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Gazzettino – Pendolari, treni sul binario di partenza.

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

29

ott

2013

VENETO – Le Ferrovie sciolgono il nodo di Mestre: servizi garantiti con le infrastrutture esistenti

Sarebbe dovuto partire a dicembre del 2012, poi lo scorso giugno, ora pare che finalmente si possa dare il via all’Sfmr, forse. All’incontro di ieri in Regione, cui hanno partecipato esperti e tecnici di Regione, Comune, Trenitalia, Porto, Save, Actv e Atvo, le Ferrovie hanno fatto sapere che anche uno degli ultimi problemi da risolvere non è più un problema. Si tratta del cadenzamento dei convogli del Sistema ferroviario metropolitano regionale: garantire le corse ogni 15 o 30 minuti su tutto il territorio regionale trovava uno scoglio insormontabile sul ponte della Libertà, perché cozzava con l’attuale distanziamento di 6 minuti fra un treno e l’altro.

Pareva insomma non ci fosse posto per farci stare anche le corse Sfmr, per cui il servizio si sarebbe fermato a Mestre e i pendolari avrebbero dovuto prendere un convoglio normale per arrivare a Santa Lucia.

Se si considera che la stazione di Venezia è in assoluto la più frequentata dai pendolari dell’intera regione (anche se in particolar modo provenienti da Treviso e Padova), si capisce che sarebbe nato un Sfmr monco di un arto fondamentale.

Ancora ieri i presenti al consulto hanno posto la questione, ma Rfi nel pomeriggio ha ulteriormente specificato come «i servizi che la Regione Veneto ha chiesto a Trenitalia di attivare, saranno garantiti con l’infrastruttura esistente, che è stata potenziata in questi ultimi anni nell’ambito dei lavori del Piano regolatore generale di Mestre».

Le Ferrovie, in particolare, si riferiscono al nuovo binario “giardino” sul lato Trieste, che «consente di soddisfare pienamente tutte le attuali richieste di servizi regionali».

Il problema, quindi, si potrà porre in prospettiva, ma anche in questo caso Rfi sostiene che «ulteriori scenari di sviluppo saranno via via possibili con i lavori già avviati al Prg di Venezia, che prevedono fra l’altro il potenziamento tecnologico del tratto Mestre-Santa Lucia, e che consentirà di ridurre il tempo di distanziamento fra i treni a 4 minuti».

Per far arrivare i convogli Sfmr a Venezia non ci sarebbe, insomma, la necessità immediata di ridurre il distanziamento di 6 minuti, come invece era stato paventato ieri mattina nel corso del confronto in Regione. Semmai la questione si porrà con ulteriori sviluppi futuri del trasporto pubblico veneto.

Sempre ieri sono stati presentati i risultati di un’indagine sul grado effettivo del riempimento e sui ritardi dei treni (regionali e a lunga percorrenza), dopo gli investimenti effettuati sul nodo di Mestre. Qui transitano ogni giorno circa 30 mila passeggeri in salita e in discesa. Mediamente, conclude l’indagine, il servizio sopporta questi numeri, «anche se la capacità residua dei convogli è mediamente molto bassa» (che, tradotto, significa treni strapieni). Più del 90 per cento dei treni ha un ritardo piccolo, inferiore a 10 minuti (mediamente fra 1 e 3 minuti); e quando il ritardo è maggiore, è distribuito intorno ai 15-20 minuti.

Elisio Trevisan

 

Quarto. Il sindaco Conte contesta la Regione: «Manca una tabella delle corse»

Anche i pendolari chiedono chiarezza soprattutto sulle fasce mattutine e serali

QUARTO D’ALTINO «Manca poco all’attivazione dell’orario ferroviario cadenzato e ancora non si conoscono con certezza gli orari».

Il sindaco, Silvia Conte, esprime tutta la sua preoccupazione in merito al nuovo modello predisposto da Trenitalia, Sistemi Territoriali e Regione che dovrebbe entrare in vigore a metà dicembre.

«L’amministrazione comunale, sulla base delle informazioni in proprio possesso, ha riscontrato il rischio di peggioramento del servizio per i pendolari e si è attivata per segnalare le esigenze dell’utenza alla Regione e per instaurare una fattiva collaborazione al fine di migliorare questo ritenuto servizio fondamentale per la cittadinanza nonché per i turisti», si legge nel sito del Comune.

Di seguito alcuni documenti e il sito di ferrovie a nordest, l’associazione che ha aiutato l’amministrazione nella formulazione di una proposta alternativa.

«Ci stanno arrivando molte richieste di informazioni», spiega la Conte, «i pendolari ci contattano, vogliono sapere notizie in merito agli orari ed ai loro spostamenti, a come cambieranno i treni, noi spieghiamo quello che stiamo facendo, per quanto di nostra competenza, per prevenire disagi. Ma la Regione ad oggi, non ci ha fornito un orario definitivo, nonostante manchi su per giù un mese. Per noi il servizio sarà penalizzante, perché nonostante ci sia un aumento dei treni, di fatto, diminuisce la fascia oraria coperta e dunque c’è un peggioramento. Speriamo», prosegue il sindaco, «che la Regione abbia fatto tesoro delle nostre richieste, ad esempio in merito alla corsa di mezzanotte, l’ultima, che serve agli operatori turistici e le coincidenze di chi poi si reca in altre grandi città. La stessa cosa vale per la prima corsa, quella del mattino, utilizzata dai lavoratori, ma non solo da loro».

Il sindaco sta scrivendo una lettera formale agli enti competenti. «Se sono così convinti che le cose miglioreranno, perché», domanda il sindaco, «non hanno fatto una campagna informativa preventiva? Se credono davvero che il trasporto migliorerà dovrebbero spiegare alla popolazione che d’ora in poi potrà prendere il treno e lasciare a casa l’auto. Noi, in ogni caso, speriamo vivamente che il lavoro che come sindaci della tratta Venezia-Trieste abbiamo fatto, impegnandoci per trovare soluzioni migliorative, sia servito e sia stato soprattutto percepito, ribadendo che a nostro avviso serve un’informazione che finora non c’è stata e non abbiamo visto».

Marta Artico

 

MIRA – Un dibattito sulle grandi opere a Mira. Questo l’appuntamento organizzato da Sel, in programma per domani alle 20,30 all’Auditorium di Oriago con don Albino Bizzotto dei Beati Costruttori di Pace, Ilario Simonaggio, segretario generale Filt Cgil Veneto e Mario Dalla Tor deputato Pdl e vice presidente della Provincia.

«Oggi sulle grandi opere», spiega il segretario di Sel a Mira Paolo Dalla Rocca, «continua a svilupparsi un ragionamento parziale che vede l’eterna e quanto mai obsoleta contrapposizione tra tutela dell’ambiente e bisogno di lavoro e sviluppo. Quale visione del futuro legittima ancora oggi le grandi opere? Siamo sicuri che ci sia veramente guadagno per tutti?

Le infrastrutture devono essere valutate nell’ambito dell’intermodalità (gomma-acqua-ferrovia), nel loro impatto di potenziale stravolgimento di un territorio. Una buona opera per noi, ad esempio, è rappresentata dalla completa messa in esercizio della Smfr che renda veramente accessibile la mobilità su rotaia vincendo la competizione con l’uso dell’auto privata e spostando flussi economici che ne sosterrebbero l’esercizio».

(a.ab.)

 

Una mattina di ordinaria follia a Prozzolo: 40 viaggiatori restano a terra e occupano i binari fino all’arrivo dei carabinieri

CAMPONOGARA – Nel treno sulla linea Mestre-Adria non ci si sta da quasi un mese. Tutti pigiati, se va bene. Ma se proprio non va si resta a terra. E ieri mattina a Prozzolo di Camponogara i pendolari infuriati, il treno lo hanno bloccato mettendosi di traverso sui binari.

A riportare l’ordine e a farlo ripartire sono dovuti intervenire in forze i carabinieri dalle caserme di Campagna Lupia e Camponogara. Tutto è capitato verso le 7,30 del mattino, quando un treno a unico vagone, partito da Adria e diretto a Mestre, giunto a Prozzolo di Camponogara era zeppo di persone fino all’inverosimile. Già a Bojon e Campagna Lupia entrare dentro la vettura era un problema. Il treno che ha 110 posti in tutto, ed è frequentato al mattino soprattutto da operai, impiegati e lavoratori diretti a Mestre e a Venezia, non sfugge alla legge dell’impenetrabilità dei corpi. Ieri, fra dentro e fuori. alla stazione di Prozzolo erano in 160, quasi tutti utenti in possesso di un abbonamento. Anche ieri come succede da quasi un mese, arrivati a Prozzolo non si poteva più entrare e la rabbia della gente è scoppiata. Prima sono state aperte le porte e in tanti hanno cercato di entrare spingendo per farsi spazio e cercando di viaggiare seppur stipati come sardine. Quando però si sono resi conto che nemmeno in questo modo sarebbero entrati, un gruppo di dieci persone ha perso la pazienza e ha inscenato una protesta clamorosa collocandosi sui binari ed impedendo di fatti al treno di partire. Sono volate urla del tipo: «Vogliamo salire paghiamo il servizio», e poi: «Perché non ci sono due vagoni se uno non basta?». « Vergogna siamo stipati come sardine». «Il treno non riparte se non trovate una soluzione» . Il capotreno preoccupato per quello che stava capitando ha chiamato in aiuto le forze dell’ordine. In pochi minuti sono arrivate le pattuglie dei carabinieri. All’arrivo dei militari per evitare di essere denunciati per interruzione di pubblico servizio, molte persone sono risalite dai binari ai marciapiedi della stazione. Il treno però è rimasto bloccato fino alle 8,15 , quando ne è sopraggiunto un altro da Adria sempre in direzione Venezia-Mestre. I pendolari sono potuti così salire sui due treni e arrivare a destinazione con una ripartenza distanziata di pochi minuti. Non sono mancate le proteste e i malumori della gente, che in tanti casi ha minacciato di stracciare la tessera dell’abbonamento e di non voler più pagare il biglietto per un servizio così pessimo. I carabinieri di Camponogara, Campagna Lupia e della Compagnia di Chioggia cercheranno di capire utilizzando le telecamere della stazione chi è andato sui binari inscenando una protesta non autorizzata e che configura il reato d’interruzione di pubblico servizio. La scena dell’affollamento del convoglio ormai però si ripete da diverse settimane. Se a Prozzolo e Calcroci ancora fino a ieri si entrava nel treno, alle stazioni di Sambruson e Mira (Mira Buse, Oriago e Porta Ovest) di fatto è impossibile.

Alessandro Abbadir

 

«Le sardine stanno più larghe di noi»

Il racconto della testimone: «Anche il personale ha riconosciuto che si viaggia senza sicurezza»

CAMPAGNA LUPIA «Resteremo qui, fino a quando non arriva un treno per tutti». Erano decisi a fare una sorta di sit-in a oltranza in stazione, ieri mattina, i pendolari che viaggiano sulla linea ferroviaria Adria Mestre Venezia e per documentare il motivo della loro protesta hanno chiamato anche i carabinieri a fare le foto del treno: stipato all’inverosimile, tanto che le porte non si chiudevano e il convoglio non riusciva a ripartire.

«Le sardine stanno larghe, rispetto a noi» racconta Sabina, una pendolare che quel treno le prende tutte le mattine per andare a lavorare a Mestre. «Abbiamo chiesto decine di volte a Sistemi Territoriali di aggiungere un vagone. La scorsa settimana, incredibile, lo hanno anche fatto. Ma solo per un paio di giorni. Poi lo hanno tolto e siamo tornati al punto di prima».

Un “punto” che non è degno di un sistema di trasporti civile, a quanto raccontano i pendolari che ne fanno le spese. «Il treno è quello delle 6.43 da Cavarzere» racconta Sabina «a Piove si riempie del tutto e poi continua a imbarcare gente che deve stringersi sempre di più. Questa mattina (ieri, ndr) a Campagna Lupia la gente in attesa non ce la faceva più a entrare. Ma tutti abbiamo impegni di lavoro, di studio che non possiamo perdere». «Alla fine eravamo talmente tanti a voler prendere quel treno che non si chiudevano le porte automatiche e non si poteva partire», racconta la testimone, «Abbiamo parlato anche col personale di servizio che ha riconosciuto che si viaggia, quasi sempre, oltre il limite e le condizioni minime di sicurezza».

Questa situazione di stallo, con treno fermo, pendolari che non si schiodavano dai vagoni, carabinieri che fotografavano tutto, è durata fino all’arrivo del convoglio successivo, quello delle 7.12 da Cavarzere. A quel punto tutti son potuti ripartire, ma sempre in piedi, e ammassati tra sedili e predellini, in entrambi i treni.

«Siamo arrivati a Mestre alle 8.40» dice Sabina «un’ora di ritardo: io sono andata al lavoro e ho recuperato il ritardo fermandomi di più in ufficio, ma so che qualche studente universitario, a quell’ora, aveva già perso la lezione ed è dovuto tornare a casa». Ieri, ritardi, mancanza di informazione e condizioni di viaggio impossibili si sono sommati e hanno causato il blocco del servizio. Oggi si ricomincia. Ma non è detto che sia migliore.

Diego Degan

 

Il problema –  Le auto dei pendolari razziate nei parcheggi

MIRA – I furti nelle auto all’interno delle aree sosta stazioni ferroviarie della linea Mestre – Adria a Mira, non si fermano. Dopo i 6 Tir razziati in via della Ferrovia ai confini fra Mira e Spinea, i mezzi colpiti sono oltre una decina. Le stazioni in cui i ladri hanno “visitato” le auto anche negli ultimi giorni sono state quelle di Mira Buse Oriago, Oriago Porta Ovest sulla linea Mestre Adria. I pendolari che sono obbligati a utilizzare questi parcheggi come “scambiatori gomma-rotaia” sono obbligati a sperare ogni giorno di non essere presi di mira dai vandali e ladri. Tempo fa una coppia padovana aveva scoperto che la sua auto era stata razziata, completamente vandalizzata. Aveva quindi chiesto a Sistemi territoriali il filmato delle telecamere a circuito chiuso, scoprendo che in realtà le telecamere esistevano, ma nessuno le aveva ancora collegate. «Servono più controlli – spiega per i pendolari Valter Faggian – servono telecamere funzionanti. Sistemi territoriali può e deve garantirle».

(a.ab.)

 

IL SINDACO MENIN

«Usiamo lo stesso treno che usavano i nostri padri»

CAMPONOGARA «I disagi sulla linea Mestre – Adria sono da tempo una costante e non sono più accettabili. Da quasi un mese e mezzo non si entra alla mattina nei convogli. L’incidente di oggi non è che la punta di un iceberg di una situazione intollerabile. Scriverò una lettera di proteste a Sistemi Territoriali che gestisce la linea. Chiedo un incontro urgente ai vertici della azienda regionale» .

A dirlo è il sindaco di Camponogara Giampietro Menin dopo la clamorosa protesta che ieri ha paralizzato i binari a Prozzolo. «Qui – dice Menin – funziona la vecchia “vacca mora”, lo stesso treno dei nostri padri, alla faccia della modernizzazione e del sistema Sfmr annunciato. Come si fa a non lamentarsi? E poi non è tagliando corse o mettendo un unico vagone che si incentiva l’uso dei treni e l’abitudine a lasciare a casa l’auto. La gente che compra un abbonamento ha diritto ad entrare nei treni». Il sindaco di Camponogara ieri mattina si è informato di quello che era successo dalle forze dell’ordine.

(a.ab.)

 

GAMBATO (SISTEMI TERRITORIALI)

«Un vagone era fuori uso ma qui è tutto modernissimo»

CAMPONOGARA «Tutto è successo perché quel convoglio doveva viaggiare con due vagoni e non solo con uno. Purtroppo però da un mese uno dei vagoni è rotto. Da domani cominceranno a ricircolarne due, visto che è stato riparato». Il presidente di Sistemi Territoriali, Gianmichele Gambato, cerca una causa al problema.

Invita utenti e sindaci a mantenere la calma: «Noi non siamo intenzionati a voler procedere anche legalmente a contro chi per oltre mezz’ora ha bloccato la linea, ma chiediamo pazienza, visto che abbiamo avuto dei problemi tecnici per sistemare il secondo vagone». Gambato poi nega che ci siano stati dei tagli alle corse. «Le corse non sono state tagliate», spiega, «ma ridistribuite . Abbiamo ricevuto in questi giorni numerose mail di protesta per i disagi patiti dai nostri utenti, e per questo ci scusiamo. I treni sono stati recentemente modernizzati e anche se hanno conservato un aspetto “d’epoca” sono modernissimi con posti a sedere e servizi (clima, prese elettriche) aggiornati».

(a.ab.)

 

Il Comune di Quarto contesta ritardi e soppressioni sulla linea per Venezia

QUARTO D’ALTINO «Il trasporto su ferro è centrale per i nostro Comune, per questo da qui a dicembre faremo ciò che è in nostro possesso per sostenere i pendolari».

L’assessore ai Trasporti di Quarto, Radames Favaro, ritorna sui ritardo dei treni e sull’episodio che si è verificato lunedì, quando a causa della soppressione del treno delle 4.53, i pendolari hanno usato il bus noleggiato da Trenitalia, che però si è guastato prima di arrivare a Piazzale Roma.

«Bisogna cercare di soddisfare le esigenze dei cittadini che usano questa mobilità», spiega, «stiamo ricevendo varie segnalazioni di persone che fanno presente un disagio vero. Quarto si serve principalmente del trasporto su ferro visto che quello su gomma legato agli autobus non esiste, perciò i treni sono un servizio indispensabile per i lavoratori e il turismo. Ecco perché chiediamo più sensibilità. Non c’è ottimizzazione delle risorse che tenga, si tratta di un investimento a favore della mobilità, dell’ambiente e del benessere dei cittadini».

Precisa: «Faremo ciò che è in nostro possesso per migliorare la situazione, in vista dell’orario cadenzato, che non è di nostro gradimento e inciderà negativamente sui pendolari, che dovranno usare l’auto e inquinare».

«La preoccupazione» ribadisce il sindaco, Silvia Conte «è che con il nuovo sistema che ha in mente la Regione le cose peggioreranno, invece che parlare di opere che non servono, che investano per rendere adeguato al terzo millennio, il sistema esistente a partire dai bisogni degli utenti, che non sono considerati. Abbiamo fatto osservazioni e proposte, speriamo che se ne tenga conto, o la Regione si assumerà la responsabilità dello sfacelo del sistema».

In programma il Comitato pendolari della tratta Venezia-Trieste, ha una manifestazione che si terrà a novembre.

(m.a.)

 

È scoppiata la guerra dei minuti tra Lombardia e Veneto per i collegamenti via treno. Nodo del contendere è il nuovo orario cadenzato regionale del Veneto che entrerà in vigore il 15 dicembre con il caso dei treni interregionali Venezia-Milano soppressi dalla Regione Veneto.
Le associazioni di pendolari sono insorte contro le nuove coincidenze dei treni lungo la tratta: quelli fra Verona e Venezia «che la Regione Veneto intende istituire», infatti, non sarebbero mai in coincidenza con quelli Milano-Verona della Lombardia, partendo esattamente un minuto dopo l’arrivo di questi ultimi e rendendo impossibile il trasbordo».
Ieri a Verona si è tenuta una riunione tra i tecnici di Trenitalia Veneto e Trenord per verificare un’ipotesi di soluzione alternativa con la disponibilità a una partecipazione ai costi, finora sostenuti dal Veneto, da parte della Regione Lombardia. Fra le ipotesi, oltre al tentativo di portare la coincidenza a 6-7 minuti, anche quella di «mettere a fattor comune le risorse industriali di Trenord e Tenitalia e gestire, da dicembre, un’unica relazione Milano-Verona-Venezia ogni 60 minuti» con la suddivisione dei costi fra le due Regioni.
Un’ipotesi su cui il Veneto non ha fatto aperture. E si capisce perchè. Il costo delle quattro coppie di interregionali attuali è di circa 10,7 milioni: quello delle 13 nuove coppie di treni regionali cadenzati sarà di 16,7 milioni l’anno.
«Spendiamo i nostri soldi – spiega Renato Chisso, assessore regionale alle Politiche per la mobilità – in maniera diversa e più funzionale per i nostri pendolari. Con il contratto vigente, dove il costo si basa sulle ore di circolazione, i servizi Venezia-Milano sono esorbitanti e fungono più da rinforzo al sistema lombardo senza soddisfare l’utenza pendolare veneta».

Nicoletta Canazza

 

Vertice in Regione sulla linea ferroviaria Venezia-Trieste

Il sindaco di Quarto: buchi di ore, niente corse nei weekend

QUARTO D’ALTINO «Il nuovo modello di orario cadenzato predisposto da Trenitalia, Sistemi Territoriali e Regione va bene per una città metropolitana delle galline, dove tutti vanno a letto al tramonto e stanno a casa il fine settimana».

Il sindaco di Quarto d’Altino, Silvia Conte, ieri pomeriggio ha partecipato assieme ai sindaci della tratta Venezia-Trieste all’incontro richiesto e ottenuto con Regione, Trenitalia e Rfi, sull’orario cadenzato che entrerà in vigore a dicembre 2013 e che gli stessi sindaci vorrebbero migliorare. Tra loro ieri, nella sede di Trenitalia, il sindaco di Marcon, Andrea Follini, il vicesindaco di Roncade, una rappresentanza dei Comuni di Venezia, San Donà, Portogruaro, Ceggia, Fossalta, San Stino e Musile. Presenti Domenico Menna, il dirigente regionale dell’Unità di progetto “Trasporti Ferroviari Veneti” e l’ingegner Carli.

«Siamo tutti concordi nel dire che questo orario rischia di creare problemi agli utenti», interviene il sindaco Conte, «intanto oggi (ieri ndr) la Regione ha smentito il reinserimento della corsa del mattino per chi deve arrivare a Venezia alle 6, il famoso treno 5800 delle 4.53, non dandolo più per certo, il che non è una buona notizia. In merito al buco della fascia oraria del mattino, dalle 10 alle 12, Rfi ha ribadito che si tratta di uno spazio orario che serve per la manutenzione e che preferirebbero preservarlo. E qui sta alla Regione farsi sentire e cercare di pesare su questa scelta, perché tecnicamente coprirla sarebbe possibile».

Chiarisce: «E poi a preoccuparci sono le riduzioni delle corse dei treni il sabato e la domenica, giorni in cui molta gente va al lavoro e i turisti si spostano. Prendono atto delle richieste, ci rimanderanno la nuova versione dell’orario, ma non è chiaro in che maniera potranno essere soddisfatte. Basta pensare che da Portogruaro il 66 per cento dell’offerta di treni è concentrata in cinque minuti. I treni sono concentrati dalle 7 del mattino alle 19, evidentemente pensano vadano bene per una città metropolitana delle galline».

Conclude: «Per quel che riguarda la proposta elaborata da Venezia, Marcon e Roncade con l’aiuto di Ferrovie a Nordest, ci è stato detto che non ci sono i tempi tecnici per attuarla. Abbiamo chiesto di migliorare l’esistente e nel frattempo di continuare a lavorare su una progettualità diversa per ragionare su investimenti che servano a migliorare il sistema nel suo complesso e su questo punto Regione ed Rfi si sono resi disponibili».

Marta Artico

 

 

Oriago. Porta Ovest in stato di abbandono: erba alta e aria condizionata anche nelle aree chiuse al pubblico. Petizione dei residenti a Comune e Regione

ORIAGO – La stazione di Oriago Porta ovest sulla linea Mestre – Adria, che doveva essere il fiore all’occhiello per la rinascita economica del territorio mirese è nel degrado più assoluto. A denunciarlo è un gruppo di residenti e commercianti di Oriago che chiedono un intervento del Comune e di Sistemi Territoriali che gestisce la stazione. Il parcheggio con oltre 700 posti auto pensato come parcheggio scambiatore per pullman turistici provenienti dall’autostrada e diretti a Venezia è una selva. È utilizzato a detta di tutti solo come zona periferica per “lo scambio di coppie”. L’aria condizionata all’interno della stazione chiusa poi funziona continuamente con un costo considerevole. Delle attività commerciali nel parcheggio, come previsto da una convenzione firmata dall’ex sindaco Michele Carpinetti, nemmeno l’ombra.

«È assurdo» spiega per il gruppo di residenti e commercianti di Oriago Renato Disarò «Questa stazione è nel degrado più assoluto. Dovevano costruire chioschi, edicole, negozi di souvenir, un punto turistico. Avevano addirittura giustificato l’apertura del casello di Borbiago con la nuova stazione. Un casello sulla A4 che avrebbe dirottato migliaia di turisti diretti a Venezia e invece l’area parcheggio si è trasformata in una selva di erbacce. I parcheggi nemmeno si scorgono più».

Altri residenti spiegano che le sale d’aspetto della stazione sono chiuse da anni ma l’aria condizionata funziona incessantemente. «Perché questo spreco?» si chiedono.

Va ricordato che dal 2002 al 2008 sono stati spesi oltre 30 milioni di euro in quest’area e sulla linea Mestre – Adria per costruire una stazione con il più grande parcheggio scambiatore della linea. Doveva servire per disincentivare l’utilizzo delle auto e portare turisti a Venezia dalla Riviera. Per questo erano stati comprati 10 nuovi treni elettrici, sono stati costruiti diversi sottopassi per evitare l’attraversamento a raso dei convogli, e infine è stata elettrificata completamente la linea fino a Mira Buse. Poche settimane fa la doccia fredda: la Regione taglia le corse su questo tratto perché poco utilizzato. I residenti e i commercianti hanno avviato una raccolta di firme per recuperare la stazione e per chiedere a Comune e Regione l’adempimento delle promesse fatte.

«L’edificio della stazione è chiuso al pubblico perché non è presidiato» ammette il presidente di Sistemi Territoriali Gianmichele Gambato «L’aria condizionata serve per tenere a temperatura costante gli impianti tecnologici utili a far funzionare la linea ed evitare pericolosi surriscaldamenti».

Alessandro Abbadir

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QUARTO D’ALTINO – Domani il sindaco di Quarto, Silvia Conte, assieme ai sindaci dei Comuni attraversati dalla linea ferroviaria Venezia-Trieste, incontrerà l’assessore regionale ai Trasporti, Renato Chisso e i responsabili di Trenitalia e di Rete Ferrioviarie Italiane.

«Dobbiamo affrontare concretamente le nostre proposte di miglioramento dell’orario cadenzato» afferma Conte «per dare finalmente un servizio di trasporto pubblico efficiente a pendolari, studenti, turisti».

Durante la presentazione del nuovo orario che entrerà in vigore a dicembre, nel luglio scorso, è emersa la richiesta di un confronto con la Regione, Trenitalia e Rfi, per discutere la propria proposta e alcune lacune che secondo i sindaci l’orario non colma.

Il nuovo modello aumenta i servizi del 23 per cento, i posti del 30 per cento, il numero di fermate del 18 per cento. Conte e Follini però, hanno fatto notare che rimane scoperta la fascia del mattino, quella tra le 10 e le 12, che ci sono pochi treni notturni, che non tutti i convogli, un problema evidenziato da più parti, arrivano fino a Venezia Santa Lucia e da qui tornano indietro. (m.a.)

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MIRA.

Il sindaco di Mira Alvise Maniero rispedisce al mittente, cioè alla Regione, l’orario cadenzato proposto da Sistemi Territoriali. Il Comune fa proprie anche le osservazioni del consigliere del Pd Gabriele Bolzoni. «Questa amministrazione», spiega Maniero, «ha organizzato un incontro pubblico a cui hanno partecipato molti cittadini di Mira, e non solo, utenti delle linee del servizio ferroviario interessate dal nuovo orario. Riteniamo di dover respingere la proposta presentata, per i tempi strettissimi concessi agli enti locali per portare osservazioni al piano.Gli utenti

Il sindaco di Mira replica alla Regione: troppi tagli sulla Mestre-Piove, puntare al rilancio delle linee

MIRA – Il sindaco di Mira Alvise Maniero rispedisce al mittente, cioè alla Regione, l’orario cadenzato proposto da Sistemi Territoriali. Il Comune fa proprie anche le osservazioni del consigliere del Pd Gabriele Bolzoni.

«Questa amministrazione», spiega Maniero, «ha organizzato un incontro pubblico a cui hanno partecipato molti cittadini di Mira, e non solo, utenti delle linee del servizio ferroviario interessate dal nuovo orario. Riteniamo di dover respingere la proposta presentata, per i tempi strettissimi concessi agli enti locali per portare osservazioni al piano. Gli utenti hanno accolto favorevolmente l’aumento della frequenza dei treni sulla linea Padova-Mestre, ma non condividono soppressioni nelle fasce orarie mattutine e di mezza giornata. Le maggiori contrarietà sono emerse sul nuovo orario della linea Mestre-Mira Buse-Piove di Sacco. Il cadenzamento delle corse porta a una riduzione in fasce cruciali per i pendolari (dalle 7 alle 9 del mattino per chi è diretto verso Mestre, da cinque si passa a tre treni e la riduzione nelle giornate festive».Vengono cancellati i servizi a trazione elettrica sulla tratta Mestre-Mira Buse, tratta in cui le tre stazioni presenti (di cui una di nuova costruzione) sono state oggetto negli anni passati di importanti investimenti».

Dopo le critiche le proposte: «Chiediamo», dice Maniero, «un ripensamento dell’orario sulla Mestre-Piove, l’attivazione in via sperimentale di una tessera “biglietto unico” per l’utenza da e per Mira su tutta la tratta Sfmr e Actv. Chiediamo l’incentivazione del servizio Omnibus per Mira; il sottopasso ferroviario ciclopedonale in via Lomellina; collegamento stradale tra via Veneto e la stazione di Oriago; la messa in trincea del tratto di linea ferroviaria che attraversa il centro di Oriago, all’altezza del passaggio a livello di via Risato e Bellin».(a.ab.)

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