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Quarto. Pendolari della Venezia-Portogruaro in rivolta per i convogli soppressi

Solo un bus sostitutivo per l’ultima corsa della 22.41 e molti sono rimasti a terra

QUARTO – L’ultimo treno della sera, che parte da Venezia alle 22.41, è cancellato: pendolari stipati nel bus sostitutivo e c’è chi è stato costretto a rientrare a casa in taxi. È successo mercoledì sera e l’accaduto riporta in primo piano il problema delle soppressioni sulla Venezia-Portogruaro. Anche perché nella sola giornata di mercoledì sono stati ben quattro i convogli cancellati: i Regionali “Lenti” 11105 Venezia-Portogruaro delle 6.11 e 11112 Portogruaro-Venezia delle 7.44, nonché i Regionali “Veloci” 2209 Venezia-Trieste delle 10.41 e il già citato 2219 Venezia-Trieste delle 22.41.

I Comitati pendolari di Quarto e del Veneto Orientale hanno inviato una segnalazione alla Regione. «I primi due treni sono utilizzati da centinaia di viaggiatori e la loro soppressione ha creato disagi pesanti a studenti e lavoratori», scrivono i comitati pendolari, «Il 2219 è l’ultimo treno che collega Venezia al Veneto Orientale».

I comitati hanno raccolto numerose segnalazioni dei viaggiatori. A partire da chi si trovava a Venezia e ha visto l’autobus sostitutivo sovraffollato già a piazzale Roma. Chi attendeva il convoglio a Mestre ha lamentato la mancanza di informazioni. «Il treno doveva partire alle 22.53 da Mestre. Il tabellone del binario era spento e nessun avviso vocale annunciava ritardo o cancellazione», racconta una viaggiatrice, «Alle 23 mi insospettisco, vado a vedere il tabellone generale e indicano 5 minuti di ritardo. Alle 23.20 riguardo e indicano 40 minuti. Aspetto finché mi accorgo che accanto alla voce ritardo compare la scritta PE. Allora io e altri decidiamo di provare a trovare questo piazzale esterno, intuito dalla sigla». Ma l’autobus troppo pieno non riesce comunque a caricare tutti i viaggiatori. «Alla fine non ce l’ho più fatta, ho preso un taxi e sono tornata a casa», conclude la viaggiatrice.

Trenitalia spiega «che il treno 2219 era perfettamente funzionante, ma non c’era attivo il “Blocco porte”, che garantisce la sicurezza bloccando le porte, nel caso in cui qualcuno vada ad aprirle in movimento». «L’ Agenzia per la sicurezza prescrive che, quando non c’è il “Blocco porte” attivo, il treno non può trasportare passeggeri», proseguono da Trenitalia, «Il treno funzionava, ma la sicurezza viene prima di tutto. Il personale si è subito attivato per arrecare il minor disagio possibile all’utenza mettendo a disposizione i pullman sostitutivi, ma a quell’ora è stato possibile reperire un solo bus».

Giovanni Monforte

 

Nuova Venezia – Venezia-Portogruaro, binari da incubo

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11

dic

2014

Quarto. Dal rapporto di Legambiente risulta la quinta tra le peggiori tratte ferroviarie italiane

QUARTO – I pendolari se ne sono accorti sulla loro pelle. Ma adesso a certificarlo c’è anche la graduatoria di Legambiente: la Venezia-Portogruaro è tra le dieci peggiori linee ferroviarie d’Italia. Nell’ambito della campagna “Pendolaria”, la prossima settimana Legambiente presenterà un rapporto nazionale sulla situazione del trasporto ferroviario. Ma già ieri ha reso nota la top ten delle peggiori tratte italiane, selezionate sulla base di situazioni oggettive e proteste dei pendolari. Una classifica tutt’altro che invidiabile dove, al quinto posto, fa la sua cattiva figura la Venezia-Portogruaro, segnalata da tantissimi pendolari «poiché ha visto un continuo e notevole calo dell’offerta del servizio». Basti pensare alla scomparsa dei treni serali e di quelli nei giorni festivi.

«Occorre urgentemente rilanciare una nuova stagione per il trasporto pubblico. Ve n’è assoluto bisogno dopo 14 anni di dominio di Chisso», attacca Andrea Ragona, responsabile mobilità di Legambiente Veneto.

«Abbiamo sempre denunciato come il lavoro di Chisso sia stato a favore delle strade, ora il neo assessore Donazzan ha il compito di recuperare i danni perpetrati. Si può fare solo investendo sul trasporto pubblico. I soldi ci sono, se c’è la volontà politica, lo hanno dimostrato regioni come la Lombardia. Fino a oggi è stato uno scandalo che il Veneto non abbia messo quasi nulla in più rispetto al Fondo nazionale trasporti che arriva da Roma. La Venezia-Portogruaro non è che un simbolo: se la classifica fosse più estesa, ci accorgeremmo di come il disservizio sia in verità molto più diffuso».

La prossima settimana Legambiente divulgherà un dossier con le peggiori linee del Veneto. «Dopo mesi di false promesse, l’unico salto in avanti che Zaia e la sua giunta sono riusciti a compiere, è aver lanciato nella top ten della vergogna nazionale la Venezia-Portogruaro», attacca il consigliere regionale Pd, Bruno Pigozzo. «È la punta dell’iceberg di una politica dei trasporti ferroviari che da parte della giunta Zaia è stata finora del tutto insufficiente».

Giovanni Monforte

 

RAPPORTO LEGAMBIENTE. E PIGOZZO (PD) ATTACCA LA REGIONE

«Portogruaro-Venezia, treno da incubo»

VENEZIA «Dopo mesi di false promesse, l’unico salto in avanti che Zaia e la sua giunta sono riusciti a compiere è aver lanciato nella top ten della vergogna nazionale la tratta ferroviaria Portogruaro-Venezia».

Questo il commento del consigliere regionale del Pd e vice presidente della commissione Trasporti, Bruno Pigozzo, alla luce del rapporto Pendolaria di Legambiente, che ha stilato le 10 peggiori linee ferroviarie d’Italia per il 2014. La Portogruaro-Venezia si colloca al quinto posto, dopo la Roma Termini-Ciampino-Castelli Romani, la Circumflegrea, la Bergamo-Milano e la Siracusa-Ragusa-Gela.

«Purtroppo – ribadisce Pigozzo – piove sul bagnato, perchè questa classifica esce a pochi giorni dall’entrata in vigore del nuovo orario, che nulla ha recepito delle richieste di modifica di pendolari e sindaci. A questo, inoltre, si aggiunge il fatto che l’assestamento di bilancio non prevede misure in grado di migliorare in generale i servizi. Nei giorni scorsi abbiamo chiesto un incontro urgente con l’assessore Donazzan e ribadiamo la necessità che il confronto avvenga prima della pausa natalizia. La Portogruaro-Venezia, tratta sulla quale denunciamo da lunghissimo tempo disagi e disservizi inaccettabili – sottolinea Pigozzo – è la punta dell’iceberg di una politica dei trasporti ferroviari che da parte della giunta Zaia è stata fino ad ora del tutto insufficiente. Questo perchè manca un nuovo Piano regionale dei Trasporti (l’ultimo è stato approvato nel 1995) e perchè da anni non viene investita alcuna risorsa di fonte regionale in questo settore. È evidente – conclude Pigozzo – che il bilancio 2015 rappresenta l’ultima chiamata: o vengono messe risorse cospicue per le linee locali oppure il Veneto è destinato a collezionare nuovi, desolanti record in negativo».

 

Svolta nel braccio di ferro con la società di engineering: il saldo avverrà con l’assestamento di bilancio

VENEZIA – Svolta nel logorante braccio di ferro che oppone la Regione Veneto alla società Net Engineering di Giovanni Battista Furlan. Quest’ultimo reclama il pagamento di 24 anni di studi, progettazioni e verifiche riguardanti il Sistema ferroviario metropolitano di superficie, contestati però dal committente – in origine l’amministrazione di Giancarlo Galan, ora quella di Luca Zaia – con conseguente battaglia legale, culminata nei lodi arbitrali favorevoli all’imprenditore privato. Fino al pignoramento di 45 milioni di euro presso la Tesoreria regionale, proporzionale al cumulo di parcelle, risarcimenti e interessi passivi.

Ieri, però, in apertura dell’udienza fissata al Tribunale di Venezia per disporre l’assegnazione a Net delle somme pignorate in esecuzione del lodo, è intervenuto il capo dell’Avvocatura regionale, l’avvocato Ezio Zanon, delegato da Palazzo Balbi a rendere dichiarazioni al giudice Nicola Carpenedo. Zanon ha annunciato che la Regione intende pagare quanto dovuto alla società di Furlan immediatamente dopo che il Consiglio del Veneto, nella sessione convocata a partire dal 16 dicembre, avrà approvato l’assestamento di bilancio. Un impegno formalizzato nella lettera consegnata al magistrato, dove si assicura che a Net sarà liquidato quanto dovuto «a prescindere da ogni determinazione del giudice dell’esecuzione».

Di fronte al mutato atteggiamento, il giudice Carpenedo ha deciso di aggiornare al 9 gennaio prossimo l’udienza per l’assegnazione forzosa della somma pignorata, dando così tempo alla Regione di far seguire alle dichiarazioni i fatti. A tutt’oggi – va precisato – Palazzo Balbi ha riservato a bilancio un fondo complessivo di 30 milioni per la società di progettazione che ha sede a Monselice.

«La decisione della Regione è stata accolta con grande soddisfazione da Net e dai tanti collaboratori che da mesi vivono una situazione di incertezza e di precarietà», recita una nota della spa presieduta dall’ingegnere Furlan «quanto a Net, la sua disponibilità a realizzare un progetto in cui continua a credere e che ha difeso contro lo scetticismo e persino l’ostilità di tanti, è documentata dagli innumerevoli tentativi, sempre caduti nel vuoto, di confronto e dialogo».

Chiosa polemica: «Rimane il rammarico per quanto era possibile fare e non è stato fatto; di quante risorse umane e finanziarie siano state sprecate nel tentativo di soffocare una società indipendente, non assoggettabile a quelle logiche spartitorie che la magistratura veneziana ha recentemente scoperto e spezzato».

 

Nuova Venezia – Miranese. Treni, corse aggiuntive congelate

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9

dic

2014

I pendolari chiedono due convogli in più. A dicembre altri disservizi

NOALE – Per le novità meglio passare più avanti. Il nuovo orario dei treni, pronto a scattare da domenica prossima, non vedrà grossi scossoni per i pendolari della linea Venezia-Noale-Bassano, che interessa anche i pendolari di Spinea, Maerne e Salzano. Nella riunione di metà novembre con Trenitalia, l’eventualità era stata prospettata ai rappresentanti dei comitati e si sta valutando l’ipotesi per metterci mano nel primo trimestre-quadrimestre del 2015. I passeggeri hanno chiesto di aggiungere due corse: una alle 5.26 per Venezia e l’altra dopo le 21 per Castelfranco. I tempi di percorrenza resteranno invariati ma gli utenti chiedono che almeno il servizio sia garantito senza intoppi, in attesa di interventi migliorativi. Non si può certo dire che il 2014 sia stato un anno positivo per questa tratta, con disagi quasi ogni mese tra convogli cancellati o in forte ritardo per incidenti provocati dagli automobilisti, personale indisposto per malattia o guasti sul materiale. Anche dicembre non è iniziato bene, con le solite navette cancellate venerdì sulla Noale-Mestre o Salzano-Mestre: parliamo delle numero 5770 delle 7.22 e della 5774 delle 9.22 entrambe in partenza da Mestre e, viceversa, della 5773 delle 8.09 e della 5777 delle 10.09 da Noale. Nella stessa giornata, il regionale 5725 da Bassano a Venezia, con arrivo a Noale alle 12.02, vi è giunto con 26 minuti di ritardo, mentre il 5758 da Santa Lucia delle 19.56 sempre verso la città vicentina, è rimasto fermo a Maerne per un quarto d’ora. Tanti piccoli-grandi inconvenienti che contribuiscono ad arrivare tardi in ufficio o a scuola o anche perdere le coincidenze per spostarsi altrove. E sotto l’albero di Natale, i passeggeri chiedono una maggiore puntualità.

Alessandro Ragazzo

 

Quarto. Comitati e Legambiente in rivolta: nessuna risposta alle nostre richieste

Attacco alla Regione a un anno dal “cadenzato” per le corse tagliate nei festivi

QUARTO – Nuovo orario, ma vecchi e insoluti problemi. Sul sito di Trenitalia sono disponibili i nuovi orari ferroviari che entreranno in vigore dal 14 dicembre. Ma sulla tratta Venezia-Trieste non è cambiato praticamente nulla. Ancora nessuna risposta alle problematiche segnalate dai Comitati pendolari di Quarto e del Veneto Orientale che, insieme a Legambiente, lamentano anche il solito ritardo nella pubblicazione dell’orario.

«Ancora una volta», ravvisano i Comitati dei pendolari, «gli orari sono disponibili solo dieci giorni prima dell’entrata in vigore, nonostante la Regione, in quanto committente, sappia già a ottobre quelli definitivi. È una mancanza di rispetto verso l’utenza pagante».

Ma il problema è soprattutto nel merito. «È passato un anno dall’introduzione dell’orario cadenzato. Nessuno dei problemi posti è stato risolto. La Regione ha dimostrato con i fatti di non essere interessata al trasporto ferroviario: non un euro è stato trovato per sopperire alle mancanze create dalla stessa Regione», proseguono comitati e Legambiente, «Il centinaio di persone che utilizzerebbe il treno delle 0.20 da Venezia può tranquillamente continuare a usare l’autobus che impiega 146 minuti per raggiungere Portogruaro, con capienza di 50 persone. Nonostante Zaia si sia stupito che Venezia chiuda i collegamenti alle 22.41, il treno notturno non è stato ripristinato. Così per i treni del mattino di sabato e domenica. Stando ai dati della Regione relativi a marzo 2013, prima del cadenzato, più di duecento persone usavano i treni che arrivavano a Venezia entro le 7. Dopo un anno che queste persone attendevano, ecco la risposta: continuate a usare l’auto».

A proposito di riduzione del servizio, comitati e Legambiente ricordano come i centri minori della tratta Venezia-Portogruaro siano serviti nei festivi da sole 8 corse per direzione (10 con il vecchio orario) contro le 28 di un giorno lavorativo invernale. Ma c’è anche il problema del taglio delle corse nei periodi di vacanza scolastica, che si riproporrà anche durante l’imminente vicino periodo natalizio. «Dobbiamo ricordare che i treni Mestre-Portogruaro e viceversa “andranno in vacanza” nel periodo natalizio anche quest’anno, mentre i lavoratori no. Alle 6.04 del mattino a Mestre non arrivano studenti, ma lavoratori», concludono i pendolari, «L’idea della metropolitana veneta è solo un sogno, il diritto alla mobilità dei pendolari è pregiudicato».

Giovanni Monforte

 

Nuova Venezia – Net colpisce: pignorati 30 mln alla Regione

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19

nov

2014

La spa di Engineering vanta crediti e danni: «Giunta autolesionista, così ogni mese il Veneto paga 135 mila euro di interessi»

VENEZIA – La Regione paga un prezzo molto elevato al contenzioso con Net Engineering: a Venezia, su richiesta della società di Monselice, gli ufficiali giudiziari hanno notificato alla tesoreria di Palazzo Balbi l’atto di pignoramento di 30,482 milioni di euro; a tanto ammonta la cifra stabilita, il 28 maggio scorso, dal lodo depositato alla Camera Arbitrale per i Lavori pubblici.

È l’ultimo capitolo del braccio ferro che oppone l’amministrazione del Veneto alla società di progettazione industriale di Giovanni Battista Furlan che da anni reclama il pagamento degli studi tecnici e progettuali eseguiti (oltre a quelli revocati) nell’ambito del Sistema ferroviario metropolitano di superficie e contestati dal committente istituzionale. Vanificata ogni ipotesi di conciliazione bonaria, il tono, ora, è quello dello scontro senza esclusione di colpi.

«Tutti i tentativi di Net di scongiurare un epilogo così amaro e drammatico si sono ancora una volta infranti nel totale, incomprensibile e autolesionistico silenzio della Regione», afferma l’azienda «dispiace per lo sfregio istituzionale che la Giunta veneta si è autoinflitta; ma il rammarico è di gran lunga maggiore per i professionisti che lavorano alla Net e per i cittadini veneti che pagano il salatissimo prezzo dell’inerzia regionale».

Una battaglia legale che si trascina ormai da cinque anni, alimentato da tre cause vinte dal privato sia in primo grado che (nel caso del secondo lodo) in Appello: «Dal 2009, per danni, interessi legali e moratori, e rifusione di spese, la Regione ha letteralmente “bruciato” 11,8 milioni di euro», è l’atto d’accusa della Net. Che in passato ha esplicitamente accusato di malafede l’interlocutore – «Vogliono prenderci per asfissia, scommettono sul nostro fallimento», lo sfogo di Furlan – imputando all’amministrazione di Luca Zaia uno sperpero di denaro pubblico dettato da incomprensibile ostinazione: «Un rogo di risorse che dal 7 novembre scorso, data di notifica del precetto di pagamento, la Regione, per l’ulteriore ritardo all’obbligo di pagare, alimenta giornalmente con 4500 euro: 135 mila al mese. E nella conta mancano le parcelle agli avvocati ingaggiati e le risorse interne utilizzate per contrastare, senza neppure il coraggio di ammetterlo esplicitamente, una convenzione legittimata da ben 11 sentenze».

Tant’è. Ad oggi la Regione, attraverso il vicepresidente Marino Zorzato delegato alla trattativa, ha sempre rifiutato una soluzione di compromesso, convinta delle proprie ragioni: il punto – spiegano a Venezia – è che la Giunta Galan dapprima affidò a Net l’incarico dell’intera progettazione del sistema metropolitano di superficie, poi cambiò idea e lo mise a gara cercando di aprire alla concorrenza, circostanza che non legittima le pretese astronomiche del privato. Quest’ultimo, nella nota diffusa in serata, non rinuncia all’affondo stile comizio d’opposizione: «Rattrista e indigna questo enorme spreco di denaro pubblico se si pensa che 11, 8 milioni avrebbero regalato a 1600 famiglie tre anni di asilo nido gratuito».

Severa la censura del Pd: «È un colpo da ko che lascerà a terra settori cruciali come i trasporti e i servizi sociali perché il pignoramento priverò di risorse preziose l’intero assestamento di bilancio», il commento del consigliere Bruno Pigozzo «di questo disastro è responsabile chi ha governato i lavori pubblici e i trasporti negli anni passati ma anche Zaia, che è rimasto inerte e non ha mai cercato una soluzione». «Oltre il danno, la beffa», fa eco Stefano Fracasso «non solo il Veneto è lontanissimo dall’avere un sistema ferroviario metropolitano ma paga anche 30 milioni per aver perso tutte le cause. soldi dei contribuenti gettati al vento».

 

Gazzettino – Pignoramento record in Regione: 30 milioni

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19

nov

2014

VENETO – Net Engeneering invia gli ufficiali giudiziari per incassare i soldi che avanza per progetti mai pagati

VENEZIA – Dopo aver lanciato appelli e accuse senza ricevere risposte concrete, dopo aver convocato conferenze stampa e aver sollecitato la Regione Veneto a far fronte ai propri impegni economici, Net Engeneering, società di progettazione di Monselice è passata alle vie di fatto. E ha pignorato 30 milioni e mezzo di euro a Palazzo Balbi per progetti non pagati (anche per la metropolitana leggera).

È stata la stessa Net a darne notizia in un comunicato con cui si spiega che dal 7 novembre, ogni giorno di ritardo nel pagamento costa ai veneti altri 4.500 euro (135mila euro al mese). E che, per danni, interessi legali e moratori, in cinque anni la giunta regionale ha bruciato 11,8 milioni di euro. La parte restante (per arrivare ai 30 milioni e mezzo) è costituita dall’entità dei progetti non pagati. Su richiesta di Net Engineering spa, ieri gli ufficiali giudiziari di Venezia hanno notificato alla Tesoreria della Regione Veneto un atto di pignoramento per 30 milioni 482 mila 944 euro, e 82 centesimi. Si tratta dell’importo stabilito dal lodo arbitrale depositato il 28 maggio alla Camera Arbitrale per i Lavori Pubblici.

«Tutti i tentativi di Net di scongiurare un epilogo così amaro e traumatico si sono ancora una volta infranti nel totale, incomprensibile e autolesionistico silenzio della Regione – scrive la società di Monselice – Dispiace per lo sfregio istituzionale che la Giunta veneta si è autoinflitta; ma il rammarico è di gran lunga maggiore per i professionisti che lavorano alla Net e per i veneti che pagano il salatissimo prezzo di questa inerzia».

È una vicenda che si protrae dal 2009 e la Regione ha perso tre contenziosi. Il progetto di pagamento è stato notificato il 7 novembre scorso: è da quella data che scatta la mora di 4.500 euro al giorno, se non si dà corso al pagamento. «Nella conta mancano le parcelle agli avvocati ingaggiati dalla Regione e le risorse interne utilizzate per contrastare, senza neppure il coraggio di ammetterlo esplicitamente, una convenzione legittimata da ben undici sentenze!», spiega Net. La Regione, interpellata, non dichiara nulla. Bruno Pigozzo, del Pd: «È un vero colpo da ko, che lascerà a terra settori cruciali come i trasporti e i servizi sociali. È responsabile chi negli anni passati ha governato e gestito lavori pubblici e trasporti. Ma anche Zaia che è rimasto inerte e non ha mai cercato una soluzione».

 

QUARTO D’ALTINO – Ancora treni in ritardo ieri mattina, lungo la tratta Venezia Portogruaro. La settimana per i pendolari, non è certo iniziata nel migliore dei modi. Diversi treni, come segnala anche il comitato pendolari, hanno riportato ritardi da 10 a 20 minuti, in arrivo a Venezia. Il treno delle 6.55, uno dei primi del mattino e tra i più affollati per i lavoratori, è stato annunciato con una decina di minuti di ritardo. Che poi sono raddoppiati. E così la banchina si è nel frattempo riempita di pendolari e passeggeri, i quali, evidentemente, attendevano i treni successivi, che però non erano nemmeno puntuali. I più sono saliti e sono rimasti schiacciati come le sardine, ma c’è anche chi non è riuscito a montare ed è rimasto a terra. Oltre al danno di arrivare tardi, dunque, anche la beffa. In tanti a sbuffare, imprecare, o tornare a casa e prendere l’auto per cercare di arrivare in tempo a timbrare al lavoro. Non è la prima segnalazione, bensì l’ennesima. Il comitato pendolari di Quarto e del Veneto Orientale, continua a segnalare cosa non va, fotografando i tabelloni con i ritardi, chiedendo che la situazione migliori, che vengano ripristinate alcune corse. Ma per ora, niente di fatto. Alla stazione di Quarto, nel frattempo, sono arrivate le famose pensiline.

(m.a.)

 

Nuova Venezia – Piu’ convogli e basta “pienoni”.

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15

nov

2014

I pendolari chiedono pure il raddoppio dei binari fino a Castelfranco

SALZANO – Stop alla cancellazione dei treni, soprattutto le navette che devono funzionare tutto l’anno, non solo durante il periodo scolastico; aggiungere convogli, uno al mattino presto e l’altro a tarda sera; evitare i sovraffollamenti. Questo per quanto riguarda il breve periodo, per il lungo, raddoppiare i binari almeno fino a Castelfranco ed eliminare tutti i passaggi a livello per evitare la possibilità d’incidenti.

Sono le richieste avanzate ieri dai pendolari nell’incontro tenutosi a Trenitalia e dove c’erano i rappresentanti dei Comuni della tratta Venezia-Bassano (per il Miranese Spinea, Martellago, Salzano e Noale), della Regione e dell’azienda, oltre al consigliere regionale del Pd Bruno Pigozzo. Assente il neo assessore ai Trasporti Elena Donazzan. I dirigenti veneti hanno anticipato che si faranno riunioni tecniche per stilare le priorità e solleciteranno Trenitalia a migliorare il servizio.

Presente. Della linea se n’è parlato parecchio negli ultimi mesi tra regionali saltati per incidenti alle sbarre, malattie del personale e altri guasti. Ebbene, i pendolari hanno chiesto che almeno i convogli previsti siano garantiti (ieri mattina ne sono saltati altri due), mentre per i prossimi mesi hanno chiesto l’aggiunta di due corse: una alle 5,26 per Venezia e l’altra, dopo le 21, per Castelfranco. Poiché l’orario che sarà in vigore tra pochi giorni non è, al momento, toccabile, si ragiona per i prossimi tre-quattro mesi. Anche perché se un treno non dovesse passare, quello successivo si riempie all’inverosimile. A marzo scorso era stato calcolato che sul 5707 in partenza da Salzano per Venezia alle 7.31 c’erano decine di passeggeri in più in una carrozza che ne può contenere 206. Futuro. La Venezia-Bassano è una delle linee più trafficate d’Italia a binario unico. Oggi quello doppio c’è solo tra Venezia e Maerne. I passeggeri spingono perché sia raddoppiato almeno fino a Noale e Castelfranco ma non è un progetto dietro l’angolo perché servono tanti soldi. Così come per i sottopassi, specie a Noale: in via Ongari si dovrebbe partire abbastanza presto, in via Mestrina i tempi sono più lunghi. «Capisco che l’assessore sia nuovo» spiega Pigozzo «ma a distanza di un anno i problemi sulla linea sono rimasti gli stessi».

Alessandro Ragazzo

 

FERROVIE – Il comitato del Miranese presenta le proprie richieste

SALZANO – Stop a ritardi e cancellazioni, aggiunta di un treno mattutino e di un treno serale, raddoppio del binario tra Maerne e Noale. Sono queste le tre richieste presentate ieri da sindaci e pendolari del Miranese all’incontro veneziano convocato dalla Regione per discutere dei problemi legati alla linea ferroviaria Bassano-Venezia.

A Palazzo Linetti in calle Priuli sono intervenuti i sindaci di Salzano, Martellago e Spinea, accompagnati dai referenti del comitato Pendolari Salzano e da quello di Bassano. Dall’altra parte del tavolo si sono seduti gli ingegneri regionali Mauro Menegazzo e Mariano Carraro, oltre ad un referente di Trenitalia. L’incontro era molto atteso perché quello di ottobre è stato davvero un mese da incubo: tra guasti tecnici, incidenti al passaggio a livello e malattie di macchinista e capo-treno, sono stati ben 50 i treni cancellati tra Noale e Venezia.

«Ci accontenteremmo di avere sempre i treni segnati sul tabellone» ha fatto sapere il comitato di Salzano. La seconda richiesta riguarda un ampliamento di orario: un treno Castelfranco-Venezia attorno alle 5.30 per i tanti operai che lavorano in laguna, e un Venezia-Castelfranco dopo le 21 per favorire baristi, commesse e commercianti. Il nuovo orario entrerà in vigore a dicembre, per le nuove corse si parla comunque della prossima primavera. La delegazione ha chiesto anche che le corse Noale-Mestre siano previste pure nei periodi di pausa scolastica. Più complessa la questione del raddoppio del binario: consentirebbe a più treni di viaggiare nella stessa fascia oraria, il problema è economico ma i pendolari chiedono che il progetto sia almeno preso in considerazione.

Polemico il consigliere regionale Bruno Pigozzo (Pd), vicepresidente della commissione Trasporti: «L’assessore Donazzan non era presente malgrado avesse fatto spostare data e orario dell’incontro». Per i sindaci Checchin di Spinea e Quaresimin di Salzano «la situazione in un anno è peggiorata. Ci auguriamo che la Regione metta nel bilancio 2015 più risorse per il trasporto pubblico».

(g.pip.)

 

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