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PEDEMONTANA – Vertice tra i sindaci e il commissario Vernizzi: subito il progetto, poi si penserà ai soldi

L’IMPERATIVO «Bretella e tangenziale vanno fatte entro il 2018»

Intanto si fa un progetto complessivo per mettere nero su bianco tutte le opere complementari della Pedemontana dalla zona del Montello all’allacciamento con l’autostrada A27. Poi si cercheranno i soldi per realizzarle. È questo l’accordo stretto ieri a Veneto Strade tra il commissario Vernizzi e i nove sindaci che avevano ufficialmente chiesto di aprire i futuri caselli di Povegliano e Spresiano-Villorba solo dopo aver completato anche l’ultimo metro delle strade accessorie.

I toni infuocati del botta e risposta degli ultimi giorni sono spariti: niente più diffide, minacce di barricate o aut aut. Adesso si lavora con la diplomazia per riuscire a portare a casa qualcosa. Due opere su tutte: la bretella di Povegliano e la tangenziale di Spresiano. Senza, avvertono i primi cittadini, i centri dei paesi finirebbero soffocati dalle nuove ondate di traffico. Per realizzarle servono 13 milioni. Almeno. Soldi che ad oggi non ci sono.

«Abbiamo concordato di predisporre un progetto preliminare delle opere di viabilità necessarie – spiegano i sindaci di Villorba, Povegliano, Spresiano, Ponzano, Arcade, Nervesa, Giavera, Volpago e Paese – sulla base dell’esito di questo, apriremo poi un tavolo di confronto con il presidente della Regione per ottenere i finanziamenti necessari».

Nel piano proposto da Vernizzi ci sarà tutto: bretella, tangenziale, rotatorie, parcheggi e anche piste ciclabili. Più altre strade di collegamento, ad esempio con la zona industriale di Giavera e con il futuro complesso del velodromo.

«Il progetto valuterà tutti i flussi di traffico – sottolinea Marco Serena, sindaco di Villorba – e ci dirà quanti soldi serviranno». Soldi che potranno arrivare dalla Regione o da eventuali risparmi della Pedemontana. Si potrà aggiungere la compartecipazione dei Comuni e di qualche privato.

Imperativo categorico: bretella e tangenziale devono essere realizzate entro il 2018. È questa la data prevista per l’apertura dei due caselli di Povegliano e Spresiano-Villorba. Il tempo non manca. Ma non bisogna perderlo. I lavori per la realizzazione della Pedemontana arriveranno tra Povegliano, Spresiano e Villorba già prima della fine di quest’anno. Ed entro il 2016 partirà la bonifica per il passaggio sulla discarica tra via Marconi e via Ferrarezza, ultimo passo prima di sfociare nell’A27. «Abbiamo visto che la collaborazione tra i Comuni è fondamentale – conclude Serena – il territorio non può più essere rappresentato solo dai singoli municipi».

Mauro Favaro

 

PEDEMONTANA – Serena risponde al commissario Vernizzi. Mercoledì incontro con i 9 sindaci

VILLORBA – «Non posso che ringraziare Vernizzi per la sua disponibilità: nell’incontro chiariremo quello che chiediamo». Prova a usare la diplomazia Marco Serena, sindaco di Villorba, uno dei 9 primi cittadini ad aver invitato il commissario della Pedemontana a non aprire i futuri caselli di Povegliano e Spresiano-Villorba senza aver prima ultimato le opere complementari, ad oggi non finanziate. Ma non ce la fa.

L’altro ieri Vernizzi ha risposto con una mezza provocazione: «Se i caselli creano così tanti problemi, possiamo anche cancellarli dal progetto». Poi ha invitato i sindaci a un incontro per il 27 maggio.

E qui Serena cala il carico. «Per stavolta ci andremo in 9 – replica – e non in 105 mila, che sono i cittadini che rappresentiamo».

Parole scelte per mettere in chiaro fin da subito il peso delle richieste dei sindaci firmatari: oltre a Villorba, Povegliano, Spresiano, Ponzano, Paese, Nervesa, Giavera, Volpago e Arcade. In ballo c’è il futuro della viabilità. Senza la bretella di Povegliano e senza la tangenziale di Spresiano, sono convinti i sindaci, tutto il traffico della Pedemontana è destinato a riversarsi nei centri abitati dei paesi. Con un peggioramento della qualità della vita dei residenti sia dal punto di vista della sicurezza che da quello della salute.

Ma solo per la bretella di Povegliano bisognerebbe trovare circa 8 milioni. Poi altri 5,5 per il primo tratto della tangenziale di Spresiano. E ulteriori 3,5 milioni per completarla. Vernizzi è stato chiaro: non spetta a lui andare a cercare soldi per opere mai inserite nei progetti. Ma Serena è convinto che qualcosa si possa fare.

«Noi – conclude – confidiamo che nelle pieghe del bilancio della Pedemontana si possano trovare, in futuro, le risorse necessarie».

(m.f.)

 

PEDEMONTANA – Il commissario contro Povegliano e Spresiano: «Non rispettate gli accordi»

«Se i caselli di Povegliano e Spresiano-Villorba creano troppi disturbi, possiamo anche cancellarli dal progetto della Pedemontana». È questa, in sintesi, la mezza provocazione con la quale Silvano Vernizzi, commissario della superstrada, replica alla diffida siglata giovedì da 9 sindaci trevigiani.

I primi cittadini di Povegliano, Spresiano, Villorba, Ponzano, Paese, Nervesa, Giavera, Volpago e Arcade hanno chiesto di non aprire i caselli in questione senza aver prima ultimato le opere complementari, non ancora finanziate, per evitare che il traffico della Pedemontana si riversi nei centri abitati. Due su tutte: la bretella di Povegliano e la tangenziale di Spresiano. Per la prima bisogna trovare circa 8 milioni. E per la seconda almeno 5,5 milioni.

Senza queste strade, hanno messo nero su bianco i sindaci, i paesi verrebbero invasi da auto e camion con «sensibile aumento dell’inquinamento e conseguente aggravio delle condizioni di sicurezza e salute degli utenti».

Considerazioni che Vernizzi non ha preso benissimo. Tanto che subito dopo aver letto la lettera, inviata anche a Regione e ministero delle infrastrutture, ha fissato per mercoledì prossimo un faccia a faccia con i firmatari e lanciato l’aut aut.

«Nel mio ruolo di commissario non ho la funzione di reperire 8 milioni per la realizzazione di opere mai previste in alcun progetto – mette in chiaro – con il Comune di Povegliano è stato firmato un accordo di programma in cui era prevista solo la progettazione, attualmente in corso, e non la costruzione della bretella. La cosa è nota al sindaco. Se per motivi politici interni deve sostenere altre tesi, ciò esula dalle mie competenze».

Discorso simile per la tangenziale di Spresiano. Il sindaco Missiato sperava di poter contare sui risparmi della Pedemontana per realizzare almeno il primo tratto da 5,5 milioni. Niente da fare.

«Non ha senso – taglia corto Vernizzi – la Pedemontana rispetta il suo piano finanziario da 2,2 miliardi». Da qui l’idea di cancellare direttamente i caselli: «La proposta che verrà avanzata ai comuni – conclude il commissario – sarà quella di non realizzare i caselli di Povegliano e Spresiano-Villorba, viste le problematiche che gli stessi determinano secondo quanto esposto dai sindaci».

Una mossa che i firmatari della diffida certo non si aspettavano. «Faremo le necessarie valutazioni – prende tempo Rino Manzan (Povegliano) – il discorso non può riguardare solo un Comune». «Noi siamo al servizio dei cittadini – conclude Riccardo Missiato (Spresiano) – va trovata una soluzione, non fatta polemica».

Mauro Favaro

 

PEDEMONTANA – Documento condiviso

SPRESIANO – Non aprire i caselli della Pedemontana se prima non vengono ultimate anche le opere complementari per salvare i centri abitati dal traffico: su tutte, la bretella di Povegliano e la tangenziale di Spresiano. È la richiesta contenuta nella lettera siglata ieri da 9 sindaci e inviata al commissario Silvano Vernizzi, a Veneto Strade, alla Regione a al ministero delle infrastrutture.

I primi cittadini di Povegliano, Spresiano, Villorba, Ponzano, Paese, Nervesa, Giavera, Volpago e Arcade non usano giri di parole.

«Diffidiamo le autorità competenti a mettere in esercizio l’arteria stradale -hanno messo nero su bianco- e in particolare ad aprire i caselli di Povegliano e Villorba-Spresiano fintantoché non sarà realizzata anche la viabilità di adduzione e complementare con le opere necessarie a mettere in sicurezza i territori confinanti».

O si fa tutto, insomma, o non si apre nulla. Restano da trovare circa 15 milioni: 8 milioni per la bretella tra il casello di Camalò e la provinciale 55 tra Ponzano e Volpago e 5,5 milioni per il primo tratto della tangenziale di Spresiano. Per la conclusione di questa ultima, poi, bisognerebbe aggiungere altri 3,5 milioni. Così la Pontebbana, strada già intasata che taglia in due Spresiano, sarebbe al riparo dalle nuove ondate di traffico.

Rino Manzan, sindaco di Povegliano, ha detto che senza l’attesa bretella è pronto a bloccare fisicamente i cantieri della Pedemontana.

Riccardo Missiato, primo cittadino di Spresiano, è un pò più cauto. Ma la sostanza non cambia di una virgola: «Chiediamo che i risparmi sulla modifica del tracciato della Pedemontana vengano impegnati per le opere complementari -conclude- Da parte nostra auspichiamo che la tangenziale possa essere finanziata in modo completo. L’importante, comunque, è mettere in fila una serie di passi concreti». Ora si attende una risposta.

(mf)

 

PEDEMONTANA – Bretella di Povegliano e opere complementari: «Fuori i soldi»

Nove sindaci sul piede di guerra lungo la Pedemontana. L’obiettivo è uno solo: ottenere il finanziamento di tutte le opere complementari.

I primi cittadini di Povegliano, Spresiano, Villorba, Ponzano, Paese, Nervesa, Giavera, Volpago e Arcade si ritroveranno oggi pomeriggio a Spresiano per firmare un documento unitario in cui si chiede alla Regione e a Veneto Strade di allargare i cordoni della borsa per non abbandonare i centri abitati nella morsa del traffico che girerà attorno alla nuova superstrada.

In ballo c’è in primis la bretella di Povegliano, via che dovrebbe collegare il futuro casello di Camalò direttamente con la provinciale 55 tra Ponzano e Volpago.

Discorso simile per la tangenziale di Spresiano. «Il commissario Vernizzi ha ribadito di non poter assicurare il finanziamento della bretella -rivela Stefano Anzanello, responsabile dell’area tecnica del municipio di Povegliano- pur impegnandosi a fare il possibile per reperire i fondi necessari all’interno del quadro economico della superstrada».

A luglio arriverà solo il progetto, quindi. Non i soldi. All’appello mancano circa 8 milioni.

«Se la bretella non verrà realizzata contemporaneamente alla superstrada -ha già messo in chiaro il sindaco Rino Manzan- mi metterò fisicamente davanti al cantiere per bloccare la Pedemontana».

Prima, però, si proverà con la diplomazia. Dopotutto lo stesso Vernizzi ha fatto sapere di essere pronto a sostenere le richieste che il Comune di Povegliano, anche con l’appoggio delle amministrazioni comunali confinanti, inoltrerà alla Regione. Da qui è nata l’alleanza dei 9 sindaci.

Mentre ci si prepara al braccio di ferro, comunque, qualcosa sembra muoversi. Povegliano sta per firmare un accordo per la realizzazione di un parcheggio all’interno della rotatoria di accesso al casello, il completamento della strada tra il medesimo casello e via Arcade e la predisposizione dello spazio per una pista ciclabile sul sovrappasso di via Arcade. Ma l’obiettivo resta la bretella.

 

POVEGLIANO – Finiti i soldi. Il commissario per la Pedemontana Vernizzi conferma il taglio dell’opera

Il sindaco pronto a mettersi in mezzo alla strada: «Il traffico rischia di soffocare il nostro paese»

Su una cosa sono tutti d’accordo: «La Pedemontana devasterà il paese». Le paure non nascono solo dagli espropri che toccano 145 famiglie, ma anche e soprattutto dagli effetti collaterali che la nuova superstrada rischia di avere sul traffico. Il progetto parla chiaro: nelle campagne di Camalò verrà realizzato un casello. Peccato che la relativa bretella, quella che dovrebbe salvare i centri dai fiumi di auto e camion portandoli direttamente sulla provinciale 55 tra Ponzano e Volpago, verso la Postumia, sia ferma sulla carta. Non finanziata.

«Il commissario Vernizzi ci ha detto che non ci sono soldi e non ci sono accordi per la sua realizzazione – rivela il sindaco Rino Manzan – La Regione ha un preventivo di spesa per 7 o 8 milioni di euro. Ma i soldi non ci sono». Il Comune non vuole nemmeno sentir parlare della possibilità che il casello venga aperto senza la bretella. «Se queste due opere non verranno fatte contemporaneamente – ha già messo in chiaro il primo cittadino – mi metterò fisicamente in mezzo alla strada per bloccare la Pedemontana». Non è difficile immaginare il perché: senza il collegamento verso la Postumia, tutto il traffico in entrata e in uscita dalla nuova superstrada si riverserebbe sulle vie dei centri di Povegliano e anche di Ponzano.

Per gli abitanti è impensabile. Tanto che più di qualcuno ha proposto di rinunciare al casello. Ma ormai è troppo tardi: non si può più. «Abbiamo sondato questa possibilità – spiega Manzan – ma ci hanno detto che il Cipe (Comitato per la programmazione economica, ndr) l’ha già approvato». Si è in un vicolo cieco: anche volendo, non si può tornare indietro.

«La precedente giunta aveva concordato la progettazione della bretella e la realizzazione – sottolinea Paolo Vidotto, consigliere comunale di opposizione – ora la nuova amministrazione deve portare a casa la finanziabilità dell’opera». «Allo stesso tempo – aggiunge – si deve seguire da vicino tutta la partita degli espropri». Questa inizierà con la stesura dei verbali tra il 23 e il 28 aprile. Dopo l’assemblea pubblica urgente di lunedì, il Comune ha messo a disposizione un tecnico per togliere ogni dubbio ai cittadini: il geometra Manuele Manzan, che sarà presente in municipio dalle 10 a mezzogiorno del 16, 20 e 27 aprile.

 

Gazzettino – Pedemontana. Ruspe al lavoro: rischio siccita’

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15

apr

2015

LA PEDEMONTANA – Fino a 6 mesi di stop: «Chiedete i danni». I Consorzi: «Non succederà»

Irrigazione dei campi interrotta per i lavori della superstrada: Coldiretti lancia l’allarme

la superstrada delle polemiche

Pedemontana: paura siccità

I CONSORZI «Irrigazione interrotta? Non ci crediamo»

LA RIVOLTA – Canalette interrotte gli agricoltori «Potremmo perdere un intero raccolto»

Il rosario di espropri necessario per far posto alla Pedemontana da San Zenone a Spresiano accende dubbi e paure. In ballo non ci sono solo le terre e le proprietà di chi vive o lavora dove passerà il nastro di asfalto. Ma anche la distribuzione dell’acqua per l’irrigazione dei campi a valle della superstrada. E quindi la sopravvivenza di molte aziende agricole.

«Nelle prime fasi dei cantieri, le canalette potrebbero essere interrotte anche per qualche mese – ha avvertito Elio Tronchin (Coldiretti) intervenendo lunedì sera in un’assemblea pubblica a Povegliano – per quanti mesi? Potrebbero essere due, tre o sei: non lo sappiamo. L’importante è che gli agricoltori che eventualmente resteranno senza acqua siano pronti a chiedere i danni per i mancati raccolti a causa della siccità». Il problema non è di poco conto. «Rischiamo di perdere un’intera stagione», hanno sottolineato alcuni titolari di aziende agricole.

Tutti pensavano di doversi misurare solo con la già delicata partita degli espropri. Invece c’è anche il nodo del blocco dell’acqua per i campi. Due mesi di stop basterebbero per far andare a male un intero anno. E organizzarsi in modo diverso è praticamente impossibile. Se i cantieri della Pedemontana dovessero realmente prosciugare le canalette per un lungo periodo, c’è la possibilità di chiedere i danni al Sis, il consorzio che sta realizzando la superstrada. Ma questo vorrebbe dire dover affrontare una nuova partita burocratica.

Il consorzio di bonifica Piave, però, rassicura tutti: «L’irrigazione dovrà essere garantita: non prendiamo nemmeno in considerazione l’ipotesi che ciò non avvenga – taglia corto il presidente, Giuseppe Romano – stiamo per chiudere una convenzione con il consorzio della Pedemontana per avere tutte le garanzie del caso e monitoreremo la situazione in modo costante. Poi può sempre capitare l’episodio di una interruzione. A quel si risponderà con le assicurazioni».

Mauro Favaro

 

PROTESTE – si sono susseguite dal momento del progetto fino all’avvio dei primi cantieri

IL SINDACO di Povegliano Rino Manzan ha messo a disposizione dei cittadini un gruppo di esperti per tutelare chi subirà gli espropri

LA MINACCIA «O pagano oppure impediremo il passaggio»

PRIVATI IN ALLARME – Voci preoccupate dal vicentino, il sindaco di Montebelluna: «Vigiliamo»

Espropri da incubo «I soldi, poi le ruspe»

ASSEMBLEA infuocata per il passaggio della superstrada: gli abitanti sono pronti a impedire il completamento dell’opera

TREVISO – «Fino a quando non vedremo i soldi degli indennizzi, impediremo alle ruspe della Pedemontana di entrare nei nostri terreni». È netta la posizione della maggior parte delle 145 famiglie e aziende agricole di Povegliano alle prese con gli espropri necessari per la realizzazione della superstrada.

«Non resteremo in attesa per anni mentre i cantieri vanno avanti – hanno messo in chiaro nella riunione pubblica di lunedì – senza i versamenti qui non dovrà partire nulla».

L’ondata dei decreti di occupazione di urgenza e della cosiddetta immissione in possesso dei terreni è ormai arrivata a ridosso del capolinea dell’autostrada A27, tra Spresiano e Villorba. Anche a Volpago sono giunte le lettere che aprono l’iter. E a Montebelluna il consorzio della Pedemontana ha già segnato con i picchetti il perimetro delle aree inglobate nel tracciato della nuova strada.

«Stiamo seguendo con attenzione il procedimento affinché tutto si svolga in modo corretto – spiega Marzio Favero, sindaco di Montebelluna – il Comune non ha competenze specifiche, ma farà la sua parte soprattutto nei casi più delicati».

Dal canto suo Rino Manzan, sindaco di Povegliano, ha messo a disposizione dei residenti una schiera di esperti in materia. Compresi i tecnici indicati dal comitato contro la realizzazione della Pedemontana. Qui circola la voce che il consorzio Sis abbia avuto qualche problema nel pagamento degli indennizzi degli espropri per quanto riguarda il tratto vicentino. Per questo, nonostante le rassicurazioni, nessuno si fida troppo. E così è in tutti i comuni della Marca toccati dalla superstrada. Ma non basta.

«Bisogna stare attenti anche alle occupazioni temporanee per le esigenze di cantiere – hanno messo in guardia Antonio Rottin (Cia) ed Elio Tronchin (Coldiretti) nella riunione di Povegliano – in casi del genere c’è anche il rischio di ritrovarsi alla fine dei lavori con il terreno rovinato o addirittura senza più lo strato vegetale».

M.F.

 

IL PROGRAMMA – Quasi 100 chilometri da finire entro il 2018

TREVISO – La Pedemontana è entrata nella Marca alla fine dello scorso ottobre da San Zenone e Altivole e sta avanzando spedita verso il capolinea dell’A27, tra Spresiano e Villorba. L’allacciamento con l’autostrada, dice il cronoprogramma, dovrà essere aperto entro la fine del 2018, limite entro il quale è stato previsto il completamento della superstrada: 99 chilometri per 2,2 miliardi di euro (il conto complessivo degli espropri vale circa 360 milioni).

L’80% dei cittadini ha già ceduto le aree volontariamente. E la Corte dei Conti è arrivata a sottolineare che gli indennizzi pagati sarebbero pure troppo elevati. Nonostante questo, la battaglia va avanti. Anche per quanto riguarda il finanziamento della viabilità complementare. A cominciare dalla bretella di Povegliano.

«Se non si farà – ha chiarito il sindaco Manzan – mi metterò fisicamente in mezzo alla strada per bloccare la Pedemontana».

Attualmente si sta lavorando fra San Zenone, Altivole e Mussolente. Mentre a Montebelluna si prepara il terreno. Questo tratto di Pedemontana sarà largo 70 metri e correrà 9 metri sotto il piano campagna, con annesso sottopasso ferroviario lungo la linea Castelfranco-Montebelluna, alto 9 e lungo 53 metri. I tempi sono segnati: i tre chilometri tra Busta e Zapparè dovranno essere finiti nel giro di due anni, entro marzo 2017. Mentre il sottopasso dovrà essere piazzato già entro novembre. Poi non mancherà che l’ultimo pezzo verso Trevignano, Volpago, Povegliano e Spresiano.

(m.f.)

 

LA RIUNIONE – Incontrato ieri l’assessore Conte

TREVIGNANO – «Ascoltateci». È il messaggio chiave trasmesso ieri pomeriggio dai sindaci del “Comitatone” nato anni fa per tener d’occhio l’attività estrattiva e risorto alla luce della pubblicazione del piano regionale per l’attività di cava. Prima di presentare le proprie osservazioni, i sindaci hanno voluto incontrare ieri l’assessore regionale Maurizio Conte. Cui gli amministratori (da Spresiano, Paese, Vedelago, Montebelluna, Volpago, Trevignano, Nervesa, Morgano, Castelfranco, Quinto, Loria, Istrana, Altivole, Povegliano), hanno detto la loro. E, al di là di tutti gli aspetti tecnici, sono emerse in particolare due richieste: quella di un parere vincolante dei sindaci sui ripristini e quella di un monitoraggio costante della quantità di ghiaia escavata, prima di concedere nuove autorizzazioni.

«Pretendere di essere ascoltati in modo vincolante in fase di concessione delle autorizzazioni -spiega il sindaco di Volpago Roberto Toffoletto, che coordina il comitatone- magari è un po’ troppo. Tutti noi, ovviamente, voteremmo contro. In fase di ripristino, però, dobbiamo poter dire la nostra».

Per quanto riguarda la richiesta di monitoraggio della ghiaia scavata, questa si collega al fatto che, attualmente, moltissime sono le cave autorizzate e non scavate.

«Altre richieste -aggiunge Toffoletto- riguardano poi, ad esempio, la distanza dalla falda freatica, che non dovrebbe essere inferiore ai cinque metri, e il problema della viabilità».

(lbon)

 

In venti fanno fronte comune per bloccare 17 milioni di metri cubi da scavare nei prossimi 10 anni

TREVIGNANO. Da Spresiano a Nervesa, da Ponzano a Castelfranco, da Vedelago a Trevignano, da Montebelluna a Istrana, da Volpago ad Arcade, da Paese a Povegliano, ecc. Erano una ventina i comuni presenti con sindaco o assessore ieri sera a Trevignano, per concordare una linea comune sul nuovo piano regionale per le attività di cava. Sono questi i paesi della fascia trevigiana della ghiaia, tutta localizzata nella zona immediatamente a sud dell’area pedemontana. Tutti comuni disseminati di buchi, dal paesaggio lunare, reduci da anni e anni di battaglie, regolarmente perse, contro i cavatori.

Argomenti di discussione l’adozione del piano dell’attività di cava da parte della giunta regionale che dovrebbe dare una svolta nell’attività delle ruspe. Alla provincia di Treviso assegna, infatti, volumi per i prossimi dieci anni pari a 17 milioni di metri cubi. Basti pensare che nel solo territorio comunale di Montebelluna sono già autorizzati ma ancora da scavare 13 milioni di metri cubi di ghiaia e sabbia tra le cave Caravaggio, Montebelluna, San Gaetano, Campilonghi e Sud-Est.

Basta aggiungere una piccola cava altrove e i 17 milioni di metri cubi sono già coperti per la provincia di Treviso. Se poi si sommano tutte le escavazioni già autorizzate nella fascia trevigiana della ghiaia, i 17 milioni sono abbondantemente superati. Quindi, i comuni trevigiani dovrebbero essere al riparo da nuove autorizzazioni. Però non intendono abbassare la guardia, perché si ricordano bene come quel limite del 3% del territorio agricolo da destinare ad escavazione, fissato dal precedente piano fosse stato poi dribblato tirando in ballo la compresenza di argilla e innalzato al 4%. (e.f.)

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I sindaci dicono stop alle escavazioni

TREVIGNANO – I comuni trevigiani della fascia della ghiaia vogliono avere un ruolo in tema di cave, soprattutto sotto l’aspetto della ricomposizione ambientale. I rappresentanti delle amministrazioni locali si sono trovati ieri a Villa Onigo a Trevignano, convocati dal sindaco di Volpago, Roberto Toffoletto, per dire la loro sul nuovo piano regionale per le attività di cava adottato dalla giunta veneta. Valutazione positiva rispetto al precedente piano. Ma ci sono alcune cose da puntualizzare e per questo i sindaci hanno chiesto e ottenuto, per mercoledì prossimo alle 16, sempre nella sede di Villa Onigo, di incontrare l’assessore regionale all’ambiente Maurizio Conte. Intanto una cosa è stata detta chiara e tonda nel vertice di ieri sera : i 17 milioni di metri cubi di ghiaia e sabbia da scavare nella fascia dell’alto trevigiano ci sono già nelle autorizzazioni già in essere e quindi nuove autorizzazioni o ulteriori ampliamenti non hanno per loro giustificazione. Altro punto su cui vogliono dire la loro è la ricomposizione ambientale: il nuovo piano per le cave punta molto sulla ricomposizione.

«Ma noi vogliamo una ricomposizione che non riguardi il singolo buco», spiega il sindaco di Montebelluna Marzio Favero, «ma vogliamo una ricomposizione ambientale che riguardi tutto un territorio, insomma un modello urbanistico di ricomposizione di un territorio contrassegnato da tanti buchi».

Altro problema su cui gli amministratori trevigiani vogliono confrontarsi con l’assessore regionale è il conflitto cave da una parte e strade e case dall’altra. Chedono una revisione delle distanze che ponga fine a quei conflitti tra attività delle ruspe e vicinanza di case, tra il passaggio dei camion della ghiaia e le strade da essi percorse che passano in mezzo ai paesi.

«Non è giusto», aggiunge il sindaco di Montebelluna, «che Barcon sia sottoposta a un passaggio continuo di camion di ghiaia».

E poi è stato rivendicato un ruolo delle amministrazioni comunali che non sia solo di facciata. Troppo spesso i sindaci si sono recati in commissione a Venezia a riferire che i propri consigli comunali avevano espresso parere negativo su quella tal autorizzazione, su tal altro ampliamento. E si sono accorti che quanto dicevano nella sede veneziana non contava nulla e le decisioni erano sempre contrarie alle loro istanze. Non vogliono accada più questo. E così nell’incontro di ieri hanno inserito come punto fondamentale il concetto che i comuni devono avere un ruolo fondamentale nella tutela del territorio e quindi le loro istanze diventino fondamentali nell’esame dei progetti.

«Nella nostra provincia le autorizzazioni già esistenti soddisfano i volumi previsti dal piano regionale», afferma il sindaco di Montebelluna, « quindi non ci devono essere nuove autorizzazioni. E’ un bene che sia stato superato il concetto del 3-4% del territorio agricolo destinato ad attività di cava, ma adesso dobbiamo fare un passo in avanti in tema di ricomposizione ambientale e progettarla in una visione urbanistica complessiva, non limitata ai singoli siti».

«Il nuovo piano», sottolinea il sindaco di Volpago, Roberto Toffoletto, «non prevede scavi sotto falda, non prevede nuovi siti, ma solo ampliamenti delle cave esistenti. Però, sui 50 milioni complessivi in Regione di ghiaia e sabbia, 17 milioni di metri cubi in 10 anni sono previsti in provincia di Treviso e sono già coperti da quanto autorizzato. Potrebbero sembrare tanti, ma sono in dieci anni e una sola grande cava è in grado di produrli. Piuttosto bisogna far derivare il piano dalla normativa. Solo che questa è ancora all’esame della commissione, mentre il piano è già stato adottato».

Insomma, i sindaci non vorrebbero trovarsi con qualche sorpresa nella normativa che vanifichi i limiti posti dal piano.

«C’è un passo avanti rispetto al precedente piano», commenta il sindaco di Trevignano Ruggero Feltrin, «Adesso c’è da fare un ulteriore passo in avanti. Vogliamo una maggiore tutela del territorio e su questo i sindaci devono avere un ruolo decisivo».

«Ci sono problemi da approfondire», dice il sindaco di Nervesa Fabio Vettori, «e su questi vogliamo confrontarci, mercoledì prossimo, con l’assessore Maurizio Conte che potrà darci maggiori delucidazioni».

(e.f.)

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I primi cittadini di Quinto, Morgano e Volpago da Giorgetti Terna vuole chiudere la concertazione già entro giugno

QUINTO. I sindaci dell’elettrodotto in missione a Palazzo Balbi, a Venezia. Ieri mattina i primi cittadini di Quinto, Mauro Dal Zilio, Morgano, Elena Basso, e Volpago, Roberto Toffoletto, in rappresentanza degli altri colleghi sindaci impegnati nella battaglia con Terna hanno incontrato l’assessore regionale all’Energia Massimo Giorgetti. Un faccia a faccia chiesto con estrema urgenza dai primi cittadini di Paese, Morgano, Quinto, Zero Branco, Povegliano, Ponzano, Trevignano, Volpago, Istrana, Scorzé e Martellago, dopo che nelle scorse settimane Terna aveva comunicato che la fase di concertazione con gli enti locali sul progetto si chiuderà a giugno, dopodiché l’opera sarà sottoposta allo studio d’impatto ambientale e avviata in autorizzazione entro la fine del 2013 al Ministero dello sviluppo economico.

«La Regione, attraverso l’assessore Giorgetti, ha dato la disponibilità ai sindaci per stare al loro fianco, anche se ha sottolineato che l’opera è necessaria per evitare problemi di fabbisogno alla rete elettrica”, spiega Mauro Dal Zilio, «in Regione abbiamo fatto il punto della situazione. Ci rendiamo conto di lottare contro un colosso qual è Terna. Cerchiamo dunque di farci meno male possibile. Ora ci ritroveremo tra sindaci per decidere i prossimi passi».

La battaglia entra nel vivo. Terna ha imposto il limite di giugno per i Comuni per concordare l’ottimizzazione del progetto e firmare un accordo che associ alla realizzazione della nuova linea gli interventi di razionalizzazione delle reti esistenti. Già nel marzo dello scorso anno, i sindaci dell’elettrodotto avevano bussato alla porta dell’assessore Giorgetti per chiedere una presa di posizione della Regione sull’opera e sulla sua necessità per il territorio. Di fatto l’ente veneziano non si è finora mai espresso.

«Dobbiamo cercare la soluzione migliore per l’elettrodotto. A Giorgetti abbiamo ribadito la necessità tra l’altro di tutelare l’area del Parco del Sile», chiarisce ancora il sindaco di Quinto. «C’è davvero bisogno di questo impianto? E come la mettiamo con il fotovoltaico?», attacca il sindaco di Zero Branco Mirco Feston, «ho i miei dubbi che l’opera sia davvero necessaria».

Rubina Bon

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