquidazione alla società. «Ma non siamo una Spa – precisa Schneck – non vale il diritto di recesso, quindi ogni richiesta si traduce in una riduzione di patrimonio». Schneck resta vago: «Bisogna vedere chi la eserciterà». Ma qualche lettera è già sul tavolo.

Eleonora Vallin

 

Cantieri aperti tra maggio e giugno, la strada dovrebbe aprire al traffico per la fine del 2016

SCORZÈ – Febbraio mese decisivo per la tangenziale sud di Scorzè. Sono una settantina i proprietari interessati dagli espropri di terreni e fabbricati e per i prossimi 15-20 giorni Veneto Strade potrebbe già avere la disponibilità delle aree. Nei giorni scorsi, gli interessati hanno ricevuto la lettera di convocazione per fare quegli incontri necessari a definire le indennità.

L’iter, dunque, va avanti ed entro la metà dell’anno i cantieri dovrebbero essere aperti; in municipio, infatti, c’è fiducia perché tra maggio e giugno si possa partire. Per la seconda parte del 2016 potrebbe aprire al traffico, anche se date ufficiali ancora non ce ne sono. La strada sarà tutta nel comune di Scorzè e che sfiorerà la zona industriale. Sarà lunga tre chilometri, unirà via Milano con via Boschi (Castellana) e avrà due corsie per senso di marcia larghe 3,75 metri. Il progetto prevede quattro rondò: in via Milano, via De Gasperi, via Volta (zona via Omara) e via Boschi (questa già esistente), da dove ci sarà la bretella di collegamento al casello del Passante. Su via Milano e via De Gaspari, la rotonda avrà due corsie e un diametro interno di 50 metri, quello in via Volta, stesso diametro ma a tre corsie.

Saranno, poi, inserite delle mitigazioni ambientali e delle piste ciclabili attorno alle rotatorie. Da via Boschi, poi, partirà la bretella di collegamento al casello del Passante, pronto per essere aperto a breve, e tra poco anche Scorzè, sulla scia di quanto fatto mercoledì scorso da Martellago, dovrà siglare la convenzione per sbloccare l’iter della complanarina.

Dunque un altro tassello viario andrà a chiudersi, anche se per vedere costruito tutto ci vorrà ancora un po’. La nuova arteria sarà lunga circa un chilometro e metterà in collegamento lo stesso casello a via Moglianese e dovrà essere uno sfogo per il traffico pesante. Sarà Cav a finanziare l’opera, quasi 5,8 milioni di euro, ma progetto e assegnazione dei lavori saranno in carico a Veneto Strade.

Alessandro Ragazzo

 

MARTELLAGO – Passata quasi all’unanimità, mercoledì, in consiglio, con la sola astensione del M5S, la convenzione che poi sarà siglata con Comune di Scorzè, Anas, Cav e Veneto Strade per sbloccare la complanarina, l’ultimo tassello della viabilità del casello. La nuova arteria, già prevista ma inserita nei piani in seconda battuta e rimasta ferma a lungo, garantirà un collegamento diretto tra la Moglianese e il casello, specie per il traffico pesante, e sgraverà via Ca’ Nove, dove peraltro vige il divieto ai camion: correrà rasente il Passante, tra Cappella di Scorzè e Martellago. L’accordo prevede che l’opera sia finanziata con fondi Cav, 5 milioni 795mila euro, ma affida la parte economica e realizzativa, compresa la gara per assegnare i lavori, a Veneto Strade. Una soluzione per accorciare i tempi e il ritardo con cui la bretella, che richiederà comunque un anno e mezzo-due, sarà pronta rispetto alla restante nuova viabilità, che sarà aperta col casello a fine febbraio.

«Il nostro territorio ha subìto il Passante ma l’Amministrazione precedente ha fatto di tutto per portare a casa quanto più possibile, in modo che almeno avessimo un ritorno» – ha rilevato il sindaco Barbiero, ricordando che negli accordi rientra anche la sistemazione di via Ca’ Nove. «Finalmente chiudiamo un cerchio ’pesante’ per il nostro territorio. Con la complanarina e le altre nuove arterie si farà in modo, per lo meno, che i camion dall’autostrada non passino per le strade e per il centro di Martellago» – ha aggiunto Moreno Bernardi (Un Comune per tutti). «Se dovessimo esprimerci su Passante e casello, che hanno prodotto uno scempio, diremmo un fermo ’no’. Con questa bretella, almeno, si salva Ca’ Nove, sperando però che ci si fermi qui» – ha concluso Andrea Marchiori (5 Stelle).

Nicola De Rossi

 

MESTRE – Revocato lo sciopero del personale Cav, niente passaggio gratuito ai caselli autostradali. «L’azienda intende diminuire il personale al casello, noi invece chiediamo un operatore per ogni casello. Non importa che sia tutto automatizzato» aveva spiegato Gusson precisando che la battaglia sindacale riguarda anche diversi aspetti contrattuali. Ieri il parziale dietrofront: «Cav ha assicurato che farà uno sforzo per rivedere gli organici minimi ai caselli, non c’è ancora nulla di concreto ma siamo fiduciosi».

(g.pip)

 

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Comunicato stampa Opzione Zero – 30 gennaio 2015

Silvano Vernizzi per anni a capo del settore infrastrutture e  della valutazione ambientale in Regione. Insieme a lui anche l’altra indagata Paola Noemi Furlanis, attuale responsabile della struttura VAS-VINCA. Tutti project financing della cricca hanno sempre ottenuto via libera dalle commissioni per la valutazione di impatto ambientale, alcune non sono nemmeno state sottoposte a verifica, come Veneto City. Zaia deve sospendere tutte le “grandi opere sospette”, non solo la “Jesolo mare”. A rischio sono l’ambiente e l’incolumità dei cittadini.

Finalmente, dopo il MOSE, cuore e fondamento delle cricche malavitose nostrane, i riflettori iniziano ad illuminare le autostrade, altro settore nel quale continuano a sguazzare le cricche malavitose del cemento e dell’asfalto.

E subito salta fuori un nome che ancora mancava all’appello, quello di Silvano Vernizzi.

Indagato non significa colpevole, ma come più volte denunciato dai comitati veneti, Vernizzi è stato, ed è tutt’ora uno degli uomini chiave del “sistema Veneto”: per anni a capo del settore infrastrutture della Regione, il “feudo” dell’ex-assessore Renato Chisso, Vernizzi ha avuto pieni poteri sul Passante di Mestre e sulla Pedemontana come Commissario governativo, e ora è amministratore delegato di Veneto Strade.

Ma non è tutto, perché la vera anomalia che getta un’ombra sospetta su tutti i grandi progetti in Veneto, è che Silvano Vernizzi, negli stessi anni, era a capo di un altro settore strategico della Regione: quello per le valutazioni ambientali (VIA, VAS e VINCA). Insieme a lui, un ruolo importante lo aveva pure un’altra indagata, Paola Noemi Furlanis, a lungo segretaria generale della struttura di coordinamento VAS e VINCA, e ora a capo della struttura medesima.

Sarà dunque un caso che nessuno dei project financing ideati dagli “assi pigliatutto” degli appalti come Mantovani o Adria Infrastrutture, non abbia mai ricevuto un parere negativo dalle commissioni per la valutazione ambientale. Alcuni di questi sono addirittura stati esclusi dalle verifiche che per legge sarebbero obbligatorie. Un esempio su tutti quello di Veneto City: nel 2011 fu proprio Paola Nomei Furlanis con il benestare di Vernizzi, a firmare il parere di “non assoggettabilità a VAS” del mastodontico progetto presentato dalla Veneto City spa, di cui amministratore delegato era il solito Piergiorgio Baita.

A questa decisione i comitati rivieraschi, tra cui anche Opzione Zero, si opposero in tutti i modi: presentando migliaia di osservazioni, raccogliendo ben 11.000 firme, dando vita a vivaci proteste, fino a presentare ricorsi al TAR. Ciò nonostante, i Sindaci di Dolo e Pianiga (Maddalena Gottardo e Massimo Calzavara), e Luca Zaia firmarono l’accordo di programma per una operazione immobiliare chiaramente speculativa di proporzioni inaudite.

Il marciume che sta affiorando dalle inchieste sulla Regione Veneto è ancora la punta dell’iceberg.

Per Opzione Zero la sospensione delle procedure di gara della “Jesolo mare” non basta: il Presidente Zaia ha il dovere morale e politico di approvare una moratoria su le altre “grandi opere”, a cominciare da quelle che non sono nemmeno state sottoposte  a valutazione ambientale come Veneto City. In ballo non c’è solo la corruzione, ma anche la sicurezza dei territori e l’incolumità dei cittadini.

Nel frattempo Opzione Zero chiederà nuovamente audizione ai magistrati di Venezia e al capo dell’anticorruzione Cantone per fornire tutte le informazioni utili a far luce su questa vicenda, sul Passante di Mestre e su tutte le altre opere che insistono sulla Riviera del Brenta.

 

«Per 20 metri di guard-rail dobbiamo fare 6 chilometri»

MOGLIANO – Gli abitanti di Zerman sono sul piede di guerra per la situazione che si è determinata dopo la realizzazione del Passante. L’anno scorso nella frazione di Mogliano sono state raccolte 400 firme per chiedere il collegamento tra via Preganziol, Sp. 107, con il rondò del casello di Preganziol del Passante.

“Che fine ha fatto la petizione depositata il 20 gennaio 2014?”, chiedono al Comune e agli organi interessati a cominciare dalla Cav cui fanno capo le opere complementari al Passante.

Il sindaco Carla Arena e l’assessore Giovanni Scognamiglio avranno la prossima settimana un incontro con i cittadini per fare il punto. Gli zermanesi stanno pagando a caro prezzo la chiusura al traffico, ai non residenti, della provinciale 107. Ora per andare a Preganziol gli automobilisti sono costretti a fare un giro di 6 chilometri, comprese quattro rotatorie. Il nuovo assetto sta causando l’agonia delle attività commerciali.

Il Comune di Preganziol ha vietato il passaggio ai non residenti lungo via Pesare. “Sarebbe sufficiente – osserva la gente di Zerman – eliminare appena 20 metri di guard-rail per collegare la provinciale al rondò del Passante”.

(N.D.)

 

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