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STAZIONE SANTA LUCIA

VENEZIA – Inferociti. Urlanti. E, alla fine, armati di penna per riempire i moduli delle proteste. Non si può neanche parlare di disservizio ferroviario, perché quella subìta ieri dai pendolari del Venezia-Padova è più che altro una beffa. Presi in giro da consigli che, alla fine, li hanno lasciati a terra.

La storia, buona per arricchire il già vasto dossier delle manchevolezze di Trenitalia e dintorni, è la seguente. Ore 14.35, dalla stazione ferroviaria Santa Lucia di Venezia dovrebbe partire il treno regionale per Padova che ferma lungo la Riviera del Brenta. Il treno è annunciato con 10 minuti di ritardo. I dieci minuti diventano venti. A quel punto i pendolari pensano di cambiare binario: visto il ritardo del treno delle 14.35, tanto vale prendere il regionale per Rovigo delle 14.49 che fa le stesse fermate. Ma il capotreno del regionale delle 14.49 avvisa: sta per arrivare quello delle 14.35. Altro cambio di binario, i pendolari salgono sul treno delle 14.35. E qui vengono informati: c’è stato un errore, meglio prendere quello delle 14.49. Tutti giù, cambio di binario e amara sorpresa: il treno delle 14.49 non c’è più. Ma in un paese civile è tollerabile?

(al.va.)

 

 

Mirano. Le categorie: «Riceviamo pesanti lamentele per i disservizi ai lavoratori»

Dori: «Abbiamo chiesto più treni nelle ore di punta, ma finora nessuna risposta»

MIRANO – Artigiani contro l’orario cadenzato. Anche le categorie bocciano senza appello il nuovo orario dei treni e i primi a muoversi sono proprio i piccoli imprenditori del Miranese: «Continuiamo a ricevere dai nostri artigiani pesanti lamentele per i disservizi legati al nuovo orario ferroviario», affermano dalla sede comprensoriale di Santa Maria di Sala.

Secondo Confartigianato sono centinaia le imprese del Miranese che portano operatori, tecnici e imprenditori a Venezia ogni giorno: si muovono in treno per lavorare nei cantieri in centro storico, da dicembre però si scontrano con continui ritardi, cancellazioni o treni stracolmi su cui è impossibile salire. Disagi e ritardi che a volte si traducono anche in danni per aziende già alle prese con la crisi.

L’associazione delle piccole e medie imprese guidata da Guido Codato, pone la lente d’ingrandimento soprattutto sui problemi della linea Bassano-Venezia, che tocca le fermate di Noale-Scorzé, Salzano-Robegano, Maerne e Spinea.

Considerando i settori dell’edilizia, dei restauri e dell’impiantistica, Noale conta oggi 166 imprese, Scorzé 226, Salzano 185, Spinea 180 e Martellago 208. Molte di queste lavorano nei cantieri veneziani.

«I lavoratori chiedono una miglior distribuzione dell’orario ferroviario, per avere più corse nelle ore di punta, ma non sono ancora arrivate risposte», spiega il segretario della Confartigianato del Miranese, Damiano Dori, «e questo provoca conseguenze negative dal punto di vista lavorativo».

Insomma non ci sono solo studenti e impiegati: in treno viaggiano anche operai e tecnici di cantiere. Dori spiega che sono centinaia quelli che ogni giorno si recano in centro storico a Venezia, ma da dicembre, cioè da quando è entrato in vigore il nuovo orario cadenzato, ai soliti disagi ferroviari si è aggiunto l’ostacolo chiamato “Trv”, cioè “Treno regionale veloce”. «Spesso viaggiano semivuoti», spiega Dori, «mentre nelle stazioni di Salzano e Spinea molti non fermano nemmeno.

In alcune fasce orarie le corse sono troppo frequenti, in altre il servizio non esiste. Trenitalia non può essere più considerato un interlocutore privilegiato perché interpreta il trasporto locale con vecchi schemi: in un territorio così popolato serve efficienza metropolitana».

Nei giorni scorsi era tornato alla carica anche il sindaco di Spinea, Silvano Checchin, dopo che nel suo ufficio erano arrivate nuove segnalazioni di pendolari che lamentano disagi sui treni del mattino da Spinea a Venezia.

Filippo de Gaspari

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Gazzettino – Miranese. Treni e disagi. Artigiani in rivolta

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7

mar

2014

Dura la Confartigianato del Miranese: «Chisso ha esaurito la spinta propulsiva»

Treni, artigiani in rivolta

«Centinaia di imprese danneggiate. Tutto il settore è penalizzato da ritardi e disservizi»

DISSERVIZI – La stazione di Maerne di Martellago sulla linea Bassano-Venezia

«Continuiamo a ricevere pesanti lamentele dai nostri artigiani, in particolare del settore edile, per i disservizi del nuovo orario ferroviario. Ritardi, cancellazioni o mezzi stracolmi su cui è impossibile salire. Questo penalizza tutto il settore».

Non si placano le proteste dei pendolari contro Regione Veneto e Trenitalia. Questa volta ad alzare la voce è la Confartigianato del Miranese guidata da Guido Codato, che mette sotto accusa i disagi della linea Bassano-Venezia, quella che tocca le fermate di Noale-Scorzé, Salzano-Robegano, Maerne e Spinea.

«Nel Miranese ci sono centinaia di imprese del settore edile che portano operatori, tecnici e imprenditori a Venezia – spiega il segretario della Confartigianato del Miranese, Damiano Dori – Da tempo i lavoratori chiedono una miglior distribuzione dell’orario ferroviario, in modo da avere più corse nelle ore di punta, ma non sono ancora arrivate risposte concrete. Per i nostri associati il problema è molto sentito, perché i disagi ferroviari provocano conseguenze negative dal punto di vista lavorativo».

Considerando i settori dell’edilizia, dei restauri e dell’impiantistica, Noale conta 166 imprese, Scorzé 226, Salzano 185, Spinea 180 e Martellago 208. Molte di queste lavorano anche nei cantieri veneziani.

«Centinaia di lavoratori si recano nel centro storico di Venezia ma i treni Regionali Veloci spesso viaggiano semivuoti, mentre nelle stazioni di Salzano e Spinea molti convogli non fermano e così i pendolari restano a piedi – prosegue Dori – In alcune fasce orarie le corse sono troppo frequenti, in altre il servizio non esiste. Crediamo che Trenitalia non possa essere più considerato un interlocutore privilegiato perché interpreta il trasporto locale con vecchi schemi, mentre in un territorio così popolato servirebbe una maggior efficienza metropolitana. Per quanto riguarda il trasporto ferroviario – conclude il segretario – l’assessore alla Mobilità Chisso ha ormai esaurito la propria fase propulsiva».

Damiano Corò

 

VITTORIO VENETO – Un’altra coincidenza (l’ultima del giorno) persa. Dai pendolari vittoriesi e bellunesi arriva un’altra segnalazione che conferma la situazione di incertezza vissuta da chi utilizza la ferrovia e che non si sente sicuro di trovare, al ritorno, la coincidenza a Conegliano introdotta dall’orario cadenzato scattato a dicembre.

«Ormai siamo al disservizio sistemico – tuona il comitato “Il treno dei desideri” coordinato da Diego Tiozzo -. Per la terza volta in nemmeno una settimana l’ultimo Conegliano – Belluno delle 20.41, che dovrebbe riportare a casa i viaggiatori diretti a Vittorio e al Bellunese, non ha aspettato il treno da Venezia che questa volta, a differenza dei casi precedenti, aveva pochissimi minuti di ritardo».

Il riferimento del comitato è a quanto accaduto la scorsa settimana, quando per due volte l’ultima coincidenza, a Conegliano, ha rischiato di saltare. È avvenuto giovedì e stava per succedere venerdì, quando i pendolari hanno supplicato il capotreno di avvisare il collega del “Minuetto” per Belluno di attendere il convoglio ritardatario da Venezia.

Ora ecco il nuovo episodio: «Come riferito dagli stessi passeggeri – denuncia il Comitato – lunedì il treno per Vittorio e Belluno è sfilato loro davanti non appena sono scesi da quello proveniente da Venezia. Più di una trentina di persone, molti pendolari ma anche chi aveva passato la giornata al Carnevale in laguna, è rimasto a terra. Appellarsi al personale viaggiante questa volta non è servito».

Il comitato insiste sul silenzio assordante della politica: «Quante volte dovrà riproporsi questa situazione incredibile? Quante volte dovremo descrivere questi fatti prima che la politica trevigiana e bellunese si svegli dal coma vegetativo in cui si ritrova e sia in grado di esprimere (e fare) concretamente qualcosa?».

Forse qualche risposta arriverà dal tavolo provinciale sulla mobilità convocato per venerdì in municipio a Ponte nelle Alpi (Belluno).

(l. a.)

 

 

Un’altra giornata di patimento per pendolari e turisti diretti al Carnevale

Testimone il sindaco di Sant’Elena: «Treno atteso in stazione oltre un’ora»

MONSELICE – L’acqua alta e le denunce del giorno prima hanno certamente aiutato, ma non sono bastati a scongiurare l’ennesima giornata di disagi e ritardi per i pendolari padovani. Nel giorno clou del Carnevale di Venezia – ieri la rassegna si chiudeva con il gran finale e l’inevitabile boom di turisti – gli utenti della Bassa Padovana hanno dovuto sopportare ancora treni in ritardo e vagoni al limite della capienza. Tra i pendolari chiamati a vivere un’altra giornata di passione c’era anche Emanuele Barbetta, sindaco di Sant’Elena, quotidianamente diretto a Venezia per lavoro: «La giornata è cominciata nel peggiore dei modi. Sono arrivato in stazione a Monselice alle 7 e il treno delle 7.28 per Venezia aveva già un ritardo di 30 minuti. All’orario di partenza il ritardo era dato addirittura di 42 minuti».

Con lui c’erano ovviamente decine di altri pendolari: «Alla fine io e qualcun altro utente siamo riusciti a raggiungere Venezia quasi in orario, salendo su un treno che veniva da Mantova e cambiando a Mestre. La maggior parte delle persone, però, ha dovuto attendere il treno in ritardo di quasi un’ora».

Il maxi-ritardo, di fatto, ha avuto lo stesso effetto di una soppressione. Il ritardo citato dal sindaco era stato anticipato dai 21 minuti accumulati dal Monselice-Mantova delle 6.38. I motivi di questo doppio inconveniente non sono stati spiegati ai pendolari in attesa in stazione.

«Anche a Venezia la situazione non era dei migliori» continua Barbetta «Il treno da Bassano del Grappa delle 14.34, per esempio, è stato prima dato con 95 minuti di ritardo, quindi cancellato».

Secondo trenitardo.org, il sito che raccoglie le segnalazioni dei pendolari di tutto il Veneto, nella giornata di lunedì – e con ogni probabilità il dato vale anche per martedì – un treno ogni cinque ha viaggiato con ampi ritardi e ha lasciato a terra passeggeri. Come quelli rimasti giù a Terme Euganee, in particolare lunedì, visto che i convogli diretti a Venezia erano già abbondantemente saturi a Monselice. Si stima che che solo ieri mattina siano stati ben 800 i biglietti staccati per raggiungere Venezia, in gran parte destinati a turisti tedeschi. L’assenza di pullman diretti a Venezia – troppo alto il costo per sostare in laguna – ha infatti dirottato la massa di turisti stranieri lungo l’asse ferroviaria. Ieri la situazione è stata in realtà meno drastica rispetto a lunedì, probabilmente perché l’acqua alta a Venezia ha scoraggiato molte persone dal raggiungere la laguna per la chiusura del Carnevale. Oltre che ritardi e soppressioni, manco a dirlo, le giornate di Carnevale hanno comportato condizioni di viaggio al limite della tolleranza, con persone stipate a mo’ di bestiame nei vagoni, probabilmente in barba anche agli standard di sicurezza.

Nicola Cesaro

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Audizione dell’assessore Chisso in Comune a Venezia: «Le stazioni di via Olimpia e Gazzera pronte entro gennaio 2015. A breve avremo altri fondi a disposizione»

MESTRE «Entro gennaio 2015 saranno pronte le fermate di Gazzera e via Olimpia e per il secondo semestre del 2014 contiamo di mandare in gara i lavori per la fermata di Marocco per la soppressione del passaggio a livello di via Selvanese. Rfi ha ancora forti perplessità sulla fermata di Marocco ma io conto che cambieranno idea e la trattativa è aperta. Le loro preoccupazioni si possono ampiamente superare».

L’annuncio lo ha dato ieri mattina a Ca’ Farsetti l’assessore regionale alla Mobilità e Trasporti, Renato Chisso, ospite per una audizione attesa da tempo della quarta commissione del consiglio comunale. Una interrogazione del consigliere Pd Emanuele Rosteghin, ha stimolato il dibattito: il consigliere chiedeva conto della realizzazione della fermata di Marocco, tra Mestre e Mogliano, sollecitata da quasi mille firme di cittadini delle zone interne al Terraglio ma finora rimasta sospesa. Ieri Chisso ha spiegato che la fermata la vuole realizzare e intende superare le resistenze di Rete Ferroviaria Italiana. «Ci sono in arrivo anche i Fondi Fas per il secondo semestre 2014, sono fiducioso», dice l’assessore. Il dirigente del suo settore, Stefano Angelini, conferma che i fondi per proseguire sulla strada del progetto Sfmr, di cui si parla da decenni ci sono. A Mestre, mentre l’orario cadenzato è entrato in vigore tra disagi e polemiche da dicembre 2013, sono ancora aperti i cantieri delle fermate di via Olimpia e Gazzera mentre la fermata della stazioncina di Carpenedo è stata accantonata e per Marghera ora si parla della ristrutturazione della fermata di Porto Marghera l’unica esistente. Dai Fondi Fas arrivano circa 400 milioni di euro. Erano previsti 513 milioni di euro, ridotti poi dal Cipe di 160 milioni. Soldi che la Regione di Zaia attende di utilizzare per vari interventi, tra cui il sistema ferroviario. «Abbiamo finalmente ottenuto un quadro preciso e conferme sulla realizzazione della fermata di Marocco, sollecitata anche dai comitati. Quindi, apriamo una linea di credito nei confronti della Regione, anche se finora non tutti i tempi sono stati rispettati», commenta Emanuele Rosteghin per il Pd. E l’assessore Ugo Bergamo (Udc) aggiunge: «Speriamo sia davvero la volta buona per vedere in funzione il sistema ferroviario metropolitano a Mestre. A Chisso ho ricordato che è importante puntare sull’integrazione tra sistemi di trasporto e ho ricordato la questione, nodale, dell’integrazione tariffaria che noi continuiamo a considerare decisiva per il nostro territorio». Nei mesi scorsi erano state recapitate all’assessore regionale anche le quasi mille firme raccolte dai cittadini del Terraglio e della zona di via Gatta che ritengono fondamentale la fermata del metrò regionale per potenziare i collegamenti dal Terraglio verso Venezia, ospedale dell’Angelo (che ricordiamo è dotato di una fermata già funzionante oggi anche se solo per i collegamenti della linea per Treviso) compreso. La rassicurazione dell’assessore fa ben sperare.

Mitia Chiarin

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Il comitato: «Ora aspettiamo i cantieri Ce li avevano promessi fin dal 1998»

MESTRE. In Comune ieri mattina a sentire le rassicurazioni di Chisso sulla conclusione dei cantieri mestrini del progetto Sfmr c’erano anche i cittadini. La consigliera di Municipalità Edda Costacurta e un gruppo di rappresentanti dell’associazione “Terraglio e Dintorni”, tra i promotori della raccolta di firme a sostegno della realizzazione della fermata di Marocco.

«Aspettiamo dal 2008 la realizzazione di questa fermata del metrò regionale», spiega la Costacurta, «che era stata confermata nel 2007 da un protocollo d’intesa tra Regione e sindaco di Mogliano e poi anche ribadita nel 2010 quando è stato realizzato il sottopasso di via Vallon. Adesso ci aspettiamo che le cose stiano davvero come le ha dette l’assessore Chisso: ovvero che entro il secondo semestre di quest’anno partano i cantieri anche perché lungo il Terraglio c’è una forte necessità di servizi pubblici efficienti».

L’assessore regionale, conferma la Costacurta, avrebbe garantito attraverso i suoi tecnici anche la realizzazione del parcheggio ad ovest previsto nell’ambito dei lavori di realizzazione di u n centro servizi per anziani non autosufficienti, progetto che spiegano da “Terraglio e Dintorni” oggi non si sa più se sarà realizzato o meno dai privati. La Costacurta è tra i cittadini che hanno comprato casa nella zona di via Gatta, proprio perché invogliati dal progetto della fermata del metrò regionale. «Io acquistai casa nel 1998 ma finora non è successo nulla e tutti gli abitanti della zona sono, di fatto, penalizzati sul fronte dei collegamenti a Mestre perché i servizi pubblici sono insufficienti: non ci sono collegamenti con l’ospedale e per arrivare a Marocco occorre prendere il bus e poi sobbarcarsi passeggiate a piedi anche di venti minuti». Aggiunge: «Chiediamo un intervento per risolvere anche l’isolamento di quanti vivono in via Scarante e ora, dopo la chiusura del passaggio a livello, e in assenza di un sovrappasso o sottopasso di collegamento, sono costretti a lunghissimi giri per andare da una parte all’altra della strada. Percorsi che sono di almeno 4 chilometri e che penalizzano anche realtà economiche, come una azienda agricola della zona. Ora ci aspettiamo i cantieri».

(m.ch.)

 

Gazzettino – Treni. Gazzera, stazione in vista

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4

mar

2014

METROPOLITANA DI SUPERFICIE – Non ci sono i fondi per rifare il sito di Porto Marghera

Chisso: «Sulla direttrice per Treviso le fermate Sfmr di ospedale e Marocco»

«Anche quella in Via Olimpia pronta entro l’inizio del 2015»

BINARI – La linea ferroviaria alla Gazzera e la stazione di Porto Marghera

L’ASSESSORE REGIONALE – Chisso: si lavora per risolvere i problemi

«Stiamo lavorando con Reti ferroviarie italiane per risolvere i problemi legati all’eccessiva vicinanza tra le stazioni di Marocco e Mestre Ospedale»

La stazione di Marocco della metropolitana di superficie (Sfmr) s’ha da fare e se ne parlerà meglio nella seconda metà di quest’anno, quando saranno disponibili i fondi Fas del Governo, destinati ad aree sottoutilizzate, già richiesti dalla Regione.

Così ha detto ieri l’assessore regionale alle Infrastrutture, Renato Chisso, di fronte alla Commissione trasporti del Comune. Il tema era proprio dipanare la matassa della stazione di cui, dopo tutte le modifiche apportate alla viabilità, non si sa ancora nulla di certo, se non le oltre mille firme raccolte dal Comitato Terraglio & dintorni per invocare maggiore sicurezza. Già, perché dopo l’eliminazione del passaggio a livello la sicurezza è diminuita, con la gente che attraversa i binari a piedi, come ha sottolineato il consigliere del Pd Emanuele Rosteghin.

«Stiamo lavorando con Reti ferroviarie italiane – ha detto Chisso – per risolvere i problemi legati all’eccessiva vicinanza che ci sarebbe con la stazione di Mestre Ospedale, ma contiamo di partire nel secondo semestre con l’arrivo dei fondi».

Il sistema ferroviario metropolitano sta nascendo in questi mesi con l’orario cadenzato dopo una gestazione durata un ventennio. A regime, con un treno ogni 10-15 minuti, a Mestre saranno toccate le stazioni (oltre a quella centrale) di via Olimpia e via Trezzo (Carpenedo) sulla linea Venezia-Trieste. Lungo la direttrice Venezia-Treviso ci saranno le stazioni Gazzera, Ospedale e Marocco.

Chisso ha aggiornato la tempistica per quanto riguarda i lavori alle stazioni Gazzera e via Olimpia: «Siamo riusciti a riprendere i lavori e, al massimo a gennaio o febbraio 2015, la stazione sarà operativa. Per quanto riguarda il passaggio a livello di via Selvanese, è stato messo giù lo “scatolare”, bisogna ora fare il by-pass e chiudere il passaggio. Aspettiamo anche per questo i soldi nel secondo semestre. Non ci sono fondi per rifare la stazione di Porto Marghera, pertanto faremo un abbellimento dell’esistente con ciò che riusciremo a recuperare dai ribassi d’asta».

La stazione di Carpenedo, invece, è in attesa di finanziamenti che, secondo Chisso, non saranno disponibili prima della primavera 2015.

«C’è lo spazio per ulteriori stazioni – ha aggiunto l’assessore regionale – ma secondo me è fondamentale andare avanti con queste realizzazioni. Il Comune, se vorrà, potrà progettare ulteriori fermate, si parlava ad esempio di via Don Sturzo o via Ca’ Solaro – bosco di Mestre, che si potrebbero fare con futuri finanziamenti. Ora è importante non rallentare un treno che è in corsa».

Due parole, infine sull’esercizio della Sfmr.

«Sono arrivati 18 dei 23 treni che la Regione ha ordinato – ha concluso – e in certe tratte c’è una corsa anche ogni 15 minuti. Una volta che tutti i convogli saranno entrati in servizio, dovremo però fare un serio ragionamento sull’integrazione gomma-rotaia».

Michele Fullin

 

Disservizio ieri alla stazione di Calalzo, dove quaranta persone hanno atteso invano la corsa 

CALALZO DI CADORE – C’erano quaranta persone ieri alla stazione di Calalzo, alle 15.43, in attesa, paziente ma vana, della corriera sostitutiva del treno diretta a Belluno, e da qui a Padova e Venezia. Nessuna corriera è partita e i viaggiatori, stufi e arrabbiati, hanno dovuto aspettare la corsa successiva, dopo un paio d’ore. C’erano persone che dovevano andare a Bologna, chi a Ferrara, chi aveva delle coincidenze che doveva prendere a tutti i costi, turisti che tornavano a casa dopo una settimana di vacanza, studenti diretti verso le sedi universitarie. Insomma una umanità varia e dolente, e notevolmente arrabbiata. Al punto che qualcuno ha anche chiamato le forze dell’ordine. La segnalazione dell’ennesimo disservizio arriva da Calalzo, da Alberto Garaffa, di Calalzo, che ha portato al treno il figlio studente universitario diretto a Padova.

«Dire che si tratta di un disservizio, un ennesimo disservizio, è un vero eufemismo», spiega il signor Garaffa. «Qui ci sentiamo presi in giro. C’erano persone che dovevano assolutamente prendere delle coincidenze, che avevano degli impegni. E la corriera non è arrivata. Non siamo riusciti a sapere cosa è accaduto, semplicemente la corsa è saltata, senza spiegazioni. Mi sembra incredibile: i treni funzionavano meglio quando andavo io all’università. Il servizio è peggio di 30 anni fa».

La lista delle lagnanze è lunga, non è sicuramente questo un episodio solitario, anche per l’esperienza del cittadino di Calalzo: «Una volta mi è toccato andare a prendere mio figlio a Ponte nelle Alpi alle 11 di sera. Eppure aveva pagato il biglietto da Padova fino a Calalzo, ma il treno non è andato oltre Ponte. Qui il problema è che non c’è assolutamente certezza di poter partire, e anche a volte di poter arrivare».

 

SALZANO-SPINEA – Dopo i disagi del nuovo orario

SALZANO-SPINEA – Due mesi senza risposte concrete, il Comune di Salzano torna alla carica per ottenere le modifiche d’orario caldeggiate anche dai pendolari di Spinea. Con un documento inviato in settimana all’ingegnere regionale Domenico Menna, uno dei tecnici che hanno seguito la riorganizzazione dell’orario ferroviario, il sindaco Alessandro Quaresimin chiede nuovamente un incontro sottolineando i disagi lamentati da studenti e lavoratori. Alla vigilia di Natale da Salzano era partito un accurato documento, inviato a Regione e Trenitalia, con una proposta di riorganizzazione degli orari ferroviari sulla linea Venezia-Bassano. Questa riorganizzazione prevede un maggior numero di corse negli orari di punta, soprattutto tra le 7 e le 8 del mattino.

«Non chiediamo aumenti di treni e di fermate – spiegano i pendolari – Solo alcune lievi variazioni d’orario. Al mattino, per esempio, la navetta Noale-Mestre è molto più utile al minuto 11 che al minuto 48. E poi servirebbero più corse negli orari di punta al sabato. Considerate pure che a Salzano il trasporto pubblico Actv è molto carente».

A fine gennaio una delegazione di pendolari ha incontrato i vertici di Regione e di Trenitalia, ora tutti attendono novità.

«Sollecito un incontro per definire le questioni aperte legate all’orario cadenzato – scrive Quaresimin nella mail inviata pure al dirigente regionale Bruno Carli e all’assessore Renato Chisso – Ricordo che tale proposta di modifica è condivisa pure dal Comune di Spinea».

(g.pip.)

 

Gazzettino – Il capotreno salva i pendolari

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2

mar

2014

La coincidenza rischia di saltare ancora: le suppliche degli utenti fermano l’ultima corsa per Vittorio

ORARIO CADENZATO – Il comitato “treno dei desideri” critico con il nuovo sistema adottato

Uscire dall’ufficio, salire in carrozza e non essere sicuri di tornare a casa. È accaduto per due sere di fila (giovedì e venerdì scorsi) ai pendolari vittoriesi e bellunesi che hanno in un caso perso l’ultima coincidenza della giornata e in un altro pregato il capotreno di fare attendere a Conegliano la corsa per Belluno.

Il dettagliato report di due giorni da incubo per i pendolari è stato stilato dal comitato «Il treno dei desideri», fortemente critico nei confronti dell’orario ferroviario cadenzato che da metà dicembre ha cancellato le corse dirette tra Vittorio e Venezia istituendo il cambio obbligatorio a Conegliano. «A causa di avverse condizioni meteo – spiega il comitato – giovedì si sono verificati fortissimi ritardi per i treni a nordest, che hanno maturato anche più di un’ora di ritardo. L’ultimo trenino utile per Belluno da Conegliano delle 20.41 non ha aspettato il convoglio da Venezia che aveva 30 minuti di ritardo».

Il bis si è rischiato 24 ore dopo: «Ci è stato riferito – spiega il comitato – che i pendolari sul treno da Venezia che utilizzano l’ultima corsa del giorno per Belluno hanno dovuto fare il diavolo a quattro con il capotreno per fare sì che informasse il collega in attesa a Conegliano che molti viaggiatori diretti verso la montagna sarebbero rimasti a piedi per la seconda sera consecutiva. Il treno che li trasportava viaggiava infatti con oltre 40 minuti di ritardo». Questa volta il «Minuetto» per Belluno ha atteso il convoglio ritardatario, ma quanto accaduto giovedì e venerdì «evidenzia come la situazione sia insostenibile» sostiene Diego Tiozzo, leader vittoriese del «Treno dei desideri» che giovedì era tra i pendolari che hanno perso l’ultima coincidenza a Conegliano.

«Siamo tornati a casa solo grazie ad amici che erano in auto» riferisce Tiozzo, che commenta: «Non avere la sicurezza di tornare a casa con un mezzo pubblico è devastante. Il problema sostanziale è la mancata integrazione tra Vittorio e il resto del mondo: è già difficile collegare la città con Treviso, figuriamoci con Venezia! Strano che la politica non dica nulla».

Luca Anzanello

 

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