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Nuova Venezia – Salasso pedaggi. La Venezia-Padova.

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 1 Comment

4

gen

2014

Caro-pedaggi, interviene Zaia

Intanto cresce la protesta di pendolari, autotrasportatori e sindaci

Zaia: «Una soluzione in aiuto ai pendolari»

Risposta al nostro appello: Cav potrebbe pagare il Passante in più anni

Il ministro Lupi: sistema di abbonamenti per ridurre l’impatto dei rincari

VENEZIA – Spalmare il rimborso del Passante di Mestre su un arco più lungo di tempo: dal 2032 al 2050. È questa la strada cui stanno lavorando la Regione e la Cav per alleviare l’impatto delle tariffe sui pendolari della Venezia-Padova, letteralmente infuriati dal balzo dei pedaggi introdotto dal primo gennaio. Il governatore Luca Zaia prende a cuore l’impegno: «La soluzione per i pendolari dell’auto è l’unica cosa cui sono interessato in questo momento» spiega raccogliendo l’appello del direttore di questo giornale. Anche il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, ammette che «il sistema delle concessioni deve essere rivisto», anche alla luce del calo del traffico automobilistico. Per il Passante di Mestre il calo c’è stato, anche se inferiore alla rete autostradale italiana: nel 2012 hanno solcato il Passante 38 milioni e mezzo di veicoli, con una media giornaliera di 105.454 veicoli, che hanno garantito 105 milioni di euro di pedaggi. Il calo registrato è stato del 5 per cento. Anche il 2013 si è chiuso con un calo, di poco inferiore al 5 per cento, portando i ricavi da pedaggio a una quota di poco superiore ai cento milioni di euro. Il ministro Lupi si spinge più in là e annuncia: «L’introduzione subito di un sistema di abbonamenti anche sul sistema autostradale per le categorie che sono più deboli, pendolari e autotrasportatori. Se riuscissimo con il sistema dell’abbonamento a ridurre i costi del 20 per cento avremmo ridotto di molto l’impatto degli aumenti». La stangata del pedaggio sulla tratta principale del Veneto gestito dalla Cav (più 13,55% dal 2013, più 6,26% dal 2014) ha scatenato una rivolta contrassegnata dalla unanimità: pendolari, trasportatori, sindaci, comitati e forze politiche giudicano «eccessivo» l’aumento e «inopportuno» questo momento, invocando meccanismi di agevolazioni e gradualità. Ma il nodo, come spiega il presidente di Cav Tiziano Bembo, è legato alla modalità con cui è stato realizzato il Passante di Mestre. Un investimento (1,2 miliardi di euro) destinato ad essere rimborsato in larghissima parte dai pedaggi applicati agli utenti. Dopo quasi quattro anni di tariffe congelate, sono scattati gli aumenti, che in due anni hanno raggiunto il 20 per cento. Ma il punto che «impicca» Cav a tenere alte le tariffe (il Passante è l’autostrada dai pedaggi più cari d’Italia) è legato alla scadenza della concessione del Passante: il 31 dicembre 2032, data entro la quale deve essere restituito il debito. Una durata «anomala» perché tutte le concessioni autostradali sono mediamente quarantennali, per consentire ai concessionari il ritorno degli investimenti strutturali e di manutenzione. La data, all’epoca dell’apertura del Passante, non era stata scelta a caso: ma legata alla scadenza della concessione Anas. Una proroga non appare impossibile, magari in cambio di nuovi investimenti strutturali sulla rete: un’ipotesi di progetto ci sarebbe già, la quarta corsia sul tratto Padova Est/Mestre. In questo modo Cav potrebbe rimodulare il proprio debito non più sui 23 anni inizialmente previsti ma su un periodo di 41 anni. Solo attraverso una nuova scadenza potrebbero trovare posto le agevolazioni per i pendolari che anche il governatore Luca Zaia si starebbe impegnando a trovare.

Daniele Ferrazza

 

IL GOVERNATORE

L’IMPEGNO A CERCARE ALTERNATIVE

Impegno del presidente della Regione: «La Cav studierà una soluzione»

di LUCA ZAIA – Egregio Direttore, ho letto la sua lettera aperta sugli aumenti tariffari della rete gestita da Cav e devo dire che la sua preoccupazione per le ricadute monetarie sui pendolari della gomma è anche la mia. Per questo motivo ho già chiesto al presidente di Cav, Tiziano Bembo, di lavorare pancia a terra per identificare rapidamente una soluzione a favore di migliaia di lavoratori che non trovano nel servizio ferroviario, e su questo mi trova d’accordo, una valida alternativa allo spostamento in auto. La soluzione per i pendolari dell’auto è l’unica cosa cui sono interessato in questo momento. Tuttavia, vorrei fare qualche chiosa alla sua garbata lettera. Partirei dal concetto che siamo fra due fuochi: da un lato la necessità di trovare soluzioni utili al territorio e che tali soluzioni siano meno onerose possibile per i cittadini, dall’altro l’obbligo di rispettare ciò che prevedono le leggi di uno Stato centralista e miope, senza dimenticare gli equilibri economici delle società controllate che – come noto – io pretendo siano in assoluto equilibrio. Premesso che Cav attende ancora che lo Stato (sì, sempre quello Stato – rappresentato in questo caso dal Ministero dello Sviluppo Economico – al quale e dal quale chiediamo con sempre maggior forza autonomia) rimborsi più di 100 milioni di contributo per la realizzazione del Passante, sarà bene dire ai pendolari che, se anche gli amministratori di Cav volessero estendere dal giorno alla notte la scontistica, non potrebbero farlo. Perché ogni atto in materia tariffaria deve passare al vaglio, ma soprattutto all’approvazione, di un organismo (anche questo saldamente centralista) che si chiama Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Vorrei anche chiarire, a onor del vero, che il progetto iniziale del Passante non prevedeva nessuna ipotesi di sconto, e che è stata proprio questa Presidenza regionale a farsi carico di una prima tranche di agevolazioni cui lei già accennava nei servizi odierni del suo giornale. Questo insomma ho ereditato, e questo ora devo gestire col massimo dell’intelligenza possibile e con un occhio attento alle tasche di chi non ha alternative alla strada per andare e tornare dal lavoro o svolgere le sue attività. Ma anche con uno sguardo non secondario alla sana gestione economica della concessionaria: come noto, io voglio società ben gestite, anche perché i costi poi li paghiamo tutti, pendolari della gomma compresi. Quando gli attuali vertici di Cav si sono insediati, nel 2012, c’era la bellezza di quasi un miliardo di debiti, già ridotto in appena un anno di quasi la metà. Scontiamo, insomma, il peso della indubbia indispensabilità di un’opera come il Passante che però ha distratto l’attenzione dagli oneri che ricadono sui territori, dalla gestione economica dei concessionari e dalle ricadute sociali indotte da un sistema trasportistico sicuramente squilibrato a favore della gomma. Il Ministro Lupi ha proposto forme di abbonamento per pendolari e professionisti della strada. Forse il titolare delle Infrastrutture ha preso ad esempio quanto abbiamo fatto con la Pedemontana che, al contrario del Passante, prevedeva già nel progetto originario una esenzione totale per 15 anni dei residenti nei comuni limitrofi. Ma anche in questo caso, i profondi cambiamenti apportati al progetto (da un nastro di cemento sul piano campagna si è passati a una superstrada che corre per il 70 per cento “in trincea”, con conseguente corredo di tangenziali, bretelle, allacciamenti, ecc) e gli aumentati costi dell’opera, hanno costretto a ridurre l’esenzione, portandola al 50 per cento della tariffa ordinaria, salvando però la gratuità per pensionati e studenti. Va riconosciuto infine che è dal 2009 che le tariffe Cav non vengono aggiornate, che le opere van pagate, che Roma è latitante, e che – sarà bene ricordarlo –, prima della realizzazione del Passante, Mestre era un imbuto che determinava un vero e proprio caos viario in tutto il Nord-Est. Sperando di aver dato una risposta non vaga ma attenta al merito della questione che riguarda migliaia di nostri corregionali, La ringrazio per lo stimolo e sappia che la terrò aggiornata sullo sviluppo della situazione.

 

LA REPLICA

GLI AUMENTI SONO ABNORMI

Il costo a chilometro era già adeguato gli ultimi aumenti sono abnormi

di ANTONIO RAMENGHI – Ringrazio il presidente Luca Zaia per la sollecita e articolata risposta e, soprattutto, per l’impegno preso affinché la Cav, «pancia a terra», trovi «rapidamente una soluzione a favore di migliaia di lavoratori». Perché questo è il punto che ci interessa pur dando atto di tutte le osservazioni del presidente riferite alla storia del passante, ai soldi non arrivati da Roma, ai vincoli di un sistema ancora troppo centralistico. Il punto, qui e ora, è questo: gli aumenti decisi dalla Cav sono abnormi. A pedaggio pieno di 2,80 euro, il costo a chilometro della tratta Padova est- Mirano Dolo risulta essere di 0,22 centesimi (2,80 diviso 12,30 km). Bene: il costo a chilometro della tratta Padova-Roma risulta essere di 0,07 centesimi (34,90 diviso 500 km): siamo a oltre tre volte tanto. Se poi si calcola il percorso di 20 chilometri, cioè sino alla barriera di Mira-Oriago il costo a chilometro resta alto, pari a 0,13 centesimi. Cioè il doppio del costo per Roma. Anche gli abbonamenti riservati ai residenti di alcuni Comuni non sono certo a buon mercato: a 1,68 euro il costo a chilometro sulla tratta Padova Est-Mirano Dolo risulta essere di 0,13 centesimi, cioè ancora il doppio di quanto costino i chilometri per andare a Roma. E scende a 0,084 se si considera la tratta sino a Mira-Oriago. A ben vedere dunque il pedaggio che non è stato aumentato dal 2009 era già allineato al valore attuale di 0,07 a chilometro della tratta Padova-Roma. È per queste cifre e questi conti che insieme a pendolari, autotrasportatori e cittadini veneti attendiamo con fiducia lo sviluppo della situazione e il frutto del lavoro della concessionaria che porti a rivedere le decisioni prese. Tanto più che Roma (per bocca del ministro delle infrastrutture Maurizio Lupi, come riferiamo in queste pagine) sembra essersi accorta di averla fatta grossa a beneficio dei concessionari e a carico dei cittadini.

 

La minaccia dei camionisti «I tir sulle strade statali»

Trasportatori sul piede di guerra: l’idea di una gigantesca “operazione lumaca”

Pd e Ucd all’attacco, Bond e Cortelazzo (Ncd): «Tariffe, serve gradualità»

VENEZIA – Altro che città metropolitana: gli aumenti ai caselli autostradali del Nordest mettono definitivamente questa parte d’Italia fuori mercato. Ad affondare il coltello nella piaga è la categoria dei trasportatori, che minacciano di boicottare il Passante e mettere su strada normale il traffico pesante.

«Gli aumenti sono ingiustificati e rischiano di mettere l’autotrasporto regionale definitivamente fuori mercato» spiegano Michele Varotto, vicepresidente nazionale dei trasporatori Confartigianato, e Nazzaeno Ortoncelli, presidente regionale di Confartigianato trasporti.

«Sulla Venezia-Trieste l’aumento riconosciuto è del 12,9%. Se questo è il modo di sostenere il nord est produttivi, è inutile lamentarsi se poi scoppia la protesta».

Ortoncelli lancia la provocazione di una «operazione lumaca» su vasta scala con il traffico pesante che potrebbe decidere di non usare l’autostrada e percorrere la viabilità ordinaria.

Gli fa eco anche il presidente dei trasportatori di Confindustria Belluno, Mauro Formenti: «Aumenti sconsiderati, una tassa occulta che graverà sui bilanci delle aziende di trasporto. Bisognerebbe reagire con iniziative forti, come il boicottaggio delle autostrade, che provocherebbe l’intasamento delle strade normali».

Ma è una gragnuola di reazioni, soprattutto contro il balzo del pedaggio sulla Venezia-Padova: «Il governatore Luca Zaia ha perso l’ennesima occasione per far valere il suo slogan ‘Prima i veneti': la Lega fermi la stangata della Cav e salvi le tredicesime dei veneti» sintetizza il senatore Udc Antonio De Poli.

Il più caustico è Beppe Caccia, consigliere comunale veneziano della Lista «in Comune»: che chiede il «Congelamento immediato degli aumenti dei pedaggi, applicati furtivamente nella notte dell’ultimo dell’anno, è il minimo». Secondo Caccia con questi aumenti cade la maschera sui «dieci anni di mitologia delle grandi opere e dei project financing» e della «narrazione» che ha avuto come grandi interpreti l’assessore Renato Chisso e l’ex governatore Giancarlo Galan.

«Reazioni negative anche dal Partito Democratico: «Prima il caos degli orari ferroviari, ora la stangata autostradale – ricostruisce Rosanna Filippin, segretario regionale –. Insomma, due bocciature nel giro di pochi giorni per la Regione».

E Bruno Pigozzo, consigliere regionale del Pd, aggiunge: «Arrivano al pettine i nodi di un ventennio di politiche sbagliate su mobilità e infrastrutture: il Veneto è la prima regione d’Italia per aumento delle tariffe autostradali e agli ultimi posti per efficienza».

Corrono ai ripari anche capogruppo e vice del Nuovo centrodestra in Regione, Dario Bond e Piergiorgio Cortelazzo, che chiedono «gradualità e responsabilità» a Cav e una riunione urgente della Commissione trasporti. «Il Passante deve restare una strada a servizio dei veneti e quindi le tariffe non possono diventare proibitive. Una cosa è certa, un pendolare nella tratta Padova Est-Mestre nel 2014 non può spendere mille euro in più all’anno rispetto al 2013, è quasi uno stipendio medio che si volatilizza».

E Stefano Valdegamberi (Futuro Popolare): «Incredibile che il sindaco di Verona motivi i rincari dei pedaggi autostradali dell’A4 con la necessità di colmare i debiti, visto che da quasi un decennio a comandare in autostrada è la Lega, prima con Manuela Dal Lago, poi con Attilio Schneck ed ora con Flavio Tosi».

(d.f.)

 

LA SCHEDA/LA STORIA DEL PASSANTE

Un miliardo di investimento: lo ripagano gli utenti

VENEZIA – Quattro anni di lavori, quasi un miliardo e duecento milioni di euro di investimento, 32 chilometri che hanno avvicinato il Veneto e reso «europei» i tempi di percorrenza del Veneto centrale. In precedente, l’attraversamento avveniva attraverso la tangenziale di Mestre, a due corsie, le cui code e incolonnamenti erano diventati la barzelletta d’Italia. Aperto l’8 febbraio 2009 e inaugurato dall’allora premier Silvio Berlusconi, il Passante di Mestre è stato realizzato con la procedura della Legge obiettivo e grazie ai poteri speciali assegnati al commissario, l’ingegnere polesano Silvano Vernizzi. I costi: 986 milioni per l’opera stradale (più Iva), dei quali 284 a carico dello Stato e 702,5 che dovranno essere recuperati dai pedaggi. 103 milioni sono stati investiti nelle opere complementari, circa 200 milioni per gli espropri. A realizzare il lavoro un consorzio di imprese, la Passante di Mestre scpa, cui il socio di riferimento era Impregilo (con il 42%) e che vedeva la presenza anche di Grandi Lavori Finconsit, Fip Industriale, Cooperativa Muratori e Cementisti C.M.C., Consorzio Cooperative Costruzioni, Consorzio Veneto Cooperativo, Serenissima Costruzioni. La Cav, società concessionaria controllata per il 50% dalla Regione Veneto e per il 50% dall’Anas, ha il compito di rimborsare l’investimento attraverso i pedaggi e un sistema di finanziamento del debito. La Cav è guidata dal presidente Tiziano Bembo (espressione della Regione), dall’amministratore delegato Piero Buoncristiano (Anas) e dagli amministratori Eutimio Mucilli, Fabio Cadel e Giampietro Marchese. Quest’ultimo, consigliere del Pd in Regione, è dimissionario dal 10 aprile scorso ma non è mai stato sostituito.

(d.f.)

 

Rossi chiama Orsoni: fermiamo i rincari

I sindaci: «Questi aumenti sono la negazione dell’area metropolitana».

Manildo: «Sì ad abbonamenti per pendolari»

PADOVA «Chiamerò il collega Orsoni perché il problema esiste e c’è bisogno di trovare una soluzione». Ivo Rossi, sindaco reggente di Padova, preannuncia un’iniziativa congiunta dei tre sindaci della PaTreVe (l’area metropolitana Padova-Treviso-Venezia) per bloccare il salasso dei pedaggi autostradali. E (in attesa del pronunciamento di Orsoni) trova manforte fin da subito in Giovanni Manildo, primo cittadino di Treviso per cui «siamo di fronte a rincari molto forti, troppo forti in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo. L’idea di concedere delle agevolazioni effettive ai pendolari mi pare assolutamente sensata». Rossi e Manildo sono i primi a concordare sul fatto che simili pedaggi, che comportano esborsi fino a millequattrocento euro all’anno per chi usa l’autostrada tutti i giorni per lavoro, sono la negazione del progetto stesso di area metropolitana allargata a tutte e tre le province, di cui loro stessi stanno parlando da mesi e che figura nei rispettivi programmi. Collegamenti autostradali a prezzi folli, fra i più cari d’Italia, e treni perennemente in ritardo, pochi e spesso scassati, spezzano in due la PaTreVe, anzichè contribuire a realizzarla. Eppure le comunicazioni dovrebbero essere la prima caratteristica di un’area metropolitana che esiste nei fatti, come dimostrano tutti gli studi in materia di pendolarismo, dai dati Ocse a quelli in possesso dell’Ufficio statistico della Regione. Dati da cui emerge che il 96 per cento degli spostamenti quotidiani per lavoro o per motivi di studio, da Padova, Venezia e Treviso, si concentra proprio nell’area che raggruppa le tre province. Solo un misero 4% sfocia fuori di questa area o in altre regioni (elaborazione Centro Studi Sintesi su dati Istat). «Su questo non c’è dubbio e proprio perciò ci dovrebbero essere servizi adeguati – annuisce Ivo Rossi -. Il tema delle tariffe è centrale. Non possiamo tollerare costi insopportabili per chi lavora, specie in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo. Qui non parliamo di spostamenti per turismo ma per necessità. E quindi la previsione di forme di abbonamento agevolato per chi lavora è un’idea su cui si può lavorare». Ora Rossi è assente per qualche giorno di riposo ma preannuncia che al suo rientro in ufficio chiamerà Orsoni per proporgli un’iniziativa congiunta: «In periodi difficili ci si richiede capacità di lettura ed esercizio della fantasia per trovare soluzioni. Le tecnologie ci sono – continua -, occorre stabilire se Zaia e la sua giunta siano in grado di sostenere questa volontà. Dopo tanti proclami, chiediamo a Zaia di tradurre in fatti il suo “Prima il Veneto”. Non vorremmo che, dopo aver vessato le aziende di trasporto pubblico comunale e provinciale, la mannaia della Regione penalizzasse ulteriormente proprio quei cittadini, che almeno a parole, voleva privilegiare». Manildo dice di aver trovato «simpatico» il tweet di Malvestio che commentava di «pedaggismo federale»: «Questo è un aumento tutto deciso qui in regione e mi pare in controtendenza rispetto a tutta una politica che puntava a favorire i trasporti in ambito locale. Già c’erano le polemiche sui nuovi orari dei treni, ora questi rincari: bisogna trovare una soluzione. Sì, dunque, ad agevolazioni effettive per i pendolari e non piene di complicazioni come quelle di cui stanno parlando».

Enrico Pucci

 

CONSIGLIO COMUNALE «Cav e Zaia congelino gli aumenti»

Mozione di Venturini: inaccettabili perché colpiscono i pendolari 

MESTRE – Il Comune di Venezia in prima fila nel chiedere alla Regione di congelare gli aumenti imposti da Cav per A4 e Passante. Lo chiede il capogruppo Udc Simone Venturini che ha depositato ieri una mozione che sollecita l’azione del Consiglio comunale. «Gli aumenti dei pedaggi autostradali applicati nottetempo in Veneto sono inaccettabili per modalità e per entità. L’utilizzo dell’automobile e dell’autostrada, specie nelle tratte utilizzare dai pendolari, non può diventare un lusso per pochi», dice. «Questo aumento, forse pensato per rimpinguare le casse societarie a spese dei pendolari, non solo non risolve il problema del “tornello” di Vetrego, ma rischia di intasare tutta la Riviera del Brenta di automobili dirette da Padova a Venezia e viceversa». Colpa, dice Venturini, del «mancato arretramento ad ovest del casello di Villabona; di questo fallimento qualcuno dovrà rispondere». Venturini chiede che il Consiglio comunale inviti Regione e Cav a congelare gli aumenti in attesa di «un serio piano per la mobilità nell’area metropolitana tra Venezia, Padova e Treviso e dell’arretramento della barriera di Villabona».

E ottiene subito l’appoggio di Beppe Caccia (In Comune): «Condivido e sottoscrivo la mozione presentata da Venturini», dice. «Il congelamento immediato degli aumenti dei pedaggi autostradali, applicati furtivamente nella notte dell’ultimo dell’anno da Cav sulle grandi arterie che interessano direttamente il nostro comune, è il minimo che possiamo chiedere. Si tratta di un balzello che colpisce pesantemente il reddito mensile di decine di migliaia di pendolari che si spostano ogni giorno nell’area metropolitana centrale del Veneto. La stangata è il risultato prevedibilissimo di dieci anni di mitologie delle grandi opere e del project financing, narrati come strumento risolutivo dei problemi della mobilità. Nella dura realtà sono serviti ad ingrassare i profitti del sistema politico-affaristico di imprese come la Mantovani SpA, a spese sempre e comunque dei cittadini»

(m.ch.)

 

I CASELLI DEL PASSANTE – Spinea teme per il traffico «Qui tariffe inferiori»

MIRANO – Spauracchio traffico per i comuni del Miranese. Con l’autostrada così cara i sindaci ora temono l’invasione di auto e camion sulla viabilità ordinaria. Così, alle proteste dei pendolari si aggiunge la rabbia dei primi cittadini, costretti a parare le solite decisioni calate dall’alto. Parando, tra l’altro, anche i colpi di chi ora accusa proprio i sindaci di non essersi fatti sentire abbastanza nei mesi scorsi, in vista dei prospettati aumenti.

«Becchi e bastonati, di nuovo», afferma Maria Rosa Pavanello, sindaco di Mirano, che con la fascia tricolore aveva sfilato la scorsa primavera a fianco dei cittadini di Vetrego, per chiedere l’eliminazione dell’odiato “tornello”: «Ci spieghino com’è stata calcolato questo aumento, perché questo importo è così alto e cosa ne pensano al Ministero dei trasporti. Durante i vari incontri istituzionali per risolvere la situazione di Vetrego, non si è mai parlato di queste cifre».

Da Spinea Silvano Checchin si dice pronto a far sentire la propria voce nelle sedi opportune: «Siamo di fronte a una politica tariffaria che non unifica i costi», afferma, «il sistema Passante andava usato in ottica “trasportistica”, non tariffaria. Ci troviamo di fronte a due caselli, Spinea e Mirano, così vicini e con disparità così elevate di costi per l’utenza. Spero che anche la differenza di disagi ora non si capovolga e il traffico venga dirottato tutto a Spinea». Sono timori che tuttavia si materializzano nei commenti dei pendolari, infuriati per il salasso d’inizio anno. Tra i commenti, molto in voga è il paragone con l’estero. «Le autostrade in Austria e Svizzera costano 40 euro e viaggi tutto l’anno», scrive un automobilista, «la Padova-Venezia, andata e ritorno, 5,60 euro al giorno: in due settimane costa più della “vignetta” annuale (il bollino per viaggiare in autostrada oltralpe, ndr)». «Da 0,80 euro a 1,20 era ancora accettabile, ma così diventa un furto. Abbandonerò l’autostrada e passo in Riviera», promette un pendolare. «Usiamo le statali, ci stanno massacrando», incita un altro. «2,80 euro per 20 chilometri sono un furto. D’ora in poi eviterò l’autostrada ogni volta che sarà possibile e faccio i migliori auguri ai comuni che ospitano la viabilità ordinaria». Sono proteste che non risparmiano neppure il metodo. Per mesi, nelle maglie dei continui rinvii, Cav ha spiegato che l’aumento sarebbe stato preceduto da un’adeguata campagna informativa. Il rincaro improvviso del 1. gennaio invece ha il sapore della beffa: nessun messaggio nei giorni precedenti, né sul sito della società, né sui pannelli in autostrada.

Filippo De Gaspari

 

Petizione sui nostri siti: già 600 firme che chiedono alla Regione di intervenire 

Seicento firme alla nostra petizione in favore dei pendolari, quota raggiunta alle 21: è stata una partenza sprint quella dell’appello lanciato dai siti internet dei quotidiani veneti del Gruppo Espresso affinché la Regione intervenga per ridurre il salasso nei confronti di chi è costretto a viaggiare per lavoro in autostrada, nell’area metropolitana compresa fra Padova, Venezia e Treviso. L’aumento dei pedaggi autostradali, scattato il primo gennaio, comporta infatti un aggravio di costi per recarsi al lavoro che raggiunge i 1.200-1.400 euro l’anno. La società concessionaria della tratta autostradale è la Cav, controllata al 50% dalla Regione Veneto e per l’altra metà dall’Anas. L’appello-petizione lanciato ieri sul sito del mattino di Padova, Nuova Venezia e Tribuna di Treviso chiede che il governatore Zaia intervenga affinché la concessionaria regionale torni sulle sue decisioni o almeno valuti la possibilità di attivare anche per i pendolari di Padova, Treviso e Mestre forme di abbonamento tali da escludere ulteriori aggravi. Aderire alla petizione è molto semplice: basta lasciare il proprio nome e cognome e un recapito di posta elettronica e il consenso al trattamento dei dati. È poi possibile leggere i nomi di tutti coloro che hanno sottoscritto l’appello.

 

VETREGO – Incidente alla rotatoria Traffico in tilt per un’ora 

VETREGO – A che serve eliminare il tornello se a creare il caos basta un banale incidente? È così che ieri mattina a Mirano si è ripiombati nella paralisi attorno al casello di Vetrego. Lo schianto alle 11.30 alla rotonda tra via Porara e via Caltana. Coinvolti una donna di 63 anni di Mira e un ventiduenne di Mirano, entrambi portati in ospedale. Le loro condizioni non sono gravi. Secondo la polizia locale di Mirano la donna, M.G., proveniente da Scaltenigo al volante di una Chevrolet Aveo, si è immessa in rotonda da via Caltana proprio mentre da Vetrego sopraggiungeva la Opel Corsa del giovane miranese di 22 anni, anche in questo caso M.G. le sue iniziali. Secondo i rilievi pare che il giovane non abbia rispettato la precedenza, colpendo in pieno la Aveo e finendo con la Opel Corsa sopra lo spartitraffico. Molti i danni alle auto, per fortuna lievi le contusioni dei due conducenti. Pesanti invece le ripercussioni sul traffico, soprattutto in uscita dall’autostrada. La rotonda è rimasta chiusa per un’ora e il traffico è andato in tilt.

(f.d.g.)

 

caro pedaggi»PADOVA-VENEZIA

Autostrada, rivolta dei sindaci

Il Veneto si ribella «Tariffe esose»

Salasso per i pendolari, spenderanno 1480 euro all’anno Sindaci e comitati: il traffico si riverserà sulla Noalese

MESTRE – È inaspettato e per questo ancora più sgradito il regalo d’inizio anno per i pendolari dell’autostrada Venezia-Padova. Per giunta impacchettato con la carta dorata delle agevolazioni, che in verità, si scopre, sono fasulle. Gli aumenti sul sistema A4-A57 gestito da Cav fa infuriare pendolari e sindaci.

Stangata. Li chiamano adeguamenti tariffari, si tratta in realtà di un vero e proprio salasso. Un viaggio da Padova Est a Mirano-Dolo costa oggi 2,80 euro. Fino all’altro ieri erano 0,80 euro. La tariffa cresce se l’entrata è a Padova Ovest (3,60 euro anziché 1,60). I pendolari che fino a qualche giorno fa percorrevano quotidianamente il tratto Padova Est-Mestre e, utilizzando l’escamotage del tornello, spendevano di autostrada 422 euro all’anno, ora ne spenderanno 1480.

Agevolazioni. Sarebbe meglio dire «finti saldi di stagione». Per un motivo semplice: c’è un altro modo per risparmiare. Un pendolare di Mirano che volesse avere quei pochi benefici a cui l’abbonamento dà diritto, dovrebbe sottoscrivere un contratto Telepass Family, compilare un modulo, prendersi mezza giornata di permesso e andare negli uffici di Cav, di persona, per consegnare le carte. Burocrazia spinta insomma. Lo sconto gli consentirà un tragitto da Padova Est a Mirano con “soli” 1,70 euro anziché i 2,80 del nuovo ticket. Ma il nostro pendolare sarà abbastanza furbo da evitare inutili noie burocratiche e scegliere di uscire a Spinea, località Crea, sul Passante, pagando 1,60 euro e allungando solo di pochi chilometri il suo tragitto.

Nuovo traffico. Il risultato è evidente: sarà anche eliminato l’odioso “tornello” a Vetrego, o forse solo spostato proprio su Crea-Spinea. I miranesi infatti sceglieranno di percorrere il Passante e uscire a Spinea, invece che fare la vecchia A57 fino a Mirano. Per tornare a casa percorreranno poi viale Venezia, che quindi subirà un aumento di traffico. E chi invece da Mirano, S. Maria di Sala, Pianiga, Salzano, Noale e tutto il Miranese nord dovrà raggiungere Padova, non sceglierà più la cara (in tutti i sensi) vecchia autostrada ma la regionale 515 Noalese. Con caos assicurato.

Sindaci. Sindaci e comitati sono sul piede di guerra.

Mirano teme un’invasione di traffico sulle proprie strade: «Serviva una tariffa più bassa», tuona il sindaco Maria Rosa Pavanello, «tra due mesi magari aumenteranno le tariffe anche a Spinea, accorgendosi che ora il problema sarà lì».

S. Maria di Sala rischia la paralisi in centro, dove si imbocca la Noalese.

Anche a Spinea il sindaco Silvano Checchin teme che il problema si sposti a Crea. L’assessore alla Viabilità Gianpier Chinellato ha affidato a Facebook il suo pensiero: «Rimango esterrefatto».

Class-action. Sul fronte comitati Opzione Zero annuncia un’azione legale collettiva: «L’aumento è intollerabile», spiega in una nota, «il costo è insostenibile per molti pendolari, con il risultato che il Passante, che doveva essere la soluzione dei problemi di traffico a Mestre, sarà sempre più vuoto e le strade di Riviera e Miranese sempre più intasate. Responsabilità tutta in capo a Cav, quindi Anas e Regione che non hanno mai voluto arretrare la barriera di Villabona a Roncoduro come previsto dagli accordi. E si capisce perché dopo la recente approvazione dell’autostrada Orte-Mestre, il cui innesto è previsto proprio a Roncoduro, dove dovrebbe sorgere Veneto City».

Filippo De Gaspari

 

Solo Vetrego ringrazia: meno auto

La frazione sarà risparmiata dal rito del “tornello”. «Troppo inquinamento»

MIRANO – La maggioranza si sente vincitore, altri invece pensano che si potesse fare di più, specie per le agevolazioni da e per Padova. Questo lo stato d’animo dei residenti di Vetrego il giorno dopo l’entrata in vigore delle nuove tariffe autostradali. In molti uscivano proprio nel tornello miranese per poi rientrare, risparmiando dei soldi. Questo provocava delle code, specie nelle ore di punta, rendendo difficile la vita a chi abitava vicino alla rotonda. Ne sanno qualcosa i coniugi Mistron, che hanno la casa a pochi metri dal rondò ma aspettano qualche giorno per capire se la loro vita è cambiata o meno.

«Qualche camionista ha fatto il giro» spiega Germano Mistron «forse perché non sapeva delle nuove tariffe. In questi anni abbiamo subito molto inquinamento, nessuno degli ultimi sindaci ci ha difesi e si è preoccupato di noi: silenzio assoluto».

Anche la moglie Valentina è dello stesso parere. «La tariffa autostradale è alta» spiega «e non è colpa nostra ma di chi, anni fa, non è riuscito a risolvere la questione. Hanno fatto una rotonda tra le case, quando bastava spostarla di pochi metri in un terreno agricolo. E poi si sistemi via Porara: al passaggio dei tir, la nostra abitazione trema»

Per Giuseppe Stocco, vanno bene le agevolazioni per i residenti dei comuni attorno al casello ma i vetreghesi dovrebbero averne di più. «Abbiamo sopportato anni d’inferno» spiega «e 2,80 euro per andare a Padova sono tanti: dovremmo pagare poco anche se ci andassimo una volta ogni tanto».

Giancarlo Maso non dimentica quanto ha subito il paese. «Gli altri non si meritano gli sconti» fa sapere «perché nessuno ci ha aiutati nelle nostre battaglie passate. Anzi, ci hanno rifilato di tutto».

Soddisfatti i rappresentanti del comitato Rinascita Vetrego, che ringraziano Concessioni autostradali venete (Cav) per quanto fatto. «Da cittadino» dice il segretario Giuseppe Vesco «per andare a Padova non passerò per Vetrego ma come membro del comitato ringrazio Cav per aver risolto il più grave problema del nostro paese».

Gli fa eco Giorgio Babato: «Ora c’è un minimo di normalità per Vetrego» continua «dove si sono usati, in modo improprio, la rotonda e il casello. Questa viabilità doveva essere per i residenti, era diventata un passaggio per tutti. Ma c’è preoccupazione per le altre strade dove si sposterà il traffico».

Alessandro Ragazzo

 

La Cav: «L’aumento serve a pagare il Passante»

Patreve spezzata in due, ma il presidente della concessionaria Bembo non ci sta «Le nostre tariffe erano congelate da quattro anni, impossibili altri sconti» 

VENEZIA – La verità è che stiamo semplicemente pagandoci il Passante di Mestre. Altro che costo zero. Con l’aumento dei pedaggi i veneti «metropolitani» – quelli, cioè, che usano il Passante tutti i giorni – stanno sostenendo il costo della infrastruttura aperta nel febbraio 2009 e ribattezzata il Passante Vernizzi dal nome del commissario di governo che ne ha consentito la realizzazione a tempi di record. Alla faccia di un’area metropolitana che, invece di integrarsi, rischia di implodere sin dalla nascita. Il passante di Mestre è gestito dalla Cav (Concessioni Autostradali Venete), società per azioni costituita dalla legge 244/2007 ed operativa dal 2008, controllata al 50% dalla Regione del Veneto e dal 50% dall’Anas. Oggetto sociale della società Cav è quello di «rimborsare ad Anas le somme anticipate per la costruzione del Passante di Mestre, recuperare risorse da destinare ad ulteriori investimenti di infrastrutture nel Veneto e gestire il complesso sistema di attraversamento del Veneto orientale costituito dall’abbinamento del Passante alla Tangenziale di Mestre».

Insomma, una società veicolo finanziario, costituita ad hoc e che ha assorbito la gestione, oltre che del Passante, anche della vecchia Venezia-Padova (il subentro costò 75 milioni di euro), del raccordo Marco Polo per l’aeroporto e della tangenziale di Mestre. Ecco la ragione degli aumenti che stanno facendo infuriare gli automobilisti che ogni giorno usano l’infrastruttura che ha reso più vicino il Veneto. Più 13,55% l’anno scorso, più 6,26% quest’anno: un balzo complessivo del 19,81% giudicato del tutto inopportuno da molti. Ma le tariffe erano state ferme dal 2009 al 2012, fanno presente alla Cav. Con il cerino in mano resta il presidente di Cav, Tiziano Bembo, 53 anni, nominato dalla Regione (l’amministratore delegato, Piero Buoncristiano, è di nomina Anas), il quale spiega serenamente il punto di vista della società.

«Il Passante di Mestre – spiega il presidente di Cav – è costato circa 1,2 miliardi di euro. Il rimborso dell’investimento si basa su tre pilastri: il flusso di cassa generato dai pedaggi, che sono in calo (dal 2011 al 2012 sono scesi da 113 a 105 milioni), un prestito Bei da 350 milioni di euro sul quale paghiamo l’Iva (73,5 milioni) e una terza forma, attualmente in corso di perfezionamento, che consentirà di rimborsare altri 300 milioni di euro. La somma restante è finora garantita da Anas, che ne anticipato l’esborso e ne attende il rimborso».

Bembo è arrivato nel 2011 a guidare la società, direttamente dall’incarico di responsabile staff del gruppo consiliare della Lega in Regione, ed ha ereditato la situazione. Ma non fa mistero di ritenere la Cav «una società assolutamente sana»: «Garantiamo la gestione e la manutenzione di 43 chilometri di autostrada a pagamento e ben 22 chilometri aperti, cioè liberi. Ogni anno investiamo circa 10 milioni di euro di investimenti. Solo nel rinnovo della pubblica illuminazione sulla tangenziale di Mestre abbiamo messo 800 mila euro. Abbiamo 230 dipendenti, caricandoci tutto il personale della vecchia Venezia-Padova gestiamo un chilometraggio di tre volte superiore. La società genera un flusso di cassa notevole e noi dobbiamo garantirne l’equilibrio finanziario fino al termine della concessione, il 2032. Faccio presente inoltre che la nostra concessione ha una durata di 23 anni, contro una media di 40 anni di tutte le altre concessioni autostradali italiane».

Sulle agevolazioni, Bembo è tranciante: «Abbiamo istituito un abbonamento agevolato per i pendolari di Mirano, Dolo, Mira, Spinea e Pianiga interessati dalla realizzazione del passante. Abbiamo stimato che questa misura costerà alle casse della società dai 300 ai 400 mila euro. Non solo: la nuova tariffa, che in realtà abbassa il pedaggio da 3,30 euro a 2,80 dell’intero tratto Padova-Mestre, costerà circa un milione di euro alla società. Estendere i benefici ad altre categorie non è pensabile senza compromettere l’equilibrio finanziario della società».

Daniele Ferrazza

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IL TWEET – Malvestio ironizza: macché federalismo

TREVISO. Il tweet non è partito da Malta ma dalla più vicina Treviso. L’autore è Massimo Malvestio, avvocato trevigiano consulente del governatore Luca Zaia, che sui costi dei pedaggi autostradali in particolare del Passante di Mestre mostra la sua opinione: «La Cav salutata come federalismo autostradale è invece pedaggismo federale (con rischio imprenditoriale a carico degli utenti)». Così lancia una polemica che rischia però di finire come quasi sempre accade nel Veneto: seguendo il manzoniano «sopire, troncare» del conte zio.

(d.f.)

 

LE REAZIONI POLITICHE

Interrogazione di De Poli, Valdegamberi chiede un’ispezione

PADOVA. Il senatore Antonio De Poli presenterà un’interrogazione al Ministero dei trasporti e al Tesoro sul record pedaggi nel Nordest: «Chiederò al Governo di rivedere i rincari dei pedaggi autostradali che sono particolarmente pesanti per il Nord Est e rappresentano, dunque, una vera stangata per la nostra economia» afferma De Poli.

«Le autostrade venete hanno subito rincari record – fa notare l’esponente Udc -. Chiedo di sapere innanzitutto quali siano i criteri adottati per stabilire gli aumenti visto che alcune aree del Paese sono state ‘graziate’ e soprattutto di valutare una revisione delle tariffe che, così come sono stati determinati, rischiano di provocare un effetto negativo nel campo dei trasporti e del turismo, oltre che causare un prevedibile aumento dei prezzi al consumo”, continua De Poli secondo cui “questi rincari costituiscono un duro colpo alla competitività del sistema economico del Nord Est e potrebbero avere effetti pesanti nell’economia dell’intero Paese».

Il consigliere regionale Stefano Valdegamberi chiede invece al governatore Luca Zaia di «avviare un’ispezione sulla gestione del sistema autostradale veneto per accertare eventuali responsabilità degli amministratori padani».

In particolare, Valdegamberi punta l’indice su 268 milioni che, in cinque anni, la società A4 Holding, che controlla lae Brescia-Verona-Vicenza-Padova e la A31 Valdastico, avrebbe bruciato. Insomma, è guerra totale contro i nuovi pedaggi.

 

I RINCARI – L’ira dei pendolari esplode su Facebook

Una mobilitazione a colpi di dossier, ricorsi e class action

AUTOSTRADA La furia dei pendolari di Riviera e Miranese dopo gli aumenti

Opzione zero annuncia class action e ricorsi. Annullato anche “il tornello”

«Un aumento del 250 % è inaccettabile: quanti potranno permetterselo?». Tra i pendolari dilaga il malumore per l’aumento delle tariffe sulla Mirano-Padova, intanto il comitato Opzione Zero annuncia:

«Stiamo preparando un dossier che metterà in luce le spericolate operazioni finanziarie di Cav, stiamo valutando ricorsi e class action».

Il nuovo piano tariffario è scattato dal 1. gennaio: il pedaggio sulla Mirano-Padova Est è passato da 80 cent a 2.80 euro, Mestre-Mirano resta gratuita, mentre Mestre-Padova è stata abbassata da 3.30 euro a 2.80. In questo modo la concessionaria autostradale con sede a Marghera ha reso inutile la manovra del tornello: per anni molti pendolari della Mestre-Padova sono usciti e rientrati a Mirano per godere della tratta gratuita tra Mestre e Mirano risparmiando così cinque euro al giorno. Ora non è più possibile, ma a rimetterci sono i residenti di Riviera e Miranese.

Il piano prevede che i pendolari paghino 1.70 anziché 2.80 euro, per un lavoratore si parla comunque di circa 500 euro in più all’anno.

«Metà della mia tredicesima andrà via solo per gli aumenti di Cav» sbotta un miranese su Facebook.

I requisiti per poter godere della tariffa agevolata sono stati pubblicati sul sito di Cav, ma attenzione: gli sconti sono rivolti solo ai residenti di Mirano, Spinea, Pianiga, Mira e Dolo. Gli altri faranno i conti con le tariffe intere, per un aumento di circa mille euro l’anno.

A farsi portavoce dei pendolari è il comitato mirese Opzione Zero, guidato da Mattia Donadel, che l’anno scorso manifestò al casello per protesta:

«Le agevolazioni per i pendolari sono risibili – si legge nella nota diffusa ieri -. Molti utenti si riverseranno sulle strade normali intasandole ancor di più. La responsabilità è di Cav, poi dei suoi azionisti Anas e Regione Veneto, che non hanno mai voluto arretrare la barriera da Venezia-Villabona a Dolo-Roncoduro. Nel dossier analizzeremo i possibili collegamenti con il Sistema Veneto, legato alla Mantovani e ancora al centro delle inchieste».

Opzione Zero attacca anche i sindaci: «Non hanno saputo opporsi con forza e ora dovranno dare risposte alla nuova emergenza-traffico».   

Gabriele Pipia

 

MIRANO E SPINEA

I sindaci: «Si rischia di intasare la viabilità dei nostri territori»

MIRANO – «Ma adesso, con queste nuove tariffe, non c’è il rischio che gli ingorghi di Vetrego si spostino semplicemente in altri punti cruciali della viabilità locale?». A porsi la stessa domanda sono i sindaci di Mirano e Spinea: ognuno tira acqua al proprio mulino, entrambi temono pesanti ripercussioni di traffico in alcune zone già congestionate.

Maria Rosa Pavanello chiedeva da tempo l’eliminazione del «tornello» di Vetrego, ma un piano con pedaggi così elevati non può soddisfare i miranesi: «Ben venga l’eliminazione del tornello, ma non basta – dichiara il sindaco -. Nonostante le riduzioni per i pendolari, penso che Cav avrebbe dovuto applicare una tariffa più bassa. A Mirano abbiamo sopportato una lunga serie di disagi per effetto di un casello che avrebbe dovuto essere provvisorio, ma che in realtà è l’unico della zona ad essere aperto sia per auto che per camion – prosegue Pavanello -. Il timore è che ora molti automobilisti si riversino sulle strade interne come Cavin e Noalese, con il risultato di portare un ulteriore mole di traffico».

Ma a rischio congestione c’è pure la camionabile Viale Venezia: molti pendolari di Mirano e dintorni potrebbero decidere di andare a prendere il Passante a Spinea: «Mi auguro che i problemi di Vetrego non vengano semplicemente spostati a Crea – commenta il sindaco Silvano Checchin . La situazione dovrà essere controllata fin da subito, gli utenti devono scegliere i caselli in ottica trasportistica e non tariffaria».

(g.pip.)

 

Nuova Venezia – Spinea. Arrivano due casette dell’acqua.

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2014

L’assessore Busatta: «Lo scopo è ridurre la produzione di rifiuti»

SPINEA – Acqua di qualità, a basso costo e senza produrre rifiuti? A Spinea ora si può. Sono in arrivo le casette dell’acqua, strutture dalle quali si potrà attingere acqua microfiltrata, refrigerata e anche gassata, a seconda dei gusti, con costi contenuti. Basterà inserire la classica monetina, posizionare la bottiglia vuota nell’erogatore e attendere il riempimento: si potrà ottenere così acqua di vario tipo, senza involucro e quindi a costo ridotto. In questo modo il Comune punta a migliorare ulteriormente la propria posizione nella speciale classifica dei comuni ricicloni, riducendo ulteriormente la produzione di vetro e plastica. Lo scopo è ridurre il volume dei rifiuti derivanti dall’utilizzo di acqua minerale in bottiglia di plastica o vetro e ridurre quindi anche il trasporto su gomma e le emissioni di Co2 in atmosfera. La giunta ha approvato l’installazione a titolo sperimentale di due erogatori di acqua potabile e in questi giorni è stata aggiudicata la gara: le casette saranno posizionate in aree a servizio dei quartieri di via Matteotti e viale San Remo. Se il servizio funzionerà e verrà sfruttato dai residenti, non è escluso che ne possano arrivare altre. «Per questa iniziativa è necessario trovare adeguate localizzazioni che permettano ai cittadini di raggiungere agevolmente gli erogatori lungo la viabilità principale e nelle zone a maggior densità abitativa», spiega l’assessore all’Ambiente Stefania Busatta, «si tratta di un passo molto importante per ridurre la produzione di rifiuti di plastica nella nostra città».

(f.d.g.)

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Scontro Cgil-Regione Simonaggio: inadeguati Chisso: fa boicottaggio

Il segretario dei trasporti contesta i tagli e l’orario cadenzato

L’assessore alla mobilità: prevenuto, incita all’ostruzionismo

VENEZIA – Se in Veneto i treni dei malcapitati pendolari collezionano ritardi a non finire, le polemiche invece giungono puntualissime. A innescare l’ultimo battibecco, dopo la disdetta del contratto a Trenitalia decisa dal governatore Luca Zaia, è la Filt-Cgil per voce di Ilario Simonaggio:

«Il gestore non è immune da mancanze sia gestionali sia organizzative, ma non ci piace lo sport di cercare di allontanare le proprie responsabilità, addossandole a Trenitalia, anche quando derivano da una programmazione regionale profondamente sbagliata», punge il segretario regionale del sindacato trasporti.

E riassume i motivi della critica: «Il cadenzamento orario non poteva partire dai tagli dei treni nelle fasce di punta e dalla soppressione del servizio nei giorni di sabato e festivi, noi l’avevamo detto un anno fa e ora Zaia si guarda bene da ammettere le sue responsabilità».

Quali? «Il ritardo delle 34 assunzioni in Sistemi Territoriali Spa autorizzate dalla Giunta solo il 28 ottobre, così da rendere impossibile persino lo svolgimento del servizio minimo previsto; e il ritardo del cronoprogramma di consegna e presa in carico dei 20 nuovi complessi di treni che saranno in esercizio nella totalità solo nella prossima primavera inoltrata».

E l’annuncio di una gara regionale per spezzare un monopolio rivelatosi inefficiente? «Francamente, l’ipotesi di gestione del servizio da parte di società veneta, ci fa sorridere. La Regione ha una società di scopo, Sistemi Territoriali appunto, che non ha forza economica e patrimoniale sufficiente, né competenze professionali e gestionali per sostituire Trenitalia» conclude Simonaggio, convinto che «sia bene garantire la continuità del trasporto ferroviario e impegnarsi per migliorarne l’offerta quotidiana. È la priorità di questa legislatura regionale».

Lesta e acuminata la reazione del “padre” della riorganizzazione ferroviaria, l’assessore alla mobilità Renato Chisso, che attacca frontalmente Simonaggio, accusato di ostruzionismo: «Un dirigente sindacale che si è schierato da mesi e pregiudizialmente contro l’orario cadenzato, e che con i suoi concreti comportamenti ha finito per decretarne il deludente avvio e la denuncia del contratto di servizio con Trenitalia, non merita neppure una replica», sbotta; «Anche per la mia storia politica personale, ho troppo rispetto per le organizzazioni sindacali dei lavoratori», è la conclusione di Chisso che, en passant, alla Cgil è tuttora iscritto. Nella querelle interviene anche Luca Zaia: «La Regione si è impegnata fino in fondo per risolvere attraverso l’introduzione dell’orario cadenzato i problemi che i pendolari evidenziavano», fa sapere «in assessorato non si sono divertiti a inventare costruzioni bizantine, ma hanno individuato una soluzione che, a regime, deve far assomigliare il treno a una metropolitana». «Non entro nei tecnicismi», riprende il governatore, ma non mi risulta che prima del 15 dicembre il numero di carrozze fosse ottimale, la manutenzione eccellente, i guasti in linea inesistenti, la puntualità a livelli giapponesi, la pulizia a livello svizzero. Comunque, se la Filt-Cgil nutre dei dubbi, interpelli i pendolari o faccia un salto nel mio ufficio: gli farò leggere le migliaia di messaggi inviatici dagli utenti. L’orario cadenzato è il tentativo di riparare alle deficienze di un gestore, Trenitalia, che da anni delude le attese».

Filippo Tosatto

 

MA lo strapotere di rfi frena i concorrenti

Treni: tra 6 mesi la gara europea

VENEZIA – Tra sei mesi l’amministrazione del Veneto bandirà una gara europea per l’appalto dei treni regionali. È il primo effetto della disdetta del contratto con Trenitalia, voluta dal governatore Luca Zaia in risposta alla lunga sequenza di disagi che hanno innescato la protesta dei pendolari. Ampio il ventaglio dei disservizi contestati: ritardi cronici nella tabella di marcia; convogli insufficienti a contenere i passeggeri; una scarsa manutenzione che si traduce in rallentamenti, soppressioni e guasti; carrozze roventi d’estate e gelide d’inverno, turni del personale non rispettati; carenze di personale macchinista che periodicamente provoca tagli del servizio. Tant’è. Scartata la soluzione più drastica – la risoluzione anticipata del contratto per inadempienza che avrebbe suscitato contenziosi legali infiniti – la Regione ha informato Trenitalia che alla scadenza naturale del 31 dicembre 2014 non rinnoverà la convenzione di sei anni in vigore. Il preavviso è arrivato in extremis visto che, in assenza di comunicazioni, oggi stesso sarebbe scattato il rinnovo automatico ed è facilmente intuibile l’irritazione del principale destinatario, Mauro Moretti, l’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato. Ora Zaia punta a “venetizzare” il trasporto ferroviario regionale per dotarlo finalmente di requisiti di modernità ed efficienza all’altezza degli standard europei (per inciso, l’Expo di Milano, con le sue ricadute nordestine, è alle porte) e la volontà è quella di partecipare con una quota regionale significativa al progetto, stimolando la partecipazione alla gara delle società ferroviarie svizzere, austriache e tedesche. Qui cominciano gli ostacoli seri, perché Trenitalia è una costola di Rfi e quest’ultima gli garantisce puntualmente le tratte, tanto che Ntv ha sollecitato l’intervento dell’Antitrust per abuso di posizione dominante. Una sorta di barriera all’ingresso dei concorrenti, scoraggiati anche da ulteriori circostanze. Chi rilevasse il servizio, dovrebbe procurarsi il materiale rotabile (acquistandolo sul mercato o prendendolo in leasing) e ciò richiederebbe un contratto di lunghissimo periodo che gli consenta al gestore di spesare l’investimento e alla Regione di diluire il conseguente maggior costo del contratto di servizio. A ruota, i vincoli sindacali: una «clausola sociale» del contratto impone ai subentranti di assumere l’intero personale Trenitalia operante nei lotti perduti da Ferrovie, anche in presenza di vistosi esuberi. Non basta: l’«eroico» competitor dovrebbe anche contrattare con Trenitalia l’utilizzo delle officine di manutenzione e dei depositi per il ricovero, le cui mura resterebbero comunque di proprietà della società pubblica. Ne sa qualcosa la company di Montezemolo: a Roma gli è stato impedito l’Ingresso alla stazione Termini e ha dovuto rifugiarsi a Ostiense, accontentandosi di una spettrale stazione Tiburtina priva di servizi e negozi. L’intera operazione, in ogni caso, richiederebbe almeno due anni: Trenitalia, per contratto, è tenuta a garantire la continuità del servizio in quest’arco di tempo ma difficilmente farà i salti mortali per accontentare il committente che vuole escluderla dal business. Dispetti all’orizzonte? Lo sapremo presto.

Filippo Tosatto

 

DISSERVIZI FERROVIARI»LA POLEMICA IN PROVINCIA

Treni cadenzati al bivio, pressing dei pendolari.

Il nuovo orario alla prova del 2014, sfida per costruire un servizio metropolitano

Il sindacato chiede di accelerare l’entrata in funzione del Sfmr a Mestre

ILARIO SIMONAGGIO – Sulla linea Venezia-Portogruaro attendiamo che la Regione intervenga come promesso dal governatore

RENATO CHISSO – Siamo passati da 600 corse quotidiane a 800. Ripristineremo il treno notturno da Venezia a Quarto e Marcon per i lavoratori

Non si ferma la polemica sui disagi per il trasporto ferroviario dopo l’entrata in vigore dell’orario cadenzato. L’annuncio del presidente della Regione Luca Zaia di disdire il contratto di servizio con Trenitalia, non rinnovando la convenzione alla data di scadenza del 31 dicembre 2014, non frena le polemiche, anzi le alimenta. Prova a spegnerle l’assessore regionale ai Trasporti Renato Chisso, reduce da una vigilia di Natale di confronto con i sindaci e i comitati dei pendolari. «Noi non siamo mica contro le gare, sia chiaro. L’abbiamo fatta già nel 2004 quando si presentò solo Trenitalia e dopo un rinnovo di 5 anni più altri 5 di proroga, ci prepariamo ad una nuova gara per il trasporto ferroviario, alla scadenza del contratto, quella del dicembre 2014. Ci siamo ufficialmente impegnati a risolvere i problemi segnalati da pendolari e sindaci e dopo il 15 gennaio, al termine del lavoro dei tecnici, andremo a riferire di nuovo ai sindaci in un incontro con loro». Chisso boccia come speculazioni le critiche che arrivano alla Regione, come quella di Ilario Simonaggio, segretario regionale della Cgil Trasporti che critica pesantemente le politiche del trasporto regionali degli ultimi anni e i tanti ritardi e sulle problematiche nel Veneziano spiega:

«L’entrata in vigore dell’orario cadenzato sconta in quest’area degli evidenti ritardi che non sono solo quelli di corse e orari tagliati. Il progetto Sfmr era stato pensato per essere realizzato in sette anni, ne sono passati quindici e mancano ancora alcune fermate all’appello nella terraferma mestrina. Sui problemi emersi per alcune linee, come la Portogruaro-Venezia, attendiamo che la Regione intervenga come promesso, quindi stiamo a vedere che succede».

Alle critiche di Simonaggio, Chisso non risponde in aperta polemica, dice, con il sindacalista pur «mantenendo il massimo rispetto per la Cgil e le altre organizzazioni sindacali». E ad attendere sono anche i sindaci veneziani, in primis quelli di Salzano, Noale, Marcon e Quarto d’Altino che hanno segnalato i problemi più evidenti. Chisso ribadisce gli impegni: «Anzitutto ricordo che con l’orario cadenzato», dice l’assessore, «le corse sono aumentate. Ne contiamo 200 in più visto che sono passate da 600 a 800. I collegamenti tra Venezia, Mestre e Padova si configurano ora come un servizio metropolitano, con un treno ogni quarto d’ora». E poi le rassicurazioni: «Per Salzano che ha perso la fermata del treno da Bassano verso Mestre e che ora ferma solo a Noale, puntiamo a confermare il servizio sostitutivo su bus da Salzano a Mestre con fermata a Spinea, portandolo fino a Castelfranco e Trebaseleghe. Per la zona di Quarto d’Altino e Marcon», continua a spiegare, «c’è il problema del rientro serale da Venezia, di molti lavoratori che prevedeva un bus sostitutivo alle 00.24 ma ci stiamo attivando per ripristinare un treno. Il grande rammarico in questa situazione è che ci si concentra, per carità giustamente, su tre cose che non funzionano senza vedere e far emergere il 95 per cento di fattori positivi conseguenza del nuovo orario cadenzato. Sui problemi stiamo intervenendo e vogliamo garantire un servizio di area metropolitana».

Mitia Chiarin

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L’OPINIONE

Cadenze ferroviarie, “Frecce” e tasche che si svuotano

Nel linguaggio musicale le cadenze hanno un ruolo per certi versi paragonabile a quello della punteggiatura nell’espressione verbale. E nel linguaggio ferroviario che ruolo hanno le cadenze? Da tre settimane assistiamo un po’ ovunque all’esaltazione della cadenza ferroviaria, che avrebbe lo scopo di assicurare un certo numero di convogli da un centro all’altro, di solito capoluoghi di provincia o di regione, allo stesso minuto di una serie finita di ore. La comodità è appunto quella di programmare il proprio viaggio. La cadenza può avere qualcosa a vedere con la politica tariffaria? Molto, nel caso italiano. Le cadenze dei nuovi orari paiono oculatamente studiate per scoraggiare con il metodo più persuasivo possibile (la permanenza nelle nostre belle stazioni, come direbbe Gaber, ormai “piene di strade e di negozi, e di vetrine piene di luce, con tanta gente che lavora, con tanta gente che produce”) il viaggiatore discolo (alias cliente che in ambito ferroviario può scegliere solo fra il duopolio, Trenitalia e Italo, con analogo radice “ital”) che volesse fare uso di due treni regionali per andare in un posto, senza utilizzare un intercity o una freccia, come del resto suggerisce l’autorevole sito di Trenitalia che programma i nostri spostamenti e contabilizza i relativi costi (nostri) e guadagni (loro). Senza, ovviamente, che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, meglio nota come Antitrust, istituita in Italia nel 1990, abbia niente da dire. Come diceva il titolo di un dimenticato romanzo di Cronin “E le stelle stanno a guardare”, mentre le nostre tasche sono qui a farsi svuotare.

Giuseppe Barbanti – Mestre

 

 

Tutti i rincari delle autostrade d’Italia

 

Eliminato il «trucco del tornello» a Mirano per i pendolari del Miranese. In compenso si abbassa il costo della tratta tra Mestre e Padova Est: da 3,30 a 2,80 euro

VENEZIA. Da 80 cent a 2,80 euro. Un aumento record e un brutto colpo per tutti i pendolari del Miranese e per coloro che si muovono tra Padova e Venezia. Con il primo gennaio scattano gli aumenti autostradali e la sorpresa maggiore è l’aumento sull’A4 nella tratta Mirano-Padova Est da 0,80 a 2,8 euro. In contemporanea invece diminuisce andare da Mestre a Padova Est: se prima si pagavano 3,30 euro, adesso sono 2,80. Era e resta gratuita la tratta Mestre-Mirano.

Dov’è il trucco? È nell’eliminazione del cosiddetto «tornello» a Mirano. Chi prima usciva al casello di Mirano e poi rientrava in autostrada risparmiava ben più di un euro. Adesso non sarà più possibile: un bel rincaro per tutti i pendolari.

Il comunicato di Cav. Da parte su la Cav (Concessione autostradali venete Spa) giustifica gli aumenti e spiega le variazioni: “Gli aumenti sono stati riconosciuti da ministeri dei Trasporti ed Economia rientrano nell’ambito più generale degli interventi di adeguamento tariffario riguardanti il settore autostradale. Nel contempo è stata approvato “l’Arretramento virtuale della barriera di Venezia/Mestre”.

“Questo comporta alcuni importanti effetti per gli utenti: il primo comporta la piena e totale liberalizzazione del pedaggio sul tratto autostradale Mirano/Dolo – Venezia/Mestre. Per la precisione già da Febbraio 2009 il traffico con provenienza/destinazione interna alle tre stazioni dell’Autostrada A57 – Tangenziale di Mestre (ovvero con entrata/uscita Mirano/Dolo, Mira/Oriago e Venezia/Mestre) usufruiva gratuitamente dell’Autostrada senza corrispondere pedaggio. Si aggiunge dunque ora l’ulteriore liberalizzazione anche per tutto il restante traffico proveniente da qualsiasi altra stazione della rete autostradale interconnessa italiana (A13/Bologna, A4/Padova – Milano, A4/Passante). Il discorso vale ovviamente anche nel senso inverso”.

“Il secondo effetto – spiega Cav – riguarda il pedaggio da corrispondere in uscita alle stazioni di Mira/Oriago e Venezia/Mestre per il traffico proveniente da Ovest: l’utente paga infatti un minor pedaggio corrispondente al tratto ora totalmente liberalizzato (Mirano/Dolo – Venezia/Mestre e Mirano/Dolo – Mira/Oriago). Il terzo effetto riguarda infine la stazione di Mirano/Dolo ove il nuovo sistema tariffario realizza l’obiettivo di rendere omogeneo il pedaggio di Mirano/Dolo a quello di Venezia/Mestre e Mira/Oriago. In definitiva il traffico in uscita a Mirano/Dolo, Venezia/Mestre e Mira/Oriago si trova a corrispondere un uguale pedaggio indipendentemente dal fatto che venga utilizzata l’una o l’altra stazione: uscire od entrare a Venezia/Mestre, Mirano/Dolo e Mira/Oriago è pertanto del tutto indifferente.

Abbonamenti. Per agevolare il traffico generato dagli utenti pendolari locali la società ha previsto un sistema di abbonamenti che realizzano – a determinate condizioni – un’agevolazione pari al 40% del pedaggio. Sistema di abbonamenti sul tratto Mirano/Dolo – Padova Est: i criteri per accedere alle agevolazioni previsti dagli abbonamenti sono i seguenti: 1) Percorrenza interessata: unicamente il percorso autostradale Mirano/Dolo – Padova Est e viceversa. 2) Utenza interessata: Criterio della residenza: l’abbonamento è riservato unicamente agli utenti residenti nei seguenti 5 Comuni: Mirano, Dolo, Mira, Spinea e Pianiga interessati dalla realizzazione del passante; Criterio della pendolarità: l’abbonamento è riservato unicamente agli utenti “pendolari”. Si intendono “pendolari” gli utenti che effettuino almeno 20 (venti) transiti da/per Mirano/Dolo – Padova Est in un mese solare (dal 1° al 31° giorno del mese). Tipologia di veicoli interessata: unicamente gli autoveicoli leggeri in classe A e le motociclette. Tipologia di pagamento interessata: unicamente pagamento di tipo dinamico con utilizzo di apparati Telepass Family e con esclusione di ogni altro apparato e di ogni altro sistema di pagamento. Valorizzazione dell’agevolazione: al raggiungimento del numero minimo di transiti (20/mese) è prevista un’agevolazione tariffaria corrispondente ad una riduzione del pedaggio pari al 40% su tutti i transiti (a partire dal primo) effettuati nel mese. Il mancato raggiungimento del numero minimo dei transiti determinerà la non applicazione dell’agevolazione. Non è prevista la possibilità di recupero o di accumulo di transiti in più mesi. Il valore economico dell’agevolazione ottenuta sarà esposto in fattura: il ciclo di fatturazione è trimestrale.

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Il piano pedaggi rimane bloccato. Ancora disagi al casello

Il consigliere comunale Giorgio Babato non esclude nuovi blocchi

Anno nuovo, vecchie tariffe: il via libera da Roma non è ancora arrivato, a meno di clamorosi colpi di scena il 2014 inizierà senza variazioni sul pedaggio autostradale della Mestre-Padova. Le modifiche prima o poi ci saranno, perché la richiesta d’autorizzazione è stata inoltrata e il nuovo piano tariffario è pronto da mesi, ma per ora non ci sono certezze sulle tempistiche. Cav, la concessionaria autostradale con sede a Marghera in via Bottenigo, per ora non fa trapelare nulla. «Rimaniamo in attesa di notizie dal ministero dei Trasporti» è la posizione ufficiale della società.

Eppure da Cav filtra pure un bel po’ di imbarazzo, perché con sindaci e comitati erano stati presi degli impegni verbali che per motivi politici o burocratici non sono ancora stati rispettati. Prima si era parlato di giugno 2013, poi del 1. gennaio 2014: se oggi non arriveranno direttive dell’ultimo minuto, ci troveremo di fronte a un ulteriore slittamento. La società si augura che il via libera arrivi il prima possibile, magari già nel mese di gennaio, e intende avviare per tempo un’adeguata campagna informativa senza far scattare le nuove tariffe da un giorno all’altro.

Il piano è stato illustrato ai sindaci la scorsa primavera. La tratta Mestre-Mirano resterà gratuita, Mestre-Padova Est e Mirano-Padova Est potrebbero essere uniformate a 2.70 euro (con sconti di 1.10 euro ai pendolari dotati di apposito telepass e residenti nei Comuni di Mirano, Spinea, Pianiga, Mira e Dolo). Diverrebbe così inutile la manovra del tornello, quella compiuta da molti pendolari della Mestre-Padova che escono e rientrano a Mirano per godere del pedaggio gratuito tra Mestre e Mirano.

I pendolari temono il salasso ma intanto i residenti di Vetrego, stufi del tornello e degli ingorghi alle porte della frazione, spingono per le nuove tariffe: «Vetrego merita rispetto – sbotta il consigliere comunale Giorgio Babato, vicepresidente del comitato locale – Basta con le code chilometriche che rovinano la salute e provocano esasperazione». Un gruppo di residenti è pronto a bloccare la rotonda per protesta.

Gabriele Pipia

 

Gazzettino – Salzano. “Treni, ecco cosa ci serve”

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28

dic

2013

SALZANO – Comune e pendolari hanno inviato alla Regione una proposta di orario

Quaresimin: «Non chiediamo l’aumento di corse e fermate»

STAZIONE – La proposta degli orari fatta dai pendolari è stata inviata a Regione e Trenitalia

«La nostra proposta è semplice e praticabile. Con un po’ di buona volontà potrebbe essere introdotta già a partire dal 7 gennaio». Alla vigilia di Natale l’amministrazione comunale di Salzano e il comitato di pendolari hanno inviato a Regione e Trenitalia un accurato documento con una proposta di riorganizzazione degli orari ferroviari per risolvere le criticità già ampiamente sottolineate. Dopo i cortei di protesta e le assemblee pubbliche si passa dunque ai fatti: il sindaco Quaresimin e l’assessore Zamengo hanno raccolto le lamentele di studenti e lavoratori delineando assieme ad un gruppo di pendolari le proposte di modifica. Avrebbero voluto illustrarle personalmente a Renato Chisso nei giorni scorsi, ma l’assessore regionale alla Mobilità ha scelto di incontrare solamente i sindaci della tratta Venezia-Portogruaro.

«Io e il collega di Spinea Checchin ci siamo presentati nella sede di Veneto Strade ma non siamo stati ricevuti. Poco cambia – commenta Quaresimin – perché abbiamo comunque inviato ai vertici ferroviari e regionali le nostre proposte».

Sostanzialmente la ridefinizione degli orari chiesta a gran voce dai pendolari di Salzano e Spinea (la linea interessata è la Venezia-Bassano) prevede un maggior numero di corse negli orari di punta, soprattutto tra le 7 e le 8 del mattino.

«Ma attenzione – precisa Quaresimin -, noi non chiediamo alcun aumento di treni e di fermate. Solo alcune lievi variazioni d’orario per andare incontro alle esigenze dei pendolari, senza nemmeno interferire con le altre linee».

I pendolari chiedono di migliorare la distribuzione dell’orario facendo partire la «navetta» Noale-Mestre subito dopo il passaggio del treno diretto, anziché prima.

«Al mattino, per esempio, la navetta è molto più utile al minuto 11 che al minuto 48 – spiegano -. E poi servirebbero più corse negli orari di punta al sabato».

Gli stessi benefici ci sarebbero pure per i pendolari di Spinea, ma il problema è sentito soprattutto a Salzano, dove il servizio Actv è più carente. I pendolari attendono risposte entro poche settimane.

Gabriele Pipia

 

TRASPORTI»TRENI E ORARIO CADENZATO

L’assessore promette di potenziare il bus sostitutivo dopo mezzanotte.

I sindaci: «Soddisfatti? Aspettiamo i fatti» 

MESTRE «Prima di dire che siamo soddisfatti, aspettiamo di vedere i fatti». Così i sindaci del Veneziano che la vigilia di Natale hanno partecipato all’incontro con l’assessore regionale alla Mobilità, Renato Chisso, con l’obiettivo di trovare delle soluzioni ai tanti problemi segnalati dai pendolari dopo l’introduzione dell’orario cadenzato. L’incontro doveva servire ad affrontare i disagi della tratta Venezia-Portogruaro, anche se al tavolo si sono seduti anche sindaci e amministratori dei comuni lungo la Venezia-Bassano.

Portogruaro – Venezia. Chisso si è impegnato principalmente su due punti: il primo riguarda il ripristino del treno che parte da Portogruaro alle 4.13 (con l’orario cadenzato ne è stato introdotto uno alle 4.38) così che i pendolari possano arrivare a Venezia Santa Lucia alle 5.10 e non alle 5.40 per poter entrare in turno al lavoro alle 6. Il secondo riguarda il treno dopo mezzanotte, eliminato e rimpiazzato con un mini-bus per venti persone. Nell’immediato verrà sostituito con un bus da cinquanta posti, mentre dalla fine di gennaio – questo l’impegno di Chisso – verrà reintrodotto il treno. In merito ai convogli dei giorni festivi Chisso ha spiegato che chiederà a Trenitalia di monitorare l’uso dei treni, per capire se è il caso di potenziare alcune corse, «perché dobbiamo rispondere a gruppi di persone e non a disagi di singoli utenti».

Nel prossimo incontro, previsto nella seconda metà di gennaio, si valuterà anche la possibile introduzione di nuove corse, come chiesto dai sindaci, nelle fasce 11-13.30 e 21-22.30. «Il confronto è aperto e Chisso ha detto che le nostre richieste sono legittime», spiega il sindaco di Quarto, Silvia Conte, «ma aspetto di vedere le prime risposte per dire che è stato un incontro utile».

A Chisso i sindaci hanno consegnato, nel dettaglio, anche tutte le richieste dei pendolari riuniti in comitati.

Bassano-Venezia. I sindaci di Salzano e Spinea hanno presentato un fascicolo chiedendo che i treni regionali veloci fermino anche alle stazioni dei due paesi. «Bisogna capire se sarà possibile farlo da un punto di vista tecnico» chiarisce il sindaco di Spinea, Silvano Checchin, «mentre l’altra richiesta è stata di portare a tre, e non più a due, i treni nella fascia oraria tra le 7 e le 8, facendo slittare in questa fascia oraria quello precedente più prossimo alle 7».

I problemi della Venezia-Bassano saranno affrontati in uno specifico incontro, che si terrà sempre entro la fine di gennaio.

Monitoraggio. L’ex sindaco di Salzano, oggi consigliere regionale vicepresidente della Commissione Trasporti ha proposto un «monitoraggio costante» del servizio per poter intervenire in modo puntuale sulle segnalazioni di comuni e pendolari. «Aggiustamenti si possono fare», ha ribadito Chisso, «ma non ci piove sul fatto che l’orario cadenzato migliora il servizio».

Francesco Furlan

 

Critici i pendolari della Venezia-Trieste «Un primo passo, ma ancora non basta» 

«È qualcosa, ma non basta ancora». Luciano Ferro, portavoce dei pendolari di Quarto, commenta l’incontro in Regione tra i sindaci e l’assessore Chisso. «Che qualche cosa si muova è positivo», interviene, «ma mancano altre corse importanti per noi». Spiega: «Serve la corsa delle 5.51 da Quarto per Venezia nei giorni festivi, che a nostro avviso deve invece esserci sette giorni su sette». Non solo: «Ma anche la corsa da Venezia per Quarto d’Altino delle 21.41 era importante e sarebbe l’ideale che fosse ripristinata». Precisa ancora: «Voglio ricordare che nei giorni scorsi, in cui era festa, non c’erano pullman, auto, niente di niente per andare al lavoro e tornare a casa, eppure c’era gente di turno che è andata all’ospedale ugualmente».

Nel frattempo, i pendolari si stanno organizzando per una nuova manifestazione, che si dovrebbe svolgere il 14 gennaio, sempre a Venezia e sempre in Regione, alla quale la Filt Cgil ha già dato la sua adesione. Ci sono anche gruppi di viaggiatori, che si stanno organizzando per far sapere a chi di dovere, anche tramite avvocato, quali sono le corse tagliate che penalizzano di più gli utenti delle linee e cosa si potrebbe fare per migliorare le cose.

(m.a.)

 

IL SINDACATO – Simonaggio (Filt): «I problemi non sono stati ancora risolti» 

QUARTO D’ALTINO «In questi ultimi giorni, ci viene segnalato da utenti arrabbiati, che la criticità è tutt’altro che superata». A scagliarsi ancora una volta contro la Regione, è il segretario della Filt Cgil, Ilario Simonaggio. «Abbiamo selezionato due missive riguardanti due tratte “sorvegliate speciali”, Mantova Padova e Alto Trevigiano Belluno. Nel caso delle festività ci è stato evidenziato un taglio considerevole di treni sia lenti sia veloci del servizio ferroviario regionale».

Prosegue: «Fenomeno che è particolarmente avversato da tutti i lavoratori pendolari che operano anche in questi giorni di festa in vari servizi pubblici e privati e che devono raggiungere il luogo di lavoro con l’auto privata». «Questa è la prima regione turistica italiana», prosegue Simonaggio, «di certo il Veneto non tratta gli ospiti particolarmente bene in quanto a servizio di trasporto pubblico locale». Anche ieri, nel frattempo, i pendolari hanno segnalato disagio e ritardi, ma anche poche corse e autobus sostitutivi. «Il giorno di Santo Stefano il regionale 11127 per Portogruaro è partito con un ritardo non quantificabile», scrive un pendolare, «a causa di un guasto al locomotore».

(m.a.)

 

TRASPORTO FERROVIARIO

«Zaia e Chisso, basta scaricabarile»

Puppato: tra le peggiori regioni in Italia, scelte politiche fallimentari

VENEZIA – Non si placano le polemiche sull’introduzione dell’orario cadenzato in Veneto e, più in generale, sulla qualità del trasporto ferroviario regionale.

«Questo tentativo di scaricare ogni responsabilità sul disservizio, manifesto e prolungato, in Veneto da parte di Zaia e di Chisso al solo gestore è una beffa» sostiene Laura Puppato, senatrice del Pd, «e farebbe sorridere se non producesse rabbia e lacrime negli utenti. Tutti, pendolari compresi».

Secondo la Puppato, «il fallimento della politica sulla mobilità in Veneto non può essere scaricata né ridimensionata o negata viste le relazioni dettagliate presenti agli atti del Consiglio regionale e la recentissima motivata graduatoria di Legambiente che inserisce la nostra regione tra le peggiori d’Italia».

Secondo la senatrice del Pd, per trovare delle spiegazioni alla situazione attuale «basta fare un rapido collegamento tra la spesa irrisoria in Veneto per i treni e la cifra vicina al miliardo stanziato negli ultimi 10 anni per il trasporto su gomma. Sono scelte, indiscutibili con le relative conseguenze di scadente servizio e insufficienza del trasporto ferroviario di cui non ci si può affatto stupire. Come pensare di spendere meno della metà degli altri e avere un servizio identico?». Una pia illusione, conclude Puppato «di cui, onestamente, vista la manifesta malafede, siamo tutti stanchi».

Sull’argomento torna anche Ilario Simonaggio (Filt-Cgil Veneto). «Utenti arrabbiati segnalano che le criticità sono tutt’altro che superate oltre al fenomeno della variazione d’offerta durante le festività di fine anno. Ci è stato evidenziato un taglio considerevole di treni sia lenti sia veloci del servizio ferroviario regionale. Siamo la prima regione turistica italiana, ma di certo non trattiamo gli ospiti particolarmente bene in quanto a servizio di trasporto pubblico locale».

 

Gazzettino – Treni, prime risposte ai pendolari

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27

dic

2013

TRASPORTI – Le variazioni consentiranno di arrivare in centro storico entro le 6 e di poter ripartire dopo mezzanotte

Chisso incontra i sindaci e annuncia il ripristino di due corse “strategiche” sulla linea Portogruaro-Venezia

IN ANDATA – Corsa delle 4.13 da Portogruaro per arrivare al lavoro entro le 6

IN RITORNO – Bus da 50 posti alle 0.24 a Venezia e da metà gennaio di nuovo il treno

Treni, prima “manovra” sui nuovi orari

Nell’incontro con i sindaci l’assessore regionale Chisso ha annunciato alcune variazioni per accontentare i pendolari

Ci sono speranze per i pendolari della tratta Venezia Portogruaro che dal 15 dicembre “lottano” contro i disservizi del nuovo orario cadenzato. Le prove di dialogo della vigilia di Natale tra l’assessore regionale alla mobilità Renato Chisso, i tecnici di Trenitalia e alcuni amministratori dei Comuni della tratta ferroviaria potrebbero portare risposte positive ad alcune delle richieste dei pendolari. A chiedere l’incontro sono stati i sindaci di Quarto d’Altino e Marcon, Silvia Conte e Andrea Follini e con loro sono arrivati altri amministratori interessati a portare le istanze dei loro cittadini, tra i quali il sindaco di Meolo Michele Basso, di Fossalta Massimo Sensini, l’assessore del comune di San Donà, Francesca Zottis e il sindaco di Spinea, Silvano Checchin.

Uno alla volta sono stati toccati i disagi più importanti, valutando caso per caso le possibili soluzioni. Al termine dell’incontro, Chisso ne ha fatto un resoconto: «Stiamo verificando quali treni inserire in testa e in coda, in tarda serata e nelle prime ore del mattino. L’obiettivo sarà ritrovarsi nella seconda metà di gennaio per dare delle risposte concrete».

Non tutte le istanze potranno trovare un riscontro positivo: «Non possiamo dare risposta alle richieste dei singoli o di due turnisti – precisa Chisso – ma cercheremo soluzioni per le corse che coinvolgono almeno 20 persone. Posso però dire ai pendolari che stiamo lavorando alacremente per dare maggiore comfort e puntualità e che staremo tutti i giorni col fiato sul collo a Trenitalia».

Due le corse su cui è stato assicurato un rapido intervento. Sarà ripristinata quella delle 4,13 da Portogruaro che arriverà a Venezia alle 5,10, permettendo così ai turnisti di prendere le coincidenze e arrivare al lavoro per le 6. In fase di reintegro anche la corsa notturna delle 00.24 da Venezia, attualmente cancellata e sostituita con un bus da 20 persone. «Metteremo un autobus da 50 persone e da metà gennaio ci sarà nuovamente un treno» conclude Chisso.

Soddisfatti i sindaci che chiedono però di valutare soluzioni anche per i giorni festivi, i buchi di due ore e il problema del binario giardino. «È stato un incontro positivo ma aspettiamo i fatti – commentano Conte e Follini – Abbiamo finalmente colto l’interesse a risolvere la situazione, soprattutto per i disagi più gravi, e abbiamo messo sul piatto le richieste dei pendolari. Stiamo inoltre aspettando nuovi mezzi che da aprile potrebbero risolvere il problema dei ritardi e del sovraffollamento. Rimangono però aperte alcune questioni, come quella dei giorni festivi e prefestivi e di alcuni buchi in cui non passa nessun treno».

A gennaio i pendolari avranno risposte certe. «Abbiamo sottolineato l’importanza di aprire un tavolo sulla mobilità – aggiunge Silvia Conte – Concordiamo sul fatto che sia possibile cancellare le corse che non hanno utenza, nella logica però di arrivare ad avere un servizio efficiente».

 

IL SINDACATO CGIL – Anche i pensionati necessitano di servizi migliori

Anche la Segreteria della Lega Laguna Nord Est Spi Cgil di Venezia ha preso posizione relativamente al disagio derivante dal servizio ferroviario da e verso Venezia, in particolare per quanto riguarda le popolazione di Quarto d’Altino e Marcon, comuni che rientrano nella competenza territoriale della Lega dei pensionati.

«È un problema – scrive il sindacato in una nota – che si trascina da tempi lontani e che, invece di migliorare, peggiora. Colpisce i lavoratori giornalieri e turnisti, pendolari e studenti e i pensionati che devono muoversi verso il capoluogo di provincia o verso l’ospedale di Mestre, riferimento territoriale ospedaliero di competenza per i citati territori». La Lega Laguna Nord Est Spi Cgil sostiene la protesta della popolazione che chiede efficaci mezzi di trasporto pubblico, in particolare ferroviari.

 

E per i piccoli gruppi l’ipotesi car sharing

Trenitalia e Regione non potranno soddisfare tutte le richieste.

Il sindaco di Marcon Follini pensa ad auto “pubbliche”

La Regione e Trenitalia daranno risposte alle segnalazioni sulle corse oggetto di una richiesta di almeno venti utenti. Per i singoli o i piccoli gruppi che prima prendevano un treno e ora sono costretti ai salti mortali per arrivare in tempo ai luoghi di lavoro o all’università, sarà quindi necessario trovare un’altra soluzione che non li costringa ad utilizzare la loro auto e permetta di ridurre le spese.

«Non possiamo lasciarle sole e saremo noi Comuni ad occuparci delle loro situazioni» assicura il sindaco di Marcon Andrea Follini che poi propone una sorta di car-sharing.

Già nei giorni scorsi, spontaneamente, alcuni pendolari avevano iniziato ad organizzarsi per sopperire ai ritardi e alle soppressioni dei treni. A turno mettevano a disposizione l’auto e poi, per il ritorno, ci si arrangiava o ci si aspettava. Una soluzione tampone, spesso improvvisata alla stazione dopo aver scoperto la cancellazione di una corsa, che non può essere considerata definitiva senza un coordinamento del Comune.

«Potremmo valutare un reale car-sharing mettendo però a disposizione delle auto pubbliche – continua Follini – è una soluzione su cui dobbiamo ragionare e lavorare nelle prossime settimane».

Tra i casi specifichi da tenere sotto controllo, anche i disagi per i pendolari disabili. «A livello infrastrutturale abbiamo evidenziato il problema del cambio al binario giardino di Mestre che, nella prospettiva di un disabile che lavora a Venezia, non può e non deve essere considerata una soluzione definitiva» conclude Follini.

 

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