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VIGONOVO – Tanti gli appuntamenti e gli eventi in calendario del Comitato intercomunale Brenta Sicuro che si batte da sempre per il completamento dell’idrovia Padova Venezia e che domenica ha fatto un sopralluogo sui punti critici dei fiumi tappe nell’alta padovana. «Parteciperemo», spiega il portavoce Marino Zamboni, «all’evento, organizzato da Legambiente, “Puliamo il mondo” che si tiene a Vigonovo e Saonara e, contemporaneamente all’importante festa delle associazioni a Piove di Sacco il 21 settembre. Stiamo preparando con grande cura inoltre l’evento che si propone di ricordare la grande alluvione del 1966. La data prevista è il giorno 8 novembre sul punto, nel Piovego, in cui ci fu la rottura dell’argine. Ci saranno anche molti imprenditori. Tutti oramai sanno che non c’è senza sicurezza idraulica a causa dai danni provocati dalle sempre più frequenti alluvioni». Per organizzare le queste iniziative ci saranno incontri settimanali: ogni venerdì dalle 21 alle 2.3 La sede è quella del Gruppo Archeologico Mino Meduaco Via Lova, 139 a Campolongo. Per informazioni cell. 347 2305979.

(a.ab.)

 

L’assessore all’Ambiente Conte risponde ai sindaci che sollecitavano il progetto «Non sarà possibile farlo entro quest’anno, resta l’impegno a trovare i soldi»

CAMPONOGARA – Il progetto e l’affidamento dell’appalto per il completamento dell’Idrovia Padova Venezia slitta a tempo da destinarsi. A spiegarlo, tirando il freno a mano su un progetto che sembrava avviato al galoppo, è direttamente l’assessore all’Ambiente della Regione Maurizio Conte, in una lettera inviata al presidente della Conferenza dei sindaci Giampietro Menin. I sindaci della Riviera del Brenta avevano invitato quasi unanimemente la Regione a fare presto per non perdere i fondi europei destinati alle grandi opere. «Viste le complesse norme in materia di appalti pubblici» spiega Conte «non si può favorevolmente riscontrare l’invito a presentare il progetto entro la fine del 2014. Resta però l’impegno a reperire comunque le risorse economiche per la realizzazione di un’opera ritenuta sicuramente prioritaria sotto vari aspetti». Resta l’impegno, ma non si sa ne in che modo le risorse saranno trovatete, nè dove. I calcoli sono precisi dopo l’emanazione del bando di gara per il progetto. Si dovranno trovare 3-400 milioni di euro. Secondo lo studio di fattibilità della Regione, per completare il tracciato (oltre 27 km tra Padova, Saonara, Vigonovo, Strà, Fossò, Camponogara, Dolo, Mira e Venezia) in classe quinta e quindi in regola con la normativa comunitaria, servono 384 milioni di euro che diventano 461 milioni con opere aggiuntive per migliorare la sicurezza idraulica del sistema Brenta-Bacchiglione nello snodo di Stra-Vigonovo. Già il bando di gara però conteneva delle incongruità che sindaci e comitati hanno fatto notare alla Regione. «Il bando prevede» spiega per il comitato Brenta Sicuro Marino Zamboni «il passaggio sul canale di navi utilizzate per il trasporto di merci sul fiume Volga. Cioè navi gigantesche se paragonate a un progetto fattibile di idrovia. Queste caratteristiche nel bando vanno cambiate». L’assessore, rispondendo ai sindaci, spiega che il canale potrà avere una portato superiore rispetto a quella ipotizzata nel bando di 350 metri cubi al secondo e che oltre che ad essere scolmatore sarà anche navigabile. Viene esclusa del tutto comunque anche da parte dell’assessore l’ipotesi di una camionabile perché dimensioni del genere non lo permetterebbero. I sindaci della Riviera del Brenta sono preoccupati. «La risposta che mi è pervenuta ci preoccupa» spiega Menin «Non si parla di un termine per la presentazione nè di come i soldi si reperiscono. Se si rispettavano i tempi arrivavano dai fondi strutturali europei». Sulla stessa lunghezza d’onda il sindaco di Campolongo Alessandro Campalto da sempre in prima fila sui temi legati alla sicurezza idraulica. Una conferenza dei sindaci della Riviera sul tema si terrà a settembre.

Alessandro Abbadir

 

gli ambientalisti dei circoli piove di sacco e riviera del brenta

La Regione ha pronto il bando per il progetto con cui collegare Padova a Venezia

L’idea risale al 1960: il canale si ferma a Vigonovo e riparte da Mira fino in laguna

PADOVA – Idrovia: avanti tutta, dopo 55 anni di promesse e ritardi. A invocare il completamento del canale navigabile tra la Zip di Padova e la laguna di Venezia ideato dal professor Mario Volpato nel 1960, non sono i sindaci o gli industriali ma gli ambientalisti più che mai convinti che si tratti dell’unica grande opera che può salvare mezzo Veneto dall’incubo alluvione. Avanti tutta con la benedizione dei circoli di Legambiente Padova, Selvazzano, Saccisica, Riviera del Brenta, Saonara- Vigonovo, del comitato Brenta Sicuro e di un’altra decina di associazioni che invitano la Regione a passare dalle parole ai fatti. L’assessore all’Ambiente Maurizio Conte ha ribadito la volontà di arrivare in tempi rapidi al bando di gara per il progetto, poi si dovranno trovare 3-400 milioni di euro. Secondo lo studio di fattibilità della Regione, per completare il tracciato (oltre 27 km tra Padova, Saonara, Vigonovo, Strà, Fossò, Camponogara, Dolo, Mira e Venezia) in classe Va e quindi in regola con la normativa comunitaria, servono 384 milioni di euro che diventano 461 milioni con opere aggiuntive per migliorare la sicurezza idraulica del sistema Brenta- Bacchiglione nello snodo di Strà-Vigonovo. «Sia chiaro: siamo pronti a scendere in piazza contro le grandi opere che devastano il territorio. La Pedemontana, la Orte-Mestre e il canale Contorta in laguna a Venezia sono gli ultimi esempi di scelte sbagliate che noi contrastiamo», dicono in coro Danilo Franceschin, Marco Macis, Marino Zamboni e Lorenzo Benetti, portavoce dei circoli. «Ma non abbiamo alcun dubbio a ribadire che va realizzata l’idrovia Padova- Venezia per due motivi: il canale scolmatore navigabile con una portata di almeno 400 mc/secondo consente alle chiatte di arrivare dal porto di Venezia fino all’interporto della zona industriale di Padova e quindi sposta il traffico merci dai tir su strada al fiume, come a Rotterdam. Secondo motivo: l’idrovia farà sfociare in laguna fino a 10 milioni di mc di acqua, una portata simile a quella del Bacchiglione durante le alluvioni. La vasca di laminazione in corso di realizzazione a Caldogno può contenere al massimo 3 milioni di mc e quindi non risolve il rischio alluvione: Padova e l’area metropolitana sono in eterno pericolo fino a quando non verrà realizzata l’idrovia». A sostenere l’urgenza dell’opera non sono soltanto gli ambientalisti, ma pure due autorevoli docenti universitari di Ingegneria a Padova: Andrea Rinaldo e Luigi D’Alpaos, che hanno elaborato analisi da tempo sul tavolo dell’assessore Contea palazzo Balbi. Scrive ancora Legambiente: «L’allargamento del porto veneziano fino a Padova conferirebbe all’Authority portuale un ruolo ed una dimensione nazionale ben più consistente. Un sistema fluvio-marittimo integrato all’entroterra farebbe di quello scalo un polo di livello continentale. Il completamento dell’idrovia deve essere realizzato in un una classe di navigazione europea che consenta l’utilizzo di battelli in grado di raggiungere i porti dell’alto e medio Adriatico e di realizzare la rottura di carico delle grandi navi porta container che faranno scalo al futuro porto offshore di Malamocco. In tal senso va respinto lo studio proposto dal presidente dell’Autorità Portuale di Venezia, Paolo Costa, di trasferire i container alle piattaforme logistiche attraverso le cosiddette “mamavessel” e i relativi spingitori, i cui pescaggi sono incompatibili con quelli delle idrovie, mentre è opportuno approfondire il modello, studiato dalla facoltà di Ingegneria navale di Genova, che risponde a molte delle specifiche esigenze dei nostri corsi d’acqua interni». Perché il progetto è fermo? Non pesa solo la carenza di fondi. Il professor Mario Volpato, fondatore di Cerved e padre della Zip con Ettore Bentsik, nel 1963 riuscì a trovare 6,6 miliardi di lire. Di soldi ne sono stati spesi con generosità, stanziati da Stato, Regione Veneto e Ferrovie: dal 1976 sino al 1990 altri 47 miliardi e 143 milioni. Poi lo stop. Il canale parte da Granze di Camin e arriva fino a Vigonovo, poi scompare anche se sono stati realizzati tutti i cavalcavia stradali fino a Mira sotto i quali non scorre l’acqua. Da Mira l’ultimo tratto porta in laguna a Marghera. Il consorzio Idrovia è stato sciolto nel marzo 1988 per non creare problemi al porto di Venezia, che teme le chiatte modello Rotterdam fino a Padova.

Albino Salmaso

 

Con l’ultimo l’incontro avvenuto a Dolo giovedì scorso, è terminato il calendario di appuntamenti organizzati dal comitato intercomunale «Brenta sicuro» con gli amministratori pubblici della Riviera del Brenta e del padovano per esaminare le criticità delle rive dei fiumi. Complessivamente gli incontri hanno coinvolto 14 comuni, in un territorio abitato da circa 130.000 persone. I comuni coinvolti sono stati i paesi padovani di Codevigo, Arzergrande, Piove di Sacco, Noventa Padovana, Saonara e quelli veneziani di Campolongo Maggiore, Vigonovo, Fossò, Camponogara, Strà, Fiesso d’Artico, Dolo e Pianiga.
È il primo «test» significativo che il Comitato Brenta Sicuro ha condotto «con la convinzione che la conoscenza delle realtà locali sia fondamentale per affrontare i problemi che solo apparentemente sono piccoli e localizzati, ma in realtà presentano molti punti in comune tra di loro».
«La manutenzione delle rive dei grandi fiumi – ha affermato il presidente del Comitato – è compito del Genio Civile. Ai Consorzi di bonifica spetta invece la cura e pulizia degli scoli, ai Comuni quella di fossati pubblici e ai cittadini dei fossati privati. Tutti tasselli che compongono un puzzle che si integra e se qualcosa non è posizionato correttamente, avvengono le piccole (o grandi) inondazioni. Tutti gli amministratori coinvolti hanno dimostrato grande sensibilità al problema e hanno affermato che ritengono la grande opera “idrovia Padova-Mare” fondamentale per prevenire i fenomeni alluvionali con la consapevolezza che, in presenza di una perfetta manutenzione delle rive, di una adeguata pulizia e manutenzione delle vie d’acqua minori, rimane comunque il grave rischio di inondazioni dovute al deficit di portata a sud di Padova rispetto alla parte posta a nord. L’unica soluzione è rappresentata dal completamento dell’idrovia con una portata di almeno 400 metri cubi d’acqua al secondo».

(v.com.)

 

Dolo. Comitati e agricoltori chiedono alla Regione di rivedere il progetto

Lazzaro (Cia): va aumentata la portata del canale per evitare altri allagamenti

DOLO Il bando regionale per la progettazione dell’idrovia va ritirato e va riformulato, la portata del canale potenziata. A prendere questa posizione è stata ieri mattina la Cia (Confederazione italiana agricoltori) con i comitati del territorio. Un no secco all’ipotesi di costruire accanto a un canale scolmatore una camionabile, ipotesi che nasce a detta di molti da un bando che appare sconclusionato e che rischia di portare alla redazione di un progetto di completamento dell’idrovia da 700-800 milioni del tutto elefantiaco, che farebbe ripiegare appunto verso la soluzione scolmatore affiancato da strada. A sottolineare la necessità che il canale sia navigabile è stato soprattutto Marino Zambon, rappresentante del Comitato Brenta Sicuro. Zambon ha spiegato che i fondi europei all’opera arriverebbero solo di fronte a un canale navigabile. Luca Lazzaro, della Cia Venezia, ha ribadito che il bando è insufficiente ai fini della tutela dal rischio idraulico del territorio padovano e veneziano,con una portata prevista di 350 mc/sec: «Sarebbe necessaria una portata minima di 450 mc/sec, in modo da riuscire a scolmare (in caso di piena) le acque del Brenta Cunetta e alleggerire il sistema Brenta-Bacchiglione. È poi singolare la scelta del tipo di imbarcazione che dovrebbe navigarci, una nave utilizzata sul Volga in Russia dato che, col pescaggio di 3,8 m, non potrebbe navigare in nessun altro canale». Ernestino Prevedello e Carlo Bendoricchio, rispettivamente presidente e direttore del Consorzio di Bonifica Acque Risorgive hanno appoggiato l’idea di un canale che diventi scolmatore, per la messa in sicurezza del territorio consortile e per fini irrigui. Il sindaco di Fossò Federica Boscaro ha ricordato che uno scolmatore del genere tutelerebbe gli argini del Brenta. «Quando i quartieri e le zone industriali delle nostre città vanno sott’acqua, i risarcimenti non sono mai sufficienti a ripagare i costi o a fare ripartire le attività economiche, è meglio prevenire ». Il sindaco di Fiesso d’Artico Andrea Martellato ha invitato a non «dividersi su troppi particolari e di muoversi unitariamente, perché comunque la Regione ha deciso di intervenire. Meglio sostenere il progetto, con migliorie condivise, piuttosto che mandare tutto all’aria per colpa di particolarismi». Infine per il presidente della Cia Venezia Paolo Quaggio «l’idrovia potrebbe anche stimolare una nuova cultura del territorio: attrezzata con una pista ciclabile diventerebbe fruibile in un’ottica di turismo lento e integrabile con attività come canoa, diportismo ed economiche a basso impatto ambientale come agriturismo, B&B, ristorazione ».

Alessandro Abbadir

 

Dolo «Brenta, stop al degrado»

DOLO Si è concluso giovedì scorso a Dolo, sulle rive del Naviglio e del canale Serraglio, il tour del Comitato Brenta dedicato alle criticità delle rive dei fiumi. Ad accompagnare i comitati c’erano il sindaco Maddalena Gottardo e l’assessore Alessandro Ovizach. Complessivamente gli incontri, avvenuti in quattro giornate, hanno visto partecipare 19 pubblici amministratori in rappresentanza di 13 Comuni che contano complessivamente oltre 130.000 abitanti: Codevigo, Arzergrande, Campolongo, Vigonovo, Saonara, Fossò, Camponogara, Piove di Sacco, Stra, Noventa Padovana, Fiesso, Dolo, Pianiga. «Anche a Dolo», spiega Marino Zamboni, «abbiamo trovato situazioni di degrado delle rive del Naviglio e dei canali consortili molto evidenti. La manutenzione delle rive (ricordiamo che i grandi corsi d’acqua sono seguiti dal Genio civile e consorzi di bonifica), oltre che la cura e pulizia dei fossati, dei tombini, nasce dalla collaborazione di tutti». Si è trattato di un primo“ test” significativo, il Comitato Brenta Sicuro è convinto che la conoscenza sia fondamentale per risolvere i problemi.

(a.ab.)

 

OLTRE LA CRISI»LE SCARPE DEL LUSSO

La commissione industria del Senato in visita al distretto della calzatura veneta «Un marchio di qualità tutelerà le produzioni artigianali interamente italiane»

FOSSO’ – Siro Badon, presidente dell’Associazione calzaturifici Riviera del Brenta, lo ripete a voce alta: «Siamo stanchi di essere dipinti come il distretto dei laboratori cinesi: qui c’è uno dei distretti della calzatura più importanti d’Italia, non siamo secondi a nessuno. Se le grandi griffe sono sbarcate qui, vorrà pur dire qualcosa».

In una manciata di chilometri, a cavallo delle province di Padova e Venezia, 556 piccole e medie imprese difendono il mito della calzatura di lusso: Fiesso d’Artico, Fossò, Stra, Vigonovo, Vigonza, Noventa Padovana e Saonara danno ospitalità a calzaturifici, accessoristi, modellisti e ditte commerciali.

Diecimila addetti, due miliardi di ricavi, 20 milioni di paia di scarpe l’anno: i marchi del lusso Prada, Vuitton, Armani, Dior, Yves Saint Laurent sono tutti insediati da queste parti.

Ecco perché la commissione industria del Senato, presieduta da Massimo Mucchetti, ha voluto fare un’uscita pubblica istituzionale in questa parte del Nordest.

L’occasione è stata la presentazione di un disegno di legge per l’istituzione di un marchio «Italian quality» per tutte le produzioni che, oltre alla fase finale del prodotto, possono dimostrare di realizzare un’altra fase produttiva in Italia.

«Un marchio che interessa soprattutto le piccole imprese – sintetizza Valeria Fedeli, vicepresidente del Senato e prima firmataria del disegno di legge –: ci siamo ispirati al modello tedesco di tutela dei prodotti nazionali e l’obiettivo è quello di dare uno strumento di garanzia alle imprese e ai consumatori. Naturalmente non deve costare nulla alle imprese, e deve essere assegnato dopo un’istruttoria degli organi dello Stato».

La visita istituzionale dei senatori è iniziata ieri mattina dalla Scuola per Modellisti Calzaturieri della Riviera del Brenta, oggi Politecnico Calzaturiero, a Vigonza: «Grazie alla presenza di questa scuola abbiamo salvato il distretto» ha spiegato il presidente del Politecnico.

La scuola, sorta nel 1923, forma i migliori modellisti, tecnici di prodotto, operatori Cad, computer grafica, informatica. Un vivaio di manodopera altamente specializzata che ha convinto tutte le grandi griffe ad investire nella Riviera del Brenta: ad uno ad uno, molti degli imprenditori della Riviera hanno ceduto le loro aziende alle multinazionali del lusso. A partire da Luigino Rossi, che ha venduto nel 2003 a Lvmh. L’ultimo in ordine di tempo è Giuseppe Baiardo, 61 anni,piemontese di nascita e veneto d’adozione, che nel 2005 ha ceduto la sua Iris ai giapponesi della Onward Kashiyama, 3,5 miliardi di ricavi, quotata a Tokio. Adesso l’azienda si chiama Onward Luxury Group, realizza ricavi per 55 milioni di euro, ha 180 addetti e produce le scarpe Jil Sander, Chloé e Mark Jacobs.

I parlamentari della commissione industria hanno voluto visitarla da cima a fondo, dallo stile all’orlatura, dal taglio al montaggio. «Questo è un modello italiano ad alto valore aggiunto: è proprio questo tipo di produzioni che vogliamo tutelare con il marchio Italian Quality» conclude Valeria Fedeli.

Daniele Ferrazza

 

Gazzettino – Vigonovo “Cosi’ ho dato scacco a Terna”

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27

dic

2013

VIGONOVO «Sprecati denaro e anni perché non hanno ascoltato le nostre istanze»

Parla Roberto Bano, l’agronomo che per primo ha presentato ricorso contro il progetto

SOSPESO – Un elettrodotto. Il Consiglio di Stato ha bocciato il progetto di Terna

Davide contro Golia, dove Davide sta per Roberto Bano, un agronomo di Vigonovo e Golia per il colosso italiano delle infrastrutture elettriche «Terna Rete Italia».

Un Davide che è riuscito ad affossare un megaprogetto da 290 milioni di euro investiti da Terna spa per realizzare una potente linea elettrica da Malcontenta a Camin (Pd) e alla cui realizzazione il Consiglio di Stato ha definitivamente posto la parola fine. La motivazione? Il progetto presentato non corrispondeva alle esigenze di natura paesaggistica e storico-ambientale del territorio.

Alle motivazioni del ricorso presentato da Roberto Bano si sono accodati altri cittadini, comitati, i comuni veneziani di Vigonovo, Fossò, Stra, Camponogara e Dolo e il comune padovano di Saonara.

«Se Terna non avesse inizialmente ignorato le nostre istanze, non sarebbe stato sprecato tanto denaro e 6 anni di tempo», ha affermato Roberto Bano. Che proprio di primo pelo non è, visto che è stato ordinario di Economia ed Estimo all’istituto Belzoni di Padova, presidente per 15 anni dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali della provincia di Venezia e per 40 anni Consulente Tecnico d’Ufficio del Tribunale di Venezia. Le sue motivazioni contro la realizzazione dell’elettrodotto racchiudono aspetti di compatibilità storico-ambientale in quanto l’elettrodotto aereo avrebbe attraversato lo spazio aereo prospiciente la seicentesca villa veneziana Sagredo, di sua proprietà.

«La linea elettrica aerea avrebbe comportato conseguenze deleterie per la salute dell’uomo, provocando patologie di altissima qualità, quali leucemie e tumori. Sarebbe stato anche un danno per le economie locali e il turismo in genere -aggiunge Bano.

Ho anche presentato una querela per falso contro il presidente della Regione del Veneto Veneto, Luca Zaia, il quale ha affermato che i territori interessati dall’elettrodotto non sono soggetti a vincolo paesaggistico. La questione sarà dibattuta in un’altra causa giudiziaria».

Vittorino Compagno

 

STOP – La sentenza di venerdì scorso ha messo la parola fine al progetto dell’elettrodotto aereo

I comitati e i sindaci rivieraschi esultano per lo stop al progetto dell’elettrodotto aereo

«La nostra battaglia a difesa del territorio era giusta»

La questione ambientale ha affossato definitivamente il cantiere di Terna Rete Italia tra Padova e Venezia e anche l’ulteriore ricorso presentato da Terna al Consiglio di Stato si è rivelato un vero boomerang. La sentenza di venerdì scorso ha messo la parola fine in tutta la sua interezza al progetto dell’elettrodotto aereo di 15 chilometri e da 380 Kv tra Dolo e Camin (Pd). E per interezza si intende anche l’intervento per la riqualificazione del Vallone Moranzani, nonché tutte le opere che vi gravitano intorno. Se Terna spa piange e denuncia uno sperpero di 240 milioni di euro buttati via in 6 anni di lotte nei tribunali, il pericolo blackout per tutto il Veneto, centinaia di lavoratori a spasso e oltre 50 imprese rimaste senza lavoro, esultano i 185 cittadini che hanno firmato i ricorsi assieme ai comitati della Riviera del Brenta, ai comuni veneziani di Vigonovo, Stra, Fossò, Camponogara, Dolo e al comune padovano di Saonara.

«Una vittoria della verità e di civiltà, a riconferma la giustezza della battaglia intrapresa da Comitati e cittadini per difendere il loro territorio», ha affermato Vittorio Pampagnin, ex sindaco di Fiesso d’Artico e portavoce dei comitati.

«Ma quale blackout, i consumi nel Triveneto sono in netta diminuzione. Terna dovrà tenere conto dei valori ambientali della Riviera del Brenta e se come previsto per il Moranzani si procedesse anche all’interramento di tutta la linea Dolo-Camin, si creerebbero molti più investimenti e posti di lavoro qualificati», sostiene Adone Doni, uno dei primi oppositori al progetto Terna.

«L’Amministrazione di Vigonovo è favorevole alla realizzazione dell’elettrodotto interrato. Resta l’amaro in bocca perché tutta questa operazione ci è costata circa 50mila euro», ha ribadito Filippo Fogarin, vice sindaco, assessore all’Ambiente e Politiche energetiche di Vigonovo.

Soddisfatto anche il Movimento 5 Stelle di Vigonovo. “Ringraziamo tutte le persone che si sono adoperate per ostacolare l’ennesima sopraffazione del nostro territorio.

 

Bettin: «Il tratto Fusina-Malcontenta va scorporato»

Gianfranco Bettin, assessore all’Ambiente del Comune di Venezia interviene sul caso. «C’è un solo modo per uscire dalla situazione creatasi con la sentenza del Consiglio di Stato sull’elettrodotto Dolo-Camin di Terna che blocca, tra l’altro, il grande progetto di riqualificazione previsto dall’Accordo Moranzani. Terna – con il supporto del governo, finora latitante o peggio su tale questione – deve richiedere una nuova autorizzazione che scorpori il tratto Fusina-Malcontenta dal resto dell’elettrodotto, facendo anche su leva su quanto ha sempre affermato, e cioè che quel tratto è in effetti nient’altro che una parte della stessa centrale di Fusina e quindi può e deve essere considerato separatamente dal resto dell’elettrodotto»

 

Terna annuncia che presenterà di nuovo il progetto I comitati esultano e rilanciano l’interramento della linea

SAONARA – Elettrodotto aereo tra Dolo e Camin, Terna ricomincia tutto da capo. Con una sentenza emessa ieri il Consiglio di Stato ha infatti dato nuovamente torto alla società di distribuzione dell’energia elettrica, che lo scorso luglio aveva presentato istanza per procedere con i lavori su tutte le altre parti dell’elettrodotto, in attesa di una nuova autorizzazione per il segmento di linea elettrica previsto in prossimità di Villa Sagredo a Vigonovo. Lo scorso 10 giugno il Consiglio di Stato aveva già annullato l’autorizzazione paesaggistica, il decreto di Valutazione d’impatto ambientale e l’autorizzazione alla costruzione e all’esercizio dell’elettrodotto; questo secondo pronunciamento chiude dunque i cantieri in via definitiva.

Terna affida la sua delusione a un comunicato: «La revoca dell’autorizzazione costringe Terna a ricominciare il procedimento autorizzativo da zero, dopo quasi sei anni di percorso» si legge «In fumo 290 milioni di euro di investimento che coinvolgevano 50 imprese, anche venete, e centinaia di lavoratori. Continua a crescere il “costo del non-fare” per la collettività, che già ora si attesta a 240 milioni di euro. Resta critica ed esposta al blackout la rete elettrica veneta». Terna si dice infine pronta a riavviare subito l’autorizzazione per l’elettrodotto, inserito dall’Autorità per l’Energia e il Gas tra le opere strategiche.

La sentenza di ieri arriva come un gradito regalo di Natale per i comitati civici e per i Comuni contrari alla linea elettrica aerea. «Grande vittoria, è la prima volta che Terna si sente dare torto con ben due sentenze del Consiglio di Stato» esulta Adone Doni, della rete di comitati «Non posso non far notare il tentativo della società di speculare su questo, tirando in ballo i posti di lavoro e il pericolo di blackout. La realtà è che dal 2012 sino ad oggi la richiesta di energia continua invece a calare. Se comunque Terna è pronta a ripartire da capo, noi siamo pronti a combattere ancora».

Di vittoria totale parla anche Walter Stefan sindaco di Saonara, Comune da sempre in prima linea nella lotta all’elettrodotto aereo. «Ci rimetteremo subito al lavoro, ora Terna deve confrontarsi con tutti i soggetti interessati, non solo con la Regione e la Provincia di Venezia, come in passato» dichiara Stefan «Scartare di nuovo l’interramento della linea sarebbe per Terna una scelta autolesionistica».

Patrizia Rossetti

 

SAONARA – Entro fine anno si saprà se il Consiglio di Stato accoglierà o respingerà l’istanza della società Terna, che ha chiesto chiarimenti sulla possibilità di riprendere i lavori in tutti i tratti della linea elettrica Dolo-Camin eccezion fatta per il segmento vicino a Villa Sagredo di Vigonovo, per il quale è necessario ripresentare la valutazione d’impatto ambientale.

Della questione si è discusso davanti alla sesta sezione dello stesso Consiglio di Stato, alla presenza dei legali di Comuni, Comitati civici e Regione Veneto; Terna aveva presentato istanza in merito alla sentenza con la quale, il 10 giugno, il Consiglio di Stato aveva annullato l’autorizzazione alla costruzione e all’esercizio dell’elettrodotto aereo.

Terna ha evidenziato la strategicità del progetto della linea elettrica aerea, mentre la Regione ha ribadito la richiesta della prosecuzione dei lavori in Vallone Moranzani, per consentire il deposito dei fanghi da Marghera.

Per le controparti invece è illogico che Terna chieda di considerare annullato il solo tratto di elettrodotto nei pressi di Villa Sagredo, posto che aveva presentato l’intervento come unitario.

Patrizia Rossetti

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