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Gazzettino – Mose. “Chisso, collettore di tangenti”

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16

dic

2014

MOSE – Le motivazioni del gup sul patteggiamento (2 anni e mezzo) all’ex assessore regionale

«Chisso, collettore di tangenti»

«Per nove anni ha ricevuto uno “stipendio annuale” e dazioni una tantum dal sistema del Consorzio»

Dall’inchiesta sul sistema Mose risulta che l’ex assessore regionale alle Infrastrutture, Renato Chisso, era il «collettore del denaro prezzo della corruzione».

Lo scrive il giudice per l’udienza preliminare di Venezia, Massimo Vicinanza, nelle motivazioni, depositate ieri, della sentenza di pattegiamento con cui, lo scorso 28 novembre, ha applicato all’esponente politico di Forza Italia la pena di due anni, sei mesi e 20 giorni di reclusione, sulla base dell’accordo raggiunto con i pm Stefano Ancilotto, Stefano Buccini e Paola Tonini.

Nella sentenza vengono citate la vicenda del 7 febbraio 2013 «seguita passo passo dagli investigatori grazie all’attività di intercettazione telefonica, che ha portato ad individuare la consegna di denaro» all’ex assessore, nonché le dichiarazioni rese da Claudia Minutillo, responsabile di Adria Infrastrutture, uno dei soggetti giudici che avevano interesse ad ottenere l’adozione di atti pubblici favorevoli, Giovanni Mazzacurati, presidente del Consorzio Venezia Nuova (Cvn) al quale era stata affidata la realizzazione dell’opera denominata Mose, Piergiorgio Baita, Nirco Voltazza, «tutte convergenti» contro Chisso. Insomma, secondo gil gup «non vi sono elementi in forza dei quali fondare il proscioglimento» richiesto dalla difesa.

Il giudice sottolinea che la condotta illecita di Chisso si è protratta per 9 anni, a partire dalla sua nomina ad assessore nel 2005, e scrive che è corretta la qualificazione giuridica del reato di corruzione operata dalla Procura e poi confermata dalla Cassazione, «visto che l’impegno del pubblico amministratore, retribuito con uno “stipendio annuale” e con dazioni una tantum, di adottare in senso favorevole al Consorzio tutti i provvedimenti previsti dalla legge, anche quelli contrari ai doveri d’ufficio, integra la violazione dell’articolo 319 cp».

La sentenza entra anche nel merito del reato di abuso d’ufficio contestato a Chisso in concorso con il dirigente regionale Fabio Fior in relazione all’affidamento al Cvn del Servizio Informativo per il monitoraggio delle discariche abusive e incontrollate del Veneto. Affidamento ritenuto illecito e reso possibile «proprio grazie alla copertura politica del Chisso… in chiara violazione della disciplina generale in materia di appalti di pubblici servizi». Quel progetto fu finanziato con oltre 4 milioni di euro, somma che Baita ha definito uno «sperpero totale di soldi dello Stato a beneficio di nessuno», anche perché il Servizio Informativo affidava gli incarichi «senza nessun tipo di gara, a parenti, amici, cose del Consorzio».

Quanto alla pena inflitta a Chisso, il giudice la definisce «congrua e correttamente determinata… L’imputato pare meritevole delle attenuanti generiche, se non altro perché in tal modo si adegua la pena all’effettivo ruolo avuto nella vicenda, tenuto conto delle sanzioni già applicate ad altri protagonisti della vicenda, tra cui il presidente della Regione Veneto Galan».

Infine la confisca, disposta per l’ammontare di 2 milioni di euro (a fronte di soli 1500 euro sequestrati all’ex assessore), somma quantificata «in via prudenziale» dal gup: «Deve ritenersi che nel corso degli anni, cioè dal 2005, Chisso per l’adozione di atti contrari ai doveri d’ufficio è stato retribuito stabilmente con somme non inferiori, se si tiene conto delle indicazioni forniute da Mintuillo e Mazzacurati, a 200mila euro per anno, oltre a dazioni ugualmente significative, anche prossime al milione di euro (dichiarazioni di Baita), ovvero cessioni o acquisti in plusvalenza di quote di società… La condotta, si è detto, si è protratta per nove anni».

 

 

LETTERE AL DIRETTORE – Con il “premio”a chi confessa si può combattere la corruzione

Caro direttore,
mentre la corruzione dilaga, il governo disegna. Mi riferisco al disegno di legge anticorruzione che, diversamente dal decreto legge, richiederà i tempi parlamentari per diventare legge. Ma voglio aggiungere un aspetto interessante. Venerdì scorso alle 18, un’ora prima che si riunisse il Consiglio dei ministri, circolava una bozza di questo Ddl in cui, all’articolo 1, era presente un comma che istituiva per i pentiti in questioni di corruzione la stessa norma premiale già istituita contro mafia e terrorismo, con sconti di pena da un terzo fino a metà, secondo l’aiuto offerto. Alle 20, al termine del Consiglio dei ministri, nel Ddl di questa norma non c’era più traccia. Cosa dobbiamo pensare? Forse ha ragione Massimo Fini. Le parole gridate ai quattro venti dai nostri governanti contro i disonesti, sono solo fumo negli occhi. Le reali intenzioni viaggiano su un altro binario.
Giovanni Moccia

Venezia

——
Caro lettore,
il tema è complesso ed eviterei quindi semplificazioni eccessive. Personalmente, come ho avuto modo di scrivere anche nella prefazione del libro “Retata storica” uscito in questi giorni e dedicato allo scandalo Mose, ritengo che il fenomeno corruttivo abbia raggiunto nel nostro Paese un livello di tale gravità ed estensione, da giustificare anche l’adozione di misure eccezionali, come appunto quella di prevedere sconti di pena significativi per i corrotti che confessano e forniscono un concreto aiuto ai magistrati nelle loro indagini. Del resto è altrimenti difficile spezzare la catena d’interesse che lega corrotti e corruttori. Naturalmente non mi sfuggono le riserve o le controindicazioni di natura etica e anche giuridica che una tale misura può generare: “premiare” chi ha commesso un reato può non trovare tutti d’accordo. Ma credo che, come accadde per il terrorismo negli anni di piombo, sia necessario anteporre a tutto l’interesse generale e la necessità di colpire in modo deciso la corruzione. E ritengo questa misura più efficace degli ipotizzati aumenti di pena che rischiano di restare sulla carta se non si danno ai magistrati strumenti efficaci per scoprire e colpire il malaffare.

 

VIVERE OGGI LA LEZIONE DI SAN PAOLO

Domenica San Paolo ci esorta: “Siate sempre lieti”; e ripetutamente nelle sue lettere: “State lieti… non preoccupatevi di nulla”. Dobbiamo perciò essere lieti e sereni anche quando restiamo senza soldi, anche il giorno che paghiamo le tasse. Ma c’è un modo per coltivare la letizia, la serenità? Vito Mancuso, col suo libro “Io amo”, suggerisce di cominciare dall’essere felici di sè, “dall’accettazione della propria condizione, amata per quella che è anche nei suoi limiti, ai quali si giunge a sorridere con quella leggerezza dell’autoironia che è una delle proprietà più belle dell’essere umano”. E poi allargare lo sguardo agli “altri”, poiché “ognuno di noi nasce dalle sue relazioni, vive nelle sue relazioni, è le sue relazioni. L’Io è costitutivamente relazione. Quando si vive per gli altri si sente il proprio Io espandersi”. Ecco, trovo questi concetti splendidamente sintetizzati dall’ossimoro di uno spot pubblicitario letto oggi sul Gazzettino: “Siate egoisti, fate del bene. Fare del bene è il miglior modo di sentirsi bene”. Cioè di essere lieti. Anche in vista del vicino Natale.

Domenico Ceoldo – Vigonza (Pd)

 

CORRUZIONE, I MAGISTRATI UNICO BALUARDO

L’ennesimo problema di corruzione, in questo Paese, dimostra come la politica è incapace di controllare chi si serve di essa e da molto tempo. Le compiacenze, i legami con il malaffare sono ormai il costume endemico di una società che è costretta a convivere, ma reagisce ancora stupendosi di tanto marcio che si annida in chi, nelle istituzioni come nel privato, gestisce il potere e. Purtroppo il danno d’immagine a questa povera Italia è diventato una voragine, esposta al pubblico ludibrio su tutto il Pianeta! Quando poi a essere coinvolta nella corruzione è pure la capitale di una nazione, che dovrebbe essere il riferimento per orgoglio, cultura, storia, autorità politica centrale, in una democrazia occidentale, tutto ciò che gravita e fa perno su organizzazioni malavitose di questa città, riflette inesorabilmente l’intera società malata. Ora bisogna provvedere al rimedio, con giustizia, senza alcuna indulgenza e con rigore cristallino almeno per tentare di recuperare un po’ di onore perso. Ma quante altre situazioni, analoghe a Roma, ci saranno da far scoperchiare? Ci sarebbe da azzerare un intero sistema politico-istituzionale, che non può certo definirsi garante di uno Stato di diritto! Esistono solo privilegi e furti, questi ultimi nei confronti dei cittadini contribuenti. Con l’amaro in bocca e tanta tristezza faccio davvero fatica a dire che questa Costituzione tuteli i cittadini. E come potrebbe, se padroneggia la piena libertà di approfittarsi della gestione pubblica, da dove invece dovrebbero uscire modelli di servizi eccellenti, mentre si assiste solo a buone intenzioni, per giunta riuscite a metà? L’unica speranza la ripongo nelle persone che hanno ancora vero senso dello Stato, come alcuni solitari magistrati, sorretti naturalmente dalle forze dell’ordine. Sono loro i veri garanti dei cittadini e dell’intera collettività nazionale.

Adalberto de’ Bartolomeis – Monselice (Pd)

 

Federica Boscaro (Pd) contesta il “no” del suo partito: «Il sistema funziona: noi ora ricicliamo l’80 per cento»

«Con il “porta a porta” riusciamo a riciclare l’80 per cento dei rifiuti: posso capire le perplessità dei miresi ma non le polemiche politiche attorno al nuovo sistema di gestione». La sindaca di Fossò Federica Boscaro, del Pd, non ha dubbi sui benefici del “porta a porta”. Il sistema è stato introdotto a Fossò da qualche tempo e da quest’anno il Comune si è consorziato, attraverso Veritas, con gli altri territori che lo utilizzano, ovvero Vigonovo, Campagna Lupia, Camponogara e Campolongo Maggiore. «Un’iniziativa molto positiva – commenta la Boscaro – consorziandoci infatti siamo riusciti a ottenere che in tutti i cinque comuni la quantità di rifiuti riciclati raggiungesse l’80%, e questo ha permesso anche di contenere i costi della gestione. In un anno siamo riusciti ad ammortizzare il costo dei bidoni, contenendo notevolmente le spese di raccolta. La produzione del secco si è talmente ridotta che ora passeremo da una raccolta ogni 15 giorni a una ogni tre settimane».

A Mira però il progetto dell’amministrazione comunale grillina guidata dal sindaco Maniero, che intende attuare il porta a porta con tariffazione puntuale entro il 2015, ha creato polemiche: alcuni consiglieri del Pd, che è all’opposizione, hanno chiesto il blocco dell’iniziativa suggerendo invece di estendere il sistema “a calotta” a tutto il territorio mirese (oggi è coperto solo per un terzo).

Due realtà diverse, certo, perché Mira conta quasi 40 mila abitanti mentre Fossò poco meno di 7 mila, eppure i problemi di gestione dei rifiuti sono analoghi. «Ho inviato una lettera ai vertici provinciali del mio partito – spiega la sindaca di Fossò – perché se da un lato capisco il disagio iniziale dei cittadini di Mira, dall’altro non comprendo le perplessità manifestate dai colleghi di partito. La raffinazione del sistema di raccolta del rifiuto non solo permette di riciclare il più possibile ma anche di contenere i costi. Anche a Fossò – precisa la Boscaro – ci sono diversi condomini e ci siamo organizzati con raccoglitori specifici, mentre abbiamo organizzato due punti di raccolta dei pannolini per bambini e anziani con i badge».

 

Gazzettino – Mira. Donadel difende il “porta a porta”.

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10

dic

2014

La civica Mira Fuori del Comune approva la scelta della raccolta rifiuti «porta a porta» anche a Mira ma avverte: «Con la nuova convenzione sui Consigli di bacino il comune non è più libero di scegliere».

Mattia Donadel capogruppo della civica plaude all’iniziativa del sindaco Maniero di adottare entro il 2015 il sistema di gestione dei rifiuti «porta a porta a tariffazione puntuale» con la sparizione dei cassonetti a calotta. Una scelta osteggiata da un migliaio di cittadini che si sono espressi con una petizione sostenuta da alcuni consiglieri del Pd.

«Il »porta a porta” – sostiene Donadel – è l’unico sistema che può consentire di raggiungere livelli di differenziata sopra l’80% con una qualità molto alta. Chi si ostina a sostenere la calotta non sa, o finge di non sapere, che questo sistema è direttamente funzionale alla produzione di combustibile per la centrale termoelettrica di Fusina (il noto CDR). I sostenitori della calotta, PD in testa, stranamente fanno sempre i conti a metà: il conferimento del rifiuto «secco» e degli scarti all’impianto per la produzione di CDR di Fusina ha infatti un costo elevatissimo, circa 140 euro a tonnellata. Il problema è che il Comune di Mira approvando la convenzione sui consigli di bacino non ha più le mani libere e non può più decidere autonomamente per quale sistema di raccolta optare”.

Luisa Giantin
 

Non convince l’apposizione il nuovo calendario di Veritas che da dicembre ha trasformato da settimanale a quindicinale la raccolta differenziata del rifiuto secco, dopo l’approvazione in consiglio della proposta che ha fatto seguito all’analisi fornita dal dirigente Fattoretto da cui è emerso che per i 5 comuni consorziati nella raccolta differenziata questa ha una resa dell’80% e che la sequenza di raccolta del secco comporta una minor costo per gli abitanti, 47.000 in totale nei comuni interessati, per 175.000 euro. Il capogruppo di “Amministriamo insieme” Pascale De Falco, ha obiettato. «Il vantaggio per una sequenza ridotta di ritiro del secco è pari a 3 euro annui a cittadino in un contesto che vede, in generale, la Veritas beneficiare dell’80% del servizio svolto direttamente dai cittadini. A ben vedere, perciò, riteniamo poco significativa economicamente per i residenti la variazione della raccolta a quindicinale del rifiuto secco»

(L.Per.)
 

MIRA «Mira 2030 e la lista Mira Fuori del Comune sostengono il “porta a porta”, perché, è l’unico sistema che può consentire di raggiungere livelli di differenziata sopra l’80% con una qualità molto alta. La scelta dell’amministrazione di Mira è quindi condivisibile. Ma il Comune questa scelta non potrà farla in autonomia perché a decidere alla fine sarà l’assemblea di bacino dove a farla da padrona sarà Venezia. Purtroppo anche la maggioranza grillina ha voluto aderire ai nuovi enti di bacino». A dirlo è il consigliere comunale Mattia Donadel della lista “Mira Fuori dal Comune”.

Donadel attacca i Pd che ha presentato 1000 firme per il sistema a calotta e contro il “porta a porta”.

«Chi si ostina a sostenere la calotta non sa, o finge di non sapere – dice Donadel – che è direttamente funzionale alla produzione di combustibile per la centrale termoelettrica di Fusina (il famigerato Cdr). Le percentuali di raccolta differenziata con la calotta sono solo virtuali, perché almeno il 25% del materiale raccolto nei cassonetti per la differenziata risulta non conforme. Si tratta del cosiddetto “sovallo”, costituito prevalentemente da carta, legno e plastica, che viene inviato all’impianto per la produzione di Cdr e successivamente bruciato come aggiunta al carbone».

(a.ab.)

 

Proteste a Camponogara dove la differenziata è dell’80% ma le bollette non calano

CAMPONOGARA «Chiederemo a Veritas di ridurre la bolletta per le utenze dei cittadini dei comuni di Campagna Lupia, Camponogara, Campolongo, Fossò e Vigonovo visto che abbiamo raggiunto quote di differenziazione da primato, superiori all’80 per cento dei conferimenti totali». Lo dice il sindaco di Camponogara, Giampietro Menin, appoggiato nell’idea anche dall’avvocato Pascale De Falco capogruppo di opposizione dell’area civica e di centrodestra in Consiglio comunale.

La questione è stata dibattuta nell’ultima assemblea del parlamentino cittadino quando la maggioranza di centro sinistra che gestisce il Comune rivierasco, ha spiegato di voler ridurre il servizio di raccolta del secco da uno ogni settimana a uno ogni due, permettendo così un risparmio di circa 175 mila euro. «Visto che come Comuni», spiega dall’opposizione Pascale De Falco, «siamo fra i più virtuosi della Provincia ci si chiede come mai le bollette non diminuiscano in maniera consistente nonostante la gente contribuisca, con una buona raccolta, a creare risparmi per Veritas nell’atto del conferimento dei rifiuti. Ci aspettiamo di più. Il dubbio è che a volte i prezzi siano tarati includendo anche Comuni di maggior peso dal punto di vista demografico, ma di minore differenziazione come Mira o Venezia».

Anche la giunta è su questa stessa posizione e il sindaco Menin spiega che proprio dai cinque Comuni interessati dal servizio è partita in questi giorni una lettera diretta a Veritas in cui la richiesta di un abbassamento della bolletta è chiara.

Sempre in Consiglio comunale il gruppo di Pascale De Falco ha approvato l’assestamento di bilancio varato dalla maggioranza. «Noi», dice De Falco, «vogliamo essere una opposizione costruttiva: se ci sono dei provvedimenti che riteniamo utili alla cittadinanza certo non ci facciamo problemi nell’approvarli».

(a.ab.)

 

Strade e parcheggi lastricati di rifiuti pericolosi: anche la Provincia vuole essere risarcita

ZERO BRANCO – Strade e parcheggi lastricati di rifiuti pericolosi, dalla terza corsia dell’A4 fino al parcheggio dell’aeroporto Marco Polo, impregnati di arsenico, nichel e cromo da 2 a 6 volte i valori limite. Scarti di materiale edile che dovevano essere resi inerti per essere riutilizzati, ma che invece, secondo l’accusa, sono stati reimmessi nel circuito delle costruzioni quasi così com’erano, ancora pericolosi, semplicemente mescolati con calce e cemento.

Non ci sono solo gli enti locali che vogliono essere risarciti per il presunto danno provocato dalla Mestrinaro: ieri mattina, in occasione dell’apertura della fase dibattimentale del procedimento che vede imputati Lino e Sandro Mario Mestrinaro, di 59 e 53 anni, cogestori della ditta Mestrinaro, il responsabile della sicurezza della ditta, Italo Battistella, 51 anni, di Susegana e l’amministratore dell’Adriatica Strade, Loris Guidolin, 50enne di Castelfranco, si è costituito parte civile anche il ministero dell’Ambiente.

Ma non solo: al dicastero si sono unite le Province di Treviso e Venezia, la Regione, i Comuni di Roncade e Zero Branco, oltre alle associazioni a tutela dell’ambiente, Legambiente e Wwf. Gli imputati sono accusati di traffico di rifiuti pericolosi.

Secondo la Procura, nell’azienda di Zero Branco arrivavano rifiuti inquinanti conferiti dalle imprese edili. La Mestrinaro avrebbe dovuto trattarli per renderli inerti: in realtà, secondo gli inquirenti, i materiali non sarebbero stati sottoposti a bonifica, ma mescolati a calce e cemento e rivenduti così com’erano (a 39 euro a tonnellata). Il materiale veniva poi utilizzato nei cantieri come base per strutture di ogni tipo.

La Mestrinaro è accusata non solo di non aver trattato i rifiuti conferiti nei suoi stabilimenti, ma anche di aver immesso nell’ambiente ingenti quantità di rifiuti pericolosi «cagionando contaminazione degli ambiti di destinazione». Il misto cementato stabilizzato prodotto e venduto da Mestrinaro Spa come “Rilcem”, secondo quanto affermato dal giudice per le indagini preliminari di Venezia, è un «semilavorato pericoloso per la salute e per l’ambiente: un rifiuto illecitamente e serialmente smaltito secondo un preordinato e strutturato disegno fraudolento e illecitamente e serialmente venduto a caro prezzo a terzi di buona fede».

Ecco perché così tanti enti chiedono di essere risarciti sia per il danno patrimoniale che per quello non patrimoniale causato dalla condotta degli imputati.

(f.pe.)

 

 

L’IPOTESI – Residui tossici nelle corsie A4

ZERO BRANCO Prima udienza contro l’azienda accusata di traffico di sostanze pericolose

Rifiuti Mestrinaro: difesa in salita

Respinte in aula le richieste del legale della ditta, ammesse le parti civili

È formalmente iniziato il procedimento penale a carico della ditta Mestrinaro di Zero Branco per l’accusa di traffico di rifiuti pericolosi. Il giudice Francesco Sartorio, esaminando le questioni preliminari delle parti prima di aprire il dibattimento, ha rigettato ieri mattina tutte le istanze presentate dalle difese ammettendo una lunga lista di parti civili costituite: il Ministero dell’Ambiente, le Province di Treviso e Venezia, la Regione Veneto, i comuni di Roncade e Zero Branco e le associazioni Legambiente e Wwf.

Il giudice, rinviando l’udienza a metà giugno, ha inoltre dichiarato ammissibile la richiesta di citazione della società fallita come responsabile civile.

Sotto accusa ci sono i due cogestori della ditta di Zero Branco, Lino e Sandro Mario Mestrinaro, rispettivamente di 59 e 53 anni, il responsabile della sicurezza della ditta, Italo Battistella, 51enne di Susegana, e l’amministratore dell’Adriatica Strade, Loris Guidolin, 50enne di Castelfranco.

Il processo, trasferito da Venezia a Treviso per competenza territoriale, vede al centro proprio l’attività della Mestrinaro.

Proprio a Venezia, nel corso dell’udienza preliminare, era stata stralciata la posizione di Maurizio Girolami, referente della società Intesa Tre, che ora è stata riunificata.

Secondo l’accusa nell’azienda di Zero Branco arrivavano i rifiuti inquinanti conferiti dalle aziende edili e che la Mestrinaro avrebbe dovuto trattare (al prezzo di 45 euro a tonnellata) per renderli inerti. In realtà, secondo gli inquirenti, i materiali non sarebbero stati sottoposti a nessun procedimento di bonifica, ma miscelati a calce e cemento per poi essere venduti a 39 euro a tonnellata ai diversi cantieri che li usavano come base per opere varie tra cui il parcheggio dell’aeroporto Marco Polo e la terza corsia dell’A4.

La Mestrinaro è dunque accusata non solo di non aver trattato i rifiuti conferiti nei suoi stabilimenti, ma anche di aver immesso nell’ambiente ingenti quantità di rifiuti pericolosi «cagionando contaminazione degli ambiti di destinazione».

Giuliano Pavan

 

IL NUOVO ENTE RACCOGLIE TUTTI I 44 COMUNI

I sindaci, o loro delegati, di tutti i 44 Comuni della provincia di Venezia, oltre a Mogliano, hanno sottoscritto la convenzione per la costituzione e il funzionamento del Consiglio di Bacino Venezia Ambiente, dando vita al nuovo Ente preposto all’organizzazione integrata dei rifiuti urbani sul territorio veneziano.

Attraverso il Consiglio di Bacino, subentrato all’Autorità d’Ambito Venezia Ambiente in liquidazione, i Comuni eserciteranno ora in forma associata le funzioni di organizzazione e controllo del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani, secondo quanto previsto dalla legge regionale 52/ 2012. Le funzioni esercitate dovranno essere svolte garantendo livelli e standard di qualità del servizio omogenei su tutto il territorio del bacino ed adeguati alle necessità degli utenti, sulla base di criteri di efficienza, efficacia ed economicità, coordinando la determinazione della tariffe presso ciascun Comune e la definizione del programma pluriennale degli investimenti.

Spetterà quindi al Consiglio di Bacino l’affidamento, l’indirizzo e il controllo dell’attività di gestione operativa relativa alla raccolta, trasporto, recupero e smaltimento dei rifiuti urbani, che per quasi tutti i Comuni del Bacino (ad eccezione solo di Cona) è affidata a Veritas Spa o alle sue controllate Alisea Spa e ASVO Spa.

Resta comunque riservata ai singoli Comuni partecipanti la definizione con la società di gestione del Piano finanziario annuale del servizio rifiuti e delle modalità di raccolta.

L’Assemblea dei Comuni dovrà ora eleggere il presidente e del Comitato di bacino; che proporrà poi la nomina del direttore dell’Ente.

 

L’allarme di prefetti e procuratori: «Abbiamo trovato molti nomi ricorrenti»

La Forestale: «Indagini di notte per scoprire i traffici». Il trucco del giro-bolla

PADOVA – Un fiume carsico di imprese e personaggi di corposa bibliografia giudiziaria che riemergono nel Veneto; società legate in qualche modo al ciclo di rifiuti in Campania, Calabria e Sicilia che hanno basi e sedi legali nel Veneto; un diffuso sistema di collusione tra soggetti privati e pubbliche istituzioni deputate ai controlli; una produzione vastissima di rifiuti industriali (il Veneto, con 14 milioni di tonnellate, è seconda in Italia solo alla Lombardia) la cui tracciabilità non sempre appare chiarissima; uno sterminato sistema di interramento rifiuti che fa pensare che siamo seduti su un’autentica «pattumiera» di rifiuti speciali, consolidata nel tempo; e investigatori costretti ad arrampicarsi di notte oltre le recinzioni dei cantieri per trovare riscontri a una situazione.

Chi dovrebbe controllare è finito in carcere, leggi l’inchiesta che ha portato all’arresto di Fabio Fior, dirigente regionale al settore rifiuti, che negli ultimi sette anni avrebbe collezionato 40 consulenze private (indovinate da chi?) guadagnando 1,6 milioni di euro.

La commissione bicamerale d’inchiesta sulle Eco mafie, definita «sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti» ha dedicato finora due missioni al Veneto: la prima alla fine di ottobre dedicata alle province di Verona, Vicenza e Belluno; la seconda pochi giorni fa con particolare focus su Padova, Treviso e Rovigo; tra pochi giorni – giovedì e venerdì – tornerà in Veneto per approfondire la situazione della provincia di Venezia. Dove il Ministero dell’Ambiente comprende Porto Marghera – in un’area di tremila ettari in terraferma e 2500 ettari in laguna – nell’elenco dei 54 siti siti di interesse nazionale da bonificare.

La commissione d’inchiesta ha ascoltato prefetti, questori, procuratori capo, investigatori della Polizia di Stato, dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico, della Guardia Forestale, gli assessori regionali Maurizio Conte e Luca Coletto, dirigenti di Arpa e le principali associazioni ambientaliste. Ne esce un quadro allarmante, molto di più di quanto raccontino le cronache: «É un panorama che desta preoccupazione quello del Veneto, con indagini di un certo rilievo in corso e alcune criticità che ora inizieremo ad approfondire – spiega Alessandro Bratti, presidente della commissione d’inchiesta –. Non v’è dubbio che in Veneto ci troviamo di fronte ad una patologia organizzata, con alcuni aspetti da approfondire che toccano anche una parte dell’amministrazione pubblica».

«Le Grandi Opere – gli fa eco Laura Puppato, senatore membro della commissione e da sempre sensibile ai temi ambientali – rappresentano un fattore di rischio notevole: abbiamo riscontrato dalle audizioni numerosi casi di interramento di rifiuti speciali nei sottofondi stradali. La stessa preoccupazione dobbiamo nutrire per la Superstrada Pedemontana Veneta: è dunque necessaria una vigilanza stringente e la possibilità di controlli più immediati».

Il comandante del Corpo Forestale dello Stato ha rappresentato la difficoltà ad ottenere decreti di perquisizione in assenza di precisi indizi: «Siamo un piccolo corpo di polizia, gli stabilimenti sono recintati, dobbiamo arrampicarci, entrare in domenica, inserire videocamere sui piloni della luce, ottenere intercettazioni».

Destano preoccupazioni alcuni episodi di carattere intimidatorio, come l’incendio di 23 cassonetti e del magazzino comunale di Feltre, dove il Comune gestisce in proprio la raccolta e lo smaltimento rifiuti: «Abbiamo registrato ripetuti incendi a cassonetti della carta: sono atti seriali o intimidatori?» si è chiesto il prefetto di Belluno, propendendo per la seconda ipotesi. Appare curioso che una piccola azienda con sede a Quero Vas, la Buttol srl, abbia vinto un appalto da 21 milioni di euro per la raccolta dei rifiuti nel Napoletano.

Non sfugge inoltre come nel sistema di trasporto rifiuti molte imprese siano coinvolte in delicate indagini giudiziarie: la Ramm di Pianiga (Venezia), che fa riferimento all’imprenditore padovano Sandro Rossato, accusato di associazione di stampo mafioso; la Mestrinaro di Zero Branco sotto inchiesta per traffico illegale di rifiuti speciali; e poi la Daneco che gestisce la discarica di Pescantina e di Villadose (due amministratori delegati arrestati l’anno scorso); il Gruppo Stabila di Ronco all’Adige, indagato per un prolungato interramento di rifiuti industriali in una ex fornace.

Proprio l’interramento di rifiuti speciali sembra essere stata una delle pratiche più usate dalle imprese che si occupano di questo business. Così, sono finiti sotto la Valdastico gli scarti ferrosi delle acciaierie di Vicenza, fanghi industriali sotto il parcheggio dell’aeroporto Marco Polo, rifiuti sotto la Transpolesana a Cerea. Ma nel favoloso mondo del trasporto rifiuti un’altra pratica consente di fare soldi rapidamente e a rischio quasi zero: è il cosiddetto «giro bolla». I camion carichi di scarti industriali entrano negli impianti di inertizzazione con un documento che ne indica il codice preciso e se ne tornano fuori, senza aver svuotato il carico, con un codice diverso, magari di materia prima inerte. Un «girobolla» che può valere, a conti fatti, migliaia di euro per ogni camion.

Daniele Ferrazza

 

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