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Scontro Cgil-Regione Simonaggio: inadeguati Chisso: fa boicottaggio

Il segretario dei trasporti contesta i tagli e l’orario cadenzato

L’assessore alla mobilità: prevenuto, incita all’ostruzionismo

VENEZIA – Se in Veneto i treni dei malcapitati pendolari collezionano ritardi a non finire, le polemiche invece giungono puntualissime. A innescare l’ultimo battibecco, dopo la disdetta del contratto a Trenitalia decisa dal governatore Luca Zaia, è la Filt-Cgil per voce di Ilario Simonaggio:

«Il gestore non è immune da mancanze sia gestionali sia organizzative, ma non ci piace lo sport di cercare di allontanare le proprie responsabilità, addossandole a Trenitalia, anche quando derivano da una programmazione regionale profondamente sbagliata», punge il segretario regionale del sindacato trasporti.

E riassume i motivi della critica: «Il cadenzamento orario non poteva partire dai tagli dei treni nelle fasce di punta e dalla soppressione del servizio nei giorni di sabato e festivi, noi l’avevamo detto un anno fa e ora Zaia si guarda bene da ammettere le sue responsabilità».

Quali? «Il ritardo delle 34 assunzioni in Sistemi Territoriali Spa autorizzate dalla Giunta solo il 28 ottobre, così da rendere impossibile persino lo svolgimento del servizio minimo previsto; e il ritardo del cronoprogramma di consegna e presa in carico dei 20 nuovi complessi di treni che saranno in esercizio nella totalità solo nella prossima primavera inoltrata».

E l’annuncio di una gara regionale per spezzare un monopolio rivelatosi inefficiente? «Francamente, l’ipotesi di gestione del servizio da parte di società veneta, ci fa sorridere. La Regione ha una società di scopo, Sistemi Territoriali appunto, che non ha forza economica e patrimoniale sufficiente, né competenze professionali e gestionali per sostituire Trenitalia» conclude Simonaggio, convinto che «sia bene garantire la continuità del trasporto ferroviario e impegnarsi per migliorarne l’offerta quotidiana. È la priorità di questa legislatura regionale».

Lesta e acuminata la reazione del “padre” della riorganizzazione ferroviaria, l’assessore alla mobilità Renato Chisso, che attacca frontalmente Simonaggio, accusato di ostruzionismo: «Un dirigente sindacale che si è schierato da mesi e pregiudizialmente contro l’orario cadenzato, e che con i suoi concreti comportamenti ha finito per decretarne il deludente avvio e la denuncia del contratto di servizio con Trenitalia, non merita neppure una replica», sbotta; «Anche per la mia storia politica personale, ho troppo rispetto per le organizzazioni sindacali dei lavoratori», è la conclusione di Chisso che, en passant, alla Cgil è tuttora iscritto. Nella querelle interviene anche Luca Zaia: «La Regione si è impegnata fino in fondo per risolvere attraverso l’introduzione dell’orario cadenzato i problemi che i pendolari evidenziavano», fa sapere «in assessorato non si sono divertiti a inventare costruzioni bizantine, ma hanno individuato una soluzione che, a regime, deve far assomigliare il treno a una metropolitana». «Non entro nei tecnicismi», riprende il governatore, ma non mi risulta che prima del 15 dicembre il numero di carrozze fosse ottimale, la manutenzione eccellente, i guasti in linea inesistenti, la puntualità a livelli giapponesi, la pulizia a livello svizzero. Comunque, se la Filt-Cgil nutre dei dubbi, interpelli i pendolari o faccia un salto nel mio ufficio: gli farò leggere le migliaia di messaggi inviatici dagli utenti. L’orario cadenzato è il tentativo di riparare alle deficienze di un gestore, Trenitalia, che da anni delude le attese».

Filippo Tosatto

 

MA lo strapotere di rfi frena i concorrenti

Treni: tra 6 mesi la gara europea

VENEZIA – Tra sei mesi l’amministrazione del Veneto bandirà una gara europea per l’appalto dei treni regionali. È il primo effetto della disdetta del contratto con Trenitalia, voluta dal governatore Luca Zaia in risposta alla lunga sequenza di disagi che hanno innescato la protesta dei pendolari. Ampio il ventaglio dei disservizi contestati: ritardi cronici nella tabella di marcia; convogli insufficienti a contenere i passeggeri; una scarsa manutenzione che si traduce in rallentamenti, soppressioni e guasti; carrozze roventi d’estate e gelide d’inverno, turni del personale non rispettati; carenze di personale macchinista che periodicamente provoca tagli del servizio. Tant’è. Scartata la soluzione più drastica – la risoluzione anticipata del contratto per inadempienza che avrebbe suscitato contenziosi legali infiniti – la Regione ha informato Trenitalia che alla scadenza naturale del 31 dicembre 2014 non rinnoverà la convenzione di sei anni in vigore. Il preavviso è arrivato in extremis visto che, in assenza di comunicazioni, oggi stesso sarebbe scattato il rinnovo automatico ed è facilmente intuibile l’irritazione del principale destinatario, Mauro Moretti, l’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato. Ora Zaia punta a “venetizzare” il trasporto ferroviario regionale per dotarlo finalmente di requisiti di modernità ed efficienza all’altezza degli standard europei (per inciso, l’Expo di Milano, con le sue ricadute nordestine, è alle porte) e la volontà è quella di partecipare con una quota regionale significativa al progetto, stimolando la partecipazione alla gara delle società ferroviarie svizzere, austriache e tedesche. Qui cominciano gli ostacoli seri, perché Trenitalia è una costola di Rfi e quest’ultima gli garantisce puntualmente le tratte, tanto che Ntv ha sollecitato l’intervento dell’Antitrust per abuso di posizione dominante. Una sorta di barriera all’ingresso dei concorrenti, scoraggiati anche da ulteriori circostanze. Chi rilevasse il servizio, dovrebbe procurarsi il materiale rotabile (acquistandolo sul mercato o prendendolo in leasing) e ciò richiederebbe un contratto di lunghissimo periodo che gli consenta al gestore di spesare l’investimento e alla Regione di diluire il conseguente maggior costo del contratto di servizio. A ruota, i vincoli sindacali: una «clausola sociale» del contratto impone ai subentranti di assumere l’intero personale Trenitalia operante nei lotti perduti da Ferrovie, anche in presenza di vistosi esuberi. Non basta: l’«eroico» competitor dovrebbe anche contrattare con Trenitalia l’utilizzo delle officine di manutenzione e dei depositi per il ricovero, le cui mura resterebbero comunque di proprietà della società pubblica. Ne sa qualcosa la company di Montezemolo: a Roma gli è stato impedito l’Ingresso alla stazione Termini e ha dovuto rifugiarsi a Ostiense, accontentandosi di una spettrale stazione Tiburtina priva di servizi e negozi. L’intera operazione, in ogni caso, richiederebbe almeno due anni: Trenitalia, per contratto, è tenuta a garantire la continuità del servizio in quest’arco di tempo ma difficilmente farà i salti mortali per accontentare il committente che vuole escluderla dal business. Dispetti all’orizzonte? Lo sapremo presto.

Filippo Tosatto

 

DISSERVIZI FERROVIARI»LA POLEMICA IN PROVINCIA

Treni cadenzati al bivio, pressing dei pendolari.

Il nuovo orario alla prova del 2014, sfida per costruire un servizio metropolitano

Il sindacato chiede di accelerare l’entrata in funzione del Sfmr a Mestre

ILARIO SIMONAGGIO – Sulla linea Venezia-Portogruaro attendiamo che la Regione intervenga come promesso dal governatore

RENATO CHISSO – Siamo passati da 600 corse quotidiane a 800. Ripristineremo il treno notturno da Venezia a Quarto e Marcon per i lavoratori

Non si ferma la polemica sui disagi per il trasporto ferroviario dopo l’entrata in vigore dell’orario cadenzato. L’annuncio del presidente della Regione Luca Zaia di disdire il contratto di servizio con Trenitalia, non rinnovando la convenzione alla data di scadenza del 31 dicembre 2014, non frena le polemiche, anzi le alimenta. Prova a spegnerle l’assessore regionale ai Trasporti Renato Chisso, reduce da una vigilia di Natale di confronto con i sindaci e i comitati dei pendolari. «Noi non siamo mica contro le gare, sia chiaro. L’abbiamo fatta già nel 2004 quando si presentò solo Trenitalia e dopo un rinnovo di 5 anni più altri 5 di proroga, ci prepariamo ad una nuova gara per il trasporto ferroviario, alla scadenza del contratto, quella del dicembre 2014. Ci siamo ufficialmente impegnati a risolvere i problemi segnalati da pendolari e sindaci e dopo il 15 gennaio, al termine del lavoro dei tecnici, andremo a riferire di nuovo ai sindaci in un incontro con loro». Chisso boccia come speculazioni le critiche che arrivano alla Regione, come quella di Ilario Simonaggio, segretario regionale della Cgil Trasporti che critica pesantemente le politiche del trasporto regionali degli ultimi anni e i tanti ritardi e sulle problematiche nel Veneziano spiega:

«L’entrata in vigore dell’orario cadenzato sconta in quest’area degli evidenti ritardi che non sono solo quelli di corse e orari tagliati. Il progetto Sfmr era stato pensato per essere realizzato in sette anni, ne sono passati quindici e mancano ancora alcune fermate all’appello nella terraferma mestrina. Sui problemi emersi per alcune linee, come la Portogruaro-Venezia, attendiamo che la Regione intervenga come promesso, quindi stiamo a vedere che succede».

Alle critiche di Simonaggio, Chisso non risponde in aperta polemica, dice, con il sindacalista pur «mantenendo il massimo rispetto per la Cgil e le altre organizzazioni sindacali». E ad attendere sono anche i sindaci veneziani, in primis quelli di Salzano, Noale, Marcon e Quarto d’Altino che hanno segnalato i problemi più evidenti. Chisso ribadisce gli impegni: «Anzitutto ricordo che con l’orario cadenzato», dice l’assessore, «le corse sono aumentate. Ne contiamo 200 in più visto che sono passate da 600 a 800. I collegamenti tra Venezia, Mestre e Padova si configurano ora come un servizio metropolitano, con un treno ogni quarto d’ora». E poi le rassicurazioni: «Per Salzano che ha perso la fermata del treno da Bassano verso Mestre e che ora ferma solo a Noale, puntiamo a confermare il servizio sostitutivo su bus da Salzano a Mestre con fermata a Spinea, portandolo fino a Castelfranco e Trebaseleghe. Per la zona di Quarto d’Altino e Marcon», continua a spiegare, «c’è il problema del rientro serale da Venezia, di molti lavoratori che prevedeva un bus sostitutivo alle 00.24 ma ci stiamo attivando per ripristinare un treno. Il grande rammarico in questa situazione è che ci si concentra, per carità giustamente, su tre cose che non funzionano senza vedere e far emergere il 95 per cento di fattori positivi conseguenza del nuovo orario cadenzato. Sui problemi stiamo intervenendo e vogliamo garantire un servizio di area metropolitana».

Mitia Chiarin

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L’OPINIONE

Cadenze ferroviarie, “Frecce” e tasche che si svuotano

Nel linguaggio musicale le cadenze hanno un ruolo per certi versi paragonabile a quello della punteggiatura nell’espressione verbale. E nel linguaggio ferroviario che ruolo hanno le cadenze? Da tre settimane assistiamo un po’ ovunque all’esaltazione della cadenza ferroviaria, che avrebbe lo scopo di assicurare un certo numero di convogli da un centro all’altro, di solito capoluoghi di provincia o di regione, allo stesso minuto di una serie finita di ore. La comodità è appunto quella di programmare il proprio viaggio. La cadenza può avere qualcosa a vedere con la politica tariffaria? Molto, nel caso italiano. Le cadenze dei nuovi orari paiono oculatamente studiate per scoraggiare con il metodo più persuasivo possibile (la permanenza nelle nostre belle stazioni, come direbbe Gaber, ormai “piene di strade e di negozi, e di vetrine piene di luce, con tanta gente che lavora, con tanta gente che produce”) il viaggiatore discolo (alias cliente che in ambito ferroviario può scegliere solo fra il duopolio, Trenitalia e Italo, con analogo radice “ital”) che volesse fare uso di due treni regionali per andare in un posto, senza utilizzare un intercity o una freccia, come del resto suggerisce l’autorevole sito di Trenitalia che programma i nostri spostamenti e contabilizza i relativi costi (nostri) e guadagni (loro). Senza, ovviamente, che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, meglio nota come Antitrust, istituita in Italia nel 1990, abbia niente da dire. Come diceva il titolo di un dimenticato romanzo di Cronin “E le stelle stanno a guardare”, mentre le nostre tasche sono qui a farsi svuotare.

Giuseppe Barbanti – Mestre

 

salzano. già raccolte 50 firme

I residenti di Robegano inferociti per vibrazioni e danni alle case

SALZANO. Per chiedere lo stop dei mezzi pesanti in centro a Robegano, ora si muovono pure i residenti. In passato Comune e Pd hanno invitato la Provincia, che aveva detto no a quest’ipotesi, a trasferire i tir nella variante da via Roma a via Castellana a Martellago. Stavolta, però, sono i cittadini di via XXV aprile ad arrabbiarsi, stanchi di vivere con un continuo viavai di camion. E lo fanno con una lettera, sottoscritta da una cinquantina di persone, in cui mettono in risalto i problemi di sicurezza della provinciale Mestrina, dove ci sono la chiesa, le scuole e le sedi di alcune associazioni, con le case sottoposte a continue vibrazioni, crepe sui muri, manto stradale degradato.

Il documento sarà inviato al prefetto Domenico Cuttaia, al presidente della Provincia Francesca Zaccariotto, al suo ufficio Viabilità e al sindaco di Salzano Alessandro Quaresimin.

«Il cedimento e la disgregazione dell’asfalto» si legge «hanno provocato avvallamenti profondi e tali da creare, in alcuni brani stradali, un dislivello di diversi centimetri tra una corsia e l’altra. Le vibrazioni percepite all’interno degli edifici sono tali da poter essere paragonate a microscosse telluriche, trasmettendosi alle pavimentazioni e alle murature (su cui sono visibili fessurazioni indotte) nonché al mobilio e sono percepite chiaramente, non solo da chi abita a ridosso della strada suindicata, ma anche da chi vive in abitazioni situate in posizione più arretrata».

A questo punto i firmatari invitano Ca’ Corner a rifare l’asfalto quanto prima e chiedono di eliminare il problema alla radice, spostando altrove i mezzi pesanti.

«Nel caso la situazione si dovesse protrarre e si dovessero manifestare ulteriori danni agli immobili» continua la missiva «si riterrà responsabile la Provincia».

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Gazzettino – Salzano. “Treni, ecco cosa ci serve”

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28

dic

2013

SALZANO – Comune e pendolari hanno inviato alla Regione una proposta di orario

Quaresimin: «Non chiediamo l’aumento di corse e fermate»

STAZIONE – La proposta degli orari fatta dai pendolari è stata inviata a Regione e Trenitalia

«La nostra proposta è semplice e praticabile. Con un po’ di buona volontà potrebbe essere introdotta già a partire dal 7 gennaio». Alla vigilia di Natale l’amministrazione comunale di Salzano e il comitato di pendolari hanno inviato a Regione e Trenitalia un accurato documento con una proposta di riorganizzazione degli orari ferroviari per risolvere le criticità già ampiamente sottolineate. Dopo i cortei di protesta e le assemblee pubbliche si passa dunque ai fatti: il sindaco Quaresimin e l’assessore Zamengo hanno raccolto le lamentele di studenti e lavoratori delineando assieme ad un gruppo di pendolari le proposte di modifica. Avrebbero voluto illustrarle personalmente a Renato Chisso nei giorni scorsi, ma l’assessore regionale alla Mobilità ha scelto di incontrare solamente i sindaci della tratta Venezia-Portogruaro.

«Io e il collega di Spinea Checchin ci siamo presentati nella sede di Veneto Strade ma non siamo stati ricevuti. Poco cambia – commenta Quaresimin – perché abbiamo comunque inviato ai vertici ferroviari e regionali le nostre proposte».

Sostanzialmente la ridefinizione degli orari chiesta a gran voce dai pendolari di Salzano e Spinea (la linea interessata è la Venezia-Bassano) prevede un maggior numero di corse negli orari di punta, soprattutto tra le 7 e le 8 del mattino.

«Ma attenzione – precisa Quaresimin -, noi non chiediamo alcun aumento di treni e di fermate. Solo alcune lievi variazioni d’orario per andare incontro alle esigenze dei pendolari, senza nemmeno interferire con le altre linee».

I pendolari chiedono di migliorare la distribuzione dell’orario facendo partire la «navetta» Noale-Mestre subito dopo il passaggio del treno diretto, anziché prima.

«Al mattino, per esempio, la navetta è molto più utile al minuto 11 che al minuto 48 – spiegano -. E poi servirebbero più corse negli orari di punta al sabato».

Gli stessi benefici ci sarebbero pure per i pendolari di Spinea, ma il problema è sentito soprattutto a Salzano, dove il servizio Actv è più carente. I pendolari attendono risposte entro poche settimane.

Gabriele Pipia

 

Gazzettino – Salzano. Petizione contro i tir in centro.

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27

dic

2013

SALZANO – Raccolta firme del Pd per chiedere allo Provincia lo stop

SALZANO – «I tir passano su una strada già consumata, anche in piena notte, a pochi passi dalla chiesa e dall’asilo. Non ne possiamo più: il centro di Robegano non è una camionabile».

Con questa premessa il circolo del Pd di Salzano ha avviato proprio sotto Natale una raccolta-firme per chiedere ancora una volta alla Provincia di vietare il transito ai mezzi pesanti che passano nel cuore della frazione di Robegano. Una risposta negativa alla richiesta presentata un anno fa dal sindaco Quaresimin è già pervenuta nelle scorse settimane, ora si mobilitano pure i cittadini: il Pd ha già inviato a tutte le famiglie la petizione da sottoscrivere, a gennaio sarà organizzata pure una manifestazione.

«Nella direzione che va da Noale a Maerne è già in vigore il divieto di transito ma non è così nella direzione opposta – si legge -. Nonostante l’apertura della bretella stradale fatta proprio per deviare il traffico dai centri di Martellago e Robegano, i cittadini di Robegano devono sopportare rumore, inquinamento, pericoli e danni agli edifici».

I moduli saranno raccolti la mattina del 5 gennaio in centro a Robegano: saranno inviati pure all’assessore regionale Chisso e al prefetto Cuttaia.

(g.pip.)

 

Nuova Venezia – Salzano. “Basta camion in centro”.

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27

dic

2013

ROBEGANO. si firma il 5 gennaio

Il Pd promuove una petizione 

ROBEGANO – La Provincia ha detto no a interdire tutto il traffico pesante per il centro di Robegano e il Pd locale si mobilità per una petizione annunciata per domenica 5 gennaio. In questi giorni, le famiglie della frazione stanno ricevendo una lettera, con tanto di modulo per firmare, dove si spiegano le ragioni della protesta, nate dopo il rifiuto di Ca’ Corner di impedire ai camion il passaggio su via XXV Aprile, in direzione Noale. Da tempo non si può più fare il tragitto inverso e chi arriva da via Mestrina, deve svoltare per forza a destra o a sinistra. Con l’apertura della variante di Robegano, (da via Roma a via Castellana a Martellago), il sindaco, Alessandro Quaresimin, e quello di Martellago, Giovanni Brunello, quand’era in carica, scrissero una lettera alla Provincia nell’agosto 2012 dove si chiedeva di spostare tutti i tir proprio sulla nuova bretella, in modo da liberare il centro. Ma lo scorso novembre era arrivata la doccia fredda, la richiesta non era stata accolta. Quaresimin si era detto molto arrabbiato, ora il Pd ha deciso di fare una petizione la mattina del 5 gennaio proprio in centro paese.

«Diamo sicurezza e tranquillità ai cittadini di Robegano», lo slogan dell’iniziativa. «I cittadini di Robegano», si legge nella lettera, «non sono più disposti a sopportare tutto questo. Perciò chiediamo faremo sentire la voce davanti al prefetto Domenico Cuttaia, al presidente della Provincia Francesca Zaccariotto e all’assessore regionale Renato Chisso».

(a.rag)

 

TRASPORTI»TRENI E ORARIO CADENZATO

L’assessore promette di potenziare il bus sostitutivo dopo mezzanotte.

I sindaci: «Soddisfatti? Aspettiamo i fatti» 

MESTRE «Prima di dire che siamo soddisfatti, aspettiamo di vedere i fatti». Così i sindaci del Veneziano che la vigilia di Natale hanno partecipato all’incontro con l’assessore regionale alla Mobilità, Renato Chisso, con l’obiettivo di trovare delle soluzioni ai tanti problemi segnalati dai pendolari dopo l’introduzione dell’orario cadenzato. L’incontro doveva servire ad affrontare i disagi della tratta Venezia-Portogruaro, anche se al tavolo si sono seduti anche sindaci e amministratori dei comuni lungo la Venezia-Bassano.

Portogruaro – Venezia. Chisso si è impegnato principalmente su due punti: il primo riguarda il ripristino del treno che parte da Portogruaro alle 4.13 (con l’orario cadenzato ne è stato introdotto uno alle 4.38) così che i pendolari possano arrivare a Venezia Santa Lucia alle 5.10 e non alle 5.40 per poter entrare in turno al lavoro alle 6. Il secondo riguarda il treno dopo mezzanotte, eliminato e rimpiazzato con un mini-bus per venti persone. Nell’immediato verrà sostituito con un bus da cinquanta posti, mentre dalla fine di gennaio – questo l’impegno di Chisso – verrà reintrodotto il treno. In merito ai convogli dei giorni festivi Chisso ha spiegato che chiederà a Trenitalia di monitorare l’uso dei treni, per capire se è il caso di potenziare alcune corse, «perché dobbiamo rispondere a gruppi di persone e non a disagi di singoli utenti».

Nel prossimo incontro, previsto nella seconda metà di gennaio, si valuterà anche la possibile introduzione di nuove corse, come chiesto dai sindaci, nelle fasce 11-13.30 e 21-22.30. «Il confronto è aperto e Chisso ha detto che le nostre richieste sono legittime», spiega il sindaco di Quarto, Silvia Conte, «ma aspetto di vedere le prime risposte per dire che è stato un incontro utile».

A Chisso i sindaci hanno consegnato, nel dettaglio, anche tutte le richieste dei pendolari riuniti in comitati.

Bassano-Venezia. I sindaci di Salzano e Spinea hanno presentato un fascicolo chiedendo che i treni regionali veloci fermino anche alle stazioni dei due paesi. «Bisogna capire se sarà possibile farlo da un punto di vista tecnico» chiarisce il sindaco di Spinea, Silvano Checchin, «mentre l’altra richiesta è stata di portare a tre, e non più a due, i treni nella fascia oraria tra le 7 e le 8, facendo slittare in questa fascia oraria quello precedente più prossimo alle 7».

I problemi della Venezia-Bassano saranno affrontati in uno specifico incontro, che si terrà sempre entro la fine di gennaio.

Monitoraggio. L’ex sindaco di Salzano, oggi consigliere regionale vicepresidente della Commissione Trasporti ha proposto un «monitoraggio costante» del servizio per poter intervenire in modo puntuale sulle segnalazioni di comuni e pendolari. «Aggiustamenti si possono fare», ha ribadito Chisso, «ma non ci piove sul fatto che l’orario cadenzato migliora il servizio».

Francesco Furlan

 

Critici i pendolari della Venezia-Trieste «Un primo passo, ma ancora non basta» 

«È qualcosa, ma non basta ancora». Luciano Ferro, portavoce dei pendolari di Quarto, commenta l’incontro in Regione tra i sindaci e l’assessore Chisso. «Che qualche cosa si muova è positivo», interviene, «ma mancano altre corse importanti per noi». Spiega: «Serve la corsa delle 5.51 da Quarto per Venezia nei giorni festivi, che a nostro avviso deve invece esserci sette giorni su sette». Non solo: «Ma anche la corsa da Venezia per Quarto d’Altino delle 21.41 era importante e sarebbe l’ideale che fosse ripristinata». Precisa ancora: «Voglio ricordare che nei giorni scorsi, in cui era festa, non c’erano pullman, auto, niente di niente per andare al lavoro e tornare a casa, eppure c’era gente di turno che è andata all’ospedale ugualmente».

Nel frattempo, i pendolari si stanno organizzando per una nuova manifestazione, che si dovrebbe svolgere il 14 gennaio, sempre a Venezia e sempre in Regione, alla quale la Filt Cgil ha già dato la sua adesione. Ci sono anche gruppi di viaggiatori, che si stanno organizzando per far sapere a chi di dovere, anche tramite avvocato, quali sono le corse tagliate che penalizzano di più gli utenti delle linee e cosa si potrebbe fare per migliorare le cose.

(m.a.)

 

IL SINDACATO – Simonaggio (Filt): «I problemi non sono stati ancora risolti» 

QUARTO D’ALTINO «In questi ultimi giorni, ci viene segnalato da utenti arrabbiati, che la criticità è tutt’altro che superata». A scagliarsi ancora una volta contro la Regione, è il segretario della Filt Cgil, Ilario Simonaggio. «Abbiamo selezionato due missive riguardanti due tratte “sorvegliate speciali”, Mantova Padova e Alto Trevigiano Belluno. Nel caso delle festività ci è stato evidenziato un taglio considerevole di treni sia lenti sia veloci del servizio ferroviario regionale».

Prosegue: «Fenomeno che è particolarmente avversato da tutti i lavoratori pendolari che operano anche in questi giorni di festa in vari servizi pubblici e privati e che devono raggiungere il luogo di lavoro con l’auto privata». «Questa è la prima regione turistica italiana», prosegue Simonaggio, «di certo il Veneto non tratta gli ospiti particolarmente bene in quanto a servizio di trasporto pubblico locale». Anche ieri, nel frattempo, i pendolari hanno segnalato disagio e ritardi, ma anche poche corse e autobus sostitutivi. «Il giorno di Santo Stefano il regionale 11127 per Portogruaro è partito con un ritardo non quantificabile», scrive un pendolare, «a causa di un guasto al locomotore».

(m.a.)

 

TRASPORTO FERROVIARIO

«Zaia e Chisso, basta scaricabarile»

Puppato: tra le peggiori regioni in Italia, scelte politiche fallimentari

VENEZIA – Non si placano le polemiche sull’introduzione dell’orario cadenzato in Veneto e, più in generale, sulla qualità del trasporto ferroviario regionale.

«Questo tentativo di scaricare ogni responsabilità sul disservizio, manifesto e prolungato, in Veneto da parte di Zaia e di Chisso al solo gestore è una beffa» sostiene Laura Puppato, senatrice del Pd, «e farebbe sorridere se non producesse rabbia e lacrime negli utenti. Tutti, pendolari compresi».

Secondo la Puppato, «il fallimento della politica sulla mobilità in Veneto non può essere scaricata né ridimensionata o negata viste le relazioni dettagliate presenti agli atti del Consiglio regionale e la recentissima motivata graduatoria di Legambiente che inserisce la nostra regione tra le peggiori d’Italia».

Secondo la senatrice del Pd, per trovare delle spiegazioni alla situazione attuale «basta fare un rapido collegamento tra la spesa irrisoria in Veneto per i treni e la cifra vicina al miliardo stanziato negli ultimi 10 anni per il trasporto su gomma. Sono scelte, indiscutibili con le relative conseguenze di scadente servizio e insufficienza del trasporto ferroviario di cui non ci si può affatto stupire. Come pensare di spendere meno della metà degli altri e avere un servizio identico?». Una pia illusione, conclude Puppato «di cui, onestamente, vista la manifesta malafede, siamo tutti stanchi».

Sull’argomento torna anche Ilario Simonaggio (Filt-Cgil Veneto). «Utenti arrabbiati segnalano che le criticità sono tutt’altro che superate oltre al fenomeno della variazione d’offerta durante le festività di fine anno. Ci è stato evidenziato un taglio considerevole di treni sia lenti sia veloci del servizio ferroviario regionale. Siamo la prima regione turistica italiana, ma di certo non trattiamo gli ospiti particolarmente bene in quanto a servizio di trasporto pubblico locale».

 

Nuova Venezia – Treni, calvario dei pendolari

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20

dic

2013

Il caos dopo una corsa soppressa. La Cgil all’attacco

Agente Zero Zero Chisso e la Transiberiana d’agosto 

Agente Zero Zero Chisso contro la Spectre dei treni: bersagliato dalle grandinate di proteste dei pendolari, l’assessore veneto reagisce denunciando il sospetto di essere vittima di una bieca congiura ordita ai suoi danni. Va bene che in Italia la teoria del complotto va di moda ogni volta che qualcosa non funziona. Ma francamente, ci vuole tutta per pensare a biechi nuclei di manigoldi che nottetempo vanno non solo a sabotare gli impianti, ma addirittura a raffreddare le temperature in modo da mettere in crisi i locomotori: come hanno fatto, magari pattuglie di audaci che a bordo di una flotta di deltaplano hanno bombardato le linee con casse di ghiaccioli? Il Nostro comunque pare non avere dubbi: c’è un Grande Vecchio, ed è il Generale Inverno, reo di avere messo ko dozzine di corse. Forse gli gioverebbe inserire, nell’agenda dei viaggi di studio della Regione, una puntata in Finlandia o in Canada o in qualche altro Paese dove il sottozero è regolarmente a doppia cifra, ma i treni viaggiano tranquillamente. O la Transiberiana funziona solo in agosto? Nessuno pretende da Zero Zero Chisso di risolvere problemi che in larga misura dipendono dalle Ferrovie. Ma almeno non infierisca con dichiarazioni improvvide su chi già deve sfangarsela ogni giorno tra ritardi e cancellazioni, e comunque è ridotto a viaggiare in condizioni da bestia: non da oggi, non da ieri né dall’altro ieri, ma da anni. Costretto ogni giorno a sciropparsi un’indecente replica di un vecchio film del James Bond vero, opportunamente rivisitato nel titolo: non “Casinò Royal”, ma casino proletario.

Francesco Jori

 

«Pronti a marciare di nuovo in Regione»

Assemblea a Meolo: i pendolari del Veneto Orientale lanciano un ultimatum all’assessore Chisso

«Ridateci le vecchie fermate a Salzano»

All’incontro in Filanda un centinaio di persone ha minacciato di non rinnovare l’abbonamento

SALZANO «Attenzione, perché se non si cambia registro, da gennaio ci organizziamo per non pagare né il biglietto né l’abbonamento».

Suona più o meno così il monito lanciato ieri dal centinaio di pendolari di Salzano all’assemblea in Filanda per discutere del nuovo orario cadenzato. E lo hanno detto ai dirigenti della Regione e di Trenitalia presenti in sala. Arrabbiati è dire poco e il campionario dei problemi sul tappeto per la locale stazione è vario: dai treni che partono verso Santa Lucia non prima delle 6, mentre dopo le 20.30 da Venezia è meglio farsi venire a prendere o chiamare un taxi, ai convogli pieni. Dalle coincidenze che non sempre s’incastrano, all’assenza di corse nei fine settimana, tanto che chi deve andare al lavoro, deve trovare altre alternative. I pendolari ce l’hanno con la mancanza di regionali nelle ore di punta, con la difficoltà di averne uno ogni sessanta minuti che si ferma a Salzano, altrimenti, chi arriva da Venezia deve andare a Noale, fare cambio e tornare indietro impiegando 51 minuti. Insomma, non chiedono più treni ma più fermate. Per averle, replicano i dirigenti veneti, serve l’input della politica.

«Ci sono utenti che ormai vanno a Maerne o a Noale», spiega una donna, «perché da noi i regionali non fermano. Fino a pochi giorni fa, da Venezia, avevamo un treno ogni trenta minuti, ora uno all’ora».

Un pendolare ha puntato il dito sulla troppa calca alla stazione di Mestre, una ragazza, ha detto di non voler più pagare più il biglietto. «È tutto un cambiare e correre per salire sulle carrozze», aggiunge, «e se non si migliora, da gennaio basta abbonamenti». Applausi in sala. Un uomo ha raccontato la sua disavventura proprio martedì sera.

«Arrivavo a Mestre da Milano», rivela, «il treno è giunto in ritardo, la coincidenza è saltata e poi non sapevo più come tornare a casa. Costringete la gente a prendere la macchina per muoversi». Bruno Carli e Domenico Menna della Regione, hanno cercato di spiegare come stanno le cose. «Il progetto si può perfezionare», replicano, «ma per avere le fermate serve il via libera della politica. Ci sono problemi di soldi e non possiamo sprecarli».

Alessandro Ragazzo

 

Ritardi e coincidenze che saltano La rabbia sui social

Anche ieri i pendolari hanno segnalato diversi disagi lungo le linee, sia per Trieste che verso altre destinazioni. Ritardi di dieci, anche venti minuti e più, coincidenze che saltano, convogli che tardano a partire. A catalizzare la rabbia dei viaggiatori, diversi gruppi Facebook, specialmente il comitato del Veneto Orientale, al quale ricorrono pendolari di tutta la provincia ed anche fuori. Tenitalia, in ogni caso, rimarca che il sistema si sta rodando.

 

NUOVI ORARI – Pendolari, da Salzano al Veneto Orientale aria di “sollevazione”

A Salzano tanta rabbia alla riunione con i tecnici regionali sul nuovo orario cadenzato dei treni

ARRABBIATI – Alcuni dei partecipanti all’assemblea che si è tenuta ieri nel comune di Salzano. Molto scontento tra i presenti

«L’orario cadenzato è vergognoso, penalizza studenti e lavoratori. Se resta così, ci organizziamo e il prossimo mese non paghiamo l’abbonamento». Quando la studentessa si rivolge con tono perentorio ai dirigenti regionali, scatta l’applauso. L’immagine rende l’idea del clima che si respirava ieri all’assemblea organizzata da amministrazione di Salzano e comitato di pendolari: una sala consiliare ribollente di rabbia con oltre 100 persone ha accolto il dirigente regionale Bruno Carli e l’ingegnere Domenico Menna, uno dei tecnici regionali che hanno seguito la riorganizzazione.

L’assessore comunale Lucio Zamengo ha illustrato i disagi: «I treni diminuiscono, il servizio è stato limitato. Molte corse costringono al cambio a Noale e Mestre, ma la gente arriva tardi a scuola o a lavoro. Salzano non ha le corse Actv per Venezia, qui abbiamo solo treni».

Cosa vuole la gente? «Chiediamo che nell’orario di punta alcuni treni che si fermano a Noale facciano una fermata pure a Salzano» spiega una pendolare, Elena Guida. Molti puntano il dito sulla differenza con Noale: «Abbiamo un servizio dimezzato e paghiamo lo stesso abbonamento».

Menna e Carli si sono appuntati ogni lamentela: «L’orario perfetto non esiste, accontentare i 200mila pendolari veneti è impossibile. Ben vengano però queste proposte, le studieremo» ha dichiarato Carli. «Potremo perfezionare qualcosa – sottolinea Menna – ma per le nuove fermate serve un input politico dalla Regione». Tradotto: la decisione spetta all’assessore Chisso.

A sostenere che «il nuovo sistema non funziona» anche il sindaco di Spinea Silvano Checchin. Nei giorni scorsi è andato in stazione a verificare di persona la situazione, ma gli esiti non sono stati soddisfacenti: «Non è stata data nessuna informazione sull’opportunità di usufruire di un servizio di autobus sostitutivo del vecchio treno delle 7.21 – spiega il Sindaco – i due pullman delle 7.21 in direzione Mestre sono partiti completamente vuoti. I disagi riscontrati si potrebbero evitare se il treno regionale veloce proveniente da Bassano e in transito per Spinea alle 7.12 fermasse anche da noi».

Il Comune di Spinea sta cercando di modificare le abitudini degli spinetensi offrendo un sistema intermodale di trasporti per diminuire il numero di auto. «Ma la stazione di Spinea deve offrire un servizio in linea con le esigenze di mobilità dei cittadini – conclude Checchin – altrimenti questi continueranno a preferire gli spostamenti su gomma».

Damiano Corò e Gabriele Pipia

 

La lunga lotta del sindaco: «Le fermate non si toccano»

Continua incessante l’azione di rimostranza da parte dell’amministrazione comunale di Pederobba nei confronti della Regione e delle Ferrovie per garantire le fermate ferroviarie delle stazioni di Levada e di Pederobba rivendicando il diritto dei cittadini di Pederobba e dell’intera Pedemontana a servirsi del treno nella tratta Padova-Calalzo.

«Il Comune non cederà -ribadisce il sindaco Raffaele Baratto- siamo consapevoli di trovarci ai margini delle grandi arterie viarie e dobbiamo garantire un minimo di servizio a studenti e operai pendolari».

Il vice sindaco, Marco Turato, presente al tavolo di conferenza a Belluno con i sindaci del bellunese e dell’Alto Trevigiano, si è trovato contro le associazioni pendolari che sostengono che le fermate di Levada e di Pederobba risultano superflue e causano solo ritardi.

«Ciò che andrebbe, invece, contestata -sostiene Turato- è la scelta di Trenitalia di risparmiare sul costo del gasolio, perché i tre minuti che vengono persi nelle nostre fermate potrebbero essere recuperati, ma l’accelerazione significa maggior costo».

Intanto la linea Padova-Calalzo resta tra le peggiori del nord Italia: carente di corse, di coincidenze, con vagoni freddi d’inverno e forni d’estate.

 

A proposito di… NUOVI ORARI FERROVIARIO

Più che cadenzato, sembra cadente, carente e scadente il nuovo orario ferroviario. L’ennesima novità peggiorativa partorita da un amministrazione-gestione della ‘cosa pubblica’ che riesce solo ad aggravare la crisi, intervenendo con pezze tampone o “taconi” che sono persino peggiori dello “sbrego”. Guardiamo i treni, rovinarne anche solo l’immagine, equivale ad aprire ulteriormente il gas di scarico dovunque e per tutti, anche in faccia a chi il treno non lo usa. Ostracizzare chi si muove con il treno (air-friendly, tra l’altro!) allungandogli i tempi sprecati e il tragitto-itinere invece di agevolarlo con le coincidenze e aumentandone la frequenza è un crimine. Anche contro il più elementare buonsenso. Che la mobilità serva (persino ai mobili) l’Italia del made in Italy lo sa bene e lo canta fin dai tempi lontani-progressivi di “la donna è mobile”. E che la mobilità sia essenziale – sempre e soprattutto per uscire dalla crisi – non è certo un segreto di Stato e nemmeno uno dei misteri vergognosi di questo Paese. Viceversa è del tutto incomprensibile l’autismo (imperdonabile-impunito) tra chi dirige il trasporto pubblico, e il gradimento dell’utenza. Insomma proprio no, non merita un premio e nessuna ricompensa-riconferma, chi è responsabile di quest’ulteriore riduzione-dimezzamento dei mezzi pubblici, che oramai più che mezzi, possiamo chiamare quarti.

Fabio Morandin – Mestre

 

TRENITALIA, IL NUOVO ORARIO CHE REGALO!

Ho finalmente avuto modo di apprezzare il magnifico dono che Trenitalia ha voluto offrire agli utenti per le prossime festività, il famoso orario cadenzato. Ho scoperto che la tratta Venezia-Calalzo (e viceversa) non esiste più. Ora il malcapitato che desidera raggiungere il Cadore è costretto a sottoporsi a ben due cambi di treno, a Conegliano e a Ponte delle Alpi, con tutto ciò che ne consegue di disagi per anziani, mamme con bimbi al seguito e quant’altro. Riguardo ai tempi di percorrenza ricordo un articolo sul Gazzettino a proposito della tratta Venezia-Calalzo, che negli anni Trenta del secolo scorso veniva percorsa dalle famose “Littorine” in un tempo inferiore a quello attuale, e con più fermate! Oggi la corsa che al mattino partiva alle ore 8,04 da Venezia per arrivare a Calalzo alle 10,47 è stata anticipata di ben 33 minuti per arrivare, con i soliti due cambi, solo alle 10,42: più di mezz’ora perduta solo ad aspettare le famose coincidenze, portando così la durata (teorica) del percorso a ben tre ore e 11 minuti.

Giuseppe De Marchi – Lido di Venezia

Il sindaco di Quarto, Silvia Conte, si è rivolta agli uffici legali del Codacons: «Non si tiene conto degli utenti più deboli»

QUARTO D’ALTINO «Mi sono attivata con un legale, per vedere se esistano i termini per un ricorso». Il sindaco di Quarto, Silvia Conte, strenua oppositrice del nuovo orario cadenzato, così come è stato impostato, non si è arresa ai disservizi che sono costretti a “subire” i suoi utenti.

«Sono indignata», scrive in risposta ad un pendolare con disabilità, il quale ha raccontato, come altri, le difficoltà che ogni giorno deve superare, tra treni non attrezzati, binari dove non c’è l’ascensore apposito, corse per non perdere le coincidenze. «Questa testimonianza», scrive, «è un’ulteriore prova (e non ce n’era bisogno) di come questo pseudo-orario cadenzato sulla linea Venezia Trieste non sia stato progettato tenendo conto delle necessità dell’utenza».

Il sindaco si è rivolto al Codacons, sollecitata anche dal comitato pendolari di Quarto, per agire su due fronti, da un lato appunto la questione delle «categorie deboli», dall’altro più generale muoversi contro l’orario, nel suo complesso. Nel frattempo, ieri, ci sono stati i consueti disagi e ritardi. Il treno regionale 2211delle 13.41 da Trieste è stato cancellato nel tratto tra Mestre e Venezia, ed ha portato nel complesso oltre una quarantina di minuti di ritardo. Altri convogli hanno avuto cinque, dieci, quindici minuti di ritardo.

Per Trenitalia, in ogni caso, è stata una giornata tranquilla, addirittura senza grossi problemi di sovraffollamento. Non la pensa invece così, chi prende il treno e con i nuovi orari, proprio non ce la fa ad arrivare al lavoro.

«Io ed altre lavoratrici come me», racconta Ornella Cecchi di Quarto, «prendiamo il treno del mattino alle 6.17, che prima passava alle 6.03. Da lunedì facciamo le corse, cerchiamo di non perdere le coincidenze, ma arriviamo comunque tardi, con il cuore in gola. Anche perché dobbiamo raggiungere l’ospedale civile, prendere vaporetti, linee, anche in questo caso, molte volte affollate». Prosegue: «Senza contare che oggi (ieri, ndr) una signora che stava camminando nel sottopasso della stazione di Quarto, è scivolata su una lastra di ghiaccio, facendosi male. Il personale è riuscito a dirci che c’era il cartello di pericolo e che il sale costa e loro non hanno soldi». Aggiunge: «In ospedale ci sono medici che vengono da Padova ma anche da Bassano, che non prendono più il treno, ma vengono in auto con queste condizioni meteorologiche».

Ieri sera attorno alle 18, c’è chi ha scattato un fermo immagine del tabellone alla stazione di Mestre, dove si possono chiaramente vedere ritardi di cinque, dieci, quindici minuti. L’assessore regionale ai Trasporti, Renato Chisso, ha ribadito anche ieri che il flop del primo giorno, è stato causato dal ghiaccio.

A scagliarsi contro il nuovo orario, è ancora Ilario Simonaggio (Filt Cgil): «Siamo al terzo giorno di introduzione del cadenzato e la situazione rimane stabile nelle difficoltà e sofferenze quotidiane. Si ponga tempestivo rimedio altrimenti sfuggirà di mano. Il servizio si deve tarare sui bisogni dei pendolari e non sull’idea che si eliminano i servizi notturni per risparmiare sulla spesa».

Marta Artico

 

I viaggiatori continuano a sfogarsi raccontando le proprie disavventure in rete

Tante, in questi giorni, le testimonianze di pendolari che faticano ad arrivare sul posto di lavoro in orario. Si tratta, comunque, di un momento di rodaggio, lo stesso ingegnere regionale Carli, intervenuto alla presentazione del nuovo sistema, aveva chiesto di portare pazienza almenoper le prime due settimane.

«Sono una utente che paga regolarmente l’abbonamento e che parte tutte le mattine da San Donà di Piave alle 6.42 con il treno numero 2204» racconta su Facebook una viaggiatrice del Veneto Orientale, «questo treno, ormai da tre giorni, per inspiegabili motivi, una volta partito dalla stazione di San Donà di Piave, si ferma costantemente in mezzo alla campagna per circa 10-15 minuti, arrivando così in ritardo a Venezia Santa Lucia. Immagino che questa circostanza sia dovuta alla modifica degli orari dei treni». Prosegue: «Ora, non solo con i nuovi orari devo prendere un treno circa un’ora prima di quello che prendevo con i vecchi, ma addirittura il treno attuale arriva con un ritardo tale alla stazione di Venezia , che praticamente giungo al lavoro allo stesso orario di quando prendevo il treno vecchio, per non parlare poi di interi convogli, in altre fasce orarie, perennemente vuoti». Chiosa: «Sono seriamente intenzionata a viaggiare gratuitamente in treno senza pagare l’abbonamento».

(m.a.)

 

«Impossibile arrivare al lavoro a Venezia»

Salzano. Politici e cittadini, oggi alle 18, in assemblea per discutere le carenze del servizio

SALZANO – Cittadini e politica uniti contro l’orario cadenzato dei treni. Oggi alle 18 a Salzano, in sala consiliare, ci sarà il dibattito per discutere del problema e raccogliere le osservazioni da girare agli organi competenti, soprattutto la Regione. Molteplici i disagi rilevati per chi prende il treno alla stazione di Salzano, a partire dalla carenza di regionali nelle ore di punta, fino a vere maratone per rientrare a casa in certe fasce orarie, con alcuni treni che saltano la fermata. Verso Venezia, infatti, si hanno convogli dalle 6.31 alle 21.31. Quelli diretti, sono solo ai minuti 31, mentre chi dove salire sui regionali in partenza ai 48 di ogni ora, deve fermarsi a Mestre e aspettare la successiva coincidenza prevista cinque minuti dopo. Alle 6.55, è stato aggiunto un autobus verso Venezia, con partenza sempre dal piazzale della stazione che ferma a Maerne, Spinea, Mestre, Porto Marghera e piazzale Roma. Viceversa, da Santa Lucia, sempre un treno diretto a Salzano ai 26 di ogni ora, mentre per chi sale sul treno ai 56 di ogni ora, deve andare a Noale, aspettare 18 minuti per il successivo regionale e tornare indietro di una fermata. Per rientrare a casa, servono 51 minuti. Prima corsa alle 5.56, ultima alle 20.26. Questa la situazione, che non ha fatto piacere né ai pendolari né al Comune. I pendolari si sono organizzati anche su Facebook, aprendo una pagina chiamata «Pendolari Salzano Robegano». Tra segnalazione di ritardi e carrozze già piene, con tanto di foto, gli utenti hanno già iniziato a elencare tutti i disservizi per un progetto che si pensava partisse con meno problemi. I pendolari di Salzano si sentono maltrattati e nei giorni scorsi anche l’assessore alla Mobilità, Lucio Zamengo, ha espresso il suo malumore per la riduzione dei treni, passati da 19 a 16 verso Venezia. Per informazioni: pendolarisalzanorobegano@gmail.com.

Alessandro Ragazzo

 

«Non abbasseremo la guardia»

I pendolari del Veneto Orientale: controlli e denunce anche nelle festività

SAN DONÀ – Parola d’ordine, non abbassare la guardia. Pendolari e associazioni intendono proseguire anche durante il periodo natalizio la loro attività di monitoraggio dei disservizi legati all’introduzione del nuovo orario ferroviario cadenzato. Un primo bilancio dell’impatto del cadenzamento sulla vita dei pendolari della tratta Venezia-Portogruaro è stato tracciato ieri sera, nel corso dell’assemblea pubblica organizzata a Meolo dal Partito Democratico. I volontari del Comitato Pendolari del Veneto Orientale, invece, si sono attivati per informare tutti i viaggiatori con un’azione di volantinaggio e sensibilizzazione, che si dovrebbe tenere già domani mattina. Nel frattempo, nonostante non si sia più ripetuto il caos del primo giorno, ritardi e disservizi continuano comunque a caratterizzare questa settimana inaugurale dell’orario cadenzato. Ieri, ad esempio, è stata la volta del Regionale 2684 Trieste-Venezia che ha accumulato mezz’ora di ritardo. Oppure del Regionale 2207 Venezia-Trieste, che a San Donà è giunto alle 10.54 anziché alle 10.15. E ieri pomeriggio, intorno alle 18, a Mestre erano segnalati di nuovo parecchi ritardi che hanno infastidito i viaggiatori. Senza contare che persiste il problema dell’affollamento del regionale lento 11108 Portogruaro-Venezia, quello che da San Donà transita alle 7.01. «E’ stato fatto il peggio che si poteva fare. Basta andare sulla pagina Facebook del nostro comitato per vedere continue segnalazioni di ritardi», commenta Angela Stortini, del Comitato Pendolari del Veneto Orientale, «con il vecchio orario il treno delle 7.03 era un regionale veloce, ma viaggiava già stracarico. Immaginate adesso cosa accade con il nuovo regionale lento delle 7.01, su cui salgono tutti coloro che già prendevano a San Donà e Quarto il regionale veloce, ma che ora si riempie anche di tutti i viaggiatori che salgono nelle fermate successive. Capiamo che l’inizio possa essere travagliato. Ma in linea generale il nuovo orario ha lasciato a piedi pendolari e turnisti, di mattina ha creato affollamenti ovunque».

Giovanni Monforte

 

Treni, Chisso accusa il gelo «Basta speculare sui disagi»

Ironia Pd, il modellino di un convoglio in regalo a Zaia: «Si eserciti in vacanza»

Idv: l’assessore dica finalmente la verità.

Bottacin: «Caos figlio del monopolio»

VENEZIA – Bersagliato di accuse da ogni parte, con i malcapitati pendolari sempre più inviperiti, l’assessore Renato Chisso dice la sua in commissione trasporti e se la prende con il Generale Inverno: «Quello che è successo lunedì, con forti ritardi sulle percorrenze e grandi disagi per i passeggeri, non è stato causato dall’introduzione dell’orario cadenzato ma dal gelo che ha causato cadute di tensione lungo le linee elettriche e il congelamento, in particolare nel Bellunese, del gasolio delle motrici, malgrado siano rimaste accese tutta la notte. Sono problemi verificatisi nello stesso periodo anche l’anno scorso». Il nuovo orario, però, non ha retto al battesimo del fuoco… «È indubbio che abbia creato disguidi, sia perché ha cambiato le abitudini degli utenti, sia perché, in alcuni casi, c’è stato un problema di comunicazione per informare sui servizi sostitutivi su gomma. Chi fa sbaglia, noi stiamo monitorando il servizio ora per ora. Ai nostri pendolari prometto il massimo impegno e alla politica chiedo di non speculare sui disagi dei cittadini». E nell’immediato? «Ricordo che sono state introdotte 300 corse in più a livello regionale, concentrate soprattutto nel servizio metropolitano mentre il buco mattutino, dalle 10 alle 12, è dovuto alle fasce di manutenzione: chiederemo a Rfi di spostarle in altro orario». Parole che non convincono l’opposizione. Dove il Pd, dopo aver chiesto le dimissioni dell’assessore di Forza Italia, ricorre all’ironia, omaggia il governatore Luca Zaia (tramite il vice Zorzato) di una scatola-regalo con il kit completo di binari, locomotiva, vagoni e stazione: «Visti i problemi che il nuovo orario cadenzato sta creando in Veneto e la scarsa dimestichezza dimostrata da Zaia», ironizza il capogruppo Lucio Tiozzo «gli regaliamo un bel trenino in scala perché durante le festività natalizie possa esercitarsi». «In questi giorni di caos», fa eco Antonino Pipitone dell’Idv «noi non chiediamo a Chisso di andarsene ma di rispondere a tre domande: ci sono abbastanza convogli per reggere i nuovi orari? Sono sufficienti i macchinisti e capitreno? Ci sono le risorse, logistiche, economiche e di personale, per fare la manutenzione dei molti treni che si guastano ogni giorno?». Ah, saperlo. Secondo Diego Bottacin (Scelta civica) i pendolari «Stanno assaporando il frutto avvelenato del monopolio di Trenitalia e del disinteresse della Regione» mentre Santino Bozza, leghista senza partito, sostiene che il pericolo arriva da Est: «Ho saputo che la manutenzione dei treni è stata affidata a cooperative che impiegano romeni e altri extracomunitari di dubbia esperienza. C’è un problema di sicurezza: Chisso intervenga prima di dover soccorrere o piangere le vittime di un incidente».

Filippo Tosatto

 

TRENI / 1 L’orario cadenzato penalizza i lavoratori

Chi le scrive è un lavoratore residente a Quarto d’Altino, che con una comitiva di altri, che abitano tra Portogruaro e Quarto, si ostina a far visita a Venezia ogni mattina verso le 7. Per farlo, con entusiasmo, io e gli altri prendiamo il treno che, con il nuovo orario cadenzato, ferma a Quarto alle 5.45. Lunedì siamo in parecchi, tutti ansiosi di sperimentare questa novità che Trenitalia e la nostra Regione ci hanno riservato. Il treno che arriva, in perfetto orario, è un pochino anzianotto. Raggiungiamo, in perfetto orario, quasi la stazione di Mestre… dico quasi perché si scende tutti in un binario morto. Non è previsto che lo stesso treno ci porti a Venezia. Beh perlomeno non piove e camminando, entriamo in stazione a Mestre, dove l’altoparlante annuncia che il treno proveniente da Treviso, che avremmo dovuto prendere, è previsto con 30’ di ritardo “causa ritardo preparazione treno” ( ? ). Va beh, per fortuna quello successivo è previsto con 10 minuti di ritardo, così riusciamo ad aspettare tranquillamente in stazione. Naturalmente arriviamo a Venezia giusto in tempo per perdere il vaporetto che ci porta sul luogo del divertimento giornaliero, ma questa è tutta un’altra storia. Il giorno successivo, il treno arriva ancora in orario alla stazione di Quarto d’Altino, ma non so come mai, arriviamo a Mestre con 8 minuti di ritardo. Naturalmente la coincidenza delle 6.09 è persa. Di corsa si va a prendere la successiva che parte dal binario 5. Fatte le scale in fretta per paura di perderla, compare la scritta “10 minuti di ritardo”. Quindi giù di corsa per prendere l’altra coincidenza che parte dal binario 9. Quelli della Regione e delle Ferrovie, in accordo, hanno pensato alla nostra salute. Per tenerci in forma, ci fanno correre tutte le mattine a destra e a sinistra per prendere coincidenze. Ma devono aver pensato bene anche allo stress accumulato durante il periodo invernale. Così hanno deciso di sopprimere il nostro treno mattiniero tutti i sabati e le domeniche e dal 7 giugno al 13 settembre. Questo orario sembra cadenzato sull’orario scolastico, ma a questo punto mi vedo costretto a dare una notizia che sicuramente sconvolgerà chi l’ha pensato. Nessuno studente prende il treno a quell’ora. A quell’ora il treno lo prendiamo noi, che andiamo a visitare i reparti dell’ospedale a ore mattiniere perché ci piace così. Lo prendiamo noi, che andiamo a visitare gli alberghi di mattina per vedere quanto tempo dopo si svegliano i turisti. Lo prendiamo noi, che ci piace vedere Venezia prima dell’alba etc. etc. Sicuro di aver dato un contributo essenziale ai “pensatori” di questo orario (chissà quanti soldi hanno preso).

Davide Mazzuccato – Quarto d’Altino

 

TRENI / 2 Calvario da Carpenedo fino a Venezia

Gentile assessore Chisso, lei ed i “manager” delle Ferrovie – responsabili dell’introduzione dei nuovi orari cadenzati – siete stati molto nei miei pensieri ieri. Non posso riferire per motivi di decenza il contenuto di quei miei pensieri, ma colgo l’invito che ho letto in un riquadro di un giornale locale e procedo a riferirle alcune considerazioni relative all’aggravio che mi è derivato dall’introduzione di tali nuovi orari. Premessa: dal 2005 lavoro a Venezia e per raggiungere il mio ufficio ho optato per il treno. Utilizzo la stazione di Venezia – Carpenedo, dove fino a venerdì 13 dicembre salivo alle 8.02 su di un treno (che fermava in tutte le stazioni) proveniente da Portogruaro, e che giungeva a Venezia circa 23 minuti più tardi, in tempo per prendere un battello fino a Rialto ed arrivare in ufficio verso le 8.45. Ho letto nei giornali di le cronache relative ai risultati caotici e penosi (“penosi” perché costituiscono una pena per i pendolari) dell’introduzione di questo nuovo orario cadenzato, ma non vi ho trovato traccia delle difficoltà incontrate da chi utilizza la linea che utilizzo io. Dal 16 dicembre il treno che prendevo io (ed un’altra dozzina di persone che salivano a Carpenedo, più tutte quelle che vi salivano in una delle varie fermate anche secondarie, a partire da Portogruaro) non c’è più. Ce ne è uno che ferma a Carpenedo alle 7.58, ma che per qualche scelta che mi appare bizantina, invece di giungere a Venezia finisce la sua corsa a Mestre. I nuovi orari cadenzati indicano che si può prendere una “coincidenza” da Mestre per Venezia alle 8.08 (un inedito sedicente “treno urbano”) che però ieri mattina risultava cancellato. Il primo treno disponibile da Mestre per raggiungere Venezia era indicato con 10 minuti di ritardo. Risultato: sono salito su di un treno 5 minuti prima del solito, ma sono arrivato in ufficio 15 minuti più tardi del solito, con solo due minuti di tolleranza prima che pure io risultassi “in ritardo” per il mio datore di lavoro. Un risultato scadente per me e per quelli nelle mie stesse condizioni. Ma il peggio si è verificato al ritorno. Fino a Venerdì 13 utilizzavo un treno regionale per Portogruaro che partiva da Venezia alle 16.46 e giungeva a Carpenedo (quasi sempre con qualche minuto di ritardo) verso le 17.10. Anche quel treno adesso non c’è più. Il nuovo orario cadenzato suggerisce di prendere un treno che parte da Venezia alle 16.42 (è un regionale che va a Bologna) per giungere a Mestre alle 16.52, scendere, e prendere un treno per Portogruaro che parte da Mestre alle 16.57. In sostanza, secondo l’orario cadenzato, 5 minuti di margine sono un tempo ragionevole e sufficiente per prendere la coincidenza a Mestre. Tale previsione mi ha fatto ipotizzare che chi ha concepito questo orario cadenzato non abbia dimestichezza con i treni dei pendolari e gli abituali ritardi che li caratterizzano. Io ieri sono arrivato alla stazione di Venezia S.L. un poco in anticipo, e – sperando di arrivare a Mestre prima possibile per prendere la coincidenza per Carpenedo – invece di prendere il treno suggerito dall’orario cadenzato (il treno per Bologna delle 16.42), sono salito su di un treno per Trieste che sarebbe dovuto partire da Venezia alle 16.41, e cioè prima di quello per Bologna. Non so a che ora sia partito da Venezia il treno per Bologna, ma il treno per Trieste è partito con oltre 10 minuti di ritardo e quando sono arrivato a Mestre, il “mio” treno per Carpenedo era già partito. Risultato: ho dovuto acquistare un biglietto dell’Actv e prendere un autobus per giungere a Carpenedo 50 minuti più tardi rispetto a quanto accadeva prima dell’entrata in vigore di questo orario cadenzato. Tutto quanto sopra considerato io suggerisco, anzi, io la supplico di adoperarsi – nell’interesse dei cittadini che lei amministra – per fare in modo di ripristinare l’orario che era in vigore fino al 14 dicembre 2013, che non era perfetto ma era molto, molto migliore di questo “cadenzato” che sciaguratamente è stato concepito ed è entrato in vigore il 15 dicembre 2013. Fare fermare alcuni treni a Mestre invece che farli proseguire fino a Venezia forse permette di realizzare un risparmio di spesa per la Regione e per le Ferrovie, ma tale risparmio lo pagano i pendolari che ancora hanno un posto di lavoro da raggiungere a Venezia. Oggi (ieri, ndr) ho avuto una giornata diversa dalle solite e quindi non ho dovuto prendere gli abituali treni da e verso Carpenedo, ma domattina (oggi, ndr) sarà per me una giornata “tipica”: spero che lei non sia nei miei pensieri nello stesso modo in cui lei è stato nei miei pensieri. Saluti (cadenzati),

Alessandro Lenza – Mestre

 

NUOVO ORARIO

Dopo il primo traumatico impatto dell’orario cadenzato sui pendolari veneziani riprendono fiato le voci polemiche. A farsi sentire è il gruppo Legambiente del Veneto Orientale, che se la prende con l’assessore regionale alla Mobilità Renato Chisso.

«Nessuna delle richieste presentate il 3 dicembre scorso da sindaci, cittadini, comitati e associazioni è stata accolta – accusa il gruppo in una nota -. L’assessore Chisso dichiara di avere lavorato con le associazioni, peccato che le stesse abbiano sollevato notevoli critiche mai accolte. È evidente che questa proposta di orario cadenzato non ha nulla a che vedere con un moderno concetto di trasporto pubblico».

Il gruppo ambientalista stigmatizza l’aumento delle fasce scoperte, notturne e diurne, e l’ulteriore riduzione di offerta nelle giornate prefestive e festive.

«Non vi è nessuna politica dedicata ad intercettare nuovi utenti. Al contrario chi deve essere al lavoro a Venezia alle 6,30 o alle 7 si accomodi in auto, chi termina dopo le 22 prenda l’auto. Vai a Roma o Milano? Prendi l’auto fino a Mestre. I turisti che desiderano soggiornare nella cintura Veneziana, ossia la città metropolitana, si arrangino. La politica di questa Giunta Regionale punta solo al mezzo privato (bisogna pur pagare i pedaggi per le autostrade) condannando le città a perenni e crescenti ingorghi».

Dal canto suo l’assessore Chisso dichiara che il servizio ferroviario è «un sorvegliato speciale, soprattutto in questa fase di avvio del nuovo sistema, che deve essere migliorativo del precedente. Oggi, secondo giorno feriale del cadenzamento, le cose sembrano andare meglio, ma stiamo in campana».

Tra i convogli sotto osservazione c’è il treno in partenza da Brescia alle 5.51 con arrivo a Venezia alle 8.55: «Trenitalia lo terrà sotto controllo per valutare un eventuale cambio di materiale rotabile».

Intanto stasera alle 20.30 a Meolo, nella sala multifunzionale del Centro servizi anziani “I Tigli” in via Ca’ Corner Sud, il Pd ha organizzato un incontro-dibattito sull’orario cadenzato dal titolo “Cosa è cambiato per gli utenti? Quali le problematiche e i possibili miglioramenti?” (per informazioni http://pdmeolo.wordpress.com). (d.d.b.)

 

Il docente Luigi Podda vittima dei disagi giornalieri: anche per lui il treno è solo un incubo

I PENDOLARI – Erano state promesse corse ogni 15 minuti: un’illusione

L’ODISSEA dei pendolari accentuata con l’entrata in vigore del nuovo orario cadenzato: solo ritardi

Caos-treni, dopo il flop. Consiglio straordinario

Le proteste dei pendolari dopo il flop registrato il primo giorno dell’entrata in vigore dell’orario cadenzato di Trenitalia, ha indotto il consiglio comunale di Mogliano a riunirsi in seduta straordinaria. Lo farà domani sera alle 19.45 per discutere l’unico argomento all’ordine del giorno relativo all’interpellanza ad hoc presentata dal gruppo consiliare di “Mogliano Democratica” (Rita Fazzello e Mario Fenso).

«Quali provvedimenti intende prendere la Giunta per non penalizzare ulteriormente i pendolari del trasporto ferroviario?, chiedono la Fazzello e Fenso. Mogliano è stata individuata dal servizio della Metropolitana leggera di superficie come la stazione cardine per i parcheggi scambiatori della tratta Treviso-Venezia (i pendolari sono circa 2 mila al giorno). In realtà la Metropolitana resta al momento soltanto una chimera. Dal dibattito consiliare di domani sera sono attese diverse risposte alle domande rimaste in sospeso, a cominciare dalla nuova fermata dei treni tra Marocco e La Favorita di Mestre con la realizzazione del nuovo ponte sul fiume Dese.

A dubitare sul reale decollo della Metropolitana sono in tanti. Tra i pendolari delusi c’è Luigi Podda, 55 anni, moglianese, docente al Conservatorio di Padova dove è insegnante di sassofono.

«Sono anni -commenta il professore- che sentiamo dire che con l’entrata in funzione della Metropolitana ci sarà un treno ogni quarto d’ora da Treviso a Mestre. In realtà stiamo assistendo alla soppressione di diverse corse. Da Mogliano per Venezia non si sono più treni per due ore nella fascia centrale della mattinata». Ma i disagi del docente non finiscono qua. «Quando arrivo a Mestre devo aspettare un’ora per raggiungere Padova per prendere un treno regionale. Salvo optare per un treno super-veloce spendendo 16 euro per fare 30 chilometri. È questo l’aiuto che si dà a noi pendolari?».

Nello Duprè

 

Treni, bufera sulla Giunta

Zaia: «Lasciateci provare, i vantaggi si vedranno».

Chisso: «Subito i primi aggiustamenti».

Ma l’opposizione va all’attacco e il caso finisce in Parlamento

DISAGI CONTINUATI – Per i pendolari del Nordest. Corse in ritardo, coincidenze difficili. Trenitalia annuncia: «Cambiamo subito»

6 LE CORSE INTERESSATE A MODIFICHE

Nessuno forse si aspettava che nell’orario cadenzato regionale qualcuno avesse messo anche candelotti di dinamite per la politica. Ma è così: dopo mesi di annunci e statistiche, l’esordio semifallimentare del nuovo sistema (“da ieri mi devo alzare 45 minuti prima ogni giorno” – racconta Francesca, pendolare Padova-Mestre) ha acceso uno sbarramento di fuoco di polemiche. Tanto che ormai le opposizioni di centro sinistra chiedono apertamente le dimissioni dell’assessore responsabile Renato Chisso. La Giunta resiste e fa quadrato difendendo il nuovo sistema di mobilità su rotaia. «Lasciateci provare, non esiste il manuale dell’orario cadenzato – tuona il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia – La giornata di lunedì è stata sfortunata per motivi che dipendono da Trenitalia dobbiamo recepire e imparare. Se riusciremo ad aggiustare il sistema, i vantaggi per i viaggiatori ci saranno». Vaglielo a dire a quelli che non sono arrivati in orario al lavoro o hanno aspettato mezze ore per tornare a casa. Così le armate dei partiti sono scese in campo. Antonio De Poli, senatore Udc ha annunciato un’interrogazione al ministro delle Infrastrutture Lupi per chiedere «quali iniziative intenda intraprendere per risolvere una situazione che sta provocando disagi a migliaia di pendolari».

E il capogruppo regionale del Pd, Lucio Tiozzo, attacca su tutta la linea la Caporetto del sistema ferroviario. «Zaia non è capace di gestire proprio uno dei settori che sono di competenza della Regione? Il Veneto riconsegni allo Stato ogni competenza, peggio di così non può andare». Di disastro annunciato parla il segretario regionale del Pd, Rosanna Filippin: «Da settimane chiedevamo attenzione e interventi concreti da parte della Regione rispetto ai problemi sollevati dai comitati dei pendolari». Sergio Reolon (consigliere regionale Pd): «La Regione non investe un solo euro sul servizio e poi scarica la responsabilità su Trenitalia, ma la competenza del servizio è della Regione. Gli unici a lavorare per migliorare il servizio sono i pendolari». «Bisogna approfittare del periodo natalizio, per rimodulare l’impostazione», suggerisce Bruno Pigozzo(Pd). Ad ammettere per primo che “qualcosa non ha funzionato” è ancora l’assessore alla mobilità Renato Chisso, che però difende l’impostazione data ai trasporti su rotaia: «Trenitalia ci ha comunicato inconvenienti riscontrati dal personale di bordo – spiega – sul cadenzamento in quanto tale e sono cosa diversa dai guasti e dai ritardi».

In Friuli V. G. l’assessore alla Mobilità Mariagrazia Santoro è stata decisa e dura contro Trenitalia: «Serve un po’ di tempo, lo capiamo perché il nuovo orario sia a regime, ma non sono accettabili gli inconvenienti che si stanno verificando in questi primi giorni». Per Trenitalia il servizio dei treni cadenzati per i pendolari sembra funzionare: parla solo di alcuni ritardi ritenuti «fisiologici» e ristretti nei 10 minuti in una fase che resta di sperimentazione. «Nei prossimi giorni il servizio verrà ritarato». Come dire: pendolari resistete. I pendolari non ci stanno e si sfogano sul web tanto che – un esempio – il comitato “Pendolari Salzano-Robegano” ha aperto una pagina Facebook per le segnalazioni. «Come si poteva pensare di avviare un piano tanto ambizioso quando Trenitalia non era nemmeno in grado di garantire il precedente orario?».

(ha collaborato Gabriele Pipia)

 

MONTEBELLUNA Continua il calvario dei pendolari: a Castelfranco non riuscivano a salire

Treni nel caos: arriva la polizia

Ieri mattina accumulati altri ritardi: quasi un’ora. E gli altoparlanti invitano a scendere

MONTEBELLUNA – Sos dei pendolari: «Serve un treno di rinforzo». Sulla linea Belluno-Padova, e in particolare in corrispondenza delle fermate di Montebelluna e Castelfranco, si è consumata ieri un’altra giornata di passione: il treno delle 7.11 è arrivato in stazione a Montebelluna con più di 50 minuti di ritardo, mentre a Castelfranco è dovuta intervenire la polizia per evitare che l’assalto alle carrozze troppo piene avesse conseguenze peggiori.

«Tra lunedì e ieri -spiega Alberto Ghiraldo, dell’associazione pendolari di Montebelluna- abbiamo avuto ritardi in molte fasce orarie, culminati col secondo treno della mattinata di ieri partito da Belluno con 52 minuti di ritardo».

Si tratta del famigerato treno delle 7.11, che da solo (invece dei due precedenti) dovrebbe sostenere l’intero flusso di pendolari, ma che già lunedì ha lasciato a piedi molti studenti. «Come avevamo previsto -prosegue Ghiraldo- la situazione è invivibile, con i passeggeri che per l’intera tratta vengono stipati in modo disumano, essendo solo gli studenti del bacino del montebellunese in numero tale da riempire l’intero treno. Inoltre, più un treno è affollato, maggiori sono le possibilità di ritardo. Di fatto, il convoglio arriverà a Padova costantemente dopo le 8.15 , rendendo impossibile la puntualità alle lezioni. Chiediamo un treno di rinforzo nella medesima fascia oraria».

Ieri intanto a causa dell’incredibile ritardo del treno a Montebelluna, molti pendolari si sono spostati in auto, in qualche caso scegliendo di partire da Castelfranco. E qui è stato il caos.

«C’era la polizia -spiega una pendolare, ma la cosa è segnalata anche sul sito “Trenitardo”- a gestire la gente che saliva in treno e c’è stato perfino l’annuncio che pregava i passeggeri di scendere perchè il treno era troppo affollato».

Intanto, per quanto riguarda nello specifico la situazione di Montebelluna, «è una vergogna senza limiti -spiega Lucio De Bortoli, consigliere di “Montebelluna nuova”- il nuovo orario è inaccettabile. Intervenga il sindaco con chi di dovere».

Laura Bon

 

LETTERE AL DIRETTORE

Treni, più che cadenzato l’orario è cadente e decadente

Caro direttore, oltre ad avere diradato le corse (si fa per dire) e allungato i tempi di percorrenza, il nuovo orario ferroviario ha pure aumentato i ritardi. Oggi (ieri per chi legge, ndr) con il treno delle 7.48 da Belluno per Padova non sono bastati due ore e 13 minuti per fare poco più di cento chilometri. Sono occorsi due ore e 22 minuti a una velocità media di poco più di 40 chilometri all’ora. Avanzo una proposta: sostituire la strada ferrata con una pista ciclabile. Otterremmo il duplice vantaggio di diminuire i tempi di percorrenza e sanare il bilancio regionale. Se fossi nell’assessore ci penserei.

Arturo Garbuio Belluno

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Caro lettore, più che cadenzato questo nuovo orario ferroviario varato in Veneto mi sembra cadente. O, se preferisce, scadente e decadente, nel senso che pur essendo appena entrato in vigore sembra già avviato verso un sicuro declino. Battute a parte, è davvero inspiegabile che in Veneto non si riesca a garantire un servizio ferroviario per i pendolari degno di questo nome. Ed è intollerabile che non siano neppure chiare le responsabilità di questo perenne disastro sui binari. Di chi è la colpa? Della Regione? Di Trenitalia? Di addetti inadeguati? O di chi altro? Forse se riuscissimo ad accertare almeno questo, potremmo provare a dare una soluzione ai problemi. L’impressione invece è che prevalga sempre la logica dello scaricabarile. Gli uni addossano la colpa gli altri, gli altri fanno altrettanto. E il conto lo pagano sempre e comunque i pendolari.

 

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