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Nuova Venezia – Treno guasto e saetta, ritardi a catena

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28

feb

2014

Giornata di passione sulla Venezia-Trieste. Un fulmine si abbatte su una cabina Enel e paralizza la tratta per Udine

QUARTO D’ALTINO – Giornata di passione ieri, per i pendolari. Prima lungo la linea Venezia-Trieste si guasta il treno e, in sua sostituzione, viene impiegato in pieno orario di punta un Minuetto. Nel pomeriggio, invece, un fulmine ha paralizzato la tratta ferroviaria Venezia-Udine per più di un’ora, mandando in tilt coincidenze e orari.

Ma andiamo con ordine Quarto d’Altino. Sulla tratta Venezia-Trieste si spacca un convoglio e il risultato non poteva che essere il caos, con i pendolari costretti a viaggiare stipati in piedi e molti utenti che non sono neppure riusciti a salire, in particolare a Quarto d’Altino e nelle stazioni vicine. Troppo piccola una composizione di Minuetto (un convoglio, d’altra parte, progettato per le tratte meno frequentate) per far fronte ai tantissimi viaggiatori che ogni mattina salgono sul Regionale 11108 Portogruaro-Venezia. Si tratta del treno che transita da San Donà alle 7.01 e da Quarto d’Altino alle 7.17. Ieri, secondo quanto si è appreso, si è verificato un inconveniente al regionale 11101 Mestre-Portogruaro che, arrivato a Quarto d’Altino alle 5.44, ha accusato un guasto, tanto da essere poi soppresso nel tratto rimanente. Il problema è che il materiale utilizzato per fare il Regionale 11108 sarebbe lo stesso del Regionale 11101. Di conseguenza, non essendo quest’ultimo mai giunto a Portogruaro, si è reso necessario trovare un materiale alternativo. E a disposizione non ci sarebbe stato altro che il Minuetto. Tutti in piedi. Una brutta sorpresa per i pendolari.

«A San Donà è arrivato un Minuetto doppio, treno piccolo e insufficiente per l’utenza di quell’orario», racconta Silvia Lasfanti, pendolare e consigliere comunale in riva al Piave, «il risultato è stato che già a San Donà c’erano parecchie persone in piedi. Da Quarto d’Altino in poi il treno non riusciva più a caricare nessuno. Così sono rimaste a terra varie persone e il treno è arrivato in ritardo a Venezia, visto che il capotreno in ogni stazione faceva fatica a chiudere le porte».

A documentare quanto è accaduto ci hanno pensato gli aderenti ai comitati pendolari di Quarto d’Altino e del Veneto Orientale, che hanno postato sulle loro pagine Facebook le foto del Minuetto stracolmo di gente. E puntuali sono scattati anche i reclami alla Regione e a Trenitalia.

«Trovo oramai inaccettabile la sordità dell’assessore Chisso alle richieste dei comitati (considerati dei disturbatori che avanzano richieste prive di fondamento) e delle amministrazioni comunali che stanno lavorando sulla questione», conclude Lasfanti, «allo stesso modo è inaccettabile la gestione del problema da parte di Trenitalia che non si è preoccupata di avvertire l’utenza nelle stazioni e sul treno. Un annuncio costa poco. Abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione di quanto è fragile il sistema dell’orario cadenzato così come è stato progettato».

La saetta. Disagi anche sulla Venezia Udine. La saetta si sarebbe abbattuta su una cabina Enel in Strada della Fornace tra Spresiano e Conegliano attorno alle 17.30 mandando in tilt il sistema. I treni sono stati fermi per un’ora e mezza. Immediato l’intervento della Polfer e dei tecnici per sistemare il guasto. I disagi sono stati pesanti. A cascata le ripercussioni, e i ritardi, hanno riguardato tutti i convogli della linea Venezia-Udine-Trieste, bloccati nelle varie stazioni tra il Veneto e il Friuli. Un treno diretto a Conegliano, attorno alle 18, ha rischiato di essere soppresso. Poi, quando alle 19.15, il guasto è stato risolto ha potuto ripartire. In stazione a Spresiano a controllare la situazione si è recato anche il sindaco Riccardo Missiato di ritorno da una manifestazione a Cimaldolmo. Davanti a sé ha trovato i cartelloni con i ritardi, che in qualche caso hanno superato l’ora. Quello delle 17.50 diretti a Trieste è partito 77 minuti dopo l’orario previsto, quello per Udine mezz’ora. I problemi ovviamente non sono mancati nemmeno a Treviso e Venezia. I ritardi sono stai più contenuti in questi casi, ma molta più gente è stata coinvolta. Il treno delle 18.54 da Treviso per Udine ha fatto 38 minuti di ritardo, quello da Venezia per Treviso delle 18.52 è partito circa 40 minuti dopo. C’è chi vedendo i ritardi accumularsi sui tabelloni orari, ha preferito cambiare mezzo, cercando qualche corriere che percorresse lo stesso percorso. Per i pendolari è stato un giovedì sera di passione dunque. Le lamentele per l’ennesimo disservizio con cui sono costretti a confrontarsi non sono servite a nulla. Ma in molti, almeno coloro che sono partite con un ora di ritardo, nei prossimi giorni potrebbero chiedere il rimborso del biglietti. Attorno alle 19.15 i collegamenti, e il meccanismo di controllo sulla linea sono stati ripristinati, e anche i treni hanno potuto ripartire regolarmente.

Giovanni Monforte e Federico Cipolla

 

Gazzettino – Treno sostitutivo piccolo, pendolari a terra.

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28

feb

2014

QUARTO D’ALTINO – Disagi ieri mattina in stazione a causa di un guasto

Pendolari a piedi perché i treni sostitutivi non riescono a contenerli. È quanto accaduto ieri a San Donà, Quarto d’Altino e nelle stazioni della tratta Portogruaro-Venezia. Il treno 11108 delle 7,01, che viaggiava con un ritardo di circa 10 minuti, è stato sostituito da due Minuetti, piccoli treni che contengono circa 200 persone ciascuno e di regola coprono la linea Portogruaro-Treviso. Il treno delle 7.01, assieme a quello delle 8.07, è uno dei più affollati, già a San Donà è difficile trovare posti a sedere, per cui parecchie persone rimaste a piedi e una volta arrivati a Quarto d’Altino alle 7.28 quasi nessuno degli utenti ha più potuto salire. A segnalare l’ennesimo disagio sono i Comitati dei Pendolari del Veneto Orientale e di Quarto d’Altino.

«Ci siamo stretti come sardine – conferma Silvia Lasfanti di San Donà – Un gesto di solidarietà tra pendolari. Dal finestrino avevo una visuale limitata ma ho notato oltre una decina di persone tra personale delle Ferrovie e studenti rimasti appiedati. In ognuna delle stazioni fino a Mestre anche per il capotreno scendere e risalire è stata un’odissea. Durante il viaggio nessun annuncio o comunicazione, solo in seguito si è saputo che la situazione era dovuta a un guasto al treno utilizzato di regola. Trovo inaccettabile la sordità dell’assessore regionale alla Mobilità Renato Chisso alle richieste delle Amministrazioni Comunali e dei Comitati. Allo stesso modo è inaccettabile il comportamento di Trenitalia che non ha avvertito l’utenza. Un annuncio costa poco. Si tratta dell’ennesima dimostrazione di quanto è fragile l’orario cadenzato per come progettato». Lasfanti ha reclamato anche sul sito di Trenitalia.

 

Nuova Venezia – Treni. Orario cadenzato, la Provincia media.

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27

feb

2014

FRA TRENITALIA, REGIONE E PENDOLARI

QUARTO D’ALTINO – Orario ferroviario cadenzato, la Provincia è pronta a sedersi a un tavolo che faccia riavviare il confronto tra Trenitalia, Regione e comitati pendolari. A annunciarlo è stata la presidente Francesca Zaccariotto. Legambiente e i comitati pendolari di Quarto d’Altino e del Veneto Orientale hanno inviato alla Provincia il documento sul trasporto pubblico locale presentato in occasione degli stati generali dei pendolari, tenutisi nelle settimane scorse.

«Purtroppo ogni innovazione porta disagi e scompensi iniziali. Va riconosciuto che ci sono tratte ferroviarie in cui il nuovo orario cadenzato ha portato grandi benefici, mentre in altre ci sono problemi ancora da risolvere», spiega Zaccariotto, «posso comprendere la difficoltà di armonizzare il tutto, dato che amministro un ente pubblico, e oggi il nemico peggiore con cui dobbiamo fare i conti è rappresentato dalla scarsità delle risorse finanziarie. La nostra Regione si trova di fronte a un problema, che anch’io più volte in ambiti diversi sono stata costretta ad evidenziare».

Zaccariotto spiega di aver apprezzato nel documento, in particolare, il richiamo al trasporto pubblico come parte integrante di una politica che punta alla tutela dell’ambiente, come sostenuto anche dalla Provincia con l’adesione al programma europeo 202020.

«Sono disponibile a un nuovo tavolo, che riavvii la discussione e il confronto con tutti i soggetti interessati, in primis con Regione, Trenitalia e i comitati dei pendolari, per cercare soluzioni concrete e praticabili in merito ai disagi di questi ultimi mesi», conclude Zaccariotto, «dobbiamo essere tutti propositivi, mettendo da parte ogni strumentalizzazione per guardare all’ interesse dei cittadini e non di chi cavalca la loro protesta».

Giovanni Monforte

 

CAOS TRASPORTI

Disagi per chi va in treno a Venezia: «Convogli vecchi e sporchi» 

VITTORIO VENETO – Disagi per chi va in treno a Venezia durante il Carnevale, i pendolari vittoriesi protestano: si sentono defraudati dei mezzi per andare a lavoro in favore delle feste in maschera.

«A Carnevale ogni scherzo vale» ironizzano, e anche tra i coriandoli chiedono la possibilità di ricontrattare l’orario cadenzato che è stato varato dalla Regione ad inizio anno.

«Riteniamo, come pendolari, di avere gli stessi diritti di chi ha deciso di andare al Carnevale in treno, e di aver già adeguatamente pagato per una qualità del servizio che in questi giorni non solo non viene migliorata ma addirittura è peggiorata» scrivono sul loro blog.

Non sembrano dunque andate a buon fine le trattative che hanno visto l’assessore regionale alla mobilità Renato Chisso contrattare gli orari tra le parti, ascoltando anche i comitati pendolari del Veneto.

Dal loro blog online gli utenti regolari vittoriesi dei treni che viaggiano tra Belluno e Venezia, protestano: «In questi giorni di festività carnevalesche sulla tratta Venezia-Conegliano, al posto dei già scomodi, ma almeno moderni, Taf o Vivalto, sono state messe in servizio le vecchissime carrozze a due piani. Si tratta di materiali di stravecchia concezione, evidentemente di risulta o di emergenza, inoltre messi in servizio senza che siano stati adeguatamente puliti o riparati. Ci chiediamo se l’oggettiva diminuzione della qualità del servizio a cui assistiamo in questi giorni non sia dovuta proprio alla messa a disposizione dei materiali più recenti all’evento lagunare secondo la regola del “chi paga di più ha più diritto degli altri”».

(a.d.g.)

 

LA PROTESTA – Preside all’attacco di Trenitalia: orario cadenzato sotto accusa

È scattata la mobilitazione in tutte le classi con il coinvolgimento anche dei genitori. I nuovi orari dei treni stanno creando gravi disagi per gli studenti e il regolare svolgimento delle attività scolastiche. Ci sono allievi che sono costretti ad anticipare l’uscita da scuola prima della fine delle lezioni per poter rincasare, senza doversi trattenere e bighellonare in città per metà pomeriggio in attesa del primo treno utile. Succede all’Istituto Superiore «Marco Fanno», frequentato da oltre un migliaio di allievi provenienti da una vasta zona per la gamma degli indirizzi di studio che offre. Tre anni fa, per evitare agli studenti permanenze forzate in città dovute alla mancanza di trasporti dopo le 14, era stata adottata un’articolazione dell’orario che prevedeva l’inizio delle lezioni alle 8 e il loro termine alle 13.10, recuperando le ore non svolte con altre attività obbligatorie, come visite guidate, viaggi, incontri e recupero. Il nuovo orario cadenzato dei treni ha creato una situazione insopportabile.

La preside del Marco Fanno, Sabrina Antiga, ha comunicato a tutte le componenti scolastiche di avere inoltrato nelle scorse settimane «formale lamentela all’amministrazione comunale di Conegliano e a quella provinciale di Treviso in merito alla modifica dell’orario dei treni, che ha costretto i genitori a chiedere che i ragazzi escano cinque minuti prima da scuola e alla scuola di alterare le proprie attività in ragione del significativo numero di studenti che debbono lasciare le lezioni anzitempo».

I più penalizzati sono quelli che risiedono a est di Conegliano verso Sacile e Pordenone. Uscendo da scuola alle 13,10, non fanno in tempo a prendere il treno delle 13,22, benché dal “Marco Fanno” seguano la scorciatoia del Ponte degli Zoppas e del percorso pedonale sull’argine del Monticano verso via Verdi e la stazione ferroviaria. Sia il Comune che la Provincia si sono adoperati presso la Regione, ma le risposte sarebbero state evasive. I genitori sono stati invitati a effettuare “le segnalazioni” (una vera protesta) anche in via personale all’indirizzo mail nuovoorariocadenzato @venetotreni.it, «al fine di sollecitare una diversa articolazione degli orari dei treni, che tenga conto dell’armonizzazione degli spostamenti degli studenti».

Giampiero Maset

 

Slitta la variazione promessa per aprile, pendolari infuriati

“Oderzo si muove”: subito un incontro con la Regione

ODERZO – Non sono destinati a finire presto i disagi per i pendolari della tratta Treviso-Portogruaro. Il promesso adeguamento degli orari alle necessità dei viaggiatori, arriverà dopo giugno. E il comitato dei pendolari “Oderzo si muove” chiede alla Regione un incontro prima che sia definito il bilancio. Recenti annunci avevano fatto pensare a una sistemazione degli orari ad aprile: non sarà così, bisognerà attendere giugno. Intanto le scuole saranno finite e gli studenti avranno concluso un intero anno di disagi senza alcuna soluzione definitiva.

Nonostante le riunioni fra amministratori comunali, comitati, Trenitalia e Regione, il consigliere comunale di Oderzo Francesco Montagner presagisce tempi lunghi per una razionalizzazione delle corse. «Ho chiesto alla Regione maggiore flessibilità per le corse dei treni nella nostra tratta», osserva, «Ci è stata promessa, ma a tempi così lunghi che per quest’anno non ne potranno trarre benefici. Flessibilità vuol dire che non dobbiamo aspettare le calende greche per una soluzione. Chi viaggia da pendolare su questa tratta non ha urgente necessità di essere puntuale con le coincidenze delle Frecce. La nostra linea ferroviaria deve essere come una metropolitana di superficie, favorendo studenti e pendolari lavoratori nei loro orari quotidiani di lavoro. Flessibilità vuol dire avere un orario adeguato a queste esigenze. Ma mi sono stati prospettati tempi che vanno da giugno in poi, anche oltre. Tempi biblici per chi lavora e paga gli abbonamenti».

Insieme con le richieste di corse dei treni commisurate alle esigenze del territorio sono in sospeso e da decenni, anche altre richieste. Ancora inevasa la sistemazione di barriere fonoassorbenti fra la stazione di Oderzo e località Spinè, dove le case sono state costruite a ridosso dei binari, quando non si pensava che la tratta sarebbe stata riattivata. Un risultato però è stato ottenuto, dopo le proteste dei mesi scorsi: l’aggiunta di bus sostitutivi dei treni. «Con il risultato di avere bus pieni e treni vuoti», ha polemizzato Legambiente Veneto. Intanto “Oderzo si muove”, chiede alla Regione un incontro per porre sul tavolo le questioni più pressanti prima che venga definito il bilancio.

Giuseppina Piovesana

 

Nuova Venezia – Treni in ritardo sulla Mestre-Adria

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22

feb

2014

 

LA PROTESTA

CAMPONOGARA – Ancora ritardi e disagi negli ultimi giorni sulla linea Mestre Adria dopo le lamentele degli utenti. Di fronte a questa situazione Federconsumatori della Riviera del Brenta e del Miranese chiede a Sistemi Territoriali che per il periodo in cui ci sono i ritardi venga fatto uno sconto sui biglietti ed abbonamenti.

«Anche questa mattina – spiegano decine di pendolari della linea Mestre Adria alle fermate di Mira Buse e Oriago – i treni sono arrivati in ritardo anche di 30 – 40 minuti. La situazione peggiore si è verificata durante l’orario di punta cioè dalle 7 alle 8, ma anche verso le 9 i treni erano completamente sballati negli orari».

Si tratta di ritardi dovuti a dei lavori di manutenzione della linea necessari dopo piccoli franamenti causati dalle ingenti piogge delle scorse settimane. Essendo questa, una linea prevalentemente a binario unico, si creano continuamente rilevanti problemi di coordinamento dei tempi di transito dei convogli. I lavori in questione si stanno facendo nel tratto tra Adria e Piove di Sacco. Saranno conclusi, assicura Sistemi Territoriali, l’azienda che gestisce la linea, nel giro di una settimana dieci giorni al massimo. Sulla vicenda interviene anche Federconsunatori della Riviera del Brenta e del Miranese che non ci sta.

«Questi ritardi sistemici – spiega il referente di zona Alfeo Babato – dovrebbero essere risarciti. Non si possono fare continui aumenti del costo dei servizi di trasporto e quando il servizio funziona a metà far finta di nulla. Chiediamo per questo a Sistemi Territoriali di fare una riduzione di biglietti o abbonamenti e nel caso di tariffe già pagate rimborsare parzialmente la somma a causa del disservizio».

(a.ab.)

link articolo

 

CASTELFRANCO – Da Castelfranco fin su a Feltre con baricentro Cornuda per chiedere il miglioramento della tratta ferroviaria Calalzo-Padova. Sono 16 i sindaci dei comuni trevigiani e bellunesi distribuiti lungo la linea ferroviaria che, dopo l’incontro fatto a Cornuda, chiedono un incontro urgente all’assessore regionale Renato Chisso per migliorare il servizio.

Premettono che l’orario cadenzato ha peggiorato il servizio, fanno notare che la linea lascia decisamente a desiderare visto che è classificata tra le peggiori d’Italia e quindi vogliono parlarne con Chisso, vogliono pure una riunione della commissione provinciale trasporti a Cornuda, chiedono che i parlamentari eletti nei territori attraversati dalla Calalzo-Padova si interessino del miglioramento del servizio.

Da parte loro alcune proposte le hanno già pronte. Sono queste: avviare un piano di investimenti volto a migliorare e sviluppare la linea Padova–Calalzo, per alleggerire il sovraffollamento da Cornuda in giù aggiungere un treno Belluno–Padova alle 6.48 o in alternativa attivare un treno spot Cornuda–Padova verso le 7.25 per arrivare circa un’ora dopo o allungare la tratta Treviso–Montebelluna a Cornuda per alcuni treni, aumentare il numero di treni in orari mattutini, serali e festivi che impattano sull’utilizzo da parte dei pendolari, prevedere dei fondi a favore dei Comuni per il miglioramento delle aree di sosta dei pendolari (stazioni, parcheggi ecc…), rivedere le clausole del contratto stipulato tra Regione Veneto e Trenitalia a favore esclusivamente di quest’ultima. In particolare suggeriscono di ricalibrare la definizione di ritardo (adesso si valuta a fine corsa, ma quello che succede durante?), la deresponsabilizzazione per condizioni avverse (scioperi e meteo, che la legislazione europea vieta come giustificanti), eliminare il rimborso con il vincolo di acquisto di un altro biglietto, pagamento di un sovraprezzo per eventuale sottoutilizzo del treno.

(e.f.)

 

Mobilità sostenibile: l’assemblea veneta 30N si ritrova domani alla stazione

BELLUNO – No alle grandi opere, sì alla mobilità sostenibile. Soprattutto in montagna. Nel week end, l’assemblea veneta 30N, costituita da associazioni e comitati che lottano in difesa dei beni comuni, ha promosso una due giorni di mobilitazioni territoriali a favore di una mobilità sostenibile e contro le grandi opere inutili e dannose.

Domani in città ci sarà un presidio/assemblea nel piazzale della stazione, che inizierà alle 14. Sarà l’occasione per denunciare l’elevato costo e il pessimo stato in cui si trova il trasporto pubblico nel Bellunese e l’obiettivo è quello di far nascere un’assemblea permanente per costruire un percorso che rivendichi il diritto di accesso ad una mobilità sostenibile e di qualità in un territorio dalle caratteristiche e necessità particolari com’è quello della provincia di Belluno.

«Ci troviamo in una situazione non più tollerabile», spiegano i promotori, Comitato Acqua Bene Comune, Per Altre Strade, Bellunopiu.it, Rete degli Studenti Medi, Gruppo Natura Lentiai, Magazzini Prensili.

«La chiusura delle stazioni, treni vecchi e senza manutenzione, un orario che di cadenzato ha solo i difetti, i ritardi e le corse soppresse, sono solo alcuni degli elementi che caratterizzano l’attuale qualità del trasporto ferroviario in questa provincia.

Non va meglio sul versante gomma, tra un progressivo taglio del numero delle corse, nessuna integrazione con la ferrovia e l’eliminazione di Unico Studenti che ha comportato un pesante aumento di spesa per le famiglie».

Si aggiunge un significativo deficit strutturale: «Le priorità per il nostro territorio non sono legate al prolungamento dell’A27; bisogna partire dalla necessità di migliorare la fluidità degli spostamenti all’interno e tra le vallate. Oggi, ad esempio, non avremmo più le code a Longarone se, al prolungamento dell’autostrada, si fosse preferito puntare sulla realizzazione della circonvallazione che era già stata finanziata in parte. Non grandi opere, ma opere grandi che servono a costruire relazioni tra i territori dell’area dolomitica, migliorandone l’accesso, con conseguenti e importanti risvolti anche sul piano turistico».

(a.f.)

Sei mesi di lavori per la sistemazione delle gallerie Giaupa Ventosa e Perarolo

Rfi investe 4 milioni di euro e ci saranno i bus, ma i sindaci sono preoccupati

BELLUNO – Niente treni per Calalzo fino al 31 luglio. Nel tavolo convocato ieri in Prefettura, al quale hanno partecipato Rfi, Trenitalia, i sindaci, la Forestale, la Provincia e il viceprefetto, Rete ferroviaria italiana ha confermato che investirà sulla tratta, per eseguire lavori che erano già stati previsti, ma che gli interventi richiederanno circa sei mesi. Si tratta di mettere in sicurezza le gallerie “Giaupa Ventosa”, tra Ospitale e Perarolo, e “Perarolo”, a nord dell’omonima stazione. Rfi pensava di eseguire i lavori fra maggio e agosto, ma dopo l’intensa nevicata di fine gennaio la situazione è peggiorata: dal rivestimento della “Giaupa Ventosa” cadono detriti sui binari per le infiltrazioni d’acqua, mentre nella galleria “Perarolo” sono aumentate le fessurazioni. Perché la linea torni in funzione, Rfi deve completare l’intervento: spenderà 4 milioni di euro e «verranno avviati da subito gli interventi di consolidamento delle gallerie», si legge nella nota inviata a margine del confronto. «Contemporaneamente si procederà con la ricostruzione di alcuni tratti di barriere paramassi danneggiati dalla recente caduta di detriti dai versanti e con l’esecuzione di interventi diffusi di manutenzione alle opere di difesa della ferrovia».

Anche con il taglio delle piante. Fino al 31 luglio, chi arriva da Padova dovrà scendere a Ponte nelle Alpi e, per raggiungere il Cadore, dovrà salire sul bus sostitutivo. «E’ preoccupante come chiusura», spiega l’assessore pontalpina, Monica Camuffo, «molti hanno già abbandonato il treno dopo i disagi dell’orario cadenzato. Se sommiamo una chiusura così prolungata si rischia di perderne altri».

Camuffo si dice «stupita» anche del fatto che «il movimento franoso è noto da decenni e lo stanno monitorando, ma allora perché non sono mai intervenuti fino ad oggi? Perché si è arrivati ad una situazione irreversibile? E’ stata resa esplicita la mancanza di manutenzione».

Chiesto di mantenere la tratta aperta almeno fino a Longarone, «visto che i lavori si concentreranno nella zona oltre Perarolo», in modo da non intasare le strade, ma: «L’ingegnere di Trenitalia ha risposto che, forse, va ancora più veloce l’autobus del treno, e visto che c’è la navetta perché lamentarsi? Lo faccio perché questa strategia non mi piace, sembra lasciar intendere una dismissione della linea. Servono rassicurazioni».

Più ottimista il sindaco di Calalzo Luca De Carlo: «Eravamo preoccupati che i lavori si protraessero fino ad agosto, invece ci giocheremo solo mezza estate. Inoltre se si investono 4 milioni di euro viene da pensare che la tratta non sarà dismessa. Anche se ci sono esempi illustri di soldi pubblici che vengono buttati (vedi l’ospedale di Auronzo), penso che la cifra investita sia importante: ci hanno detto che è un decimo del bilancio annuale di Rfi per le manutenzioni».

Il sindaco di Perarolo, Pierluigi Svaluto Ferro, si augura che i lavori terminino prima del 31 luglio: «E’ fattibile se li iniziano subito. E’ auspicabile riavere la ferrovia aperta per l’estate perché è la stagione in cui viene utilizzata di più dai turisti».

Alessia Forzin

 

LA MANUTENZIONE SUI BINARI

De Carlo: «Tagliamo le piante ma ci lascino almeno la legna»

BELLUNO – Chi taglia gli alberi troppo vicini ai binari? Su questo aspetto il sindaco di Calalzo ha redarguito Rfi in Prefettura: «Mi hanno chiesto di fare un’ordinanza, a marzo 2013, per tagliare le piante vicino alla linea», spiega Luca De Carlo, «il Comune, le Regole e i cittadini hanno fatto il loro dovere, chi non ha rispettato quell’ordinanza è stata proprio Rfi. Le piante ancora in piedi sono quelle che avrebbero dovuto tagliare loro».

De Carlo ha fatto una proposta a Rete ferroviaria italiana: «Ci lascino tagliare le piante o i rami e ci lascino la legna». Rfi lo valuterà ma «si è detta disponibile ad accettare».

Il problema alberi c’è anche a Perarolo: «Quando hanno costruito la ferrovia si sono tenuti larghi per l’acquisizione delle fasce di rispetto», spiega il sindaco, Pierluigi Svaluto Ferro, «se oggi Rfi non riesce a fare le manutenzioni, cerchi la collaborazione con i Comuni. E si dia più libertà a noi montanari di gestire il territorio come facevano i nostri nonni: oggi molta gente non taglia le piante perché ha paura di prendere una multa, è inconcepibile».

Sia da Ponte che da Perarolo è giunta la richiesta di costituire un tavolo per discutere del futuro della tratta Ponte – Calalzo e del suo rilancio: «Dobbiamo sollecitare la Regione per capire che tipo di tratta vogliamo», rimarca Svaluto Ferro, «magari potremmo votarla più al turismo».

Il sindaco di Perarolo pensa a pacchetti che colleghino l’aeroporto di Venezia al Cadore, via binari, facendo fermare i treni solo nelle stazioni fra Vittorio e Calalzo: «Sono solo idee, ma dobbiamo iniziare a discuterne. Sarà anche una delle peggiori tratte in Italia, per la lentezza dei treni, ma è anche una delle più belle sotto l’aspetto turistico».

(a.f.)

 

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