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Gazzettino – Miranese. Unione dei Comuni, primi passi

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16

lug

2014

MIRANESE – Nei prossimi mesi accorpati Risorse umane, Protezione civile e Polizia locale

Domani la firma dell’atto costitutivo, entro luglio l’elezione dei consiglieri

Domani la firma dell’atto costitutivo, entro quindici giorni il nuovo consiglio. L’Unione dei Comuni del Miranese prende forma, nelle prossime due settimane i Comuni di Mirano, Noale, Salzano, Martellago, Spinea e Santa Maria di Sala voteranno i propri rappresentanti. L’appuntamento è per giovedì alle 15.30 in municipio a Noale; i sindaci Pavanello, Andreotti, Quaresimin, Barbiero, Checchin e Fragomeni firmeranno il documento che sancirà ufficialmente la nascita dell’Unione.
Dopo le elezioni comunali dello scorso maggio l’iter ha vissuto una fase di stallo, ora i sei Comuni coinvolti (nel Miranese resta fuori solamente Scorzé, dove il sindaco Mestriner si è più volte opposto al progetto) sono chiamati ad una nuova accelerazione. Tutti i Comuni dovranno convocare un consiglio entro fine luglio per procedere all’elezioni di tre consiglieri, due della maggioranza e uno della minoranza. L’Unione si troverà dunque con 18 consiglieri, tutti già consiglieri comunali e senza alcun compenso per la nuova carica. Il presidente dell’Unione sarà nominato probabilmente dopo l’estate, i sei sindaci svolgeranno questo incarico a turno.
Nei prossimi mesi saranno accorpate Risorse Umane e Protezione Civile, per la Polizia Locale ci vorrà un anno. Entro l’autunno i sindaci attendono 230mila euro di finanziamento regionale, una parte sarà subito investita per collegare le telecamere dei sei Comuni mettendole in rete con le forze dell’ordine. Tra i dipendenti ci sono ancora molte resistenze, soprattutto tra i vigili, ma i sindaci ribadiscono che i vantaggi dell’Unione saranno molti: opportunità di tagliare i costi e migliorare i servizi, maggior peso politico in Regione e più possibilità di ricevere fondi da Bruxelles. La sede centrale sarà a Mirano: un’ala di Villa Belvedere ospiterà oltre una decina di dipendenti e nella stessa location dovrebbe nascere anche il comando unificato della Polizia Locale. L’attuale comando miranese di via Barche potrebbe così ospitare gli uffici operativi dei carabinieri, ma anche varie associazioni spingono per averla in affitto.

 

Il neonato comitato di pendolari di Spinea nomina i propri portavoce e stila l’elenco delle criticità. Prima riunione per studenti e lavoratori giovedì sera, i partecipanti hanno scelto come referenti Andrea Pruner e Laura Mazzacapo. Il comitato si è suddiviso in due gruppi: una parte si occuperà di redigere un documento con l’elenco di tutte le problematiche legate al trasporto ferroviario sulla linea Bassano-Venezia, una seconda parte stabilirà invece un contatto diretto con gli altri comitati in modo da adottare una linea comune per far sentire la propria voce con Regione e Ferrovie. «Le problematiche emerse riguardano i pochi treni al mattino e l’assenza dopo le 20.30 di treni che fermano alla stazione di Spinea – fa sapere il comitato -. Inoltre i già pochi treni presenti durante la settimana vengono meno durante il weekend provocando molti disagi per chi lavora a Venezia». I pendolari spingono per un raddoppio del binario nella parte mancante della linea Castelfranco-Venezia, così da poter accogliere il passaggio di più mezzi. «Chiunque voglia può contattarci via mail a comitatopendolarispinea@gmail.com».

(g.pip.)

 

Gazzettino – Pendolari penalizzati dai treni “estivi”

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7

lug

2014

Sale la protesta fra i lavoratori di Mirano-Mira sulla tratta Padova-Venezia

«Il nuovo orario dei treni? Una prova di resistenza, impossibile da sopportare». I pendolari della tratta Venezia-Padova stanno raccogliendo decine di firme, la protesta coinvolge soprattutto molti lavoratori che si servono della stazione Mira-Mirano. La gente punta il dito contro l’orario entrato in vigore lo scorso 15 giugno e previsto fino al prossimo 15 dicembre, il problema è soprattutto il rientro serale per chi lavora a Venezia. Ci sono gli impiegati che lavorano in ufficio dal lunedì al venerdì ma anche le commesse che vanno a Venezia nel weekend, tutti infuriati per i tempi d’attesa con cui sono costretti a convivere. «L’orario di chiusura del mio negozio è alle 19.30 ma d’estate si finisce spesso più tardi e poi bisogna contare il tempo per arrivare in stazione – scrive una donna in una lettera inviata ai vertici territoriali delle Ferrovie -. Nei giorni feriali il primo treno disponibile per il ritorno è quello delle 20.05, se lo si perde bisogna aspettare un’ora e mezza. Va peggio nel weekend: i treni sono alle 19.49 e poi alle 21.35, un’ora e trequarti di attesa insostenibile soprattutto per chi ha una famiglia». La rabbia è tanta: «I pendolari pagano l’abbonamento e sono sempre i più penalizzati. Non bastano cancellazioni, ritardi e scioperi, ora ci sono anche questi orari inauditi». Negli ultimi mesi i pendolari della Venezia-Padova sembravano aver accettato di buon grado il nuovo orario cadenzato, mentre le polemiche si erano accese soprattutto sulla Venezia-Bassano che passa per Noale, Salzano, Maerne e Spinea. Proprio a Spinea il neonato comitato di pendolari ha deciso di organizzare un’assemblea pubblica per discutere di tutti i disservizi: l’appuntamento è per la sera del 10 luglio, il luogo sarà comunicato nei prossimi giorni sulla pagina Facebook. «Questi orari ci fanno perdere molte coincidenze – fa sapere il comitato -, e poi è inammissibile che un Comune di quasi 30mila abitanti abbia una stazione saltata da così tante corse, costringendo i pendolari ad andare a Maerne».

 

La rigenerazione del patrimonio vetusto porterebbe investimenti per 2,5 miliardi e 28 mila nuovi posti di lavoro

VENEZIA – Vecchie, fatiscenti, mal conservate, comunque totalmente inefficienti a livello energetico. Nel territorio della città metropolitana che comprende Venezia, Padova e Treviso, circa una abitazione ogni dieci si trova in uno stato pessimo o mediocre. Stiamo parlando di 110mila case abitate (su poco più di un milione di alloggi presenti sul territorio “metropolitano”) che dovrebbero essere ristrutturate, rinnovate, sistemate, in una parola, rottamate. Invece, le politiche edilizie si spingono in tutt’altra direzione: nuovi edifici, nuove costruzioni, nuove colate di cemento. Il tutto in un’area già urbanizzata per un quinto della sua totalità. Sotto questo profilo, insomma, lavoro da fare ce n’è, e un buon punto di partenza può essere proprio la ricerca certosina e inedita svolta dalla Fondazione Gianni Pellicani di Venezia nell’ambito della sezione dedicata alle trasformazioni della città contemporanea. Lo studio analizza e incrocia dati inconfutabili, dipingendo un quadro che lascia pochi spazi alle interpretazioni e alle possibili conclusioni: «La città metropolitana – spiega Nicola Pellicani, segretario della Fondazione – ha bisogno di ristrutturare l’esistente e non di occupare ancora suolo».

Consumo di suolo. Come prima cosa l’indagine della Fondazione si concentra sul livello di urbanizzazione raggiunto dalla città metropolitana di Venezia- Padova-Treviso. Case, industrie, negozi e centri commerciali, reti stradali e ferroviarie, porti e aeroporti, cantieri, discariche, zone estrattive, occupano il 20% del territorio preso in esame. La cosa più preoccupante, però, è che il consumo di territorio non accenna ad arrestarsi, anzi, è in continua crescita. Tanto per intenderci, nel Veneziano il “cemento” è aumentato di circa il 12% dal 1996 al 2007, del 7,6% nel Trevigiano, del 5,7% nel Padovano. Nello stesso periodo il numero di nuove abitazioni è aumentato di oltre il 16%. Andando avanti così, si sarà davvero capaci di raggiungere entro il 2050 l’obiettivo del consumo di suolo zero fissato dall’Europa?

Case vetuste. Le nuove urbanizzazioni appaiono ancora più inopportune se si considera quanto ci sarebbe da lavorare sul patrimonio abitativo esistente. Nel territorio della Patreve le case abitate, costruite fra il 1946 e il 2001 e ridotte in mediocre o pessimo stato di conservazione, sono esattamente 109.557, il 10% del totale: oltre 42mila nel Veneziano, circa 37mila circa nel Padovano e 30.685 nel Trevigiano. Di fronte a questi dati, spiega Pellicani, «bisogna individuare gli strumenti normativi adeguati per avviare politiche concrete di rigenerazione urbana, riqualificando il patrimonio edilizio esistente, altrimenti si continuerà a consumare altro suolo, impoverendo ulteriormente i centri urbani».

Riqualificazione. A questo punto la Fondazione propone anche due possibili scenari di rinnovo del patrimonio abitativo esistente. Si parte da una prima ipotesi: cosa succederebbe se si investisse per la riqualificazione energetica delle circa 94mila abitazioni in pessimo stato costruite fra il 1946 e il 1991? Secondo lo studio, che ha preso in considerazioni molte variabili, si creerebbero un giro d’affari di 2miliardi e 500milioni di euro, 28mila posti di lavoro diretto e 14mila posti di indotto. Se si rinnovassero invece tutte le case in classe “G”, quella meno efficiente dal punto di vista energetico, costruite fra il 1946 e il 1981 (più di 390mila), allora l’investimento sfiorerebbe gli 11miliardi e mezzo di euro, creando oltre 170 mila posti di lavoro diretti e indiretti. Strategie. Oltre all’analisi quantitativa, la Fondazione ha svolto una serie di interviste con esperti e opinion leaders locali e nazionali per individuare gli obiettivi principali da perseguire per migliorare il quadro esistente. Le azioni proposte individuano gli strumenti finanziari per avviare una rigenerazione urbana complessiva così da aumentare la popolazione residente nei centri urbani realizzando nel contempo un migliore equilibrio fra spazio naturale e spazio costruito.

Gianluca Codognato

 

On line i dati e le analisi dell’osservatorio il 12 settembre un convegno con i sindaci

Cementificato il 20% del territorio: «Stop al consumo del suolo, è ora di riqualificare»

Mobilità, Consumo di suolo, Nuove professioni. Partendo da queste tre prospettive analizzate sia in termini quantitativi, con dati provenienti da diverse fonti e in gran parte inediti, sia qualitativi, con interviste a opinion leaders e a esperti del settore, la Fondazione Gianni Pellicani intende tracciare e individuare i punti di forze e le criticità della futura Città Metropolitana con l’obiettivo di creare un Osservatorio permanente. La ricerca non prende in esame il profilo istituzionale della Città metropolitana, ma parte dalle funzioni, ovvero dal punto di vista dei cittadini. I dati e le analisi condotte finora stanno a dimostrare che la città metropolitana esiste già nei fatti ed è quella Grande città che viviamo quotidianamente compresa tra le province di Venezia, Padova e Treviso. Dopo due anni di lavoro, un mese fa è stata presentata un’articolata analisi della Mobilità da cui emerge come il territorio in questione sia già fortemente integrato: ogni giorno si muovono in treno e in bus circa 90mila pendolari. La seconda fase, relativa al Consumo del suolo e la vetustà del patrimonio abitativo, è stata presentata ieri, mentre nelle prossime settimane saranno illustrati i risultati del capitolo sulle Professioni innovative della Patreve. Tutti i dati finora disponibili (Mobilità ,Consumo del Suolo, analisi del patrimonio abitativo e rigenerazione urbana) sono sul sito veneziacittametropolitana.eu curato da Mauro Richeldi. La nuova piattaforma ospita testi, mappe, grafici interattivi e viene costantemente aggiornata. Anche l’indagine sul Consumo del suolo è stata curata da Giuseppe Saccà, Carlo Pavan, Nicola Pavan, con la supervisione scientifica di Massimo Cacciari e Paolo Perulli, il coordinamento di Nicola Pellicani e le segreteria organizzativa di Natascia Di Stefano. L’intera ricerca sarà argomento di discussione sabato 12 settembre alle ore 11 nella tensostruttura che verrà allestita in piazzale Candiani durante il Festival della Politica organizzato dalla stessa Fondazione dall’11 al 14 settembre a Mestre. Fra gli ospiti del convegno gli oltre 200 sindaci delle province Venezia, Padova e Treviso, oltre ai rappresentanti di Regione e delle categorie economiche. (g.cod.)

 

È Padova il Comune più urbanizzato

Portobuffolè, Quarto d’Altino e Boara Pisani i territori dove s’è costruito di più tra il 1996 e il 2007

VENEZIA – Qual è il Comune più urbanizzato rispetto alla propria superficie nella città metropolitana? Con 9.330 ettari di “cemento” e il 61% del suolo occupato, il record spetta a Padova, come rivela ancora l’indagine della Fondazione Pellicani che ha stilato una serie di “classifiche” esemplificative della situazione nell’area in questione.

Al secondo posto si piazza un altro comune patavino, Noventa, che si ritrova con una occupazione di suolo pari al 58% della propria espansione.

Il capoluogo veneto, Venezia, vanta la maggiore superficie urbanizzata, con circa 15mila e 700 ettari, che corrisponde però a poco più della metà della propria superficie totale (esclusa naturalmente la Laguna), mentre Treviso conta su 5.552 ettari urbanizzati, ovvero il 48% del suo territorio.

Naturalmente le città capoluogo di provincia hanno conosciuto un boom edilizio soprattutto a cavallo degli anni 60-90, mentre sono soprattutto i comuni più piccoli quelli che negli ultimi tempi hanno registrato la maggiore crescita del tessuto urbanizzato. In questo caso, la graduatoria stilata dalla Fondazione per la città metropolitana vede al primo posto una piccola realtà del Trevigiano, Portobuffolè: qui il consumo di suolo è ridotto, 98 ettari urbanizzati. Però nel periodo che va dal 1996 al 2007 s’è costruito quasi la metà di quanto esiste attualmente.

Nei primi dieci posti di questa classifica, ci sono solo piccoli comuni, come Sarmede (Treviso), Quarto d’Altino (Venezia), Godega (Treviso), Gaiarine (Treviso). Lo stesso discorso vale se nell’ambito dell’urbanizzazione si comprendono esclusivamente le nuove abitazioni costruite fra il 2002 e il 2011. In questo caso domina Campodoro (Padova) con 482 case realizzate nel periodo preso in esame, ovvero il 39% di quelle oggi esistenti, al secondo posto si piazza Marcon, Venezia (2.769 nuovi alloggi, il 38% del totale) e al terzo Polverara, Padova (490, 37%).

In generale la superficie urbanizzata ha avuto un impennata fra il 1983 e il 1996: +25% nella provincia di Venezia, +11,5 in quella di Treviso e + 15% nel Padovano. Con l’analisi della Fondazione ci si può spingere ancora più a fondo per quanto riguarda la costruzione di nuove abitazioni. Un quinto delle case presenti sul territorio della città metropolitana è stato costruito fra il 1962 e il 1971, il 16% fra il 1972 e il 1981,un14%fra il 1946 e il 1961 e una percentuale identica fra il 2002 e il 2011. La ricerca mette in evidenza anche il rapporto esistente fra la abitazioni occupate da residenti e il resto del patrimonio abitativo. Nella provincia lagunare, dove il turismo è settore trainante, solo 6 alloggi su dieci sono abitati da “veneziani”, contro l’88% del territorio Trevisano e il 91% di quello Padovano. Alla fine nella città metropolitana trequarti del patrimonio abitativo è occupato da residenti (tutti i dati e i grafici nel sito www.veneziacittametropolitana. eu).

(g.cod.)

 

TOP TEN DEI COMUNI CHE HANNO COSTRUITO DI PIÙ NELLA CITTÀ METROPOLITANA

Superficie Totale (ha)  % Superficie Urbanizzata
Padova 9.330 61%
Noventa Padovana 714 58%
Venezia 15.685 51%
Treviso 5.552 48%
Spinea 1.504 46%
Selvazzano Dentro 1.965 43%
Abano Terme 2.153 42%
Fiesso d’Artico 631 41%
Gallera Veneta 902 40%
Martellago 2.010 38%

 

LE ABITAZIONI E IL CONSUMO DEL SUOLO IN CIFRE

>20%  la supericie urbanizzata nella Città Metropolitana di Venezia al 2007

1.369.567 – le abitazioni registrate nel territorio della Città Metropolitana di Venezia

580.329 – le abitazioni nella provincia di Venezia

401.460 – le abitazioni nella provincia di Padova

387.778 – le abitazioni nella provincia di Treviso

14%   del patrimonio totale sono le abitazioni nella Città Metrop. costruite tra il 2002 e il 2011

11%  del patrimonio totale sono le abitazioni nella provincia di Venezia costruite tra il 2002 e il 2011

+16,08%  è la crescita di abitazioni registrate tra il 2002 e il 2011

1.056.670   è il numero di abitazioni totale occupate da residenti

 

Dalle 7 prolungate soste nelle stazioni hanno rallentato arrivi e partenze tra Noale, Maerne e Spinea

NOALE – Altra mattinata difficile per chi ha usato il treno ieri sulla tratta Venezia-Bassano. Fortuna che le scuole sono chiuse ma a subire i disagi sono stati i pendolari delle prime ore del mattino, con quattro regionali arrivati ad avere anche 30 minuti di ritardo. E non è la prima volta che accade quest’anno. Interessati i passeggeri delle quattro stazioni del Miranese: Spinea, Maerne, Salzano e Noale. Già da quando i convogli hanno iniziato a circolare, dalle 5.30, si sono avuti intoppi, nell’ordine massimo di cinque-sette minuti, ma i primi rallentamenti si sono avuti dalle 7 in poi. Con l’orario cadenzato, se un treno arriva a destinazione dopo il previsto, è probabile che faccia altrettanto nel viaggio inverso o che renda più lenti anche altri treni. Se a questo sommiamo che nel tratto da Bassano a Maerne si viaggia a binario unico, si capisce come tutto sia a effetto domino. E degli utenti si sono lamentati, anche perché chi aveva appuntamenti di lavoro è arrivato tardi o chi doveva salire su una coincidenza, l’ha persa. Il primo regionale ad accusare dei ritardi è stato il numero 5706 da Venezia a Bassano; partito puntuale alle 6.56 dalla stazione di Santa Lucia, nella città vicentina è arrivato alle 8.25, ovvero 20 minuti dopo, accumulati soprattutto a Castello di Godego, nel Trevigiano. Sempre sulla stessa direttrice, il convoglio 5718 è partito da Venezia 26 minuti dopo l’orario stabilito, le 10.22 anziché le 9.56, giungendo a Bassano alle 11.23, invece delle 11.05come avrebbe dovuto essere. In pratica nel tragitto è riuscito a guadagnare otto minuti ma il ritardo resta importante. Da Bassano a Venezia si sono avuti problemi maggiori; tutto è iniziato con il treno numero 5713 delle 8.25, con la partenza avvenuta tredici minuti dopo. Nel viaggio verso il capoluogo veneto, ha accumulato sempre più ritardo, specie tra Castelfranco e Piombino Dese, tra le province di Treviso e Padova, fino ad arrivare a Santa Lucia alle 10.05, quando sarebbe dovuto esserci alle 9.34, ovvero 31 minuti oltre. Anche il regionale successivo, il numero 5715 stavolta in partenza da Castelfranco, non è stato da meno. Il treno sarebbe dovuto partire alle 9.04, mentre ha lasciato la città trevigiana alle 9.33, in pratica 29 minuti dopo, arrivando a Santa Lucia alle 10.30, anziché alle 10.04, viaggiando con 26 minuti di ritardo.

Alessandro Ragazzo

 

NOALE – Altri problemi ieri per chi ha viaggiato in treno sulla linea Bassano-Venezia. La navetta numero 5775 in partenza alle 9.09 da Noale per Mestre è stata cancellata. I passeggeri sono saliti sui convogli in partenza alle 9.02 o alle 9.26 ma non è la prima volta che capita un disservizio simile. «La navetta era lì ferma alla stazione di Noale» racconta una donna «ma non è mai partita. È una cosa assurda perché non ha utilità. Era meglio che mantenessero il treno delle 7.46, con fermate anche a Salzano e Spinea: la navetta salta spesso». E non si placano le polemiche sul taglio delle corse per l’estate; i pendolari hanno già fatto notare come vi siano dei buchi durante la giornata, specie a Salzano, dove ci sono state delle soppressioni. Il consigliere regionale del Pd Bruno Pigozzo si dice contrariato. «Hanno tolto tutti i regionali ai minuti 9 dalle 7 alle 21 da Noale » puntualizza «e quelli ai minuti 22 dalle 6 alle 20 da Venezia. E poi un altro treno da Venezia a Castelfranco e altri due da Bassano verso Venezia: alla faccia della metropolitana di superficie che secondo qualcuno è partita da dicembre. Le scuole sono chiuse ma la gente va al lavoro. Il presidente Luca Zaia deve dare spiegazioni».

(a.rag.)

 

Gazzettino – Cancellati 10 treni, pendolari in rivolta

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13

giu

2014

SALZANO – Disagi sulla Venezia-Bassano, proteste anche su altre linee

Un’altra mattinata di passione per i pendolari, quattro treni soppressi all’ora di punta e decine di viaggiatori infuriati: è un film già visto troppe volte quello che ha riguardato ieri la linea ferroviaria Bassano-Venezia. Quattro corse sono state cancellate tra le sei e le nove, e altre sei nelle ore successive. Dieci in tutto. Inevitabili i disagi per i lavoratori già alle prese con la riduzione delle corse per il periodo estivo. Una situazione che riguarda anche i viaggiatori delle linee per Udine e Trieste.

Molti sono arrivati al lavoro in ritardo  «È già penalizzante l’orario estivo»

Proteste alle stazioni di Noale, Spinea e Salzano

BINARI DI RABBIA  «Al primo problema cancellano i convogli su questa tratta»

Saltano 10 treni, l’ira dei pendolari

Disagi all’ora di punta sulla linea Bassano-Venezia: «È la sesta volta in meno di tre settimane»

SALZANO – I pendolari del Miranese alzano la voce, ma le riduzioni del trasporto ferroviario nel periodo estivo riguarderanno anche molte altre tratte. Sono stati eliminati infatti due treni da Rovigo a Venezia e viceversa, molte corse della Venezia-Portogruaro (tutti i treni che partivano da Mestre ai minuti ’57 dalle 5 alle 19 e tutti i treni che partivano da Portogruaro al minuto ’06 dalle 5 alle 19) e altrettante della Venezia-Conegliano soprattutto all’ora di pranzo e nella fascia oraria 17-19. Dei tagli sulla Venezia-Bassano abbiamo già detto, la linea Venezia-Padova perde invece quasi tutti i collegamenti al minuto 35 e lo stesso discorso si può fare per la linea Vicenza-Venezia con molte cancellazioni al minuto 08. Sulla Chioggia-Rovigo l’ultimo treno parte alle 17.35 anziché alle 19.35. Lo sottolinea il sindacato Filt-Cgil che protesta e lancia un appello al Governatore Zaia: «Dopo l’aumento delle tariffe ora arrivano puntualissimi i tagli estivi, alla faccia dell’orario cadenzato – si legge nella nota diffusa ieri – Siano ripristinate almeno tutte le corse che trasportano lavoratori a Venezia. Riscontriamo sempre pochi servizi e poca attenzione ai pendolari che lavorano tutto l’anno, serve discontinuità con il ventennio passato».

(g.pip.)

 

Soppresse molte corse, proteste dei sindacati

Un’altra mattinata di grande passione con quattro treni soppressi proprio all’ora di punta e altri sei “svaniti” nel corso della giornata con decine di pendolari infuriati: è un film già visto troppe volte quello che ha riguardato ieri la linea ferroviaria Bassano-Venezia. Quattro corse sono state cancellate tra le sei e le nove, inevitabili i disagi per i lavoratori già alle prese con la riduzione delle corse per il periodo estivo. «Un’altra ecatombe di navette, ormai capita almeno due o tre volte a settimana», sbotta su Facebook il comitato di pendolari “Salzano-Robegano”. Le navette sono le corse che collegano Mestre e Noale fermando anche a Salzano e Spinea, dove invece non si fermano le corse dirette Bassano-Venezia e Castelfranco-Venezia. Ieri mattina sono stati soppressi due treni in un senso e due nell’altro. Risultato? I pendolari hanno dovuto attendere venti minuti o mezzora, a seconda del treno, arrivando poi ovviamente a lavoro in ritardo. I disagi maggiori si sono verificati proprio a Salzano, visto che a differenza di Spinea manca anche un adeguato trasporto su bus. Nel pomeriggio sono saltate altre sei corse.
Gli altoparlanti della stazione hanno parlato di guasto tecnico, il comitato non ci sta: «Siamo già fortemente penalizzati dal nuovo orario estivo entrato in vigore questa settimana – scrivono i pendolari -, ma nell’ultimo mese la frequenza dei disservizi si è ancor più intensificata».
I pendolarti sottolineano come la coppia di treni regionali 5768 (partenza da Mestre alle 6,22) e 5771 (partenza da Noale alle 7,09) sia già stata cancellata i giorni 25 maggio, 29 maggio, 3, 6, 9 e 12 giugno. «Una volta ogni tanto un guasto può succedere – sbottano i viaggiatori – ma ora i disservizi stanno diventando sistematici. Questa tratta è considerata la Cenerentola della linea, al primo problema i nostri treni sono i primi ad essere cancellati o a subire ritardi. Ancora una volta il servizio si conferma scadente ed inefficiente».

 

MIRANO – Il Comune attende da anni i soldi promessi dalla Regione: lanciato un appello a Chisso e a Zaia

Un consiglio comunale aperto con Luca Zaia e Renato Chisso: l’idea è nata mercoledì sera nel corso di un’assemblea pubblica in Villa Errera a Mirano, dove il sindaco Maria Rosa Pavanello e tutti i comitati hanno discusso delle varie problematiche legate alla viabilità cittadina. Incroci pochi sicuri, piste ciclabili mancanti, eccesso di traffico: i punti critici sono tanti, l’amministrazione attende da anni i 19 milioni di euro promessi dalla Regione per la realizzazione di opere complementari al Passante. La matassa non si sbroglia e allora ecco l’ultima spiaggia: invitare ad uno dei prossimi consigli comunali miranesi il governatore regionale e il suo assessore alla Mobilità. Con il sindaco erano presenti anche gli assessori Salviato e Tomaello, per i comitati sono invece intervenuti i referenti di Scaltenigo, Ballò, Zianigo, via Cavin, Quartiere Ovest, via Dante e via Luneo. «Il problema del traffico è davvero molto sentito – spiegano amministrazione e residenti – perché Mirano è attraversato ogni giorno anche da moltissimi automobilisti provenienti dai Comuni del Miranese Nord, che si dirigono verso i caselli di Mirano e Spinea non essendo ancora aperto quello di Martellago. Servono fondi per rendere più sicura e più fluida la viabilità». Di quei 19 milioni il Comune ne chiede almeno una prima tranche da quattro milioni, in questo caso le priorità sarebbero: rotatoria tra le vie Dante, Mariutto e Villafranca, messa in sicurezza di via Scaltenigo, ciclabile Mirano-Scaltenigo e installazione sia a Mirano che nelle frazioni di 50 punti di videosorveglianza.

(g.pip.)

 

 

Dati contrastanti del Cav per quanto riguardo il traffico ai caselli autostradali

Nella frazione di Mirano meno 10 mila veicoli rispetto al 2013, Spinea in aumento

MIRANO. Arrivano i dati sui nuovi flussi di traffico ai caselli: per Cav (Concessioni autostradali venete) l’aumento delle tariffe del primo gennaio non ha spostato più di tanto il traffico dall’autostrada alla viabilità ordinaria. Mirano però non ci sta: «Abbiamo il triplo delle auto rispetto a Spinea», tuona il sindaco Maria Rosa Pavanello, «aver eliminato il tornello è solo una conseguenza dell’aumento delle tariffe, la soluzione ai problemi è ben altro». Pavanello aveva sollecitato l’invio dei dati rilevati giusto la scorsa settimana, dopo un silenzio prolungato da parte di Cav. Giovedì i dati sono arrivati, ma con essi anche considerazioni di non-allarme che al sindaco proprio non piacciono.

Mirano. Significativo, secondo Cav, il calo dei transiti medi giornalieri, che al casello di Vetrego parlano di un transito giornaliero di circa 10 mila veicoli in meno rispetto al 2013. Il dato si riferisce agli ultimi due mesi, marzo e aprile. Cav non considera infatti i primi due mesi dell’anno: «Non sono utili per fare valutazioni attendibili, in quanto ancora soggetti al consolidamento delle mutate abitudini degli utenti». Fenomeno del tornello pressoché eliminato dunque per Cav, che rileva nel contempo alla barriera di Villabona a Mestre un aumento di circa duemila transiti giornalieri rispetto al 2013, mentre al casello di Mira-Oriago il flusso è rimasto pressoché immutato.

Spinea. Al casello di Crea sono stati confrontati i transiti giornalieri nella fascia oraria di maggior affluenza, quella che va dalle 7 alle 20. Rilevato un aumento dei transiti giornalieri pari a 1.178 transiti al giorno a marzo e 1.194 transiti a giorno ad aprile. «Dividendo questo dato per le 13 ore della fascia oraria considerata più rilevante», afferma Cav, «registriamo un incremento dei transiti medi giornalieri orari pari a 91 veicoli l’ora, quasi equamente divisi tra entrate e uscite».

I dati. «Possiamo affermare che l’applicazione dell’aggiornamento delle tariffe in vigore da gennaio 2014 non ha determinato significativi spostamenti di traffico dalla viabilità autostradale a quella ordinaria», afferma il nuovo ad di Cav, Piero Buoncristiano. Non è per nulla d’accordo il sindaco di Mirano: «È paradossale dire che il problema del tornello è risolto quando sappiamo tutti che il casello doveva essere a Roncoduro», afferma Pavanello, «il tornello è stato creato per il mancato rispetto degli accordi. Inoltre ciò che balza all’occhio dai dati di Cav è che il casello di Vetrego, e quindi le strade di Mirano, hanno il triplo dei flussi di auto rispetto a Spinea, senza che la Regione abbia mai versato le somme che ci spettano per migliorare la viabilità e la qualità della vita dei cittadini, di molto peggiorata dopo l’avvento del Passante».

Filippo De Gaspari

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Gazzettino – Dolo / Mirano. Diecimila auto in meno al casello

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13

mag

2014

I dati della Cav sui flussi giornalieri a Mirano dopo l’aumento delle tariffe

A Spinea invece 1362 veicoli in più con un incremento del 25 per cento

FLUSSI – I dati della Cav: diecimila transiti in meno ogni giorno al casello di Mirano-Dolo

Diecimila transiti in meno ogni giorno al casello di Mirano-Dolo, da quando è stato eliminato il tornello di Vetrego. Il dato emerge dalla relazione sui flussi di traffico nei vari caselli inviata nei giorni scorsi dalla concessionaria autostradale Cav ai due Comuni interessati. Questo documento permette di confrontare gli accessi attuali con quelli del 2013, quando molti pendolari della Mestre-Padova uscivano e rientravano a Mirano per godere della tratta gratuita Mestre-Mirano. Da gennaio 2014 è cambiato tutto: la tariffa della Mirano-Padova Est è passata da 80 cent a 2.70 euro, la manovra del tornello è diventata inutile. E i risultati che dicono? Innanzitutto che a Mirano ci sono mediamente diecimila transiti in meno ogni giorno, le cinquemila auto sarebbero dunque grossomodo quelle che facevano il tornello. Ad aprile 2013 i transiti erano 915mila, ad aprile 2014 sono stati 610mila: un -33% che rende soddisfatti soprattutto i residenti di Vetrego. A Spinea entrano ed escono in media 1.362 auto in più ogni giorno: si è passati da 160mila a 200mila veicoli al mese, l’aumento è del 25 percento. Un aumento del 3.79% è stato invece registrato alla barriera di Mestre (2.361 auto in più al giorno, ad aprile 2014 sono state oltre un milione e 900mila). Il casello di Mira-Oriago il mese scorso ha registrato il transito di 463mila veicoli, un + 3.92% rispetto ad un anno fa. «Come previsto si è verificato un significativo calo dei transiti a Mirano-Dolo, ma nel complesso le nuove tariffe non hanno comportato un significativo spostamento del traffico dalle autostrade alla viabilità ordinaria» commenta l’a.d. di Cav, Piero Buoncristiano. Ma il sindaco di Mirano non è affatto soddisfatto: «Si, a Vetrego c’è stato un calo di auto, ma comunque balza all’occhio che da noi c’è il triplo di flussi di auto rispetto a Spinea, senza che la Regione abbia mai versato le somme che ci spettano per sistemare le nostre strade». I dati cambieranno ancora quando sarà aperto il casello di Martellago-Scorzé, visto che ora Mirano accoglie anche molti pendolari dell’area nord del Miranese.

Gabriele Pipia

 

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