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bruxelles

Il 2 dicembre scorso Opzione Zero era a Bruxelles, davanti ai parlamentari e alla Commissione Europea, per sottoporre il progetto del Passante di Mestre, che la Banca Europea per gli Investimenti vorrebbe rifinanziare attraverso i project bond.

 

Il report di Counter Balance

I project bond europei sono una indicazione preoccupante peri futuri piani di investimento a lungo termine dell’Unione Europea

La fase pilota del progetto Bond Initiative UE sta per finire. Nel corso degli ultimi due anni, nove progetti di infrastrutture sono stati approvati per il rifinanziamento attraverso questo strumento di condivisione del rischio elaborato dalla Commissione Europea e dalla Banca europea per gli investimenti (BEI). E molti altri ancora ne seguiranno dal momento in cui questo strumento finanziario e simili meccanismi di garanzia verranno utilizzati per sfruttare il previsto pacchetto InvestEU di Juncker di 315 miliardi di euro.

Non potevamo pensare a un momento migliore per valutare la fondatezza di questo meccanismo e così, in collaborazione con il gruppo GUE/NGL e i gruppi politici dei Verdi, abbiamo riunito i deputati, le organizzazioni della società civile ela Commissione Europea (la BEI purtroppo non ha partecipato) per una tavola rotonda sul Progetto Bond Initiative UE del Parlamento Europeo – quali lezioni possiamo imparare dalla fase pilota e quali sono le implicazioni per il pacchetto Juncker?

Il progetto Castor, un impianto di stoccaggio di gas in Spagna, è il primo e probabilmente il più noto progetto che è stato rifinanziato attraverso project bond europei. Dopo le prime iniezioni di gas, che hanno causato una serie di centinaia di terremoti, il progetto doveva essere fermato, ma a causa di una clausola contrattuale è stato il governo spagnolo che ha dovuto assumersi le perdite. I gruppi della società civile spagnola erano ben rappresentati per parlare contro questo progetto che per prima cosa ha causato uno shock fisico e in seguito finanziario -con 1,4 miliardi di euro di debito passati ai cittadini spagnoli attraverso le loro bollette del gas.

Un altro caso emblematico è stato presentato: il Passante di Mestre, un’autostrada controversa in Italia. Finora ha ricevuto un prestito dalla BEI, ma l’enorme debito che il progetto ha generato potrebbe essere rifinanziato con i project bond europei. Rebecca Rovoletto di Opzione Zero, un’organizzazione della società civile italiana, ha spiegato il motivo per cui questo dovrebbe essere evitato. Diverse aziende e funzionari governativi coinvolti nel progetto sono invischiati in un enorme scandalo di corruzione e sono stati arrestati dalle autorità italiane. I project bond verrebbero utilizzati per ristrutturare il debito generato da queste dubbie strutture mentre il pubblico si assumerebbe la garanzia per questa operazione.

È sembrato che entrambi i progetti, Castor e Passante di Mestre, rivelino molte delle carenze strutturali del meccanismo dei project bond, hanno detto i rappresentanti di Counter Balance.

Prima di tutto il PBI è strutturato in modo tale che l’ente pubblico assorbe la maggior parte del rischio al fine di ottenere investimenti privati. Come conseguenza le perdite sono socializzate mentre i profitti sono privatizzati. Collegato a questo, il meccanismo consente di rifinanziare progetti rischiosi che non sono riusciti ad attrarre investimenti in qualsiasi altro modo e di conseguenza il rischio di fallimento e del debito pubblico è molto più alto.

Il PBI favorisce progetti come Castor e Passante, grandi progetti infrastrutturali, spesso con un notevole impatto ambientale. Questo meccanismo non è adatto per finanziamenti sostenibili, progetti auspicati a livello locale.

Il progetto Castor ha anche mostrato che la trasparenza rimane un problema enorme. Nonostante gli effetti ben documentati del progetto, la maggior parte dei dettagli contrattuali, le clausole e i rischi rimangono segreti.

Infine vi è coinvolto anche il rischio di corruzione. Nel caso del Passante di Mestre centinaia di arresti di politici e uomini d’affari, direttamente o indirettamente connessi con l’autostrada, sono stati eseguiti sul sospetto di corruzione e di collegamenti con la criminalità organizzata. In questo contesto, il presidente dell’autorità anti-corruzione italiana ha chiamato project bond uno strumento per il riciclaggio di denaro dal momento che non esiste alcun registro pubblico per gli obbligazionisti e la loro identità rimane sconosciuta.

Giorgio Chiarion-Casoni, uno degli architetti del project bond presso la Commissione Europea, ha sottolineato la necessità di non confondere i progetti stessi, con il meccanismo finanziario. “Sarei arrabbiato [per il progetto Castor] se fossi un cittadino spagnolo. Questo potrebbe essere evitato con una corretta due diligence. Il meccanismo non è da biasimare “, ha detto.

Egli ha riconosciuto però che nel meccanismo dei bond di progetto i rischi sono completamente spostati al pubblico. Questo avrà gravi conseguenze per il piano di investimenti Juncker che farà uso di simili meccanismi di condivisione del rischio per sfruttare gli investimenti privati per un importo di 315 miliardi di euro. Gli stessi rischi che con i project bond sono suscettibili di esistere, ma moltiplicati su una scala molto più ampia.

Per evitare nuovi disastri la società civile e il Parlamento Europeo devono agire. In questo contesto, l’evento pubblico può essere visto come un primo passo per sfidare l’avvio di nuovi meccanismi di condivisione del rischio a livello europeo dopo l’annuncio del pacchetto InvestEU, iniziando dai project bond.

Counter Balance ha chiesto una moratoria sulla Project Bond Initiative, al fine di rivalutare il suo impatto sociale, ambientale e finanziario sui cittadini europei. La società civile ha inoltre invitato la Commissione a garantire che una valutazione completa dell’iniziativa si concretizzi nel 2015, in occasione di una consultazione pubblica aperta e inclusiva che consenta non solo agli operatori del mercato, ma anche alle autorità pubbliche e alla società civile di esprimere le loro preoccupazioni sull’avvio dell’iniziativa. Infine, le ONG chiedono più controllo democratico sui project bonds attraverso un maggiore coinvolgimento del Parlamento Europeo ed, eventualmente, della Corte dei Conti Europea.

Relatori all’evento sono stati i deputati Teresa Rodriguez Rubio (GUE / NGL), Ernest Urtasun (Verdi/ ALE), Paloma Lopez Bermejo (GUE /NGL), Jordi Sebastia (Verdi / ALE), Pablo Echenique (GUE /NGL) e Victor Tormo Ruiz (GUE/ NGL). La società civile è stata rappresentata da Sebastian Monserrat Esteller (Plataforma de vecinos de Vinarós), Rebecca Rovoletto (Opzione Zero), Elena Gerebizza (Re: Common) e Xavier Sol (Counter Balance).
Giorgio Chiarion-Casoni ha rappresentato la Commissione Europea (DG ECFIN), la Banca Europea per gli Investimenti ha annullato la sua partecipazione all’ultimo minuto, purtroppo.

 

SALZANO – Esposto alla Prefettura di due anziani che vivono a ridosso del tratto autostradale

«Prigionieri del Passante»

«La gente scavalca il guardrail e piomba in casa: abbiamo paura»

«Una toilette all’aria aperta, una scappatoia per chi rimane senza benzina, ma anche una via di fuga per i delinquenti. Scavalcano il guardrail, entrano nella nostra proprietà e possono fare qualunque cosa: abbiamo paura». Due anziani vivono in una vecchia casa di campagna in via Villetta, al confine tra Salzano e Martellago. Fino al 2008 erano immersi nel verde e l’unico odore che sentivano era quello dei campi, ora confinano con il Passante e si sorbiscono smog e rumore dei tir. Assieme a molte altre famiglie di via Villetta protestano per l’assenza di barriere fonoassorbenti, ma all’inquinamento si somma la paura.

«Temiamo anche per la nostra sicurezza» raccontano. Il motivo? «Continuamente la gente scavalca il guardrail, scende dalla scarpata e arriva nel nostro cortile» racconta la donna, che nei giorni scorsi ha inviato un esposto alla Prefettura scrivendo pure a Polizia Locale, Comune di Salzano e società autostradale Cav. «Giù dalla scarpata ci sarebbe una recinzione, ma la oltrepassano tutti. E così ci troviamo gli automobilisti in casa».

In quel tratto di Passante, in direzione Padova, c’è una piazzola di sosta. Da anni capita che gli automobilisti si fermino praticamente senza benzina, escano tranquillamente a piedi dall’autostrada e vadano in paese a procurarsi il carburante: «È successo anche la settimana scorsa – racconta la coppia -. Una persona è scesa dall’auto, ha scavalcato il guardrail e si è presentata da noi chiedendoci in prestito una tanica e una bicicletta per andare al benzinaio più vicino. Per non parlare di tutti quelli che fanno i propri bisogni nella piazzola, praticamente davanti a casa nostra».

Ma il terrore è per i movimenti di possibili delinquenti, segnalati più volte anche alle forze dell’ordine. Quella piazzola potrebbe essere un perfetto punto di ritrovo: dopo aver commesso un furto basta arrivare dai campi di via Villetta, scavalcare il guardrail e ci si trova in autostrada pronti a fuggire con un complice. «Chiediamo barriere. Più di una volta ci siamo trovati gente nella nostra proprietà. Qui abitano tanti anziani, noi una sera abbiamo visto due persone scavalcare alle dieci di sera. Abbiamo paura di aprire la finestra e trovarceli di fronte: e se ci tirano una botta in testa?».

Gabriele Pipia

 

CARENZE – Quasi sessanta chilometri senza un’area di servizio

Quasi sessanta chilometri senza un’area di servizio, quasi sessanta chilometri che hanno mandato in crisi una lunga serie di automobilisti. Arrivano a raschiare il serbatoio, ignorano la segnaletica e sono costretti ad una fermata d’emergenza nella piazzola di sosta. Ecco perché capita che poi si fermino all’altezza di Salzano, scavalchino il guardrail e chiedano aiuto. Per chi proviene da Padova la prima stazione di servizio nel Veneziano è ad Arino di Dolo; per chi monta sul Passante la stazione successiva è la «Calstorta» di Cessalto. I sindacati hanno già sollevato il problema.

(g.pip.)

 

Salzano. La segnalazione dei residenti di via Villetta a prefetto, sindaco e vigili

«Lasciano l’auto e scavalcano il guardrail in cerca di informazioni o del bagno»

SALZANO – Immaginatevi di essere a casa e, all’improvviso, si presenti un estraneo che vi chieda se avete una tanica e una bicicletta per andare a prendere il carburante. O di uscire in giardino e vedere vicino alla proprietà delle persone con i pantaloni abbassati impegnate a fare i loro bisogni. Oppure ancora, individui che salgono in auto provenendo dai campi. Anche di notte. Fantasia? Non proprio. Andateglielo a chiedere ai residenti di via Villetta a Salzano, abituati ormai da quasi sei anni ad assistere a queste scene. Abitano a poche decine di metri dal Passante e nel punto dove non ci sono le barriere, c’è chi scavalca il guardrail e poi succede quel che succede, specie nel tratto in direzione Milano. C’è chi ha fatto delle foto per far capire che non sono fantasie e le ha inviate al Comune, alla Prefettura, a Concessioni autostradali venete (Cav), alla polizia locale Miranese nord e alla Lega Consumatori.

Tutto nasce dopo febbraio 2009, quando il Passante è stato aperto al traffico; da subito si è notata l’assenza di un’area di servizio lungo gli oltre 32 chilometri di tracciato ed è un problema per chi deve fare rifornimento o andare al bagno.

Così si sfruttano le aree di sosta per improvvisare un bagno di fortuna, tanto che la scarpata pare quasi una zona franca: gli automobilisti scavalcano la rete di recinzione come se nulla fosse. «A parte il viavai di gente», racconta un residente, «poco fa ci è capitata in casa una persona era rimasta senza benzina. È scesa, si è diretta verso la nostra casa e ci ha chiesto se avessimo una tanica di benzina e una bicicletta per andare dal più vicino distributore». S

cene che si erano viste pure in passato ma che non accennano a scomparire. «Non solo, perché abbiamo visto degli individui risalire dalla nostra proprietà», continua l’uomo, «e dirigersi verso un’auto che li aspettava alla piazzola di sosta. Chi sono? Dove vanno? Nei mesi scorsi, qui vicino, un trattore è andato a fuoco anche se non è stato rubato nulla dai garage: questo episodio c’entra qualcosa? E poi hanno rubato le pompe irrigue».

Domande cui i residenti chiedono una risposta, così come chiedono di installare, laddove mancano, le barriere fonoassorbenti che permetterebbero di ridurre i rumori ed evitare anche spiacevoli intrusioni. «La sola recinzione», dicono i residenti, «è insufficiente e inutile: è alta solo un metro e si può scavalcare senza problemi».

Alessandro Ragazzo

 

La posizione Uil sulla vertenza alla società autostradale Cav. Clima teso tra lettere anonime e dispetti

La controparte dovrebbe essere l’azienda ma nella società autostradale Cav – i cui dipendenti arrivano in gran parte dalla Venezia-Padova che fu il regno di Lino Brentan – i sindacati sembrano più impegnati a farsi la guerra alimentando la disaffezione di buona parte dei lavoratori.

Da un lato ci sono Ugl, Cisl e Cisal e dall’altro ci sono la Uil e la Cgil. Le posizioni sull’integrativo sono molto diverse, anche perché le sigle rappresentano settori diversi: mentre l’Ugl è più forte tra gli esattori, Cgil e Uil lo sono tra gli impiegati.

Dopo il servizio pubblicato martedì sulla Nuova in cui si dava conto della battaglia legale tra Cav e ministero sul numero minimo di esattori da tenere ai caselli e del confronto tra i sindacati, è apparsa nelle bacheche una lettera anonima – dai toni tutt’altro che concilianti – che se la prende non solo con l’Ugl ma con tutti gli esattori accusandoli di «rimanere incollati otto ore per turno davanti al televisore».

L’accordo integrativo è finito nel congelatore proprio perché non si riesce a raggiungere un accordo sul ruolo degli esattori, destinati ad essere marginali rispetto al potenziamento delle porte automatiche. Il punto di vista dell’Ugl è che «bisogna prendere coscienza del fatto che il mondo del lavoro autostradale è cambiato e che le esigenze delle aziende di oggi sono diverse dalle esigenze delle aziende di ieri», spiega Loredana Borghi della segreteria regionale Uil Trasporti secondo la quale non si può non capire che il mondo è cambiato, e la tecnologia ha rivoluzionato anche l’organizzazione delle autostrade. «La vera tutela della figura dell’esattore non sta nella difesa ad oltranza del mero servizio di presidio ai caselli», spiega la Borghi, «ma nel fatto che questo personale debba essere qualificato e arricchito anche con altre mansioni, ed eventualmente qualificato e ricollocato in azienda, solo così non si mette a rischio il posto di lavoro di nessuno».

L’esito della trattativa dipenderà molto anche dall’esito del ricorso al Tar del Lazio contro il dispositivo interpretativo del 2 luglio sui cosiddetti caselli a diamante del Dirigente del Ministero dei Trasporti secondo il quale sarebbe obbligatoria la presenza di un esattore per casello mentre oggi Cav, alle uscite di Spinea e Preganziol (dove si entra da una parte si esce dall’altra) nei turni notturni utilizza una persona per due caselli. Un principio che però la società autostradale vorrebbe estendere anche di giorno, in concomitanza con l’apertura del nuovo casello di Martellago e Scorzè, che dovrebbe essere pronto in primavera. Per ribadire il fatto che un solo esattore per Spinea, uno per Martellago e uno per Scorzè siano sufficienti c’è anche il fatto – secondo l’azienda – il fatto che il numero delle auto che esce a questi svincoli è, rispetto alla barriera di Villabona, del tutto marginale.

(f.fur.)

 

Cav vuole ridurre gli esattori alle uscite dell’autostrada, l’Ugl propone di lasciare all’azienda il premio di produzione

Ci sono la Cav contro il ministero, i sindacati contro la Cav, e una parte dei sindacati contro l’altra. Abbastanza per dire che, alla battaglia dei caselli, la sbarra resterà abbassata ancora per un bel po’. È da mesi che la società autostradale che gestisce il Passante di Mestre è intenzionata ad aumentare il numero delle stazioni automatiche incontrando come è immaginabile la resistenza degli esattori dei caselli – che nelle intenzioni iniziali dell’azienda dovrebbero essere ridotti da 84 a 76 – ma anche inciampando nelle direttive del ministero delle Infrastrutture. E l’Ugl: «Disposti a rinunciare al premio di produzione per garantire i posti di lavoro».

Il Ministero. A fronte di un confronto, anche teso, che dura da mesi, è arrivata lo scorso luglio una nota del ministero delle Infrastrutture, e in particolare della Struttura di vigilanza sulle concessioni autostradali. Poche righe, inviate a tutte le società autostradali, nelle quali si legge che «le società dovranno garantire, in ogni caso e per l’intero arco delle 24 ore, la presenza fisica di personale di esazione in ogni stazione». Insomma – è il ragionamento del ministero – le società concessionarie gestiscono un servizio, prendendo una barca di soldi, e quindi devono farlo bene garantendo l’occupazione: non è ammissibile che, in caso di necessità, un automobilista sia costretto ad aspettare a lungo. I vertici della Cav (società mista Regione-Anas) si sono messi le mani tra i capelli perché la società veneta – così come le società Brescia-Padova o la Brebemi – non rispetta questo principio nei turni notturni (dalle 22 alle 6) alle uscite di Spinea e di Preganziol. Si tratta infatti di svincoli cosiddetti a diamante con due caselli distinti per l’entrata e per l’uscita e per la società una persona in servizio – che faccia la spola con l’auto da una parte all’altra in caso di necessità – è più che sufficiente. Tanto che, nelle intenzioni di Cav, c’è la volontà di applicare per tutto il giorno quel che oggi è limitato al solo turno notturno, anche al nuovo casello di Martellago-Scorzè, che aprirà in primavera.

Il ricorso al Tar. Per questo un mese e mezzo fa Cav ha deciso di impugnare davanti al Tar del Lazio la decisione del ministero delle Infrastrutture insieme all’Aiscat (l’associazione delle società concessionarie) la quale già aveva contestato il provvedimento sostenendo che l’obbligo di avere l’esattore sia «in contrasto con il principio di autonomia gestionale d’impresa che deve essere riconosciuta ad ogni attività imprenditoriale ivi compresa quella esercitata dalle società concessionarie» e che vi siano altre soluzioni, «alternative al presidio fisico», per fornire un servizio efficace. Nel caso di Cav, come si legge anche nel bilancio di esercizio 2013 «l’eventuale assistenza all’utenza è garantita da un monitoraggio centralizzato e da un’unica persona che sovrintende a tutte le necessità della stazione».

E gli esattori? Specie in via di estinzione. Il confronto sindacale. Tanto che per difendere i posti di lavoro, quelli dell’Ugl, rappresentativi soprattutto tra gli esattori, hanno annunciato di essere pronti a rinunciare al premio di produzione, pari a 7 mila euro per il triennio 2014-2017. Cgil e Uil, che avevano sposato la proposta aziendale di accelerare con le casse self-service e sono più votati tra gli impiegati, non hanno però nessuna intenzione di rinunciare al premio. «Perché dovremmo rinunciare a un diritto dei lavoratori?» chiosa Ilario Simonaggio, Filt Cgil sostenendo il punto di vista portato avanti in trattativa da Stefano Molena, rappresentante sindacale in azienda e pure segretario comunale del Partito democratico di Campolongo. «Noi preferiamo garantire l’occupazione e nuovi posti di lavoro con l’apertura del casello di Martellago», dice Stefano Gusson dell’Ugl, «e per farlo siamo pronti a rinunciare al premio. È un gesto di responsabilità».

A complicare i rapporti c’è una petizione, firmata da 109 dipendenti su 240, in cui si chiede si chiede di uscire dallo stallo di una situazione che riguarda «solo un settore e sta prevaricando il miglioramento di tutti».

E mentre i lavoratori si interrogano su cosa sia più giusto fare, la trattativa è al palo. E Ugl, con Cisl e Cisal, hanno proclamato lo stato di agitazione. I conti della Cav. La società di cui è presidente il leghista Tiziano Bembo non sta male. Dalla lettura del bilancio 2013 emerge che l’utile al netto delle imposte è stato di 9,8 milioni di euro, più del doppio del 2012, anche se è pur vero che a pesare è il debito con Anas di 986 milioni. Oggi c’è il Cda, e si discuterà anche di questo.

Francesco Furlan

 

Spinea. Cav ha proposto l’installazione dei dispositivi nei punti dove ora mancano

I fondi ci sono, attesi i lavori. Pigozzo (Pd): «Opere di mitigazione con i pedaggi»

SPINEA – Possibilità di aggiungere le barriere laddove mancano lungo il Passante nella zona di Spinea. Questa la proposta fatta da Concessioni autostradali venete (Cav) nella riunione dei giorni scorsi in Provincia dov’era in programma il tavolo tecnico a cui sono intervenuti Veneto Strade, l’Arpav, l’Asl 13, comitati e lo stesso Comune di Spinea.

La riunione arrivava subito dopo la lettera inviata dal Dipartimento di prevenzione dell’Asl 13, a firma del direttore Flavio Valentini, a Regione, Provincia, Ministero dell’Ambiente, Comuni di Martellago, Mirano, Spinea e Scorzè, dove chiedeva quegli interventi necessari per ridurre il rumore in autostrada. Cav aveva dato incarico allo Iuav di mettere nero su bianco un’idea e si è partiti dalla considerazione che all’altezza della zona del Luneo ci sono dei “buchi” per qualche centinaio di metri. E questi potrebbero essere coperti. Come ha detto Cav, i soldi – serve qualche migliaia di euro – ci sono e c’è la volontà di poter partire in tempi rapidi. Sul tavolo erano emerse altre due possibilità: mettere le barriere lungo via della Costituzione oppure sia qui sia lungo il Passante. Ma lo Iuav considera prioritario aprire il cantiere lungo l’autostrada e, almeno all’inizio, si farà solo questo.

«Stiamo facendo il possibile per trovare una soluzione», spiega l’assessore all’Ambiente Stefania Busatta, «e mi auguro si faccia presto: della questione se ne parli anche in città metropolitana. Sull’ipotesi fatta da Cav, c’è la copertura economica e su questo versante è stato importante anche il lavoro fatto dall’assessore provinciale all’Ambiente Paolo Dalla Vecchia».

Intanto il consigliere regionale del Pd Bruno Pigozzo ha presentato un’interrogazione alla giunta nella quale punta il dito contro le opere di mitigazione. «Sono passati più di cinque anni», dice l’ex sindaco di Salzano, «e questi interventi non sono ancora stati completati. Più volte da Martellago, Mirano, Spinea e Salzano sono arrivate richieste a Regione, Provincia e Cav perché fossero ampliati. Già due anni fa c’erano dati acustici superiori alla legge; a Mirano nelle zone di via Porara, Taglio e Caltana, in via Crea e Pacinotti a Spinea, a Martellago nelle vie Mezzaluna, Zigaraga e Boschi, a Scorzè nelle vie Spangaro, Marco Polo e Ariosto, a Salzano in via Villetta e Da Vinci. Invece hanno ricevuto solo risposte parziali e vuote. I soldi per costruire le barriere dovrebbero arrivare dai pedaggi del Passante. Nonostante l’aumento delle tariffe, non sono ancora stati finanziati. Credo sia urgente prendere provvedimenti per tutelare la salute dei cittadini».

Alessandro Ragazzo

 

Gazzettino – Spinea. Passante, arrivano le barriere.

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30

nov

2014

SPINEA – Incontro tra Cav e Comune dopo gli allarmanti dati diffusi dell’Asl 13

La società pronta ad installare i pannelli nella zona del quartiere Fossa

Nuove barriere fonoassorbenti per ridurre i rumori del Passante. A Spinea le attendono da anni, ora finalmente ci siamo. Nel corso del tavolo tecnico istituito giovedì alla sede della Provincia, la società autostradale Cav ha comunicato al Comune e al comitato del quartiere «Fossa» di essere pronta ad investire per installare i pannelli nel tratto all’altezza di Luneo.

L’attuale barriera fonoassorbente presenta infatti alcuni tratti di interruzione, il progetto prevede la chiusura dei tratti «liberi» completando le barriera sul lato del Passante che si affaccia sul centro abitato.

È questa dunque la prima risposta di Cav al Dipartimento di Prevenzione dell’Ulss 13, che nei giorni scorsi ha inviato una lettera per sollecitare interventi che riducano il rumore del traffico.

Il 20 gennaio 2012 i residenti di via Roma, via Costituzione e di altre strade laterali presentarono perfino un esposto alla Procura, corredato da quasi 300 firme di protesta. Cav ha coinvolto nel suo studio anche i tecnici dello Iuav, l’ipotesi di completare la barriera è stata subito apprezzata dal Comune di Spinea. L’intervento potrebbe riguardare alcune centinaia di metri e costare alcune centinaia di migliaia di euro.

Un’altra soluzione sarebbe quella di installare delle barriere non lungo il Passante ma lungo la provinciale 36 (via Costituzione) dalla rotonda della Fossa fino alla località Luneo, per circa un chilometro. Cav ha fatto sapere di poter mettere a disposizione le risorse per l’uno o per l’altro intervento, economicamente appare impraticabile aprire entrambi i cantieri. Comune e comitato hanno ritenuto che l’intervento sul Passante sia quello prioritario, Cav si è resa poi disponibile di sperimentare sulla stessa tratta sistemi innovativi per l’abbattimento dei rumori di fondo dell’autostrada. «Speriamo che tutto si concretizzi nel più breve tempo possibile – commenta la vicesindaco Stefania Busatta, che ha partecipato all’incontro -. Ci sono anche molte altre zone delicate, la partita non dovrà chiudersi qui».

 

MARTELLAGO – Le opere del casello sono finite. Ieri mattina è stata aperta anche la rotatoria di innesto sulla Castellana della nuova tangenziale nord presso la Kelemata, i cui lavori negli ultimi giorni hanno creato inevitabili e interminabili code sulla Sr 245. Con quest’ultimo sforzo e tour de force da parte degli operai, gli interventi in capo alla Passante di Mestre Spa per la realizzazione del casello di Martellago-Scorzè e della nuova viabilità di adduzione sono stati ultimati, in perfetta linea con i tempi: la consegna era prevista per fine novembre. Restano ancora alcune finiture come l’innalzamento di qualche banchina, alcuni cartelli stradali e allacciamenti dell’Enel, ma non tali da pregiudicare la fruibilità delle opere: la nuova tangenziale nord di Martellago, che dal casello si collega alla Castellana al confine est del comune, e la bretella che dalla barriera porta a via Boschi verso ovest, si potrebbero già percorrere tranquillamente. Prima, però, bisognerà effettuare alcuni passaggi necessari, come il collaudo e la formale presa in carico delle nuove arterie. E in ogni caso non si potrebbe attraversare l’area autostradale entrando nei due caselli (e dunque nel Passante), che pure sono stati ultimati ma dove sono in corso tutte le operazioni impiantistiche e tecnologiche legate in particolare all’esazione (vedi Telepass), che richiederanno altri 2-3 mesi. L’intero «pacchetto», dunque, casello e nuova viabilità d’adduzione, entreranno in funzione e saranno aperti assieme a febbraio-marzo del 2015.

(N.Der.)

 

«Oltre i limiti in alcuni tratti»

Il presidente: «Situazione critica solo per poche abitazioni»

«Valori fuori-norma solo in tratti limitati, ma Cav è attentissima alle problematiche ambientali. Alcuni mirati interventi sono già allo studio». Così la società autostradale risponde pubblicamente alla lettera inviata nei giorni scorsi da Flavio Valentini, direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’Ulss 13. Nel suo documento, inviato anche a Regione, Provincia, sindaci interessati e Ministero dell’Ambiente, Valentini aveva sollecitato gli enti gestori dell’autostrada a realizzare gli interventi di mitigazione per ridurre l’impatto acustico del Passante.

Le rilevazioni fatte da Arpav hanno infatti evidenziato valori fuori norma nel periodo notturno nei Comuni di Mirano, Spinea, Martellago e Scorzé. «Sono necessari interventi per ridurre rapidamente i livelli di rumore. L’obiettivo è migliorare la qualità della vita dei residenti» hanno scritto dall’Ulss 13, mentre i sindaci rimarcavano l’assenza di adeguate barriere vegetali.

Ieri Cav, per bocca del suo presidente Tiziano Bembo, ha replicato: «Sin dal momento dell’apertura al traffico abbiamo dato incarico ad Arpav di eseguire il monitoraggio del Passante, del quale siamo assegnatari della sola gestione e non abbiamo avuto alcuna titolarità nelle fasi di progettazione e realizzazione dell’opera». Bembo poi entra nel dettaglio: «Le misurazioni hanno posto in evidenza valori oltre il limite solo in pochi casi nei quali la distanza tra case e autostrada era particolarmente ridotta, casi per cui comunque abbiamo la massima attenzione».

Cav rimarca di aver partecipato più volte a riunioni con Comuni e comitati per affrontare i problemi legati all’inquinamento acustico e atmosferico, ultimo ieri per discutere dei problemi della località Fossa a Spinea: «Stiamo collaborando anche con i tecnici dello Iuav per trovare soluzioni».

Intanto il consigliere regionale Bruno Pigozzo (Pd) tuona contro Luca Zaia: «Non ha mantenuto le promesse del predecessore Galan, le risorse per le barriere antirumore dovrebbero arrivare dai pedaggi del Passante».

Gabriele Pipia

 

MIRANESE – I sindaci si uniscono alla preoccupazione: «La salute dei cittadini è in pericolo»

Lettera a Comuni e Cav: «Rumore oltre la soglia, intervenire subito con barriere fonoassorbenti»

LE REAZIONI – I sindaci sono sulla stessa linea: le nuove barriere vegetali servono al più presto. La Pavanello: «Manca una lunga serie di interventi arborei promessi e mai realizzati. Ciò che conta è salvaguardare al più presto la salute dei cittadini». Il collega di Spinea Checchin: « Situazione di estremo pericolo per la salute pubblica. Ora attendiamo le risposte di Cav»

SALUTE A RISCHIO  «Inquinamento acustico fuori norma, sono necessari interventi per ridurre rapidamente i livelli di rumore sul Passante di Mestre». L’Asl 13 scrive a Cav e Anas dopo i rilievi effettuati dall’Arpav. «È evidente che non è stato fatto alcun adeguato intervento di mitigazione». Colpiti i Comuni di Martellago, Mirano, Scorzé e Spinea.

 

L’Asl 13 scrive a Cav e Anas: «Inquinamento acustico oltre i limiti, intervenite subito»

Rumori, Passante “fuorilegge”

Colpiti i residenti nei comuni di Mirano, Spinea, Martellago e Scorzè

INQUINAMENTO «Inquinamento acustico fuori norma, sono necessari interventi per ridurre i livelli di rumore sul Passante»

«Inquinamento acustico fuori norma, sono necessari interventi per ridurre rapidamente i livelli di rumore sul Passante di Mestre». A prendere posizione è Flavio Valentini, direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’Ulss 13, con una lettera inviata nei giorni scorsi a Cav e Anas.

«È evidente che non è stato fatto alcun adeguato intervento di mitigazione» scrive il direttore nel documento inviato a Regione, Provincia, Ministero dell’Ambiente e sindaci di Martellago, Mirano, Scorzé e Spinea.

Valentini certifica dunque quello che i residenti di questi quattro Comuni sostengono da anni: mancano le barriere vegetali, oltre all’inquinamento dell’aria il traffico sul Passante provoca anche un grave inquinamento di tipo acustico.

Il documento stilato dal dirigente dell’Ulss 13 si basa sui risultati delle rilevazioni condotte da Arpav tra il 21 e il 27 luglio scorso. «I dati forniti da Arpav confermano quanto già rilevato nel 2012 – si legge -, ovvero che nel periodo notturno i livelli sonori sono superiori ai limiti di legge».

Già due anni fa Valentini aveva chiesto agli enti gestori di Cav di valutare soluzioni tecniche in grado di ridurre l’impatto ambientale, ora dal Dipartimento di Prevenzione si rivolgono nuovamente a Cav e Anas: «Il progressivo aumento di traffico sta mettendo in evidenza una grave carenza progettuale non solo dal punto di vista tecnico ma anche dal punto di vista delle risorse per realizzare gli interventi di mitigazione – scrive Valentini -. Si resta a disposizione per eventuali valutazioni dei possibili interventi per ridurre il carico inquinante del Passante. L’obiettivo è migliorare il clima acustico della zona e la qualità della vita dei residenti».

In una nota già inviata agli stessi enti il 22 febbraio 2013, lo stesso Dipartimento di Prevenzione dell’Ulss 13 aveva segnalato Comune per Comune le strade in cui già nel dicembre 2012 erano stati evidenziati dei valori acustici superiore alla legge: a Mirano nei pressi delle vie Porara, Taglio e Caltana; a Spinea in via Crea e Pacinotti; a Salzano in via Villetta e Da Vinci; a Martellago nelle vie Mezzaluna, Zigaraga e Boschi; a Scorzé nelle vie Spangaro, Marco Polo e Ariosto.

 

LA REAZIONE DEI SINDACI

Pavanello: «Mancano le barriere»

Checchin: «Cittadini in pericolo»

«La lettera del Dipartimento di Prevenzione? Speriamo serva a sbrogliare la situazione». I sindaci sono sulla stessa linea, gli ultimi dati raccolti dall’Arpav rafforzano la loro convinzione: nuove barriere vegetali servono al più presto.

«Manca una lunga serie di interventi arborei promessi ma mai realizzati. Per Mirano gli accordi prevedevano trenta metri di barriera vegetale lungo tutto il tragitto del Passante, ma nulla è stato fatto – sottolinea Maria Rosa Pavanello -. Le zone più critiche? Sicuramente l’area al confine con Spinea, poi via Caltana e il tratto di Vetrego che si affaccia sull’autostrada».

Ma di chi è la responsabilità se quegli accordi non sono mai stati rispettati?

Maria Rosa Pavanello ha pochi dubbi: «La partita dei fondi e degli accordi era stata gestita dall’assessore regionale Chisso e dal commissario straordinario del Passante, Vernizzi. Ma ora fare polemiche non serve, ciò che conta è salvaguardare al più presto la salute dei cittadini».

Il collega di Spinea Silvano Checchin si aspetta molto dal tavolo tecnico costituito dalla Prefettura proprio per affrontare questo problema: «Lo conosciamo bene – sottolinea il sindaco -. Le località più critiche sono Fossa, Luneo e Crea. Speriamo che questa sollecitazione dell’Ulss 13 porti ad un’accelerata per eliminare una situazione di pericolo per la salute pubblica. Attendiamo uno studio da parte di Cav con le proposte di intervento».

(g.pip.)

 

 

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