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PORTOGRUARO – Fino a qualche giorno fa la linea non presentava criticità. Alcuni pendolari della linea Portogruaro–Casarsa sono giunti a destinazione con almeno un paio di minuti di ritardo. Sono stati sufficienti, ed è incredibile, per perdere la coincidenza per Udine.

A lamentarsi dell’inconveniente avvenuto ieri mattina una giovane dottoressa di Fossalta di Portogruaro che ha esternato su facebook tutta la sua delusione, comune anche ad altre persone.

Più che un disservizio di Trenitalia si lamenta l’assoluta mancanza di buon senso da parte del macchinista del treno Venezia – Pordenone – Udine che non ha atteso i pendolari appena scesi dal Minuetto che collega Portogruaro alla città del Pasolini.

«Non è possibile una cosa del genere» scrive Tatiana Cervesato «il treno mi è partito davanti, avrebbero potuto aspettare».

È accaduto questo. La giovane è salita sul treno regionale a Portogruaro, il quarto della giornata con partenza alle 7.32 dalla città del Lemene e arrivo a Casarsa alle 7.58.

«Ebbene, quando siamo scesi a Casarsa» ha dichiarato la donna fossaltese «l’interregionale per Udine, dove mi reco per lavoro, aveva già le porte chiuse. Abbiamo cercato invano di far cambiare idea a chi gestiva il treno, ma è stato inutile».

Un vero e proprio atto di scorrettezza verso gli utenti. È buona norma attendere qualche secondo la coincidenza prima di far partire il treno, ma evidentemente il macchinista che si trovava alla guida del convoglio per Udine aveva troppa fretta. A Cervesato e ad altri utenti non è rimasto altro da fare, dunque, che attendere il treno successivo, con buona pace sua e del datore di lavoro.

(r.p.)

 

Quarto. scrive la conte

QUARTO «Chiediamo un servizio più efficiente e una stazione curata». Il Comune di Quarto rilancia la battaglia a fianco dei pendolari della tratta Venezia-Portogruaro e sollecita la richiesta di un nuovo incontro alla Regione, «per affrontare e trovare una soluzione ai molteplici e continui disservizi che tormentano la linea».

In queste prime settimane del 2015 i viaggiatori hanno dovuto fare i conti con una nuova escalation di soppressioni, come denunciato dai Comitati pendolari. La richiesta di incontro è stata formalizzata con una lettera inviata all’assessore regionale Elena Donazzan, da alcuni mesi nuovo referente ai trasporti.

«I pendolari denunciano una situazione insostenibile per la quale è necessario intervenire con urgenza e trovare una soluzione», attacca il sindaco Silvia Conte, «durante l’ultimo incontro in Regione a fine ottobre, al quale purtroppo l’assessore regionale competente non si è presentata, ci era stato garantito dai tecnici che le criticità relative alle questioni più volte sollevate dai sindaci e dai Comitati dei pendolari sarebbero state affrontate, ma i disservizi continuano a manifestarsi. E nessun riscontro ha avuto la proposta alternativa presentata dai Comuni per risolvere i problemi con una linea suburbana».

L’amministrazione altinate sta facendo pressing anche su Rete Ferroviaria Italiana, con l’obiettivo di rendere la stazione di Quarto più «dignitosa e sicura», nonché di arrivare a una rivitalizzazione dell’intera area. In particolare, il Comune ha chiesto alle Ferrovie di ottenere in comodato d’uso i locali della stazione.

«Abbiamo chiesto a Rfi un restyling completo della stazione e siamo soddisfatti per l’avvio dei lavori di realizzazione delle canaline di scarico nel sottopasso, per superare i problemi legati alle infiltrazioni, e delle pensiline per i passeggeri», conclude il sindaco Conte, «a Rfi abbiamo proposto di concedere al Comune i locali della stazione ferroviaria in comodato d’uso gratuito per 15 anni. L’idea è di procedere con subconcessioni gratuite ad associazioni, cooperative o altre organizzazioni prive di scopo di lucro, in grado di contribuire attivamente al processo di valorizzazione dell’immobile e di riqualificazione dell’area, nonché di sostenere economicamente i necessari interventi materiali. Abbiamo già fatto dei passaggi con Rfi a livello regionale, attendiamo l’esito della risposta ufficiale da Roma».

Giovanni Monforte

 

QUARTO D’ALTINO – Negli ultimi dieci giorni sono aumentati i treni in ritardo e le cancellazioni

La rabbia dei pendolari: «Situazione insostenibile»

«Un’epidemia di influenza, in questo periodo, dovrebbe essere prevista. Non è possibile che chi ha invece bisogno di andare al lavoro continui a non trovare il treno e ad arrivare sempre in ritardo».

Non sono sicuri che sia questa la ragione, ma i pendolari dei comitati di Quarto d’Altino e del Veneto Orientale provano a spiegare così l’aumento delle cancellazioni e dei ritardi di questi giorni. Dopo le polemiche per l’orario ridotto imposto ai lavoratori con la chiusura delle scuole, la protesta non sfuma tra i vagoni dei treni che percorrono la tratta Venezia-Portogruaro. Nel sito internet dei comitati, elencati e indicati in grassetto, si trovano tutte le soppressioni e i ritardi quotidiani. Una sorta di lista nera da non dimenticare e da consegnare ai sindaci nel prossimo incontro con Regione e Trenitalia.

«Se ci sarà – dicono i pendolari – perché dopo l’ultimo incontro, avvenuto a fine ottobre, ci avevano promesso di riparlarne prima di Natale. Il tavolo però non è ancora stato convocato».

E intanto i disagi continuano. «Ultimamente le cancellazioni sono regolari – attacca Luciano Ferro, portavoce del comitato pendolari di Quarto – E in particolare per le corse che da Portogruaro si fermano a Mestre, al binario giardino. Forse non c’è personale, ma questa non è una giustificazione: da circa 10 giorni la situazione è impossibile, anche nell’ora di punta e alle 17, quindi soprattutto per i treni utilizzati dagli operai e dagli studenti».

Poi resta il problema degli autobus sostitutivi notturni e del fine settimana, quando molti lavoratori sono costretti a utilizzare la loro automobile per arrivare a Venezia in orario. Intanto la rete dei pendolari si allarga e le prossime manifestazioni e iniziative saranno organizzate in gemellaggio con i comitati del Friuli Venezia Giulia.

«Nessuno investe soldi sui treni, la Regione utilizza solo quelli del fondo nazionale – conclude Ferro -. E intanto, dal primo gennaio, il mio abbonamento è aumentato di 50 centesimi. Ma alternative al treno, in questo territorio, non ce ne sono».

(M.Fus)

 

PREGANZIOL – Uno striscione “Fermati treno” per contestare la riduzione degli arrivi in stazione

L’ALTRO FRONTE – Integrazione ferrovia-bus per chi abita in altri comuni

PREGANZIOL – Attrae l’attenzione del passanti il cartello con la scritta “Fermati Treno” sistemato sulla facciata del municipio di Preganziol a sostegno della battaglia che i pendolari stanno portando avanti da diversi anni per avere più fermate dei treni alla stazione di via Roma. Venerdì della scorsa settimana c’era stato un partecipato sit-in di protesta organizzato da Cristina Vianello e Irene Mori, le due battagliere pendolari che hanno raccolto in poco tempo 940 firme a sostegno della richiesta alla Regione e a Trenitalia che la stazione di Preganziol possa avere le stesse fermate dei treni che ha Mogliano. I pendolari possono contare sul pieno sostegno della Giunta comunale guidata dal sindaco Paolo Galeano.

Prima dell’entrata in vigore dell’orario cadenzato c’erano 230 fermate in più dei treni a Preganziol nell’arco della settimana. I tagli decisi da Trenitalia la domenica hanno ridotto a otto il numero delle fermate dei treni per Venezia e a sette verso Treviso. Prima le fermate domenicali erano ben sessanta. A sollevare le vibrate proteste dei pendolari addetti al settore alberghiero e della ristorazione è l’ultimo treno, che parte da Venezia alle 21,15. Ne risente parecchio anche chi si occupa di ricettività alberghiera a Preganziol. Dopo il sit-in della scorsa settimana, i pendolari hanno chiesto un incontro con il presidente della Regione Luca Zaia e i dirigenti di Trenitalia sul problema dell’adeguamento delle fermate dei treni a Preganziol.

Un altro fronte di battaglia è rappresentato al servizio di trasporto pubblico Actv e Mom lungo il Terraglio. Gli utenti che da Mestre devono arrivare vicino a Treviso, una volta giunti a Preganziol devono scendere dai bus dell’Actv per salire sui mezzi di Mom per arrivare a destinazione. Si punta a ottenere una tratta unificata con il pagamento di un unico biglietto treno-autobus.

N.D.

 

SAN DONA’ / PORTOGRUARO

“Prigionieri” nel treno. Si scatena la polemica: «Casi troppo frequenti»

Pendolari “prigionieri” nel treno Venezia-Portogruaro, il consigliere regionale del Pd Bruno Pigozzo attacca il governatore Luca Zaia. «Il perseverare di guasti tecnici è dovuto a scarsa manutenzione dei mezzi e carenza di risorse» accusa Pigozzo. Anche la Filt Cgil critica Regione e Trenitalia.

SAN DONÀ Dopo l’ennesimo “blocco” in stazione dei pendolari «Poche risorse, troppi guasti»

Pigozzo:«Zaia in ritardo». Simonaggio:«Bisogna investire»

«Il primo ad essere in ritardo è Zaia». È polemico Bruno Pigozzo consigliere regionale del Pd e vicepresidente della Commissione Trasporti, in merito a quanto accaduto giovedì 15 a circa 250 pendolari, rimasti intrappolati a San Donà sul treno partito da Venezia alle 16.41 e diretto a Portogruaro.

«Siamo alle solite – evidenzia Pigozzo – Ennesimo ritardo per guasto con blocco della linea sulla Venezia-Portogruaro. Comprensibile se obbligatorio a causa di incidente (investimento), come avvenuto la scorsa settimana, ma il perseverare di guasti tecnici di convogli o della linea è un problema organizzativo che va affrontato e risolto. La frequenza cronica di questi episodi è imputabile a scarsa manutenzione dei mezzi e carenza di risorse».

Per Pigozzo è prevedibile inoltre che il pagamento delle penalità di Trenitalia non eviterà nuovi guasti e ulteriori disagi, traducendosi nell’ennesima beffa per i pendolari. Il consigliere regionale fa propria una soluzione già indicata da tempo da Filt Cgil.

«Mettere qualche risorsa propria in più oltre al fondo nazionale – continua Pigozzo – Se la regione Veneto ritiene prioritario questo servizio. Zaia dirà che il Governo non applica i costi standard sulla ripartizione delle risorse ma quanto si è battuto finora sui tavoli romani per questo obiettivo? Arriva tardi».

Anche Ilario Simonaggio, segretario di Filt Cgil del Veneto rinnova le critiche nei confronti di Regione e Trenitalia.

«Il 2014 è trascorso tra promesse che non hanno avuto seguito, pochissime modifiche ma nulla di concreto. Alla gente interessano i risultati non le chiacchiere». Alla Regione Filt Cgil chiede di destinare almeno l’1 per cento del bilancio relativo alle somme non vincolate, per investimenti al trasporto pubblico, circa 10milioni di euro per correggere le situazioni più criticate dai Comitati dei Pendolari come l’orario cadenzato.

 

Nuova Venezia – Treni, sessanta gli interventi necessari

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18

gen

2015

Pigozzo (Pd): «La Regione però non dice quanto soldi può spendere». Donazzan: «Il mio non sarà un libro dei sogni»

VENEZIA – Bruno Pigozzo, esponente Pd e vicepresidente della commissione Infrastrutture e trasporti del Consiglio regionale, riconosce il lavoro fatto ma non ipotizza a breve grandi novità per i pendolari veneti, che spesso viaggiano stretti come acciughe o non trovano al binario il treno che dovrebbe riportarli a casa.

«L’assessore Elena Donazzan», annota Pigozzo dopo l’incontro di mercoledì, «ci ha presentato una tabella puntuale con sessanta interventi che la Regione Veneto intende richiedere a Trenitalia per migliorare i dissservizi segnalati finora dagli utenti. È un buon lavoro di ricognizione, ma rischia di essere un libro dei sogni se giunta e Trenitalia non indicano anche la fattibilità tecnica e gli importi necessari».

Nell’elenco figurano anticipi delle partenze; un aumento delle corse sulle tratte Venezia-Portogruaro, Conegliano-Venezia e Belluno-Conegliano; convogli più capienti sulle tratte Monselice-Mantova, Padova-Bologna, Schio-Vicenza e Sacile-Venezia; nuove fermate per i treni regionali veloci (ad esempio a Preganziol o a Santa Croce del Lago per la tratta Belluno-Calalzo), un maggior numero di treni festivi e prefestivi.

«Va bene il lavoro di sistematizzazione delle richieste, operato dagli uffici tecnici della giunta», aggiunge Pigozzo, «ma, se continuano a mancare gli elementi tecnici di fattibilità e di costo, rischiamo davvero di “perdere il treno” del bilancio 2015. Il che significa rinviare al 2016 e oltre ogni possibilità di migliorìa e di correzione dei servizi offerti ai pendolari veneti».

Se Luciano Ferro, pendolare di Quarto d’Altino, si limita a un perentorio «siamo in una valle di lacrime», Marco Natella, di Musile di Piave, utente della tratta San Donà di Piave-Venezia, sottolinea che «il Comitato pendolari del Veneto Orientale è ancora in attesa di essere ricevuto dal nuovo assessore Donazzan».

Nel 2014, dopo l’uscita di scena di Renato Chisso, non è stata nemmeno votata dalla giunta Zaia la delibera regionale sulle multe a Trenitalia.

«Io», osserva Natella, «rinuncerei volentieri allo sconto sull’abbonamento ferroviario se mi venissero garantite più corse il sabato e la domenica. Nei prefestivi e festivi devo infatti usare la mia auto per raggiungere il mio posto di lavoro a Venezia».

L’assessore Elena Donazzan (Pdl-Forza Italia per il Veneto), che il 28 ottobre 2014 ha ricevuto le deleghe alla Programmazione dei Trasporti e al Trasporto pubblico locale, respinge l’appunto al mittente.

«Spiace che il collega Pigozzo non abbia colto le differenze di calendario e di passo. Dopo solo due mesi dal mio insediamento sono andata a riferire in commissione consegnando una ricognizione puntuale, che delinea obiettivi e tempi di realizzazione. In particolare, per quanto riguarda il materiale rotabile, sono in arrivo nuove carrozze più confortevoli. Già grazie all’orario cadenzato sono stati superati disagi e criticità. Quello che ho illustrato non è un libro dei sogni, ma un programma che intendo realizzare puntualmente, impegnandomi su questo versante anche nella prossima legislatura. Ho poi incontrato a Roma Trenitalia e ho anche partecipato alla conferenza degli assessori regionali ai Trasporti, dove negli ultimi cinque anni non avevano mai incontrati il mio predecessore. Questa delega è davvero affascinante».

Claudio Baccarin

 

Portogruaro. L’ira dei pendolari per i treni soppressi. Comitati pronti a fare squadra con il Friuli

Cancellati altri cinque regionali

PORTOGRUARO «Solo negli ultimi due giorni sulla linea Venezia-Portogruaro-Trieste sono stati soppressi ben cinque treni regionali».

Tornano le proteste lungo i binari del Veneto Orientale, dove i viaggiatori sono stati costretti a fare i conti con una nuova ondata di convogli cancellati. A tenere la “contabilità” sono i Comitati del Veneto Orientale e di Quarto d’Altino. Così, guardando i dati diffusi dai pendolari, si scopre che giovedì si sono verificate due soppressioni al mattino e la cancellazione di un regionale veloce per un guasto al pomeriggio. Mentre venerdì sono stati soppressi tre “regionali lenti” che coprono la tratta Portogruaro-Mestre e viceversa.

«Tra questi, il treno delle 13.06 da Portogruaro, che è molto usato dagli studenti, e il regionale delle 18.57 da Mestre verso Portogruaro, utilizzato dai lavoratori che rientrano a casa», spiegano i pendolari. I Comitati fanno sapere di voler fare rete anche con i “colleghi” pendolari del Friuli, per difendere la continuità del servizio tra le due regioni ed evitare il rischio che, con le nuove gare per l’affidamento della gestione, si verifichi una situazione simile a quella della Venezia-Milano, dove chi non viaggia con le Frecce è costretto a cambiare a Verona. I Comitati attendono la convocazione di un incontro in Regione.

«Nell’ultimo di fine ottobre», spiegano i pendolari, «i tecnici ci avevano detto che, terminata la raccolta delle istanze, la Regione avrebbe promosso prima di Natale un incontro, per comunicare su cosa si poteva intervenire o meno. Al momento non abbiamo avuto alcun riscontro».

Va all’attacco il consigliere regionale del Pd, Bruno Pigozzo: «Certo la Regione chiederà a Trenitalia il pagamento delle penalità previste dal contratto, ma ciò non servirà a evitare nuovi guasti: ennesima beffa per i pendolari. La verità è che quel contratto fa acqua da tutte le parti e va rivisto rapidamente. Ma la Regione, come già fanno altre, se ritiene prioritario questo servizio deve decidersi a mettere qualche risorsa in più, oltre al fondo nazionale. Zaia aveva anche annunciato lo scorso anno che avrebbe rifatto la gara per offrire ai veneti treni comodi e sicuri. A quanto pare, se tutto va bene, quella gara si chiuderà nel 2018. Il primo a essere in ritardo è proprio il governatore veneto.

Giovanni Monforte

 

Entrato in funzione a Quarto d’Altino il nuovo sistema Scc controllato da Mestre

Resteranno presto senza personale specializzato anche San Donà e San Stino

QUARTO D’ALTINO – Non tutti se ne sono accorti. Ma, da alcuni giorni, la stazione di Quarto d’Altino, è impresenziata. Un termine tecnico che sta a significare la totale assenza di ferrovieri all’interno ed all’esterno della locale stazione, che, specialmente nei giorni feriali, viene utilizzata in massa dai pendolari che lavorano o studiano a Mestre ed a Venezia.

Gli addetti di Rfi( Rete Ferroviaria Italiana, settore tecnico integrante del Gruppo Ferrovie dello Stato ) che facevano arrivare e partire i treni regionali erano quattro. I ferrovieri di Quarto d’Altino non sono più necessari perché già attualmente, il traffico su rotaia tra Mestre e San Donà di Piave è controllato, a distanza, dal nuovo SCC ( Sistema di Comando e Controllo del Nodo di Venezia) gestito dalla nuova e spettacolare cabina di regia che ha sede a Mestre. Un nuovo impianto supertecnologico, che costa in totale 22 milioni di euro, che, entro pochi mesi, permetterà di regolare il traffico ferroviario, sia dei passeggeri che delle merci, sino alla stazione di Portogruaro-Caorle.

In pratica resteranno senza ferrovieri, dopo Quarto d’Altino, anche le stazioni di San Donà di Piave e di San Stino di Livenza. In totale passeranno ad altre mansioni un’altra decina di addetti.

A questo punto il posto centrale automatizzato di Mestre, da un unico schermo gigante, simile a quello che si trova a Cape Canevaral per gli astronauti, regolerà ben 387 chilometri. Ossia tutte le stazioni che ci sono fra Mestre e Tarvisio, via Treviso, Pordenone ed Udine, fra Treviso e Vicenza, via Castelfranco e Cittadella, fra Mestre e Bassano del Grappa e, per l’appunto, fra Mestre e Portogruaro ( chilometri 63 ).

Si tratta di una nuova tecnologia d’eccellenza in grado di migliorare ulteriormente la qualità standard della circolazione dei treni e di garantire ancora più la sicurezza sia ai clienti di TrenItalia e sia ai lavoratori delle Fs.

«Abbiamo giudicato sempre positivamente gli investimenti tecnologici di Rfi e dell’intero Gruppo Ferrovie dello Stato», sottolinea Ilario Simonaggio, segretario regionale di Filt-Cgil, «Detto questo, però, invitiamo ancora una volta le Ferrovie dello Stato ad utilizzare meglio le risorse umane e fare di tutto affinchè i nuovi sistemi informatici centralizzati servano anche a migliorare la puntualità e gli standard di qualità dei treni regionali».

Felice Paduano

 

Ripristinate tutte le corse della Portogruaro-Mestre cancellate per le festività

SAN DONÀ – Tornano a circolare da oggi i “Regionali lenti” Portogruaro-Mestre, che anche quest’anno sono stati soppressi nel periodo delle vacanze scolastiche natalizie. Una riduzione del servizio contestata dai pendolari, che hanno sempre sottolineato come i lavoratori non vadano in vacanza come gli studenti. Con il risultato che molti turnisti, specie quelli che iniziano a lavorare di mattina presto, in queste settimane di festa sono stati costretti a recarsi al lavoro in auto.

Da oggi, dunque, tutti i treni Portogruaro-Mestre tornano a circolare, aggiungendosi ai Regionali Veloci Trieste-Venezia e ai “Regionali Lenti” Portogruaro- Venezia. Ma il problema è destinato a ripresentarsi presto: i Portogruaro-Mestre saranno nuovamente soppressi nel periodo pasquale (dal 2 al 7 aprile) e quindi durante le vacanze scolastiche estive.

Ma da tempo i Comitati pendolari e Legambiente contestano anche il fatto che questi collegamenti siano limitati a Mestre, dove sono attestati sullo scomodo “Binario Giardino”.

«Per giungere a questo binario è necessario camminare qualche minuto, ma il percorso non prevede tettoia né indicazioni adeguate», si legge nel rapporto Pendolaria Veneto di Legambiente, «Una volta giunti sul marciapiede non esiste pensilina, né panchine, né quadri orari cartacei. Inoltre spesso i pendolari sono costretti a corse proibitive o all’attraversamento dei binari per rincorrere treni che proseguono per Venezia. La situazione non è sostenibile ancora a lungo. Non è possibile che i collegamenti metropolitani si fermino a Mestre, quando Venezia rappresenta un importante bacino di utenza e destinazione lavorativa per molti».

Intanto nei giorni scorsi Rete Ferroviaria Italiana ha comunicato il completamento della seconda fase degli interventi di ammodernamento tecnologico del nodo di Venezia. I lavori hanno riguardato soprattutto la tratta Mestre-San Donà e, in particolare, proprio la fermata di San Donà, dove è stato realizzato un nuovo apparato (denominato Acei) che permetterà nella stazione una migliore gestione del transito dei treni e delle situazioni di criticità. Di un impianto analogo sarà dotata anche la stazione di San Stino. È pure stato realizzato il completo rinnovo del sistema che regola il distanziamento dei treni.

Giovanni Monforte

 

PORTOGRUARO – Un confronto tra i candidati al ruolo di sindaco della città per chiedere loro cosa intendono fare sulla questione alta velocità a Portogruaro. È l’asso nella manica dei “No Tav Portogruaro”, che si riuniscono domani alle 20.30 per decidere le nuove iniziative.

«Ci auguriamo», sostengono i No Tav, «che il nuovo anno sia migliore di quello appena trascorso. Il 2015 sarà pieno di iniziative, nuove sfide e sarà anche pieno di soddisfazioni, ci crediamo».

Per i No Tav di Portogruaro il 2014 è stato un anno dove ancora una volta gli attivisti hanno cercato di mettere in difficoltà quello che definiscono il “Sistema Tav”, denunciandone gli interessi anche sul territorio e i presunti danni economici alle casse dello Stato.

I No Tav annunciano per il 2015 dibattiti pubblici, volantinaggi, iniziative di piazza, chiedendo poi il confronto di merito con le amministrazioni comunali; il dialogo continuo con le altre realtà cittadine attive sul territorio; e il coinvolgimento popolare. Intanto la politica locale, sul sistema alta velocità, sembra aver tirato il freno. Non se ne parla più.

(r.p.)

 

Sulla linea Monselice-Mantova saltano le coincidenze

«Pochi vagoni e sempre affollati». Lettera a Trenitalia

MONSELICE – Anno nuovo, disagi vecchi per i pendolari del Veneto che con la giunta regionale hanno aperto una trattativa su cinque fronti: la Monselice-Mantova, la Portogruaro-Mestre, la Calalzo-Padova, la Schio-Vicenza e la Legnago-Adria.

Dopo le vacanze natalizie chi viaggia in treno per ragioni di studio o lavoro si troverà ancora alle prese con i problemi che da anni affliggono il sistema ferroviario regionale. Ritardi costanti, coincidenze spesso a rischio, convogli sovraffollati tanto da essersi guadagnati il titolo di carri bestiame.

Eppure qualcosa si muove: il 31 dicembre scorso ha segnato la scadenza del contratto di servizio con Trenitalia. E, come aveva annunciato da tempo il presidente Luca Zaia, la giunta regionale del Veneto ha deliberato lo scorso ottobre l’avvio delle procedure di gara per un nuovo affidamento dei servizi regionali.

A Trenitalia, però, la Regione ha chiesto di continuare a garantire i treni per tutto il 2015, tempo necessario per espletare la gara. Bisognerà ancora fare i conti con i disagi e i problemi ben conosciuti dai pendolari. Tra gli ultimi casi, in ordine di tempo, l’odissea vissuta dai viaggiatori della linea Portogruaro-Venezia lo scorso 20 dicembre, quando il guasto a un regionale veloce proveniente da Trieste ha determinato ritardi a catena per tutti i successivi treni regionali: un’emergenza che ha coinvolto più di un migliaio di pendolari, arrivati al lavoro o a scuola con ritardi anche di un’ora e mezza o più, dopo un viaggio infernale su convogli sovraffollati.

Non è un caso che la linea Portogruaro-Venezia sia stata «riconosciuta» dal rapporto Legambiente tra le 10 peggiori d’Italia, per il notevole calo dell’offerta di servizio per i pendolari: pochi treni negli orari serali e al mattino presto e ampie fasce orarie senza copertura. In tutta il Veneto poi il nuovo orario cadenzato ha prodotto situazioni di sofferenza.

Tra i casi più clamorosi quello della Bassa padovana, dove il nuovo orario ha messo in crisi i pendolari della linea Monselice-Mantova. Accade di frequente che saltino le coincidenze: i treni arrivano da Padova in ritardo e il regionale per Mantova non li aspetta di certo. Così, magari per pochi minuti, parte vuoto, mentre decine o centinaia di persone devono attendere al gelo per un’ora.

Anche di questo si è discusso al «Tavolo tecnico di confronto con gli enti territoriali» promosso a fine dicembre in Regione: rappresentanti dei comuni di Monselice, Buttapietra, Rosolina, Chioggia, Battaglia Terme, Padova, Rovigo, Legnago, Saletto, Adria, Cerea, della Provincia di Rovigo e di Verona si sono confrontati con Regione e Trenitalia sulle emergenze quotidiane per chi si sposta in treno.

E alla vigilia di Natale l’ingegner Mauro Menegazzo, direttore vicario del settore Mobilità, ha scritto a Trenitalia un preciso rapporto sulle criticità emerse e le richieste per risolverle. Tra queste, appunto, la richiesta di ampliare il tempo di coincidenza, a Monselice, tra i regionali della linea Mantova-Monselice e i regionali veloci della Venezia- Bologna, in entrambe le direzioni. Mentre per il treno delle 6.38 da Rovigo, in direzione di Verona Porta Nuova, la richiesta è quella di estendere la periodicità anche ai giorni prefestivi del periodo scolastico.

Il capitolo del sovraffollamento è un altro tasto dolente e coinvolge numerosi treni: il regionale 2222 delle 6.20 da Bologna per Venezia, il 2225 da Venezia delle 6.42 per Bologna, i successivi 2227 da Venezia per Bologna e 2242 da Bologna per Venezia, il 2245 da Venezia e il 20453 da Mantova (5.38) per Venezia-Mestre. E ancora, spesso sono sovraccarichi di passeggeri il regionale 20455 da Legagno (6.54) per Padova e il 20487 da Venezia Mestre (17.35) per Mantova, il 20459 da Mantova (6.38) per Monselice e il 20484 da Monselice (17.38) per Mantova. Soprattutto nel periodo invernale, dal lunedì al venerdì, questi convogli diventano scatole di sardine: la Regione chiede quindi a Trenitalia di dotarli di più vagoni.

Francesca Segato

 

La Portogruaro Venezia tra le peggiori d’Italia

VENEZIA . La Portogruaro-Venezia è al quinto posto nella classifica nazionale del 2014 delle peggiori linee ferroviarie italiane. Da dicembre 2013, con l’introduzione dell’orario cadenzato, la tratta di 62 chilometri ha visto un notevole calo dell’offerta di servizio per i pendolari. In particolare negli orari serali, con l’ultimo treno da Venezia verso il Veneto orientale alle 22.41, mentre prima delle 7.20 nei giorni festivi non si può giungere a Venezia e persistono fasce di diverse ore sprovviste di treni regionali. Dal lunedì al venerdì circolano 82 treni, il sabato 52 e nei festivi 42.

«Nonostante i dati della Regione riportino 200 passeggeri nei festivi che giungevano a Venezia prima di dicembre entro le 6.50, con l’orario cadenzato quei quattro treni sono stati tolti e queste persone ora usano l’auto» rilevano gli ambientalisti, «l’orario cadenzato non solo non risponde alle richieste di mobilità di queste persone, ma non permette di spostarsi nemmeno a chi vorrebbe farlo in tarda mattinata».

(e.l.)

 

IL RAPPORTO DI LEGAMBIENTE – Bocciata la rete: è vecchia .Il disastro Calalzo-Padova

VENEZIA – Investimenti in costante calo, soppressione di treni e collegamenti, disagi in ogni tratta per i pendolari: è un quadro a tinte fosche quello che il dossier «Pendolaria» di Legambiente disegna per il trasporto ferroviario in Veneto. La rete ferroviaria regionale è di 1.190 chilometri e si contano 161.600 viaggiatori al giorno, di cui 65.700 abbonati.

«Scarsa attenzione alle esigenze dei pendolari, pochi treni nelle ore di punta, difficoltà di trovare coincidenze, scarsi investimenti nel potenziamento del servizio e per l’acquisto di materiale rotabile sono solo alcuni degli aspetti più criticati dai pendolari» si legge in Pendolaria.

Se è vero, poi, che il Veneto, è tra le regioni a più forte domanda pendolare, è anche quella che ha investito meno negli ultimi anni, mentre al contempo pone tutte le attenzioni nei confronti di strade e autostrade. Queste hanno assorbito negli ultimi dieci anni oltre il 92% della spesa regionale per il trasporto, pari a 933 milioni, mentre alle linee ferroviarie regionali sono stati riservati appena 78 milioni di euro. La voce del trasporto ferroviario incide nel bilancio regionale appena per lo 0,13%. I 781 treni regionali attivi ogni giorno collocano il Veneto al quinto posto, dopo Lombardia, Lazio, Toscana ed Emilia Romagna. Dal 2010 al 2014 c’è stato un taglio nel servizio pari al 3,35% a fronte di un aumento delle tariffe del 15%.

Ma non va tutto male: «Qualcosa è cambiato in positivo su uno dei collegamenti più critici del Veneto» rileva Legambiente, «si tratta della Padova-Mestre che ha visto il riutilizzo di un tronco di ferrovia in precedenza non utilizzato con treni nuovi e più efficienti. Purtroppo rimane una nota dolente: la quasi totale mancanza di comunicazione sul lancio del nuovo servizio. Infatti l’utenza risulta ancora, dopo alcuni mesi di attività, molto scarsa visto che il debutto della primissima parte del SFMR non è stato pubblicizzato. Eppure si tratta di un servizio che vede 24 coppie di treni e che si inserisce nell’area metropolitana tra Venezia e Padova dove insiste una forte domanda di pendolarismo». É la tratta più affollata del Veneto, con circa 30 mila viaggiatori al giorno.

Tra le note dolenti registrate lo scorso anno, invece, c’è la soppressione di otto treni giornalieri tra Venezia e Milano. La ferrovia Mantova-Monselice è una linea secondaria che soffre la mancanza di investimenti che si ripetono da anni. Quasi due ore per 80 chilometri, con treni obsoleti, sovraffollati e frequenti ritardi per guasti.

Altro punto critico spesso denunciato dagli utenti dei treni è la cancellazione delle biglietterie nelle piccole stazioni, dall’Alpago alla provincia di Rovigo. «I collegamenti ferroviari tra Calalzo e Padova sono sempre più a rischio con le corse che già nel 2013 hanno subito numerose soppressioni a sorpresa, con i passeggeri lasciati a terra senza informazioni e comunicazioni ma soprattutto senza l’alternativa delle corse sostitutive su gomma» denuncia Pendolaria, «e nel frattempo, le condizioni dei pendolari peggiorano di giorno in giorno, con ritardi e disservizi continui sulla linea bellunese».

Legambiente definisce «disastrosa» la situazione della linea Calalzo-Padova, denuncia il sovraffollamento dei treni sulla tratta Schio-Vicenza, gli scarsi collegamenti sulla Bassano-Padova. La maglia nera va alla tratta Portogruaro-Venezia, al quinto posto fra le peggiori linee in tutta Italia, poco servita, penalizzata dalla qualità dei treni e dalle ripetute soppressioni e che ha visto un ulteriore ridimensionamento con l’entrata in vigore dell’orario cadenzato.

Elena Livieri

 

Polfer, 44 arresti e 40 mila controlli. Rintracciati 50 minori scappati di casa

VENEZIA. Sono state complessivamente 44 le persone arrestate, altre 849 quelle denunciate e 40.818 controllate nel 2014 dal Compartimento del Veneto della Polizia ferroviaria in servizio nelle provincie di Venezia, Padova, Treviso, Belluno e Rovigo. Nel corso dell’anno, sono state impiegate 11.726 pattuglie in stazione e 2.124 a bordo dei treni. Sono stati invece 622 i servizi svolti in stazione e altri 24 su treni da agenti in abito civile per contrastare furti e borseggi. A questi servizi va aggiunta l’attività per contrastare il furto di rame sulle linee ferroviarie. Cinquanta i minori rintracciati dopo essere fuggiti di casa.

 

Gazzettino – Ferrovie, Rfi investe 22 milioni a Mestre

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30

dic

2014

TRASPORTI – Estesa a San Donà la rete servita dal Sistema di comando e controllo a distanza

L’ innovazione non si vede ma, assicurano nel palazzo di via Decorati al valor civile di Mestre, si farà presto sentire sul traffico ferroviario. Ammonta a 22 milioni di euro l’investimento che Rfi, la società del gruppo Ferrovie dello Stato che cura la rete, ha fatto nel nodo di Venezia per il completamento del Sistema di comando e controllo (Scc) dei treni.

I soldi sono serviti in primo luogo ad ampliare alla tratta Mestre-San Donà di Piave (32,8 chilometri, spesa 14,5 milioni) il sistema di distanziamento dei treni e l’apparato Acei, che di fatto consente di gestire a distanza la circolazione ferroviaria e gli eventuali problemi. Un altro milione di euro è stato speso per interventi sulla tratta Venezia-Padova, già servita dal sistema Scc, e altri 6,4 milioni serviranno per ampliare la tecnologia da San Donà a Portogruaro. A regime il Nodo di Venezia avrà giurisdizione su 90 chlometri di linee e 17 stazioni.

Ma dalla sala comandi di Mestre la rete ferroviaria gestita con la tecnologia Scc è ben più ampia, dato che si estende su 387 chilometri di binari lungo le linee Mestre-Udine-Tarvisio, Mestre-San Donà, Treviso-Vicenza, Mestre-Bassano e e Mestre-Padova. Gli operatori delle cinque postazioni della “cabina di regia” di Mestre, che lavorano davanti a un grande pannello che rappresenta la rete ferroviaria di buona parte del Nordest, sono in grado di pilotare il traffico ferroviario, gestire scambi, segnali e passaggi a livello, ma anche di intervenire in caso di criticità, allertando se necessario il personale in servizio lungo l’intera rete.

Ciò che interessa ai viaggiatori, e ai pendolari in primo luogo, è che l’estensione del sistema Scc garantirà standard di qualità e puntualità maggiore, con tempi ridotti per il transito e gli incroci dei treni nelle stazioni. Un obiettivo reso possibile dai recenti interventi alla stazione di Mestre, con la riorganizzazione delle tratte lungo le linee che vi gravitano. E una risposta indiretta alle proteste che, anche di recente, hanno riguardato il Trasporto ferroviario locale a causa di ritardi e cancellazioni che hanno complicato la vita di studenti e lavoratori che ogni giorno si servono del treno. Il processo di innovazione, è scritto in una nota di Rfi, comprende «un miglior rapporto fra costi di gestione e prestazioni: miglioramento delle qualità dell’offerta di servizio, maggiore efficienza nel processo di manutenzione e maggior protezione dei beni della società contro atti vandalici e furti».

 

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