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Nuova Venezia – Caos treni, la protesta continua

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27

dic

2014

I pendolari: «La navetta arriva tre minuti prima dell’unico treno»

Caos treni, la protesta continua

SPINEA – Bus sostitutivi per le feste, ma i pendolari insorgono: «Una presa in giro: la navetta è tre minuti prima dell’unico treno». Il nuovo capitolo della saga dei viaggiatori sulla linea Venezia-Bassano va in scena durante e grazie al Natale.

Mancheranno, a causa della chiusura delle scuole e di molte aziende e uffici, i treni navetta tra Mestre e Noale fino al 6 gennaio: per questo la Regione ha predisposto autobus sostitutivi. Fin qui nulla di male, anzi: a Noale i bus collegheranno Venezia alla città dei Tempesta. Lo stop ai dodici convogli coincide con la chiusura delle scuole, anche se gli utenti si erano comunque arrabbiati.

La Regione ha cercato di trovare una via d’uscita: lunedì, martedì e mercoledì prossimi, oltre a venerdì 2 e lunedì 5 gennaio, da piazzale Roma (fermata Sita) partiranno gli autobus alle 6.10, 8.10, 14.10, 16.10, 18.10 e 20.10, viceversa (via Tempesta, bivio Ferrovie dello Stato) alle 7.04, 9.04, 15.04, 17.04, 19.04 e 21.04.

Il tragitto completo durerà poco meno di un’ora con fermate alle stazioni di Mestre (piazzale Favretti, fermata Actv), Spinea, Maerne, Salzano (zona lato sud del parcheggio).

Da mercoledì 7 gennaio, giorno di ritorno in classe degli studenti, si tornerà alla normalità.

Disagi eliminati? Non proprio: da Spinea è il locale comitato di pendolari a contestare quello che definisce l’ennesimo pasticcio e spreco di soldi: «È previsto l’arrivo della navetta a Spinea ai minuti 37 e, paradossalmente, appena tre minuti prima dell’arrivo del treno Castelfranco-Venezia, l’unico con fermata a Spinea», fa notare il portavoce Nicola Barbiero, «un po’ meglio la situazione nella tratta contraria. Ringraziamo la Regione, ma questo dimostra come il mancato confronto porti a investire in modo superficiale le risorse che, soprattutto in questo momento, sono rare».

(f.d.g.-a.rag.)

 

Quarto. protesta dei comitati

Treni cancellati per le feste ma molti pendolari lavorano

QUARTO – Primi giorni con i collegamenti ridotti e primi disagi per i pendolari della tratta Venezia-Portogruaro. Come era già accaduto la scorsa estate, anche durante il periodo delle vacanze scolastiche natalizie Regione e Trenitalia hanno pianificato una riduzione dei treni regionali. In particolare, dal 24 dicembre e fino al 6 gennaio non si effettuano i “Regionali Lenti” Portogruaro-Mestre e viceversa.

«Anche quest’anno i treni Mestre-Portogruaro vanno in vacanza nel periodo natalizio, ma i lavoratori no. Alle 6.04 del mattino a Mestre non arrivano studenti, ma lavoratori», attaccano dai comitati pendolari. Anche perché ci sono lavoratori turnisti, vedi chi opera negli ospedali o negli alberghi, che hanno l’esigenza di muoversi al mattino presto anche nei giorni delle Festività. Così, in questi giorni, a molti non è rimasto che ripiegare sull’auto. E sarà così fino all’Epifania. Tanto più che nei giorni festivi, i viaggiatori debbono fare i conti anche con l’ulteriore riduzione delle corse prevista dall’orario cadenzato.

«Con l’orario cadenzato il primo treno che giunge a Venezia il sabato arriva alle 6.50 e nei festivi alle 7.20», si legge nel rapporto Pendolaria 2014 di Legambiente per il Veneto, «Da notare che questo treno che giunge alle 7.20 è un Regionale Veloce e non ferma quindi nelle stazioni minori. Il primo treno che nei festivi giunge a Venezia dalle stazioni minori, quali Gaggio, arriva alle 8.56. Per la Regione nei giorni festivi dai piccoli paesi nessuno prenderebbe il treno prima delle 8, nonostante i dati di cui è in possesso dimostrino il contrario». Per dare un’idea della riduzione del servizio, basti dire che Gaggio in un giorno lavorativo normale è collegato ogni 30 minuti con Mestre e Portogruaro, il sabato quasi ogni ora, nei festivi ogni due.

Giovanni Monforte

 

Gazzettino – Treni in vacanza? Arrivano i bus

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24

dic

2014

RISPOSTA AI PENDOLARI – La promessa: «A Pasqua i problemi saranno risolti»

L’assessore regionale Donazzan: «Subito le corse sostitutive su strada»

SALZANO – Bus sostitutivi per i prossimi giorni, treni aggiuntivi per le future festività. La Regione tende la mano ai pendolari del Miranese, che nei giorni scorsi avevano alzato la voce per protestare contro la carenza di treni tra il 24 dicembre e il 6 gennaio. «In questi giorni non circolerà nessuna delle 12 corse Mestre-Noale e Noale-Mestre previste, è una cosa vergognosa – così si sono sfogati molti lavoratori di Salzano e Spinea -. Avremo solamente un treno all’ora, ma a prendere questi mezzi non sono solo gli studenti».

Il problema è ormai di vecchia data: sindaci e comitati locali hanno più volte sottolineato alle Ferrovie che nel Miranese ci sono moltissimi lavoratori che si dirigono a Venezia anche nei periodi festivi. Gente che lavora nei bar e nei negozi, ovviamente sempre aperti. «L’orario ferroviario riduce drasticamente le corse quando gli studenti sono a casa, e noi lavoratori siamo costretti a muovere la macchina», hanno spiegato molti pendolari. La linea in questione è la cosiddetta “navetta” Noale-Mestre e Mestre-Noale, quella utilizzata dai pendolari di Salzano e Spinea (le due stazioni dove non fermano i treni regionali veloci) per poter prendere le coincidenze dirette a Venezia e Bassano.

La questione è arrivata sul tavolo dell’assessore regionale Elena Donazzan, a cui il governatore Luca Zaia ha conferito la delega ai Trasporti per sostituire l’ex assessore Renato Chisso. La risposta della Donazzan è arrivata lunedì: «Le esigenze tecnico-operative non hanno consentito di attivare i 12 treni richiesti nel periodo di queste festività natalizie, ma a Trenitalia è stato chiesto di attivare con urgenza un servizio di bus sostitutivi». Il servizio sarà attivo nei giorni 24, 29, 30 e 31 dicembre, 2 e 5 gennaio. Da Venezia a Noale i bus partiranno alle ore 6.10, 8.10, 14.10, 16.10, 18.10 e 20.10; da Noale verso Venezia partiranno alle 7.04, 9.04, 15.04, 17.04, 19.04 e 21.04. Ci impiegheranno 55 minuti e fermeranno alle stazioni di Mestre, Spinea, Maerne e Salzano. La Donazzan ha già garantito di aver dato disposizioni a Trenitalia per garantire treni regolari durante le prossime festività pasquali.

 

PENDOLARI / 2

Incontro con il sottosegretario per chiedere il raddoppio della linea

SPINEA – «Siamo l’anello debole del trasporto ferroviario veneto». Lo scrive il comitato Pendolari di Spinea in un documento presentato sabato a Mestre al sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti, veneziano, proprio per evidenziare tutti i disservizi della linea Bassano-Venezia. Il comitato chiede a gran voce il raddoppio del binario nella tratta Maerne-Castelfranco, in modo da rendere più fluida la circolazione dei treni.

«Una Regione caratterizzata nel resto del territorio da un sistema ferroviario efficiente con tratte ad alta velocità – scrive il referente del comitato Nicola Barbiero, già candidato sindaco a Spinea con una lista civica – non può tollerare ancora la presenza di collegamenti a unico binario. In questo modo viene creata una grande contraddizione con la presenza simultanea di tratte caratterizzate da collegamenti molto rapidi e altre tratte con evidenti difficoltà. Gli utenti sono continuamente gravati da pesanti disagi come i continui ritardi e le continue soppressioni. Il progetto per il raddoppio del binario è già stato predisposto». L’intervento costerebbe oltre 140 milioni, i pendolari chiedono come priorità almeno il doppio binario tra Maerne e Noale.

(g.pip.)

 

La sbarra di Salzano ha un problema elettrico e si deve rallentare il traffico

Passaggio a livello rotto

Treni, camion e auto in tilt

SALZANO – L’ora di punta era terminata da poco ma i disagi si sono visti e sentiti eccome sulla Venezia-Bassano. Complice un guasto all’altezza del passaggio a livello di via Borgo Valentini a Salzano, che ha mandato in tilt il traffico ferroviario per mezza mattina. Le Ferrovie parlano di 16 treni coinvolti, di cui due cancellati totali, quattro parziali e 10 regionali che hanno accumulato ritardi fino a 50 minuti.

E il 2014 si è chiuso con un altro problema lungo la linea, dopo un anno vissuto tra incidenti, personale ammalato e intoppi che hanno fatto arrabbiare i pendolari.

Pendolari che da domani e per tutto il periodo natalizio perderanno le navette da Mestre a Noale e viceversa.

Guasto. Poco dopo le 9, si è verificato un inconveniente elettrico, che ha fatto saltare il controllo al sistema di sicurezza. In parole povere, non arrivava in segnale di apertura e chiusura delle sbarre. A quel punto, sul posto si sono diretti i tecnici di Rfi ma la circolazione su rotaia ha subito dei rallentamenti pesanti, tornando alla normalità solo dopo mezzogiorno. Sono state tolte delle navette, dei regionali si sono fermati e ripartiti da Mestre anziché farlo da Venezia, altri sono stati stoppati a Castelfranco invece di proseguire per Bassano. I regionali 5715 e 5716, da Castelfranco a Santa Lucia e viceversa, hanno viaggiato con 48 minuti di ritardo.

Disagi. Essendoci il binario unico da Maerne a Bassano, le difficoltà si sono intensificate, perché i treni dovevano “aspettare” dentro alla stazione per poi riprendere il tragitto quando le rotaie si sarebbero liberate. Con l’orario cadenzato, i regionali che arrivavano in ritardo a destinazione, altrettanto facevano lo erano quando ripartivano, provocando un’inevitabile catena di problemi.

Passeggeri. L’ora di punta era finita da poco meno di un’ora ma chi doveva muoversi per lavoro ha dovuto pazientare o trovare delle alternative per raggiungere la destinazione. Anno 2014. Ci sono state sbarre divelte da automobilisti, soprattutto a Noale, ma anche guasti e personale rimasto a casa per malattia, che hanno fatto arrabbiare e storcere il naso agli utenti, che non si trovavano il treno in stazione. C’è chi è arrivato spesso in ritardo al lavoro o in classe e nell’ultimo incontro con le Ferrovie, poco più di un mese fa, hanno chiesto di migliorare il servizio con il 2015.

Alessandro Ragazzo

 

Il problema

Da domani fino all’Epifania tolte 12 navette

SALZANO – Da domani al 6 gennaio compresi e per il prossimo periodo di pasquale, non ci saranno le 12 navette dei treni che collegano Noale a Mestre. Uno stop inserito nel nuovo orario delle Ferrovie partito dieci giorni fa, e che coincide con la chiusura delle scuole, che ha provocato la delusione dei passeggeri che in questi giorni si recheranno al lavoro come sempre. Le navette fermano anche a Spinea, Maerne e Salzano e hanno cadenza bioraria: da Mestre partono sempre ai minuti 22 di ogni ora dalle 6.22 alle 20.22, da Noale ai minuti 9 dalle 7.09 alle 21.09. I comitati di Salzano e Spinea si dicono delusi perché gli accordi presi in passato prevedevano che il servizio rimanesse anche in questi due periodi.

(a.rag.)

 

Gazzettino – Guasto a Salzano, saltano sei treni

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23

dic

2014

SALZANO – Saltano 6 treni. Monta la rabbia dei pendolari

Un guasto elettrico al passaggio a livello di Salzano manda in tilt il traffico ferroviario: è successo ieri mattina. Sei le corse soppresse, pendolari infuriati.

MIRANESE Circolazione nel caos per due ore. Nuovo appello a raddoppiare i binari tra Maerne e Noale

In tilt un passaggio a livello, mattinata di passione per i pendolari della linea Bassano-Venezia

Prima una lunga serie di incidenti, poi la doppia malattia di capo-treno e macchinista, ora ci mancava solo il guasto elettrico. Non c’è pace per i pendolari del Miranese, con l’ennesima mattinata da incubo per studenti e lavoratori che si spostano in treno sulla linea Bassano-Venezia.

Anche se in questi ultimi mesi chi utilizza le stazioni di Noale, Salzano, Maerne e Spinea ci ha fatto l’abitudine, ancora una volta si alzano forti malumori di fronte ai tabelloni che riportano ritardi e soppressioni. E curiosamente ancora una volta capita di lunedì, il giorno più tartassato. Ieri mattina la circolazione dei treni è piombata nel caos pochi minuti dopo le 9.30, e il servizio è tornato regolare solamente attorno alle 11.40. Il problema? Un guasto elettrico al passaggio a livello di via Borgo Valentini a Salzano, un problema tecnico che ha mandato in tilt il sistema di sicurezza che governa sbarre e segnali.

Per evitare conseguenze pericolose Rfi ha dovuto far procedere molti treni a velocità ridotta e annullare altre corse. Il computo totale parla di dieci treni regionali con ritardi fino a 50 minuti in entrambe le direzioni, quattro parzialmente soppressi e due cancellati totalmente.

Un normale guasto che può capitare, dunque, ma a mandare i pendolari su tutte le furie è la ripetizione di queste mattinate di passione. Settembre e ottobre erano stati i mesi delle sbarre danneggiate da auto e camion: sei episodi, sempre a Noale, con i vertici delle Ferrovie che invocarono una maggior attenzione da parte di automobilisti e camionisti: «Passate solamente quando le sbarre sono alzate del tutto», era la raccomandazione. Ma nelle settimane successive si aggiunsero alcuni guasti tecnici e poi, soprattutto, due casi ravvicinati di malattie del personale: a fine ottobre infatti si ammalò il macchinista e cinque giorni dopo il capo-treno, la comunicazione venne data all’ultimo e così Rfi non fece in tempo a organizzare le sostituzioni.

A rimetterci sono sempre i pendolari, mentre i comitati locali chiedono da tempo il raddoppio del binario almeno tra Maerne e Noale, per poter rendere più fluida la circolazione anche e soprattutto in questi momenti di “ordinaria follia”.

 

TRENI / 2

Pessima statistica: da gennaio a ottobre accumulati ritardi pari a 11 giorni

SALZANO – Cinquanta treni cancellati nel mese di ottobre, 468 convogli soppressi nei primi dieci mesi dell’anno. Lo studio era stato diffuso a novembre dai comitati dei pendolari del Miranese, e i numeri parlano chiaro: in questa fascia temporale la media è stata di un treno e mezzo cancellato ogni giorno, a leggere le statistiche prese dal sito www.viaggiatreno.it, che riguardano le linee Castelfranco-Venezia e Noale-Mestre. Sempre a fine ottobre il comitato di Salzano calcolò inoltre 16.663 minuti complessivi di ritardo, pari ad oltre undici giorni.

Un’altra analisi era stata fatta ai primi di ottobre basandosi sui dati del sito www.trenitardo.org, che permette di calcolare la presenza di ogni corsa. I pendolari di Salzano hanno preso in considerazione il periodo che va dal 15 dicembre 2013 (giorno di entrata in vigore del nuovo orario cadenzato) alla fine di settembre 2014. Dalle statistiche emerse che il treno 5773 (Noale-Mestre delle 8.09) nel 17% dei casi non è arrivato in orario, e in questo 17% va considerato un 11.4% di casi in cui il treno è stato cancellato. Numeri simili anche per il 5770 (Mestre-Noale delle 7.22): non è arrivato in orario nel 26% dei casi e nel 10.4% di questi casi è stato cancellato.

(g.pip.)

 

QUARTO – Da domani addio alle corse mattutine. I comitati: «Siamo lavoratori, mica studenti»

Anche i treni in vacanza. La rabbia dei pendolari

«Non possiamo continuare a ripeterlo: siamo lavoratori e non studenti. E ospedali e aziende non si fermano per le feste natalizie». Passano gli anni e la battaglia che vede pendolari da una parte e Regione e Trenitalia dall’altra, prosegue fitta sempre sugli stessi temi. La denuncia di questi giorni, di cui si fa portavoce il Comitato pendolari di Quarto, è per la cancellazione di alcune corse durante le festività natalizie: «Dal 24 dicembre non avremo più treni al mattino per andare al lavoro, perché fino al 6 gennaio saremo considerati studenti. Saranno cancellati i treni per Mestre che passano da Quarto alle 4.52, alle 5.45 e alle 6.45 – denuncia Luciano Ferro, portavoce del comitato – Quindi per noi sarà obbligatorio usare la macchina, soprattutto nei festivi quando il primo treno sarà poco prima delle 7. Lottiamo da 14 anni per avere un servizio decente, invece la situazione continua a peggiorare. Da una parte c’è la Regione che non investe, dall’altra Trenitalia che ci mette del suo con ritardi, soppressioni e disinformazioni. Ogni giorno ne scopriamo una nuova, la situazione è vergognosa. E intanto noi paghiamo: il mio abbonamento, ad esempio, mi costa 49 euro al mese».

Nei giorni scorsi i comitati di Quarto e di Salzano avevano pubblicato sulla pagina Facebook il rapporto di Legambiente sulla spesa delle Regioni per il servizio ferroviario: «La Regione Veneto stanzia solo lo 0,13 per cento del suo bilancio per il trasporto ferroviario – scrivono i comitati – Forse sarà il caso di ricordare qual è stata la politica di questa legislatura regionale nei confronti del trasporto pubblico, quando arriverà il momento di rinnovarla». E la giornata più nera è stata quella del 18 dicembre, quando sono scoppiate numerose polemiche perché, nonostante i ritardi, i treni regionali avrebbero sostato per far passare le Frecce: «Non è ammissibile che, con ritardi anche di 60 minuti, migliaia di pendolari debbano lasciare il passo alle Frecce vuote – conclude Ferro – Perché si pensa solo alle Frecce e non si investe un euro per le migliaia di pendolari che si muovono ogni giorno nel territorio?».

 

Ennesima denuncia del Comitato pendolari che ha inviato un nuovo dossier alla Regione

QUARTO D’ALTINO «Non è ammissibile che, con tutti i treni in ritardo, un Regionale sosti per far passare due Frecce. Nelle situazioni di emergenza le precedenze ai treni a lunga percorrenza non devono essere attuate».

I Comitati pendolari di Quarto d’Altino e del Veneto Orientale hanno inviato alla Regione un dossier per documentare la situazione di caos che si è verificata giovedì mattina sui binari della Venezia-Portogruaro. Una concomitanza di guasti che hanno causato soppressioni e ritardi fino a un’ora.

«Stando ai dati di frequentazione in possesso della Regione per i treni coinvolti, la situazione di emergenza ha creato disagi ad almeno 1.500 persone», rilevano i comitati. Al di là dei problemi di sovraffollamento e dei ritardi accumulati nel giungere al lavoro o all’università, i pendolari hanno voluto porre l’accento su due aspetti inerenti la gestione dell’emergenza.

Il primo riguarda quanto accaduto al Regionale Veloce 2206 (giunto a Venezia con 40 minuti di ritardo), che è rimasto pure fermo più di 10 minuti a Quarto per dare la precedenza a due treni ad Alta Velocità.

«Il Regionale in questione era stipato con centinaia di viaggiatori che hanno atteso oltre un’ora un treno che li portasse a destinazione per andare a lavorare o studiare, mentre le due Frecce insieme forse non raggiungevano i cento viaggiatori», scrivono i comitati, «Ancora una volta è mancato il rispetto dei viaggiatori, che si sono visti sbeffeggiati». L’altro tasto dolente riguarda la mancanza di adeguate comunicazioni all’utenza.

«Nessuna informazione è stata fornita ai viaggiatori in attesa nelle stazioni: migliaia di pendolari lasciati in balìa di loro stessi alla ricerca di informazioni irreperibili e ritardi che aumentavano sui monitor di 10 minuti in 10 minuti, senza alcun tipo di annuncio sonoro che giustificasse la situazione di emergenza», concludono i comitati nel loro dossier, «Situazioni simili non sono più tollerabili», concludono i comitati dei pendolari.

Giovanni Monforte

 

Il consiglio regionale processa a porte chiuse il lodo Astaldi e l’arbitrato con la Net Engineering

Ruzzante: «Gettate i soldi dalla finestra». Ciambetti: «Ricorso in Cassazione, chiarezza sui conti»

VENEZIA – L’ultimo paradosso del Veneto? Pagare 40 milioni di «tassa» per il metrò-fantasma e lasciare a piedi di notte i pendolari. Uno scandalo che grida vendetta, che ieri ha animato il consiglio regionale, che ha processato a porte chiuse il lodo Astaldi e l’arbitrato Net Engineering: a spiegare perché Zaia debba pagare 40 milioni di euro tra parcelle e multe per il Sfmr è arrivato l’avvocato Ezio Zanon, capo dell’ufficio legale di palazzo Balbi. Alle 13 colpo di scena: si spegne l’audio della diretta, tv e siti web oscurati e in aula inizia il botta e risposta tra i consiglieri e l’avvocato Zanon. Perché tanta urgenza? Il motivo è semplice: il bilancio rischia di deragliare sui binari del Sfmr per l’eredità Chisso. L’ex assessore, coinvolto nell’inchiesta Mose come l’ex governatore Galan e l’ex consigliere Marchese, ha lasciato due mine vaganti che disintegrano l’efficienza della gestione Ciambetti: il lodo Astaldi di 9,5 milioni e l’arbitrato Net Engineering di 30 milioni.

E siamo al primo tempo, perché è emerso che la Net di Giovan Battista Furlan ha presentato fatture per altri 5 milioni e la Astaldi intende formulare richieste per altri 40. «Tirate le somme», spiega Franco Bonfante (Pd) «arriveremo a 100 milioni di euro tra parcelle e revisioni prezzi, sottratti agli investimenti per far ripartire il Veneto».

«Siamo al capolinea del centrodestra e dell’éra Galan-Zaia», aggiunge Roberto Fasoli, «la legislatura è finita quando il Pdl si è spaccato in tre gruppi. Sarebbe stato più utile andare subito alle urne, azzerare la situazione e ripartire con una squadra e un programma nuovi, invece siamo qui a rifare i conti per un metrò che non esiste».

E’ giorno di scambio d’auguri a palazzo Ferro Fini e il presidente Clodovaldo Ruffato saluta dipendenti e collaboratori e ricorda che la legislatura è volata via più veloce della luce. In aula è appena finita l’audizione a porte chiuse dell’avvocato Ezio Zanon, che è partito da molto lontano, esattamente dal 1992 quando l’ingegner Furlan consegnò a Franco Cremonese, Dc, allora presidente della giunta veneta, il progetto della metropolitana veneta: un treno ogni 10’ tra Venezia, Castelfranco, Treviso, Bassano, Padova, Vicenza e Schio con il collegamento all’aeroporto di Tessera.

Poi nel ’95 arriva il Doge Galan e punta sul «Passante», il metrò aspetta fino al 1998 quando Chisso appalta la prima linea. Furlan da Cremonese ottiene sia il monopolio della progettazione che quello della realizzazione e alcune delle opere vengono collaudate da Cuccioletta e Balducci, nel mirino della procura di Venezia per il Mose.

Chisso e Galan hanno un obiettivo: rompere il monopolio Net e mettere a gara Ue gli appalti. Scoppia la guerra, il contenzioso finisce in tribunale, nel dicembre 2012 si attiva l’arbitrato e il 27 maggio 2014 la Net Engineering la spunta: la giunta Zaia deve pagare 30 milioni.

La palla passa alla politica. E’ il vicegovernatore Marino Zorzato a invocare oggi la commissione d’inchiesta, mentre l’assessore Roberto Ciambetti non molla la presa: spiega che i 40 milioni sono già stati accantonati in bilancio, «ma la giunta ricorrerà in Cassazione per fare chiarezza sui conti e sull’incongruità di alcuni appalti. Si tratta di un’eredità degli anni Novanta».

Sarcastico Piero Ruzzante, relatore di minoranza sull’assestamento di bilancio. «Questa è una manovra di pignoramento, i due terzi delle somme se ne vanno per pagare le multe del Sfmr: è come gettare 40 milioni fuori dalla finestra».

Aggiunge Bruno Pigozzo: «Il dossier di Pendolaria, reso pubblico proprio oggi, spiega che gran parte dei 700 milioni del Sfmr se n’è andata per i parcheggi e i sottopassi mentre la rete ferroviaria è rimasta la stessa e l’avvio dell’orario cadenzato ha dimostrato tutti i limiti. Sono ben 9000 gli utenti in Veneto che da dicembre 2013 si sono visti senza più treni tra le 22 e le 6 del mattino (5000 tra le provincie di Venezia, Treviso e Padova). Di domenica arrivare in stazione Santa Lucia a Venezia non è possibile prima delle 7.18». Altro che metrò.

Albino Salmaso

 

FERROVIE – La Venezia-Portogruaro al 5. posto della classifica nazionale delle peggiori linee

Aumentati i treni mattutini, ma tagliati quelli serali e notturni e dei giorni festivi

LINEA DA TERZO MONDO – Molte critiche sul collegamento con Treviso

Bocciato anche il collegamento con Treviso tanto che molti studenti preferiscono utilizzare l’automobile.

Per l’orario cadenzato una bocciatura senza appello. Legambiente ha presentato ieri, in municipio, il Rapporto Pendolaria 2014 e il dossier sul sistema ferroviario regionale veneto ad un anno dall’introduzione dell’orario cadenzato, che ha portato ad inserire al 5. posto della classifica nazionale delle peggiori linee italiane la Venezia-Portogruaro. Una tratta che è diventata simbolo non solo di tutti i problemi che affiggono il trasporto ferroviario regionale ma anche della mancanza di dialogo tra Veneto e Friuli Venezia Giulia nella programmazione del servizio.

Ne è un esempio il treno che arriva da Venezia a Portoguaro alle 14.23. La coincidenza per Casarsa non c’è perché il convoglio è partito alle 14.22 e quello dopo è alle 14.54. «Il rapporto di Legambiente – spiega Nicola Nucera, del Comitato pendolari – conferma che più si investe sul trasporto ferroviario più aumenta l’utenza. Nel 2014, il Veneto ha invece destinato a questo servizio solo lo 0,13 per cento del bilancio. Praticamente nulla. Con l’orario cadenzato sono stati risolti alcuni piccoli problemi ma ne sono stati creati altri più gravi: è stata aumentata l’offerta di treni nella fascia oraria tra le 7 e le 9 ma sono stati tagliati i treni serali e notturni e dei giorni festivi».

Alcuni numeri. Sulla Venezia-Portogruaro circolano 56 treni nei giorni lavorativi, 28 al sabato e solo 16 nei festivi. Con il nuovo orario cadenzato, il primo treno che giunge a Venezia il sabato arriva alle 6.50 e nei festivi alle 7.20. Ciò significa che le 200 persone che per lavoro usufruivano dei quattro treni che partivano prima, ora usano l’auto. Da terzo mondo anche la situazione della Portogruaro-Treviso, che nei giorni festivi presenta solo 4 corse ferroviarie a direzione e che è stata abbandonata da gran parte degli studenti che, per evitare lunghe attese prima e dopo la scuola, hanno preferito l’autobus.

Altra questione, i collegamenti tra pianura e montagna, ridotti nei sabati e festivi e, la sera, anticipati di parecchie ore rispetto ai giorni lavorativi.

In più, manca ancora l’integrazione tra il treno e la bici, limitando di fatto lo sviluppo del cicloturismo.

«L’orario cadenzato – commenta Maurizio Billotto di Legambiente Veneto Orientale – è stata un’operazione politica che non ha migliorato il servizio. Si è scelto di potenziare dove ci sono i grandi numeri, tagliando i servizi a tutti quei pendolari che si muovevano in fasce meno frequentate e che oggi sono costretti ad utilizzare l’auto. La qualità di un servizio ferroviario, tanto più su un’area metropolitana come lo diventerà la Provincia di Venezia, non va misurata sui grandi numeri ma va garantita a tutti, 7 giorni su 7».

Teresa Infanti

 

DISAGI – Pendolari bloccati in stazione a San Donà per un guasto

Altri ritardi e cancellazioni

Al lavoro con un’ora di ritardo. È quanto accaduto ieri a Silvia Lasfanti, dipendente dell’Università Ca’ Foscari e capogruppo di «Città Insieme» in Consiglio a San Donà. Il treno da Trieste delle 6.41 è stato fermato a San Donà, per tutti i pendolari diretti a Venezia il primo treno disponibile è partito alle 8. Difficoltà si sono verificate anche in direzione opposta, il treno delle 7,41 da Venezia è stato cancellato, quello delle 8,11 per Portogruaro viaggiava con oltre 50 minuti di ritardo, costringendo parecchi pendolari a utilizzare il bus per raggiungere il Veneto Orientale. In totale due treni soppressi in direzione San Donà-Venezia, uno Venezia-San Donà e ritardi fino a 68 minuti sulle altre corse.

«A San Donà il marciapiede sembrava un formicaio e il treno era pienissimo – continua Lasfanti – Al solito, poche informazioni da Trenitalia. Tutti erano arrabbiati e incollati al telefono per informare colleghi, superiori, datori di lavoro». «È indispensabile che tutti facciano un reclamo sul sito di Trenitalia – continua Lasfanti – Solo così l’azienda e la Regione Veneto avranno percezione chiara del problema. Purtroppo la Regione continua a dimostrarsi sorda alle richieste di Comuni e Comitati dei Pendolari. Spero che qualcuno si unisca a loro, bisogna unire le forze». Trenitalia spiega che ritardi e cancellazioni si sono verificati a causa di un guasto al sistema di controllo definito «marcia-treno», verificatosi dalle 6,15 alle 7,18, con disagi che si sono ripercossi in entrambe le direzioni.

 

La protesta dei consiglieri regionali del Pd alla stazione Sfmr di Oriago: «È il simbolo dello spreco»

«La stazione Sfmr a Oriago di Mira è l’emblema dello spreco, una cattedrale nel deserto, un luogo simbolo delle fallimentari politiche del trasporto pubblico Veneto». Questa la denuncia fatta dai consiglieri regionali del Pd ieri mattina in via Ghebba ad Oriago con in testa il capogruppo Lucio Tiozzo e il vicepresidente della commissione Trasporti, Bruno Pigozzo. C’erano poi : Alessio Alessandrini, Piero Ruzzante, Claudio Sinigaglia, Graziano Azzolin, Stefano Fracasso Roberto Fasoli e Giuseppe Berlato. Tutti i consiglieri regionali avevano addosso pettorine gialle con la scritta “Zaia ci lascia a piedi”.

«Zaia», ha spiegato Tiozzo, «inaugura la Valdastico sud, un’altra strada che doveva rappresentare uno degli snodi cruciali del nuovo sistema di collegamenti ed interscambio, ma a distanza di un decennio dall’apertura, questa stazione ferroviaria con un parcheggio scambiatore da oltre 600 posti auto, voluta dalla Regione, si è rivelata una cattedrale nel deserto».

Da anni la stazione inserita nel sistema Sfmr è sottoutilizzata e nel degrado: è utilizzata come parcheggio per scambi di coppie e dai nomadi come campo sosta improvvisato.

I consiglieri del Pd hanno attaccato frontalmente l’Sfmr come opera incompiuta: «Il progetto della Metropolitana Regionale di superficie», hanno detto, «fu inserito nel 1990 nel Piano Veneto dei trasporti ed è ancora lontanissimo dalla sua realizzazione. Dopo l’avvio dei lavori nel 2001 l’opera si è completamente arenata e non è stata nemmeno completata la prima delle tre fasi previste. Nel rapporto regionale sugli appalti pubblici 2013, si riporta che sono 9 gli interventi compiuti che riguardano la metropolitana di superficie . Si tratta di una voragine da 70 milioni di euro».

Ma anche la questione dell’orario cadenzato dei treni finisce sotto le critiche del gruppo del Pd: «Ad un anno esatto dalla sua introduzione l’orario cadenzato non ha fatto segnare miglioramenti. L’obbiettivo annunciato di collegamenti ogni 30 minuti tra centri urbani e aree periferiche è un miraggio. Siamo di fronte ad un servizio a macchia di leopardo, lontano dall’essere efficace. Ci sono poi 30 milioni che la Regione deve pagare per i contenziosi persi in ambito di progettazione ferroviaria. La Regione, infine, a differenza di altre non investe un euro sulla rotaia».

Critiche dai consiglieri del Pd anche sul biglietto unico che «resta una chimera».

Infine sul nuovo orario invernale: «Oggi parte e, tanto per cambiare, le osservazioni di pendolari e sindaci del territorio veneto sono rimaste lettera morta. Non si ascolta chi sulla propria pelle ogni giorno vive questi disagi».

Alessandro Abbadir

 

Salzano. Pendolari infuriati per i disagi previsti sulla tratta ferroviaria Venezia-Noale-Bassano

SALZANO «E ora come la mettiamo?», avranno pensato i pendolari che ogni giorno usano i treni regionali della Venezia-Noale-Bassano. Va bene aspettare i primi mesi del prossimo anno per sperare di avere un convoglio in più alle prime ore del mattino e uno dopo le 21, ma c’è da pensare al presente, o l’immediato futuro, per accorgersi che durante il periodo natalizio rimarranno senza navette. E questo è un problema non da poco, perché se è vero che le scuole chiuderanno, lo stesso non si potrà dire di certi uffici, negozi e fabbriche. Con oggi, entra in vigore il nuovo orario, dove non ci saranno novità per quanto riguarda la frequenza su questa linea; fin qui tutto bene, perché almeno gli utenti non vedranno cambiare i loro “riferimenti” sia all’andata sia al ritorno a dodici mesi esatti dall’inizio delle corse cadenzate.

La questione cambia quando si parla delle dodici “spole” tra la terraferma, Noale e viceversa, che non saranno attive da mercoledì 24 dicembre a martedì 6 gennaio compresi, le stesse due settimane in cui le lezioni saranno interrotte. Le navette fermano anche a Spinea, Maerne e Salzano e hanno cadenza bioraria: da Mestre parte ai minuti 22 di ogni ora dalle 6.22 alle 20.22, da Noale ai minuti 9 dalle 7.09 alle 21.09. Servono a integrare le altre corse da e per Bassano o Castelfranco ma il “vuoto” natalizio rischia di scombussolare i piani a più di un passeggero, specie a Salzano e Spinea, dove avranno un convoglio all’ora. Dai comitati dei due comuni fanno notare che ad aprile scorso anno si era deciso di mantenere il servizio pure a Natale e a Pasqua, proprio per andare incontro ai lavoratori che non fanno vacanza.

«A differenza di quanto stabilito ancora con la precedente “gestione”» fanno sapere in una nota gli utenti di Salzano-Robegano «non saranno rispettati gli accordi. Come al solito non si considera che a prendere il treno non sono solo gli studenti, ed è un’assurda penalizzazione per tutti gli altri lavoratori tagliare la metà dei treni». Parole chiare e al tempo stesso amare, perché in certe fasce orarie l’alternativa per i salzanesi diretti a Mestre sarà salire a Noale o a Maerne, mentre gli spinetensi faranno prima a prendere un autobus.

Alessandro Ragazzo

 

SALZANO  «Tante promesse ma nessuna risposta concreta. Ancora una volta vengono penalizzati i lavoratori, ancora una volta ci scontriamo con la carenza di treni». È passato esattamente un anno dall’introduzione dell’orario cadenzato, ma quello dei pendolari del Miranese è tutto tranne che un messaggio di buon compleanno.

Ad alzare la voce è ancora una volta il comitato di Salzano-Robegano, nell’occhio del ciclone c’è sempre la linea Bassano-Venezia. Il bilancio degli ultimi dodici mesi, per i pendolari, è assolutamente negativo. I comitati hanno chiesto che i treni regionali veloci fermino anche a Salzano e Spinea, anche l’Associazione Artigiani del Miranese ha sollevato il problema dei moltissimi operai impegnati nei cantieri e alle prese con treni in ritardo o soppressi. La furia si era placata di fronte alla speranza di ottenere dei miglioramenti, ora il malumore torna a farsi sentire. «Domenica entrerà in vigore il nuovo orario invernale e abbiamo visto che tutto rimarrà identico. Nessuna corsa aggiunta a inizio e a fine giornata, come promesso».

Chi lavora nei negozi e nei locali chiedeva almeno due corse in più, al mattino presto o alla sera tardi. E poi c’è un altro problema, quello delle corse Mestre-Noale e Noale-Mestre (le cosiddette «navette» che consentono ai pendolari di Salzano e Spinea di prendere le coincidenze): «Gli accordi dicevano che avrebbero dovuto circolare con cadenza bioraria anche nel periodo natalizio, quando le scuole sono chiuse. Invece abbiamo scoperto che dal 24 dicembre al 6 gennaio non circolerà nessuna navetta, nemmeno le 12 previste, e noi pendolari di Salzano e Spinea avremo solamente un treno all’ora».

I pendolari torneranno alla carica, intanto nell’ultimo mese almeno il problema di ritardi e cancellazioni è diminuito. Molto attento a questa situazione è anche il Comitato pendolari Spinea: sabato prossimo intende incontrare il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti, veneziano, per discutere della necessità di aumentare i fondi per il trasporto pubblico.

(G.Pip.)

 

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