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Anas chiede il rinvio perché il consiglio di amministrazione non è in regime di pieni poteri

VENEZIA – Nell’ultima assemblea prima della fine dell’anno va in scena alla Cav la farsa di un socio romano che ha fatto i compiti e di un socio veneto in difetto. La Concessionaria autostrade venete, riunita sotto la presidenza di Tiziano Bembo, ha dovuto prendere atto che il consiglio di amministrazione agisce in regime di prorogatio da quasi un anno. E dunque non è in grado di varare un’operazione straordinaria di varo di project bond da 840 milioni per finanziare nuovi investimenti e ridurre l’indebitamento. Così, su richiesta del socio Anas (che ha il 50% della società), i rappresentanti della Regione del Veneto hanno dovuto soprassedere all’emissione dei bond per scongiurare eventuali ricorsi giudiziari. L’assemblea, dunque, si è chiusa con un nulla di fatto e i sorrisini di circostanza. Il Veneto che dà lezioni tutti i giorni a Roma, questa volta, non ha potuto che prendere atto che non avendo provveduto a rinnovare il consiglio di amministrazione la società non può operare con serenità soprattutto nel caso di operazioni straordinarie, come quella sui project bond. L’inghippo sta nel rinnovo del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale di Cav, scaduti da almeno otto mesi. E monchi di alcuni suoi membri, causa inchieste giudiziarie: tra gli amministratori da sostituire ci sono anche Giampiero Marchese, ex consigliere regionale del Pd, e il membro del collegio sindacale Paolo Venuti, l’ex commercialista di Galan. Entrambi hanno conosciuto gli arresti e patteggiato una pena nell’inchiesta sul Mose: Marchese a undici mesi e 20 mila euro, Venuti due anni e settantamila euro. La giunta regionale del Veneto da tempo ha fatto presente al consiglio regionale di provvedere alla nomina dei tre consiglieri espressione della Regione nel consiglio di amministrazione (gli altri due spettano ad Anas, che li ha gà nominati). Ma il consiglio è inciampato su una questione formale: per nominare i rappresentanti si deve attingere a una graduatoria aperta per la nomina del presidente di Cav. E subito qualcuno ha eccepito che la procedura corretta sarebbe di riprodurre il bando ex novo per scongiurare ricorsi. In realtà il nodo è molto più banale: se la Lega ha già espresso il gradimento per la conferma di Tiziano Bembo e il centrosinistra ha indicato Paolo Rodighiero amministratore delegato di Dolomiti Bus, il problema sta nel centrodestra: le anime della ex Forza Italia e il Nuovo Centrodestra non riescono a trovare una quadra su un nome gradito a tutti. Così, si è preferito far fare brutta figura al Veneto piuttosto che cedere uno strapuntino di potere.

 

VALBRENTA – «No al progetto della Nuova Valsugana». Lo ha ribadito davanti alla Commissione territorio e ambiente, presieduta da Chiara Nichele, a Palazzo Guarnieri, l’Assemblea dei Cittadini e dei Comitati contro la Superstrada a pagamento Nuova Valsugana.

VALBRENTA – La decisione presa dall’assemblea dei cittadini e dei comitati contro la superstrada a pagamento

Nuova Valsugana, no al progetto

È iniziato il conto alla rovescia per formulare il parere richiesto ai Comuni e agli enti interessati dal passaggio del tracciato

«No al progetto della Nuova Valsugana». Lo ha ribadito davanti alla Commissione territorio e ambiente, presieduta da Chiara Nichele, a palazzo Guarnieri, l’assemblea dei cittadini e dei comitati contro la superstrada a pagamento Nuova Valsugana.

È iniziato il conto alla rovescia per formulare il parere richiesto ai Comuni e agli enti interessati dal passaggio del tracciato della grande opera, in seguito alla trasmissione da parte della Regione Veneto del progetto ottimizzato della Nuova Valsugana, in project financing.

La Commissione chiamata a prendere visione del progetto, per relazionare il consiglio in vista del parere da esprimere, «ha ritenuto di dare spazio – ha sottolineato la presidente Nichele – alle osservazioni dei comitati frutto di anni di lavoro. Un’apertura per recuperare il dialogo con il territorio, che deve essere coinvolto per le trasformazioni conseguenti a questa grande opera».

L’assemblea in rappresentanza dei cittadini di Bassano, Romano, Pove, Solagna, San Nazario, Valstagna e Mussolente e dei gruppi Informazione S. Nazario, Spontaneo Solagna, Valstagna: Autostrada No Grazie, Coordinamento Comitati per Vivere in Valbrenta, Assemblea No Nuova Valsugana, No Autostrada Valsugana Romano d’Ezzelino, Associazione Labc e Italia Nostra sezione bassanese, ha consegnato alla commissione un documento di sintesi contro la superstrada a pagamento, «per presentare le motivazioni dell’opposizione all’opera, a supporto del parere che enti e Comuni sono chiamati ad esprimere davanti alla Conferenza dei Servizi Interministeriali».

Viene messo a disposizione della commissione il materiale sinora prodotto dai comitati, in particolare lo «studio sull’importanza naturalistica e criticità geologiche del Monte Grappa, depositato alla Commissione del Parlamento Europeo, supportato da oltre 6.000 firme».

Consegnate anche le osservazioni prodotte dalla Commissione VIA, «ricalcanti tutti i punti critici evidenziati dai gruppi e comitati in questi anni, documentazione sufficiente ad esprimere un parere negativo sul progetto fatto non per risolvere problemi di sostanza, ma per assolvere obblighi burocratici.

Ci sembra evidente come questo modo di procedere riveli la malafede di chi queste opere le vuole, nonostante la loro evidente inadeguatezza e le loro criticità, privilegiando interessi privati a discapito di tutti».

Bocciato il project financing, «che si prefigura come un intollerabile spreco e saccheggio di risorse pubbliche a tutto vantaggio di interessi privati»; inoltre «le ditte proponenti sono pesantemente coinvolte nei gravi scandali giudiziari degli ultimi mesi e le indagini non sono concluse»; sottolineate le «criticità ambientali e idrogeologiche del progetto, che non sono state nemmeno prese in considerazione in fase di progettazione, come dimostrano le 29 prescrizioni presentate dalla commissione VIA nazionale»; «non sembrano essere tenuti minimamente in considerazione gli effetti sulla salute dei cittadini della Valle, con agli sbocchi delle gallerie elevatissime quantità i gas di scarico senza trattamento dei fumi»; la «vivibilità dei paesi della Valbrenta e degli altri comuni coinvolti sarà compromessa».

I comitati hanno inoltre richiesto un incontro pubblico in cui le amministrazioni dei comuni coinvolte saranno chiamate ad esprimere la loro posizione nei confronti del progetto e ad indire incontri per informare la cittadinanza sul proseguimento del suo iter. «Il nostro lavoro di informazione e mobilitazione contro questo scempio ambientale, economico e sociale continuerà con la costanza e l’impegno dimostrati in questi anni, con o senza l’appoggio delle amministrazioni o dell’UM – concludono i comitati. – A loro chiediamo una presa di posizione politica che, vista la gestione scellerata del territorio veneto e la situazione sempre più precaria delle nostre vite, si rende imperativa».

Roberto Lazzarato

 

L’assemblea regionale rinvia ancora la scelta dei tre consiglieri d’amministrazione: figuraccia con gli investitori

Anas (socia al 50%) è furiosa e segnala a Zaia i danni d’immagine: in ballo ci sono 840 milioni di project bond e il gruppo tedesco Allianz potrebbe sottoscriverne la metà.

Il governatore incalza Ruffato e quest’ultimo sollecita l’aula ma Cortellazzo solleva un problema di legittimità e la patata bollente fa ritorno in commissione

VENEZIA – Altro che autostrada. Il rinnovo dei vertici Cav diventa un viottolo tortuoso dove la maldestraggine della politica nostrana si combina alle pressioni dei poteri forti romani.

I fatti. Il consiglio d’amministrazione di Concessioni autostradali venete – la società che gestisce il tratto dell’A4 Mestre-Padova, la tangenziale ovest mestrina ed il raccordo con l’aeroporto Marco Polo – è in regime di prorogatio da otto mesi e il compito di rinnovarlo spetta, com’è ovvio, ai soci: Regione e all’Anas, partner al 50%. L’Azienda ha provveduto da tempo a nominare i suoi fiduciari e a fronte del ritardo regionale, il presidente Pietro Cucci ha inviato una lettera risentita al governatore Luca Zaia, esprimendo «estrema sorpresa» per le mancate designazioni e paventando un «aggravio dei costi» a carico di Cav in caso di ulteriori dilazioni.

Il riferimento di Anas corre all’assemblea degli azionisti, chiamata ad approvare (oltre al bilancio 2014) l’emissione di project-bond per 840 milioni di euro. Il prestito obbligazionario – ideato per completare il pagamento della realizzazione del Passante – ha attirato l’interesse degli operatori esteri, a cominciare dal potente gruppo tedesco Allianz (che sarebbe intenzionato a investirvi 400 milioni) e ciò moltiplica l’urgenza di agire. Viceversa, la fatidica assemblea, prevista dapprima in data 2 dicembre, è stata disertata dalla Regione e riconvocata per oggi.

Nel frattempo, Zaia scrive al presidente del Consiglio regionale, Clodovaldo Ruffato, rimarcando «l’urgentissima e indifferibile necessità» di procedere alle nomine spettanti all’assemblea, ovvero tre consiglieri d’amministrazione dai quali scaturirà il presidente.

Ruffato, però, replica segnalando un ostacolo giuridico: i candidati devono essere scelti attigendo all’elenco del bando e quest’ultimo riguarda esplicitamente il solo presidente, non già i consiglieri. Cavilli, certo, eppure sufficienti ad accendere un ricorso legale.

L’Anas, informata dell’inghippo, fa orecchi di mercante e invita a procedere purchessia. A complicare il tutto, c’è la faida permanente nel centrodestra che non consente un accordo bonario. Se la Lega sostiene a spada tratta Tiziano Bembo – presidente uscente e (salvo sorprese) entrante di Cav – e il Pd punta su Paolo Rodighiero, ad di Dolomiti Bus – tra le anime litigiose di Forza Italia non c’è intesa. Ed è lo stesso Piergiorgio Cortelazzo, il capogruppo di Pdl-Fi, a sollevare la questione di legittimità delle nomine, sottolineando l’esigenza di attingere a due bandi distinti: «Viceversa», conclude «i nostri consiglieri saranno sub-judice».

Obiezioni e battibecchi, finché l’aula decide di rinviare la patata bollente alla commissione trasporti. Il gruppo democratico è contrario e lamenta «vecchie logiche di spartizione». Oggi l’assemblea Cav si riunirà comunque, nello sbigottimento generale di manager e virtuali investitori. Allegria.

Filippo Tosatto

 

DETTO AL VOLO

Un infortunio pagato oltre 60 milioni l’anno

«L’Italia è troppo importante per lasciarla governare agli italiani», disse qualcuno tanti anni fa, e con il senno di poi non si può dire avesse tutti i torti. Oggi verrebbe da aggiungere che è il Veneto troppo importante per lasciarlo governare ai veneti, se è vero come sembra che il Consiglio Regionale è riuscito nell’impresa di sbagliare i bandi per la governance della Cav, la società autostradale veneta che gestisce il Passante, controllata da Anas e Regione.

In pratica avrebbe dovuto pubblicare due bandi per le candidature, uno a consigliere e un altro a presidente. Ebbene, la Cav rischia di perdere un finanziamento da parte di investitori stranieri di 400 milioni di euro, a causa dei ritardi sulle nomine e dell’incertezza sulla governance in eterna prorogatio.

A questo si aggiungano le liti, gli scontri, le imboscate e i tranelli quotidiani nell’aula del Ferro Fini che portano normalmente al nulla di fatto, tant’è vero che solo per stare al bilancio, è stato licenziato un bilancio provvisorio data l’incapacità di chiuderne uno di regolare.

E mentre a Venezia si discute a 8.500 euro al mese a testa, a spese nostre, i soldi stanieri scappano.

E pensare che l’assemblea regionale ci costa 61 milioni di euro all’anno tra stipendi, contributi per pensioni e vitalizi e personale. Il tutto per ricevere questi pasticci in cambio. Alla faccia dell’autonomia e della devoluzione.

g.s.

 

Gazzettino – Passante, scontro Regione-Anas

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30

dic

2014

In ballo il rinnovo del Cda della società mista “Cav”, ma il Veneto continua a rinviare le scelte. Dura lettera di Ciucci a Palazzo Balbi

BARRIERA – I caselli del Passante di Mestre in località Villabona

Oggi si riunirà l’assemblea dei soci di Cav, la società che gestisce il Passante di Mestre, ma sarà un’altra seduta a vuoto. Perché i due soci – Anas e Regione Veneto, entrambi al 50% – non riusciranno a nominare il nuovo consiglio di amministrazione. Motivo: la Regione non ha fatto i compiti per casa. In parte per colpa di Roma, che ha cambiato le carte in tavola, in parte per ragioni interne alla maggioranza di centrodestra che deve decidere a chi spetta cosa. Tradotto: nomine e incarichi da spartire. Sta di fatto che Anas non gradirà il nuovo rinvio, tanto più che in ballo c’è un’operazione da 830 milioni di euro, l’emissione di quei Project Bond necessari per ripagare i costi del Passante già slittata a gennaio. Con il rischio che gli interessi per questo prestito obbligazionario aumentino ulteriormente, come peraltro ha fatto notare il presidente di Anas Pietro Ciucci in una durissima lettera inviata il 4 dicembre al governatore Luca Zaia. Anche se a Palazzo Ferro Fini c’è chi sostiene che l’attuale Cda di Cav, benché scaduto e in regime di prorogatio, sia comunque legittimato.

Tant’è, la vicenda sta in questi termini. Nel Cda di Cav siedono in 5, tre di nomina della Regione compreso il presidente e 2 di Anas compreso l’amministratore delegato (ma attualmente sono 4 perché la sostituzione da parte della Regione di Giampietro Marchese non è mai avvenuta).

La giunta di Zaia pubblica un solo avviso per la nomina del presidente di Cav, perché all’epoca le norme statali prevedevano che gli altri componenti dovessero essere scelti tra i dirigenti dell’ente pubblico (cioè a costo zero). Poi, però, le regole cambiano: i componenti del Cda possono essere scelti come si vuole. Solo che l’elenco di papabili cui attingere è esclusivamente quello degli aspiranti alla carica di presidente.

Domanda: si può pescare da lì anche per i “normali” consiglieri? Il dubbio lo pone ieri pomeriggio durante il consiglio regionale Piergiorgio Cortelazzo, capogruppo di Forza Italia per il Veneto, avanzando il timore di possibili ricorsi. Risultato: anziché procedere con le nomine – come prevedeva l’ordine del giorno del consiglio convocato proprio per votare, oltre all’esercizio provvisorio per i primi quattro mesi del 2015 (passato a maggioranza), anche tre dei cinque componenti del Cda di Cav – si è deciso con 34 sì, 17 no e 1 astenuto, di rinviare l’argomento in commissione.

Al che Lucio Tiozzo ha dato voce alle malignità: il rinvio – ha detto il capogruppo Pd – è espressione di una divisione interna alla maggioranza, frutto di «una vecchia cultura di suddivisione delle nomine». Tradotto: se il presidente di Cav spetta alla Lega (e la Lega è pronta a riconfermare Tiziano Bembo) e se uno degli altri due consiglieri spetta all’opposizione, a chi del centrodestra tocca il terzo consigliere? Agli azzurri-azzurri di Padrin, agli azzurri-neri di Cortelazzo o al Nuovo centrodestra di Zorzato? Tant’è che più di qualcuno dell’ex Pdl ha chiesto di affrontare l’intero pacchetto di nomine, così da avere il quadro completo.

Per la cronaca, Cortelazzo ha ribattuto a Tiozzo, facendo notare che l’insistenza a nominare il nuovo Cda è giunta da Roma, dagli attuali vertici governativi. Di certo vi è la pesante lettera che Ciucci ha inviato a Zaia. Ma nel carteggio c’è anche un altro botta e risposta: Zaia che a novembre chiedeva a Ruffato di darsi una mossa con le nomine e Ruffato che gli rispondeva a tono facendo presente il pasticciaccio dell’unico avviso. E fortuna che sono alleati.

Alda Vanzan

 

A SORPRESA – Si ripunta sul projet financing

NUOVA VALSUGANA «La faremo» aveva ribadito Zaia. E sotto l’albero di Natale rispunta a sorpresa il project financing

La Regione rimette sul tavolo il progetto

Ai Comuni interessati è arrivato il preliminare ottimizzato dell’itinerario Valbrenta-Bassano-Spv

Sotto l’albero di Natale, rispunta, a sorpresa, il project financing della Nuova Valsugana. A prescindere dall’inadeguatezza di un progetto contestato perché sproporzionato rispetto alle reali esigenze del territorio, viste le indagini in corso a Venezia, era convinzione comune che fosse stato quantomeno accantonato. Invece, la Regione pare spingere sull’acceleratore, assecondando quanto il governatore Zaia ha sempre sostenuto e cioè che «la Valsugana la faremo». Sul tavolo dei sindaci dei Comuni interessati al passaggio della nuova arteria, oltre che delle province di Vicenza e Treviso, Genio civile, Veneto Strade e dei gestori di Energia e servizi, è arrivato inaspettato dalla Regione il «progetto preliminare ottimizzato dell’itinerario della Valsugana Valbrenta-Bassano-Superstrada a pedaggio», vale a dire quello modificato con le osservazioni dei Comuni, quelle recepite, aggiornato a giugno 2014, su supporto magnetico (dvd), trasmesso dall’Ati «Pizzarotti-Mantovani-Cis-Cordioli», al fine di consentire «in sede di Conferenza dei Servizi, che sarà convocata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, l’espressione delle valutazioni delle amministrazioni interessate e dei soggetti gestori di opere, linee e impianti destinati al pubblico servizio interferiti, ai sensi degli artt. 165 e 168 del D.lgs 163/2006».

Una sorpresa poco gradita, dal momento che l’Unione Montana Valbrenta, a nome di tutti i Comuni del territorio, aveva chiesto al premier Renzi di inserire nel decreto «Sblocca Italia» il progetto a suo tempo realizzato dalla Provincia e concordato tra tutti gli enti interessati per un ammodernamento della statale esistente, anziché quello improponibile e devastante in project financing.

«Il dvd è appena arrivato e dovremo esaminarlo, ma ritengo a questo punto indispensabile – afferma il presidente dell’Unione Montana Valbrenta, Luca Ferazzoli, – un incontro fra tutti i sindaci, molti dei quali sono nuovi, per cercare una linea condivisa trattandosi di un’opera che interessa tutto il territorio. Inderogabile anche un confronto con la Regione, alla luce dei risvolti delle indagini in corso, per accertare quali siano le reali possibilità di realizzare quest’opera, considerati anche i passi avanti fatti con la Valdastico, da noi ritenute due opere alternative».

Tesi avvalorata anche dalla Moretti, prossima candidata alle elezioni regionali che, con il segretario regionale Pd, Roger De Menech, ha già ribadito in una nota che «la Regione Veneto dovrebbe smetterla di dire sì ad altre infrastrutture come la Valsugana: se c’è la Valdastico, non può esserci anche la Valsugana».

Sul problema interviene anche il sindaco di Valstagna, Carlo Perli: «L’ammodernamento della SS 47 della Valsugana è assolutamente indispensabile. In merito alla soluzione ipotizzata nel progetto ottimizzato, ribadiamo che dovrà necessariamente essere previsto il trattamento dei fumi all’uscita delle gallerie e prospettata una soluzione alternativa a quella devastante prevista in località Pian dei Zocchi».

 

 

Nuova Venezia – Sul tavolo Ue l’agenda di Chisso

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10

dic

2014

Libro dei sogni come quello dell’ex assessore finito nell’inchiesta Mose

Sul tavolo Ue l’agenda di Chisso

VENEZIA – Sembra un libro dei sogni, solo a pensare da quanti anni se ne parla. Ma il quaderno delle infrastrutture strategiche assomiglia anche a un’altra cosa: all’agenda dell’ex assessore regionale Renato Chisso, rovinosamente caduto nell’inchiesta Mose.

Dalla Superstrada Pedemontana Veneta alla Orte Ravenna, dalla terza corsia dell’A4 alla cosiddetta Linea dei bivi a Mestre e sino al collegamento ferroviario con l’aeroporto di Venezia. Insomma, l’agenza di Chisso sembra finalmente trovare uno slancio nel governo Renzi, che ha fortemente sostenuto in Europea il programma di investimenti che, nel dettaglio, prevede sette opere strategiche nel Veneto. Per il potenziamento della ferrovia del Brennero, di cui è corso la costruzione, l’investimento complessivo è di 12,2 miliardi; per l’Alta Velocità Milano-Venezia 8,050 miliardi, per il porto Off shore di Venezia 2,5 miliardi, per il raccordo ferroviario del Marco Polo 2,6 miliardi (da dividere con Roma Fiumicino e Milano, però), per la terza corsia Venezia-Trieste 2,4 miliardi, per la Orte Mestre 7,3 miliardi, per la Pedemontana Venezia 2,3 miliardi.

Si tratta di opere in larga parte finanziabili attraverso meccanismi di finanza di progetto (il privato mette i soldi in cambio di una gestione pluriennale). Ma quanti soldi arriveranno dal Piano Juncker a queste opere? Tutto dipende dalla velocità con cui i governi riusciranno ad autorizzare i progetto avvicinandoli alla cantierabilità. Il piano europeo infatti ha durata triennale e solo le opere già iniziate potranno beneficiarne. Per le altre, bisognerà aspettare.

(d.f.)

 

Ci sono Orte-Mestre, Pedemontana e ferrovia al Marco Polo insieme a porto off shore, Alta velocità e terza corsia in A4

Sette opere venete nel piano Juncker

VENEZIA – C’è il raddoppio della ferrovia del Brennero fino a Verona, il corridoio Milano/Venezia dell’Alta Velocità, il porto off shore di Venezia, il collegamento ferroviario per l’aeroporto Marco Polo di Venezia, la terza corsia dell’A4 fino a Trieste, la nuova Orte-Mestre e persino la Superstrada Pedemontana Veneta. Sette infrastrutture del Nordest potrebbero entrare nel cosiddetto Piano Juncker, dal nome del presidente della Commissione europea di Bruxelles. Finanziati grazie a un meccanismo finanziario destinato a far ripartire la crescita e l’occupazione. La task force tecnica europea incaricata di selezionare i progetti presentati da ciascun governo ha presentato ieri ai ministri economici finanziari dell’Unione europea la short list di progetti che hanno le caratteristiche di finanziabilità e di sostenibilità economica: 42 sono i progetti italiani, sette riguardano il Nordest.

Si tratta di opere finanziabili attraverso il cosiddetto piano Juncker, dal nome del presidente della commissione europea che ha escogitato un programma per la crescita da 315 miliardi: con 16 miliardi di garanzie europee e cinque miliardi messi dalla Banca europea degli investimenti, l’Europa intende mobilitare risorse a leva finanziaria per oltre trecento miliardi di euro, capace di smuovere i pil dei rispettivi paesi. Una iniezione di liquidità che, nel triennio 2015-2017, è destinata nelle intenzioni dei governi europei a mettere un po’ di carburante nelle asfittime economie del vecchio continente.

Molte le perplessità suscitate dal meccanismo: i soldi «veri» sono unicamente 21 miliardi di euro, da spartire in 28 paesi. Un’inezia, secondo molti osservatori. L’elenco delle opere strategiche è costituito da quasi duemila progetti, per un valore complessivo pari a 1300 miliardi di euro. Solo 760 di questi avrebbe avuto il via libera «tecnico». Sul tavolo dell’Ecofin è giunto infatti il lavoro della task force tra Banca europea per gli investimenti (Bei) e Commissione europea. Dopo il via libera dell’Ecofin adesso tocca ai governi nazionali predisporre una legge ad hoc per approvare l’elenco e garantirne la fattibilità entro il mese di giugno. L’ultimo passaggio europeo sarà il prossimo vertice europeo dei primi ministri, in programma il 18 e 19 dicembre prossimo, quando il piano Juncker dovrebbe essere definitivamente approvato.

Per alcune di queste opere, come la Superstrada Pedemontana Veneta o la Orte Ravenna, si tratta soprattutto di garantirne la «bancabilità» alla società concessionaria. A lavorare sul dossier italiano i tecnici del Ministero delle Infrastrutture, in concerto con il Ministero dell’Economia. Il ministro Maurizio Lupi in particolare si è speso nell’ambito della partita per ottenere il prolungamento delle concessioni autostradali. Si tratta in gran parte di opere conosciute e in parte avviate: ma quasi tutte prive di copertura economica. Così, l’uovo di colombo potrebbe ora venire dall’Europa e dal sul meccanismo di leva finanziaria con i soldi della Bei. Basterà la fantasia per vedere qualche cantiere ripartire?

Daniele Ferrazza

 

Nuova Venezia – Meolo “Via del Mare, uniti per bloccarla”

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30

nov

2014

Incontro dei sindaci contrari al progetto con l’assessore regionale Coppola

MEOLO – No alla via del Mare: i sindaci che si oppongono alla realizzazione della superstrada a pedaggio tra Meolo e Jesolo hanno incontrato l’assessore regionale Maria Luisa Coppola per manifestarle la contrarietà del territorio alla nuova opera. La richiesta di un faccia a faccia con la Coppola, da poco titolare delle deleghe che furono di Chisso, era stata sottoscritta da molti dei Comuni interessati dal futuro della Treviso Mare, con Meolo a fare da capofila. Proprio il sindaco meolese, Loretta Aliprandi, traccia un bilancio dell’incontro.

«L’assessore Coppola ha risposto subito alla nostra richiesta ed è venuta lei stessa sul territorio», ha spiegato Aliprandi, «abbiamo ribadito che questa non è un’opera necessaria, ma anzi è convinzione piuttosto comune tra i sindaci che sia deleteria per il nostro territorio».

L’assessore regionale ha ascoltato le posizioni dei sindaci, ma ovviamente non poteva che essere un incontro interlocutorio.

«Abbiamo apprezzato che l’assessore abbia dato immediatamente seguito alla nostra richiesta», conclude Aliprandi, «quando il governatore Zaia aveva per sé la delega alla viabilità, non c’era stata alcuna risposta alla nostra richiesta di incontro. Ora attendiamo di capire se ci saranno delle novità rispetto alla posizione della Regione in merito all’opera».

Nel frattempo, il consigliere comunale del M5S, Sara Celli, ha invitato il Comune ad aderire all’appello lanciato dalla deputata grillina Arianna Spessotto a fare squadra per chiedere a Zaia di stoppare l’iter del bando per l’assegnazione definitiva del project-financing dell’opera. Restano invece i Comuni, Jesolo in testa, favorevoli al progetto della Via del mare.

Giovanni Monforte

 

Gazzettino – Ospedale a Padova est l’accordo non si trova

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29

nov

2014

Il nuovo ospedale di Padova, faro dell’eccellenza veneta, policlinico universitario con i laboratori di ricerca accanto ai pazienti, 970 posti per 650 milioni di euro, non ha ancora una sede. Dopo otto anni anche ieri gli attori istituzionali coinvolti non sono riusciti a mettersi d’accordo. Davanti al presidente della Regione, Luca Zaia, che aveva dato l’ultimatum, la proposta del sindaco Massimo Bitonci di un’area nel quadrante di Padova est, nella zona del palasport, non è stata ritenuta idonea dalla Provincia e dall’Università che hanno manifestato alcune criticità, dall’inquinamento al fatto che 200mila metri quadrati erano troppo pochi. Il sindaco a dire la verità è arrivato con una lettera dei proprietari privati che confinano con l’area comunale, altri 200mila metri quadrati, i quali dichiaravano la loro disponibilità a vendere. Ma l’Università, pur dicendosi favorevole a valutare l’opzione, l’ha giudicata ancora allo stato virtuale. Risultato: il presidente Zaia per cercare di salvare l’accordo, ha chiesto ai tecnici dei soggetti coinvolti di effettuare una ulteriore verifica non solo su Padova est, ritenuta comunque un’area interessante, ma su tutte le altre proposte, compresa Padova ovest, che sembrava tramontata per sempre dopo la fine del project-financing in esame decretata proprio con una delibera regionale nell’ottobre scorso.

Un arretramento che fa salire il tono della polemica. Il sindaco Bitonci non le ha mandate a dire. «Mentre la Regione non ha sollevato obiezioni il presidente Soranzo (indipendente ma eletto con i voti dei sindaci Pd) ha provato un tentativo di scippo verso un comune esterno, motivato solo da penosi calcoli politici. Al rettore dico che se a Padova est abbiamo 200mila metri quadrati, a Padova ovest non ne abbiamo nemmeno uno visto che sono da espropriare».

L’Università però non chiude del tutto la porta: «Disponibili a valutare un allargamento a 400mila metri quadrati», mentre il presidente della Provincia, contrattacca: «Il sito lo devono decidere i 17 comuni che hanno aderito al Pati». Alla fine è il presidente Zaia che cerca di spegnere i fuochi. «Vogliamo l’ospedale a Padova e non fuori città. Per questo ho incaricato i tecnici di valutare approfonditamente l’area S. Lazzaro a Padova est e metterla in comparazione su esplicita richiesta di Provincia e Università con tutte le proposte, compresa la zona di Padova ovest. Ma l’imperativo categorico è di elaborare nel più breve tempo possibile una nuova bozza di accordo. I veneti e i padovani non possono più aspettare». Giusto.

Mauro Giacon

 

Oltre trecento persone hanno manifestato ieri mattina contro la realizzazione della Valdastico Nord, la ex Pirubi destinata a collegare la Valle dell’Astico alla Valle dell’Adige, nei pressi di Besenello. Il guerriero di Florian Grott (nella foto a destra), agganciato a una gru, è stato cementato al centro della rotatoria del paese a simboleggiare la guerra degli abitanti contro questa nuova autostrada: 40 chilometri in progetto di finanza, 16 chilometri di traforo a doppia canna, due miliardi di euro di investimento che dovrebbe ripagarsi con i pedaggi e una lunga concessione per l’autostrada Brescia-Padova.

Durante la manifestazione, cui hanno partecipato una decina di sindaci trentini, i comitati della Valle dell’Astico si sono idealmente gemellati con i comitati No Pirubi del Trentino, guidati da Annalia Sartori (foto nel riquadro). Presenti anche i rappresentanti della Provincia autonoma di Trento, schierati per il no alla nuova autostrada.

 

Nuova Venezia – Il futuro delle strade? Sarà a pedaggio

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16

nov

2014

La Provincia di Belluno dimezza gli stanziamenti, ci sono soldi solo fino ad aprile: e Veneto Strade pensa al futuro

VENEZIA – Possiamo girarci attorno fin che vogliamo. Ma con la riduzione dei trasferimenti dello Stato alle Regioni, con il sostanziale «svuotamento» delle Province e soprattutto con la drastica riduzione delle entrate proprie di questi due enti (prevalentemente legata alla tassazione automobilistica), anche il delicato capitolo delle manutenzioni stradali subisce pericolosi contraccolpi. Per questo bisogna inventarsi qualcosa: posto che non sono ragionevolmente prevedibili aumenti di risorse pubblica, l’unica possibilità per garantire un flusso costante di risorse è quella di far diventare a pedaggio alcune tra le strade più redditizie. Così stanno facendo le concessionarie autostradali, sempre più prodighe di ambiziosi progetti di finanza; così sta pensando di fare anche Veneto Strade, alle prese con una rovinosa riduzione di stanziamenti pubblici destinati alle manutenzioni.

Nel Veneto solo alcune strade sono rimaste di competenza del compartimento regionale Anas, cioè dello Stato: tra queste le principali sono la 50 del Grappa e del Passo Rolle, la 51 Alemagna, la 13 Pontebbana, la 53 Postumia, la 47 Valsugana, la 309 Romea, la 14 Adriatica. Per un totale di 734 chilometri.

Il grosso delle rete stradale regionale è diventato di competenza di Veneto Strade, società strumentale partecipata dalla Regione e dalle sette Province, che contribuiscono al suo bilancio. Proprio sul bilancio di Veneto strade si sono concentrate le attenzioni delle organizzazioni sindacali, che hanno lanciato l’allarme manutenzioni dopo un incontro con l’amministratore delegato Silvano Vernizzi.

«La situazione è questa – spiega il manager pubblico, padre del Passante di Mestre e della Superstrada Pedemontana Veneta –: per garantire la manutenzione agli oltre duemila chilometri di rete servono circa 60 milioni l’anno: nel nostro bilancio ne arrivano 30 da convenzioni con le Province, 16 da trasferimenti regionali e il resto da entrate diverse, tra l’imposta sulla pubblicità e il recupero dell’Iva dall’agenzia delle Entrate. Il 2015 si preannuncia difficile a causa della riduzione dei trasferimenti, in particolare della Provincia di Belluno, che ha messo a bilancio 4,3 milioni anziché i nove strettamente necessari a tenere in ordine i 900 chilometri di rete del Bellunese. Abbiamo incontrato il nuovo presidente della Provincia e ci ha assicurato che lavorerà per incrementare questo stanziamento, senza il quale noi possiamo garantire la manutenzione solo fino al mese di aprile».

Duecentottanta addetti (di cui quasi la metà in forza nel Bellunese) un conto economico da 60 milioni di euro l’anno, Veneto Strade conta che alla Provincia di Belluno giungano nuovi fondi dalla legge sulla montagna e soprattutto che non nevichi: l’anno scorso a causa delle abbondanti nevicate i costi di manutenzione sono saliti in maniera notevole. Ma al di là dello scoglio-Belluno rimane il problema generale: in un quadro di risorse pubbliche calanti non ci sono molte altre soluzioni se non quella di immaginare degli investimenti sulla rete stradale in cambio di un pedaggio per alcuni tratti di strade regionali. Le indiziate maggiori sono due: la strada regionale 308 del Santo (futura Trento Venezia) e la regionale 450 tra Affi e Peschiera, arterie che garantiscono numeri da 30/40 mila veicoli al giorno. Ma la possibilità, non così remota, si potrà realizzare solo a condizioni che il concessionario regionale investa nell’ammodernamento di queste reti e solo laddove sia possibile, per gli automobilisti, scegliere un’alternativa libera.

Daniele Ferrazza

 

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