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MIRA «Il nostro è un Pat a consumo di suolo pari allo zero, altro che quello dell’ex sindaco, Carpinetti che puntava a disseminare il territorio di una serie infinita di capannonii». A spiegarlo è l’assessore all’urbanistica Luciano Claut, che ribatte alle accuse di Gabriele Bolzoni, illustrando le caratteristiche salienti del nuovo strumento di riordino urbano.

«Piacciano o meno», spiega Claut, «i dati salienti della pianificazione urbanistica sono molto chiari: il volume di nuova previsione in aree di espansione, cioè in suolo attualmente agricolo, passa da 240.000 metri cubi a zero. Con una riduzione del 100%. Il volume di previsione in aree già urbanizzate passa da 150.000 mc a 100.000, con una riduzione del 33%. Una volumetria che sarà impiegata in modo strategico per la riqualificazione dei centri e per il miglioramento delle urbanizzazioni esistenti. Le aree di espansione per attività commerciali e produttive passano da 17,5 ettari a zero. Cioè è stato tolto il cosiddetto “Distretto della sostenibilità”, che avrebbe trasformato la Romea in una parata di centri commerciali. Le aree di espansione per attività residenziali passano da 28,5 ettari a zero. Complessivamente c’è un risparmio di suolo agricolo di 46 ettari».

(a.ab.)

 

VIGONOVO – Vigonovo è in assoluto il comune più danneggiato dalla realizzazione dell’idrovia Padova-Venezia.

Il suo territorio era già stato tagliato in due nel 1850 dallo scavo del canale artificiale Brenta-Cunetta a opera del governo austriaco. L’idrovia ha fatto il resto. Vigonovo è stato letteralmente tagliato in quattro. Peggio ancora, il canale passa a ridosso del centro abitato. E ora che il danno è stato fatto almeno che l’infrastruttura venga completata.

Al riguardo il sindaco Damiano Zecchinato, come d’altronde tutti i primi cittadini di un vasto territorio abitato da oltre 500mila persone, non ha dubbi e si batte da tempo perché l’idrovia sia completata sia come via d’acqua sia come canale scolmatore delle piene di Brenta e Bacchiglione.

«Ho appena avuto un incontro con l’assessore regionale all’Ambiente, Maurizio Conte – dice il sindaco Zecchinato – Mi ha confermato che la realizzazione dell’idrovia è e rimane un progetto prioritario che anche chi gli succederà ha il dovere di portare avanti accedendo a finanziamenti europei. Dopo l’immane danno subito dal territorio di Vigonovo, il completamento dell’idrovia potrebbe così trasformarsi per il mio Comune in una importante risorsa economica. Oltre alla soluzione del problema idraulico, qualora l’idrovia venisse utilizzata come via d’acqua, Vigonovo ben si presterebbe a essere sede di un porticciolo per accogliere piccole e medie imbarcazioni da diporto. Gli appassionati di nautica troverebbero nel nostro territorio strade e strutture in grado di ben accoglierli. Stiamo infatti studiando il modo per inserire nel nuovo Pat, il Piano di Assetto Territoriale del Comune di Vigonovo, dei piani per realizzare tali strutture.
Non sarà un piano da realizzare a breve tempo, ma il progetto potrebbe trovare in futuro una seria attuazione».

Per Vigonovo il progetto non è del tutto nuovo. Circa 35 anni fa, mentre l’idrovia era nella prima fase di attuazione, l’identico progetto era stato presentato dall’allora Giunta comunale presieduta dal sindaco Luciano Finesso.

(v.com.)

 

Gazzettino – S.Biagio. Ecco il Pat: “Stop al cemento”.

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1

apr

2015

S. BIAGIO – Quasi 60mila metri cubi di case in meno. Cappelletto: «Precedenza alla qualità della vita»

Approvato dopo un decennio lo strumento urbanistico costato la poltrona a due sindaci

C’è voluto quasi un decennio e la caduta di due sindaci: da ieri però il Comune di San Biagio ha il suo Pat. Il nuovo strumento che pianifica lo sviluppo del territorio è passato con un consenso quasi unanime, soltanto due i voti contrari.

In precedenza il Pat aveva determinato la caduta di due sindaci donne: Emanuela Fiorotto nel 2007 mandata a casa con due anni d’anticipo e Francesca Pinese che il 2 aprile 2013 a due mesi dalla scadenza del mandato al momento della votazione del Pat ha visto il Pdl girargli le spalle determinando la conseguente sconfitta alle elezioni.

«Ai tecnici incaricati della sua redazione – commenta con soddisfazione il sindaco Alberto Cappelletto – abbiamo chiesto che fosse rappresentativo della nostra idea di sviluppo secondo un modello che coniuga qualità della vita, riqualificazione dei luoghi centrali, riuso del patrimonio edilizio esistente, contenimento dell’uso del territorio agricolo a scopi edificatori, tutela e valorizzazione del paesaggio e incentivo alla mobilità sostenibile».

Concretamente il Pat adottato punta a limitare la cementificazione, privilegiando la riqualificazione del tessuto urbano esistente e delle aree già previste dal Prg vigente. Soltanto per il residenziale ci saranno 57mila metri cubi in meno rispetto a quanto era stato previsto nella precedente ipotesi di pianificazione.

Annamaria Tottolo ed Egidio Pesce che hanno votato contro attaccano: «Dentro questo Pat gli unici interventi degni di rilievo sono stati quelli oggetto di accordi pubblico-privato, (art. 6) per i quali abbiamo già espresso la nostra contrarietà. Forte delusione anche per il metodo con cui lo strumento è stato portato avanti: “trasparenza, partecipazione, sinergia”? Nulla di tutto ciò, né verso la popolazione, né verso le minoranze, che non sono mai state convocate durante tutto il percorso».

Chiude l’ex sindaco Pinese: «Nel consiglio comunale è stato portato il Pat che era stato proposto dalla mia amministrazione nel 2013 ma che non era stato adottato per il tradimento dei consiglieri di Forza Italia. Sono contenta che, nelle sue linee generali, sia stato confermato anche da questa maggioranza di centro-sinistra: è la prova della bontà delle scelte fatte a suo tempo, tutte indirizzate ad evitare la speculazione selvaggia e a mantenere uno sviluppo sostenibile. Il Pat adottato è quello della mia amministrazione».

Lorenzo Baldoni

 

MARGHERA – Il caso Alles torna di grande attualità, martedì 24 sarà il giorno della verità: infatti il Consiglio di Stato deciderà se l’azienda del gruppo Mantovani potrà potenziare o meno il proprio impianto per trattamento dei fanghi di Porto Marghera, trasformandolo in una piattaforma per lo smaltimento di rifiuti anche tossico- nocivi, provenienti da tutto il Veneto ma anche da fuori regione.

Sulla storia infinita di Alles, cominciata nel 2009 e che potrebbe concludersi la settimana prossima, hanno fatto il punto, ieri al Municipio di Marghera, gli ex assessori comunali Gianfranco Bettin ed Alfiero Farinea, l’ex presidente del consiglio comunale Roberto Turetta, il presidente della Municipalità Flavio Dal Corso e il consigliere regionale Bruno Pigozzo.

Martedì, il Consiglio di Stato dovrà pronunciarsi sul ricorso che Alles ha presentato contro la sentenza del Tar del Veneto del 10 luglio 2014. Si trattava di una decisione con cui i giudici del tribunale amministrativo, trovando fondata l’istanza del Comune, avevano annullato l’autorizzazione regionale al revamping ovvero alla modifica degli impianti dell’azienda, controllata dal gruppo nell’occhio del ciclone, a causa dell’inchiesta sul Mose.

Il progetto sinora è stato fortemente contestato dalla comunità locale e dalle istituzioni (Municipalità, Comune di Venezia e di Mira, e Provincia) che si sono espresse con pareri formali.

Il consiglio regionale, inoltre, aveva approvato un ordine del giorno per imporre alla giunta il ritiro dell’autorizzazione, un invito mai assecondato dal governatore del Veneto Luca Zaia.

Bettin ha detto: «Credo che ci siano i presupposti perché venga confermata la decisione del Tar del Veneto. Se il Consiglio di Stato però dovesse dare ragione ad Alles, torneremo ad organizzarci per una nuova battaglia politica, in vista delle campagne elettorali per il Comune e per la Regione. Il Tar a suo tempo ci ha dato ragione perché la delibera regionale ha scavalcato il Pat comunale che prevede che in città si possano smaltire solo rifiuti locali».

Riccardo Colletti della Filctem-Cgil: «Giusto protestare per Alles però bisogna rivedere anche l’intero accordo sulle bonifiche di Marghera perché la Regione sta bloccando la riqualificazione della zona industriale».

Michele Bugliari

 

JESOLO – Il “no” ai grandi centri commerciali divide il Consiglio

Il Consiglio comunale approva un atto di indirizzo per vietare la realizzazione di nuovi centri commerciali con superficie di vendita superiore a 2.500 metri quadrati. Bocciato, invece, l’emendamento presentato da Mirco Crosera che ha chiesto il divieto a qualsiasi ipotesi di centro commerciale.

Il tutto con una lunga battaglia interna alla maggioranza, durante la quale il sindaco Valerio Zoggia ha invitato Crosera a lasciare la maggioranza per sedersi tra i gruppi di minoranza: «Perché considero il consigliere Crosera – ha chiarito il sindaco – un consigliere di opposizione a tutti gli effetti».

Opposto il pensiero dello stesso Crosera, che ha risposto annunciando di non voler lasciare la maggioranza. In mezzo a tutto questo c’è stata l’approvazione del nuovo atto. «Cinque giorni dopo la mia proposta fatta nel precedente Consiglio comunale – ha detto Crosera – la giunta ha approvato un atto di indirizzo contro i centri commerciali superiori a 2.500 metri quadrati, ora lo stesso viene discusso in Consiglio comunale. Evidentemente ero sulla buona strada: ribadisco la necessità di approvare un atto che vieti qualsiasi trasformazione di area artigianale a commerciale, anche di un solo metro quadrato».

«La nostra proposta è questa – ha detto secco il sindaco Zoggia – ribadiamo, come del resto abbiamo già detto più volte, il “no” a nuovi centri commerciali superiori a 2.500 metri. Per quanto riguarda altre ipotesi, con il nuovo Pat che a breve verrà approvato e presentato, verrà fatta la massima chiarezza».

Giuseppe Babbo

 

DOLO – L’opposizione attacca il sindaco e chiede agli assessori di dimettersi

RIGETTO  “Colata di cemento senza alcuna visione strategica”

“DEVASTANTE” – Secondo la minoranza è un piano «privo d’identità e devastante per uno sviluppo sostenibile del paese. Ci sono soltanto migliaia di metri cubi di cemento»

«La Gottardo ha cancellato la democrazia nel nostro comune. Assessori e consiglieri di maggioranza, dimettetevi!».

È dura la reazione dei dieci consiglieri di opposizione Alberto Polo, Giorgio Gei, Mario Vescovi, Adriano Spolaore, Andrea Zingano, Gianluigi Naletto, Gianni Lazzari, Giovanni Fattoretto, Marco Cagnin, Vincenzo Crisafi che avevano chiesto al Tar di sospendere la nomina dei due commissari ad acta per l’approvazione del Pati invece approvato dagli stessi. «Con una laconica mail di sole due righe – accusa l’opposizione – il sindaco, Maddalena Gottardo, ha comunicato al Consiglio che commissari e dirigenti hanno approvato il Pati. La Gottardo ha cancellato, con l’arroganza che contraddistingue il suo mandato, la democrazia».

Ma perché le opposizioni sono contrarie al Pati proposto dalla maggioranza? «In quel documento non c’è alcuna visione strategica della città; non c’è alcuno spunto capace di rilanciare Dolo, Arino e Sambruson; non c’è alcuno spunto in grado di sollevare il nostro territorio dalla fase di crisi e stagnazione è precipitato. Ci sono soltanto metri cubi di cemento. Un piano urbanistico privo d’identità e devastante per uno sviluppo sostenibile del paese. Basti ricordare soltanto i 185.000 metri cubi di nuovo volume edificatorio, oltre ai 300.000 metri cubi già previsti dal vigente Piano regolatore generale e non ancora realizzati, o ancora la prevista colata di nuovo cemento su 220.000 metri quadrati di terreno agricolo di notevole interesse paesaggistico e di delicato equilibrio idraulico».

Per le opposizioni è l’ultimo atto di una gestione negativa. «Il mandato della Gottardo si è aperto con consigli comunali presidiati dalle forze di polizia in assetto antisommossa per approvare Veneto City, per il quale non vi era alcuna penale nel caso non fosse stato votato, e si chiude con due righe con il quale ci comunicano di aver deciso il futuro di noi e dei nostri figli».

Come intendete muovervi? «Il ricorso che abbiamo presentato come opposizione, a questo punto, acquisisce ulteriore giustificazione: andremo avanti fino in fondo».

Lino Perini

 

Dopo lo stop in Consiglio. Gottardo felice. Le opposizioni: «Solo cemento e niente idee»

DOLO – I commissari “ad acta” Mariagrazia Romeo e Maurizio Dorigo hanno adottato il Pati (piano assetto territoriale intercomunale) tra Dolo e Fiesso. Si chiude quindi l’iter di approvazione del nuovo piano regolatore che aveva scatenato in questi mesi un lungo scontro tra maggioranza e opposizione. Soddisfatto il sindaco Maddalena Gottardo: «Il Pati è tornato ad essere uno strumento per lo sviluppo del paese e non uno argomento per la campagna elettorale. Questo è un atto di programmazione e non di autorizzazione».

L’iter del Pati prevede ora la pubblicazione del documento sul Bur e poi ci saranno 60 giorni per la presentazione delle osservazioni da parte dei cittadini. Successivamente sarà convocata una conferenza dei servizi con la Regione, la Provincia e i comuni di Dolo e Fiesso che analizzeranno le osservazioni. Questa procedura potrebbe avvenire dopo le elezioni.

Pesante il commento dei gruppi di opposizione “Dolo Cuore della Riviera”, “Lega Nord” e “Il Ponte del Dolo”.

«Il sindaco uscente Gottardo ha cancellato la democrazia», spiegano, «non è riuscita a far approvare il Pati in Consiglio comunale costringendo così la nostra città ad essere commissariata sulla scelta più importante per il proprio futuro. In quel documento non c’è alcuna visione strategica e alcuno spunto capace di rilanciare Dolo, Arino e Sambruson. Non c’è alcuno spunto in grado di sollevare il nostro territorio dalla fase di crisi e stagnazione nella quale è stato abbandonato. Ci sono soltanto metri cubi di cemento».

Sulla nomina dei commissari “ad acta”, decisa dal difensore civico regionale, pesa anche il ricorso al Tar presentato dai consiglieri di opposizione. «Il ricorso che abbiamo presentato come opposizione», concludono, «a questo punto acquisisce ulteriore forza e giustificazione. Proprio per questo andremo avanti fino in fondo».

Giacomo Piran

 

Dolo. L’opposizione ricorre al Tar: «Il sindaco ha preferito far adottare ad altri il piano urbanistico»

DOLO – I dieci consiglieri d’opposizione dei gruppi “Dolo Cuore della Riviera”, Lega Nord e “Il Ponte del Dolo” hanno impugnato davanti al Tar del Veneto il decreto di nomina dei commissari ad acta per l’adozione del Pati (piano assetto territoriale intercomunale) di Dolo e Fiesso.

Ennesima bufera nei confronti del nuovo piano regolatore di Dolo che da oltre un anno è terreno di scontro tra maggioranza e opposizione. Da maggio a ottobre dello scorso anno infatti, per ben quattro volte, si era assistito in Consiglio al rinvio della discussione del Pati.

Questo ha portato il sindaco a chiedere e ottenere la nomina di due commissari ad acta da parte del difensore civico regionale.

I gruppi di opposizione, – rappresentati da Alberto Polo, Mario Vescovi e Giorgio Gei, non hanno accettato la nomina.

«Siamo costretti a ricorrere al Tar», spiegano i dieci consiglieri, «per tutelare il diritto di rappresentanza ricevuto dai cittadini attraverso il voto, in una materia fondamentale come la definizione urbanistica del territorio».

Vengono quindi lanciate accuse contro il sindaco Maddalena Gottardo.

«Dopo l’azzeramento della commissione urbanistica», proseguono, «e quattro tentativi in consiglio comunale andati a vuoto, il sindaco non ha voluto assicurare in aula la maggioranza dei consiglieri indispensabile per il voto. Infatti, piuttosto che confrontarsi nel merito con la minoranza che chiedeva una riconsiderazione di quanto previsto nel Pati, ha optato per la comoda scorciatoia di chiedere a terzi, a nostro avviso illegittimamente, di adottare in via sostitutiva il piano urbanistico. Per come sono avvenuti i fatti, la maggioranza non è riuscita ad adottare il Pati per la grave e nota crisi politica della lista che in origine sosteneva il sindaco».

I consiglieri analizzano alcune parti del Pati.

«Sarà devastante per il paese», commentano, «basti ricordare i 185 mila metri cubi di nuovo volume edificatorio oltre ai 300 mila metri cubi già previsti dal vigente piano regolatore e non ancora realizzati, o la prevista colata di cemento su 220 mila metri quadrati di terreno agricolo. Chiediamo al Tar, previa sospensione cautelare, di annullare il decreto di nomina dei commissari ad acta emesso dal difensore civico regionale, ridando al consiglio comunale il diritto di determinare il futuro sviluppo urbanistico sul proprio territorio, come previsto dalla legge e dal volere dei cittadini».

Giacomo Piran

 

DOLO – I dieci consiglieri di minoranza Alberto Polo, Giorgio Gei, Mario Vescovi, Adriano Spolaore, Andrea Zingano, Gianluigi Naletto, Gianni Lazzari, Giovanni Fattoretto, Marco Cagnin, Vincenzo Crisafi hanno presentato ricorso al Tar per impugnare la nomina dei commissari ad acta Maria Grazia Romeo e Maurizio Dorigo, per l’adozione del Pati di Dolo e Fiesso d’Artico.

«Siamo costretti a ricorrere al Tar – spiegano – per tutelare il diritto di rappresentanza ricevuto dai cittadini attraverso il voto, in una materia fondamentale come la definizione urbanistica del territorio. Agire per le vie legali è l’estremo passo che possiamo mettere in atto, di fronte alla richiesta fatta dal sindaco Gottardo al Difensore civico regionale di adottare il nuovo Piano urbanistico intercomunale attraverso la nomina di due commissari ad acta».

Perché questo passo? «Per come sono avvenuti i fatti! Il sindaco e la sua maggioranza non sono riusciti ad adottare il Pati, non certo per l’impossibilità di raggiungere il numero legale ma per la grave e ben nota crisi della maggioranza. Perciò, piuttosto che confrontarsi nel merito con la minoranza, che chiedeva una riconsiderazione di quanto previsto nel Pati, ha optato per la pilatesca scorciatoia di chiedere a ’terzi’ – a nostro avviso illegittimamente – di adottare un Piano urbanistico privo d’identità e devastante per lo sviluppo sostenibile del paese».

Ed ora? «Chiediamo al Tar del Veneto (previa sospensione cautelare) di annullare il decreto di nomina dei commissari ad acta emesso dal Difensore civico, ridando così al Consiglio il diritto di determinare, come previsto dalla legge, il futuro urbanistico del territorio».

Lino Perini

 

DOLO – Si è svolta ieri mattina la riunione tra i gruppi consiliari di opposizione di Dolo e i commissari “ad acta” nominati per adottare il Pati (piano assetto territoriale intercomunale) Dolo-Fiesso.

Durante l’incontro, che è stato molto breve, i consiglieri hanno annunciato di aver inviato una lettera al difensore civico regionale, e per conoscenza al segretario comunale di Dolo, nella quale contestano l’esistenza delle motivazioni di nomina dei commissari stessi.

«È opinione comune dei tre gruppi di minoranza», spiegano i consiglieri, «che a Dolo si sia di fronte ad un problema politico e non ad un problema tecnico. La mancanza del numero legale non è dovuta a situazioni di incompatibilità che impediscono il voto, ma all’assenza di autosufficienza della maggioranza che non ha i numeri per approvare il proprio Pati».

I consiglieri di opposizione rimarcano quindi la mancanza di voti della maggioranza per l’adozione del nuovo piano regolatore di Dolo.

Nel documento inviato al difensore civico regionale i consiglieri non escludono la possibilità di ricorrere al Tar del Veneto in merito alla procedura di nomina dei commissari ad acta.

(g.pir.)

 

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