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Per festeggiare lo stop Comune di Venezia e Veritas hanno organizzato una festa: sabato, con visita all’impianto che verrà dismesso

MARGHERA – L’inceneritore di Fusina va in pensione: dopo 15 anni di servizio, l’impianto di termovalorizzazione dei rifiuti solidi urbani, deliberato dalla Regione Veneto agli inizi degli anni Novanta ed entrato in funzione nel 1998, si avvia alla chiusura definitiva. Per festeggiare l’evento, l’amministrazione comunale e Veritas, invitano tutta la cittadinanza ad una giornata di festa, in programma sabato 7 dicembre. L’iniziativa è stata presentata questa mattina al Municipio di Mestre dall’assessore comunale all’Ambiente, Gianfranco Bettin, dal direttore generale di Veritas, Andrea Razzini e dall’amministratore delegato di Ecoprogetto, Adriano Tolomei.

«La chiusura dell’inceneritore» ha spiegato Bettin «è il frutto di una forte volontà di questa Amministrazione, di una strategia che ha permesso, nel tempo, di compiere i passi necessari per rendere di fatto inutile l’impianto. In particolare, l’aumento della produzione di Cdr, combustibile derivato dai rifiuti, che ha in gran parte sostituito il carbone utilizzato dalla centrale Enel di Fusina e lo straordinaria crescita della raccolta differenziata, sono stati i due fattori che hanno contribuito maggiormente a raggiungere l’obiettivo».

La percentuale dei rifiuti differenziati è cresciuta soprattutto dove vengono utilizzati i cassonetti a calotta, un sistema che – come ha ricordato l’assessore – punta molto sulla responsabilizzazione e sulla libertà degli utenti. Nel territorio della Municipalità di Chirignago Zelarino, la prima in cui è stato introdotto il sistema a calotta, la percentuale di raccolta differenziata nel 2013 sfiora il 73%, seguita da Favaro Veneto con il 60,61%, Marghera con il 57,92% e Mestre Carpenedo, che ha superato il 45%.

«L’obiettivo» ha concluso Bettin «è quello di arrivare ad una percentuale del 70 % sia in Terraferma che al Lido. Per Venezia il discorso è molto più complesso, visto che sulla quota di differenziata, la cui raccolta è ora estesa a tutta la settimana, grava comunque l’enorme quantità di rifiuti, in gran parte non conferiti correttamente, prodotti dalla massa di turisti che ogni anno visitano la città».

«Nel territorio servito da Veritas» ha sottolineato Razzini «la raccolta differenziata dei rifiuti è arrivata al 58% e la filiera del riciclo è tracciata, a garanzia del reale riutilizzo dei rifiuti e della loro ri-trasformazione in materia prima. Solo una minima parte dei rifiuti, meno del 5%, finisce in discarica, contro una media nazionale che si attesta intorno al 50%». La chiusura dell’impianto di Fusina – ha concluso Tolomei – eviterà l’emissione nell’atmosfera di quasi 60mila tonnellate di CO2 all’anno. Le procedure necessarie per la dismissione, che richiederanno alcune settimane, inizieranno a gennaio. Tutti i 22 dipendenti attualmente impiegati saranno ricollocati in altre aziende.

L’appuntamento è dunque per sabato 7 dicembre, in via della Geologia 31 a Fusina, dalle ore 10 alle 16: sono previste visite guidate all’inceneritore, una all’ora dalle 10 alle 14, laboratori per bambini e distribuzione di caldarroste.

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Gazzettino – Mira. Mercato, stop a “rifiuto selvaggio”

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3

dic

2013

MERCATO – Mira introduce la raccolta differenziata anche al mercato settimanale

«È un modo per contenere anche i costi complessivi»

MIRA Il Comune “impone” agli ambulanti la raccolta differenziata alla fine del lavoro

L’assessore Sanginiti: «Un passo avanti verso l’ottimizzazione del servizio»

Mira introduce la raccolta differenziata anche al mercato settimanale del giovedì.
Dalla scorsa settimana non solo i residenti di molte zone di Mira applicheranno la raccolta differenziata ma anche gli operatori commerciali del mercato settimanale.
Al giovedì, giorno di mercato lungo Riviera S. Trentin, l’amministrazione comunale di Mira ha invitato gli operatori del commercio ambulante, a conclusione della loro attività, a pulire lo spazio occupato e a conferire i rifiuti nei contenitori, rispettando le indicazioni per la raccolta differenziazione, entro le ore 14.30, così da consentire la successiva pulizia stradale da parte degli operatori di Veritas.
«Si tratta di un altro piccolo passo – ha commentato l’assessore all’Ambiente Maria Grazia Sanginiti – per ottimizzare il servizio di raccolta dei rifiuti, incrementare il livello di differenziazione e contenere i costi complessivi del servizio che gravano sulle attività economiche e sulle famiglie».
Dopo aver introdotto la raccolta differenziata anche nelle mense scolastiche ed aver incrementato le tappe dell’Ecomobile, ovvero il conferimento dei rifiuti ingombranti in appositi container, in molte frazioni di Mira l’amministrazione comunale ha coinvolto anche il commercio ambulante in questa «buona pratica».
Il giovedì di prima mattina Veritas depositerà su un’area appositamente individuata due container scarrabili, suddivisi in comparti, per la raccolta differenziata di carta e cartone, frazione organica e vegetale del rifiuto umido, rifiuti misti (con esclusione di carta e umido).
Quando il mercato sarà terminato i commercianti ambulanti avranno quindi il compito di pulire lo spazio occupato e a conferire i rifiuti negli appositi contenitori.

 

MIRA – La raccolta differenziata era stata venduta come uno dei sistemi per ridurre i costi delle tasse sui rifiuti. Un obiettivo certamente non raggiunto. Ora la raccolta dei rifiuti a Mira interessa anche i mercati rionali. Questa la novità partita dal 28 novembre scorso von il mercato rionale di Mira Taglio e che a breve interesserà anche quello di Oriago.

«Dallo scorso 28 novembre anche i rifiuti prodotti in occasione del mercato settimanale del giovedì a Mira – spiega l’assessore all’ambiente Maria Grazia Sanginiti – andranno conferiti in modo differenziato. A questo scopo di prima mattina, su un’area appositamente individuata Veritas depositerà due container scarrabili, suddivisi in comparti, per la raccolta differenziata di carta e cartone, frazione organica e vegetale del rifiuto umido, rifiuti misti, questi ultimi con esclusione di carta e umido».

A conclusione della loro attività, gli operatori commerciali sono tenuti a pulire lo spazio occupato e a conferire i rifiuti nei contenitori, rispettando questa differenziazione, entro le ore 14.30, così da consentire la successiva pulizia stradale da parte degli operatori di Veritas.

«Si tratta di altro piccolo passo – commenta l’assessore Sanginiti – per ottimizzare il servizio di raccolta dei rifiuti, incrementare il livello di differenziazione e contenere i costi complessivi del servizio che gravano sulle attività economiche e sulle famiglie».

(a.ab.)

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ZERO BRANCO – Rifiuti pericolosi spacciati come materia prima per i lavori sull’A4

Bitume tossico: a processo i Mestrinaro

Quattro rinvii a giudizio per lo scandalo dei rifiuti inquinanti che sarebbero stati “spacciati” per materie prime e usati nei lavori della terza corsia dell’A4. Al centro dell’inchiesta la ditta Mestrinaro di Zero Branco che finì sotto sequestro. A processo i due cogestori della società, Lido e Sandro Mario Mestrinaro, di Zero Branco, il responsabile sicurezza della ditta, Italo Battistella, di Susegana, e l’amministratore dell’Adriatica Strade, Loris Guidolin, 50 anni, di Castelfranco.

La ditta Mestrinaro di Zero Branco finita sotto sequestro lo scorso aprile durante le indagini della Procura di Venezia

ZERO BRANCO – Il materiale sarebbe stato usato nei lavori della A4

TRIBUNALE – Quattro a processo per i veleni sotto l’asfalto dell’A4 e al “Marco Polo”

Quattro rinvii a giudizio per lo scandalo dei rifiuti inquinanti che sarebbero stati “spacciati” per materie prime e usati nell’edilizia: nei lavori della terza corsia dell’A4, piuttosto che in un parcheggio dell’aeroporto di Tessera. Al centro dell’inchiesta la ditta Mestrinaro di Zero Branco che, ad aprile, finì sotto sequestro. Chiuse le indagini della Procura veneziana, ieri si è tenuta l’udienza preliminare davanti al giudice Alberto Scaramuzza. A rappresentare l’accusa il pubblico ministero Giorgio Gava. Con l’accusa di traffico di rifiuti pericolosi, il gup ha rinviato a giudizio i due cogestori della società, Lido e Sandro Mario Mestrinaro, rispettivamente di 59 e 53 anni, di Zero Branco, il responsabile sicurezza della ditta, Italo Battistella, 51 anni, di Susegana, tutti e tre difesi dall’avvocato Fabio Pinelli, nonché l’amministratore dell’Adriatica Strade Costruzioni Generali, Loris Guidolin, 50 anni, di Castelfranco, assistito dall’avvocato Elena Benvegnù, imputato anche per omessa comunicazione. I quattro dovranno comparire davanti al giudice monocratico di Treviso, il prossimo 18 aprile. Il gup ha ammesso la costituzione di parte civile della Regione (avvocato Marco Vassallo), delle Province di Treviso e Venezia (avvocati Sebastiano Tonon e Chiaia), di Wwf e Lega ambiente (avvocato Arianna Tosoni).

È invece stata stralciata la posizione di un quinto imputato, Maurizio Girolami, 70 anni, di Mestre, legale rappresentante di Intesa 3 e Generali costruzioni, sotto accusa per aver conferito dei materiali inquinati scavati a Marghera alla Superbeton di Volpago del Montello, che non poteva trattarli. Il suo avvocato, Paola Bosio, ha sollevato un difetto di notifica e gli atti sono tornati in Procura. Anche Guidolin è accusato di aver conferito materiali provenienti da un cantiere di via Ca’ Marcello, in questo caso alla Mestrinaro, senza informarla dell’inquinamento. Ieri, in realtà, il pm aveva chiesto il non doversi procedere per questo reato, sulla base di una mail con le analisi degli inquinanti che sarebbe stata inviata alla ditta. Ma anche a fronte delle opposizioni delle parti civili, il gup ha optato per il rinvio a giudizio per entrambi i reati. Il capo d’imputazione più corposo è comunque quello a carico dei tre della Mestrinaro, con più episodi di rifiuti inquinanti trattati come se nulla fosse e poi rivenduti a questo o quel cantiere, tra il 2010 e il 2012.

Roberta Brunetti

 

 

L’azienda aveva contestato la sentenza del Tar che sospende il potenziamento dell’impianto autorizzato dalla Regione. Soddisfatti i comuni di Venezia e Mira 

MARGHERA – Le amministrazioni comunali di Venezia e Mira che erano ricorse al Tribunale amministrativo regionale (Tar) per chiedere la sospensione della delibera della Regione Veneto che autorizzava il revamping (potenziamento) dell’impianto di Alles spa (gruppo Mantovani) di Marghera per il ricondizionamento di rifiuti speciali, anche pericolosi, provenienti anche da fuori regione.

Il Consiglio di Stato ha, infatti, confermato la sospensione decisa dal Tar, respingendo quindi il ricorso di Alles, e stabilendo unicamente che la trattazione del merito della causa debba iniziare in tempi più ravvicinati di quelli decisi dal Tar nel secondo semestre dell’anno prossimo.

«Il Comune di Venezia, sta contrastando in ogni ambito questo progetto» commenta soddisfatto l’assessore veneziano all’Ambiente, Gianfranco Bettin «la nostra opposizione è dettata sia da ragioni specifiche, relativa al particolare impatto ambientale del progetto, sia dalla logica generale che lo ispira, che contrasta con la visione del futuro di Porto Marghera dell’amministrazione. Industria sostenibile e portualità, ricerca scientifica e innovazione, ecodistretto e logistica evoluta. Questi sono i cardini del rilancio dell’area che ha semmai bisogno di bonifiche e non di nuove fonti inquinanti o di insediamenti che producano distorsione nello sviluppo e forzature antidemocratiche come quella perpetrata dalla Commissione Via e dalla Giunta regionale del Veneto che, per approvare il progetto di Alles, avrebbero imposto una variazione coatta del Piano regolatore del Comune».

Soddisfatta anche l’assessore all’Ambiente del comune di Mira, Maria Grazia Sanginiti «con la decisone di schierarci a fianco di Venezia contro l’autorizzazione concessa dalla Regione, avevamo dato concreta attuazione alla volontà espressa dal consiglio comunale, condividendone fino in fondo le preoccupazioni per la sicurezza dei lavoratori, la salute dei cittadini e la tutela ambientale del territorio».

«La scelta di autorizzare nuovi stoccaggi di rifiuti speciali e pericolosi provenienti da tutta Italia» continua Sanginiti «ci appariva e ci appare, profondamente in contraddizione con il faticoso lavoro condotto nei mesi precedenti per riportare a Marghera, e nelle zone adiacenti come il comune di Mira, quella qualità ambientale che era finora stata ampiamente trascurata».

«Dopo la sentenza del Tar» aggiunge soddisfatto il sindaco Alvise Maniero», questa del Consiglio di Stato, ci rafforza nella nostra convinzione e ci incoraggia a proseguire nella difesa attenta e puntigliosa del diritto alla salute dei cittadini e della complessiva qualità di vita del nostro territorio».

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Gazzettino – Marghera. Altra bocciatura al progetto Alles

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30

nov

2013

PORTO MARGHERA – Anche il Consiglio di Stato stoppa Alles. No all’ampliamento dell’impianto di rifiuti

BETTIN «Marghera non deve più essere pattumiera»

LA CONCLUSIONE – Ora bisognerà attendere la sentenza del Tar

MARGHERA – Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso dell’azienda partecipata da Mantovani contro la sospensione

Anche i Comuni di Venezia e di Mira erano ricorsi per bloccare l’ampliamento dell’impianto

Anche il Consiglio di Stato boccia temporaneamente il progetto Alles: ha respinto, infatti, il ricorso dell’Azienda partecipata da Mantovani contro la sospensione del revamping dell’impianto di Marghera. Sospensione che era stata decretata dal Tar del Veneto il primo agosto scorso. Ora per sapere come andrà definitivamente a finire bisogna attendere la sentenza di merito del Tar prevista per l’autunno 2014.

«Marghera non sarà né pattumiera né inceneritore del Veneto – ribadisce l’assessore comunale all’Ambiente Gianfranco Bettin -. Quest’area ha semmai bisogno di bonifiche e non di nuove fonti inquinanti o di insediamenti che producano distorsione nello sviluppo, e di forzature antidemocratiche come quella perpetrata dalla commissione Via e dalla Giunta regionale del Veneto che, per approvare il progetto di Alles, avrebbero imposto una variazione coatta del Piano regolatore del Comune».

Il Comune di Venezia assieme a quello di Mira e alla Provincia di Venezia erano ricorsi al Tar contro la delibera della Giunta regionale 448 che, il 10 aprile scorso, autorizzava l’ampliamento dell’impianto di Alles di ricondizionamento di rifiuti speciali anche pericolosi. Palazzo Balbi in buona sostanza consentiva all'”Azienda lavori lagunari escavo smaltimenti Spa” di trattare, smaltire o stoccare 180 mila tonnellate di rifiuti annui al posto delle attuali 100 mila, e di aumentare la tipologia di rifiuti da 20 a 70 (di cui 24 di riciclo).

Il Tar lo scorso agosto ha dato ragione al Comune perché il ricorso «presenta elementi di fondatezza», dato che le modifiche previste dal progetto di Alles «hanno carattere sostanziale: un diverso impianto che tratterà tipologie di rifiuti diverse da quelle già autorizzate, con l’utilizzo di differenti tecnologie e nuovi impianti da realizzare».

L’assessore all’Ambiente conclude spiegando che «la nostra opposizione, che continuerà in ogni ambito e ad ogni livello competente, è dettata sia da ragioni specifiche, relative al particolare impatto ambientale del progetto, sia dalla logica generale che lo ispira, e che contrasta con la visione del futuro di Porto Marghera dell’Amministrazione: industria sostenibile e portualità, ricerca scientifica e innovazione, ecodistretto e logistica evoluta, sono i cardini del rilancio dell’area».

 

Nell’ex cava di ghiaia “Castagnole” si dovevano stoccare 430 mila metri cubi di rifiuti speciali. Ora parola a Venezia

PAESE – Lunedì sera dal consiglio provinciale è arrivato il “no” all’unanimità da parte del Sant’Artemio al progetto presentato dalla Dal Zilio Inerti per l’impianto, da realizzare nell’ex cava di ghiaia “Castagnole”, dove stoccare 430 mila metri cubi di rifiuti speciali non tossico nocivi, tra cui fanghi derivanti dalle bonifiche o materiali di costruzione.

«La commissione ambiente della Provincia aveva già bocciato il progetto, tenuto conto anche del parere negativo dell’Arpav dal momento che l’impianto non si inserisce nella gerarchia dei rifiuti», spiega l’assessore provinciale all’Ambiente, Alberto Villanova. Ed è con questa premessa che il consiglio provinciale ha espresso il proprio parere unanime contro l’impianto, unendo nella decisione la maggioranza e l’opposizione. Si tratta di un parere vincolante, quello del Sant’Artemio, che ora verrà trasmesso alla Regione a cui spetta la decisione definitiva.

Ma il pronunciamento del consiglio provinciale dell’altra sera rappresenta di fatto un importante stop al piano della Dal Zilio Inerti.

«Il parere dell’Arpav sulla discarica è stato confortante perché in linea con le politiche ambientali della Provincia», continua l’assessore Villanova, «In materia di rifiuti, puntiamo sempre più al recupero».

L’impianto che la Dal Zilio Inerti ha chiesto di realizzare all’ex cava “Castagnole” prevede il conferimento di circa 560 mila tonnellate di rifiuti in otto anni.

Contrari al nuovo sito sia il Comune di Paese che l’associazione Paeseambiente. Del caso è stata informata anche la Commissione europea attraverso l’interrogazione dell’eurodeputato Andrea Zanoni. Il progetto era vecchio di tredici anni ed era tornato negli ultimi mesi alla ribalta dopo le vittorie da parte dei proponenti al Tar e al Consiglio di Stato che sembravano, almeno sulla carta, aver dato un punto di vantaggio alla Dal Zilio Inerti. Ma di traverso si sono messi i cittadini, gli ambientalisti, il Comune e da ultima la Provincia. Ora la parola passa alla Regione che non potrà non tenere conto del pronunciamento.

Rubina Bon

 

comune-info.net – Marea anomala a Venezia

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26

nov

2013

Sabato Venezia accoglie il più grande corteo di protesta degli ultimi vent’anni: oltre 150 tra comitati, movimenti, associazioni, organizzazioni politiche e singoli cittadini convergeranno dai quattro angoli della regione, ciascuno portando con sé il proprio bagaglio di lotta, insieme nell’affermare il più corale “basta” alla devastazione dei territori

Chissà se i progettisti del Mose, il sistema di dighe mobili che dovrebbe salvare Venezia dall’acqua alta, hanno previsto un qualche dispositivo per gli eventi davvero eccezionali… Già, perché il prossimo 30 novembre, si preannuncia una marea strana, per dimensioni e per natura. Stavolta arriverà dalla terraferma, invece che dal mare, e sarà fatta di persone, tante persone, la cui voce e i cui passi non potranno non ripercuotersi sugli equilibri lagunari.

Sabato Venezia accoglierà il più grande e partecipato corteo di protesta degli ultimi vent’anni: oltre 150 realtà – tra comitati, movimenti, associazioni, organizzazioni politiche e singoli cittadini – convergeranno dai quattro angoli della regione, ciascuno portando con sé il proprio bagaglio di lotta, ma uniti nell’affermare il più corale “basta” alla devastazione dei territori, dei diritti e della democrazia.

Della situazione veneta poco si parla e poco si sa. Ed è forse proprio grazie a questo silenzio che le potenti lobby politico-affaristiche hanno potuto agire indisturbate, in modo opaco e al di fuori di qualsiasi controllo democratico.

 

L’attacco ai territori

In Veneto, la seconda regione più cementificata d’Italia dopo la Lombardia, negli anni duemila si sono impermeabilizzati in media 182 milioni di metri quadrati l’anno, per un totale dell’11 per cento della sua superficie. Una terra pregiata ormai al collasso, specie per le ricadute sulla sicurezza idraulica e sulla salute pubblica; massacrata da vent’anni di sprawl, la polverizzazione urbanistica, e oggetto di un dissennato disegno strategico regionale – il cosiddetto “Bilanciere del Veneto” – partorito dall’ex-giunta Galan ed ereditato da Luca Zaia. Un disegno improntato all’iper-infrastrutturazione, al gigantismo insediativo e alla speculazione fondiaria ed edilizia.

Il nuovo modello economico – il “terzo Veneto” – ha abbandonato il cavallo da corsa della piccola e media imprenditoria, per puntare sulla mercificazione dei suoli: il territorio è diventato machina per far i schei, per usare l’espressione di Edoardo Salzano. Come molte parti d’Italia, il territorio è preso d’assedio da questa forma di colonizzazione grigia, grazie a cui la filiera del cemento-asfalto erode sempre più risorse e in modo sempre più aggressivo.

 

L’attacco alle regole

Per favorire questo processo c’è bisogno di strumenti legislativi e tecnici che consentano di agire in questa direzione e scavalcare gli ostacoli che le norme di tutela nazionali ed europee imporrebbero. Questo ruolo di apripista spetta alla politica nazionale e locale ed ecco che, ancora una volta, la Regione Veneto si rivela un’avanguardia nell’elaborare un Piano territoriale regionale di Coordinamento inconsistente dal punto di vista della programmazione, carente nelle misure di salvaguardia paesaggistica e dei suoli e improntato all’accentramento delle competenze nelle mani discrezionali della giunta.

Ma la “politica” veneta è all’avanguardia anche nel forzare l’inserimento di numerosissime opere in Legge Obiettivo (la legge speciale del 2001 che semplifica le procedure per opere definite strategiche); così come nel fare un uso indiscriminato di strumenti come il project financing (il finto sistema di finanziamento privato che si è dimostrato un micidiale generatore di debito pubblico) e l’accordo di programma (dove il privato “tratta” direttamente con le maggioranze politiche); nel servirsi di dichiarazioni di emergenza e di commissari straordinari, per scavalcare le procedure ordinarie; nell’ignorare i criteri minimi di reale partecipazione e di trasparenza.

In questo contesto, proliferano le infrastrutture viabilistiche: dalla Pedemontana Veneta, alla linea Tav Venezia-Trieste, fino all’ultima folle approvazione della Orte-Mestre, che porterà con sé una miriade di opere complementari (e non solo in Veneto). E poi il prolungamento della Valdastico Nord, la Valsugana e li traforo del Grappa, la Nogara-Mare, la Camionabile Padova-Venezia… Tutto questo viene attuato senza un piano di mobilità e intermodalità unitario e coordinato e senza tener conto dei reali dati di traffico in picchiata ovunque. Senza considerare che perfino l’Ue chiede e finanzia la riduzione del trasporto su gomma e senza badare alle esigenze delle comunità che si vedono tagliare i servizi di trasporto pubblico.

Come se non bastasse, il reticolo di strade e autostrade produce spezzettamenti dei territori che attraggono inutili mega-insediamenti: non è un caso se qui troviamo i progetti delle nuove cittadelle artificiali come Veneto City, vicino all’innesto ovest del Passante di Mestre; Tessera City, a est dello stesso Passante, Motor City a Verona… o progetti come il Polo Logistico in comune di Mira in fregio alla Laguna.

 

Non solo suolo

Se la cementificazione dei suoli è già di per sé un danno gravissimo, per la drastica riduzione delle aree agricole ad uso alimentare e per gli effetti drammatici del dissesto idrogeologico, il modello di sviluppo complessivo adottato in questa Regione si spinge ancora più in là. Si mette a rischio un patrimonio inestimabile come la laguna e la stessa Venezia consentendo a navi gigantesche di spadroneggiare in un ambiente delicatissimo. Si permette il prosciugamento dei fiumi autorizzando una miriade di micro-centrali idroelettriche nel bellunese, senza un piano energetico. Si mina la salute pubblica consentendo impianti altamente inquinanti come i cementifici che bruciano rifiuti o come la centrale Enel di Porto Tolle che si vorrebbe convertita a carbone.

Destinare le risorse a favore di questo sistema di privilegi privati significa toglierle a quelle che sono le vere priorità pubbliche e che si possono riassumere in un due termini: ricomposizione e tutela. Ricomposizione e tutela del tessuto sociale, delle regole democratiche, delle economie locali, del lavoro, dei servizi essenziali, dei diritti sociali e della persona, dei territori e della loro sicurezza idrogeologica…

Un quadro complesso quello veneto, che qui si è soltanto accennato, ma che si inserisce in maniera esemplare e coerente nel più vasto modello di sviluppo e crescita che ha condotto all’attuale crisi ambientale, sociale ed economica e sta consegnando i beni comuni e la sovranità nelle mani dei mercati finanziari e dei capitali privati. Un modello che sta toccando in modo irreversibile i limiti biofisici degli ecosistemi e del pianeta, ma anche i limiti di sopportazione delle popolazioni che ne subiscono le conseguenze.

 

Ora tocca alle comunità

Se da una parte esiste il Veneto della svendita del territorio e dei beni comuni, delle grandi opere inutili e delle servitù militari, dall’altra c’è però un Veneto che si sta rivelando un ricco laboratorio di esperienze di resistenza, di lotta e di ricostruzione in basso: cittadini attenti, preparati e impegnati da anni nel contrastare questa pericolosa schizofrenia. È il Veneto che conta più di 100 conflitti territoriali (52 solo per le opere cosiddette di pubblica utilità: nimbyforum.it), per non dire di quelli sociali (casa, salute, reddito, scuola, cultura, diritti dei migranti).

Le proteste, le pressioni istituzionali e le denunce che da un decennio la società civile sta portando avanti hanno spesso rallentato questa deriva e sicuramente consentito agli organi inquirenti di scavare nei torbidi intrecci di politica e affari che dominano, è il caso di dirlo, questa Regione. Si sta delineando una vera “cupola” del malaffare che ha già fatto scattare manette e indagini di vasta portata: a partire dal Mose fino al Passante di Mestre, dall’impresa Mantovani al Consorzio Venezia Nuova…

Ora le comunità incalzano. Il 16 novembre ha segnato una tappa importante per i movimenti di cittadinanza che in mille forme e su mille fronti stanno lottando per riaffermare i propri diritti umani, sociali e ambientali. Nelle quattro grandi manifestazioni di Napoli, Pisa, Val di Susa e Gradisca si è avuta la percezione della dimensione e della crescita di quello che è stato chiamato Fiumeinpiena. Ma, seppure evidente, è stata ancora una percezione parziale: in tutta Italia ci sono state decine e decine di iniziative più piccole, spesso sfuggite anche ai radar dei media indipendenti. Come ovunque, c’è stato un 16 novembre anche in Veneto: in quella giornata molti territori hanno organizzato iniziative, presidi e mobilitazioni a fare da cassa di risonanza e sostegno a quanto stava avvenendo con Fiumeinpiena. Ma è stato anche l’occasione per il lancio della manifestazione popolare che il 30 novembre si riverserà a Venezia (qui l’evento Facebook con appello e adesioni).

Un impegno di molte settimane e di molte persone che sono riuscite a cucire le tante anime dei movimenti veneti attorno a una piattaforma articolata e comune. A dimostrare che quando la volontà è forte e gli obiettivi chiari e condivisi si riescono a superare le differenze e ad unirsi in un’azione precisa ed efficace: una sola grande voce collettiva chiede con forza l’abbandono di questo modello irresponsabile e una concreta inversione di priorità e di scelte, prese in modo partecipato e trasparente.

L’evento del 30 novembre partirà dalla Stazione FS Santa Lucia alle 14, per proseguire lungo calli, fondamenta e campi, oltre il ponte di Rialto e quello dell’Accademia, verso San Tomà per raggiungere la sede della Giunta regionale. Ad oggi le adesioni all’appello sono oltre centocinquanta ma la marea sta ancora salendo…

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L’impianto Veritas di Fusina va in pensione dopo vent’anni di servizio quotidiano

Porte aperte per un giorno per conoscere polo integrato e raccolta differenziata

MARGHERA. «Entro fine 2013, chiudiamo l’inceneritore». Promessa rispettata. Addio alle immondizie bruciate, la raccolta differenziata che viaggia ad alti livelli in città, specie in terraferma, porta alla chiusura dell’impianto. Ora c’è anche la data della festa di chiusura dell’inceneritore di Fusina, segno che Veritas e Comune mantengono la promessa data.

Sabato 7 dicembre la città dirà addio all’inceneritore, che poi verrà chiuso. Venezia non ha più la necessità di bruciare le proprie immondizie. La raccolta differenziata continua a crescere, il combustibile da rifiuti (Cdr) non arriva alle 240 mila tonnellate permesse ogni anno e dunque l’inceneritore non serve più. Il beneficio per l’ambiente è notevole, solo in emissioni spariscono 50 mila tonnellate di anidride carbonica ogni anno. E in una città come Venezia che fa tutti gli anni i conti con l’inquinamento diffuso, prodotto da trasporti di vario tipo e anche da impianti industriali e centrali, il contributo ha un alto valore sulla strada, difficile, della lotta allo smog cittadino.

L’inceneritore va in pensione dopo quasi vent’anni di servizio. Qui sono stati inceneriti per anni i rifiuti urbani prodotti dai cittadini. Ora si sono scelte altre tecnologie: l’intero Polo integrato per il trattamento dei rifiuti è un centro all’avanguardia, ricordano da Veritas, a livello europeo, dove la frazione secca viene trasformata nel cdr, ovvero il combustibile prodotto dai rifiuti, che poi viene bruciato assieme al carbone nella centrale termoelettrica Palladio dell’Enel. In questo modo, i cittadini che fanno la raccolta differenziata danno il loro contributo per la trasformazione delle scoasse in energia. La crescita della raccolta differenziata, intanto, prosegue: 58,04 per cento nel mese di ottobre nell’intero territorio gestito da Veritas. La possibilità di utilizzare la frazione secca per produrre Cdr hanno di fatto reso inutile l’utilizzo dell’inceneritore, costruito negli anni Novanta. Un altro passo avanti, dopo la comunicazione che nessun rifiuto prodotto nel Veneziano finisce più nelle discariche tradizionali.

Sabato 7 dicembre è in programma una festa di saluto all’impianto del vecchio inceneritore di Fusina con visite guidate aperte a tutti i cittadini, a partire dalle ore 11. Animazioni e laboratori sul riciclo dei rifiuti verranno organizzati per i bambini e saranno offerte caldarroste per tutti. Per le visite guidate non è necessario prenotarsi, ma basta presentarsi all’impianto in via della Geologia a Malcontenta.

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Nuova Venezia – Tutti contro il compostaggio del Graticolato

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21

nov

2013

 

Il Comune dà il via libera nonostante le riserve dei tecnici e le proteste dei residenti

CAMPOCROCE DI MIRANO – Un impianto di compostaggio da 2 mila metri quadri in pieno graticolato romano e a Campocroce scoppia la rivolta. A dare il via libera al progetto proposto da un privato è stata nei giorni scorsi la giunta comunale, sentiti tutti i pareri, molti dei quali però contrari. E ora sulla giunta arriva la bufera.

Il progetto. Il via libera del Comune consente di fare in zona agricola un impianto di compostaggio di rifiuti vegetali, quindi ramaglie e potature, con area di stoccaggio, una per la triturazione, un deposito del compost, zona per la movimentazione. Ci sarà anche una mitigazione dell’opera, che consisterà in una grande siepe.

I dubbi. Dal punto di vista ambientale, trattando di rifiuti vegetali, l’impianto non produrrà emissioni. I problemi riguardano non solo l’impatto visivo in zona vincolata di centuriazione romana, ma la viabilità: all’impianto si accederà dalla piccola via Don Orione, dove dunque transiteranno i mezzi per il trasporto del materiale da compostare.

I pareri. Nell’ istruttoria i pareri negativi non sono mancati. I tecnici hanno evidenziato come via Don Orione non possa sopportare mezzi pesanti: la strada è larga solo 3,80 metri e c’è già il divieto ai veicoli oltre 20 quintali. Lo studio di impatto ambientale prevede il passaggio di mezzi fino a 35 quintali.

Manca poi uno studio sui rumori e riserve sono state espresse anche sulla compatibilità dell’ impianto con il contesto agricolo e per i rischi idraulici della zona, soggetta ad allagamenti.

Nonostante ciò la giunta ha dato l’ok, pur con prescrizioni aggiuntive: «Si limiti il passaggio ai mezzi di massimo 20 quintali», scrive l’esecutivo, «si chieda un parere al Consorzio di bonifica in merito al rischio idraulico e si assicuri il rispetto dei livelli sonori previsti dal piano di zonizzazione acustica».

Ma ai Residenti di Campocroce questo sembra non bastare e il paese prepara le barricate

(f.d.g.)

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