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Nuova Venezia – Fossalta chiede lo stato di calamita’

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1

ott

2013

Il sindaco ha convocato per stasera una giunta nella quale si farà la stima dei danni provocati dalla bomba d’acqua

FOSSALTA – Verrà chiesto lo stato di calamità naturale per i danni provocati dalla forte ondata di maltempo che si è abbattuta sul Veneto Orientale e in particolare su Fossalta di Portogruaro la mattinata di domenica.

Lo ha annunciato il sindaco di Fossalta di Portogruaro, Paolo Anastasia, che ieri ha fatto le ore piccole lavorando fino all’alba, casa per casa, per assistere gli abitanti colpiti. Per questa sera, con inizio alle 18, ha convocato una giunta straordinaria in cui si affronterà il delicato tema dei danni provocati dal maltempo e soprattutto si farà il punto della situazione su cosa e quanto chiedere al Governo centrale, ammesso poi che a Roma ci sia il tempo di discutere anche di queste problematiche, vista l’attuale crisi politica.

Si calcola che nella sola Fossalta, secondo i dati Arpav, siano caduti nell’intera giornata di domenica 170 millimetri di pioggia. Nella vicina Lugugnana ne sono caduti “soltanto” 50.

Sono cifre che fino a qualche anno fa, anzi forse fino a qualche mese fa, erano riferibili ai paesi dell’area subtropicale. Verranno coinvolte, per reperire i risarcimenti, anche gli altri enti sovracomunali, ovvero la Provincia e la Regione. Non è esclusa nemmeno una sinergia stretta con gli altri Comuni colpiti, anche se in misura largamente inferiore, dall’ondata di maltempo; ovvero Portogruaro, Concordia e San Michele, con cui Fossalta collabora da tempo viste anche le comuni idee politiche (sono tutti comuni retti dal centrosinistra).

«Più siamo e meglio è», ha sostenuto Paolo Anastasia, «le maggiori criticità legate all’emergenza si sono protratte fino al primo pomeriggio. Abbiamo visitato, casa per casa, le famiglie colpite. Sono state circa una quarantina quelle che si sono ritrovate con l’acqua in casa. Poi è ripreso a piovere».

I sottopassaggi di via San Marco e via Olimpia, completamente allagati, sono stati liberati, con fatica dalla morsa dell’acqua. Il gruppo sommozzatori dei vigili del fuoco, nella zona dello stadio, è riuscito a recuperare, con il soccorso stradale Battiston, la Mercedes Classe B, rimasta bloccata dalla furia dell’acqua attorno alle 10 di domenica. Da quella vettura un padre, residente nella zona, è riuscito ad aprire la portiera dal lato guida in tempo, liberando dall’abitacolo la moglie e il bambino di quattro anni. È stata una brutta avventura che per loro si è risolta bene, mentre la vettura è da buttare. Nella giunta di oggi Anastasia affronterà anche il tema delicato dell’assetto idrogeologico del territorio.

«Al di là del quantitativo mastodontico di pioggia caduta in pochissimi minuti», chiosa il sindaco, «sono emersi dei punti critici. Sono almeno tre: via Bettoni, la strada che collega di Alvisopoli e Fratta; e la strada che collega le altre due frazioni di Villanova e Stiago. E poi via Manzoni, la strada dove sorgono la stazione carabinieri e il palasport dedicato Denis Innocentin».

Rosario Padovano

 

«I canali non vengono mai puliti»

San Michele. Zulianello della Cia accusa d’inefficienza il consorzio di bonifica

SAN MICHELE «È un problema che si ripresenta da anni, perché non viene fatta l’adeguata manutenzione dei canali». A farsi portavoce del malcontento degli agricoltori per i continui allagamenti è Stefano Zulianello, componente della giunta provinciale della Confederazione italiana agricoltori (Cia) e titolare di un’impresa florovivaistica in via Molinovo a San Michele. La sua stessa azienda è stata sommersa dall’acqua con danni ingenti alle piccole piantine.

«Domenica mattina sono caduti circa 140 millimetri di pioggia in un’ora e mezzo e siamo andati sott’acqua», racconta Zulianello, «la mancata manutenzione dei canali impedisce all’acqua di defluire correttamente e così gli altri 100 millimetri caduti domenica sera hanno completato l’opera».

Anche altre aziende agricole nella zona di San Michele a nord della Triestina hanno subito allagamenti. E se l’acqua non dovesse ritirarsi in fretta, il rischio è che la soia ancora nei campi possa marcire. In quell’area a far da tappo al deflusso dell’acqua contribuisce anche la presenza della ferrovia. Ma il problema è, soprattutto, di mancata pulizia dei canali. Problemi si ripetono ormai da anni, almeno dal 2007.

«È da anni che si parla di questa problematica e nessuno fa nulla, aggiunge Zulianello, «non viene fatta la necessaria manutenzione dei canali».

Per risolvere drasticamente il problema servirebbe un intervento complessivo di potenziamento della rete di scolo.

«Possiamo capire che non ci siano i soldi per questo, ma chiediamo che il Consorzio di bonifica faccia almeno la manutenzione dei canali» conclude Zulianello.

Quanto al resto del territorio, dalla Coldiretti fanno sapere che dalle zone di aperta campagna non sono state segnalate situazioni di difficoltà evidenti. Qualche problema nelle zone più a ridosso delle aree cementificate.

Giovanni Monforte

 

Nuova Venezia – Pendolari appiedati, scoppia la rivolta

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1

ott

2013

TRASPORTI PUBBLICI » I DISSERVIZI

Soppresso il treno Venezia-Trieste, bus sostitutivo in panne sul ponte della Libertà: «Non paghiamo più l’abbonamento»

Il pullman sostitutivo si rompe sul Ponte della Libertà, i pendolari della linea Venezia-Trieste raggiungono la città lagunare a piedi. Questa volta sono davvero infuriati, tanto da minacciare di non voler pagare l’abbonamento mensile a Trenitalia. Riflettori puntati sul famoso treno 5.800 che dovrebbe arrivare a Quarto alle 4.53, ma che talvolta viene soppresso e che serve i lavoratori che partono da Portogruaro, San Donà e Quarto per andare a lavorare a Venezia e nelle isole. Molti di loro sono turnisti, arrivare tardi significa doversi giustificare.

«Alla stazione questa mattina (ieri ndr)», racconta Gianni Foffano, portavoce pendolari e consigliere comunale, «ci è stato comunicato, anzi abbiamo scoperto, che il treno era stato soppresso. Accade spesso, troppe volte, sistematicamente durante il fine settimana, ma se succede nei giorni infrasettimanali è ancora peggio. Abbiamo così atteso il consueto pullman che ci manda Trenitalia, un bus turistico che ci porta a Venezia. È arrivato a Quarto alle 5.25, quindi in ritardo di un pezzo, poi è passato per Marcon e si è diretto a Mestre, dov’è arrivato alle 6. Quando ha imboccato il Ponte della Libertà si è fermato per un guasto meccanico: l’autista ha alzato le braccia e così noi, già in ritardo, abbiamo dovuto scavalcare la balaustra, passare dove si può camminare e dirigerci a piedi con il tempaccio che c’era fuori».

Una via crucis, insomma. Il treno che non passa, l’autobus sostitutivo, le tappe, il ritardo. Alla fine i pendolari, una cinquantina, sono arrivati a Venezia dopo le 6.30, con tutti i disagi del caso e da qui ciascuno ha proseguito con il vaporetto o con altro mezzo per raggiungere il posto di lavoro.

Chiarisce: «Durante il fine settimana succedono altri guasti: il bus sostitutivo del treno 5800, partito da Portogruaro, ha bucato una gomma prima di San Donà, appiedando gli utenti. Possibile? Siamo stanchi, le cose non migliorano, anzi. A dicembre entrerà in funzione l’orario cadenzato, il treno del mattino che oggi viene sistematicamente soppresso durante il fine settimana e nei giorni lavorativi spesso ritarda, verrà spostato in avanti di venti minuti e sarà un problema, senza contare le corse che fermeranno solo a Mestre. La Regione non ha ascoltato noi e nemmeno l’associazione Ferrovie a Nordest: non ne possiamo più e non vogliamo pagare l’abbonamento. Altro che riduzione, non ci conviene pagare».

I pendolari della tratta Venezia-Trieste hanno anche aperto una pagina Facebook e si stanno organizzando per dar vita ad una nuova manifestazione di protesta assieme ai colleghi di San Donà, Portogruaro e le stazioni coinvolte, annunciata per novembre.

«Domenica», precisa Trenitalia, «c’era un’interruzione programmata, nessuna soppressione da parte nostra. Oggi (ieri ndr) invece il bus si è guastato a 100 metri da Venezia, mentre il treno non è partito perché non c’era materiale rotabile». Ossia treni disponibili.

«Situazione da terzo mondo, inaccettabile», tuona il sindaco di Quarto, Silvia Conte. «E con il nuovo sistema che ha in mente la Regione le cose peggioreranno: invece di parlare di opere inutili che investano per rendere adeguato al terzo millennio il sistema esistente».

Marta Artico

 

Nuova Venezia – Bomba d’acqua sul Portogruarese.

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30

set

2013

Auto sommersa nel sottopasso, papà salva figlio e moglie

Calcolati circa 200 millimetri di pioggia nei due rovesci

FOSSALTA DI PORTOGRUARO – “Nefertari” si è abbattuta sul Veneto orientale procurando gravi danni. Una famiglia si è salvata in tempo, mentre percorreva il sottopasso di via Olimpia. Il padre ha afferrato la moglie e il figlioletto di 4 anni, li ha tirati fuori dalla loro Mercedes Classe B, mentre veniva sommersa.

Disagi si sono registrati anche a Portogruaro, San Michele e Concordia, anche se in misura inferiore. Si è calcolato che in poco meno di un’ora a Fossalta siano caduti tra le 9 e le 10 di ieri mattina addirittura 200 millimetri di pioggia. Oltre 50 le chiamate ricevute da carabinieri e vigili del fuoco. Sul posto anche Protezione civile, Genio civile e i reperibili del Consorzio di bonifica Veneto orientale. Svariate le chiamate arrivate al centralino dei carabinieri della compagnia di Portogruaro. La stazione di Villanova di Fossalta è finita sotto acqua. Il sindaco di Fossalta, Paolo Anastasia, ieri per tutto il giorno ha seguito l’evolversi della situazione dal magazzino della Protezione civile alla periferia della cittadina. Il maltempo si è concentrata quasi esclusivamente in un raggio di pochi chilometri quadrati. Due i principali eventi atmosferici. Il primo si è abbattuto alle 9. Ma è con il secondo, un’ora dopo, che Fossalta ha dovuto fare i conti con un vero e proprio nubifragio. Le rogge Taglio, Rojuzza e Lugugnana si sono alzati rapidissimamente, ma non hanno creato problemi. Drammatiche le conseguenze a livello viabilistico e non solo. Si sono allagate in centro a Fossalta le vie Pascoli, Caboto, Roma, Venezia, Montello con le sue laterali via Croce e via Gioberti; gravissima la situazione in via Olimpia, nella zona degli impianti sportivi, e in via San Marco. Non sono due vie a caso, sono le strade caratterizzate dai sottopassi ferroviari. L’unico percorribile, grazie al quale Fossalta non è rimasta isolata del tutto, era quello di via 4 Novembre. I residenti di via Caboto erano imprigionati nei loro condomini, oltre 40 le abitazioni allagate. Scenario impietoso anche nelle frazioni. A Villanova di Fossalta gli operai hanno lottato contro il tempo per salvare i macchinari alla Zignago Vetro. Allagata l’area della stazione dei carabinieri in via Manzoni. Ad Alvisopoli un agricoltore ha misurato con il pluviometro la pioggia caduta: 200 millimetri. Salva, per poco, Villa Mocenigo. Allagata la strada che collega Alvisopoli a Fratta, via Bettoni. In ginocchio Sacilato. Sul posto si sono alternati i vigili del fuoco di Portogruaro, Mestre e le squadre di Protezione civile di Gruaro, Fossalta, Teglio, San Stino, Pramaggiore e Portogruaro. I volontari erano ad Annone per la festa del santo patrono e hanno dovuto abbandonare in fretta la cerimonia. Il sindaco di Fossalta, Paolo Anastasia: «Si è abbattuta una bomba d’acqua che non ha risparmiato le frazioni e il centro».

Rosario Padovano

 

SAN DONA’

Paura al Villaggio S. Luca «Non usciamo da casa»

SAN DONÀ – Pioggia a dirotto per tutta la giornata, ma fortunatamente non si sono ripresentati gli allagamenti di poche settimane fa. Nelle zone più a rischio di San Donà, Villaggio San Luca, via Dalla Francesca e periferia est, i residenti sono rimasti chiusi in casa ad aspettare che la pioggia si attenuasse. In via Dalla Francesca, in particolare, avevano ancora in mente l’ultimo allagamento di abitazioni, garage, seminterrati, interi orti. «Non possiamo vivere sempre con l’angoscia», spiegano, «anche perché in ottobre ci sono piogge e allagamenti fino a novembre. Ogni volta che piove non possiamo neppure lasciare le nostre case per la paura che si allaghino. Dopo l’ultimo episodio, poche settimane fa, non mangiamo neppure più la verdura negli orti, visto che è stata coperta da acqua di fogna. Il Comune ha annunciato un piano delle acque. Noi non riusciamo a comprendere quale sia il vero problema. I pozzetti sono puliti, dunque sarà una questione di tubature vetuste o idrovore che non funzionano a dovere. Non siamo tecnici, ma vorremmo avere il diritto di vivere serenamente e non essere terrorizzati dalla prima pioggia di fine estate e vivere male autunno e inverno». I disagi sono stati complessivamente contenuti, anche nello Jesolano. La pioggia ha ormai chiuso ufficialmente la stagione estiva che infatti terminava ieri con la fine del servizio di salvataggio e la chiusura degli ultimi ombrelloni. Il mare non è stato particolarmente mosso e tutto si è risolto per il meglio. A giorni la Federconsorzi procederà con le dune di sabbia per la protezione del litorale dalle mareggiate. Quest’anno sarà accumulata sabbia lungo tutto il litorale di Jesolo per circa 15 chilometri. Le onde hanno riportato sulla spiaggia davanti a piazza Casa Bianca la carcassa di un delfino morto da alcuni giorni. Un ritrovamento che ha destato stupore tra chi passeggiava sulla spiaggia e non è abituato a vedere questi ritrovamenti. È il secondo caso da questa estate. Sul posto è arrivata comunque la capitaneria di porto per il recupero.

Giovanni Cagnassi

 

Allagamenti a Fossalta e Concordia

Gravi disagi al cantiere della tangenziale che va sott’acqua. Una giornata di duro lavoro per il Consorzio di Bonifica

PORTOGRUARO – La coda dell’ondata di maltempo che si è abbattuta sul Veneto orientale procurando gravi danni e disagi ha riguardato anche i comuni limitrofi di Fossalta, dove comunque si sono concentrate il grosso delle precipitazioni. Toccate dalla perturbazione sono state anche Portogruaro, Concordia Sagittaria e la parte a nord di San Michele, quella più vicina appunto alla zona a nord-est del territorio fossaltese. Anche negli altri tre comuni sono giunte le segnalazioni di rito a Protezione civile e vigili del fuoco. A Portogruaro qualche disagio si è patito pure in centro storico, ma i maggiori interventi si sono registrati in periferia, proprio verso Fossalta, e quindi nella zona a nord di viale Trieste e sulle strade laterali, dove l’urbanizzazione negli ultimi trent’anni è stata molto massiccia. Si è allagato, sul confine tra Portogruaro e Fossalta, l’intero cantiere della tangenziale che dovrebbe essere completata a dicembre. Non è escluso comunque che si torni già oggi al lavoro per rispettare i tempi. Lo scenario tuttavia era decisamente desolante. A Concordia Sagittaria il maltempo ha rovinato il clima di festa della Gara dee Batee, storico e tradizionale appuntamento molto sentito a Concordia. I disagi però sono stati limitati. Come al solito è andata sotto via Marcantonio, ma non è una grossa novità. Allagata anche via Lemene. «A Sindacale», ha riferito il primo cittadino di Concordia, Marco Geromin, «la situazione si è presentata meno grave del previsto. Solo una casa disabitata con un po’ d’acqua nel garage. Il centro anche stavolta è risultato il più colpito, con torrenti d’acqua in piazza, peggiorati da alcuni automobilisti maleducati che a velocità sostenuta hanno provocato quasi un moto ondoso, allagando i negozi». Concordia come Venezia dunque. Infine San Michele al Tagliamento. Il centro è stato risparmiato dalla furia dell’acqua, i maggiori disagi si sono patiti a ridosso del territorio di Fossalta con problemi in particolare nella zona di Villanova della Cartera, al ridosso del confine con il Friuli. Disagi anche a Malafesta, Pozzi e San Mauro; tuttavia cose sopportabili rispetto all’emergenza che si è registrata a Fossalta. Domenica di lavoro per il Consorzio di Bonifica Veneto orientale. «Abbiamo dovuto monitorare la situazione e lavorare molto per tutto il giorno perché il maltempo non ha dato tregua. Le piene delle rogge», ha sottolineato il direttore del Consorzio di Bonifica Veneto orientale, Sergio Grego, «hanno innalzato il livello dei canali consortili verso il mare. La situazione è stata critica. Tutti i reperibili hanno compiuto un grande lavoro».

Rosario Padovano

 

Gazzettino – “Bomba d’acqua” a Fossalta

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30

set

2013

Case, campi e strade allagati

In un’ora sono caduti 20 millimetri di pioggia, sette volte quanto previsto in casi d’emergenza. L’ondata di maltempo ha colpito ieri mattina nel Veneto orientale allagando strade, campi e case.

MALTEMPO – In un’ora sono caduti 20 millimetri, una cinquantina di richieste di soccorso

Pioggia da incubo, tutti sott’acqua

Case e campi allagati, automobilisti imprigionati costretti a chiedere aiuto all’Aci

In un’ora sono caduti 20 centimetri d’acqua, sette volte quanto previsto in casi di emergenze. È un evento eccezionale quello che s’è abbattuto ieri mattina sul Portogruarese, provocando danni ingenti. Colpiti i comuni di Portogruaro, Concordia Sagittaria, San Michele al Tagliamento e Fossalta di Portogruaro, dove per la prima volta sono finiti sott’acqua anche gli stabilimenti Zignago con il reparto della vetreria. In un’ora, a partire dalle 9.30, al centralino dei Vigili del fuoco sono arrivate 50 richieste di soccorso.

Moltissimi i disagi per la popolazione che s’è ritrovata con le abitazioni allagate, anche in aree che solitamente non hanno mai registrano problemi. Impressionante l’allagamento a Fossalta dei sottopassi ferroviari di via San Marco, dove un automobilsta è rimasto incastrato, e di via Olimpia, nei pressi del campo di calcio, dove l’acqua ha raggiunto i 10 metri allagandoli entrambi e lambendo la tratta ferroviaria. L’unico accesso al centro del paese era su viale Venezia, dove però molte abitazioni sono rimaste allagate. «Un’area quella che non ha mai fatto registrare problemi» ha sottolineato l’ingegner Sergio Grego, direttore del Consorzio di bonifica del Veneto orientale. Sulle stessa strada a Fossalta due donne anziane sono rimaste bloccate con l’auto in mezzo metro d’acqua che aveva invaso la sede stradale. Sono dovuti intervenire i Vigili del fuoco per portarle in salvo, mentre sono oltre 30 gli automobilisti soccorsi dall’Aci Rado per le auto rimaste in panne a causa dell’acqua.

Allagamenti sono stati registrati anche a Portogruaro e a Lugugnana, a San Michele e a Concordia. «Problemi sono stati evidenziati a Concordia sulla sponda sinistra del Lemene – ha ribadito Grego – che solitamente non hanno mai registrato criticità». A Sindacale i residenti di via dei Pescatori hanno praticamente buttato ciò che in poco più di due mesi erano riusciti a salvare a seguito di altrettanti allagamenti. Allagata anche la zona più a Nord di San Michele al Tagliamento. «Abbiamo ricevuto richieste di soccorso a Malafesta, Villanova della Cartera, Pozzi e San Giorgio al Tagliamento – spiega Andrea Gallo, comandante della Polizia locale – siamo intervenuti con la pattuglia e con la Protezione civile comunale per diversi allagamenti nelle case, monitorando l’evolversi della precipitazione attraverso il satellite che ci indicava costantemente le condizioni climatiche».

E pensare che per la Protezione civile doveva essere una giornata di festa in occasione del Patrono. «Eravamo ad Annone Veneto per la manifestazione – spiega il coordinatore di San Michele della Protezione civile, Antonio Miorin – non c’era nemmeno una goccia. Abbiamo dovuto interrompere la festa per andare in soccorso alla popolazione alluvionata. Nelle frazioni a Nord del Comune, le fognature non sono riuscite a contenere la pioggia e la pressione ha scaraventato tutto nelle caditoie delle abitazioni».

«Sono caduti 200 millimetri di pioggia in meno di un’ora – ribadisce Grego – un evento eccezionale se consideriamo che solo due settimane fa ne erano caduti 50 allagando Sindacale e le zone limitrofe.

La nostra struttura è tarata per emergenze di 30 millimetri, che nel tempo siamo riusciti a portare anche a 60 in condizioni davvero particolari.

Purtroppo l’evento eccezionale, che dovrebbe ripetersi ogni 20 anni, lo stiamo registrando ogni due/tre mesi. I nostri canali hanno raccolto tutta l’acqua, ma l’assorbimento avviene dopo 2 ore dalla precipitazione». Lo stesso Grego è rimasto in contatto con i sindaci del territorio che hanno allertato le squadre della Protezione civile. In campo anche i Vigili del fuoco di Portogruaro con l’ausilio dei colleghi giunti in forze da Mestre. La Questura di Venezia ha invece coordinato l’emergenza, attraverso le forze dell’ordine e la Protezione civile.

 

 

Salvata Cardiochirurgia Soddisfazione a Mirano

Il Comitato Salvioli esulta, Pigozzo: «Ridimensionate Ostetricia e Ginecologia»

Come in un lungo, delicato intervento in sala operatoria, la Cardiochirurgia di Mirano viene salvata nella notte. Capovolte dalla quinta commissione regionale le schede di dotazione ospedaliera che prevedevano, tra le altre cose, la chiusura del reparto fiore all’occhiello del Dipartimento cardiovascolare miranese. Salvata l’alta specialità e l’economicità dell’unità operativa (un intervento a Mirano costa la metà grazie a un modello organizzativo “leggero” di stampo nordeuropeo), scongiurata anche la netta divisione tra polo medico e polo chirurgico tra i due ospedali dell’Asl 13, Dolo e Mirano.

Il decorso però è ancora tutto da decifrare.

In realtà la Cardiochirurgia miranese, più che rinascere, sopravvive: la commissione ha deciso di garantire la sua operatività in stretta sinergia con Mestre e sarà così fintantoché l’ospedale dell’Angelo non riuscirà a coprire gli 800 interventi annui previsti (oggi supera appena i 550).

Ma a contare oggi è soprattutto l’indicazione proveniente dai commissari: oggi la Cardiochirurgia di Mirano è essenziale all’intero sistema sanitario regionale. Plaudono alla decisione soprattutto i comitati e le associazioni che nelle ultime settimane avevano dato vita a una mobilitazione senza precedenti sul territorio: con le seimila firme raccolte in sei giorni, Cuore Amico raggiunge il suo scopo.

Anche il comitato Salvioli di Mirano è soddisfatto: «La mobilitazione è stata straordinaria, non si poteva non tenerne conto», afferma il coordinatore Aldo Tonolo, «lo consideriamo un primo passo per aprire nuove prospettive per l’ospedale di Mirano».

A uscirne rinforzata è anche Dolo. Sul fronte della specializzazione infatti la commissione riesce a trovare l’accordo per superare in parte la divisione tra poli medico e chirurgico, con l’ospedale di Dolo che manterrà un’attività chirurgica settimanale, la cosiddetta “week-surgery”, con ricoveri programmati da lunedì a venerdì.

Non soddisfa appieno invece la decisione di ridimensionare Ostetricia e Ginecologia: rimarrà un unico primariato, anche se con due reparti nei rispettivi ospedali. Da decidere quale dei due sarà declassato a unità operativa semplice. Soddisfatto il consigliere regionale del Pd Bruno Pigozzo «per l’accoglimento delle richieste su Cardiochirurgia, quello su Ostetricia-Ginecologia però è un passo indietro, mentre resta non ben definito il futuro di Noale».

Filippo De Gaspari

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Il Veneto perde 1200 posti letto ma guadagna servizi e assunzioni

Tagli limitati, i primariati diventano 764 (+6), al via Odontoiatria per disabili e Psicologia in corsia

Zaia: «Svolta epocale». Coletto: «Riforma capillare». Il sì di Lega e Pdl, contrario il centrosinistra

Un giorno e una notte trascorsi a ritagliare il nuovo profilo della sanità veneta, fino al voto mattutino (erano le 8.10) che ha sancito l’approvazione delle schede di programmazione ospedaliera e territoriale sostenute dalla maggioranza Lega-Pdl. Le schede sono il braccio operativo del nuovo Piano socio-sanitario, la road map quinquennale che mira a riformare la politica del welfare, sia nell’approccio al paziente che nella compatibilità finanziaria del sistema rispetto al previsto calo di stanziamenti pubblici. La commissione sanità del consiglio regionale, presieduta da Leonardo Padrin, ha sostanzialmente recepito la rotta tracciata dall’esecutivo di Luca Zaia: «Siamo già ad un passo epocale nell’organizzazione del settore che più sta a cuore ai cittadini, la salute», commenta il governatore «per curare al meglio la nostra gente abbiamo adottato un approccio innovativo: utilizzo più razionale delle risorse attraverso l’applicazione dei costi standard sui quali Roma continua colpevolmente a cincischiare; ventaglio terapeutico che prevede cure più moderne e tempestive; macchinari di ultima generazione disponibili per tutti e riduzione del ricorso, sempre sgradito, al ricovero ospedaliero. Sulle liste d’attesa, poi, parla per tutti il grande successo che sta riscuotendo l’operazione Ospedali aperti di notte».

Ma in che consiste, nel concreto, il processo in atto? In Veneto l’«industria della salute» assorbe oltre il 60% del bilancio regionale (8,3 miliardi all’anno), vanta conti in attivo e occupa 58 mila persone, distribuite tra pubblico (88% del totale) e privato. È un colosso, che si snoda in 51 ospedali e 25 tra Ulss e Aziende. È attrezzato per offrire prestazioni di qualità elevata ma sconta tuttora una vecchia concezione «generalista» che privilegia la degenza rispetto alla cura diffusa sul territorio, concentrando così energie umane e materiali su una rete ospedaliera non immune da duplicati, sacche di inefficienza, esuberi.

La riforma in cantiere prova a invertire questa tendenza, riducendo anzitutto i posti letto con un taglio di 1200 unità che ne fissa il limite a 17.300; introducendo un blocco sostanziale dei primariati – ne sono stati concessi 6 in più rispetto agli attuali 758, andranno a Verona (2), Padova (2), Alta Padovana e Iov – e avviando la fusione dei reparti «doppione» più vistosi. In effetti, la scure annunciata e paventata da più parti, somiglia molto a un temperino che infine ha accolto più istanze di quante ne abbia respinte. Tanto più che accanto all’istituzione di dipartimenti ex novo – quali l’Odontoiatria per disabili e la Psicologia ospedaliera – compare lo sblocco de facto delle assunzioni, decretato da un atto che vincola la Regione a coprire l’organico (oggi carente) dei servizi attivati. Chi scommette sul potenziamento delle cure sul territorio come alternativa al ricovero sistematico, è l’assessore Luca Coletto: «In Veneto non si era mai vista un’articolazione così capillare e tarata sulle necessità delle persone a cui rispondere vicino a casa e fuori dagli ospedali per acuti. Penso agli ospedali di comunità e alle medicine di gruppo, da far partire subito; al rafforzamento del sistema di urgenza-emergenza; alla diffusa presenza di punti di primo intervento e di servizi per la diagnostica». Nel frattempo, proteste e critiche non mancano… «Come sempre, quando viene varata una riforma di tale portata, c’è chi storce il naso e chi grida alla mannaia. Esorto tutti a non fare demagogia, se qualche aspetto del piano non darà le risposte attese c’è la massima disponibilità a porvi rimedio». Dove l’allusione corre al dibattito in aula che potrebbe riservare ritocchi all’impianto di base. In commissione (pur tra momenti collaborativi che hanno indotto Padrin a plaudire «il dialogo costruttivo tra persone oltre gli steccati politici») l’opposizione ha espresso voto contrario. «Al di là di alcune correzioni positive, la strada imboccata è chiara: tagliare posti letto ospedalieri senza garantire in cambio servizi e risorse nei territori. Quando e dove vedranno la luce gli ospedali di comunità, gli hospice, i centri per l’alzheimer e la sclerosi multipla?», chiede Claudio Sinigaglia (Pd) «perché dimezzare il numero dei distretti? Perché eliminare un gran numero di responsabili di psichiatria per l’infanzia e l’adolescenza, la disabilità e la non autosufficienza? Su questi nodi rimane il buio assoluto». Soddisfazione dalla Lega, per voce di Federico Caner e Arianna Lazzarini («La nostra sanità ci rende orgogliosi») e da parte del capogruppo pidiellino Dario Bond («Un buon lavoro, il punto d’equilibrio è stato raggiunto») mentre Antonino Pipitone, medico-consigliere dell’Idv parla di «errori e incongruenze» e Antonio De Poli (Udc) liquida il tutto «uno spot propagandistico di Zaia».

Filippo Tosatto

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Il “Forum” sul piede di guerra

Lihard: «Prima di applicare il piano, vanno garantiti i servizi territoriali»

La rabbia del Forum emergenza sanità si fa sentire dopo l’approvazione delle schede ospedaliere regionali che, ancora una volta, hanno pesantemente penalizzato gli ospedali di Venezia e Mestre. «Partiamo dal presupposto che siamo contrari a questi tagli», premette Salvatore Lihard, «ma a questo punto riteniamo che prima di andare ad applicarli, si devono garantire tutti i servizi territoriali. Le strutture intermedie previste dal Piano sociosanitario regionale dovranno essere in grado di garantire adeguata assistenza ai cittadini prima che quei 175 posti letto vengano definitivamente tagliati. E tanto per cambiare la Asl 12 è la sola in Veneto che non ottiene nulla, ma che vede ridursi continuamente i servizi. Il Forum ribadisce quella che ritiene una emergenza sanitaria per il centro storico, con un ospedale ormai al collasso, senza il minimo rispetto della specificità veneziana che era stata invece garantita. Senza contare che l’Angelo a Mestre rischia comunque di risentire dei tagli di posti letto, soprattutto ora che deve diventare a tutti gli effetti un ospedale di riferimento provinciale». Domenica scorsa il Forum che racchiude in sé 36 tra associazioni e comitati cittadini, aveva manifestato in campo SS Giovanni e Paolo per chiedere garanzie e tutela dei cittadini sotto il profilo della sanità. Centinaia di persone avevano fatto sentire la propria voce, ma evidentemente non è bastato neppure questo. A questo punto vigileremo e saremo molto attenti», prosegue Salvatore Lihard. «Si deve trovare una soluzione per quei distretti sociosanitari che non erogato più di sei ore al giorno di assistenza infermieristica domiciliare, così come è chiaro che ci sia un problema per i trasporti di emergenza e urgenza. Le idroambulanze non bastano più, l’elisoccorso va garantito. Lo abbiamo visto anche pochi giorni fa, con due tentati omicidi e le vittime trasferite a Mestre invece di tenerle al Civile. La mobilitazione continuerà, perché i servizi al territorio dovranno essere ben altri, invece qui si vanno ad accorpare i distretti, e questa situazione non ci soddisfa per nulla». (s.b.)

 

Il consigliere Marotta: «Qui troppi sacrifici»

Pigozzo promette: «Non molleremo l’osso»

«Sono stati limitati i danni al Policlinico, ma Venezia ha subito troppi tagli». Così il consigliere regionale Gennaro Marotta che aggiunge: «Nei prossimi giorni ci riserveremo di sentire i colleghi consiglieri veneziani sui costi del project financing dell’Angelo. Vorremmo presentare una risoluzione che impegni la Regione a farsi carico in toto delle pesantissime rate che strangolano i conti dell’Asl 12. Se l’Angelo serve quattro aziende, è sacrosanto che sia la Regione a pagare senza che ci rimettano solo i cittadini veneziani». Un concetto che ha ribadito anche il consigliere comunale Gabriele Scaramuzza (Pd), secondo il quale «con i 18 milioni di euro risparmiati ogni anno, entro un biennio l’Asl 12 sanerebbe il proprio deficit. I tagli delle schede invece non garantiscono la specificità veneziana, e chi ha fatto ciò si dovrà assumere le proprie responsabilità». Per il consigliere regionale Bruno Pigozzo «non siamo di fronte a una battaglia persa, perché comunque qualcosa siamo riusciti a ottenere. Ma non molleremo l’osso e adesso dovremo ascoltare Asl 12, privati e Conferenza dei sindaci per capire quali criteri adottare sul territorio, ma prima di tagliare i posti letto ospedalieri dovrà essere arrivata in toto la rete territoriale». Deluso il vicesindaco Sandro Simionato: «Non è stato ascoltato nulla di quanto proposto come Conferenza dei sindaci e ci chiediamo a cosa sia servita la parata di consiglieri regionali vista nei giorni scorsi al Civile. L’esito del voto in V commissione non ci soddisfa e siamo preoccupati. Speriamo che la Giunta regionale ritocchi queste scelte, visto che il voto della commissione non è comunque vincolate per la approvazione definitiva della delibera». (s.b.)

 

Angelo e Civile penalizzati Orsoni: «Subito correttivi»

Eliminati 175 posti letto e Venezia perderà il primariato di Otorinolaringoiatria

Il San Marco tira un sospiro di sollievo, salvata la Chirurgia ortopedica

Gli ospedali veneziani devono dire addio a 175 posti letto. La V commissione regionale ha approvato a maggioranza le schede ospedaliere da inserire nel nuovo Piano sociosanitario veneto, e chi paga il conto più salato sono proprio gli ospedali di Mestre e Venezia, entrambi gestiti dall’Asl 12. Sono 106 i posti letto destinati a scomparire dal Civile e 69 quelli messi fuori gioco all’Angelo. Un iter che l’Asl 12 dovrà completare entro tre anni. Il presidente della V Commissione, Leonardo Padrin, ha voluto chiudere subito una partita che si trascinava da mesi, per la quale i consiglieri di opposizione hanno tentato fino all’ultimo di far prevalere la necessità di stabilire prima i servizi territoriali. In questi, dove la dotazione di posti letto è a quota 213, la V commissione ha previsto un’aggiunta di 50 posti, in una sorta di compensazione che però al momento resta sulla carta, visto che il progetto va e finanziato per i prossimi anni. L’Angelo, che nel frattempo riceverà da Villa Salus tutto il peso del suo Punto nascite, non avrà altri tagli, mentre il Civile, che già boccheggia di suo, oltre ai 106 posti letto in meno in vari settori, vedrà col tempo cessare il primariato di Otorinolaringoiatria. Nel corso della discussione in commissione a Palazzo Ferro Fini, l’Italia dei Valori ha tentato fino all’ultimo di far inserire il primariato di Alimentazione e scienze della nutrizione, un’unità operativa complessa che avrebbe permesso anche di reggere il primariato di Diabetologia e malattia endocrine, ma c’è stato il no. Policlinico. Al San Marco ieri devono aver tirato un mezzo sospiro di sollievo. Se è vero che c’è stata una riduzione di posti letto anche per la clinica di via Zanotto, non è stata azzerata la Chirurgia ortopedica, vero fiore all’occhiello della struttura. Solo due anni fa erano state ampliate le sale operatorie, chiudere tutto sarebbe stato un autentico delitto, e qualcuno lo deve aver recepito. Succede quindi che il Policlinico manterrà la maggior parte dei suoi posti letto, tra cui quelli che parevano in bilico, vale a dire i 10 di Geriatria e i 25 di Medicina generale (Hospice), mentre quelli di Chirurgia passeranno da 55 a 25. Spariscono quelli di Chirurgia non ortopedica (15) e altrettanti di Ortopedia, dove sono confluiti 5 posti letto tolti a Lungodegenza e altrettanti a Riabilitazione funzionale. Villa Salus. Poche le questioni che toccano la clinica del Terraglio. L’indirizzo ortopedico che voleva essere dato dalla Giunta regionale scompare, dal momento che il Policlinico manterrà la sua vocazione. Rimangono i 12 posti di Chirurgia generale proposti, così come i 7 di Ostetricia e Ginecologia, ma destinati probabilmente a essere poi assorbiti dall’Angelo. Il sindaco. «Sono profondamente contrariato per l’esito della V Commissione regionale sulle schede ospedaliere. Ancora una volta non si è considerata la specificità oggettiva di Venezia e, come sta succedendo da troppo tempo, si sono privilegiate altre aree del territorio regionale. Cercheremo di intervenire fin da subito con la Giunta regionale ribadendo la validità delle nostre posizioni, che sono quelle dell’intero territorio veneziano e della sua comunità». È quantomai contrariato Orsoni per il voto di palazzo Ferro Fini: ieri mattina ha intrattenuto una lunga conversazione con il direttore generale dell’Asl 12. «L’esito della votazione penalizza Venezia e le sue specificità, privilegiando invece altre aree del territorio veneto che ricevono da sempre abbondanti attenzioni dalla Sanità regionale. Segno chiaro che la maggioranza in Regione non è stata capace di ascoltare anche le espressioni che arrivano dai consiglieri veneziani a palazzo Ferro Fini. Apprezzo la disponibilità del governatore Zaia, attraverso l’assessore Coletto, che si è detto disponibile a porre rimedio alla mancanza di risposte che questo Piano sta dando ai territori. Quello veneziano in questo senso è caso emblematico e con Zaia cercheremo fin da subito di attivare tutti i correttivi necessari».

Simone Bianchi

 

Certezze per San Donà, Jesolo resta al palo

Le cifre dell’Asl 10 del Veneto orientale, soddisfazione a Portogruaro che mantiene le posizioni attuali

Certezze per San Donà e Portogruaro, ma Jesolo vacilla ancora sui futuri posti letto concessi. Le schede regionali dell’Asl 10 sembrano preservare sostanzialmente lo status quo, con qualche concessione, per preparare già il terreno al futuro ospedale unico. Il consigliere regionale del Pd, Giampietro Marchese, ha subito fornito un riassunto: «Tiene Portogruaro, mentre San Donà ha conquistato il polo medico e anche quello chirurgico e ortopedico, diversamente da quanto previsto. Jesolo conserva il polo riabilitativo, ma perde i 10 posti letto che erano stati richiesti e questo non è stato un bel segnale». Chi esulta è dunque San Donà che non perde del tutto la chirurgia che era stata assicurata solo a Portogruaro. «L’ospedale di San Donà mantiene Chirurgia e Ortopedia, ed è una vittoria del territorio», ha detto il sindaco, Andrea Cereser, «è quanto risulta dalla modifica delle schede sociosanitarie recepita dalla Regione, dimostrazione che, anche senza gridare, si riesce a farsi sentire e si riesce ad ottenere nell’interesse dei cittadini. Non è passato il concetto di specializzazione spinta dei poli ospedalieri che, di fatto, avrebbe sottratto chirurgia a San Donà e medicina a Portogruaro. È stata invece approvata la week surgery chirurgica e ortopedica a San Donà e la Regione ha assicurato che le attuali strutture continueranno a garantire il servizio ai cittadini fino all’eventuale apertura dell’ospedale unico. Sono ora da definire tempi e modi per la realizzazione dell’ospedale unico e possibilità di reperimento dei fondi». Ormai il progetto di unica struttura sanitaria per il Veneto orientale sta prendendo piede, anche se ci sono delle perplessità sul territorio. L’ex onorevole Luciano Falcier, a esempio, ha insinuato dei dubbi sulla scelta di un’area al centro del Veneto orientale, che spingerebbe San Donà a guardare a Treviso. E ha lanciato l’idea di un solo ospedale, ma a San Donà, più Jesolo con pronto soccorso e riabilitazione. Dal Consiglio comunale di Jesolo si levano le prime proteste. «La discussione sviluppata senza tregua dal partito democratico in Regione», dice il capogruppo del Pd di Jesolo, Damiano Mengo, «ha prodotto grandi risultati per l’ospedale. Il Pd ha ottenuto che, a prescindere dall’ospedale unico di cui si discute da un pezzo, la città di Jesolo continuerà ad avere anche una propria struttura con indirizzo riabilitativo. Rimaniamo tuttavia molto amareggiati dal diniego della Regione per cui alla richiesta di dieci posti letto in più, che si aggiungano ai venticinque esistenti, come segno di effettiva buona volontà nel mantenere assistito un territorio a livelli ottimali, la risposta sia un secco no senza fornire motivazioni adeguate. Ancora una volta una maggioranza regionale che guarda a Jesolo e ai suoi cittadini senza sufficiente attenzione e un direttore generale la cui volontà è indirizzata altrove. Ciò non significa che l’impegno del Pd verrà meno: gli verranno moltiplicati per raggiungere il giusto equilibrio tra esigenze del territorio e decisioni generiche calate dall’alto».

Giovanni Cagnassi

 

Chioggia premiata ma Casson aspetta 7 milioni e mezzo

«Eravamo i “peggiori”. Ora non lo siamo più». È il commento a caldo del primo cittadino di Chioggia, Giuseppe Casson, alle notizie che arrivano sulle nuove schede ospedaliere dell’Asl 14, approvate all’unanimità dalla V Commissione regionale l’altra notte. Del resto era proprio sul ritardo di cui soffriva l’ospedale di Chioggia, rispetto alle altre strutture del Veneto, che si era incentrata la battaglia delle forze politiche, degli enti locali e dei consiglieri regionali per ottenere qualcosa in più. E la Regione aveva promesso a Chioggia posti letto, apicalità e strutture intermedie che la commissione sanità ha confermato e che ora attendono l’ok definitivo della giunta regionale. «Le schede ospedaliere hanno confermato l’importanza di Chioggia nel sistema sanitario veneto», dice il consigliere Pdl Carlo Alberto Tesserin. «Sono stati confermati i nuovi primariati ((Pediatria, Laboratorio analisi e Riabilitazione funzionale) e l’aumento dei posti letto per acuti (18). Ma si è andati oltre, introducendo un’unità semplice dipartimentale di diabetologia e una di day-surgery. Tutto questo è un’importante garanzia per il futuro del nostro ospedale». E qui si inserisce Casson, che sollecita l’erogazione dei «7 milioni e mezzo necessari al completamento del Pronto soccorso e le nuove sale operatorie, per garantire la funzionalità della struttura». E resta aperta la partita dei servizi territoriali. Se Cavarzere sembra poter sorridere per la previsione di 12 posti letto di ospedale di comunità («Aspetto conferme ufficiali», dice il sindaco Tommasi, «non so ancora nulla dei posti richiesti per l’ampliamento della Ctrp») a Chioggia si spera negli ulteriori 33 posti che dovrebbero servire per un altro ospedale di comunità, da realizzare in collaborazione con l’Ipab, e un hospice per malati terminali, «un servizio» conclude Casson «che potrebbe avere valenza territoriale più ampia, per esempio per i residenti del Delta».

Diego Degan

 

QUI ULSS 13 MIRANO-DOLO

Ginecologia senza primario: «Passo indietro»

Mirano salva “a tempo” cardiochirurgia, a Dolo resta un servizio di chirurgia

MIRANO – Rimane a Mirano l’attività di cardiochirurgia ma scompare un primariato di Ostetricia-Ginecologia, resta un servizio di Chirurgia all’ospedale di Dolo mentre non è ancora chiaro il futuro della struttura di Noale.

Rispetto alle schede ospedaliere diffuse a giugno, spicca la conferma a Mirano di Cardiochirurgia: le modifiche apportate dalla commissione prevedono un servizio in sinergia con l’Ulss 12 di Mestre, che rimarrà comunque il centro di riferimento. Mirano resterà un’importante sala d’appoggio fino a che Mestre non potrà garantire la copertura di circa 800 interventi mediamente richiesti ogni anno (il rischio era che ne rimanessero scoperti almeno 200).

Confermata pure l’attività di emodinamica periferica e il primariato di Riabilitazione e Recupero funzionale: aveva sede a Noale, ora si vedrà.

La netta suddivisione tra polo medico a Dolo e polo chirurgico a Mirano è stata attenuata perché la commissione prevede un servizio chirurgico pure a Dolo: non ci sarà un’attività ordinaria con un primariato ma è previsto un «Week Surgery», reparto dedicato al ricovero breve e programmato.

Capitolo Ostetricia-Ginecologia: i due primariati di Dolo e Mirano diverranno uno unico, non si sa ancora dove, con il secondo sostituito da un’unità semplice.

Il possibile spostamento di altri reparti (Ortopedia e Urologia da Dolo a Mirano, Neurologia ed Oncologia da Mirano a Dolo) sarà valutato dalla direzione.

Non è ancora definito il futuro dell’ospedale di Noale: ne discuteranno la direzione generale dell’Ulss e la Conferenza dei sindaci, intanto lunedì alle 18 nella sala convegni dell’ospedale è convocato il consiglio comunale noalese per parlare proprio di sanità locale e del patrimonio immobiliare ospedaliero.

Il consigliere regionale Pigozzo (Pd) ha preso parte alla commissione e commenta: «Siamo parzialmente soddisfatti, importante la salvaguardia di Cardiochirurgia ma l’eliminazione di un primariato di Ostetrica-Ginecologia è un passo indietro».

Stessa linea per il sindaco di Mirano, Pavanello: «Accolte le richieste dei sindaci su Cardiochirurgia, ma Ostetrica-Ginecologia è un’eccellenza: solleciteremo la giunta a rivedere questo ridimensionamento».

Gabriele Pipia

 

SANITA’ VENETO

Schede al via, arrivano i letti per i pazienti Ue e il “Tripadvisor” degli ospedali

Alle 8 di mattina sono rimasti gli stoici: una decina di consiglieri (maggioranza carica di deleghe), l’assessore Luca Coletto, il segretario Domenico Mantoan che non hanno mosso un muscolo nella maratona della sanità. E naturalmente Leonardo Padrin, presidente della V. Commissione che, se sperava in una staffetta, è stato invece inchiodato allo scranno. Alla fine, dopo 12 anni di latitanza, il Veneto ha le sue schede sanitarie, licenziate ieri mattina dopo l’alba dalla V. Commissione e ora affidate (ci vorranno 3 settimane) alla giunta per il via. Coletto è soddisfatto: 758 apicalità, 7 in più della stesura originaria, taglio di 1200 posti letto per acuti e 600 nuovi letti per chi arriva da fuori regione. Moderatamente soddisfatto il territorio (la cura dimagrante di 5 ospedali imposta al Veronese tranquillizza chi pensava a uno strapotere scaligero), aree montane e disagiate tutelate. Scontenta l’opposizione: lamenta che il territorio sia troppo debole. «Abbiamo cercato di ascoltare anche la base – commenta Coletto – Credo che le audizioni, alla fine, abbiamo portato a un risultato positivo e che finalmente il Veneto abbia uno strumento su cui costruire il nuovo modello». E poi c’è la sfida dei posti letto per chi viene fuori regione. «Contiamo di introitare almeno 90 milioni, senza contare che stiamo anche puntando ai pazienti extra nazionali. Stiamo attendendo il recepimento nazionale della norma per studiare con le regioni un regolamento». E mentre il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, sogna un “Tripadvisor” degli ospedali per premiare le eccellenze, Coletto si sfrega le mani. «Noi ce l’abbiamo già, è l’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), dove il Veneto ha un posto di grande rilievo» (db).

 

LE NUOVE SCHEDE OSPEDALIERE

SANITA’ Zaia: «Sì all’ospedale unico del Veneto orientale»

Le nuove schede ospedaliere: no di Venezia, Chioggia esulta

Dopo una maratona di 20 ore di discussione approvate dalla V Commissione regionale le schede ospedaliere. Venezia la più colpita dai tagli, con la perdita del 23 per cento dei posti letto all’ospedale civile. Chioggia ha ottenuto la conferma dei primariati già attivati, mentre il presidente della Regione Luca Zaia preme per l’ospedale unico nel Veneto orientale.

A Dolo un primario per la riabilitazione.  Chioggia conferma i suoi primariati

ALL’ANGELO – Potenziata cardiochirurgia che assorbirà gradualmente l’attività di Mirano

ITALIA DEI VALORI – Marotta: «Boicottate le nostre proposte»

Concluso con qualche prevedibile mugugno veneziano il dibattito sulle schede ospedaliere, punto cardine del nuovo piano sociosanitario. La discussione era iniziata giovedì verso le 11 a Palazzo Ferro Fini ed è proseguita ad oltranza per venti ore fino al voto alle 7.30 di ieri durante la in una maratona che ha portato all’approvazione dei numeri che approderanno in Giunta entro due-tre settimane al massimo, come ha assicurato il presidente della Regione Luca Zaia, per giungere al via libera definitivo.
Una riorganizzazione profonda, concettuale prima ancora che tecnica, che dovrebbe portare a un potenziamento dell’attività dei medici di base e una serie di strutture intermedie tra gli ospedali e l’assistenza domiciliare. Blindato il voto da parte della maggioranza. Su Venezia contrari si sono espressi il Pd, Italia dei Valori e Lega. Astenuto Carlo Alberto Tesserin (pdl).
«Cercheremo comunque di impegnare la giunta, con un’azione di lobby trasversale tra i partiti che questa volta dovrebbe essere condivisa – sottolinea Gennaro Marotta, Idv – perchè la Regione si faccia carico di pagare i 15 milioni di project financing dell’Angelo. Sono risorse che non possono essere messe a carico di un’unica Ulss, visto che l’ospedale è di riferimento anche per altre. E sono risorse importanti che potrebbero finanziare altri servizi sanitari».
ULSS 10 – La votazione sulle schede ospedaliere è stata fatta in previsione di un unico ospedale rispetto alle due strutture di San Donà e di Portogruaro. Per quanto riguarda la Casa di Cura Rizzola – posti letto invariati – l’attività di day surgery si trasformerà in week surgery.
A San Donà Chirurgia perde il primariato, diventa unità semplice dipartimentale e farà riferimento all’Unità operativa complessa di Ortopedia ma guadagna 10 posti letto. Ortopedia vedrà l’attivazione di 10 posti letto in più in week surgery.
ULSS 12 – All’Ospedale civile di Venezia confermato il paventato taglio del 23 per cento dei posti letto, che passano dagli attuali 404 a 310 in attuazione della delibera regionale. Andrà ad esaurimento il primariato di Otorino, mentre saranno aggiunti 50 posti letto per le strutture intermedie grazie a un emendamento proposto dal Pd.
All’ospedale all’Angelo sarà potenziata la Cardiochirurgia: finchè non sarà completamente operativa l’unità di riferimento provinciale continuerà a lavorare in collaborazione con Mirano, che andrà ad esaurimento.
Sarà istituita un’unità di psicologia ospedaliera a Mestre come riferimento provinciale in staff al direttore generale.
Al Policlinico San Marco verranno restituiti 20 posti letto in Ortopedia, 3 in Chirurgia generale (in week surgery) e 2 di terapia intensiva, mentre i 95 posti letto della riabilitazione funzionale scenderanno a 90 e ne spariscono 5 di Lungodegenza. Un’operazione che punta a mantenere la specializzazione ortopedica negli interventi programmati, che ha visto anche l’investimento della struttura in due nuove sale operatorie.
A Villa Salus è stato aggiunto in Medicina il servizio di Cardiologia e diabetologia, mentre non ci sarà più la chirurgia ortopedica a vantaggio del Policlinico San Marco che è più specializzato nel settore. Saranno attivati 7 posti in più per l’attività ginecologica e la procreazione medicalmente assistita.
Al San Camillo degli Alberoni saranno aggiunti 3 posti letto di riabilitazione funzionale, portando il totale a 100, quota che permetterà il mantenimento della caratteristica di Ircss dell’Istituto.
ULSS 13 – A Mirano sarà confermata ostetricia e ginecologia ma senza il primario, che lavorerà in un’unità semplice dipartimentale. A Dolo invece sarà attivata l’apicalità. Come detto l’attività cardiologica interventistica sarà gestita alle dipendenze di Mestre, finchè l’Angelo non sarà a regime per far fronte agli 800-850 interventi annui che vengono per quasi il 25 per cento dirottati su Mirano. Ad “esaurimento” a Mirano sarà prevista un’unità di chirurgia generale vascolare per mettere in sicurezza l’Emodinamica. Le schede prevedono inoltre l’attivazione di un’unità di Otochirurgia. Dolo perde chirurgia ma vengono attivati 25 posti in week surgery e viene destinato un primario per la riabilitazione e il recupero funzionale.
ULSS 14 – In Medicina generale sarà attivata un’unità semplice di malattie del ricambio e neurologia e una di day surgery multidisciplinare, con la conferma dei primariati già introdotti.

 

LE REAZIONI – Il sindaco: «Per l’ennesima volta ignorati i problemi della città»

Così cambia la sanità veneziana

Resta forte l’insoddisfazione nel capoluogo, che però porta a casa 50 posti letto in più nelle strutture intermedie

«Sono profondamente contrariato per l’esito della V Commissione regionale sulle schede ospedaliere» È dura le reazione del sindaco di Venezia Giorgio Orsoni all’approvazione delle schede ospedaliere per le 24 aziende sanitarie venete: «Ancora una volta non si è considerata la specificità oggettiva di Venezia e, come sta succedendo da troppo tempo, si sono privilegiate altre aree del territorio regionale». «L’esito della Commissione – continua Orsoni – penalizza Venezia e le sue specificità, privilegiando invece altre aree del territorio veneto che ricevono da sempre abbondanti attenzioni dalla Sanità regionale. Segno chiaro che la maggioranza in Regione non è stata capace di ascoltare anche le espressioni che arrivano dai consiglieri veneziani a palazzo Ferro Fini».
Aspre critiche anche dal responsabile sanità del PD veneziano Gabriele Scaramuzza che parla di una scelta che pregiudicherebbe l’accesso ai livelli essenziali di assistenza per i cittadini veneziani.
«Confermare il feroce taglio del 25% dei posti letto all’ospedale civile della città viola un fondamentale principio di uguaglianza di tutti i cittadini nei confronti dei servizi del Sistema Sanitario Nazionale – scrive Scaramuzza – Non si riflette abbastanza sulla conseguenza logica che questi tagli avranno, e cioè sul fatto che la domanda oggi soddisfatta dall’ospedale civile di Venezia e dalle strutture accreditate nella terraferma veneziana si riverseranno sull’Ospedale dell’Angelo, compromettendo nei fatti il suo ruolo di polo di riferimento provinciale e mettendo in sofferenza, a catena, gli altri ospedali della rete provinciale».
Gennaro Marotta, consigliere regionale di Italia dei Valori, chiede che la Regione si faccia carico delle rate dell’Ulss 12: «Se l’Angelo serve a quattro Ulss, è sacrosanto che sia la Regione a pagare i 15 milioni di euro all’anno per 27 anni, senza che ci rimettano solo i cittadini veneziani». Marotta descrive una maggioranza di centrodestra blindata che ha bocciato le proposte di PD e Idv contro i tagli dei posti letto.

M.Fus

 

Intanto chirurgia e ortopedia restano a S.Donà Cereser esulta

A Chioggia si esulta «Centralità confermata»

Preferisce non commentare le ultime novità riguardanti le schede ospedaliere di Chioggia, il direttore sanitario dell’Asl 14 Giuseppe Dal Ben. In realtà novità non ce ne sono: l’importanza dell’ospedale clodiense è stata infatti ancora una volta confermata, ma il parere della quinta commissione non è vincolante e quindi Dal Ben preferisce aspettare la chiusura di tutto l’iter procedurale prima di cantare vittoria. Soddisfatto il consigliere regionale del Pdl Carlo Alberto Tesserin: «Le schede ospedaliere – afferma – hanno confermato l’importanza di Chioggia nel sistema sanitario veneto, aggiungendo un ulteriore potenziamento sul fronte della diabetologia e del day-surgery». Il suo è un commento a caldo proprio dopo il lavoro che ha coinvolto la V commissione Sanità. «Tutte le modifiche positive introdotte a inizio estate dalla giunta sono state ratificate dalla V Commissione che su Chioggia ha votato all’unanimità – continua il consigliere chioggiotto – segno che la convergenza sul nostro ospedale è massima. Sono stati confermati quindi i nuovi primariati introdotti a inizio estate e l’aumento dei posti letto. Ma si è andati oltre, introducendo una unità semplice dipartimentale di diabetologia e una di day-surgery». Ora si attende il via libera della Regione.

Marco Biolcati

 

INCONTRO CON BRAMEZZA E TAMAI

Zaia spinge sull’acceleratore

«Avanti con l’ospedale unico»

Il governatore rompe gli indugi sulla struttura per il Veneto orientale

«Niente project financing, saranno utilizzati i fondi della Banca europea»

«Avanti tutta con l’ospedale unico del Veneto Orientale». È inequivocabile il messaggio dato ieri mattina da presidente della Regione Luca Zaia all’incontro con il direttore generale dell’Asl 10 Carlo Bramezza e il presidente dalla Conferenza sindaci sanità del Veneto Orientale, Andrea Tamai. Un incontro che è servito a Zaia per spiegare soprattutto il progetto finanziario di una spesa preventivata di 170 milioni di euro. Non si farà ricorso al tanto contestato project financing, già utilizzato per l’ospedale all’Angelo di Mestre, ma saranno utilizzati i fondi della Bei (Banca europea d’investimento) in grado di erogare prestiti al tasso annuo del 1/1.5 per cento. In pratica dieci volte meno del tasso d’interesse annuo di un project financing. E questa non è una notizia da poco se si pensa che i nemici dell’ospedale unico puntavano proprio su una presunta mancanza di finanziamenti per mantenere lo status quo che vede il Veneto Orientale servito da 4 strutture ospedaliere di vecchia concezione, tre pubbliche (Jesolo, San Donà, Portogruaro) più la casa di cura privata «Rizzola» di San Donà. «Solo di bolletta di riscaldamento – spiega Bramezza – l’Asl 10 paga 5 milioni di euro all’anno. Una cifra che potrebbe in buona parte essere utilizzata per erogare servizi sanitari». Nonostante i dubbi dei sindacati, Cgil in testa, preoccupati per i posti di lavoro, la Conferenza dei sindaci, su iniziativa del nuovo direttore generale dell’Asl 10, ha votato all’unanimità un documento per realizzare subito l’ospedale unico in un’unica sede e non rinviare ad un futuro remoto una scelta così radicale. La Quinta Commissione Regionale ha accolto la nuova istanza che proveniva dal territorio modificando le schede ospedaliere, ora basate sull’ospedale unico. Ma poiché la struttura non potrà essere realizzata prima di 5 anni, la Quinta Commissione, ha rivisto le schede ospedaliere, in attesa che il nuovo nosocomio di rete sia realizzato. Così l’ospedale di San Donà, destinato inizialmente a perdere tutta l’area chirurgica, manterrà 10 posti letto di chirurgia (ora sono 24) più il day week surgery chirurgico, l’area ricoveri fino ad una settimana; conservati inoltre 10 posti letto di ortopedia (ora sono 32) e il relativo primariato. Nel frattempo è scattato il procedimento per la scelta del sito del nuovo ospedale. «In tutto – spiega Tamai, presidente della conferenza sindaci – sono 5 le candidature (San Donà, Portogruaro, Ceggia, Torre di Mosto, San Stino) che una commissione tecnica valuterà prima della ratifica in assemblea dei sindaci». Sulla scelta di mantenere temporaneamente chirurgia e ortopedia a San Donà grida vittoria il sindaco di San Donà, Andrea Cereser. «L’ospedale di San Donà – dice – mantiene chirurgia e ortopedia, ed è una vittoria del territorio. È la dimostrazione che, anche senza gridare, si riesce a farsi sentire e si riesce ad ottenere nell’interesse dei cittadini».

Maurizio Marcon

 

TAV – La beffa del progetto. A parole voluto da tutti che non arriva a Roma.

L’ASSESSORE ALL’URBANISTICA DI VENEZIA FERRAZZI  «La verità? Per la Regione esiste solo il tracciato litoraneo»

«Il tracciato alternativo alla Tav non è stato affatto dimenticato dalla Regione. La verità è che per la Regione vale soltanto il progetto litoraneo, con il tracciato in tunnel fra la stazione di Mestre e l’aeroporto Marco Polo».

L’assessore all’Urbanistica Andrea Ferrazzi non appare per nulla stupito del fatto che il piano B per l’Alta velocità fra Venezia e Trieste sia rimasto in qualche cassetto a Venezia e a Roma. «Nella variante al Ptrc adottato dalla Giunta regionale in aprile è previsto il tunnel in gronda lagunare fra la stazione di Mestre e l’aeroporto Marco Polo. Il tracciato è indicato nella tavola 4 del piano, quello relativo alla mobilità».

Che non si tratti di una dimenticanza è provato dal fatto che il progetto sarebbe stato confermato una decina di giorni fa dal vice presidente della Regione marino Zorzato allo stesso Ferrazzi, preoccupato per le conseguenza della variante sulla programmazione urbanistica regionale.

Il piano regionale, adottato in Giunta ma formalmente non approvato in aula, prevede infatti una serie di vincoli che rendono impossibile intervenire sul tessuto urbano di Mestre; ignora il Quadrante di Tessera e per Porto Marghera indica una destinazione unicamente cantieristica e, quanto all’alta velocità, conferma il progetto di Italferr del 2011.

Così Ferrazzi, che a nome del Comune ha presentato ricorso straordinario al Capo dello Stato contro la variante, chiede che Palazzo Balbi ci ripensi: «Chiedo che la Regione abbia il buon senso di tornare indietro e rimettersi a discutere con i Comuni. La richiesta avanzata dal territorio al commissario nominato dal Governo di accantonare il tracciato litoraneo della Tav e potenziare la linea esistente è stata ignorata, e questo è un fatto inaccettabile». (a.fra.)

Tav, la beffa del progetto che non arriva mai a Roma

IL TERRITORIO – A parole tutti per il percorso lungo la ferrovia alternativo a quello vicino alle spiagge

CORTO CIRCUITO – Nessuno ha chiesto a Rfi di prendere in esame l’indicazione del territorio

Sembra la storia di Sior Intento, tutti a dire che il tracciato della Tav non può essere lungo la costa, che va affiancato alla rete ferroviaria esistente, che a Roma la cosa è stata detta e ridetta. Bene. E allora com’è che a Roma l’unico progetto esistente è quello della “litoranea”? Chi doveva dire che andava fatto il progetto alternativo? La Regione, come ha fatto intendere il commissario attuatore Bortolo Mainardi? Lo stesso commissario, come viene replicato a Palazzo Balbi? O il ministero all’Ambiente?

Il dato incontrovertibile è che in Veneto nessuno (ufficialmente) vuole la linea dell’alta capacità a costeggiare le spiagge. L’hanno detto i sindaci. L’ha votato all’unanimità il consiglio regionale, approvando il 28 giugno 2012 una mozione che impegnava il governatore Luca Zaia e la giunta a “richiedere al commissario straordinario maggiori approfondimenti progettuali e di attivarsi nei confronti di Rfi e Governo” affinché reperissero “risorse per il rafforzamento dell’attuale linea ferroviaria”. Poi è stata la volta del commissario Mainardi che sempre la scorsa estate ha consegnato – al governatore Zaia e all’allora ministro Corrado Passera – un dossier sul tracciato alternativo. Dopodiché nessuno ha fatto nulla. O, se l’ha fatto, senza sortire alcun risultato, visto che il gruppo istruttore della Commissione Via (Valutazione di impatto ambientale) al ministero dell’Ambiente l’altro giorno ha dato un primo via libera al progetto litoraneo. L’unico progetto esistente. E qui si è aperta l’ennesima polemica: perché non c’è il progetto alternativo, quello della Tav parallela? Era la Regione Veneto a dover assumere l’iniziativa e a chiedere a Rfi di far progettare attraverso Italferr il progetto alternativo? In Regione Veneto dicono di no.

«È vero che a Roma non ci sono progetti alternativi, esattamente come non li abbiamo noi a Venezia – dice l’assessore regionale alle Infrastrutture e ai Trasporti, Renato Chisso – Ma Rfi sa che noi vogliamo valutare le comparazioni di tracciati alternativi».

Quindi Rfi deve far fare i progetti e su questo non si discute: ma chi deve “ordinarlo” a Rfi? L’unico ente titolato a chiedere a Rfi di fare un altro progetto – puntualizza il segretario regionale per le Infrastrutture, Silvano Vernizzi – è il ministero dell’Ambiente.

Certo, “politicamente” la Regione può far sentire la sua voce, come ha ribadito anche l’altro giorno Zaia, ma l’azione deve partire dal ministero. E se il gruppo istruttore chiederà a Italferr di presentare un progetto unitario e non per lotti, in sede di Via il Veneto potrà puntare i piedi: “Chiederemo di vedere le alternative progettuali”, dice Vernizzi. Che però non ci sono.

Domanda: la Regione Veneto nei confronti del ministero è stata poco chiara? nessuno l’ha ascoltata? forse non si è fatta sentire? «Noi siamo a favore della proposte di Bortolo Mainardi, è poco ma sicuro – ha detto l’altro giorno Zaia – Lo abbiamo scritto e detto in più occasioni. A Roma ci dicono che non sapevano nulla? Va bene, glielo scriveremo nuovamente».

A proposito: la commissione Via dovrebbe riunirsi entro l’anno. Ci sono un paio di mesi di tempo: chi avvisa Rfi di buttare giù un progettino?

 

LA REGIONE  «L’unico ente titolato a chiedere un altro progetto è il ministero dell’Ambiente»

Alta velocità, Veneto e Friuli al tavolo

Il vicesindaco di Portogruaro Villotta candida la città a sede del vertice: «E’ ora che i soggetti istituzionali delle due regioni si parlino»

«Sulla Tav è arrivato il momento che i soggetti istituzionali di Veneto e Friuli si siedano attorno allo stesso tavolo. Candidiamo Portogruaro quale sede di questo vertice».

Così il vicesindaco e assessore alle Infrastrutture, Luigi Villotta, dopo l’incontro con il sindaco di Bagnarìa Arsa, Cristiano Tiussi, coordinatore dell’assemblea permanente dei 19 Comuni friulani interessati alla realizzazione dell’importante e tanto discussa opera infrastrutturale.

«Ho voluto sentire la voce dei sindaci della Bassa Friulana – ha detto – perché è evidente, al di là di ogni procedura seguita e da seguire, che va chiarito come bypassare il Tagliamento. Bisognerà quindi capire bene se la concreta realizzazione riguarderà l’ammodernamento ed il potenziamento dell’attuale linea ferroviaria storica, con la possibile variante del nodo di Latisana, oppure il tracciato litoraneo con l’innesto a fianco della nuova terza corsia della A4 Venezia/Trieste proprio nella frazione di Lison, nel Comune di Portogruaro.

Tracciato litoraneo che oggi – ha spiegato l’assessore – sembra essere l’unico legittimato ad esistere a livello romano, malgrado la netta opposizione degli enti territoriali veneti interessati, Provincia di Venezia in testa, e l’alternativa proposta portata avanti dal commissario Bortolo Mainardi».

Il Comune di Portogruaro ha così scritto al Governatore Luca Zaia e alla presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, sottolineando la necessità di un confronto sul tema e candidando la città del Lemene ad essere sede di un «conclave».

«A questo tavolo, oltre al commissario straordinario Mainardi, a Rfi e alle categorie imprenditoriali, – ha aggiunto Villotta – dovranno sedere anzitutto i rappresentanti degli enti locali interessati, perché è unanime il parere che non si possa andare contro la volontà della gente. Rimane poi da approfondire bene cosa si intenda per Alta Velocità/Capacità, perché risulta fondamentale il suo rapporto con la previsione dei »Corridoi Europei” verso il Nord e l’Est Europa, il collegamento con il «Sistema Portuale» dell’Alto Adriatico e non ultimo lo sviluppo economico locale attraverso i collegamenti con i poli logistico-intermodali di Portogruaro/Fossalta e Pordenone”.

Il tema Tav sarà tra l’altro oggetto di trattazione nella Conferenza dei Sindaci del Veneto Orientale di lunedì prossimo, 30 settembre.

 

Il segretario Pd: «Si faccia chiarezza sul progetto non consegnato dalla Regione»

La presidente: «Così si perde la fiducia dei cittadini, Zaia ci deve delle spiegazioni»

MESTRE «È davvero imbarazzante il balletto di responsabilità cui stiamo assistendo». Dopo il primo via libera al progetto “litoraneo” di Italferr della Tav tra Venezia e Portogruaro, il progetto che i Comuni, Venezia in primis, non vogliono, il Pd ieri è intervenuto con il segretario provinciale Michele Mognato per dire ancora una volta no a un tracciato «diseconomico e impattante oltre i limiti della sostenibilità».

E confermare che la via giusta è il tracciato alternativo indicato dal commissario, ma mai arrivato a Roma perché rimasto in Regione. In due anni di lavoro, ricorda Mognato, di incontri con categorie, sindaci, comitati si è arrivati nel maggio 2011 ad una proposta di altra Tav, con lo sviluppo del tracciato in adiacenza all’A4 o in affiancamento alla ferrovia storica per Trieste.

Mognato continua: «Avevamo apprezzato le conclusioni del commissario straordinario e registrato le tardive prese di posizioni della Provincia di Venezia e della Regione Veneto».

Situazione paradossale “ai limiti della schizofreni” quella attuale: la Commissione Via si è espressa «sul tracciato litoraneo perché in più di un anno nessuno ha trasmesso le ipotesi alternative ai fini della loro valutazione, e il relativo dossier è rimasto dormiente in un qualche cassetto della Regione Veneto».

E attacca: «Si faccia immediatamente chiarezza sul perché la catena istituzionale si è miseramente interrotta, e si individuino le responsabilità precise di tale interruzione, a partire dalla Regione Veneto e dal suo Presidente». Ora il Governo, prosegue Mognato, «assicuri l’invio dello studio del commissario alla commissione Via» e «riavvii la procedura, per garantire ai territori della provincia di Venezia e del Veneto orientale una scelta rispettosa delle volontà democraticamente espresse e tecnicamente verificate e validate».

Un intervento della giunta Zaia per approvare il progetto alternativo viene chiesto dai consiglieri regionali Tiozzo e Pigozzo mentre la Filt Cgil veneta con Ilario Simonaggio parla di “figuraccia” della Regione.

Dura anche la presidente della Provincia Francesca Zaccariotto: «Così si incrina la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Quello che è successo dimostra che la comunicazione tra livelli istituzionali ancora una volta non ha funzionato. Il fatto è molto grave». E continua: «Abbiamo affermato in tutti i modi, e in tempi consoni, che il primo progetto della Tav, cosidetto basso, così come previsto non va bene. Il percorso proposto è costosissimo, insiste su aree oggetto di recenti azioni di bonifica agraria e dunque prevalgono fattori negativi di consumo di territorio». La Zaccariotto conferma l’intenzione di chiedere alla Regione «che è il nostro interlocutore, un chiarimento. Credo ci debba delle spiegazioni. Quanto è successo sembra il teatro dell’assurdo, un dialogo tra sordi».

(m.ch.)

 

Nuova Venezia – Tav alla conferenza dei sindaci.

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25

set

2013

 

Il caso verrà discusso nell’incontro di lunedì prossimo a Portogruaro

SAN DONÀ – Tav, il tratto Venezia-Trieste sarà sul tavolo dei sindaci del Veneto Orientale. Integrato l’ordine del giorno della conferenza, convocata per lunedì a Portogruaro. Tra i punti in discussione, il progetto di linea ferroviaria ad alta velocità/alta capacità tra Venezia e Trieste. L’integrazione è stata decisa all’indomani dell’avvio del procedimento di Via del Ministero dell’Ambiente sul progetto che però è riferito all’ipotesi di tracciato litoraneo, nonostante questa sia stata da tempo rifiutata.

Un tracciato già contestato dai Comuni, che nei giorni scorsi è stato criticato anche dagli amministratori del Trevigiano, oltre che dal sindaco di San Donà, Andrea Cereser, e dal deputato dell’M5S, la sandonatese Arianna Spessotto.

«Evidentemente al Ministero non è mai stato comunicato il rifiuto, condiviso da tutti, all’ipotesi di tracciato basso», spiega Andrea Cereser, «questo ci riporta all’anno zero, a dover ribadire il no del territorio a un’ipotesi costosissima e devastante dal punto di vista ambientale. Occorre che i sindaci mostrino di nuovo unità, al di là degli schieramenti politici, anche per richiedere che la Regione chiarisca urgentemente con il Ministero quale è l’opinione condivisa del territorio, perché è impensabile che due anni di dibattito serio e condiviso su una questione cruciale vengano semplicemente ignorati».

Il sindaco Cereser, dunque, chiama a raccolta tutti i sindaci del Veneto Orientale perché siano compatti nel ribadire il loro no alle decisioni assunte a Roma. Sull’argomento adesso interviene anche il deputato leghista Emanuele Prataviera che rassicura: «Ho parlato con Zaia, il governatore ha ribadito che saranno rispettate le volontà espresse dal territorio, quindi nessuno speculi sulle paure della gente».

(g.ca.)

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Gazzettino – Tracciato Tav, Regione sotto accusa

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24

set

2013

TRACCIATO TAV – Deputata di M5S «Proposta-beffa»

SPESSOTTO (M5S)  «Qualcuno spieghi perchè paghiamo un commissario che nessuno ascolta»

GRANDI OPERE – Dure reazioni dal territorio: «Dobbiamo far sentire la nostra voce»

PORTOGRUARO – «È incomprensibile come il progetto della Tav Venezia-Trieste redatto nel 2010 da Italferr, vada avanti nonostante i pareri negativi espressi da cittadini, Regioni, Province, Comuni, categorie produttive e dallo stesso Commissario Straordinario Bortolo Mainardi. È la prova che a nessuno importa capire quali siano le reali esigenze del territorio: l’importante è solo fare una nuova grande opera, non importa quanto sarà insensata».

Arianna Spessotto, deputato del Movimento 5Stelle, che proprio contro la Tav nel Veneto Orientale si mise in luce nella sua prima grande battaglia politica, interviene dopo aver sentito gli esiti del primo vertice al Ministero dell’Ambiente in cui i gruppi istruttori della Commissione di verifica dell’impatto ambientale si sono riuniti per dare il via alla procedure di valutazione sulle quattro tratte della Tav tra Veneto e Friuli.

«L’unica proposta su cui tutti ci trovavamo d’accordo – dice – era quella di rendere più efficienti l’infrastruttura e la rete esistenti, attualmente sempre più sottoutilizzata, agendo su passaggi a livello, colli di bottiglia, sistemi di sicurezza e segnalamento tra treni, cadenzamento degli orari».

Infine una stoccata anche per il Commissario Mainardi: «Qualcuno mi spieghi perché lo stiamo pagando profumatamente, se nessuna delle sue note è stata presa in considerazione».

Per Gianluca Forcolin, sindaco di Musile di Piave, il rifiuto del gruppo istruttore della Commissione d’Impatto Ambientale di sostenere il progetto meno impattante e meno costoso è stato “un fulmine a ciel sereno”.

«Ritenevo chiusa questa partita anche perché aveva trovato la condivisione di tutti i soggetti pubblici e privati – prosegue Forcolin -. Oggi è assolutamente necessario che la Regione Veneto approvi in tempi brevissimi una delibera che spieghi le motivazioni della bocciatura del cosidetto “tracciato litoraneo”: l’assessore Chisso porti in giunta questa delibera e la faccia approvare».

«È stata disconosciuta la volontà espressa dal territorio, la cui priorità peraltro è la metropolitana di superficie – interviene il sindaco di San Donà, Andrea Cereser -. La Regione Veneto, in qualità di ente intermedio tra i Comuni e Roma risolva con il Ministero questo corto circuito comunicativo che rimette nelle mani di Roma una questione che dovrebbe essere decisa localmente chiarendo che il tracciato basso non lo vuole nessuno. Peraltro la dimensione abbastanza ridotta del bacino di utenti e il “no” della Slovenia al proseguimento della linea sul suo territorio propongono altre priorità, a partire dal miglioramento della linea esistente, con la Smfr e l’orario cadenzato».

Maurizio Marco

Fabrizio Cibin

 

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