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Gazzettino – Salzano. Treni. “Vogliamo i nuovi orari”

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

26

mar

2014

SALZANO – I pendolari scrivono all’assessore regionale Chisso

«Basta polemiche, ora chiediamo i fatti». Dopo il botta e risposta dei giorni scorsi tra i sindaci di Salzano e Spinea e l’assessore regionale Renato Chisso, ora i pendolari salzanesi hanno deciso di prendere carta e penna e muoversi in prima persona. I referenti del comitato hanno dunque inviato direttamente una lettera proprio a Chisso nel tentativo di ottenere le modifiche agli orari ferroviari invocate da dicembre.

Nel documento spedito ieri i pendolari fanno riferimento ad un accordo che sarebbe stato trovato al termine di una riunione svolta due mesi fa: «Il 20 gennaio scorso è stato raggiunto un accordo per far scattare da aprile le modifiche orarie – si legge nella lettera -. Vogliamo dunque stemperare una polemica che potrebbe penalizzarci e compromettere quell’accordo».

I pendolari poi allargano il concetto: «Sappiamo che il nuovo orario cadenzato mira a migliorare il sistema ferroviario e sappiamo anche che in molte altre linee ferroviarie ha già portato significativi miglioramenti – scrive il comitato -. La nostra situazione, invece, purtroppo è sensibilmente peggiorata. Chiediamo dunque che da aprile possano entrare in vigore le modifiche richieste, in un sereno clima di collaborazione».

Rispetto alle sfuriate registrate nei mesi scorsi pure in altri Comuni, il comitato di Salzano ha scelto la via del dialogo: nessun tono forte, nessuna minaccia di mobilitazione, ma un costante contatto con i vertici Regionali e di Trenitalia. La questione interessa tutti i Comuni del Miranese attraversati dalla linea ferroviaria Bassano-Venezia (Noale, Salzano, Martellago e Spinea) ed è sentita soprattutto a Salzano e Spinea, perché qui i treni fanno meno fermate. La riorganizzazione proposta dai pendolari prevede soprattutto più corse tra le sette e le otto del mattino, i lavoratori chiedono un miglior servizio anche al sabato e nei periodi di vacanze scolastiche. «Non chiediamo nulla di proibitivo – spiegano -. Nessun aumento di convogli, solo alcune lievi ma preziose variazioni d’orario». Chisso ha assicurato che a breve si terrà un incontro sul tema.

 

QUARTO D’ALTINO

Orario cadenzato

QUARTO – «Ancora problemi con il nuovo orario cadenzato. Chisso convochi un altro incontro con sindaci e Rfi». La sindaca di Quarto d’Altino, Silvia Conte, in accordo e per conto anche dei sindaci di Marcon, Venezia e San Donà di Piave, ha sollecitato un incontro con l’assessore alla mobilità e alle infrastrutture della Regione Veneto, Renato Chisso, sul tema dell’orario cadenzato del trasporto ferroviario locale.

«Ciò che vogliamo – spiega – è conoscere le soluzioni adottate o intraprese dalla Regione Veneto per superare le criticità manifestate, conoscere i dati e le analisi dei flussi pendolari precedenti e posteriori all’introduzione dell’orario cadenzato, avviare congiuntamente degli studi di fattibilità volti ad analizzare la sostenibilità e le opportunità legate all’introduzione di una linea suburbana sulla tratta Venezia-Portogruaro. Abbiamo chiesto all’assessore Chisso di invitare al tavolo anche i vari soggetti interessati, in particolare i referenti RFI.»

 

Uno studio di Confindustria evidenzia le potenzialità della linea bellunese e del trasporto integrato

BELLUNO – Confindustria Belluno Dolomiti crede nel rilancio del sistema ferroviario provinciale e lo fa forte dell’analisi di uno dei più importanti studi di ingegneria dei trasporti d’Europa: Ibw – Husler di Zurigo, lo stesso che si è occupato della ferrovia della Val Venosta. Gli esperti svizzeri ritengono, infatti, che l’attuale linea che va da Feltre a Belluno e quindi a Longarone e in Alpago insiste su un bacino di 150 mila residenti e 70 mila lavoratori, più che sufficiente per pensare ad un servizio ferroviario di eccellenza.

«Le potenzialità di uno sviluppo adeguato del trasporto su rotaia», afferma Sandro Da Rold, membro della giunta esecutiva di Confindustria Belluno Dolomiti con delega al turismo, «sono enormi e riguardano sia i residenti che i turisti. Ma è innanzitutto necessario soddisfare tre condizioni fondamentali. La prima riguarda l’integrazione gomma-rotaia, con la creazione di un unico sistema di trasporto pubblico, gestito da un solo soggetto. La seconda rimanda alla necessità di un orario cadenzato dei treni, al fine di garantire che, in una determinata ora, partano dalle stazioni principali almeno due mezzi in direzioni diverse. Ad esempio, da Belluno a mezzogiorno partono un treno per Longarone e un altro per Feltre. E così ogni ora. La terza condizione è invece relativa alle caratteristiche dei treni, che devono essere moderni, puliti e confortevoli oltre a garantire l’accesso senza dislivelli anche a disabili o cicloturisti con un sistema analogo a quello delle metropolitane».

«L’analisi degli svizzeri», prosegue Sandro Da Rold, «sottolinea anche l’opportunità di potenziare i collegamenti con Venezia,Padova e Calalzo, anche nell’ottica di un accesso turistico».

E proprio il turismo potrebbe trarre enormi benefici da una rinascita del sistema ferroviari bellunese. «In effetti», afferma ancora Sandro Da Rold, «se si pensano agli altri casi di successo, come la Val Venosta, i risultati potrebbero essere importanti. Ma è necessario un capovolgimento di prospettiva: il treno non è più solo un mezzo di trasporto, ma parte essenziale dell’offerta turistica del territorio. I cicloturisti sono sicuramente dei potenziali utenti, ma è necessario sviluppare le piste ciclabili. Il treno, poi, potrebbe essere utilizzato dai turisti che già scelgono le nostre località per trascorrere una giornata particolare. E poi c’è il bacino, enorme, dei turisti, soprattutto stranieri, che vanno a Venezia e che in un’ora potrebbero raggiungere le Dolomiti patrimonio dell’Umanità. Ma è indispensabile costruire un prodotto. Da questo punto di vista, anche le stazioni devono avere un significato in termini di richiamo turistico. Ad esempio, Feltre potrebbe essere la porta d’accesso al Parco naturale delle Dolomiti, Sedico per il turismo religioso, Longarone per il Vajont». «Gli svizzeri», conclude Da Rold, «sono convinti delle enormi potenzialità turistiche del nostro territorio, edovremmoesserlo anche noi bellunesi».

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movimento 5 stelle

«La ferrovia deve essere centrale»

D’Incà appoggia il comitato pontalpino. Bond chiede lumi a Rfi

BELLUNO – Il Movimento5 Stelle sostiene il nuovo comitato in difesa del treno. Il deputato Federico D’Incà accoglie con entusiasmo la notizia della nascita del comitato “Si Reg” (Sì regionale al passaggio a Nord-Est), istituito sabato scorso in occasione dell’assemblea in difesa della tratta ferroviaria Ponte nelle Alpi- Calalzo di Cadore, attualmente chiusa per manutenzione.

«È fondamentale», precisa il deputato delM5S bellunese, Federico D’Incà, «anche e soprattutto nel Bellunese, dare alla ferrovia una centralità nel sistema generale dei trasporti e garantire i servizi ai cittadini, quindi non posso che dare il mio totale appoggio al nuovo comitato pro-treno e condividerne gli intenti ».

D’Incà, oltre che unirsi al coro di richieste per una rapida riapertura della tratta ferroviaria Belluno-Calalzo, rilancia l’idea della metropolitana di superficie, valutando anche possibili collegamenti con la Valsugana, la Pusteria, la costituenda rete delle piccole ferrovie delle Alpi, nonché con l’anello ferroviario delle Dolomiti.

«Occorre mettere alle strette Rfi, la società che gestisce l’infrastruttura ferroviaria e che spesso non si coordina nemmeno con Trenitalia, che è invece il ramo che si occupa del servizio. Rfi ha enormi responsabilità nella gestione dell’infrastruttura e nel Bellunese questo è un fatto evidente, diventato urgenza con la chiusura della tratta Ponte nelle Alpi-Calalzo», dice il capogruppo regionale di Fi, Dario Bond. «Come fatto per Trenitalia, costantemente sotto stress per i continui disagi, ora bisogna spostare il tiro anche su Rfi».

Mogliano. Linea per Trieste

MOGLIANO – Carola Arena, candidato sindaco del centro sinistra, in questi giorni, è ingessata per un piccolo incidente domestico al piede. Ma la sua corsa verso il voto di maggio e le sue battaglie politiche non si sono certo arrestate. L’esponente Pd, ieri, è tornata ad incalzare la Regione e l’amministrazione comunale sui disagi relativi ai pendolari. Il “casus belli” è offerto dall’ultima presa di posizione dell’assessore regionale alla mobilità Chisso, che, in una nota, ha voluto ribadire i benefici introdotti per i pendolari grazie all’orario cadenzato e precisare che la riforma del servizio ha comportato un aumento delle corse disponibili.

«Ormai l’assessore Chisso ripete sempre la stessa filastrocca », dice Arena, «Il servizio non c’è ed è del tutto inutile che ad ogni episodio più eclatante rispetto alla quotidiana precarietà, la Regione si senta in dovere di dire che tutto va bene, che si tratta di problemi circoscritti, che i treni sono aumentati e che chi si lamenta lo fa soltanto per mettersi in mostra».

«I problemi», continua Carola Arena, che a gennaio ha promosso una raccolta firme tra i pendolari «ci sono tutti e a Mogliano li patiamo in maniera assolutamente rilevante soprattutto per ciò che concerne le corse dei lavoratori della mattina presto e della sera dopo le 23. È imbarazzante, poi, costatare come nessuno dei pezzi di centrodestra della maggioranza uscente, si preoccupi di rappresentare i disagi di lavoratori e studenti presso i propri referenti politici in Regione. Sentir parlare», conclude la candidata sindaco, «di Metropolitana di superficie, oggi, appare ormai surreale: la Regione fa questi annunci mentre da anni tira a campare lasciando i pendolari a piedi o costringendoli a viaggiare in condizioni assolutamente disagevoli ».

Matteo Marcon

 

I sindaci di Salzano e Spinea tornano alla carica dopo i disservizi di martedì

SALZANO-SPINEA – «Modifiche all’orario ferroviario a partire dal mese di aprile».  A chiederle sono ancora una volta i sindaci di Salzano e Spinea, Alessandro Quaresimin e Silvano Checchin, spinti da centinaia di pendolari furiosi per il nuovo orario avviato a dicembre. Da gennaio Quaresimin chiede un incontro all’assessore Renato Chisso e agli altri referenti regionali, risposte concrete non sono ancora arrivate e allora nei giorni scorsi è tornato alla carica con una nuova mail inviata anche all’ingegnere regionale Domenico Menna e al dirigente Bruno Carli. Spinto da studenti e lavoratori, alla vigilia di Natale Quaresimin ha spedito a Regione e Trenitalia un documento con una proposta di riorganizzazione degli orari sulla linea Venezia-Bassano.

«La riorganizzazione prevede un maggior numero di corse tra le 7 e le 8 del mattino, ma i pendolari invocano più treni anche al sabato e nel periodo delle vacanze scolastiche. Non chiediamo un aumento di convogli, solo alcune variazioni d’orario» spiega Quaresimin.

Nei mesi scorsi Regione e Trenitalia hanno fatto sapere che, per motivi di organizzazione, le variazioni d’orario sarebbero possibili solo da aprile. La prossima settimana sarà decisiva, un miglioramento degli orari è chiesto a gran voce anche dalle associazioni di categoria. «Condividiamo la richiesta partita da Salzano – aggiunge il sindaco di Spinea -. Il Miranese è un’area molto ricca di pendolari, non si può più aspettare».

(g.pip.)

 

Nuova Venezia – Cancellati i treni dei pendolari

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19

mar

2014

Guasto sulla linea Venezia-Bassano. Mattina d’inferno

Un guasto manda in tilt oltre 20 treni

Altra mattinata difficile per i pendolari della linea Venezia-Bassano: sei convogli cancellati e 14 hanno subito ritardi

Il problema si è verificato all’alba a Castello di Godego. La circolazione normale dopo mezzogiorno.

NOALE – Altra mattinata difficile ieri per chi si è mosso in treno sulla Venezia- Castelfranco-Bassano. Una scena vista già altre volte: l’ultima non più tardi di venerdì scorso. I problemi sonostati causati da un guasto al sistema di distanziamento dei convogli fra le stazioni di Castello di Godego e di Castelfranco, nel Trevigiano. A rimetterci migliaia di pendolari, con 24 treni regionali coinvolti che hanno causato ritardi anche di oltre sessanta minuti. Per quasi tutta la mattina, gli utenti di uno dei tratti più trafficati d’Italia a binario unico hanno dovuto armarsi di pazienza o studiare delle alternative per raggiungere gli uffici e le scuole. Il bilancio di Rete ferroviaria italiana (Rfi) parla di 14 convogli che hanno subito ritardi, sei treni non hanno proprio viaggiato e altri quattro hanno coperto solo parte del percorso. Interessati centinaia di passeggeri del Miranese, con le stazioni di Spinea, Maerne, Salzano e Noale. E dall’inizio dell’anno, la storia si è ripetuta più di una volta. Caos verso Venezia. Che non fosse una mattina facile, lo si è capito sin dalle prime luci dell’alba, quando il treno 5700 è arrivato a Castelfranco con 10 minuti di ritardo, alle 6.36 anziché le 6.26. Di lì a poco, la situazione ha iniziato ad aggravarsi. Così, per Venezia Santa Lucia, il regionale 5701 ha accumulato 31 minuti di ritardo, 38 per la corsa successiva, la numero 5703, addirittura un’ora e mezza per il 5705 da Bassano, 26 minuti per il 5711, un’ora e 10 minuti per il 5713, mentre il regionale 5717 è arrivato a Mestre con un ritardo di 40 minuti, ma non ha proseguito la corsa per Venezia. Problemi anche per il treno 5721, che sarebbe dovuto partire da Bassano alle 10.25malo ha fatto con 33 minuti di ritardo ed è arrivato a Venezia 38 minuti dopo. CaosdaVeneziaeMestre.Anche per chi doveva andare a Castelfranco, sede di molte scuole, e Bassano, non è stato semplice. Anzi. I ritardi sono stati notevoli, partendo dal regionale 5706 per la città vicentina, arrivato 38 minuti dopo. Quello successivo, per Castelfranco, ha viaggiato con 22 minuti di ritardo, il 5714 da Venezia a Bassano con 44 minuti, 20 quelli accumulati, invece, per il treno 5716. Non è andata meglio per chi da Santa Lucia doveva andare a Bassano alle 11.56 prendendo il regionale 5726: nella città vicentina ci è arrivato 53 minuti dopo. Soppressioni.Molti utenti si sono trovati a terra o il tragitto del loro convoglio non è stato completato. Questo ha riguardato i casi dei regionali 5709 da Castelfranco (partenza ore 7.25), il 5710 cancellato da Venezia a Castelfranco e che ha effettuato solo il tratto dalla città trevigiana a Bassano. Niente da fare per i treni 5718 e il 5725, mentre il numero 5722 è partito da Mestre per Bassano e non da Venezia come previsto. Problemi a non finire. Anche lunedì ci sono stati degli inconvenienti, stavolta sulla Treviso- Venezia. Il treno delle 9.25, mentre quello delle 9.07 è stato soppresso. Inoltre i monitor della stazione di Treviso accusavano dei problemi. Questo sta a significare che la vita dei pendolari è sempre più dura.

Alessandro Ragazzo

 

la rabbia corre sul web «Siamo stufi di questi disservizi»

La gente non ne può più: cancellate perfino le navette sostitutive

NOALE – La rabbia dei pendolari si fa sentire anche questa volta. Il 2014 si è già portato via diverse giornate di disagi; oltre al guasto della scorsa settimana tra Piombino Dese e Castelfranco, a febbraio sono state abbattute le sbarre di Noale, con l’intera tratta da e per Bassano rimasta bloccata per una mattina, con ritardi anche di un’ora e passeggeri costretti a salire sugli autobus e o farsi accompagnare per arrivare a destinazione.

«È ora di dire basta», dice una donna al telefono, «perché addirittura neppure si mettono le comunicazioni nel monitor. Sono stanca di continuare a segnare ore di lavoro perse che poi mi vanno a scalare i giorni di ferie. Ma è giusta una cosa simile?Ma che servizio è questo? Se lo avessi saputo, sarei andata in ufficio in macchina».

E i commenti dei pendolari si sono letti anche nei social network. Nel gruppo «Pendolari Salzano-Robegano» di Facebook e Twitter sono corse le notizie nel corso della mattinata, informando come i treni dopo mezzogiorno avessero ripreso il normale orario mentre «hanno cancellato la navetta delle 12.54». E poi ancora «Altra mattinata da dimenticare», si legge in un altro commento «dove tutti i treni hanno subito pesanti ritardi anche di 92 minuti (solo il 5707 per Venezia delle 7.31 è arrivato regolarmente a destinazione). Cancellate le navette delle 6.48 e 7.48. E la situazione è ancora critica. Non si sa al momento il motivo. Forse la nebbia?! Qualcuno sa la causa? . Comunque le navette per Venezia delle 9.48 e 10.48 sono state cancellate e ritardi e cancellazioni ci sono anche da Venezia verso Salzano.

(a.rag.)

 

SULLA LINEA VENEZIA-PORTOGRUARO

Solo caos con l’orario cadenzato

Il comitato di Quarto ha presentato un esposto alla magistratura

QUARTO D’ALTINO – Tutti contro il nuovo orario cadenzato. Se per alcune tratte del Veneto il cadenzamento, introdotto il 15 dicembre, ha portato benefici con l’aumento dei collegamenti, la linea Venezia-Portogruaro è quella che ha subito indubbiamente le maggiori penalizzazioni. Non a caso è su questa tratta che si sono concentrate le proteste dei viaggiatori, riuniti negli attivissimi comitati pendolari di Quarto d’Altino e del Veneto Orientale.

Affiancati da Legambiente, qualche settimana fa, i comitati hanno anche presentato un esposto alla magistratura, ricostruendo la battaglia condotta negli ultimi mesi e le problematiche causate dal nuovo orario cadenzato che, secondo i pendolari, concentra eccessivamente il servizio in alcune fasce orarie, lasciandone scoperte molte altre. I pendolari, in particolare, lamentano difficoltà per i lavoratori turnisti, a causa della rimodulazione dei servizi con il taglio dei collegamenti tra le 22 e le 6 del mattino, ma anche per la drastica riduzione dei collegamenti di sabato e nei giorni festivi. Senza contare le proteste suscitate dai nuovi regionali lenti Portogruaro-Mestre che, attestandosi al «binario giardino», costringono chi deve andare a Venezia a fare le corse per non perdere la coincidenza. A fianco dei pendolari, scesi anche in piazza, si sono schierati pure i sindaci dei Comuni attraversati dalla tratta ferroviaria, che più volte hanno incontrato l’assessore Chisso. Ma il ripristino di alcuni dei collegamenti, richiesti a gran voce dai pendolari,per il momento, è rimasto solo negli annunci sulla carta.

 

LA LINEA VENEZIA-UDINE – Carrozze sempre sovraffollate e sporche

MOGLIANO – Ritardi e guasti sempre più frequenti, soppressioni, ma soprattutto il sovraffollamento dei convogli, con i viaggiatori costretti a viaggiare in piedi in alcune delle ore di punta, anche a causa dell’impiego di materiale rotabile non sufficientemente capiente.

Ecco le problematiche che assillano le migliaia di pendolari che ogni giorno si spostano lungo la tratta Udine-Treviso-Venezia,una delle più frequentate del Veneto dopo la Padova-Venezia. Si tratta di problemi che si trascinano ormai da anni, a cui si sono aggiunti per i pendolari i disagi dovuti all’introduzione dell’orario cadenzato. Su quest’ultimo fronte, le proteste maggiori hanno riguardato la soppressione dei convogli a tarda sera, in particolare del regionale in partenza da Venezia Santa Lucia alle 23.56, per il cui mantenimento erano state raccolte oltre mille firme. Uno dei problemi che si trascina da più tempo, sulla Treviso-Venezia, è quello del sovraffollamento di alcuni convogli, in particolare nelle ore di punta per i pendolari. In passato non sono mancate le denunce da parte dei viaggiatori, con dossier fotografici sui convogli in cui gli utenti sono costretti a viaggiare stipati. Né sono mancate anche proteste clamorose, con tanto di occupazioni dei binari, frutto dell’esasperazione dei pendolari anche per i continui ritardi.

(g.mon.)

 

Altre 6 corse cancellate e 4 ridotte. A far saltare la linea per e da Venezia un guasto tra Castelfranco e Castello di Godego

CASTELLO DI GODEGO – Altra mattinata difficile ieri per chi si è mosso in treno sulla Venezia- Castelfranco-Bassano. Una scena vista già altre volte: l’ultima non più tardi di venerdì scorso. I problemi sono stati causati da un guasto al sistema di distanziamento dei convogli fra le stazioni di Castello di Godego e di Castelfranco, risolto in tarda mattinata. A rimetterci migliaia di pendolari, con 24 treni regionali coinvolti che hanno causato ritardi anche di oltre 60 minuti. Per quasi tutta la mattina, i viaggiatori di uno dei tratti più trafficati d’Italia a binario unico hanno dovuto armarsi di pazienza o studiare delle alternative per raggiungere gli uffici e le scuole.

Il bilancio di Rete ferroviaria italiana (Rfi) parla di 14 convogli che hanno subito ritardi, sei treni non hanno proprio viaggiato e altri quattro hanno coperto solo parte del percorso. E dall’inizio dell’anno, la storia si è ripetuta più di una volta. Che non fosse una mattina facile, lo si è capito sin dalle prime luci dell’alba, quando il treno 5700 è arrivato a Castelfranco con 10 minuti di ritardo, alle 6.36 anziché le 6.26. Di lì a poco, la situazione ha iniziato ad aggravarsi. Così, per Venezia Santa Lucia, il regionale 5701 ha accumulato 31 minuti di ritardo, 38 per la corsa successiva, la numero 5703, addirittura un’ora e mezza per il 5705 da Bassano, 26 minuti per il 5711, un’ora e 10 minuti per il 5713, mentre il regionale 5717 è arrivato a Mestre con un ritardo di 40 minuti ma non ha proseguito la corsa per Venezia. Problemi anche per il treno 5721, che sarebbe dovuto partire da Bassano alle 10.25, ma lo ha fatto con 33 minuti di ritardo ed è arrivato a Venezia 38 minuti dopo. Anche per chi doveva andare a Castelfranco, sede di molte scuole, e Bassano, non è stato semplice. Anzi. I ritardi sono stati notevoli, partendo dal regionale 5706 per la città vicentina, arrivato 38 minuti dopo. Quello successivo, per Castelfranco, ha viaggiato con 22 minuti di ritardo, il 5714 da Venezia a Bassano con44 minuti, 20 quelli accumulati, invece, per il treno 5716. Non è andata meglio per chi da Santa Lucia doveva andare a Bassano alle 11.56 prendendo il regionale 5726: nella città vicentina ci è arrivato 53 minuti dopo. Molti viaggiatori si sono trovati a terra o il tragitto del loro convoglio non è stato completato. Questo ha riguardato i casi dei regionali 5709 da Castelfranco (partenza ore 7.25), il 5710 cancellato da Venezia a Castelfranco e che ha effettuato solo il tratto dalla città murata a Bassano. Niente da fare per i treni 5718 e il 5725, mentre il numero 5722 è partito da Mestre per Bassano e non da Venezia come previsto. Anche lunedì ci sono stati degli inconvenienti, stavolta sulla Treviso-Venezia. Il treno delle 9.25, mentre quello delle 9.07 è stato soppresso. Inoltre i monitor della stazione di Treviso accusavano dei problemi. Vita difficile per i pendolari.

Alessandro Ragazzo

 

Quarto. Guasto a Fossalta di Piave. Luciano Ferro (comitato altinate): «Non se ne può davvero più»

PROTESTE ALLA STAZIONE DI QUARTO

Il treno si rompe, ancora disagi

Guasto a Fossalta di Piave, a piedi i turnisti diretti a Venezia

Si rompe il locomotore a Fossalta di Piave, il treno Trieste-Venezia resta bloccato, una cinquantina di pendolari fermi lungo la tratta, proteste a Quarto. Disagi anche di domenica. «Non se ne può più», è lo sfogo dei rappresentanti del comitato Altinate, «i problemi sono quotidiani e nessuno fa niente».

Il treno ritarda, pendolari e turnisti infuriati

Quarto. Guasto a Fossalta di Piave. Luciano Ferro (comitato altinate): «Non se ne può davvero più»

QUARTO – D’ALTINO – Imprecano, ancora, i pendolari della Venezia-Trieste che ogni giorno si recano a lavorare a Venezia e nelle isole, anche durante i giorni festivi, perché la maggior parte sono turnisti all’ospedale o nelle fabbriche del vetro.

«Oggi pomeriggio (ieri ndr)», spiega il portavoce dei pendolari, Luciano Ferro, «alle 10.55 ci doveva essere il treno per Venezia. Dopo un quarto d’ora in attesa in stazione a Quarto, gli altoparlanti hanno annunciato che il locomotore si era rotto alla stazione di Fossalta di Piave. In tutto eravamo una cinquantina e dovevamo recarci al lavoro ». Prosegue: «Come può accadere che solo dopo un quarto d’ora di attesa venga comunicato che il treno si è guastato?». Chiarisce: «A quel punto, la solita trafila, visto che immaginavo almeno una mezzora di ritardo. Sono corso al sottopasso ferroviario per andare a casa a prendere lamia auto, da lì sono andato a Campalto, l’ho parcheggiata e ho preso l’autobus fino a piazzale Roma. Insomma, una disfatta, come tante volte accade. L’abbonamento con le Ferrovie dello Stato non serve a nulla perché spesso e volentieri siamo costretti ad arrangiarci ed inventarci soluzioni inaspettate utilizzando mezzi privati, dandoci passaggi a vicenda, prendendo autobus pieni e che non ci portano in tempo dove dobbiamo andare. Non vorrei soffermarmi poi a spiegare cosa è accaduto nelle vicinanze di Mestre, dove ho preso un pullman di linea, correndo per non perderlo e non arrivare più al lavoro o arrivarci talmente tardi da dover mettere in difficoltà chi smontava dopo il turno».

Domanda: «Possibile che sia sempre così?». Conclude: «A questo punto andrò a farmi visitare da un professionista, uno psicologo o psichiatra che sia, per “stress da ritardo”, io come tanti altri».

Nel frattempo sono stati messi a posto gli ascensori della stazione altinate, che non hanno funzionato per parecchio tempo, dopo le piogge insistenti delle scorse settimane che li avevano messi fuori uso. Anche questo, un evento che accade spesso e volentieri, così come l’acqua che allaga il sottopasso.

«Speriamo che la Regione», ha ripetuto per l’ennesima volta su Facebook e postato sul suo profilo il sindaco di Quarto, Silvia Conte, «dia seguito anche alla richiesta di mettere una pensilina ai binari». Un riparo dalle intemperie, dal vento, dalla pioggia, che i pendolari della stazione attendono da un bel pezzo. Anni ed anni per la verità. Tanto che in inverno, non è difficile scorgere gente stipata nel sottopasso, che aspetta di vedere il treno all’orizzonte o di sentirlo chiamare in lontananza, per poi andarlo a prendere al volo evitando di rimanere a terra.

Marta Artico

 

ANCORA DISSERVIZI SULLA VENEZIA-TRIESTE

QUARTO D’ALTINO – Dopo il caos degli autobus sostitutivi notturni, ancora disagi per i pendolari della linea Venezia-Trieste.
Ieri mattina, alla stazione di Quarto d’Altino, a causa di un guasto alla locomotrice, i pendolari hanno atteso per trenta minuti il treno delle 10.55 per Venezia.
Ma se un guasto può capitare, a farli arrabbiare è stato il ritardo con cui hanno ricevuto l’annuncio dello slittamento del convoglio, una situazione che ha costretto molti di loro a tornare a casa per prendere la propria automobile.
«Solo dopo un quarto d’ora ci hanno avvisato che il treno aveva un guasto e che era fermo a Fossalta di Piave – racconta Luciano Ferro, portavoce del comitato pendolari di Quarto d’Altino -. Mentre correvo nel sottopasso per andare a casa a prendere la mia auto, mi sono accorto che il display dava trenta minuti di ritardo. Con me c’era una cinquantina di persone e molti, come me, dovevano andare al lavoro. L’abbonamento alle ferrovie non serve a nulla perché spesso siamo costretti ad altre soluzioni inaspettate».

(m.fus.)

 

I pendolari promuovono solo le corse “brevi”, il resto è un disastro

MONTEBELLUNA – La puntualità? Solo per le corse che hanno tempi di percorrenza inferiori ai 30 minuti. Insomma finchè si tratta della linea Montebelluna-Treviso le cose funzionano, nei collegamenti per Padova invece è una via crucis costellata di ritardi e soppressioni. Sono i rilevamenti dei mesi di gennaio e febbraio eseguiti da Binari quotidiani, presentati venerdì sera al centro civico di San Gaetano. Presenti un sindacalista e un rappresentante dell’associazione dei pendolari, era un incontro per fare il punto sulla situazione e raccogliere ulteriori testimonianze sull’andamento del trasporto ferroviario delle linee che collegano Montebelluna. È emerso, dall’esperienza degli studenti, che l’orario cadenzato va bene per i collegamenti con Venezia perché c’è un maggiore intervallo di tempo per prendere la coincidenza a Treviso, mentre i collegamenti con Padova in andata e ritorno danno un quadro opposto: ritardi su ritardi, corse con vagoni stracarichi, convogli che si fermano lungo il tragitto perché non funziona una porta, si guasta il locomotore e via di questo passo. E quasi a esemplificare tale situazione venerdì sera, mentre era in corso la riunione, a qualche centinaio di metri l’ultimo treno per Padova, quello delle 21.11, transitava quando mancavano pochi minuti alle 22, insomma con oltre 40 minuti di ritardo. Da Binari quotidiani è arrivato un invito agli studenti universitari che fanno i pendolari: monitorate i ritardi delle corse in modo da aiutare l’associazione ad avere un quadro completo di quel che succede giorno per giorno lungo la linea Montebelluna-Padova. Quanto alle prospettive, è stato affermato che, non mettendo niente la Regione, ma solo quello che riceve dallo Stato per il trasporto regionale, nel Veneto il servizio è peggiore che altrove.

«Sono 15 anni che faccio il pendolare», ha spiegato il rappresentante di Binariquotidiani, «allora le soppressioni erano una all’anno, adesso sono frequenti. Perché il materiale rotabile è vecchio e non viene fatta alcuna manutenzione preventiva».

Enzo Favero

 

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