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Studenti e lavoratori chiedono aiuto ai sindaci: «Penalizzati dalle corse in vigore dal 15 dicembre, useremo altri mezzi»

ODERZO – Il comitato pendolari e studenti della tratta Treviso-Portogruaro scrive ai sindaci del comprensorio chiedendo un intervento sul nuovo orario dei treni che dovrebbe entrare in vigore tra meno di un mese. Contemporaneamente organizza una raccolta firme per far sentire la propria voce ai vertici delle Ferrovie dello Stato.

«Siamo venuti in possesso dell’ultima bozza di orario dei treni della linea Treviso-Portogruaro che dovrebbe entrare in vigore dal 15 dicembre prossimo», scrive ai sindaci Maria Cristina Furlan, portavoce di lavoratori e studenti pendolari, «Si tratta di una bozza che risale al 16 ottobre e, rispetto alla precedente, è peggiorativa per i servizi forniti agli utenti. Ci viene detto che è ancora possibile cambiarla ed è per questo che ci stiamo attivando per far conoscere quali siano le effettive esigenze di chi, studenti e lavoratori in primis, è costretto a prendere il treno ogni giorno».

Secondo il comitato, il nuovo orario non tiene conto delle esigenze dei pendolari. E questo sembrerebbe evidente già scorrendo gli orari della mattina: da Oderzo per Treviso sarebbero previsti due treni, uno alle 6.16 e l’altro alle 8.01. L’orario attualmente in vigore invece prevede treni da Oderzo per Treviso alle 6.30, 6.56, 7.34 e 8.51.

«I pendolari», continua Furlan, «hanno assoluta necessità di arrivare a Treviso entro le 8, orario di normale inizio attività sia lavorative che scolastiche».

Con il nuovo orario, il primo treno farebbe giungere a Treviso i lavoratori troppo presto, mentre il secondo troppo tardi. I pendolari che terminano alle 14 sono poi completamente scoperti ed «è per questo che proponiamo di mantenere un treno verso le 14.15. In serata sarebbe auspicabile poi un treno verso le 18.30».

I pendolari faranno partire una raccolta firme e chiedono ai sindaci di agire negli interessi dei propri cittadini presso Regione e Trenitalia.

«Un orario così cadenzato, come quello nella bozza, provocherebbe una massiccia diserzione di pendolari dall’uso del treno, giustificando (a pensare male a volte ci si azzecca) la soppressione della linea per i passeggeri o, quanto meno, un suo forte ridimensionamento», conclude Furlan, «Chi non usufruirà più del treno sarà costretto a muoversi con mezzi propri, intasando le strade e provocando nuovo inquinamento».

Claudia Stefani

 

 

le sedi distaccate del tribunale

L’Ordine degli avvocati di Venezia ha depositato ieri il ricorso in cui chiede al Tribunale amministrativo regionale di annullare i provvedimenti del presidente del Tribunale Arturo Toppan per quanto riguarda l’accorpamento delle sezioni distaccate di Chioggia, Dolo, San Donà e Portogruaro. I provvedimenti sono quelli del 16 luglio, del 15 luglio e del 2 agosto, con cui il magistrato ha dettato i criteri organizzatici in vista dell’accorpamento. A firmare il ricorso è l’avvocato padovano Nicola Creuso.

Stando ai legali del Consiglio dell’Ordine, non sarebbero stati «adeguatamente coinvolti nel procedimento che ha condotto all’emanazione degli atti» contestati. Gli avvocati avrebbero dovuto essere coinvolti attraverso il loro Ordine «in quanto i provvedimenti firmati dal presidente incidono in modo rilevante sulla loro attività professionale e potrebbero essere pregiudizievoli dei loro interessi economici».

Il ricorso, inoltre, ricorda che la ripartizione degli uffici giudiziari, la destinazione dei magistrati, la destinazione dei singoli magistrati alle sezione ed altro debbono essere stabiliti dal ministero della Giustizia e soltanto in casi particolari il dirigente degli uffici giudiziari può incidere sui provvedimenti relativi al sistema tabellare, «nondimeno il presidente Toppan ha istituito una vera e propria nuova sezione civile denominata “Sezione per la definizione dei procedimenti pendenti presso le Sezioni distaccate».

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Portogruaro. Protesta del gruppo contro l’Alta Velocità fra Venezia e Trieste: «Progetto dannoso»

PORTOGRUARO – Ironica, ma nemmeno più di tanto, protesta del gruppo No Tav di Portogruaro che, in un gazebo a Borgo San Giovanni, ieri mattina, ha mostrato una bara. All’interno c’erano tutte le richieste d’incontro che i militanti avevano presentato al sindaco, Antonio Bertoncello, per un incontro sul futuro della tratta ferroviaria.

La simbolica celebrazione funebre è stata organizzata perchè «i mesi sono passati, senza che che il sindaco abbia mantenuto la promessa di incontrarci. Riposano dentro la bara tutte le richieste da noi presentate. Tav a Portogruaro: partito unico e tacita intesa».

I No Tav contestano il fatto che, secondo loro, destra e sinistra sarebbero d’accordo sul progetto.

«Le gravi cose che stanno succedendo attorno alla questione Tav Venezia – Trieste non possono rimanere nascoste oppure essere divulgate in modo distorto», continua il gruppo, «il dibattito a cui abbiamo assistito è stato l’ennesima occasione persa dal Comune di Portogruaro per iniziare un vero percorso d’ informazione e coinvolgimento della popolazione nelle scelte di rilevante importanza riguardanti il territorio e il nostro futuro. La probabile incapacità di sostenere un dibattito di merito ha reso necessaria una “tacita intesa” sulla scelta di porre l’attenzione sul “tracciato meno impattante” poiché una discussione di merito farebbe emergere quanto questo progetto Tav Venezia-Trieste sia assurdo, illogico, ridicolo ma soprattutto inutile, dannoso ambientalmente e ingiustificabile economicamente».

I No Tav portogruaresi lamentano di non essere mai stati ascoltati. «Non abbiamo ricevuto una seria e chiara risposta, mai. L’11 marzo 2013, attraverso un comunicato stampa, Bertoncello ha dichiarato la propria disponibilità a incontrare il gruppo No Tav, noi abbiamo risposto positivamente, ma il sindaco non ci ha mai proposto una data. Sicuramente, verrà ricordata tra le “migliori” prese in giro che Bertoncello abbia perpetrato nei confronti dei suoi cittadini. La “cerimonia funebre” è l’ennesimo tentativo d’ indicare, suggerire, consigliare una possibile strada per sperimentare il coinvolgimento e la partecipazione cittadina in una discussione di merito visto che sindaco, giunta e gruppi consiliari fino a ora si sono dimostrati per convenienza o incompetenza», conclude il gruppo, «completamente inadempienti ai principi fondamentali di partecipazione cittadina previsti dalla Costituzione Italiana e dallo Statuto comunale».

(r.p.)

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«Tutte le nostre di richieste di partecipazione e approfondimento sul tema dell’Alta Velocità sono definitivamente morte».

I No Tav hanno inscenato ieri, in Borgo San Giovanni, una «celebrazione funebre» per sottolineare la poca sensibilità dell’amministrazione comunale, opposizione compresa, nell’aprire un serio confronto sulla questione Tav Venezia – Trieste.

Nel volantino distribuito ai cittadini si sottolinea come ormai in consiglio comunale si sia formato un «partito unico pro-Tav».

«La probabile incapacità di sostenere un dibattito di merito – spiegano i promotori – ha reso necessaria una »tacita intesa” sulla scelta di porre l’attenzione sul tracciato meno impattante”.

Una discussione di merito – aggiungono – farebbe infatti emergere quanto questo progetto sia assurdo, illogico, ridicolo ma soprattutto inutile, dannoso ambientalmente e ingiustificabile economicamente”.

Analoga iniziativa verrà riproposta anche sabato prossimo.

(t.inf.)

 

MALTEMPO NEL VENETO ORIENTALE

Alberi caduti e stalle crollate, abitazioni e centinaia di auto danneggiate

Distrutti anche serre, orti e vigneti. Il sindaco Gasparotto: «Un disastro»

PORTOGRUARO – Alberi caduti, case crollate e danneggiate, strade trasformate in piste di ghiaccio, raccolti gravemente danneggiati. È stata una serata allucinante quella che si è vissuta martedì tra le 22.30 e le 2 in gran parte del Portogruarese a causa di vento, pioggia ma soprattutto di una fortissima e devastante grandinata. Diversi i comuni colpiti. I danni maggiori si sono registrati nei territori di Annone Veneto, Portogruaro e Gruaro. Ora è caccia ai finanziamenti da recuperare attraverso la Regione che quasi certamente inoltrerà al governo una richiesta di calamità naturale. Per quanto riguarda le abitazioni, almeno 50 sono state quelle danneggiate dalla furia del vento a Gruaro. Ma a Loncon ci sono stati alcuni crolli di stalle e fienili in aperta campagna. Solo per una fortunata coincidenza non si sono registrati feriti e non ci sono stati incidenti stradali. Le automobili danneggiate dalla grandine, quelle parcheggiate e quelle che erano invece in marcia, sono state almeno trecento. Molte carrozzerie della zona sono già al lavoro. I danni maggiori le vetture li hanno subiti sulla carrozzeria. Alcune però hanno rimediato danneggiamenti ai fanali posteriori e anteriori, e soprattutto hanno subito la rottura dei finestrini o dei lunotti. In pochi casi anche del parabrezza. La scia di grandine ha attraversato prima la zona di Annone Veneto e Pramaggiore, poi quella di Portogruaro e infine si è abbattuta a Fossalta di Portogruaro e San Michele al Tagliamento. Risparmiata la costa. A Bibione e Caorle il maltempo si è limitato ad attività elettrica in cielo, senza piovaschi. La perturbazione ha solo l’ambito il centro di Annone. A Giai e a Loncon ha fatto cadere molti alberi, almeno una decina di cui uno sulla provinciale che collega Annone a San Stino; e ha distrutto moltissimi orti. I giardini delle abitazioni di Loncon sono stati enormemente danneggiati. Un appassionato di fiori si è visto il roseto completamente spogliato. Squarciato il tetto della cantina Giuseppe Piva. A Pracurte sono stati compromessi alcuni vigneti. Secondo gli agricoltori colpiti non si potrà produrre il rinomato passito. Nelle campagne di Loncon poi il vento ha abbattuto alcuni tetti, provocando crolli di travi. La tempesta ha poi toccato Blessaglia, in misura minore, e soprattutto Belfiore. É questa la località più colpita nel territorio di Pramaggiore. E anche qui si lamentano danni agli orticoli. I giardini delle ville, in stile veneziano, sono andati distrutti. Non è rimasto nulla. A Portogruaro il fenomeno è stato molto intenso a Pradipozzo, Summaga e Lison. Anche qui molte coltivazioni, tra cui pregiati frutteti, sono stati colpiti. Nella zona industriale di Summaga è volata qualche copertura. Ma questo è poco in confronto a quanto avvenuto nella parte alta del territorio di Portogruaro, e soprattutto nel gruarese, tra Malcanton, La Sega e Giai. Il ciclone qui ha preso vigore. È crollato un albero in via Gramsci, che ha costretti i vigili del fuoco a intervenire nei pressi dell’abitazione della famiglia Montagner. Il paesaggio qui si è trasformato. Le strade erano diventate completamente bianche. Cumuli di chicchi hanno invaso le vie di comunicazione più importanti come via De Gasperi, via Mazzini, via Gramsci sempre tra Malcanton e La Sega; e poi via Roma e via Lemene in pieno centro a Gruaro. Nel pomeriggio di ieri il sindaco Giacomo Gasparotto ha compiuto un sopralluogo. »È un disastro» ha confidato. A La Sega il fortissimo vento ha distrutto le serre nuove dell’azienda agricola Bortolussi. I danni ammontano a 25 mila euro. L’impresa è in ginocchio. A Gruaro invece sono stati distrutti appezzamenti di pregiato radicchio. E mentre la Protezione civile di Gruaro, in piena notte, dava man forte ai vigili del fuoco di Portogruaro e San Vito al Tagliamento, fuori dalle abitazioni la gente, in pigiama, ha cominciato a spazzare le foglie e soprattutto la grandine. Le strade sulla viabilità minore sono rimaste sporche invece fino a ieri sera. Infine Fossalta e San Michele. Ad Alvisopoli, Malafesta, Pozzi, San Mauro, Villanova della Cartera molte case hanno avuto le tapparelle danneggiate e le automobili hanno subito uguale sorte di quelle di altri paesi.

Rosario Padovano

 

Una bomba d’acqua “coda” della bufera che ha flagellato l’Europa 

PORTOGRUARO. San Giuda, la tempesta che ha flagellato il Nord Europa, ha colpito l’Italia, anche “se di striscio”. Treviso e il Veneto orientale ne hanno fatto le spese più di tutti, finendo per impattare contro una vera e propria bomba d’acqua, martedì notte. Non serve scomodare la maledizione di Halloween per spiegare un fenomeno sicuramente fuori stagione, ma non del tutto anomalo. Abituati a piogge autunnali, normali per il periodo, ci siamo ritrovati a contare danni da temporale estivo, come si fa solitamente a luglio e agosto. La “coda” di San Giuda che ha colpito trasversalmente le province venete ha cominciato a muoversi nella tarda serata di martedì dall’area gardesana, attraversando con direzione Nord-Est tutta la regione: ha scaricato pioggia e grandine sul vicentino, lambendo Padova e colpendo l’Alta Padovana, quindi sfiorando il Miranese e impattando sulla Marca e il Veneto orientale. Pioggia, venti forti, grandine: come in estate. Perché quasi estiva è la situazione che il fronte atlantico ha trovato a Nordest, da diversi giorni sotto l’influenza di un anticiclone sub tropicale. Clima mite e umidità nei bassi strati sono il terreno ideale per lo sviluppo di temporali: basti pensare che la mattina del 29 ottobre il Meteo Stretti di Eraclea ha misurato una temperatura in loco di 20,1 gradi. Decisamente fuori stagione. Per il ponte di Ognissanti la situazione dovrebbe tornare normale, ma solo per la prima parte del weekend. Oggi pressione in aumento, calo dell’umidità e discesa delle temperature notturne verso valori più nella media.

(Filippo De Gaspari)

 

La gente: «Sembrava un bombardamento»

Residenti allibiti: caduti 40 centimetri di ghiaccio in 5 minuti. Gli anziani: «Mai visto nulla del genere»

PORTOGRUARO – Sono racconti allucinanti quelli descritti dai testimoni della grandinata che si è abbattuta martedì sera sul Veneto orientale. «Sembrava un bombardamento», «Sembrava un treno in corsa», queste le frasi pronunciate. Eppure in mezzo al disastro c’è un motivo, seppur piccolo, di soddisfazione. Tutte le case, circa 50, che hanno subito danneggiamenti a La Sega verranno risarcite. Infatti i proprietari hanno stipulato in queste settimane assicurazioni sul maltempo che garantiscono, al pagamento della polizza, un risarcimento. Oggi, nei comuni colpiti come ad Annone Veneto ad esempio, si possono già presentare dei memoriali inserendo la lista dei danni. A Gruaro due consiglieri comunali sono in ginocchio. Gli imprenditori agricoli Matteo Bortolussi e Ivan Moro hanno subito danni per migliaia e migliaia di euro. «Il vento mi ha portato via oltre 2000 metri quadrati di serre», ha spiegato Bortolussi, «le avevo acquistate pochi mesi fa. I danni ammontano a più di 20mila euro. Ivan Moro deve dire addio al suo pregiato radicchio. Danneggiato così come l’imprenditore Tonino Frigo. La grandinata gli ha distrutto i peri. «A La Sega», ha raccontato il sindaco di Gruaro, Giacomo Gasparotto, « si sono accumulati 40 centimetri di grandine in pochi minuti. Gli anziani del paese sostengono che non hanno mai visto nulla del genere nella loro vita. Sono allibito». Gasparotto ha inoltrato una comunicazione alla Regione Veneto, ma contrariamente ad altri sindaci non chiederà che la Regione stessa avanzi al Governo la proposta dello stato di calamità. «I cittadini danneggiati sono tutti assicurati» conclude. Gravi danni ai capannoni di Malcanton e a un allevamento avicolo. I tetti di alcuni sono stati sradicati. Sempre a La Sega sono stati danneggiati alcuni camini. Allucinante anche il racconto di Marco Piscicelli, che abita invece a Portogruaro Nord, vicino ai centri commerciali. «Mi hanno fatto un preventivo di 3mila euro per i danni subiti alla carrozzeria della mia macchina», afferma «Erano le 23.20 di martedì. Ho sentito un tuono fortissimo. Poi è cominciata la grandinata».

(r.p.)

Agricoltura in ginocchio. Danni per un milione.

Frutteti compromessi, migliaia di ettari di coltivazioni di soia e radicchio distrutti

Quindici aziende si sono rivolte a Cia e Coldiretti. Cantine vinicole scoperchiate

SAN STINO – Frutteti compromessi, le coltivazioni di soia rovinate, cantine vinicole con i tetti scoperchiati. Il maltempo ancora una volta fa pagare il prezzo più salato all’agricoltura. Secondo una prima stima, la grandinata di martedì sera ha causato danni alle imprese agricole del portogruarese superiori al milione di euro. Per avere una quantificazione esatta, però, bisognerà attendere i prossimi giorni, quando saranno terminati i vari sopralluoghi alle strutture danneggiate e le verifiche sulle condizioni delle coltivazioni. Una quindicina le aziende agricole che si sono rivolte agli uffici di zona della Coldiretti, per segnalare danni. Già ieri gli addetti della Coldiretti hanno eseguito i primi sopralluoghi. La violenta grandinata ha investito, in particolare, la zona di San Stino e Gruaro. La furia del maltempo si è abbattuta su una fascia di terreno piuttosto stretta, larga non più di 2 chilometri, ma molto lunga, comprendendo tutto il territorio che si estende tra San Stino e Gruaro. Un’area vocata a coltivazioni di pregio, per complessivi circa 5 mila ettari di terreno agricolo interessati dalla furia del maltempo. Dai primi sopralluoghi, sembra che i danni peggiori li abbiano patiti i frutteti, alcuni dei quali rischiano di essere compromessi anche per il futuro in quanto è stata intaccata pure la parte legnosa della pianta. Vari problemi hanno lamentato anche le aziende specializzate nella produzione vinicola. La furia del vento ha provocato la caduta di numerosi alberi, alcuni dei quali sono precipitati sui vitigni. In alcune aziende, inoltre, sono stati segnalati danni alle cantine, con coperture parzialmente scoperchiate, tegole e coppi dei tetti e delle grondaie divelti. Accanto ai frutteti, però, è la soia l’altra coltivazione che ha patito i danni maggiori. Già prima della grandinata di martedì sera, la raccolta della soia giunta a maturazione stava procedendo infatti a rilento, a causa dell’umidità e dei livelli di piovosità dell’ultimo periodo. Con la grandinata, adesso il raccolto di interi campi di soia rischia di essere spacciato. Dal maltempo non sono rimaste immuni nemmeno le coltivazioni orticole. A Gruaro la grandine ha rovinato il raccolto del radicchio dell’azienda agricola gestita da Ivan Moro, che si trova in località Boldara. E sempre nel territorio di Gruaro si sono verificati alcuni danni di entità importante a una serra. Anche gli uffici di Portogruaro della Confederazione italiana degli agricoltori (Cia) hanno provveduto ieri a fare una ricognizione di quanto accaduto, contattando i vari imprenditori associati nelle zone colpite dal maltempo. Le segnalazioni raccolte sono state di minore entità, ma anche in questo caso si parla di danni registrati in particolare nella zona di Gruaro. La grandine ha colpito duramente pure nelle campagne attorno alla frazione portogruarese di Summaga, dove alcuni agricoltori hanno raccontato di chicchi di grandine grossi quasi come una noce. La grandine ha colpito anche il territorio di San Michele al Tagliamento, in particolare nella zona a nord della Statale 14 e verso la ferrovia. Quanto accaduto martedì sera è solo l’ultima tegola che si è abbattuta in questi ultimi mesi sull’agricoltura del portogruarese, che più volte ha dovuto fare i conti con la furia del maltempo.

Giovanni Monforte

 

PORTOGRUARO – Grande pioppo a rischio crollo I pompieri costretti a tagliarlo 

PORTOGRUARO – Anche il grande pioppo di piazza Castello, a Portogruaro, è rimasto vittima del violento fortunale di martedì sera. Da tempo la grande pianta veniva monitorata dai tecnici comunali e dai botanici, in quanto colpita da malattie e funghi alla radice. La furia del veneto dell’altra sera, purtroppo, ha dato il colpo di grazia al grande pioppo. Ieri mattina un nuovo sopralluogo dei tecnici ha evidenziato infatti che la pianta presentava dei problemi di stabilità piuttosto importanti, tali da far temere un possibile crollo a terra in caso di nuovi fenomeni temporaleschi. Così si è deciso di intervenire d’urgenza e il grande pioppo è stato tagliato per ragioni di sicurezza. A parte questo, nel complesso il maltempo non ha causato gravi danni o situazioni di pericolo nel territorio di Portogruaro. Ieri mattina gli operai del Comune, insieme a quelli di Asvo, si sono messi in azione per ripulire le strade principali e le zone più frequentate del capoluogo, ma soprattutto di Summaga, Pradipozzo e Lison, le più colpite.

(g.mon.)

 

COME UNA TROMBA D’ARIA

Le violentissime raffiche di vento dell’altra sera hanno abbattuto decine di alberi

FOSSATI PIENI DI GRANDINE – I resti della grandine che ha flagellato le auto parcheggiate all’aperto

Grandine sulla testa. Finisce in ospedale. L’operaio di Pradipozzo era uscito in strada per “salvare” la sua auto

Portogruarese flagellato dal maltempo. Una violenta grandinata ed il forte vento provocano danni in gran parte del Portogruarese e, nel bilancio, c’è anche un ferito. Si tratta di un cinquantenne di Pradipozzo di Portogruaro, colpito violentemente alla testa dalla grandine, tanto da provocargli un trauma cranico con tanto di lacerazione del cuoio capelluto.
Tutto è accaduto in mezz’ora, verso le 23.15 di martedì sera. Improvvisamente nel cielo si sono presentate le nubi nere che anticipavano un temporale. Maltempo che era stato previsto dai meteorologi che, nelle ultime ore, avevano lanciato l’allerta. È così che il vento ha iniziato a soffiare forte, quasi come una tromba d’aria, mentre a terra la temperatura sfiorava i 20 gradi. Spazzati via decine di alberi in tutto il territorio comunale di Annone Veneto, cadendo in qualche caso sulle abitazioni, fortunatamente senza provocare feriti. Lo stesso è accaduto a Pramaggiore, Summaga, Gruaro, Portogruaro, Fossalta e San Michele. A completare l’opera di danneggiamenti ci ha pensato poi la grandine che distrutto parte della coltivazioni di mais. Non sono passate indenni decine e decine di automobili, le cui carrozzerie sono rimaste seriamente danneggiate.
Proprio per cercare di salvare l’auto, un cinquantenne di Pradipozzo operaio del Consorzio di bonifica, è uscito in strada ma è rimasto colpito violentemente dai grossi chicchi di grandine. L’uomo è rimasto ferito alla testa, perdendo parecchio sangue, e con l’auto ammaccata ovunque. Fortunatamente le ferite sono rimaste in superficie e si rimargineranno in pochi giorni.
Paura anche a Malcanton di Gruaro, presso il bowling. «Improvvisamente il vento ha spazzato via la tensostruttura – racconta Fausto che si trovava nel campetto di calcetto al coperto -. È stato impressionante, poi è arrivata anche la grandine che ha fatto il resto». Moltissimi gli automobilisti che proprio in zona si sono fermati in mezzo alla strada. «Non riuscivamo a vedere più nulla – racconta un portogruarese che transitava su viale Pordenone -. È stato incredibile, ci siamo tutti fermati non sapendo nemmeno dove stessimo andando». «Abbiamo sentito il rumore della grandine – racconta Antonio, pensionato di Summaga -. Quando è cessato abbiamo trovati i lucernari di casa completamente distrutti». Non è andata meglio in via Mocenigo ad Alvisopoli o a Villanova della Cartera di San Michele, dove le auto sono state coperte da 15 centimetri di grandine. Per tutta la notte hanno lavorato i Vigili del fuoco con la Protezione civile e i Carabinieri.

Marco Corazza

 

Con il cadenzamento emerge il problema: bisogna ridurre i tempi delle corse tra Mestre e Santa Lucia, da sei a quattro minuti

Diminuire la “distanza” tra i treni sulla tratta ferroviaria Mestre-Venezia.

È questo l’unico modo per far transitare tutti i nuovi convogli previsti dal cadenzamento del servizio ferroviario regionale da dicembre. Altrimenti si rischia il flop.

Lo ha confermato una riunione che si è svolta ieri tra tecnici di Regione, Trenitalia, Porto, Save, Actv e Atvo in vista dell’avvio del cadenzamento ferroviario. Assente, anche se informato, il Comune di Venezia.

La strozzatura di Venezia. Se gli investimenti di Rete Ferroviaria Italiana sul nodo di Mestre hanno permesso di aumentarne notevolmente la capacità del nodo, aumentando il numero dei binari, resta problematico il collegamento con Venezia a fianco del ponte della Libertà. I binari si trasformano in un imbuto critico. Quindi, occorre ridurre il distanziamento dei treni che deve passare da 6 a 4 minuti.

La ricerca Railhuc. A dirlo è la ricerca condotta sul grado di riempimento e ritardi dei treni (regionali e a lunga percorrenza) dal progetto europeo Railhuc che si occupa di studiare il trasporto su rotaia dell’Europa centrale per migliorarne i collegamenti con gli hub metropolitani e i territori. Una ricerca sugli spostamenti dei passeggeri della stazione di Mestre è stata eseguita nei mesi scorsi dal Comune, partner del progetto con la Regione. Ora arriva l’analisi degli esperti dell’Ue.

I dati: 30 mila passeggeri. Il rapporto conta in 30 mila i viaggiatori che transitano nel nodo di Mestre. Lavoratori, studenti, turisti che arrivano e partono da Mestre. Dalla terraferma almeno 5 mila persone si dirigono a Venezia; un numero lievemente più basso arriva da Treviso; poco più di 3 mila persone da Padova.

I ritardi fino a 20 minuti. «Mediamente il servizio attuale supporta questi numeri, ma la capacità residua dei convogli è mediamente molto bassa», spiega una nota della giunta regionale. Più del 90 per cento dei treni ha un ritardo inferiore ai 10 minuti; la media generale è compresa tra 1 e 3 minuti. Quando il ritardo è maggiore si arriva ad attendere 15-20 minuti. Alcuni treni lasciano Venezia con un ritardo che non viene recuperato lungo la linea.

Le strozzature. Sono i cosiddetti “colli di bottiglia”, le strozzature che rallentano il sistema ferroviario veneto. La principale è sulla linea Mestre-Castelfranco a causa di un singolo binario e di treni piccoli.

Sulla linea Padova-Venezia il livello di servizio è basso a causa dell’alta frequentazione dei treni che significa affollamento dei vagoni.

Poi il nodo di scambio da Mestre verso Santa Lucia e per le linee di lunga percorrenza ci sono problemi di alta congestione a causa del basso grado di saturazione.

Chisso: «Lo sapevamo». L’assessore regionale Renato Chisso ieri ha commentato i dati: «Il problema tra Mestre e Venezia è noto e infatti si sta intervenendo. Il Cipe, oramai tre mesi fa, ha stanziato 5 milioni di euro per Rfi proprio per migliorare la tecnologia che andrà a gestire il distanziamento dei treni tra le due città, riducendone i tempi. Io non sono affatto preoccupato».

La replica di Rfi. E anche Rete Ferroviaria Italiana getta acqua sul fuoco. Riguardo la prossima attivazione a dicembre dell’orario cadenzato. «Rete Ferroviaria Italiana precisa che i servizi che la Regione Veneto ha chiesto di attivare a Trenitalia, saranno garantiti con l’infrastruttura esistente, potenziata in questi ultimi anni nell’ambito dei lavori del Piano Regolatore Generale di Mestre».

Un binario “giardino” sul binario della linea per Trieste, realizzato da Rfi a Mestre, consentirà di creare, spiegano dalla società, uno spazio di parcheggio per i treni diretti a Venezia e «consente di soddisfare pienamente tutte le attuali richieste di servizi regionali».

Rfi conclude confermando la scelta di passare da 6 a 4 minuti nel distanziamento. «Ulteriori scenari di sviluppo saranno via via possibili con i lavori già avviati al Piano regolatore generale di Venezia, che prevedono fra l’altro il potenziamento tecnologico del tratto Venezia Mestre – Venezia Santa Lucia, che consentirà di ridurre il tempo di distanziamento fra i treni a 4 minuti».

Mitia Chiarin

 

Dal 15 dicembre la rivoluzione degli orari

Ecco una simulazione di quel che succederà dal 15 dicembre alla stazione di Mestre.

Al minuto 03 partono i treni veloci per Rovigo, al minuto 19 per Verona Porta Nuova, al minuto 49 per Vicenza, al minuto 54 per Padova.

Lo shuttle Mestre-Padova, invece, partirà dal binario giardino al minuto 35 e da Padova rientrerà a Mestre al minuto 53.

Dalle 7 alle 22, tutti i giorni.

Il nuovo orario cadenzato di Trenitalia, è destinato dal 15 dicembre a rivoluzionare il trasporto ferroviario nel Veneto e subito è al centro di polemiche. Ad idearlo dopo due anni di lavoro è stato un ingegnere veronese, Domenico Menna.

Sulle tratte principali ci saranno treni ogni dieci minuti, ma complessivamente tutta la rete ne uscirà rafforzata e nessun passeggero trascorrerà più di un’ora senza un treno per la sua destinazione. La Regione ha già acquistato venti treni svizzeri e ne comprerà altri nove del tipo Vivalto.

 

LE REAZIONI   «I pendolari potrebbero restare a piedi»

Ferro: orari che ci penalizzano. Il sindaco Conte (Quarto ): meno treni per Venezia

«Il fatto che non tutti i treni arriveranno a Venezia, si ripercuoterà sulla tratta intera».

Il sindaco, di Quarto, Silvia Conte, è capofila assieme ad altri sindaci, nel farsi portavoce dei primi cittadini della linea Venezia-Trieste, dunque dei Comuni di cintura e di quelli che arrivano sino al Veneto Orientale al confine con il Friuli. In estate, durante la presentazione dell’orario cadenzato, hanno fatto notare alcuni gap, sui quali poi hanno lavorato. Uno di questi, è proprio il problema del nodo “Venezia-Mestre”.

«I pendolari che provengono da Quarto d’Altino, San Donà, Meolo, Portogruaro», spiega Conte, «non potranno più scendere a Venezia con la stessa frequenza di prima, perché mentre ora hanno almeno due treni l’ora, a breve quando entrerà in vigore il nuovo orario, potranno contare su meno convogli, uno sì e uno no, alternativamente. Tecnicamente non tutti i treni arriveranno a Venezia, per cui alcuni fermeranno a Mestre».

Prosegue Conte: «E qui viene il secondo intoppo, perché non fermeranno più al binario uno, ma al binario cosiddetto “giardino”, scomodissimo e senza pensilina. Ciò rappresenterà un problema per chi lavora così come per i turisti che dalla bozza che abbiamo in possesso, dovranno scendere a Mestre e cambiare binario per attendere il primo treno utile».

Dunque, delle migliorie potevano essere pensate per il sindaco. Che ribadisce: «Noi come amministratori abbiamo fatto delle proposte concrete in merito al nuovo modello predisposto da Trenitalia, Sistemi territoriali e regione che dovrebbe entrare in vigore a metà dicembre. Speriamo che vengano prese in considerazione, che se ne sia tenuto conto, visto che manca poco, non abbiamo gli orari definitivi e non abbiamo visto alcuna campagna d’informazione da parte degli enti competenti».

«C’è oggettivamente una strozzatura tra Mestre e Venezia», precisa l’assessore ai Trasporti di Quarto d’Altino, Radames Favaro, «sarebbe importante la creazione di un treno navetta che colleghi Mestre a Venezia in continuazione: una volta avuto l’orario ufficiale, vorremmo capire come muoverci per cercare di migliorare la situazione. La gente va al lavoro dal giorno stesso che il cadenzato entrerà in vigore. Dal giorno stesso dovrà timbrare il cartellino, non può attendere una risposta che andava pensata prima».

«Ci lasceranno a piedi», commenta il portavoce dei pendolari, Luciano Ferro, «questi orari ci penalizzeranno, lo andiamo dicendo da un pezzo. Chi non ha l’auto non potrà tornare a casa, perché mancheranno le corse della notte e del mattino presto, ma con la crisi che c’è, non tutti possono più permettersi la benzina».

Marta Artico

 

PORTOGRUARO  – Legambiente boccia il viadotto appena realizzato

L’ACCUSA: «BISOGNERÀ ABBATTERE LA NUOVA SOPRAELEVATA»

Piloni troppo vicini per consentire l’aumento dei binari

Legambiente chiede di conoscere i nomi dei responsabili della progettazione della tangenziale, «ma anche di chi in Regione doveva coordinare quest’opera con la realizzazione della Tav».

Viadotto della tangenziale sopra la ferrovia appena terminato e già pronto “da abbattere”: l’Anas non avrebbe tenuto conto del quadruplicamento dei binari in funzione della Tav.

Dopo la “perla” della curva parabolica all’ingresso della tangenziale, prima di una rotatoria, ora le contestazioni sulla tangenziale, attesa da quarant’anni, riguardano i viadotti. Legambiente del Veneto orientale è su tutte le furie «per lo spreco di denaro pubblico degli uffici che sovraintendono alle infrastrutture viarie regionali».

«Dopo i milioni di euro buttati per progettare una Tav lungo il litorale che non si farà mai, stando alla bocciatura della Regione pur arrivata con tre anni di ritardo – sostengono gli ambientalisti -, registriamo ancora sprechi. Guardando a che cosa si è costruito per oltrepassare la ferrovia Venezia-Trieste si resta annichiliti: la lunga sopraelevazione, un viadotto in ferro poggiato su una sequenza di enormi piloni in cemento armato, la distanza a scavalco della linea ferroviaria non prevede affatto l’eventuale ampliamento dell’infrastruttura ferroviaria, se non abbattendo il manufatto e ricostruendolo».

In questi giorni si sono in effetti si sono moltiplicate le prese di posizione politiche a favore del potenziamento dell’attuale ferrovia e l’eventuale raddoppio della linea esistente. «È possibile che chi ha progettato l’opera non abbia tenuto conto dell’altra infrastruttura che la Regione stava sostenendo? – si chiede Legambiente – Davvero non ci sono soggetti responsabili di tutte queste progettazioni, una regia che coordini e valuti le sinergie che devono avere le varie opere, anche per contenere i costi e risparmiare preziose risorse pubbliche? Eppure, che si sappia, è solo uno l’assessorato regionale a cui fanno capo queste opere» conclude Legambiente.

 

Nuova Venezia – La Regione: Tav lungo la vecchia linea.

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4

ott

2013

Alta Velocità ferroviaria, no al tracciato litoraneo.

Mainardi: «Bene così».

L’opposizione: «Zaia incapace, persi due anni»

VENEZIA «È una buona notizia, chapeau alla Regione del Veneto che prende una posizione chiara». Bortolo Mainardi, commissario straordinario per l’Alta Velocità/Alta Capacità sulla linea Venezia – Trieste, incassa soddisfatto la delibera con la quale la giunta regionale del Veneto, ieri mattina su proposta del presidente Luca Zaia, ha approvato un atto di indirizzo a favore del tracciato lungo l’attuale linea ferroviaria. Praticamente quello che aveva detto due anni fa, all’atto dell’insediamento, lo stesso Mainardi.

Il Pd accusa: «La Regione conferma la sua incapacità programmatoria: sul tema Zaia ha perso praticamente due anni» sibilano i sindaci di Roncade e Meolo.

La Regione del Veneto manderà nelle prossime ore questa delibera al commissario di governo. «Fin dal primo giorno – ha ricordato Zaia – abbiamo detto al commissario di metterci in condizione di valutare progetti alternativi al tracciato litoraneo, oggetto di una delibera del 2006: non una brutta idea, ma dall’impatto imbarazzante. I progetti alternativi erano due: quello complanare al sedime ferroviario e quello complanare all’A4. E quel che è venuto fuori in maniera macroscopica dalla nostra analisi è da un lato la totale indisponibilità del territorio alla soluzione litoranea, che taglia in due l’ultima parte della campagna veneta ancora integrale, dall’altro una ferrovia utilizzata solo per il 40% – ha rilevato -, che quindi va portata a regime, recuperando il 60% inutilizzato e valutando il raddoppio».

Fautore del tracciato litoraneo era l’assessore regionale Renato Chisso, adducendo motivi di impatto sui centri abitati esistenti e i costi più elevati. Adesso, la scelta della Regione taglia definitivamente la testa al toro: lo scenario , per questa grande infrastruttura che corre su due corridoi europei (il Baltico/Adriatico e il Lisbona/Kiev) è di giungere al potenziamento della linea esistente.

«Il cosiddetto tracciato basso – ha ribadito Zaia – avrebbe tagliato in due la campagna delle bonifiche, era ambientalmente insostenibile e aveva un impatto elevatissimo. La linea in affiancamento a quella esistente dovrà essere approfondita allo stesso livello di progettazione di quanto predisposto da Rfi».

Per Zaia è chiaro che questa soluzione «dovrà prevedere peraltro soluzioni prevalentemente in galleria artificiale in corrispondenza dei centri abitati, di Marcon, Quarto d’Altino, Meolo, Fossalta, di Piave, Musile di Piave, San Donà di Piave, Ceggia, San Stino di Livenza, Portogruaro e Fossalta di Portogruaro, allo scopo di minimizzare l’impatto ambientale sui centri interessati».

Caustico il Partito Democratico: «Tre anni e 14 milioni di euro spesi inutilmente – spiegano i sindaci di Roncade e Quarto d’Altino, Simonetta Rubinato e Silvia Conte –. Tanto c’è voluto al presidente Zaia e alla sua Giunta per capire quanto noi semplici sindaci di campagna avevamo detto. In questa vicenda di imbarazzante c’è l’incapacità con cui il governo regionale di centrodestra da anni pianifica lo sviluppo infrastrutturale del territorio».

Quanto al commissario, Mainardi parla di «situazione in movimento in Friuli», dove ancora non si è raggiunta un’intesa dei territori sul tracciato, ma certo la decisione del Veneto consentirà, finalmente, di passare dallo studio di fattibilità alla progettazione preliminare. Ben sapendo che, sull’Alta Velocità nel Nordest, per ora, non c’è una lira (e costerà 7 miliardi di euro).

Daniele Ferrazza

 

SERRACCHIANI  «Soluzione condivisa»

UDINE. Anche la Regione Friuli plaude alla delibera della Regione Veneto: «Un passaggio importante – spiega il governatore Debora Serracchiani – perchè il tracciato lagunare è una minaccia complessiva alla realizzabilità dell’opera, sia per i costi sia per l’impatto ambientale».

Serracchiani auspica quindi che in sede di Via «le due Regioni possano assumere una posizione comune, scegliendo la strada del potenziamento dell’esistente, dello scioglimento dei colli di bottiglia e del raddoppio, dove necessario e possibile».

Serracchiani ricorda che anche il Fvg ha chiesto di avere indicazioni più precise sul tracciato che dovrebbe attraversare il territorio regionale, Serracchiani annuncia che «in sede di Valutazione di impatto ambientale si chiederà che le integrazioni di Rfi possano riguardare il potenziamento e l’eventuale raddoppio della linea attuale». Con questo passaggio, dunque, viene sepolto definitivamente il tracciato lungo il litorale.

 

 

«Tav, è una vittoria degli agricoltori»

La scelta di Zaia di bocciare il tracciato litoraneo accolta con soddisfazione. «Ma adesso vigileremo fino in fondo»

SAN DONÀ – La giunta regionale, su proposta del governatore Luca Zaia, ha messo nero su bianco la scelta di realizzare la Tav Venezia-Trieste lungo il tracciato dell’attuale ferrovia, con l’eventuale raddoppio che attraverserà in galleria i centri abitati.

«Abbiamo formalizzato con un atto di indirizzo una decisione già nota, per confermare una scelta già discussa e fatta», ha commentato Zaia, «così da evitare che qualcuno a Roma possa imbastire speculazioni sulle recenti decisioni statali sulla questione, che fanno riferimento a un percorso litoraneo che non ha né senso né consenso».

La delibera ripercorre l’iter del progetto dal 2003 in poi, ricorda il lavoro svolto dal 2011 a oggi dal commissario Mainardi e sottolinea la necessità di approfondire il tracciato alternativo in affiancamento alla linea esistente, così da consentire una comparazione con il percorso litoraneo.

«Il cosiddetto tracciato basso», ha aggiunto il governatore, «avrebbe tagliato in due la campagna delle bonifiche, era ambientalmente insostenibile e aveva un impatto elevatissimo. La linea in affiancamento a quella esistente dovrà essere approfondita allo stesso livello di progettazione di quanto predisposto da Rfi».

Come si ricorderà, la proposta di Mainardi è articolata in due fasi. La prima prevede il potenziamento della linea storica, adesso ampiamente sottoutilizzata. E solo in una seconda fase Mainardi ha ipotizzato un possibile raddoppio. Quest’ultimo ha sollevato le perplessità dei cittadini che risiedono a fianco dell’attuale ferrovia, preoccupati per le proprie case. Ma la delibera regionale rilancia l’ipotesi dell’attraversamento in tunnel dei centri abitati.

«Questa proposta alternativa», ha precisato Zaia, «dovrà prevedere soluzioni prevalentemente in galleria artificiale in corrispondenza dei centri abitati di Marcon, Quarto d’Altino, Meolo, Fossalta di Piave, Musile, San Donà, Ceggia, San Stino, Portogruaro e Fossalta di Portogruaro».

«La decisione del presidente Zaia è una risposta alle tante istanze venute dal territorio: ma la nostra attenzione non cala, vigileremo finché il progetto non andrà definitivamente in porto». Paolo Quaggio, presidente di Cia Venezia, commenta così l’approvazione della delibera che sconfessa l’ipotesi litoranea. «Si tratta senz’altro di una vittoria, è stata premiata la serietà e la compattezza con cui si sono mosse Cia Venezia, Confagricoltura Venezia, Copagri e Legambiente, riunite nel comitato «L’altra Tav». Avevamo richiamato più volte alla sue responsabilità la Regione perché sapevamo che la nuova ipotesi di percorso predisposta dal commissario straordinario Bortolo Mainardi era nella fase di uno studio di pre-fattibilità. E che senza un pronunciamento chiaro, non sarebbe potuta essere portata avanti e contrapposta al tracciato basso, l’unico finora ufficiale. Il tracciato basso ha forti impatti ambientali. Per lo stesso motivo ha ricevuto il radicale dissenso dei comuni attraversati. Il percorso litoraneo devastava aree importanti per l’agricoltura, da quella della pera tipica veneziana ai vigneti della Doc Piave e della Doc Lison.

Giovanni Monforte

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«Il risveglio dopo un lungo sonno» Il Pd attacca il governatore e Chisso

SAN DONÀ. «Zaia si risveglia dopo un lungo sonno». Al Pd non basta la delibera approvata dalla giunta regionale per «assolvere» Zaia e Chisso. «Perché Zaia ha dormito fino a oggi? La delibera conferma la posizione che il Pd aveva tenuto fin dall’inizio e doveva essere approvata dalla sua giunta a metà dello scorso anno, immediatamente dopo che il Consiglio gli aveva dato un preciso mandato in questo senso», attaccano Lucio Tiozzo, capogruppo democratico in Consiglio regionale, e Bruno Pigozzo, vice presidente della commissione trasporti. I due esponenti del Pd bocciano come assai tardivo il giudizio negativo espresso da Zaia sul tracciato litoraneo in favore dell’affiancamento alla linea ferroviaria già esistente. «Sono lacrime di coccodrillo. Nel 2006, quando la giunta deliberò a favore di questa soluzione, Zaia ricopriva il ruolo di vicepresidente della Regione», rilevano Tiozzo e Pigozzo, «negli anni successivi le osservazioni critiche e l’opposizione degli enti locali, dei territori e del Pd sono state crescenti e incessanti. Zaia dov’era?». Per il Pd, infine, «resta molto preoccupante questa situazione di incomunicabilità di Zaia dal commissario Mainardi e dai livelli di governo. Sulla Tav è doveroso il confronto istituzionale, cosa che Zaia dimostra di non aver ancora compreso».

(g.mon.)

 

PORTOGRUARO – «Il progetto della Tav nel Nord Est è uno spreco di denaro e di territorio. Zaia si occupi delle vere priorità, a partire dal problema della disoccupazione».

Il dibattito di questi giorni sull’Alta velocità/Alta Capacità ha indotto la lista rossoverde “La città futura” a chiedere chiarezza in primis alla Regione. I rossoverdi hanno ricordato che il progetto presentato dal commissario Mainardi prevedeva il solo potenziamento della linea esistente, utilizzata ora al 40 per cento, rinviando un’eventuale aggiunta di due binari, solo se necessario e per un effettivo aumento del traffico ferroviario, a dopo il 2040.

«In base a questo abbiamo fortemente chiesto, e la maggioranza ci ha appoggiato, di togliere il tracciato litoraneo anche dalla cartografia del nostro Pat – spiega la consigliera Patrizia Daneluzzo -. Abbiamo dato un segnale forte che il nostro Comune ritiene quest’opera insensata e inutile. Ora, da una parte si scopre che quel progetto non è mai arrivato al Ministero, e che quindi non è servito a bloccare l’iter del tracciato litoraneo. Dall’altra Zaia rilancia pesantemente la proposta della Tav definendola addirittura una priorità. Se la Regione e gli industriali hanno soldi da investire – conclude Patrizia Daneluzzo – li investano sul mantenimento dell’occupazione e per creare posti di lavoro duraturi».

 

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