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Gazzettino – Asolo. Pat, architetto fuori gioco

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

13

apr

2013

ASOLO “Insieme” e “Con Te” interrogano sull’effettivo ruolo del professionista

L’opposizione: «Non ha mai sottoscritto la bozza, scelto solo per i punteggi»

La quiete dopo la tempesta. Dopo il rinvio del consiglio comunale di mercoledì sera sul contestatissimo Pat, ieri mattina la giunta si è riunita per studiare una strategia e uscire dalla situazione di stallo. Il sindaco Loredana Baldisser sarebbe propensa a rivedere il documento mentre il vice Federico Dussin, che ha seguito in prima persona tutto l’iter burocratico, attende come un “falco”. E su questo la giunta sta lavorando per trovare unità d’intenti e una via d’uscita che potrebbe anche essere una revisione soprattutto per quanto concerne l’ampliamento dell’area industriale. «Noi aspettiamo fiduciosi -spiega Daniele Ferrazza del gruppo d’opposizione Insieme per Asolo- certo che al prossimo consiglio siamo pronti a portare in municipio 600 persone». Intanto i gruppi di minoranza Insieme per Asolo e Con te per Asolo hanno protocollato due interrogazioni relative alla posizione di un professionista del piano che si dissocia: è l’architetto Franco Mancuso il quale avrebbe comunicato non solo di non aver mai sottoscritto la bozza di Piano di Assetto del Territorio del Comune, ma più ancora di essere stato estraneo a qualsiasi attività svolta per la redazione del Pat successivamente alla costituzione dell’Associazione temporanea tra professionisti formata al fine di partecipare all’assegnazione dell’incarico. I consiglieri di opposizione, nell’interrogazione, così affermano: «Il ruolo previsto in offerta, le competenze scientifiche, il curriculum dell’architetto Mancuso hanno certamente influito nell’assegnazione dei punteggi di gara per l’assegnazione dell’incarico e che però a questo risultato non è seguito l’apporto fattivo delle sue competenze nel gruppo di progettazione». A questo punto i due gruppi chiedono «quali iniziative intenda prendere nei confronti della Associazione temporanea di professionisti che a suo tempo ha avuto l’incarico della redazione del Pat visto il mancato rispetto delle clausole di assegnazione».

Gabriele Zanchin

 

La difficile scelta di scendere a patti

ASOLO – Assieme al congelamento del contestato nuovo piano urbanistico, ieri ad Asolo è andato in scena uno psicodramma in salsa padana. Dopo una settimana a testa bassa, nonostante le critiche al progetto confezionato dalla giunta Baldisser, la maggioranza leghista è scesa a patti con le opposizioni solo alla fine di una riunione fiume con i capigruppo che ha fatto slittare l’apertura del decisivo consiglio comunale di mercoledì, chiusosi poi in un lampo con il rinvio a data da destinarsi, di oltre un’ora. E in quell’ora dietro la porta dell’ufficio del primo cittadino, con fuori oltre 200 persone a battere le mani ritmicamente per chiamare la giunta, sarebbe successo di tutto. Il vicesindaco, nonché assessore all’Urbanistica, Federico Dussin, memoria storica dell’amministrazione, ha minacciate le dimissioni in caso di bocciatura del Pat. Un rischio inaccettabile per la Baldisser. Anche perché nel frattempo in sala si vociferava di un consigliere di maggioranza pronto a chiamarsi fuori davanti a tutta quella pressione. E tanto sarebbe bastato a far cadere tutto, visto che ad Asolo 9 sono i componenti della maggioranza e 8 quelli dell’opposizione. Ad aggiungere pepe alla salsa padana ci hanno poi pensato i consiglieri fuoriusciti dalle fila della Baldisser, cioè Enrico Primon, Nico Basso e Morris Silvestrini. «Scusate, ci siamo sbagliati – hanno scritto in un manifesto messo in bella vista sui loro banchi – abbiamo capito male: invece della partecipazione dei cittadini loro avevano in mente di adottare un Pat con una zona industriale di 30 ettari con zero riunioni pubbliche». Insomma, un patatrac. Non è bastata neppure la benedizione del piano urbanistico arrivata da Muraro solo 24 ore prima. Anzi. «La vera Lega – recitava uno dei cartelli sventolati dai cittadini – non vuole queste cose». E il rinvio alla fine ha salvato capra e cavoli. Il giorno dopo Baldisser e Dussin hanno provato a moderare i toni. Adesso, però, bisognerà ripartire da zero non solo con le presentazioni pubbliche del piano ma anche con le verifiche all’interno della maggioranza.

Mauro Favaro

 

Gino Gregoris (Progetto Asolano) ricorda la prima approvazione del 2008

«Baldisser e Dussin, oggi sindaco e assessore, dissero sì al piano originale»

Un Pat lungo 5 anni: «Perchè stravolgerlo?»

Baldisser e Dussin, oggi rispettivamente sindaco e vice sindaco di Asolo, avevano approvato il documento preliminare del Pat nel 2008. Questo però, secondo quanto afferma anche il capogruppo di Progetto Asolano Gino Gregoris, è stato poi messo in congelatore e tirato fuori completamente stravolto.
All’indomani del mancato Consiglio che avrebbe dovuto dare il via libera al contestatissimo strumento urbanistico, la polemica resta accesissima. «Ad Asolo -spiega il consigliere comunale- tale documento preliminare è stato adottato con apposita delibera il 27 ottobre di quell’anno. Ed è stato un documento condiviso da tutto il consiglio comunale, di cui faceva parte anche Loredana Baldisser e Federico Dussin, e da tutta la Commissione Urbanistica di allora presieduta dallo stesso Dussin». Il documento preliminare era stato poi presentato e discusso in varie riunioni con la cittadinanza e con i rappresentanti delle varie categorie e il cui esito fece redarre un rapporto finale con conferma delle scelte e degli obiettivi indicati. «Anche la Giunta Baldisser confermava il documento preliminare con delibera del 2011 e l’assessore Dussin emanava un comunicato secondo il quale “il Pat è prossimo ad una definizione e che subito dopo l’estate ci sarà una verifica dello stato di avanzamento anche con i cittadini”. Poi,in agosto di quello stesso anno, Dussin emanava altro comunicato: “si è svolto un incontro tra il gruppo consiliare di maggioranza e i progettisti del Pat per il completamento della redazione del piano messo a punto dal vicesindaco-assessore alla Gestione e Pianificazione del Territorio Federico Dussin, condiviso dal sindaco, Loredana Baldisser e dalla Giunta Municipale”».
Dopo un anno, e non avendo più notizie, il presidente della Commissione Urbanistica Dalla Rosa sollecitava l’assessore Dussin a relazionare sul Pat, con conseguente riunione in cui, per la prima volta, veniva presentata la bozza. Che per Gregoris,e non solo, risultava difforme dal documento preliminare. «A fronte delle prime critiche -spiega ancora il capogruppo dell’opposizione- Dussin chiudeva la seduta riservandosi di riconvocarla più avanti. Alla riunione di aprile ci è stata presentata la versione definitiva da cui emergevano ulteriori difformità rispetto al documento preliminare. E l’assessore Dussin annunciava che quello era il Pat definitivo per la maggioranza e che entro pochi giorni sarebbe stato posto in adozione».
Il giorno dopo, la convocazione del consiglio per il 10 aprile: all’ordine del giorno l’adozione del Pat.

La colata di cemento che minaccia Asolo, che è sempre la città dei cento orizzonti, finisce sotto i riflettori dell’Inghilterra, scatena la stampa nazionale, fa rievocare antiche campagne agli albori dell’ambientalismo. È stridente, semplicemente, la contraddizione fra la cubatura di nuovi capannoni da costruire in zone ancora non compromesse dal cemento, e la desolata landa che sono le nostre zone industriali – erano 1.077 nel 2007, in provincia una media di 12 per comune! – oggi ampiamente vuote, con i capannoni ridotti a mesti templi dei fasti passati del Nordest. Stupisce che gli amministratori, da sempre i politici più vicini ai cittadini e al territorio, non colgano questa rinnovata sensibilità dei cittadini sul territorio devastato e sull’ambiente. Sensibilità assolutamente trasversale alle comunità, quando un tempo era patrimonio dei soli ambientalisti e di comitati spontanei. È di pochi mesi fa la battaglia di Barcon di Vedelago per fermare il superinsediamento commerciale e industriale in uno dei pochi polmoni di campagna della Marca. A Casale è fresca l’eco della battaglia contro il progetto dell’Ikea, alla fine «congelato» dalla stessa multinazionale svedese. A Treviso, uno dei temi della campagna elettorale è lo scontro sui 2,8 milioni di metri cubi portati in dote dal Pat con l’arretrato della vecchia variante al Prg, in un capoluogo che intanto registra quasi 100 grandi contenitori vuoti, abbandonati, degradati. Di queste ore la lotta dei comitati di Vittorio Veneto contro il Pat. E dovremmo aggiungere le battaglia in embrione sulla viabilità, come il casello autostradale di Santa Lucia, contro cui ora si schierano anche i grillini. La campagna stuprata della Marca, ha fatto gridare di rabbia la voce di Zanzotto, ha scatenato memorabili monologhi di Paolini, ha stravolto l’orizzonte stesso di una terra un tempo poesia dell’anima. Altrove, anche al Nord, non è così: il consumo è stato razionale, ordinato, programmato. Forse un tempo il boom economico, l’assenza di ogni senso del limite da parte di chi «disegnava» il nostro suolo, la fame di espansione di aziende e famiglie ha prodotto il micidiale cocktail di capannoni e mattoni. Adesso che la sbornia è arrivata, e che il modello si è incastrato, l’assurdità di un pensiero di sviluppo esplode sotto i nostri occhi. Solo i manovratori non se ne sono accorti?

Andrea Passerini

link articolo

 

Ambientalisti, categorie produttive, intellettuali e abitanti tutti contro la Lega

La Giunta accetta di ritirare il piano da un milione di metri cubi di edifici
 
Il ministro Clini: «Basta consumo del suolo, il paesaggio va tutelato»

ASOLO – La notte ha salvato Asolo. La città era in pericolo. La notte di ieri è stata particolarmente lunga e sofferta per i suoi 9450 abitanti che, da mesi, aspettavano di sapere se, davvero, la loro Asolo, la perla dei colli trevigiani, sarebbe stata vittima di una colata di cemento spaventosa: 300 mila metri quadri, di cui 285 mila metri cubi industriali, di nuove edificazioni, a cui vanno aggiunti i 150 mila già recepiti nel vecchio Piano regolatore. Il destino del gioiellino trevigiano – in cui basta mettere piede una volta per perdersi nei sospiri di Eleonora Duse, sepolta qui, o nei versi dell’“Asolando” del vittoriano Robert Browning – appeso a una somma matematica che, in un batter d’occhio, poteva cambiare l’assetto di questa piccola città, amata e raccontata il tutto mondo per le sue 29 ville venete e la sua tipica unicità. Il consiglio comunale riunito ieri a Palazzo Beltramini si annunciava di fuoco. La giunta, vista la contrarietà pubblica ha fatto un intelligente passo indietro, annunciando il temporaneo ritiro del Pat, per tornare a illustrarlo e discuterlo con i cittadini nelle riunioni frazionali. Un dietrofront morbido che potrebbe anche portare a un accantonamento dell’odiato progetto. Nell’area fra piano e collina, ai piedi di uno dei borghi più belli del nostro Paese, il progetto prevede settecento villette, o, in alternativa, un migliaio di appartamenti. Il resto sarebbe destinato a capannoni. Ma ad Asolo, come dappertutto, gli imprenditori, complice la crisi, attaccano cartelli con su scritto “vendesi” e “affittasi” all’entrata dei loro capannoni. Stanno inoltre calando i residenti, compresi gli immigrati, che, se fino al 2010 avevano dato il loro contributo all’aumento della popolazione, ora fanno le valigie e meditano di andare altrove. Non si sa per chi verrebbero costruite tutte queste case e cosa produrrebbero tutte queste industrie. Una sorte fredda come il cemento è scritta nelle pagine di un Piano regolatore approvato dalla giunta leghista guidata dal sindaco Loredana Baldisser. La storia è cominciata alcuni mesi fa, quando il Comune ha accettato la richiesta della Srl «Agribox» (azienda dedicata alla coltivazione di cerali, legumi da granella e semi oleosi) di trasformare 57 mila metri quadri di terreno agricolo, che corre davanti a Villa Rinaldi Barbini, in una nuova area industriale. Il tutto in cambio di un versamento di 960 mila euro nelle casse dell’amministrazione, di cui 300 mila da versare entro al fine del 2012 per non sforare il patto di stabilità. Nessuno, fino alla settimana scorsa, immaginava che questo potesse essere solo l’inizio. Le cose si sono complicate ancor di più quando la giunta ha presentato il piano moltiplicato, con i 285 mila metri cubi di nuove residenze e 30 ettari da strappare all’agricoltura per dare vita alla nuova area industriale. Uno scempio, a detta degli abitanti che scendono in piazza e si ribellano temendo di vedere violentata, sotto i loro occhi, quest’opera di natura e bellezza che vuole rimanere tale ancora a lungo. In pochi giorni, la petizione non-stop “In difesa di Asolo” ha raccolto oltre 500 firme, con le adesioni di Edoardo Salzano, tra i più celebri urbanisti italiani, Marco Tamaro, direttore della Fondazione Benetton, e di Mario Pozza presidente di Confartigianato, ma tutte le categorie produttive si sono schierate, per ora vanamente, contro l’operazione della giunta leghista. A schierarsi contro anche Laura Puppato, senatore del Pd, che ha rimproverato i suoi colleghi politici per questa azzardata cementificazione della campagna, e lo stesso presidente della Regione Veneto Luca Zaia, leghista come il sindaco Baldisser, sorpreso dalla “mole” di cemento che potrebbe trasformare Asolo in una piccola Sesto San Giovanni. Il governatore ha chiesto al Comune di fermarsi: «Nel Veneto si è costruito troppo». Addirittura il celebre quotidiano britannico “Guardian” ha dedicato un servizio alla questione, non nascondendo un tono di incredulo stupore. La corrispondente da Roma Lizzy Davies la definisce, come spesso si fa con orgoglio, la “città dai cento orizzonti”, la “perla di Treviso” dotata di una “bellezza che ha stregato per secoli”. Basta chiudere gli occhi e pensare a cos’era e com’era Asolo ai tempi della corte della regina di Cipro, Caterina Cornaro, a cosa fantasticava Giorgione guardando le sue colline, e poi al Canova, all’esploratrice Freya Stark, e a Carlo Scarpa, che di fronte alla minacciosa colata di cemento degli anni Settanta, disse: «Mi batterò con la mitraglia». Erano gli anni di un minacciato piano regolatore che prometteva disastrui contro cui si schierò coin corsivi di fuoco anche Indro Montanelli. Senza contare le tante battaglie di Sergio Saviane per l’Asolano. Tant’è, forse bisognava aspettare i paladini della veneticità per veder massacrare uno degli angoli più belli del Veneto. Ora il dietrofront.

Silvia Zanardi

L’AMBIENTE MINACCIATO»LA BATTAGLIA CONTRO IL CEMENTO

«Il valore economico del paesaggio di Asolo deve guidare le decisioni relative a un ulteriore consumo di suolo per fini industriali». Lo dice il ministro veneto dell’Ambiente Corrado Clini su twitter intervenendo sulla polemica che riguarda la salvaguardia del pregiato borgo storico del trevigiano. «La provincia di Treviso», aggiunge Clini «è popolata di capannoni industriali che fanno parte di una storia di sviluppo che sembra superata nei fatti». La prospettiva di una grande espansione di edilizia industriale nel territorio asolano sta suscitando grandi polemiche e preoccupazioni da parte degli ambientalisti, dei residenti, di molte forze politiche e sociali e di quanti hanno a cuore il futuro del gioiello della Pedemontana veneta e in questi giorni il dibattito sta infiammando anche il web.

Asolo, la retromarcia. Salta il consiglio sul Pat.
 
Centinaia di cittadini a manifestare prima del consiglio: «Sindaco, ci ripensi»

Vertice con i capigruppo, poi il rinvio della seduta. Piano presentato ai 50 rimasti

ASOLO – Un’ovazione manco avesse segnato la nazionale: Pat rinviato e giunta sconfitta. È stato questo l’esito del consiglio comunale (abortito prima del via) di ieri sera. Con un piano già contestatissimo che prima dovrà passare al vaglio della cittadinanza per tornare poi in aula. «Il Pat non s’ha da fare», era il monito di quanti si sono riuniti con striscioni, cartelli, volantini e megafoni davanti a Palazzo Beltramini. Strapieno come non mai, con centinaia di cittadini a partecipare quasi attivamente alla discussione. I più giovani, fuori dall’aula, reggevano dei cartelli indicanti l’area incriminata con il messaggio «Sindaco, ci ripensi», e due striscioni con «Asolo è il nostro futuro» e «Giù le mani da Asolo». Già prima dell’inizio erano volate parole grosse, con assessore e consiglieri apostrofati dai manifestanti. Tutti aspettavano il Pat, ma la sorpresa era in agguato: la maggioranza, compresa la malparata, ha fatto quadrato prima di entrare. Concorde il verdetto: meglio non schiantarsi. Così il sindaco Loredana Baldisser si è rifugiata in corner, convocando i capigruppo per evitare di ritrovarsi a battagliare. Un viavai irrefrenabile ha contraddistinto la riunione, sfociata però in una fumata grigia: rinviato l’intero consiglio comunale, il Pat non finisce in discussione. Baldisser ha letto il documento stilato in pochi minuti osservando che «per me sono importanti due punti: l’appoggio della Provincia e quello dei cittadini». Il cortocircuito, allo stato dell’arte, era inevitabile. La giunta leghista ha rilanciato sul tema, proponendo l’immediata presentazione pubblica del piano, in virtù della massiccia adesione della cittadinanza. Idea rigettata dalle minoranze, che hanno chiesto un’adeguata informazione e una sala capiente, magari al Teatro Duse, prima di andarsene. «Il centro storico non verrà toccato», ha spergiurato il sindaco, «la nostra comunque non è una retromarcia, semplicemente serviva un’occasione concreta per presentare il Pat». Dopo l’annuncio del rinvio politico i cittadini hanno lasciato la sala. Solo in 50 sono restati ad ascoltare l’urbanista del Comune, chiamato per illustrare il piano che rischia di rivoluzionare Asolo.

Vera Manolli

La Marca dei capannoni inutili almeno 4 su 10 restano vuoti
 
Già prima della crisi, nel 2007, un quarto del patrimonio immobiliare industriale era abbandonato

Zaia aveva promesso una moratoria: «Basta cemento». Ma la Provincia invoca nuovi insediamenti

TREVISO – Quattro capannoni su dieci vuoti. E prestissimo saranno la metà esatta, avvertono gli esperti. Quaranta milioni di metri quadri; cioè l’intera superficie di Oderzo, trequarti abbondanti del capoluogo Treviso. Senti le associazioni di categoria, o gli immobiliaristi, ed è un pianto greco. A Treviso e hinterland, nel 2012, hanno chiuso 450 imprese artigiane, altre 170 hanno abbassato la serranda nel solo Coneglianese. In riva al Sile, la cittadella della Chiari e Forti a Silea è un simbolo. E ovunque, dalla strda Ovest del capoluogo all’ultima zona industriale del più piccolo comune pedomontano, là dove c’erano aziende fiorenti e capannoni impregnati di febbrile attività, per dirla alla Celentano, oggi ci sono solo cartelli e striscioni “vendesi” e “affittasi”. Non è stato il governatore Luca Zaia, pochi mesi fa, a lanciare la moratoria di capannoni e case? «Nel Veneto si è costruito troppo non possiamo continuare così», ama sempre ribadire sul punto, il presidente della giunta regionale, «è necessario fermarsi, e questo vale sia per i capannoni industriali che per le abitazioni. Piuttosto, diamo valore al recupero di volumi esistenti». E ancora: «Non possiamo continuare a sfigurare il paesaggio, a consumare territorio, a offre il destro a speculazioni che oggi, tra l’altro, non hanno più mercato e provocano un danno ancora più grave, perché il patrimonio esistente, a fronte di nuove costruzioni, si svaluta e perde valore». I dati sulle aree industriali della Marca sono agghiaccianti: 1.077 erano quelle censite, fra 2007 e 2008, dai tecnici che hanno redatto il piano Territoriale di coordinamento provinciale, con la relazione di metà 2008. Il piano sarà infine approvato definitivamente nel 2010. Allora la Marca aveva 80 milioni di metri quadri (1 volta e mezza la superficie del territorio comunale di Treviso) ricoperta da capannoni. Erano i tempi del boom prodotto dalla legge «Tremonti 2», quella delle agevolazioni fiscali (sostanzialmente detassava parte dei costi di costruzione) a chi costruiva centri direzionali, stabilimenti industriali e ipermercati. Ma di questi 80 milioni – e stiamo parlando di 2007/2008, dunque prima della crisi – almeno 20 milioni erano inutilizzati. Il 25 per cento esatto, in tempi in cui nessuno poteva nemmeno immaginare il ciclone della crisi innescata dai subprime d’Oltreoceano e dal crac di Lehmann Brothers, che imperversa ancora oggi senza che si intraveda la fine del tunnel. Adesso quel 25% è quasi raddoppiato, sotto la morsa della crisi. Numeri talmente eclatanti che si fatica a capire dove i professionisti che hanno redatto i vari Pat dei comuni della Marca abbiano potuto solo intravedere la necessità di nuovi insediamenti industriali e artigianali. E dice tutto che la stessa Ikea, che pure aveva premuto per il nuovo megastore di Casale, abbia congelato il piano di sviluppo, rinviando tutto a data da destinarsi, e comunque alla fine del decennio. Non deve stupire se in questo quadro, a Treviso, l’attenzione al tema del paesaggio e della difesa della (poca) campagna rimasta abbia contagiato le stesse categorie: ad eccezione degli industriali, le altre associazioni hanno firmato, fra 2011 e 2012, un protocollo con i tre sindacati confederali, in cui chiedevano il ripensamento del modello di sviluppo espansionista coltivato sin qui, e bocciavano alcuni dei grandi progetti in discussione allora. «Ricostruire, riqualificare, riciclare, riutilizzare: devono essere queste adesso le parole chiave», ribadisce Guido Pomini, presidente provinciale dell’Ascom . E le possibili ripercussioni su edilizia e indotto, travolti dalla crisi? C’è chi teme, ed è la linea leghista, da Asolo a Vedelago alla Provincia, che senza offerte di cubatura e metri quadri dove insediarsi si rischi la fuga di chi cerca nuovi spazi. Ma molti oppongono la necessità di ripensare lo sviluppo, privilegiando o recuperi, demolizioni dove occorre, riqualificazioni, riusi. Il caso Asolo, anche per la celebrità del borgo, uno dei più belli d’Italia, fra i pochissimi conosciuti in tutto il mondo, con una storia e una momoria che fanno invidia alle stesse capitali culturali italiane, ha innescato reazioni a catena. Dopo ambientalisti, critici d’arte, paesaggisti, partiti del centrosinistra, e nomi illustri della cultura, ieri anche il consigliere regionale Antonio De Poli (Udc), che oltre ad aderire alla campagna di raccolta di firme contro il Pat in votazione ieri sera chiede al governatore Zaia di intervenire per fermare «chi vuole deturpare questo gioiello del Veneto». In una nota dice «che se c’è chi Oltremanica si batte per difendere Asolo, a maggior ragione dobbiamo farlo noi veneti, contro una scelta leghista, che rischia di incidere negativamente sul futuro di un borgo che tutti ci invidiano».

Il Touring Club: via la bandiera arancione
 
Anche l’associazione dei “Borghi più belli” pronta a revocare il riconoscimento. Presto un sopralluogo

ASOLO – Guerra al Pat: Touring Club e Borghi più d’Italia sono pronti a revocare il marchio di qualità turistico ambientale assegnato ad Asolo. Per i due club il ritiro della bandiera arancione assegnata nel 2005 dal Touring e nel 2002 quello della denominazione “Borgo più bello d’Italia” saranno immediati se l’impatto ambientale verrà stravolto dal nuovo patto di assetto del territorio presentato dalla giunta Baldisser. Così la città dei cento orizzonti perderebbe i riconoscimenti, conquistati in poco più di 10 anni, di qualità, bellezza e storicità e che hanno portato Asolo a diventare un’eccellenza a livello mondiale. «Sicuramente chiederemo tutti gli atti amministrativi e un colloquio con il sindaco», annuncia il presidente di Borghi d’Italia, Fiorello Primi, «Il passo successivo sarà quello di fare un sopralluogo per verificare la zona su cui vorrebbero costruire questa nuova area industriale e capire se l’impatto possa effettivamente danneggiare il paesaggio». «Siamo molto preoccupati per la scelta di questa amministrazione comunale»,confessa il direttore delle strategie territoriali del Touring club italiano, Marco Girolami, «Prima di tutto ci vuole un grande rispetto per il patrimonio culturale e ciò per il nostro club è importante: è fondamentale la promozione di un modello di sviluppo che premi e valorizzi il territorio». Presto i rappresentanti delle due associazioni faranno un sopralluogo in città. «Il sindaco dovrà motivare e spiegare seriamente questo tipo di decisione», dichiara Primi, « Ovvio che a seguito di numerose segnalazioni che ci sono arrivate in questi giorni da vari cittadini faremo un controllo sul campo. Andremo a verificare tutti i requisiti e se la nuova area è davvero dannosa per l’impatto visivo con conseguenze sul paesaggio si procederà con l’espulsione dal nostro club». Stop al cemento, chiedono tutti. «Bisogna bloccare il consumo del territorio: meno cemento, più valorizzazione del paesaggio», continua il presidente di Borghi più belli d’Italia, «È una follia costruire devastando in questo modo l’ambiente e questo va solo contro alla bellezza del territorio, del paesaggio e contro alla storia di una città di questo livello». (v.m.)

Il «Saccheggio di Asolo» apre il sito del Guardian
 
l’intervento della stampa inglese

ASOLO. Si scatena la polemica anti-Pat sulla stampa inglese. E sul sito del quotidiano The Guardian ieri è apparso l’articolo: «L’Italia si mobilita contro il saccheggio di Asolo». «La perla di Treviso è una cittadina idilliaca amata dal poeta Robert Browning e che ora il suo sviluppo futuro è al centro di uno scontro», scrive il quotidiano più autorevole della stampa inglese, «la cittadina di Asolo al NordEst dell’Italia la cui bellezza è conosciuta da secoli e la scorsa settimana il governo Lega Nord della cittadina ha presentato un piano per nuove costruzioni e per una vicina area industriale. Il sindaco Loredana Baldisser, riporta il giornale « ha dichiarato: “è necessario per lo sviluppo del territorio”». Ma il programma di costruzioni che sarà votato dai politici locali mercoledì sera «ha provocato una reazione furiosa sulla Baldisser da parte delle opposizioni e di molti residenti che contestano la necessità l’inutilità di questo consumo del territorio in un area famosa per le sue bellezze naturali. Le intenzioni della giunta asolana sembrano andare in contrasto con quanto dichiarato l’anno scorso dal presidente Luca Zaia della Lega Nord di fermare le costruzione nella regione». La vicenda in questi giorni ha appassionato anche la stampa nazionale, riuscendo addirittura ad arrivare in tutta Europa. (v.m.)

Realacci: un freno ai palazzinari, non sono il futuro della città  

ASOLO – All’appello “In difesa di Asolo” si aggiunge la voce dell’onorevole Ermete Realacci. La petizione online, promossa dal gruppo consiliare di minoranza “Insieme per Asolo”, ha raccolto l’adesione di Realacci, presidente onorario di Legambiente ed esponente del Partito Democratico. «È una decisione profondamente sbagliata quella adottata dall’attuale amministrazione», dichiara l’onorevole noto per le sue battaglie in difesa del patrimonio ambientale, «È un’operazione come dicono a Roma da palazzinari, è un modo di far cassa distruggendo il nostro territorio. Gli oneri di urbanizzazione devono essere utilizzati per valorizzare il territorio non certo per distruggerlo». Di recente il deputato ha presentato una proposta di legge sulle norme per il contenimento dell’uso del suolo e la rigenerazione urbana. «Frenare il consumo del suolo», conclude Realacci, «è una priorità per il nostro Paese con un territorio già fragile dove secondo l’Ispra si consumano 8 metri quadri si suolo al secondo. Per la città di Asolo questo è sicuramente il modo sbagliato di costruire il suo futuro a livello ambientale e turistico». Contro l’adozione del Pat e a sostegno della petizione in difesa di Asolo si schiera anche il senatore dell’Udc Antonio De Poli, che si appella al governatore del Veneto. «Chiedo al presidente Zaia di intervenire», dichiara , «chi ama il Veneto non può che remare contro una decisione che rischia di distruggere per sempre un gioiello della nostra regione. La società civile può fare la sua parte: l’amore dei turisti di tutto il mondo per questo angolo meraviglioso del Veneto può aiutarci ad accendere i riflettori su una decisione che rischia di distruggere il futuro di uno dei borghi più belli d’Italia». Intanto si allunga la lista di sostenitori: dopo lo scrittore Salvatore Settis, l’urbanista Edoardo Salzano, l’europarlamentare Andrea Zanoni, la CoVePa, lo Spi Cgil, le associazioni di categoria (Confartigianato AsoloMontebelluna, Ascom, Cna e Coldiretti), si aggiunge anche l’ex presidentessa Fai Ilaria Borletti Buitoni . (v.m.)

MAI VISTA tanta folla in Consiglio ad Asolo: il sindaco Lorena Baldisser e il vice Federico Dussin visibilmente perplessi sulla decisione da affrontare

IL CHIARIMENTO «Spiegheremo che il piano non autorizza a costruire»

IL PRESUPPOSTO «Nessuna retromarcia: illustreremo i contenuti»

Il Consiglio vota all’unanimità il rinvio dell’adozione: il sindaco Baldisser vuole prima incontrare i cittadini

IL CASO – Ieri sera la Giunta leghista ha trovato un accordo con le opposizioni: il nuovo strumento urbanistico per il momento non decolla

«Vi ascoltiamo»: il pat è congelato

Il nuovo piano urbanistico è saltato. Almeno per il momento. Dopo oltre un’ora di discussione tra sindaco e capigruppo di opposizione, mentre più di 200 cittadini attendevano accalcati fin sulle scale del municipio, l’atteso consiglio comunale di ieri sera ha votato all’unanimità il rinvio dell’adozione del Piano di assetto del territorio. L’accordo, raggiunto in extremis tra la Lega e le minoranze, prevede l’organizzazione di una serie di assemblee pubbliche per illustrare a tutti il nuovo documento urbanistico. Di contro, però, la giunta Baldisser non ha accolto la richiesta di rivederne i contenuti. In altre parole: i numeri delle nuove zone edificabili. A partire dagli ormai famosi 150 mila metri quadrati teoricamente ricopribili di capannoni alti sino a 10 metri su una area da 30 ettari a lato della zona industriale della Fashion Box. «Al massimo ci potranno essere delle limature», ha messo in chiaro il sindaco Baldisser.
Fatto sta che tutti gli oppositori del piano, dai “grillini” ai sindacati, sino anche alle associazioni di categoria dell’asolano, ora possono tirare un sospiro di sollievo. «Avevamo chiesto che non fosse un finto rinvio e che ci fosse garantita la possibilità di ridiscutere i contenuti del piano – hanno spiegato i rappresentanti dell’opposizione, con in testa Gino Gregoris, capogruppo di Progetto asolano – così non è stato, ma è già importante aver centrato l’obiettivo del rinvio e aver costretto la maggioranza, anche grazie al numeroso pubblico, a presentare tutto ai cittadini prima di provare ad approvare le cose con colpi di mano».
La giunta Baldisser, però, non vuole sentir parlare di marcia indietro. «Non lo è assolutamente – ha spiegato il primo cittadino – il piano era già stato condiviso a partire dal 2009, dato che noi abbiamo sposato il documento preliminare e mantenuto gli stessi tecnici, e per questo non avevamo messo in conto altre assemblee. Ma io ho due punti di riferimento, non di propaganda ma di democrazia: da una parte gli enti superiori, dalla Provincia alla Regione, che hanno già dato il loro benestare al Pat, e dall’altra i cittadini, cui spetta sempre l’ultima parola. Per questo abbiamo deciso di ripresentare tutto e di risentire tutti, a partire dalle associazioni di categoria». E si è cominciato già ieri sera.
Dopo la chiusura del consiglio comunale lampo, infatti, i tecnici che hanno confezionato il piano urbanistico hanno colto la palla al balzo per presentarlo ai cittadini rimasti. Questi ultimi erano molti meno dei 200 iniziali, ma a breve dovrebbe essere organizzata un’altra assemblea nel teatro della città. «Quel che è certo e che negli ultimi giorni è stata scatenata un’incredibile propaganda: sono stati dati numeri fantascientifici, qualcuno ha anche detto che volevamo costruire dentro la Rocca ed è stata fatta passare l’idea che lo facevamo solo perché il Comune aveva bisogno di soldi quando proprio non è così – conclude il sindaco Baldisser – ripartiamo da zero con la presentazione, ma dev’essere chiaro che gli obbrobri che ci sono ad Asolo sono stati fatti dalle precedenti amministrazioni, visto che noi non abbiamo posato un solo mattone. Adesso spiegheremo a tutti i cittadini che il Pat non equivale ad una autorizzazione a costruire, ma detta solo i limiti massimi entro i quali si potranno muovere le nuove amministrazioni, visto che il prossimo anno si va al voto, con l’approvazione dei piani degli interventi».
Il rischio è che alla fine della “tregua” si sia punto e a capo.

Mauro Favaro

Asolo Viva brinda: primo successo

«Ora diremo a tutti cosa rischiano». I vecchi amministratori: «Distruggono l’eredità dei nostri figli»

«Il paesaggio è il nostro petrolio, così viene distrutto». Piero Gazzola storico ex consigliere comunale, ieri sera era tra i più di duecento asolani che hanno affollato la sala consiliare ma anche scale ed entrata di Palazzo Beltramini. «Si ripete sempre la solita politica del metrocubo non sapendo che così si distrugge l’eredità dei nostri figli per il beneficio immediato dei soliti noti». Il sindaco Baldisser ha appena votato il rinvio del consiglio comunale e fuori del palazzo si riversa buona parte della popolazione, altri asolani rimangono in aula per sentire la relazione dei progettisti come chiesto dalla giunta. «Significa che non tutti i cittadini sono contro», sbotta il vicesindaco Federico Dussin. Ma fuori c’è molta gente e “Asolo Viva”, il gruppo spontaneo sorto per contrastare l’adozione del Pat, offre vin brulè. «Questo rinvio è il nostro primo successo -spiega raggiante Andrea Regosa del comitato- ora avremo il tempo per organizzare delle serate e spiegare a tutti cos’è il Pat, come era partito nel 2009 e come è stato confezionato ora». Delle contro assemblee rispetto la giunta? «Noi non abbiamo colori, vogliamo solo che la gente capisca di cosa stiamo parlando». Tra la folla anche Gerardo Pessetto, ex amministratore: «Era stato iniziato un percorso del Pat condiviso ma ora è stato stravolto completamente. Prevedeva il completamento dei centri storici, ora ci troviamo aree industriali». E Claudio Simonetti dell’osteria Municipio non le manda a dire: «L’ampliamento della Repley ci può anche stare ma trovo che sia enorme, l’amministrazione ci ha ingannati». Fuori dal Municipio campeggiano dei manifesti: “Giù le mani dalla nostra Asolo”, “Asolo è il nostro futuro”, “Diteci la verità”. In sala consiliare poi è comparso per la prima volta anche il manifesto del Movimento 5 Stelle, in aula anche diversi ammnistratori dei comuni limitrofi (il sindaco di Cavaso Giusepe Scriminic, il vicesindaco di Fonte Ceccato, consiglieri comunali di Cavaso, Fonte, Riese) . Qualcuno avanti con gli anni ha anche azzardato che negli ultimi trent’anni non si è mai verificato in tutta la pedemontana un consiglio comunale con tanta partecipazione: una serata storica.

Gazzettino – Asolo. Nuovo Pat battaglia in Consiglio

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10

apr

2013

MAGGIORANZA E OPPOSIZIONE – Nove contro otto: un ripensamento potrebbe far saltare la Giunta

ASOLO – Questa sera il consiglio comunale chiamato alla resa dei conti su contestato piano urbanistico

Il presidente della Provincia: «L’ambiente viene prima? Così perderete la Replay»

Duro l’ex sindaco Ferrazza: «Hanno modificato tutto, sento puzza d’interesse»

Muraro sponsor del Pat: «Scelgo sempre il lavoro»

«Si deve scegliere: o si perde la Replay o si dà una mano al lavoro». È un tragico aut aut, soprattutto nel bel mezzo della crisi, quello posto dal presidente della Provincia, Leonardo Muraro, davanti alle polemiche scoppiate attorno al Piano di assetto del territorio confezionato dalla giunta Baldisser, che per molti non sarebbe altro che una colata di cemento ai piedi della Rocca più famosa del trevigiano. Perchè oltre ai 285 mila metri cubi di nuova edificabilità residenziale, il documento prevede l’ampliamento della zona industriale della Fashion Box da 57 a 300 mila metri quadrati, consentendo alle imprese di ricoprirli per metà di capannoni alti 10 metri nei quali l’azienda entrerebbe poi in affitto. Ed è proprio su questo punto che nel consiglio comunale di stasera, chiamato a timbrare o a cestinare il piano, si giocherà la partita. «È un caso fotocopia a quelli di Colomberotto a Barcon e dell’Ikea a Casale», spiega Muraro, «se si vogliono che le aziende si allarghino creando nuovi posti di lavoro servono nuovi spazi». Peccato, però, che il piano urbanistico provinciale puntasse a sfoltire le 1.077 zone industriali della Marca, in molte parti ormai vuote, e non ad aumentarle. «Spesso non si riesce a recuperare le strutture esistenti perchè sono piccole o perchè occupate a macchia di leopardo -precisa il presidente- comunque la zona in questione nel piano provinciale è inquadrata come produttiva: il lavoro non viene prima dell’ambiente, ma le due cose devono andare di pari passo».
Non la pensano così in primis i quattro gruppi di opposizione di Asolo, che nel consiglio daranno battaglia non lasciando nulla di intentato, gli oltre 500 cittadini che in 5 giorni hanno sottoscritto la petizione online lanciata dall’ex sindaco Daniele Ferrazza, quelli scesi l’altro ieri in piazza e quelli che si sono dati appuntamento per stasera davanti al municipio, a partire dai grillini sino alla Cgil.

«Agitare lo spettro della disoccupazione è una stupidaggine»,

mette subito in chiaro Ferrazza,

«Asolo dovrebbe vivere di turismo, storia e cultura, invece questa amministrazione leghista sta distruggendo quanto costruito negli ultimi 30 anni».

Perchè le nuove cifre non avrebbero nulla a che vedere con quelle dei vecchi piani urbanistici.

«Chi afferma che è stato solo recepito il vecchio piano regolatore è un bugiardo. Ed è vero che la zona nel piano provinciale è indicata come produttiva solo grazie a una recente modifica, che a questo punto penso calcolata»,

va giù duro l’ex sindaco,

«spero che nella maggioranza ci sia un ripensamento, anche perchè la cocciutaggine di voler approvare in una settimana un piano che varrà per 10 anni puzza troppo di interessi».

E basterebbe anche un solo ripensamento, visto che 9 sono i componenti della maggioranza e 8 quelli dell’opposizione, per far saltare tutto. Non solo il piano, ma probabilmente anche la giunta guidata dalla Baldisser. Stasera la resa dei conti.

Mauro Favaro

 

L’ASSESSORE «Ma quali 30 ettari! Al massimo quattro»

ASOLO – (m.fav.) «Altro che nuova zona industriale da 30 ettari». Secondo i conti del Comune i capannoni potrebbero coprire al massimo una superficie di nemmeno 4 ettari. «Sui 300 mila metri quadrati, il Pat prevede un’area per lo sviluppo di 150 mila metri, specificano dal municipio, a questi, però, bisogna togliere il 10% di servizi, il 10% di viabilità, il dimezzamento che da statistica viene portato con il Piano degli interventi e i 22 mila metri quadrati già oggetto dell’accordo. Alla fine rimangono edificabili o realizzabili 38.750 metri quadrati». E per la giunta Baldisser neppure questi sono scontati. «Il Pat è stato copianificato con la Provincia, ricevendo pareri favorevoli anche dagli enti superiori di verifica, e non autorizza nessuna nuova lottizzazione», sottolinea il vicesindaco, Federico Dussin, «dentro a questi limiti le prossime amministrazioni potranno valutare l’opportunità o meno di procedere». Ieri, però, alla ridda di “no” si sono aggiunti pure quelli degli artigiani, dei commercianti e degli agricoltori dell’Asolano, che hanno inviato un appello alla maggioranza «per il recupero del patrimonio esistente», e pure quello di The Venice International Foundation. «Ho il cuore frantumato -chiosa la presidente, Franca Coin- il mio amore per Asolo è totale e sono pronta a combattere per l’integrità del suo territorio».

 

 

Asolo, il critico d’arte condanna il piano che porterà a una massiccia edificazione: «Basta con la politica del “capanòn”»

ASOLO.

«Ogni metro cubo di cemento in più per Asolo è un crimine contro l’umanità»

con queste parole Philippe Daverio, critico d’arte, docente di architettura nonché scrittore e conduttore televisivo notissimo per la sua trasmissione “Passepartout”, condanna il Piano di assetto del territorio asolano. Un piano che prevede quasi 350 mila metri cubi di nuove edificazioni. In 10 anni l’area che si sviluppa lungo la statale Bassanese di Casella, proprio ai piedi di uno dei borghi più belli d’Italia, rischia di essere sommersa da un cimitero di capannoni e case così ripartiti: 150 mila metri quadri destinati alle industrie, 135 mila metri cubi ad area residenziale cui ne vanno aggiunti altri 150 mila già recepiti nel vecchio Piano regolatore. Contro il Pat, che verrà portato in consiglio comunale domani, sono scesi in piazza i cittadini che domenica hanno stretto il loro prezioso borgo in un abbraccio simbolico.

Se la giunta di Loredana Baldisser, per bocca del vicesindaco Federico Dussin, giustifica l’operazione con l’intento del riordino e del completamento delle aree esistenti, decisamente diversa è la posizione di Daverio, tra i più ferventi sostenitori del “patrimonio Italia” tanto da aver fondato il movimento di salvaguardia nazionale“Save Italy”:

«Oggi mutare l’equilibrio di Asolo va contro il buon gusto e contro gli interessi degli stessi abitanti. Questo non vuol dire che non si possa costruire ma Asolo è un caso talmente emblematico, non è un paese qualunque è un “bene storico” che necessita di un’attenzione tutta particolare. Spesso ne parlo ai miei studenti a lezione come esempio di “rivolta contro il passato”, la Pedemontana fa da punto di discrimine, il lato che guarda le colline è intatto, quello verso la pianura è “svaccato”. Vogliono svaccarlo ancora di più? È ora che ci si fermi un attimo. Occorre un grandissimo progetto di ridisegno del paesaggio, per il bene del suo avvenire».

Bellezza e fragilità quindi che vanno protette continua Daverio:

«Ad Asolo non si deve agire per “aggiunta” la vera miglioria sta nel ripulire la zona dagli “sbagli edili” fatti in passato. Costruire oggi non è necessario».

Come rispondere allora alle esigenze dei Comuni di fare cassa, specie di questi tempi, con gli oneri di urbanizzazione?

«Consideriamo che i soldi servono, è vero, ma lavoriamo su una pianificazione consapevole, stabiliamo delle unità minime di abitanti da non superare, creiamo un comprensorio intercomunale che lavori a una distribuzione tra i vari enti partecipanti. Non si può più ragionare singolarmente destinando un po’ all’edilizia, un po’ all’agricoltura, un po’ all’industria».

Il risultato di questi processi consolidati è quello di aver distrutto la “diversità” del paesaggio, non c’è più distinzione tra area urbana e campagna. Continua Daverio:

«La ghigliottina veneta è il capannone, la faccenda va ripensata. La storia è fatta di tesi, antitesi e sintesi. Il rapporto in cui l’interesse privato si contrappone al bene pubblico deve essere superato, una volta per tutte. Diamo un futuro ai luoghi, diamo un destino ad Asolo e non assassiniamo il patrimonio col “capanòn”».

Valentina Calzavara

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La bellezza di Asolo e il Dio del cemento

La latina Acelum viene nominata nella «Naturalis historia» di Plinio il Vecchio (I secolo d.C.); Pietro Bembo vi ambientò «Gli Asolani», un dialogo sull’amore immaginato alla corte di Caterina Cornaro; Robert Browning, in “Asolando”, la descrisse come una città “splendida di magnifiche architetture, perfette in ogni aspetto”; Giosue Carducci la definì la »città dai cento orizzonti». Ma il luogo di soggiorno di Eleonora Duse, Gian Francesco Malipiero e Freya Stark, oltre che di molti altri personaggi, nei prossimi anni rischia di possederne uno solo di «orizzonte»: quello grigio del cemento. Il paesaggio di uno dei borghi più belli d’Italia, e quindi del mondo, è minacciato dall’arrivo di oltre un milione di metri cubi di nuove costruzioni: villette, appartamenti, capannoni. Il Pat che verrà adottato tra qualche giorno dal Consiglio comunale consentirà una devastazione senza precedenti del suo territorio. Peraltro senza che vi sia stata, come prevede la legge, una discussione pubblica con la comunità, che sarà messa di fronte al fatto compiuto: le osservazioni dei cittadini non cambieranno la filosofia del Pat. Nella relazione tecnica la parola «bellezza» compare una sola volta, mentre il concetto di paesaggio viene richiamato con un significato prevalentemente tecnico. A chi giova questo cemento? E soprattutto a cosa serve, se solo si scrutano le previsioni dell’andamento demografico ed economico per i prossimi anni e il numero spaventosi di edifici vuoti e abbandonati, anche di recente costruzione, disseminati in tutta la pedemontana veneta? C’è da chiedersi se gli attuali amministratori di Asolo conoscano l’importanza del territorio che stanno governando e del gioiello che stanno custodendo pro tempore. Anche una città è un prodotto da vendere. Asolo, non da oggi, è un brand della cultura e del turismo spendibile a livello internazionale. È questo il suo valore aggiunto. Un Veneto che oggi è la prima regione d’Italia per flussi turistici, non può permettersi che la barbarie del cemento uccida il paesaggio dei colli asolani. Non è un dibattito nuovo. Già all’inizio degli anni Settanta, ai tempi dell’approvazione del primo Piano Regolatore, Asolo trovò validi difensori contro il cemento che minacciava la sua bellezza: Diego Valeri, Giuseppe Mazzotti, Carlo Scarpa, Neri Pozza, Indro Montanelli, Manlio Brusatin, Bruno Zevi. Ma oggi i paladini dell’ambiente non vanno più di moda, anzi vengono criminalizzati come nemici del progresso da coloro che, in perfetta malafede, pensano che le risorse della terra siano illimitate e che si possa continuare a consumare suolo all’infinito. Serve che l’intelligenza riprenda possesso delle menti degli amministratori locali. L’altro giorno Domenico Finiguerra, il sindaco che è stato il promotore del movimento nazionale «Stop al Consumo di Territorio» e del «Censimento del Cemento» (cioè delle case, dei locali commerciali, dei capannoni vuoti o abbandonati che potrebbero essere riqualificati e utilizzati), ha scritto:

«Non sarebbe ora che tutti noi, cittadine e cittadini, animatori di comitati, ambientalisti, paesaggisti, urbanisti illuminati, blogger di inchiesta, amministratori anomali, costruttori di comunità, agricoltori rivoluzionari, custodi di semi, consumatori consapevoli, difensori del territorio, dell’ambiente, dei beni comuni, della bellezza, della storia, non sarebbe ora che tutti noi, ci si riunisca e ci si riconosca»?

Ad Asolo i consiglieri di minoranza si sono mobilitati e stanno girando diversi appelli in rete. Non basta. Nei prossimi giorni serve uno sforzo collettivo per impedire che un paesaggio unico venga abbruttito, annerito, violentato. Salvare Asolo da questo scempio compiuto in nome e per conto del dio cemento, significa conservare un pezzo della nostra anima, una delle ultime cartoline della provincia di Treviso nel mondo. È «grillismo»? No, è politica. E in questo caso è legittima difesa, quasi una polizza sulla bellezza.

 

La petizione arriva a quota 400

ASOLO “In difesa di Asolo”: la petizione no stop lanciata da Insieme per Asolo supera in tre giornate 400 firme. E raccoglie le importanti adesioni di Edoardo Salzano, tra i più celebri urbanisti italiani, di Marco Tamaro direttore della Fondazione Benetton, e di Mario Pozza presidente di Confartigianato. Fermare le ruspe nella città dei cento orizzonti, è questo l’obiettivo di minoranze, cittadini e associazioni di categoria che già da giovedì scorso hanno messo in rete la raccolta firme. Il Pat presentato dal vicesindaco Federico Dussin mercoledì sera in occasione della commissione urbanistica alle minoranze, ha sollevato in questi giorni molte polemiche. Immediatamente sono nate petizioni e manifestazioni contro l’adozione del nuovo piano di assetto del territorio, come quella che si è svolta domenica in centro storico organizzata da un gruppo spontaneo di cittadini. E non si fermano l’ondata di commenti e le condivisioni sul sito e la pagina facebook della Tribuna di Treviso che ha aperto una finestra virtuale per raccogliere le opinioni a volte infuocate dei cittadini. A mobilitarsi contro la colata di cemento ci sono nomi noti della scena culturale e sociale italiana. Tra questi anche il critico d’arte Vittorio Sgarbi che ha fortemente criticato «lo scempio» messo in atto dalla giunta Baldisser: «Sono dei barbari». Anche il Coordinamento Veneto per la superstrada Pedemontana alternativa ha appoggiato la petizione online. (v.m.)

 

 

FOTO ASOLO

 

FOTO MANIFESTAZIONE

 

Il Pat autorizza 350 mila metri cubi di nuove edificazioni previste tra la zona collinare e la pianura. La giunta prepara il via libera già per il consiglio di mercoledì: l’opposizione annuncia battaglia

ASOLO. Una colata di cemento con fabbriche, villette, condomini. Asolo rischia di cambiare volto. Per sempre. Il piano di assetto del territorio in via di approvazione accende lo scontro tra la giunta Baldisser e l’opposizione, con la Marca a guardare alle scelte dell’amministrazione comunale come un grande punto interrogativo. Presentato mercoledì sera agli addetti ai lavori durante la commissione urbanistica dal vicesindaco Federico Dussin ai capigruppo di minoranza, il nuovo piano di assetto del territorio non ha certo trovato larghe intese, nè accontentato tutti. Alla riunione erano assenti il sindaco Loredana Baldisser e tutti gli altri componenti della giunta, che ha bisogno di rimanere compatta sul tema per non sfaldarsi. La maggioranza ha indicato tra i punti principali del Pat la nuova area industriale, lungo la strada statale Bassanese a Casella.

Il piano. Non si tratta più solo di 57 mila metri quadri, previsti per l’ipotetico ampliamento della Fashion Box Replay (la storica azienda potrebbe triplicarsi), ma di un’area molto più ampia – di 30 ettari – con possibilità di costruire capannoni per 150 mila metri quadri, tutti con altezza di 10 metri. Altre fabbriche, qualora ce ne fosse ancora bisogno. A questi si vanno a sommare 135 mila metri cubi per nuove edificazioni a scopo residenziale che si aggiungono ai 150 mila cubi già previsti dal precedente Prg. Residenze, condomini, appartamenti, proprio ai piedi della Rocca. In totale, quindi, un’operazione che sfiora i 350 mila metri cubi di nuove edificazioni ai piedi della collina, una vera e propria enorme colata di cemento. Quanto basta all’opposizione per definirla «un’operazione di devastazione del territorio che non ha senso», specialmente per un centro come Asolo le cui attrazioni principali per i turisti sono proprio il paesaggio collinare, l’ambiente, la storia e l’arte.

Cittadini esclusi. Dopo aver esposto tutte le riflessioni e le osservazioni del caso le minoranze hanno chiesto che il Pat venga almeno presentato alla cittadinanza prima di essere portato in consiglio comunale. Ma il vicesindaco Dussin e gli altri tre componenti della maggioranza presenti in commissione mercoledì sera (il capogruppo Fabio Feltracco e i consiglieri Alessando Botter e Davide Feltracco) hanno respinto la richiesta, votando contro. Niente partecipazione, nessuna informazione: l’opposizione ha ricordato ai leghisti, alla guida dell’amministrazione, che alle urne la trasparenza e la comunicazione erano state sbandierate come elementi imprescindibili. Ma a distanza di quattro anni non è mai stato fissato un incontro pubblico sul tema del Pat, diventato in queste ore sempre più rilevante. I cittadini potranno quindi conoscere le previsioni del Pat solo con la pubblicazione della prossima delibera di adozione, che è stata già inserita nel consiglio comunale fissato per mercoledì prossimo, ed avranno solo 30 giorni di tempo per presentare eventuali osservazioni. Che non saranno vincolanti e non saranno esaminate e neppure discusse in consiglio comunale poiché la procedura prevede che la competenza sarà soltanto della Conferenza dei Servizi a cui partecipa il sindaco o l’assessore. Ma per i residenti è importante proteggere il loro territorio.

«Stop al cemento». «L’«ennesima cattedrale di cemento» ha fatto scattare da ieri mattina una mobilitazione per la salvaguardia del territorio e dell’ambiente fatta di appelli e petizioni sui social network dove i cittadini stanno già esprimendo un forte dissenso contro le decisioni della giunta. Nel nuovo strumento urbanistico in pratica si parla della possibilità di costruire 150 mila metri quadri di capannoni e più di settecento case (di 400 metri cubi ciascuna) oppure più di mille appartamenti (di 90 metri quadrati). Si tratta di previsioni che si pongono in contrasto con le direttive della stessa Regione e del governatore Luca Zaia, che aveva espressamente imposto lo stop al cemento.

Spunta la petizione. E ieri pomeriggio il caso è approdato all’interno della Fondazione Benetton a Treviso durante la presentazione del libro «Azione popolare, cittadini per il bene comune» dello scrittore e docente universitario Salvatore Settis. Con tanto di petizione nelle mani di Vittorio Zaglia, ex segretario della sezione di Asolo di Italia Nostra, che l’ha consegnata allo scrittore. «È una raccolta fime contro l’adozione del Pat, il nostro territorio è sacro e non si tocca», sono le parole di Zaglia, «è il futuro per i nostri figli e nipoti». Secondo il docente, riporta Zaglia, «è uno dei tanti casi in Italia che rappresentano la differenza tra ciò che succede e ciò che dovrebbe essere: i cittadini siano parte attiva in questa protesta».

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La campagna via Facebook:  «Giù le mani dalle colline»

“Insieme” lancia l’appello a tutti coloro che amano la città di Eleonora Duse

ASOLO. Una campagna lanciata via web per salvare uno dei borghi più belli d’Italia. L’appello è del gruppo di minoranza “Insieme per Asolo”: giù le mani dalla città. La contestazione è chiara e diretta: no all’adozione del nuovo piano di assetto del territorio (Pat). Il giorno dopo la presentazione del piano stesso alla commissione urbanistica parte la chiamata a raccolta. “In difesa di Asolo”, il titolo dell’appello. Destinatari tutti quelli che «amano Asolo e il suo paesaggio, che conoscono il suo centro storico e a tutti coloro che apprezzano queste colline e la campagna circostante, a tutti coloro che considerano questa città il proprio personale “posto delle fragole”». Dopo l’illustrazione del linee guida del Pat mercoledì sera “Insieme” si mobilita per “salvare Asolo”. Ieri mattina l’appello è stato lanciato sul web, diffuso sul profilo facebook del gruppo.

«In queste settimane si sta consumando, nel più assoluto silenzio, la scelta del nuovo piano di assetto del territorio: nessuna pubblica assemblea o forma di pubblicità e nessun tipo di partecipazione è stato attivato». Il Pat presentato dal vicesindaco Federico Dussin prevede la possibilità di realizzare 285 mila metri cubi di nuova edificazione residenziale. Per “Insieme” «rovescia sulla campagna e sulle colline asolane poco più di un milione di nuovi metri cubi di cemento, tra edilizia residenziale e insediamenti industriali. Come se coprissimo di villette e condomini lo spazio di ventisette piazze San Marco a Venezia».

Settecento nuove villette o mille appartamenti.

«Ne abbiamo veramente bisogno? È questo lo sviluppo che intendiamo? È questa la vocazione di un territorio come quello di Asolo?», si chiede e chiede il gruppo consigliare, «Basta guardarci attorno e siamo circondati da un paesaggio devastato di case e capannoni senza soluzione di continuità. Una buona parte di questi volumi sono sottoutilizzati o addirittura abbandonati e non trovano domanda sul mercato».

Il futuro di Asolo? Seguendo le linee indicate da questo Pat per i consiglieri Moris Dametto e Daniele Ferrazza si va nella direzione di un «generico e incoerente ulteriore sviluppo edilizio, manca un piano strategico che valorizzi la storia, la cultura, l’ambiente, il paesaggio, le produzioni agricole di qualità, le attività produttive ad alto valore aggiunto e il terziario avanzato». Parlano di

«delitto» e «scempio», compiuti «dall’attuale amministrazione comunale, espressione del partito della Lega, eletta nel 2009 con il 36% dei voti e che ha poi perduto per strada tre dei suoi dodici consiglieri. A meno di dodici mesi dalla scadenza del proprio mandato».

Nel Pat, a dire di “Insieme”, non si trova alcun cenno per quanto riguarda la valorizzazione del centro storico, della tanto discussa zona a traffico limitata e dei parcheggi diventati un’agonia per i residenti.

«Pensiamo che la scelta del nuovo piano di assetto del territorio di Asolo debba essere lucida, trasparente, frutto di un’elaborazione alta e partecipata: alla discussione devono contribuire i cittadini, le associazioni, gli urbanisti, le università di tutta Italia», conclude il gruppo, «Soprattutto, deve essere un cantiere sempre aperto alle nuove idee, ai molti giovani che portano un approccio originale, ai contributi che possono venire dalle migliori intelligenze che il territorio sa esprimere».

Vera Manolli

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Catena umana questa mattina in piazza Brugnoli per fermare la giunta leghista.

Anche Sgarbi contro il Pat, rivolta nella rete. Appelli per uno dei borghi più belli.

ASOLO – Una catena umana, un simbolico abbraccio al cuore di Asolo per salvare il borgo dalla colata di cemento prevista dal nuovo piano di assetto del territorio (Pat), firmato dalla giunta leghista. Un piano che prevede l’edificazione di un milione di metri cubi, oltre trecentomila metri quadri, come 27 piazze San Marco, tradotto in villette fa 700, in alternativa 1000 appartamenti. Ai piedi della Rocca di Asolo, sparsi tra le colline che costituiscono un autentico paradiso verde, particolarmente caro ai veneziani, che qui mandarono in esilio Caterina Cornaro che alla Serenissima aveva portato in dote Cipro, isola che allora valeva un po’ più di oggi. Vestiti con i colori della città – il bianco e il rosso – cittadini, amministratori, rappresentanti di associazioni e innamorati di Asolo si ritroveranno stamattina in piazza Brugnoli. L’appuntamento è alle 10.30. Obiettivo: contrastare l’adozione del Pat. Mancano solo tre giorni al consiglio comunale convocato per mercoledì in cui si discuterà il documento e la mobilitazione è generale in difesa della cittadina cantata dal Bembo, Browning, D’Annunzio e Freya Stark. Tutti d’accordo: fermare la cementificazione selvaggia prevista dal nuovo piano di assetto del territorio su cui incombe l’ombra di migliaia di metri cubi di cemento che sarebbero devastanti per la bellezza e la storia di uno dei borghi più belli d’Italia. E c’è da chiedersi chi mai di questi tempi abbia capitali da investire nel mattone, ma tant’è. Per mercoledì sera a palazzo Beltramini si prospetta un consiglio comunale infuocato.

«Speriamo che qualche consigliere della maggioranza si faccia un esame di coscienza e ci pensi bene prima di votare a favore del Pat»,

sottolineano gli organizzatori della protesta

«In caso contrario raccoglieremo tutte le osservazioni dei cittadini e se sarà necessario andremo in tutte le famiglie, un porta a porta per portare le informazioni negate. Il sindaco è stato scorretto a non tenere in considerazione i suoi cittadini ed elettori: bisogna impedire che, se passerà il vaglio del consiglio, il Pat venga approvato definitivamente in Regione».

Insomma la battaglia continua. Tra i primi a esprimersi dichiarandosi scandalizzato e chiamando il ministro affinché

«intervenga per fermare lo scempio prima che sia tardi»,

Vittorio Sgarbi, critico d’arte particolarmente attento alle bellezze del Veneto. Sgarbi ha definito gli amministratori leghisti

«barbari incivili da bloccare subito».

C’è da giurare, che il grido di dolore di Sgarbi non sarà isolato, nel web si moltiplicano gli appelli, e Zaia che si dichiara paladino del territorio Veneto non potrà rimanere in silenzio.

Vera Manolli

 

NOALE – Vallotto: «Ampliamento improponibile. Si ragionerà in maniera globale sul Pat d’area»

Avanti tutta. Nonostante i no secchi dei tre Comuni coinvolti. Ieri, nella sede mestrina di Veneto Strade, è andato in scena il secondo round dell’iter per l’ampliamento del centro commerciale Emisfero in località Crosarona, struttura che sorge sul territorio di Noale, Scorzé e Trebaseleghe. Le tre amministrazioni, nella riunione precedente, avevano tutte espresso parere negativo. C’è chi difende i piccoli commercianti (Scorzé) e chi, oltre a ciò, pone questioni di viabilità e di rischio idrogeologico (Noale). Il giudizio quindi era netto: nessuna valutazione d’impatto ambientale perché l’allargamento non s’ha da fare. I componenti della commissione Via, però, la pensano diversamente e, progetto preliminare alla mano (presentato dall’immobiliare Giano srl a fine 2012), hanno votato in modo unanime affinché le carte vengano esaminate.
L’intenzione è di costruire un nuovo edificio da quasi 5mila metri quadri accanto a quello già esistente, nel territorio di Noale. L’ampliamento, però, insisterebbe anche su terreni a destinazione d’uso agricolo. E qui nasce un piccolo giallo. Nelle carte presentate dalla Giano srl, infatti, si legge che «è stato intrapreso con l’amministrazione comunale un percorso di cambiamento della destinazione d’uso dell’area». E questa frase è stata citata anche nella riunione di ieri.

«Niente di tutto ciò – dichiara l’assessore all’Urbanistica Sergio Vallotto, presente all’assemblea – non c’è alcun iter di questo tipo in corso».

Se al termine di tutto il percorso burocratico arriverà il nulla osta della Regione (questione forse di un paio d’anni), toccherà al consiglio comunale di Noale approvare quindi una variante urbanistica per permettere l’ampliamento del centro commerciale. Tutt’altro che scontata.

«Si ragionerà in maniera globale sul Piano di assetto del territorio – commenta Vallotto – ma non è plausibile né proponibile un allargamento del genere».

 

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