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Nuova Venezia – Treni, ritardi di un’ora e soppressioni

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21

dic

2013

orario cadenzato

Mattinata di caos ieri sulla tratta Venezia-Portogruaro per guasti sulla linea.

Volantinaggio a San Donà. Proteste a Quarto

QUARTO D’ALTINO – Ritardi fino a trequarti d’ora e soppressioni, ieri mattina, sulla linea ferroviaria Venezia-Portogruaro, nel giorno in cui i pendolari hanno attuato un volantinaggio alla stazione ferroviaria di San Donà. Un presidio che comitati e amministratori locali hanno intenzione di replicare anche nelle altre fermate della tratta per tenere alta l’attenzione sui problemi dell’orario cadenzato. Ieri i pendolari del Sandonatese e di Quarto d’Altino hanno vissuto un venerdì mattina da dimenticare, con ritardi e soppressioni in piena fascia di punta, che hanno avuto inizio, secondo quanto si è appreso, a causa di un guasto a un treno. I problemi sono iniziati poco prima delle 7, con un convoglio soppresso e ritardi che hanno coinvolto almeno altri tre convogli, con punte di quasi 45 minuti per il Regionale 11110 Portogruaro-Venezia. Le ripercussioni sono proseguite poi fino a mattinata inoltrata. Mentre si consumavano i disagi, un gruppo di volontari del Comitato Pendolari del Veneto Orientale ha attuato un volantinaggio alla stazione di San Donà, per invitare i viaggiatori a segnalare come l’orario cadenzato abbia inciso sulla loro vita lavorativa. Al presidio ha aderito l’amministrazione comunale di San Donà. A distribuire i volantini sono arrivati anche l’assessore ai trasporti Francesca Zottis e il consigliere comunale di maggioranza Daniele Terzariol, peraltro lui stesso pendolare.

«È evidente l’incapacità dell’assessore Chisso nel gestire la situazione, così come la scelta della giunta Zaia di puntare esclusivamente sulle infrastrutture stradali a discapito del trasporto locale», ha attaccato Terzariol, «per l’ennesima volta chiediamo a gran voce di essere ascoltati sia in qualità di amministratori, sia di pendolari. Una categoria, quest’ultima, per nulla tutelata nonostante i grandi proclami e le promesse che si sono susseguite negli anni».

Intanto ieri le organizzazioni sindacali regionali dei trasporti hanno incontrato i vertici della Direzione regionale passeggeri di Trenitalia per una prima verifica sull’andamento dell’orario. Trenitalia ha spiegato che, nonostante la complessità tecniche e le condizioni meteo legate al gelo, il sistema ha risposto positivamente alle modifiche introdotte.

«La società ha fatto presente che la situazione si sta stabilizzando con il dato positivo grazie al lavoro professionale e al tanto impegno della maggioranza dei ferrovieri», riferisce una nota della Filt Cgil, «si deve convenire sul fatto che sono stati incrementati i treni dal lunedì al venerdì di circa 200 al giorno. Questo nulla toglie alle criticità che abbiamo segnalato riguardo i treni del primo mattino, della sera e del sabato e domenica, che devono essere ripristinati».

In tal senso, l’impegno pattuito con la Regione è di lavorare su alcune possibili modifiche già da gennaio. Per questo la Filt Cgil invita a mandare segnalazioni mirate all’indirizzo istituito dalla Regione: nuovorariocadenzato@treniveneto.it

Giovanni Monforte

 

«Qui rischiamo di non andare a lavorare» Grido d’allarme di una infermiera di Mira

MIRA – «I servizi ferroviari sulla linea Mestre – Padova? Centinaia di utenti, a causa dei tagli indiscriminati fatti alle corse nell’ultimo periodo rischiano di non raggiungere il posto di lavoro».

A dirlo è Enrica.C infermiera professionale che ogni giorno da Mira va a lavorare in un ospedale veneziano. Enrica rappresenta un gruppo di persone esasperate dai tagli delle corse dei treni che sono state fatte in questo periodo.

«Perché», si chiede la donna, «è stata tagliata la corsa delle 5.55 con l’orario cadenzato, da Marano fino a Venezia? Perché le corse del primo mattino sono state soppresse alla domenica e limitate il sabato? Non sa la Regione che noi lavoriamo anche nei giorni festivi e nel periodo natalizio ?. In queste condizioni solo in Riviera siamo almeno una quarantina».

Molti utenti della Riviera del Brenta hanno scelto il treno perché finora si era rivelato una scelta comoda in grado di evitare i congestionamenti del traffico legati all’autobus.

«Ci sono comodi e ampi parcheggi», conclude per gli utenti l’infermiera, «dove posteggiare l’auto ed evitare così di congestionare e inquinare i centri urbani».

(a.ab.)

 

Gazzettino – Ferrovie. Nuovo orario cadenzato.

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21

dic

2013

«Perdo il lavoro per colpa del nuovo orario cadenzato»

Quarto d’Altino, fioccano le proteste dei pendolari. Gli studenti non riescono ad arrivare in tempo alle lezioni

QUARTO D’ALTINO – «Rischio di restare disoccupata a causa dell’orario cadenzato». A 6 giorni dall’avvio del nuovo orario è ancora caos. Oltre ai soliti ritardi e cancellazioni, a cui i pendolari della tratta Venezia-Portogruaro sono abituati, ora molte persone si trovano a dover stravolgere i loro ritmi di vita per riuscire ad arrivare in tempo al lavoro. Per qualcuno però servirebbe un miracolo, come Anna, che abita a Quarto d’Altino e lavora in un hotel a Venezia.

«Il mio treno dello 5.50 del mattino è stato cancellato nei giorni festivi e pre-festivi – segnala Anna al Comune di Quarto d’Altino – Ho parlato con il proprietario e la risposta è che rimarrò disoccupata».

Nella pagina Facebook del comitato pendolari fioccano le segnalazioni, e il comitato le raccoglie. «Continuiamo a ricevere lamentele – spiega il portavoce Luciano Ferro – Ieri, ad esempio, il treno delle 13.41 da Venezia aveva 36 minuti di ritardo e la stessa cosa è successa al treno delle 7.17 da Quarto. Anche gli studenti che devono andare a Venezia ora sono in grande difficoltà, con l’orario cadenzato sono costretti a cambiare a Mestre e non riescono più ad arrivare a scuola in tempo per l’inizio delle lezioni».

In una lettera inviata alla Regione, un pendolare che prende il treno da Carpenedo per andare in ufficio a Venezia racconta le peripezie quotidiane tra ritardi e coincidenze perse a causa delle numerose corse non più dirette ma con il cambio a Mestre. Mercoledì sera, durante l’incontro con i pendolari di Meolo, la sindaca di Quarto Silvia Conte ha annunciato l’intenzione di rivolgersi al Codacons per valutare se esistano i termini per un ricorso.

«Questo pseudo-orario cadenzato sulla linea Venezia – Trieste non è stato progettato tenendo conto delle necessità dell’utenza – attacca – Mi scrivono da altri comuni chiedendo di sollecitare i loro amministratori e io invito tutti i pendolari a segnalare via email all’indirizzo apposito della Regione i problemi riscontrati, mettendo magari in copia il loro sindaco».

Melody Fusaro

 

LA PROPOSTA – Aumentare le corse alla mattina e alla sera

LA LETTERA – Nuovo Sos degli utenti a sindaci e Trenitalia

Servizio penalizzato nelle ore di punta: «Le levatacce non ci salvano dai ritardi a scuola e in ufficio»

I pendolari: «Altri quattro treni»

Una lettera a Trenitalia e, per conoscenza, ai sindaci dei comuni di Oderzo, Motta di Livenza, Gorgo al Monticano, San Biagio di Callalta, Treviso. L’ha inviata il movimento dei pendolari «Oderzo si muove», per proporre e non solo per contestare. Il nuovo orario ferroviario cadenzato, entrato in vigore lo scorso lunedì, penalizza l’opitergino-mottense.

«I tagli del servizio mettono in crisi pendolari e utenti – scrive Oderzo si muove -. Lasciano scoperti buchi inspiegabili nell’orario costringendo i pendolari a levatacce mattutine e a lunghe attese per le coincidenze mal regolate. Noi paghiamo regolarmente il servizio e non abbiamo alternative. Il nuovo intervento ha reso le nuove corse improponibili per coloro che hanno vincoli sui tempi di arrivo. Ad aggravare la situazione si sommano gli innumerevoli ritardi che creano disagi e fanno perdere le già risicate coincidenze; il sovraffollamento dei treni che rende persino impossibile il controllo dei biglietti».

Il movimento dei pendolari non si limita alle critiche, bensì avanza delle proposte. In direzione Portogruaro-Oderzo-Treviso chiede l’inserimento tassativo di un treno alle 6.47 che permetta a studenti e lavoratori di arrivare a Treviso con un anticipo congruo rispetto all’inizio delle lezioni o all’attività lavorativa delle 8. Inserimento consigliabile di un treno alle 19.01 sempre in direzione del capoluogo. Per quanto riguarda la direzione Treviso-Oderzo-Portogruaro il movimento chiede l’inserimento di un convoglio in partenza da Treviso alle 6.56 per studenti e lavoratori diretti verso l’opitergino-mottense fino a Portogruaro. L’inserimento consigliabile di una corsa alle 14.31 per studenti e lavoratori. L’inserimento tassativo di un treno alle 18.31 da Treviso, utile a lavoratori e studenti, specie a chi rientra da Padova e Venezia. I pendolari sottolineano infine che dal 1° gennaio 2014 le tariffe aumenteranno, a fronte del peggioramento del servizio.

 

NUOVO ORARIO – I dati dell’assessore Bortolato illustrati nel consiglio comunale straordinario

IL SINDACO  «Le proteste dei pendolari? Una chiara speculazione»

Da 81 a 116 treni: disagi inspiegabili

VITA DURA – per chi è costretto a salire sul treno: eppure le corse giornaliere sono aumentate

Con l’entrata in vigore dell’orario cadenzato di Trenitalia, le fermate giornaliere dei treni alla stazione di Mogliano sono passate da 81 a 116. Un dato che contraddice quanto sostenuto in questi giorni dai pendolari che hanno accusato l’assessore regionale alla Mobilità, Renato Chisso, di aver aumentato i disservizi del trasporto ferroviario.

Dal dibattito dell’altra sera del Consiglio comunale (incentrato sull’interpellanza presentata dal gruppo “Mogliano Democratica” con Rita Fazzello e Mario Fenso) sono scaturite altre novità relativamente alle corse della tratta Treviso-Venezia. «Non c’è dubbio -ha precisato l’assessore Davide Bortolato- che si sono verificati disagi con l’introduzione dell’orario cadenzato, anche se non mancano i dati positivi. Nella fascia oraria di punta dalle 6.30 alle 8 le fermate da 8 sono diventate 14. Quelle dalle 13.30 alle 15.30 da 9 sono passate a 16. Lo stesso numero di fermate dalle 17.30 alle 19.30. Da rilevare che i treni con fermata a Mogliano dalle 7 alle 8, per i pendolari diretti o di ritorno da Venezia, disponevano di 2.700 posti. Con l’orario cadenzato i posti sono saliti a 4.700».

Il capogruppo di Mogliano Democratica, Rita Fazzello, ha fatto notare il “buco” di quasi due ore (dalle 8.54 alle 10.45) delle corse da Mogliano a Mestre-Venezia. La risposta dell’assessore Bortolato: «Come amministrazione ci siamo fatti carico delle richieste avanzate dai pendolari che presenteremo all’assessore regionale Chisso per gli opportuni aggiustamenti dell’orario cadenzato. La direzione di Trenitalia ci ha fornito una serie di dati relativi al rinnovo del parco dei treni ad accelerazione veloce. Ne sono stati acquistati 24 di nuovi per un costo di 254 milioni».

A proposito delle proteste dei pendolari, il sindaco Giovanni Azzolini ha parlato di una «chiara speculazione politica sul servizio ferroviario della Metropolitana di superficie».

Nello Duprè

 

Il sindaco di Quarto, Silvia Conte, si è rivolta agli uffici legali del Codacons: «Non si tiene conto degli utenti più deboli»

QUARTO D’ALTINO «Mi sono attivata con un legale, per vedere se esistano i termini per un ricorso». Il sindaco di Quarto, Silvia Conte, strenua oppositrice del nuovo orario cadenzato, così come è stato impostato, non si è arresa ai disservizi che sono costretti a “subire” i suoi utenti.

«Sono indignata», scrive in risposta ad un pendolare con disabilità, il quale ha raccontato, come altri, le difficoltà che ogni giorno deve superare, tra treni non attrezzati, binari dove non c’è l’ascensore apposito, corse per non perdere le coincidenze. «Questa testimonianza», scrive, «è un’ulteriore prova (e non ce n’era bisogno) di come questo pseudo-orario cadenzato sulla linea Venezia Trieste non sia stato progettato tenendo conto delle necessità dell’utenza».

Il sindaco si è rivolto al Codacons, sollecitata anche dal comitato pendolari di Quarto, per agire su due fronti, da un lato appunto la questione delle «categorie deboli», dall’altro più generale muoversi contro l’orario, nel suo complesso. Nel frattempo, ieri, ci sono stati i consueti disagi e ritardi. Il treno regionale 2211delle 13.41 da Trieste è stato cancellato nel tratto tra Mestre e Venezia, ed ha portato nel complesso oltre una quarantina di minuti di ritardo. Altri convogli hanno avuto cinque, dieci, quindici minuti di ritardo.

Per Trenitalia, in ogni caso, è stata una giornata tranquilla, addirittura senza grossi problemi di sovraffollamento. Non la pensa invece così, chi prende il treno e con i nuovi orari, proprio non ce la fa ad arrivare al lavoro.

«Io ed altre lavoratrici come me», racconta Ornella Cecchi di Quarto, «prendiamo il treno del mattino alle 6.17, che prima passava alle 6.03. Da lunedì facciamo le corse, cerchiamo di non perdere le coincidenze, ma arriviamo comunque tardi, con il cuore in gola. Anche perché dobbiamo raggiungere l’ospedale civile, prendere vaporetti, linee, anche in questo caso, molte volte affollate». Prosegue: «Senza contare che oggi (ieri, ndr) una signora che stava camminando nel sottopasso della stazione di Quarto, è scivolata su una lastra di ghiaccio, facendosi male. Il personale è riuscito a dirci che c’era il cartello di pericolo e che il sale costa e loro non hanno soldi». Aggiunge: «In ospedale ci sono medici che vengono da Padova ma anche da Bassano, che non prendono più il treno, ma vengono in auto con queste condizioni meteorologiche».

Ieri sera attorno alle 18, c’è chi ha scattato un fermo immagine del tabellone alla stazione di Mestre, dove si possono chiaramente vedere ritardi di cinque, dieci, quindici minuti. L’assessore regionale ai Trasporti, Renato Chisso, ha ribadito anche ieri che il flop del primo giorno, è stato causato dal ghiaccio.

A scagliarsi contro il nuovo orario, è ancora Ilario Simonaggio (Filt Cgil): «Siamo al terzo giorno di introduzione del cadenzato e la situazione rimane stabile nelle difficoltà e sofferenze quotidiane. Si ponga tempestivo rimedio altrimenti sfuggirà di mano. Il servizio si deve tarare sui bisogni dei pendolari e non sull’idea che si eliminano i servizi notturni per risparmiare sulla spesa».

Marta Artico

 

I viaggiatori continuano a sfogarsi raccontando le proprie disavventure in rete

Tante, in questi giorni, le testimonianze di pendolari che faticano ad arrivare sul posto di lavoro in orario. Si tratta, comunque, di un momento di rodaggio, lo stesso ingegnere regionale Carli, intervenuto alla presentazione del nuovo sistema, aveva chiesto di portare pazienza almenoper le prime due settimane.

«Sono una utente che paga regolarmente l’abbonamento e che parte tutte le mattine da San Donà di Piave alle 6.42 con il treno numero 2204» racconta su Facebook una viaggiatrice del Veneto Orientale, «questo treno, ormai da tre giorni, per inspiegabili motivi, una volta partito dalla stazione di San Donà di Piave, si ferma costantemente in mezzo alla campagna per circa 10-15 minuti, arrivando così in ritardo a Venezia Santa Lucia. Immagino che questa circostanza sia dovuta alla modifica degli orari dei treni». Prosegue: «Ora, non solo con i nuovi orari devo prendere un treno circa un’ora prima di quello che prendevo con i vecchi, ma addirittura il treno attuale arriva con un ritardo tale alla stazione di Venezia , che praticamente giungo al lavoro allo stesso orario di quando prendevo il treno vecchio, per non parlare poi di interi convogli, in altre fasce orarie, perennemente vuoti». Chiosa: «Sono seriamente intenzionata a viaggiare gratuitamente in treno senza pagare l’abbonamento».

(m.a.)

 

«Impossibile arrivare al lavoro a Venezia»

Salzano. Politici e cittadini, oggi alle 18, in assemblea per discutere le carenze del servizio

SALZANO – Cittadini e politica uniti contro l’orario cadenzato dei treni. Oggi alle 18 a Salzano, in sala consiliare, ci sarà il dibattito per discutere del problema e raccogliere le osservazioni da girare agli organi competenti, soprattutto la Regione. Molteplici i disagi rilevati per chi prende il treno alla stazione di Salzano, a partire dalla carenza di regionali nelle ore di punta, fino a vere maratone per rientrare a casa in certe fasce orarie, con alcuni treni che saltano la fermata. Verso Venezia, infatti, si hanno convogli dalle 6.31 alle 21.31. Quelli diretti, sono solo ai minuti 31, mentre chi dove salire sui regionali in partenza ai 48 di ogni ora, deve fermarsi a Mestre e aspettare la successiva coincidenza prevista cinque minuti dopo. Alle 6.55, è stato aggiunto un autobus verso Venezia, con partenza sempre dal piazzale della stazione che ferma a Maerne, Spinea, Mestre, Porto Marghera e piazzale Roma. Viceversa, da Santa Lucia, sempre un treno diretto a Salzano ai 26 di ogni ora, mentre per chi sale sul treno ai 56 di ogni ora, deve andare a Noale, aspettare 18 minuti per il successivo regionale e tornare indietro di una fermata. Per rientrare a casa, servono 51 minuti. Prima corsa alle 5.56, ultima alle 20.26. Questa la situazione, che non ha fatto piacere né ai pendolari né al Comune. I pendolari si sono organizzati anche su Facebook, aprendo una pagina chiamata «Pendolari Salzano Robegano». Tra segnalazione di ritardi e carrozze già piene, con tanto di foto, gli utenti hanno già iniziato a elencare tutti i disservizi per un progetto che si pensava partisse con meno problemi. I pendolari di Salzano si sentono maltrattati e nei giorni scorsi anche l’assessore alla Mobilità, Lucio Zamengo, ha espresso il suo malumore per la riduzione dei treni, passati da 19 a 16 verso Venezia. Per informazioni: pendolarisalzanorobegano@gmail.com.

Alessandro Ragazzo

 

«Non abbasseremo la guardia»

I pendolari del Veneto Orientale: controlli e denunce anche nelle festività

SAN DONÀ – Parola d’ordine, non abbassare la guardia. Pendolari e associazioni intendono proseguire anche durante il periodo natalizio la loro attività di monitoraggio dei disservizi legati all’introduzione del nuovo orario ferroviario cadenzato. Un primo bilancio dell’impatto del cadenzamento sulla vita dei pendolari della tratta Venezia-Portogruaro è stato tracciato ieri sera, nel corso dell’assemblea pubblica organizzata a Meolo dal Partito Democratico. I volontari del Comitato Pendolari del Veneto Orientale, invece, si sono attivati per informare tutti i viaggiatori con un’azione di volantinaggio e sensibilizzazione, che si dovrebbe tenere già domani mattina. Nel frattempo, nonostante non si sia più ripetuto il caos del primo giorno, ritardi e disservizi continuano comunque a caratterizzare questa settimana inaugurale dell’orario cadenzato. Ieri, ad esempio, è stata la volta del Regionale 2684 Trieste-Venezia che ha accumulato mezz’ora di ritardo. Oppure del Regionale 2207 Venezia-Trieste, che a San Donà è giunto alle 10.54 anziché alle 10.15. E ieri pomeriggio, intorno alle 18, a Mestre erano segnalati di nuovo parecchi ritardi che hanno infastidito i viaggiatori. Senza contare che persiste il problema dell’affollamento del regionale lento 11108 Portogruaro-Venezia, quello che da San Donà transita alle 7.01. «E’ stato fatto il peggio che si poteva fare. Basta andare sulla pagina Facebook del nostro comitato per vedere continue segnalazioni di ritardi», commenta Angela Stortini, del Comitato Pendolari del Veneto Orientale, «con il vecchio orario il treno delle 7.03 era un regionale veloce, ma viaggiava già stracarico. Immaginate adesso cosa accade con il nuovo regionale lento delle 7.01, su cui salgono tutti coloro che già prendevano a San Donà e Quarto il regionale veloce, ma che ora si riempie anche di tutti i viaggiatori che salgono nelle fermate successive. Capiamo che l’inizio possa essere travagliato. Ma in linea generale il nuovo orario ha lasciato a piedi pendolari e turnisti, di mattina ha creato affollamenti ovunque».

Giovanni Monforte

 

Treni, Chisso accusa il gelo «Basta speculare sui disagi»

Ironia Pd, il modellino di un convoglio in regalo a Zaia: «Si eserciti in vacanza»

Idv: l’assessore dica finalmente la verità.

Bottacin: «Caos figlio del monopolio»

VENEZIA – Bersagliato di accuse da ogni parte, con i malcapitati pendolari sempre più inviperiti, l’assessore Renato Chisso dice la sua in commissione trasporti e se la prende con il Generale Inverno: «Quello che è successo lunedì, con forti ritardi sulle percorrenze e grandi disagi per i passeggeri, non è stato causato dall’introduzione dell’orario cadenzato ma dal gelo che ha causato cadute di tensione lungo le linee elettriche e il congelamento, in particolare nel Bellunese, del gasolio delle motrici, malgrado siano rimaste accese tutta la notte. Sono problemi verificatisi nello stesso periodo anche l’anno scorso». Il nuovo orario, però, non ha retto al battesimo del fuoco… «È indubbio che abbia creato disguidi, sia perché ha cambiato le abitudini degli utenti, sia perché, in alcuni casi, c’è stato un problema di comunicazione per informare sui servizi sostitutivi su gomma. Chi fa sbaglia, noi stiamo monitorando il servizio ora per ora. Ai nostri pendolari prometto il massimo impegno e alla politica chiedo di non speculare sui disagi dei cittadini». E nell’immediato? «Ricordo che sono state introdotte 300 corse in più a livello regionale, concentrate soprattutto nel servizio metropolitano mentre il buco mattutino, dalle 10 alle 12, è dovuto alle fasce di manutenzione: chiederemo a Rfi di spostarle in altro orario». Parole che non convincono l’opposizione. Dove il Pd, dopo aver chiesto le dimissioni dell’assessore di Forza Italia, ricorre all’ironia, omaggia il governatore Luca Zaia (tramite il vice Zorzato) di una scatola-regalo con il kit completo di binari, locomotiva, vagoni e stazione: «Visti i problemi che il nuovo orario cadenzato sta creando in Veneto e la scarsa dimestichezza dimostrata da Zaia», ironizza il capogruppo Lucio Tiozzo «gli regaliamo un bel trenino in scala perché durante le festività natalizie possa esercitarsi». «In questi giorni di caos», fa eco Antonino Pipitone dell’Idv «noi non chiediamo a Chisso di andarsene ma di rispondere a tre domande: ci sono abbastanza convogli per reggere i nuovi orari? Sono sufficienti i macchinisti e capitreno? Ci sono le risorse, logistiche, economiche e di personale, per fare la manutenzione dei molti treni che si guastano ogni giorno?». Ah, saperlo. Secondo Diego Bottacin (Scelta civica) i pendolari «Stanno assaporando il frutto avvelenato del monopolio di Trenitalia e del disinteresse della Regione» mentre Santino Bozza, leghista senza partito, sostiene che il pericolo arriva da Est: «Ho saputo che la manutenzione dei treni è stata affidata a cooperative che impiegano romeni e altri extracomunitari di dubbia esperienza. C’è un problema di sicurezza: Chisso intervenga prima di dover soccorrere o piangere le vittime di un incidente».

Filippo Tosatto

 

TRENI / 1 L’orario cadenzato penalizza i lavoratori

Chi le scrive è un lavoratore residente a Quarto d’Altino, che con una comitiva di altri, che abitano tra Portogruaro e Quarto, si ostina a far visita a Venezia ogni mattina verso le 7. Per farlo, con entusiasmo, io e gli altri prendiamo il treno che, con il nuovo orario cadenzato, ferma a Quarto alle 5.45. Lunedì siamo in parecchi, tutti ansiosi di sperimentare questa novità che Trenitalia e la nostra Regione ci hanno riservato. Il treno che arriva, in perfetto orario, è un pochino anzianotto. Raggiungiamo, in perfetto orario, quasi la stazione di Mestre… dico quasi perché si scende tutti in un binario morto. Non è previsto che lo stesso treno ci porti a Venezia. Beh perlomeno non piove e camminando, entriamo in stazione a Mestre, dove l’altoparlante annuncia che il treno proveniente da Treviso, che avremmo dovuto prendere, è previsto con 30’ di ritardo “causa ritardo preparazione treno” ( ? ). Va beh, per fortuna quello successivo è previsto con 10 minuti di ritardo, così riusciamo ad aspettare tranquillamente in stazione. Naturalmente arriviamo a Venezia giusto in tempo per perdere il vaporetto che ci porta sul luogo del divertimento giornaliero, ma questa è tutta un’altra storia. Il giorno successivo, il treno arriva ancora in orario alla stazione di Quarto d’Altino, ma non so come mai, arriviamo a Mestre con 8 minuti di ritardo. Naturalmente la coincidenza delle 6.09 è persa. Di corsa si va a prendere la successiva che parte dal binario 5. Fatte le scale in fretta per paura di perderla, compare la scritta “10 minuti di ritardo”. Quindi giù di corsa per prendere l’altra coincidenza che parte dal binario 9. Quelli della Regione e delle Ferrovie, in accordo, hanno pensato alla nostra salute. Per tenerci in forma, ci fanno correre tutte le mattine a destra e a sinistra per prendere coincidenze. Ma devono aver pensato bene anche allo stress accumulato durante il periodo invernale. Così hanno deciso di sopprimere il nostro treno mattiniero tutti i sabati e le domeniche e dal 7 giugno al 13 settembre. Questo orario sembra cadenzato sull’orario scolastico, ma a questo punto mi vedo costretto a dare una notizia che sicuramente sconvolgerà chi l’ha pensato. Nessuno studente prende il treno a quell’ora. A quell’ora il treno lo prendiamo noi, che andiamo a visitare i reparti dell’ospedale a ore mattiniere perché ci piace così. Lo prendiamo noi, che andiamo a visitare gli alberghi di mattina per vedere quanto tempo dopo si svegliano i turisti. Lo prendiamo noi, che ci piace vedere Venezia prima dell’alba etc. etc. Sicuro di aver dato un contributo essenziale ai “pensatori” di questo orario (chissà quanti soldi hanno preso).

Davide Mazzuccato – Quarto d’Altino

 

TRENI / 2 Calvario da Carpenedo fino a Venezia

Gentile assessore Chisso, lei ed i “manager” delle Ferrovie – responsabili dell’introduzione dei nuovi orari cadenzati – siete stati molto nei miei pensieri ieri. Non posso riferire per motivi di decenza il contenuto di quei miei pensieri, ma colgo l’invito che ho letto in un riquadro di un giornale locale e procedo a riferirle alcune considerazioni relative all’aggravio che mi è derivato dall’introduzione di tali nuovi orari. Premessa: dal 2005 lavoro a Venezia e per raggiungere il mio ufficio ho optato per il treno. Utilizzo la stazione di Venezia – Carpenedo, dove fino a venerdì 13 dicembre salivo alle 8.02 su di un treno (che fermava in tutte le stazioni) proveniente da Portogruaro, e che giungeva a Venezia circa 23 minuti più tardi, in tempo per prendere un battello fino a Rialto ed arrivare in ufficio verso le 8.45. Ho letto nei giornali di le cronache relative ai risultati caotici e penosi (“penosi” perché costituiscono una pena per i pendolari) dell’introduzione di questo nuovo orario cadenzato, ma non vi ho trovato traccia delle difficoltà incontrate da chi utilizza la linea che utilizzo io. Dal 16 dicembre il treno che prendevo io (ed un’altra dozzina di persone che salivano a Carpenedo, più tutte quelle che vi salivano in una delle varie fermate anche secondarie, a partire da Portogruaro) non c’è più. Ce ne è uno che ferma a Carpenedo alle 7.58, ma che per qualche scelta che mi appare bizantina, invece di giungere a Venezia finisce la sua corsa a Mestre. I nuovi orari cadenzati indicano che si può prendere una “coincidenza” da Mestre per Venezia alle 8.08 (un inedito sedicente “treno urbano”) che però ieri mattina risultava cancellato. Il primo treno disponibile da Mestre per raggiungere Venezia era indicato con 10 minuti di ritardo. Risultato: sono salito su di un treno 5 minuti prima del solito, ma sono arrivato in ufficio 15 minuti più tardi del solito, con solo due minuti di tolleranza prima che pure io risultassi “in ritardo” per il mio datore di lavoro. Un risultato scadente per me e per quelli nelle mie stesse condizioni. Ma il peggio si è verificato al ritorno. Fino a Venerdì 13 utilizzavo un treno regionale per Portogruaro che partiva da Venezia alle 16.46 e giungeva a Carpenedo (quasi sempre con qualche minuto di ritardo) verso le 17.10. Anche quel treno adesso non c’è più. Il nuovo orario cadenzato suggerisce di prendere un treno che parte da Venezia alle 16.42 (è un regionale che va a Bologna) per giungere a Mestre alle 16.52, scendere, e prendere un treno per Portogruaro che parte da Mestre alle 16.57. In sostanza, secondo l’orario cadenzato, 5 minuti di margine sono un tempo ragionevole e sufficiente per prendere la coincidenza a Mestre. Tale previsione mi ha fatto ipotizzare che chi ha concepito questo orario cadenzato non abbia dimestichezza con i treni dei pendolari e gli abituali ritardi che li caratterizzano. Io ieri sono arrivato alla stazione di Venezia S.L. un poco in anticipo, e – sperando di arrivare a Mestre prima possibile per prendere la coincidenza per Carpenedo – invece di prendere il treno suggerito dall’orario cadenzato (il treno per Bologna delle 16.42), sono salito su di un treno per Trieste che sarebbe dovuto partire da Venezia alle 16.41, e cioè prima di quello per Bologna. Non so a che ora sia partito da Venezia il treno per Bologna, ma il treno per Trieste è partito con oltre 10 minuti di ritardo e quando sono arrivato a Mestre, il “mio” treno per Carpenedo era già partito. Risultato: ho dovuto acquistare un biglietto dell’Actv e prendere un autobus per giungere a Carpenedo 50 minuti più tardi rispetto a quanto accadeva prima dell’entrata in vigore di questo orario cadenzato. Tutto quanto sopra considerato io suggerisco, anzi, io la supplico di adoperarsi – nell’interesse dei cittadini che lei amministra – per fare in modo di ripristinare l’orario che era in vigore fino al 14 dicembre 2013, che non era perfetto ma era molto, molto migliore di questo “cadenzato” che sciaguratamente è stato concepito ed è entrato in vigore il 15 dicembre 2013. Fare fermare alcuni treni a Mestre invece che farli proseguire fino a Venezia forse permette di realizzare un risparmio di spesa per la Regione e per le Ferrovie, ma tale risparmio lo pagano i pendolari che ancora hanno un posto di lavoro da raggiungere a Venezia. Oggi (ieri, ndr) ho avuto una giornata diversa dalle solite e quindi non ho dovuto prendere gli abituali treni da e verso Carpenedo, ma domattina (oggi, ndr) sarà per me una giornata “tipica”: spero che lei non sia nei miei pensieri nello stesso modo in cui lei è stato nei miei pensieri. Saluti (cadenzati),

Alessandro Lenza – Mestre

 

Nuova Venezia – Treni nel caos. Polemiche in Veneto.

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18

dic

2013

TRENI NEL CAOS »UN’AlTRA GIORNATA NERA

Ancora ritardi e sovraffollamenti «Trenitalia sorvegliata speciale»

La rabbia dei pendolari contro i nuovi orari.

L’assessore Chisso: «Su alcune linee critiche già segnalate il servizio sarà messo a punto».

La società: «Siamo ancora in fase di sperimentazione, miglioreremo»

Rispetto all’avvio disastroso di lunedì, ieri per lo meno lungo le principali tratte, l’orario cadenzato dei treni non ha risentito né di guasti né di malori. Sta di fatto però, che i ritardi, sebbene non come il giorno precedente, ci sono stati. Non su tutti i treni né su tutte le linee. I pendolari hanno continuato a segnalare il sovraffollamento, i minuti di ritardo, intasando le bacheche Facebook dei comitati di viaggiatori arrabbiati.

Anna Di Vicino, ad esempio, tutti i giorni deve recarsi a Venezia, all’ospedale: si è trasferita da Treviso a Preganziol proprio per riuscire ad avvicinarsi al posto di lavoro, ma adesso, non sa come farà. «Non ho la patente», dice, «lavorare a Venezia e andarci in auto è impossibile, la sera finisco alle 21, dovrei chiedere un permesso e uscire mezzora prima per prendere il treno. Facendolo per quattro, cinque pomeriggi alla settimana, a fine mese ci perdo parecchi soldi. Altro problema grave, sono i giorni di vigilia e pure quello di Natale: non ci sono treni nè autobus, come faccio ad andare al lavoro? Inoltre, la domenica mattina, non ce la facciamo materialmente ad arrivare all’ospedale Fatebenefratelli. Il primo treno è alle 8.16, mentre una volta c’era quello delle 5.44. Io sono operatrice sociosanitaria, ma ci sono tante altre categorie simili alla mia, noi lavoriamo sempre e in questi primi giorni, c’è chi si fa portare al lavoro persino da uno zio». Chiosa: «Se dovessi perdere l’ultimo treno della sera, dovrei pagarmi pure il taxi e avrei lavorato per nulla».

Trenitalia. Trenitalia ieri, ha fatto sapere che dopo il flop del primo giorno, il servizio sembra funzionare. «Si registrano alcuni ritardi ritenuti fisiologici», spiega la società, «ristretti a dieci minuti in una fase che resta comunque di sperimentazione. Sul fronte del sovraffollamento dei convogli, infine, sono particolarmente controllati tre treni: il Brescia-Venezia, e due sulla linea Treviso-Castelfranco-Padova. Sulla scorta delle esperienze di oggi (ieri ndr) e dei prossimi giorni, il servizio verrà ulteriormente tarato». La Regione. L’assessore regionale alla Mobilità, Renato Chisso, entra nel dettaglio: «Trenitalia ci ha comunicato alcuni inconvenienti riscontrati dal personale di bordo, che riguardano il cadenzamento in quanto tale, che sono cosa diverse dai guasti e dai ritardi a causa del freddo. Le prime segnalazioni sono inerenti episodi di sovraffollamento imprevisti, per i quali, in alcuni casi, si tratterà di attendere l’entrata in servizio del nuovo materiale rotabile». L’assessore regionale elenca i convogli: il treno 5830 (in partenza da Treviso alle 8.09 e arrivo a Padova alle 9.14), il treno 5829 (da Padova alle 7.17 con arrivo a Treviso alle 8.20), il treno 20455 da Legnago (con partenza alle 6.54 e arrivo a Padova alle 8.02). Questi servizi sono effettuati con “minuetto” e il problema sarà risolto con l’immissione di altri tre Stadler, prevista a gennaio. Il treno 5454 (con partenza da Schio alle 7.10 e arrivo a Vicenza alle 7.51), effettuato con “minuetto”, sarà raddoppiato da oggi (ieri ndr). Sorvegliato speciale il Taf in partenza da Brescia alle 5.51 con arrivo a Venezia alle 8.55, sotto controllo per valutare l’eventuale cambio del materiale rotabile. Infine c’è il treno 5923 che da Bassano alle 7.40 è diretto a Padova, dove arriva alle 8.44: anche in questo caso si approfondirà la valutazione e si cercherà di rimediare. Precisa Chisso: «Il servizio ferroviario dev’essere sorvegliato speciale, soprattutto in questa fase di avvio del nuovo sistema, che dev’essere migliorativo del precedente. Nel secondo giorno feriale del cadenzamento, le cose sembrano migliori di ieri, ma stiamo in campana». Conclude l’assessore: «Ribadisco che i ritardi, invece, semplicemente non dovrebbero esserci».

Marta Artico

 

«Poche carrozze per il trasporto disabili»

Le peripezie di una lidense per Padova. Lo sdegno di un residente a Marcon: costituzione violata

Ad avere problemi con il nuovo orario cadenzato, sono ancor di più le persone con disabilità, che non hanno la fortuna di potersi muovere come gli altri. A raccontare la sua storia, è Agnese Villa Boccalari, residente a Lido. La donna deve alzarsi tutti i giorni per recarsi a Padova, dove frequenta un corso post lauream per professioni legali.

«Il nuovo orario cadenzato», spiega, «ha segnato la drastica riduzione del numero di treni regionali provvisti di carrozza idonea al trasporto di persone con disabilità motoria sulla tratta Venezia Santa Lucia–Padova».

La donna, prima di prendere il treno, deve contattare la «sala blu», chiedere l’assistenza e precisare i giorni in cui prenderà il treno, poi arrivare in stazione mezzora prima e farsi aiutare da un addetto, senza contare che ha sempre bisogno di un accompagnatore.

«All’atto di prenotazione delle assistenze per il 19, 20 e 21 dicembre, ho scoperto che l’unico treno attrezzato nella fascia dalle 8 alle 10, è quello delle 8.05, il successivo alle 10.49».

Ma la donna dovrebbe arrivare in stazione alle 7.30, partendo dal Lido con l’accompagnatrice, che paga a ore con un fondo regionale e dovrebbe alzarsi alle 5. Idem per il ritorno.

«Il treno che pigliavo, quello delle 17.50 esiste, è stato spostato di un minuto, ma non è accessibile».

E l’accompagnatore non può rimanere per tutta la giornata fino alle 21. A questo punto, la donna ha chiesto una deroga, per poter utilizzare una delle tante Frecce. «Mi è stato detto che qui posso salire solo se pago il biglietto intero, di 15 euro, più quello dell’accompagnatore, in totale un viaggio giornaliero mi costerebbe 40 euro. Nessuna deroga per me nonostante sono previsti casi specifici. L’addetto non ha avviato l’iter perché si tratta di problemi “personali” e non inerenti alla “circolazione ferroviaria”. Ora mi reco a Padova solo tre volte la settimana, a febbraio ci andrò ogni giorno. Come farò?».

Anche Mario Maculan ha difficoltà di deambulazione e anche lui racconta le sue peripezie al nostro giornale. Per spostarsi, si muove lungo la tratta Gaggio Porta Est-Venezia Santa Lucia. Sulla scorta dei nuovi orari, è finito su binari dove non c’è l’ascensore, ha dovuto correre da una parte all’altra percorrendo metri e metri, per poi vedersi sfrecciare davanti il treno, che non è riuscito a prendere.

«La Costituzione», si sfoga, «dice che dev’essere garantita a tutti la libertà di movimento. Ci sarebbe da valutare la questione di un servizio che non rispetta la norma dell’abbattimento delle barriere architettoniche».

(m.a.)

 

La Fenice: orchestrali, sarte, baristi rischiano di non tornare a casa

«Con questo orario ci rimetteremo tutti, sia noi lavoratori, che gli abbonati che vengono in treno».

Emma Bevilacqua, è una sarta che fa parte della grande famiglia del teatro La Fenice di Venezia. Ad essere penalizzati, sono tutti, dalle maestranze agli stessi spettatori secondo la donna.

«Noi abbiamo un sacco di abbonati della zona di Trieste», spiega la sarta, «che utilizzano la linea Venezia-Portogruaro-Trieste e non vengono di certo in auto. Sono pensionati, persone che senza i treni utili, disdiranno il loro abbonamento punto e basta».

Dunque, il disagio è comune e va a scapito anche della stessa economia.

«E poi ci sono i dipendenti come me, che ho due figli, mi devo pagare la baby sitter e devo attendere due ore l’autobus sostitutivo a Venezia».

E ancora: «Effettivamente in alcune fasce orarie il numero di convogli è aumentato, ma sono treni che abbiamo già avuto modo di verificare, andranno su e giù vuoti, perché sono stati pensati nelle ore sbagliate». Quali? «Ad esempio alcuni treni del pomeriggio che fanno capo a Mestre».

Il problema, per tutti, è quello del ritorno. Orchestrali, sarte, ma anche chi lavora in bar e hotel, lamenta la mancanza dei treni notturni, nello specifico quelli delle 23.18 e delle 23.56. E i dipendenti della Fenice sono ben 315.

«Al di là del fatto che non ho a disposizione l’auto come tanti altri, in ogni caso alle 23 di sera, con la nebbia e il ghiaccio, di certo non mi metto in macchina per tornare a casa». E poi c’è il parcheggio, il denaro della benzina, della manutenzione del mezzo. Nel bilancio familiare, non poter far conto sul mezzo pubblico, è un disagio non da poco.

(m.a.)

 

“Trenitardo.org” Ecco la banca del tempo perduto

Ad aggiornare in tempo reale su tratte, linee, corse, è il sito “Trenitardo.org”, fondato da un gruppo di studenti, che gioca con la somma dei ritardi di tutti i convogli in transito in Veneto per arrivare a comporre una “banca del tempo perduto”. In questi giorni una speciale attenzione viene dedicata proprio ai nuovi orari cadenzati. In tanti twittano disagi, disavventure.

«Chiunque prenda il treno regolarmente», si legge nel sito, «si sarà chiesto almeno una volta quante ore della sua vita abbia lasciato, più del dovuto, su quei sedili o su quelle fredde panchine. Il Trenitardo nasce da questa domanda e vuole osare ancora di più creando una vera e propria banca del tempo perduto, quantificando l’ammontare di ritardi subiti dagli studenti». E ancora: «Se non riesci a resistere, clicca il bottone per dare sfogo alla tua indignazione».

(m.a.)

 

spinea. Checchin in sopralluogo al graspo de uva

Il sindaco al fianco dei pendolari «Il nuovo sistema non funziona»

Non solo pendolari. Contro il nuovo orario cadenzato si scaglia anche il primo cittadino di Spinea. Silvano Checchin era già sceso in campo a fianco dei viaggiatori, scrivendo a ripetizione lettere di protesta all’assessore regionale Renato Chisso. Lunedì si è piazzato di prima mattina in stazione al Graspo de Uva per osservare di persona la situazione e poter mandare in Regione il più classico dei «Come volevasi dimostrare».

A Checchin interessava in particolare verificare la nuova articolazione oraria dei treni utilizzati dai pendolari nella fascia oraria che va dalle 6.30 alle 8. Gli esiti non sono stati per nulla soddisfacenti: una cinquantina circa i vecchi pendolari che non hanno usufruito delle corse ferroviarie previste dal nuovo orario, alle 7.39 e alle 7.58, al posto delle tre vecchie corse delle 7.21, 7.42 e 8. E, comunque, la maggior parte di chi ha scelto ancora il treno, è salito sul convoglio delle 7.39, arrivato tra l’altro con alcuni minuti di ritardo (ma la giornata, va detto, è stata campale per tutto il sistema regionale). Tra questi soprattutto studenti delle scuole superiori di Venezia, consapevoli che con questo orario sarebbero arrivati a lezione con un ritardo di circa 15 minuti.

L’analisi di Checchin però non si ferma qui: «Non è stata data nessuna informazione sull’opportunità di usufruire di un servizio di autobus sostitutivo del vecchio treno delle 7.21. Almeno così viene da pensare, visto che i due pullman delle 7.21 in direzione Mestre sono partiti completamente vuoti. Di sicuro tutti i disagi riscontrati si potrebbero evitare se il treno regionale veloce proveniente da Bassano e in transito per Spinea alle 7.12, potesse fermarsi anche da noi».

È la soluzione su cui punta ora la città, sperando di apportare la modifica “in itinere” al nuovo orario, ripristinando così lo stesso numero di corse mattutine, anche se in orari differenti. Checchin d’altronde ha tutte le ragioni per protestare: il Comune sta infatti cercando di modificare le abitudini degli spinetensi riguardo la mobilità, offrendo un sistema intermodale di trasporti per diminuire il numero di auto in città e poter così varare il nuovo piano urbano del traffico.

«Se la stazione Sfmr (Sistema ferroviario metropolitano regionale) di Spinea deve essere un’opportunità», sono convinti a Spinea, «deve offrire un servizio in linea con le esigenze di mobilità dei cittadini, che altrimenti continueranno a preferire gli spostamenti su gomma».

Filippo De Gaspari

 

San Donà, tutti stipati sul regionale

Lettere di protesta al sindaco Basso (Meolo). Stasera assemblea promossa dal Pd

Tutti stipati a bordo del nuovo Regionale Lento delle 7. Il secondo giorno di orario cadenzato sulla Venezia-Portogruaro ha riportato in primo piano il problema dell’eccessivo affollamento dei treni dei pendolari. Ieri a farne le spese sono stati i viaggiatori del Regionale 11108 Portogruaro-Venezia. Si tratta del convoglio che transita da San Donà alle 7.01. Con il vecchio orario la fascia in questione era coperta da un Regionale Veloce (sosta solo a San Donà e Quarto d’Altino) in partenza alle 7.03, seguito da un Regionale con tutte le fermate a distanza di 10 minuti. Con il nuovo orario c’è solo il Regionale Lento delle 7.01. Così già dopo San Donà il treno risulta pieno e a chi sale alle stazioni successive non rimane che viaggiare stipati come sardine.

Una situazione che ieri i pendolari hanno denunciato al sindaco di Meolo, Michele Basso. «Mi è stata segnalata che questa era la situazione di tutti i vagoni del treno. Ancora una volta», commenta Basso, «Trenitalia e Regione non hanno ascoltato le istanze dei pendolari e dei sindaci, nonostante le numerose iniziative». Ad aggravare la situazione avrebbe contribuito la presenza di una carrozza fuori servizio. Quanto ai ritardi, pur con qualche miglioramento, si sono ripetuti anche ieri, con una media di circa 15 minuti per i treni del mattino, le cui tracce sono sempre a rischio interferenza con i nuovi Frecciargento e Frecciabianca.

Intanto c’è grande attesa per l’assemblea che il Pd ha promosso per stasera a Meolo. L’appuntamento è alle 20.30, al centro servizi anziani di via Ca’ Corner Sud, per il primo incontro pubblico che traccerà un bilancio dall’introduzione dell’orario cadenzato. Parteciperanno il consigliere regionale del Pd, Bruno Pigozzo, il sindaco di Quarto Silvia Conte, l’assessore sandonatese ai trasporti Francesca Zottis, il segretario regionale della Filt Cgil Ilario Simonaggio, Ivano Mometti di Federconsumatori, ma anche esponenti di Legambiente, Ferrovie a Nordest e del Comitato Pendolari del Veneto Orientale.

Giovanni Monforte

 

«Chisso si dimetta»

Lui: è un complotto.

L’assessore replica a muso duro al Pd che chiede la sua testa «Ho lavorato sodo per aumentare i convogli da 600 a 800»

VENEZIA – Renato Chisso è troppo poco giovane per credere al caso: il caos sulle ferrovie di mezzo Veneto giusto nel primo giorno dell’orario cadenzato, «fa sorgere alcuni sospetti». Al mondo dei pendolari, ben interpretati dal Partito Democratico, che chiede le sue dimissioni immediate risponde così: «I comunisti? Legittimo chiedere le dimissioni di Moretti». Perché tutto il caos nelle ferrovie del Veneto, capitato a causa delle temperature polari del primo giorno (ma nei giorni precedenti faceva più freddo), ha seriamente compromesso l’idea dell’orario cadenzato almeno agli occhi dei pendolari che hanno subito i disagi del primo giorno (ieri la situazione è migliorata, ma non di molto). Ecco perché l’andreottiano sospetto di Chisso non è campato del tutto in aria. E fa pensare a un sotterraneo boicottaggio della «madre di tutte le rivoluzioni» sui binari del Veneto. Chisso, abituato al silenzio del governatore Luca Zaia, aspetta ma non dimentica. «Io so di aver lavorato sodo, e con coscienza, per arrivare a questo risultato: so che abbiamo aumentano i treni da 600 a 800, so che stiamo lavorando ai miglioramenti necessari, so che indietro non si torna».

Il mondo della politica regionale, naturalmente, non gli risparmia niente: «Zaia e Chisso assieme a Trenitalia hanno portato il trasporto ferroviario al collasso» spiega Sergio Reolon, del Pd «L’assessore Chisso farebbe bene a dimettersi prendendo atto degli errori commessi e delle gravissime omissioni» Lucio Tiozzo, capogruppo regionale del Pd, si rivolge direttamente al presidente Luca Zaia. «Ma di quale indipendenza, di quale necessità di uscire dall’euro vuole parlare Zaia se non è capace di gestire proprio uno dei settori che sono di competenza della Regione? Il Veneto riconsegni allo Stato ogni competenza, tanto peggio di così non può andare». Per Pietrangelo Pettenò (Sinistra veneta), il nuovo orario ferroviario «più che cadenzato è disastrato». «Delle due l’una» ribadisce «o l’orario cadenzato è una bufala, o gran parte del materiale rotabile è da buttare». «Disagi ampiamente prevedibili: le rivoluzioni non si fanno a costo zero». Legambiente spara ad alzo zero e, in occasione della presentazione del rapporto Pendolario 2013, dossier sullo stato dei treni, punta l’indice contro l’assessore ai trasporti della Regione. «Nel 2013 la Regione Veneto ha speso solo lo 0,31% del proprio bilancio per finanziare il trasporto su ferro: le responsabilità» commenta Luigi Lazzaro, presidente regionale di Legambiente «della Regione sono pesanti e trascinate da decenni. Siamo di fronte ad una palese incapacità di governare il sistema e le necessità di trasporto nella regione, dimostrano, una volta di più, come l’assessore Chisso non si occupi di trasporto ma d’infrastrutture».

Daniele Ferrazza

 

Zaia: «Lasciateci provare, poi vedremo»

TREVISO. «Lasciateci provare, non esiste il manuale dell’orario cadenzato». È la risposta data dal presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ad una domanda sul cattivo esito, nella giornata di ieri, dell’esordio del sistema di orario cadenzato nel traffico ferroviario regionale. «La giornata di ieri è stata sfortunata per motivi che dipendono da Trenitalia – ha proseguito – dobbiamo recepire e imparare. Se riusciremo ad aggiustare il sistema – ha concluso Zaia – i vantaggi per i viaggiatori ci saranno». Dallo staff del governatore fanno notare che ogni introduzione di modifiche sostanziali negli orari hanno bisogno di un tempo di qualche giorno per entrare a regime: così anche in questo caso, la «rivoluzione» dell’orario cadenzato avrà bisogno di qualche giorno per essere «digerita» dal sistema. Le polemiche di questi giorni, dunque, andranno filtrate con il passare dei giorni.

 

Nuova Venezia – Treni, un giorno d’inferno

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

17

dic

2013

Guasti, soppressioni, morta d’infarto e gravi ritardi

Guasto e nuovi orari i treni vanno in tilt

Disastro nel primo giorno del cadenzato: sulla Venezia-Padova il gelo paralizza i convogli

Al mattino ritardi di un’ora. In serata a Vigonza donna muore in un vagone, nuovi disagi

VENEZIA – È partito con il piede sbagliato il primo giorno infrasettimanale dell’orario cadenzato: un lunedì nero per Trenitalia e soprattutto per i pendolari: ritardi su ritardi, treni che non arrivano, coincidenze che saltano vagoni sovraffollati, abbonati stipati e schiacciati come sardine. Una serie di fattori si sono sovrapposti negli orari di punta, al mattino e alla sera: prima un guasto avvenuto tra le 5.30 e le 6 del mattino nella tratta Padova-Mestre, tra le stazioni di Dolo e Vigonza, per la difficoltà dei convogli a captare l’energia elettrica. Verso le 17, invece, una donna è morta a bordo di un treno all’altezza di Vigonza, fatto che ha provocato ennesimi ritardi fino all’ora di cena. Cronaca, dunque, di una giornata convulsa, iniziata male e finita peggio. Tanto che l’assessore regionale, Renato Chisso, a metà pomeriggio ha dichiarato che «il battesimo del sistema di trasporto ferroviario su ferro non è stato certo soddisfacente. Anzi è andato male, a causa di malfunzionamenti nei servizi resi da Trenitalia e dei conseguenti contraccolpi a catena». Venezia-Padova. Mattinata di passione per chi si è dovuto spostare, ieri mattina, lungo la tratta tra Venezia-Padova, rallentata dalle sei del mattino, a causa – spiega Trenitalia – delle difficoltà di captazione di energia elettrica da parte del treno regionale 20800 Venezia-Verona, tra le stazioni di Dolo e Vigonza. Può darsi che le linee aeree fossero ghiacciate o umide, treni merci ne erano passati pochi, per cui i materiali più sensibili possono averne risentito. Il risultato però, non è cambiato: disagi a catena, 14 treni regionali hanno registrato tra i 20 e i 60 minuti di ritardo e 6 sono stati cancellati. Sul sito trenitado.org, realizzato da studenti del Triveneto che calcolano il tempo perduto a causa di Trenitalia, i commenti linkati su twitter si sono sprecati. Tantissimi si sono lamentati per via del sovraffollamento dei treni, delle modalità di viaggio, delle coincidenze saltate. Al mattino la circolazione, è ripresa nella normalità poco dopo le 9, ma la fascia oraria più delicata, era andata oramai male. Tragedia in treno. Il convoglio che ha mandato in tilt la circolazione, ieri pomeriggio, è stato il Venezia-Vicenza, ancora una volta nella tratta Venezia-Padova. All’altezza di Vigonza, in un treno che viaggiava sulla linea “storica”, una donna anziana si è sentita male. A nulla sono valsi i tentativi di rianimarla: Maria Laura Latini, 77 anni, nativa di Ascoli Piceno ma residente a Cavallino, non ce l’ha fatta. Ai soccorritori, non è rimasto che constatare il decesso. Ritardi anche di quaranta minuti, a catena, come al mattino.

A catalizzare lamentele dei pendolari di tutta la Regione, il sito del comitato pendolari del Veneto Orientale, che ieri ha raccolto testimonianze di viaggiatori che si sono cimentati su tutte le linee: «Il treno da Treviso a Padova», spiega un pendolare, «è un unico minuetto striminzito per una tratta che prima ne aveva uno multipiano da cinque vagoni». Un’operatrice sanitaria di Treviso, che da poco si è trasferita a Preganziol proprio per riuscire ad arrivare all’ospedale Fatebenefratelli in orario, racconta tutta la sua disperazione. Mestre-Santa Lucia. Centro dei rallentamenti di mezza regione, la stazione veneziana, dove pendolari e studenti cambiano treno e tratta per tornare a casa o per recarsi al lavoro o all’università. Trenitalia aveva predisposto dei servizi sostitutivi di autobus nel caso ce ne fosse stato bisogno. A Quarto d’Altino, ad esempio, dove convergono pendolari anche della zona della Marca, c’era un autobus fermo, in attesa di istruzioni. L’autista non ha detto molto, tranne che era lì qualora fosse stato necessario. Dopo qualche ora, è ripartito vuoto. Eppure di convogli sovraffollati, ce n’erano eccome ieri. Bellunese. Non è andata meglio per le linee del bellunese, che pure l’assessore regionale ha promesso rivisiterà entro l’estate, inserendo se possibile almeno un diretto Venezia-Calalzo. Se la mattinata, a differenza che tra Padova Mestre e Verona, è stata sufficientemente tranquilla con treni però iper affollati (e ritardi cronicizzati), il pomeriggio è stata una disfatta. Padova-Belluno e Belluno-Padova in ritardo: un treno che doveva partire da Belluno alle 16.48, alle 17.35 era ancora fermo a Sedico ad attendere la coincidenza che veniva da Padova nel senso opposto, mentre un convoglio diretto da Belluno a Venezia del tardo pomeriggio, ha portato addirittura 51 minuti di ritardo. I gruppi Treni per Belluno e Binari Quotidiani, hanno commentato amaramente, con la speranza, però, che dopo la prima settimana di rodaggio, la situazione migliori e le coincidenze vengano rispettate.

Marta Artico

 

L’assessore Chisso ammette «Battesimo andato male»

La Regione: «Giornata nera, da cancellare».

Lanciato un appello a Trenitalia perché i disagi non si ripetano.

Ruzzante, Pigozzo e Pettenò: «Orario da rivedere»

VENEZIA – Giornata nera, da cancellare. Tutti d’accordo. Con l’assessore Renato Chisso profondamente deluso e arrabbiato con Trenitalia che mette a disposizione un numero verde per raccogliere le proteste dei pendolari. Il guasto tecnico che ha mandato in tilt dalle 5,30 alle 9 i treni sulla Padova-Mestre è assai banale: problemi alla linea elettrica, con il pantografo che non riceve corrente dai cavi elettrici paralizzati dal gelo. Non è la prima volta e non sarà l’ultima: il ghiaccio e la neve bloccano sia gli Etr dell’Alta velocità sia i Taf regionali. Se le opposizioni con Pigozzo e Ruzzante (Pd) e Pettenò (Sv) parlano di pessimo esordio dell’orario cadenzato, l’assessore regionale alla Mobilità Renato Chisso si arrende di fronte all’ennesimo black out e ammette: «Il battesimo del sistema di trasporto ferroviario su ferro non è stato certo soddisfacente. Anzi è andato male, a causa di malfunzionamenti nei servizi resi da Trenitalia e dei conseguenti contraccolpi a catena. Io però credo in quello che il suo amministratore delegato (Mauro Moretti ndr) ha definito il migliore standard di servizio a livello europeo e, nell’invitare tutti gli utenti a segnalare criticità e a inviarci suggerimenti, attendo che chi svolge il servizio lo assicuri così come è stato assieme stabilito che debba funzionare», spiega l’assessore veneto. Chisso è contrariato perché il bilancio dei primi due giorni di servizio cadenzato è pessimo, soprattutto ieri che rappresentava il battesimo del fuoco. «Siamo tutti di fronte ad un sistema nuovo, ma al momento non possiamo valutarlo nella sua funzionalità proprio a causa di queste disfunzioni, che sarebbero capitate anche con il vecchio sistema», ha detto Chisso, «mi auguro però che non si ripetano, non di questa entità ed estensione, e soprattutto chiedo che si capisca alla radice quali ne sono state le cause remote e vi si ponga rimedio. Un servizio ferroviario non può vivere con le fragilità che oggi abbiamo constatato, anche se so dell’impegno profuso da tutti gli addetti al lavoro per limitare i disagi e per garantire il ritorno alla normalità. A chi continua a speculare dico solo che far funzionare i treni non è una scelta politica, di destra o di sinistra, ma un dovere di tutti, Trenitalia in testa, che va tenuta sotto pressione», conclude Chisso. Diversa la lettura di Pietrangelo Pettenò (Sv): «Chiediamo che il nuovo orario venga rivisto per andare incontro alle esigenze dei pendolari, che siano investiti più soldi per acquistare nuovi treni e che l’assessore venga in Commissione a spiegare i continui disguidi». Pigozzo e Ruzzante (Pd) rincarano la dose: «Ritardi pesanti, tagli di corse, carrozze strapiene, pendolari sul piede di guerra: L’esordio dell’orario cadenzato è pessimo. Eppure per mesi abbiamo chiesto che l’assessore Chisso e il presidente Zaia aprissero occhi ed orecchie alle tante segnalazioni dei territori sui probabili ed ulteriori disagi che il nuovo orario avrebbe provocato».

 

LA DIREZIONE DI TRENITALIA VENETO

«Il freddo ha bloccato la linea elettrica»

Giaconia si difende: ci scusiamo con tutti, sono problemi che capitano in inverno

VENEZIA – Tutta colpa del freddo. Che ha creato problemi alla linea elettrica dei treni. Maria Annunziata Giaconia, direttrice per il Veneto di Trenitalia, non ha dubbi: il guasto è di natura tecnica e non va confuso con l’introduzione dell’orario cadenzato entrato in vigore domenica scorsa, una vera rivoluzione del trasporto pubblico ferroviario. «Ci sono stati problemi alla linea elettrica e il pantografo non riusciva a catturare l’energia: il primo treno regionale della Tav partito alle 5 del mattino si è messo in moto con grande difficoltà e pensavamo che la linea fosse stata ripulita dal ghiaccio, invece il secondo convoglio si è bloccato a Vigonza. Uno stop dalle 5,30 alle 9 del mattino», spiega la Giaconia. «Sono problemi che si verificano nelle giornate invernali: la brina, il ghiaccio, la neve non danno tregua non solo in Veneto ma in tutt’Italia. Per fortuna si sono accumulati ritardi sull’ordine di 15-20 minuti ma non c’è stato il black out generale perché sui binari dell’alta velocità abbiamo fatto circolare gli altri convogli». E la rivoluzione dell’orario cadenzato? «Dopo due giorni è difficile fare un bilancio ma posso dire che stiamo monitorando 3-4 linee per capire se ci sono stati dei cambiamenti profondi da parte degli utenti. Sulla Schio-Vicenza i segnali sono importanti ma ci vuole almeno un mese per capire se l’orario cadenzato ha migliorato la qualità del servizio, come tutti ci auguriamo», dice Maria Giaconia. Se Trenitalia è finita sul banco degli imputati con l’assessore Chisso che invoca il rispetto degli accordi firmati con la Regione, c’è un altro soggetto coinvolto: Sistemi Territoriali guidata da Michele Gambato, che ha fornito i 12 nuovi treni Stadler entrati in funzione il 15 dicembre con l’orario cadenzato. «Il guasto non ha coinvolto i nostri mezzi, ci mancherebbe altro. Si tratta dei Tav regionali a due piani che continuano a farci soffrire», dice Gambato. «Ma la qualità del servizio in Veneto è nella media europea, con punte di eccellenza, costi molto bassi per i pendolari e incidenti che si contano sulle dita di una mano. Non ci dobbiamo lamentare anche se i ritardi danno fastidio, ma il passo in avanti con il nuovo orario sarà davvero notevole». Infine, per segnalare disagi, si può chiamare il numero verde gratuito 800042822.

 

TRASPORTI NEL CAOS»VENEZIA

«Con questi orari dovremo usare l’auto»

L’ira di turnisti e studenti: orari assurdi, siamo costretti a svegliarci all’alba. Lavoratori e famiglie sono penalizzati

MESTRE – In tanti, con il nuovo orario cadenzato, ammettono di avere problemi con l’orario lavorativo e di dover prendere l’auto, specialmente chi si dirige verso la città lagunare. Ieri mattina, nella stazione di Quarto d’Altino, in tanti avevano l’amaro in bocca.

«Da inizio settimana arrivo mezzora in ritardo», racconta Marco Natella, di Musile di Piave, «il sabato un’ora e mezza e alla domenica due. Ho fatto anche il conto di quanti chilometri in più faccio. Solo di festività, sono 400 chilometri in più al mese, che son soldi e pesano nel bilancio familiare». Prosegue: «E con la neve e il ghiaccio? La nebbia? Senza contare che in famiglia, lavoro solo io. Il mio treno, quello che partiva alle 4.13 da Portogruaro, dicono che l’hanno posticipato, in verità è defunto perché del vecchio treno, non è rimasto più nulla, né il numero, né l’ora. Adesso dovrò parlare con l’impresa per la quale lavoro all’ospedale civile di Venezia e vedere cosa si può fare». Chiosa: «Domenica, solo da San Donà, dieci persone hanno preso l’auto».

Anna Toffolo lavora per una impresa di pulizie a Marghera. «Adesso prendo il treno delle 5.17», racconta, «prima prendevo quello delle 4.53, devo iniziare alle 5.30 ma ho iniziato più tardi, per fortuna non lavoro il fine settimana. Sono preoccupata anche per mio figlio, prima arrivava a scuola alle 7.50, adesso con il treno fa più tardi, altrimenti dovrebbe prenderne uno troppo presto, ma già si sveglia all’alba. Ci sono diversi genitori con i figli che frequentano il Barbarigo di Venezia, che hanno questo problema». «Da domenica», spiega Luciano Ferro, rappresentante dei pendolari, «quando sono di turno nel fine settimana prendo l’auto. Il che significa non solo spendere denaro di benzina oltre a pagare l’abbonamento, ma anche andare a parcheggiare a Campalto, pigliare un autobus e poi di nuovo un altro mezzo verso Venezia».

«Gli orari che si sono inventati sono assurdi», commenta Lorianna Spinadin, «andando avanti così, gireranno i treni vuoti e la gente userà sempre di più l’auto. È un problema che riguarda tutti: anche chi dice che i suoi orari non sono stati toccati, in verità sbaglia, perché è tutto collegato. Senza contare che oramai tutti lavorano il sabato e la domenica, i turnisti aumenteranno anziché diminuire».

Sara Folin, è di Musile di Piave: «Questi orari penalizzano le famiglie», racconta, «mio marito non ha più i treni di prima, questo significa che torna dopo, deve recuperare i ritardi, non può andare a prendere almeno uno dei nostri figli e devo chiedere aiuto, portarlo alla suocera, senza contare il denaro che si spende in più in auto e che pesa nell’economia familiare».

«Io lavoro allo Iuav», racconta Mario Florian», che tutti i giorni da Quarto va a Venezia, «e ho anche dei problemi di deambulazione. Sono responsabile della chiusura di una sede, per cui se i professori si fermano devo aspettare che escano, a quel punto anche facendo il prima possibile, non arrivo a prendere l’ultimo treno. Abito qui da 28 anni e degli orari peggiori di questi, non li ho mai visti».

Salvatore Scribano, lavora nell’orchestra della Fenice: «Parlo per me, ma anche per la categoria delle sarte della Fenice. Intanto domando: come si fa a togliere treno delle 14.45? Come si arriva vicino a San Marco? Io lavoro nel coro, sono più elastico, ma la sera? Adesso il prenotturno è alle 22.11, ma chi lo piglia? Non serve a nessuno mezzora dopo, si deve andare in auto. E sono soldi, parcheggio, benzina. Io non ho la macchina, la usano i miei familiari, che faccio? Quelli che guidano il pullman sostitutivo a mezzanotte e venti, spengono pure le luci per non farsi vedere». Chiosa: «La sera, siamo totalmente disperati. E i camerieri? E chi lavora a San Marco? C’è gente che viene da San Cipriano fin qui in stazione a prendere il treno».

Marta Artico

 

Bloccati i lavoratori del teatro La Fenice «Non possiamo anticipare gli spettacoli»

VENEZIA. Dei 315 dipendenti della Fenice, tra artisti e tecnici, quasi nessuno risiede a Venezia. Per tutti quindi i treni delle 23.18 e delle 23.56 erano fondamentali per tornare a casa. «È quasi impossibile riuscire a prendere quello delle 23.04», sbotta Manuela Marchetto, “alto” del coro della Fenice, «Le opere iniziano alle 19 e solo in alcuni casi finiscono alle 22.30. Poi ci sono gli applausi, bisogna cambiarsi e fare il tragitto fino alla stazione. Qualche settimana fa per esempio tutti siamo saliti sul treno delle 23.56. Con il taglio degli ultimi due treni possiamo solo venire in auto». C’è chi ha provato a ipotizzare di anticipare alle 18 l’inizio degli spettacoli, ma si andrebbe a colpire pesantemente il pubblico. «È già troppo presto iniziare alle 19», sostiene Luciano Tegon, macchinista alla Fenice. «È stato anche tolto un treno tra le 22 e le 23», prosegue Manuela Marchetto, «e di mattina il buco è stato ampliato. Ora dalle 10.15 alle 12 non ci sono treni per tornare a Treviso». Il sovrintendente del Teatro La Fenice di Venezia, Cristiano Chiarot, e il presidente del Teatro Stabile del Veneto, Angelo Tabaro hanno incontrato alcuni giorni fa l’assessore regionale alla Mobilità Renato Chisso.

 

Rabbia e ritardi a San Donà e Portogruaro

Privilegiati i Frecciargento, pendolari costretti ad attendere oltre 20 minuti l’arrivo dei convogli

SAN DONÀ – Arrabbiati, ma ancor più disorientati da un cambiamento radicale che non è stato accompagnato da un’adeguata informazione. Così i pendolari del Sandonatese hanno accolto l’introduzione del nuovo orario cadenzato. Sulla Portogruaro-Venezia ieri mattina non c’è stato il caos che si è verificato sulla Padova-Venezia. Ma i ritardi non sono mancati. «Anche per i pendolari di San Donà e Portogruaro non è stato un buon avvio di orario cadenzato, è stata una partenza con oggettive difficoltà nell’inizio della programmazione, così come era stata prevista», commentano da Legambiente Veneto Orientale. Nei giorni scorsi gli ambientalisti avevano realizzato un dossier con le criticità del nuovo orario, che puntualmente stanno trovando conferma. Ieri mattina le proteste maggiori hanno riguardato il Regionale 11112 Portogruaro-Venezia, atteso a San Donà alle 8.06 e giunto con 20 minuti di ritardo. Più di un pendolare ha lasciato la stazione, optando per andare al lavoro in auto. Proprio la situazione che si dovrebbe scongiurare grazie a una migliore offerta di servizio ferroviario. Tra questi, anche il segretario comunale del Pd, David Vian, giunto in stazione per controllare la situazione insieme ad altri due consiglieri pendolari dei Democratici, Daniele Terzariol ed Elisa Veronese. Proteste anche per il Regionale 2206 delle 7.42, giunto in ritardo e con viaggiatori già in piedi. A complicare le cose rischia di contribuire la decisione, concertata tra Trenitalia e Regione Friuli, di inserire due nuovi collegamenti ad Alta Velocità (Frecciargento per Roma e Frecciabianca per Milano) che transitano dal Veneto Orientale in piena fascia pendolare. Già ieri mattina avrebbero ostacolato la marcia dei treni regionali. A penalizzare i pendolari di San Donà anche la trasformazione del treno delle 7.03 (adesso 7.01) da Regionale Veloce a Regionale Lento con tutte le fermate. Tante proteste per i nuovi Regionali Portogruaro-Mestre, attestati al binario «Giardino». «Sono arrivato a Mestre con il treno delle 6.04 e ho impiegato, camminando veloce, circa sei minuti per giungere all’altezza del sottopasso. Immaginate chi è arrivato con i treni stracolmi delle 8 del mattino» racconta un pendolare. «Il primo giorno può accadere qualche problema, ma il secondo dovrebbe essere superato e il terzo già tutto apposto. Altrimenti il problema è nella struttura del sistema» avvertono da Legambiente, che anche oggi monitorerà la situazione. E domani, alle 20.30, al centro servizi anziani di Meolo, si terrà un’assemblea pubblica, organizzata dal Pd, per una prima verifica dell’impatto del nuovo orario cadenzato.

Giovanni Monforte

 

Sciopero dell’Actv è guerra di cifre Tram a singhiozzo

Per i sindacati adesione al 60% nel settore automobilistico metà per l’azienda. Disagi in laguna, proteste dei pendolari

VENEZIA – Da oltre una settimana, i trasporti pubblici sono la dannazione dei pendolari e di chiunque si debba muovere con un mezzo pubblico: prima lo sciopero nazionale di quattro ore indetto da Usb, poi la settimana di passione dei “forconi” con i blocchi a singhiozzo in via Righi che hanno mandato in tilt il sistema e di traverso intere giornate a migliaia di persone prigioniere di mezzi pubblici e privati; sabato la manifestazione dei Centri sociali Vs. Forza Nuova, con guerriglia urbana e cariche di polizia e piazzale Roma e terminal interdetto per tre ore al traffico. Ieri, infine, lo sciopero di quattro ore indetto dai sindacati confederali al gran completo, per protestare per il mancato rilancio del settore del trasporto pubblico locale a livello nazionale e della stasi delle trattative per il rinnovo del contratto di lavoro, come già avevano fatto i Cobas, in separata sede. Per quest’inizio settimana con disservizio, nessuna paralisi, ma corse a singhiozzo e conseguenti disagi – legati all’incertezza sul passaggio o meno di vaporetti, bus, tram – per tutta la mattinata di ieri, dal momento che l’agitazione era in programma dalle 9 alle 13, con mezzi a deposito e, dunque, con possibili disagi più dilatati nel tempo. Contrastanti i numeri delle adesioni dei dipendenti Actv all’agitazione: il sindacato parla di una partecipazione del 50 per cento nel settore automobilistico, con punte al 60 per cento, e del 25 per cento nella navigazione, dove però sono obbligatori i servizi minimi di collegamento con le isole. Actv ridimensiona i risultati, parlando del 32,9 per cento di partecipazione nel settore automobilistico e del 20 per cento in quello della navigazione. Risultato: linea 2 spezzata Tronchetto-piazzale Roma e piazzale Roma-Rialto; Giracittà ogni 20 minuti; tre corse di ferry boat saltate; tram a singhiozzo (con una partecipazione di un autista su cinque alla protesta). In redazione, numerose le telefonate e i commenti on line di cittadini esasperati dai continui disservizi legati a questa o quella protesta, con ripetute ricadute sui trasporti pubblici, tanto che ogni viaggio diventa un’incognita e la mobilità quasi un lusso. A livello di trattativa sindacati-governo non sembrano esserci al momento novità importanti. Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Cisal giustificano la mobilitazione con i ritardi del governo nel porre il settore dei trasporti al centro di un piano di rilancio, contestano la legge di stabilità 2014, ricordano i pesanti tagli di finanziamenti che sono stati operati al settore negli ultimi 4 anni – servizio tanto più essenziale per i cittadini, in tempi di crisi così pesante – ma anche l’impostazione da parte di Asstra e Anav (che rappresentano le aziende) per un rinnovo del contratto a costo zero, con incentivi solo attraverso recuperi di produttività o tagli di spese.

Roberta De Rossi

 

UN PAZIENTE DELL’OSPEDALE

«Mi hanno lasciato a piedi con me hanno chiuso»

VENEZIA «Con me l’Actv ha chiuso». Tra i tanti che hanno vissuto vicissitudini a causa dello sciopero dei mezzi di trasporto pubblico, c’è anche Piero Memo, che però, più che per lui, vuole parlare a nome delle persone anziane e dei bambini che ieri hanno sperimentato i suoi stessi disagi, solo moltiplicati per dieci. «Dovevo recarmi all’ospedale», racconta, «prima mi hanno detto di smontare a una fermata, poi mi hanno fatto raggiungere, invece, tutt’altra zona a piedi. Ma stiamo parlando di chilometri, non uno scherzetto. Una cosa davvero assurda. E tutto per arrivare a destinazione. Lo dico non per me, ma per le persone di una certa età, chi ha difficoltà di deambulazione, gli anziani, così come i bambini, cui han fatto fare il percorso inverso, sempre a piedi». Precisa: «Una giornata ad attendere. E c’è chi non lavora e ha tempo e chi invece non può permetterselo. Allora dico, fate sciopero? Fatelo davvero, ma non fingete di fare sciopero a metà, per far pesare sulla gente disagi e disagi che invece potrebbero essere facilmente evitati. Invece sembra che lo sport sia quello di creare tutti questi problemi a persone che colpe non ne hanno, mentre in qualche modo si poteva pur ovviare». Persone esasperate, però, ce ne sono state parecchie, lo sfogo ieri, è corso anche sui social network, dove più di qualcuno si è lamentato, sbuffando, dei ritardi, delle incomprensioni, dell’incertezza fino all’ultimo e della difficoltà a programmarsi appuntamenti, anche importanti, magari presi da un pezzo. E ancora: «Non si capisce poi il senso, per tutta l’estate non ci sono stati battelli per il Lido, adesso che c’è il deserto, è pieno di bis. Non si possono trattare le persone così, come delle pecore, non ha senso». Sbotta: «Senza contare che siamo l’unico posto dove per viaggiare si deve avere la carta Venezia: con tutti i soldi che prendono si sognano anche di fare sciopero due volte al mese. Con me Actv ha chiuso, ma per sempre, d’ora in poi non mi vedranno più».

(m.a.)

 

Atvo, alta l’adesione dei lavoratori allo stop

Secondo la Cgil si è sfiorato il 90%, l’azienda prende tempo: «I dati precisi solo stamattina»

SAN DONÀ – Nel Veneto Orientale è stata alta l’adesione allo sciopero del trasporto pubblico locale da parte dei lavoratori di Atvo. Secondo le prime stime diffuse in serata dalla Filt Cgil, l’adesione potrebbe aver toccato una cifra compresa tra l’80 e il 90%. Ma una quantificazione esatta delle percentuali si potrà avere solamente questa mattina. Per l’Atvo, infatti, le modalità di svolgimento dello sciopero prevedevano la sospensione dei servizi extraurbani a partire dalle 16,30 con proseguimento fino alle 20,30. Per questo motivo l’azienda di trasporto, tramite il direttore Stefano Cerchier, ha fatto sapere che solo stamattina sarà possibile fare una stima esatta dell’adesione complessiva e di quanti servizi sono stati assicurati e quanti soppressi. Una prima valutazione è stata fatta però dalla Filt Cgil, con i referenti aziendali e il segretario provinciale Walter Novembrini. L’adesione dovrebbe aver sfiorato punte tra l’80 e il 90%, con una massiccia partecipazione soprattutto nell’officina riparazioni. Ma anche nelle sedi di Jesolo e San Donà solo pochissimi autisti sono rimasti al lavoro. «Un dato ottimo» per il segretario Novembrini, che conferma la necessità di giungere al più presto alla chiusura della vertenza contrattuale in atto. L’adesione superiore rispetto a quella registrata in Actv dovrebbe essere dettata anche dal fatto che nell’azienda veneziana si sono già svolti di recente altre agitazioni che non avevano invece interessato Atvo.

(g.mon.)

 

UN CASO A LIETO FINE «Visita effettuata grazie al Consorzio Venezia taxi»

VENEZIA – Deve fare un esame vitale all’addome ma non sa come arrivare all’ospedale, un taxi acqueo la porta gratuitamente. È accaduto a Venezia, a due donne, madre e figlia. Kim Benetazzo abita al Lido, dove si è trasferita da qualche anno. La mamma, Fiorella, 70 anni, è invalida al 100%, per una serie di vicissitudini. «A settembre», racconta la donna, «abbiamo prenotato un esame urgente, con la priorità ce l’hanno dato a dicembre, fatalità proprio il 16. Poi, ho scoperto che era proprio il giorno dello sciopero. Da Lido è un viaggio, dovevamo essere sul posto alle 10.30 e mia madre non cammina. Ho contattato Actv, ho chiesto se avevano previsto la fermata da qualche parte. Niente». Prosegue: «Poi su facebook ho conosciuto questo gruppo, “sciopero dell’abbonamento Actv”, ho chiesto se mi davano qualche dritta, loro di tutta risposta hanno iniziato una catena di solidarietà “postando” il mio appello di bacheca in bacheca. Tempo tre giorni e ha risposto il Consorzio Venezia Taxi». Prosegue: «Mi hanno detto che venivano a prendere mamma gratuitamente. Si sono presentati con un taxi di quelli appositi con la pedana disabili, l’hanno portata a destinazione e ha fatto l’esame». Conclude: «Sono stati degli angeli, tutti quanti, hanno inondato di affetto mia mamma e me, per questo li ringrazio. Di questi tempi, trovare persone solidali, non è facile». (m.a.)

 

Gazzettino – Guasto e nuovo orario: treni in tilt

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17

dic

2013

INSODDISFATTI – Non si contano i commenti dei pendolari irritati per i ritardi sopportati nei trasporti locali per il nuovo orario cadenzato. Insoddisfatto anche l’assessore regionale Renato Chisso, che auspica che Trenitalia rimedi al più presto ai disservizi riscontrati nell’avvio dei nuovi orari.

TRASPORTI – E l’assessore Chisso boccia il debutto del servizio cadenzato: «Non soddisfacente»

Il lunedì nero delle ferrovie: forti ritardi sulla Venezia-Padova, la rabbia di migliaia di pendolari

IN ATTESA – Ieri mattina il display alla stazione di Mestre indicava i ritardi dei treni nel primo giorno di servizio con i nuovi orari cadenzati

LUNEDI NERO DEI TRASPORTI

IL DEBUTTO – Ieri l’entrata in vigore del tabellone “cadenzato”

L’ASSESSORE – Chisso: « Un battesimo non soddisfacente»

Va in tilt la linea Venezia-Padova, ritardi a catena. Una ventina di regionali coinvolti, pendolari infuriati

Treni, un guasto sui binari si abbatte sul nuovo orario

Lunedì nero per i treni regionali. Ieri mattina, un guasto sulla linea Venezia-Padova ha provocato un filotto di ritardi, con almeno 20 treni regionali coinvolti. E pensare che ieri era il giorno del gran debutto dell’orario cadenzato. Certo, la «rivoluzione» era già partita domenica, ma la prova del nove era chiaramente riservata agli orari di punta nei giorni feriali e, in particolare, al traffico pendolare. Come ammette l’assessore regionale Chisso, «il battesimo del sistema di trasporto ferroviario su ferro non è stato certo soddisfacente; anzi è andato male, a causa di malfunzionamenti nei servizi resi da Trenitalia e dei conseguenti contraccolpi a catena».

Aveva visto giusto chi si immaginava una giornata di passione per i pendolari, anche se il grande imputato del caos è stato, più che il nuovo orario, il guasto che ha bloccato il regionale Venezia-Verona all’altezza di Vigonza, con il treno che non riusciva a «pescare» energia (la locomotiva del treno non riusciva a prendere corrente col pantografo dalla linea elettrica). Dalle 6 alle 9 inoltrate, sulla tratta Venezia-Padova ci sono stati rallentamenti e cancellazioni (14 treni Regionali hanno registrato ritardi fra 20 e 60 minuti e 6 sono stati soppressi), che hanno avuto anche ripercussioni sul nodo di Mestre e quindi su buona parte dei treni in transito. Per tutta risposta, in stazione a Mestre ieri mattina erano un po’ tutti con lo sguardo in su: drappelli più o meno corposi di pendolari in attesa sotto i tabelloni luminosi, sfiduciati dall’ennesimo ritardo e da una «rivoluzione» partita sotto un brutto auspicio.

Guastato il gran debutto, nei prossimi giorni, salvo altri contrattempi tecnici, si potrà valutare con maggiore chiarezza l’impatto del nuovo orario sulle abitudini dei pendolari, che intanto però hanno già lanciato su twitter l’hashtag (discussione) #orariocadenzato, dove sono raccolti giudizi e opinioni di chi è in questi giorni alle prese con la «rivoluzione» dei treni regionali. I «cinquettii» sono per lo più negativi. «Oggi è iniziato il grande ritardo cadenzato», scrive Luigi Marin. «Treno soppresso. Disastro. Iniziamo bene», continua Federico Ceccon. «Primo giorno disastroso», incalza Gianni Sensolo, mentre Alberto Filippi si limita a commentare laconicamente «regionale veloce per Venezia in ritardo di 50 minuti si ferma anche nelle stazioni più piccole. Che bello». Proprio via twitter il senatore Udc Antonio De Poli ha annunciato un’interrogazione al ministro Lupi. «Ciò che temevamo purtroppo è accaduto: il caos dei treni, pendolari a terra o costretti in vagoni strapieni. È evidente che siamo di fronte a un esordio negativo del nuovo orario cadenzato. Chiederò al ministro – conclude De Poli – quali iniziative intenda intraprendere per risolvere una situazione che sta provocando notevoli disagi».

 

E a Vigonza una donna muore a bordo. Altri ritardi

È stata una giornata funesta quella di ieri per la linea ferroviaria tra Padova e Venezia. Due gravi contrattempi, accaduti sempre all’altezza della stazione di Vigonza, hanno causato rallentamenti e disagi proprio nelle ore di punta per il traffico pendolare, il primo di mattina, il secondo in serata.
Non bastava il guasto che in mattinata aveva colpito una motrice proprio all’altezza della stazione di Vigonza e che aveva mandato in tilt la linea, rovinando il battesimo feriale del nuovo orario cadenzato. In serata si è aggiunta anche la morte di una donna anziana all’interno del regionale Vicenza-Venezia, fatto che ha causato nuovi e pesanti rallentamenti, con treni in ritardo quasi di un’ora.
La vittima si chiamava Maria Latini, aveva 77 anni e viveva ad Ascoli Piceno. Era in viaggio verso Venezia per passare le vacanze natalizie con il figlio, ma il suo cuore ha smesso di battere. Il personale del treno avrebbe avvisato i sanitari del Suem che una donna si era sentita male a bordo e per questo il convoglio è stato fatto fermare. Il treno – come riferisce Trenitalia – è stato quindi raggiunto dai sanitari in ambulanza. I soccorritori però non hanno potuto che constatare il decesso della donna.

(m.dor.)

 

SALZANO – Proteste contro il nuovo orario cadenzato

Treni, pendolari furiosi

«Studenti e lavoratori di Salzano non possono accettare il nuovo orario cadenzato dei treni. I pendolari sono sul piede di guerra, le loro proteste hanno portato solo ad un autobus sostitutivo che non accontenta nessuno». L’assessore alla Mobilità del Comune di Salzano, Lucio Zamengo, boccia la riorganizzazione degli orari proposta da Regione e Trenitalia. Il nuovo orario cadenzato è in vigore da domenica, giovedì alle 18 in sala consiliare a Salzano si terrà un’assemblea pubblica sul tema.

«Se si considera la sola tratta Salzano-Venezia – scrive Zamengo – molti treni non fermeranno più alla stazione di Salzano, passando da 19 a 16 treni giornalieri, con l’aggiunta di altri treni che però arrivano solo fino a Mestre. Per quanto riguarda il ritorno Venezia-Salzano, di 21 treni ne rimarranno solo 15 con fermata a Salzano, a meno di prendere un diretto da Venezia a Noale e poi prendere un altro treno per rientrare a Salzano».

(g.pip.)

 

LA VOCE DEL COMITATO – Pesanti rallentamenti nel Veneto orientale

«I passeggeri sono andati a piedi»

Orario rallentato, più che cadenzato. A segnalare i disagi dovuti ai ritardi nella tratta Portogruaro – Venezia è il Comitato dei pendolari del Veneto Orientale che ha in programma un volantinaggio per venerdì 20 dalle 6 alle 11 nell’area esterna alla stazione di San Donà. Ieri si è registrato un ritardo di 21 minuti del regionale 11112 delle 7.56, partito in realtà alle 8.15 da Portogruaro.

Altra segnalazione riguarda l’affollamento del treno delle 7.42 proveniente da Trieste, anche ieri risultato «con gente in piedi» a San Donà. Ancora ritardo di 20 minuti del treno delle 8.07 partito da San Donà alle 8.27. «Quelli che seguono sono tutti in ritardo – scrivono i pendolari – forse dovevano chiamarlo orario rallentato». E in serata il regionale 11151 da Mestre a Portogruaro delle 19.25 è stato addirittura cancellato.

Nicola Nucera di Legambiente spiega che «i ritardi si sono accumulati a catena. Ho preso il treno che arriva a Portogruaro alle 16.55, in ritardo di 10 minuti, ripartito poi per Venezia alle 17.06, mantenendo lo stesso ritardo di 10 minuti. È quanto accaduto anche per il regionale per Venezia delle 8.56, ripartito per Portogruaro alle 9.11, con un ritardo di circa 15 minuti. Con l’orario di prima le partenze erano al 12. minuto di ogni ora, l’arrivo a Portogruaro era previsto al 48. minuto, ora invece l’arrivo è al 55. minuto e la ripartenza al 6. minuto dell’ora dopo. In pratica ora il treno sosta solo 11 minuti, contro i 24 di prima, di conseguenza non riesce ad ammortizzare l’eventuale ritardo che si ripercuote sulla corsa successiva». Chiarita anche l’assenza del bus sostitutivo delle 00.21 da Venezia. Una pendolare spiega di aver chiesto spiegazioni all’assistenza clienti della stazione di Venezia. «C’è stato un fraintendimento con l’azienda che gestisce gli autobus. Comunque l’autobus stasera c’è».

Davide De Bortoli

 

LO SCIOPERO ACTV

Fermo il 33% dei bus e il 20% dei vaporetti

MESTRE – Uno sciopero in tono minore quello che ieri ha coinvolto il trasporto pubblico a Venezia e in terraferma. Indetto da Cgil, Cisl, Uil, Ugl Trasporti e Faisa Cisal, non ha provocato molti disagi e in città si è potuto viaggiare senza troppe difficoltà. Secondo i sindacati, l’adesione allo sciopero sarebbe stata del 50% per il settore automobilistico e del 40% in navigazione (tenuto conto dei servizi minimi). Per Actv, invece, negli autobus l’adesione si è fermata a 32,9% e nella navigazione al 20%, con cadenze più lunghe nella linea 2 e per il Giracittà, con mancata partenza per due corse delle Ferry boat. Anche lo sciopero del tram si è fermato al 20%, mentre a Chioggia nessuno avrebbe aderito alla protesta sindacale.

 

NUOVI ORARI – Montebelluna, Conegliano, Vittorio Veneto e Oderzo: in tanti sono rimasti a terra

Caos treni: «Come carri bestiame»

Corse in ritardo o soppresse, coincidenze saltate e corriere stracolme: lunedì nero per i pendolari

lunedì nero sulle rotaie

LA POLEMICA «Scuola e lavoro: mai puntuali»

INCUBO SU GOMMA – Assalto alle corriere: niente fermate intermedie

I RITARDI – Mezz’ora e perfino un’ora in diverse tratte provinciali

Da Conegliano a Belluno senza grandi intoppi ma il gelo fa brutti scherzi

I tagli dei treni hanno creato molti disagi tra i pendolari. Innanzitutto, i convogli rimasti dopo la soppressione di alcune corse sono stati presi d’assalto con viaggiatori costretti a condividere addirittura il vano portabici, se non la toilette. E chi riusciva a salire era già fortunato. Perchè nelle stazioni della Marca in molti sono rimasti a terra. Così com’è successo a Oderzo dove tanti si sono rivolti alla corriera ma anche quest’ultima, strapiena, non ha caricato altri viaggiatori fino a Treviso. Che dire, poi, dei ritardi? Un po’ tutte le tratte ne hanno accumulati, nell’ordine della mezz’ora, rendendo praticamente impossibile “afferrare” le coincidenze. Un caso a sè il Venezia-Udine che è giunto a Conegliano con un’ora di ritardo.

 

IL PARADOSSO – Molti pendolari ora chiedono il ripristino delle vecchie corse

VITTORIO VENETO – (la) Sorpresa: è partito senza grossi intoppi l’orario cadenzato sulla linea Conegliano-Vittorio-Belluno, una delle più problematiche vista l’assenza di elettrificazione e i lunghi segmenti a binario unico. Domenica, primo giorno festivo, non si sono registrati problemi. Ieri grande puntualità per i treni dalla montagna, perlomeno quelli che sono partiti: 4 convogli infatti hanno avuto problemi legati alla captazione della corrente a causa di gelo. Le batterie scariche hanno reso indisponibili altri due treni e nel conto vanno aggiunti sistemi antincendio non funzionanti. Ritardi inferiori al quarto d’ora, invece, hanno interessato parte di quelli per Belluno.

 

Treni e orario cadenzato: è il caos

Corse soppresse, coincidenze saltate e carrozze stipate come carri bestiame: pendolari in rivolta

LE POCHE carrozze sono state prese d’assalto dai pendolari che si sono trovati stipati come sardine perfino nel vano portabici e nella toilette.

Le proteste sono state numerose

INIZIO – settimana difficile per i pendolari che hanno dovuto fare i conti con il taglio di corse e l’affollameto delle carrozze In molti sono arrivati tardi a scuola

MONTEBELLUNA – Un treno al posto di due. Ed è il disastro. Mentre fino al 14 dicembre da Montebelluna verso Padova partiva un treno alle 6.42 e un altro alle 7.24, strapieni e con 4-5 carrozze ciascuno, il nuovo orario li ha sostituiti con un unico treno alle 7.11, lasciando poi un inspiegabile buco di 2 ore. Risultato? «Sulla tratta -spiega Romina Zamprogno- abbiamo viaggiato stipati nel vano portabici, se non nella toilette, come bestie in 4 carrozze e senza nessun’altra possibilità: con l’imbarazzo del capotreno anch’egli stipato tra i pendolari». Con rischi anche per la sicurezza: «Non c’era alcun margine di prestare soccorso agli utenti in caso di emergenza». E in molti sono rimasti a terra, già a Montebelluna. «Abbiamo viaggiato stipati come sardine in un treno cortissimo che dovrebbe coprire l’affluenza di persone che prima avevano a disposizione due treni -sbotta Arianna Pizzolato- È una vergogna. E poi si sono accumulati ritardi su ritardi».

ODERZO – A Oderzo i pendolari se l’aspettavano. Treni in ritardo, orari che non consentono di prendere le coincidenze. Chi ieri mattina è partito con il treno delle 7.28 è arrivato a Treviso alle 7.55, troppo tardi sia per entrare in classe che per andare al lavoro. Non è andata meglio a chi andava verso Portogruaro. Il treno delle 8.01 da Oderzo è arrivato a Portogruaro con 10’ di ritardo, facendo così perdere la coincidenza delle 8.37 per Trieste; il treno successivo era alle 10.47. E dato che è stata cancellata la corsa delle 7, molti hanno preso il pullman. Risultato: corriera stracolma. Il mezzo ha raccolto viaggiatori fino a Oderzo. Poi non ce ne stavano più, perciò ha proseguito senza fermarsi fino a Treviso.

VITTORIO VENETO – Sulla linea Sacile-Conegliano-Venezia non sono mancati i disagi nel primo giorno di orario cadenzato feriale. Ritardi e cancellazioni sono però problemi con i quali i pendolari sono abituati a convivere. A provocare i maggiori disagi sono state le peripezie del regionale 2805, arrivato a Conegliano alle 6.55 anziché alle 6.04 e limitato a Mestre, che ha costretto chi era diretto in laguna a salire su un altro convoglio. Soppresso da Conegliano a Treviso anche il 2737 del mattino, arrivato a Venezia 24 minuti dopo il previsto. Nell’altro senso di marcia non ha circolato il regionale 2734, interamente cancellato. Un’ora di ritardo per il Venezia-Udine-Trieste, partito da Mestre e arrivato a Conegliano alle 9.21 anziché alle 8.21.

MOGLIANO – Clima teso tra i pendolari di Mogliano (circa 2mila al giorno tra studenti e operai) per l’entrata in vigore dell’orario cadenzato dei treni. C’e un “buco” di quasi due ore (dalle 8.54 alle 10.45) nelle corse da Mogliano a Mestre che non va giù agli utenti del servizio ferroviario.
Sull’argomento il gruppo consiliare di “Mogliano Democratica” ha presentato un’interpellenza al sindaco Giovanni Azzolini per sapere quali provvedimenti intende prendere l’amministrazione per non penalizzare ulteriormente il trasporto ferroviario.

(hanno collaborato Laura Bon, Annalisa Fregonese, Luca Anzanello e Nello Duprè)

 

Treni pendolari nuovi orari vecchi disagi

GIORNO INFAUSTO L’avvio dell’orario cadenzato dei treni regionali ha creato molti problemi ai pendolari, complici anche alcuni guasti sulle linee

Esordio nel caos per il servizio cadenzato. Veneto, pesanti disagi con ritardi e soppressione di convogli. Proteste anche in Friuli

70 SULLA CARTA LE CORSE IN PIÙ

14 CONVOGLI IN RITARDO

15-20 MINUTI DI ATTESA DELLA COINCIDENZA

LE PROTESTE – L’assessore invita a segnalare i disagi via e-mail o per telefono

Treni: orario nuovo, disastri vecchi

La promessa era quella di rivedersi ad orario applicato, per aggiustare il tiro. L’assessore ai Trasporti del Veneto Renato Chisso era stato chiaro con i pendolari, con tanto di e-mail dove depositare le contestazioni. Ieri, primo giorno lavorativo di applicazione del nuovo orario cadenzato non è andato tutto liscio come l’olio, complice anche lo sciopero del personale che ha ingigantito ulteriormente i disagi. Ed ad ammetterlo è lo stesso assessore che parla di un battesimo insoddisfacente. Le 170 corse in più sulla carta, i bus notturni, non hanno evidentemente funzionato come avrebbe dovuto essere. E se la domenica era già stata di passione, ieri c’è stato il bis. Le proteste hanno riguardato più o meno tutte le tratte. Furiosi i pendolari della Venezia-Salzano e ritorno, che hanno perso 3 treni (da 19 a 16), anche se di fatto sono stati aggiunti convogli che però di fermano a Mestre. Criticità che pesa più nelle ore di punta: «Al mattino per arrivare a Venezia prima delle 8, ci sarà solo un treno, più un altro con cambio a Mestre, spiegano i pendolari». E ci si è messa pure l’energia elettrica a creare disagio. La circolazione ferroviaria tra Padova e Venezia dove 14 treni regionali hanno registrato ritardi tra i 20 e i 60 minuti e 6 sono stati cancellati proprio nell’ora di punta.

Malumori anche a Este dove il convoglio delle 7 del mattino, quello che raccoglie i pendolari, si è presentato con due sole carrozze: gente stipata e persone che a Terme Euganee non sono riuscite a salire, più o meno quello che è accaduto per il Montebelluna-Padova. L’elenco dei ritardi è ancora più drammatico e non fa sconti a nessuno, neppure i treni a lunga percorrenza: 71 minuti per il Vicenza-Venezia, 83 per il Venezia-Verona. Il Venezia-Vicenza ha sommato più di un’ora di ritardo, mentre i collegamenti con il rodigino sono stati rallentati di almeno tre quarti d’ora. Disagi anche in Friuli Venezia Giulia. Due ritardi, uno di 13 minuti sul treno del mattino Tarvisio-Udine-Trieste e uno di 20 minuti sul treno delle 7.50 Udine-Trieste. Poi il disagio per chi ha dovuto fare i conti con le fermate soppresse di Mossa e Capriva e per i lavoratori della Danieli di Buttrio che da Pordenone e Sacile devono ora sobbarcarsi venti minuti in più di viaggio. Un altro tragitto della disperazione è quello da Belluno a Venezia. Tralasciando il fatto che il treno arriva in laguna alle 8.30, troppo tardi per chi lavora o studia, c’è il gravissimo problema del sovraffollamento, delle attese in stazione e dei ritardi. Molti pendolari per non arrivare tardi a destinazione hanno preso il treno prima. E in questo caso si fanno i conti con una levataccia (4,48 per chi andava a Padova). A Conegliano infatti la linea “s’interrompe” e si deve attendere la coincidenza da Udine: dura restare 15-20 minuti al freddo sul binario! Ed è il disastro. Ancora peggio a Montebelluna in direzione Padova, mentre prima c’erano partiva un treno alle 6,42 e un altro alle 7,24, che viaggiavano sempre strapieni, il nuovo orario li ha sostituiti con un treno unico alle 7,11. Poi c’è un buco di due ore. Morale della favola, tutti in carrozza stipati come sardine, pure nel vano portabiciclette. A Oderzo chi non è riuscito a salire sul treno ci ha provato con la corriera, ma inutilmente.
In serata altri disagi, questa volta l’orario cadenzato non c’entra. La morte di una donna a bordo di un treno all’altezza di Vigonza (Padova) ha provocato nuovi rallentamenti, dopo il guasto ad un convoglio ferroviario della mattina, sulla linea Padova-Venezia, di fatto andando a “colpire” più nodi ferroviari.
E che le cose non funzionino lo dice anche la Ue. É infatti l’Italia il Paese col più alto tasso di insoddisfazione per puntualità ed affidabilità dei treni. Secondo i dati, l’Italia è al primi posto nella graduatoria degli insoddisfatti col 44%; seguita da Germania (42%), Polonia (40%) e Francia (39%). Le percentuali europee in positivo più alte si registrano in Irlanda, Lettonia, Austria e Gran Bretagna (sopra il 73%). Non è una bella fotografia.

 

LE REAZIONI – Per il consigliere Pettenò (FSV) un pessimo esordio. Interrogazione del senatore De Poli (Udc)

«Problemi enormi, ora intervenga il ministr

La protesta arriva fino a Roma. Per il consigliere regionale della Federazione Sinistra Veneta, Pietrangelo Pettenò, il nuovo orario ferroviario più che cadenzato è disastrato. «Già da settimane – ricorda Pettenò – giungono richieste di modifica del nuovo orario che, su alcune linee, prevede delle soppressioni che danneggiano lavoratori e studenti e, ciò nonostante, la Regione assieme a Trenitalia non ha fatto quasi nulla per venire incontro alle richieste di cambiamento. Delle due l’una: – ribadisce – o l’orario cadenzato è una bufala, o gran parte del materiale rotabile è da buttare». I consiglieri del Pd Pigozzo e Ruzzante lanciano la patata bollente a Chisso, chiedono vada a riferire in Consiglio. Il senatore Antonio De Poli (Udc) si è rivolto al Ministro dei Trasporti con una interrogazione. «Sono molti i disagi che si stanno registrando in queste ore: il treno Bassano-Padova strapieno con molti pendolari costretti a rimanere a terra – sottolinea – A Vigonza un guasto tecnico ha bloccato il treno Padova-Venezia e provocato ritardi che hanno fatto saltare le coincidenze. A causa del problema 14 treni regionali hanno registrato ritardi fra 20 e 60 minuti e 6 convogli sono stati cancellati. A Campodarsego, secondo quanto mi hanno riferito alcuni cittadini, dei due treni su 4 cancellati dal nuovo orario, soltanto uno ha funzionato mentre l’altro è stato soppresso. E’ evidente che siamo di fronte a un esordio fallimentare del nuovo orario cadenzato”.

 

L’ASSESSORE CHISSO «É andato tutto male, mi auguro che chi gestisce garantisca il servizio»

Chisso non minimizza, anzi, rincara la dose. Del resto in tempo non sospetto aveva già messo le mani avanti fornendo un numero verde e una e-mail alla quale affidare i possibili disagi provocati dal nuovo orario cadenzato. E mai profezia fu più azzeccata, parlare di soli disagi è infatti minimizzare, difficile spiegarlo a tutti quei pendolari che si sono trovati alle 7 del mattino con -2 gradi ad attendere i convogli per decine di minuti, o restare addirittura a piedi. «É andato tutto male, a causa di malfunzionamenti nei servizi resi da Trenitalia e dei conseguenti contraccolpi a catena. – sottolinea l’assessore – Io però credo in quello che il suo amministratore delegato ha definito il migliore standard di servizio a livello europeo e, nell’invitare tutti gli utenti a segnalare criticità e a inviarci suggerimenti, attendo che chi svolge il servizio lo assicuri, così come è stato assieme stabilito che debba funzionare».
A creare disagi, laddove non si si è messo il nuovo orario ci hanno pensato la cattiva captazione di corrente da parte di almeno quattro convogli a causa del gelo, batterie scariche che hanno reso indisponibili altri due treni, sistemi antincendio non funzionanti anch’essi a causa del gelo, e così via, hanno causato ritardi a catena per troppi convogli. «Certo, siamo tutti di fronte ad un sistema nuovo, ma al momento non possiamo valutarlo nella sua funzionalità proprio a causa di queste disfunzioni, che potevano e sarebbero capitate anche con il vecchio sistema – ha detto Chisso – mi auguro però che non si ripetano. A chi continua a speculare dico solo che far funzionare i treni non è una scelta politica, di destra o di sinistra, ma un dovere di tutti, Trenitalia in testa, che dobbiamo continuare a tenere sotto pressione».
E per cercare di far fronte ai disagi l’assessore torna a suggerire a coloro che utilizzano il treno di spedire osservazioni, segnalazioni e proposte all’indirizzo nuovorariocadenzato@venetotreni.it, oppure di utilizzare il numero verde gratuito 800042822, in orario d’ufficio.

 

Nuova Venezia – Treni, si scatenano le proteste

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15

dic

2013

RIVOLUZIONE FERROVIARIA » DA OGGI CAMBIA TUTTO

Da oggi l’orario cadenzato. Domani sciopero del trasporto pubblico

Orario cadenzato, debutto con proteste

Soprano (Trenitalia): «Il sistema più moderno in Europa che dovrebbe dare grandi vantaggi all’utenza, ma serve tempo»

A mezzanotte ultimo e polemico viaggio di un gruppo di utenti per Udine

Sui binari del Veneto è iniziata la nuova era dell’orario ferroviario cadenzato. Elaborato in due anni di lavoro da una commissione tecnica istituita dalla Regione, il nuovo orario cadenzato da oggi è ufficialmente in vigore, preceduto nelle ultime settimane da molte contestazioni dei pendolari. L’ultima protesta è andata in scena ieri sera, quando un gruppo di utenti si è riunito alla stazione di Venezia San Lucia per viaggiare un’ultima volta insieme sul Regionale delle 23.56 per Udine, da oggi anticipato alle 23.04.

La rivoluzione dell’orario cadenzato è scattata alla mezzanotte scorsa, ma il battesimo del fuoco sarà domani quando, con il ritorno al lavoro dei pendolari, il nuovo sistema andrà a regime. Nei giorni feriali in Veneto saranno effettuate circa 800 corse quotidiane contro le 600 previste fino a ieri. Oggi sarà una giornata impegnativa soprattutto per Trenitalia, che dovrà testare la macchina operativa: per garantire un pronto intervento in caso di imprevisti, ha predisposto autobus sostitutivi che stazioneranno nei punti chiave. Perché ogni cambio d’orario è problematico, ma stavolta siamo di fronte a una rivoluzione. Treni per una determinata destinazione che partono sempre agli stessi minuti di ciascuna ora, un sistema che affianca Regionali veloci a Regionali che fermano in tutte le stazioni, migliori coincidenze nei nodi: ecco le caratteristiche del cadenzamento. Un sistema che è routine nelle ferrovie d’oltralpe, ma che ha trovato applicazione anche in Italia, da Milano e Torino fino alla Toscana. Ma, come ha spiegato l’amministratore delegato di Trenitalia, Vincenzo Soprano, quella del Veneto sarà una prima assoluta, per le caratteristiche della regione che presenta un flusso di pendolari diffuso su più grandi centri.

Ecco alcune delle novità. Sulla direttrice Venezia-Verona entra in servizio una nuova relazione con Regionali veloci: 14 coppie di treni, per un totale di 28 corse tra andata e ritorno contro le 4 fino a ieri.

La direttrice Venezia-Conegliano potrà contare su una relazione veloce con 13 coppie di treni (26 corse), alcune prolungate su Sacile.

La Venezia-Rovigo-Ferrara sarà potenziata con 14 coppie di treni al giorno, per 28 corse.

«Il cadenzamento è lo standard progettuale più moderno in Europa. Un sistema che dovrebbe dare grandi vantaggi all’utenza. Ma come tutte le innovazioni andrà in questa prima fase monitorato e perfezionato» ha detto Soprano. Per questo Trenitalia e l’assessore regionale Chisso invitano ad attendere almeno due settimane prima di fare bilanci.

I pendolari, però, non sono dello stesso avviso e nelle ultime settimane, affiancati da molti sindaci, hanno duramente contestato il nuovo orario, sfilando anche in corteo per Venezia.

Le proteste maggiori hanno riguardato la tratta Venezia-Portogruaro dove, alla mobilitazione dei pendolari di Quarto d’Altino, si è aggiunto il neonato Comitato Pendolari del Veneto Orientale.

Ma si sono fatti sentire anche i pendolari di altre tratte: Venezia-Treviso-Belluno, Venezia-Castelfranco, Treviso-Portogruaro.

Le proteste si sono concentrate sulla netta riduzione delle corse nella fascia notturna tra le 22 e le 6, con problemi per i tanti lavoratori turnisti che gravitano su Mestre e Venezia. Ma non meno contestata è la riduzione dei collegamenti il sabato e nei giorni festivi.

Giovanni Monforte

 

I pendolari di Salzano «Penalizzati»

Tra i comuni penalizzati dal nuovo orario cadenzato dei treni c’è pure Salzano. Gli utenti sono arrabbiati e hanno aperto un gruppo Facebook chiamato «Pendolari Salzano Robegano» che in pochi giorni ha raccolto una settantina di iscritti e diverse segnalazioni su quello che non piace. La lista comprende il calo dei convogli nelle ore di punta per Venezia: per chi arriva da Mestre in certi casi dovrà proseguire fino alla stazione successiva di Noale e poi tornare indietro perché non sempre il regionale fermerà a Salzano.

Per chi fa i turni, i passeggeri accusano la mancanza di treni, idem per chi volesse fare una gita di domenica a Venezia o Bassano. Giovedì prossimo alle 18 in sala consigliare ci sarà un incontro pubblico dove si spera di raccogliere più testimonianze possibili da girare agli organi competenti. Si può anche e inviare mail a pendolarisalzanorobegano@gmail.com.

«Fino a Venezia avremo 16 treni giornalieri contro i 19 avuti sinora», riferisce l’assessore alla Mobilità Lucio Zamengo, «con l’aggiunta di altri convogli ma con arrivo solo a Mestre. Da Santa Lucia, invece, da 21 regionali si scenderà a 15. Senza contare l’estate o i giorni festivi, dove muoversi su rotaia sarà ancor più difficile. Le nostre richieste hanno prodotto l’aggiunta di un autobus sostitutivo con partenza da Salzano alle 6.55 e arrivo a Venezia alle 7.41. Noi e i pendolari chiediamo di far fermare qualche treno in più, almeno nelle ore di punta: non ci sarebbe alcun aumento dei costi».

(a.rag.)

 

LEGAMBIENTE VENETO ORIENTALE

Portogruaro è il punto debole

«Più treni da lunedì a martedì, ma meno ore coperte dal servizio»

«Qualche treno in più dal lunedì al venerdì, ore in meno di servizio tutti i giorni». Legambiente Veneto Orientale boccia il cadenzamento tra Venezia e Portogruaro.

«L’aumento delle fasce scoperte, sia notturne che diurne, l’ulteriore riduzione di offerta nelle giornate prefestive e festive sono i dati oggettivi che dimostrano come l’assessore Chisso non si occupi di trasporto, ma di infrastrutture», attaccano gli ambientalisti, «non vi è nessuna politica dedicata ad intercettare nuovi utenti. Chi deve essere al lavoro a Venezia per le 6.30-7 si accomodi in auto, chi termina dopo le 22 prenda l’auto. Vai a Roma o Milano? Prendi l’auto fino a Mestre».

Dal lunedì al venerdì sulla tratta i Regionali lenti passano da 16 a 27, ma il 48% (ovvero 13) sono limitati da e per Mestre. Il sabato e nei festivi la riduzione dei collegamenti è del 20%, scendendo da 27 a 22. Ma se il numero dei treni aumenta dal lunedì al venerdì, diminuiscono le ore coperte dal servizio. Fino a ieri si viaggiava da Mestre verso Portogruaro dalle 6.31 alle 0.49. «Mentre col nuovo orario si viaggerà tra le 5.25 e le 22.25, 17 ore a cui vanno tolti un buco in mattinata tra le 10.25 e le 12.57 e uno in serata tra le 20.25 e le 22.25», rileva Legambiente, «anche se il servizio partirà un’ora prima, chiuderà con 3 ore di anticipo e lasciando scoperte 4 ore e mezza durante il giorno, in totale 12 ore e mezza. Dopo le 22 i piccoli centri non sono più collegati, mentre finora lo erano fino quasi all’una di notte».

In direzione opposta aumenta la fascia scoperta tardo mattutina: mezz’ora in più oltre alle 2 ore di buco già esistenti. E nei festivi la situazione è decisamente peggiore.

Mercoledì alle 20.30 Legambiente parteciperà, insieme a molti altri soggetti, al dibattito promosso dal Pd a Meolo presso il Centro anziani in via Cà Corner Sud. Sarà la prima verifica pubblica sul nuovo orario.

(g.mon.)

 

Trasporti pubblici, domani sciopero

Vaporetti e bus Actv dalle 9 alle 13, pullman extraurbani dalle 16.30 alle 20.30

Sarà un lunedì difficile per chi usa i mezzi di trasporto pubblici locali. Per domani, infatti. è stato annunciato un nuovo sciopero nazionale dei lavoratori del trasporto pubblico locale, che aspettano di rinnovare il contratto nazionale di lavoro scaduto il 31 dicembre del 2007. Lo sciopero interesserà dalle 9 alle 13 il trasporto urbano e dalle 16.30 alle 20.30 l’ extraurbano.

«Sono trascorsi 6 anni, 9 scioperi generali, 6 governi e un’unica direzione delle associazioni che raggruppano le aziende pubbliche di trasporto, come Asstra e Anav», spiegano i sindacati (Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Fna-Ugl, Faisa-Cisl) che hanno dichiarato lo sciopero, «senza rinnovo contrattuale per il loro vecchio sporco gioco di esasperare la situazione, per obbligare il Governo a finanziare il costo del contratto. Quel che serve, invece, è cambiare e in fretta in modo responsabile questo stato di cose e assicurare un nuovo contratto a questi lavoratori e un servizio pubblico importante e strategico come quello del trasporto locale, efficente e puntuale».

A Venezia lo sciopero avrà modalità specifiche per ogni settore. Vaporetti e bus Actv. Il servizio di movimento automobilistico e di navigazione, i servizi di manutenzione turnisti e i servizi di biglietteria distaccati Vela saranno interessati dallo sciopero dalle 9 alle 13: i rimanenti lavoratori dei settori non turnisti (personale amministrativo, impiegatizio, usiliario, servizi di manutenzione, distaccati delle biglietterie di Vela) saranno interessati dall’agitazione sindacale nelle prime quattro ore del loro turno di servizio. Alilaguna, Linea spa, Nordest mobility, Jjtaca e Pmv. Il sevizio delle altre aziende di trasporto lagunare sarà interessate dallo sciopero dalle 9 alle 13 e negli impianti fissi nelle prime 4 ore del turno di lavoro. Trasporto extraurbano. Il servizio di trasporto extraurbano dei pullman di Atvo, le biglietterie e i verificatori saranno interessati domani dallo sciopero tra le 16.30 e le 20.30, mentre per gli addetti negli impianti fissi (officine e impiegati) braccia incrociate nelle ultime quattro ore del turno di lavoro.

 

Nuova Venezia – Treni, domenica parte la rivoluzione

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13

dic

2013

 

l’orario cadenzato

Task force per il d-day. Corse in più per Verona, Treviso, Castelfranco e Rovigo. Da settembre lo shuttle Mestre-Padova

Ci siamo: domenica scatterà la rivoluzione del trasporto su ferro nel territorio regionale, con l’entrata in vigore dell’orario cadenzato dei treni. Ieri mattina a presentare l’orario completo, pubblicato sul sito di Trenitalia, l’amministratore delegato, Vincenzo Soprano, assieme alla responsabile regionale, Maria Giaconìa, al presidente di Sistemi Territoriali, Gian Michele Gambato, l’ingegnere Bruno Carli per la Regione. L’assessore Chisso era assente per un lutto familiare: il padre, Primo Chisso, è mancato nella notte. «Quella di domenica è una prima nazionale», ha esordito Soprano, «non si tratta di una piccola variazione, ma dell’intera riprogettazione del sistema dalle fondamenta. Avremo dei giorni duri, ma saremo tutti sul pezzo. Il cambiamento all’inizio può non essere gradito da tutti, ma nel complesso tutti ne trarranno vantaggi. Siamo sicuri che con l’impegno di ciascuno questa sfida potrà essere vinta».

Task force. Il giorno più critico – spiegano – per Trenitalia, sarà la domenica. 1.200 persone al lavoro, 200 corse in più (si passerà dalle 665 attuali a 835), orari nuovi, milioni di operazioni da far combaciare. «Crediamoci in questo orario», ha detto Carli, «non spariamo a zero il primo giorno, attendiamo la messa a punto, al nostro osservatorio tantissime persone ci hanno scritto per dire che sono soddisfatte». «Il lavoro non è perfetto ma è perfettibile», spiega Chisso, «stiamo ascoltando moltissime richieste e daremo seguito agli aggiustamenti». «Domenica sono state allertate le officine», precisa Giaconìa, «abbiamo predisposto degli autobus sostitutivi se ce ne fosse bisogno, il cambio orario è complicato: ci sono pulizie, manutenzioni, migliaia di appuntamenti da far coincidere». Domenica dovrà essere messa a punto la macchina da Trenitalia e Ferrovie, lunedì la prova del fuoco passerà ai pendolari. «Vogliamo che l’utente sia soddisfatto», ribadisce Soprano, «ma un sistema che accontenta tutti non c’è, noi facciamo i conti con le risorse. Per domenica abbiamo rinforzato i presidi informativi, consigliamo a tutti di connettersi sul sito, scaricare gli orari, guardare le applicazioni dallo smartphone».

Novità. La vera rivoluzione riguarda alcune linee. E precisamente: la linea Venezia-Verona sarà collegata da 14 coppie di treni regionali veloci, 28 corse tra andata e ritorno anziché le quattro attuali e ci si impiegherà un’ora e 28 minuti anziché un’ ora e 37.

La direttrice Venezia-Conegliano con il proseguimento verso Sacile, sarà collegata da 13 coppie di treni, 26 corse, Treviso-Castelfranco-Padova, altre 26 corse, infine Venezia- Rovigo-Ferrara, 28 corse, ossia 14 coppie con un treno per Rovigo nuovo dopo le 21. A settembre del prossimo anno, entrerà i funzione anche una navetta shuttle diretta Mestre-Padova. Binari.

Ieri mattina nel capannone di via Parco Ferroviario a Marghera, i vertici di Trenitalia, Sistemi Territoriali e della Regione, hanno inaugurato i tre nuovi binari, lunghi 110 metri, che serviranno per le riparazioni e la manutenzione dei convogli. I binari sono completi di carrelli per le ispezioni e il rodaggio, le gru e quanto serve per lavorare sui convogli, in modo flessibile ed efficace. Davanti al personale riunito, compreso il più giovane operaio della squadra Federico Brun, 22 anni, che ha tagliato il nastro, hanno fatto l’ingresso due mezzi: un treno Flirt, di quelli che inizieranno a circolare domenica sulla tratta metropolitana e un treno Taf, ad alta frequentazione. Nell’impianto le maestranze di Trenitalia effettueranno la manutenzione di 20 convogli Taf di proprietà di Trenitalia e di 20 complessi Etr Flirt acquistati dalla Regione e concessi in comodato. L’intervento è stato effettuato con un costo di 2 milioni di euro, in tutto 8 milioni di euro è costata la specializzazione dei tre siti manutentivi della direzione regionale veneto di Trenitalia, dislocati in modo baricentrico rispetto all’esercizio: Verona Porta Nuova per il trasporto veloce e i Vivalto, Padova e Mestre per il trasporto metropolitano e Treviso per i veicoli Diesel.

Marta Artico

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Tutte le novità scaricabili dal sito di Trenitalia

«Si cambia per migliorare, più velovità e frequenza». È questo lo slogan di Trenitalia, che compare sul sito della società, dove è possibile cliccare per conoscere e scaricarsi i Pdf di tutti i nuovi orari cadenzati. Sul sito ci sono anche gli orari dei desk informativi. «Per maggiori informazioni», si legge, «è possibile contattare la Regione chiamando al telefono il numero verde gratuito 800.042.822 oppure via e-mail all’indirizzo nuovorariocadenzato@venetotreni.it.

 

incontro in Regione

«Ripristinare le corse notturne»

Il sovrintendente del Teatro La Fenice: «Come avviene a Londra» 

Orario cadenzato e più collegamenti con Padova. Ma dopo le 23 il capoluogo rimane isolato dal resto del mondo

«Ripristinare le corse notturne tra Venezia e il resto del mondo, collegando il centro alla periferia, come avviene a Londa». Il sovrintendente del Teatro La Fenice di Venezia, Cristiano Chiarot, ha incontrato mercoledì, assieme al presidente del Teatro Stabile del Veneto, Angelo Tabaro, l’assessore regionale alla Mobilità, Renato Chisso. Motivo? «Perorare la causa del ripristino delle linee ferroviarie notturne tra Venezia e il resto del mondo». «Molti nostri lavoratori» ha spiegato «vivono nel trevigiano e nel padovano e l’aver soppresso i treni dopo le 23 e per loro un grave dramma, oltre a rischiare di avere effetti pericolosi per i lavoratori e il pubblico». E ancora: «Stiamo faticosamente lavorando per far arrivare spettatori anche dall’entroterra, visto che è più facile portarli qui da Dusseldorf o da Parigi piuttosto che da Spinea o da Padova». Chiarot ha fatto sapere che Chisso ha capito il problema, dando la sua massima disponibilità ad organizzare corriere notturne da piazzale Roma, destinate ai lavoratori. Che ricordiamo, hanno consegnato una lettera con parecchie sottoscrizioni, proprio all’assessore alla Mobilità. «La nostra richiesta», ha proseguito», «è stata però quella di pensare al ripristino della corsa delle 23.05, che sarebbe essenziale, visto che i nostri spettacoli iniziano alle 19 per concludersi alle 22 o alle 22.15». «Spero», chiosa, «che venga capito che la città, per essere collegata con il resto del mondo, ha bisogno di strutture che uniscano il centro alla periferia, come avviene a Parigi o a Londra. Il sindaco Orsoni è d’accordo con noi: se si farà la città metropolitana i servizi dovranno essere adeguati a questa nuova entità».

(m.a.)

 

Convogli in ritardo per un guasto a Vicenza

Disagi ieri pomeriggio. L’ingegner Menna: «Dal sindaco Conte abbiamo ricevuto proposte irrealizzabili»

Nel giorno dedicato al nuovo orario cadenzato che dovrebbe migliorare gli spostamenti, ci sono state parecchie difficoltà per i viaggiatori. Guasti. Attorno alle 15 di ieri si è verificato un guasto alla linea di alimentazione elettrica dei treni, tra le stazioni di Grisignano e Vicenza, sul binario in direzione Milano. Ciò ha comportato notevoli rallentamenti, mentre durante la riparazione, i treni hanno percorso in senso alternato il binario in direzione Venezia. Il risultato sono 8 Frecciabianca e 2 Intercity che hanno registrato ritardi tra i 25 e i 90 minuti, 10 regionali con ritardi tra i 30 e i 90 minuti, 5 regionali cancellati. Venezia-Trieste. L’artefice della complessa architettura del nuovo orario cadenzato, è l’ingegnere veronese, Domenico Menna, che da dal 2011 lavora alla rivoluzione delle corse. È proprio lui a rispondere alle lamentele dei pendolari di Quarto d’Altino e del Veneto Orientale, che utilizzano la linea Venezia-Portogruaro, che anche ieri non hanno mancato di segnalare sui social network, il disagio per la mancanza dei treni di ritorno della sera, sostituiti da autobus, così come dei treni del mattino e del fine settimana. «Dove esiste il servizio sostitutivo mediante i pullman di Trenitalia», spiega, «è perché la frequentazione è bassa. Un treno in un’ora diurna costa 20 euro a chilometro, con 10-15 persone, è meglio un autobus, visto che a pagare è la collettività. La notte, egualmente, ci sono delle maggiorazioni così come nei festivi e il costo lievita anche del 30 per cento in più, sfiorando i 25 euro a chilometro, mentre in pullman il prezzo è di 4,30 euro a chilometro». Precisa: «Certo, se inizieranno ad esserci frequentazioni tali da giustificare due, tre autobus, allora inseriremo dei treni, in ogni caso durante l’anno effettueremo dei monitoraggi, che eseguiamo costantemente». Chiarisce: «Poi ci sono i servizi sostitutivi che vengono messi in campo per via della fascia oraria in cui ci sono le manutenzioni e quelli dei giorni festivi. Anche in questo frangente, si deve ricordare che nei festivi c’è meno gente e meno domanda e che nonostante ciò, siamo stati finora l’unica regione che aveva una produzione festiva simile a quella feriale». Un passaggio anche sulla protesta dei comuni, in special modo quella del sindaco di Quarto d’Altino, Silvia Conte: «È venuta assieme ai rappresentanti di Ferrovie a Nordest, con un progetto irrealizzabile. Una proposta possibile solo nel caso in cui vengano eseguiti i lavori in corso nel nodo di Mestre da parte di Rfi per avere il terzo canale verso Santa Lucia, che sarà pronto tra qualche anno. Tra l’altro il loro progetto, non aveva l’appoggio neanche dei sindaci di tutto il Veneto Orientale, perché privilegiava l’asse Mestre-Quarto a scapito di quello che prosegue da Quarto per Portogruaro». Menna ha precisato che i lavori in corso d’opera da parte di Rfi (con 40 milioni di euro del Cipe) sul Ponte della Libertà e che riguardano anche opere edili, consentiranno di avere il terzo canale libero per portare i treni che fermano a Mestre fino a Venezia, aumentando la frequenza e diminuendo i tempi di attesa. «Altre modifiche che verranno messe in campo, saranno possibili dopo il 23 dicembre, quando Rfi riaprirà i sistemi e dovranno essere calibrate tenendo conto del personale, dei turni, del materiale rotabile a disposizione». Da domenica, Venezia sarà collegata a Vienna da un treno giornaliero voluto da Ferrovie Austriache.

(m.a)

 

Treni, per i pendolari 14 convogli veloci

Per la prima volta istituita la linea diretta Padova-Camposampiero-Castelfranco-Paese. Per Venezia ultima corsa alle 22.35

L’«ora X» sta per arrivare. Domenica 15 dicembre prende il via il nuovo orario annuale di Trenitalia, che durerà un anno, compresi i tradizionali aggiustamenti estivi che ci saranno a partire dal primo giugno. Sulla lunga percorrenza non cambia praticamente niente. Le stesse di oggi le Frecce Bianche per Milano/Torino e le Frecce Argento per Bologna/Firenze/Roma, ma con una nuova Freccia, proveniente dalla capitale che proseguirà, dopo Mestre, per Trieste. L’orario dei treni regionali, invece, subirà una rivoluzione. Tutti i locali, sia i veloci sia quelli lenti (ossia che fermano in tutte le stazioni), partiranno e passeranno alla stessa ora ed allo stesso minuto. Come hanno annunciato ieri, a Mestre, l’ad di Trenitalia, Vincenzo Soprano e la dirigente della divisione regionale di Fs, Maria Giaconia, con i funzionari della Regione, Gian Michele Gambato e Bruno Carli, da lunedì prossimo, primo giorno feriale, i treni regionali che saranno in circolazione non saranno più 600, ma 800 al giorno. E in più tanti convogli, tra cui i nuovi Stadler svizzeri, saranno più veloci e più capienti. Numerose le novità che riguardano sia Padova e sia le stazioni della Bassa e dell’Alta. Sull’asse Venezia-Padova-Vicenza-Verona ci saranno 14 coppie di treni veloci. Ossia 14 all’andata e 14 al ritorno. Da Padova a Venezia ci si impiegherà solo 27 minuti, mentre per raggiungere la città di Giulietta e Romeo si dovrà restare in carrozza non più un’ora e venti minuti, ma solo ’58.

Per la prima volta, poi, nasce la nuova linea diretta Padova-Camposampiero–Castelfranco-Paese con 13 coppie al giorno. Tempo di percorrenza un’ora circa, ma senza la necessità di trasbordare treno a Mestre. Un’altra novità riguarda la Mantova-Legnago-Este- Padova. Eccetto i primi tre regionali del mattino in arrivo nella città del Santo, ogni volta che un utente Fs dovrà andare verso Legnago o viceversa, dovrà trasbordare treno a Monselice ed attendere i regionali veloci e quelli lenti, che circolano tra Venezia, Padova, Rovigo, Ferrara e Bologna, che, però, in genere, sono sempre affollati. Per gli utenti che vanno a Venezia spesso o per motivi di lavoro o turistici, l’ultimo regionale da Venezia Santa Lucia per Padova parte alle 22.35. Una scelta infelice che ha anche causato la protesta dei musicisti della Fenice, che abitano a Padova. A proposito della partenza dell’orario cadenzato con i nuovi treni in arrivo dalla Svizzera, ieri, il consigliere regionale dell’Idv, Antonino Pipitone, ha innescato una polemica: «I 24 treni nuovi costeranno, alla fine, 254 milioni. Perché, invece, l’assessore regionale, Renato Chisso, non ha messo nel conto anche i 3 milioni e 370.000 euro come spese di consulenza esterna, che, a quanto pare, almeno in parte, sarebbero andati ad una società padovana?». Ma i disagi per gli utenti continuano. Anche ieri hanno trascorso una serata di passione per un guasto elettrico sulla linea per Verona. Il locale per Venezia delle 17 portava 95 minuti di ritardo, mentre quello per Belluno delle 18.13 era annunciato con un ritardo di ’50. Stessa musica per il treno per Treviso, Motta di Livenza, delle 17.25, con un ritardo di ’80.

Felice Paduano

 

Più cari biglietti e abbonamenti ferroviari Ecco gli aumenti dal mese di gennaio

Come anticipato dal nostro giornale, i nuovi aumenti che scatteranno a partire dal primo gennaio sono diventati ufficiali con la consegna delle tabelle su base chilometrica fatte pervenire ai rivenditori. In pratica si tratta del tradizionale adeguamento tariffario in base ai dati Istat. In genere i biglietti crescono di cinque e dieci centesimi, mentre gli abbonamenti mensili, in media di un euro e, in alcuni casi, anche meno. Alcuni esempi. Per andare da Padova a Venezia Santa Lucia, oppure a Vicenza oppure ancora a Castelfranco, il biglietto singolo non costerà più 3.55, ma 3.60. Per le stazioni, invece, comprese tra 40 e 50 km non più 4.15, ma 4.20. È il caso del Padova-Bassano del Grappa oppure del Padova-Treviso, via Mestre. Leggermente più salati anche gli abbonamenti. Il mensile Padova-Venezia sale da 53.80 a 54.60, mentre il Treviso-Venezia da 46.10 a 46.80.

(f.pad.)

 

Nuova Venezia – Treni locali piu’ cari dal primo gennaio

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12

dic

2013

 

Aumenti di 5 e 10 centesimi in base alla percorrenza. E domenica entra in funzione il nuovo contestato orario cadenzato

VENEZIA – Dal prossimo primo gennaio per andare da Padova a Venezia con i treni regionali, sia lenti che veloci e viceversa, non si dovranno sborsare più 3.55, ma 3.60 euro. In pratica sino alla fascia compresa entro i sessanta chilometri si pagheranno cinque centesimi in più, che diventano dieci dai sessanta km in su. Adeguamento minimo, si dirà, ma se pensiamo che i treni regionali dedicati ai pendolari sono nell’occhio del ciclone e oggetto dell’inferocimento quotidiano degli stessi utenti, si capisce che questo aumento sarà benzina sul fuoco della protesta che si va estendendo ovunque. Il comunicato ufficiale sarà inviato stamattina ai i distributori dei biglietti TrenItalia – Regione Veneto. L’aumento dei biglietti e, molto probabilmente, anche degli abbonamenti, è da mettere in relazione al tradizionale adeguamento annuale delle tariffe in rapporto ai dati Istat sul costo della vita.

Alcuni esempi. Oltre che sulla Padova-Venezia ( 37 km ), si dovrà pagare 3,60 euro per andare anche a Vicenza oppure a Castelfranco. Dieci centesimi in più, invece, per raggiungere Treviso, via Castelfranco, oppure San Donà, Portogruaro e Verona.

Nel frattempo, dopo la presentazione dei 20 treni Stradler che saranno messi su rotaia sulle linee regionali, tutto è pronto per l’entrata in vigore del nuovo orario cadenzato dei treni regionali, previsto per domenica. Nonostante le vibranti proteste di molti pendolari, l’assessore regionale ai trasporti, Renato Chisso, assicura che il nuovo orario porterà ai pendolari treni più frequenti e più capienti, che miglioreranno le condizioni di viaggio.

Parecchie le novità per quanto riguarda i treni che arrivano e partono dalla città del Santo. Nasce la nuova linea diretta Padova-Treviso, via Camposampiero- Castelfranco- Paese, con tredici coppie al giorno senza più la necessità di trasbordare a Mestre ed entra in vigore anche la nuova linea regionale veloce Venezia-Padova-Vicenza-San Bonifacio – Verona, con tredici coppie di treni al giorno.

Tempo di percorrenza tra Padova e Venezia Santa Lucia: 27 minuti e 58 per raggiungere la città di Giulietta e Romeo. Con i regionali veloci, che già sono in circolazione sulla Bologna-Rovigo- Padova-Venezia da oltre vent’anni, si pagheranno sempre 3.60 euro e non ci sarà più bisogno di salire su una Freccia Bianca, proveniente da Milano oppure su una Freccia Argento, in arrivo da Roma Termini, dove il medesimo viaggio, più o meno con lo stesso tempo di percorrenza, costa 15 e 16 euro.

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L’assessore Chisso assicura che entro due anni più treni proseguiranno fino a Santa Lucia grazie ai lavori sul ponte

VENEZIA «L’obiettivo è dare un servizio migliore, non certo peggiore, ci sono problemi? Siamo qui, confrontiamoci». È ottimista l’assessore regionale ai Trasporti, Renato Chisso, scommette sull’entrata in vigore dell’orario cadenzato domenica (altrimenti si andrà a gara dice) e si rallegra che il rappresentante regionale dell’Orsa, ossia il sindacato autonomo di base dei ferrovieri, rappresentato da Ezio Ordigoni, abbia ritirato lo sciopero programmato tra sabato e domenica, spostandolo a gennaio. In occasione della presentazione del nuovo elettrotreno che servirà il territorio metropolitano, Chisso torna anche sugli orari e sui disagi evidenziati dai pendolari. «Abbiamo presentato l’orario a luglio», ribadisce, «siamo andati da chi aveva delle difficoltà, qualcuno ce le ha presentate in ritardo, qualche altro no, stiamo raccogliendo ancora segnalazioni. Poi c’è stato lo sciacallaggio politico di chi ha voluto ingenerare confusione». Precisa: «L’autobus sostitutivo che in qualche tratta metteremo in campo, è il riconoscimento di un’esigenza che abbiamo constatato». È il caso di alcune corse della sera di ritorno da Venezia per i comuni del Veneto Orientale. Nei giorni scorsi i comitati pendolari di Quarto d’Altino e San Donà, hanno contato gli utenti, facendo presente che sono molti. «Per adesso si utilizza l’autobus, perché non ci sono i tempi tecnici per le modifiche che servono ai gestori della traccia, poi basandoci sui numeri e i conteggi, vedremo di rimettere i treni». Si dovrà però, attendere gennaio. Aggiunge: «Non dimentico neanche la richiesta, ad esempio, del comune di Salzano, il quale ci ha segnalato che uno dei treni del mattino utilizzato dagli studenti non ferma più. Inseriremo il sostitutivo e verificheremo l’utilizzo». Il cadenzamento, spiega l’assessore, eliminerà il sovraffollamento, con il sistema navetta. Un passaggio anche sulle corse che saranno limitate a Mestre e non raggiungeranno Venezia. «Ferrovie dello Stato sta eseguendo dei lavori» sottolinea, «con dei fondi provenienti dal Cipe». E dal nuovo decreto del “fare”, 40 milioni di euro per la precisione. «Grazie a questi interventi che saranno eseguiti sul Ponte della Libertà, entro un paio di anni si potrà far proseguire le corse fino a Venezia». «In questo modo», precisa la responsabile regionale di Trenitalia Maria Giaconìa, «avremo un cadenzamento per la città lagunare non più di 7 minuti come ora, ma addirittura di 4 minuti». Si tratta di lavori che verranno eseguiti non solo sul ponte, ma anche nella stessa stazione di Venezia, interventi sicuramente attesi, che serviranno anche ai molti turisti che si spostano ogni giorno e specialmente in determinati periodi dell’anno.

Marta Artico

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Conte: «Così si scoraggiano solo i pendolari la Regione concordi con noi i monitoraggi»

«A nostro avviso è un cane che si morde la coda, se diminuiamo il servizio, per verificarne successivamente l’utilizzo, cosa otteniamo? Che la gente prende l’auto».

Il sindaco di Quarto, Silvia Conte, parla a nome degli altri sindaci: «La Regione vuol far desistere chi ancora oggi prende il treno, l’analisi che va fatta è sull’utilizzo attuale. Porto l’esempio dei treni che vengono soppressi: dal 30 novembre il treno del mattino è saltato sette volte. Il bus non è affidabile, la gente monta in auto, ma lo scopo dev’essere quello di togliere le macchine dalla strada, non il contrario. Chisso vuole monitorare gli utenti? Concordi con noi le modalità».

(m.a.)

 

Partono i treni a spinta veloce e posti in piedi

Duecento corse in più al giorno. Presentati i Flirt Etr svolgeranno servizio metropolitano sulle linee venete

VENEZIA – La sua caratteristica principale è la spinta: il nuovo treno entrato in pre-esercizio ieri e partito alle 13.43 dalla stazione di Santa Lucia di Venezia diretto a Portogruaro, il regionale 5809, infatti, non lascia i binari lentamente come gli altri, ma con una accelerazione che consentirà di guadagnare tempo una volta entrato in funzione l’orario cadenzato, domenica prossima. A presentare i nuovi convogli Flirt Etr contraddistinti da una livrea bianca e blu che saranno d’ora in poi adibiti alla mobilità “metropolitana” ieri mattina, c’erano l’assessore ai Trasporti, Renato Chisso, la responsabile della direzione regionale di Trenitalia, Maria Giaconìa, il presidente di Sistemi territoriali, Gian Michele Gambato. Treni. I nuovi convogli sono capienti, l’Etr 340 ha 200 posti a sedere, ma ne tiene oltre il doppio, ben 493. Dunque è predisposto per viaggiare in piedi, un po’ come funziona nella metro. Tragitti brevi e veloci. I convogli stati acquistati dalla Regione tramite Sistemi Territoriali. Il costo effettivo è di 130 milioni di euro, pagati in leasing in 30 anni, arrivando alla cifra di 254 milioni. In totale sono 24, i primi 12 entreranno in servizio con l’orario cadenzato, i rimanenti mano a mano che verrà completata la fornitura. Il cadenzamento costerà all’anno alla Regione, 10 milioni di euro in più. Sono stati prodotti dalla Elvetica Sdadler spa, in collaborazione con Ansaldo Breda spa. Dei 24 nuovi treni, 4 sono a trazione termica diesel – elettrica e 20 a trazione elettrica.

Linee. La potenza disponibile consente grandi accelerazioni, proprio in vista del servizio di tipo con fermate frequenti e ravvicinate: non a caso le linee servite dai nuovi elettrotreni sono quelle afferenti al nodo di Venezia che convergono da Portogruaro, Treviso, Castelfranco e Padova, nonché tra Monselice e Mantova.

La presentazione è stata l’occasione per fare il punto sui nuovi orari. «In un giorno feriale con il cadenzato», spiega Giaconìa, «avremo ben 800 corse in Veneto, anziché le 600 di oggi. Un centinaio di spostamenti avverranno con i nuovi convogli. Il cadenzamento ci ha consentito una maggiorazione di ben 200 corse in una giornata. Si tratta di una nuova logica, che punta su un modello basato su economie industriali. Un nuovo modo di viaggiare, un’offerta strutturata per attrarre la domanda pensando all’integrazione gomma-ferro e alla futura bigliettazione unica. Le parole cardine sono frequenza, velocità e specializzazione dei servizi».

Countdown. Ultimi aggiustamenti in vista di domenica, Chisso e Giaconìa hanno ribadito che si sta cercando di accontentare gli utenti, rispondere alle segnalazioni, migliorando e limando gli orari. «Il primo giorno sarà difficile», aggiunge la responsabile di Trenitalia, «anche per noi sono nuove corse, dobbiamo rodarci, saremo in 1.200 persone al lavoro, gli orari completi saranno visibili in un paio di giorni». Chiosa Chisso: «I nuovi treni elimineranno il sovraffollamento, il cadenzamento è una scommessa, altrimenti, andremo in gara».

Marta Artico

 

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