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DOLO – Clima teso a Dolo dopo il Consiglio comunale di giovedì nel quale è stata rinviata per la quarta volta la votazione del Pati (piano assetto territoriale intercomunale). «Per l’ennesima volta non hanno voluto votare il documento per non assumersi responsabilità», dice il sindaco Maddalena Gottardo, «questo metodo sta tenendo fermo il paese. Ora chiederemo al difensore civico regionale di nominare un commissario ad acta». Critici anche l’assessore Elisabetta Ballin e il consigliere Cristian Minchio (Forza Italia).

Respinge le accuse Alberto Polo, capogruppo de “Dolo, Cuore della Riviera”: «La maggioranza a Dolo non c’è più. In 5 anni la giunta non ha fatto nulla. Amministrare significa anche indicare, con i propri atti, delle priorità. La giunta Gottardo ha dato la precedenza all’approvazione del mega progetto di Veneto City piuttosto che garantire, attraverso un Pati migliore di quella cementificazione di Dolo che continuano a presentare, delle vie di sviluppo che potrebbero portare benessere e occupazione. Il tentativo di attribuire le responsabilità della mancata approvazione a noi dell’opposizione è vergognoso. Dovremmo essere noi a votare un documento che non condividiamo?».

Giacomo Piran

 

A Dolo l’opposizione fa venir meno il numero legale, torna lo spettro del commissario ad acta

Impantanati sul Pati. Gli amministratori dolesi per la quarta volta non riescono a decidere in consiglio comunale sul Piano di Assetto del Territorio Intercomunale. Dopo una continua serie d’interruzioni per esaminare le incompatibilità, quando la discussione è iniziata per il primo ambito – subito dopo l’uscita dei consiglieri Spolaore, Naletto e Polo per l’opposizione e di Stradiotto, Minchio e Menegazzo per la maggioranza – è stato letto il primo emendamento proposto da Giorgio Gei del gruppo “Il Ponte”: «Questo Pati lo rigetto perché va ad intaccare lo sviluppo edificatorio di Dolo – ha osservato – ma al di là di questo la discussione avviene su uno strumento sul quale questo consiglio è esautorato dal potere di decisione perché anche apportando delle modifiche la Conferenza dei Servizi non è obbligata a tenerne conto. Per questo motivo lascio l’aula». Dopo Gei anche gli altri consiglieri dell’opposizione, uno alla volta, hanno abbandonato il consiglio cosicché quando il segretario ha verificato il numero dei presenti ne ha constatato la mancanza del numero legale.

 

DOLO – Quarto rinvio per il Pati, il piano assetto territoriale intercomunale Dolo–Fiesso. Questo l’esito del lungo consiglio comunale che si è svolto ieri pomeriggio. Anche stavolta la causa del rinvio è dipesa dalla mancanza del numero legale a causa dell’assenza di sei consiglieri (tre di maggioranza e tre di opposizione) che non hanno potuto partecipare al voto per presunte incompatibilità, e del contemporaneo abbandono “politico” dell’aula degli altri sette consiglieri di minoranza. Il sindaco Maddalena Gottardo ha anticipato di voler chiedere ancora al difensore civico regionale la nomina di un commissario ad acta per approvare il Pati.

(g.pir.)

 

IL CONSIGLIO – Messi a disposizione dei Servizi tecnici 100 mila euro per la redazione del Pat

Dal nuovo Piano regolatore una sorpresa: il Prosecco rende meglio e non si pagano le tasse

Coltivare viti, soprattutto nella fascia collinare del territorio comunale, è diventata un’attività più redditizia rispetto a quella della costruzione di nuove case. Oltretutto per i terreni agricoli non si paga nemmeno sia la nuova Tasi (1,9 per mille) che l’Imu (8,6 per mille), che sono invece dovute per quelli edificabili. «Il reddito medio per ettaro delle attività agricole risulta essere tra i più elevati del Veneto» si legge nel parere della commissione Vas della regione sul Pat, piano di assetto del territorio, del Comune di Conegliano, a cui si sta lavorando. Come rileva lo stesso sindaco Floriano Zambon «sono sempre più numerosi coloro che si rivolgono agli uffici comunali per chiedere che le aree edificabili di cui dispongono, ma in cui non ci sono più le condizioni per costruire, vengano restituite alla destinazione agricola, mentre avveniva il contrario fino a una decina di anni fa». E aggiunge che «le richieste crescono in modo esponenziale, perché c’è sempre meno bisogno di nuove case e si investe sempre meno nell’edilizia, mentre la viticoltura soprattutto nel Prosecco è diventata un’attività particolarmente redditizia nel nostro territorio, ma i nuovi vigneti possono essere impiantati solo nei terreni con destinazione agricola». È tenendo conto di questa realtà che si sta predisponendo il Pat, piano di assetto del territorio. Non solo saranno escluse nuove aree di espansione edilizia, ma sarà restituita la destinazione agricola ad altre che erano state rese residenziali. A frenare l’espansione edilizia incontrollata nel territorio comunale si era già pensato con una variante urbanistica, approvata dalla regione nel 2003 e tuttora in vigore. Aveva puntato alla ricucitura del tessuto urbano, ma aveva anche reso edificabili aree in cui non c’erano più le condizioni per costruire, gravando sui proprietari con il salasso delle tasse da versare. È per loro più vantaggioso che abbiano una destinazione agricola, perché con la viticoltura si crea ricchezza. Dopo la fase preliminare e avere recepito tutti i pareri, con un impegno di oltre 100 mila euro saranno ora affidati i servizi tecnici per la redazione del Pat, che terrà conto di questa realtà e dovrebbe essere approvato alla fine della primavera del prossimo anno.

Giampiero Maset

 

IL PIANO – E’ il punto di partenza per il futuro di Porto Marghera, Quadrante di Tessera ed ex Umberto I

Una cerimonia richiedente un numero di firme tale da mettere a dura prova i sottoscrittori, l’approvazione del Piano di assetto del territorio formalizzata ieri a Ca’ Farsetti dal commissario straordinario Vittorio Zappalorto e dalla presidente della Provincia, Francesca Zaccariotto. Che porta il numero di Pat e Pati licenziati a 24, mentre per altri 20 Comuni le relative pratiche sono ferme alla verifica, alla preadozione, all’adozione o in corso di approvazione.
All’origine di 800 osservazioni e 1.600 proposte di modifica, tutte controdedotte e di cui il 25% recepite, nella sua versione conclusiva il Pat veneziano e gli elaborati che lo compongono è suddiviso ora in 6 corposi faldoni rosso fiammante. E a partire da ieri, per i suoi effetti pratici, occorrerà aspettare 10 giorni per la ratifica da parte della Provincia e altri 15 dalla pubblicazione nel Bur. Concluso definitivamente l’iter, il Piano regolatore generale vigente, per le parti compatibili, diventerà Piano interventi. E ciò consentirà a Ca’ Farsetti di introdurre varianti, avviare procedure urbanistiche semplificate e stipulare accordi pubblico-privati (con benefici pubblici e possibili vantaggi patrimoniali), a fronte di istanze già formalizzate all’Amministrazione comunale.
Più in concreto, e solo a titolo di esempio, il Pat fotografa la riconversione e destinazione d’uso delle aree di Porto Marghera. E più a breve, come ha spiegato il direttore della Pianificazione territoriale urbanistica, Oscar Gerotto, «consentirà l’apertura della seconda fase per l’area dell’ex Ospedale Umberto I a Mestre (comprensiva di variante e destinazione urbanistica), di mettere mano alle strutture ricettive extra-alberghiere al di fuori della città storica, la possibile accelerazione del Quadrante di Tessera e, d’intesa con i Consorzi di bonifica, l’elaborazione del Piano acque per la messa in sicurezza del territorio».
«L’approvazione di questo documento dall’iter lungo e sofferto è un atto della massima importanza – ha detto il commissario Zappalorto – Specie per il fatto che non stiamo parlando di un piccolo Comune, ma di Venezia». Dello stesso avviso la presidente Zaccariotto, che ha posto l’accento sulla sinergia tra istituzioni, sul fatto che per la prima volta «uno strumento urbanistico tiene conto a livello territoriale degli aspetti ambientali, viari, trasportistici, sociali e culturali» e sulla necessità di procedere con il Piano interventi, «perché in caso contrario, la situazione resterà bloccata».

 

Mozione dell’ex ministro Bray sottoscritta da 22 parlamentari: «Trasparenza»

Il ministero assicura: «Tutti i progetti in Legge obiettivo»

Il ministero delle Infrastrutture assicura: «Tutti i progetti sottoposti a Valutazione di impatto ambientale come soluzione per allontanare le grandi navi seguiranno la procedura della Legge obiettivo». L’affermazione è categorica e punta a spegnere le polemiche sull’opportunità, da parte del ministero dell’Ambiente, di iscrivere alla procedura di Via in Legge obiettivo il progetto del Contorta. Ma c’è chi denuncia una “grave scorrettezza istituzionale” e invita il commissario Vittorio Zappalorto e le forze politiche a fare istanza al Ministero dell’Ambiente perchè revochi in autotutela la procedura di Via “strategica”. Carlo Giacomini, docente Iuav, sottolinea come sia necessario seguire un iter preciso per inserire un progetto in legge obiettivo. «L’opera dev’essere identificata – puntualizza Giacomini – mentre in questo caso ci si riferisce a “interventi per la sicurezza dei traffici delle grandi navi nella laguna”. E poi l’allegato di opere pubbliche su cui il Cipe ha dato parere favorevole non è ancora approvato dalle Camere. Ragion per cui l’inquadramento in Legge obiettivo per ora è priva di presupposti e quindi illegittima. Dovrebbe essere rigenerata come procedura ordinaria». Anche Silvio Testa, per il Comitato No Grandi Navi, invita il commissario Zappalorto a pretendere il rispetto del Pat, il piano di assetto del territorio, che prevede l’estromissione delle navi incompatibili dalla laguna, perchè il piano portuale non può essere in contrasto con il piano urbanistico. Sulla vicenda hanno preso posizione anche il senatore 5Stelle Giovanni Endrizzi con una mozione in cui impegna il Governo a garantire che gli interventi siano coerenti con l’ordine del giorno del Senato di febbraio, chiede di iniziare la graduale estromissione delle grandi navi e di escludere il ricorso alle procedure di legge obiettivo. Sulla stessa lunghezza d’onda l’ex ministro ai Beni Culturali Massimo Bray, che in una mozione sottoscritta da 22 deputati Pd, denuncia il «ruolo e la competenza impropri che la Capitaneria di Porto di Venezia ha ritenuto di assumere nell’istruttoria tecnica di esame dei progetti» e il «conflitto di interessi in capo all’autorità portuale che si presenta come progettatore, istruttore e in parte decisore». Secondo Bray si è in un «contesto di scarsa chiarezza che fa temere che si innestino procedure contorte e ai limiti della liceità anche penale sulla scia di quanto già successo per le vicende criminali del Mose» e chiede che il Governo si attivi perchè il processo sia garantito dal confronto pubblico, con la trasparenza dovuta.
Il progetto dello scavo del Contorta sarà presentato dal Porto lunedì 29 alle 17 in sala San Leonardo.

 

L’OPINIONE – Il Canale Contorta altererebbe l’equilibrio idrodinamico della laguna

Torno non senza qualche disagio sulla questione del Contorta. Ovviamente per ribadire con forza la mia opinione assolutamente contraria, ma anche per sottolineare gli svantaggi obiettivi della decisione. La Laguna – diceva qualche settimana fa Paolo Costa, presidente dell’Autorità portuale – è un ambiente naturale in cui però l’opera dell’uomo ha fatto e disfatto nei secoli fino a ridurla alla attuali condizioni. Secondo questa impostazione i danni dello scavo del nuovo canale sarebbero limitati, se pure esistenti, e in ogni caso si tratterebbe di un ulteriore intervento tra i tanti del passato remoto e recente che sarebbe doveroso coniugare con gli innegabili vantaggi dell’opera. Non intendo affatto negare che il canale realizzerebbe una strada celere e diretta verso la Marittima, consentendo ai gestori del porto la possibilità di mantenere in attività e magari di aumentare ancora il traffico delle grandi navi. E’ un vantaggio? Forse sì sotto il profilo economico sempre importante e oggi praticamente preponderante. Posso del resto testimoniare da Consigliere Comunale di maggioranza (ma senza rinuncia all’autonomia personale, soprattutto con riferimento alle opere riguardanti la città) che tutte le volte che si è votato a Cà Farsetti sulle grandi navi, il partito di maggioranza e ancora di più quelli dell’opposizione hanno sempre fatto pesare in modo determinante l’aspetto economico. Mai il Pd si è fatto promotore di una mozione contro il traffico delle grandi navi e addirittura una volta sono rimasto il solo su 46 a votare decisamente contro, soprattutto perché nel documento mancava – e non certo per caso o per errore – una data finale oltre la quale il transito doveva ritenersi bloccato. Ancora oggi il profilo economico e occupazionale appare prioritario, e purtroppo non solo tra i poteri forti e le autorità. Ma basta questo a giustificare lo scavo? Certamente no. Malgrado le teorie di Costa sulla laguna, da decenni si sono compiuti studi importanti che hanno portato a risultati definitivi. La legge 171 del 1973 è appunto il frutto di quegli studi, e se quella normativa dice senza equivoci che l’unità della laguna deve essere garantita, e così il suo equilibrio idrodinamico, è necessario attenersi alle regole ivi dettate per evitare disastri ecologici che comprometterebbero per sempre la sopravvivenza della città e del bacino che la circonda. Forse il problema può essere espresso in modo più semplice. La legge speciale è superata o è ancora oggi un irrinunciabile termine di riferimento? Se non è superata, e nessuno lo sostiene, a quanto mi consta basta probabilmente confrontare il canale con la legge e dedurne che l’opera è compatibile con le sue norme oppure che sicuramente il canale, così come progettato, rappresenta una clamorosa violazione delle sue direttive. Siccome la verità, del tutto incontestabile, è la seconda, non occorre altro per bocciare l’opera. E non occorre neppure verificare gli effetti dello scavo perché in termini giuridici questo controllo risulta già eseguito a monte, quando si è detto in sede di approvazione della legge che l’unità e l’equilibrio idrodinamico del bacino sono valori intoccabili, e che esigono il più assoluto rispetto. Ora il Contorta taglia in due, brutalmente, la laguna sacrificandone l’unità, e certamente ne altera l’equilibrio idrodinamico, come risulta innegabile se si tengono presenti la sua lunghezza, larghezza e profondità. In pratica il Contorta porta o avvicina il mare alla laguna facendo o facilitando proprio quello che con la legge si è voluto impedire. Il canale dei petroli aveva già provocato danni estesi e gravi, e proprio per questo si è approvata la 171, ora il Canale Contorta minaccia di moltiplicarli fino alla rovina della città e della sua laguna. E’ questo che si vuole? Personalmente trovo che c’è un solo modo per giustificare l’opera. Si riesamini la legge 171, e se questa risultasse superata o in qualche modo derogabile il canale potrà essere scavato. Ma in uno Stato di Diritto, che ha fatto con sofferenza le sue scelte, non si può procedere contro la legge, specie se si tratta di una legge essenziale e di vitale importanza; anzi di preminente importanza nazionale, come si è detto a suo tempo, proprio con riferimento ai principi che oggi si pretende di violare con disinvoltura o con colpevole leggerezza. Al contrario, se la legge viene abrogata o modificata sarà stato il Paese ad assumersi la responsabilità della deroga, sarà un grave errore (dal mio punto di vista), ma almeno tutto avverrà nel rispetto delle regole in vigore.

Ennio Fortuna

 

Gazzettino – Dolo. Pati, impraticabile il commissariamento.

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2

set

2014

DOLO – Il Difensore civico risponde alle richieste del consigliere Gei: il Comune non ha provato tutte le procedure previste per il Piano

IL CONSIGLIERE – La maggioranza non può sopperire a limiti politici con espedienti

MANCANZA – Non è stata utilizzata la seconda convocazione

DIFFICOLTA’ – Il consiglio comunale è saltato per tre volte

Non sarà nominato un Commissario ad acta, come era stato richiesto dall’ammistrazione comunale dolese, per la definizione del Pati (Piano di assetto territoriale intercomunale di Dolo e Fiesso d’Artico) dopo che per ben tre volte il consiglio comunale convocato non lo aveva discusso per vizi di forma e mancanza del numero legale. Il Difensore Civico Roberto Pellegrini ha, infatti, risposto alle osservazioni inviategli dal consigliere Giorgio Gei del gruppo “Il Ponte del Dolo” ad inizio agosto sulla non necessità della nomina del Commissario allegando una nota inviata alla stessa amministrazione con la quale si dichiarava non sussistessero le condizioni per tale nomina non essendo state espletate tutte le procedure previste.
In particolare, si legge nella lettera del Difensore Civico, “l’impossibilità di operare in atti di strumentazione urbanistica consegue dall’integrale esperimento di approvazione consiliare comprensivo anche della ‘seconda convocazione’ inutilmente esperita. La seconda convocazione ricorre sia nel caso di originaria carenza del numero legale, sia nel caso di carenza sopravvenuta dello stesso. Si rappresenta, perciò, l’assolvimento anche di tale sequenza procedimentale impregiudicata ogni ulteriore valutazione in ordine alla necessarietà dell’atto pretermesso”.
Il consigliere Gei ha, quindi, osservato: «Mi sembra evidente che la risposta del Difensore Civico conforti la tesi che avevo espresso subito dopo il Consiglio Comunale di giugno e che ho riportato al Difensore Civico stesso. Questa maggioranza non può surrogare i suoi limiti politici con un espediente tecnico, per di più senza aver espletato per intero l’iter necessario per formulare la richiesta. Sorprende quindi la leggerezza con cui si è proceduto nel chiedere l’intervento del difensore civico».
Gei evidenzia: «Si sono pertanto persi più di due mesi nell’attesa messianica di un commissario che togliesse le castagne dal fuoco e che non arriverà».

Lino Perini

 

DOLO. «Mi sembra evidente che la risposta del difensore civico conforti la tesi che avevo espresso dopo il consiglio comunale di giugno e che ho riportato al difensore civico stesso». Questo è il commento di Giorgio Gei, capogruppo de “Il Ponte del Dolo”, dopo essere venuto in possesso della risposta del difensore civico regionale sul tema del Pati (piano assetto territoriale intercomunale) tra Dolo e Fiesso.

Ad interpellare l’organo regionale era stato il sindaco Maddalena Gottardo che, dopo il terzo rinvio consecutivo del consiglio comunale, aveva chiesto la nomina di un commissario “ad acta” per approvare il documento urbanistico. Gei a sua volta aveva sostenuto che non era possibile chiedere la nomina perché a Dolo c’era un problema politico e non tecnico. «Questa maggioranza non può surrogare i suoi limiti politici con un espediente tecnico», commenta Gei, «per di più senza aver espletato per intero l’iter necessario per formulare la richiesta».

Il documento dovrà essere quindi nuovamente discusso in consiglio comunale.

Giacomo Piran

 

DOLO – Gei (Il Ponte del Dolo) scrive al difensore regionale: «E’ solo una comoda scorciatoia»

Giorgio Gei, capogruppo de “Il Ponte del Dolo” ha inviato una lettera al Difensore Civico regionale chiedendo che non venga presa in considerazione la richiesta di nomina del Commissario ad acta per risolvere la grana del Pati, il Piano di assetto del territorio intercomunale che l’Amministrazione non è riuscita ad approvare. Il consigliere, riferendosi alla richiesta del primo luglio scorso del sindaco di Dolo, dice che le difficoltà di adozione del Pati Dolo-Fiesso d’Artico da parte del Consiglio comunale di Dolo hanno motivazioni meramente politiche: «L’attuale maggioranza si trova, infatti, ad aver perso nel corso del tempo tre consiglieri, passati in minoranza: questi numeri avrebbero consigliato una maggiore condivisione nel processo di elaborazione del Pati – commenta ancora Gai -, ma questo è stato invece inviato in Provincia per l’adozione senza essere mai stato preventivamente discusso. Le commissioni consiliari sul tema si sono tenute solo successivamente, quando non era più possibile alcuna modifica». E come se non bastasse, dei tre Consigli convocati per l’approvazione del Pati, «due sono stati rinviati subito per errori procedurali, mentre nell’unico Consiglio comunale in cui si è aperta la discussione, la maggioranza ha dovuto prendere atto di non essere in grado di garantire il numero legale in prima convocazione, ritenendo, però, di non espletare il tentativo di adottare il Pati con la maggioranza ridotta in una seconda convocazione». Giorgio Gei conclude, quindi, accusando la maggioranza di rifugiarsi dietro la «comoda scorciatoia del commissario ad acta per aggirare e risolvere un problema che è solo politico, almeno fin quando non saranno espletati tutti i percorsi a disposizione del consiglio comunale, al cui interno si può e si deve trovare la soluzione a tale situazione di stallo».

Lino Perini

 

Gazzettino – Dolo “Ora servono risposte sull’ospedale”

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10

ago

2014

NUOVE POLEMICHE

La sindaca nel mirino

Il consigliere Giovanni Fattoretto contro il sindaco Gottardo: «Deve fugare i timori dei cittadini e dei dipendenti dell’Ulss»

FUTURO INCERTO – La denuncia di Fattoretto: «Il sindaco dica quali sono le prospettive per l’ospedale»

«Il sindaco Gottardo dia risposte sull’ospedale» È quanto chiede il consigliere leghista Giovanni Fattoretto anche alla luce di quanto evidenziato in questi giorni dal Comitato Marcato. «Il neo Sindaco Leghista di Padova, Massimo Bitonci, da subito ha scartato l’ipotesi di un nuovo ospedale privilegiando la ristrutturazione e l’ampliamento di quello esistente. Relativamente alla struttura ospedaliera dolese sembra invece che il sindaco Gottardo non dia altrettante risposte – dice Fattoretto – È infatti dal consiglio comunale del 30 maggio 2013 che attendo ragguagli in merito ai destini della parte vecchia del ospedale conosciuta come villa Massari, così come sono ancora in attesa dei risultati in merito all’incontro preannunciato nel consiglio comunale del 19 maggio scorso con il sindaco di Mirano e con il Direttore Generale del Ulss 13, così pure come rimango in attesa di una considerazione in merito al Legato Guolo depositato nel consiglio comunale del 19 Giugno dal quale emerge il vincolo di inalienabilità ad ospedale della stessa villa Massari totalmente contrastante con il cambio d’uso presentato nel Pati dell’attuale maggioranza.» Il consigliere Fattoretto insiste. «Non credo che il distacco del sindaco Gottardo dalla Lega Nord giustifichi questo suo comportamento per cui rinnovo pubblicamente le mie richieste affinché la Gottardo dia risposta alle questioni da me sollevate, ma anche nei confronti dei timori di cittadini e dei 200 dipendenti ospedalieri già informati nell’ottobre dello scorso anno di un prossimo loro trasferimento presso la struttura ospedaliera di Noale.»

 

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