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Il monitoraggio di Trenitardo: problemi tra le 5 e le 9

Quagliotto: «Pendolari alle prese con il sovraffollamento»

L’orario cadenzato è entrato in vigore lo scorso dicembre, il monitoraggio è stato completato e sono state apportate delle modifiche, ma le ferrovie venete continuano ad essere un rompicapo di ritardi, magagne tecniche e guai di vecchiaia. Padova non fa eccezione. Maglia nera a tre tratte: Padova-Belluno; Padova-Bassano e Venezia- Verona (che passa per la città del Santo). I treni maggiormente in ritardo sono quelli del mattino, nella fascia oraria 5-9, ovvero quella usata dai lavoratori e dagli studenti. In media, queste tre linee accumulano 5-10 minuti di ritardo nel 30% dei casi. Almeno secondo “Trenitardo, la banca del tempo perduto”, un portale (www.trenitardo.it) ideato da alcuni studenti del Sindacato degli studenti e dell’Asu che oggi comprende anche i comitati e le associazioni dei pendolari. Sul sito di Trenitardo è possibile verificare il ritardo collezionato anche da uno specifico treno. Dallo scorso dicembre hanno azzerato il cronometro del tempo perso e l’hanno riavviato per scandire i minuti persi sui binari, facendone una sommatoria giornaliera. Ad oggi, i giorni dell’oblio ferroviario sono 76. Nel conteggio totale sono stati 13.695 i treni con 5-15 minuti di ritardo (11,3%), 2.156 quelli con 15-30 minuti di ritardo( 1,8%) e 915 i treni con più di 30 minuti di ritardo (0,8%). Inoltre sono 3.334 (2,7%) i treni cancellati. Mentre sono stati 101.546 quelli puntuali (l’83,5%). Risultati lusinghieri se la puntualità non facesse la differenza tra poter seguire o perdere la lezione o, peggio, arrivare o meno a lavoro. «Con l’introduzione dell’orario cadenzato la situazione generale è migliorata», commenta Davide Quagliotto, giovane studente universitario tra gli ideatori del portale. «La tratta Belluno- Padova è sicuramente migliorata, ma restano delle criticità gravi nella fascia oraria del mattino. Ad esempio il treno che parte da Belluno alle 7.11 – uno dei più utilizzati da studenti e lavoratori da Montebelluna, Castelfranco e Camposampiero – ha una puntualità del 60%, dunque una mattina su tre il treno è in ritardo, dai 5 ai 15 minuti e, a volte, supera i 30. Ma soprattutto è già straripante a Castelfranco ». Secondo i ragazzi la causa prima ha un nome: sovraffollamento. «Il ritardo è direttamente proporzionale al numero dei viaggiatori», scandisce Davide, «i convogli non sono tarati per il servizio e non sono una risposta adeguata all’utenza. La beffa è che l’introduzione di nuovi treni ha dato alla Regione il via per aumentare i costi, ma i problemi non sono stati risolti. Sempre rimanendo sull’asse Belluno-Padova, il treno aggiunto delle 8.11, posto tra quello sempre pieno delle 7.11 e quello delle 9.11, non risolve il sovraffollamento del precedente perché è un tappabuchi che non risponde all’esigenza primaria: raggiungere Padova prima delle 9».

Elvira Scigliano

 

CANCELLATI I NOTTURNI

Treni estivi la furia dei pendolari

Grande delusione nei comitati di Quarto d’Altino e del Veneto Orientale: «Nessuna richiesta accolta»

Cancellato il regionale delle 5.06 da Portogruaro, niente potenziamenti il sabato e nei giorni festivi

QUARTO D’ALTINO «Nel nuovo orario estivo non è stata accolta nessuna delle modifiche che avevamo richiesto negli incontri dei mesi scorsi e che avevamo presentato alla Regione tramite il suo consulente, l’ingegner Menna». I Comitati pendolari di Quarto d’Altino e del Veneto Orientale sono arrabbiati. Tramite il sito di Trenitalia sono stati resi noti i nuovi orari in vigore da metà giugno sulla Venezia-Portogruaro e per i pendolari è arrivata una doccia fredda. «In sei mesi abbiamo presentato delle proposte concrete, continuiamo a cercare il dialogo. Ma non abbiamo ricevuto le risposte attese. Si continua a fare finta di niente e a mettere i treni dove non c’è richiesta», commenta Nicola Nucera, uno degli esponenti più attivi dei comitati della tratta Venezia- Portogruaro. I pendolari hanno analizzato il nuovo orario estivo e, nonostante le tante proposte presentate nei vari tavoli dei mesi scorsi, le loro istanze non sono state accolte. Dopo la mezzanotte rimarrà, dunque, l’autobus sostitutivo per Portogruaro, senza il ripristino del treno come chiesto a gran voce dai pendolari. Né è stata accettata la proposta di posticipare la partenza da Venezia del Regionale Veloce delle 22.41 fino alle 23.11, così da andare incontro almeno a una parte di chi lavora di sera in laguna. Non sono state introdotte novità riguardo all’auspicato potenziamento dei servizi di sabato e nei festivi. E, come previsto, è stata cancellata per il periodo estivo la quasi totalità dei Regionali lenti Portogruaro-Mestre, che riprenderanno il servizio con il ritorno a scuola a settembre. A far arrabbiare i pendolari è, soprattutto, la cancellazione del Regionale 11102, che attualmente parte da Portogruaro alle 5.06, transita per Quarto alle 5.45 e arriva a Mestre alle 6.04. I comitati ricordano che è un treno che ha un buon indice di frequentazione, come riconosciuto anche dalla Regione, con circa una settantina di viaggiatori in media. Peraltro è l’unico Regionale lento Portogruaro- Mestre a non essere seguito a stretta distanza da un Regionale Veloce. Quindi anche gli utenti di Quarto d’Altino, oltre che delle fermate minori, saranno costretti ad attendere a lungo, se non a dover ripiegare sull’auto. Dal taglio dei Regionali lenti Portogruaro- Mestre (rimarranno quelli Portogruaro-Venezia,anche se ridotti nei festivi), sono stati esclusi tre convogli, per cui era stata inizialmente prevista la soppressione, ma che adesso figurano regolarmente in orario. Ironia della sorte, però, si tratta di treni che non erano stati oggetto di richieste da parte dei pendolari. In partenza da Mestre si tratta dei Regionali 11103 delle 5.57 e 11115 delle 8.57, da Portogruaro del treno 11110 delle 7.06, che comunque potrà servire ai pendolari diretti a Venezia. Per i comitati l’unica nota positiva è la decisione di mantenere anche in estate il Regionale 11124 (Portogruaro 12.06), introdotto da inizio maggio come correttivo all’orario cadenzato.

Giovanni Monforte

 

CHIOGGIA – I pendolari della linea ferroviaria Chioggia-Rovigo battono i pugni per non vedere riduzioni di servizi nell’orario estivo. Una minaccia incombe sull’organizzazione del servizio, che dovrebbe vedere, dal 9 giugno, l’eliminazione di una corsa di metà pomeriggio molto utilizzata dagli utenti. Dallo scorso dicembre l’avvio dell’orario cadenzato ha rivoluzionato in meglio i servizi giornalieri sulla tratta, considerata da troppo tempo un ramo secco dalle istituzioni, ma di vitale importanza per decine di pendolari che quotidianamente devono spostarsi sulla direttrice Chioggia-Adria-Rovigo. Le frequenze sono state aumentate in dicembre, ma sembra che già dal periodo estivo si vada incontro a vuoti considerevoli. In particolare, denuncia la signora Silvia Lionello, sarebbe a rischio la corsa delle 17.15 in partenza dal capoluogo rodigino e in arrivo a Chioggia 70 minuti dopo. La signora, che parla anche a nome di molti altri utenti, spiega che la prospettata soppressione della corsa causerebbe non pochi disagi a chi si serve giornalmente della linea. I pendolari fanno un appello al Comune affinché intervenga nei confronti di Sistemi Territoriali per salvare il servizio. «La nostra istanza, indirizzata al sindaco, Giuseppe Casson, è già stata protocollata il 15 maggio», spiega Lionello, «ma, finora, non abbiamo ricevuto alcun riscontro. Essendo imminente la soppressione, invitiamo l’amministrazione ad agire con urgenza». Qualora non fossero accolte le istanze avanzate dagli utilizzatori del servizio, per molti si prospetterebbe un’attesa forzata in stazione a Rovigo di almeno un’ora. In questo caso il servizio rischierebbe di risultare poco competitivo, dopo il grande passo in avanti fatto con l’orario cadenzato.

(a.var.)

 

«Tagli delle corse estive, tariffe aumentate del 10% ma del bando internazionale non c’è traccia»

VENEZIA – Spente le luci dei riflettori e delle proteste, sulle ferrovie venete viaggiano spediti solo gli aumenti dei biglietti. In cambio di consistenti tagli ai servizi estivi(meno34 corse al giorno), la giunta regionale ha approvato l’aumento del 10 per cento delle tariffe. Non ci sono notizie, neppure sulla rescissione del contratto a Trenitalia. «La gara?», si domanda il consigliere regionale Diego Bottacin di Verso Nord «chi l’ha vista? Il presidente, Luca Zaia ci ha tempestato di comunicati e annunci a gennaio, nel tentativo di cavalcare la legittima protesta dei pendolari esasperati dai disservizi di Trenitalia». Poi però, la giunta è rimasta del tutto inattiva. «È stata inviata la disdetta del contratto», prosegue Bottacin, «e Trenitalia ha almeno due certezze: può contare su un aumento delle tariffe del 10 per cento e su almeno un anno di proroga del contratto». L’attuale contratto scade il 31 dicembre di quest’anno ed è impensabile sperare che un nuovo gestore avvii l’attività dal 1 gennaio 2015. Fare una gara credibile, a cui partecipino diversi operatori europei in concorrenza tra loro, è molto complesso. Basti pensare che solo il valore di treni e locomotive in Veneto si aggira tra i 2,5-3 miliardi di euro. Per questo è ormai certa una proroga della gestione Trenitalia almeno per tutto il 2015. «Ma se vogliamo individuare un gestore del servizio ferroviario all’altezza delle esigenze dei pendolari e dei turisti veneti, pronto a partire dal 2016, bisogna cominciare a lavorare da subito», dice allarmato il consigliere regionale «anzi, ho il fondato sospetto che siamo già in ritardo». «Ho il sospetto», conclude Bottacin, «che non sia stato fatto nulla e che ci sia una precisa volontà politica di relegare nell’oblio il tema della concorrenza nel trasporto pubblico, in particolare di quello ferroviario. Invito il presidente Zaia a lavorare immediatamente per avviare tutte le procedure necessarie allo svolgimento di una gara. Le proteste si sono attenuate, soprattutto perché nessuno, né Zaia, né Chisso né tanto meno Trenitalia offrono alcuna risposta concreta. I disagi, invece sono rimasti quelli di sempre, mentre il costo del servizio è aumentato».

 

Il Tavolo dei Pendolari del Veneto dice no all’aumento dei biglietti ferroviari. Secondo i rappresentarti dei pendolari gli aumenti corrispondono alla volontà della Regione di scaricare i costi dell’orario cadenzato sugli utenti. Per questo i Comitati dei Pendolari di Quarto d’Altino, del Veneto Orientale, Treno dei Desideri e Trenitardo, il coordinamento degli Studenti e Legambiente in un documento condiviso spiegano che non intendono pagare ciò che non hanno chiesto, non hanno voluto e non funziona. Il cadenzamento, adottato dal 15 dicembre del 2013, era stato presentato dall’assessore regionale alla Mobilità Renato Chisso come una rivoluzione del trasporto ferroviario. «Una rivoluzione non si può fare a costo zero – spiega Nicola Nucera di Legambiente – l’aumento è inaccettabile, in alcuni casi oltre il 15 per cento. Il presidente della regione Luca Zaia e l’assessore Chisso nel bilancio preventivo non hanno previsto un euro in più oltre al fondo nazionale. Il cadenzamento vero non è mai partito perché il servizio ferroviario da dicembre non copre in modo equo e completo né la giornata, né la settimana, né tutto il territorio regionale. Gli aumenti non sono conseguenza delle richieste dei pendolari ma necessari per risolvere le criticità create dalla Regione con il nuovo orario». I rappresentanti dei pendolari sottolineano come l’aumento dei biglietti non abbia incentivato l’uso del treno e non corrisponda a miglioramenti del servizio. «Si afferma di voler incentivare il trasporto pubblico ma non si fa altro che penalizzarlo, dando priorità alla costruzione di nuove strade in una regione tra le più inquinate e trafficate d’Europa». Il Tavolo dei Pendolari precisa di essere in attesa di risposte alle istanze di modifica agli orari presentate ad aprile alla Regione.

Davide De Bortoli

 

PENDOLARI IN ALLARME

Treni in ferie, stop estivo per 34 regionali

Dal 7 giugno corse ridotte sulle principali linee del Veneto: problemi contenuti per i pendolari, disagi per chi viaggia nelle prime ore del mattino e a tarda sera

VENEZIA Anche i treni vanno in vacanza. Dal prossimo 7 giugno, e fino a metà settembre, non circoleranno più ben 34 regionali che fermano in tutte le stazioni e circolano, essenzialmente, sulle linee Vicenza-Grisignano di Zocco- Padova-Dolo-Venezia; Padova-Camposampiero-Castelfranco- Paese-Treviso; Padova- Castelfranco-Montebelluna- Feltre- Belluno e Padova- Monselice-Rovigo. Nel dettaglio i treni sospesi sono quelli delle 5.35 (partenza da Venezia), 6.35 (Ve), 7.2 6 (Vicenza), 8.26 (Vi), 8.35 (Ve), 8.46 (Treviso), 9.26 (Vi), 10.37 (Ve), 11.35 (Ve), 12.41 (Rovigo), 13.26 (Vi), 13.35 (Ve), 14.26 (Vi), 14.29 (Belluno), 14.35 (Ve), 15.26 (Vi), 15.35 (Ve), 15.46 (Tv), 16.25 (Ve), 16.26 (Vi), 16.39 (Ve), 17.26 (Vi), 17.35 (Ve), 17.46 (Tv), 18.26 (Vi), 19.23 (Ve), 19.26 (Vi), 19.39 (Ve), 19.41(Ro), 19.46 (Tv), 20.26 ( Vi), 20.35 (Ve), 21.26 (Vi), 21.56 (Verona ) e 23.26 ( Vi). In totale vanno in vacanza 14 treni della linea Vicenza-Padova- Venezia, 13 della linea Venezia- Padova-Vicenza, 4 della Padova-Castelfranco- Treviso, 2 Padova-Rovigo e 1 sulla Padova- Belluno. I più penalizzati non saranno i pendolari ma quelli che salgono alle fermate intermedie -Grisignano, Mestrino, Ponte di Brenta, Vigonza- Pianiga, Dolo, Mira-Mirano, Vigodarzere, Campodarsego, San Giorgio delle Pertiche, Vedelago, Istrana, Paese, Abano – e nelle stazioni piccole dove fermano solo i regionali ad andamento lento. Nessun problema per i convogli veloci sulle linee per Ferrara- Bologna, Verona-Vicenza- Padova-Venezia e viceversa, nonché Padova- Belluno, i cui i treni già oggi non fermano nelle stazioni intermedie. Probabili disagi invece per i pendolari che salgono in carrozza alla mattina presto e per gli utenti che si spostano alla sera. Un esempio per tutti: i pendolari dei paesi dell’area Brentana- Miranese, dal 7 giugno non troveranno più i locali mattinieri delle 5.35,6.35, 7.35 e 8.35, mentre alla sera i vicentini che devono tornare a casa da Padova dopo il regionale veloce delle 21.40 per Verona, dovranno forzatamente salire sull’ultimo treno utile delle 22.56. «Le sospensioni dei treni utilizzati dagli studenti le avevamo previste», commenta Sandro Trevisan, il ferroviere veneziano che è segretario nazionale dell’Orsa «ma 34 regionali messi in deposito per tutta l’estate mi sembrano troppi. Anche perché gli universitari si recano a Venezia, Verona, Treviso e Ferrara sino alla fine di giugno e perché molti dei treni eliminati per tre mesi vengono utilizzati in massa anche dai pendolari che d’estate lavorano. In questa faccenda voglio vederci chiaro. Chiederò spiegazioni all’assessore Chisso perché la programmazione annuale spetta alla Regione».

Felice Paduano

 

QUARTO D’ALTINO «Gli utenti del treno non vogliono pagare una cosa che non hanno chiesto, non hanno voluto e che non funziona». La frase è rivolta contro la decisione della Regione di aumentare il prezzo dei biglietti di corsa semplice del trasporto ferroviario. La dura presa di posizione arriva dal Tavolo dei pendolari del Veneto, di cui fanno parte anche i Comitati pendolari di Quarto d’Altino, del Veneto Orientale e di Salzano-Robegano. «Ecco svelato il mistero di come la Regione finanzia l’orario cadenzato: mettendo nuovamente le mani nelle tasche di chi usa il treno», recita una nota congiunta dei comitati, «lo avevamo detto fin da subito che una rivoluzione non si può fare a costo zero. E, infatti, qualche mese dopo è arrivato puntuale l’aumento dei biglietti, in alcuni casi oltre il 15%. Il Tavolo dei pendolari ritiene inaccettabile questo ennesimo aumento: in altre regioni, vedi la Lombardia, l’orario cadenzato è stato finanziato con risorse aggiuntive messe dalla Regione, non con l’aumento dei biglietti. Ma Zaia e Chisso nel bilancio preventivo della Regione non hanno previsto nemmeno un euro in più oltre al fondo nazionale». Gli aumenti, che non riguardano gli abbonamenti, sono stati motivati dall’assessore Chisso come necessari a coprire i miglioramenti all’orario cadenzato richiesti dai pendolari. Una giustificazione che fa infuriare i comitati. «Dati alla mano il cadenzamento vero non è mai partito, perché il servizio ferroviario da dicembre non copre in modo equo e completo né l’arco della giornata, né tutti i giorni dell’anno e nemmeno tutto il territorio regionale», contrattaccano i pendolari, «in realtà questi aumenti non sono conseguenza delle richieste dei pendolari, ma sono necessari per risolvere le criticità create a suo tempo dalla Regione stessa con l’adozione del nuovo orario. Ancora una volta la Regione smentisce se stessa: l’aumento dei biglietti non incentiva di certo l’uso del treno e non corrisponde ad alcun miglioramento del servizio». Il Tavolo dei pendolari ribadisce infine che «sta ancora attendendo risposte alle istanze di modifica agli orari presentate ad aprile».

Giovanni Monforte

 

Nuova Venezia – Treni, stangata sui pendolari

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16

mag

2014

NUOVE TARIFFE – Già attive da mercoledì

Rincari fino al 25%: Venezia-Padova aumenta di 45 cent

Treni regionali più cari, con punte del 25%. La stangata per i pendolari è arrivata all’improvviso. Le nuove tariffe, già in vigore da mercoledì scorso, sono un salasso per gli utenti: un biglietto Venezia-Padova è passato da3.60 a 4.05 euro. Aumenti più sensibili nelle tratte lunghe. Sono rimasti invariati, invece, gli abbonamenti.

 

TRASPORTI»AUMENTI A RAFFICA

Stangata sui pendolari, treni locali più cari del 15%

Da Padova a Venezia, in seconda classe, il biglietto schizza da 3,60 a 4,05 euro

La Cgil: «Zaia mette le mani nelle tasche dei veneti». Chisso: «Aumenti inevitabili»

PADOVA Oggi, per andare, a bordo di un treno regionale, in seconda classe, da Padova a Venezia, si devono sborsare non più 3.60, ma 4.05 euro. L’aumento in percentuale è pari al 12,5%. In pratica si devono tirare fuori dalla tasca circa ottomila lire del vecchio conio: 45 centesimi in più rispetto a prima. Tariffe più alte su tutte le linee regionali, che vanno da Ferrara ( la città emiliana è inclusa anche nelle tratte venete) a Portogruaro e da Peschiera del Garda a Calalzo. In media le tariffe sono cresciute del 15%. Gli abbonamenti, invece, risultano invariati. Ma andiamo a vedere come e dove sono cresciuti i singoli biglietti sulle tratte più battute del Veneto centro-orientale. Si pagano 4,05 euro, partendo sempre da Padova, per andare a Castelfranco, a Vicenza, ad Este e a Cittadella. Sono tutte distanze che si trovano fra i 30 ed i 40 km. Da Padova a Mestre, oppure da Mestre a Treviso, il breve viaggio, inferiore ai 30 km, costa 3,30. Prima costava 2,90.Da Padova a Treviso, via Castelfranco- Paese, si sborsano 5,35. Prima 4,75. Stessi soldi per raggiungere Rovigo oppure San Bonifacio. Stessa tariffa per andare sino a Bassano del Grappa. Ancora più caro andare sino a Ferrara: 6.40 (prima 5.70) oppure andare da Venezia a Portogruaro (5.90 in seconda classe ed 8.85 in prima). Una delle tratte più care di tutte è la Padova-Belluno (120 km) che passa da 7,50 a 8,55. Più cari anche i viaggi brevi: il biglietto da Padova a Terme Euganee sale da 2,25 a 2,50. Immediate le reazioni sia dei singoli viaggiatori che delle associazioni dei consumatori. «L’aumento è spropositato», osserva Jessica Balasso, una ragazza vicentina che va spesso a Padova a trovare il suo ragazzo. Ancora più duro il commento di Roberto Nardo. «È l’aumento più pesante per i treni regionali nella storia delle Fs del Veneto» dice il segretario padovano di Adiconsum-Cisl. «A questo punto i nostri treni locali stanno diventando più cari anche di quelli tedeschi, francesi e svizzeri, dove, però, gli stipendi sono molto più alti ». A muso duro anche e specialmente il giudizio di Ilario Simonaggio, segretario veneto di Cgil Trasporti. «Questo è successo perché, nonostante le nostre continue sollecitazioni, Renato Chisso ed i colleghi della giunta regionale, con Luca Zaia come capo-stazione, all’interno del bilancio regionale, non hanno voluto mettere un euro a vantaggio del trasporto locale su rotaia» sottolinea il segretario regionale della Filt, «e così,come è accaduto già tante volte in passato, hanno messo le mani nelle tasche dei veneti. L’avevamo già annunciato nella primavera 2013. Per avviare il nuovo sistema di servizio ferroviario con l’orario cadenzato ci volevano minimo dieci milioni di euro. Ed invece niente di tutto e, come al solito, Renato Chisso scarica sempre il tutto su Trenitalia e sulle Ferrovie dello Stato». Prontissima la replica dell’assessore regionale ai Trasporti. «Non potevamo fare altrimenti », osserva Chisso, «non dimentichiamo che attualmente, dopo il 15 dicembre, circolano nel Veneto 230 treni in più. Dovevamo pure individuare delle risorse per farli circolare con funzionalità e puntualità. La manovra tariffaria ci farà incassare tra i 9 ed i 10 milioni all’anno. Gli aumenti, poi, non sono stratosferici. Sono leggermente superiori a quelli già avvenuti in Emilia- Romagna ed inferiori a quelli di Toscana, Liguria, Lombardia e Piemonte. Ma gli abbonamenti per i pendolari non sono stati aumentati».

Felice Paduano

 

IL SALASSO SUI BINARI

Venezia-Padova (km 37): 4.05 euro (prima 3.60)
Stesso importo da Padova a Vicenza, a Castelfranco,
Este e Cittadella

Venezia-Treviso (sino a 30 km ): 3.30 (2.90)
Stesso importo da Mestre a Padova

Padova- Treviso, via Castelfranco-Paese : 5.35 (4.75)
Stesso importo da Padova a Bassano del Grappa,
Rovigo oppure San Bonifacio.

Venezia-Portogruaro: 5.90. Prima classe 8.85

Padova- Ferrara 6.40 ( 5.70)

Padova-Verona Porta Nuova: 6.90 ( 6.15)

Padova-Belluno (120 km): 8.55 ( 7.50)

Padova-Terme Euganee
(meno di 20 km) : 2.50 (2.25)

 

Gazzettino – Treni regionali, aumenti fino al 15%

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16

mag

2014

FERROVIE – Secondo l’assessore Chisso la stangata serve a finanziare i nuovi convogli per l’orario cadenzato

Risparmiati gli abbonamenti, ma la Cgil tuona: «Penalizzati i pendolari e il servizio resta carente»

Nella fascia fra i 21 e i 30 km il biglietto passa da 2,85 a 3,30 €

«Ma gli abbonati del Veneto pagano ancora meno degli altri»

Da qualche giorno i treni regionali sono un po’ più cari. Sono infatti entrate in vigore le nuove tariffe decise dalla giunta regionale. L’aumento riguarda solo il biglietto singolo, mentre gli abbonamenti sono stati risparmiati. In media, il rincaro oscilla tra il 10 e il 15 per cento, in base alla fascia chilometrica di riferimento.
Per Renato Chisso, assessore regionale alla mobilità, l’aver circoscritto l’aumento ai soli biglietti singoli è comunque segno che la Regione ha voluto «salvaguardare i pendolari», mentre per la Filt Cgil si tratta comunque di una vera stangata.
Come spiega Chisso, la Regione ha dovuto far lievitare il prezzo dei biglietti per coprire i servizi aggiunti con l’introduzione dell’orario cadenzato, la tanto attesa «rivoluzione» del trasporto regionale su rotaia, pensata proprio per migliorare la vita dei pendolari, anche se, per alcuni di loro, problemi e disservizi non sono comunque mancati.
«Dovevamo pagare i 250 treni in più dell’orario cadenzato – spiega Chisso – e per farlo ci è toccato rivedere il prezzo dei biglietti. D’altronde, i soldi chi ce li dava? Di sicuro non lo Stato. L’aumento dei biglietti serve a pagare l’aumento dei servizi. Possiamo dire che abbiamo un biglietto più caro, ma per servizi maggiori».
Totalmente diversa la lettura della Filt Cgil. Per il segretario regionale Ilario Simonaggio, «l’aumento dei prezzi è ancora più odioso perché entra in vigore dal 14 maggio 2014, nonostante la messa a punto del servizio sia ancora un cantiere, con gravi limiti e difetti sulla qualità del servizio. D’accordo che sono stati salvati gli abbonamenti, ma siamo di fronte a una stangata: l’aumento praticato vale 10 volte quello dell’inflazione».
Simonaggio parla di una stangata che colpisce soprattutto le prime fasce chilometriche, quelle più usate per viaggiare con i treni regionali. Ad esempio, calcola il segretario della Filt Cgil, nella fascia 11-20 km, il biglietto è passato da 2,20 a 2,50 euro, per un aumento del 13%, mentre la fascia 21-30 km ha registrato il passaggio da 2,85 a 3,30 euro, per un +15,78%.
Con l’aumento di biglietto dei treni regionali, Palazzo Balbi dovrebbe incamerare dagli 8 ai 10 milioni di euro in più, proprio la cifra che servirebbe per coprire i costi dell’orario cadenzato.
«Comunque – continua Chisso – gli abbonamenti non sono stati toccati, per salvaguardare i pendolari. Per quanto riguarda il confronto con le altre regioni del nord, dopo gli aumenti, il prezzo dei nostri biglietti è diventato in linea con quello degli altri, mentre i nostri abbonamenti sono ancora i meno costosi».

 

Nuova Venezia – Un questionario su treni serali e festivi

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12

mag

2014

 

L’iniziativa dei comitati dei pendolari per convincere Trenitalia e Regione a farli ripristinare

Tre questionari, da compilare online oppure in versione cartacea, per dimostrare a Regione e Trenitalia che gli utenti interessati ai treni serali e nei giorni festivi esistono. E sono pure tanti.

A lanciare l’iniziativa sono i comitati pendolari del Veneto Orientale e di Quarto d’Altino. «Durante l’ultimo tavolo di lavoro tra Regione, Trenitalia e amministratori locali della linea Venezia-Portogruaro è emerso che gli autobus serali sono poco utilizzati.

Secondo Trenitalia e Regione questo accade perché non c’è richiesta di mobilità in uscita da Venezia la sera tardi. Amministratori e comitati sanno che la realtà non è affatto questa», spiegano i pendolari, «già a novembre i comitati lo avevano verificato direttamente, contando una per una le persone a bordo del vecchio treno delle 22.57 e di quello delle 0.21. I numeri erano decisamente importanti: cento persone sul primo e 70 sul secondo».

Con gli autobus sostitutivi i disagi per i pendolari sono stati diversi: il tempo di percorrenza è doppio rispetto al treno, i rischi maggiori (nebbie, ghiaccio, incidenti), senza contare le situazioni di sovraffollamento che si sono verificate a Carnevale, le corse e le fermate saltate.

«Ciò comporta che l’utenza conteggiata sugli autobus sostitutivi sia esigua e sembra non giustificare la necessità di un treno, perché non si vuole vedere l’utenza potenziale (turistica) né quella che si è persa con l’inserimento dell’autobus», aggiungono i pendolari, «molte delle persone, che fino a dicembre rientravano in treno, oggi si spostano con mezzi propri».

Da qui l’iniziativa dei Comitati che, attraverso i questionari disponibili anche sulle loro pagine Facebook, cercano di raccogliere informazioni sui potenziali utenti interessati a utilizzare il treno notturno delle 0.21 da Venezia per Portogruaro, quello serale (21.41 da Venezia per Portogruaro, anticipando la corsa che oggi parte alle 22.11), nonché i convogli al mattino presto di sabato, nei festivi e nei periodi di vacanza scolastica, estate in primis.

«Questi treni, che ci sono stati tolti da dicembre, sono fondamentali per tante persone ed è un loro diritto che siano ripristinati», concludono i pendolari, «pertanto abbiamo costruito tre brevi questionari specifici per ciascuna istanza da compilare online o in forma cartacea che ci permetteranno di raccogliere tutte le persone toccate da questi problemi».

Giovanni Monforte

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