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Gazzettino – Tribunale unico, stangata per i clienti

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12

set

2013

LA GIUSTIZIA, I PROBLEMI

IL CASO – Corpose perdite di tempo e maggiori costi per le trasferte a Venezia. Gli avvocati: «Aumenti del 20-30%»

L’eliminazione delle sedi giudiziarie di Chioggia, Dolo, San Donà e Portogruaro provocherà il caro parcelle

RINCARI – Con la chiusura degli uffici giudiziari di Chioggia, Dolo, San Donà e Portogruaro le spese legali costeranno di più. Lo denunciano gli stessi avvocati della provincia, alle prese da domani con l’accorpamento a Venezia che li costringerà a trasferte e lunghi tempi di trasferimento.

TEMPI LUNGHI – La conseguenza più grave della riforma potrebbe riguardare i tempi della Giustizia, destinati a dilatarsi con l’accentramento di tutte le pratiche negli uffici del Tribunale di Venezia.

LA RIFORMA – Chiuse da domani Chioggia, Dolo San Donà e Portogruaro

A VENEZIA – Rischio paralisi per gli uffici del centro storico

I PROCESSI  «Rimborsi limitati per chi deve testimoniare in aula»

NEGLI UFFICI «Lunghe attese per pratiche ereditarie e per la nomina di curatori»

CHIOGGIA – Il presidente degli avvocati Grasso: «Ci saranno rincari e forti disagi»

Trasloco in corso al Tribunale di Dolo: da domani le sedi giudiziarie decentrate saranno accorpate a Venezia

Tempi più lunghi e costi lievitati a carico dei cittadini. Per i cittadini la chiusura degli uffici decentrati del tribunale di Chioggia, Dolo e San Donà di Piave (Portogruaro sarà invece accorpato a Pordenone) comporterà un rapporto ancora più difficile con la Giustizia. Lo spiegano gli stessi avvocati che in questi mesi hanno chiesto, senza esito, di soprassedere alla riforma voluta dall’allora ministro Paola Severino per ridurre i costi dell’amministrazione giudiziaria e razionalizzarne le risorse. L’effetto della centralizzazione, che diventerà operativa da domani, sarà opposto rispetto a quanto si voleva ottenere.

«I costi per i cittadini saranno maggiori – spiega l’avvocato Marisa Biasibetti di Dolo, consigliera dell’Ordine professionale provinciale – basti pensare alle spese di viaggio, di parcheggio e ai tempi necessari per andare a Venezia. Con un’aggravante: alcune attività come la volontaria giurisdizione – cui ci si rivolge per tutele, curatele, eredità e amministrazioni di sostegno – richiederanno mesi di attesa mentre ora venivano svolte in loco nel giro di una settimana. C’è stata una cecità totale nel capire questo problema e ora i cittadini rischiano di essere presi fra due fuochi». Costi maggiori e tempi ancora più dilatati.

Ma l’aumento delle spese riguarderà anche i cittadini chiamati a testimoniare nei processi, spiega l’avvocato Francesco Pavan, delegato di zona per San Donà della Camera penale veneziana: «Quando un teste viene citato è previsto il rimborso delle spese solo se questo si muove con i mezzi pubblici meno costosi – spiega – e in ogni caso il rimborso è solo parziale. Per i clienti invece si dovrà mettere in conto le spese di viaggio, di trasferta e i tempi – la cosiddetta vacazione – dei legali che dovranno andare nel capoluogo. Ciò potrebbe incidere per un 25-30% delle spese». Una beffa nel caso di San Donà, dove da poco più di un anno era stata inaugurata la nuova sede del Tribunale realizzato dai privati e affittato al Comune con il canone a carico del ministero della Giustizia. L’ipotesi di mantenere in riva al Piave alcuni uffici giudiziari è rimasta tale, e finora è garantita solo la sopravvivenza del giudice di pace. Un po’ poco per giustificare la destinazione della sede a uffici giudiziari.

Non andrà meglio a Portogruaro, che pure ha ottenuto l’accorpamento al Tribunale di Pordenone, geograficamente più vicino rispetto a Venezia. Anche in questo caso non sono i costi di trasferimento a preoccupare ma i tempi, spiega il legale Emanuele Maria Forner, consigliere dell’Ordine provinciale degli avvocati: «Se prima per alcune pratiche veniva delegato il personale dello studio, ora non sarà più possibile. Quello dei tempi dilatati è un problema reale. Mi domando per esempio se il terminale di Venezia sarà in grado di reggere alla mole di lavoro degli uffici distaccati che saranno accorpati alla sede centrale. Anche qui si rischia di allungare i tempi delle pratiche. Non lo dico con spirito conservatore, qui non si tratta di difendere alcuna casta, è un dato di fatto: le sedi giudiziarie che saranno accorpate avevano un indice di produttività superiore a quello della sede centrale. Se si guarda alle statistiche, sarebbe stato da chiudere proprio il Tribunale di Venezia».

 

TRIBUNALE UNICO – Ricadranno sui cittadini-clienti le conseguenze dell’accorpamento degli uffici

Stangata parcelle: «Più care del 30%»

Ma per gli avvocati c’è anche il rischio che si allunghino i tempi per le pratiche giudiziarie

CHIOGGIA – La chiusura del Tribunale comporterà rincari e forti disagi a carico dell’utenza, a fronte di risparmi gestionali nulli o trascurabili. Innanzitutto, le trasferte a Venezia influiranno inesorabilmente sulla nota spese dei legali per riverberarsi, poi, sulle parcelle. L’hanno lasciato intendere a chiare lettere i presidenti del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Venezia Daniele Grasso e della Camera degli avvocati di Chioggia Vincenzo Pelaggi, nel corso del consiglio comunale aperto tenutosi venerdì scorso nell’aula dei processi. Conferma tutto questo l’ufficiale giudiziario Bruno Rossetti, anch’egli in attesa di trasferimento nel Capoluogo.

«Quando – dichiara – tra qualche giorno, ci ritroveremo a completa disposizione del Tribunale veneziano, la giustizia costerà sicuramente di più. Rincareranno perfino le pratiche e gli atti comuni: cose che fino a ieri potevano essere sbrigate in loco, senza considerevoli perdite di tempo. Io stesso, a tal proposito – prosegue – prevedo di dovermi recare sistematicamente a Rialto, prima di rientrare a Chioggia per svolgere le solite mansioni». Nel frattempo, si apprestano al trasferimento anche gli otto addetti alle cancellerie penale e civile. Ieri mattina questo personale, visibilmente rassegnato, girovagava nelle sale semivuote intento a raccogliere le ultime cose. «Nessuno di loro – assicura Rossetti – sa esattamente in quale cosa consisterà il proprio futuro compito; tantomeno, è a conoscenza dell’esatta, imminente dislocazione».

Tra gli ormai ex dipendenti del Tribunale clodiense regna lo sconforto. Alcuni, piuttosto di accettare il pendolarismo a scatola chiusa, stanno già mettendo le mani avanti. Sperano di potersi trasferire prima o poi presso tribunali più facilmente raggiungibili. Com’è noto, la distanza tra Chioggia e Rialto non può essere coperta in meno di un’ora e mezza, tra mille scomodità. L’ufficiale giudiziario conclude guardandosi attorno, incapace di entrare nel merito della logica che sta a monte della chiusura del Tribunale chioggiotto, noto per la sua produttività ben superiore rispetto alla media e per i costi di gestione prossimi allo zero.

Roberto Perini

 

Nuova Venezia – Tribunale in tilt, scoppia la protesta.

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12

set

2013

A causa della chiusura delle sedi distaccate sono arrivati migliaia di fascicoli. Cancellerie intasate, avvocati tutti in coda.

Circa un’ora prima di capire quale doveva essere l’ufficio in cui doveva depositare un atto. Eppure l’avvocato Nicoletta Anzolin non è un legale alle prime armi, frequenta aule giudiziarie e cancellerie da più di 20 anni. «Se è accaduto oggi», sbotta, «pensate che cosa accadrà dalla prossima settimana, quando dal 16 settembre iniziano pure le udienze, sia quelle del penale sia del civile». Mentre parla, attorno ci sono cancellieri ed impiegati che si danno da fare, oltre che per sbrigare le questioni di ogni giorno, anche per sistemare le migliaia di fascicoli arrivati a Rialto dalle sedi distaccate di Chioggia, San Donà, Dolo e Portogruaro.

Nel corridoio principale del primo piano, nel Tribunale di Rialto, ci sono decine di scatoloni con i fascicoli arrivati anche da Mestre, quelli della cancelleria delle esecuzioni mobiliari. Ieri ha impiegato un’ora per capire in quale ufficio doveva depositare un atto di una causa civile. E racconta: prima c’era il «front office», un ufficio in cui avvocati e segretarie degli studi, con una fila anche di un’ora, potevano depositare gli atti delle cause di qualsiasi sezione. C’era da aspettare, ma era un sicurezza. Con l’emergenza dell’arrivo dei fascicoli, l’ufficio per ora è stato smantellato. Allora l’avvocato Anzolin è andata nella cancelleria della sezione che tratta la causa, ma non ha trovato nessuno (il personale è impegnato altrove), quindi si è rivolta alla cancelleria di un’altra sezione, dove le hanno spiegato che non potevano accogliere la sua richiesta. Ha girato altri due uffici e finalmente le è stato spiegato dove doveva andare. Una cancelleria al primo piano, dove dopo un’ora si è messa in fila.

«Non ho protestato per la fila, ci siamo abituati anche se con la cancellazione delle sedi distaccate le attese aumenteranno notevolmente, ma per quell’ora persa a girare come una trottola per capire davanti a quale ufficio mettermi in coda» aggiunge. Da aggiungere che sempre ieri mattina era reduce da un’altra lunga attesa e per giunta inutile, quella nell’ufficio degli ufficiali giudiziari, che dipendono dalla Corte d’appello. «Quello di San Donà da settimane ormai non accetta atti», racconta, «in vista della chiusura del 13 settembre, così mi sono rivolta all’ufficio di Venezia centro storico, dove mi hanno spiegato che fino al 13 non accettano atti delle sedi distaccate. Davvero pazzesco». Dopo la sfuriata dell’avvocato Anzolin, che lo stesso presidente del Tribunale Arturo Toppan ha cercato di placare, il magistrato ha convocato tutto il personale amministrativo per le 13. Ha ringraziato tutti per il contributo che hanno dato e gli sforzi che stanno facendo, ha chiesto ancora un po’ di pazienza nei rapporti con gli avvocati e con gli utenti, spiegando che i primi non forniranno la loro collaborazione perché le cose funzionino meglio. Ha anche criticato il personale delle sedi distaccate, che qualcosa di più avrebbero dovuto fare.

Giorgio Cecchetti

 

Già trasferiti negli uffici di Rialto undicimila faldoni

Con il decreto del governo sono 220 le sedi distaccate di Tribunale che domani chiuderanno i battenti, quattro di queste in provincia di Venezia. Presso il Tribunale di Rialto sono già arrivati novemila fascicoli per il Tribunale civile, mentre a Mestre ne sono arrivati duemila per i giudici monocratici del penale (gli uffici di Mestre saranno trasferiti in febbraio a Piazzale Roma). Gli avvocati sono contrari alla chiusura e hanno già dichiarato lo stato di agitazione senza però, per il momento, organizzare astensioni dalle udienze. Domani, venerdì, anche i legali veneziani del Consiglio dell’Ordine parteciperanno a Roma all’incontro organizzato dal Consiglio nazionale forense su questo tema. Mentre sabato, a Udine, si ritroveranno gli avvocati di tutti i consigli degli ordini forensi di Veneto, Friuli Venzia Giulia e Trentino Alto Adige.

 

Riviera del Brenta

Domani a Dolo legali e sindaci in assemblea

Prosegue la mobilitazione per la salvaguardia del Tribunale di Dolo dopo il trasferimento dei fascicoli civili e penali alla sede centrale di Venezia. Lo stesso sta accadendo soprattutto a Chioggia.

Domani mattina verso le 11.30 sotto la sede del Tribunale di Dolo in piazzetta dei Storti si svolgerà un’assemblea pubblica promossa dalla Camera degli Avvocati della Riviera e del Miranese. All’incontro, aperto a tutti i cittadini, parteciperanno gli avvocati e i sindaci della Riviera del Brenta. Durante l’iniziativa sarà spiegata la nuova riforma della geografia giudiziaria nazionale che ha previsto, per la provincia di Venezia, la chiusura delle sedi distaccate, tra cui Dolo, e l’accorpamento al Tribunale di Venezia.

Gli avvocati, i sindaci e le associazioni sindacali nei giorni scorsi hanno ribadito la loro contrarietà a questo progetto sostenendo la necessità di mantenere in vita le sedi distaccate vista la loro utilità e la particolarità dell’area rivierasca e di Venezia.

Giacomo Piran

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Tribunale. “No” alla chiusura degli uffici giudiziari di Chioggia, Dolo e San Donà che saranno trasferiti dal 13 settembre a Venezia: «Il presidente non ci ascolta»

Gli avvocati, tutti, i penalisti e i civilisti assieme forse per la prima volta, stanno progettando una clamorosa protesta contro le decisioni del ministro della Giustizia e del presidente del Tribunale lagunare Arturo Toppan. Per i legali veneziani la chiusura delle sedi distaccate di Chioggia, Dolo e San Donà di Piave e l’accorpamento agli uffici giudiziari di Venezia (Portogruaro è accorpata al Tribunale di Pordenone) si rivelerà un vero disastro per la Giustizia. La decisione è stata presa dal ministro della Giustizia per tutte le sedi distaccate d’Italia, ma in alcune città sulla base della richiesta dei presidente dei Tribunale, è stata concessa una proroga, in laguna nessuno l’ha chiesta e così dal 14 settembre tutte le cause civili sono concentrate nella sede di Rialto, in centro storico, e tutte le cause penali da monocratico nella sede di Mestre, in viale San Marco, in attesa che tra gennaio e febbraio siano conclusi i lavori a Piazzale Roma, dove finiranno con un secondo trasloco in pochi mesi.

«Ministro, Consiglio giudiziario e presidente del Tribunale non ci hanno ascoltato» afferma il presidente dell’Ordine, l’avvocato Daniele Grasso, e l’avvocato di Chioggia Vincenzo Pelaggi rincara la dose: «Il presidente Toppan ha dimostrato una totale sordità alle nostre richieste, noncurante delle gravi difficoltà».

Agli sportelli degli uffici giudiziari veneziani già ora ci sono da fare code di almeno un’ora, dopo il 13 settembre raddoppieranno. «Siamo davvero preoccupati» spiega il presidente della Camera civile Paolo Maria Chersevani, «almeno fosse partito il processo civile telematico, ma mancano ancora i mezzi ed il personale non è stato formato».

«Nelle sedi distaccate la celerità era un aspetto fondamentale, ad esempio un decreto ingiuntivo lo ottenevamo in una settimana, a Venezia già adesso sono necessari da 30 a 60 giorni» aggiunge l’avvocato di Dolo Michele Zatta.

Nelle sedi distaccate cancellieri e impiegati stanno già riempiendo gli scatoloni di fascicoli, salteranno decine di udienze, anche perché il personale amministrativo delle tre sedi da chiudere non si trasferiranno presso il Tribunale di Venezia. Dei sei in organico a Chioggia soltanto due arriveranno in laguna (uno al civile, l’altro al gip), dei sei di Dolo la metà ha chiesto altre sedi, infine dei 9 di San Donà, sette finiranno a Venezia, ma pochi negli uffici del Tribunale, dividendosi tra Sorveglianza, Procura e Giudici di pace. I fascicoli – migliaia – invece arriveranno tutti. «Basta dire che Chioggia e Dolo per ogni mese erano previste ben dodici udienze penali, ora ne sono previste soltanto quattro, un terzo in meno» conclude il presidente Daniele Grasso.

Giorgio Cecchetti

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Vertice in Regione sulla linea ferroviaria Venezia-Trieste

Il sindaco di Quarto: buchi di ore, niente corse nei weekend

QUARTO D’ALTINO «Il nuovo modello di orario cadenzato predisposto da Trenitalia, Sistemi Territoriali e Regione va bene per una città metropolitana delle galline, dove tutti vanno a letto al tramonto e stanno a casa il fine settimana».

Il sindaco di Quarto d’Altino, Silvia Conte, ieri pomeriggio ha partecipato assieme ai sindaci della tratta Venezia-Trieste all’incontro richiesto e ottenuto con Regione, Trenitalia e Rfi, sull’orario cadenzato che entrerà in vigore a dicembre 2013 e che gli stessi sindaci vorrebbero migliorare. Tra loro ieri, nella sede di Trenitalia, il sindaco di Marcon, Andrea Follini, il vicesindaco di Roncade, una rappresentanza dei Comuni di Venezia, San Donà, Portogruaro, Ceggia, Fossalta, San Stino e Musile. Presenti Domenico Menna, il dirigente regionale dell’Unità di progetto “Trasporti Ferroviari Veneti” e l’ingegner Carli.

«Siamo tutti concordi nel dire che questo orario rischia di creare problemi agli utenti», interviene il sindaco Conte, «intanto oggi (ieri ndr) la Regione ha smentito il reinserimento della corsa del mattino per chi deve arrivare a Venezia alle 6, il famoso treno 5800 delle 4.53, non dandolo più per certo, il che non è una buona notizia. In merito al buco della fascia oraria del mattino, dalle 10 alle 12, Rfi ha ribadito che si tratta di uno spazio orario che serve per la manutenzione e che preferirebbero preservarlo. E qui sta alla Regione farsi sentire e cercare di pesare su questa scelta, perché tecnicamente coprirla sarebbe possibile».

Chiarisce: «E poi a preoccuparci sono le riduzioni delle corse dei treni il sabato e la domenica, giorni in cui molta gente va al lavoro e i turisti si spostano. Prendono atto delle richieste, ci rimanderanno la nuova versione dell’orario, ma non è chiaro in che maniera potranno essere soddisfatte. Basta pensare che da Portogruaro il 66 per cento dell’offerta di treni è concentrata in cinque minuti. I treni sono concentrati dalle 7 del mattino alle 19, evidentemente pensano vadano bene per una città metropolitana delle galline».

Conclude: «Per quel che riguarda la proposta elaborata da Venezia, Marcon e Roncade con l’aiuto di Ferrovie a Nordest, ci è stato detto che non ci sono i tempi tecnici per attuarla. Abbiamo chiesto di migliorare l’esistente e nel frattempo di continuare a lavorare su una progettualità diversa per ragionare su investimenti che servano a migliorare il sistema nel suo complesso e su questo punto Regione ed Rfi si sono resi disponibili».

Marta Artico

 

BILANCIO CONSOLIDATO 2012 – Ma il deficit continua ad essere di 55 milioni, il più alto del Veneto

L’Ulss 12 dimezza il “buco” di 100 milioni

L’Ulss 12 nel 2012 riesce a dimezzare il deficit, passando da 110 a 55 milioni di euro. Ma resta stabilmente in rosso, prima in assoluto – in negativo – tra le Ulss del Veneto. E a pesare non è il dato storico soltanto, ma anche il numero dei posti letto. I posti letto pubblici nei due ospedali di Mestre e Venezia sono in media con i dati regionali – 2,8 posti letto per mille abitanti – ma si superano i 4 posti letto per mille abitanti – esattamente siamo a 4,4 – contando le case di cura private. E ogni posto letto costa l’iradiddio. Venezia da sempre è l’Ulss che ha più strutture private di qualsiasi altra Ulss del Veneto. Chi si avvicina di più a Venezia come rapporto pubblico-privati e cioè Rovigo e Verona, macina deficit, infatti, esattamente come Venezia. Dunque, nonostante i continui risparmi sul versante della sanità pubblica, resta il problema delle strutture accreditate che continuano a pesare sul bilancio dell’Ulss 12. Non che i privati godano di buona salute visto che anche Policlinico San Marco e Villa Salus hanno avuto tagli consistenti, ma il punto di partenza era talmente alto che, pur con i tagli, l’Ulss 12 continua ad avere una notevole sproporzione posti letto privati e pubblici. Ecco perchè il bilancio consolidato del 2012 dell’Ulss 12 registra un rosso di 55 milioni 193 mila euro. Andrà di sicuro meglio nel 2013 se la Regione ridimensionerà le case di cura private.

Le altre Ulss della provincia invece hanno altri problemi. La 10 del Veneto Orientale ha un “rosso” di 6 milioni 679 mila, ma ha imboccato la strada del risanamento con l’accorpamento degli ospedali di San Donà e Portogruaro – con Jesolo che ormai ha scelto il mix di pubblico e privato.

Chioggia invece è in rosso di 14 milioni 216 mila euro perchè è costretta a mantenere comunque un ospedale di rete con tutte le specialità e quindi è difficile che riesca a diminuire il deficit.

L’unica che se la passa bene è Mirano-Dolo che addirittura fa un utile di 3 milioni 280 mila euro, nonostante debba continuare a fare i conti con il mantenimento di due sedi ospedaliere, Dolo e Mirano, con doppi costi di gestione. Mirano e Dolo evidentemente continua ad essere ben amministrata, ma dalla sua ha anche una quota elevata di pro-capite che riceve dalla regione. Mirano-Dolo infatti prende 1.500 euro per ogni abitante – come Venezia – ma non ha il peso degli anziani che ha Venezia.

 

OPERAZIONE TRASPARENZA – L’iniziativa del presidente della commissione Padrin

Schede sanitarie online: dite la vostra

VENEZIA – Chi vuol dire la sua sulle schede socio sanitarie ora in discussione, può farlo lasciando un commento nel sito del presidente della V. Commissione Leonardo Padrin. Nell’ottica di una “operazione trasparenza” il consigliere del Pdl, oltre a mettere in rete le osservazioni che fino ad oggi sono state fatte al riordino della sanità veneta, ha anche chiesto il contributo di tutto. Il dossier è on-line all’indirizzo www.leonardopadrin.com.

«Il dossier è diviso in tre parti – spiega il presidente – Una contiene le osservazioni di sistema che riguardano ambiti che non hanno confini territoriali; una seconda raccoglie le richieste e le puntualizzazioni di tutta la sanità privata ospedaliera; le terza è suddivisa per ogni singola Asl e contiene richieste, osservazioni relative alle strutture di quel territorio».

Come precisa Padrin questo materiale oltre a costituire una importante mappa delle criticità e delle risorse di ogni singola realtà aiuterà a formulare il parere definitivo. «Ma il confronto non è chiuso: chi lo volesse può inviarmi le sue osservazioni on-line. – continua – Stiamo disegnando la sanità veneta del futuro e ogni passo deve essere condiviso con il territorio e i suoi operatori senza per questo snaturare lo spirito e l’impostazione del piano socio-sanitario, impostazione che resta valida e innovativa».

 

Nuova Venezia – Tav, si’ al tratto Portogruaro-Ronchi Sud

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6

ago

2013

 

Avviate le procedure di approvazione del progetto preliminare. Comuni spiazzati: pochi giorni per le osservazioni

PORTOGRUARO – Il progetto 2010 della Tav tra Portogruaro e Ronchi sud e tra Ronchi sud e Trieste va avanti inesorabile. E questo riduce i tempi e le speranze dei sindaci di veder prodotto uno studio di fattibilità su un’alternativa al progetto di Italferr.

La notizia della prossima tappa l’ha data ieri il Comune di Monfalcone: “Italferr ha avviato per conto di Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) le procedure di approvazione del progetto preliminare delle tratte ferroviarie Ac/Av Portogruaro – Ronchi sud e Ronchi sud – Trieste del Corridoio plurimodale V, provvedendo, tra l’altro, all’invio dei documenti progettuali ai Comuni interessati e alla Regione. Entro settembre dovranno pervenire alla Regione il parere sulle integrazioni alla Via del progetto preliminare, presentate da Italferr Spa su richiesta della commissione nazionale di Via, e pervenute alla Regione lo scorso 19 giugno. I documenti sono stati trasmessi al Comune di Monfalcone il 15 luglio (ndr anche agli Comuni ), con richiesta di esprimersi entro 30 giorni”.

«L’incartamento è arrivato anche a noi», conferma il sindaco di Bagnaria Arsa, Cristiano Tiussi, che coordina gli altri municipi. «Il progetto del 2010 va avanti ugualmente», aggiunge, «anche se in ben 19 Comuni friulani, nell’incontro avuto con il commissario straordinario Mainardi, abbiamo auspicato che ci possa essere uno studio di fattibilità che valuti un progetto alternativo ovvero il potenziamento della linea esistente. Parliamo di interventi che potrebbero essere fatti in pochi anni – mentre il progetto Italferr non sarebbe pronto prima di 20 anni -, con risorse limitate, impatto ridotto e che comunque non pregiudicherebbe in futuro, se i flussi di traffico lo richiedessero, la realizzazione di una linea ex novo. La presidente del Friuli, Serracchiani conosce la nostra posizione e contiamo che presto ci possa essere un incontro ufficiale con lei e il commissario per dare seguito alla volontà degli amministratori».

Quanto alla tratta da Ronchi a Trieste: «In questi giorni abbiamo fatto uno sforzo enorme per arrivare al risultato nei tempi richiesti», commenta l’assessore di Monfalcone Gualtiero Pin, «che come spesso succede non possono dirsi ragionevoli, visto che si tratta di elementi che necessitano di diverse e precise valutazioni».

Il commissario straordinario della tratta Venezia – Ronchi, Bortolo Mainardi, che oggi sarà a Roma per fare il punto della situazione con il Ministro, si limita a dire: «Sto aspettando di sentire spero la presidente Serracchiani per discutere, nell’incontro da me richiesto, l’ipotesi avanzata dai sindaci della bassa friulana ancora a maggio. Solo se la Regione Friuli darà parere favorevole a quell’impostazione si potrà procedere con lo studio di fattibilità su un’ipotesi alternativa, come avvenuto in Veneto. Se la nuova giunta regionale non si esprimerà esplicitamente su questo tema, per il Ministero e Italferr continuerà a valere il progetto 2010».

Tanto più che sulla testa pende la spada di Damocle del Cipe: se il comitato interministeriale approvasse il progetto preliminare già esistente sarebbe molto difficile, per non dire impossibile, tornare indietro.

Martina Milia

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Il sindaco di Martellago Barbiero contro i nuovi orari dei treni della Regione

Il nuovo orario cadenzato dei treni sulla linea Venezia-Bassano, presentato l’altro ieri ai sindaci e che entrerà in vigore da metà dicembre, rischia di peggiorare il servizio per i tanti pendolari che usano la stazione di Maerne se non saranno adottati correttivi, sui cui comunque c’è la disponibilità della Regione di ragionare. Come spiega il sindaco di Martellago, Monica Barbiero, lungo la linea passeranno tre treni all’ora per Venezia, dalle 6.50 alle 9 di sera. Di questi, però, quello che parte da Bassano servirà tutte stazioni fino a Castelfranco, ma poi farà servizio «veloce» e salterà Maerne, dove, dunque, di fatto fermeranno solo due treni l’ora: quello che parte da Castelfranco e arriva a Venezia e la navetta che farà soltanto il tragitto Noale-Mestre (per continuare fino a Venezia occorrerà cambiare).
E lo stesso discorso vale anche per la stazione di Spinea. «Con l’attuale orario abbiamo diverse fasce scoperte, dalle 11 alle 13 o dalle 16 alle 18, e da questo punto di vista il sistema cadenzato è migliorativo. Ma negli orari di punta, penso a quello tra le 7 e le 8 del mattino, dove già adesso la situazione è critica con 5 convogli che vanno a Venezia, con la proposta che ci hanno presentato facciamo un passo indietro, perché ci troviamo con soli due treni all’ora che danno meno opzioni agli utenti e dove c’è il rischio di avere un sovraffollamento intollerabile» spiega il sindaco Barbiero. La quale, infatti, ha subito chiesto, come il collega di Spinea, Silvano Checchin, di poter fare in modo che nelle due stazioni fermi anche il regionale «veloce» che parte da Bassano. «Su questa proposta c’è stata la totale disponibilità da parte della Regione, sia dell’assessore Chisso sia dei tecnici, di verificarne la fattibilità, e quindi confidiamo venga accolta» conclude la Barbiero.

 

ORARI – Al Veneto orientale non piacciono i nuovi orari

«Treni cadenzati. Si può fare di più»

I sindaci del Veneto orientale incontreranno nuovamente l’assessore Chisso a fine mese

PORTOGRUARO – Treni cadenzati, i sindaci del Veneto Orientale chiedono interventi migliorativi. Il Comune di Portogruaro è stato incaricato dalla Conferenza dei Sindaci del Veneto Orientale di portare le proposte dei primi cittadini sui nuovi orari cadenzati di trasporto ferroviario locale elaborati dalla Regione Veneto, all’incontro di presentazione tenutosi mercoledì alla presenza dell’assessore regionale Renato Chisso, dell’assessore provinciale ai Trasporti Giacomo Grandolfo e dei rappresentanti di Trenitalia.

L’assessore alla Mobilità del Comune, Ivo Simonella, ha rappresentato in particolare tre necessità: garantire le fasce dei collegamenti del primo mattino e della notte, riuscire a coprire il vuoto che permane nella fascia oraria che va dalle 10 alle 12 e armonizzare il più possibile gli orari con quelli delle aziende pubbliche di trasporto locale.

«L’idea di un orario cadenzato che dovrebbe partire dal prossimo 15 dicembre – ha detto l’assessore Simonella – è certamente apprezzabile e condivisibile perché crea fidelizzazione al trasporto ferroviario, sempre preferibile a quello su gomma. Tuttavia, la proposta presentata dalla Regione e da Trenitalia, benché migliorativa rispetto a quella di cui eravamo a conoscenza è ancora migliorabile».

L’assessore Chisso, che ha sottolineato come questo piano consentirà di aumentare del 23 per cento i servizi ai pendolari, del 30 per cento i posti a sedere e del 18 per cento il numero delle fermate, ha accolto la richiesta di creare un ulteriore momento di confronto che si terrà verso fine mese, tra gli amministratori dei Comuni interessati alla tratta ferroviaria Portogruaro-Venezia e gli estensori della proposta. Per questa tratta si parla di sistema orario di regionali con tutte le fermate da Mestre a Portogruaro, di sistema orario di regionali veloci Venezia-Portogruaro-Trieste e di sistema orario di regionali Venezia-Portogruaro. Il tutto con frequenza oraria e con orari facili da memorizzare.

Teresa Infanti

 

A MIRA – Incontro sull’orario ferroviario

MIRA – Il nuovo orario ferroviario sarà illustrato e discusso con i cittadini di Mira, lunedì 5 agosto, alle 20.30 in biblioteca a Oriago. Entro sette giorni la Regione chiede ai Comuni di produrre, sentiti i cittadini, le osservazioni a questa proposta di nuovo orario per il sistema ferroviario veneto, che dovrebbe garantire più treni in servizio, orari più frequenti e coincidenze più sicure per evitare i lunghi tempi morti. Per questo l’amministrazione comunale ha convocato in tutta fretta l’incontro di lunedì. L’orario cadenzato dei treni è consultabile sul sito della Regione alla voce Percorsi e poi andando su Mobilità e Trasporti. (L.gia.)

 

 

Oggi l’assessore Chisso incontra in Provincia i sindaci per illustrare il piano

Ma “FerrovieaNordest” rilancia: maggiore frequenza per le distanze brevi

Sindaci in Provincia per discutere con l’assessore ai Trasporti regionale, l’orario cadenzato dei treni. È in programma alle 17, all’auditorium del Centro servizi in via Forte Marghera, il faccia a faccia promosso dalla Regione per la presentazione del nuovo orario ferroviario cadenzato. Nel corso dell’incontro l’assessore Renato Chisso, assieme alla Direzione mobilità e Trenitalia, illustrerà i contenuti delle caratteristiche tecniche del nuovo orario, che prevede sulla direttrice più importante, la Verona – Vicenza – Padova – Venezia, 13 coppie di treni regionali veloci al giorno che dovrebbero fornire una alternativa competitiva, efficiente ed economica addirittura alle varie Frecce e che saranno sincronizzati con i collegamenti ferroviari lungo le altre direttrici di traffico che fanno capo ai centri maggiori. Nel frattempo lunedì sera a Marcon, in vista dell’incontro, si è svolta una serata dal titolo «Una proposta razionale di orario cadenzato: prospettive a confronto per studenti, pendolari e turisti della linea Portogruaro-Venezia». Al centro del dibattito, le migliorie da apportare al nuovo orario. Presenti il sindaco di Marcon, Andrea Follini, il primo cittadino del comune di Quarto d’Altino, Silvia Conte e i portavoce dell’associazione Ferroviea Nordest, la Onlus che sta affiancando le amministrazioni dopo che queste ultime hanno segnalato diversi gap e mancanze specialmente lungo la linea Venezia-Trieste. Secondo i sindaci il nuovo orario cadenzato taglia corse importanti e lascia dei vuoti, impedendo tecnicamente la possibilità di integrazione tra servizio ferroviario e servizio su gomma. Lunedì è stata illustrata la proposta di FerrovieaNordest, che sarà portata oggi in Provincia.

Due le premesse, si legge nel documento: per spostamenti brevi intorno al polo urbano (Venezia e Mestre) quello che conta è la frequenza, per minimizzare i tempi di attesa, per spostamenti lunghi verso i confini della provincia quello che conta è la velocità, per ridurre i tempi di viaggio.

«Nella bozza presentata dalla Regione viene aumentata la frequenza per spostamenti lunghi e riducendone la velocità, ovvero il contrario di quanto è necessario, impiegando molte risorse. Noi proponiamo una struttura per aumentare la frequenza intorno al nodo urbano ed aumentare la velocità per spostamenti lunghi, ad un costo inferiore».

Come? Anzitutto serve – secondo FerrovieaNordest – un regionale veloce Venezia Santa Lucia–Trieste, ogni ora, un regionale Venezia Mestre – Portogruaro, ogni ora e un suburbano Venezia Santa Lucia–Quarto d’Altino, ogni trenta minuti. In quest’ottica Quarto dovrebbe diventare «la stazione porta di Venezia sul versante orientale, punto di interscambio tra servizi veloci ed urbani, e con essi l’accesso alla città».

«Quello proposto», spiega il sindaco di Marcon, Andrea Follini, «è un cadenzamento vero che consente di mettere in rete la futura organizzazione dei trasporti, anche su gomma. Avere una infrastruttura che funziona è un grande beneficio per tutti i pendolari, gli studenti e nell’ottica turistica. Quarto in questo senso diventa importante perché è il limite della cintura urbana, ci auguriamo che la proposta sia presa in considerazione».

Marta Artico

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la denuncia della cgil regionale 

«Ogni giorno soppressi venti convogli»

«Ogni giorno, dall’introduzione dell’orario estivo, la situazione soppressioni e cancellazioni treni del servizio regionale ferroviario si è aggravata, le soppressioni viaggiano normalmente sopra le 20, con alcune giornate sopra le trenta su 600 treni programmati al giorno». A ritornare sui disagi degli spostamenti su rotaia, è la Filt Cgil regionale, la quale fa notare che le soppressioni vengono poi sostituite con corse di autobus: «Per il viaggiatore queste decisioni improvvise e frequenti non sono propriamente la stessa cosa. Saltano coincidenze e impegni, i tempi di percorrenza si allungano». E ancora: « Inoltre l’altro fatto che si ripete con inqualificabile frequenza è il cambio del materiale rotabile di composizione treno, con la inevitabile situazione di treni superaffollati per carrozza, viaggi qualitativamente indicibili e così via. Tutta questa “normalità” di treni soppressi e cancellati stride con la litania delle dichiarazioni estive sul netto miglioramento dell’orario cadenzato che entra in vigore da dicembre 2013. La maggior parte delle soppressioni di questi mesi sono dovute alla mancanza di personale di condotta e principalmente di bordo». Chiosano: «Si faccia il punto dei reali investimenti, dei ritardi da recuperare se si desidera offrire un servizio sostenibile per la mobilità regionale perché non sarà sufficiente per la dotazione minima indispensabile la sola sostituzione di materiale rotabile obsoleto». (m.a.)

 

«Accogliamo con favore la prima decisione della Commissione Giustizia sulla proroga della nuova geografia giudiziaria. Ora sollecitiamo l’aula parlamentare a portare fino in fondo il provvedimento». A sostenerlo è Michele Zatta, presidente dell’associazione avvocati della Riviera del Brenta e Miranese, commentando la notizia, apparsa ieri, della possibile proroga del taglio delle sezioni distaccate di tribunale. Tale provvedimento interessa tutta la Riviera del Brenta, perché il decreto del Governo Monti prevedeva l’accorpamento della sezione distaccata Tribunale di Dolo a Venezia già a partire dal 13 settembre prossimo.

«Come avvocati del territorio – dice Zatta – ci siamo spesi alacremente per far comprendere al Ministero l’importanza di mantenere in loco il servizio, non fosse altro per la speciale situazione che ci riguarda. Venezia, infatti, è un’isola raggiungibile per tutti con grosse difficoltà logistiche. Tagliare il tribunale di Dolo significa costringere ad onerosi e lunghi viaggi non solo gli avvocati, ma anche tutti i testimoni, gli amministratori di sostegno, i cittadini che, ad esempio, accettano o rinunciano all’eredità, i consulenti tecnici e tutti quelli che sono a vario titolo, per esecuzioni o altro, tenuti a recarsi in tribunale».

Accorpare Dolo, San Donà di Piave, Portogruaro e Chioggia alla già congestionata sede di Rialto a Venezia non potrà che significare la paralisi almeno temporanea della giustizia. Questo almeno stando alle diverse testimonianze di alcuni avvocati rivieraschi. Infine, sempre secondo alcuni studi fatti dalla Camera degli Avvocati, proprio le sedi distaccate sono quelle che detengono il record di velocità nella definizione dei procedimenti.

 

APPELLO ALLA REGIONE

MEOLO – La protesta per il nuovo orario dei treni corre lungo tutti i Comuni del Veneto Orientale attraversati dalla linea ferroviaria Venezia-Trieste. C’è il rischio che vengano soppressi i treni al mattino presto e in tarda serata, penalizzando molti pendolari. Così il sindaco Basso, che spesso ha segnalato alle autorità regionali carenze e disfunzioni del servizio ferroviario lamentate dai suoi concittadini, e l’assessore sandonatese ai trasporti Francesca Zottis hanno deciso di appellarsi alla Regione insieme ai Comuni di Fossalta, Musile, Ceggia, San Stino e Portogruaro, in accordo con Quarto, Marcon e Roncade che già l’avevano fatto. «Chiediamo un’audizione alla seconda commissione regionale trasporti per un confronto sulle esigenze delle comunità locali, per rispondere alle necessità dei pendolari» spiega il sindaco Basso. «L’obiettivo è formulare una proposta chiara e condivisa con tutto il territorio, che consideri le problematiche di studenti, lavoratori e potenziali turisti» precisa l’assessore Zottis. Domani, lunedì 29, il problema del nuovo orario ferroviario sarà discusso nella conferenza dei sindaci del Veneto Orientale e mercoledì 31 con la Provincia. (E. Fur.)

 

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