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Questa sera le novità emerse in commissione saranno illustrate durante il Consiglio comunale di Mirano

L’Unione dei Comuni del Miranese sarà esentata dal patto di stabilità, il personale manterrà la stessa categoria professionale e lo stesso trattamento economico, le convenzioni di Polizia Locale rimarranno tali e quali. Sono queste le tre novità emerse martedì sera in Municipio a Mirano, dove si è svolta una commissione consiliare ad hoc per entrare nel dettaglio del progetto. Ad approfondire varie tematiche ci ha pensato Paolo Fortin, esperto di gestioni associate per l’Anci Veneto. Partiamo proprio dal patto di stabilità: Fortin ha spiegato che i Comuni che entreranno nell’Unione (Mirano, Spinea, Noale, Salzano, Martellago e Santa Maria di Sala) saranno esentati da questo vincolo di spesa che da tempo attanaglia le amministrazioni. Una buona notizia? I consiglieri di minoranza miranesi vogliono maggior chiarezza su questo punto e sottolineano che non vi sia ancora una normativa limpida sul tema. In aula erano presenti anche molti vigili in borghese: Fortin ha assicurato che non cambierà nulla dal punto di vista contrattuale, aggiungendo che per i vigili potrebbero esserci delle specializzazioni e quindi maggiori possibilità di carriera. Sempre a proposito di Polizia Locale, è stato spiegato che il nuovo ente si farà carico delle convenzioni in atto tra Spinea, Venezia e Marcon e tra Salzano, Martellago e Scorzé: gli agenti di questi Comuni continueranno a lavorare in sinergia. Oggi, alle 20, in consiglio a Mirano si discuterà sullo statuto dell’Unione.

 

Gazzettino – Salzano. Treni. “Vogliamo i nuovi orari”

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26

mar

2014

SALZANO – I pendolari scrivono all’assessore regionale Chisso

«Basta polemiche, ora chiediamo i fatti». Dopo il botta e risposta dei giorni scorsi tra i sindaci di Salzano e Spinea e l’assessore regionale Renato Chisso, ora i pendolari salzanesi hanno deciso di prendere carta e penna e muoversi in prima persona. I referenti del comitato hanno dunque inviato direttamente una lettera proprio a Chisso nel tentativo di ottenere le modifiche agli orari ferroviari invocate da dicembre.

Nel documento spedito ieri i pendolari fanno riferimento ad un accordo che sarebbe stato trovato al termine di una riunione svolta due mesi fa: «Il 20 gennaio scorso è stato raggiunto un accordo per far scattare da aprile le modifiche orarie – si legge nella lettera -. Vogliamo dunque stemperare una polemica che potrebbe penalizzarci e compromettere quell’accordo».

I pendolari poi allargano il concetto: «Sappiamo che il nuovo orario cadenzato mira a migliorare il sistema ferroviario e sappiamo anche che in molte altre linee ferroviarie ha già portato significativi miglioramenti – scrive il comitato -. La nostra situazione, invece, purtroppo è sensibilmente peggiorata. Chiediamo dunque che da aprile possano entrare in vigore le modifiche richieste, in un sereno clima di collaborazione».

Rispetto alle sfuriate registrate nei mesi scorsi pure in altri Comuni, il comitato di Salzano ha scelto la via del dialogo: nessun tono forte, nessuna minaccia di mobilitazione, ma un costante contatto con i vertici Regionali e di Trenitalia. La questione interessa tutti i Comuni del Miranese attraversati dalla linea ferroviaria Bassano-Venezia (Noale, Salzano, Martellago e Spinea) ed è sentita soprattutto a Salzano e Spinea, perché qui i treni fanno meno fermate. La riorganizzazione proposta dai pendolari prevede soprattutto più corse tra le sette e le otto del mattino, i lavoratori chiedono un miglior servizio anche al sabato e nei periodi di vacanze scolastiche. «Non chiediamo nulla di proibitivo – spiegano -. Nessun aumento di convogli, solo alcune lievi ma preziose variazioni d’orario». Chisso ha assicurato che a breve si terrà un incontro sul tema.

 

«L’Unione dei Comuni del Miranese porta con sè molte perplessità: notiamo problematiche economiche, operative e relative alla gestione del personale». Vigili in subbuglio a Mirano, con una lettera firmata in massa da 14 dipendenti (tra agenti e personale amministrativo), il corpo della Polizia Locale porta a galla molto malumori di fronte al progetto che porterà a lavorare in sinergia i Comuni di Mirano, Spinea, Martellago, Noale, Salzano e Santa Maria di Sala. L’Unione è in dirittura d’arrivo (in tutti i Comuni nelle prossime settimane sarà discusso in consiglio l’approvazione dello statuto), ma decine e decine di dipendenti sono in fibrillazione in tutto il Miranese. D’altronde era prevedibile che una tale operazione, che porterà il Miranese ad essere la quarta città del Veneto con ben 120mila abitanti, incontrasse pure polemiche e ostilità da parte del personale.

Musi lunghi soprattutto tra i vigili urbani: «In assenza di dati tecnici a sostegno della bontà della scelta, e in abbondanza di notizie contraddittorie, sentiamo di condividere perplessità di natura pratica – si legge nella lettera inviata lunedì al sindaco Maria Rosa Pavanello, agli assessori e ai consiglieri -. Per quanto riguarda la Polizia Locale, notiamo un diverso numero di addetti in relazione al numero di abitanti, una diversa organizzazione dei servizi e dei turni in base ai vari Comuni e una diversa ripartizione delle figure professionali all’interno dei comandi. Ciascun Comune si porterà dietro la propria storia, sarà fattibile risolvere queste discrepanze? Il rischio è che alcuni Comuni debbano sopperire alle carenze di altri». Secondo i vigili ci saranno dunque problemi sia organizzativi che retributivi. Malumori analoghi si registrano anche a Spinea, intanto i sindaci di Martellago, Salzano e Scorzé si sono incontrati per fare il punto della situazione.

(g.pip.)

 

MIRANO – Settimana calda sul fronte dell’Unione dei Comuni, soprattutto a Mirano. Le opposizioni chiedono di conoscere i dettagli economici del progetto, la commissione in programma oggi e il consiglio comunale convocato per giovedì chiariranno molti aspetti.

«È un progetto che ci vincolerà per dieci anni, è opportuno che tutti siano ben informati su come l’amministrazione comunale di Mirano lo sta affrontando» si legge nel messaggio diffuso nei giorni su Facebook dai consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle.

La commissione è in programma oggi alle 18.30 in Municipio, ma l’attesa è soprattutto per giovedì: dopo le pressanti richieste da parte delle opposizioni, l’amministrazione ha convocato per le ore 20 un consiglio straordinario in cui la discussione sull’Unione dei Comuni è l’unico punto all’ordine del giorno.

L’obiettivo dei sindaci è approvare lo statuto in primavera per poi sancire l’Unione entro giugno, i Comuni coinvolti sono Mirano, Noale, Santa Maria di Sala, Spinea, Salzano e Martellago. I servizi unificati saranno Polizia Locale, Risorse Umane e Protezione Civile.

(g.pip.)

 

 

 

A Spinea i livelli di Pm10 hanno sorpassato la soglia dei 100 microgrammi

SPINEA. Bel tempo da giorni, a parte qualche nebbia, e Spinea torna sotto la minaccia delle polveri sottili. I dati delle centraline dell’Arpav di queste ultime giornate invernali sono impietosi.

Giovedì 121 microgrammi per metro cubo di Pm 10 rilevati nella centralina del Villaggio dei fiori: è il valore più alto dal 10 marzo a questa parte, un livello elevato, per cui la qualità dell’aria viene considerata “pessima”.

Era “scadente” nei tre giorni precedenti, di nuovo “pessima” il 14 e 15 marzo, rispettivamente con 102 e 120 microgrammi per metro cubo. Così il Comune si è visto costretto a diffondere di nuovo il vademecum sui comportamenti da tenere quando la qualità dell’aria in città scade a “pessima”, torna cioè sopra il livello d’allerta dei 100 microgrammi per metro cubo.

«Particolare attenzione nei confronti di bambini, anziani, malati con patologie respiratorie o cardiovascolari, donne in gravidanza e chi svolge intensa attività all’aperto», raccomanda il Comune, «stare in casa il più possibile quando i livelli di inquinamento sono alti, specialmente se ci sono già condizioni di salute compromesse e, se possibile, eseguire le proprie attività all’esterno nei momenti più favorevoli, tenendo presente che in questa stagione gli inquinanti sono maggiormente presenti nella fascia oraria che va da mezzanotte alle 8 del mattino. Non fare esercizio fisico all’aria aperta quando i bollettini sulla qualità dell’aria segnalano condizioni sfavorevoli: più veloce si respira, più inquinanti penetrano nei polmoni».

Ovviamente la prima accortezza riguarda il traffico: «Si raccomanda di limitare consumi di energia elettrica e l’utilizzo dell’automobile in ambito urbano». Da domani, con il ritorno del maltempo, grazie alla bassa pressione e alla pioggia, la situazione dovrebbe leggermente migliorare.

Filippo De Gaspari

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SPINEA – Le ruspe sono arrivate nei giorni scorsi, gli operai sono già al lavoro. È partito il grande intervento di caratterizzazione all’ex discarica di via Luneo, al confine tra Mirano e Spinea. A occuparsi del progetto, in quella vasta zona compresa tra le abitazioni di campagna e il fiume Rio Cimetto, è Veritas. Il via libera era arrivato a settembre 2012, ora finalmente si parte.

L’obiettivo è definire l’estensione, la profondità e le caratteristiche della contaminazione indotta dai rifiuti nel sottosuolo, nelle acque sotterranee e in quelle superficiali. A questa prima fase di analisi seguirà poi ovviamente una bonifica vera e propria del sito, chiesta a gran voce dai residenti di Spinea. Innanzitutto operai e tecnici specializzati lavoreranno per verificare la tipologia dei rifiuti stoccati nell’ex cava, saranno scavate trincee esplorative di un metro e mezzo per prelevare campioni di materiale nel sottosuolo, da far poi analizzare in laboratorio. Il secondo passo sarà analizzare nel dettaglio i campioni di terreno prelevati nelle aree esterne ma limitrofe all’ex cava, lo stesso accadrà in prossimità degli argini del Rio Cimetto.

I lavori, partiti questa settimana, avranno una durata di 90 giorni. La notizia si è diffusa rapidamente tra i residenti del quartiere di Luneo, che da anni chiedono la messa in sicurezza del sito ma non solo: la gente di Spinea vuol conoscere la verità sui presunti danni alla salute provocati da quei rifiuti solidi urbani. La questione è molto sentita: nell’ultimo decennio sono stati colpiti da tumore alcuni cittadini che da ragazzi andavano a giocare proprio in quella cava. Gli studi epidemiologici non hanno mai evidenziato una correlazione certa tra quelle morti e la presenza della discarica, ma negli anni molti residenti hanno alimentato sospetti e forti timori. «Tra poco finalmente capiremo cos’è presente qui sotto – ha spiegato Stefania Busatta, assessore all’Ambiente di Spinea – In base ai risultati delle analisi, decideremo poi quali azioni intraprendere».

G.Pip.

 

IL CASO

di Roberto Trevisan – Assemblea permanente contro il rischio chimico di Marghera

Chi pensa che l’opera è in Legge obiettivo e quindi vanno solo limitati i danni, non dimentichi che è un grande spreco di denaro pubblico, devastante per il territorio

In queste settimane assistiamo a un dibattito fuorviante e pieno di opacità legato al futuro dell’autostrada Mestre-Orte. Alla coerente richiesta delle comunità locali che, dal Lazio al Veneto, chiedono al governo il ritiro in toto del progetto di questa grande opera viaria, base per una coraggiosa apertura di un tavolo conflittuale con la regione Veneto e governo, si affiancano sbagliate e mistificanti posizioni di forze politiche che sulla arrendevole logica del “tutto deciso, l’opera è in legge obiettivo e perciò si farà perciò pensiamo solo a limitare i danni” aprono la strada a una trappola mortale fatta di rassegnazione e resa con il rischio di facilitare il caos politico e sociale.

La logica del meno peggio non può essere il metro di misura per avvalorare una variante e ancora meno per legittimare una grande opera da dieci miliardi. Questo è un gioco al massacro dove poco cambia la dislocazione dell’innesto perché la soluzione finale sarà comunque trasformare i nostri territori in terra di conquista per il partito del cemento-asfalto.

Per la stessa Marghera la bocciatura della proposta della Lega Nord di prolungare il tracciato da Oriago a Spinea per innestarsi sul Passante non mette al sicuro un territorio che rimane funzionale agli interessi di una strategia bipartisan che vuole uno sviluppo affidato alle infrastrutture d’ogni genere, al cemento, all’asfalto e agli affari immobiliari e perciò affidato all’autorità portuale, alla Regione Veneto, alle società come la Grs spa, Mantovani, Alba srl e, naturalmente, al proponente Gefip di Vito Bonsignore.

La Romea commerciale è funzionale agli interessi del porto che sta investendo sul polo logistico di Fusina e della Regione che nel proprio Ptrc prevede nella gronda lagunare di Giare-Dogaletto un mega complesso logistico.

Entrambi i progetti hanno bisogno di un grande asse viario per supportare la movimentazione merci. Nell’area industriale di Porto Marghera dalle ceneri dell’Alumix è ormai arrivato a completamento u ngrande impianto produttivo di smistamento merci su cui confluiranno fino a mille traghetti su due darsene e quattro banchine in grado di ospitare contemporaneamente quattro navi  e una piattaforma logistica.

A Dogaletto, invece, un progetto prevede un polo logistico per container di 460 ettari (pari a 600 campi di calcio, sei volte Veneto City), capace di movimentare 10 milioni di container verso e da i mercati del vecchio continente, polo che ha bisogno di una connessione con la Romea commerciale e con la camionabile visto che verrebbe collegato all’Interporto di Padova tramite la camionabile a pedaggio Venezia-Padova, realizzata dalla società Gra nel cui consiglio di amministrazione siedono uomini della Lega Nord.

Da Marghera alla Riviera una fila ininterrotta di camion su quattro corsie feriranno a morte un territorio già ampiamente segnato da decenni di chimica inquinante, tangenziali, passanti ecc.

Una cementificazione coatta che ridurrà le aree verdi con il rischio di vanificare gli sforzi dei Comuni sul fronte delle opere idrauliche a salvaguardia dagli allagamenti e un accumulo di polveri sottili derivanti dal traffico commerciale navale e veicolare che farà schizzare alle stelle i valori di Pm 10 che già a Marghera sono tra i più alti del comune.

E poi il progetto di Dogaletto che minaccia i terreni affacciati alla laguna situati in una zona tutelata dal Palav (piano di area della laguna di Venezia) come area d’interesse paesaggistico e ambientale. Progetto che non solo consumerebbe centinaia di ettari di suolo libero ma farebbe guadagnare alla società Alba srl del romagnolo Franco Gandolfi, proprietaria dei terreni agricoli su cui dovrebbero essere stoccati i container, almeno 165 milioni di euro con il solo cambio destinazione d’uso.

Si continua con la solita politica di svendita e distruzione del territorio a favore della speculazione fondiaria e immobiliare a discapito della salute e della qualità della vita dell’ambiente.

Ma i danni ambientali e sanitari del nodo Marghera-Riviera si riprodurranno in ugual misura lungo tutti i restanti 370 km della Mestre- Orte con consumo di suolo, inquinamento, rischio idraulico, perdita della biodiversità, danni al settore agricolo ecc., senza incidere minimamente sui flussi di traffico attuali e futuri della SS 309-E 45 che non giustificano la costruzione di un’autostrada copione della A13-14.

Cos’è allora la Mestre-Orte? È un’enorme spreco di denaro pubblico (dieci miliardi di euro, solo la metà sarebbe sufficiente a sanare il dissesto idrogeologico del paese) che si basa sulla truffa della finanza di progetto che favorisce il business delle concessioni stradali e le cricche di appaltopoli con in testa la Gefip, holding dell’europarlamentare del Nuovo centrodestra Vito Bonsignore, che punta con questa operazione a produrre il terzo polo autostradale d’Italia.

Inoltre i soldi anticipati dai privati saranno ripagati due volte dai cittadini prima con il pedaggio e poi con l’aumento delle tasse e taglio dei servizi a causa del debito pubblico che si genera con il project financing e le defiscalizzazioni.

Le alternative ci sono e passano per la messa in sicurezza SS 309 Romea-E 45, la deviazione del traffico pesante sulla A13, il potenziamento del trasporto marittimo e ferroviario unica vera alternativa ai problemi della mobilità in Italia.

Opporsi senza se e senza ma alla Mestre-Orte è possibile e necessario. Altre opere in legge obiettivo e varate dal Cipe sono state ritirate (vedasi la tangenziale sud di Milano). Lo hanno capito da tempo i tanti cittadini, esclusi dalla partecipazione democratica su scelte terribilmente impattanti, che si sono organizzati in comitati rivendicando di poter decidere in prima persona senza delegare a nessuno il futuro del loro territorio.

I sindaci di Salzano e Spinea tornano alla carica dopo i disservizi di martedì

SALZANO-SPINEA – «Modifiche all’orario ferroviario a partire dal mese di aprile».  A chiederle sono ancora una volta i sindaci di Salzano e Spinea, Alessandro Quaresimin e Silvano Checchin, spinti da centinaia di pendolari furiosi per il nuovo orario avviato a dicembre. Da gennaio Quaresimin chiede un incontro all’assessore Renato Chisso e agli altri referenti regionali, risposte concrete non sono ancora arrivate e allora nei giorni scorsi è tornato alla carica con una nuova mail inviata anche all’ingegnere regionale Domenico Menna e al dirigente Bruno Carli. Spinto da studenti e lavoratori, alla vigilia di Natale Quaresimin ha spedito a Regione e Trenitalia un documento con una proposta di riorganizzazione degli orari sulla linea Venezia-Bassano.

«La riorganizzazione prevede un maggior numero di corse tra le 7 e le 8 del mattino, ma i pendolari invocano più treni anche al sabato e nel periodo delle vacanze scolastiche. Non chiediamo un aumento di convogli, solo alcune variazioni d’orario» spiega Quaresimin.

Nei mesi scorsi Regione e Trenitalia hanno fatto sapere che, per motivi di organizzazione, le variazioni d’orario sarebbero possibili solo da aprile. La prossima settimana sarà decisiva, un miglioramento degli orari è chiesto a gran voce anche dalle associazioni di categoria. «Condividiamo la richiesta partita da Salzano – aggiunge il sindaco di Spinea -. Il Miranese è un’area molto ricca di pendolari, non si può più aspettare».

(g.pip.)

 

SPINEA – Discarica di Luneo, dopo l’inizio dei lavori parlano i residenti. Soddisfatti per l’avvio della caratterizzazione, che porterà gli esperti a conoscere cosa è effettivamente sepolto nel sottosuolo e pianificare poi le conseguenti azioni di bonifica, ma anche determinati a fare ancora da sentinelle e soprattutto a chiedere giustizia.

«È una battaglia che conduciamo da 33 anni», spiega il portavoce dei residenti, Gianni Corò, «in prima persona e senza aiuti della politica, anzi spesso lasciati soli anche dalle istituzioni ambientali e sanitarie. Qui c’è gente che si è ammalata e qualcuno è morto, sappiamo che là sotto sono sepolti veleni, ora l’unica cosa che chiediamo è di fare alla svelta».

Cercano la verità gli abitanti di via Luneo, oggi come allora: «Saremo una spina nel fianco di Comune, Regione e Veritas», aggiunge Corò, «non vogliamo che l’avvio dei lavori sia una passerella per i politici, quando la battaglia l’hanno fatta i residenti: chiediamo di fare presto e conoscere la verità».

Corò resta convinto dei pericoli del sito: «Che là sotto ci siano veleni non lo dico io, ci sono studi e un dossier dell’Asl di Verona. Per questo chiediamo che i lavori proseguano velocemente ».

Nel cantiere intanto, si fanno le tracciature preliminari e i rilievi topografici necessari alla georeferenziazione delle opere successive. Nei prossimi giorni si procederà con gli sfalci della vegetazione e quindi con le perforazioni e gli scavi veri e propri.

(f.d.g.)

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Nuova Venezia – Cancellati i treni dei pendolari

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19

mar

2014

Guasto sulla linea Venezia-Bassano. Mattina d’inferno

Un guasto manda in tilt oltre 20 treni

Altra mattinata difficile per i pendolari della linea Venezia-Bassano: sei convogli cancellati e 14 hanno subito ritardi

Il problema si è verificato all’alba a Castello di Godego. La circolazione normale dopo mezzogiorno.

NOALE – Altra mattinata difficile ieri per chi si è mosso in treno sulla Venezia- Castelfranco-Bassano. Una scena vista già altre volte: l’ultima non più tardi di venerdì scorso. I problemi sonostati causati da un guasto al sistema di distanziamento dei convogli fra le stazioni di Castello di Godego e di Castelfranco, nel Trevigiano. A rimetterci migliaia di pendolari, con 24 treni regionali coinvolti che hanno causato ritardi anche di oltre sessanta minuti. Per quasi tutta la mattina, gli utenti di uno dei tratti più trafficati d’Italia a binario unico hanno dovuto armarsi di pazienza o studiare delle alternative per raggiungere gli uffici e le scuole. Il bilancio di Rete ferroviaria italiana (Rfi) parla di 14 convogli che hanno subito ritardi, sei treni non hanno proprio viaggiato e altri quattro hanno coperto solo parte del percorso. Interessati centinaia di passeggeri del Miranese, con le stazioni di Spinea, Maerne, Salzano e Noale. E dall’inizio dell’anno, la storia si è ripetuta più di una volta. Caos verso Venezia. Che non fosse una mattina facile, lo si è capito sin dalle prime luci dell’alba, quando il treno 5700 è arrivato a Castelfranco con 10 minuti di ritardo, alle 6.36 anziché le 6.26. Di lì a poco, la situazione ha iniziato ad aggravarsi. Così, per Venezia Santa Lucia, il regionale 5701 ha accumulato 31 minuti di ritardo, 38 per la corsa successiva, la numero 5703, addirittura un’ora e mezza per il 5705 da Bassano, 26 minuti per il 5711, un’ora e 10 minuti per il 5713, mentre il regionale 5717 è arrivato a Mestre con un ritardo di 40 minuti, ma non ha proseguito la corsa per Venezia. Problemi anche per il treno 5721, che sarebbe dovuto partire da Bassano alle 10.25malo ha fatto con 33 minuti di ritardo ed è arrivato a Venezia 38 minuti dopo. CaosdaVeneziaeMestre.Anche per chi doveva andare a Castelfranco, sede di molte scuole, e Bassano, non è stato semplice. Anzi. I ritardi sono stati notevoli, partendo dal regionale 5706 per la città vicentina, arrivato 38 minuti dopo. Quello successivo, per Castelfranco, ha viaggiato con 22 minuti di ritardo, il 5714 da Venezia a Bassano con 44 minuti, 20 quelli accumulati, invece, per il treno 5716. Non è andata meglio per chi da Santa Lucia doveva andare a Bassano alle 11.56 prendendo il regionale 5726: nella città vicentina ci è arrivato 53 minuti dopo. Soppressioni.Molti utenti si sono trovati a terra o il tragitto del loro convoglio non è stato completato. Questo ha riguardato i casi dei regionali 5709 da Castelfranco (partenza ore 7.25), il 5710 cancellato da Venezia a Castelfranco e che ha effettuato solo il tratto dalla città trevigiana a Bassano. Niente da fare per i treni 5718 e il 5725, mentre il numero 5722 è partito da Mestre per Bassano e non da Venezia come previsto. Problemi a non finire. Anche lunedì ci sono stati degli inconvenienti, stavolta sulla Treviso- Venezia. Il treno delle 9.25, mentre quello delle 9.07 è stato soppresso. Inoltre i monitor della stazione di Treviso accusavano dei problemi. Questo sta a significare che la vita dei pendolari è sempre più dura.

Alessandro Ragazzo

 

la rabbia corre sul web «Siamo stufi di questi disservizi»

La gente non ne può più: cancellate perfino le navette sostitutive

NOALE – La rabbia dei pendolari si fa sentire anche questa volta. Il 2014 si è già portato via diverse giornate di disagi; oltre al guasto della scorsa settimana tra Piombino Dese e Castelfranco, a febbraio sono state abbattute le sbarre di Noale, con l’intera tratta da e per Bassano rimasta bloccata per una mattina, con ritardi anche di un’ora e passeggeri costretti a salire sugli autobus e o farsi accompagnare per arrivare a destinazione.

«È ora di dire basta», dice una donna al telefono, «perché addirittura neppure si mettono le comunicazioni nel monitor. Sono stanca di continuare a segnare ore di lavoro perse che poi mi vanno a scalare i giorni di ferie. Ma è giusta una cosa simile?Ma che servizio è questo? Se lo avessi saputo, sarei andata in ufficio in macchina».

E i commenti dei pendolari si sono letti anche nei social network. Nel gruppo «Pendolari Salzano-Robegano» di Facebook e Twitter sono corse le notizie nel corso della mattinata, informando come i treni dopo mezzogiorno avessero ripreso il normale orario mentre «hanno cancellato la navetta delle 12.54». E poi ancora «Altra mattinata da dimenticare», si legge in un altro commento «dove tutti i treni hanno subito pesanti ritardi anche di 92 minuti (solo il 5707 per Venezia delle 7.31 è arrivato regolarmente a destinazione). Cancellate le navette delle 6.48 e 7.48. E la situazione è ancora critica. Non si sa al momento il motivo. Forse la nebbia?! Qualcuno sa la causa? . Comunque le navette per Venezia delle 9.48 e 10.48 sono state cancellate e ritardi e cancellazioni ci sono anche da Venezia verso Salzano.

(a.rag.)

 

SULLA LINEA VENEZIA-PORTOGRUARO

Solo caos con l’orario cadenzato

Il comitato di Quarto ha presentato un esposto alla magistratura

QUARTO D’ALTINO – Tutti contro il nuovo orario cadenzato. Se per alcune tratte del Veneto il cadenzamento, introdotto il 15 dicembre, ha portato benefici con l’aumento dei collegamenti, la linea Venezia-Portogruaro è quella che ha subito indubbiamente le maggiori penalizzazioni. Non a caso è su questa tratta che si sono concentrate le proteste dei viaggiatori, riuniti negli attivissimi comitati pendolari di Quarto d’Altino e del Veneto Orientale.

Affiancati da Legambiente, qualche settimana fa, i comitati hanno anche presentato un esposto alla magistratura, ricostruendo la battaglia condotta negli ultimi mesi e le problematiche causate dal nuovo orario cadenzato che, secondo i pendolari, concentra eccessivamente il servizio in alcune fasce orarie, lasciandone scoperte molte altre. I pendolari, in particolare, lamentano difficoltà per i lavoratori turnisti, a causa della rimodulazione dei servizi con il taglio dei collegamenti tra le 22 e le 6 del mattino, ma anche per la drastica riduzione dei collegamenti di sabato e nei giorni festivi. Senza contare le proteste suscitate dai nuovi regionali lenti Portogruaro-Mestre che, attestandosi al «binario giardino», costringono chi deve andare a Venezia a fare le corse per non perdere la coincidenza. A fianco dei pendolari, scesi anche in piazza, si sono schierati pure i sindaci dei Comuni attraversati dalla tratta ferroviaria, che più volte hanno incontrato l’assessore Chisso. Ma il ripristino di alcuni dei collegamenti, richiesti a gran voce dai pendolari,per il momento, è rimasto solo negli annunci sulla carta.

 

LA LINEA VENEZIA-UDINE – Carrozze sempre sovraffollate e sporche

MOGLIANO – Ritardi e guasti sempre più frequenti, soppressioni, ma soprattutto il sovraffollamento dei convogli, con i viaggiatori costretti a viaggiare in piedi in alcune delle ore di punta, anche a causa dell’impiego di materiale rotabile non sufficientemente capiente.

Ecco le problematiche che assillano le migliaia di pendolari che ogni giorno si spostano lungo la tratta Udine-Treviso-Venezia,una delle più frequentate del Veneto dopo la Padova-Venezia. Si tratta di problemi che si trascinano ormai da anni, a cui si sono aggiunti per i pendolari i disagi dovuti all’introduzione dell’orario cadenzato. Su quest’ultimo fronte, le proteste maggiori hanno riguardato la soppressione dei convogli a tarda sera, in particolare del regionale in partenza da Venezia Santa Lucia alle 23.56, per il cui mantenimento erano state raccolte oltre mille firme. Uno dei problemi che si trascina da più tempo, sulla Treviso-Venezia, è quello del sovraffollamento di alcuni convogli, in particolare nelle ore di punta per i pendolari. In passato non sono mancate le denunce da parte dei viaggiatori, con dossier fotografici sui convogli in cui gli utenti sono costretti a viaggiare stipati. Né sono mancate anche proteste clamorose, con tanto di occupazioni dei binari, frutto dell’esasperazione dei pendolari anche per i continui ritardi.

(g.mon.)

 

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