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Nuova Venezia – Autostrade, sconti da febbraio

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

25

gen

2014

Il ministro Lupi: per i pendolari pedaggi ridotti del venti per cento

Lupi: pedaggi scontati del 20% da febbraio

Beneficiari i pendolari dell’autostrada, garanzie alle concessionarie. Bembo (Cav): intesa seria, lieti di favorire gli utenti

VENEZIA – Sospiro di sollievo per i pendolari dell’autostrada: a partire dal 20 febbraio (e fino al 31 dicembre 2015) usufruiranno di uno sconto del 20% sui pedaggi, estesi all’intera rete. L’ha annunciato in serata Maurizio Lupi, a conclusione del Consiglio dei ministri: «La riduzione tariffaria», ha confermato il titolare dei Trasporti «riguarderà quanti percorrono la medesima tratta, fino a 50 chilometri, per almeno 20 viaggi andata-ritorno al mese».

Per chi compie uno stesso tragitto con minore frequenza, l’agevolazione sarà progressiva, scenderà cioè fino al 10% entro la soglia minima di dieci viaggi mensili.

Lo sconto sarà praticato attraverso in forma di abbonamento via telepass e riguarderà le persone fisiche (escluse cioè le società) e i «veicoli «leggeri di classe A (auto e moto).

Diverso l’iter per il traffico pesante, al quale comunque saranno garantite «analoghe misure di compensazione».

È una risposta concreta ai rincari scattati il primo gennaio, che tante proteste avevano suscitato tra gli utenti, e accoglie sostanzialmente la campagna lanciata dal nostro giornale, sostenuta da oltre duemila adesioni. «L’impatto dell’aumento delle tariffe ha avuto un rilievo a cui il Governo non poteva restare indifferente», le parole di Lupi «abbiamo avviato un confronto con l’Aiscat per attenuarne gli effetti sulle due categorie più colpite: i pendolari e l’autotrasporto. Ora possiamo dare delle risposte concrete, che vanno oltre il 3,9% medio dei rincari, perché crediamo che in questo momento chi ha bisogno vada particolarmente aiutato». Ma quale sarà la contropartita alle società aderenti ad Aiscat? Avevano chiesto uniformità di trattamento nella rete nazionale per evitare forme di concorrenza sleale – e sono state accontentate – nonché un allungamento delle concessioni, così da compensare i minori introiti (che le espongono al rischio di danno erariale) con la possibilità di “spalmare” nel tempo gli investimenti, salvaguardando l’equilibrio finanziario. «Da qui a giugno», la replica di Lupi «un tavolo tecnico tra le parti affronterà tutti i nodi essenziali: investimenti, prolungamento del periodo concessorio nel rispetto del diritto comunitario, costo delle opere non ammortizzate a carico del concessionario subentrante, spalmatura dell’aumento tariffario su più periodi regolatori e accorpamenti o fusioni di tratte contigue allo scopo di ridurre la frammentazione del settore, con conseguenti benefici di natura economico-finanziaria». Il premier Enrico Letta ha lodato l’impegno del ministro («Un passo avanti importante»), favorevoli anche le prime reazioni delle concessionarie: «È la strada giusta, e con queste garanzie saremo felici di applicare gli sconti», dichiara Tiziano Bembo, il presidente di Cav (Padova-Mestre) fiducioso che la scadenza del 20 febbraio sarà rispettata: «C’è un problema di aggiornamento di software ma ci stiamo già lavorando».

Filippo Tosatto

 

IL SORPASSO

Ben 2,80 euro per percorrere 20 chilometri, il pedaggio da Padova a Mestre è aumentato del 350%

di Paolo Tessadri, “Il Fatto Quotidiano”, 22 gen. 2014

È forse il tratto autostradale più caro al mondo: 2,80 euro per percorrere 20 chilometri. Dal primo gennaio 2014 il pedaggio da Padova a Mestre è aumentato del 350 per cento. Un salasso per i pendolari con la conseguenza che le auto hanno intasato le strade statali e comunali. Spesso gli aumenti sono dovuti agli stipendi d’oro o per pagare debiti o una gestione scellerata dei concessionari autostradali.

Ilario Simonaggio, segretario della Cgil trasporti del Veneto ha fatto i conti in tasca ai signori dell’asfalto. “In Veneto per 300 chilometri abbiamo avuto, sino a pochi anni fa, 150 consiglieri di amministrazione, spalmati su sei società”. Non che la situazione sia migliorata di molto. Da sei società ora sono calate a cinque in attività, perché il tratto Venezia-Padova è stato inglobato dalla Cav, la Concessioni autostradali venete, che gestisce il Passante di Mestre. Intanto il suo ad, Lino Brentan, è stato condannato in primo grado a quattro anni per corruzione. Per gli inquirenti, l’ad spezzettava gli appalti per non dover fare la gara e affidava i lavori direttamente alle imprese, in cambio di mazzette. Non che sia andata meglio alla Mantovani, una delle più grandi imprese edili italiane e costruttrice del Passante di Mestre. L’ad Piergiorgio Baita, soprannominato “Mr. Appalto”, è finito in manette con Claudia Minutillo, ex segretaria di Giancarlo Galan. Ha già patteggiato a un anno e dieci mesi per frode fiscale e ora i magistrati sono sulle tracce dei fondi neri. Tuttavia la società autostradale Venezia-Padova non è stata sciolta e ha presentato, in consorzio con altre imprese, il progetto per la costruzione di altre due autostrade: la Nogare-Mare Adriatico e il traforo delle Torricelle a Verona. Sempre con la finanza di progetto: le società private ci mettono i soldi per la costruzione in cambio ottengono una concessione anche quarantennale e con i pedaggi ripagano i debiti e fanno profitti. Così si sta costruendo la Pedemontana Veneta, una superstrada a pagamento. Mentre attende la cosiddetta Romea commerciale, un corridoio autostradale da Orte, nel Lazio, fino a Dolo (Venezia), un’opera da 9,8 miliardi di euro e 396 chilometri. Arteria contestata da agricoltori e ambientalisti. È un’opera inutile e dannosa, dicono: dal 2007 il traffico è diminuito del 30 per cento sulle reti autostradali italiane. Però il Cipe ha dato via libera al progetto preliminare. Alla fine, le società autostradali nel Nord-est saranno più prima. Ma chi deve tirarsi fuori dai debiti è la Brescia-Padova, la Serenissima. Sommersa dai debiti per aver creato decine di società fallimentari, la società incassa un milione di euro al giorno di pedaggi ma ha un buco di centinaia di milioni. Gli ex vertici di Serenissima e della controllata Serenissima Costruzioni sono indagati dalla Direzione distrettuale antimafia di Venezia: il sospetto è che abbiano seppellito materiali pericolosi e fanghi inquinanti sotto l’asfalto. Ormai la Serenissima non è più governata da Comuni e Province: quasi tutte le azioni pubbliche sono state vendute e l’azionista di maggioranza è Intesa Sanpaolo, in società con Astaldi costruzioni, Gavio e Mantovani.

Non è un mistero che Intesa e Gavio siano interessate a costruire e a gestire nuove e vecchie autostrade, soprattutto in vista dell’Expo 2015 a Milano. Ma le rogne, per Serenissima, non sono finite. Finora ha avuto il prolungamento della concessione fino al 2015, ma per ottenerne una nuova occorre che si passi alla realizzazione della Valdastico Nord fino a Trento. Ma i trentini non vogliono quell’autostrada.

 

Gazzettino – Pedaggi, pronto il ricorso al Tar

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23

gen

2014

DOLO – Opzione Zero scende in campo contro aumenti e mancato arretramento della barriera

Consegnato un dossier alla Procura e alla Corte dei Conti

LA DENUNCIA – I pedaggi sul Passante e sulla Padova-Mestre sono i più cari d’Europa. Sempre meno automobilisti usano l’autostrada

MOBILITAZIONE – In strada il 22 febbraio a Roncoduro

Opzione zero annuncia una manifestazione a Roncoduro , il 22 febbraio, giornata di mobilitazione lanciata dal Movimento No Tav.

MANIFESTAZIONE – Le recenti mobilitazioni contro i rincari dei pedaggi autostradali

Il comitato Opzione Zero sta predisponendo un ricorso al Tar contro lo spropositato aumento dei pedaggi e sul mancato arretramento della barriera di Mestre ed annuncia una manifestazione in zona Roncoduro per il 22 febbraio, giornata di mobilitazione nazionale di tutti i comitati lanciata dal Movimento No Tav.

«Giù le tariffe, i cittadini hanno già pagato il passante con le tasse. Il debito di Cav è illegittimo, si indaghi piuttosto sullo spropositato aumento dei costi per la realizzazione dell’opera».

Il Comitato chiede ad Olaf, organo ispettivo dell’Unione europea, di indagare su possibili episodi di corruzione nella costruzione dell’opera e di verificare i recenti finanziamenti della Bei e di Cassa Depositi e Prestiti a Cav Spa.

Il dossier prodotto è stato spedito alla Procura della Repubblica di Venezia, alla Corte dei Conti italiana e alla Corte dei Conti Europea.

«Il tornello di Vetrego è solo un pretesto – afferma il presidente Mattia Donadel di Opzione Zero – i pedaggi sul Passante e sulla Padova-Mestre sono i più cari d’Europa perché il traffico è in netto calo e la Cav non sa più come restituire i soldi ad Anas, tanto che ora, si è ulteriormente indebitata con Cdp e Bei per 423,5 milioni di euro, e pensa pure di ricorrere ai famigerati Project Bond, una sorta di titoli finanziari legati all’opera».

Rincarano la dose Rebecca Rovoletto e Lisa Causin portavoce del comitato. «L’allargamento del debito produrrà nel breve periodo ulteriori rincari dei pedaggi. Ma quando la situazione diventerà insostenibile allora dovranno risponderne direttamente la Regione Veneto e Anas, i soci di Cav; e a quel punto è facile immaginare cosa potrà produrre: tagli ai servizi pubblici locali come sanità, trasporti e scuole e ancora nuove tasse».

Obiettivo di Opzione Zero è dunque accendere i riflettori a livello europeo su questa situazione esplosiva.

Conclude Rebecca Rovoletto: «È tempo che tutti gli organi di controllo, anche quelli europei, si rendano responsabili di garantire la legalità, e il corretto e trasparente utilizzo del denaro pubblico».

Lino Perini

 

ESPOSTO DEL COMITATO OPZIONE ZERO

MIRANO – Opzione Zero gioca pesante e sul Passante presenta un esposto agli organismi di controllo europeo.

«Giù le tariffe», tuona il comitato che più di tutti ha alzato la voce in questo inizio d’anno contro l’aumento dei pedaggi autostradali, «i cittadini hanno già pagato il Passante con le tasse.

Il debito di Cav è illegittimo, si indaghi sullo spropositato aumento dei costi per la realizzazione dell’opera».

L’esposto coinvolge in particolare la Olaf, l’ufficio europeo per la lotta antifrode, al quale viene chiesto di aprire un fascicolo su possibili episodi di corruzione nella costruzione del Passante e verificare i recenti finanziamenti concessi a Cav, la società concessionaria del tratto Padova-Mestre, dalla Banca europea per gli investimenti e della Cassa depositi e prestiti.

Una battaglia che Opzione Zero non conduce da sola: al suo fianco anche l’associazione Re-Common, il cui obiettivo è sottrarre le risorse naturali alla finanza e la rete europea Counter Balance, impegnata nella campagna per la riforma della banca mondiale.

Le tre associazioni hanno presentato a Bruxelles un dettagliato memorandum, chiedendo all’Olaf di indagare in particolare sul prestito di 350 milioni di euro erogato a Cav dalla Banca europea tramite l’italiana Cassa depositi e prestiti.

Il dossier è stato inviato anche alla Procura della Repubblica di Venezia, alla Corte dei conti italiana e a quella europea.

«Il tornello di Vetrego è solo un pretesto», afferma Mattia Donadel di Opzione Zero, «i pedaggi sul Passante e sulla Padova-Mestre sono i più cari d’Europa perché il traffico è in calo e la Cav non sa più come restituire i soldi ad Anas, tanto da essersi indebitata per 423,5 milioni».

Per Rebecca Rovoletto e Lisa Causin, portavoce del comitato, «Questo produrrà ulteriori rincari dei pedaggi. Quando la situazione diventerà insostenibile, allora dovranno risponderne direttamente Regione e Anas, soci di Cav e a quel punto arriveranno tagli ai servizi pubblici locali come sanità, trasporti, scuole e ancora nuove tasse».

Opzione Zero sta lavorando anche a un ricorso al Tar contro l’aumento dei pedaggi e sul mancato arretramento della barriera di Villabona.

Annunciata poi una manifestazione a Roncoduro per il 22 febbraio, giornata di mobilitazione nazionale di tutti i comitati, lanciata dal movimento No-Tav.

Filippo De Gaspari

link articolo

 

Cliccare qui per vedere la delibera della Corte dei Conti del 22 marzo 2011

Cliccare qui per vedere la delibera della Giunta della Regione Veneto del 16 aprile 2013

Cliccare qui per vedere il dossier presentato da Re:Common e Opzione Zero

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Comunicato Stampa Opzione zero – Re-Common – Counter Balance 22 gennaio 2014

Passante di Mestre: Opzione Zero, Re-Common e Counter Balance presentano esposto agli organismi di controllo Europeo.

Giù le tariffe, i cittadini hanno già pagato il Passante con le tasse. Il debito di CAV è illegittimo, si indaghi piuttosto sullo spropositato aumento dei costi per la realizzazione dell’opera.

Si chiede a OLAF di indagare su possibili episodi di corruzione  nella costruzione dell’opera e di verificare i recenti finanziamenti della BEI e di  Cassa Depositi e Prestiti a CAV SpA.

La Giunta Zaia e il CDA di CAV hanno responsabilità pesantissime, non possono nascondersi dietro a una foglia di fico.

Il comitato Opzione Zero, l’associazione Re:Common, la Rete Europea Counter Balance hanno presentato un dettagliato memorandum a OLAF l’organo ispettivo dell’Unione Europea, chiedendo che indaghi sul prestito di 350 milioni di euro erogato dalla Banca europea per gli investimenti (BEI), tramite l’italiana Cassa depositi e Prestiti, alla compagnia pubblica CAV. Il dossier è stato spedito anche alla Procura della Repubblica di Venezia, alla Corte dei Conti italiana e alla Corte dei Conti Europea.

Partecipata dall’Anas e dalla regione Veneto, la CAV SpA è una società totalmente pubblica creata nel 2008 per la gestione del Passante, della tangenziale di Mestre e del tratto di autostrada Padova-Mestre. La convenzione tra CAV e ANAS (società anche questa pubblica) approvata nel 2011, prevede che CAV restituisca ad ANAS circa 1 miliardo di euro entro il 2032 attraverso il gettito dei pedaggi autostradali. Si tratta della somma anticipata dalla stessa ANAS per la costruzione dell’opera.

Il tornello di Vetrego è solo un pretesto – afferma Mattia Donadel di Opzione Zero-   i pedaggi sul Passante e sulla Padova-Mestre sono i più cari d’Europa perché il traffico è in netto calo e la CAV non sa più come restituire i soldi ad ANAS, tanto che ora, si è ulteriormente indebitata con CDP e BEI per 423,5 milioni di euro, e pensa pure di ricorrere ai famigerati Project Bond, una sorta di titoli finanziari legati all’opera. Ma lo capiscono anche i bambini che di debito in debito il buco si allarga sempre di più. Su questa vicenda sia la Giunta Regionale di Zaia sia il CDA di CAV hanno responsabilità precise e pesanti”.

Rincarano la dose Rebecca Rovoletto e Lisa Causin portavoce del Comitato: “l’allargamento del debito produrrà nel breve periodo ulteriori rincari dei pedaggi per spremere le tasche dei cittadini, che il Passante però lo hanno già pagato con le tasse. Ma quando la situazione diventerà insostenibile allora dovranno risponderne direttamente la Regione Veneto e ANAS, i soci di CAV; e a quel punto è facile immaginare cosa potrà produrre: tagli ai servizi pubblici locali come sanità, trasporti e scuole e ancora nuove tasse”.

Obiettivo di Opzione Zero, Re-Common e Counter Balance è dunque accendere i riflettori a livello europeo su questa situazione esplosiva.

Nel dossier (in allegato l’estratto) si fa riferimento al dettagliato rapporto della Corte dei Conti, che nel marzo del 2011 aveva sollevato forti dubbi su vari aspetti della costruzione e della gestione dell’opera: mancati controlli, uso smodato degli strumenti emergenziali, aumento ingiustificato dei costi, possibilità di infiltrazioni della criminalità organizzata nella concessione dei subappalti. D’altra parte proprio la Mantovani SpA e la FIP Industriale, società gemelle entrambe protagoniste nei lavori di costruzione del Passante, sono al centro di importanti inchieste della Magistratura veneziana e di quella siciliana: nel febbraio 2013 viene arrestato Piergiorgio Baita ex AD della Mantovani per false fatturazioni e corruzione; mentre lo scorso ottobre, l’amministratore delegato di una delle società del consorzio, FIP Industriale, è stato arrestato dalle autorità anti-mafia di Catania con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa legato alla costruzione della tangenziale di Caltagirone in Sicilia. Nonostante ciò, la BEI è andata avanti con l’erogazione del prestito, effettuata nell’aprile del 2013. 

Continua Rebecca Rovoletto: “Innumerevoli sono state le occasioni in cui comitati e gruppi di azione civile hanno denunciato pubblicamente e apertamente l’opacità del sistema politico-affaristico instaurato dai potentati che da vent’anni governano la Regione del Veneto. Opacità nelle procedure, negli affidamenti di appalti, nella gestione delle opere pubbliche e delle risorse economiche, nell’utilizzo forzato di strumenti tecnico-legislativi emergenziali. Ilsistema veneto” è strutturalmente corrotto e il caso del Passante di Mestre e della gestione CAV ne sono uno degli emblemi. È tempo che tutti gli organi di controllo, anche quelli europei, si rendano responsabili di garantire la legalità, e il corretto e trasparente utilizzo del denaro pubblico”.

Sono anni che ci viene detto ‘l’Europa ce lo chiede’” ha dichiarato Antonio Tricarico di Re:Common. “Questa volta siamo noi, cittadini italiani vittime della corruzione del ‘sistema Veneto’, a chiedere all’Europa di investigare le responsabilità dirette di funzionari della Banca europea per gli investimenti che hanno concesso fondi, nonostante i magistrati italiani avessero già scoperchiato la pentola sulla corruzione che riguarderebbe la CAV e il Passante di Mestre”.

Se l’OLAF è un’istituzione seriamente impegnata nella lotta alla corruzione e al riciclaggio, dimostri che la Bei viene trattata e indagata al pari delle altre istituzioni europee e almeno per una volta faccia pagare anche ai responsabili della Banca a Lussemburgo il fatto di non aver controllato adeguatamente l’uso dei soldi pubblici che gestiscono, andando poi a legittimare l’ormai diffusa corruzione italiana ha aggiunto Elena Gerebizza sempre di Re:Common.

Intanto Opzione Zero sta lavorando per mettere punto un ricorso al TAR sullo spropositato aumento dei pedaggi e sul mancato arretramento della barriera di Mestre. Annunciata poi una manifestazione in zona Roncoduro per il 22 febbraio, giornata di mobilitazione nazionale di tutti i comitati lanciata dal Movimento No TAV.

CLICCARE QUI PER LEGGERE IL MEMORANDUM

 

 

Il consigliere regionale di Verso Nord ha una sua proposta radicale sul problema delle tariffe autostradali esplose dopo gli aumenti del 1 gennaio

VENEZIA. Concessioni lunghe, concessioni corte, proroghe inusuali, regalie. Il sistema autostradale veneto si presenta dal punto di vista normativo come un puzzle i cui pezzi non si combinano. «L’unica certezza è che tutti i costi del dedalo amministrativo e legislativo si scaricano sugli utenti, cioè su famiglie e imprese, sotto forma di pedaggi. Di fatto, è una vera e propria tassa occulta che pesa non solo sui Veneti ma su tutti coloro che hanno anche solo la ventura di attraversare la nostra regione». Diego Bottacin, consigliere regionale di Verso Nord ed esponente veneto di Scelta Civica, non è rimasto alla finestra a guardare la bufera scatenata dai rincari dei pedaggi autostradali di inizio anno. Mentre la gran parte dei soggetti in campo si è esercitata nella consueta danza delle “dichiarazioni a caldo”, Bottacin ha dedicato un po’ di tempo a studiare i documenti e a raccogliere informazioni.

Intanto consigliere, come si sbroglia questa matassa, se mai è possibile?

Se ne esce solo azzerando tutte le concessioni in atto e introducendo l’unico sistema che garantisce il miglior rapporto tra servizio reso e prezzo pagato. Cioè la concorrenza. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti deve organizzare delle gare a evidenza pubblica a cui possano partecipare i potenziali gestori, per lo meno a livello europeo. Invece mi sembra che stiamo andando in direzione opposta.

Cosa vuol dire?

Due cose, una generale e una di dettaglio per il Veneto. La prima: per avere un mercato efficiente e una reale competizione, le concessioni devono essere relativamente brevi, diciamo 10 anni. Invece, nel 2007 il governo ha esteso il tempo delle concessioni da un massimo di 30 anni a un massimo di 50 anni. Affidando la concessione per cinquanta anni si taglia via la concorrenza e si lascia tutto lo spazio per una gestione “contrattata” tra regolatore e concessionario. Chi può dire oggi come si evolverà, nell’arco dei prossimi cinquanta anni, il traffico, la tecnologia, il fabbisogno di investimenti su questa tratta? Tutte materie che dovranno di volta in volta essere decise per via amministrativa, lasciando quindi un enorme potere discrezionale al regolatore cui forse non dispiace restare esposto per tanto tempo al rischio di essere “catturato” dal concessionario a cui chiede in cambio continui adeguamenti del canone di concessione, come ha fatto dal 2006 a oggi.

E’ un sistema perfetto, no?

Già, un sistema geneticamente congegnato per condizionare la politica. Un sistema i cui attori sono abituati a contrattare, negoziare e mercanteggiare in un traffico continuo di favori in cambio di potere. Non sorprende che tale ordinamento delle concessioni lasci ampi spazi alle clientele, non sia immune alla corruzione e riconosca nella competizione per il mercato il principale nemico da sconfiggere.

La questione veneta?

Per l’autostrada Brescia-Padova la proroga della concessione al 2026 è stata giustificata dalla decisione di costruire nuove tratte (nello specifico la Valdastico A31) che erano previste nelle concessioni originarie, risalenti agli anni Settanta, peraltro “assegnate” allora senza gara e senza corrispettivo. Faccio notare che nel frattempo con la sentenza della Corte Costituzionale del 21 febbraio 2011 si è ribadito che qualsiasi opera, atto o progetto dell’arteria non possa essere realizzato senza la preventiva intesa con la provincia autonoma di Trento. Ciò in rispetto dovuto allo Statuto Regionale del Trentino-Alto Adige ed alle sue norme di attuazione. Lascio immaginare le conseguenze. Per quanto riguarda la Mestre-Padova Est, la concessione è stata prorogata di 23 anni nel 2008 affidandola al Cav, cioè la società partecipata a metà da Anas e dalla Regione Veneto che gestisce anche il passante e la tangenziale. Faccio notare che nel dicembre 2009, quando Cav è subentrata a Società Autostrade della Serenissima Spa ha versato a quest’ultima 70 milioni di euro per non meglio precisate migliorie. Perché, se si trattava di soldi sostanzialmente non dovuti? E perché continuano a essere soci le Camere di Commercio di Venezia e Padova e l’Autorità portuale di Venezia, accanto a Gavio e Mantovani, in una società che non gestisce più un bel niente?

Però il governatore veneto e tutta la Lega continuano a ripetere che le autostrade del Nord sono gestite bene e che noi paghiamo le inefficienze e gli sprechi del Sud. Concorda?

Inefficienze? Sprechi? Gestioni opache? Da quando risultiamo immuni? Ricordo solo alcune recenti indagini della magistratura e alcuni processi che hanno riguardato il sistema degli appalti legati alle infrastrutture regionali, tra cui proprio la Venezia Padova con tanto di condanne e sentenze passate in giudicato. Agitare la bandierina del campanile può far colpo sui distratti, ma non cambia la realtà. Oltre tutto stiamo parlando di strutture che producono poltrone, con consigli di amministrazione che nel recente passato sono arrivati fino a 20 membri, praticamente delle assemblee. Senza contare che le società concessionarie in mano agli enti pubblici proliferano una pletora di società partecipate di dubbia utilità e che spesso causano consistenti perdite di esercizio.

A chi giova?

Faccia lei. Di sicuro non agli utenti delle autostrade. Che siano imprese di trasporto, pendolari o turisti, loro pagano i costi non del servizio, ma delle aziende di gestione che, ripeto, sono quasi tutte pubbliche. Al contrario, dovrebbe essere il mercato a selezionare l’operatore in grado di offrire il servizio qualitativamente più alto al costo più basso.

Altro problema è la frammentazione del sistema. In Veneto ci sono 5 gestori per meno di 500 chilometri di autostrade.

L’estrema frammentazione del sistema, combinata con il regime delle concessioni di cui sopra, sta mostrando oggi tutti i suoi limiti. Non permette economie di scala e rende impossibile la programmazione unitaria degli investimenti. Fra l’altro ci troviamo di fronte a gestori pubblici, come nel caso della Brescia-Padova, del Cav, di Autostrade del Brennero e di Autovie Venete e gestori privati quali Autostrade per l’Italia. Ognuno di questi ha esigenze differenti, come si vede chiaramente dalle richieste di adeguamento dei pedaggi.

Ecco, torniamo ai pedaggi. Si aspettava rincari del 300% sulla Dolo-Padova?

Io non mi aspettavo niente. Sono il presidente Zaia e l’assessore Chisso che dovevano sapere a cosa stavamo andando in corso. E secondo me lo sapevano. Perché è chiaro che la concessione di 23 anni sul Passante è anomala, in quanto singolarmente corta. Se è possibile ottenere come abbiamo visto, concessioni fino a 50 anni, perché la Regione ha accettato un piano di ammortamento della durata inferiore alla metà? Fra l’altro con l’Anas che bussa alle porte per chiedere la restituzione dei fondi messi per la costruzione, come pattuito. Stiamo parlando di 350 milioni di euro già versati e di altri 700 milioni di euro da reperire a breve. Le oggettive difficoltà a recuperare in fretta questi fondi costringono il gestore a operare gli aumenti sui pedaggi, cioè a tassare imprese, lavoratori e famiglie. L’anno scorso il Passante è aumentato del 13,55%, quest’anno del 6,26% e la Padova Dolo di quasi il 300%. Se Zaia e Chisso non erano a conoscenza di questa situazione è meglio che cambino mestiere.

Daniele Ferrazza

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Fattoretto attacca il sindaco: «Vai contro le promesse elettorali»

DOLO. Polemica dura dopo l’adozione da parte della giunta della Provincia del Piano assetto territoriale intercomunale (Pati) di Dolo e Fiesso. A protestare è Giovanni Fattoretto, consigliere dolese della Lega Nord e presidente della commissione urbanistica: «Anche se rappresenta un strumento di indirizzo – dice – il Pati non rappresenta la volontà della commissione urbanistica. La settimana prossima era in previsione una quarto incontro perché erano emerse cose da approfondire. Ad esempio la presenza di un casello autostradale ad Albarea quando il sindaco Gottardo due anni fa dava per imminente la costruzione di quello a Roncoduro. Così come l’alienazione della parte vecchia dell’ospedale chiamato Villa Massari, quando sempre il sindaco Gottardo nel ottobre 2013 aveva chiesto alla 5ª commissione di non venderla».

Favaretto va contro la sua stessa maggioranza: «Mi dissocio da questo piano urbanistico perché non è frutto di un confronto in commissione urbanistica, né approvato dal Consiglio, né rispetta le promesse della campagna elettorale del 2010».

Sul Piano interviene anche il gruppo d’opposizione “Dolo, Cuore della Riviera”. «Invitiamo i cittadini a mobilitarsi», spiega il gruppo, «per fermare un’ondata di cemento che altrimenti inghiottirà il nostro patrimonio rurale e paesaggistico. La Regione dice basta a nuove lottizzazioni, basta consumo di suolo, tutela del paesaggio, recupero dell’esistente. A Dolo invece la giunta di centrodestra del sindaco Gottardo va contro ogni buon senso e con ancora 290 mila metri cubi di possibile sviluppo edificabile dato dal Prg vigente, decide di aumentare l’uso di suolo agricolo per nuove urbanizzazioni per altri 190 mila metri cubi. Una follia».

Giacomo Piran

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TV7 Triveneta – Truffe autostradali?

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19

gen

2014

IN AUTOSTRADA – Il sindaco di Spinea: «Rischiamo il collasso della viabilità locale»

Gli automobilisti lamentano troppa rigidità sulle tariffe agevolate

PROTESTE – Il casello di Spinea e il Passante. Continuano le lamentale dopo gli aumenti delle tariffe

L’ALLARME – Checchin: «Così salta la viabilità locale»

Il sindaco di Spinea: «Abbiamo riscontrato un aumento del traffico sulla viabilità locale. Lo schema viario pensato quando è stato realizzato il Passante ora rischia di saltare».

I pendolari protestano chiedendo sconti più estesi, i sindaci evidenziano l’aumento del traffico sulle strade interne. Venti giorni dopo l’aumento delle tariffe sulla Mirano-Padova, sono queste le due questioni che tengono ancora banco. Cav ha proposto per i pendolari un abbonamento Telepass Family a tariffa agevolata: 40% di sconto per chi compie almeno 20 accessi autostradali in un mese. Il numero di abbonamenti sottoscritti non è ancora stato reso noto, l’unica cosa certa è il malumore di chi è rimasto escluso dagli sconti proposti. A protestare sono i residenti padovani che fanno la tratta inversa (gli sconti infatti sono rivolti solo a chi vive a Mirano, Spinea, Mira, Dolo, Pianiga) ma non solo: negli ultimi giorni sono emerse pure le lamentele dei pendolari della Mirano-Padova che non escono a Padova Est bensì a Padova Zona Industriale oppure a Padova Ovest. Per chi usa gli altri due caselli padovani, infatti, non è previsto alcuno sconto.

«Se volete risparmiare vi conviene prendere il casello del Passante a Spinea» si sono sentiti rispondere agli sportelli Cav.

Ricapitolando: Mirano-Padova Est è passata da 80 cent a 2.80 euro (1.70 con gli sconti), mentre Mirano-Padova Zona Industriale da 90 cent a 2.90 euro e Mirano-Padova Ovest da 1.60 a 3.60 euro. L’unica speranza è legata ad un nuovo piano di sconti esteso a tutti i pendolari: il ministro Lupi e il governatore Zaia hanno aperto a questa ipotesi, ma si preannunciano tempi lunghi.

Per risparmiare, dunque, molti automobilisti si riversano sulle strade interne: a temere una congestione della viabilità ordinaria sono soprattutto i sindaci di Mirano e Spinea, che nei giorni scorsi hanno chiesto a Cav i dati sui flussi d’accesso ai due caselli prima e dopo l’introduzione delle nuove tariffe. «Abbiamo riscontrato un aumento del traffico sulla viabilità locale, soprattutto sulla camionabile – sottolinea il sindaco di Spinea, Silvano Checchin – Lo schema viario pensato quando è stato realizzato il Passante ora rischia di saltare».

Gabriele Pipia

 

 

Il sindaco attacca il Cav dopo gli aumenti. Saranno messi rilevatori del traffico

Schierati i vigili urbani in viale Venezia per multare i transiti vietati dei camion 

MIRANO «Nessuno utilizza più l’autostrada. Con gli aumenti d’inizio anno Cav ha preso un granchio, noi invece ci stiamo subendo il traffico». Come volevasi dimostrare. Ospite in trasmissione di un’emittente locale insieme al collega di Spinea Silvano Checchin, Maria Rosa Pavanello esprime tutte le sue preoccupazioni per gli effetti già visibili del rincaro dei pedaggi in A4 e A57, tanto da spingersi a passare dalle minacce ai fatti: pronte le pattuglie dei vigili a presidio delle strade più frequentate dai pendolari.

«La gente non sta più entrando a Vetrego, ma non lo sta facendo neppure a Spinea. Se Cav aveva bisogno di recuperare l’investimento del Passante con gli introiti dei caselli, sta ottenendo l’effetto contrario: sono tutti sulle nostre strade».

L’invasione è graduale, ma già si vede. E Mirano non ha neppure le contromisure necessarie per farvi fronte.

«Non abbiamo risposte dal punto di vista delle mitigazioni e aspettiamo ancora i soldi delle compensazioni. Stileremo una lista, l’ennesima, di tutto ciò che manca e la denunceremo pubblicamente: barriere, ma anche il consolidamento dei fondi stradali, uno per tutti quello di via Porara».

Sul nuovo traffico a Mirano, però Pavanello, sa che per fare la voce grossa ci vogliono dati certi. Così, entro fine mese, il sindaco passerà all’azione. Ha già ordinato di mettere due rilevatori di flussi in viale Venezia, con i quali misurerà per un breve arco di tempo il transito dei veicoli lungo la Sp 81, la camionabile che di fatto, secondo le prime verifiche, sembra diventata l’alternativa di molti all’autostrada. Qui si riversano non solo le auto in arrivo da Spinea, ma anche tutto il traffico locale, che punta poi dritto a via Cavin di Sala e via Noalese, direzione Padova. Il Comune dispone già degli apparecchi elettronici, basterà posizionarli nei punti prestabiliti, forse già la prossima settimana: nel giro di qualche giorno avrà a disposizione numeri e grafici di passaggi veicolari alle porte del centro. Dati dei flussi alla mano, il sindaco avrà la scusa per schierare i vigili, come già minacciato una settimana fa. Già preallertato il comando della polizia locale, a febbraio i controlli saranno continui. L’obiettivo è non transigere sui passaggi vietati, in particolare dei Tir, ma anche creare una sorta di ostruzionismo che scoraggi gli automobilisti ad attraversare Mirano.

«La città non può sobbarcarsi tutti i problemi», conclude Pavanello, «siamo l’unico comune a non aver ancora visto un euro e ci tocca pure subire traffico e smog. Ci hanno imposto un Passante con la scusa di liberare i paesi dal traffico, ce lo ritroviamo deserto e con il centro città più intasato di prima».

Filippo De Gaspari

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